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	<title>Italia Dall'Estero</title>
	
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		<title>Beppe Grillo: “L’attuale governo italiano non durerà più di sei o otto mesi”</title>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 14:50:09 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Politica interna]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/spain.standard.gif" width="32" height="20" alt="Spagna" title="Spagna" /><br/>L’ex comico sostiene che il suo paese non prende decisioni da 30 o 40 anni: “Abbiamo ceduto la sovranità popolare, economica e monetaria?”]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/La Tercera.png" width="150" height="30" alt="La Tercera"  title="La Tercera"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/spain.standard.gif" width="32" height="20" alt="Spagna" title="Spagna" /><br/><p dir="ltr" id="docs-internal-guid-5a24ccd0-b818-567d-5c43-76c925c15eb7"><strong>L’ex comico sostiene che il suo paese non prende decisioni da 30 o 40 anni: “Abbiamo ceduto la sovranità popolare, economica e monetaria?”</strong></p>
<p dir="ltr">Beppe Grillo va a Roma il meno possibile. Il leader del Movimento Cinque Stelle (M5S), la rivelazione delle elezioni dello scorso febbraio con il 25% dei voti, siede oggi all’opposizione e preferisce assistere al trambusto politico dalla sua residenza sulle colline genovesi. Venerdì scorso ha visitato la capitale per incontrare i 163 onorevoli – tra deputati e senatori – che dopo i suoi discorsi occupano dei seggi in parlamento.</p>
<p dir="ltr">Nel pomeriggio era giá seduto in macchina in viaggio verso nord per trascorrere un fine settimana di sole e relax con la famiglia, prima di iniziare un tour che toccherà più di cento comuni, nei quali il M5S intende affermarsi alle elezioni comunali del prossimo 26 e 27 maggio. Grillo sembra essere in campagna elettorale permanente e si è concesso un po’ di tempo a chiacchierare con La Tercera sull’ attuale situazione politica in Italia, dopo le critiche ricevute dal Primo Ministro Enrico Letta per le sue dichiarazioni successive alla formazione dell’attuale governo.</p>
<p dir="ltr"><strong>Lei ha affermato che in Italia è in atto un colpo di stato, una dichiarazione che le è costata le dure critiche di Enrico Letta. Non le sembra un termine esagerato?</strong></p>
<p dir="ltr">No. Mi sembra corretto. Esistono molti tipi di colpo di stato: quelli che si fanno con l’esercito e quelli più morbidi. Quello attuale è così, morbido. E’ stato orchestrato di notte e diretto dalle forze che governano l’Italia: le agenzie di rating nordamericane, Bruxelles e le banche. I leader di tre forze politiche si sono riuniti alle quattro del mattino e hanno deciso cose insolite tipo: portare avanti l’agenda Monti, confermare l’incarico al Presidente della Repubblica e stringere un patto che ha dato vita ad un governo delle larghe intese. In questo paese sono 30 o 40 anni che non si decide più nulla. Abbiamo ceduto la sovranità popolare, economica e monetaria.</p>
<p dir="ltr"><strong>Parla come se l’Italia fosse una dittatura. Crede che sia così?</strong></p>
<p dir="ltr">Assolutamente sí. La democrazia è stata risucchiata dalla burocrazia. Non esiste più un confine tra la legalità e l’illegalità.</p>
<p dir="ltr"><strong>Dove si pone, dunque, il M5S?</strong></p>
<p dir="ltr">In una posizione opposta a questo processo perché nasce dal basso, da cittadini che entrano nella politica e rinuciano alla metà del loro stipendio, rinunciando ad un totale di 42 milioni di euro in rimborsi elettorali (lo stato italiano assegna ad ogni forza politica cinque euro per ogni voto ottenuto, come rimborso spese per la campagna elettorale). Il nostro programma vuole essere un modello.</p>
<p dir="ltr"><strong>Però alcuni dei suoi deputati non vogliono restituire il denaro che ricevono per le spese diarie&#8230;</strong></p>
<p dir="ltr">Se non lo fanno, sono fuori dall’M5S. Tutti i candidati hanno firmato un contratto e chi non lo rispetta non può essere uno dei nostri.</p>
<p dir="ltr"><strong>In che modo date l’esempio?</strong></p>
<p dir="ltr">Grazie alla nostra irruzione, gli altri partiti sono scomparsi. Questo governo rappresenta il loro funerale: è composto da persone che hanno finto di stare in guerra gli uni con gli altri e ora sono d’accordo su qualsiasi tema. Esiste un solo modello. E poi ci siamo noi, all’opposizione, che siamo i cittadini.</p>
<p dir="ltr"><strong>Non crede che i suoi obiettivi si sarebbero potuti raggiungere attraverso un  compromesso con la sinistra?</strong></p>
<p dir="ltr">Non c’è mai stata una proposta di accordo. Ci hanno teso una trappola intellettuale, ci hanno usato come capro espiatorio. Non ci hanno dato alcun peso. Bersani è venuto soltanto a chiederci i voti per il Senato. In nessun momento ci ha detto: “governiamo insieme perché siete stati bravi.” E poi hanno raccontato che è stato Grillo a dire no a tutto e a tutti, e a creare l’ingovernabilità costringendoli a stringere strane alleanze.</p>
<p dir="ltr"><strong>Quanto durerà questo governo “di strane alleanze”?</strong></p>
<p dir="ltr">Sei o otto mesi. Più a lungo non resistono, sono assediati. Sono morti. Se proporranno leggi per salvare l’impresa o ridurre i privilegi li appoggeremo; se invece tenderanno trappole denunceremo nomi e cognomi di chi le ordisce. Il nostro padrone non è il parlamento, bensì l’opinione pubblica.</p>
<p dir="ltr"><strong>Perché Lei non è d’accordo col fatto che un figlio di immigrati nato qui ottenga la cittadinanza?</strong></p>
<p dir="ltr">E’ una questione di una tale importanza che non si può lasciarla decidere ad un gruppetto di persone che non sanno di cosa parlano. La nostra legge dice che a 18 anni un figlio di stranieri può scegliere la sua nazionalità. Per cambiarla si deve consultare il popolo con un referendum.</p>
<p dir="ltr"><strong>Lei è abituato ad avere platee enormi. Come racconterebbe oggi ciò che vede di fronte a sé?</strong></p>
<p dir="ltr">Mi ritraggono come uno sempre arrabbiato e che non smette mai di urlare. Però la mia rabbia è positiva e raduna milioni di persone nelle piazze. In tre anni il M5S è arrivato ad essere il terzo partito in Italia. Se allungo lo sguardo di fronte a me vedo solo odio nei nostri confronti, perché siamo persone per bene e denunciamo i vizi dei politici.</p>
<p dir="ltr"><strong>Odio e rabbia. E’ in questo clima che maturano gesti come la sparatoria di fronte a Palazzo Chigi?</strong></p>
<p dir="ltr">E’ come con i popcorn: quando li metti sul fuoco la padella si arroventa e dopo un po’ esplodono. Un imprenditore indebitato che si suicida, un altro che afferra la pistola e spara: sono segnali che vanno interpretati.</p>
<p dir="ltr"><strong>Come?</strong></p>
<p dir="ltr">Il problema economico sfocerà in disordine sociale. Il lavoro, la casa, i diritti: lo stato dovrebbe tutelare queste cose. Quando non riesce a garantirle e una persona perde tutto, le cose si fanno pericolose. Quando il risparmio abbassa la qualità della vita, la gente si ammala.</p>
<p dir="ltr"><strong>Un clima simile a quello degli anni del terrorismo in Italia?</strong></p>
<p dir="ltr">No. Si tratta di una disperazione diversa, che riguarda la famiglia media, il cittadino che ha trascorso la vita a lavorare. E’ il cittadino onesto che si sta arrabbiando adesso. Quando elimini la speranza, il futuro, non resta niente.</p>
<p dir="ltr">(pubblicato il 15 maggio 2013)</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.latercera.com/noticia/mundo/2013/05/678-523024-9-beppe-grillo-el-actual-gobierno-en-italia-no-durara-mas-de-seis-u-ocho-meses.shtml" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Beppe Grillo: "El actual gobierno en Italia no durará más de seis u ocho meses"" di Lucia Magi]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Un  nuovo inizio – dopo 65 anni</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 06:23:45 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Politica interna]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/germany.standard.gif" width="32" height="20" alt="Germania" title="Germania" /><br/>La democrazia è un processo di apprendimento durante il quale si creano democratici. Se non si comprende ciò, la democrazia continuerà a sembrare perpetuamente inefficiente.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/Frankfurter Rundschau.png" width="150" height="30" alt="Frankfurter Rundschau"  title="Frankfurter Rundschau"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/germany.standard.gif" width="32" height="20" alt="Germania" title="Germania" /><br/><p><em><strong>La democrazia è un processo di apprendimento durante il quale si creano democratici. Se non si comprende ciò, la democrazia continuerà a sembrare perpetuamente inefficiente.</strong></em></p>
<p dir="ltr">Per la prima volta dal 1947 l’Italia ha una coalizione in cui la sinistra e la destra collaborano. Questo è un segno evidente di quanto sia seria la situazione. Il tentativo di formare un governo di centro-sinistra è fallito e adesso tocca insieme alla sinistra e alla destra rimettere in riga l’Italia. Se questo avverrà, o se potrà mai avvenire, lo scopriremo nei prossimi mesi. Oggi è necessario rivolgere lo sguardo al passato. Le decisioni fondamentali per la nascita di un’Italia democratica furono prese insieme dai due partiti più forti dell’epoca – la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista – dopo la Seconda Guerra Mondiale, come noto, un po’ prima che in Germania. Nonostante le profonde divergenze tra i due partiti, l’antagonismo e la comune esperienza di lotta contro il fascismo giocarono un ruolo fondamentale in questa collaborazione.</p>
<p dir="ltr">Con l’inizio della Guerra Fredda, i Cristiano Democratici italiani – che allora come nei decenni successivi dichiaravano che il Partito Comunista voleva imitare l’Unione Sovietica invece di pensare al bene dell’Italia – si piegarono alle pressioni degli USA, scacciando nel maggio del 1947 sia i Comunisti che i Socialisti dal governo di unità nazionale antifascista formatasi nell’aprile del 1944. Questo fu probabilmente un bene per l’Italia di allora, che come membro della comunità occidentale poté ottenere gli aiuti del Marshall Plan e svilupparsi economicamente. Il prezzo da pagare per il paese fu però fin troppo alto. La penisola si divise tra comunismo e anticomunismo. Per decenni i principali interessi dei governi italiani furono due: far arricchire le rispettive clientele elettorali e impedire che i comunisti prendessero parte al governo. Quest’ultimo fine divenne sempre più arduo, non solo perché gli ostinati stalinisti – basti pensare a “Peppone” – dimostrarono ben presto di sapere governare tanto i piccoli borghi, quanto le grosse città, ma anche perché il Partito Comunista italiano andò sempre più distaccandosi dalla linea ideologica di Mosca.</p>
<p dir="ltr">L’esc<strong>lusione dei Comunisti dal governo</strong></p>
<p dir="ltr">Per molti anni – sebbene un terzo dell’elettorato italiano continuasse a votarli – i comunisti non furono mai inclusi in un governo. Perché ciò avvenisse, la Democrazia Cristiana sembrò impiegare ogni mezzo. Fino a che punto i servizi segreti furono coinvolti nell’assassinio del leader DC Aldo Moro, che si batté per un’apertura verso il PCI, è una questione che ancora oggi desta opinioni molto divergenti. Si può capire l’atteggiamento degli italiani verso la politica e i politici solo se si tiene presente il seguente fatto: per più di mezzo secolo la democrazia italiana ha tagliato circa un terzo della popolazione votante fuori dalla politica che conta. Il Partito Comunista ha avuto moltissimi deputati e moltissimi senatori, ma in tutti quegli anni non ha mai avuto nemmeno un singolo ministro in un gabinetto di governo. L’Italia è un esempio tipico di come si depoliticizza un popolo. La democrazia non è “il risultato che si ottiene.” La democrazia sta nel “come” esso si ottiene.</p>
<p dir="ltr">Alla fine la politica dell’esclusione non ha solo distrutto il panorama partitico italiano, ma anche l’Italia. Il paese è divenuto bottino di un Silvio Berlusconi spinto verso l’alto dal leader socialista Bettino Craxi. Dopo la caduta del comunismo e il distacco del PCI dall’ideologia comunista, Berlusconi è riuscito per decenni a vincere le elezioni utilizzando una propaganda che univa ad impetuose nozze la bellicosa retorica anticomunista degli anni 50’ con il consumismo sessuale degli anni 90’. Lui è sempre là, ma forse nel frattempo l’Italia e l’Europa hanno capito che un paese democratico non si può governare a lungo contro gli interessi di una grossa fetta di popolazione. La democrazia è un processo di apprendimento durante il quale si creano democratici. Se non si comprende ciò, la democrazia continuerà a sembrare perpetuamente inefficiente. Senza di essa però gli arraffoni la fanno da padroni e questo conduce di sicuro – vedi l’Italia di Berlusconi – alla catastrofe.</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.fr-online.de/meinung/leitartikel-italien-ein-neustart----nach-65-jahren,1472602,22652568.html" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Ein Neuenstart - nach 65 Jahren" di Arno Widmann]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>In Italia tante chiacchiere e pochi fatti</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 05:47:27 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Economia salute e ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/uk.standard.gif" width="32" height="20" alt="Gran Bretagna" title="Gran Bretagna" /><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/portugal.standard.gif" width="32" height="20" alt="Portogallo" title="Portogallo" /><br/>La politica di bilancio continuerà ad avere un effetto negativo sulla crescita. Se veramente la zona euro vuole invertire la tendenza, ossia fare marcia indietro sull’austerità, c’è solo un modo efficace per riuscirvi]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/Economico.png" width="150" height="30" alt="Economico"  title="Economico"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/uk.standard.gif" width="32" height="20" alt="Gran Bretagna" title="Gran Bretagna" /><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/portugal.standard.gif" width="32" height="20" alt="Portogallo" title="Portogallo" /><br/><p dir="ltr" id="docs-internal-guid-6b0dba4e-abdb-22f9-100c-1e3849975935"><strong>In Europa corre voce che l’austerità potrebbe terminare tra poco. Le elezioni in Italia hanno spaventato i leader politici degli altri paesi del Sud dell’Europa e anche la Commissione Europea  si è mostrata comprensiva. Percio’ non mi aspetto cambiamenti significativi nelle politiche transalpine, bensi’ nella forma in cui saranno vendute.</strong></p>
<p dir="ltr">Il discorso fatto la scorsa settimana da Enrico Letta, il nuovo primo ministro, è un buon esempio della nuova strategia italiana: ha criticato l’austerità e contemporanemente ha ricordato che vuole onorare gli impegni di bilancio che il paese ha sottoscritto, come se le due cose non fossero collegate.</p>
<p dir="ltr">Non credo che l’Italia si manterrà fedele al piano di riduzione del deficit strutturale. Tuttavia, poiché la crescita economica sarà inferiore a quella prevista, la probabilità che il disavanzo nominale superi ampiamente gli obiettivi prefissati è particolarmente elevata. Il cambiamento più probabile nelle politiche correnti sarà quelllo di permettere questo “sfondamento”, almeno in parte.</p>
<p dir="ltr">Per capire nel dettaglio perché il cambiamento sarà tanto limitato dobbiamo capire la vera dimensione dell’aggiustamento di austerità nei bilanci del 2012 e dell 2013. Secondo il rapporto di aprile del Fondo Monetario Internazionale sulle prospettive economiche mondali, il deficit pubblico strutturale italiano è stato del -3,6% del PIL nel 2010 e del -3,5% nel 2011, ed è aumentato del -1,3% nel 2012. Per il 2013 è prevista una variazione del PIL del -0,2%, quindi si stima che il correttivo accumulato nel 2012 e 2013 si aggiri intorno al  3,4% del PIL. Questo correttivo estremo di  bilancio ha provocato l’attuale recessione, la cui ampiezza è stata sottostimata dalla Commissione Europea e dal precedente governo italiano.</p>
<p dir="ltr">La zona Euro ha percorso una lunga strada dai tempi del tetto inflessibile nominale del 3% del PIL. Il tetto esiste ancora, ma ora l’attenzione si concentra sul deficit strutturale. Questo è un passo in avanti, nonostante continui a essere una misura pro ciclica a causa del modo con cui viene attuata. Inoltre è possibile una revisione della procedura di infrazione contro l’Italia per il deficit eccessivo di bilancio. Cio’ darebbe al governo una maggior flessibilità, liberando quelle risorse per gli investimenti che attualmente sono immobilizzate.</p>
<p dir="ltr">Il leggero rallentamento del ritmo dell’austerità porterebbe altri vantaggi: i danni collaterali dei tagli decisi frettolosamente sarebbero minori. Il governo italiano invece di ridurre i consumi semplicemente non ha più pagato i servizi. Ora l’Italia ha bisogno che venga introdotta una nuova legge che consenta di riprendere i pagamenti, un comportamento [quello di non pagare i servizi, NdT] che definirei un’inadempienza.</p>
<p dir="ltr">L’effetto del mutamento di strategia è un poco maggiore di zero, ma anche cosi’ è minuscolo. La zona euro avanza verso un equilibrio strutturale, diversamente da quanto sta accadendo negli USA, Regno Unito e Giappone. La politica di bilancio continuerà ad avere un effetto negativo sulla crescita. Se veramente la zona euro vuole invertire la tendenza, ossia fare marcia indietro sull’austerità, c’è solo un modo efficace per riuscirvi. I paesi creditori devono attuare una politica di bilancio espansiva durante la recessione. Attualmente stiamo vivendo una situazione contraria.</p>
<p dir="ltr">Il Fiscal Compact europeo, un trattato intergovernamentale che è entrato in vigore a gennaio, sta sottraendo flessibilità ai governi mentre essi tentano di raggiungere l’obiettivo di ridurre il deficit, secondo gli accordi precedenti. Alla luce di questo Patto di Bilancio l’Italia dovrà pagare ogni anno un debito valutato in più del 2% del PIL. Per riuscirci, l’Italia deve mantenere surplus strutturali elevatissimi durante almeno una generazione.</p>
<p dir="ltr">Per porre fine all’austerità è necessario revocare il Fiscal Compact e correggere parte della giurisprudenza secondaria che regola il coordinamento delle politiche di bilancio. Non credo che questo avverrà e percio’ presumo che l’austerità verrà mantenuta. L’unica differenza è che verrà indorata la pillola. Finché esisterà l’euro ci sarà l’austerità.</p>
<p>(pubblicato l’8 maggio 2013 su Económico e il 5 maggio 2013 sul Financial Times)</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://economico.sapo.pt/noticias/em-italia-muito-se-fala-pouco-se-faz_168668.html" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Em Itália muito se fala, pouco se faz" di Wolfgang Munchau]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Fumo negli occhi</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 20:09:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ItaliaDallEstero.info</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[Società cultura religione]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/uk.standard.gif" width="32" height="20" alt="Gran Bretagna" title="Gran Bretagna" /><br/>[Editoriale] Il Parlamento italiano deve affidarsi al consiglio di esperti prima di deregolamentare le terapie con le cellule staminali. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/Nature.png" width="150" height="30" alt="Nature"  title="Nature"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/uk.standard.gif" width="32" height="20" alt="Gran Bretagna" title="Gran Bretagna" /><br/><p>Dopo poche settimane dalla fumata bianca del Vaticano che ha annunciato l&#8217;elezione di un nuovo papa, una cappa ben più scura sovrasta la Città Eterna &#8211; una nebbia di confusione e false dichiarazioni sulla terapia con cellule staminali. Coloro che hanno alimentato il dibattito si dicono impegnati a promuovere il passaggio della terapia con le cellule staminali dall&#8217;ambito della ricerca a quello clinico per sconfiggere malattie al momento incurabili. Niente potrebbe essere più lontano dalla verità.</p>
<p>Il secondo meeting internazionale sulle cellule staminali adulte, che si è tenuto in Vaticano dall&#8217;11 al 13 aprile, è stato un evento pilotato senza pudore. Mentre bambini malati sfilavano davanti ai canali TV, le aziende e gli scienziati che lavorano con le staminali cercavano disperatamente di far passare il messaggio che le loro terapie devono essere accelerate per l&#8217;uso clinico.</p>
<p>Nel frattempo, un chilometro più in là, in Senato, i parlamentari contribuivano a ridurre ulteriormente la tutela dei pazienti, sempre più vulnerabili di fronte alle aziende di cellule staminali. Il 10 aprile hanno modificato un decreto ministeriale, già controverso (vedi Nature 495, 418-419; 2013), con una clausola che ridefinisce la terapia con cellule staminali come trapianto di tessuto, sciogliendola così da qualsiasi vincolo giuridico. Se l&#8217;emendamento verrà approvato, l&#8217;Italia sarà in disaccordo sia con le norme dell&#8217;Unione europea sia con la US Food and Drug Administration, che definiscono le cellule staminali modificate al di fuori del corpo come medicine.</p>
<p>In tutto il mondo, molti scienziati sono rimasti scioccati dagli eventi di Roma, e non senza motivo. È sbagliato sfruttare la disperazione dei disabili e dei malati terminali alimentando false speranze di cure veloci, come alcuni degli intervenuti al congresso del Vaticano hanno cercato di fare. È sbagliato anche utilizzare i pazienti come cavie, scavalcando le agenzie di regolamentazione, come il Parlamento italiano sembra voler fare.</p>
<p>Aziende rispettabili che si occupano di cellule staminali insistono sulla necessità di un controllo rigoroso e ribadiscono che i pazienti dovrebbero essere sottoposti a trattamenti sperimentali solo quando ne è garantita la sicurezza e l&#8217;efficacia. Fallimenti in ambito clinico non possono che danneggiare l&#8217;intero settore. Ma l&#8217;industria delle terapie cellulari non è sempre così tollerante.</p>
<p>Grazie alla capacità di differenziarsi in vari tipi di cellule, le staminali rappresentano potenzialmente uno strumento prezioso di riparazione dei tessuti danneggiati. Le staminali embrionali umane possono trasformarsi in qualsiasi tipo di cellula, ma molti gruppi, tra cui la Chiesa cattolica, ritengono questa derivazione dagli embrioni non etica.</p>
<p>L&#8217;attuale controversia riguarda le cellule staminali adulte, che esistono in diversi tessuti, ma possono sostituire solo quei tessuti. Sono state fatte dichiarazioni importanti e in tutto il mondo sono in corso prove di terapie per le malattie più svariate, dal morbo di Alzheimer ai disturbi cardiaci. Alcune terapie con cellule staminali sono approvate dalle agenzie di regolamentazione, altre vengono attuate nell’ombra sfruttando, ad esempio, le norme che consentono la terapia compassionevole, o legislazioni meno severe di paesi come la Cina, il Messico e, forse d’ora in poi, l&#8217;Italia.</p>
<p>Nella sua ingenuità scientifica, il Vaticano approva le cellule staminali adulte semplicemente perché non coinvolgono gli embrioni. Ignora tuttavia le implicazioni etiche delle false speranze.</p>
<p>L&#8217;organizzatore principale della conferenza della settimana scorsa era la Stem for Life Foundation, una non-profit fondata dall’azienda di cellule staminali NeoStem, entrambe con sede a New York.</p>
<p>La fondazione si dichiara a favore di una rigorosa regolamentazione delle terapie con cellule staminali. Ma molti degli oratori che figuravano nel suo programma, che non lasciava spazio a domande, erano chiaramente di diverso parere. Il tutto è stato presentato come una lotta per la ragione e l&#8217;onestà contro una comunità scientifica menefreghista e intransigente.</p>
<p>Le cellule staminali adulte hanno già avuto successo in ambito clinico, ad esempio nel trapianto di midollo osseo per la cura della leucemia, o perché favoriscono la crescita di nuovi strati di pelle per curare le ustioni e la rigenerazione delle cornee. Occorre tuttavia contenere qualunque speranza più ambiziosa. Molti test prevedono la somministrazione di cellule staminali mesenchimali del midollo osseo, che sono relativamente facili da estrarre e crescere. Queste possono generare soltanto ossa, cartilagine e cellule di grasso, ma gli esperimenti indirizzati ad altri tessuti si basano sul presupposto che vengano applicate altre proprietà, non-staminali, delle cellule mesenchimali. Resta da dimostrare l’efficacia di queste proprietà al di fuori dell’ambiente biologico tipico delle cellule staminali.</p>
<p>Vista la piaga rappresentata dalle malattie incurabili, un passaggio più rapido possibile dal laboratorio ai malati è senza dubbio essenziale. Ma sono necessarie molte più ricerche nella biologia delle cellule staminali. Alcuni studi approvati dalle agenzie di regolamentazione possono portare a risultati utili, ma si tratta di ipotesi azzardate se non sostenute da dati solidi. In presenza di controlli, tali studi sono comunque più sicuri. La terapia non regolamentata &#8211; come quella attuata su base compassionevole dalla Stamina Foundation di Brescia, che ha portato all’attuale decreto ministeriale &#8211; è invece più preoccupante.</p>
<p>Il Parlamento deve tener conto del consiglio di esperti indipendenti prima di votare la deregolamentazione di terapie con cellule staminali.</p>
<p>Le cellule staminali aiuteranno a sviluppare terapie per malattie attualmente incurabili. Ma, nonostante i segnali di fumo, non siamo ancora arrivati a quel punto.</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.nature.com/news/smoke-and-mirrors-1.12805" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Smoke and mirrors"]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il razzismo italiano</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 18:31:29 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[Società cultura e religione]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/brazil.standard.gif" width="32" height="20" alt="Brasile" title="Brasile" /><br/>Perché scrivo sul razzismo in Italia? Perché ancora una volta una partita, quella tra Roma e Milan, è stata interrotta per gli insulti razzisti lanciati dai tifosi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>[Gazeta Esportiva]
</p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/brazil.standard.gif" width="32" height="20" alt="Brasile" title="Brasile" /><br/><p dir="ltr" id="docs-internal-guid-336879fd-a973-993b-ce99-d0ec013292b6">Bristol (USA) &#8211; Perché, fra tanti Paesi, proprio l’Italia si distingue così tristemente per il razzismo? Dopotutto, non è così fuori dal comune trovare italiani piuttosto scuri, specialmente quelli che vengono dal Sud. Nessuno ha mai detto che sono bianchi quanto gli svedesi o i norvegesi.</p>
<p dir="ltr">Perché scrivo sul razzismo in Italia? Perché ancora una volta una partita, quella tra Roma e Milan, è stata interrotta per gli insulti razzisti lanciati dai tifosi. In questo caso i tifosi della Roma contro Mario Balotelli, giocatore del Milan e della Squadra Azzurra.</p>
<p dir="ltr">Solo poco tempo fa un giocatore nato in un paese africano come Balotelli non sarebbe mai stato convocato per la Squadra nazionale. La sua presenza tra gli Azzurri è, senza dubbio, un segnale di progresso.</p>
<p dir="ltr">Nonostante ciò, il comportamento di molti tifosi è certamente un atto barbaro e ignorante. Secondo molti, la permanenza del razzismo in Italia è dovuta al fatto che l’Italia stessa si è costituita come Paese molto recentemente, nel XIX secolo, ed è ancora oggi scenario di innumerevoli dialetti. Ci sono italiani che non parlano italiano. Giuseppe Garibaldi (sposato con la brasiliana Anita Garibaldi), uno dei fondatori dell’Italia che conosciamo, in verità nacque in Francia e il suo vero nome era Joseph Marie Garibaldi.</p>
<p dir="ltr">A causa di questa dispersione di culture e lingue, in Italia sono presenti regionalismi marcati. Molti abitanti della penisola ancora oggi si identificano di più nella propria provincia o regione che nel loro Paese. Da questo regionalismo nasce l’avversità e addirittura l’odio contro i forestieri. Percio’ siamo ad un passo dal razzismo.</p>
<p dir="ltr">(pubblicato il 13 maggio 2013)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.gazetaesportiva.net/blogs/joseinaciowerneck/2013/05/13/o-racismo-italiano/" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "O racismo italiano" di José Inácio Werneck]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il professor Baricco</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 06:23:51 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Spagna]]></category>
		<category><![CDATA[Società cultura e religione]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/spain.standard.gif" width="32" height="20" alt="Spagna" title="Spagna" /><br/>L’autore italiano dice che la cosa più eccitante che ha realizzato è stata la creazione della Scuola Holden per scrittori]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/El País.png" width="150" height="30" alt="El País"  title="El País"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/spain.standard.gif" width="32" height="20" alt="Spagna" title="Spagna" /><br/><p dir="ltr" id="docs-internal-guid-7209dc27-a6d8-59bc-986e-9ff366b49c6f"><strong>L’autore italiano dice che la cosa più eccitante che ha realizzato è stata la creazione della Scuola Holden per scrittori</strong></p>
<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-7209dc27-a6d8-060d-0b2a-a9a4ca2f03e3" style="text-align: justify">Tra le passioni di Alessandro Baricco (Torino, 1958) ci sono la musica, le auto, il mondo di Omero e i racconti esotici, che lo hanno portato in una fase della sua vita a creare un libro come <em>Seta,</em> che lo ha consacrato a livello mondiale. Tuttavia, se c’è qualcosa che supera tutti gli interessi di questo italiano irrequietao e pieno di vitalità è l’insegnamento.</p>
<p dir="ltr" style="text-align: justify">Vent’anni fa Baricco aprì nella sua città la Scuola Holden, da cui sono usciti talenti come Paolo Giordano, oggi insegnante nel centro. Adesso ha sentito la necessità di rinnovarlo profondamente e di ampliare gli obiettivi e gli orizzonti del suo centro di insegnamento. In questo modo darebbe impulso a ciò che a suo dire è stato “il progetto più eccitante di tutta la mia vita”.</p>
<p dir="ltr" style="text-align: justify">Scrivere un libro è come girare un film. “Ci vuole talento e lo sforzo comune di molte persone intorno a un’idea condivisa”, ha affermato lo scrittore nella sede madrilena dell’Istituto Italiano di Cultura. L’Holden non è un centro di scrittura puramente letteraria. “Insegnamo a raccontare storie e a formare talenti che possono approdare in televisione. Molti dei nostri allievi si sono iscritti per diventare scrittori e oggi sono sceneggiatori e creatori di interessanti e i grandi reality shows”.</p>
<p dir="ltr" style="text-align: justify">Oppure creatori di best sellers come Paolo Giordano, autore de <em>La solitudine dei numeri primi</em> (Salamandra), formatosi all’Holden, e oggi oggi insegnante nel centro e cavia speciale nei progetti multimediali.</p>
<p dir="ltr" style="text-align: justify">&#8220;Sarà presente un programma con cui potremo seguire, tramite internet, ogni passo del suo metodo di creazione. Lui non apparirà, ma assisteremo all’evoluzione dei suoi testi in word, sarà come osservare un autore dietro le quinte.&#8221;</p>
<p dir="ltr" style="text-align: justify">A livello internazionale Giordano è il più famoso tra i suoi allievi. Ma non colui che, secondo Baricco, aveva più talento. “Il successo è qualcosa di strano. Nella storia della scuola ci sono stati grandi talenti, allievi capaci di scrivere grandi libri, altri in grado di farne di buoni e altri normali. I due ragazzi con maggiore attitudine hanno preso percorsi differenti: uno come cameriere e l’altro (come) avvocato nello studio di famiglia. Per scrivere buoni libri non basta il solo talento, ci vuole determinazione”, sostiene Baricco.</p>
<p dir="ltr" style="text-align: justify">Oppure la fortuna di azzeccare il momento giusto. Per l’autore di <em>Seta</em>, quella attuale è un’opportunità. “Lo dico agli allievi, viviamo il periodo più difficile che ci è toccato da quando sono nato, è una fortuna per i creativi”.</p>
<p dir="ltr" style="text-align: justify">L’arte nasce dal conflitto, e di ciò si sono occupati gli allievi e i professori di questo centro di Torino, che riaprirà rinnovato a ottobre con spazi per 200 allievi in una nuova fase in cui gli sforzi dello scrittore e quelli dell’editore Feltrinelli si uniscono in un progetto comune.</p>
<p dir="ltr">(pubblicato il 7 maggio  2013)</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://cultura.elpais.com/cultura/2013/05/07/actualidad/1367951626_306720.html" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "El profesor Baricco" di Jesus Ruiz Mantilla]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Andreotti si porta i segreti nella tomba</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 06:02:47 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Politica interna]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/germany.standard.gif" width="32" height="20" alt="Germania" title="Germania" /><br/>Lunedì scorso Andreotti si è spento all’età di 94 anni nella sua abitazione di Roma. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/Die Zeit.png" width="150" height="30" alt="Die Zeit"  title="Die Zeit"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/germany.standard.gif" width="32" height="20" alt="Germania" title="Germania" /><br/><div>
<div>
<p dir="ltr">L’eterno Presidente del Consiglio italiano Giulio Andreotti era un maestro della politica delle porte chiuse. Tra potere politico e l&#8217;ombra della mafia, all’indomani della sua scomparsa restano molte domande senza risposta. Un funerale in forma privata in una chiesa relativamente sconosciuta nei pressi del Vaticano. Niente fanfare, niente camera ardente ad effetto mediatico – il corteo funebre di Giulio Andreotti reca la firma inequivocabile del più controverso politico italiano del dopoguerra. Andreotti era famoso per non perdere mai le staffe o alzare la voce. Si lasciava scivolare addosso, con un mezzo sorriso, ogni critica ed ogni accusa, poiché era certo di una cosa: tutti coloro che avevano annunciato la sua fine prematura erano già morti. Restava solo lui. Lunedì scorso Andreotti si è spento all’età di 94 anni nella sua abitazione di Roma. Nato due anni dopo la fondazione del Partito Comunista Italiano, lo stesso anno del Fascismo e del Partito Popolare, che nei cinquant’anni successivi governerà l’Italia sotto il nome di Democrazia Cristiana (DC), il giovane laureato in legge divenne testimone dell’ascesa e del crollo delle strutture di potere che hanno caratterizzato il suo paese negli ultimi ottanta anni. Un’esperienza che – come era solito dire – gli aveva insegnato molto sulla fugacità del potere.  “Ho assistito alla nascita della prima e della seconda Repubblica. Spero di poter vedere anche la terza” è una delle sue battute più citate. Il suo desiderio è stato esaudito: con la formazione del governo Letta, infatti, la cosiddetta “Seconda Repubblica”, nata dalle ceneri degli scandali degli anni 90’, è stata definitivamente seppellita. Tuttavia il novantaquattrenne Andreotti guardava ai recenti sviluppi con crescente distacco.</p>
<p dir="ltr"><strong>Mantenere tutte le forze in equilibrio</strong></p>
<p dir="ltr">Molte cose sono cambiate nella politica italiana da quando Andreotti rivestì la carica di Presidente del Consiglio per la settima ed ultima volta venti anni fa. Com’è noto non gli piacevano affatto le aspre campagne mediatiche e le lotta a colpi di fango che hanno caratterizzato la politica italiana dell’ultimo ventennio. Andreotti era un maestro della trattativa e della politica a porte chiuse. Nel 1947, grazie alle sue abilità diplomatiche, l’allora ventottenne giurista fu scelto come capo gabinetto del primo governo del dopoguerra. Sette anni più tardi sedeva già al vertice del Ministero dell’Interno. Durante la sua carriera fece sosta in quasi tutti i dicasteri: dalle Finanze, al Ministero degli Esteri, passando per l’Industria e la Difesa. In tutto ha prestato giuramento ben venti volte. Il suo obiettivo principale fu sempre quello di mantenere l’equilibrio tra tutte le relazioni di potere. Altri leader della DC arrivarono al culmine per poi cadere a terra; ma lui rimase sempre al suo posto. “La mia forza sta nel fatto che conosco i miei limiti. E anche quelli degli altri”, disse in un’intervista trent’anni fa. Andreotti aveva pochi modelli politici, tra cui il cancelliere tedesco Adenauer, che nominava spesso. “Sono molto attratto dal suo forte carattere e dalla sua sobrietà”, disse in un’intervista dei primi anni 80’. In linea generale, però, il suo rapporto con la Germania era tutt’altro che amichevole. Dopo la riunificazione egli temeva un ritorno della potenza tedesca. “Adoro la Germania”, disse nel 1989. “Mi piace così tanto che vorrei ve ne fossero ancora due.” Calmo, silenzioso ma allo stesso tempo pungente ed ironico: sia i suoi compagni di partito che i suoi avversari guardavano ad Andreotti con rispetto e qualche volta persino con timore. “Non è mia intenzione rievocare la sua grigia carriera. Gli manca proprio il fervore umano”, scrisse il capogruppo dei democristiani Aldo Moro nelle sue memorie. Il rapimento e l’assassinio di Moro da parte delle Brigate Rosse è uno degli episodi più bui della carriera di Andreotti. L’allora Presidente del Consiglio negò qualsiasi trattativa con i rapitori e quando la salma dell’uomo di stato fu rinvenuta, la famiglia Moro incolpò Andreotti per il tragico epilogo. Il caso Moro è solo uno degli eventi più oscuri nei quali Andreotti ha ricoperto un ruolo di primo piano. Il suo nome affiora in diversi atti giudiziari in relazione ad un fallito colpo di stato, agli attentati terroristici che gettarono l’Italia nel panico durante gli anni sessanta e settanta, all’assassinio di un giornalista che investigava su di lui e, più tardi, a quello di due banchieri che avevano ficcato il naso in pericolosi affari vaticani.</p>
<p dir="ltr"><strong>Riservato, ma mai evasivo</strong></p>
<p dir="ltr">Alle domande dei giornalisti rispondeva sempre con un tono calmo e cortese, anche quando questi si lasciavano andare a pesanti accuse. Non si faceva mai elusivo. Certe informazioni – replicava sorridendo – non poteva rivelarle a causa del segreto di stato. Allo stesso modo rinunciava a polemiche quando si faceva riferimento alle sue relazioni con la criminalità organizzata. Nel 2004 la Corte di Cassazione respinse la sua incriminazione per rapporti con la mafia. La sentenza fa riferimento però solo agli eventi successivi al 1980. In base alla sentenza di secondo grado, prima di quella data è comprovabile una “concreta collaborazione” tra Andreotti e la mafia. Tuttavia il relativo reato era caduto in prescrizione. Non appena si è diffusa la notizia della morte di Andreotti, uno dei suoi più celebri amici, il finanziere, agente segreto e massone Licio Gelli, ha espresso un necrologio ironicamente azzeccato: “Fu un vero statista. E come tutti gli statisti si è portato i suoi segreti nella tomba.”</p>
<p dir="ltr"> </p>
<p dir="ltr"> </p>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.zeit.de/politik/ausland/2013-05/italien-giulio-andreotti/komplettansicht" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Andreotti nimmt Geheimnisse mit ins Grab" di Fabio Ghelli]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Andreotti e la vera storia dell’Italia</title>
		<link>http://italiadallestero.info/archives/18370</link>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2013 09:34:07 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Spagna]]></category>
		<category><![CDATA[Andreotti]]></category>
		<category><![CDATA[Caselli]]></category>
		<category><![CDATA[Politica interna]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/spain.standard.gif" width="32" height="20" alt="Spagna" title="Spagna" /><br/>Venti volte ministro e sette volte primo ministro, la sua storia può essere forse quella della stessa Repubblica o, almeno, quella dell'Italia che tremava tra Brigate Rosse, Loggia P2 e mafia, e che offriva una prospettiva terrificante agli USA, quella di un governo comunista.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/Deia.png" width="150" height="30" alt="Deia"  title="Deia"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/spain.standard.gif" width="32" height="20" alt="Spagna" title="Spagna" /><br/><p dir="ltr" id="docs-internal-guid-3be0edf4-8896-3b5a-8062-e6ecdbfee795"><strong>Venti volte ministro e sette volte primo ministro, la sua storia può essere forse quella della stessa Repubblica o, almeno, quella dell&#8217;Italia che tremava tra Brigate Rosse, Loggia P2 e mafia, e che offriva una prospettiva terrificante agli USA, quella di un governo comunista.</strong></p>
<p dir="ltr">&#8220;Si può essere grigi, ma onesti; grigi, ma buoni; grigi, ma pieni di fervore. Ebbene, on. Andreotti, è proprio questo che Le manca. Lei ha potuto disinvoltamente navigare tra Zaccagnini e Fanfani, imitando un De Gasperi inimitabile che è a milioni di anni luce lontano da Lei. Ma Le manca proprio il fervore umano. Le manca quell’insieme di bontà, saggezza, flessibilità, limpidità che fanno, senza riserve, i pochi democratici cristiani che ci sono al mondo. Lei non è di questi. Durerà un po&#8217; più, un po&#8217; meno, ma passerà senza lasciare traccia&#8221;. Chi scriveva parole così dure al recentemente scomparso Andreotti era Aldo Moro, suo compagno di militanza nella Democrazia Cristiana, il partito che fu la spina dorsale della politica italiana durante la seconda metà del secolo scorso.</p>
<p dir="ltr">Moro era stato rapito dalle Brigate Rosse nel marzo del 1978. Durante i 54 giorni del suo sequestro scrisse diverse lettere a suo figlio; a Cossiga, ministro degli Interni e poi Presidente della Repubblica; a Zaccagnini, presidente del suo partito; a Taviani e Fanfani, celebri ministri e militanti. In tutte le sue lettere implorava un accordo tra lo Stato ed i terroristi che gli potesse salvare la vita. Andreotti era il destinatario delle parole, all&#8217;epoca non pubblicate, che danno inizio al presente articolo.</p>
<p dir="ltr">Senza menzionarlo, replicò in televisione: &#8220;Quale sarebbe la reazione dei carabinieri, dei poliziotti, degli agenti di custodia se il governo, alle loro spalle, violando la legge, premiasse chi ha fatto scempio della legge stessa? E che cosa direbbero le vedove, gli orfani, le madri di coloro che sono caduti nell&#8217;adempimento del proprio dovere?”. Il cadavere di Moro fu trovato nel portabagagli di una Renault 4 in una strada tra via delle Botteghe Oscure, dove si trovava la sede del Partito Comunista Italiano, e Piazza del Gesù, sede della Democrazia Cristiana. Le Brigate Rosse pretendevano in questo modo simbolico di rendere corresponsabili dell&#8217;assassinio i due grandi partiti.</p>
<p dir="ltr">Le ipotesi sulla relazione tra l’omicidio di Moro e la passività di Andreotti presero subito il volo. Cominciando dalla stessa famiglia dell&#8217;assassinato, che emise il seguente comunicato: &#8220;La famiglia desidera che non ci sia nessuna manifestazione pubblica o cerimonia o discorso; nessun lutto nazionale, né funerali di Stato o medaglia alla memoria. La famiglia si chiude nel silenzio e chiede silenzio. Sulla vita e sulla morte di Aldo Moro giudicherà la storia&#8221;.</p>
<p dir="ltr">Le ipotesi (era il 1993) presero la forma di prove di reato quando Tommaso Buscetta, primo capomafia pentito, cominciò a collaborare con i giudici dopo che gran parte della sua famiglia era stata sterminata per mano di Cosa Nostra. E ciò che rivelò Buscetta fu spaventoso. Andreotti, soprannominato anche Belzebù, avrebbe chiesto alla mafia siciliana di assassinare il giornalista legato ai servizi segreti Mino Pecorelli, che lo voleva ricattare rendendo pubblici certi documenti che avrebbero provato l&#8217;interesse di Andreotti nella morte di Moro.</p>
<p dir="ltr">Inoltre Andreotti sarebbe il rappresentante e protettore dei mafiosi a Roma e il loro socio in Sicilia, dove la Democrazia Cristiana aveva il suo particolare bacino elettorale e dove i suoi accoliti, in particolare Salvo Lima &#8211; sindaco di Palermo dello stesso partito di Andreotti ed eurodeputato &#8211; assegnavano permessi per costruire alle imprese mafiose in cambio di voti. Ancora di più, Andreotti ordinava le esecuzioni di coloro che avrebbero potuto compromettere i loschi traffici della Banca Vaticana, come il banchiere Sindona, avvelenato in carcere; o Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca Privata, che di fronte alle dimensioni della corruzione che stava scoprendo e che toccava le cariche più alte dello Stato, aveva preso la precauzione di registrare le telefonate che riceveva. Tra le altre, la seguente conversazione:</p>
<p dir="ltr">- Anonimo: &#8220;Sono a Roma, e puntano il dito tutti sopra di lei, come se è lei che non vorrebbe collaborare&#8221;</p>
<p dir="ltr">- Ambrosoli: &#8220;A chi si riferisce?&#8221;</p>
<p dir="ltr">- Anonimo: &#8220;Al gran capo&#8221;.</p>
<p dir="ltr">- Ambrosoli: &#8220;Chi è il gran capo?&#8221;.</p>
<p dir="ltr">- Anonimo: &#8220;Ora hai capito. Il gran capo ed il piccolo capo, tutti ti danno la colpa&#8221;.</p>
<p dir="ltr">- Ambrosoli: &#8220;Suppongo che il gran capo sia Sindona&#8221;.</p>
<p dir="ltr">- Anonimo: &#8220;No, è Andreotti!&#8221;.</p>
<p dir="ltr">- Ambrosoli: &#8220;Come? Andreotti?&#8221;.</p>
<p dir="ltr">- Anonimo: &#8220;Esatto, ha chiamato e ha detto che si era occupato di tutto, ma la colpa è tua, stai attento&#8221;.</p>
<p dir="ltr">Non ci riusci&#8217;, perché la registrazione arrivò in mani sbagliate e Ambrosoli fu assassinato nel luglio del 1979. Fu l&#8217;anno del regolamento dei conti. Il giornalista Mino Pecorelli, l&#8217;abbiamo già detto, morì con cinque colpi di arma da fuoco, tra cui uno molto eloquente: in piena bocca. Pecorelli, giornalista di estrema destra e assolutamente caro ai suoi colleghi, aveva accesso a materiale riservato dei servizi segreti.</p>
<p dir="ltr">Sosteneva che Andreotti era il leader di fatto della Loggia Propaganda 2 che, con il pretesto di difendere la democrazia dall&#8217;ascesa del Partito Comunista, coordinava tutti i movimenti paramilitari e istigava e manipolava il terrorismo di estrema destra. Si supponeva che avesse inoltre ottimi rapporti con la CIA americana. L&#8217;Italia era all&#8217;epoca l&#8217;unico paese europeo in cui i comunisti potevano raggiungere il potere grazie alle urne. Un elettore italiano su tre arrivò a votarli.</p>
<p dir="ltr">Tale quantità di voti si sarebbe avvicinata alla maggioranza se il cosiddetto Compromesso Storico tra i comunisti e la sinistra della Democrazia Cristiana fosse diventato realtà. Un panorama terrificante per gli USA: il comunismo al governo della terza potenza economica dell&#8217;Europa e la settima del mondo. Nemmeno le Brigate Rosse erano per l&#8217;accordo, che avrebbe addomesticato definitivamente la classe operaia italiana, inserendo nel potere borghese il partito che rappresentava i suoi interessi. Moro era stato processato, non sequestrato.</p>
<p dir="ltr">E Andreotti? La sua carriera raggiunse, quasi, il culmine quando aspirò alla Presidenza della Repubblica nel 1992, unico incarico non ricoperto, dato che era stato 20 volte ministro e 7 volte primo ministro. La bomba che uccise il giudice Falcone e sua moglie, innescata da un mafioso soprannominato Scannacristiani, fu recepito come un segnale della mafia perché tutto il mondo capisse che Andreotti non era più dei suoi, e che come Presidente della Repubblica sarebbe stato ostaggio del suo passato e per questo vulnerabile. L&#8217;apice della sua carriera lasciò spazio al suo lungo ed agonico finale.</p>
<p dir="ltr">Giudicato dal Tribunale di Palermo fu assolto per prescrizione dei reati di associazione mafiosa, anche se obbligato a pagare un indennizzo. Processato dal Tribunale di Perugia per l&#8217;omicidio Pecorelli, è stato in seguito assolto, condannato a 27 anni di prigione e di nuovo assolto dalla Cassazione. Durante le interminabili udienze, Andreotti, impavido e noncurante di quanto si diceva nella sala, si dedicava alla lettura di Santa Teresa di Lisieux. Me lo raccontò il mio amico Alessandro Benedetti, avvocato presso l’ufficio di Galasso a  Roma, accusatore di Andreotti in quel processo.</p>
<p dir="ltr">Benedetti, all&#8217;epoca sulla metà dei trent&#8217;anni, era ed è un cattolico praticante di sinistra, figlio di un generale dei carabinieri, ed il caso Pecorelli fu il suo primo grande processo come assistente procuratore. La sua posizione ideologica non piaceva al presidente Cossiga che, dopo aver saputo della mia relazione con Benedetti, in occasione della presentazione che feci su di lui in una conferenza della Fondazione Sabino Arana a Bilbao, non esitò a dirmi: &#8220;Il suo amico è un cattocomunista&#8221;, gioco di parole molto italiano, secondo me. Ebbene, durante la pausa di una delle sessioni del processo, Andreotti, uscendo dai suoi pensieri, si rivolse a Benedetti: &#8220;Giovane avvocato, si immagina cosa sarebbe successo in Italia se avesse vinto il Compromesso storico? Quello che è successo in Cile, un aneddoto&#8221;.</p>
<p dir="ltr">&#8220;Se non è vero è ben trovato&#8221;, dicono gli italiani stessi. E  forse questa è la vera storia dell&#8217;Italia, quella occultata, quella raccolta da Giancarlo Caselli nel suo libro ben documentato <em>La vera Storia d&#8217;Italia</em>, un compendio di interrogatori, testimonianze, analisi e sentenze giudiziarie, non ancora tradotto in spagnolo, una passeggiata tra lo splendore e la morte , incredibile nella sua enormità e con lo scomparso Andreotti come attore principale. Se preferite qualcosa di più leggero ma ugualmente devastante, optate per il film di Paolo Sorrentino, <em>Il Divo</em>; chi è capace di reggere due ore di incontenibili emozioni avrà occasione di conoscere il Divino Andreotti. Cosi’ com’era.</p>
<p dir="ltr">In un&#8217;occasione, una giornalista gli chiese: &#8220;Lei crede che andrà in Paradiso?&#8221;. Andreotti rispose: &#8220;Certo, ma più per la bontà della Divina Provvidenza che per meriti miei&#8221;. Belzebù? Il Divino? Scegliete voi.  In ogni caso, il povero Moro si sbagliava: Andreotti se ne è andato lasciando una profonda ed oscura traccia.</p>
<p dir="ltr">(pubblicato l’8 maggio 2013)</p>
<p dir="ltr">* Txema Montero è avvocato e politico dei Paesi Baschi [NdT]</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.deia.com/2013/05/08/opinion/tribuna-abierta/andreotti-y-la-verdadera-historia-de-italia" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Andreotti y la verdadera historia de Italia" di Txema Montero*]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Enrico Letta: il cambiamento che l’Italia aspettava?</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 13:05:10 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Portogallo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica interna]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/portugal.standard.gif" width="32" height="20" alt="Portogallo" title="Portogallo" /><br/>Il nuovo primo ministro italiano è tra coloro che pensano che l'Italia non abbia un futuro al di fuori dell'Unione Europea. Tuttavia contesta il cammino europeo, a suo giudizio troppo improntato all’austerità.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/Público.pt.png" width="150" height="30" alt="Público.pt"  title="Público.pt"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/portugal.standard.gif" width="32" height="20" alt="Portogallo" title="Portogallo" /><br/><p dir="ltr" id="docs-internal-guid-31ed7fdd-843b-a48f-1e13-a39f56b4c143"><strong>Il nuovo primo ministro italiano è tra coloro che pensano che l&#8217;Italia non abbia un futuro al di fuori dell&#8217;Unione Europea. Tuttavia contesta il cammino europeo, a suo giudizio troppo improntato all’austerità.</strong></p>
<p dir="ltr">Conciliatore, moderato, europeista; “il nome della convergenza”, secondo la stampa italiana, “il volto del cambiamento”. Il cambiamento che l&#8217;Italia aspettava? Enrico Letta, primo ministro scelto dal Presidente Giorgio Napolitano, è il numero due del Partito Democratico (PD).</p>
<p dir="ltr">Il percorso politico e lo stile sobrio non danno adito a facili catalogazioni. Dopo la risposta positiva dei mercati a seguito della sua nomina, ha ricevuto il voto di fiducia della Camera dei Deputati questo lunedi’ [29 aprile 2013, NdT]..</p>
<p dir="ltr">Considerato giovane nel contesto politico italiano, Enrico Letta vanta un lungo percorso politico. Cattolico, liberale di sinistra, ha iniziato nella ormai scomparsa Democrazia Cristiana, è stato vicepresidente del Partito Popolare Italiano e, su questa linea, ha fatto parte della coalizione della Margherita, che raccoglieva cattolici di sinistra, socialisti e liberali, e poi nell&#8217;Ulivo di Romano Prodi, che vinse le elezioni nel 1996.</p>
<p dir="ltr">In quel periodo era stato chiamato a presiedere il comitato del Tesoro per preparare il passaggio all&#8217;Euro e due anni dopo entro’ nel Governo come ministro delle Politiche Comunitarie, durante la presidenza di Massimo D’Alema.</p>
<p dir="ltr">E&#8217; stato ministro dell&#8217;Industria e per due volte del Commercio. Nel  nel 2004 è stato eletto deputato europeo per la coalizione dell&#8217;Ulivo. Nel 2007 è stato uno dei fondatori del Partito Democratico. Arrivo’ fino a candidarsi  alla leadership del partito, ma perse nella sfida con Walter Veltroni. Nel 2011 aveva appoggiato il governo tecnico di Mario Monti, dopo l&#8217;uscita di Silvio Berlusconi.</p>
<p dir="ltr">Non è prossimo a Berlusconi – il cui Popolo della Libertà ha dato il benestare alla sua nomina e ha scelto cinque ministri del nuovo esecutivo per uscire dall&#8217;impasse scaturita dalle elezioni di febbraio – se non per legami familiari.</p>
<p dir="ltr">Gianni Letta, suo zio, è il braccio destro di Berlusconi, di cui è stato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, prima e dopo che anche Enrico Letta occupasse questo importante incarico durante il periodo di Romano Prodi.</p>
<p dir="ltr">Questo legame con un personaggio vicino al cuore della destra di Berlusconi è risultato essere un elemento a favore del nuovo primo ministro, alla luce delle sfide politiche per le quali saranno necessari i consensi. Per riformare le istituzioni, dare credibilità al sistema politico e attenuare gli effetti di una povertà dovuta all’alta disoccupazione.</p>
<p dir="ltr">Il nuovo capo del Governo italiano ha doti da “diplomatico”, è una persona capace di raccogliere consensi, mettere d&#8217;accordo posizioni opposte, dicono di lui gli amici ed e gli ex colleghi intervistati dal New York Times.</p>
<p dir="ltr">E&#8217; tra coloro che pensano che “l&#8217;Italia non ha futuro fuori dall’ Unione Europea”, dice al New York Times Lucio Caracciolo, direttore della rivista geopolitica Limes e coautore di due libri assieme a Enrico Letta. “E&#8217; la persona di cui ha bisogno adesso l&#8217;Italia”, sostiene Massimo Bergami, amico e decano della scuola di management dell&#8217;Università di Bologna.</p>
<p dir="ltr">A 46 anni, Letta è uno dei più giovani primi ministri d&#8217;Italia dalla Seconda Guerra Mondiale e il secondo più giovane dell&#8217;Unione Europea, di soli due mesi più vecchio del primo ministro britannico David Cameron. “Pur essendo giovane, ha già accumulato molta esperienza nel Parlamento e nel Governo”, ha detto il Presidente Giorgio Napolitano.</p>
<p dir="ltr"><strong>Un’infanzia trascorsa a Strasburgo</strong></p>
<p dir="ltr">Enrico Letta è nato a Pisa nel 1966. Ma è stato a Strasburgo, cuore del progetto europeo, che ha vissuto gran parte dell&#8217;infanzia. Si è laureato in Scienze Politiche ed ha preso un dottorato in Diritto Comunitario. Nel suo percorso l&#8217;obiettivo è sempre stata l&#8217;Europa, ricorda la Reuters.</p>
<p dir="ltr">L&#8217;età gioca ugualmente a suo favore in un paese in cui la maggior parte delle persone non si rispecchia nella classe politica e desidera un rinnovamento. Ha una solida esperienza di governo e si è guadagnato prestigio e influenza come membro della Commissione Trilaterale e partecipando a molti osservatori internazionali, come l&#8217;Aspen Institute, negli Stati Uniti. Ha creato, in modo simile, la VeDrò in Italia.</p>
<p dir="ltr">Si presenta con quest&#8217;aspetto di politico discreto, influente e conciliatore, non disposto a formare un Governo “ad ogni costo”, come ha detto prima di presentare i suoi 21 ministri, e determinato a convincere l&#8217;Unione Europea a cambiare la direzione intrapresa “troppo improntata all&#8217;austerità”, e a riportare nel proprio paese la fiducia nelle istituzioni.</p>
<p dir="ltr">La rivista britannica Economist indica almeno due qualità in una lunga lista &#8211; “intelligente e ben inserito” &#8211; ma anche due ragioni per le quali il nuovo primo ministro, con il suo “Governo d&#8217;auspicio”, potrebbe non portare a termine i cinque anni di mandato: Letta non era “il” candidato a primo ministro; e la sua nomina non riflette il desiderio di cambiamento dell&#8217;elettorato.</p>
<p dir="ltr">Può essere proprio in questo la sua forza e la garanzia che qualora dovesse cadere il Governo, il futuro politico di Letta non sarebbe scalfito. “E&#8217; un diplomatico, e per questo motivo è difficile bruciarlo”, dice Carnevale Maffè, accademico italiano e amico di Letta, e conclude: “E&#8217; per questo che rappresenta la scelta migliore”.</p>
<p dir="ltr">(pubblicato il 29 aprile 2013)</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.publico.pt/mundo/noticia/enrico-letta-a-mudanca-que-italia-esperava-1592855" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Enrico Letta: A mudança que a Itália esperava?" di  Ana Dias Cordeiro]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Due di buona volontà</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 05:45:34 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Politica interna]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/germany.standard.gif" width="32" height="20" alt="Germania" title="Germania" /><br/>Alla visita di presentazione del nuovo Primo Ministro italiano Angela Merkel dice caldamente di quanto si senta bene accanto a lui. Anche Enrico Letta evita ogni dichiarazione di guerra alla Cancelliera. Tuttavia le differenze ci sono, sono persino evidenti, solo che non devono apparire troppo grandi.

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/Sueddeutsche Zeitung.png" width="150" height="30" alt="Sueddeutsche Zeitung"  title="Sueddeutsche Zeitung"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/germany.standard.gif" width="32" height="20" alt="Germania" title="Germania" /><br/><p> <em>Alla visita di presentazione del nuovo Primo Ministro italiano Angela Merkel dice caldamente di quanto si senta bene accanto a lui. Anche Enrico Letta evita ogni dichiarazione di guerra alla Cancelliera. Tuttavia le differenze ci sono, sono persino evidenti, solo che non devono apparire troppo grandi.</em></p>
<p dir="ltr">Hoppla, la Cancelliera! Conosce Enrico Letta da appena mezz’ora ed eccola già cinguettare. Vorrebbe dire “in presenza del Presidente del Consiglio italiano che mi sento molto bene in sua presenza”. Non è che negli ultimi tempi vada poi così bene fra Berlino e Roma – ed ora qui all’improvviso si flirta? Piano, piano. È naturalmente una chiara esternazione politica di Angela Merkel. È la risposta alla prima domanda alla conferenza stampa, se lei non si sentisse isolata dopo le molteplici critiche alla politica di austerità in Europa, per la quale la cancelliera è ovunque ritenuta responsabile. La cordialità indirizzata all’alto, magro, quasi ascetico uomo attivo alla sua destra è dunque innanzitutto intesa solo come una smentita al suo presunto isolamento. Perlomeno questo non viene comunque contraddetto. Visita di presentazione di Enrico Letta a Berlino martedì sera. Che il nuovo Presidente del Consiglio per prima cosa si rechi in Germania dalla Merkel può significare qualcosa, ma non necessariamente. La Cancelliera se ne felicita; il Presidente del Consiglio non va diretto al punto, ma dice in generale che l’Unione Europea avrebbe sempre avuto buoni risultati quando Italia e Germania avrebbero agito comunemente. Solo il giorno successivo, mercoledì, Letta incontrerà il presidente francese Hollande a Parigi.</p>
<p dir="ltr"><strong>Consolidamento e crescita</strong></p>
<p dir="ltr">A Berlino Letta non dice nulla che potrebbe far rilevare una dichiarazione di guerra alla Merkel. Ci sono differenze, certo, evidenti, ma entrambi sono impegnati a non lasciarle apparire insormontabili. La Merkel enfatizza più volte il fatto che il consolidamento di bilancio e la crescita economica non possono essere poste in contrasto, anzi si determinano reciprocamente. Letta d’altro canto non suscita l’impressione di voler allentare la politica di austerità per l’Italia. Al contrario apre il suo discorso con l’indicazione che il nuovo governo verrebbe con “il fermo impegno di continuare sulla strada del risanamento di bilancio”.   Tuttavia si aspetta dall’Europa che “riguardo alla crescita mostri la stessa decisione con cui ha introdotto le regole per l’indebitamento minimo”. La Merkel ammette che in alcuni posti potrebbe essere ancora migliore, perciò Letta apprezza le decisioni finora prese dall’Unione Europea, alla cui struttura egli si vorrebbe rifare. La Merkel e Letta – due persone di buona volontà.</p>
<p dir="ltr"><strong>Si brontola – non solo in Italia</strong></p>
<p dir="ltr">Certe differenze fra la Cancelliera e il suo ospite esistono anche riguardo quanto già è stato cambiato in Italia. La Cancelliera dice che il paese sarebbe “già a buon punto” sulla strada dello svolgimento dei suoi compiti. Ma su questo punto, è bene saperlo, lei parla sempre così, anche in Grecia. È una classica Frase-Merkel, abbastanza indeterminata, sia che si tratti di apprezzare cose già avvenute che per aspettarsi progressi. Per Letta le cose stanno diversamente. Con un occhio agli obblighi verso l’Unione Europea, afferma orgoglioso: “Noi abbiamo fatto il nostro”. Il ministro per l’industra e compagno di partito di Letta, Flavio Zanonato, diffonde tuttavia, con un’intervista a La Repubblica, già l’idea di ritrattare il patto europeo di stabilità e di non calcolare più in futuro il limite del 3 percento relativo alle performance economiche per ciò che riguarda gli investimenti futuri.  Si brontola, e non solo in Italia. Anche il secondo ospitante di Letta, Hollande, ha già ventilato questa idea. E il nuovo Premier in persona, appena entrato in carica, aveva reclamato un allontanamento rispetto alla politica di austerità: “Da soli, i programmi di risparmio, ci uccideranno tutti”, aveva detto già lunedì in occasione della sua dichiarazione di governo. Alla Camera e al Senato ciò gli ha fruttato la larga maggioranza in occasione del voto di fiducia. La Commissione Europea si è vista quantomeno indotta a ricordare a Letta le promesse fatte dal precedente governo di Mario Monti: “Gli obiettivi concordati con l’Italia restano validi”, ha detto a Bruxelles un portavoce del Commissario per l’economia dell’Unione Europea Olli Rehn. “Sono sicuro di potermi fidare delle promesse di continuare sulla strada delle necessarie riforme”, ha dichiarato il Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso. Che la cancelliera si senta apertamente bene con Letta può anche dipendere un poco da questi precedenti. Il rapporto con Mario Monti si era fatto un po’ pesante, dopo che la Merkel si era sentita raggirata al vertice estivo dello scorso anno dell’UE.</p>
<p dir="ltr"><strong>Competenza in tema di coalizioni</strong></p>
<p dir="ltr">Il suo predecessore Silvio Berlusconi, pure, si era sentito trattato male dalla Merkel, e nell’ultima campagna elettorale aveva apertamente sparlato della cancelliera tedesca. Alla domanda sul ruolo di Berlusconi nella Grande Coalizione italiana, la Merkel ha risposto martedì sera: “Credo che tutti coloro che partecipano, direttamente o indirettamente, a questo governo sono consapevoli delle proprie responsabilità”.  Alla cena dopo la conferenza stampa, Letta ha dichiarato ai giornalisti di volersi consigliare con la Merkel su come si dirige una Grande Coalizione. Se dovesse segretamente puntare ad estromettere Berlusconi dal governo, allora significa che ha trovato nella cancelliera tedesca un’interlocutrice competente: la Merkel a suo tempo, come è noto, ha governato all’opposizione i suoi partner della Grande Coalizione. Per precauzione la cancelliera ha annunciato, che dopo la cena con Letta “non ci sarà nessuna seconda conferenza stampa”.</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.sueddeutsche.de/politik/angela-merkel-und-italiens-premier-enrico-letta-zwei-die-guten-willens-sind-1.1662925-2" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Zwei, die Guten Willen sind" di Nico Fried]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Emma Bonino, la pasionaria federalista europea</title>
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		<pubDate>Sat, 04 May 2013 10:15:16 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Personaggi d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica interna]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/france.standard.gif" width="32" height="20" alt="Francia" title="Francia" /><br/>Atipica e inclassificabile, l’ex-militante del partito radicale italiano, nominata Commissario Europeo da Silvio Berlusconi nel 1995, non ha peli sulla lingua e gode di un temperamento energico.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/Les Échos.png" width="150" height="30" alt="Les Échos"  title="Les Échos"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/france.standard.gif" width="32" height="20" alt="Francia" title="Francia" /><br/><p dir="ltr">Atipica e inclassificabile, l’ex-militante del partito radicale italiano, nominata Commissario Europeo da Silvio Berlusconi nel 1995, non ha peli sulla lingua e gode di un temperamento energico.</p>
<p>Imprevedibile ed incontrollabile, Emma Bonino ha di rado smentito la sua reputazione di “ribelle”. Eletta per la prima volta nel 1976 nelle liste del partito radicale, la “pasionaria” europea è stata parte attiva di numerose battaglie. [Sostenitrice della] legalizzazione dell’aborto, promotrice del referendum contro l’energia nucleare nel 1986, in favore della legalizzazione delle droghe leggere, questa atipica liberale non ha neppure mai esitato a cambiare etichetta politica per portare avanti le “sue” battaglie.</p>
<p dir="ltr">Rieletta deputato nelle liste del partito Forza Italia di Silvio Berlusconi nel 1994, nominata dal “Cavaliere” nel 1995 Commissario Europeo a Bruxelles è stata anche, dal 2006 al 2008, Ministro del Commercio Internazionale e delle Politiche Europee nel governo Prodi, prima di essere eletta Vice-Presidente del Senato.</p>
<p><strong>Reputazione internazionale<br />
</strong>“Nel medio e lungo termine, le politiche di austerità non saranno sufficienti a toglierci dai guai” dichiarava Emma Bonino al sito Telos. Ardente promotrice della difesa dei diritti civili e di tante campagne internazionali in favore dei tribunali contro i crimini di guerra in ex-Jugoslavia e in Rwanda, Emma Bonino può essere ascritta, come Altiero Spinelli, nella grande tradizione dei fondatori del movimento federalista.</p>
<p>Come Mario Monti, deve una grande parte del suo prestigio internazionale alla nomina,conferitale da Silvio Berlusconi, di Commissario Europeo incaricato delle politiche sanitarie e la protezione dei consumatori, a Bruxelles, dal 1995 al 1999. È in quel momento che si impone con l’immagine di donna politica energica, schietta e dal carattere incontestabile. Anche se la sinistra radicale guarda al suo percorso con sospetto, la Bonino può contare su una solida rete internazionale, soprattutto attraverso la sua partecipazione al “think tank” Potenza Europa.</p>
<p>Federalista convinta, Emma Bonino è anche una liberale tutta d’un pezzo. “Sono contraria all’idea che lo Stato debba assistere il cittadino dalla culla alla tomba” ama ripetere. In questo senso, l’ex-“pasionaria” del partito radicale di Marco Pannella si trova in una posizione ideale per fare da sintesi tra le pulsioni contraddittorie dell’austerità e il rilancio a livello europeo. Ancora di recente considerata come una candidata potenziale al Quirinale, prima della rielezione di Giorgio Napolitano, “la pasionaria” europea dovrebbe portare una ventata di rinnovamento alla Farnesina, la sede del ministero degli Esteri a Roma.</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.lesechos.fr/economie-politique/monde/actu/0202735612535-italie-emma-bonino-la-passionaria-federaliste-europeenne-562580.php" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Italie : Emma Bonino, la passionaria fédéraliste européenne" di Pierre de Gasquet]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>L’Incubo romano</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2013 00:49:34 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Politica interna]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/germany.standard.gif" width="32" height="20" alt="Germania" title="Germania" /><br/>Berlusconi torna vincente, la sinistra si decompone

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/TAZ.png" width="150" height="30" alt="TAZ"  title="TAZ"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/germany.standard.gif" width="32" height="20" alt="Germania" title="Germania" /><br/><p>Sembrano appartenere ad un passato ormai lontano quei giorni di novembre del 2011, quando Silvio Berlusconi lasciava il governo tra insulti e scandali, mentre migliaia di persone festeggiavano le sue dimissioni con grida e cori di fischi. In quel momento sembrava definitivamente liquidato e il suo partito precipitava al di sotto del 10 percento.Eppure adesso Berlusconi è tornato, e questa volta può non solo rivendicare di aver messo al tappeto il dimissionario leader del Partito Democratico (PD) Pierluigi Bersani, facendo così – in poco meno di 20 anni – l’en plein della quasi dozzina di leader di sinistra caduti ingloriosamente contro di lui.</p>
<p>Berlusconi può vantarsi anche e soprattutto di aver ottenuto la soluzione desiderata: la coalizione con il PD. Una soluzione che adesso il Presidente della Repubblica Napolitano e la maggior parte dei quotidiani italiani elogiano come una grande coalizione di come se ne vedrebbero anche altrove, specialmente in tempi di crisi. E’ vero il contrario: il ritorno di Berlusconi al centro del potere non fa altro che consolidare l’anomalia della democrazia italiana. Un’anomalia basata sul fatto che il politico più forte non solo continua a trascinarsi dietro i suoi conflitti d’interesse, ma ha anche un mucchio di processi &#8211; per evasione fiscale, istigazione alla prostituzione di minorenni e altro ancora &#8211; che pendono sulla sua testa.</p>
<p>E forse il vero incubo per l’Italia deve ancora venire. Berlusconi avrebbe infatti reali possibilità, in caso di un fallimento del governo Letta – che egli può tra l’altro decretare in qualsiasi momento – di vincere le prossime elezioni e farsi eleggere come successore di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica. In tal caso la “Berlusconizzazione” del paese sarebbe completa – così come il crollo della sinistra italiana.</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://taz.de/Kommentar-zur-Regierungsbildung-in-Italien/!115331/" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Römische Albtraum" di Michael Braun]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>La macchina teologico-politica che governa l’Italia</title>
		<link>http://italiadallestero.info/archives/18328</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 11:42:33 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Società cultura religione]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/switzerland.standard.gif" width="32" height="20" alt="Svizzera" title="Svizzera" /><br/>Mario Cifali, psicanalista italiano, parte da un recente libro del filosofo ed ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari per denunciare l'ipocrisia e l'impostura che secondo lui spadroneggiano nella penisola da duemila anni]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/Le Temps.png" width="150" height="30" alt="Le Temps"  title="Le Temps"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/switzerland.standard.gif" width="32" height="20" alt="Svizzera" title="Svizzera" /><br/><p>Mario Cifali, psicanalista italiano, parte da un recente libro del filosofo ed ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari per denunciare l&#8217;ipocrisia e l&#8217;impostura che secondo lui spadroneggiano nella penisola da duemila anni</p>
<p>Massimo Cacciari è un filosofo considerato liberale e populista dall&#8217;Italia social-democratica. E’ stato sindaco di Venezia. Wikipedia parla di una sua relazione sentimentale con l’ex-moglie di Berlusconi. Il suo ultimo libro, “Il potere che frena” (Ed. Adelphi) è un best-seller editoriale.</p>
<p>Della seconda lettera di San Paolo ai Tessalonicesi, precisamente della forza politico-religiosa che frena il dilagare del male e il trionfo del bene, Cacciari fa il suo obiettivo. Scrive in proposito un commento filosofico e sacerdotale, o meglio: prende in esame l&#8217;eredità cristiana che, secondo Nietzsche, è &#8220;la più alta forma immaginabile di corruzione”.</p>
<p>Numerosi filosofi italiani fanno la corte al potere. Cacciari non ne è esente. Il suo discorso, dai forti toni accademici, è prigioniero di un metodo per nulla innocente nel paese del papato, un metodo che sfugge i colpi di martello nietzschiani: &#8220;Combattere le bugie più sacre ancor più che qualsiasi altra bugia.&#8221;</p>
<p>Prendendo a testimonianza la forza reazionaria dilagante, Cacciari affronta i legami tra teologia e politica, più per combatterne la nevrosi che per metterli in discussione. Poco gli importa che i presunti stati superiori, quelli che la Chiesa valorizza, siano delle credenze deliranti: &#8220;Credo perché è assurdo&#8221; (Tertulliano). Ha costruito piuttosto un&#8217;interpretazione sulla connaturalità tra sovranità politica e teologica. Non secondo le teorie di Freud, per il quale la religione è dipendente della nevrosi infantile, o secondo quelle di Carl Schmitt, per cui i concetti politici sono di origine teologica. Ciò che il filosofo sostiene, è un rapporto ambivalente fatto di obblighi e di compromessi tra sovranità religiosa e politica, in cui credere significa non voler sapere.</p>
<p>Figlia millenaria della chiesa romana, la politica in Italia è prigioniera di superstizioni che agiscono all&#8217;interno delle masse e dei governanti. Gli antichi dei sopravvivono celati dalla maschera dei nuovi. Cacciari adula gli uni e gli altri senza aprire gli occhi. Evita i pensatori non convenzionali che frugano tra ciò che per venti secoli hanno frainteso, come per esempio Giordano Bruno e, più vicino a noi, gli psicanalisti. E non si azzarda nell’analisi del non sapere, ancor meno in quella del sapere che non conosce: l&#8217;inconscio in senso freudiano.</p>
<p>Leggendo questo filosofo, non è chiaro chi nella religione o nella politica incarna la &#8220;vera Circe dell&#8217;umanità, la peggiore forma morale della volontà di mentire&#8221;. Una difficoltà insolubile è infatti al centro delle sue elucubrazioni. La sua retorica blocca la scomoda apertura e piega il dibattito di fondo che mette in contrasto, fin dall&#8217;inizio dell&#8217;era cristiana, il parlare di amore della verità con la menzogna politico-clericale.</p>
<p>In Italia, il potere che idealizza, sia esso politico o ecclesiastico, tiene il passo alle forze che egli dice di combattere, inadatto a promuovere una lotta di liberazione. In lui, sovranità &#8220;spirituale&#8221; e &#8220;laica&#8221; si intrecciano l’un l’altra inzaccherandosi. I principi neri non sono mai bianchi. La maggior parte dei politici sono credenti. Il godimento sessuale non si fa sfuggire nessuno alla sua influenza: che si tratti di un prete, un Papa o un Cavaliere. Gli scandali parlano da sè. Politica e religione governano per i propri interessi. Restare in vita è il loro scopo. Dichiarare &#8220;Dio è la verità&#8221; &#8211; che si tratti di denaro o santità &#8211; è più importante rispetto al dichiarare &#8220;la verità è Dio&#8221;.</p>
<p>Le proposte di Cacciari hanno un merito: rendere tangibile l&#8217;impostura della politica giudaico-cristiana. Agostino, Dante e Dostoevskij sono gli scrittori che egli mette in mezzo e sconfigge. Uno vuole detronizzare la sacralità del potere imperiale, l&#8217;altro lotta contro il potere ecclesiastico e, nel XIX secolo, il terzo vuole rievocare l&#8217;Anticristo. Nello stesso periodo, in Italia vede la luce la personificazione delle altezze e delle profondità senza eguali, né superman né fascista: Zarathustra-Nietzsche. Con lui, la verità dell&#8217;analisi affronta i furfanti e le scelleratezze; smonta, come mai prima, gli ingranaggi della macchina teologico-politico.</p>
<p>Nel paese dei Papi, il potere che rallenta è il sintomo. Appoggia la fondatezza del sistema e contemporaneamente proclama che deve cambiare. Tra il messaggio di Gesù, la Chiesa cattolica ei politici italiani, di sinistra e di destra, che fanno la comunione la domenica, c’è più di una ipocrisia, più di una decadenza. Solo una parola di verità, paragonabile a quella di un Zarathustra, potrebbe infrangere i codici in decomposizione.</p>
<p>Uno può sognare, ma non deve confondersi. Chiedere agli italiani di modificare le proprie credenze è difficilmente immaginabile. La maggior parte non ha alcuna intenzione di cambiare il proprio rapporto di soddisfazione con la religione, la politica e, ultima ma non meno importante, con la donna. In Italia, nessuna riforma profonda e duratura può emergere senza passare prima attraverso un cambiamento individuale. &#8220;Sono gli uomini che devono cambiare,&#8221; mi ha detto una volta un albergatore di Capua, non lontano da Napoli.</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.letemps.ch/Page/Uuid/a926087e-9c92-11e2-911e-7fa67e09547b/La_machine_théologico-politique_qui_gouverne_lItalie" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "La machine théologico-politique qui gouverne l’Italie" di Mario Cifali]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Un mediatore nato succede a Monti</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 13:16:59 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica interna]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/france.standard.gif" width="32" height="20" alt="Francia" title="Francia" /><br/>Enrico Letta, l’ex “Mazarino di Prodi” è considerato il più quotato per formare il governo dell’ultima spiaggia.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/Les Échos.png" width="150" height="30" alt="Les Échos"  title="Les Échos"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/france.standard.gif" width="32" height="20" alt="Francia" title="Francia" /><br/><p dir="ltr" id="docs-internal-guid-2144e357-55e2-10c0-6a11-997b73af2ea5">L’ex “Mazarino di Prodi” è considerato il più quotato per formare il governo dell’ultima spiaggia.</p>
<p dir="ltr">A forza di restare nell’ombra, lo avremmo quasi dimenticato. Un po’ eclissato dal Rottamatore [in italiano nel testo, N.d.T.] Matteo Renzi (sindaco di Firenze), o dal “Doctor Subtilis” Giuliano Amato, Enrico Letta è ciononostante uno dei più quotati per tentare di rimettere insieme i cocci di un sistema politico in piena crisi. Dei tre toscani in pista, ad oggi è  il più “consensuale”.<br />
A lungo considerato l’ “enfant prodige” del centro sinistra italiano, questo europeista convinto non ha esitato a sottolineare ieri la necessità di un cambio di rotta riguardo l’austerità. Ironia della sorte, riceve la missione di formare il governo dell’ultima spiaggia proprio nel momento in cui il suo partito è lacerato da divisioni interne.</p>
<p dir="ltr"><strong>Sobrio, discreto e apprezzato per i suoi modi affabili<br />
</strong>“Dopo un discorso simile c&#8217;è solo da agire. Senza perder tempo. Senza spirito di fazione. E pensando solo ai problemi del paese”. Il primo tweet di Enrico Letta dopo la rielezione di Giorgio Napolitano al Quirinale riassume bene il suo stato d’animo. Discreto, sobrio e apprezzato per la sua esemplare affabilità, questo europeista convinto è già stato il più giovane ministro della storia italiana, nominato ministro delle Politiche Comunitarie nel governo D’Alema I nel 1998 a 32 anni. Oggi sta per diventare uno dei tre più giovani Presidenti del Consiglio della penisola (insieme a Giovanni Goria ed Amintore Fanfani).</p>
<p dir="ltr">Iniziato alla politica da suo zio Gianni Letta, eminenza grigia di Silvio Berlusconi e vicino al Vaticano, si fa carico di questa parentela potenzialmente “ingombrante” e contraddittoria. E’ anche una delle chiavi del suo statuto bipartitico. “I governi passano: c’è sempre un Letta a Palazzo Chigi!” si ironizza quando il nipote del “Richelieu di Berlusconi” viene nominato Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio da Romano Prodi, nel 2006.</p>
<p dir="ltr">A differenza di Pier Luigi Bersani, nasce democristiano. E’ anche europeista convinto. Dopo un infanzia a Strasburgo e la laurea in diritto internazionale all’Università di Pisa, Enrico Letta viene eletto a 25 anni Presidente dei giovani democristiani. Ministro degli Affari Europei nel 1998. diventa ministro dell’Industria del Commercio e dell’Artigianato nel secondo governo D’Alema, ne 2000, poi nella squadra di Giuliano Amato.</p>
<p>Anche se non brilla per carisma, l’ex “Mazarino di Prodi” divide meno di Bersani, nota un osservatore. Dal suo influente zio eredita uno spiccato senso della misura che non dovrebbe diventare un freno.</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.lesechos.fr/economie-politique/monde/actu/0202728181426-un-mediateur-ne-pour-succeder-a-monti-561609.php" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Un « médiateur-né » pour succéder à Monti" di Pierre de Gasquet]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Un uomo giovane della vecchia scuola</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Apr 2013 16:03:01 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Politica interna]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/switzerland.standard.gif" width="32" height="20" alt="Svizzera" title="Svizzera" /><br/>Mercoledì al volante della propria auto, una sobria famigliare della Fiat, Enrico Letta ha fatto il suo ingresso al Quirinale per ricevere dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l’incarico di...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/Neue Zürcher Zeitung.png" width="150" height="30" alt="Neue Zürcher Zeitung"  title="Neue Zürcher Zeitung"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/switzerland.standard.gif" width="32" height="20" alt="Svizzera" title="Svizzera" /><br/><p dir="ltr">Mercoledì al volante della propria auto, una sobria famigliare della Fiat, Enrico Letta ha fatto il suo ingresso al Quirinale per ricevere dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l’incarico di formare il governo. Il neo eletto presidente del Consiglio, che l’autore di questo articolo ha avuto l’occasione di incontrare poche sere fa in una macelleria, dove assolutamente inosservato tra il resto della clientela stava acquistando delle cotolette panate per la famiglia. Gianna Fragonara, sua seconda moglie, da cui ha avuto tre figli, probabilmente era troppo impegnata dal lavoro nel suo ufficio della redazione del “Corriere della Sera”.</p>
<p dir="ltr">In un paese come l’Italia, dove i politici circolano su auto di lusso dotate di lampeggianti blu, scortati dagli agenti di scorta o più spesso seguiti dai portaborse, questo colpisce sicuramente. Un ulteriore particolare degno di nota nella famigerata gerontocrazia italiana, consiste nel fatto che Letta ha solo 46 anni. Il politico, nato a Pisa, non possiede certo l’eloquenza carismatica ne’ l’impetuosità tuttavia misurata del suo collega di partito Matteo Renzi, il 38enne sindaco di Firenze.</p>
<p dir="ltr">Letta qui però non veste i panni di avversario elettorale, ma quelli di colui che deve mettere in piedi un governo formato dalla sinistra, dai centristi e dai luogotenenti di Berlusconi. Si tratta, e l’aspetto non mente, di un uomo relativamente giovane, che dopo l’università  con modi garbati, una grande onestà e molto zelo si è fatto strada tra le fila dei democristiani per poi sfociare nel Partito Democratico dove ha rivestito la carica di vicesegretario nazionale. Letta fu voluto soprattutto dall’influente economista e più volte ministro Beniamino Andreatta, che ebbe tra i suo studenti anche l’ex presidente del consiglio e della commissione europea Romano Prodi.</p>
<p dir="ltr">Grazie alla cordata, Letta nel 1998 è stato il più giovane ministro italiano del dopoguerra, con competenze in campo europeo. Dal 1999 fino al 2001 è stato anche ministro per l’industria. Letta da sempre considerato dai compagni di partito uno scettico, possiede anche ottime conoscenze politiche ed economiche in campo internazionale, a partire dalla commissione trilaterale all’istituto Aspen, fino al gruppo Bilderberg. Dal 2006 al 2008 ha ricoperto l’incarico di sottosegretario del premier, di fatto il braccio destro di Prodi, stessa funzione che suo zio Gianni Letta, democristiano di destra, ha svolto da sempre per Berlusconi. Non stupisce il fatto quindi  che il Cavaliere abbia approvato la nomina del giovane Letta.</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.nzz.ch/aktuell/international/junger-mann-alter-schule-1.18070579" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Junger Mann alter Schule" di Nikos Tzermias]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Un politico eccezionale</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Apr 2013 06:33:47 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Portogallo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica interna]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/portugal.standard.gif" width="32" height="20" alt="Portogallo" title="Portogallo" /><br/>Conosco Giorgio Napolitano e l’ho sempre ammirato. Non ha mai avuto niente a che fare con i comunisti portoghesi. Né con i leninisti, e molto meno con gli stalinisti]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/Diario de Noticias.png" width="150" height="30" alt="Diario de Noticias"  title="Diario de Noticias"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/portugal.standard.gif" width="32" height="20" alt="Portogallo" title="Portogallo" /><br/><p dir="ltr" id="docs-internal-guid--9587ce4-4f56-c76d-1abc-855f73f9d97e">In un momento di acuta crisi dell’Italia &#8211; la terza economia dell’Unione Europea &#8211; con i partiti che non si mettono d’accordo e con l’eurocrata Mario Monti, amico della cancelliera Merkel, che non solo non ha risolto i problemi finanziari ed economici ma ha anche creato una situazione politica e sociale difficilmente risolvibile, arriva ora con immensa sorpresa la rielezione del Presidente della Repubblica Giorgio Napollitano, di 87 anni, per un nuovo mandato, dato che il suo termina il prossimo 18 maggio.</p>
<p dir="ltr">Giorgio Napolitano ha accettato la sfida come un “dovere patriottico” e dopo cinque votazioni è stato rieletto, a 87 anni ripeto, per un nuovo mandato. E’ un’impresa!</p>
<p dir="ltr">Conosco Giorgio Napolitano e l’ho sempre ammirato. Non ha mai avuto niente a che fare con i comunisti portoghesi. Né con i leninisti, e molto meno con gli stalinisti.</p>
<p dir="ltr">Gli eurocomunisti italiani era un’altra cosa. Hanno sempre lottato contro il fascismo e per la libertà, e mai hanno avuto a che fare con lo stalinismo, e neanche con i comunisti francesi, anche se per un periodo anche questi si sono chiamati eurocomunisti. Ma erano sempre in qualche modo filosovietici, a differenza degli eurocomunisti italiani.</p>
<p dir="ltr">Ci siamo incontrati prima del 25 Aprile [il 25 aprile 1974 ebbe luogo la cosiddetta Rivoluzione dei Garofani che mise fine alla dittatura Salazar, NdT] , in Italia, in diverse riunioni internazionali, in Jugoslavia per esempio, in Francia, in Africa e, dopo la Rivoluzione dei Garofani a Lisbona, in Spagna, e siamo stati eletti allo stesso tempo deputati al Parlamento Europeo, dove io ero il più vecchio seguito da lui, con una differenza di uno o due anni, secondo i mesi. Siamo dunque diventati molto amici, in totale sintonia politica, e ho sempre ammirato quel personaggio estremamente modesto, tollerante e immensamente semplice. Dopodiché, ci siamo incontrati diverse volte in Italia e a Lisbona (dove lui e sua moglie cenarono a casa mia) e a Roma, dove lo trovai già Presidente della Repubblica.</p>
<p dir="ltr">Di recente mi ha spedito un quaderno di memorie, che io vorrei fosse tradotto in portoghese, ma l’editore non l’ha ancora fatto. E’ un libro in cui si vede la complessità della politica italiana, che Napolitano conosce meglio di chiunque altro e la cui attualità continua ad essere enorme. Napolitano è riuscito, senza crisi, a fare lasciare da Berlusconi l’’incarico di primo ministro, per il quale era stato eletto. Ora il partito di Berlusconi, come anche il Partito Democratico di Pier Luigi Bersani oltre ad altri, hanno votato la rielezione di un politico di 87 anni per un altro mandato, in un paese importantissimo come l’Italia, con una crisi doppia, sicuramente la più grave dal dopoguerra &#8211; perché è finanziaria, economica, politica, ambientale &#8211;  e perché abbia il coraggio di mantenere l’incarico per qualche anno ancora.</p>
<p dir="ltr">E sicuramente &#8211; e solo &#8211; per ragioni patriottiche.</p>
<p dir="ltr">Giorgio Napolitano è un uomo lucido, di forti convinzioni. Il grande statista europeo di un’Europa in crisi che, da agnostico, ha ricevuto ora lo stimolo dell’appoggio pubblico dell’attuale papa Francesco. Non tutto è perduto in Europa. C’è speranza.</p>
<p dir="ltr">* Mário Soares, del Partito Socialista Portoghese, è stato due volte Primo Ministro e due volte Presidente della Repubblica in Portogallo.</p>
<p dir="ltr">(pubblicato il 23 aprile 2013)</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.dn.pt/inicio/opiniao/interior.aspx?content_id=3180790&seccao=M%E1rio%20Soares&tag=Opini%E3o%20-%20Em%20Foco" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Um político excepcional" di MÁRIO SOARES*]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Lo strano trionfo di Re Giorgio</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Apr 2013 13:49:59 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Spagna]]></category>
		<category><![CDATA[Politica interna]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/spain.standard.gif" width="32" height="20" alt="Spagna" title="Spagna" /><br/>Il primo Presidente della Repubblica ad essere rieletto]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/El País.png" width="150" height="30" alt="El País"  title="El País"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/spain.standard.gif" width="32" height="20" alt="Spagna" title="Spagna" /><br/><p dir="ltr" id="docs-internal-guid-1fbb66f4-4bba-72ca-597b-a2601c0d12d0">Il primo Presidente della Repubblica ad essere rieletto</p>
<p dir="ltr">Sfortunatamente per l’Italia i trionfi del presidente Napolitano, si costruiscono sulle disgrazie del prossimo. Ai primi di luglio del 2009 Barack Obama arrivò in Italia per partecipare al vertice del G-8. Prima di incontrare Silvio Berlusconi (già coinvolto negli scandali di prostituzione) e di visitare le macerie del recente terremoto all’Aquila, il presidente degli Stati Uniti volle incontrare il presidente Napolitano e sua moglie, Clio Bittoni.</p>
<p dir="ltr">Dopo aver prolungato fin quasi a un’ora un incontro per cui erano previsti 25 minuti, Obama &#8211; in un esercizio spettacolare di diplomazia &#8211; tracciò un profilo del presidente italiano, vecchio comunista e padre della carta costituzionale, giudizio che implicitamente rappresentava una critica severa a Berlusconi: “Napolitano gode di un’ottima reputazione. E merita l’ammirazione di tutto il popolo italiano non solo per la sua carriera politica, ma anche per la sua integrità e gentilezza: è un vero leader morale e rappresenta nel modo migliore il vostro paese”.</p>
<p dir="ltr">Ora la figura politica di Giorgio Napolitano (Napoli, 1925) torna a innalzarsi su un paesaggio di macerie. Più che un successo personale il fatto di essere il primo presidente della Repubblica rieletto significa la sconfitta irrimediabile della politica italiana. E, in tutta sincerità, anche di se stesso.</p>
<p dir="ltr">Il caos assoluto e palese che sta attraversando l’Italia (54 giorni dopo le elezioni non esiste ancora un governo e i partiti non sono capaci di eleggere un presidente condiviso in un paese di 60 milioni di abitanti) ha molto a che vedere con la decisione presa da Giorgio Napolitano nel novembre 2011.</p>
<p dir="ltr">Quella rischiosa operazione per sostituire Berlusconi con un ministro tecnico, scelto arbitrariamente con la compiacenza dei mercati ma non degli elettori e chiamato a portare una ventata di ossigeno alla politica, mai concretizzatasi, è stata un insuccesso. Prova di tutto ciò è che le relazioni tra Napolitano e Mario Monti si sono raffreddate nel Natale del 2012, senza che nessuno dei due si preoccupasse molto di nasconderlo, quando il primo ministro tecnico decise la sua discesa in politica dopo averlo negato per mesi.</p>
<p dir="ltr">Monti si toglieva la maschera da tecnico dopo aver seguito scrupolosamente il copione economico scritto da Angela Merkel, lasciando però incomplete le riforme democratiche suggerite espressamente da Napolitano: riforma della legge elettorale, trasparenza nei conti economici della politica&#8230; Monti era riuscito a convincere i politici a far tirare la cinghia agli italiani, ma la sua mai.</p>
<p dir="ltr">L’Italia sta meglio ora rispetto al novembre 2011, quando Napolitano chiese una pausa della democrazia? La decisione di accettare un nuovo mandato, come se non ci fosse un altro uomo o un’altra donna capaci in Italia, è un segnale positivo che si comunica all’estero? Se né la borsa né lo spread si lamentano della mancanza di un governo &#8211; devono essercisi abituati &#8211; perchè tanta fretta, se il suo mandato non scade fino al prossimo 15 maggio? Napolitano non sta rischiando di dilapidare il suo grande capitale di statista e di uomo equo?</p>
<p dir="ltr">Subito dopo essersi laureato in Diritto, il giovane Napolitano fondò nel 1942 un gruppo antifascista che durante la Seconda Guerra Mondiale prese parte a numerose azioni conto i nazisti. Nel 1945, a soli 20 anni, si unì al PCI dove rimase fino al 1991. La sua rottura con il comunismo ufficiale ebbe luogo nello storico congresso di Rimini.</p>
<p dir="ltr">Napolitano, che era stato eletto deputato in varie occasioni e aveva l’incarico della politica estera nel cosiddetto “governo ombra” del PCI, si unì al Partito Democratico della Sinistra.</p>
<p dir="ltr">Nel 1992, dopo alcuni mesi come eurodeputato, ritornò per sostituire come presidente della Camera dei Deputati Oscar Luigi Scalfaro, che era stato eletto presidente della Repubblica.</p>
<p dir="ltr">Nel 1996, Romani Prodi lo nominò ministro dell’Interno, un vero pilastro in Italia, considerando il suo passato comunista. Dal 1999 al 2004 fu rieletto eurodeputato e il 10 maggio del 2006 &#8211; già avvolto da una meritata aurea di grande statista e uomo di consenso, fu eletto presidente della Repubblica alla quarta votazione. Tra i 1000 grandi elettori, a votarlo furono in 543.</p>
<p dir="ltr">Sette anni fa, durante il discorso di investitura, Giorgio Napolitano difese uno Stato Laico indipendente dalla Chiesa, criticò il pregiudizio degli italiani contro “l’energia femminile”  e tuonò contro la “gerontocrazia maschile” che governava il paese.</p>
<p>Ieri  [20 aprile 2013, NdT], nell’accettare la rielezione a capo dello Stato, l’Italia non è sembrata molto diversa da quella che si era impegnato a cambiare. I vescovi lo hanno chiamato perchè guidasse il paese, nel comitato dei saggi che egli stesso ha nominato per provare a uscire dal labirinto politico non c’è una sola donna, e lui non ha più 80 anni, ma 87. Anche se il suo prestigio è diminuito a causa dell’operazione Monti, così come affermano i dati Eurispes, gli italiani continuano a rispettarlo e Barack Obama continua a chiamarlo amico. Ma, alla conferma della sua rielezione, Berlusconi ha tirato fuori dalla valigia dei ricordi un grande sorriso. E questo è sempre un fatto inquietante.</p>
<p>(pubblicato il 19 aprile 2013)</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://internacional.elpais.com/internacional/2013/04/20/actualidad/1366479381_260373.html" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "El extraño triunfo del rey Jorge" di Pablo Ordaz]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Se Battiato è sessista, l’Italia si merita Berlusconi</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Apr 2013 12:30:22 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Spagna]]></category>
		<category><![CDATA[Società cultura religione]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/spain.standard.gif" width="32" height="20" alt="Spagna" title="Spagna" /><br/>Il musicista Manu Ferrón, che ha aiutato il cantante italiano ad adattare allo spagnolo il suo ultimo disco, parla della sua "ingiusta" sospensione da assessore alla Cultura per aver chiamato "troie" i parlamentari del suo paese]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/El Correo.png" width="150" height="30" alt="El Correo"  title="El Correo"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/spain.standard.gif" width="32" height="20" alt="Spagna" title="Spagna" /><br/><p dir="ltr" id="docs-internal-guid-3b611254-4121-fc06-7c59-85d3211f870e"><strong>Il musicista Manu Ferrón, che ha aiutato il cantante italiano ad adattare allo spagnolo il suo ultimo disco, parla della sua &#8220;ingiusta&#8221; sospensione da assessore alla Cultura per aver chiamato &#8220;troie&#8221; i parlamentari del suo paese.</strong></p>
<p dir="ltr">Il giorno in cui Franco Battiato ha accettato di diventare assessore alla Cultura della regione Sicilia, rinunciando inoltre allo stipendio che gli spettava per l’incarico, molti hanno recuperato parte della fiducia verso il sistema, persa spesso durante gli ultimi anni, tra scandali sessuali, casi di  corruzione &#8230; e non solo in Italia. Battiato, l&#8217;artista completo, un punto di riferimento, la coerenza fatta persona, colui che ha detto più di una volta &#8220;canto contro i politici con piacere&#8221;, aveva lasciato in disparte le sue diffidenze per lavorare insieme a loro. Ciò significava dunque che vale ancora la pena lottare per gli  ideali e che l&#8217;immagine che abbiamo di quel paese era forse troppo distorta, tra l&#8217;altro, dall’effetto Berlusconi e veline, come quella certa Ruby Rubacuori che riappare ultimamente sui giornali affermando che non è &#8220;mai&#8221; andata a letto con l&#8217;ex presidente.</p>
<p dir="ltr">Ma è stato un miraggio durato meno di sei mesi. Battiato è stato sospeso alcuni giorni fa per aver affermato al Parlamento europeo, a Bruxelles, che i parlamentari del suo paese sono &#8220;troie capaci di qualsiasi cosa&#8221; [le sue parole sono state “Ci sono troie in giro in Parlamento che farebbero di tutto”, NdT] e che &#8220;farebbero meglio ad aprire un casino&#8221;, cosa che probabilmente pensa una gran percentuale degli italiani. Ma le parlamentari, solo loro, si sono sentite tirate in ballo, all&#8217;unanimità e senza fratture ideologiche, e hanno concordato tutte nel classificare il musicista come &#8220;sessista&#8221;. Il governatore della regione Rosario Crocetta, che alcuni mesi fa annunciava l&#8217;introduzione dell&#8217; &#8220;intellettuale&#8221; nel suo gabinetto, lo ha destituito in maniera fulminea. &#8220;Posso assicurare che la frase non è sessista, io non sono sessista,  faceva semplicemente riferimento alla prostituzione regnante nel Parlamento italiano fino a pochi mesi fa, sia maschile che femminile&#8221; ha spiegato Battiato. Non ha detto nient&#8217;altro.</p>
<p dir="ltr">In Spagna Battiato ha molti fan, un&#8217;ammirazione basata senza dubbio anche sulla cura che il musicista mette nell&#8217;adattare allo spagnolo i suoi dischi. Anche l&#8217;ultimo, &#8220;Apriti Sesamo&#8221;, appena uscito e che lo sta portando in tour per l&#8217;Europa (è appena stato in Spagna), ha la sua versione in questa lingua. Per questo lavoro è stato aiutato da due musicisti di Granada, Jota, dei Los Planetas, e il suo amico Manu Ferrón, membro della band Grupo de Expertos Solynieve. Quest&#8217;ultimo ha accettato di parlare dell&#8217; argomento nonostante lo stesso Battiato abbia già archiviato la questione. &#8220;E&#8217; che tutto questo mi sembra esagerato&#8221;, dice Ferrón. Lui e Jota, due ammiratori spassionati dell&#8217;artista italiano -&#8221;siamo super fan&#8221; &#8211; hanno ricevuto una proposta per adattare le parole del nuovo disco. Hanno cominciato a lavorare partendo da una traduzione letterale e poi controllando man mano i testi. Hanno avuto allora la brillante idea di chiedere a Battiato di poter essere presenti  durante le registrazioni, per risolvere i problemi che sarebbero potuti sorgere. L&#8217;italiano ha accettato e così entrambi, verso la fine dell&#8217;anno scorso,  si sono recati a Milano.</p>
<p dir="ltr">&#8220;E&#8217; stato stupendo, incredibile conoscerlo, perché è una persona potente, radicalmente coerente, un intellettuale completo, per la sua età, per la quantità di cose che ha sperimentato con la musica, per la fedeltà alle sue idee &#8230; Tutto questo lo rende il personaggio europeo più importante per me; in campo artistico non c&#8217;è nessuno che mi provoca tanta curiosità, qualcosa che si è moltiplicato per mille&#8221;, spiega entusiasta Ferrón. Aiuta a svelare l&#8217;enigma Battiato, anche se in minima parte:  &#8221;E&#8217; molto intelligente, un gran conversatore,  un grande lavoratore ed è privo di fronzoli; non siamo amici e quindi non c&#8217;era un briciolo di frivolezza, e cio’ ha contribuito a dare più valore a tutto. E&#8217; stato naturale, molto vicino, professionale ma senza complicità lavorativa,  privo di affettazione, molto educato e sensibile, generosissimo con noi, dato che rispondeva a tutte le domande che gli facevamo. Il nostro ruolo in queste registrazioni è stato molto limitato, ma egli lo ha riconosciuto tutto il tempo chiedendo  la nostra opinione. Ogni parola scambiata con lui è qualcosa che reputo importante nella mia vita&#8221;.</p>
<p dir="ltr">Il musicista italiano ha anche parlato loro della situazione in Italia e della sua diffidenza verso i politici. &#8220;Riceveva molte chiamate al giorno riguardo al suo lavoro come assessore alla Cultura, aveva ben chiaro dove indirizzare quest’attività culturale ed aveva idee molto buone. Si interessava anche molto di come vanno le cose in Spagna&#8221;. E poco dopo, lo scandalo. Cosa pensa Ferrón di ciò che è successo? Crede che Battiato pecchi di sessismo? &#8220;Ora, a cose fatte, è facilmente comprensibile che sarebbe accaduto questo. Il putiferio in sé mi sembra ridicolo, che pronunci la parola &#8220;troia&#8221; e che qualcuno si scandalizzi mi sembra eccessivo, ma che non si sappia leggere tra le righe, capire ciò che voleva dire, cioè che i politici si vendevano per denaro, uomini, donne&#8230; L&#8217;accusa di sessismo è patetica, ridicola, ingiusta e dimostra l&#8217;ignoranza o l&#8217;interesse di non voler andare oltre l&#8217;apparenza, cosa d&#8217;altra parte prevedibile, perché la politica è un circo pieno di interessi e non conviene tenere una linea corretta, non conviene segnalare ciò che sta accadendo, ma conviene perpetuare un sistema che va a beneficio di alcuni, ovvero coloro che decidono, nominano e destituiscono&#8221;.</p>
<p dir="ltr">Ferrón continua a sfogarsi dicendo: &#8220;In televisione questi termini come &#8220;troia&#8221; si sentono ad ogni ora, ci sono film sulle puttane, annunci per contattarle, si fa bandiera delle puttane di Berlusconi e vengono considerate motivo di vanto , sono permesse parodie su di lui, approcci umoristici, ma non si può dire in maniera seria che i rappresentanti pubblici non sono spinti da un vero interesse pubblico ma economico, e che hanno processi per mafia. Battiato ha solo segnalato una cosa evidente, di cui si parla quotidianamente sui giornali, nei taxi, nelle case dei cittadini, nei salotti televisivi. Ma Battiato lo hanno destituito dal suo incarico, anche se non percepiva lo stipendio, e al suo posto entrerà qualcuno che invece si farà pagare. Lui ha tuttavia dimostrato la propria coerenza e non si è fatto trattare come una pezza da piedi. Io sto parlando più di lui perché mi sembra un&#8217;assurdità, perché ci sono interessi tendenziosi nei confronti della democrazia, del popolo&#8221;.</p>
<p dir="ltr">Come si sentirà Battiato dopo tutto questo? Sebbene Ferrón ammetta di non conoscere abbastanza l&#8217;artista, si permette di dire che &#8220;avrà francamente confermato i suoi peggiori sospetti riguardo alla politica. E a parte il  fatto che forse ha potuto soffrire, non per la sospensione ma per la strumentalizzazione sul sessismo, è troppo intelligente e ne avrà tratto una lettura positiva e di autoaffermazione, perseverando nella sua posizione. Non credo che lo abbia sorpreso, forse le sfumature. Nemmeno dovremmo starne a parlare perché la sua opera spiega già tutto&#8221;.</p>
<p dir="ltr">Stando così le cose, l&#8217;autore della meravigliosa e profetica &#8220;Povera Patria&#8221; (&#8220;Tra i governanti, quanti patetici ed inutili buffoni&#8221;, cantava) continua ora il suo tour europeo e solo coloro che gli sono vicini possono sapere che cosa gli passa per la testa a causa di questo scandalo montato attorno alla sua figura.  C&#8217;è da sperare che sia già in un altro pianeta, lontano dal postribolo in cui si è trasformata, a suo giudizio, la politica del suo paese, di tanto surrealismo, perché se Battiato è sessista l&#8217;Italia si merita Berlusconi. Sono allora emersi dei difensori e non poteva essere diversamente. Ci sono varie iniziative che stanno raccogliendo firme perché venga reintegrato, senza nemmeno conoscere il suo parere. Altri hanno chiesto di &#8220;perdonarlo&#8221;, anche se alcuni pensano che Battiato non abbia fatto niente per cui debba essere perdonato. La forza del sostegno, come avviene nella rete, è suddivisa in diverse petizioni. Una di queste, precisamente quella del perdono, creata lo scorso 30 marzo, ha già raccolto 12.700 firme. In un&#8217;altra, quella ne chiede  il ritorno all’incarico, è stata sottoscritta già da oltre 2000 sigle. Ne esiste anche una creata in Spagna in www.change.com che ne ha 40.</p>
<p dir="ltr">L&#8217;ammirazione di Manu Ferrón per Battiato lo ha portato a voler registrare, all&#8217;interno dell&#8217;EP da solista che sta per uscire, una versione di &#8220;El animal&#8221;, che ha già intenzione di cantare nelle sue performance live. Con la sua band Grupo de Expertos Solynieve di solito esegue in stile country &#8220;Pobre Patria&#8221;, una delle sue canzoni preferite, e &#8220;Personalidad empírica&#8221;, entrambe dell&#8217;artista italiano. Lo stesso suono del Ferrón solista è stato avvicinato di molto a quello di Battiato (anche a Randy Newman, Destroyer, Vainica Doble, Kiko Veneno e Big Star&#8230;) &#8220;Beh, sí, e ne sono lieto, l&#8217;influenza di Battiato è presente da tempo e mi fa piacere che qualcuno abbia il coraggio di paragonarmi a lui&#8221;. Ha appena pubblicato un singolo, &#8220;Unanimiedad&#8221; (Unanimità, Ndt), in cui lascia libero sfogo alle sue esperienze interiori. E per gli inizi dell&#8217;estate spera di avere pronto il suo nuovo EP che potrebbe chiamarsi &#8220;Misericordia&#8221; e che sta già registrando &#8220;artigianalmente&#8221; nella sua casa di Granada. &#8220;Si tratta di canzoni introspettive, di preoccupazioni personali, io sono un piccolo criptico. Mi guardo anche intorno e indico ciò che non mi piace in prima persona&#8221;, aggiunge Ferrón, che oltre ad essere un musicista è anche filologo e professore di lingua spagnola per stranieri e bambini.</p>
<p dir="ltr">(pubblicato il10 aprile 2013)</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.elcorreo.com/vizcaya/20130411/mas-actualidad/sociedad/battiato-sexista-italia-merece-201304101823.html" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Si Battiato es sexista, Italia se merece a Berlusconi  Se Battiato è sessista, l'Italia si merita Berlusconi"]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Elezioni del Presidente della Repubblica: le chiavi del voto</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Apr 2013 11:08:22 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica interna]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/france.standard.gif" width="32" height="20" alt="Francia" title="Francia" /><br/>L’Italia ha una lunga tradizione di crisi politiche. Ma mai come ora il Paese ha fatto più fatica nel darsi un governo. Intervista a Jean-Yves Frétigné, docente di storia contemporanea italiana all’Istituto di Studi Politici di Parigi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>[JOL Presse]
</p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/france.standard.gif" width="32" height="20" alt="Francia" title="Francia" /><br/><p>L’Italia ha una lunga tradizione di crisi politiche. Ma mai come ora, negli ultimi vent’anni, il Paese ha fatto più fatica nel darsi un governo. Sono infatti già passati due mesi dalle elezioni politiche di febbraio. Le votazioni a camere congiunte per il nuovo Presidente della Repubblica sono iniziate il 17 aprile, e permetterebbero agli italiani di uscire da questo vicolo cieco.<br />
Jean-Yves Frétigné, storico e docente di storia contemporanea italiana all’Istituto di Studi Politici di Parigi, e presidente della società di studi francesi sul Risorgimento italiano, ci aiuta a cogliere gli aspetti chiave dello scrutinio.</p>
<p>Le elezioni politiche italiane del 24 e 25 febbraio hanno sancito alla Camera una vittoria di misura per la sinistra, con il 55% dei seggi. Invece al Senato non si è raggiunta alcuna maggioranza. Dopo due mesi, le trattative languono.<br />
Le elezioni del nuovo Presidente,così vicine, non hanno facilitato il compito. Nel corso degli ultimi sei mesi del mandato, il Presidente ha prerogative limitate. Una volta eletto, il futuro Presidente successore dell’attuale inquilino del Quirinale, Giorgio Napolitano, avrà il potere di sciogliere le camere. Secondo numerosi osservatori politici, questa spada di Damocle potrebbe spingere le coalizioni a mettersi d’accordo su una “combinazione” [in italiano nel testo, N.d.T.] per formare un esecutivo.</p>
<p><strong>JOL Press: Da ieri, 1007 “grandi elettori” (parlamentari e rappresentanti delle regioni) sono riuniti in Parlamento per eleggere il Presidente della Repubblica fra diversi nomi “papabili” [in italiano nel testo, N.d.T.] La tradizione infatti vuole che nessuno dei possibili eletti si candidi esplicitamente. Quali sono le forze in campo in questo “conclave”?</strong><br />
Jean-Yves Frétigné: Il paragone è azzeccato, perché come in un conclave si fanno dei pronostici che si rivelano errati, e quando la fumata bianca compare nel cielo romano, allora tutti affermano che non poteva esserci altro Presidente diverso da quello eletto. Dopo “Mani pulite”, all’inizio degli anni Novanta, non esistono più grandi famiglie politiche il cui accordo è necessario per l’elezione del capo dello Stato. Gli ultimi tre presidenti vengono dalla Democrazia Cristiana (Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi) o dal Partito Comunista, come Giorgio Napolitano, attuale ospite del Quirinale.<br />
Oggi, con un terzo di “seguaci” più o meno fedeli a Beppe Grillo [il “Coluche d’Oltralpe”, leader del M5S, N.d.R] e un terzo di parlamentari che rappresentano la destra, ma la cui reputazione non è limpida (è un eufemismo), vicini a Silvio Berlusconi, la configurazione delle due Camere è completamente nuova. Quindi è molto difficile individuare le forze in campo. Solo la sinistra può votare unita per un candidato condiviso.<br />
Bisogna anche considerare il paradosso in cui si trovano deputati e senatori: vogliono eleggere un Presidente prima di rimettere nell’arco di qualche settimana la loro poltrona in gioco, visto che ci si incammina verosimilmente verso nuove elezioni.</p>
<p><strong>JP: Circolano i nomi di diverse personalità: Romano Prodi, ex Presidente del Consiglio di centrosinistra, Massimo D’Alema, suo predecessore, Emma Bonino, ex Commissario Europeo&#8230; Chi è secondo lei l’uomo &#8211; o la donna &#8211; in grado di ridare fiducia ad un’Italia che dubita di sé stessa?</strong><br />
JYF: Serve una personalità con un largo consenso; il tipo di elezione lo esige, ma anche la funzione del Presidente, di <em>primus inter pares</em>. Se il potere politico in senso stretto è nelle mani del Presidente del Consiglio, il Presidente della Repubblica non ha certo un ruolo di facciata. I suoi poteri sono reali, e la sua funzione è stata rafforzata negli ultimi vent’anni, perché rappresenta l’unità della nazione contro le forze centripete (per esempio la Lega Nord, secessionista). Infine, questo ruolo è spesso stato ricoperto da un intellettuale di prestigio (come Luigi Einaudi negli anni Cinquanta, o Giorgio Napolitano, studioso di Gramsci).<br />
Il mio preferito è Giulio [sic] Amato, per tutte le ragioni esposte prima, e anche per altre: è stato Presidente del Consiglio all’epoca di &#8220;Mani pulite&#8221;, e quindi può rivelarsi l’uomo che farà uscire l’Italia da una nuova crisi politico-morale. Inotre, è conosciuto e stimato in Europa.</p>
<p><strong>JP: Quali sono gli aspetti chiave di questa elezione?</strong><br />
JYF: Si collocano su due livelli che si intersecano: starà al nuovo Presidente trovare un Presidente del Consiglio e una maggioranza politica per l’Italia, che tornerà sicuramente al voto. Ma starà a lui anche ridare fiducia agli italiani, minati dalla crisi economica, politica e morale.</p>
<p><strong>JP: Per essere eletto, il nuovo Presidente deve raccogliere i due terzi dei voti nei primi tre turni di votazione, poi la maggioranza assoluta a partire dal quarto. Il numero degli scrutini è illimitato. L’attuale Presidente, Napolitano, è stato eletto nel 2006 al quarto scrutinio; Oscar Luigi Scalfaro, nel 1992, al sedicesimo&#8230; Cosa aspettarsi stavolta?</strong><br />
JYF: Due ipotesi: o ci saranno compravendite di voti sottobanco tra i votanti, e in questo caso si andrà per le lunghe, o vince la volontà di dare un’immagine di coerenza agli italiani e, più in generale, all’opinione pubblica internazionale &#8211; senza dimenticare i mercati! &#8211; e in questo caso l’elezione sarà rapida. Staremo a vedere!</p>
<p><em>Jean-Yves Frétigné è professore associato all’Università di Rouen, titolare della cattedra di storia e ricercatore di storia dell’Italia Contemporanea all’Istituto di Studi Politici di Parigi e membro fondatore della Scuola francese di Roma. Presidente della società francese di studi sul Risorgimento italiano, è autore di una biografia di Giuseppe Mazzini (Fayard, 2006) premiata con il premio dell’Accadémie du Maine.</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.jolpress.com/italie-election-president-romano-prodi-massimo-dalema-beppe-grillo-silvio-berlusconi-article-818952.html" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Élection présidentielle italienne: les clés du scrutin" di JOL Presse]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Solo la grande distribuzione può permettersi di restare aperta la domenica</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 07:48:20 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Austria]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/austria.standard.gif" width="32" height="20" alt="Austria" title="Austria" /><br/>A Bolzano i negozi sotto ai portici esistono da sempre, fin dal Medioevo e sono da sempre aperti solo nei giorni feriali, perchè di domenica, la gente preferisce le passeggiate in montagna allo shopping.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/Der Standard.png" width="150" height="30" alt="Der Standard"  title="Der Standard"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/austria.standard.gif" width="32" height="20" alt="Austria" title="Austria" /><br/><p dir="ltr"><em><strong>Il governo Monti ha dato carta bianca  per gli orari di apertura dei negozi, ma i piccoli esercizi commerciali sono nella bufera.</strong></em></p>
<p dir="ltr">A Bolzano i negozi sotto ai portici esistono da sempre, fin dal Medioevo e sono da sempre aperti solo nei giorni feriali, perchè di domenica, la gente preferisce le passeggiate in montagna allo shopping.</p>
<p dir="ltr"><strong>Negozi aperti a Pasquetta</strong></p>
<p dir="ltr">Nel corso del tempo l’aspetto di questi portici del centro storico è però fortemente cambiato. I negozietti privati hanno ceduto il posto ai negozi in franchising, a causa degli elevati affitti. &#8220;Solo chi ha un negozio di proprietà può permettersi di tenerlo aperto sotto i portici &#8220;, dice Maria Stadler, che vende lana e pizzi e ultimamente anche accessori d’arredamento. Ci sono anche commercianti che si sono trasferiti nei vicoli laterali dando in affitto alla grande concorrenza il proprio negozio con la migliore posizione. Conviene di più. Sono soprattutto questi, i nuovi negozianti dei portici, più di 20 esercizi commerciali che sono rimasti aperti anche il lunedì di Pasqua. Ma, all’ora di pranzo e nel primo pomeriggio, sono pochi i clienti che si aggirano per i negozi. &#8220;Soltanto quelli più grandi sono in grado di sostenere gli oneri di questi nuovi orari di apertura&#8221; dice la Stadler il giorno seguente, nell’intervista al quotidiano derstandard.at. A Pasquetta sono solo i bar in piazza Walther ad essere al completo. Chi è rimasto in città, viene qui per il caffè o l’aperitivo e si gode i primi raggi di sole primaverili.</p>
<p dir="ltr"><strong>Nessun incremento di incassi</strong></p>
<p dir="ltr">Con i nuovi orari di apertura gli incassi si sono soltanto dilazionati, dice Hedwig Pfitscher della panetteria Franziskaner. Forse la gente non ha più soldi da spendere. A parte ciò il suo negozio non sarebbe in grado di sostenere alla lunga i nuovi orari. In un panificio, non solo ci si alza all’alba per essere la mattina presto dietro al banco, nella notte tra il sabato e la domenica, ovviamente tutti i panettieri dovrebbero essere pagati in straordinario notturno e festivo. Anche l’orologiaio Dieter Nones lo conferma: gli incassi non aumentano durante il fine settimana. Lo ha sperimentato nel periodo prenatalizio. Da circa 15 anni, quasi tutti i negozi del centro di Bolzano sono aperti ogni domenica di Avvento. Forse in inverno, ci sono un paio clienti in più, dice anche Evelyn Prader, che ha un negozio di bicchieri in una strada laterale nel centro. In estate, però la gente del posto e i turisti preferiscono andare a camminare in montagna o al lago. E in caso di maltempo durante le vacanze è sempre prevista una visita a Ötzi.</p>
<p dir="ltr"><strong>Altri incassi nella grande distribuzione</strong></p>
<p dir="ltr">Lei in ogni caso non ha intenzione di tenere aperto nei fine settimana, un paio di domeniche di Avvento sono sufficienti. A questo proposito ha sentito dire da qualche cliente: &#8220;Voi commercianti non siete mai contenti. Ora volete sfruttare anche la domenica per fare cassa.&#8221; Lei no, dice, o per lo meno non ne ha alcuna intenzione e su questo sono tutti d’accordo. Pfitscher è convinto che la liberalizzazione che consente l’apertura domenicale non durerà a lungo, dati gli elevati costi [di gestione]. Tuttavia, osserva che le grandi distribuzioni hanno altri tipi di incassi: se a Milano o Roma vale la pena tenere aperto, probabilmente questo a Bolzano costerebbe l’incasso di un mese.</p>
<p dir="ltr"><strong>Le piccole realtà commerciali sono importanti per la città</strong></p>
<p dir="ltr">Con la liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi, il governo Monti intendeva dare un impulso alla traballante economia italiana. Questo intervento ha riguardato principalmente la grande distribuzione. Centri commerciali, supermercati e negozi immediatamente dopo l&#8217;entrata in vigore della riforma all&#8217;inizio dello scorso anno, hanno annunciato l’apertura tutti i giorni festivi fino alle ore 23.00.Questo dovrebbe attirare più clienti e, secondo l&#8217;associazione italiana centri commerciali, creare 300.000 posti di lavoro. La regione Lazio ha fatto ben altri conti. Pertanto, la liberalizzazione mette a repentaglio fino a 100.000 negozi e 300.000 posti di lavoro. Anche Enrico Rossi, governatore della regione Toscana ha parlato di &#8220;un duro colpo per le piccole imprese&#8221;, o anche di un «dono per il commercio all&#8217;ingrosso”, visto che sono i piccoli commercianti ad essere stati particolarmente colpiti dal calo nel consumo.</p>
<p dir="ltr"><strong>Dittatura della grande distribuzione</strong></p>
<p dir="ltr">Anche il negozio della Stadler non potrebbe permettersi questo prolungamento degli orari di apertura. Se i piccoli negozi, seguendo la tendenza, a lungo termine saranno in grado di reggere a più ore di apertura, non non è in grado di stabilirlo perché &#8220;le grandi catene dettano legge.&#8221; Circa 15 anni fa, uno [di loro] ha cominciato così, tenendo aperto all’ora di pranzo. Nel frattempo solo pochi negozi fanno l’orario prolungato. Non vale la pena restare aperti durante le ore di pranzo, dice, la maggior parte dei suoi clienti sono casalinghe. Questo naturalmente dipende anche dalla merce. Anche Nones non tiene aperto in pausa pranzo. Non si vende un Rolex a chi è di passaggio, dice l’orologiaio che vende anche gioielli. La chiusura per pranzo però non dura più come una volta. Se tenesse aperto anche la domenica non avrebbe più tempo per la famiglia visto che gestisce di persona il suo negozio</p>
<p dir="ltr"><strong>Sindacati e Chiesa hanno protestato</strong></p>
<p dir="ltr">&#8220;La nostra società non dipende dal consumismo e dal  turismo, ma da famiglie reali, che devono avere il tempo da dedicare a se stesse,&#8221; hanno sottolineato anche gli iniziatori di una campagna di protesta organizzata dai sindacati e dalla Chiesa. &#8220;Il consumismo non può essere l&#8217;unico modello di convivenza sociale. Pertanto la domenica deve essere difesa nel suo valore&#8221;, così ha dichiarato il leader della più grande sindacato, la CGIL, Susanna Camusso, l&#8217;anno scorso. Le parrocchie della diocesi di Padova hanno annunciato anche una &#8220;lista bianca&#8221; delle imprese che rispettano la domenica libera. Al momento, regna comunque una grande confusione, dice Pfitscher. Nessuno sa chi resta aperto, quando aprire, fino a che ora e per quanto tempo. Ogni negozio si regolerà autonomamente.</p>
<p dir="ltr"> Nota</p>
<p dir="ltr">Il governo italiano ha liberalizzato gli orari di apertura dei negozi dal 1° gennaio 2012. Fino ad allora, la completa apertura era limitata alla domenica, i giorni festivi e di notte in alcune località turistiche e centri d&#8217;arte. In Alto Adige, il decreto è in vigore solo da fine di marzo. La Corte Costituzionale con sentenza n. 38/2013 ha ribaltato  l&#8217;ordinanza regionale per il commercio, che prevedeva dei vincoli.</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://derstandard.at/1363706863311/Italien-Grosse-Ketten-leisten-sich-offene-Sonntage" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Italien: Große leisten sich offene Sonntage" di Elisabeth Parteli]</u></a></p>]]></content:encoded>
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