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<title>Musei della rete - museiarcheologici.net</title>
<description>Rete dei musei archeologici delle province di Brescia, Cremona e Mantova - Italiano</description>
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<webMaster>roberto.bottin@gmail.com (Roberto Bottin)</webMaster>

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Parco Archeologico del Forcello
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<![CDATA[Ss 413 - Via Valle, 1<br />46031 Bagnolo San Vito (MN)<br /><br /><strong>Site:</strong> <a href="http://www.parcoarcheologicoforcello.it" title="http://www.parcoarcheologicoforcello.it">www.parcoarcheologicoforcello.it</a><br /><strong>E-mail:</strong> info@parcoarcheologicoforcello.it<br /><strong>Tel.:</strong> 0376.413317 - per prenotazioni 348.0394636<br /><strong>Fax:</strong> 0376.415387<br /><hr/>Il Parco Archeologico del Forcello, di Bagnolo San Vito, pochi km a sud est di Mantova, sorge intorno ai resti di un abitato etrusco di VI-IV secolo a.C. che sono tutt'ora in fase di scavo. La struttura nasce da un'esigenza di tutela e valorizzazione dell'area archeologica e allo scopo di divulgare le scoperte effettuate in oltre 20 anni di ricerca, la cui ricchezza ed importanza sono già ampiamente note in ambito scientifico.<br />
Il sito archeologico fu scoperto negli anni '60 e '70 del XX secolo grazie alle ricerche svolte da appassionati locali, in concomitanza con i lavori di aratura in profondità dei campi. Già i materiali raccolti in superficie fecero intuire l'importanza archeologica della località, che fu confermata dal successivo riconoscimento del Forcello, da parte del prof. Raffaele C. de Marinis, come primo abitato etrusco scoperto a nord del Po. E' stato possibile individuarvi un centro etrusco per tutte le caratteristiche della cultura materiale, in particolare le ceramiche cosiddette etrusco-padane, ma soprattutto per la presenza di iscrizioni in alfabeto e lingua etrusca, graffite o impresse prima della cottura sulle ceramiche.<br />
Gli interventi di scavo, a partire dal 1981, con la direzione scientifica del prof. De Marinis, hanno portato alla luce, anno dopo anno, i resti di questo abitato, con un'estensione di almeno 100.000 mq, e con una lunga sequenza stratigrafica, articolata in otto fasi insediative principali attivo tra la metà del VI e gli inizi del IV sec. a.C.<br />
La visita al parco si snoda  lungo una passerella sopraelevata. Questo percorso è affiancato da strutture aperte con pannelli esplicativi sulla storia degli Etruschi in generale e sull'abitato del Forcello e la sua scoperta  in particolare.<br />
La passerella termina su una terrazza che affaccia sugli scavi ai lati della quale si trovano i due ambienti più grandi: il laboratorio riservato agli archeologi e l'aula multimediale.<br />
Alla sinistra della passerella si trovano due atelier coperti, corredati anch'essi di pannelli esplicativi, dedicati ai laboratori didattici sulle attività artigianali.<br />
All'interno del primo atelier si trova il telaio verticale in abete bianco, opera di Tania Lorandi, che ha lavorato alla ricostruzione sulla base dei dati archeologici forniti dallo scavo di un'abitazione. All'interno di un vano sono stati infatti rinvenuti alcuni resti lignei combusti probabilmente riferibili ad un telaio, numerosi pesi da telaio a ciambella in terracotta e alcuni chiodi in ferro.<br />
resti lignei combusti probabilmente riferibili ad un telaio, numerosi pesi da telaio a ciambella in terracotta e alcuni chiodi in ferro.<br />
Il telaio viene utilizzato per i laboratori "Le trame del passato" nei quali adulti e bambini possono cimentarsi nell'arte della tessitura e dell'intreccio. <br />
Il secondo atelier è dedicato al laboratorio "L'arte del vasaio", è corredato con pannelli esemplificativi delle principali forme ceramiche attestate al Forcello, sia di produzione locale sia d'importazione, e sono esposte alcune copie di vasellame etrusco padano realizzate dal dott. Roberto Deriu.<br />
Altre aree dedicate alle attività artigianali si trovano all'aperto a lato degli scavi dove il dott Roberto Deriu archeologo sperimentale, ha costruito due fornaci per la cottura della ceramica sulla base dei dati ricavati dallo studio di un impianto rinvenuto a Marzabotto (Bo) durante gli scavi condotti nel 1992-93 dal Dipartimento di Archeologia dell' Università di Bologna. A fianco delle fornaci si trova un'area destinata alla molitura, attrezzata con macine e macinelli appositamente realizzati sulla base dei manufatti rinvenuti negli scavi e corredata anch'essa di un pannello didattico sulla produzione del cibo.<br />
Inoltre, visitando il Parco nei periodi di apertura dello scavo, sarà possibile assistere al lavoro sul campo e di inventariazione dei reperti, da parte dell'equipe di archeologi dell'Università degli Studi di Milano.<br />
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<strong>Le attività didattiche</strong><br />
I servizi educativi presso il Parco Archeologico del Forcello sono affidati a operatori didattici specializzati, che hanno superato le prove al termine di un corso di formazione promosso dal Comune di Bagnolo S. Vito, con il supporto operativo della Pro Loco di Bagnolo e l'assistenza scientifica dell'Università degli Studi di Milano. <br />
La visita al Parco Archeologico del Forcello prevede una parte introduttiva, nella quale l'operatore didattico illustrerà i temi trattati nel pannelli. Le classi potranno quindi partecipare ad un laboratorio didattico della durata di circa 3 ore.<br />
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<strong>Sono attivi i seguenti laboratori:</strong><br />
<u>Il mestiere dell'archeologo:</u> il laboratorio offre un approccio immediato e concreto con lo scavo archeologico e l'emozione della scoperta. Dopo una breve introduzione sulle modalità di identificazione di un sito archeologico tramite l'impiego delle cosiddette "indagini preliminari" vengono illustrate le modalità di organizzazione di una campagna di scavo, le tecniche di scavo e gli strumenti di lavoro di un archeologo. Si esegue, quindi, una simulazione di scavo: con pennelli e cazzuole si procede all'asportazione di uno strato di terra, per mettere in luce dei resti archeologici. Si svolgono infine le attività di documentazione grafica, fotografica e l'analisi dei materiali rinvenuti.<br />
<br />
<u>A tavola con gli etruschi:</u> il laboratorio porta, con un tuffo nel passato, a comprendere come si viveva nell'abitato del Forcello. Vengono illustrate le scoperte che forniscono notizie sulla vita quotidiana e in particolare su quali fossero le specie coltivate e allevate al tempo degli etruschi. Con l'ausilio di tavole anatomiche si procede quindi al riconoscimento di frammenti di ossi animali provenienti dagli scavi e si effettua l'attività di molitura dei cereali, con macine e macinelli di pietra, fino ad ottenere la farina.<br />
<br />
<u>L'arte del vasaio:</u> il laboratorio illustra le tecniche di preparazione dell'argilla, della sua modellazione e decorazione e infine della cottura dei vasi. Vengono mostrate le diverse classi ceramiche rinvenute al Forcello e si comprenderà la funzione dei vari recipienti. Si procede quindi alla manipolazione dell'argilla ed alla realizzazione, da parte di ciascun partecipante, di un vaso con la tecnica del colombino. I vasi vengono infine decorati, con l'ausilio di semplici strumenti, con motivi o iscrizioni che compaiono sulla ceramica etrusca. Il laboratorio prevede anche una simulazione dell'attività di assemblaggio di frammenti ceramici, per la ricostruzione di alcuni recipienti. Sono stati appositamente frantumate alcune copie di vasi a figure rosse e mischiati i frammenti tra loro. <br />
<br />
<u>Trame del passato:</u> il laboratorio analizza le attività di tessitura attestate nell'abitato etrusco del Forcello. Vengono presentati, con l'ausilio di immagini e mostrando alcuni reperti provenienti dagli scavi, gli strumenti e le tecniche utilizzati per tessere. Si assiste quindi alla tessitura di un piccolo tappeto di lana, con un telaio verticale ricostruito con pesi simili a quelli ritrovati al Forcello. Infine ogni partecipante realizzerà corde e intrecci e una piccola porzione di tessuto filando della lana tramite l'impiego di piccoli telai. <br />
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<strong>L'aula multimediale</strong><br />
All'interno dell'aula multimediale, il visitatore può assistere alla proiezione di un cartoon esemplificativo della vita nel villaggio etrusco o di diversi documentari sulla scoperta del sito e di archeologia sperimentale. Per le postazioni informatiche è stato realizzato un wbt (web-based training), che offre la possibilità di verificare attraverso il gioco le informazioni apprese durante la visita. E' strutturato seguendo i quattro argomenti dei laboratori (scavo, tessitura, ceramica e produzione del cibo) e per ogni ambito bisogna superare diverse prove accumulando punteggio ad ogni risposta esatta.<br />
<br />
<span class="sx">Apertura:<br />
Da marzo a ottobre su prenotazione e secondo il calendario delle attività.</span><hr/>]]>
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<author>info@museiarcheologici.net (MA.NET)</author>
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Museo Civico A. Parazzi
</title>

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<![CDATA[Via Matteotti, 5<br />46019 Viadana (MN)<br /><br /><strong>Site:</strong> <span>Non disponibile</span><br /><strong>E-mail:</strong> <span>Non disponibile</span><br /><strong>Tel.:</strong> 0375.820900<br /><strong>Fax:</strong> <span>Non disponibile</span><br /><hr/>Mons. Antonio Parazzi propose nel 1879 l'istituzione di un piccolo museo archeologico, dove esporre i reperti che stava raccogliendo numerosi. Il 4 ottobre 1880 il Museo fu inaugurato in un locale del Monte di Pietà. Dopo la morte del Parazzi (27.12.1899), primo direttore, assunse la carica il fratello Luigi che la mantenne fino all'estate del 1912. Il Museo ormai privo dei primi animatori, dopo aver subito diversi traslochi, impoverimenti e collocazioni poco dignitose, fu riaperto nel 1976 nell'edificio d'origine ove parte delle raccolte furono ordinate in tre stanze, aumentate a cinque nel 1990. Nel corso del 2002 è stato trasferito nella nuova prestigiosa sede del centro culturale MuVi, presso le ex Scuole Elementari. Cronologicamente si può aprire la visita con la sezione di Paleontologia, curata da Nicola Pezzoni, costituita da fossili prepliocenici (fino a ca. 5 milioni di anni fa) di provenienza veronese e da fossili pliocenici (ca. 5 a 2 milioni di anni fa) probabilmente da Castell'Arquato. I reperti archeologici iniziano col Neolitico della cultura dei Vasi a Bocca Quadrata (V.B.Q.), riferibili alle tre fasi (3900 e 3200 a.C.): geometrico-lineare, meandro spiralico e a incisioni e impressioni o Nord Alpina, la più rappresentata. I reperti provengono prevalentemente da scavi stratigrafici (1977-1980) di Belforte (Gazzuolo), Rivarolo Mantovano e Casatico (Marcaria) eseguiti dai fratelli Anghinelli. Testimonianze Eneolitiche sono le due sepolture la prima, di tipo inumato rannicchiato, da Remedello (BS), mentre la seconda, a inumazione in posizione supina, da Spineda. Ben rappresentata è l'Età del Bronzo con reperti di buona qualità riguardanti la cultura terramaricola (ca. 1500-1330 a.C.). La maggior parte è frutto di regolari scavi stratigrafici effettuati da Parazzi nell'Ottocento. Di buona qualità sono i reperti del Periodo Romano rinvenuti nei pressi degli incroci delle direttrici di divisione (centuriazione a partire dal II sec. a.C.) dei terreni dell'agro cremonese, cui il viadanese appartiene. La sezione archeologica si completa con una collezione egizia di statuette, bronzee nella maggior parte, di epoca tarda o tolemaica e da reperti etrusco-italici comprendenti statuette e ceramiche, tra le quali anche alcuni esemplari attici di notevole interesse.<br />
<br />
<span class="sx">Apertura:<br />
Dal martedì al venerdì: 9.00-12.00<br />
Sabato e domenica: 9.00-12.00/15.00-18.30<br />
Aperture straordinarie su prenotazione<br />
<br />
Chiusura: <br />
Lunedì e chiusura nei mesi estivi<br />
Ingressi: <br />
Intero € 5,00<br />
Ridotto € 3,00<br />
Gruppi € 2,00<br />
Scuole € 2,00</span><hr/>]]>
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<author>info@museiarcheologici.net (MA.NET)</author>
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Museo Archeologico dell'Alto Mantovano
</title>

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<![CDATA[Piazza Castello, 8<br />46040 Cavriana (MN)<br /><br /><strong>Site:</strong> <a href="http://www.museocavriana.it" title="http://www.museocavriana.it">www.museocavriana.it</a><br /><strong>E-mail:</strong> museo.cavriana@libero.it<br /><strong>Tel.:</strong> 0376.806330 - 347.1403247<br /><strong>Fax:</strong> 030.392652<br /><hr/>Il museo, fondato dal Gruppo Arcdheologico "Cavriana", sorse con lo scopo di salvaguardare, documentare e valorizzare il ricco patrimonio archeologico dell'Alto Mantovano. Oggi dispone di una vaste superficie espostitiva e di moderne atrezzature e infrastrutture che consentono di svolgere un'intensa attività didattica, editoriale e di ricerca.<br />
Nel museo sono conservate ampie collezioni di manufatti provenienti da numerosi siti archeologici delle zone moreniche altomantovane comprese tra i corsi del Mincio e del Chiese. <br />
Il percorso di visita è articolato in tre sezioni: pre/protostorica, romana e medioevale/rinascimentale.<br />
Nel percorso espositivo si segnalano in particolare le testimonianze dell'età del Bronzo padana (dal XXI al XII sec. a.C.); tutti i materiali provengono dagli scavi condotti dal museo negli insediamenti di Bande di Cavriana e Castellaro Lagusello.<br />
Interessante è la presenza gallica, testimoniata tra l'altro da alcune monete celtiche tra le offerte di un'edicola votiva dedicata a Mercurio.<br />
Nel museo trova inoltre collocazione una selezione di corredi funerari provenienti dalle due importanti necropoli romane rinvenute lungo la strada che conduce al Mincio. Tra i materiali più significativi, un corredo tombale femminile con oreficerie, databile all'età neroniana, un pregevole mosaico pavimentale geometrico attribuibile alla fine del II sec. d.C. ed un campionario di utensili appartenente ad un fabbro dell'epoca di Marco Aurelio.<br />
Tra le testimonianze dei periodi più recenti, manufatti longobardi, ceramiche, maioliche, monete e utensili rinascimentali databili tra il XIV ed il XVI sec., che provengono dagli scavi condotti nella Rocca gonzaghesca di Cavriana.<br />
Si segnala infine la stanza, riportata quasi completamente allo stato originario, dove soggiornò l'Imperatore Napoleone III durante la battaglia di Solferino.<br />
<br />
<span class="sx">Apertura:<br />
Martedì/venerdì: 9-12<br />
Sabato, domenica e festivi: 9-12/15-18.30<br />
<br />
Chiusura:<br />
Tutti i lunedì e tutto il mese di dicembre salvo particolari richieste.<br />
<br />
Ingresso normale € 2,50  ridotto € 1,50  <br />
Visite guidate da personale specializzato € 30,00  <br />
Sono disponibili diversi pacchetti didattici e attività di laboratorio.</span><hr/>]]>
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<author>info@museiarcheologici.net (MA.NET)</author>
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Museo Civico G. Bellini
</title>

<description>
<![CDATA[Via Garibaldi, 7<br />46041 Asola (MN)<br /><br /><strong>Site:</strong> <a href="http://www.comune.asola.mn.it/cultura/museobellini.htm" title="http://www.comune.asola.mn.it/cultura/museobellini.htm">www.comune.asola.mn.it/cultura/museobellini.htm</a><br /><strong>E-mail:</strong> museo@comune.asola.mn.it<br /><strong>Tel.:</strong> 0376.710171<br /><strong>Fax:</strong> 0376.733046<br /><hr/>La raccolta del museo di Asola nasce dalla collezione privata del Cavaliere Goffredo Bellini, il quale ne dispose l'esposizione al pubblico nel corso degli anni Venti: alla morte di Bellini la raccolta rimase a disposizione del Comune, che ne curò la manutenzione all'interno del museo comunale .<br />
L'interesse collezionistico di Bellini si rivolse da subito e con vivacità al materiale archeologico, sia attraverso acquisizioni sul mercato antiquario (in particolare una kylix attica a figure nere e una stele funeraria egizia), sia attraverso la raccolta di reperti che, a cavallo tra la fine dell'800 e i  primi del '900, si cominciarono a rinvenire copiosamente nel comprensorio territoriale a oriente dell'Adda e a sud dei laghi alpini. <br />
Alla collezione del Bellini si affiancarono nel corso degli anni altri materiali provenienti da scavi e ricognizioni nell'area, depositati presso il museo dalla Soprintendenza Archeologica della Lombardia<br />
Importanti benché quantitativamente modesti sono i rinvenimenti di materiale neolitico della cultura del vaso a bocca quadrata e dei materiali dell'età del rame (frammenti di ceramica di tipo campaniforme e di tipo Chassey-Lagozza), oltre ad alcune asce neolitiche in pietra verde dal territorio.<br />
Più significativi e abbondanti sono i materiali della cultura di Polada (età del bronzo antico, olle e boccali di impasto) e materiali della cultura palafitticolo-terramaricola (età del bronzo medio e recente, ceramica di impasto, bronzi, osso lavorato).<br />
Sporadici e poco contestualizzati  risultano invece i rinvenimenti dell'età del ferro, anche se sono presenti materiali che trovano confronti con contesti importanti come Fontanella Mantovana per la prima età del ferro e l'Etruria padana per l'epoca arcaica, mentre sono presenti materiali molto interessanti da contesti celtici (armi, gioielli, ceramica) che trovano confronti nella importante necropoli di Carzaghetto e di Remedello.<br />
Per le epoche più recenti, oltre a materiale romano di varie classi purtroppo con pochi dati di rinvenimento (ceramica fine da mensa, ceramica comune da mensa e da cucina, anfore, lucerne, vetri, metalli, una piccola raccolta numismatica e alcune epigrafi, tra cui di rilievo un testo tardoantico con dedica di un impianto termale), sono presenti alcuni materiali da contesti di scavo: in particolare sono interessanti i complessi funerari rinvenuti nei pressi di Asola che documentano un momento avanzato della romanizzazione delle popolazioni celtiche stanziate in pianura padana (Asola, Fondo Pasquali e Sorbara, Palazzina Fiorita).<br />
<br />
<span class="sx">Aperura:<br />
Dal lunedì al venerdì: 9.30-13.30<br />
Domenica: 14.30-17.30<br />
Sabato su penotazione.</span><hr/>]]>
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<author>info@museiarcheologici.net (MA.NET)</author>
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Civico Museo Archeologico Platina
</title>

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<![CDATA[Piazza G. Garibaldi, 3<br />26034 Piadena (CR)<br /><br /><strong>Site:</strong> <a href="http://www.museo-piadena.net" title="http://www.museo-piadena.net">www.museo-piadena.net</a><br /><strong>E-mail:</strong> info@museo-piadena.net<br /><strong>Tel.:</strong> 0375.380131<br /><strong>Fax:</strong> 0375.98733<br /><hr/>Il museo, dedicato a Bartolomeo Sacchi (1421-1482) detto il "Platina", noto umanista piadenese, è ospitato all'interno del secentesco convento dei Gerolimini, sede anche del Comune. Il museo, inaugurato nel 1960, nacque al fine di conservare la straordinaria ricchezza archeologica del territorio piadenese e casalasco, già noto nell'800 per una serie di importanti rinvenimenti. Da allora le collezioni si sono arricchite grazie alle numerose campagne di scavo dirette sul territorio da Soprintendenza, università e musei. Il percorso espositivo procede dal Paleolitico Superiore, con un raro strumento di selce, all'Altomedioevo, rappresentato dalla splendida fibula gota in argento da Bedriacum. Integrati nell'esposizione vi sono anche i materiali della Collezione Locatelli si proprietà civica.<br />
Particolarmente ricca è la sezione dedicata agli abitati del Neolitico Antico (VI millenio a.C.), appartenenti al gruppo culturale ancora denominato "del Vho di Piadena". Proviene dagli scavi di Campo Ceresole la maggior parte dei materiali, tra cui la famosa statuetta fittile bicefala, legata probabilmente al culto di una divinità femminile della fertilità.<br />
Ampio spazio è dedicato ai grandi insediamenti dell'età del Bronzo (II millenio a.C.), come l'abitato palafitticolo dei Lagazzi di Vho, da cui proviene l'eccezionale collana d'ambra baltica, e il grande abitato del Castellaro del Vho che ha restituito abbondanti testimonianze legate alla metallurgia e i raffinatissimi pettini in corno di cervo. I Celti sono rappresentati dalla tomba di guerriero del Campo Costiere e dalla necropoli della Latteria Sociale, mentre l'epoca romana è ben documentata sia da eccezionali reperti isolati, come la monumentale stele di Tornata, sia dalla ricca collezione di materiali dell'antica Bedriacum, nel comune di Calvatone. Da qui provengono sia il celebre mosaico del Labirinto, emblema di un pavimento dell'omonima domus, sia la statuetta bronzea di Iside-Fortuna.<br />
Il museo si è recentemente dotato di una sala polifunzionale per ampliare l'offerta didattica.<br />
<br />
<br />
<span class="sx">Apertura: <br />
Dal lunedì al venerdì 8.30 - 13.30<br />
Sabato e domenica su prenotazione.<br />
<br />
Chiusura: <br />
Sabato e domenica, feste Nazionali<br />
Sono previste numerose aperture straordinarie in occasione di mostre e manifestazioni.<br />
Nel periodo estivo è prevista una chiusura di due settimane.</span><hr/>]]>
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<author>info@museiarcheologici.net (MA.NET)</author>
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Museo Archeologico della Valle Sabbia
</title>

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<![CDATA[Piazzetta San Bernardino, 2<br />25085 Gavardo (BS)<br /><br /><strong>Site:</strong> <a href="http://www.comune.gavardo.bs.it/museoarcheologico" title="http://www.comune.gavardo.bs.it/museoarcheologico">www.comune.gavardo.bs.it/museoarcheologico</a><br /><strong>E-mail:</strong> museo@comune.gavardo.bs.it<br /><strong>Tel.:</strong> 0365.371474<br /><strong>Fax:</strong> 0365.377417<br /><hr/>Ospitato in un edificio quattrocentesco nel centro storico di Gavardo, il Museo è stato fondato nel 1956 dal "Gruppo Grotte Gavardo" e in seguito ceduto al Comune. Il Museo offre al visitatore un quadro generale della Storia della Valle Sabbia e dell'area gardesana occidentale. Attraverso le sue sale si può ripercorrere la storia dell'uomo dal Paleolitico Medio (100.000 anni fa) a epoca postrinascimentale. Il percorso espositivo, in corso di revisione, offre una selezione dei rinvenimenti del territorio, dalla fauna pleistocenica del Buco del Frate, con lo scheletro completo di Ursus Spelaeus, ai materiali degli accampamenti militari secenteschi della Faita, concentrandosi sui principali contesti, come ad esempio lo straordinario complesso di Monte Covolo, insediamento durato dal tardo Neolitico alla Media età del Bronzo, oppure il Colle San Martino di Gavardo, abitato dal Bronzo Antico all'Alto Medioevo. <br />
Una sala è dedicata al sito palafitticolo del Lucone di Polpenazze, dell'età del Bronzo, da cui provengono reperti in materiale organico, come falcetti di legno e tessuti di lino, numerosa ceramica, oggetti in terracotta, quali le celebri tavolette enigmatiche, in bronzo e in corno-osso, nonché una piroga monossile di cui si conserva il calco. Per l'età romana, spicca la ricca necropoli del Lugone di Salò, con tombe sia a cremazione che a inumazione e corredi che vanno dal I al IV d.C., tra i quali si annovera la famosa borraccia figurata. Nel nuovo percorso verranno esposti complessi come la necropoli preistorica della Corna Nibbia di Bione e l'abitato romano di Castel Antico di Idro. <br />
Il Museo promuove lo studio e la divulgazione dell'archeologia della Valle Sabbia, con l'organizzazione di convegni, mostre e la periodica pubblicazione dei suoi Annali. Il Museo dispone di un servizio didattico e di una biblioteca consultabile su appuntamento.<br />
<br />
ORARI APERTURA:<br />
Lunedì:9,00-13,00 <br />
Martedì:9,00-13,00 <br />
Mercoledì:9,00-13,00<br />
Giovedì:09,00-13,00 e 14,00-17,00 <br />
Venerdì: 9,00-13,00 20,30-21,30 <br />
Domenica 14,30 alle 18,30 <br />
(la prima domenica di ogni mese con visite guidate e laboratori)<br />
Chiuso il Sabato e le feste nazionali. <br />
<br />
Sono previste aperture straordinarie in occasione di mostre e manifestazioni.<br />
Aperture fuori orario per gruppi su prenotazione.<hr/>]]>
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<author>info@museiarcheologici.net (MA.NET)</author>
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Brescia. Area capitolina e Museo della città. Santa Giulia
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<![CDATA[Via Musei 81<br />25126 Brescia (BS)<br /><br /><strong>Site:</strong> <span>Non disponibile</span><br /><strong>E-mail:</strong> <span>Non disponibile</span><br /><strong>Tel.:</strong> 030.2977834 <br /><strong>Fax:</strong> <span>Non disponibile</span><br /><hr/>Il patrimonio archeologico del Comune di Brescia è costituito da circa 13000 reperti, esposti e custoditi presso il monastero longobardo di Santa Giulia, sede del Museo della città, e dall'area archeologica del tempio capitolino. Una parte del materiali è stata donata da privati e la maggioranza dei reperti è l'esito di rinvenimenti e scavi archeologici effettuati in città e nel territorio a partire dal XIX secolo. <br />
Nell'area archeologica del Capitolium è visitabile il tempio principale della città inaugurato nel 73 d. C., con ancora i pavimenti in marmo originali, sede del <br />
Museo Patrio dal 1830, con una delle più ricche raccolte di epigrafi dell'Italia settentrionale; sull'area si affaccia anche il nobile palazzo Maggi Gambara, edificato sui resti del teatro romano, parzialmente visitabile.<br />
Nel Museo della città, in Santa Giulia, è raccontata la storia della città e del territorio dal IV millennio a. C. sino all'Ottocento e sono inoltre visitabili l'area archeologica delle domus dell'Ortaglia (700 mq), con due abitazioni di età imperiale ricche di mosaici ed affreschi, la chiesa longobarda di San Salvatore, l'oratorio romanico di Santa Maria in Solario e la chiesa rinascimentale dedicata appunto a Santa Giulia. Tra i reperti archeologici più antichi, di notevole rilevanza sono le falere in argento dal territorio di Manerbio, bardature da cavallo cenomani databili all'inizio del I secolo a. C. L'età romana è documentata da numerosi reperti che rimandano spesso agli edifici principali dell'area capitolina, tra i quali anche il santuario presente al di sotto del tempio capitolino e riconducibile al I secolo a. C. Notevole importanza hanno i numerosi bronzi rinvenuti nel 1826 presso il Capitolium, tra i quali spiccano la statua della Vittoria alata, sei teste ritratto in bronzo dorato e numerose cornici ornamentali. All'età longobarda e carolingia appartengono numerosi corredi funerari, con armi, gioielli e suppellettili, oltre alla cosiddetta Croce di Desiderio, che faceva parte del tesoro del monastero.<br />
<br />
Le collezioni archeologiche fanno parte dei Musei Civici d'Arte, Storia e Scienze, che forniscono un servizio didattico di laboratori e visite tematiche, una biblioteca specializzata e un archivio fotografico.<br />
<br />
<span class="sx">Museo della città. Santa Giulia<br />
Apertura:<br />
Dal 1 ottobre al 31 maggio: 9.30-19.00<br />
Dal 1 giugno al 30 settembre: 10-18<br />
<br />
Chiusura:<br />
Tutti i lunedì<br />
Per informazioni e prenotazioni tel. 030.2977834<br />
Servizio didattico tel. 030.2977841<br />
Servizio archeologico dal lunedì al venerdì 9.30-17.00<br />
tel. 030.2977804 - Fax 030.2400733<br />
<br />
Area archeologica del Capitolium<br />
Apertura:<br />
Dal martedì alla domenica: 10-13/14-17<br />
<br />
Chiusura:<br />
Tutti i lunedì</span><hr/>]]>
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<author>info@museiarcheologici.net (MA.NET)</author>
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Museo Civico Archeologico "G. Rambotti"
</title>

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<![CDATA[Chiostro di Santa Maria de Senioribus - Via T. Dal Molin 7c<br />25015 Desenzano del Garda (BS)<br /><br /><strong>Site:</strong> <a href="http://www.onde.net/desenzano/citta/museo/index.htm" title="http://www.onde.net/desenzano/citta/museo/index.htm">www.onde.net/desenzano/citta/museo/index.htm</a><br /><strong>E-mail:</strong> cdes.museo@onde.net<br /><strong>Tel.:</strong> Museo 030.9144520 - Segreteria 030.9994215<br /><strong>Fax:</strong> 030.9994237<br /><hr/>Il Civico Museo Archeologico di Desenzano del Garda, intitolato a Giovanni Rambotti, è stato inaugurato nel 1990. L'idea di istituire un museo archeologico dedicato alla preistoria del lago di Garda era già maturata agli inizi degli anni '80 in seguito agli importanti risultati conseguiti con gli scavi condotti da R. Perini al Lavagnone e alla clamorosa scoperta di un aratro; al recupero di materiali raccolti da appassionati locali nelle numerose palafitte sommerse lungo le rive meridionali del lago: Gabbiano di Manerba, Corno di Sotto, Porto Galeazzi, Lugana Vecchia e Maraschina; all'acquisizione da parte del comune di Desenzano della collezione dell'avv. Mosconi, formata con i materiali scoperti al Lavagnone all'epoca dell'estrazione della torba; alle sistematiche raccolte di superficie effettuate sempre al Lavagnone in occasione delle periodiche arature principalmente da parte di E. Merici; all'attività del Gruppo Archeologico di Desenzano (G.A.D.) e del gruppo "La Palafitta", che con assidue prospezioni del territorio di Desenzano e di Lonato, andava rivelando per la prima volta l'esistenza di numerosi siti del Mesolitico sparsi nell'area dell'anfiteatro morenico benacense.<br />
<br />
Il nucleo principale delle raccolte è costituito dai materiali dell'antica e media età del Bronzo provenienti dagli scavi condotti dall'Università degli Studi di Milano, in collaborazione con il museo, nel sito palafitticolo del Lavagnone (Desenzano del Garda); da sottolineare l'aratro in legno di quercia, pressoché completo, risalente agli inizi dell'antica età del Bronzo. <br />
Una sezione è inoltre dedicata alle fasi più antiche di occupazione del territorio di Desenzano (Paleolitico, Mesolitico e Neolitico).<br />
All'esposizione dei materiali si affiancano numerosi pannelli didattici.<br />
<br />
<span class="sx">Apertura:<br />
Dal martedì al venerdì e festivi: 15.00-19.00<br />
Sabato e domenica: 14.30-19.00<br />
<br />
Chiusura:<br />
Tutti i lunedì, 1 gennaio, 1 maggio, 25 dicembre<br />
<br />
Segreteria: <br />
Dal lunedì al venerdì: 8.30-12.30/14.30-16.30<br />
<br />
L'ingresso al museo è libero per tutti i visitatori.<br />
La visita a mostre temporanee potrebbe essere a pagamento.<br />
Per le visite guidate viene richiesto un contributo a titolo di rimborso per l'assistenza degli operatori didattici. Su richiesta è possibile prenotare visite in lingua inglese.</span><hr/>]]>
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<author>info@museiarcheologici.net (MA.NET)</author>
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Museo Civico Archeologico della Valtenesi
</title>

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<![CDATA[Via Rocca, 20<br />25080 Manerba del Garda (BS)<br /><br /><strong>Site:</strong> <a href="http://www.parcoroccamanerba.net" title="http://www.parcoroccamanerba.net">www.parcoroccamanerba.net</a><br /><strong>E-mail:</strong> museodimanerba@libero.it<br /><strong>Tel.:</strong> 339 6137247<br /><strong>Fax:</strong> <span>Non disponibile</span><br /><hr/>Grazie all'assidua attività di ricerca intrapresa all'inizio degli anni '70 del secolo scorso dai componenti dell'Associazione Storico-Archeologica della Valtenesi vennero raccolti i materiali che formarono il primo nucleo del Museo Civico, istituito nel febbraio del 1973. In seguito, la prosecuzione delle ricerche di superficie e numerosi interventi di scavo condotti con metodo stratigrafico ( ultimi, in ordine di tempo, quelli dell'Università di Birmingham (UK), nel settembre 2000 sulla Rocca, e dell'Università di Padova alle pendici della stessa, in località Borgo, nell'estate 2001 ) hanno permesso di arricchire gli spazi espositivi del Museo e, soprattutto, le conoscenze sulla storia del territorio di Manerba del Garda.<br />
Il Centro Visitatori del Parco Archeologico Naturalistico della Rocca di Manerba del Garda ospita nella sua attuale sede espositiva anche il Museo Civico Archeologico della Valtenesi.<br />
L'edificio, frutto del riadattamento di una costruzione preesistente, con l'aggiunta di un nuovo corpo di fabbrica, sorge in posizione "strategica" lungo la salita che conduce alla sommità della Rocca. La struttura è caratterizzata, sul lato ovest rivolto verso il lago e la campagna circostante, da un'ampia vetrata che, oltre a essere sorgente di grande luminosità per gli interni, enfatizza lo stretto collegamento del complesso con il paesaggio circostante.<br />
All'interno il percorso espositivo si sviluppa su due livelli e intende valorizzare contestualmente le realtà archeologiche e gli aspetti paesaggistici e naturalistici del territorio di Manerba, sottolineando come il Parco della Rocca sia di fatto il vero "Museo", mentre il Centro Visitatori ne costituisca l'ingresso e il luogo di approfondimento di potenzialità e tematiche.<br />
Al piano terra il percorso archeologico, con pannelli esplicativi e didattici bilingui (in Italiano e Inglese) e una scelta di reperti esposti all'interno di vetrine, illustra i contesti insediativi indagati nel territorio di Manerba del Garda: il sito pluristratificato della Rocca e del Sasso, occupato dall'uomo dal periodo mesolitico (8000-5000 a.C.) al XVI secolo della nostra era; quello della Pieve di S. Maria, dove, sui resti di una villa romana affacciata sul lago, sorsero dapprima strutture abitative altomedievali e poi l'edificio religioso, con le sue varie fasi; infine, quello di località Gabbiano, sulle rive del lago, con resti di un abitato palafitticolo dell'Età del Bronzo.<br />
<br />
Informazioni/Prenotazioni per gruppi e comitive<br />
+39 0365.55.25.33<br />
<br />
APERTURA:<br />
Dal 1 Aprile al 30 settembre<br />
Tutti i giorni:<br />
10.00 - 12.00 e 14.00 - 18.00<br />
Dal 1 Ottobre al 31 Marzo<br />
Giovedì - Venerdì - Sabato:<br />
10.00 - 16.00<br />
Domenica: 10.00 - 17.00<hr/>]]>
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<author>info@museiarcheologici.net (MA.NET)</author>
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Museo Civico di Manerbio
</title>

<description>
<![CDATA[Palazzo Luzzago  - P.zza Cesare Battisti 2<br />25025 Manerbio (BS)<br /><br /><strong>Site:</strong> <a href="http://www.comune.manerbio.bs.it" title="http://www.comune.manerbio.bs.it">www.comune.manerbio.bs.it</a><br /><strong>E-mail:</strong> museo@comune.manerbio.bs.it<br /><strong>Tel.:</strong> 030.9387290/1<br /><strong>Fax:</strong> 030.9387287<br /><hr/>Ha sede nell'ala seicentesca di palazzo Luzzago, edificio storico nel quale si trovano anche gli uffici del Comune e la biblioteca. <br />
Il Museo venne inaugurato nel 1985 per garantire una sede adeguata ai numerosi e significativi reperti che erano progressivamente venuti alla luce nel corso degli anni, grazie alle ricerche di superficie e agli scavi archeologici condotti dal Gruppo Storico Archeologico di Manerbio e concessi in deposito dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici della Lombardia, che segue e dirige tali attività. <br />
Il patrimonio attuale del museo ammonta a diverse centinaia di reperti, esposti secondo un percorso diacronico; in ambienti annessi alle sale espositive si svolgono i laboratori didattici, si trovano la sede del Gruppo Storico Archeologico manerbiese, l'ufficio per il personale del Museo e depositi attrezzati per l'organizzazione e la catalogazione dei reperti.<br />
Attraverso i reperti esposti, provenienti tutti da Manerbio e dal territorio circostante, è possibile ripercorrere l'evoluzione del popolamento nella zona centrale della bassa pianura bresciana e dei rapporti commerciali e culturali che lo interessarono, dal periodo Neolitico (VI millennio a. C.) al XVII secolo.<br />
Manufatti in selce lavorata e frammenti di vasi a bocca quadrata, ceramiche e pugnali in bronzo, frammenti ceramici che indicano la presenza di contatti con genti etrusche documentano le epoche più antiche. Significativi reperti, quali le dracme in argento, attestano l'importanza della zona di Manerbio all'interno dell'area territoriale prescelta dai galli Cenomani per il loro stanziamento a partire dal IV secolo a. C. L'età romana è testimoniata da numerosi corredi tombali e per quella altomedievale sono esposti in museo frammenti di ceramica dalla tipica decorazione a stralucido e a stampiglia, oltre all'unica moneta nota in Italia del re Ariperto I (653-661 d. C.). A botteghe locali di ceramiche rinascimentali appartiene il ricco campionario di produzioni che chiude cronologicamente il percorso espositivo.<br />
<br />
<span class="sx">Apertura:<br />
Martedì e mercoledì: 9.30-12.30/14.30-16.30<br />
Giovedì: 9.30-12.30/14.30-16.30/20.30-22.30<br />
Venerdì: 9.30-12.30<br />
Domenica: 16.00-19.00<br />
<br />
Chiusura:<br />
Il lunedì e il sabato.</span><hr/>]]>
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<author>info@museiarcheologici.net (MA.NET)</author>
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Museo Civico Archeologico di Remedello
</title>

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<![CDATA[Via P. Cappellazzi 1<br />25010 Remedello (BS)<br /><br /><strong>Site:</strong> <a href="http://www.museoremedello.it" title="http://www.museoremedello.it">www.museoremedello.it</a><br /><strong>E-mail:</strong> info@museoremedello.it<br /><strong>Tel.:</strong> 030.957477<br /><strong>Fax:</strong> <span>Non disponibile</span><br /><hr/>Il Museo Civico Archeologico di Remedello trova sede nella ex Chiesa dei Disciplini, sorta verso la fine del 1400 e decorata da un imponente ciclo di affreschi incentrato sulle storie della vita di Gesù, opera del pittore locale Orazio De Rossi. <br />
Nasce nel 1975 ad opera del Gruppo di Promozione Locale, in seguito al recupero di testimonianze archeologiche dal territorio, che confluiscono nella Disciplina, dove già dagli anni '60 trovavano posto i materiali della collezione Carlotti, di proprietà dell'Istituto Bonsignori di Remedello, tuttora in deposito presso il Museo. Le collezioni sono ampliate negli anni '80 in seguito all'attività del locale gruppo archeologico e agli scavi diretti dalla Soprintendenza Archeologica della Lombardia.<br />
L'esposizione dei materiali di proprietà statale è organizzata in senso cronologico, con reperti e contesti che testimoniano il popolamento del territorio di Remedello dal Neolitico fino all'Alto Medioevo.<br />
Importanti resti di un abitato di un momento antico del periodo neolitico (gruppo del Vho) provengono dalla località Cascina Bocche di Isorella.<br />
L'età del Rame è testimoniata da una sepoltura femminile rannicchiata scoperta al Dovarese (scavi Barfield 1986), da numerosissimi strumenti di selce da varie località di Remedello e di Cadimarco di Fiesse, dai vasi campaniformi del Dovarese e della località Gardoncino di Isorella e da un'ascia a occhio in rame puro ritrovata nel letto del Chiese, presso Acquafredda.<br />
Le testimonianze del territorio dell'età del Bronzo cominciano con la fase finale del Bronzo Antico (ceramiche e tavoletta enigmatica da Pellissare di Casalpoglio); in progetto di esposizione del materiale dell'insediamento del Bronzo Medio della località Gardoncino (Isorella) e quello dell'abitato Del Bronzo Recente di Carpenedolo, Campo Chiusarino. Presso il Museo sono inoltre conservate cinque importanti spade di bronzo, da interpretare forse come l'offerta a una divinità delle acque. Quattro di esse (Bronzo Medio) sono state rinvenute nel letto del Chiese, tra Carpenedolo e Remedello, la quinta (inizio del Bronzo Finale) è stata trovata nei pressi dell'alveo del Mella, a Pavone.<br />
L'età del Bronzo Finale è ampiamente documentata dallo scavo dell'abitato di Casalmoro, attivo nei secoli XII e XI a.C.<br />
Alla lacuna di testimonianze pertinenti ai secoli IX e VIII a.C. fanno seguito altri ritrovamenti del Dovarese (Barfield 1986): tombe a inumazione del VI sec. a.C., con materiali inquadrabili nell+IBk-ambito dell+IBk-Etruria padana. Al V sec. a.C. risale invece una fibula di tipo Certosa proveniente da ricerche di superficie in località Colombaie di Isorella.<br />
Al II sec. a.C. risale la necropoli cenomane di Remedello Sopra, loc. Tagliate, costituita da due tombe di guerriero, caratterizzate da spada con fodero, punta di lancia, umbone, coltello, fibule, monete e , nella tomba 2, da una borraccia. Al periodo tra il La Tène D e l'antica età imperiale risale la necropoli della località Corte di Remedello Sotto.<br />
Di estremo interesse è un rarissimo esempio di moneta celtica, attualmente unico per l'Italia, coniato nella Gallia centro-meridionale tra il 78 e il 58 a.C.<br />
L'importante necropoli romana di Acquafredda, loc. Borgo dei Lupi, formata da 135 tombe per lo più a incinerazione, caratterizzata da una notevole ricchezza dei corredi, sarà presto esposta con la rotazione delle tombe più importanti.<br />
<br />
<span class="sx">Apertura: <br />
Domenica e festivi estivi: 15.00-18.00<br />
Domenica e festivi invernali: 14.30-17.30<br />
Infrasettimanali solo su prenotazione.</span><hr/>]]>
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<author>info@museiarcheologici.net (MA.NET)</author>
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Museo Archeologico di Cremona
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<![CDATA[Via San Lorenzo, 4 (ang. Gerolamo da Cremona)<br />26100 Cremona (CR)<br /><br /><strong>Site:</strong> <a href="http://musei.comune.cremona.it" title="http://musei.comune.cremona.it">musei.comune.cremona.it</a><br /><strong>E-mail:</strong> museo.archeologico@comune.cremona.it<br /><strong>Tel.:</strong> 0372.407775<br /><strong>Fax:</strong> 0372 407268<br /><hr/>Il 31 maggio 2009 è stato aperto al pubblico il nuovo Museo Archeologico nella chiesa basilicale di San Lorenzo e nella annessa quattrocentesca cappella Meli. Esso costituisce lo sviluppo della vecchia Sezione Archeologica del Museo Civico, chiusa dalla fine degli anni '90 del secolo passato per consentire il restauro di alcune tipologie di materiali -in particolare i mosaici- e completa l'esposizione, tuttora in Palazzo Affaitati, delle collezioni di formazione "storica" non territoriale, a partire dal lascito del Marchese Ala Ponzone (via Ugolani Dati, 4).<br />
La chiesa di San Lorenzo, sconsacrata alla fine del XVIII secolo, apparteneva al monastero benedettino, poi passato agli Olivetani. La destinazione a sede museale del complesso monumentale ne ha favorito il completo recupero, sia dal punto di vista strutturale sia dell'apparato decorativo, per quanto ancora conservato.<br />
Attualmente, al suo interno è ospitato quello che può essere ritenuto il cuore delle raccolte archeologiche di Cremona: attraverso i reperti rinvenuti a partire dall'Ottocento fino al recentissimo scavo di piazza Marconi, viene restituita l'immagine della città fondata dai Romani nel 218 a.C., la prima a nord del Po.<br />
Cremona, florida fino all'anno 69 d.C., anno della sua devastazione a seguito delle vicende di guerra intestina che portarono al trono imperiale <br />
Vespasiano, fu poi ricostruita e partecipò al rinnovamento edilizio e monumentale che interessò gran parte dell'Italia settentrionale nel III secolo d.C.<br />
Di queste vicende sono testimonianza i circa 500 oggetti esposti secondo un percorso tematico articolato in tre sezioni: lo spazio pubblico, ove spiccano i resti monumentali dell'edificio, forse da identificarsi col teatro, sito in corrispondenza dell'attuale via Cesare Battisti, lo spazio privato, testimoniato dalle ricche domus del Labirinto e di piazza Marconi, infine le necropoli, con parti di monumenti e corredi funerari.<br />
<br />
Il Museo Archeologica fa parte del Sistema Museale cittadino, che dispone di un servizio didattico, di una biblioteca e di archivi consultabili su appuntamento.<br />
<br />
Biglietti e orari <br />
Ingresso gratuito fino a giugno 2010<br />
Apertura: dal martedì alla domenica 9,00-13,00<br />
Chiusura:	tutti i lunedì, 1 gennaio, 1 maggio, 25 dicembre<br />
<br />
Per la sede storica:<br />
Museo Civico "Ala Ponzone" <br />
via Ugolani Dati, 4 <br />
26100 Cremona<br />
Sale espositive tel. 0372 407770<br />
Biglietteria: 0372 31222<br />
Segreteria tel. 0372 407269<br />
Servizio Didattico 0372 407764<br />
Fax 0372 407268<br />
<br />
Biglietti e orari<br />
Intero Euro 7,00<br />
Ridotto  Euro 4,00<br />
Apertura: 	dal martedì al sabato 9.00 - 18-00 <br />
       domenica e festivi 10.00 - 18.00<br />
Chiusura:	tutti i lunedì, 1 gennaio, 1 maggio, 25 dicembre<br />
Segreteria e Servizio Didattico: dal lunedì al venerdì, 8,30-12,30	14,30-16,30<hr/>]]>
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<author>info@museiarcheologici.net (MA.NET)</author>
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Civico Museo di Castelleone. Sezione archeologica
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<![CDATA[Via Roma 67<br />26012 Castelleone (CR)<br /><br /><strong>Site:</strong> <span>Non disponibile</span><br /><strong>E-mail:</strong> <span>Non disponibile</span><br /><strong>Tel.:</strong> 0374.356344 - 0374.356343 (Biblioteca)<br /><strong>Fax:</strong> 0374.356300<br /><hr/>Il Museo, fondato grazie al locale Gruppo Storico e Archeologico, è ospitato, insieme alla Biblioteca, all'interno del settecentesco Palazzo Brunenghi-Salvago. L'esposizione documenta la storia umana sul territorio dal Mesolitico all'Alto Medioevo. Particolare rilievo ha un cospicuo gruppo di materiali frutto delle raccolte di Carlo Bianchessi.<br />
Particolarmente interessanti sono gli strumenti in pietra scheggiata di età Mesolitica, che attestano la presenza di vari insediamenti di cacciatori preistorici sui terrazzi intorno all'antico alveo del Serio (Serio Morto) e il corso del Casso, sui limiti di quella che doveva essere un'area palustre. Tra i vari strumenti (grattatoi, troncature e becchi) si può annoverare una piccolissima armatura a triangolo per arpione.<br />
Del Neolitico sono esposte numerose asce in pietra levigata rinvenute sul territorio, a testimonianza della prima azione di diboscamento operata dall'uomo nella Pianura Padana. Oggetti sporadici, quali punte di freccia in selce e un parapolsi per arciere (brassard d'archer), testimoniano la prima età dei metalli, mentre la tarda età del Bronzo è rappresentata dal complesso di particolare ricchezza dell'insediamento della Ragona di Castelleone. Le raccolte di superficie e gli scavi della Soprintendenza hanno restituito, oltre ad abbondanti ceramiche, numerosi manufatti legati alle varie attività (metallurgia, tessitura) che si svolgevano in questo abitato del XIII sec. a.C., posto a controllo dell'antico corso del Serio (Serio Morto). Contemporanea è anche una ben conservata ascia ad alette mediane in bronzo.<br />
Alla seconda età del Ferro rimandano interessanti corredi tombali celtici sempre dalla Ragona, ma anche da Corte Madama (tomba 7) e preziosi materiali sporadici come le armille in bronzo o in vetro. L'età romana è rappresentata da una capillare serie di rinvenimenti sul territorio, soprattutto corredi tombali tra i quali spiccano quelli della necropoli di Corte Madama e della tomba di epoca tarda di Cassacavra, con i resti di calzari chiodati.<br />
<br />
<span class="sx">Apertura: <br />
Dal lunedì alla domenica: 16.30-18.30<br />
Ogni terza domenica del mese apertura straordinaria 15.30-18.30<br />
Sono previste numerose aperture straordinarie in occasione di mostre e manifestazioni.<br />
<br />
Chiusura:<br />
Feste Nazionali<br />
Nel periodo estivo può essere prevista una chiusura di due settimane.<br />
Sono previste numerose aperture straordinarie in occasione di mostre e manifestazioni.<br />
<br />
Ingresso gratuito.</span><hr/>]]>
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<author>info@museiarcheologici.net (MA.NET)</author>
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Museo Civico di Crema e del Cremasco
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<![CDATA[Via Dante 49<br />26013 Crema (CR)<br /><br /><strong>Site:</strong> <a href="http://sites.google.com/site/museocrema/" title="http://sites.google.com/site/museocrema/">sites.google.com/site/museocrema/</a><br /><strong>E-mail:</strong> museo@comune.crema.cr.it<br /><strong>Tel.:</strong> 0373 257161<br /><strong>Fax:</strong> 0373.86849<br /><hr/>Il Museo Civico di Crema e del Cremasco è nato come museo territoriale con una delibera del Consiglio Comunale di Crema del 31 gennaio 1959 e ha aperto ufficialmente i suoi battenti nel 1960. Le collezioni del Museo testimoniano i diversi aspetti della storia e della cultura del territorio cremasco dalle origini fino ai giorni nostri. <br />
La sezione archeologica, riallestita nel 1992, offre un'efficace testimonianza della presenza umana dalla Preistoria all'età Medievale. La notevole variazione del paesaggio cremasco nel corso dei secoli, dovuta principalmente all'azione delle acque, aiuta a comprendere più compiutamente le ragioni della forte discontinuità che si riscontra nei documenti archeologici conservati presso il Museo. <br />
Pochi sono i documenti relativi al Paleolitico Superiore (fauna fossile, con esemplari di cervo e bisonte) e al Neolitico (alcuni strumenti in selce e due lame di ascia in serpentino). Più significativi sono invece i ritrovamenti provenienti da una probabile necropoli sita presso il Dosso Rossi di Santa Maria del Cantuello, vicino a Ricengo (Media Età del Bronzo) e dell'insediamento di Vidolasco (Età del Bronzo Finale). I rinvenimenti di Vidolasco in particolare costituiscono una testimonianza estremamente significativa del popolamento della Pianura in un'epoca altrimenti caratterizzata da un marcato decremento delle testimonianze archeologiche.<br />
La seconda età del Ferro è documentata dai materiali provenienti dalle necropoli celtiche databili tra il III e il I sec. a.C., che testimoniano la progressiva romanizzazione delle popolazioni successivamente alla conquista della Gallia Cisalpina. <br />
Per l'età romana risultano particolarmente significativi i materiali riconducibili all'epoca tardoantica, quando venne realizzato a Palazzo Pignano un complesso costituito da una grande villa e da un edificio a carattere religioso dotato di fonte battesimale. In Museo si conservano i resti di alcuni mosaici pavimentali policromi appartenenti alla villa. L'età altomedievale è documentata invece dai corredi di tombe di guerrieri longobardi rinvenute ad Offanengo e Castelgabbiano. <br />
Le collezioni del Museo si completano infine con le testimonianze della produzione ceramica rinascimentale, alcuni elementi della decorazione architettonica in terracotta proveniente dal Duomo di Crema e un ricco patrimonio di piroghe lignee monossili rinvenute nel letto dei fiumi Adda, Oglio e Po.<br />
<br />
Il portale del Museo Civico di Crema e del Cremasco e' stato completamente rinnovato. Qui potrai trovare notizie e informazioni utili per conoscere la storia, l'arte e l'archeologia del territorio Cremasco e ricevere tante informazioni sulla nuova sezione di Archeologia Fluviale, inaugurata di recente.<br />
<br />
<span class="sx">Apertura:<br />
Lunedì: 14,30-18.30<br />
Dal martedì al venerdì: 9.00-12.00/14.30-18.30<br />
Sabato e festivi: 10.00-12.00/16.00-19.00<br />
<br />
Ingresso gratuito.<br />
Visite guidate e progetti didattici su richiesta.</span><hr/>]]>
</description>
<author>info@museiarcheologici.net (MA.NET)</author>
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Museo Archeologico Aquaria
</title>

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<![CDATA[Via Fiorano 19<br />26020 Gallignano (CR)<br /><br /><strong>Site:</strong> <span>Non disponibile</span><br /><strong>E-mail:</strong> aquaria@cheapnet.it<br /><strong>Tel.:</strong> 0374.860950<br /><strong>Fax:</strong> 0374.85695<br /><hr/>Il Museo, fondato e attualmente gestito dal locale Gruppo Archeologico Aquaria, nacque nel 1979 con lo scopo di tutelare, valorizzare e promuovere il ricco patrimonio archeologico della zona nord orientale della Provincia di Cremona.<br />
I reperti, recuperati nel corso degli anni in seguito alle ricerche di superficie e agli scavi effettuati dal Gruppo in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della Lombardia, testimoniano la vivacità culturale che anima il territorio in questione a partire dalla preistoria. <br />
Attualmente il Museo consta di due sedi: quella principale è ubicata nel settecentesco Palazzo Covi a Gallignano, mentre quella secondaria è ospitata in una sala della Rocca Sforzesca di Soncino.<br />
Attraverso i reperti esposti il visitatore potrà farsi un'idea dell'evoluzione del popolamento dalla preistoria fino al XVII secolo inoltrato.<br />
Tra i manufatti riconducibili alle epoche più antiche vanno menzionati gli elementi in selce lavorata (punte di freccia, raschiatoi, bulini), le asce in pietra verde ed i frammenti di contenitori in ceramica d'impasto; ceramiche di tradizione celtica e preziosi materiali sporadici quali armille a spirale in bronzo e dracme padane in argento testimoniano il popolamento della zona in epoca preromana. L'età romana è invece documentata dai numerosi reperti recuperati il località Bosco Vecchio dove si ipotizzata l'esistenza di un impianto produttivo per la fabbricazione di materiale edilizio: coppi, mattoni, embrici con diversi bolli impressi, elementi per colonna, e contenitori ceramici di varie tipologie sono stati raccolti nel corso degli anni.<br />
Il percorso espositivo si conclude con una selezione di ceramiche post medievali recuperate durante gli interventi di pulitura dei vani sotterranei dei bastioni della Rocca.  <br />
Va inoltre segnalata la presenza di un ricca collezione di monete che comprende esemplari raccolti direttamente sul territorio o frutto di donazioni, databili dal II secolo a.C. al XVIII secolo.<br />
<br />
<span class="sx">Apertura:<br />
<strong>Sede di Gallignano</strong><br />
Mercoled: 20.00-22.00<br />
Domenica: 10.00-12.00<br />
<strong>Sede di Soncino</strong><br />
Martedì: 10.00-12.00<br />
Mercoledì: 10.00-12.00<br />
Giovedì: 10.00-12.00<br />
Venerdì: 10.00-12.00<br />
Sabato: 10.00-12.30/15.00-19.00  (fino al 26-10);  10.00-12.30 / 14.00-17.00 (dal 27-10)<br />
Domenica: 10.00-12.30 / 15.00-19.00  (fino al 26-10); 10.00-12.30 / 14.00-17.00 (dal 27-10)<br />
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Visite guidate e progetti didattici su richiesta.<br />
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Per info: Tel. 0374 860950</span><hr/>]]>
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<author>info@museiarcheologici.net (MA.NET)</author>
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Museo Archeologico di Ostiglia
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<![CDATA[P.zza Cornelio Nepote<br />46035 Ostiglia (MN)<br /><br /><strong>Site:</strong> <a href="http://www.comune.ostiglia.mn.it/index.php?option=com_content&task=view&id=107&Itemid=28" title="http://www.comune.ostiglia.mn.it/index.php?option=com_content&task=view&id=107&Itemid=28">www.comune.ostiglia.mn.it/index.php?option=com_content&task=view&id=107&Itemid=28</a><br /><strong>E-mail:</strong> museo.archeologico@comune.ostiglia.mn.it<br /><strong>Tel.:</strong> 0368-302562<br /><strong>Fax:</strong> <span>Non disponibile</span><br /><hr/>Il museo è articolato in due sale che accolgono reperti dell'età del Bronzo, dell'età del Ferro e dell'età romana appartenenti alle collezioni civiche donate dal sacerdote don Giuseppe Greggiati (1793-1866) e dall'avvocato Renato Gemma (1871-1954); un terzo ampio ambiente, ove sono collocati reperti rinascimentali donati da privati o rinvenuti in superficie, è riservato alle esposizioni e all'attività didattica.<br />
 La prima sala ospita materiali pre-protostorici pertinenti sia a frequentazioni neo-eneolitiche del territorio (industria litica), che numerosi reperti della dell'età del Bronzo della civiltà terrimaricolo-palafitticola raccolti perlopiù sugli abitati di Ara di Spin e Mazzagatta e raggruppati secondo un criterio funzionale (strumenti in selce, ceramica, strumenti in osso e corno, fusaiole, pesi da telaio, strumenti in bronzo, matrici, etc.). Le vetrine sono corredate da un ricco apparato didattico: i plastici rappresentano sepolture e strumenti impiegati della vita quotidiana, mentre i pannelli esplicativi servono, oltre che a dare un quadro storico e archeologico dell'età del Bronzo, a illustrare alcune delle tecnologie più antiche dell'uomo, quali la produzione della ceramica, la tessitura e la fusione dei metalli.<br />
E' inoltre esposta una piccola scelta delle tombe rinvenute nella necropoli a rito misto de La Vallona, esplorata parzialmente negli anno '80 del secolo scorso dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia (R. De Marinis) con l'aiuto del Gruppo Archeologico Ostigliese. Due di esse sono ad inumazione (una donna con fermatrecce in bronzo e un fanciullo privo di corredo) e due sono a incinerazione con urna in terracotta sigillata da una ciotola capovolta: entrambe risultano prive di corredo.<br />
 Nella seconda sala sono esposte varie ceramiche e una fibula in bronzo dell'età del Ferro, tutti oggetti pertinenti alla civiltà paleoveneta e rinvenuti principalmente nei limitrofi siti del basso veronese (Comune di Gazzo). Il grosso della raccolta è però costituito da  reperti di epoca romana rinvenuti prevalentemente nel sito di Gazzinella e nel limitrofo comune di Serravalle. Ceramica fine da mensa, anfore, balsamari in vetro, monete, oggetti in bronzi, pesi da telaio, ma anche testimonianze dell'attività edilizia (laterizi, anche con bollo, pavimenti in cotto e musivi, lacerti di intonaco dipinto), tutti materiali prodotti o importati quando la latina Hostilia, vicus Veronensium (Tacito, Annali) godeva di una notevole prosperità dovuta alla fertilità dei terreni e soprattutto al suo ruolo di scalo portuale. Era infatti ubicata nel punto in cui la via Claudia-Augusta, proveniente dall'Oltrepo, superando il grande fiume iniziava il suo percorso settentrionale. Da Ostiglia si inoltrava nella valle dell'Adige e dopo aver valicato le Alpi si dirigeva verso il Danubio. I reperti, insieme ai pannelli didattici, concorrono a ricostruire la storia e le caratteristiche del vicus romano di Hostilia, con il suo porto, le sue necropoli, le sue ville urbano-rustiche ubicate nelle campagne.<hr/>]]>
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<author>info@museiarcheologici.net (MA.NET)</author>
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Villa Tardo Romana e Antiquarium di Palazzo Pignano
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<![CDATA[Via Luoghi Vecchi<br />26020 Palazzo Pignano (CR)<br /><br /><strong>Site:</strong> <a href="http://www.palazzopignano.info/" title="http://www.palazzopignano.info/">www.palazzopignano.info/</a><br /><strong>E-mail:</strong> sba-lom@beniculturali.it<br /><strong>Tel.:</strong> 0373/982922 - 02/89400555<br /><strong>Fax:</strong> 02/89404430<br /><hr/>Il complesso di Palazzo Pignano è composto da una lussuosa villa e da un edificio di culto a pianta centrale.<br />
La villa è composta da due nuclei separati da un'area aperta. Il settore occidentale è caratterizzato da un peristilio ottagonale intorno al quale si articolano ambienti di forma varia tra i quali spicca un'aula absidata; il settore orientale ha invece un aspetto più lineare, con ambienti quadrangolari, un ampio granaio e una grande aula absidata. Il complesso si colloca al centro di un'area particolarmente fertile e sulle sponde di una zona umida, il Moso, dati che possono far pensare alla tipica conformazione mista della grande proprietà agraria tardoantica. <br />
Le indagini archeologiche hanno evidenziato la presenza di più fasi costruttive. La prima fase insediativa (II secolo d.C.) ha lasciato labili tracce, mentre è con la seconda fase (IV secolo) che la villa assume un aspetto imponente. Intorno alla prima metà del V secolo, l'edificio è integralmente ristrutturato con l'aggiunta di nuovi ambienti, un nuovo impianto di riscaldamento e la stesura di mosaici.<br />
A occidente del peristilio ottagonale vi era un edificio di culto dotato di un corpo circolare con abside ad est e un avancorpo rettangolare a ovest suddiviso in una serie di ambienti che lo raccordano alla facciata rettilinea preceduta da un portico. Il corpo centrale della Rotonda è diviso in due settori concentrici: un deambulatorio a profilo circolare e uno spazio centrale esagonale delimitato da sei pilastri a T che dovevano reggere un tamburo cilindrico. La zona centrale esagonale era pavimentata con sectilia esagonali neri e triangoli bianchi a mosaico, mentre l'avancorpo e il deambulatorio erano mosaicati. All'interno dell'abside extradossata, vi era un sedile continuo in muratura (syntronon) con l' incasso per un seggio centrale privilegiato. In uno degli ambienti a sud dell'avancorpo vi è una vasca circolare rivestita di cocciopesto e inserita in una nicchia.<br />
La maggioranza degli studiosi sono concordi nel ritenere la Rotonda un edificio di culto e nel riconoscere nella vasca collocata nell'annesso sud il fonte battesimale del complesso.<br />
La pianta dell'edificio e il fonte battesimale in nicchia trovano confronti nel bacino orientale del Mediterraneo, mentre il syntronon è testimoniato in coevi edifici di culto dell'area altoadriatica. <br />
Il grande complesso di Palazzo Pignano si colloca accanto ad esempi noti sia dalle fonti scritte che archeologiche, di edifici di culto e battisteri edificati da ricchi possessores tardoantichi nei pressi delle loro ville rurali.<br />
Il complesso continua a svolgere una funzione di primaria importanza anche nell'altomedioevo. A questo periodo sono infatti assegnabili tre frammenti di tegoloni con monogramma impresso a fresco rinvenuti nel complesso. La letteratura archeologica fornisce vari esempi della pratica della bollatura del materiale edilizio che veniva effettuata da personaggi d'alto rango per interventi edilizi tendenti a testimoniarne l'attività a favore del benessere della cittadinanza.  <br />
Il rinvenimento nell'area della villa di un anello sigillare aureo con il nome ARICHIS e di tombe con corredo d'armi, oggi purtroppo disperse, testimonia la presenza in loco di funzionari regi longobardi che con ogni probabilità sono da porre in connessione con il controllo e lo sfruttamento delle risorse agrarie. <br />
L'occupazione e il riutilizzo anche in età altomedievale delle strutture della villa per la creazione di un abitato in materiale deperibile testimonia l'importanza rivestita dal sito, non solo dal punto di vista amministrativo, ma anche economico, tanto che in un documento dell'anno 1000 la curtis cum plebe di Palazzo Pignano, di proprietà del vescovo di Piacenza, rende alla mensa vescovile la decima più alta della diocesi.<hr/>]]>
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<author>info@museiarcheologici.net (MA.NET)</author>
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