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		<title>Riflessioni di fine anno 2021: The Life Changing Edition.</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Dec 2021 22:01:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[p@sco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cianfrusaglie]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche i trecentosessantacinque giorni del duemilaventuno sono quasi trascorsi e come tutti gli anni, da una quindicina di anni a questa parte, mi ritrovo a mettere ordine tra gli appunti sparsi e le note che riguardano le cose che, in positivo o in negativo, ho pensato fosse giusto annotare. Rimetterle in ordine, dare loro la giusta importanza, mi garantisce un po’ di spazio per me stesso e mi fa sempre comprendere che la bilancia che pesa queste cose ha dietro un grande falsario, che sono io stesso. A fine anno infatti, quando magari sono passati mesi da un avvenimento, è più facile dargli il giusto peso e, almeno per quel che mi riguarda, tendo a dare meno importanza alle cose che mi hanno fatto preoccupare – magari anche molto – nel momento in cui sono accadute, e che poi invece si sono rivelate essere meno difficili da affrontare e da superare. Certo, col senno di poi questi ragionamenti è facile farli, ma è una cosa che ormai so da un bel po’, ed è forse anche per questo che tendo a non preoccuparmi eccessivamente e ad approcciarmi alle cose con occhi curiosi ma anche con serenità, qualsiasi sia la loro natura. Questo duemilaventuno, di cose a cui mi sono approcciato con occhi curiosi, ne ha avuto tante. Ho partecipato a molti concorsi, viaggiato un po’ – prevalentemente per questioni lavorative – e sono anche riuscito a correre nuovamente una gara, dopo quasi due anni dall’ultima, ottenendo in entrambi i campi risultati che non avrei pensato possibile solo qualche mese prima. Credo di poter dire che questo sia l’anno in cui ho messo più impegno in assoluto nello studio. Non ricordo periodi della mia vita, né alle scuole superiori, né all’università né nei vari periodi di studio post-laurea, nei quali mi sono impegnato tanto per studiare qualcosa, come ho fatto nei mesi primaverili ed estivi di quest’anno che sta per finire. Correre e preparare la Maratona di Firenze, in questo, hanno avuto un ruolo fondamentale per riuscire a gestire al meglio lo stress e le cose da fare. Ma come in tante altre cose della vita – e lo studio e la corsa su lunga distanza possono essere considerati una sua metafora – con l’impegno e la costanza è quasi facile raggiungere gli obiettivi che ci si prefissa. Servono dedizione e voglia di fare, ovviamente, e anche qualcuno che ti dia una spalla su cui poggiare la testa quando sei stanco o hai semplicemente voglia di farlo. Sono molto fortunato in questo, e cerco di ricordarmelo ogni giorno. Tutti questi accadimenti – prevalentemente quelli legati al lavoro, per la parte sportiva credo ormai di essere fuori dai giochi per partecipare alle Olimpiadi – porteranno nel breve termine a cambiamenti ancora più consistenti della mia vita, e il cambiamento, soprattutto se fatto nell’ottica di migliorare qualcosa, è sempre un bene, perché ci permette di capire cosa vogliamo davvero, ci fa chiedere chi siamo e dove vogliamo andare. Io questi aspetti non li ho mai ben capiti, a dir la verità. Ho fatto tante belle cose nella mia vita fino ad ora, di alcuni lavori ho anche pensato potessero essere “il lavoro dei prossimi trent’anni”, e poi invece il cambiamento era dietro l’angolo e affrontarlo mi ha portato altre cose buone. Quindi, ben vengano i cambiamenti attesi e cercati, ma anche quelli imprevisti che ci obbligano a darci una mossa e migliorare, a riprendere in mano i libri ed a viaggiare per dimostrare di sapere ancora fare le cose per bene, anche quando si pensava di avere ormai un’età per cui certe cose non le riesci più a fare. Buon anno nuovo a tutti noi, che ci obblighi a cambiare e che porti a tutti belle cose da ricordare. ? 2022 : p@sco per jaspp.net. &#124; Permalink &#124; No comment &#124; Tags:]]></description>
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		<title>Quaranta</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2021 06:09:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[p@sco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cianfrusaglie]]></category>
		<category><![CDATA[Poetry]]></category>
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		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Quarant'anni]]></category>

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		<description><![CDATA[Inverno che giri a metà strada sono ormai molte le mattine arrivate a seraaccalcate in taccuini di colore diverso per parole intrecciate a raccontare gli anni, storni ora ordinati ora burrascosimuovendosi insieme nel freddo di gennaioquando il cielo si tuffa nella nottee il falco ne scompagina il volo e la quiete. Forse s&#8217;avvedono (o non vogliono) dei gennai a metà già trascorsi né conoscono la strada oltre il crinale e quanto ancora porti lontano. Non riesco a biasimarle se ne sento il lamentosussurrato, tra i capelli che temono il nero, dalle note scritte sul pentagramma della frontee s&#8217;inerpicano ancora dove è migliore la vistaincuranti dei tagli sulle mani da artigiano di versi, da marinaio che sogna la neve di montagna. E come pesci predati nell’infinito mare del temposcappano dalla rete se la maglia si slarga. Sassari, 18 Gennaio 2021 ? 2021 : p@sco per jaspp.net. &#124; Permalink &#124; No comment &#124; Tags: compleanno, poesia, Quarant'anni]]></description>
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		<title>Riflessioni di fine anno 2020: The Ch-ch-ch-ch-changes Edition</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2020 05:28:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[p@sco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cianfrusaglie]]></category>

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		<description><![CDATA[C’è davvero bisogno, in questo anno così anomalo, di mettere giù qualche riga per farne la sintesi e tirare le somme? – me lo chiedo riguardando le foto nella galleria del telefono e gli appunti presi ogni tanto, nel tentativo di mettere insieme qualcosa di cui valga la pena parlare. A primo acchito, scorrendo un po’ superficialmente e leggendo veloce, non sembra poi che nella mia comunissima vita sia successo granché, in questi dodici mesi quasi trascorsi. Non che ci si possa aspettare poi chissà cosa, tutti abbiamo ben chiara la situazione che il mondo sta vivendo dalla metà di febbraio, e per la maggior parte di noi è forse possibile tracciare un disegno comune di come siano state le nostre giornate durante la pandemia. Eppure, in realtà, per molti versi è stato un anno pienissimo e ricco di cose da ricordare, dal mio personale punto di vista. È stato un anno di cambiamenti. Tutte le nostre abitudini, ed ovviamente anche le mie, sono state stravolte e son dovuto passare dallo stare spesso in giro – per lavoro o per piacere &#8211; al restare chiuso dentro casa, a lavorare in “modalità agile” anche quando i vari periodi di restrizione generalizzata erano terminati. Nell’impossibilità di correre all’aperto (e non avendo alcuna intenzione di trasgredire le regole) nei primissimi giorni di restrizioni di spostamento ho acquistato un Tapis Roulant, un oggetto che mai avrei pensato potesse entrare a far parte della mia quotidianità, e grazie ai video di corse in prima persona girati da altri matti come me, sopra quella cinghia nera ho corso di nuovo a New York, a Londra, ad Oslo e in decine di altri posti del mondo. La mia quotidiana ora (o poco più a volte) di corsa sul Tapis mi ha aiutato a non perdere la ragione e dimenticarmi per un po’ della preoccupazione per la salute delle persone che amo, che in quei giorni era il mio pensiero ricorrente. Dopo quei primi due mesi, quando pareva si potesse tornare a vivere con una parvenza di normalità, continuai comunque a lavorare prevalentemente da casa, fino all’estate inoltrata. Un altro cambiamento mi attendeva al caldo di Luglio. Per trentaquattro anni della mia vita sono stato uno studente, per un motivo o per l’altro, in maniera più o meno proficua (fortunatamente più volte proficua che non). A metà Luglio, dopo tre anni di corso, ho conseguito la Specializzazione in Ispezione degli alimenti – in modalità videoconferenza, con camicia e cravatta, giacca e… pantaloncini! –, e per il momento penso di averne abbastanza (ma chissà, in futuro, che non cambi idea). È stata un’esperienza formativa che mi ha arricchito sia dal punto di vista delle competenze lavorative che da quello personale, consentendomi di incontrare nuovi colleghi, approfondire la conoscenza con altri e rinsaldare alcune amicizie che vanno avanti ormai da venti anni, quando per la prima volta attraversai il cancello del palazzo rosso di via Vienna a Sassari. Dopo vent’anni in cui attraversare quel cancello era diventato la quotidianità, infine, da qualche mese a questa parte la successione degli avvenimenti mi ha condotto anche a cambiare lavoro principale. Quest’ultimo aspetto direi che si possa considerare come il cambiamento più grande di questo duemilaventi, almeno per quel che mi riguarda ovviamente, ma è solo la punta di questo iceberg pieno di mutamenti che è stato l’anno quasi trascorso. Anche per questo non è stato un anno di pensieri sempre tranquilli, ma ho sempre portato avanti un’idea (e ancora la porto avanti) in questi lunghi mesi: preferisco il dover rinunciare a mangiare qualcosa di più ricercato o visitare un posto nuovo, cambiare lavoro o anche star fermo per un po’, piuttosto che sapere qualche persona che amo colpita dalla pandemia, perché dalla carenza di denaro e dalla povertà ci si può riprendere, se ci si rimbocca le maniche, se non si ha paura del lavoro e si ha buona volontà. Questa idea la tengo ben stretta già da tempo, e forse è una delle poche cose che il duemilaventi non è riuscito a farmi cambiare. Lo scorso anno, un anno che se paragonato a questo potremmo definire persino banale e comune, mi auguravo e ci auguravo di poter avere molte panchine da cui guardare il mondo, in compagnia delle persone che amiamo. È un augurio che vorrei fare anche per il duemilaventuno che sta per cominciare, perché significherebbe che finalmente le cose si sono sistemate per tutti noi, e che i cambiamenti che sicuramente ciascuno di noi ha dovuto attraversare sono davvero stati utili per farci diventare persone migliori. Che poi è sempre la cosa più importante da perseguire. Buon anno nuovo a tutti noi, che sia pieno di cose belle e da ricordare. ? 2020 : p@sco per jaspp.net. &#124; Permalink &#124; No comment &#124; Tags:]]></description>
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		<pubDate>Sat, 18 Jan 2020 09:31:36 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Cianfrusaglie]]></category>
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		<description><![CDATA[Quella casa che non aveva finestresotto il sole di molti inverni faaveva odore di latte fresco e campaneper la messa di qualche dio.Io ero un moschettiere col mantello blue ancora non conoscevoi fuggiaschi momenti felici che dannodei capelli spostati dal ventoquando soffia dall&#8217;Oceano verso Almada.Mi sono fatto raggiungere dalla nostalgia di casasdraiato sulla neve con la barba ghiacciatao seduto sulla rivadi non ricordo più quanti fiumia guardare le luci verdi di qualche altro dio ancorail cuore rapito dal buio senza fine del nordche nella solitudine della notteinsegna ad ogni respiro qualcosa sull&#8217;amore.Ho raccattato le mie cosele scarpe nuove e i vecchi sogniracchiusi negli occhi di un robot di plasticacon lo zaino sempre in spallaogni volta più pesante da portarecome la giovinezza passatala sveglia per vedere l&#8217;albale mie quattro storie da raccontareche continuano ad aspettarmisulla strada per casaad ogni anno che passa. Sassari, 18 Gennaio 2020 ? 2020 : p@sco per jaspp.net. &#124; Permalink &#124; No comment &#124; Tags:]]></description>
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		<title>Riflessioni di fine anno 2019: The Polar Night Edition</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Dec 2019 08:11:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[p@sco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cianfrusaglie]]></category>

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		<description><![CDATA[Come fai a raccogliere le fila di una vecchia vita? Questa citazione del Signore degli Anelli mi torna in mente mentre sto cercando di dare una sistemata all&#8217;album degli appunti dell&#8217;anno quasi finito. Da diversi anni infatti, quando si avvicina dicembre, inizio a scavare nella memoria ed a spulciare i vari appunti e le notazioni che ho messo via per tutto l&#8217;anno, in modo da poter capire se il resoconto di quanto successo sia positivo o meno. Anche quest&#8217;anno fortunatamente la bilancia virtuale in cui posiziono le cose positive e negative che mi sono capitate mi ha detto che quelle negative sono state molte meno delle positive. E questo, ovviamente, è decisamente buono. Da quando ho iniziato a lavorare all&#8217;università ormai otto anni fa (prima come dottorando, poi con i vari post doc) ho avuto la possibilità di viaggiare tantissimo e ormai non è una cosa tanto inattesa (anzi mi suona strano quando resto per più di un paio di mesi &#8220;a casa&#8221; senza spostarmi). Anche in questo duemiladiciannove che sta per finire ho avuto modo di fare qualche chilometro e conoscere tante persone, colleghi di lavoro, allevatori, runners, baristi, anziani in fila in aeroporto e chi più ne ha più ne metta, e sono contento di aver speso un po&#8217; di tempo o solo qualche parola con loro, anche per dirci le cose più banali. E&#8217; stato un anno di corse all&#8217;alba in tanti posti diversi, per poter poi utilizzare nel migliore dei modi il tempo della giornata a lavoro o alla scoperta delle città in cui mi trovavo in caso di giorno libero. Ho potuto correre di fronte alla Sagrada Familia a Barcellona, vedere nuovamente il duomo di Milano e per la prima volta il porto di Amburgo, sentire il vento che dall&#8217;oceano ti schiaffeggia a Lisbona, meravigliarmi per i mosaici a Ravenna e scoprire i percorsi delle trincee Cadorna e dei contrabbandieri sulla linea di confine tra l&#8217;Italia e la Svizzera. Sono anche tornato nel freddo nord (non così freddo in realtà &#8211; il global warming da quelle parti si sente eccome) ed ho speso un po&#8217; di tempo in Svezia, prevalentemente nella bellissima Uppsala &#8211; dove sono stato ospite alla SLU &#8211; ed a Stoccolma, ed ho potuto sperimentare il buio perenne della Notte Polare a Kiruna, la cittadina mineraria in movimento e con una storia straordinaria. Sfortunatamente, a Kiruna non ho avuto modo di godere dello spettacolo dell&#8217;Aurora Boreale a causa delle nuvole presenti quasi costantemente nei giorni della mia permanenza, ma durante una delle corse all&#8217;alba, quando in compagnia di due ragazzi svedesi &#8211; conosciuti per l&#8217;occasione &#8211; siamo andati a correre sulle montagne intorno alla città, la &#8220;signora danzante&#8221; era alle nostre spalle e correva con noi, sebbene né io né gli altri siamo stati in grado di accorgercene subito e lo abbiamo scoperto solo riguardando le foto scattate durante la corsa. Ho potuto assaggiarne lo spettacolo qualche giorno dopo ad Uppsala, ma era troppo flebile per poterne godere appieno. Dovrò quindi tornare in futuro oltre il circolo polare per un&#8217;altra possibilità, se non a Kiruna da qualche altra parte del mondo dove sia possibile vedere questo spettacolo. Ma, nel caso, per la prossima volta non vorrei tornarci da solo. Non ho mai avuto grossi problemi con il viaggiare in solitaria, anzi, a volte ti permette di vedere meglio un posto senza dover necessariamente correre da una parte all&#8217;altra e facendo un po&#8217; come ti pare, ed in certe zone del mondo è poi molto stimolante nell&#8217;ottica dello scavarsi dentro e cercare di capirsi meglio. Da questo punto di vista, la solitudine non mi è mai stata di peso. Non significa però che la ami o che non veda l&#8217;ora di andarmene in giro da solo. Perché su questo pianeta &#8211; che è l&#8217;unico pianeta in cui possiamo vivere ed ha abbastanza spazio per tutti, anche se a volte ce lo scordiamo &#8211; ci sono tanti posti incredibilmente belli da visitare, e certi angoli diventano ancora più belli se stai seduto su una panchina di fronte all&#8217;oceano e lei appoggia la testa sulla tua spalla, il vento le scompiglia i capelli e tutto si ferma e non vorresti mai rimetterti in cammino. Ed è quello che auguro a ciascuno di noi per il duemilaventi. Buon anno nuovo di cuore, che vi porti tante panchine da cui guardare il mondo. ? 2019 : p@sco per jaspp.net. &#124; Permalink &#124; No comment &#124; Tags:]]></description>
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		<title>Kiruna</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Dec 2019 12:05:59 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Cianfrusaglie]]></category>

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		<description><![CDATA[Spinse con una spallata la portiera, facendo saltare via il blocco di ghiaccio che si era formato lungo la cerniera e suscitando le risate dei tre giapponesi. Rise anche lui di gusto, mimando di avere delle spalle forti e muscoli sulle braccia. Tra le tante lingue in cui sapeva dire qualcosa, il giapponese ancora non aveva trovato posto, ma contava di poter seguire un corso il prima possibile, quantomeno per le cose di base. Dopo la scuola superiore aveva avuto modo di viaggiare a lungo grazie ad una borsa di studio vinta in uno dei primi progetti europei per la mobilità studentesca universitaria, che gli aveva consentito di visitare un paio di capitali europee e di ottenere una wild card per il Canada, dove aveva affittato un appartamento sulla Lakeshore Road – o forse sarebbe stato meglio definirlo una stanza con bagno e dependance – non troppo distante dalla Toronto Mississauga University, dove studiava. Dalla finestra della sua stanza poteva vedere parte del lago Ontario e quando il vento non era troppo forte poteva distinguere gli odori che dalla superficie dell’acqua e dalle spiagge intorno arrivavano fin dentro la città. Mississauga e Toronto erano entrambe città piuttosto grandi e caotiche per i suoi standard – non tanto per la superficie, quanto per densità e numero di abitanti – ma la vita da studente non era troppo pesante e aveva anche avuto modo di fare conoscenza con alcuni altri colleghi di studio, stringendo con loro quella che poteva essere considerata amicizia, per quanto confinata dai limiti di tempo e spazio che uno studente che sta in un posto per un tempo limitato sa di avere. Ad ogni modo, era nel complesso piuttosto contento della sua permanenza in quella parte di mondo tanto diversa da quanto era stato abituato durante la sua giovane vita. Aveva compiuto ventuno anni da un paio di settimane. Respirò inspirando con forza l&#8217;aria fresca, socchiuse le ante della finestra, mise in ordine i fogli sparsi sulla scrivania, spense la lampada da studio sul lato ed andò in cucina a preparare qualcosa per cena. Due giorni prima aveva pranzato – quasi per caso &#8211; con una delle studentesse che seguivano il corso facoltativo di Scienze Politiche, che avrebbe dato ad entrambi qualche punto in più nel proprio percorso di studi, e l’aveva invitata ad uscire insieme, una di quelle sere. Lei aveva detto che avrebbe preferito prima rivederlo nelle pause tra una lezione e l’altra, magari nuovamente per pranzo, sempre che a lui non fosse dispiaciuto. In realtà la sua risposta era stata pesantissima da accettare in quel momento, ma aveva detto che certo, non sarebbe stato assolutamente un problema. Charlotte aveva i capelli rossi e le lentiggini sul naso e storpiava un po’ la R mentre parlava, cosa che – ancora più del suo nome &#8211; tradiva le origini francesi. Aveva la pelle chiarissima e il seno morbido. Quando per la prima volta fecero l&#8217;amore, in quella stanza con la finestra che dava sull&#8217;Ontario, l&#8217;inverno era appena cominciato. Non la si poteva definire una bellezza tale per cui ci si gira per strada, ma aveva dei lineamenti molto delicati e sebbene un po&#8217; diffidente all&#8217;inizio, era in realtà molto loquace e decisamente intelligente. A lui, ad ogni modo, piacevano sopra ogni cosa quelle lentiggini rosse sul naso, che in alcuni giorni il sole faceva risaltare dando l&#8217;impressione che fossero dello stesso colore dei capelli. Aveva un anno meno di lui ed i suoi genitori avevano divorziato poco prima che lei si iscrivesse al corso di psicologia. Non le chiese mai niente dei suoi uomini precedenti, e lei fece la stessa cosa con lui riguardo alle donne con cui era stato. Non che avessero poi granché da raccontare, in effetti, ma questo loro tacito accordo era evidentemente qualcosa che andava bene ad entrambi. D&#8217;altronde, il passato non lo potresti comunque cambiare, anche se volessi, ed un particolare come quello non aveva nemmeno grande importanza. Anche a causa sua, i dieci mesi che aveva preventivato divennero molti di più. Alcuni mesi dopo la laurea trovò lavoro presso un istituto di formazione privato, con un discreto stipendio e molto tempo libero. Stettero insieme alcuni anni, finché Charlotte per delle coincidenze lavorative conobbe un broker americano che si era trasferito a Toronto da poco. Hans era rimasto in Canada per lei, e qualche giorno dopo aver incassato il colpo si licenziò, mise le sue cose in una serie di casse e le spedì a casa dei suoi genitori, affidò ad una compagnia il compito di vendere la sua proprietà e prese il primo volo per Auckland. Poi Singapore, Bangkok, Pechino e una infinita lista di posti in Asia, la Russia e la Turchia. Viaggiò prevalentemente in treno, fermandosi uno o due giorni soltanto in ogni città e camminando molto. Cercava di parlare il più possibile con le persone che incontrava, anche se in alcuni casi l’ostacolo linguistico era troppo grande per poter essere superato. Ad ogni modo, fu in grado di cavarsela piuttosto bene e non ebbe particolari problemi durante il suo peregrinare. Raggiunse le casse che aveva rimandato a Kiruna dopo undici mesi di viaggi, con la casa in Canada ancora invenduta e pochi soldi rimasti sul conto, e soprattutto con la testa ancora piena dei pensieri che aveva sperato di lasciare dall’altra parte dell’Oceano. Non l&#8217;aveva più sentita da quando si erano visti quell&#8217;ultima mattina in cui lei era andata via da casa. Qualche anno dopo da quel giorno seppe che si era sposata e che viveva a Chicago, ma non aveva voluto sapere ulteriori cose su di lei e sulla vita che aveva ora. Se fosse felice o meno, se sognasse qualcosa di diverso, se lo avesse pensato ogni tanto. Ogni cosa aveva poco senso ormai. D’altro canto, anche lui aveva nuovamente trovato la serenità che aveva desiderato a lungo. Rientrato in Svezia aveva cambiato completamente lavoro ed era diventato una guida turistica. Ogni tanto gli veniva da ridere, a ripensare a tutte le volte che chino sui libri malediceva una ad una le righe da studiare. La sua vita era ormai scandita dagli appuntamenti con le persone che volevano andare a vedere ciò che restava della prima miniera, di chi voleva spostarsi nella foresta la notte per andare a caccia dell’Aurora Boreale o di chi cercava di capire qualcosa di più sulla chiesa rossa costruita secondo il disegno delle tende Sami. Il suo lavoro gli piaceva – molto più del precedente – ed aveva modo di stare all’aria aperta e condividere ciò che sapeva sulla sua terra. Tuttavia, non aveva avuto più relazioni stabili e qualche volta pensava ancora a Charlotte. Una mattina di fine ottobre suo marito venne licenziato, tornò a casa, prese dall&#8217;armadio uno dei fucili che collezionava e l&#8217;aspettò seduto in cucina. Le sparò appena varcata la soglia di casa, poi poggiò il mento sopra la canna del fucile e fu il suo turno. Lasciò un biglietto sul tavolino pieno di farneticazioni sui perché. Hans venne a saperlo da un&#8217;amica comune &#8211; in realtà era lei ad averla come amica, ma era diventata anche sua negli anni &#8211; ma non ebbe il coraggio di partire per andare al funerale. Quel giorno camminò sopra la neve appena caduta nei percorsi sulla montagna della vecchia miniera, cercando di ricacciare ognuno dei pensieri che dal passato provavano a farsi spazio nella testa. Alcuni posti sembrano fatti per essere esplorati in solitudine o per dare un po&#8217; di pace quando i pensieri diventano troppo fitti per poter essere gestiti dal divano di casa. Dal bianco accecante della neve che copriva ogni cosa nel bosco, d’improvviso, irruppe sulla strada una femmina di alce. Si fermarono entrambi, guardandosi reciprocamente col timore di fare il movimento sbagliato. L’alce scattò via lasciandolo solo sulla strada, col respiro che creava una nuvola davanti alla sua bocca. Da tempo non cercava più di dare giustificazione alle cose, lasciandosi scorrere accanto gli avvenimenti, ma quell&#8217;incontro improvviso gli sembrò non fosse avvenuto per caso. Si inginocchiò sulla neve e pianse a lungo. C&#8217;era stato un tempo in cui aveva amato quella donna così profondamente da pensare di poter trascorrere la propria vita al suo fianco ed ora era morta, per mano dell&#8217;uomo che aveva sposato e per il quale lo aveva lasciato. Quando finalmente riuscì a soffocare i singhiozzi e si sollevò dalla neve il sole era già basso sull&#8217;orizzonte e la temperatura era scesa di un paio di gradi. Quella notte non riuscì a prendere sonno in maniera adeguata, e nel breve tempo in cui ebbe modo di riposare sognò la spiaggia di sassi neri dell&#8217;isola greca in cui avevano trascorso alcuni giorni insieme, ma mentre cercava di tenderle la mano lei spariva tra le onde leggere di un mare calmissimo, senza che lui potesse fare niente per salvarla. I tre giapponesi continuavano a emettere dei gridolini, estasiati dallo spettacolo che danzava sopra le loro teste. La notte era limpida e fredda, e l&#8217;Aurora Boreale era al suo apice. In realtà, non era una delle aurore più belle che si potessero vedere, ma ovviamente non glielo disse. Avevano scattato molte fotografie ed erano rimasti contentissimi. Lo ringraziarono quasi fino alla nausea. Dopo un paio d&#8217;ore, quando la tempesta di luce iniziò a scemare, rientrarono verso la città. Si versò un caffè caldo e controllò ancora la piccola borsa nera in cui aveva messo l’occorrente per un paio di giorni di viaggio. Le previsioni per Stoccolma parlavano di neve, ma di una temperatura decisamente più gradevole dei meno venti di quei giorni a Kiruna. Per un soffio riuscì a prendere l’espresso che dall’aeroporto di Arlanda lo avrebbe portato alla capitale svedese. Aveva poche ore di sonno alle spalle, ma aveva potuto dormire un po’ durante il volo ed ora, cullato dal dondolare del vagone, sentiva le palpebre chiudersi. Non oppose resistenza e riuscì a riposare fino all’arrivo. Scese alla stazione centrale ed uscì per raggiungere la biglietteria automatica della metropolitana, comprò un biglietto da settantacinque minuti e si avviò verso la scala mobile. Davanti a lui, una donna con i capelli rossi e una giacca beige teneva con la mano sinistra la tracolla della borsa. Aveva dei guanti di pelle nera e sembrava quasi fosse un manichino di un negozio di abiti, immobile com&#8217;era. La scala mobile la trasportava, ma sembrava non le interessasse per nulla dove. Era lì, su uno dei tanti gradini di metallo rigato, che si faceva portare al piano inferiore della stazione, per prendere un treno che l&#8217;avrebbe portata a prendere qualche altra scala mobile che l&#8217;avrebbe portata al piano superiore di un&#8217;altra stazione, e lì avrebbe ricominciato. Ne conosceva molte di persone così e forse anche lui aveva rischiato di diventare, un tempo, una di quelle persone. Arrivata alla fine della scala, la donna si fermò ad ascoltare per qualche secondo i suoni che arrivavano dall&#8217;amplificatore del musicista da metropolitana. Era un ragazzo sui trent&#8217;anni, grassoccio e con la barba rossa. Suonava Blowin&#8217; in the wind di Dylan. Cantava bene, ma il brusio della T-Bana non consentiva di sentire al meglio le parole e gli accordi. Lei frugò nella borsa e prese una banconota da venti corone. Chinandosi leggermente la poggiò sulla custodia della chitarra e fece un sorriso al musicista. Lui ringraziò con un inchino. Forse non era una delle tante persone che si lasciano trasportare dalle scale mobili – pensò. Si sedette ad aspettare il treno incrociando le gambe. Aveva dei jeans blu e delle sneakers sportive nere con una banda bianca. Hans continuò a guardarla cercando di indovinarne l’età ed il nome, incurante di poter essere scoperto. Ventinove o trenta, pensò, immaginando il colore dei suoi occhi da dietro gli occhiali da sole &#8211; chissà perché li avesse, poi. La seguí nel vagone della linea blu fino a Kungsträdgården, cercando di non dare nell&#8217;occhio. Lei si tolse la giacca e si sedette su una delle panchine di legno, prese dalla borsa un ebook reader e cominciò a leggere. La temperatura era salita sopra lo zero e l&#8217;insolito piacevole...]]></description>
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		<pubDate>Fri, 18 Jan 2019 00:22:00 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Poetry]]></category>

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		<description><![CDATA[Guardo la luce dell&#8217;alba che disegna linee dalle fessure della finestra chiusa in quest&#8217;altra mattina fredda di metà inverno. Non so ancora nulla della vita di cosa farò domani o di chi sarò da grande, esploratore precario con le scarpe in valigia per scoprire un po&#8217; di mondo ad ogni passo collezionista di medaglie e di città da cerchiare sulla mappa appesa alla parete. Come camminino gli anni e il modo migliore per riempirli di sogni forse non l&#8217;ho mai imparato. M&#8217;attardo ancora a respirare il mare che chi nasce su un&#8217;isola non sa farne a meno capitano e marinaio di una barca senza vela che ad ogni gennaio si lascia invecchiare. (Sassari, 18 Gennaio 2019) ? 2019 : p@sco per jaspp.net. &#124; Permalink &#124; No comment &#124; Tags:]]></description>
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		<title>Riflessioni di fine anno 2018: The Airplane Edition</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Dec 2018 14:21:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[p@sco]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[buon 2019]]></category>
		<category><![CDATA[Buon Anno!]]></category>

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		<description><![CDATA[Come ogni anno negli ultimi giorni di dicembre mi ritrovo a rielaborare quanto capitatomi nei dodici mesi che stanno per terminare. È curioso come il riassumere l’anno trascorso e riporre speranze e buoni propositi in quello che sta per arrivare sia tanto comune, come se esistesse davvero una soluzione di continuità nel tempo e tra il trentuno dicembre di un anno ed il primo gennaio dell’anno successivo sia presente un gradino da salire, o da scendere a seconda dei punti di vista, permettendoci di cambiare le cose. La realtà è che il tempo scorre sempre allo stesso modo e possiamo cambiare le cose – quelle che dipendono dalla nostre azioni ovviamente &#8211; solo se siamo noi a decidere di farlo. Per una buona parte dei trecentosessantacinque giorni che compongono un anno, poi, non succede nulla di importante. In alcuni di questi però possono capitare tante cose incredibili, se si è propensi a cercarle ed a riconoscerle, e sono quelle che segno nel mio quadernetto di appunti che, anche quest’anno, si è riempito d’inchiostro. Quando al termine dello scorso anno mi e vi auguravo di poter viaggiare e visitare nuovi posti, non immaginavo di certo che questo sarebbe significato, per me, avere l’opportunità di vedere nuovamente Londra, Padova, Bologna e Venezia, di visitare Bratislava, Vienna, Pisa, Firenze e la meravigliosa Napoli (una delle città più belle che abbia mai visto) e di correre le Maratone di Cagliari, New York (sì, è la più bella davvero, almeno per ora) e Reggio Emilia. Che nella maggior parte di questi casi abbia viaggiato per questioni lavorative e non per il semplice piacere di viaggiare poco importa, ed è inutile dire che in ognuna di queste città ho corso un po’ (in certi casi più di un po’), perché ormai non c’è un punto in cui non voglia lasciare una bandierina segnaposto nella mia mappa dei luoghi del mondo in cui ho fatto qualche chilometro di corsa. Ho visitato anche tanti angoli della nostra bella Sardegna, conosciuto molti allevatori appassionati da cui ho – ogni singola volta – imparato qualcosa, ho potuto vedere qualche nuovo posto e rivedere amici con cui è sempre bello trascorrere anche solo mezz’ora. Sono molto fortunato in questo, ed è una cosa che cerco di ricordare il più possibile, perché è grazie all’affetto degli amici e delle persone che ci amano che si possono fare quei cambiamenti che permettono alle nostre vite di essere migliori. È stato anche, soprattutto, un anno di matrimoni – no, non il mio e di A., ma non si mai, prima o poi… –di nuovi bambini e bambine che vedo troppo poco rispetto a quanto vorrei e di nuove amicizie, ed anche queste piccole grandi cose hanno contribuito non poco a rendere questo 2018 un anno con tante cose da annotare. Il 2019 che tra poche ore ci accoglierà dovrà darsi da fare non poco per essere all’altezza. Io, potete starne certi, ci metterò tutto l’impegno possibile. Buon anno nuovo a tutti voi, che possa farvi terminare i fogli sul taccuino delle cose belle da annotare e, soprattutto, che vi regali l’amore che meritate. ? 2018 : p@sco per jaspp.net. &#124; Permalink &#124; 2 comments &#124; Tags: 2019, anno nuovo, buon 2019, Buon Anno!]]></description>
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		<title>Biondi come la Monroe</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Dec 2018 10:19:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[p@sco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cianfrusaglie]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel frattempo, a Padova, un ragazzo ed una ragazza attraversano in bicicletta il ponte Pontecorvo e quando arrivano ai portici scendono dal sellino, legano insieme le ruote ad un tubo che viene giù da una grondaia, si prendono per mano e si appoggiano ad uno dei pilastri per darsi un bacio. Sono biondi come la Monroe in Quando la moglie è in vacanza ed hanno negli occhi la stessa spensieratezza incosciente. Lui ha forse quattro peli di barba in tutto e sotto la giacca di pelle che tiene sbottonata ha una felpa nera dei Misfits. Lei mastica nervosa un chewingum alla fragola, con cui ogni tanto fa delle bolle che le arrivano fino al naso. È incinta da due mesi ma non sa come dirglielo. Una signora che avrà settant&#8217;anni passa accanto al loro pilastro, le sorride e alza la mano destra per salutarla. Lei risponde ricambiando il sorriso e la guarda passare, poi lo abbraccia nuovamente e gli dà un bacio sulla guancia sussurrandogli qualcosa all&#8217;orecchio. Entrano insieme al Nerodiseppia, chiedono un tavolo per due alla cameriera e ordinano un caffè ed uno spritz. La cameriera è una signora sui cinquanta anni, scrive su un taccuino blu a quadretti l&#8217;ordine e si allontana, salutando un uomo con la camicia celeste e la cravatta slargata che entra e si siede al bancone, aprendo con una gestualità da film il giornale della mattina. E&#8217; una sera umida di fine autunno, la nebbia ha coperto la città e da Prato della Valle non si riesce a vedere il Santo, ma la temperatura è ancora accettabile ed in giro si possono incontrare tante persone che passeggiano. Lei gli prende la mano e lo guarda a lungo negli occhi, senza sorridere. Le trema un po&#8217; la palpebra sinistra e forse gli occhi diventano lucidi. Anche lui la guarda in silenzio e capisce che deve dirgli qualcosa, qualcosa di serio. Forse vuole lasciarlo, pensa. No, non sarebbe una cosa con tanto senso logico, fino a pochi istanti prima sembrava ancora innamorata di lui. &#8220;Che c&#8217;è?&#8221; &#8211; le chiede alla fine, spezzando il lunghissimo momento di silenzio in cui si trovavano. Lei abbassa gli occhi e sembra stia per balbettare qualcosa, ma viene interrotta dalla signora del bar, che poggia sul tavolino il caffè e lo spritz. &#8220;Che c&#8217;è, Anna?&#8221; &#8211; le chiede di nuovo. &#8220;Marco io&#8230; Sono incinta&#8221; &#8211; dice lei singhiozzando senza sollevare lo sguardo. Lui le stringe forte la mano e si alza dalla sedia e senza lasciare la presa le si inginocchia accanto. La guarda piangere mentre tutto il mondo intorno smette di esistere, poi le prende con entrambe le mani il viso bagnato di lacrime e le bacia le guance e le labbra. Lei gli stringe le braccia intorno al collo e appoggia la testa sulla sua spalla sinistra, e nel mentre il caffè si raffredda e lo spritz si scalda, ma non ha importanza. ? 2018 : p@sco per jaspp.net. &#124; Permalink &#124; No comment &#124; Tags:]]></description>
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		<title>Norvegesi</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Nov 2018 12:39:19 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Cianfrusaglie]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni tanto guardo fuori dalla finestra dell’ufficio, il paesaggio che ho davanti non è il più bello tra quelli che questo posto è in grado di offrire, ma è comunque abbastanza gradevole. Una casa di legno bianca con una dépendance a una decina di metri, circondata da alberi e dalle foglie con i colori dell’autunno che – se la neve si scioglie &#8211; coprono il terreno tutto intorno. A destra della casa, quindi alla mia sinistra, inizia il bosco, e la stradina che qualche volta ho percorso di corsa, quando ancora il sole tramontava ad un orario che mi consentisse di avventurarmi fuori dai percorsi ciclabili convenzionali. Non che esistano zone pericolose qui, o almeno non sembra ne esistano, ma vorrei evitare di perdermi nel bosco al buio, credo non sarebbe piacevole lo stesso, anche se orsi e lupi non si vedono vicino al paese da un po’ – stando a quanto mi hanno raccontato i miei colleghi autoctoni. A sinistra della casa, poco oltre la strada 152, campagna a perdita d’occhio, con altre casette di legno bianche o rosse a indicare la presenza dell’uomo. Una ogni due o tre km, o giù di lì. Da una settimana circa stanno allargando la strada, che fino a poco tempo fa era quasi una strada secondaria e che pochi utilizzavano, per adattarla alle esigenze di quando, tra un paio d’anni al massimo, questo posto sarà il nodo centrale dell’Università di Oslo, visto che da quando lo scorso luglio hanno unito i due diversi Dipartimenti creando l’unico Dipartimento di Scienze della Vita, la gente è aumentata e si prevede continuerà ad aumentare, e di conseguenza anche il traffico. Non che si usino molto le automobili, qui. I mezzi pubblici funzionano. Effettivamente, potrei dimenticare l’orologio e sapere esattamente l’ora guardando l’autobus arrivare alla fermata. Quello delle 11.13 arriva alle 11.12 e aspetta un minuto anche se non c’è nessuno alla fermata. E alle 11.13 riparte. E così fanno quello delle 11.28, delle 11.43 e così via. Hanno tutti il GPS che rileva la loro posizione, e alle fermate il monitor ti dice il tempo che manca all’arrivo del successivo. Non tutte le fermate hanno i monitor, ma l’attesa tra un autobus e l’altro non supera i 15 minuti (reali), per cui si può star certi di poterne prendere uno a breve. Costano tantissimo, ma molto meno di quanto non costi avere un’auto o fare rifornimento. Sono strapieni di petrolio, in Norvegia. Anche l’altro giorno, alla tv, dicevano di un nuovo giacimento al largo di Tromsø, una delle città del nord in cui vorrei andare per cercare di vedere l’Aurora Boreale, che è uno dei miei grandi desideri tra le tante cose da fare in questo Paese incredibile. Il pensiero comune è che sì, il petrolio ha reso questa terra ricca, ma è anche destinato a terminare presto. Chi acquista una macchina la compra, spesso, elettrica. Esistono delle piccole auto elettriche che con un paio di euro fanno un centinaio di km, e ne esistono versioni super lussuose che costano come una Porsche e consumano in proporzione. Ma il mezzo d’elezione per gli spostamenti è la bicicletta. Ci sono bici ovunque, e più parcheggi per biciclette che per automobili. Si gira in bicicletta se il tempo è bello, se piove e se nevica (e ultimamente nevica, oh se nevica!). Se le ruote schizzano addosso un po’ di fango, nessuno ci baderà. Non gliene frega niente a nessuno se hai i vestiti in ordine, stirati in modo impeccabile e abbinati, oppure se hai i pantaloni pieni di macchie con l’estremità infilata dentro calze di due diversi colori e una felpa in pile con qualche buco. È un modo di vestire comodo, dicono loro, e tanto sei a lavoro, mica ad un matrimonio. Ecco, il lavoro. Si inizia alle 8.00 e si termina alle 16.00. Sono 8 ore, come da noi. Non esattamente, in realtà. Conta la produttività, non il tempo. Se riesci a fare le cose che devi in 3 ore, meglio. Puoi andare a casa o fare altro che non sia strettamente connesso col lavoro. Bisogna fare le cose senza stress, dicono, perché “è soltanto un lavoro, la vita è fuori dall’ufficio”. Ovviamente i primi giorni li guardavo come se fossero degli alieni, mi piazzavo al computer, scaricavo le cose da leggere, riempivo il quaderno degli appunti, cercavo di colmare il gap che ho in molte cose nei loro confronti, e non capivo come potessero essere tanto menefreghisti. Sì, menefreghisti. Errore più grande non potevo farlo. Hanno capito tutto, i norvegesi, altroché. Ås, Akershus, 27 novembre 2014. ? 2018 : p@sco per jaspp.net. &#124; Permalink &#124; No comment &#124; Tags:]]></description>
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