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	<title>JCP.im &#8211; Jacopo Paoletti Blog</title>
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		<title>Perché l’era dei contenuti veloci dovrebbe renderci più lenti (ma farti cliccare qui)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Nov 2024 00:52:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[È ormai evidente come viviamo in un&#8217;epoca di overload sensoriale, dove ogni istante della nostra attenzione è conteso da miliardi di bit di contenuto. Non siamo più semplici consumatori; siamo diventati il prodotto, e il nostro tempo è la valuta di scambio tra piattaforme, algoritmi e inserzionisti. Ma ciò che sembra una &#8220;corsa alla superficialità&#8221; [&#8230;]]]></description>
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<p>È ormai evidente come viviamo in un&#8217;epoca di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sovraccarico_sensoriale#:~:text=Si%20parla%20di%20sovraccarico%20sensoriale%20o%20ipersensibilit%C3%A0%20psicologica,o%20indotta%20artificialmente%20%28ad%20esempio%20esposizione%20ai%20f"><em>overload sensoriale</em></a>, dove ogni istante della nostra attenzione è conteso da miliardi di bit di contenuto. <strong>Non siamo più semplici consumatori; siamo diventati il prodotto</strong>, e il nostro tempo è la valuta di scambio tra piattaforme, algoritmi e inserzionisti. Ma ciò che sembra una &#8220;corsa alla superficialità&#8221; nasconde un sottotesto inquietante: <strong>stiamo smettendo di osservare, pensare e connetterci in modo autentico.</strong></p>



<p>Quando nel lontano 2016 parlavo del &#8220;<a href="https://jcp.im/2016/02/25/il-teorema-dellattenzione-della-contentsfera-da-content-is-king-ad-attention-is-god/">Teorema dell&#8217;Attenzione nella Contentsfera</a>&#8220;, intravedevo solo l&#8217;inizio. Oggi, quella battaglia per l&#8217;attenzione non solo si è intensificata: è degenerata. E il paradosso è che nessuno la sta realmente vincendo.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" />



<p><strong>Il Paradosso della Distrazione: abbiamo costruito il nostro collasso cognitivo</strong></p>



<p>Oggi il problema non è semplicemente l&#8217;attenzione, ma la <strong>sovraesposizione (de)culturale</strong>. Le piattaforme che promettevano una maggiore connessione con il mondo ci stanno disconnettendo dalla realtà. Perché? Non solo perché siamo distratti, ma perché la sovrabbondanza di contenuti sta erodendo il valore stesso dell&#8217;informazione.</p>



<p><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nicholas_G._Carr">Nicholas Carr</a>, nel suo libro <em><a href="https://books.google.it/books/about/The_Shallows_What_the_Internet_Is_Doing.html?id=-HuqDwAAQBAJ&amp;redir_esc=y">The Shallows: What the Internet Is Doing to Our Brains</a></em>, descrive come la frammentazione digitale stia riducendo la nostra capacità di pensiero critico e di elaborazione profonda. <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Clay_Shirky">Clay Shirky</a>, in <em><a href="https://books.google.it/books/about/Cognitive_Surplus.html?id=OXbEDGo9WdkC&amp;redir_esc=y">Cognitive Surplus</a></em>, aggiunge che l’eccesso di stimoli, anziché arricchirci, ci condanna a un rumore incessante che rende difficile distinguere tra valore e banalità.</p>



<p>Al cuore di questo fenomeno c&#8217;è una dinamica psicologica che potremmo definire <strong>adattamento edonico dell&#8217;attenzione</strong> (o <em><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Hedonic_treadmill">hedonic adaptation</a></em>): come con una droga, più contenuti consumiamo, meno impatto hanno su di noi. <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Gloria_Mark">Gloria Mark</a>, professoressa all&#8217;<a href="https://en.wikipedia.org/wiki/University_of_California,_Irvine">Università della California</a>, ha rilevato che la nostra capacità di concentrazione è crollata da 2,5 minuti a meno di 47 secondi negli ultimi due decenni.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" />



<p><strong>Non è questione di superficialità, ma di saturazione</strong></p>



<p>Ciò che molti interpretano come &#8220;<em>banalizzazione della comunicazione</em>&#8221; è in realtà una conseguenza della saturazione. Non riusciamo più a distinguere ciò che è importante da ciò che non lo è, perché i nostri cervelli non sono evoluti per gestire questa quantità di stimoli. <strong>Non siamo superficiali: siamo anestetizzati.</strong></p>



<p>I social media sono progettati attorno al cosiddetto &#8220;<em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_di_ricompensa">loop dopaminergico</a></em>&#8220;, un meccanismo che ci spinge a tornare continuamente sulla piattaforma in cerca di ricompense immediate. <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Scott_Galloway_(professor)">Scott Galloway</a>, nel suo libro <em><a href="https://books.google.it/books/about/The_Four.html?id=_eTACwAAQBAJ&amp;redir_esc=y">The Four</a></em>, descrive come le grandi piattaforme abbiano perfezionato questo meccanismo per massimizzare l’attenzione, a un costo cognitivo ed emotivo enorme per gli utenti.</p>



<p>Secondo un rapporto di McKinsey del 2023, il multitasking digitale non sta solo riducendo la produttività individuale, ma sta anche compromettendo la capacità delle organizzazioni di generare valore sostenibile. <strong>Guardiamo sempre di più e vediamo sempre meno.</strong></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" />



<p><strong>Un nuovo ruolo per marketer e comunicatori</strong></p>



<p>Come marketer e comunicatori, non possiamo più illuderci che il nostro compito sia semplicemente &#8220;catturare l&#8217;attenzione&#8221;. Quel tempo è passato. <strong>Oggi dobbiamo diventare architetti dell’intenzione.</strong></p>



<p>Ecco alcune domande cruciali da porci:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Stiamo progettando contenuti che creano un impatto duraturo o solo momentaneo?</strong></li>



<li><strong>Siamo in grado di rallentare il tempo, creando narrazioni che richiedano riflessione, dialogo e persistenza?</strong></li>



<li><strong>Possiamo passare da un modello basato sulla quantità a uno focalizzato sulla qualità della connessione?</strong></li>
</ul>



<p>Le aziende che vinceranno non saranno quelle che avranno accumulato più visualizzazioni o impression, ma quelle che avranno guadagnato la fiducia e l’attenzione deliberata delle persone. <strong>Il nuovo KPI non è l’engagement, ma l’impatto.</strong> <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Philip_Kotler">Philip Kotler</a>, pioniere del marketing moderno, sostiene che oggi il marketing deve puntare a costruire un <em>purpose</em> autentico, che non solo catturi l’attenzione ma crei un legame duraturo e significativo.</p>



<p>Un esempio eloquente è <em><a href="https://patagonia.com/">Patagonia</a></em>, che ha scelto di rallentare le campagne pubblicitarie per concentrarsi su messaggi profondi legati alla sostenibilità ambientale. Oppure <em><a href="https://apple.com/">Apple</a></em>, che con le sue narrazioni lunghe e cinematografiche riesce a coniugare efficacia visiva e significato profondo.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" />



<p><strong>Provocazione: se l&#8217;attenzione è Dio, è arrivato il momento di scomodare <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Friedrich_Nietzsche">Nietzsche</a></strong></p>



<p>Nel 2016 affermavo: &#8220;<em><a href="https://jcp.im/2016/02/25/il-teorema-dellattenzione-della-contentsfera-da-content-is-king-ad-attention-is-god/">Content is king, but attention is God.</a></em>&#8221; Forse quel dio non merita più la nostra venerazione. È il momento di ammettere che, in qualche modo&#8230; beh, sia morto.</p>



<p>Immagina un mondo in cui la sfida non è creare contenuti che interrompono, ma che <strong>riconnettono</strong>. Un ecosistema digitale dove la profondità non sia un valore di nicchia, ma il nuovo status quo. È un’utopia? Forse. Ma è una direzione possibile se chi crea contenuti, strategie e comunicazione <strong>smette di giocare il gioco dell’algoritmo e inizia a dettare nuove regole.</strong></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" />



<p><strong>Una battaglia controcorrente? Sì, in primis contro la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/FOMO">FOMO</a></strong></p>



<p>In un&#8217;epoca in cui tutti corrono dietro al prossimo trend virale, <strong>forse è il momento di fermarsi</strong>. Non dobbiamo solo ripensare il marketing e la comunicazione: <strong>dobbiamo ripensare il tempo</strong>. L&#8217;attenzione non è infinita, ma la nostra capacità di creare significato sì. Ed è lì che dobbiamo tornare.</p>



<p><strong>La sfida non è catturare attenzione, ma meritarla. Essere rilevanti non nel momento, ma nel tempo. Perché l&#8217;attenzione è sempre più scarsa, ma il significato—quello vero—non lo è mai.</strong></p>
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		<title>La Nuova Frontiera della Complessità: Crisi della Democrazia, Disinformazione e il Futuro del Consenso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Nov 2024 21:57:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Introduzione: Un Mondo Sempre Più Complesso Viviamo in un&#8217;epoca in cui le interconnessioni globali, la digitalizzazione pervasiva e la rapidità delle trasformazioni sociali ed economiche hanno creato una realtà complessa e mutevole. Le democrazie occidentali, un tempo baluardi di stabilità e progresso, si trovano oggi a fare i conti con sfide senza precedenti: dall&#8217;ascesa del [&#8230;]]]></description>
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<h3 class="wp-block-heading">Introduzione: Un Mondo Sempre Più Complesso</h3>



<p>Viviamo in un&#8217;epoca in cui le interconnessioni globali, la digitalizzazione pervasiva e la rapidità delle trasformazioni sociali ed economiche hanno creato una realtà complessa e mutevole. Le democrazie occidentali, un tempo baluardi di stabilità e progresso, si trovano oggi a fare i conti con sfide senza precedenti: dall&#8217;ascesa del populismo alla pervasività della disinformazione, fino alla crisi della fiducia nelle istituzioni. Questa complessità non solo complica il processo decisionale ma indebolisce il consenso e mina i modelli democratici tradizionali.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><em>1. La Complessità: Una Sfida Globale</em></h4>



<p>Il sociologo e teorico della complessità <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Edgar_Morin">Edgar Morin</a> ha definito la complessità come un &#8220;tessuto di eventi, azioni, interazioni, retroazioni, determinazioni e accidenti&#8221; che rende il mondo meno comprensibile con le tradizionali strutture lineari. La sociologia della complessità offre una lente attraverso cui osservare i fenomeni globali: crisi economiche, cambiamenti climatici, pandemie e disordini sociali. Secondo Morin, le società moderne sono caratterizzate da interazioni multiple e simultanee, rendendo ogni fenomeno una &#8220;rete di connessioni&#8221; (<a href="https://books.google.it/books/about/Introduction_%C3%A0_la_pens%C3%A9e_complexe.html?id=qNQHCwAAQBAJ&amp;redir_esc=y">Morin, Edgar. <em>Introduction à la pensée complexe</em>, 1990</a>).</p>



<p>Il sociologo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Niklas_Luhmann">Niklas Luhmann</a> sostiene che, con l’aumento della complessità, le organizzazioni diventano meno prevedibili e più soggette a crisi sistemiche (<a href="https://books.google.it/books/about/Social_Systems.html?id=zVZQW4gxXk4C&amp;redir_esc=y">Luhmann, Niklas. <em>Social Systems</em>, 1995</a>). Il modello tradizionale della democrazia, basato su consenso, rappresentanza e istituzioni stabili, risulta oggi difficile da sostenere in un contesto così frammentato.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><em>2. Crisi della Democrazia e dell’Occidente</em></h4>



<p>L&#8217;Occidente, che ha sviluppato il sistema democratico moderno, si trova oggi in una fase di evidente crisi, caratterizzata da una polarizzazione ideologica e una sfiducia crescente verso le istituzioni. Gli studiosi <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Yascha_Mounk">Yascha Mounk</a> e <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Steven_Levitsky">Steven Levitsky</a> hanno esplorato come la democrazia stia erodendo al suo interno, soffocata dalle forze populiste e autoritarie. Nel loro lavoro <em><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/How_Democracies_Die">How Democracies Die</a></em>, Levitsky e Ziblatt mostrano come i leader populisti utilizzino una retorica anti-istituzionale per guadagnare il consenso delle masse, sfruttando la disillusione e la frustrazione diffusa (<a href="https://books.google.it/books/about/How_Democracies_Die.html?id=iF3ODgAAQBAJ&amp;redir_esc=y">Levitsky, Steven, e Daniel Ziblatt. <em>How Democracies Die</em>, 2018</a>).</p>



<p>Il &#8220;nuovo populismo&#8221; capitalizza l&#8217;insicurezza economica e sociale, rafforzato da media che amplificano la polarizzazione. <em>The Economist</em> ha descritto come i leader populisti adottino approcci diretti, bypassando i media tradizionali, per manipolare le opinioni pubbliche, come accaduto con Donald Trump negli Stati Uniti e con Giorgia Meloni in Italia (The Economist, <em>Populism&#8217;s wave is far from over</em>, 2022).</p>



<h4 class="wp-block-heading"><em>3. Disinformazione e Manipolazione dell’Opinione Pubblica</em></h4>



<p>La digitalizzazione ha rivoluzionato la diffusione dell&#8217;informazione, portando a una democrazia dell&#8217;informazione senza precedenti ma anche a una nuova vulnerabilità: la disinformazione. <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Marshall_McLuhan">McLuhan</a> ha suggerito che “il medium è il messaggio”, indicando come ogni nuova tecnologia dell&#8217;informazione porti con sé cambiamenti sociali e cognitivi. Oggi, la democratizzazione delle piattaforme digitali ha portato alla proliferazione di &#8220;fake news&#8221; e alla manipolazione dei fatti, con enormi implicazioni per la stabilità sociale e politica (<a href="https://books.google.it/books/about/Understanding_media.html?id=8qwsXkmjEWUC&amp;redir_esc=y">McLuhan, Marshall. <em>Understanding Media: The Extensions of Man</em>, 1964</a>).</p>



<p>In un rapporto dell&#8217;<em><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Atlantic_Council">Atlantic Council</a></em>, si mostra come la disinformazione sistematica, spesso sostenuta da attori statali come la Russia, alteri il tessuto della democrazia occidentale, sfruttando le divisioni culturali ed economiche per destabilizzare i governi democratici (<a href="https://www.atlanticcouncil.org/in-depth-research-reports/report/kremlin-trojan-horses/">Atlantic Council, <em>The Kremlin&#8217;s Trojan Horses</em>, 2020</a>). La sfiducia generata da queste campagne mina le basi del consenso democratico, rendendo difficile per i cittadini distinguere il vero dal falso.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><em>4. Trump, Meloni, Musk: Icone di una Complessità Polarizzante</em></h4>



<p><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Donald_Trump">Donald Trump</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgia_Meloni">Giorgia Meloni</a> ed <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Elon_Musk">Elon Musk</a> rappresentano tre volti della complessità moderna. Trump ha cambiato il paradigma politico degli Stati Uniti, mescolando populismo e sfruttamento della disinformazione sui social media. Giorgia Meloni ha capitalizzato sul sentimento anti-europeo in Italia, presentandosi come la voce del popolo contro l&#8217;élite. Elon Musk, visionario e controverso, influenza mercati e politica attraverso dichiarazioni audaci e strategie imprenditoriali in continua evoluzione. Questi leader dimostrano come la realtà percepita possa essere modellata da poche personalità carismatiche, creando un &#8220;effetto di distorsione della realtà&#8221; che polarizza ulteriormente il consenso (<a href="https://www.theatlantic.com/category/elon-musk/">The Atlantic, <em>The Cult of Musk</em>, 2022</a>; The Guardian, <em>Meloni&#8217;s rise to power and populism&#8217;s hold in Europe</em>, 2023).</p>



<h4 class="wp-block-heading"><em>5. La Complessità dell’Ecosistema Mediatico: Disinformazione e Polarizzazione</em></h4>



<p>Oltre agli effetti della disinformazione, vi è una crescente polarizzazione nei media stessi. Secondo il <em><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Pew_Research_Center">Pew Research Center</a></em>, oltre l&#8217;80% degli americani ritiene che i media siano polarizzati e non offrano una visione accurata della realtà (<a href="https://www.pewresearch.org/journalism/2014/10/21/political-polarization-media-habits/#:~:text=When%20it%20comes%20to%20choosing%20a%20media%20source">Pew Research Center, <em>Political Polarization &amp; Media Habits</em>, 2021</a>). Le piattaforme di social media amplificano questa polarizzazione attraverso algoritmi che favoriscono contenuti che stimolano reazioni emotive, rafforzando le “bolle informative” che limitano l’accesso a opinioni diverse.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><em>6. Decodificare la Complessità: Nuove Strategie di Comprensione</em></h4>



<p>Per comprendere e affrontare la complessità moderna, è necessario un approccio olistico e inter-disciplinare. Il pensiero sistemico, come suggerito da studiosi come <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Peter_Senge">Peter Senge</a>, può offrire strumenti per analizzare e risolvere problemi in sistemi complessi (<a href="https://books.google.it/books/about/The_Fifth_Discipline.html?id=OtyLDQAAQBAJ&amp;redir_esc=y">Senge, Peter. <em>The Fifth Discipline</em>, 1990</a>). Inoltre, l&#8217;alfabetizzazione mediatica e la resilienza cognitiva diventano cruciali per navigare nel mare di informazioni e disinformazioni. Questa alfabetizzazione richiede una nuova educazione civica digitale, in grado di offrire ai cittadini gli strumenti per decodificare l&#8217;informazione, valutare l&#8217;affidabilità delle fonti e riconoscere la manipolazione mediatica.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Conclusione: La Necessità di un Nuovo Modello Democratico</h3>



<p>La crisi della democrazia occidentale richiede una ristrutturazione dei suoi fondamenti, adattandoli a un contesto caratterizzato da complessità e disinformazione pervasiva. Le democrazie dovranno evolvere verso modelli che favoriscano una maggiore trasparenza, partecipazione e resilienza contro le nuove sfide. Come afferma <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fareed_Zakaria">Fareed Zakaria</a>, “la democrazia deve reinventarsi se vuole sopravvivere” (<a href="https://books.google.it/books/about/The_Future_of_Freedom.html?id=b4Trw_i-xE0C&amp;redir_esc=y">Zakaria, Fareed. <em>The Future of Freedom: Illiberal Democracy at Home and Abroad</em>, 2003</a>). Solo così, attraverso una governance adattativa e una cittadinanza informata e consapevole, sarà possibile affrontare le sfide del presente e garantire un futuro di stabilità e progresso.</p>
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		<title>Il blog è morto? Allora perché sto riaprendo il mio nel 2024</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Nov 2024 04:44:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;Il blog è morto.&#8221; Quante volte abbiamo sentito questa frase negli ultimi anni? Come un ritornello che si ripete ad ogni nuova ondata tecnologica. Prima con l&#8217;ascesa di Facebook e Twitter nel 2007, molti profetizzavano la fine dei blog, sostenendo che gli aggiornamenti brevi avrebbero soppiantato i lunghi articoli. Nel 2012, con l&#8217;avvento di Instagram [&#8230;]]]></description>
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<p><em>&#8220;Il blog è morto.&#8221;</em></p>



<p>Quante volte abbiamo sentito questa frase negli ultimi anni? Come un ritornello che si ripete ad ogni nuova ondata tecnologica. Prima con l&#8217;ascesa di Facebook e Twitter nel 2007, molti profetizzavano la fine dei blog, sostenendo che gli aggiornamenti brevi avrebbero soppiantato i lunghi articoli. Nel 2012, con l&#8217;avvento di Instagram e la cultura dell&#8217;immagine, la previsione si è ripetuta: chi ha più tempo per leggere quando una foto può raccontare mille parole? Nel 2020, TikTok ha catturato l&#8217;attenzione delle nuove generazioni con video di pochi secondi, e ancora una volta si è parlato della &#8220;morte&#8221; del blogging.</p>



<p>Eppure, eccoci qui, alla fine del 2024, e io sto riaprendo il mio blog su <strong><a href="https://jacopopaoletti.com">jacopopaoletti.com</a></strong> (o se volete far prima, <strong><a href="https://jcp.im">jcp.im</a></strong>).</p>



<p>Folle? Forse. Ma lasciatemi spiegare perché credo che il blog sia tutt&#8217;altro che un relitto del passato e perché penso che abbia ancora molto da offrire in un mondo digitale sempre più frenetico e superficiale.</p>



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<h3 class="wp-block-heading"><strong>La ciclica &#8220;morte&#8221; del blogging</strong></h3>



<p>Non è la prima volta che il blogging viene dichiarato defunto. Ogni nuova piattaforma o tendenza sembra portare con sé il necrologio dei blog. Ma i numeri raccontano una storia diversa.</p>



<p>Secondo <strong>Statista</strong>, nel 2023 c&#8217;erano oltre <strong>600 milioni di blog attivi</strong> nel mondo, un aumento rispetto ai 500 milioni del 2019. Se il blogging è morto, sembra che nessuno abbia avvisato quei milioni di persone che continuano a scrivere e a leggere blog con passione.</p>



<p>Questo fenomeno ciclico di &#8220;morte&#8221; e &#8220;rinascita&#8221; del blogging sottolinea una verità fondamentale: i blog si adattano, evolvono e continuano a soddisfare un bisogno umano essenziale di condivisione e approfondimento.</p>



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<h3 class="wp-block-heading"><strong>Profondità in un mondo superficiale</strong></h3>



<p>Viviamo in un&#8217;epoca dominata da contenuti effimeri e da una frenesia comunicativa che spesso sacrifica la qualità per la quantità. Secondo uno studio di <strong>Microsoft</strong> del 2015, la capacità di attenzione media è scesa a <strong>otto secondi</strong>, meno di quella di un pesce rosso. Siamo bombardati da notifiche, aggiornamenti e stimoli continui che frammentano la nostra attenzione.</p>



<p>Ma c&#8217;è un contrappeso a questa tendenza. Il <strong>Digital News Report 2023</strong> del <strong>Reuters Institute</strong> ha rilevato che il <strong>68%</strong> degli utenti cerca fonti di informazione affidabili e dettagliate. Le persone sono stanche della superficialità e desiderano contenuti che offrano valore reale.</p>



<p>Il blog offre proprio questo: uno spazio per esplorare idee in profondità, per raccontare storie complesse, per condividere conoscenze senza i limiti imposti dai formati brevi dei social media. È un luogo dove possiamo rallentare, riflettere e connetterci a un livello più significativo.</p>



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<h3 class="wp-block-heading"><strong>Controllo del proprio spazio digitale</strong></h3>



<p>Le piattaforme social sono strumenti potenti, ma hanno un grande difetto: non ci appartengono. Siamo ospiti nelle case altrui, soggetti alle loro regole e capricci. Ricordate quando <strong>Facebook</strong> ha cambiato l&#8217;algoritmo nel 2018, riducendo drasticamente la portata organica delle pagine aziendali? Anni di lavoro per costruire una community potevano svanire da un giorno all&#8217;altro.</p>



<p>Avere un blog significa possedere il proprio spazio digitale. Significa avere il controllo completo su ciò che pubblichiamo, su come lo presentiamo e su come interagiamo con i nostri lettori. Non siamo soggetti agli algoritmi o alle politiche mutevoli di una piattaforma.</p>



<p>Come ha sottolineato <strong><a href="https://garyvaynerchuk.com/">Gary Vaynerchuk</a></strong> nel 2021: <em>&#8220;Possedere la tua piattaforma è fondamentale. I social media sono in affitto; il tuo blog è la tua casa.&#8221;</em> Questa autonomia ci permette di costruire una presenza online solida e duratura, al riparo dalle turbolenze delle piattaforme esterne.</p>



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<h3 class="wp-block-heading"><strong>Autenticità e voce personale</strong></h3>



<p>In un mondo saturo di contenuti omologati e spesso guidati dalle tendenze del momento, il blog offre la possibilità di esprimere la propria voce in modo autentico. Non dobbiamo adattarci a formati predefiniti o inseguire il prossimo trend virale. Possiamo essere noi stessi, con tutte le nostre sfumature e peculiarità.</p>



<p>Come sicuramente saprete, <strong><a href="https://seths.blog/">Seth Godin</a></strong>, uno dei più influenti marketer al mondo, continua a scrivere sul suo blog quotidianamente. Nel 2023 ha affermato: <em>&#8220;Il blogging non è morto. È semplicemente passato inosservato a chi insegue solo il prossimo trend. Ma per chi vuole costruire qualcosa di duraturo, resta uno strumento fondamentale.&#8221;</em></p>



<p>Il blog ci permette di costruire una relazione autentica con i nostri lettori, basata sulla fiducia e sulla condivisione di idee e valori. In un&#8217;epoca in cui l&#8217;autenticità è una merce rara, questo può fare la differenza.</p>



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<h3 class="wp-block-heading"><strong>La rinascita delle newsletter e delle piattaforme di contenuti</strong></h3>



<p>Negli ultimi anni, abbiamo assistito a una vera e propria rinascita delle newsletter e delle piattaforme di contenuti. <strong>Substack</strong>, ad esempio, ha superato il milione di abbonati paganti nel 2023. Le persone cercano contenuti di qualità e sono disposte a pagare per ottenerli.</p>



<p>Anche <strong>LinkedIn</strong> ha registrato un aumento del <strong>50%</strong> nell&#8217;engagement delle sue newsletter nel 2023, come riportato nel blog ufficiale della piattaforma. Questo indica un crescente desiderio di contenuti professionali approfonditi.</p>



<p>Sto considerando di combinare la riapertura del mio blog con una newsletter dedicata (non una novità, direte voi, ma per me ormai una necessità), per creare un dialogo più diretto e personale con voi. Forse sul mio <a href="https://www.linkedin.com/in/jacopopaoletti/">LinkedIn</a>, dove posso raggiungere una community di professionisti affini e partire dai miei +30.000 followers, o direttamente qui sul mio sito <a href="https://jcp.im">WordPress</a>. O forse una combo delle due: vediamo. Ad ogni modo, l&#8217;obiettivo è costruire una comunità basata sulla condivisione di idee e sulla discussione approfondita.</p>



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<h3 class="wp-block-heading"><strong>La persistente efficacia della SEO e del blogging</strong></h3>



<p>Nonostante le periodiche dichiarazioni sulla morte della SEO, i dati raccontano una storia diversa. Secondo <strong>Ahrefs</strong>, nel 2023, il <strong>68%</strong> delle esperienze online inizia con un motore di ricerca. Questo significa che le persone cercano attivamente informazioni, e i contenuti ottimizzati per i motori di ricerca hanno un ruolo cruciale nel raggiungere il pubblico.</p>



<p>Un report di <strong>HubSpot</strong> del 2023 indica che le aziende che bloggano ricevono il <strong>55%</strong> in più di visitatori rispetto a quelle che non lo fanno. Il blogging aiuta a migliorare il posizionamento organico, a costruire autorità nel proprio settore e a generare lead qualificati.</p>



<p><strong><a href="https://neilpatel.com/">Neil Patel</a></strong>, esperto di digital marketing, ha dichiarato nel 2023: <em>&#8220;Il blogging continua a essere uno dei metodi più efficaci per migliorare la SEO, costruire il brand e generare lead qualificati.&#8221;</em> I numeri parlano chiaro: il blog non è solo vivo, ma è uno strumento potente per chi sa come utilizzarlo.</p>



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<h3 class="wp-block-heading"><strong>Affrontare una platea critica</strong></h3>



<p>So che molti di voi, colleghi e professionisti del settore, siete critici e attenti. E sapete una cosa? Mi fa piacere. Non c&#8217;è crescita senza confronto. Non pretendo di avere tutte le risposte, ma credo nel valore della conversazione aperta e onesta.</p>



<p>Il blog mi permette di dialogare direttamente con voi, senza filtri o intermediari. Possiamo discutere, dissentire, approfondire. Possiamo costruire insieme un percorso di crescita professionale e personale.</p>



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<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il blog come antidoto alla superficialità</strong></h3>



<p>In un mondo dove tutto scorre veloce, dove le opinioni si riducono a like o emoji, il blog offre uno spazio per la riflessione. È un invito a prendersi il tempo per leggere, pensare e magari dissentire in modo costruttivo.</p>



<p><strong><a href="https://annhandley.com/">Ann Handley</a></strong>, autrice e Chief Content Officer di <em>MarketingProfs</em>, nel suo libro <em>Everybody Writes</em> (Seconda Edizione, 2022), afferma: <em>&#8220;Il tuo blog è il cuore della tua strategia di contenuti. È dove la tua voce autentica può emergere senza filtri.&#8221;</em> Questo spazio di autenticità è ciò che rende il blog ancora rilevante e prezioso.</p>



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<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un invito alla conversazione autentica</strong></h3>



<p>Riapro il mio blog perché credo da sempre nel potere delle idee condivise in modo autentico e approfondito. Voglio ricreare uno spazio dove possiamo discutere, sfidare le convenzioni e crescere insieme.</p>



<p>Forse, in un mondo che corre sempre più veloce, prendersi il tempo per leggere e riflettere è l&#8217;atto più rivoluzionario che possiamo compiere.</p>



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<h3 class="wp-block-heading"><strong>E tu, cosa ne pensi?</strong></h3>



<p>Il blog è davvero un dinosauro del web o ha ancora qualcosa da dire?</p>



<p>Questo non è un monologo, ma un invito al dialogo. Se hai qualcosa da dire, positiva o negativa che sia, sono tutto orecchie.</p>



<p>Ti invito a condividere le tue opinioni nei commenti. Prometto che leggerò attentamente e, se possibile, risponderò. Perché alla fine, la vera innovazione nasce dal confronto, non dai like.</p>



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<p><strong>Chi sono io?</strong></p>



<p>Un curioso incallito che si annoia facilmente.</p>



<p>Ma ufficialmente, <strong><a href="https://jacopopaoletti.com">Jacopo Paoletti</a></strong>, innovatore per vocazione e per mestiere. Esperto di marketing e comunicazione digitale in qualità di manager, imprenditore e advisor, ho lavorato, fondato e guidato aziende innovative, e dicono sia un pioniere nell&#8217;intelligenza artificiale in Italia. Come Founder &amp; Chairman di <strong><a href="https://exegesis.it">Exegesis</a></strong>, guido la holding italiana che partecipa diverse startup e PMI digitali conosciute, cercando di promuovere l&#8217;innovazione e la crescita reciproca nel panorama tecnologico. Quando ho l&#8217;opportunità insegno anche in ambito universitario e partecipo a libri e testate di settore, oltre a scrivere da sempre <a href="https://jcp.im">qui</a>.</p>



<p>Se vuoi saperne di più (o semplicemente curiosare), trovi tutto qui: <strong><a href="https://jcp.im/me">jcp.im/me</a></strong></p>



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<p><em>Avvertenza: Questo post potrebbe contenere tracce di cinismo, sarcasmo e pensiero critico. Consumare con moderazione.</em></p>
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		<title>Il product placement: la pubblicità che piace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mirko Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Oct 2022 08:58:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[Il product placement non si mangia L’inserimento di prodotti o brand a scopo commerciale è una mossa strategica molto frequente soprattutto all’interno di film, serie tv o videogiochi. Se affermiamo tutto ciò, non stiamo di certo dicendo che Celentano sia un trapper delle periferie di Milano.&#160; Nel mercato dell&#8217;entertainment, infatti, il product placement è una [&#8230;]]]></description>
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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il product placement non si mangia</strong></h2>



<p>L’inserimento di <strong>prodotti </strong>o <strong>brand </strong>a scopo commerciale è una mossa strategica molto frequente soprattutto all’interno di<strong> film, serie tv o videogiochi</strong>. Se affermiamo tutto ciò, non stiamo di certo dicendo che Celentano sia un trapper delle periferie di Milano.&nbsp;</p>



<p>Nel mercato dell&#8217;entertainment, infatti, <strong>il product placement</strong> è una strategia alla quale si è spesso esposti, e che paradossalmente <strong>infastidisce meno,</strong> salvo rari casi, perché viene considerata <strong>poco invadente</strong>.</p>



<p>Se si guarda la scena di <strong>Stranger Things</strong>, dove Undici beve tranquillamente una lattina di <strong>Coca-Cola</strong>: proprio in questo risiede la magia del product placement.&nbsp;</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img width="1024" height="576" data-attachment-id="1637" data-permalink="https://jcp.im/2022/10/12/il-product-placement-la-pubblicita-che-piace/maxresdefault/" data-orig-file="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/10/maxresdefault.jpg" data-orig-size="1280,720" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="maxresdefault" data-image-description="" data-image-caption="" data-medium-file="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/10/maxresdefault.jpg?w=300" data-large-file="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/10/maxresdefault.jpg?w=800" src="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/10/maxresdefault.jpg?w=1024" alt="" class="wp-image-1637" srcset="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/10/maxresdefault.jpg?w=1024 1024w, https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/10/maxresdefault.jpg?w=150 150w, https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/10/maxresdefault.jpg?w=300 300w, https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/10/maxresdefault.jpg?w=768 768w, https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/10/maxresdefault.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Credits:<a href="https://www.netflix.com/it/title/80057281" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Netflix </a></figcaption></figure></div>


<p>Una <strong>comunicazione emotiva</strong> che imprime un prodotto nella mente del consumatore, <strong>un&#8217;esperienza </strong>ed <strong>un&#8217;emozione </strong>in maniera spesso inconscia, alimentando le associazioni che <strong>si legano al brand</strong>.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La pubblicità nel gaming, un’esplosione di opportunità</strong></h2>



<p>Il gaming ha senza dubbio rivoluzionato il settore dell’intrattenimento. Le <strong>opportunità </strong>che si sono aperte per i brand durante il periodo pandemico appena trascorso sono state <strong>molteplici</strong>.</p>



<p>La fortuna di questo <em>cigno nero</em> sono state le ore spese a casa e dedicate dai più giovani al gaming, in quel momento unico veicolo di trasmissione del virus Sars-Socialità19.</p>



<p>La conseguenza? <strong>L’esplosione di un fenomeno mondiale </strong>che ha creato nuove community, sia locali che internazionali.&nbsp;Giochi come Call Of Duty Warzone, Apex e Fortnite<strong> hanno sviluppato legami tra le community </strong>che, nonostante tutto sia tornato alla normalità, continuano ancora ad essere <strong>attive </strong>e alimentate da <strong>nuovi utenti</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Fortnite e le sue fortune</strong></h2>



<p>Il più clamoroso degli esempi è senza dubbio <strong>Fortnite</strong>, il nuovo trend della Gen Z.</p>



<p>Nel giro di un paio d’anni, Fortnite <strong>ha registrato numeri altissimi</strong> in termini di download e utenti attivi, tra cui diversi personaggi famosi come rapper, atleti e attori. <strong>Ma cosa lo ha reso così popolare</strong>?</p>



<p>Lo shop ha reso Fortnite <strong>IL videogioco pubblicitario</strong> per eccellenza: un negozio in cui è possibile acquistare oggetti, skin per i personaggi, armi e tanto altro a <strong>pagamento</strong>.<br /><br />Nelle varie stagioni, rappresentate da nuovi aggiornamenti, possiamo trovare migliaia di <strong>brand </strong>che spaziano <strong>dall’abbigliamento </strong>(Jordan, Nike, Adidas) <strong>all’intrattenimento </strong>(film, serie tv) o, addirittura, veri e propri concerti live.<br /><br />Quest’ultima categoria è stata quella che ha fatto registrare i dati più importanti su Fortnite. <a href="https://www.youtube.com/watch?v=wYeFAlVC8qU" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il concerto live del rapper statunitense Travis Scott</a>, ad esempio, è stato un evento unico nel suo genere, seguito da più di <strong>12 milioni </strong>di utenti.<br /></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img width="1024" height="576" data-attachment-id="1638" data-permalink="https://jcp.im/2022/10/12/il-product-placement-la-pubblicita-che-piace/ewn79aywsaazyga/" data-orig-file="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/10/ewn79aywsaazyga.jpg" data-orig-size="1920,1080" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="ewn79aywsaazyga" data-image-description="" data-image-caption="" data-medium-file="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/10/ewn79aywsaazyga.jpg?w=300" data-large-file="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/10/ewn79aywsaazyga.jpg?w=800" src="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/10/ewn79aywsaazyga.jpg?w=1024" alt="" class="wp-image-1638" srcset="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/10/ewn79aywsaazyga.jpg?w=1024 1024w, https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/10/ewn79aywsaazyga.jpg?w=150 150w, https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/10/ewn79aywsaazyga.jpg?w=300 300w, https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/10/ewn79aywsaazyga.jpg?w=768 768w, https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/10/ewn79aywsaazyga.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Credits: <a href="https://www.epicgames.com/fortnite/it/home" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fortnite</a></figcaption></figure></div>


<p><a rel="noreferrer noopener" href="https://www.epicgames.com/site/it/home" target="_blank">Epic Games</a>, la casa produttrice del videogioco, lo ha presentato, descrivendolo come: &#8220;<em>un viaggio musicale unico insieme a Travis Scott e alla prima mondiale di un suo nuovo brano</em>&#8220;. A rendere tale esperienza ancora più particolare è stata soprattutto la possibilità di <strong>rivivere l&#8217;esclusiva prima esibizione</strong> in differenti orari e date, così da soddisfare tutti i milioni di giocatori.</p>



<p>Possiamo citare però altri esempi, come FIFA: il gioco di simulazione calcistica più conosciuto nel mondo, in cui è davvero semplice imbattersi in product placement di <strong>brand sportivi </strong>che circondano il campo, cambiando in tempo reale, o altri sponsor direttamente sulle maglie dei giocatori.<br /><br />In ogni caso, le opportunità di sperimentazione <strong>tra brand e gaming</strong> sono straordinarie e si manifestano a livello di comunicazione pubblicitaria, ma anche attraverso accordi di <strong>merchandising </strong>e <strong>co-branding</strong>: insomma, un mercato in continua evoluzione con esponenziali margini di crescita.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Si ok, ma quali sono i vantaggi per i brand?</strong></h2>



<p>Molti brand <strong>hanno già intercettato le nuove possibilità</strong>, grazie anche a due piattaforme che rappresentano il canale perfetto per questo tipo di interazione brand-consumer.&nbsp;</p>



<p>Da un lato &#8211; infatti &#8211; troviamo <strong>YouTube</strong>, colosso mondiale che da anni offre servizi di intrattenimento per milioni di utenti; dall’altro, <strong>Twitch</strong>, con ben <strong>7 milioni di streamer</strong> e più di <strong>30 milioni di viewe</strong>r al giorno che lo rendono &#8211; ad oggi &#8211; una delle piattaforme più seguite dai giovanissimi.&nbsp;</p>



<p>Esistono, per esempio, anche degli spazi visualizzati all’interno delle inquadrature delle dirette dei content creator, spesso occupate da prodotti o brand.&nbsp;</p>



<p>Ma non è soltanto questione di visibilità. Un dato da non sottovalutare, infatti, è la durata media dell’utilizzo di ogni utente. In generale, <strong>la Gen Z ha iniziato ad avvicinarsi al mondo del gaming</strong> con tempi e modalità diverse dalle precedenti.&nbsp;</p>



<p>A scuola, al ristorante, al parco, le live dei loro streamer preferiti possono essere seguite quando e dove vogliono, e questo rappresenta un’importante possibilità da sfruttare.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Il product placement nei videogame è, quindi, una tecnica di investimento <strong>molto profittevole</strong> che offre delle opportunità di <strong>crescita esponenziali</strong> connesse al successo degli stessi videogiochi.</p>



<p>Gli <strong>acquisti in-game</strong> e la nascita del <strong>Metaverso </strong>amplificano le possibilità per i brand che riescono a ri-creare situazioni sempre più <strong>reali </strong>e <strong>immersive</strong>, proponendo ai consumatori <strong>esperienze digitali uniche</strong>. Insomma, manca poco e compreremo più all’interno degli <strong>shop virtuali</strong> che in quelli <strong>reali</strong>!&nbsp;</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img width="1024" height="708" data-attachment-id="1640" data-permalink="https://jcp.im/2022/10/12/il-product-placement-la-pubblicita-che-piace/s3-news-tmp-37906-fifa-default-1280/" data-orig-file="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/10/s3-news-tmp-37906-fifa-default-1280.png" data-orig-size="1280,885" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="s3-news-tmp-37906-fifa-default-1280" data-image-description="" data-image-caption="" data-medium-file="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/10/s3-news-tmp-37906-fifa-default-1280.png?w=300" data-large-file="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/10/s3-news-tmp-37906-fifa-default-1280.png?w=800" src="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/10/s3-news-tmp-37906-fifa-default-1280.png?w=1024" alt="" class="wp-image-1640" srcset="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/10/s3-news-tmp-37906-fifa-default-1280.png?w=1024 1024w, https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/10/s3-news-tmp-37906-fifa-default-1280.png?w=150 150w, https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/10/s3-news-tmp-37906-fifa-default-1280.png?w=300 300w, https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/10/s3-news-tmp-37906-fifa-default-1280.png?w=768 768w, https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/10/s3-news-tmp-37906-fifa-default-1280.png 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Credits: <a href="https://www.ea.com/en-gb/games/fifa/fifa-23/buy?gclid=Cj0KCQjwy5maBhDdARIsAMxrkw3_k67rxFhEt5qBHEaHNbrToohNEVPPDkVhYpnRUAV018tetgSLcZ0aAmHDEALw_wcB&amp;gclsrc=aw.ds" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fifa</a></figcaption></figure></div>]]></content:encoded>
					
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		<title>Pride Month: i brand a sostegno della comunità LGBTQIA+￼</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Benedetto Gulisano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jun 2022 14:37:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Guest post]]></category>
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					<description><![CDATA[Si sta per concludere il Pride Month, il mese delle manifestazioni promosse dai movimenti che difendono i diritti delle persone gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, queer o questioning, intersessuali e asessuali. Anche quest’anno, i brand non hanno perso l’occasione di mostrare pubblicamente vicinanza e supporto alla comunità LGBTQIA+ reinterpretando o lanciando prodotti in chiave rainbow attraverso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Si sta per concludere il <strong>Pride Month</strong>, il mese delle manifestazioni promosse dai movimenti che difendono<strong> i diritti delle persone gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, queer o questioning, intersessuali e asessuali</strong>.</p>



<p>Anche quest’anno, <strong>i brand</strong> non hanno perso l’occasione di mostrare pubblicamente <strong>vicinanza e supporto alla comunità LGBTQIA+ </strong>reinterpretando o lanciando prodotti in chiave <em>rainbow</em> attraverso <strong>campagne pubblicitarie</strong> destinate a celebrare <strong>l’amore in ogni sua sfaccettatura</strong>.</p>



<p>Ma <strong>cosa</strong> supportano esattamente i brand oggi? E, soprattutto, <strong>questo sostegno ha un impatto reale sulla comunità LGBTQIA+</strong>?</p>



<p>Storicamente <strong>giugno</strong> rappresenta <strong>il mese dell’orgoglio</strong>, nato per ricordare<strong> i moti di Stonewall </strong>del <strong>1969</strong>, quando &#8211; a seguito di una retata della polizia in uno dei bar gay più famosi di Manhattan &#8211; prese vita un vero e proprio <strong>movimento di resistenza e rivendicazione.</strong></p>



<p>Da quel tragico evento, in molti <strong>Paesi </strong>sono stati compiuti <strong>tanti passi avanti</strong> in tema di<strong> diritti e inclusione</strong>: dalla <strong>depenalizzazione dell’omosessualità</strong> alle prime forme di <strong>unioni riconosciute</strong>, fino ad arrivare al <strong>riconoscimento della genitorialità</strong> e alle <strong>leggi contro l’odio</strong>.</p>



<p>Viene spontaneo, però, ribadire <strong>quanta strada ci sia ancora da fare</strong>.</p>



<p>Ogni anno, infatti, il Pride scatena <strong>le immancabili polemiche</strong> di chi ritiene che questo tipo di evento sia ormai<strong> superato</strong>:<em> “Se siamo tutti uguali, non c’è bisogno di manifestare”</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sì: il Pride è ancora necessario</strong></h2>



<p>Celebrare il mese dell’orgoglio, invece, <strong>è ancora necessario</strong>.</p>



<p>È necessario, soprattutto, manifestare <strong>contro gli abusi e le discriminazioni </strong>che <strong>ogni giorno</strong> accadono <strong>nel mondo</strong>: dal contesto <strong>familiare</strong> al luogo di<strong> lavoro</strong> ad una semplice <strong>passeggiata</strong> per le vie del centro.</p>



<p>Vengono subito in mente, ad esempio, le recenti immagini di <strong>Oslo, </strong>dove &#8211; pochi giorni fa- un momento di<strong> festa</strong> si è trasformato in <strong>tragedia</strong>.</p>



<p>Nella capitale norvegese, alla vigilia del <strong>Gay Pride</strong>, un uomo ha iniziato a <strong>sparare a raffica</strong> contro alcuni ospiti del <strong>London Pub</strong>, un <strong>noto locale</strong> <strong>gay </strong>della città, <strong>uccidendo due persone</strong> e ferendone altre <strong>ventuno</strong>: un vero e proprio <strong>attentato di matrice omofoba</strong>.</p>



<p>Nonostante la cancellazione della sfilata, <strong>centinaia di cittadini</strong> si sono comunque riversati per le vie del centro, <strong>manifestando a sostegno dei diritti LGBTQIA+</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Al Pride si sfila anche per proteggere i propri diritti</strong></h2>



<p>A <strong>New York</strong>, invece, quest&#8217;anno il &#8220;tradizionale&#8221; Pride è stato inaugurato dal grido<strong> <em>“Raise up for abortion rights”</em></strong> di <a href="https://www.plannedparenthood.org/">Planned Paren</a><a rel="noreferrer noopener" href="https://www.plannedparenthood.org/" target="_blank">t</a><a href="https://www.plannedparenthood.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">hood</a>, storica organizzazione americana che lotta per <strong>i diritti delle donne</strong>, in particolare <strong>sul tema dell’aborto</strong>.</p>



<p>Un gesto simbolico, ma con un messaggio chiaro:<strong> tutti noi siamo in continua lotta per affermare e proteggere i nostri diritti.</strong></p>



<p>La settimana scorsa, infatti, la <strong>Corte Suprema</strong> americana ha <strong>cancellato la sentenza Roe vs Wade</strong>, stabilendo di fatto che <strong>l&#8217;aborto</strong> non rientri più nel perimetro dei <strong>diritti garantiti dalla costituzione</strong>.</p>



<p>Una notizia che ha <strong>scosso</strong> non solo circa 26 milioni di donne americane, ma anche <strong>opinione pubblica</strong> e, naturalmente, <strong>brand e aziende</strong>.</p>



<p>Diverse big company a stelle e strisce &#8211; come <strong>Amazon, Apple, Google, META, Walt Disney o Starbucks</strong> &#8211; sono subito<strong> scese</strong> in campo <strong>per “sostenere la libertà di scelta” </strong>delle proprie <strong>dipendenti, </strong>concretamente<strong>.</strong></p>



<p>Attraverso formule diverse, queste aziende hanno annunciato<strong> il loro impegno</strong> a <strong>coprire le spese</strong> delle donne che dovranno <strong>recarsi in un altro stato</strong> per <strong>interrompere</strong> una gravidanza non voluta.</p>



<p><em>&lt;&lt;Mentre la società decanta</em><strong><em> inclusività</em></strong><em>, vestendosi </em><strong><em>arcobaleno</em></strong><em> e condividendo </em><strong><em>hashtag a supporto di movimenti di tendenza</em></strong><em>, oggi è necessario che </em><strong><em>le persone</em></strong><em> prima e</em><strong><em> le aziende</em></strong><em> poi si chiedano </em><strong><em>cosa realmente si può fare per rendere la libertà un concetto naturale</em></strong><em>, da non questionare &#8211; commenta </em><strong><em>Alessandra Giuffrida</em></strong><em>, Partner &amp; CCO di </em><a rel="noreferrer noopener" href="https://creationdose.com/it" target="_blank"><em>CreationDose</em></a><em> &#8211; La </em><strong><em>libertà</em></strong><em> di poter</em><strong><em> fare</em></strong><em>, di poter </em><strong><em>sentire</em></strong><em>, di poter </em><strong><em>amare</em></strong><em>, di poter </em><strong><em>scegliere</em></strong><em>. È questo un</em><strong><em> tema</em></strong><em> che </em><strong><em>aziende, brand e persone</em></strong><em> oggi, alla luce delle nuove evoluzioni, devono tenere a mente, affinché </em><strong><em>il gattopardiano</em></strong><em> </em><strong><em>“è necessario che tutto cambi, perché tutto resti così com’è” non sia una perenne verità</em></strong><em>&gt;&gt;</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Non solo outfit e prodotti “pride”</strong></h2>



<p>Quest’anno, il vero <strong>fil rouge</strong> che ha unito<strong> brand e Pride Month </strong>è stato proprio <strong>il sostegno economico</strong> alle <strong>diverse realtà</strong> che si occupano di garantire <strong>diritti e inclusione</strong> ai membri della <strong>comunità LGBTQIA+</strong>.</p>



<p>Molti brand, infatti, hanno deciso di <strong>devolvere una percentuale dal ricavato delle vendite a diverse associazioni e Onlus</strong>.</p>



<p><strong>PUMA</strong> &#8211; ad esempio &#8211; ha lanciato la collezione <a href="https://www.puma-catchup.com/puma-cara-delevingne-and-carra-sykes-are-joined-together-forever-for-2022-pride-collection-benefitting-glaad/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pride 2022 Together Forever</a>, una celebrazione della <strong>libertà</strong> all’insegna dell<strong>’amore</strong> ma anche della <strong>concretezza</strong>.</p>



<p>Per disegnare la nuova collezione, il brand ha collaborato con la <strong>global ambassador Cara Delevingne</strong> e con <strong>l&#8217;artista queer Carra Sykes </strong>con l’obiettivo di incoraggiare chi indossa gli iconici outfit ad <strong>alzare la voce e a celebrare la propria forza, insieme</strong>. Ma non è finita qui.</p>



<p><strong>Il 20% del ricavato</strong> della capsule collection infatti sarà devoluto a <a href="https://www.glaad.org/blog/puma-partners-queer-artist-carra-sykes-and-global-ambassador-cara-delevingne-design-pride" target="_blank" rel="noreferrer noopener">GLAAD</a>, una fondazione di New York che contribuisce a <strong>garantire rappresentazioni eque ed inclusive della comunità LGBTQIA+</strong> nel mondo dell’<strong>entertainment</strong>.</p>



<p>Non sono mancate nemmeno le <strong>donazioni dirette</strong> da parte dei brand, come ad esempio <strong>Acqua Vitasnella</strong>.</p>



<p>Quest’anno, l’azienda italiana ha scelto di sostenere alcune <strong>Case Famiglia</strong> delle principali città italiane, come il <strong>Refuge LGBT</strong> a Roma, la <strong>Casa delle Culture e dell’Accoglienza delle persone LGBT+</strong> a Napoli e la <strong>Casa Arcobaleno</strong> di Milano: strutture che offrono <strong>assistenza, ospitalità e protezione ai giovani LGBTQIA+</strong>, costretti ad abbandonare le proprie famiglie perché<strong> discriminati</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La prima Barbie Transgender</strong></h2>



<p><strong>La differenza,</strong> però,<strong> si può fare anche con una bambola</strong>. Così, proprio a ridosso del Pride Month, <strong>Mattel</strong> ha lanciato la sua prima <a href="https://www.bbc.com/news/business-61596845" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Barbie Transgender</a>.</p>



<p><strong>Laverne Cox Barbie Doll</strong>, infatti, è la bambola ispirata a <strong>Laverne Cox</strong>, prima transgender afro-americana ad aver ottenuto un ruolo da protagonista in una serie TV e &#8211; soprattutto &#8211;<strong> celebre attivista LGBTQIA+</strong>.</p>



<p>Per festeggiare il cinquantesimo compleanno dell’attrice &#8211; inoltre &#8211; Barbie ha fatto <strong>una donazione</strong> alla <a href="https://transfamilysos.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">TransFamilySOS</a>, associazione no-profit molto vicina alla <strong>comunità transgender </strong>che si occupa di <em>“creare spazi accoglienti in tutti gli Stati Uniti, garantendo anche assicurazione sanitaria e supporto psicologico”</em>.</p>



<p>La prima Barbie Transgender va così ad arricchire la linea <strong>Barbie Tribute Collection</strong>, lanciata nel 2021, attraverso cui Mattel intende <strong>omaggiare le donne iconiche</strong> (da Ella Fitzgerald a Vera Wang) che hanno<strong> ispirato la società </strong>con il proprio <strong>contributo</strong>.</p>



<p>La scelta di Mattel rafforza dunque <strong>il percorso</strong> intrapreso dalla storica azienda di giocattoli, che supporta <strong>diversità ed inclusione</strong> offrendo la possibilità a tuttə di sentirsi rappresentatə.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il legame tra la comunità LGBTQIA+ e i brand</strong></h2>



<p>Appare chiaro che, in questo periodo storico, <strong>i brand sono più che mai responsabili </strong>delle loro <strong>campagne di diversità ed inclusione</strong>.</p>



<p>Il <strong>nuovo imperativo</strong>, però, prevede che le aziende sviluppino, al proprio interno, <strong>culture in grado di dare più valore a coloro che si sentono o si sono sentiti emarginati o stigmatizzati</strong>.</p>



<p>Il <strong>legame </strong>tra comunità LGBTQIA+ e brand dovrebbe riguardare <strong>la realtà aziendale nel suo complesso</strong>, attraverso <strong>un impegno totale</strong> e non solo comunicativo.</p>



<p>È importante <strong>prodigarsi ogni giorno</strong> per creare <strong>un mondo del lavoro equo, inclusivo e senza pregiudizi</strong>, dove coltivare con cura <strong>la possibilità di essere chi vogliamo ed esprimere la nostra unicità</strong>.</p>



<p><strong>Portare cultura e rispetto all’interno delle aziende</strong> diventa, dunque, <strong>fondamentale</strong> perché ci rende coscienti di quanto la comunità LGBTQIA+ sia<strong> vicina a noi</strong>, tanto da condividere il nostro stesso posto di lavoro.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>“Essere liberi non significa solo sbarazzarsi delle proprie catene, ma vivere in un mondo che rispetta e valorizza la libertà degli altri”.</em></p>



<p class="has-text-align-center">Nelson Mandela</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>L’Eurovision Song Contest 2022 live su TikTok</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Benedetto Gulisano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 May 2022 10:17:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Guest post]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[eurovision]]></category>
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		<category><![CDATA[tiktok]]></category>
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					<description><![CDATA[TikTok è l'Official Entertainment Partner dell'Eurovision Song Contest 2022, con una programmazione dedicata, interviste e contenuti in backstage.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ci siamo: comincia oggi l’<strong>Eurovision Song Contest</strong> di Torino, che &#8211; per la prima volta nella storia &#8211; debutta anche <strong>sulla piattaforma social più amata dalla Generazione Z</strong>.&nbsp;</p>



<p><a href="https://newsroom.tiktok.com/it-it/tiktok-official-entertainment-partner-eurovision-2022-it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come annunciato qualche settimana fa</a>, infatti, <strong>TikTok</strong> è <strong>Official Entertainment Partner </strong>del più grande evento musicale a livello europeo, quest’anno ispirato al tema “The sound of beauty”.</p>



<p>In particolare,<strong> TikTok sta seguendo l’Eurovision 2022</strong> <strong>con una programmazione dedicata</strong>, interviste e contenuti in backstage che offrono agli utenti la possibilità di immergersi all’interno della competizione attraverso <strong>contenuti esclusivi</strong>, alcuni trasmessi<strong> live </strong>quotidianamente.</p>



<p>Già da qualche giorno &#8211; inoltre &#8211; nelle <em>Sound Pages</em> di <strong>TikTok</strong> sono disponibili <strong>le canzoni ufficiali</strong> degli artisti in gara, da utilizzare per creare i propri <strong>video</strong> e condividerli.</p>



<p>Per non farci mancare nulla, <strong>la semifinale e la finale</strong> saranno trasmesse live sull’account <a href="https://www.tiktok.com/@eurovision" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurovision</a>, attraverso <strong>un formato verticale creato ad hoc per la piattaforma</strong>.</p>



<p>Grazie alla <strong>partnership</strong> tra TikTok ed Eurovision, quindi,<strong> i fan sono ancora più vicini agli artisti </strong>con la possibilità di vivere la competizione in modo più<strong> coinvolgente e diretto</strong>.&nbsp;</p>



<p>Una <strong>passione</strong> sempre più in crescita tra<strong> i giovani utenti</strong>, dato che a poche ore dal debutto l’hashtag <strong><em>#Eurovision2022</em></strong> è già <strong>in trend</strong> con oltre <strong>500 milioni di views</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>TikTok e la musica</strong></h2>



<p>La scelta dell’app come <strong>Official Entertainment Partner</strong> di un evento musicale così importante come l’Eurovision, non è certamente casuale.&nbsp;</p>



<p>Durante gli ultimi anni, TikTok è diventato un alleato imprescindibile <strong>per veicolare la musica</strong> <strong>e sancire il successo di brani ed artisti</strong>.</p>



<p>Non è raro, infatti, che le canzoni associate ai <strong>format più di tendenza</strong> su TikTok abbiano poi <strong>un riscontro notevole</strong> in termini di vendite e classifiche.</p>



<p>Dopo la loro vittoria all&#8217;Eurovision 2021, per esempio, i <strong>Måneskin</strong> si sono ritrovati ad avere un improvviso successo su TikTok: la cover di <strong>“Beggin’”</strong>, l’estate scorsa, ha superato<strong> i 4 milioni di video</strong>.&nbsp;</p>



<p>Da febbraio ad oggi, invece, <strong>“Brividi”</strong> di <strong>Mahmood e Blanco</strong> ha prodotto quasi <strong>200K contenuti creati dagli utenti</strong> utilizzando <strong>la canzone</strong>. Per non parlare dell’<strong>hashtag ufficiale</strong> dedicato alla canzone vincitrice di Sanremo, che conta circa <strong>600 milioni di views</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>TikTok: lo strumento perfetto per raccontare i grandi eventi</strong></h2>



<p>Durante quest’ultimi anni, <strong>TikTok</strong> è riuscito ad imporsi anche come <strong>partner ufficiale dei grandi eventi</strong>, non come semplice “accompagnatore”.&nbsp;</p>



<p>Perché? Merito del<strong> grande successo tra gli utenti</strong>: secondo gli <a rel="noreferrer noopener" href="https://go.sensortower.com/rs/351-RWH-315/images/Sensor-Tower-Q1-2022-Data-Digest.pdf" target="_blank">ultimi dati</a>, infatti, TikTok è <strong>l’app più scaricata nel 2022 con 3,5 miliardi di download</strong>. Ma anche di alcune specifiche<strong> feature </strong>come &#8211; ad esempio &#8211; la pagina <strong>“Scopri”</strong>, che consente di mostrare agli iscritti <strong>i trend del momento</strong>, tra cui &#8211; naturalmente &#8211; rientrano anche<strong> le partnership o gli eventi principali</strong>.</p>



<p>È successo &#8211; ad esempio &#8211; con il recente<strong> Festival di Sanremo</strong> o durante la <strong>Milano Fashion Week</strong>, dove gli hashtag dedicati <em>#Sanremo2022</em> e <em>#MFW2022</em> hanno prodotto coreografie, video comici e “dietro le quinte” da milioni di visualizzazioni.</p>



<p>In un periodo di grande crescita e trasformazione per <strong>il settore dell’intrattenimento</strong>, TikTok si è affermato soprattutto come <strong>strumento perfetto</strong> <strong>per legare i grandi eventi alla Generazione Z</strong>.</p>



<p><em>“</em><strong><em>TikTok</em></strong><em> è la piattaforma della </em><strong><em>creatività</em></strong><em> e dell’</em><strong><em>intrattenimento</em></strong><em>”, </em>commenta <strong>Alessandro La Rosa</strong>, Founder &amp; CEO di <a href="https://creationdose.com/it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CreationDose</a>, nonchè Partner e Advisor di <a href="https://dosetalent.com/it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">DoseTalent</a>. ”<em>Mai come in quest’ultimi anni, infatti, TikTok è diventato un grande alleato </em><strong><em>per raccontare i grandi eventi alla Gen Z</em></strong><em>: da un lato, </em><strong><em>artisti e brand</em></strong><em> utilizzano l’app per raggiungere e coinvolgere i più giovani; dall’altro sono </em><strong><em>gli utenti stessi</em></strong><em> ad interagire, mostrando la loro <strong>creatività</strong> e condividendo i propri contenuti </em><strong><em>all&#8217;interno e all&#8217;esterno della piattaforma</em></strong><em>”.</em></p>



<p>Con i biglietti andati a ruba in poche ore, vedremo quindi Mahmood, Blanco e gli artisti in gara dal divano di casa, <strong>direttamente sul nostro smartphone</strong>.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>La propaganda di guerra passa dai social: la prima linea degli influencer su TikTok</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Giuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Mar 2022 11:20:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Guest post]]></category>
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		<category><![CDATA[social]]></category>
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					<description><![CDATA[È il 24 febbraio del 2022 e nella prima mattina Putin annuncia un’operazione militare nel Donbass: inizia la guerra.&#160; Guidate da un desiderio neoimperiale di riappropriazione culturale e geopolitica, le mosse di Putin si snodano su più fronti, portando avanti una partita con il mondo in cui nessuna mossa è lasciata al caso.&#160; Una guerra [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>È il <strong>24 febbraio del 2022</strong> e nella prima mattina <strong>Putin</strong> annuncia un’operazione militare nel Donbass: <strong>inizia la guerra</strong>.&nbsp;</p>



<p>Guidate da un desiderio neoimperiale di riappropriazione culturale e geopolitica, le mosse di Putin si snodano su più fronti, portando avanti una partita con il mondo in cui <strong>nessuna mossa è lasciata al caso</strong>.&nbsp;</p>



<p>Una <strong>guerra</strong> che si muove <strong>nell’ombra</strong> da anni, che è cresciuta silenziosa nonostante gli accordi di Minsk e che oggi lancia la sfida allo sguardo, all’attenzione, con ferocia e prepotenza.</p>



<p>Di contro <strong>l&#8217;Unione Europea, l’America, la Cina e le altre potenze mondiali</strong> muovono lentamente le loro pedine e fermano il tempo in attesa della risposta dell’avversario russo.&nbsp;</p>



<p>Ma nei nuovi anni venti la guerra si combatte su fronti non solo territoriali, ma anche <strong>digitali</strong>. E così si scopre che nella blindata Russia, dove la <strong>censura</strong> e le <strong>fake news</strong> rendono impossibile l’accesso libero alle informazioni, <strong>la propaganda</strong> la fa da padrone anche in un luogo difficile da immaginare nell’agenda politica dell’ex spia del Kgb: <strong>TikTok</strong>.</p>



<p>Una recente indagine di<a href="https://www.vice.com/en/article/epxken/russian-tiktok-influencers-paid-propaganda"> Vice</a> ha infatti reso noto che nell’ultimo anno <strong>il Cremlino</strong> ha coinvolto circa <strong>500 influencer </strong>per diffondere contenuti di propaganda all’interno della piattaforma cinese.&nbsp;</p>



<figure data-carousel-extra='{"blog_id":13847272,"permalink":"https:\/\/jcp.im\/2022\/03\/23\/la-propaganda-di-guerra-passa-dai-social-la-prima-linea-degli-influencer-su-tiktok\/"}'  class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="1590" data-permalink="https://jcp.im/guerra-russia-ukraina-tiktok-jacopo-paoletti-blog/" data-orig-file="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/03/guerra-russia-ukraina-tiktok-jacopo-paoletti-blog.jpeg" data-orig-size="656,492" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="guerra-russia-ukraina-tiktok-jacopo-paoletti-blog" data-image-description="" data-image-caption="" data-medium-file="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/03/guerra-russia-ukraina-tiktok-jacopo-paoletti-blog.jpeg?w=300" data-large-file="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/03/guerra-russia-ukraina-tiktok-jacopo-paoletti-blog.jpeg?w=656" data-id="1590" src="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/03/guerra-russia-ukraina-tiktok-jacopo-paoletti-blog.jpeg" alt="" class="wp-image-1590" /></figure>
</figure>



<p><strong>Una narrazione filo-governativa</strong> veicolata all’interno di uno dei pochi social network accessibili dalla nuova generazione russa, spinta così ad ascoltare i propri idoli che combattono virtualmente <strong>la resistenza ucraina e l’intero occidente</strong>.</p>



<p><strong>TikTok </strong>tuttavia era solo il punto d’arrivo di una strategia coordinata e organizzata da tempo, che ha preso vita all’interno di <strong>Telegram</strong>, in appositi canali creati per direzionare gli influencer. Video, immagini, quote, caption, mention, hashtag e persino emoji, scritte come in un brief e consegnate per la pubblicazione, puntuale e prevista da calendario.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Le campagne sui social del Cremlino e la risposta degli USA</strong></h3>



<p>Tutti i contenuti previsti all’interno del canale Telegram, sono stati pubblicati su TikTok <strong>all’inizio dell’invasione dell’Ucraina</strong>, coinvolgendo molti influencer noti, alcuni dei quali con oltre un milione di follower.</p>



<p>E anche se TikTok pochi giorni dopo l’inizio della guerra ha preso <strong>una posizione</strong> nei confronti della Russia, rendendo <strong>impossibile</strong> il caricamento di nuovi video all’interno della piattaforma, i contenuti già postati hanno continuato ad essere ricondivisi, in <strong>un loop</strong> che ne ha moltiplicato <strong>l’impatto</strong>.</p>



<p>Come accade spesso nelle vicende russe, le tracce di quest’azione sono poi scomparse nell’etere. <strong>Il canale Telegram è stato infatti chiuso il 9 marzo</strong> e poco si è scoperto sul misterioso giornalista che lo gestiva, che stabiliva con gli influencer dei veri e propri requisiti, come il numero minimo di visualizzazioni, la data e l’ora in cui pubblicare.</p>



<p>Tra le ultime campagne attivate una serie di video in cui veniva utilizzata <strong>una traccia audio di Vladimir Putin</strong> intento a chiamare a raccolta i diversi gruppi etnici presenti in Russia per difendere la causa nazionale; oppure dei contenuti in cui si parlava della presunta volontà degli ucraini di commettere <strong>un genocidio contro i russi nel Donbass</strong>.</p>



<p>Oltre a queste campagne dal carattere per lo più politico, nel corso dell’ultimo anno il canale Telegram aveva coordinato anche campagne a sostegno dei vaccini COVID-19, dell&#8217;economia russa e delle Olimpiadi invernali russe.</p>



<p>Scoperto ciò, <strong>la risposta dell’America non ha tardato ad arrivar</strong>e. Washington ha infatti organizzato il 10 marzo <strong>una riunione con 30 dei profili più seguiti dagli under 20</strong> per offrire loro <strong>informazioni sulla guerra in Ucraina</strong> e organizzare la sua <strong>contro-campagna</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La nuova propaganda della Z</strong></h3>



<p>La propaganda non dimentica però i vecchi mezzi di comunicazione che, con la nuova stretta sui social, diventano veicolo prediletto <strong>per la manipolazione delle informazioni</strong>.</p>



<p>E così il 20 marzo iniziano a diffondersi <strong>due spot russi</strong> che, quasi in stile nazista, celebrano e inneggiano la Russia e la sua operazione speciale. <strong>La lettera Z</strong>, il neologismo utilizzato recentemente come simbolo di vittoria, racchiudendo in sé il significato di&nbsp; “Zapad” (ovvero ovest) o “Za pobedu” (ovvero vittoria, appunto), è <strong>la protagonista assoluta </strong>dei due contenuti.</p>



<figure data-carousel-extra='{"blog_id":13847272,"permalink":"https:\/\/jcp.im\/2022\/03\/23\/la-propaganda-di-guerra-passa-dai-social-la-prima-linea-degli-influencer-su-tiktok\/"}'  class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="1593" data-permalink="https://jcp.im/propaganda-russia-z-jacopo-paoletti-blog/" data-orig-file="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/03/propaganda-russia-z-jacopo-paoletti-blog.jpeg" data-orig-size="542,243" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="propaganda-russia-z-jacopo-paoletti-blog" data-image-description="" data-image-caption="" data-medium-file="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/03/propaganda-russia-z-jacopo-paoletti-blog.jpeg?w=300" data-large-file="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/03/propaganda-russia-z-jacopo-paoletti-blog.jpeg?w=542" data-id="1593" src="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/03/propaganda-russia-z-jacopo-paoletti-blog.jpeg" alt="" class="wp-image-1593" /></figure>
</figure>



<p>In ogni video la polizia è sorridente, amica, vicina alla popolazione che a sua volta è unita nella <strong>lotta contro l’Ucraina</strong>.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Una bugia ripetuta tante volte da diventare realtà.</em></p>



<p><strong>Difficile</strong> quindi per i russi, chiusi in una morsa informativa, <strong>capire cosa sia verità</strong>, cosa stia realmente accadendo <strong>nel mondo</strong>. Difficile vedere i fatti per quello che sono davvero, se le parole <strong>‘guerra’ </strong>e <strong>&#8216;conflitto&#8217; </strong>sono <strong>bandite</strong>.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Una bugia ripetuta tante volte da diventare realtà: l’era della nuova propaganda.</em></p>
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		<title>Green Marketing o Greenwashing: i brand sono davvero eco-friendly?</title>
		<link>https://jcp.im/2022/02/28/green-marketing-o-greenwashing-i-brand-sono-davvero-eco-friendly/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Benedetto Gulisano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Feb 2022 16:08:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Guest post]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[brand]]></category>
		<category><![CDATA[green]]></category>
		<category><![CDATA[marketing]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[Mai come in questo periodo storico, la sostenibilità ambientale è un tema imprescindibile per brand e consumatori, sempre più consapevoli che il rispetto dell’ambiente sia una responsabilità condivisa e non solo individuale. Secondo il sondaggio internazionale The Green Response Survey 2021 pubblicato da Essity, il rapporto tra sostenibilità e consumatori infatti sta cambiando rapidamente. In [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Mai come in questo periodo storico, la <strong>sostenibilità ambientale</strong> è <strong>un tema imprescindibile per brand e consumatori</strong>, sempre più consapevoli che <strong>il rispetto dell’ambiente</strong> sia <strong>una responsabilità condivisa</strong> e non solo individuale.</p>



<p>Secondo il sondaggio internazionale <a href="https://reports.essity.com/green-response/1/">The Green Response Survey 2021</a> pubblicato da Essity,<strong> il rapporto tra sostenibilità e consumatori </strong>infatti sta cambiando rapidamente.</p>



<p>In <strong>Italia</strong> &#8211; in particolare &#8211; il <strong>66%</strong> degli intervistati ha dichiarato di condurre <strong>uno stile di vita più sostenibile</strong> (soprattutto dopo la pandemia) e il<strong> 17%</strong> va alla ricerca di <strong>prodotti facilmente riciclabili</strong>.</p>



<p>L’attenzione verso la sostenibilità si riflette soprattutto <strong>tra le giovani generazioni</strong>, molto sensibili alle <strong>tematiche ambientali e sociali</strong>.</p>



<p>La sostenibilità &#8211; infatti &#8211; assume un ruolo rilevante nelle <strong>decisioni d’acquisto della Generazione Z</strong>, guidate soprattutto dai <strong>valori del brand</strong>, come <strong>autenticità e trasparenza</strong>.</p>



<p>Ecco perché <strong>sempre più</strong> <strong>aziende</strong>, attraverso <strong>campagne di green marketing coinvolgenti</strong>, tendono a promuovere<strong> </strong><strong>la sostenibilità</strong> dei loro prodotti o servizi.</p>



<p><a href="https://about.ikea.com/en/life-at-home/behind-the-scenes/2021/11/18/maja-on-moving-away-from-plastic-packaging">Ikea</a> &#8211; per esempio &#8211; recentemente ha dichiarato il suo impegno nel voler <strong>eliminare la plastica</strong> <strong>da tutti i suoi packaging entro il 2028</strong>, scegliendo imballaggi realizzati con materiali riciclati.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="greenwashing-i-casi-miko-e-adidas"><strong>Greenwashing: i casi Miko e Adidas</strong></h2>



<p>A volte, però, il green marketing tende ad oltrepassare <strong>il confine del greenwashing</strong> (“ecologismo di facciata”), ovvero l’impiego di <strong>dichiarazioni ambientali non verificabili </strong>poiché non supportate da riscontri scientifici, con l’obiettivo di attribuire ai brand <strong>un’immagine sostenibile non corrispondente alla realtà</strong>.</p>



<p>Un vero e proprio <strong>atto ingannevole</strong>, di cui generalmente &#8211; in Italia &#8211; si occupa <strong>l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM)</strong>.</p>



<p>In più occasioni, l’AGCM ha riscontrato <strong>diverse pratiche scorrette</strong> attuate dai brand, che lasciavano intendere <strong>il minore impatto ambientale </strong>di un prodotto o di un servizio offerto.</p>



<p>Proprio <strong>nel nostro Paese</strong>, lo scorso novembre, abbiamo assistito alla <strong>prima sentenza di ecologismo di facciata</strong>: il <strong>Tribunale di Gorizia</strong>, infatti, ha accolto il ricorso della società milanese <strong>Alcantara</strong> contro la comunicazione della società <strong>Miko </strong>a proposito delle qualità ambientali del prodotto <strong>“Dinamica”</strong>, descritta come “la prima microfibra al 100% riciclabile”. Affermazioni che l’autorità ha ritenuto <strong>non sufficientemente suffragate</strong>, causando<strong> il ritiro del prodotto dal mercato</strong>.</p>



<p><strong>In Europa</strong> &#8211; invece &#8211; l’ultimo caso eclatante di <strong>greenwashing</strong> ha coinvolto <strong>Adidas</strong>, accusato dal <em>The Jury de Déontologie Publicitaire</em> (JDP), l’autorità francese di regolamentazione della pubblicità.</p>



<p>Nello specifico, a finire sotto accusa è stata la pubblicità delle<strong> scarpe Stan Smith</strong>, che &#8211; secondo quanto dichiarato dal famoso brand di sportswear &#8211; sono <strong>realizzate con materiali riciclati al 50%</strong>.</p>



<p>In seguito alle diverse segnalazioni dei consumatori, il JDP ha evidenziato <strong>la scarsa chiarezza dei messaggi pubblicitari Adidas e l’utilizzo improprio del logo “End plastic waste”</strong>, considerato problematico dal momento che la plastica era comunque ancora presente all’interno del prodotto.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="il-greenwashing-al-festival-di-sanremo"><strong>Il greenwashing al Festival di Sanremo</strong></h2>



<p>Il <strong>greenwashing</strong> è stato protagonista anche durante l’ultima edizione del <strong>Festival di Sanremo</strong>. Come dimenticare l’affermazione di<strong> Cosmo</strong> che al termine della propria esibizione con La Rappresentante di Lista ha esclamato<strong> “Stop Greenwashing!”</strong>.</p>



<p>A Sanremo, anche gli attivisti di <strong>Greenpeace</strong> &#8211; la famosa ONG ambientalista &#8211; hanno mosso <strong>accuse di greenwashing verso alcuni sponsor</strong>.</p>



<div data-carousel-extra='{"blog_id":13847272,"permalink":"https:\/\/jcp.im\/2022\/02\/28\/green-marketing-o-greenwashing-i-brand-sono-davvero-eco-friendly\/"}'  class="wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular"><div class="tiled-gallery__gallery"><div class="tiled-gallery__row"><div class="tiled-gallery__col" style="flex-basis:100%;"><figure class="tiled-gallery__item"><img data-attachment-id="1581" data-permalink="https://jcp.im/green-washing-brand-jcp/" data-orig-file="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/02/green-washing-brand-jcp.jpg" data-orig-size="5424,3616" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="green-washing-brand-jcp" data-image-description="" data-image-caption="" data-medium-file="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/02/green-washing-brand-jcp.jpg?w=300" data-large-file="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/02/green-washing-brand-jcp.jpg?w=800" data-attachment-id="1581" data-permalink="https://jcp.im/green-washing-brand-jcp/" data-orig-file="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/02/green-washing-brand-jcp.jpg" data-orig-size="5424,3616" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="green-washing-brand-jcp" data-image-description="" data-image-caption="" data-medium-file="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/02/green-washing-brand-jcp.jpg?w=300" data-large-file="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/02/green-washing-brand-jcp.jpg?w=800" srcset="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/02/green-washing-brand-jcp.jpg?strip=info&#038;w=600 600w,https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/02/green-washing-brand-jcp.jpg?strip=info&#038;w=900 900w,https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/02/green-washing-brand-jcp.jpg?strip=info&#038;w=1200 1200w,https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/02/green-washing-brand-jcp.jpg?strip=info&#038;w=1500 1500w,https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/02/green-washing-brand-jcp.jpg?strip=info&#038;w=1800 1800w,https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/02/green-washing-brand-jcp.jpg?strip=info&#038;w=2000 2000w" alt="" data-height="3616" data-id="1581" data-link="https://jcp.im/green-washing-brand-jcp/" data-url="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/02/green-washing-brand-jcp.jpg?w=1024" data-width="5424" src="https://jcp.im/wp-content/uploads/2022/02/green-washing-brand-jcp.jpg" data-amp-layout="responsive" /></figure></div></div></div></div>



<p>A salire sul banco degli imputati &#8211; in primis &#8211; è stato <strong>ENI</strong>, reo di aver sfruttato la vetrina del Festival per lanciare <strong>Plenitude</strong>, la nuova realtà aziendale presentata come la svolta sostenibile della compagnia energetica.</p>



<p>Greenpeace &#8211; che ha protestato proprio sopra il<em> green carpet</em> ENI &#8211; ha accusato il brand di <strong>continuare a puntare principalmente su gas e petrolio</strong>, combustibili fossili che alimentano il riscaldamento globale.</p>



<p>Nel tentativo di <strong>porre un freno al greenwashing</strong>, l’ONG sta promuovendo anche la petizione online <strong>“Stop alle pubblicità delle aziende inquinanti” </strong>con l’obiettivo di indurre la Commissione Europea a discutere <strong>una proposta di legge</strong> che metta la parole fine su queste operazioni ingannevoli.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="non-tutto-cio-che-e-green-e-sostenibile"><strong>Non tutto ciò che è green è sostenibile</strong></h2>



<p>Oggi sono molte le aziende che, cavalcando l’onda green, si celano dietro i termini di sostenibilità (ambientale e/o etica) <strong>senza però agire concretamente per tutelare l’ambiente e i consumatori</strong>.</p>



<p>I brand che desiderano <strong>avvicinarsi ai consumatori</strong> &#8211; soprattutto a quelli più giovani &#8211; e <strong>comunicare il loro impegno verso la sostenibilità</strong>, invece, dovrebbero trasmettere in modo efficace e veritiero<strong> il miglioramento ambientale</strong> associato al<strong> consumo dei loro prodotti o alla fruizione dei servizi</strong>.</p>



<p><strong>Una comunicazione responsabile</strong>, infatti, mira a <strong>educare e coinvolgere il proprio pubblico</strong>, facendo emergere <strong>le motivazioni </strong>che spingono un brand a puntare sulla <strong>sostenibilità</strong> e diffondendo <strong>stili di vita virtuosi</strong> alla portata di tutti.</p>



<p>Come per tutte le cose davvero importanti, insomma, <strong>bisogna crederci per davvero</strong>.</p>
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		<title>Livestream shopping: gli acquisti adesso si fanno in diretta￼</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Benedetto Gulisano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jan 2022 10:04:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Guest post]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalla TV ai social, il passo è breve e &#8211; forse &#8211; anche meno costoso. Il livestream shopping si conferma un trend di successo nel commercio digitale, soprattutto per il 2022. Nato in Cina nel 2016 grazie a Taobao Live &#8211; la piattaforma lanciata dal colosso dell’e-commerce Alibaba &#8211; il livestream shopping offre agli utenti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dalla TV ai social, il passo è breve e &#8211; forse &#8211; anche meno costoso. Il <strong>livestream shopping</strong> si conferma <strong>un trend di successo nel commercio digitale</strong>, soprattutto per il <strong>2022</strong>.</p>



<p>Nato in <strong>Cina</strong> nel 2016 grazie a <strong>Taobao Live</strong> &#8211; la piattaforma lanciata dal colosso dell’e-commerce <strong>Alibaba</strong> &#8211; il livestream shopping offre agli utenti la possibilità di <strong>effettuare i propri acquisti durante le dirette sui social media</strong>. Proprio come accade in televisione attraverso <strong>le televendite</strong>.</p>



<p>Un fenomeno esploso durante<strong> la pandemia</strong>, che ha permesso ai merchant di <strong>mantenere le relazioni con la propria customer base</strong> in un periodo in cui l’affluenza negli store fisici è drasticamente diminuita.</p>



<p>Proprio le misure di distanziamento sociale hanno spinto brand e retailer a sperimentare <strong>nuove modalità di vendita sul web</strong>, riuscendo a ricreare persino <strong>l’esperienza in store</strong>.</p>



<p>Il <strong>livestream shopping</strong> &#8211; infatti &#8211; è in grado di <strong>mettere in contatto utenti e brand,</strong> consentendo di comunicare in tempo reale e fornire allo stesso tempo assistenza e guida all’acquisto, attraverso <strong>le chat</strong>. Ma non è finita qui.</p>



<p>Il livestream shopping coniuga <strong>l’aspetto conversazionale con l’intrattenimento</strong>: un vero e proprio <strong>show in diretta</strong> pensato per <strong>coinvolgere le community</strong> sui social, attraverso la presentazione e la descrizione dei prodotti da parte di<strong> brand</strong>, <strong>Creator</strong> o &#8211; addirittura &#8211; <strong>personaggi famosi</strong>.</p>



<p>Oggi, sono proprio<strong> i social </strong>a dedicare <strong>sempre più spazio al livestream shopping</strong>.</p>



<p>In occasione dell’ultima <strong>Cyber Week</strong>, ad esempio<strong>, Twitter</strong> ha lanciato &#8211; in&nbsp; collaborazione con <strong>Wallmart</strong> e <strong>Jason Derulo</strong> &#8211; il suo primo evento di <a href="https://blog.twitter.com/en_us/topics/product/2021/watch--chat--shop--live-shopping-on-twitter" target="_blank" rel="noreferrer noopener">shopstreaming</a>, uno spettacolo in diretta dove gli utenti hanno potuto acquistare prodotti di elettronica e decorazioni natalizie in promozione.</p>



<p>La live ha rappresentato anche l’occasione per presentare <strong>Twitter Live Shopping</strong>, una nuova funzione che consente di <strong>acquistare direttamente sulla piattaforma durante le dirette </strong>dei propri marchi preferiti.</p>



<p>Nello stesso periodo, invece, <a href="https://jcp.im/2021/05/13/la-guerra-dei-video-da-youtube-a-tiktok-e-twitch/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">YouTube</a> ha lanciato <a href="https://www.socialmediatoday.com/news/youtube-outlines-plans-to-bring-live-stream-shopping-to-all-users/610067/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“Holiday Stream &amp; Shop”</a>, una serie di <strong>eventi livestream</strong>, che ha offerto agli spettatori la possibilità di <strong>interagire in tempo reale con gli Influencer</strong> e confrontarsi sui loro acquisti.</p>



<p>Naturalmente &#8211; poi &#8211; non poteva mancare l’apporto di <strong>TikTok</strong>. Dopo la partnership con <strong>Shopify</strong> per la creazione degli <strong>shoppable ads</strong>, prima delle festività natalizie la celebre app di video sharing ha mandato in onda <a href="https://newsroom.tiktok.com/en-gb/introducing-on-trend-the-internets-most-entertaining-shopping-experience-from-tiktok" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“On Trend”</a>: uno shopping event per gli utenti UK con offerte e sconti esclusivi di brand come <strong>L’Oréal, Charlotte Tilbury e Nutri Bullet</strong>, caratterizzato persino da <strong>una serie di show d’intrattenimento dal vivo</strong> con popolari Creator e musicisti.</p>



<p>Molto spesso &#8211; infatti &#8211; <strong>i brand</strong> scelgono <strong>Influencer e Creator</strong> per condurre le loro<strong> dirette</strong>, con l’obiettivo di <strong>coinvolgere gli spettatori, generare engagement e potenziare la propria community</strong>.</p>



<p><strong>Chiara Ferragni e Lancôme</strong>, ad esempio, hanno inaugurato il <strong>livestream shopping</strong> in Italia nel<strong> 2020</strong>, in occasione del lancio di una <strong>capsule collection</strong>. Un vero e proprio <em>live show</em> chiamato <strong>“The Chiara Ferragni Beauty Show by Lancôme”</strong>, con ospiti, curiosità e &#8211; soprattutto &#8211; <strong>interazione con gli utenti</strong>, che hanno avuto la possibilità di acquistare <strong>per la prima volta</strong> dei prodotti esclusivi<strong> in diretta con un semplice click</strong>.</p>



<p><em>“Il livestream shopping rappresenta l’unione tra e-commerce, intrattenimento e Influencer Marketing”</em>, commenta <strong>Alessandro La Rosa, Founder &amp; CEO di </strong><a rel="noreferrer noopener" href="https://creationdose.com/it" target="_blank">CreationDose</a>. <em>“La sua evoluzione futura è promettente, non solo per il mondo delle </em><strong><em>vendite online</em></strong><em> ma anche per </em><strong><em>la relazione tra brand, utenti e Creator</em></strong><em>. I brand infatti possono creare il proprio </em><strong><em>canale di vendita personalizzato</em></strong><em>, in grado di offrire agli utenti </em><strong><em>un’esperienza unica</em></strong><em> e la possibilità di interagire con i </em><strong><em>contenuti interattivi</em></strong><em> prodotti da </em><strong><em>Influencer e personaggi famosi</em></strong><em>”</em>.</p>



<p>Il <strong>livestream shopping</strong> sta rapidamente modificando <strong>il modo in cui le persone interagiscono con i brand e acquistano i loro prodotti online</strong>.</p>



<p>Per le <strong>aziende italiane</strong> &#8211; dunque &#8211; è arrivato il momento di prepararsi ad abbracciare una nuova rivoluzione e <strong>rimanere sintonizzati con i trend del momento</strong>.</p>
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		<title>Perché il podcasting è il trend del momento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Benedetto Gulisano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Dec 2021 11:37:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Guest post]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[generazione z]]></category>
		<category><![CDATA[marketing]]></category>
		<category><![CDATA[podcasting]]></category>
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					<description><![CDATA[Il podcasting è in continua crescita, soprattutto in Italia. La cultura dell’audio, infatti, sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nel panorama dell’intrattenimento digital perché in grado di soddisfare ascoltatori di ogni età. Basti pensare che, solo nell’ultimo anno, Spotify ha registrato un’espansione del catalogo in lingua italiana dell’89% . In un periodo storico che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il <strong>podcasting</strong> è in continua crescita, soprattutto in Italia. La <strong>cultura dell’audio</strong>, infatti, sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nel panorama dell’<strong>intrattenimento digital</strong> perché in grado di soddisfare <strong>ascoltatori di ogni età</strong>. Basti pensare che, solo nell’ultimo anno, <strong>Spotify </strong>ha registrato un’espansione del catalogo in lingua italiana dell’89% .</p>



<p>In un periodo storico che ci vede costantemente connessi attraverso i nostri smartphone, sempre più utenti scoprono e ascoltano quotidianamente questa tipologia di <strong>contenuti audio</strong> mentre svolgono altre attività: dalla guida allo sport, fino alle faccende domestiche. Insomma, una <strong>modalità multitasking</strong> che si adatta alle caratteristiche della società contemporanea.</p>



<p>E i dati lo dimostrano.</p>



<p>Secondo l’ultimo report <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/libri/2021/09/10/podcast-che-passione-4-ascoltatori-dopo-il-record-2020_888e677d-8568-4278-bf68-57f85d97e438.html" target="_blank">Nielsen per Audible</a>, dopo l’exploit dell’anno scorso, nel 2021 gli ascoltatori italiani di podcast sono ulteriormente aumentati del +4%, toccando quota <strong>14,5 milioni</strong>, con una durata media di ascolto di circa 40 minuti al giorno ed episodi che durano tra i 15 ai 30 minuti.</p>



<p>Chi sono <strong>i maggiori fruitori</strong> di podcast in Italia? Naturalmente <strong>Millennial e Generazione Z</strong>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" data-attachment-id="1567" data-permalink="https://jcp.im/podcasting-jcp-blog/" data-orig-file="https://jcp.im/wp-content/uploads/2021/12/podcasting-jcp-blog.jpg" data-orig-size="6000,4000" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="podcasting-jcp-blog" data-image-description="" data-image-caption="" data-medium-file="https://jcp.im/wp-content/uploads/2021/12/podcasting-jcp-blog.jpg?w=300" data-large-file="https://jcp.im/wp-content/uploads/2021/12/podcasting-jcp-blog.jpg?w=800" src="https://jcp.im/wp-content/uploads/2021/12/podcasting-jcp-blog.jpg?w=1024" alt="" class="wp-image-1567" width="665" height="443" srcset="https://jcp.im/wp-content/uploads/2021/12/podcasting-jcp-blog.jpg?w=1024 1024w, https://jcp.im/wp-content/uploads/2021/12/podcasting-jcp-blog.jpg?w=665 665w, https://jcp.im/wp-content/uploads/2021/12/podcasting-jcp-blog.jpg?w=1330 1330w, https://jcp.im/wp-content/uploads/2021/12/podcasting-jcp-blog.jpg?w=150 150w, https://jcp.im/wp-content/uploads/2021/12/podcasting-jcp-blog.jpg?w=300 300w, https://jcp.im/wp-content/uploads/2021/12/podcasting-jcp-blog.jpg?w=768 768w" sizes="(max-width: 665px) 100vw, 665px" /></figure></div>



<p>Recentemente, il report <a href="https://culturenext.byspotify.com/it-IT" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Culture Next 2021 di Spotify</a> ha rilevato un aumento dell’<strong>8%</strong> (dal 67% del 2020 al 75% del 2021) tra i giovani ascoltatori. Dai dati &#8211; inoltre &#8211; è emerso come Millennial e Gen Z si fidino di più dei <strong>podcast </strong>rispetto ai media tradizionali, come radio e telegiornali, utilizzandoli soprattutto per <strong>informarsi su questioni sociali </strong>e <strong>prendersi una pausa</strong> dalla produzione di video delle piattaforme social.</p>



<p>Inoltre, cresce la percentuale di <strong>Influencer e di Creator</strong> che si cimenta nel podcasting e sono molti a rivolgersi alle <strong>nuove generazioni</strong>.</p>



<p>Pensiamo, ad esempio, a <a href="https://open.spotify.com/show/7wlWdRqzZIB8KyXVleX2C2" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>“SENTI20”</em></a> di <strong>Sofia Viscardi, Irene Graziosi e Lorenzo Luporini</strong>, che esplora temi davvero rilevanti per la next gen (dai rapporti sentimentali ai social, dalla vita universitaria al sesso) o a <a href="https://open.spotify.com/show/4uV5zn8IEenL2YbIj6ehpK" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>“Tutte le volte che”</em></a>, il nuovo podcast di<strong> Camihawke e Alice Venturi</strong>, che racconta tutti gli insegnamenti tratti dalle “prime volte”: dall’università alla convivenza, dall’oroscopo alle figuracce.</p>



<p>Anche<strong><em> </em></strong><a rel="noreferrer noopener" href="https://open.spotify.com/show/6YdzGPWXFGrQ6LaBt0qzTb" target="_blank"><em>“New G”</em></a> (il primo <strong>video podcast </strong>lanciato direttamente da Spotify) volge lo sguardo alla <strong>Generazione Z</strong>, non solo perché &#8211; attraverso la voce di <strong>TikToker popolari </strong>&#8211; tratta argomenti sensibili per i nativi digitali &#8211; come diversità, scuola e futuro &#8211; ma anche perché prova a raggiungere <strong>ascoltatori di ogni età</strong>, con l’obiettivo di consentire loro di <strong>comprendere meglio il mondo dei più giovani </strong>e scoprire come le nuove generazioni abbiano davvero voglia di dare <strong>il proprio contribuito alla crescita del Paese</strong>.</p>



<p>All’interno di questo contesto, come si posizionano i brand?&nbsp;</p>



<p>Come dimostrano i dati, oggi <strong>i consumatori </strong>&#8211; soprattutto quelli più giovani &#8211; sono <strong>più propensi a fruire di differenti tipologie </strong>di contenuti digitali.<strong> I brand</strong> hanno, quindi, la possibilità di attuare <strong>strategie di marketing attraverso canali diversi</strong>.</p>



<p><em>“La crescita del podcast e il suo coinvolgimento tra Millennial e Gen Z &#8211; </em>afferma <strong>Alessandro La Rosa, Founder &amp; CEO di CreationDose</strong> &#8211; <em>rappresenta un nuovo strumento per i brand</em>. <em>Grazie allo storytelling, le aziende hanno la possibilità di raggiungere e coinvolgere con originalità </em><strong><em>le nuove generazioni. </em></strong><em>Inoltre, attraverso l&#8217;intrattenimento, i brand possono raccontare</em><strong><em> la propria identità </em></strong><em>e influenzare</em><strong><em> la buying attitude </em></strong><em>degli ascoltatori”</em>.</p>



<p>All’interno di questi contenuti &#8211; a differenza dei media tradizionali &#8211; l’advertising risulta <strong>meno invasiva</strong> e accompagna gli ascoltatori durante i diversi momenti della giornata, influendo così sul loro <strong>coinvolgimento emotivo</strong>.</p>



<p>Attraverso lo <strong>storytelling dei podcast</strong>, con suoni, musica e parole, le aziende hanno la possibilità di raccontare la propria storia, intrattenere gli ascoltatori e creare <strong>una connessione autentica con il pubblico</strong>.</p>



<p>Spesso, infatti, CEO e responsabili della comunicazione sono ospiti di diversi podcast, come quello condotto da <strong>Fedez e Luis</strong> &#8211; <a href="https://open.spotify.com/show/6jBWY6Mup7iEFSYvMiVw7b" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Muschio Selvaggio</a> &#8211; che dà voce ai brand, raccontandone <strong>identità, valori e obiettivi di business</strong>.</p>



<p>Il <strong>podcast</strong>, dunque, è in grado di instaurare <strong>un clima di narrazione autentica</strong> con i consumatori ed è proprio da qui che <strong>i brand</strong> dovrebbero partire per sfruttare <strong>le infinite possibilità di questo mercato in continua crescita</strong>. Siamo solo all’inizio, ma le premesse lasciano ben sperare.</p>
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