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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/atom10full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" gd:etag="W/&quot;DUQMSXY-eyp7ImA9WxNUF0Q.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043006</id><updated>2009-11-09T21:09:48.853+01:00</updated><title>JimMomo - il blog di Federico Punzi</title><subtitle type="html">Il blog di Federico Punzi: liberale, liberista, libertario. Politica, esteri, economia, tasse, democrazia, Medio Oriente, laicità, stato e chiesa</subtitle><link rel="http://schemas.google.com/g/2005#feed" type="application/atom+xml" href="http://jimmomo.blogspot.com/feeds/posts/default" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://jimmomo.blogspot.com/" /><link rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><link rel="next" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25&amp;redirect=false&amp;v=2" /><author><name>JimMomo</name><email>noreply@blogger.com</email></author><generator version="7.00" uri="http://www.blogger.com">Blogger</generator><openSearch:totalResults>4452</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><link rel="self" href="http://feeds.feedburner.com/jimmomo" type="application/atom+xml" /><feedburner:emailServiceId>jimmomo</feedburner:emailServiceId><feedburner:feedburnerHostname>http://feedburner.google.com</feedburner:feedburnerHostname><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com" /><entry gd:etag="W/&quot;CEYESHg4fSp7ImA9WxNUF0s.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043006.post-1509552462711530309</id><published>2009-11-09T09:00:00.004+01:00</published><updated>2009-11-09T11:21:49.635+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-11-09T11:21:49.635+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="reagan" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="democrazia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="urss" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="obama" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="kennedy" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="dittatura" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="europa" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="stati uniti" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="germania" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="comunismo" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="berlino" /><title>1989-2009. Venti di libertà</title><content type="html">&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_gRHL5ty7OfM/SvftNa1oH6I/AAAAAAAAA_M/x_m0OcszGps/s1600-h/berlino_muro.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 229px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5402047092852531106" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_gRHL5ty7OfM/SvftNa1oH6I/AAAAAAAAA_M/x_m0OcszGps/s320/berlino_muro.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i&gt;Ma non fu una vittoria di tutti&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No, non so dirvi dove fossi, o cosa facessi quel 9 novembre del 1989, quando il Muro venne giù. Posso dirvi che ricordo quelle immagini in tv, che ero ancora piccolo ma non così piccolo da non capire cosa stava succedendo. E poiché alcune semplici idee su ciò che accadeva là fuori, nel mondo, anche a migliaia di chilometri di distanza dalla mia vita quotidiana, le avevo maturate, compresi che stavamo vincendo. &lt;i&gt;Noi&lt;/i&gt;, non &lt;i&gt;loro&lt;/i&gt;. &lt;i&gt;Noi&lt;/i&gt;, non &lt;i&gt;tutti&lt;/i&gt;. Perché il più grande errore che si può fare, e che comprensibilmente si fa ancora oggi, parlando della caduta del Muro, è non ricordare che c'erano un &lt;i&gt;Noi&lt;/i&gt; e un &lt;i&gt;Loro&lt;/i&gt;. E allora erano già concetti ben presenti nella mia mente, oltre che nel mio stomaco. &lt;i&gt;Noi&lt;/i&gt; stavamo vincendo, &lt;i&gt;loro&lt;/i&gt; stavano perdendo. Noi eravamo quelli che credevano nel mondo libero, negli Stati Uniti e nell'Europa occidentale, e nel modello politico ed economico che ancora oggi rappresentano. Loro - molti di quali anche in mezzo a noi - credevano nella sua negazione, nell'antitesi di tutto questo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E quando ripenso a quel giorno, quando rivedo quelle immagini, mi tornano alla mente due dei più bei discorsi mai pronunciati in tutto il secolo scorso. E alcuni passaggi molto noti in particolare. Quando il 26 giugno 1963 il presidente &lt;i&gt;John F. Kennedy&lt;/i&gt; disse «Oggi, nel mondo libero, il più grande vanto è dire &lt;i&gt;Ich bin ein Berliner&lt;/i&gt;», ma anche il meno ricordato «La libertà ha molte difficoltà e la democrazia non è perfetta. Ma non abbiamo mai costruito un muro per tenere dentro i nostri - per impedirgli di andarsene». E quando il 12 giugno 1987 il presidente &lt;i&gt;Ronald Reagan&lt;/i&gt; diede voce a tutti i cittadini tedeschi esclamando «Mr. Gorbachev, tear down this wall!». Al di là della loro forza simbolica, si tratta di due discorsi particolarmente significativi dal punto di vista politico, perché non esprimono la voglia di distensione, di convivenza pacifica con la tirannia, né una strategia di contenimento e deterrenza. No, da essi traspira la convinzione - che fu di pochi soprattutto nei primi anni '80 - che fosse possibile prevalere nella sfida contro l'Unione sovietica senza sparare un colpo o quasi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'improvvisa caduta del Muro colse molti – quasi tutti – di sorpresa, e quasi nessuno si aspettava che di lì a poco quel muro si sarebbe portato dietro quel che rimaneva dell'intero impero sovietico e che l'Urss si sarebbe addirittura disciolta come neve al primo sole della primavera. Ma è ciò che accadde, e anche se all'epoca i leader americani non poterono dirlo - per non irritare Mosca, con il rischio di far prevalere l'ala dura e scatenare una reazione violenta a quegli eventi - la Guerra Fredda non finì per caso, o per scelta da parte dei sovietici, ma si concluse con una vittoria completa di una parte sull'altra. Oggi questa "lezione" rischia di essere completamente dimenticata nei confronti di regimi ben più deboli di quanto fosse allora l'Urss. E' questo ciò che mi sta più a cuore sottolineare a vent'anni dal 9 novembre del 1989: ci fu una parte che uscì sconfitta e ci furono alcuni leader, al di là delle famiglie politiche di appartenenza, che si fecero guidare dalla visione giusta. Ma fu Reagan, negli anni '80, l'unico a perseguire lucidamente la fine dell'Unione sovietica, anche contro il parere dominante nell'establishment.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo non vedremo partecipare alle celebrazioni per il ventennale della caduta del Muro il primo presidente americano nero, &lt;i&gt;Barack Obama&lt;/i&gt;, che giorni fa ha giustificato la sua assenza con i preparativi per la partenza - solo due giorni dopo, l'11 novembre - alla volta dell'Asia per un'importante missione. Dobbiamo pensare che alla Casa Bianca non ci sia nessuno che possa fargli i bagagli...? Battute a parte, il presidente che ha trovato il tempo di andare a Copenhagen a sostenere la candidatura della sua città, Chicago, per le Olimpiadi del 2016; e che andrà di persona ad Oslo a ricevere quel Premio Nobel per la Pace che a molti è sembrato a dir poco prematuro; ma soprattutto il presidente che in qualche modo incarna l'essenza dei valori americani contrapposti a tutto ciò che il Muro di Berlino rappresentava, non ci sarà. E' vero, ormai ci siamo così tanto abituati, soprattutto i più giovani, a vedere la Germania, e Berlino, unite, che ci sembra quasi impossibile che sia esistito un tempo lungo quasi quarantacinque anni in cui sono state divise. Ma in definitiva no, l'assenza di Obama è ingiustificabile e va sottolineata. Quale reale impedimento può far mancare il presidente della nazione leader del mondo libero ad una ricorrenza ancora oggi così ricca di significato?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il '900 non è stato solo un secolo pieno di incubi, ma Obama sembra comportarsi come se la storia fosse iniziata dal 2000. Perché non sembra interessato a celebrare una vittoria che appartiene al suo Paese almeno quanto ai tedeschi? Una vittoria che in definitiva non è solo una vittoria di Reagan o di qualche "falco" conservatore, ma anche di democratici come J. F. Kennedy e Harry Truman? Obama si è già recato una volta a Berlino, durante la campagna elettorale, ma per sedurre gli europei, per parlare di sé, non del Muro o dei valori che hanno trionfato con la sua caduta. Andando a Berlino e pronunciando la famosa frase "Ich bin ein Berliner", Kennedy disse tutto ciò che c'era da sapere su di sé e la sua amministrazione. Il sospetto è che anche Obama, con la sua assenza oggi a Berlino, ci stia dicendo tutto sulla sua.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043006-1509552462711530309?l=jimmomo.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/jimmomo/~4/ZF0iEq-JpFM" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://jimmomo.blogspot.com/feeds/1509552462711530309/comments/default" title="Post Comments" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043006&amp;postID=1509552462711530309&amp;isPopup=true" title="4 Comments" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/1509552462711530309?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/1509552462711530309?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/jimmomo/~3/ZF0iEq-JpFM/1989-2009-venti-di-liberta.html" title="1989-2009. Venti di libertà" /><author><name>JimMomo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="05992095722569921212" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_gRHL5ty7OfM/SvftNa1oH6I/AAAAAAAAA_M/x_m0OcszGps/s72-c/berlino_muro.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">4</thr:total><feedburner:origLink>http://jimmomo.blogspot.com/2009/11/1989-2009-venti-di-liberta.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkcEQHc6eSp7ImA9WxNUFU8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043006.post-7884798077464679254</id><published>2009-11-06T15:51:00.005+01:00</published><updated>2009-11-06T16:06:41.911+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-11-06T16:06:41.911+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="d'alema" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="magistratura" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="dassù" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="berlusconi" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="bonino" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="stati uniti" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="extraordinary renditions" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="terrorismo" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="abu omar" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="bush" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="italia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="obama" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="europa" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="ue" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="calabresi" /><title>Il problema di D'Alema si chiama D'Alema</title><content type="html">&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_gRHL5ty7OfM/R9mRT8vmjrI/AAAAAAAAAWk/jQ6NGFXKSaQ/s320/dalema_hezbollah.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 244px; FLOAT: left; HEIGHT: 184px; CURSOR: hand" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_gRHL5ty7OfM/R9mRT8vmjrI/AAAAAAAAAWk/jQ6NGFXKSaQ/s320/dalema_hezbollah.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Fanno cadere le braccia, sono insopportabili, editoriali come quello di oggi di &lt;a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;amp;ID_articolo=6591&amp;amp;ID_sezione=&amp;amp;sezione=" target="blank"&gt;&lt;i&gt;Mario Calabresi&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;, dove tutte le argomentazioni sono piegate in funzione del mero posizionamento politico, direi persino personale dell'autore. Solo alla fine dell'editoriale si comprende dove vuole andare a parare con le sue arrampicate sugli specchi. In breve, distorcendo di qua, enfatizzando di là, Calabresi vuole dire che se D'Alema non dovesse riuscire a diventare ministro degli Esteri dell'Ue sarà a causa della «diffidenza americana» nei confronti dell'Italia (e non, caso mai, di D'Alema, che per l'impegno in Kosovo e per l'Unifil agli occhi di Calabresi passa per affidabile filoamericano, non curandosi di tutto il resto). E chi, secondo Calabresi, ha provocato questa «diffidenza» che ora si starebbe per ritorcere contro l'innocente D'Alema? Berlusconi, ovviamente, e indirettamente anche &lt;i&gt;George W. Bush&lt;/i&gt;, con il suo uso della &lt;i&gt;extraordinary rendition&lt;/i&gt;, che ha "costretto" il tribunale di Milano a condannare gli agenti Cia coinvolti nel caso Abu Omar, irritando così l'amministrazione Obama. E' colpa di Bush, è il contorto ragionamento di Calabresi, se oggi alla Casa Bianca sono «delusi» dall'Italia e per punirci ostacolano la nomina di D'Alema a Bruxelles.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pazienza se questa pratica è stata introdotta da Clinton, e se Obama ha già deciso di continuare ad avvalersene. Certo, le condanne di Milano aprono un «capitolo spinoso» per Obama, che non può permettersi di avere in giro per l'Europa e per il mondo agenti timorosi e poco motivati. Ma il problema non è forse la procura di Milano, che ha testardamente continuato la sua crociata contro la guerra al terrorismo di Bush anche quando è emerso chiaramente che gli agenti Cia operavano con la piena collaborazione, e sotto la responsabilità, delle autorità italiane ai massimi livelli? Calabresi condanna «i comportamenti illegali dell'amministrazione guidata da Bush e Cheney», mentre con grande faccia tosta celebra l'America di Obama che «si impegna a non violare più i diritti civili in nome della sicurezza», quasi sorvolando sul fatto centrale che le &lt;i&gt;extraordinary rendition&lt;/i&gt; continueranno anche con Obama.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il procedimento, dovuto da parte della magistratura milanese, avrà «ripercussioni nelle relazioni tra i due Paesi», secondo Calabresi, che punta l'indice sul comportamento «confuso e ingiusto» della politica italiana. La Cia si muoveva all'interno di un quadro concordato con le autorità italiane nell'ambito della lotta al terrorismo, come dimostra il segreto di Stato opposto sia dal governo Berlusconi che dal governo Prodi. Incurante di questo non piccolo particolare - poiché in Italia vige l'obbligatorietà dell'azione penale, che si trasforma in arbitrio delle procure, le quali non rispondono ad alcuno del loro operato - la Procura è andata avanti. Ma a Washington sanno bene che il governo non può nulla sul potere giudiziario e saranno grati al governo che non inoltrerà mai richieste di estradizione. Dunque, quello della sentenza di Milano non è un colpo inferto ai rapporti politico-diplomatici tra Roma e Washington, quanto semmai alla collaborazione tra intelligence e forze dell'ordine nella lotta al terrorismo, e rende sia loro che noi un po' meno sicuri, &lt;a href="http://jimmomo.blogspot.com/2009/11/le-procure-in-guerra-contro-la-guerra.html" target="blank"&gt;come spiega il &lt;i&gt;Wall Street Journal&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non poteva mancare, poi, un riferimento alle divergenze tra Italia e Usa sui nostri rapporti con la Russia e la Libia. Ma si dimentica da un lato che è stato proprio Obama a spingere il famoso pulsante di "reset" con Mosca, dall'altro, che i rapporti tra Usa e Libia si sono ormai normalizzati. Riguardo il sostegno italiano ai progetti di gasdotti russi (North e South Stream) anziché al Nabucco, non si dimentichi che siamo in buona compagnia in Europa. Insomma, al di là del merito delle politiche del nostro governo (comunque bipartisan, avallate a suo tempo anche da D'Alema), si tratta di divergenze a mio modo di vedere spesso enfatizzate dai media. Non so se D'Alema ce la farà o no, né se Washington eserciterà delle pressioni contro questo o quel candidato (non credo proprio), ma una cosa è certa: come ha spiegato bene l'ambasciatore polacco a Bruxelles ieri, il problema di D'Alema si chiama D'Alema, il suo passato comunista e il suo record antiamericano e anti-israeliano, filo-arabo, filo-Hezbollah e filo-Hamas.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Contributo interessante invece è quello scritto a quattro mani da &lt;a href="http://www.radicali.it/view.php?id=148861" target="blank"&gt;&lt;i&gt;Emma Bonino&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Marta Dassù&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; per il &lt;i&gt;Corriere della Sera&lt;/i&gt;, sul futuro delle relazioni transatlantiche. Avvertendo come un pericolo «lo spostamento degli equilibri globali verso l'asse transpacifico a spese di quello transatlantico», il cosiddetto G2 Usa-Cina, la tesi di Bonino-Dassù è che «gli europei abbiano ancora delle carte da giocare per restare nel gioco - se solo volessero. Se solo volessero, insomma, guardare a un G3». In fin dei conti, «l'area economica transatlantica resta, per ora, l'area più vasta, più ricca e più integrata del mondo», l'Europa è ancora una «potenza commerciale» e l'euro è forte, quindi «un G3 economico non è impossibile da immaginare».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure per gli Stati Uniti, e per Obama (il primo presidente Usa «postatlantico»), l'Europa è sempre più marginale, rischia di ridursi a potenza regionale, magari legata a un rapporto preferenziale con la Russia. E' questo il rischio da scongiurare. E qui entra in gioco un &lt;a href="http://ecfr.3cdn.net/05b80f1a80154dfc64_x1m6bgxc2.pdf" target="blank"&gt;rapporto dello &lt;i&gt;European Council on Foreign Relations&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;, secondo cui agli Usa di un'Europa «in ordine sparso non gli importa granché», non sanno che farsene. Per riconquistare le attenzioni e l'interesse di Washington serve un'Europa «post-americana», «l'Europa - così sintetizzano Bonino e Dassù - riuscirà a maturare, come attore internazionale, solo emancipandosi da un rapporto ancora troppo subalterno con l'altra sponda dell'Atlantico». Dunque, «l'autonomia come condizione per la rilevanza. E la rilevanza come condizione per salvare un'alleanza occidentale che dovrà essere meno squilibrata - e quindi più utile agli Stati Uniti - o non sarà più».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«D'accordo a grandi linee e in parte», si dicono Bonino e Dassù. E' vero, come osservano, che alcuni degli assunti sono discutibili (viviamo davvero in un mondo «post-americano»?), ma soprattutto si chiedono: «Si può dare per scontato che l'Europa non abbia più bisogno, in termini di sicurezza, della protezione americana?». Ma a me pare - da quanto riportano le due autrici, perché non ho letto il rapporto dell'&lt;i&gt;ECFR&lt;/i&gt; - che proprio questo si chieda all'Europa: è finita da tempo l'epoca della Guerra Fredda, deve mettersi in grado di proteggersi da sola, senza l'aiuto dello zio Sam. Ciò significa meno assistenzialismo, meno welfare, e più spesa militare. Si può essere d'accordo o meno con questa richiesta, ma non far finta che non sia questa la questione sul tappeto se vogliamo avere un ruolo come Europa sulla scena mondiale futura. Altrimenti, possiamo decidere che ci va bene essere una potenza regionale dipendente dagli Usa, ma in questo caso scordiamoci di evitare un futuro da ruota di scorta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Come invito a pensare senza troppi tabù - ammettono Bonino e Dassù - il punto di partenza che ci viene sottoposto è utile». Ma non è solo utile, è anche il punto di arrivo: sia con Bush che con Obama gli Usa si sono stufati di un'Europa che chiede protezione, delega sui temi della sicurezza, vuole sentirsi «speciale», e poi si permette anche di criticare e fare la morale agli Usa. Poteva andar bene durante la Guerra Fredda, ma ora non più. L'Europa deve assumersi le proprie responsabilità se vuole che il rapporto transatlantico abbia un futuro. E ciò significa, care Bonino e Dassù, unione politica e spesa militare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043006-7884798077464679254?l=jimmomo.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/jimmomo/~4/dif2vOJN38Y" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://jimmomo.blogspot.com/feeds/7884798077464679254/comments/default" title="Post Comments" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043006&amp;postID=7884798077464679254&amp;isPopup=true" title="2 Comments" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/7884798077464679254?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/7884798077464679254?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/jimmomo/~3/dif2vOJN38Y/il-problema-di-dalema-si-chiama-dalema.html" title="Il problema di D'Alema si chiama D'Alema" /><author><name>JimMomo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="05992095722569921212" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_gRHL5ty7OfM/R9mRT8vmjrI/AAAAAAAAAWk/jQ6NGFXKSaQ/s72-c/dalema_hezbollah.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">2</thr:total><feedburner:origLink>http://jimmomo.blogspot.com/2009/11/il-problema-di-dalema-si-chiama-dalema.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CEcDSH4zeip7ImA9WxNUFU8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043006.post-2665249833453506141</id><published>2009-11-05T19:30:00.006+01:00</published><updated>2009-11-06T16:41:19.082+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-11-06T16:41:19.082+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="democrazia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="dittatura" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="iran" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="kagan" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="stati uniti" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="takeyh" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="khalaji" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="obama" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="khatami" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="diritti umani" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="mousavi" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="ahmadinejad" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="nucleare" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="khamenei" /><title>Iran, i leader "per caso" del movimento verde</title><content type="html">&lt;i&gt;Mentre il regime usa il "diversivo" dei negoziati sul nucleare&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante divieti e minacce, ieri il movimento di opposizione iraniano è tornato a protestare nelle strade. Ma lo ha fatto in un giorno particolare, il 4 novembre. L'anniversario - il trentesimo - dell'assalto all'ambasciata americana di Teheran, celebrato come sempre con un comizio di piazza convocato dal regime da cui si sono levati i soliti slogan antiamericani («Morte all'America»), quest'anno si è trasformato in un'occasione di protesta contro il regime, nelle persone della Guida Suprema Khamenei e del presidente Ahmadinejad. Un nuovo, palese sintomo della loro debolezza e della perdita di autorità dopo le contestate elezioni del 12 giugno scorso. Grandi manifestazioni hanno preso vita non solo a Teheran, ma anche in altre importanti città come Shiraz, Isfahan, Tabriz, Kermanshah, Zahedan, Arak, Mazandaran e Rasht. Foto e video sui blog dei dissidenti testimoniano la folla e la repressione ancora una volta violenta da parte dei pasdaran e dalla milizia Bassiji, con arresti, pestaggi e spari sui dimostranti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un'altra giornata di imbarazzo per il presidente degli Stati Uniti, &lt;i&gt;Barack Obama&lt;/i&gt;, stretto tra l'esigenza di non mostrarsi insensibile alle manifestazioni di piazza ma anche di tenere aperta la porta del dialogo con la leadership della Repubblica islamica sul programma nucleare: «L'Iran deve scegliere. Per trent'anni - ha dichiarato ieri Obama - abbiamo ascoltato a cosa il governo iraniano è contrario; ora, il problema è quale tipo di futuro vuole. Il popolo americano ha grande rispetto per il popolo dell'Iran e la sua ricca storia. Il mondo continua ad essere testimone della sua richiesta di giustizia e della sua coraggiosa ricerca di diritti universali. E' tempo per il governo iraniano di decidere se vuole concentrarsi sul passato, o se fare quelle scelte che apriranno la porta a una maggiore opportunità, prosperità e giustizia per il suo popolo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ha anche aggiunto che gli Stati Uniti «cercano una relazione con la Repubblica islamica basata sul mutuo interesse e sul mutuo rispetto» e che non intendono «interferire negli affari interni» iraniani. Il movimento di opposizione sembra percepire la difficoltà in cui si barcamena Obama, e a sua volta, a suo modo, gli chiede di decidere: «Obama, Obama, o stai con noi o contro di noi!», hanno gridato ieri i dimostranti in piazza, insieme ad altri slogan significativi come «Morte al dittatore», «Khamenei assassino, la sua leadership è finita», «Ambasciata russa covo di spie» (un'accusa rivolta dal regime a quella americana) e, infine, anche «l'Iran verde non vuole una bomba atomica». &lt;blockquote&gt;The regime is using the Obama administration’s overweening desire to talk - and refusal to take "no" for an answer - as a way of deflecting any international pressure regarding its domestic crackdown. And the regime's strategy is succeeding. The longer the Obama administration plays this game, the more time the regime will have to crush its opponents while the West looks on in self-imposed impotence. Unpleasant as it may be for the president to hear, his policy is objectively aiding the Tehran regime and harming the opposition in their ongoing struggle. The chanters are right. The United States can either be with them or against them. Right now, President Obama is against them. But it’s not too late for him to switch sides.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://voices.washingtonpost.com/postpartisan/2009/11/the_new_york_times_reports.html" target="blank"&gt;&lt;i&gt;Robert Kagan&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;&lt;/blockquote&gt;I negoziati sulla bozza dell'Aiea per l'arricchimento dell'uranio iraniano all'estero sono in una situazione di stallo, dopo la non risposta da parte di Teheran, che chiede modifiche sostanziali che eluderebbero ciò che l'Occidente cerca di ottenere dall'accordo, e dopo la recente chiusura di Khamenei. Per &lt;a href="http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2009/11/04/AR2009110403873.html" target="blank"&gt;&lt;i&gt;Ray Takeyh&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;, studioso del &lt;i&gt;Council on Foreign Relations&lt;/i&gt;, il regime sta usando i negoziati sul nucleare come «diversivo» e l'amministrazione Obama è «alle prese con l'enigma» iraniano dovendo «bilanciare le sue preoccupazioni per la proliferazione nucleare con le sue responsabilità morali» di fronte alle violazioni dei diritti umani. La protesta per la rielezione di Ahmadinejad è tutt'altro che sopita e il regime «vede il dialogo sul programma nucleare come un mezzo per mettere a tacere le critiche che il suo comportamento interno meriterebbe». L'Iran, prevede Takeyh nella sua analisi per il &lt;i&gt;Washington Post&lt;/i&gt;, «cercherà senza dubbio di prolungare i negoziati accettando, e poi rigettando, gli accordi pattuiti e offrendo innumerevoli controproposte».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli Stati Uniti e i loro alleati devono decidere come reagire dinanzi a questa tattica «che nasce dal cinico desiderio di porre un freno all'opposizione impunemente». L'attenzione internazionale, osserva Takeyh, rimane concentrata sul programma nucleare, ma «lontano dal clamore la struttura e l'orientamento delle Guardie rivoluzionarie stanno cambiando», il regime sta rafforzando la propria «infrastruttura repressiva». Negli ultimi mesi, gli ex candidati dissidenti Karroubi e Mousavi «sono stati minacciati di arresto», le università sono state oggetto di «campagne di purificazione», gli attivisti della società civile condannati sulla base di processi-farsa. E' stata mobilitata «la macchina statale per una spietata purga» all'interno del sistema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel tentativo di ristabilire la sua presa sul Paese, il regime «si muove ancora una volta in modo contraddittorio», spiega Takeyh: da una parte accusa gli oppositori di essere agenti dell'Occidente, dall'altra si mostra disponibile al dialogo con le potenze straniere. Così Teheran «si offrirà sporadicamente di discutere del nucleare per stimolare l'appetito delle potenze occidentali... nella speranza che un prolungato e inconcludente processo negoziale» le induca ad abbandonare il loro atteggiamento critico e le ipotesi di nuove sanzioni. Secondo lo studioso del &lt;i&gt;Council on Foreign Relations&lt;/i&gt;, l'errore in cui l'Occidente ha perseverato nel trattare con l'Iran è stato porre il tema del nucleare al di sopra di ogni altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema iraniano «non è limitato alle attività nucleari illecite, ed è incomprensibile che gli Stati Uniti e le altre nazioni possano concepire transazioni sul nucleare con un regime che mantiene legami con una vasta gamma di organizzazioni terroristiche e che attua una repressione interna brutale». L'ala dura del regime, conclude Takeyh sul &lt;i&gt;Washington Post&lt;/i&gt;, «deve sapere che il prezzo per una simile condotta può essere la fine di qualsiasi dialogo con l'Occidente. Solo con una politica simile gli Stati Uniti possono perseguire i loro obiettivi strategici allo stesso tempo non rinunciando ai loro valori morali».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo quasi sei mesi dalle proteste per la rielezione di Ahmadinejad e la brutale repressione, il movimento verde è forte «come non mai», come hanno dimostrato le manifestazioni di ieri. Ma chi sono i suoi leader? Se lo chiede &lt;a href="http://www.foreignpolicy.com/articles/2009/11/04/whos_really_running_irans_green_movement" target="blank"&gt;&lt;i&gt;Mehdi Khalaji&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;, analista del &lt;i&gt;Washington Institute for Near East Policy&lt;/i&gt;. La sua tesi, esposta in un articolo per &lt;i&gt;Foreign Policy&lt;/i&gt;, è che Mousavi, Karroubi e Khatami si siano ritrovati quasi «per caso, e loro malgrado», come «leader simbolici» del movimento di protesta, in realtà mantenendosi a una debita distanza. Più che guidare la piazza, la inseguono cercando di cavalcarla ma anche temendola. Questi leader «apparenti» sono tutti ex funzionari di alto livello della Repubblica islamica, ricorda Khalaji, che «vorrebbero mantenere in vita molta parte di essa», mentre «i dimostranti mirano a far cadere l'intero sistema di cui i loro leader fanno ancora parte».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Nonostante siano lodati come modernizzatori», Mousavi e i suoi due colleghi «sono profondamente leali agli ideali dell'ayatollah Khomeini, fondatore della Repubblica islamica, e sostengono un sistema politico teocratico». Loro sono leader riformisti, mentre il popolo è «sovversivo». Se Mousavi fosse diventato presidente, sostiene Khalaji, non avrebbe modificato la posizione dell'Iran sul nucleare, o la sua politica estera, limitandosi ad introdurre riforme economico-sociali, e non politiche, all'interno dei principi della Repubblica islamica. «Come sono arrivati questi moderati alla guida di una rivoluzione? Per caso», secondo Khalaji, perché - spiega - erano gli unici cui il regime aveva permesso di candidarsi in alternativa alla rielezione di Ahmadinejad, ma nessuno di loro aveva previsto che dalle proteste di massa a seguito delle elezioni presidenziali del 12 giugno sarebbe sorto un movimento popolare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi apparenti leader hanno avuto «un ruolo minore sia nella nascita che nell'organizzazione del movimento, ma sono stati catapultati alla sua testa da un'ondata spontanea e improvvisa», spiega l'analista del &lt;i&gt;Washington Institute for Near East Policy&lt;/i&gt;. La differenza tra i leader dell'"Onda verde" e la gente nelle strade «si sta ampliando». «Mousavi e Khatami hanno ripetuto che il loro obiettivo è ritornare agli ideali di Khomenei e ai principi originali della Repubblica islamica», mentre «i manifestanti nelle strade sono consapevoli del fallimento delle riforme del passato e hanno poche speranze che la Repubblica islamica possa essere salvata». Essi ritengono che l'islamismo politico, l'esperimento di "democrazia islamica", sia ormai fallito e che sia tardi anche per un tentativo riformista calato dall'alto. L'ex presidente Khatami, in un recente discorso, riferisce Khalaji nel suo articolo, «ha cercato di distinguere i partecipanti alle attuali proteste, che rifiutano l'intero sistema esistente, e i suoi seguaci, che vogliono lavorare all'interno della struttura politica della Repubblica islamica».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«I veri leader di questo movimento, dunque - osserva Khalaji - sono studenti, donne, attivisti per i diritti umani e attivisti politici che non hanno alcun desiderio di operare in un regime teocratico, all'interno della cornice legale dell'attuale Costituzione». E il movimento di oggi, fa notare, è molto più ampio di quello riformista di Khatami degli anni '90, che non portò mai in strada più di 50 mila persone. «Ecco perché non solo il regime, ma anche i leader riformisti che pretendono di guidarlo, temono il successo del movimento verde. La democrazia in Iran - conclude Khalaji su &lt;i&gt;Foreign Policy&lt;/i&gt; - emergerà solo attraverso una rottura con gli ideali di Khomeini e l'ideologia islamica, concetti ai quali i leader 'per caso' del movimento verde sono ancora leali».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043006-2665249833453506141?l=jimmomo.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/jimmomo/~4/pMBBQl2BkKI" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://jimmomo.blogspot.com/feeds/2665249833453506141/comments/default" title="Post Comments" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043006&amp;postID=2665249833453506141&amp;isPopup=true" title="0 Comments" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/2665249833453506141?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/2665249833453506141?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/jimmomo/~3/pMBBQl2BkKI/iran-i-leader-per-caso-del-movimento.html" title="Iran, i leader &quot;per caso&quot; del movimento verde" /><author><name>JimMomo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="05992095722569921212" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://jimmomo.blogspot.com/2009/11/iran-i-leader-per-caso-del-movimento.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0UBQn4-cCp7ImA9WxNUFE8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043006.post-6620565799140619467</id><published>2009-11-05T12:38:00.001+01:00</published><updated>2009-11-05T12:40:53.058+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-11-05T12:40:53.058+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="italia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="magistratura" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="clinton" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="obama" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="europa" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="stati uniti" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="wsj" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="extraordinary renditions" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="giustizia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="terrorismo" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="cia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="abu omar" /><title>Le procure in guerra contro la guerra al terrorismo</title><content type="html">&lt;a href="http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=987603" target="blank"&gt;Su &lt;i&gt;il Velino&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Delusione e disappunto hanno espresso il portavoce del Dipartimento di Stato Usa, &lt;i&gt;Ian Kelly&lt;/i&gt;, e un portavoce del Pentagono, per la condanna di 22 agenti della Cia e di un colonnello dell'aviazione Usa per il "rapimento" su territorio italiano del sospetto terrorista &lt;i&gt;Hassan Mustafa Osama Nasr&lt;/i&gt; (Abu Omar). Una reazione che rivela il malcontento dell'amministrazione Usa, ma cauta, nella consapevolezza che il potere giudiziario in Italia è indipendente dal governo. Nessun danno, quindi, nei rapporti politici tra Roma e Washington, ma con ogni probabilità, anche se i condannati non sconteranno neanche un giorno di carcere, un colpo inferto alla cooperazione tra i due Paesi nella lotta al terrorismo. Duramente critico nei confronti della sentenza, per quanto riguarda questo aspetto, il &lt;i&gt;Wall Street Journal&lt;/i&gt;. In uno dei suoi editoriali, dal titolo emblematico «La guerra contro la guerra al terrorismo», ricordando che il procuratore &lt;i&gt;Armando Spataro&lt;/i&gt; «si è fatto le ossa dando la caccia alle Brigate rosse», definisce la condanna in contumacia degli agenti Cia «un'altra discutibile pietra miliare nella guerra giudiziaria contro la guerra al terrorismo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(...) «a prescindere dai particolari, sarebbe un errore per le anime belle d'Europa rallegrarsi per le condanne di ieri». Infatti, «se gli agenti di intelligence americani non possono cooperare con le controparti europee senza temere di venire arrestati - avverte il &lt;i&gt;WSJ&lt;/i&gt; - allora sia l'America che l'Europa sono meno sicure»... «Persone innocenti rischiano alla fine di pagare per la "vittoria" di Spataro».&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=987603" target="blank"&gt;&lt;i&gt;LEGGI TUTTO&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043006-6620565799140619467?l=jimmomo.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/jimmomo/~4/XKvcxAtUG9s" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://jimmomo.blogspot.com/feeds/6620565799140619467/comments/default" title="Post Comments" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043006&amp;postID=6620565799140619467&amp;isPopup=true" title="2 Comments" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/6620565799140619467?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/6620565799140619467?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/jimmomo/~3/XKvcxAtUG9s/le-procure-in-guerra-contro-la-guerra.html" title="Le procure in guerra contro la guerra al terrorismo" /><author><name>JimMomo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="05992095722569921212" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">2</thr:total><feedburner:origLink>http://jimmomo.blogspot.com/2009/11/le-procure-in-guerra-contro-la-guerra.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkQAQH47fyp7ImA9WxNUEko.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043006.post-419790015064929317</id><published>2009-11-03T18:39:00.005+01:00</published><updated>2009-11-03T18:45:41.007+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-11-03T18:45:41.007+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="religione e politica" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="libertà religiosa" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="istruzione" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="laicità" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="liberalismo" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="libertà individuali" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="stato di diritto" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="giustizia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="scuola" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="diritto internazionale" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="crocefisso" /><title>Altro che crocefisso, smascherato l'inganno della scuola statale</title><content type="html">Levata di scudi praticamente unanime da parte del mondo politico per la sentenza della Corte europea dei diritti umani contro il crocefisso nelle aule. Della sentenza non mi scandalizza il merito, che anzi per lo più condivido: è ovvio che dal momento che la scuola è pubblica, l'ambiente educativo dovrebbe essere il più possibile neutro dal punto di vista della religione, come della razza, del sesso, eccetera. D'altra parte, c'è piena libertà di scegliere una scuola non neutra dal punto di vista religioso, optando per una scuola privata cattolica. L'equivoco quindi nasce dalla proprietà statale delle scuole, ma il discorso, più che per il crocefisso (il cui significato sembra davvero a cavallo tra il religioso e il nazional-popolare) dovrebbe valere per l'ora di religione, che al massimo dovrebbe essere storia delle religioni o religioni comparate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fin qui rimaniamo nell'ambito della discriminazione religiosa. Ma la sentenza, così come riportata dai siti d'informazione, non mi convince laddove cita il «pluralismo educativo» e «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni». Qui si apre un vero e proprio vaso di pandora, che ha ancora una volta a che fare con la proprietà e la natura statale della scuola. C'è davvero «pluralismo educativo» nelle nostre scuole statali, o è solo un mito che raccontiamo a noi stessi (o che ci viene inculcato), mentre in realtà viene esercitato un "monopolio educativo" da parte dell'insegnante che ti capita in sorte e che nessuna famiglia ha scelto? I genitori hanno certamente il diritto a educare i figli secondo le proprie convinzioni, ma dal momento che li affidano a una istituzione, in qualche modo accettano di porre dei limiti a quel diritto. Nel caso di una scuola privata, scelgono effettivamente secondo le proprie convinzioni. Nel caso di una scuola statale, vengono illusi dal mito del «pluralismo educativo». Perché - se la mettiamo su questo piano - io genitore dovrei accettare che mio figlio debba studiare storia sul Villari (che dovrei pure comprare con i miei soldi)?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine, sono rimasto non poco sorpreso dalla nazionalità dei sette giudici autori della sentenza: un belga, un italiano, ma anche un portoghese, un lituano, un ungherese, un serbo e un turco (!). Un turco che giudica sul crocefisso in Italia sembra un paradosso! E qui si apre una problematica ancora più ampia, quella della legittimazione della giurisdizione delle corti internazionali. Quanto è sopportabile, da un punto di vista liberale, che una simile giurisdizione sia fondata su dei trattati internazionali? Per altro, già la nostra Corte costituzionale si era espressa sul medesimo caso. Posso capire che se un ordinamento non vuole o non può esprimersi a tutela dei diritti dei cittadini (ciò che accade spesso nelle dittature), possa intervenire una corte sovranazionale. Ma rimango convinto che all'interno di un Paese democratico i cittadini debbano essere giudicati, e le controversie risolte, da giudici che derivano la loro autorità dalla comunità cui appartengono. La giurisdizione è una cosa delicata, non basta un trattato internazionale a legittimare un tribunale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043006-419790015064929317?l=jimmomo.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/jimmomo/~4/z8ZD-DirkNM" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://jimmomo.blogspot.com/feeds/419790015064929317/comments/default" title="Post Comments" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043006&amp;postID=419790015064929317&amp;isPopup=true" title="4 Comments" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/419790015064929317?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/419790015064929317?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/jimmomo/~3/z8ZD-DirkNM/altro-che-crocefisso-smascherato.html" title="Altro che crocefisso, smascherato l'inganno della scuola statale" /><author><name>JimMomo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="05992095722569921212" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">4</thr:total><feedburner:origLink>http://jimmomo.blogspot.com/2009/11/altro-che-crocefisso-smascherato.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DEAHR3k8eyp7ImA9WxNUEks.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043006.post-505392810859698477</id><published>2009-11-03T17:44:00.000+01:00</published><updated>2009-11-03T17:45:36.773+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-11-03T17:45:36.773+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="marrazzo" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="giustizia" /><title>La versione di Marrazzo sempre più traballante</title><content type="html">La posizione dell'ex governatore del Lazio nel procedimento che per ora lo vede "parte lesa" scricchiola sempre di più. Non mi stupirei se tra qualche giorno finisse nel registro degli indagati per calunnia, o addirittura per aver tentato di "comprare" i carabinieri che oggi sono accusati di averlo ricattato. Dopo le ammissioni di ieri, la sua versione collima sempre di più con quella dei militari incarcerati. Adesso sostiene di non aver subito un ricatto, ma una «rapina», e ammette di aver pagato non solo le prestazioni sessuali, ma «qualche volta» anche la cocaina, e che effettivamente, al momento dell'irruzione dei carabinieri, la droga si trovava all'interno dell'appartamento di via Gradoli. Fino a ieri Marrazzo aveva sostenuto che la droga non c'era, mentre ora ammette di averla pagata e di averne fatto uso. Nel primo interrogatorio, infatti, aveva sostenuto che la coca era comparsa con i carabinieri Luciano Simeone e Carlo Tagliente e che era sparita quando i due militari avevano lasciato l'appartamento. Praticamente li aveva accusati di aver introdotto la droga al momento dell'irruzione per incastrarlo. Un'accusa molto grave, che adesso ritratta. Con la transessuale Natalie aveva pattuito soltanto mille euro, il resto del denaro - racconta oggi - gli sarebbe stato «rubato» dai carabinieri, ma in precedenza aveva dichiarato che il prezzo pattuito per la sola prestazione sessuale era di 5 mila euro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Innanzitutto, le ammissioni di Marrazzo (e qualcosa mi dice che non saranno le ultime) ridicolizzano i tentativi di questi giorni anche solo di accostare il suo comportamento con quello di Berlusconi nel caso D'Addario. Qui c'è acquisto e consumo di cocaina, assegni staccati per 20 mila euro, calunnie. E per ora fermiamoci qui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riepilogando: Marrazzo implora i carabinieri di «non rovinarlo», promette loro denaro e favori (è ciò che si sente, anche se confusamente, nel video). I carabinieri si sarebbero accontentati di rapinarlo di 5 mila euro in contati (il prezzo pattuito per la coca e per il sesso) e di tre assegni per 20 mila euro complessivi (che essendo tracciati avrebbero dovuto sapere di non poter incassare). Nessun ricatto: se ne sarebbero andati via senza farsi più vedere né sentire. Dunque, i carabinieri ricattano un personaggio potente come il governatore del Lazio, giocandosi la carriera e rischiando il carcere, per 5 mila euro da dividersi minimo in due? Mmh, mi sembra troppo anche per i carabinieri delle barzellette.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ipotesi più probabile è che al momento dell'irruzione Marrazzo se la sia fatta sotto e abbia farfugliato qualcosa per non venire sputtanato. Che, visti i quantitativi di droga, i carabinieri abbiano chiuso un occhio, magari sperando un domani che Marrazzo si ricordasse del favore, e che la vera possibilità di guadagno l'abbiano intravista dopo, insieme al loro "confidente", vendendo il video ai media. Ma aspettiamo gli sviluppi perché ancora molti aspetti rimangono oscuri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma nel frattempo qualcosa si può concludere. «Mi è stato riservato un trattamento che non ha precedenti», ha avuto modo di lamentarsi Marrazzo per la gogna mediatica cui è stato sottoposto. E' vero. Il trattamento che gli è stato riservato non ha precedenti, ma per tutt'altro motivo. Se fosse stata la parola di un cittadino comune contro quella di due carabinieri, a chi avrebbero creduto i magistrati? Al cittadino comune che sorpreso nel mezzo di un festino a base di coca e trans accusava i carabinieri di averlo ricattato e/o rapinato? Chi si troverebbe oggi in carcere in attesa di fare luce sulla vicenda, i carabinieri o il suddetto cittadino comune?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043006-505392810859698477?l=jimmomo.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/jimmomo/~4/j_8Dak290CM" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://jimmomo.blogspot.com/feeds/505392810859698477/comments/default" title="Post Comments" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043006&amp;postID=505392810859698477&amp;isPopup=true" title="0 Comments" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/505392810859698477?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/505392810859698477?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/jimmomo/~3/j_8Dak290CM/la-versione-di-marrazzo-sempre-piu.html" title="La versione di Marrazzo sempre più traballante" /><author><name>JimMomo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="05992095722569921212" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://jimmomo.blogspot.com/2009/11/la-versione-di-marrazzo-sempre-piu.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkQESHcyfCp7ImA9WxNUEkk.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043006.post-9022515799547199454</id><published>2009-11-03T11:30:00.000+01:00</published><updated>2009-11-03T11:31:49.994+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-11-03T11:31:49.994+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="palestinesi" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="israele" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="hamas" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="d'alema" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="obama" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="hezbollah" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="europa" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="ue" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="rocca" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="blair" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="terrorismo" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="lega araba" /><title>Perché l'Europa deve correre il rischio di diventare una Lega araba che non parla arabo?</title><content type="html">«Alla tavola europea, nel ruolo di guida della politica estera, non ci dovrebbe essere posto per chi passeggia a braccetto con i ministri di Hezbollah sulle macerie di Beirut per denunciare i crimini di guerra israeliani», scrive oggi &lt;i&gt;Christian Rocca&lt;/i&gt; in un articolo su &lt;i&gt;Il Foglio&lt;/i&gt; in cui ricorda le posizioni di D'Alema sulla questione palestinese, sugli ebrei, su Hezbollah e su Hamas, spiegando perché non è l'uomo giusto per quella «specie di ministro degli Esteri dotato di un corpo diplomatico autonomo e destinato a diventare la figura più importante dell'Unione, specie se il presidente non sarà &lt;i&gt;Tony Blair&lt;/i&gt;, ma un grigio euroburocrate».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi si oppone alla candidatura di Blair obietta che «l'Europa ha bisogno di un amico di Obama, non di Bush», ma «chi non è amico di Obama sulle questioni decisive della politica estera, cioè su chi sono gli amici e chi i nemici, è D'Alema». Eppure, per un breve periodo, quando è stato presidente del Consiglio, è esistito un D'Alema diverso, ricorda Rocca. «In nome degli stessi valori di democrazia e libertà che oggi giudica un finto pretesto per chissà quali misfatti, il premier D'Alema liberava con le bombe e senza l'Onu il Kosovo, abbracciava Clinton e fondava centri studi con Blair. Quel D'Alema è durato lo spazio breve del governo con Cossiga e Mastella. Guido Rossi di quel D'Alema disse che aveva trasformato Palazzo Chigi in una "merchant bank che non parla inglese". Oggi D'Alema sa bene l'inglese, ma &lt;i&gt;perché l'Europa deve correre il rischio di diventare una Lega araba che non parla arabo?&lt;/i&gt;».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043006-9022515799547199454?l=jimmomo.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/jimmomo/~4/aHnICBuOwm8" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://jimmomo.blogspot.com/feeds/9022515799547199454/comments/default" title="Post Comments" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043006&amp;postID=9022515799547199454&amp;isPopup=true" title="3 Comments" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/9022515799547199454?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/9022515799547199454?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/jimmomo/~3/aHnICBuOwm8/perche-leuropa-deve-correre-il-rischio.html" title="Perché l'Europa deve correre il rischio di diventare una Lega araba che non parla arabo?" /><author><name>JimMomo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="05992095722569921212" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">3</thr:total><feedburner:origLink>http://jimmomo.blogspot.com/2009/11/perche-leuropa-deve-correre-il-rischio.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DEEEQnY-eSp7ImA9WxNUEUU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043006.post-8338032055921118999</id><published>2009-11-02T19:25:00.003+01:00</published><updated>2009-11-02T19:30:03.851+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-11-02T19:30:03.851+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="nucleare" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="iran" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="aiea" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="uranio" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="francia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="kouchner" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="russia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="gran bretagna" /><title>Prendere tempo, il solo vero obiettivo di Teheran</title><content type="html">Il ministro degli Esteri Mottaki dice che l'Iran non ha mai detto "no" alla proposta di arricchimento dell'uranio iraniano all'estero avanzata dall'Aiea. E' vero. La scorsa settimana al direttore dell'Aiea ha solo espresso un «parere» e «osservazioni», che però contraddicono nella sostanza la bozza di accordo. «Abbiamo preso in esame questa proposta, ma abbiamo alcune considerazioni tecniche ed economiche in merito», ha spiegato, proponendo una «commissione tecnica» per «riconsiderare tutte le opzioni». E' evidente che il tentativo di Teheran è impantanare le controparti in una lunga ed estenuante trattativa, non sui dettagli dell'accordo, ma sul punto centrale: il trasferimento all'estero in blocco delle proprie scorte di uranio a basso arricchimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I ministri degli Esteri di Gran Bretagna, Russia e Francia, e il direttore dell'Aiea, El Baradei, si sono fatti sentire, intimando a Teheran di dare una risposta «rapida». Il più fermo è stato il francese Kouchner, il quale ha avvertito che «non accetteremo tattiche dilatorie». E da Washington? Al momento in cui scriviamo (19:28 ore italiane) tutto tace. L'ambasciatore iraniano presso l'Aiea, Ali Asghar Soltanieh, ha quindi chiarito che l'Iran chiede nuovi colloqui per «esprimere le sue preoccupazioni tecniche, in particolare sulle garanzie di approvvigionamento del combustibile». E' questa la «questione chiave, vista la nostra sfiducia dovuta ad esperienze del passato». «Siamo pronti ad un nuovo ciclo di discussioni tecniche», ha quindi aggiunto Soltanieh, auspicando che possa tenersi «al più presto».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra un dialogo tra sordi, con l'Iran che si comporta come se la bozza fosse trattabile, e le controparti che fingono di non aver avuto una risposta da Teheran. Nessuno vuole addossarsi la responsabilità di una eventuale rottura dei negoziati, quindi gli uni sostengono di non aver risposto "no", e di volere nuovi colloqui, nonostante le loro osservazioni corrispondano sostanzialmente a un rifiuto, mentre gli altri è come se non avessero udito e continuano a chiedere una risposta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043006-8338032055921118999?l=jimmomo.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/jimmomo/~4/6Yr8iYiGp8o" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://jimmomo.blogspot.com/feeds/8338032055921118999/comments/default" title="Post Comments" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043006&amp;postID=8338032055921118999&amp;isPopup=true" title="0 Comments" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/8338032055921118999?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/8338032055921118999?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/jimmomo/~3/6Yr8iYiGp8o/prendere-tempo-il-solo-vero-obiettivo.html" title="Prendere tempo, il solo vero obiettivo di Teheran" /><author><name>JimMomo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="05992095722569921212" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://jimmomo.blogspot.com/2009/11/prendere-tempo-il-solo-vero-obiettivo.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DU8DR3gyfCp7ImA9WxNUEUs.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043006.post-3459405102088488402</id><published>2009-11-02T13:30:00.007+01:00</published><updated>2009-11-02T14:17:56.694+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-11-02T14:17:56.694+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="riforme" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="d'alema" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="magistratura" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="berlusconi" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="bersani" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="separazione delle carriere" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="bipartitismo" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="governo" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="europa" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="ue" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="presidenzialismo" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="la repubblica" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="giustizia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="centrodestra" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="partito democratico" /><title>No, D'Alema no</title><content type="html">&lt;i&gt;Situazione "lose-lose" per Berlusconi&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Si tratta di valutare quale sia l'interesse nazionale prevalente: se per un incarico di così alto prestigio fosse indicato un italiano, Berlusconi ha già detto, e io confermo, che noi sosterremmo questa candidatura». La candidatura è quella di D'Alema ad Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell'Ue (l'ex Mr. Pesc, per intenderci) e le parole sono quelle del ministro degli Esteri Frattini. Le ipotesi sono due. Nella prima, il governo sta solo facendo buon viso a cattivo gioco. Visto che ormai D'Alema è stato inserito nella lista dei candidati compilata dai leader socialisti, vuole mostrare un profilo istituzionale e bipartisan, ma in cuor suo spera che le chance di Massimo di farcela rimangano talmente basse da non trovarsi nell'imbarazzo di dover decidere se sostenerlo sul serio o meno. Nella seconda, Berlusconi sarebbe talmente ingenuo da credere che sponsorizzare davvero la candidatura di D'Alema (rinunciando a Tajani commissario - e pazienza - ma anche a Tremonti presidente dell'Eurogruppo o, in alternativa, a Draghi presidente della Bce) contribuirebbe a creare tra maggioranza e Pd un clima collaborativo sulle riforme istituzionali e della giustizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarebbe un'ingenuità sciagurata. D'Alema lo conosciamo. Se dovesse farcela, si scorderebbe presto dell'aiuto di Berlusconi e, complici la sua arroganza e la stampa "amica", la storia diventerebbe quella del grande statista riconosciuto a livello europeo: era il candidato perfetto... chi altri, se non lui, avrebbe potuto essere designato per quella carica? Se viceversa, come probabile, non dovesse farcela, ciò proverebbe lo scarso peso dell'Italia in Europa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma un eventuale successo contribuirebbe almeno a svelenire il clima interno sulla figura di Berlusconi, favorendo un dialogo costruttivo tra maggioranza e Pd su riforme e giustizia? Nient'affatto, perché il Pd nemmeno con Bersani (e D'Alema) al comando riuscirebbe tornare titolare della guida dell'opposizione reale, che rimarrebbe appaltata a &lt;i&gt;la Repubblica&lt;/i&gt;, ai magistrati e a Di Pietro, che continuerebbero imperterriti a intorbidire il clima, per di più accusando D'Alema e il Pd di inciucio. Bersani passerebbe i prossimi anni a convincere &lt;i&gt;la Repubblica&lt;/i&gt; che non c'è stato nessun inciucio e addio a ogni possibilità di dialogo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra l'altro, nel merito delle riforme la sinistra è come l'Iran sul nucleare: non ha nessuna intenzione di collaborare davvero, al massimo - se il clima lo consentirà, cosa improbabile - fingerà di essere disponibile a discuterne nelle commissioni, ma in chiave solo ostruzionistica. Il motivo è semplice. Per la sinistra è Berlusconi l'anomalia italiana; per il centrodestra è la magistratura politicizzata - a causa di un assetto squilibrato dei rapporti tra politica e giustizia e della scarsa terzietà e indipendenza del giudice dall'accusa - la vera anomalia. Finché la sinistra non smetterà di credere che sia Berlusconi la principale anomalia, e di voler avvantaggiarsi politicamente (cosa che tra l'altro non gli è quasi mai riuscita dal '94 in poi) dei suoi guai giudiziari, non ci sarà accordo possibile sulla giustizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Né c'è alcuna possibilità inoltre che si arrivi a riforme istituzionali approvate dal Parlamento con un quorum tale da evitare il referendum confermativo. Presidenzialismo o premierato rimangono tabù a sinistra e, tra l'altro, rispetto al Pd veltroniano Bersani e D'Alema si oppongono a un sistema tendenzialmente bipartitico, preferendo quello tedesco. Non vedo compromessi possibili. Se questo Paese avrà mai le riforme che aspetta, e di cui si parla da decenni, sarà con voto a maggioranza, confermato per referendum dagli italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine - ma per chi legge questo blog è scontato e non ho bisogno di dilungarmi - D'Alema a rappresentare la politica estera e di sicurezza dell'Ue sarebbe una iattura, a cominciare dai rapporti con Israele e il mondo arabo, e dall'approccio nei confronti del terrorismo islamico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043006-3459405102088488402?l=jimmomo.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/jimmomo/~4/cLKvfnJlfyQ" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://jimmomo.blogspot.com/feeds/3459405102088488402/comments/default" title="Post Comments" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043006&amp;postID=3459405102088488402&amp;isPopup=true" title="1 Comments" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/3459405102088488402?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/3459405102088488402?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/jimmomo/~3/cLKvfnJlfyQ/no-dalema-no.html" title="No, D'Alema no" /><author><name>JimMomo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="05992095722569921212" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total><feedburner:origLink>http://jimmomo.blogspot.com/2009/11/no-dalema-no.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;AkENRnw_eip7ImA9WxNVGU8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043006.post-4397289303410557870</id><published>2009-10-30T19:49:00.001+01:00</published><updated>2009-10-30T19:51:37.242+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-10-30T19:51:37.242+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="draghi" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="balkenende" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="d'alema" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="berlusconi" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="socialisti" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="blair" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="merkel" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="miliband" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="italia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="governo" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="europa" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="ue" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="sarkozy" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="frattini" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="centrodestra" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="tremonti" /><title>Mentre Blair sfuma, ecco la mina D'Alema</title><content type="html">&lt;a href="http://jimmomo.blogspot.com/2009/10/si-blair-si-magari.html" target="blank"&gt;Quanto avevamo paventato giorni fa&lt;/a&gt; si sta verificando. Mentre diminuiscono le chance di &lt;i&gt;Tony Blair&lt;/i&gt; di diventare presidente del Consiglio europeo (come previsto ha contro proprio i socialisti, cosa che dovrebbe far riflettere, e pure alcuni governi popolari), ecco che diventa sempre più probabile vedere un socialista nella veste di Mr. Pesc, il ministro degli Esteri europeo. Ed ecco che &lt;i&gt;Massimo D'Alema&lt;/i&gt; è nella lista. La sua non è tra le candidature più forti, ma nella lista compilata dai leader progressisti europei incaricati (Zapatero, Faymann, Rasmussen e Schulz) c'è. E per di più pare che il governo italiano sia disponibile a sostenerlo, almeno stando alle dichiarazioni - per la verità piuttosto confuse - del ministro Frattini: «Valuteremo tutti i nomi, dal primo all'ultimo, senza far questioni di maggioranza e opposizione».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da quanto si comprende anche dal comunicato di Palazzo Chigi («il governo valuterà con serietà e responsabilità le candidature capaci di assicurare all'Italia un incarico di così alto prestigio»), se D'Alema avesse davvero una possibilità concreta di farcela, il governo dell'odiato Berlusconi lo sosterrebbe come proprio rappresentante in Commissione al posto di Tajani, il candidato ufficiale, con una scelta a mio avviso sciagurata (non per l'assenza di Tajani, ma per la scelta di D'Alema agli Esteri), anche perché pregiudicherebbe del tutto la possibilità di portare Tremonti all'Eurogruppo o Draghi alla Bce. Pur ritenendo di non avere molte possibilità, D'Alema si è detto «onorato» di essere stato inserito nella lista e «grato al governo italiano per avere detto che, nel caso in cui ci sia questa candidatura, da parte italiana ci sarà un sostegno e non una opposizione».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante le resistenze del premier britannico Brown, la famiglia socialista dovrebbe decidere di chiedere per sé la poltrona di responsabile della politica estera europea e vicepresidente della Commissione, come preannunciato ieri dal primo ministro spagnolo Zapatero. Questa opzione chiuderebbe di fatto la porta in faccia a Blair. Solo che i leader popolari non hanno ancora deciso se puntare alla presidenza, lasciando ai socialisti il Mr. Pesc, o viceversa prendersi proprio la carica degli Esteri, che dura cinque anni, lasciando che il presidente (in carica per due anni) sia un socialista. «Noi abbiamo detto sempre che apprezziamo Tony Blair; la sua leadership è fuori discussione», ha ribadito Frattini, ammettendo però che «anche della famiglia popolare» ci sono «problemi» sul nome di Blair, e il primo presidente del Consiglio europeo non può certo permettersi una «maggioranza risicata».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Speriamo che Sarkozy, la Merkel e Berlusconi giochino bene le loro carte. A nostro avviso l'ipotesi migliore per i leader di centrodestra sarebbe Blair presidente e un popolare al Pesc. Sfumata questa soluzione, non resta che sperare in un'accoppiata Balkenende-Miliband, oppure... in &lt;i&gt;Vaclav Klaus&lt;/i&gt; che mandi tutto a monte...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043006-4397289303410557870?l=jimmomo.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/jimmomo/~4/ZZmsLe-FSiU" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://jimmomo.blogspot.com/feeds/4397289303410557870/comments/default" title="Post Comments" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043006&amp;postID=4397289303410557870&amp;isPopup=true" title="0 Comments" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/4397289303410557870?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/4397289303410557870?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/jimmomo/~3/ZZmsLe-FSiU/mentre-blair-sfuma-ecco-la-mina-dalema.html" title="Mentre Blair sfuma, ecco la mina D'Alema" /><author><name>JimMomo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="05992095722569921212" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://jimmomo.blogspot.com/2009/10/mentre-blair-sfuma-ecco-la-mina-dalema.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkQMQ3g6fyp7ImA9WxNVGU8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043006.post-320672055166038996</id><published>2009-10-30T11:04:00.001+01:00</published><updated>2009-10-30T18:39:42.617+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-10-30T18:39:42.617+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="nyt" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="nucleare" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="iran" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="stati uniti" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="aiea" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="uranio" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="francia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="media" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="quotidiani" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="wp" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="russia" /><title>La controproposta di Teheran è un sostanziale rifiuto</title><content type="html">&lt;a href="http://www.nytimes.com/2009/10/30/world/middleeast/30nuke.html" target="blank"&gt;&lt;i&gt;New York Times&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2009/10/29/AR2009102900418.html" target="blank"&gt;&lt;i&gt;Washington Post&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; sono arrivati alle stesse conclusioni, ascoltando le loro fonti diplomatiche europee ed americane: l'Iran di fatto respinge il punto centrale della bozza preparata dall'Aiea, e ufficialmente approvata la settimana scorsa da Usa, Russia e Francia, per l'arricchimento dell'uranio iraniano all'estero. Un alto funzionario europeo definisce la risposta iraniana «sostanzialmente un rifiuto», spiegando al &lt;i&gt;NYT&lt;/i&gt; che «il problema principale è che l'Iran non vuole esportare il suo uranio leggermente arricchito. Questo non è un dettaglio di secondaria importanza, questo è il nocciolo del problema».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è chiaro, però, se quella giunta ad El Baradei (pare oralmente) sia la risposta definitiva o una controproposta. Il direttore dell'Aiea avrebbe risposto all'ambasciatore iraniano all'Onu che la loro controproposta, così com'è strutturata, non verrebbe accettata da Russia, Francia e Usa, chiedendo ulteriori «chiarimenti» da parte di Teheran. Si attende una risposta formale, scritta, entro oggi, nella quale gli iraniani potrebbero ancora accettare la bozza prendendo atto dell'indisponibilità sulla loro controproposta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fatto l'Iran al momento respinge l'idea di trasferire in blocco il 75% (circa 1.180 chilogrammi) del proprio uranio a basso arricchimento all'estero, una quantità che gli impedirebbe, per almeno un anno, di avere scorte sufficienti per produrre una bomba atomica. E la proposta dell'Aiea era finalizzata esattamente a dare alla diplomazia un anno di tempo per arrivare ad un più ampio accordo. &lt;a href="http://jimmomo.blogspot.com/2009/10/importanti-modifiche-liran-vorrebbe.html" target="blank"&gt;Come avevamo anticipato ormai giorni fa&lt;/a&gt;, Teheran vorrebbe mantenere in ogni momento le attuali scorte di uranio a basso arricchimento, quindi acconsentirebbe a spedirle "a rate" per l'arricchimento all'estero, consegnando la successiva tranche solo dopo aver ricevuto, arricchito al 19,75%, l'uranio della spedizione precedente. Ma come osserva anche il &lt;i&gt;WaPo&lt;/i&gt;, «it would mean its stockpile of enriched uranium would not be significantly reduced».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quasi tutti i giornali italiani abboccano alle parole concilianti di Ahmadinejad («Siamo pronti a collaborare»), mentre solo il &lt;i&gt;Corriere della Sera&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;il Giornale&lt;/i&gt; nei titoli avvertono che «non c'è intesa sulla bozza» e «l'imbroglio è dietro l'angolo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;UPDATE 18:34&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Come quella consegnata da Teheran al direttore dell'Aiea, El Baradei, non era una risposta ma una controproposta e una richiesta di «ulteriori negoziati». Lo chiarisce l'agenzia &lt;i&gt;Irna&lt;/i&gt;, citando fonti governative: «La Repubblica islamica non ha fatto altro che annunciare di avere un atteggiamento positivo sul negoziato, aggiungendo di essere pronta a colloqui che tengano conto di considerazioni tecniche e economiche su come fornire il combustibile necessario al reattore di Teheran». L'imbroglio continua... quanto ci metteranno a Washington a capirlo? A quanto pare di capire dalla dichiarazione del portavoce della Casa Bianca, &lt;i&gt;Robert Gibbs&lt;/i&gt;, non hanno neanche i dettagli della risposta iraniana all'Aiea.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043006-320672055166038996?l=jimmomo.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/jimmomo/~4/wi1O4Tz55fQ" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://jimmomo.blogspot.com/feeds/320672055166038996/comments/default" title="Post Comments" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043006&amp;postID=320672055166038996&amp;isPopup=true" title="0 Comments" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/320672055166038996?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/320672055166038996?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/jimmomo/~3/wi1O4Tz55fQ/la-controproposta-di-teheran-e-un.html" title="La controproposta di Teheran è un sostanziale rifiuto" /><author><name>JimMomo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="05992095722569921212" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://jimmomo.blogspot.com/2009/10/la-controproposta-di-teheran-e-un.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0MBQX8-cCp7ImA9WxNVGEw.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043006.post-69341405369874792</id><published>2009-10-29T12:20:00.002+01:00</published><updated>2009-10-29T12:24:10.158+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-10-29T12:24:10.158+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="libero mercato" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="mercato del lavoro" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="concorrenza" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="wsj" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="ichino" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="merito" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="spesa pubblica" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="tasse" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="italia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="perotti" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="precari" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="centrodestra" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="tremonti" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="reddito" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="alesina" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="famiglia" /><title>In quale Italia vogliamo vivere</title><content type="html">Due interessanti analisi sul &lt;i&gt;Sole 24 Ore&lt;/i&gt; di oggi, purtroppo non on line. &lt;i&gt;Roberto Perotti&lt;/i&gt; è scettico sui tagli fiscali, perché non si parla di tagli alla spesa, e in queste condizioni potrebbe aver ragione Tremonti a resistere: &lt;blockquote&gt;«Che ci piaccia o no, finché non si affronta l'argomento di una spesa pubblica vicina al 50% del Pil, qualsiasi taglio alle tasse che si riuscisse realisticamente ad attuare sarà sempre una goccia nel mare».&lt;/blockquote&gt;E' quanto temeva giorni fa il &lt;i&gt;Wall Street Journal&lt;/i&gt;, in un editoriale dedicato al nostro Paese: un taglio fiscale non sufficiente a stimolare una crescita più sostenuta, ma abbastanza grande da mettere a rischio i conti. &lt;i&gt;Alberto Alesina e Pietro Ichino&lt;/i&gt; contestano il modello &lt;i&gt;social-conservative&lt;/i&gt; tremontiano, che riconoscono essere fondato, coerente e attraente, ma la sua vera forza è che non ci accorgiamo di quanto sia costoso e inefficiente. &lt;blockquote&gt;«La gente vuole sicurezza e, aggiungiamo noi, vota chi promette sicurezza senza evidenziarne i costi, un particolare che sicuramente non sfugge al ministro Tremonti. Facendo un paragone con gli Stati Uniti, è qualcosa di simile a quella visione della destra repubblicana vicina alla &lt;i&gt;religious right&lt;/i&gt; del Sud e della &lt;i&gt;Bible belt&lt;/i&gt; del Centro, che si contende la direzione di quel partito con la destra liberista e pro-mercato dei repubblicani del Nord-Est. L'analogo di questi ultimi in Italia, se esiste nel centro-destra, non riesce a farsi valere e preferisce vivere della luce riflessa del ministro dell'Economia.&lt;br /&gt;(...)&lt;br /&gt;Il piccolo mondo antico tremontiano offre certamente anche benefici economici non trascurabili... ma costi molto alti. La coesione familiare riduce la fiducia verso il mondo esterno alla famiglia, diminuendo anche l'attenzione verso il bene pubblico e quindi il "capitale sociale". La mancanza di mobilità geografica e sociale ostacola la meritocrazia e la concorrenza fra persone e imprese. La conseguenza è una minore produttività che si traduce in salari e profitti più bassi.&lt;br /&gt;(...)&lt;br /&gt;Non è solo un problema di competitività ed efficienza, è anche un problema di equità. Il posto fisso è tale per una minoranza a esclusione di molti altri, donne, giovani, precari. I pochi che lavorano nel mercato sostengono, con le loro imposte, i tanti che non lavorano. Quindi il posto è sì fisso, ma il salario al netto delle imposte è basso. Non solo, ma, se pochi lavorano, poco si produce e poco rimane da dividere, quindi il reddito pro capite è scarso.&lt;br /&gt;(...)&lt;br /&gt;Questo assetto sociale, che produce tanto attraverso le famiglie ma protegge pochi a scapito di molti e spreca talenti scoraggiando la propensione al rischio e alla competizione, ha quindi dei vantaggi ma costa caro, molto caro. Siamo disposti a pagarne il prezzo? Se la risposta è si, allora smettiamo di lamentarci se il reddito degli italiani scende relativamente a quello di altri paesi e accontentiamoci della tranquillità, un po' mediocre ma rassicurante, del ritorno al passato».&lt;/blockquote&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043006-69341405369874792?l=jimmomo.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/jimmomo/~4/7wyc3uydKKM" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://jimmomo.blogspot.com/feeds/69341405369874792/comments/default" title="Post Comments" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043006&amp;postID=69341405369874792&amp;isPopup=true" title="0 Comments" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/69341405369874792?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/69341405369874792?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/jimmomo/~3/7wyc3uydKKM/in-quale-italia-vogliamo-vivere.html" title="In quale Italia vogliamo vivere" /><author><name>JimMomo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="05992095722569921212" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://jimmomo.blogspot.com/2009/10/in-quale-italia-vogliamo-vivere.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkEHQXw5eip7ImA9WxNVF0g.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043006.post-5401625331394182536</id><published>2009-10-27T15:57:00.002+01:00</published><updated>2009-10-28T18:23:50.222+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-10-28T18:23:50.222+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="nucleare" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="iran" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="aiea" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="uranio" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="ottolenghi" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="boroujerdi" /><title>Importanti modifiche? L'Iran vorrebbe consegnare l'uranio "a rate"</title><content type="html">Con i suoi mezzi annunci via tv di Stato l'Iran continua a tastare il polso delle sue controparti nel negoziato di Vienna sul nucleare, per capire quanto sia "trattabile" la bozza di accordo preparata dall'Aiea per l'arricchimento dell'uranio iraniano all'estero. Che dietro l'ipotesi alternativa di acquistare combustibile nucleare direttamente dall'estero, ventilata ieri dal ministro degli Esteri Mottaki, e i giorni di riflessione in più che gli iraniani si sono presi, ci fosse in realtà l'intenzione di avanzare una nuova richiesta l'ho anticipato ieri pomeriggio in &lt;a href="http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=979170" target="_blank"&gt;questo articolo per &lt;i&gt;il Velino&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti, tra cui &lt;i&gt;New York Times&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Washington Post&lt;/i&gt;, interpretano il dibattito che sembra essersi aperto in questi giorni a Teheran sulla bozza come un segno di divisione interna, e quindi un "successo" della politica di Obama, come se con la sua proposta e le sue pressioni la comunità internazionale avesse messo alle strette, o "sulla difensiva" il regime, come crede &lt;i&gt;Nicholas Burns&lt;/i&gt;. Più probabile a mio avviso che sia solo un gioco delle parti. I più "duri" spingono perché l'Iran acquisti l'uranio arricchito al 19,75% che gli serve dall'estero, senza trasferirvi il proprio, ma il vero obiettivo è ottenere «importanti modifiche» alla bozza dell'Aiea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quali siano le «importanti modifiche» cui alludeva oggi la tv di Stato iraniana ancora non si sa. Ma è probabile che si tratti della consegna dell'uranio "a rate", ipotesi evocata ieri dal presidente della commissione Esteri e sicurezza nazionale del Parlamento iraniano, &lt;i&gt;Alaeddin Boroujerdi&lt;/i&gt;: «Poiché l'Occidente ha ripetutamente violato gli accordi in passato, l'Iran dovrebbe spedire all'estero l'uranio a basso arricchimento gradualmente e in diverse fasi».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'idea sarebbe quella di convincere l'Aiea e le potenze coinvolte nel negoziato ad accettare una riduzione dei quantitativi di uranio da consegnare - fissato dalla bozza dell'Aiea in un 75% del totale (circa 1.200 chilogrammi) - e soprattutto una "rateizzazione" delle spedizioni (100-200 chilogrammi in un periodo di mesi o anche anni). Teheran consegnerebbe la successiva partita di uranio solo dopo aver ricevuto, arricchito al 19,75%, l'uranio della spedizione precedente. Considerando che l'Iran, secondo gli esperti, sarebbe in grado di produrre nell'impianto di Natanz 3,175 chilogrammi di uranio a basso arricchimento al giorno, nel periodo di tempo che intercorrerebbe tra una spedizione e l'altra sarebbe in grado di riprodurre, o di acquistare all'estero, più o meno le stesse quantità di uranio spedite in Russia, così da mantenere invariato il proprio stock di uranio a basso arricchimento. Tuttavia, in questo modo verrebbe sostanzialmente aggirato l'obiettivo della bozza preparata dall'Aiea e sostenuta da Usa, Russia e Francia. Il loro scopo, infatti, è proprio quello di privare Teheran della quantità di uranio a basso arricchimento necessaria per fabbricare - dopo un processo di ulteriore arricchimento - una bomba atomica, che è all'incirca di 1.000 chilogrammi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;UPDATE ORE 16:11&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;E' come supponevo: l'Iran non spedirà mai all'estero l'uranio da arricchire in un'unica soluzione. Lo ha precisato all'emittente &lt;i&gt;Press Tv&lt;/i&gt; una fonte del team negoziale iraniano che ha partecipato ai colloqui di Vienna la scorsa settimana. L'Iran darà una risposta ufficiale "entro venerdì 30 ottobre", ma a questo punto la richiesta è piuttosto esplicita: consegna "a rate". Quale sarà la risposta?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;UPDATE 28 ottobre&lt;/i&gt; &lt;blockquote&gt;Iran's leadership is not divided on the end-game - getting nuclear weapons - and the fact that contradictory messages appear to come out of Tehran does not mean that there are divisions. Seeing any infighting serves the purpose of those who argue that there is a sensible, reasonable, pragmatic, down-to-earth element in the regime we can do business with.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.commentarymagazine.com/blogs/index.php/ottolenghi/144042" target="blank"&gt;&lt;i&gt;Emanuele Ottolenghi&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043006-5401625331394182536?l=jimmomo.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/jimmomo/~4/KN0rMpiAg0o" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://jimmomo.blogspot.com/feeds/5401625331394182536/comments/default" title="Post Comments" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043006&amp;postID=5401625331394182536&amp;isPopup=true" title="0 Comments" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/5401625331394182536?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/5401625331394182536?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/jimmomo/~3/KN0rMpiAg0o/importanti-modifiche-liran-vorrebbe.html" title="Importanti modifiche? L'Iran vorrebbe consegnare l'uranio &quot;a rate&quot;" /><author><name>JimMomo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="05992095722569921212" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://jimmomo.blogspot.com/2009/10/importanti-modifiche-liran-vorrebbe.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;C08BSHgzcCp7ImA9WxNVE08.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043006.post-3751494625119686407</id><published>2009-10-23T17:35:00.006+02:00</published><updated>2009-10-23T20:17:39.688+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-10-23T20:17:39.688+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="democrazia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="dittatura" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="fascismo islamico" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="iran" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="stati uniti" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="aiea" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="terrorismo" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="nazismo" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="obama" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="ledeen" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="guerra" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="mousavi" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="ahmadinejad" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="nucleare" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="occidente" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="khomeini" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="khamenei" /><title>"Non hanno bisogno del nucleare per ucciderci". Intervista a Michael Ledeen</title><content type="html">Su &lt;a href="http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=977460" target="blank"&gt;&lt;i&gt;il Velino&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima il "sì" di Mosca, dopo poche ore quelli di Parigi e Washington, poi la doccia gelata da Teheran: il "no" alla bozza di accordo preparata dall'Aiea per l'arricchimento dell'uranio iraniano all'estero annunciato dalla Tv di Stato, che però in serata è diventato un "ni", quando la stessa Tv si è corretta, facendo sapere che la risposta definitiva arriverà solo la prossima settimana. Una questione "marginale", la considera però &lt;i&gt;Michael Ledeen&lt;/i&gt;, storico americano ed esperto di Iran intervistato da &lt;i&gt;il Velino&lt;/i&gt;. Il tema del nucleare iraniano non lo appassiona. E' convinto, infatti, che gli iraniani «non abbiano bisogno dell'atomica per ucciderci». E' da trent'anni che ci fanno la guerra ovunque. «Se non stesse attivamente uccidendo americani e non invocasse la nostra distruzione, la prospettiva di un Iran nucleare non sarebbe così minacciosa».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per Ledeen è più preoccupante che l'Occidente, e in primo luogo gli Stati Uniti, siano «paralizzati», convinti che l'Iran sia un Paese normale con il quale trattare. E' questo l'argomento centrale del suo nuovo libro, &lt;i&gt;Accomplice to Evil: Iran and the War Against the West&lt;/i&gt;, uscito negli Usa il 13 ottobre scorso. Un duro atto d'accusa nei confronti dell'Occidente, e degli Stati Uniti in particolare, per non aver voluto riconoscere il «male». Anzi, per esserne stati «complici». «Ci rifiutiamo di vedere nell'Iran una potenza malvagia apertamente volta alla nostra distruzione». Una critica, quella di Ledeen, che non coinvolge solo l'amministrazione Obama, ma senza distinzioni anche quelle precedenti, democratiche e repubblicane, di sinistra e di destra. Michael Ledeen è da sempre convinto che la vera arma del regime iraniano non sia l'atomica, ma il regime stesso, e che sia possibile rovesciarlo «senza sparare un colpo», appoggiando l'opposizione interna e non riconoscendo il governo di Ahmadinejad.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=977460" target="blank"&gt;&lt;i&gt;LEGGI TUTTO&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;UPDATE ore 19:12&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Mentre il direttore generale dell'Aiea, &lt;i&gt;Mohamed El Baradei&lt;/i&gt;, si "aspettava una risposta chiara dall'Iran" entro oggi, come fatto intendere d'altra parte dagli stessi iraniani, molti analisti lo avevano previsto: Teheran prenderà tempo. E infatti, dopo il "no" annunciato questo pomeriggio, è la stessa Tv iraniana a correggersi e a far sapere che l'Iran dirà la prossima settimana se accetta o meno la bozza di accordo preparata dall'&lt;i&gt;Aiea&lt;/i&gt;, dalla quale in serata fanno trapelare che l'Iran la starebbe comunque considerando "favorevolmente", tanto per non rischiare di scatenare le ire soprattutto di Mosca. E Washington avverte: possiamo aspettare solo pochi giorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il "no" di Teheran in effetti mi aveva sorpreso. Evidentemente si è trattato di una mossa esplorativa, per sondare le reazioni. Intanto, hanno strappato qualche altro giorno, forse una settimana. Poi arriverà il sì, condito di se, e si perderanno altre settimane sui dettagli. Quell'uranio, se mai uscirà dall'Iran, sarà non prima di gennaio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043006-3751494625119686407?l=jimmomo.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/jimmomo/~4/c1xZWdDmNmg" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://jimmomo.blogspot.com/feeds/3751494625119686407/comments/default" title="Post Comments" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043006&amp;postID=3751494625119686407&amp;isPopup=true" title="0 Comments" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/3751494625119686407?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/3751494625119686407?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/jimmomo/~3/c1xZWdDmNmg/non-hanno-bisogno-del-nucleare-per.html" title="&quot;Non hanno bisogno del nucleare per ucciderci&quot;. Intervista a Michael Ledeen" /><author><name>JimMomo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="05992095722569921212" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://jimmomo.blogspot.com/2009/10/non-hanno-bisogno-del-nucleare-per.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D04MRX48eSp7ImA9WxNVEkQ.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043006.post-1444413608275058609</id><published>2009-10-23T13:01:00.003+02:00</published><updated>2009-10-23T13:06:24.071+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-10-23T13:06:24.071+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="giavazzi" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="berlusconi" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="spesa pubblica" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="germania" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="imprese" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="folli" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="tasse" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="merkel" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="feltri" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="forte" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="governo" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="debito pubblico" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="irap" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="tremonti" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="gentili" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="lavoro" /><title>Tagliare le tasse tenendo a bada i conti si può</title><content type="html">&lt;i&gt;Gli elettori hanno votato il berlusconismo, non il tremontismo&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il &lt;i&gt;Corriere della Sera&lt;/i&gt; riferisce di un «colloquio tesissimo» tra Berlusconi e Tremonti: «O la linea europea, quella del rigore e della ragionevolezza sui conti pubblici, o quella della spesa», sarebbe l'aut aut del ministro. Ma davvero un taglio delle tasse è incompatibile con una linea di «rigore e ragionevolezza sui conti pubblici»? Davvero un taglio delle tasse non si può che finanziare in deficit, oppure presterebbe una buona occasione anche per sforbiciare propria la spesa? La «graduale riduzione dell'Irap fino alla sua soppressione» è nel programma di governo e sfido chiunque a sostenere che con i livelli attuali di spesa pubblica e spreco il taglio dell'Irap determinerebbe inesorabilmente più deficit. No, c'è anche l'opzione di ridurre gradualmente l'Irap tagliando qualche spesa di troppo con qualche riforma. Questione di volontà politica. Non una cura shock, thatcheriana, quindi, ma soft. Non si capisce perché, rispetto a un'ipotesi così moderata, Tremonti arrivi a minacciare le dimissioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parli chiaramente, il ministro, denunci pubblicamente il partito della spesa e faccia i nomi di chi c'è dietro, ma a chi gli dice - e sono tanti - giù le tasse e giù la spesa, dica "sì". «Giù le tasse, ma giù anche le spese», si conclude l'editoriale di oggi del &lt;i&gt;Sole 24 Ore&lt;/i&gt;, affidato a &lt;i&gt;Guido Gentili&lt;/i&gt;. E anche &lt;i&gt;Francesco Forte&lt;/i&gt;, su &lt;i&gt;il Giornale&lt;/i&gt;, parla di «doppio compito» per Berlusconi, quello di «attuare la promessa di rivoluzione fiscale», ma anche quello di «assicurare la tenuta della finanza pubblica italiana e la sua credibilità internazionale», e propone una sua ricetta, che prevede, tra l'altro, riforma delle pensioni Cazzola-Della Vedova e privatizzazioni. Per il taglio dell'Irap, quindi, tutti concordano che servirebbero altrettanti tagli di spesa pubblica. E le aree dove intervenire abbondano. A questo punto una scelta va fatta: o una stabilità sociale di cui però in pochi, e sempre i soliti, si avvantaggiano; o una crescita più sostenuta che potrebbe favorire molti (creando risorse per riformare il welfare).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tenendo in considerazione, poi, che con la stabilità il debito pubblico si può al massimo contenere, ma a meno di non voler aumentare le tasse ai soliti noti che le pagano (magari ritrovandosi per le mani un gettito deludente), l'unico modo per uscirne è con più crescita, come ricorda giustamente &lt;i&gt;Francesco Giavazzi&lt;/i&gt; nel suo editoriale di oggi sul Corriere. Cominciare riducendo l'Irap è un buon punto di partenza, perché si tratta di un'imposta che colpisce le attività produttive: e si badi bene, non solo le imprese, ma anche lavoratori e occupazione. L'Irap è una tassa suicida perché anziché premiare la produzione e il lavoro, li punisce. E bisogna inoltre considerare che il mondo produttivo tedesco con tutta probabilità usufruirà di un consistente taglio di tasse, nelle intenzioni del nuovo governo democristiano-liberale di &lt;i&gt;Angela Merkel&lt;/i&gt; (forse per una cifra che supera il gettito della nostra Irap: 50 miliardi).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella che Giavazzi definisce una «minoranza mal sopportata» finora all'interno del governo, tra cui i ministri Gelmini e Brunetta, non ha preferito la stabilità alle riforme, e gode comunque di ampia popolarità, soprattutto nel Pdl e tra gli elettori di centrodestra, quelli che ti consentono di vincere le elezioni. Ma in conclusione, condivido l'appello di Feltri: «Ora giù le tasse, ma salvate Tremonti». Anche se un paio di differenze, rispetto al 2004, quando il ministro fu costretto alle dimissioni, ci sono: Fini non è al governo e l'Udc non fa parte della maggioranza. Anche il quotidiano di Confindustria, pur favorevole a tagliare le tasse, tuttavia non ce l'ha con Tremonti. Oggi &lt;i&gt;Guido Gentili&lt;/i&gt; scrive che «non c'è spazio né per restare fermi né per bruciare, oltre il sostegno decisivo della Lega Nord, la credibilità internazionale che Tremonti ha costruito in questa fase di crisi difficilissima».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stavolta anche &lt;i&gt;Stefano Folli&lt;/i&gt; mi pare interpreti bene quando scrive «nessuna sfiducia a Tremonti, ma da Berlusconi viene un preciso segnale». Per quanto sia "intoccabile", e per quanto il premier non voglia effettivamente privarsi di lui, è Palazzo Chigi «che decide la rotta». Il premier lo ha ricordato e Tremonti dovrebbe accettarlo. Gli elettori hanno votato il &lt;i&gt;berlusconismo&lt;/i&gt;, non il &lt;i&gt;tremontismo&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per favore, quindi, il ministro dell'Economia la smetta di raccontarci che non c'è spazio per ridurre le tasse (ridurle facendo quadrare i conti è il suo mestiere), e lui e quello del Welfare non insistano sul fatto che il nostro modello è il migliore del mondo. Così facendo, anzi, non si accorgono di sminuire il loro operato durante la crisi. Se verso l'uscita del tunnel siamo ancora in piedi (conti pubblici entro limiti accettabili, disoccupazione sotto la media Ue), è anche per merito della responsabilità fiscale di Tremonti e Sacconi, ma certo non di un modello socio-economico fatto di elevata spesa pubblica ed elevata tassazione, e di cassa integrazione, che va riformato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' proprio questo il momento migliore per affrontare la questione fiscale e tentare di dare slancio alla nostra ripresa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043006-1444413608275058609?l=jimmomo.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/jimmomo/~4/XYyH8c0QYcU" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://jimmomo.blogspot.com/feeds/1444413608275058609/comments/default" title="Post Comments" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043006&amp;postID=1444413608275058609&amp;isPopup=true" title="1 Comments" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/1444413608275058609?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/1444413608275058609?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/jimmomo/~3/XYyH8c0QYcU/tagliare-le-tasse-tenendo-bada-i-conti.html" title="Tagliare le tasse tenendo a bada i conti si può" /><author><name>JimMomo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="05992095722569921212" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total><feedburner:origLink>http://jimmomo.blogspot.com/2009/10/tagliare-le-tasse-tenendo-bada-i-conti.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DEQMQ3gzfCp7ImA9WxNVEkw.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043006.post-9101013897235772581</id><published>2009-10-22T14:57:00.001+02:00</published><updated>2009-10-22T14:59:42.684+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-10-22T14:59:42.684+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="governo" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="porro" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="pensioni" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="berlusconi" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="belpietro" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="spesa pubblica" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="tasse" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="tremonti" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="pdl" /><title>Appello a Berlusconi e Tremonti</title><content type="html">All'unisono &lt;i&gt;il Giornale&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Libero&lt;/i&gt; si fanno portavoce degli umori della maggioranza degli italiani che hanno votato Berlusconi e il Pdl: cari Berlusconi e Tremonti, abbassate le tasse! Secondo &lt;i&gt;Nicola Porro&lt;/i&gt;, «il Cavaliere ci sta pensando e ripensando. E la sua idea in fondo è quella delle origini»: ridurre a due le aliquote fiscali, al 23 e al 33 per cento. «Un nuovo contratto» e «un colpo di teatro inatteso, che smarcherebbe il governo dalle sue impasse e riporterebbe l'esecutivo in diretto contatto con il suo blocco sociale».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' noto che secondo i liberisti, e come storicamente dimostrato, quando il taglio delle aliquote è consistente, a partire da una pressione fiscale insopportabilmente elevata, e soprattutto credibile, cioè non momentaneo, tende ad autofinanziarsi. «Ma nel breve periodo - avverte Porro - si creerebbe comunque un buco nei conti pubblici». E a chi rivolgersi, se non a Tremonti, che «ha resistito alle sirene della spesa pubblica e lo ha fatto quando era più difficile: quando da ogni angolo del Paese si chiedeva un aiuto».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fino a oggi «il nostro sistema ha retto, a fatica ma è rimasto in piedi». Tuttavia, osserva Porro, «non si può tenere in infinito. Si deve individuare il momento più propizio per voltare pagina: per passare dalla protezione allo sviluppo, dalla paura alla speranza, dalla forte tassazione al premio, dalla conservazione alla rivoluzione... quella fiscale». E si appella a Berlusconi: ascolti tutti, ma alla fine si decida. «Se la crisi della nostra produzione dovesse durare per i prossimi sei mesi, occupati, redditi e consumi si sbriciolerebbero. Giochi di anticipo e metta un po' di benzina nel nostro motore».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' lo stesso il ragionamento del direttore di &lt;i&gt;Libero&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;Maurizio Belpietro&lt;/i&gt;, che però si rivolge a Tremonti. Innanzitutto per tranquillizzarlo, che da parte del suo giornale non ci sono «complotti e dunque non c'è nessuno che li ispira», ma non si è fatto altro che registrare il «malcontento che serpeggia all'interno della stessa maggioranza di governo». «Non è in discussione il talento di Tremonti» nell'affrontare la crisi, anche Belpietro riconosce, ma le «decisioni a sostegno delle piccole e medie imprese e delle famiglie che non sono più rinviabili». «L'attuale maggioranza di governo - spiega - è stata eletta con la promessa che avrebbe ridotto le tasse e cambiato alcune cose, tra queste il peso dello Stato sull'economia. La crisi nternazionale ha fatto rinviare ogni decisione in tal senso e se ne comprendono le ragioni. Ma ora è tempo di riprendere in mano la questione».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attenzione, perché nessuno dei due quotidiani sostiene di tagliare le tasse in deficit. Porro, su &lt;i&gt;il Giornale&lt;/i&gt;, scrive che «occorre affamare la bestia» e invita Berlusconi a individuare «in Tremonti l'uomo in grado di tagliare la spesa pubblica, il ministro in grado di contenere l'inevitabile deficit che comporterà la manovra». Anche Belpietro si muove nell'ottica del taglio della spesa: «Si faccia la riforma delle pensioni, si eliminino gli sprechi, si intervenga sul fronte delle rendite o su quello dell'evasione, ma si trovino i soldi necessari».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è in corso un'operazione "alla Fini", ma un dibattito sul corso della politica economica del governo. Nessuno dei due ce l'ha con Tremonti: Porro si rivolge a Berlusconi suggerendogli di affidarsi proprio a lui, e Belpietro si rivolge direttamente al ministro. Il problema che entrambi sollevano è reale e dato che probabilmente Berlusconi non si priverà mai di Tremonti, non resta che sperare che il ministro capisca: «La riduzione delle tasse non è più rinviabile, pena uno scollamento tra elettorato ed esecutivo».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043006-9101013897235772581?l=jimmomo.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/jimmomo/~4/IMDg1cA4HVI" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://jimmomo.blogspot.com/feeds/9101013897235772581/comments/default" title="Post Comments" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043006&amp;postID=9101013897235772581&amp;isPopup=true" title="2 Comments" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/9101013897235772581?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/9101013897235772581?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/jimmomo/~3/IMDg1cA4HVI/appello-berlusconi-e-tremonti.html" title="Appello a Berlusconi e Tremonti" /><author><name>JimMomo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="05992095722569921212" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">2</thr:total><feedburner:origLink>http://jimmomo.blogspot.com/2009/10/appello-berlusconi-e-tremonti.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;Ck8FSHkzfip7ImA9WxNVEU8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043006.post-3329963215134844721</id><published>2009-10-21T12:24:00.001+02:00</published><updated>2009-10-21T12:26:59.786+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-10-21T12:26:59.786+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="riforme" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="libero mercato" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="governo" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="mercato del lavoro" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="welfare" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="pensioni" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="berlusconi" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="spesa pubblica" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="recessione" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="tasse" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="tremonti" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="pdl" /><title>Dove vuole arrivare il "compagno" Tremonti?/2</title><content type="html">Una cosa è certa. Il governo non può privarsi di Tremonti. Berlusconi ne è consapevole e si è visto costretto a spegnere sul nascere il fuoco, sostenendo il ministro probabilmente al di là delle sue personali convinzioni. Me ne rendo conto pur essendo tra quelli non del tutto soddisfatti del suo operato e per nulla delle sue uscite anti-mercatiste che per lo più, fortunatamente, non sono entrate negli atti del Consiglio dei ministri. Fino ad oggi. La coalizione di governo di centrodestra - come è sempre stato d'altronde - si poggia sulla triade di ferro Berlusconi-Bossi-Tremonti. Se quest'ultimo salta, non è detto che tenga.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma soprattutto bisogna ammettere che il centrodestra, ad oggi, non ha neanche una figura altrettanto credibile come ministro dell'Economia, e che conosca altrettanto la "macchina". Spingerlo alle dimissioni, come nel 2004, significherebbe implicitamente ammettere che il governo ha completamente sbagliato la politica economica con cui ha affrontato la crisi. Il che, nonostante i limiti di Tremonti, non è affatto vero. La spesa è stata contenuta, i "no" del ministro sono e saranno preziosi. "No" che può permettersi di pronunciare in ragione della sua forza politica e che probabilmente un altro al suo posto non potrebbe permettersi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E questo mi porta a far notare un altro particolare, non secondario. Quanti - mi ci metto anch'io - in queste ore hanno giustamente criticato il ministro per la sua riabilitazione del posto fisso, e soprattutto quanti evocano le "dimissioni", dovrebbero avere presente che i malumori nei confronti di Tremonti non sono unicamente di segno liberista. Tra i malumori si annidano anche quelli del partito della spesa, dell'assalto alla diligenza, il partito del Sud, che in questo anno e mezzo Tremonti ha profondamente scontentato. Questi non vedono l'ora di avere a che fare con un ministro più debole e malleabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo che ora, sul finire della crisi, i pur preziosi "no" di Tremonti non bastano più. Berlusconi ha presente i limiti della politica economica del suo ministro, e lo fa capire ai suoi quando nel suo comunicato cita le partite Iva. Le tasse e le riforme (ammortizzatori sociali e pensioni) sono questioni che prima o poi andranno affrontate, altrimenti non avremo un ritmo di crescita soddisfacente all'uscita della recessione e le categorie che si sono affidate per la terza volta a Berlusconi e al Pdl patiranno un'altra cocente delusione. Sono argomenti però su cui finora la chiusura di Tremonti è stata totale. Probabilmente perché il ministro ha in mente altri rapporti di potere per il dopo-Berlusconi. Alla fine Tremonti potrebbe accettare di essere più elastico su tasse e riforme, ma potrebbe anche decidere di dimettersi se e quando le richieste del premier e del partito saranno più insistenti; ma è anche possibile che Berlusconi non avrà il coraggio di insistere e, in tal caso, si arrenderà al tremontismo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043006-3329963215134844721?l=jimmomo.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/jimmomo/~4/V9YvE2FixbQ" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://jimmomo.blogspot.com/feeds/3329963215134844721/comments/default" title="Post Comments" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043006&amp;postID=3329963215134844721&amp;isPopup=true" title="3 Comments" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/3329963215134844721?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/3329963215134844721?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/jimmomo/~3/V9YvE2FixbQ/dove-vuole-arrivare-il-compagno_21.html" title="Dove vuole arrivare il &quot;compagno&quot; Tremonti?/2" /><author><name>JimMomo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="05992095722569921212" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">3</thr:total><feedburner:origLink>http://jimmomo.blogspot.com/2009/10/dove-vuole-arrivare-il-compagno_21.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CEANSHw6cCp7ImA9WxNVEEg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043006.post-2331819130388416280</id><published>2009-10-20T17:14:00.009+02:00</published><updated>2009-10-20T17:33:19.218+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-10-20T17:33:19.218+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="sechi" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="libero mercato" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="mercato del lavoro" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="sacconi" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="brunetta" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="tasse" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="feltri" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="outsider" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="pdl" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="flessibilità" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="di vico" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="fini" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="tremonti" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="statalismo" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="reddito" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="partito democratico" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="alesina" /><title>Dove vuole arrivare il "compagno" Tremonti?</title><content type="html">&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_gRHL5ty7OfM/St3YOJU7GRI/AAAAAAAAA_E/fr5lVZyefZc/s1600-h/tremonti_socialcard-big.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5394705666193168658" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_gRHL5ty7OfM/St3YOJU7GRI/AAAAAAAAA_E/fr5lVZyefZc/s320/tremonti_socialcard-big.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;L'impressione è che stavolta Tremonti abbia davvero esagerato con la sua ultima provocazione anti-mercatista, addirittura la "riabilitazione" del posto fisso. Come mi pare fece con Fini, a questo punto Feltri dovrebbe candidare anche Tremonti alla leadership del centrosinistra. Questa volta però non tutti i ministri sono rimasti in silenzio in nome della compattezza e dell'armonia nell'Esecutivo. E anche nel partito gli scontenti per le uscite schiettamente socialdemocratiche del ministro dell'Economia - pur ammettendo che le sue politiche finora sono rimaste fiscalmente responsabili, il che non era scontato in un Paese come l'Italia, durante una grave recessione - si sentono finalmente autorizzati ad uscire allo scoperto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non manca chi ha esteso la critica a Tremonti ben oltre la restaurazione del mito del posto fisso. «Tremonti dà una risposta per l'uscita dalla crisi che io non condivido. Tornare indietro è più facile, ma non risolve i problemi. Bisogna cambiare occhiali per capire come è fatto il nuovo mondo. Non si deve aver paura». Sembra una critica complessiva, per esempio, questa di Brunetta in un'intervista a &lt;i&gt;la Repubblica&lt;/i&gt;. Come sapete, è anche la posizione di questo blog: «Abbiamo vissuto la stagione del lavoro atipico come estrema conseguenza dell'egoismo del lavoro tipico, dell'egoismo degli insiders contro gli outsiders. Tutte le garanzie ai primi, protetti dal sindacato, tutte le flessibilità scaricate orribilmente sui secondi privi di rappresentanza».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la soluzione non può essere quella di far diventare gli outsiders degli insiders, perché il sistema non sarebbe in grado di sopportarne i costi. La proposta di Brunetta è di «spalmare le esigenze di flessibilità su tutte le forze lavoro occupate. So bene quanto sia delicato questo argomento, basti pensare agli scontri, tra riformisti e conservatori, intorno all'articolo 18». Tremonti, invece, «vorrebbe una nuova società dei salariati. Solo che questa non risponde alle esigenze di flessibilità che pone il sistema. La sua è una soluzione del Novecento che non va più bene in questo secolo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;«Le garanzie non devono derivare da un posto di lavoro, ma dalla propria professionalità, dal proprio essere azionisti dell'attività produttiva. Bisogna provare, anche se mi rendo conto di essere un po' utopista, ad adattare le regole del mercato del lavoro a quelle della Rete, perché è questa la novità di quest'epoca. La novità è Internet, è l'intelligenza che produce senza capitali».&lt;/blockquote&gt;Va bene lavorare «per dare posti di lavoro più duraturi», osserva un altro ministro, Sacconi, a &lt;i&gt;Mattino5&lt;/i&gt;, ma «questo non si ottiene con norme vincolanti bensì permettendo ai lavoratori di affermare le proprie competenze». E i finiani mostrano di sentire la concorrenza di Tremonti per il dopo-Berlusconi. «La cultura del posto fisso è uno dei mali del Mezzogiorno che i giovani dovrebbero contrastare per essere liberi dallo statalismo e dalle clientele politiche che nei decenni passati hanno caratterizzato il mercato del lavoro», osserva &lt;i&gt;Italo Bocchino&lt;/i&gt;, deputato Pdl vicino al presidente della Camera: «Quello di cui c'è veramente bisogno è una formazione professionale vera, capace di introdurre i giovani nel mercato del lavoro e di garantire quella professionalità utile a competere».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Alberto Alesina&lt;/i&gt;, intervistato da &lt;i&gt;Il Foglio&lt;/i&gt;, comprende il ragionamento di Tremonti e rispetta le sue categorie di pensiero. Certo, la stabilità sociale, anche durante questa grave recessione, ha contribuito alla tenuta del Paese, ma dobbiamo essere consapevoli delle conseguenze delle nostre scelte. Far prevalere la stabilità del posto fisso presenta dei costi non irrilevanti, e non solo per le imprese. I costi maggiori, anzi, li sopportano proprio i lavoratori: scarsa produttività, quindi un salario più basso e un reddito pro capite inferiore a quello di altri Paesi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;«Non possiamo avere tutto insieme, la piena occupazione con posto stabile, il salario più alto, la crescita più rapida. Il risultato probabile, al contrario, è che aumenterà la frattura tra chi il posto ce l'ha e se lo tiene stretto e chi non lo avrà mai. Una società in cui chi ha un lavoro garantito (e per lo più sono uomini adulti) dovrà mantenere i figli per un numero elevato di anni. Una società a un tempo statica e divisa».&lt;/blockquote&gt;Salari alti, redditi alti, posto fisso e piena occupazione è «un'equazione che non funziona».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come osserva &lt;i&gt;Dario Di Vico&lt;/i&gt;, sul Corriere, l'uscita di Tremonti «spiazza la sinistra», mira dal punto di vista comunicativo, come già sta accadendo da alcuni mesi, a mettere il Pd in un angolo, facendo rientrare nel Pdl entrambi i poli del dibattito politico-culturale che si svolge sui principali temi, dall'immigrazione al lavoro:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;«Inneggiando al posto fisso e sbeffeggiando la mobilità sociale, Tremonti non pare avere intenzione di capovolgere la linea di politica del lavoro del governo Berlusconi. Giacché dovrebbe rivoltare la filosofia della riforma della pubblica amministrazione del collega Renato Brunetta, sconfessare il ministro Gelmini, chiedere la cancellazione della legge Biagi e fare una buona provvista di euro per assumere, come Stato, tutti i precari della scuola, delle Poste, della Rai, dell'Istat, dell'Isfol, della Croce Rossa, dell'Istituto superiore di sanità e via di questo passo».&lt;/blockquote&gt;Una «sortita», quella di Tremonti, che va circoscritta quindi «al mondo dei simboli e delle querelle politico-culturali».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' vero che dal punto di vista comunicativo può rivelarsi un vantaggio per il Pdl riassumere al proprio interno un ampio spettro di posizioni su vari temi polarizzanti (stato e mercato, laicità, immigrazione-integrazione, rapporto tra istituzioni). In condizioni normali, la confusione che si genera nel profilo politico-programmatico della coalizione avvantaggerebbe l'avversario. E' pur vero che non siamo in condizioni normali, finché l'opposizione rimane nello stato di irrilevanza e di totale mancanza di credibilità nel Paese in cui è, ma non bisogna comunque esagerare, fino a porre in discussione l'identità e le basi politico-culturali su cui una moderna politica economico-sociale di centrodestra dovrebbe fondarsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stando a quanto riporta questa mattina &lt;i&gt;Mario Sechi&lt;/i&gt;, su &lt;i&gt;Libero&lt;/i&gt;, il Pdl comincia a ribollire di sentimenti anti-tremontiani. «Non siamo al Giulio contro tutti, né al ritorno della notte del 3 luglio 2004, quando il ministro fu costretto dalla tenaglia An-Udc a lasciare l'incarico», scrive Sechi, ma ormai si dubita sempre di più che la politica economica del ministro Tremonti sia in grado di garantire all'Italia un tasso di crescita sostenuto e soddisfare le aspettative delle «categorie di riferimento». Per questo, rivela Sechi, «negli uffici del partito si stanno ultimando le bozze di due documenti riservati, a esclusiva circolazione interna, che fanno un punto-nave politico e cercano di dare una risposta economica alle richieste che vengono dalla Confindustria, dal mondo delle imprese e delle partite Iva, dal Viminale e le forze dell'ordine, dalla stessa Banca d'Italia». Leva fiscale e riforma delle pensioni le due idee «fulcro» dei due documenti, certamente «non tremontiani».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ministro è convinto, sia per ragioni di bilancio (assolutamente condivisibili), sia per la sua filosofia politica (meno condivisibile), che nella società di oggi la domanda di stabilità e sicurezza sia prevalente su tutte le altre. Ma Tremonti sbaglia a sottovalutare il tema "tasse", che da almeno due secoli non manca di infiammare i popoli di ogni latitudine.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043006-2331819130388416280?l=jimmomo.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/jimmomo/~4/9wsP_gb0_Ww" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://jimmomo.blogspot.com/feeds/2331819130388416280/comments/default" title="Post Comments" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043006&amp;postID=2331819130388416280&amp;isPopup=true" title="2 Comments" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/2331819130388416280?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/2331819130388416280?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/jimmomo/~3/9wsP_gb0_Ww/dove-vuole-arrivare-il-compagno.html" title="Dove vuole arrivare il &quot;compagno&quot; Tremonti?" /><author><name>JimMomo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="05992095722569921212" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_gRHL5ty7OfM/St3YOJU7GRI/AAAAAAAAA_E/fr5lVZyefZc/s72-c/tremonti_socialcard-big.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">2</thr:total><feedburner:origLink>http://jimmomo.blogspot.com/2009/10/dove-vuole-arrivare-il-compagno.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;A0QMRHY8fyp7ImA9WxNWGUs.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043006.post-5534843492201116186</id><published>2009-10-19T18:21:00.001+02:00</published><updated>2009-10-19T18:23:05.877+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-10-19T18:23:05.877+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="obama" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="darfur" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="genocidio" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="stati uniti" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="hillary clinton" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="sudan" /><title>Obama apre anche al Sudan</title><content type="html">Ma tra gli obiettivi della nuova strategia americana non viene esclusa l'ipotesi di una divisione del Sudan in due stati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Su &lt;a href="http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=972447" target="blank"&gt;&lt;i&gt;il Velino&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo Iran, Corea del Nord e Birmania, gli Stati Uniti cambiano politica anche nei confronti del Sudan. Dall'isolamento al dialogo, come aveva anticipato sabato scorso il &lt;i&gt;New York Times&lt;/i&gt;. «Incentivi e pressioni» sulla leadership sudanese sarebbero il modo migliore per tutelare i diritti umani e far cessare le violenze nel Paese. Questa mattina, ad annunciare ufficialmente il cambio di rotta il presidente Obama e il segretario di Stato, &lt;i&gt;Hillary Clinton&lt;/i&gt;: gli Stati Uniti si impegnano in un «ampio dialogo» con il governo del Sudan. «Abbiamo un menù di incentivi e disincentivi», ha spiegato la Clinton, non specificando quale tipo di misure punitive possano essere prese, visto che il governo sudanese è già soggetto a sanzioni da parte americana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Sudan, ha esordito il segretario di Stato, «è a un importante crocevia, che può sia condurre a sensibili miglioramenti nelle condizioni di vita del popolo sudanese, sia degenerare in un conflitto più violento e nel fallimento statuale. È giunto il momento per gli Stati Uniti di agire con urgenza allo scopo di proteggere i civili e lavorare per una pace definitiva. Un'implosione del Sudan potrebbe provocare la diffusione dell'instabilità regionale e offrire nuovi rifugi per i terroristi internazionali, minacciando in modo significativo gli interessi americani. Gli Stati Uniti hanno un obbligo evidente nei confronti del popolo sudanese - sia nel nostro ruolo di osservatori dell'Accordo di pace complessivo tra Nord e Sud, sia come come primo Paese che ha inequivocabilmente definito gli eventi nel Darfur un genocidio».&lt;br /&gt;(...) «Se il governo del Sudan agirà per migliorare la situazione sul terreno e promuovere la pace, ci saranno incentivi; altrimenti, una crescente pressione verrà imposta dagli Stati Uniti e dalla comunità internazionale», ha spiegato Obama.&lt;br /&gt;(...)&lt;br /&gt;La valutazione dei progressi e le decisioni riguardanti gli incentivi e i disincentivi, si precisa nel nuovo documento strategico, non saranno basati sui risultati conseguiti «nel processo» - come la firma di un memorandum d'intesa o la concessione di visti - bensì su «cambiamenti verificabili sul terreno». Dev'essere chiaro a tutte le parti, inoltre, che il contributo controterrorismo del Sudan viene apprezzato, ma «non può essere usato come moneta di scambio per eludere le responsabilità in Darfur o nell'attuazione dell'accordo di pace».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nuova politica di Washington definisce chiaramente tre obiettivi strategici degli Usa riguardo il Sudan, non escludendo che si renda necessario puntare ad una divisione del Paese in due stati: 1) la definitiva cessazione del conflitto, delle violazioni dei diritti umani e del genocidio in Darfur; 2) l'attuazione dell'Accordo di pace complessivo tra Nord e Sud che porti a un Sudan pacifico dal 2011, oppure un ordinato percorso verso due stati separati e autosufficienti in pace l'uno con l'altro; 3) evitare che il Sudan diventi di nuovo un rifugio sicuro per i terroristi internazionali.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043006-5534843492201116186?l=jimmomo.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/jimmomo/~4/Y0PFbng7EAU" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://jimmomo.blogspot.com/feeds/5534843492201116186/comments/default" title="Post Comments" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043006&amp;postID=5534843492201116186&amp;isPopup=true" title="0 Comments" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/5534843492201116186?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/5534843492201116186?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/jimmomo/~3/Y0PFbng7EAU/obama-apre-anche-al-sudan.html" title="Obama apre anche al Sudan" /><author><name>JimMomo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="05992095722569921212" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://jimmomo.blogspot.com/2009/10/obama-apre-anche-al-sudan.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D08ASXg4eCp7ImA9WxNWFk8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043006.post-3636347122091730812</id><published>2009-10-15T18:47:00.004+02:00</published><updated>2009-10-15T18:57:28.630+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-10-15T18:57:28.630+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="d'alema" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="klaus" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="juncker" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="europa" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="ue" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="aznar" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="sinistra e destra" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="sinistra liberale" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="blair" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="merkel" /><title>Sì, Blair sì. Magari...</title><content type="html">Il &lt;a href="http://www.freedom-land.it/2009/10/15/no-blair-no/" target="blank"&gt;"no" di &lt;i&gt;Freedom Land&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; a &lt;i&gt;Tony Blair&lt;/i&gt; primo presidente dell'Ue sotto il Trattato di Lisbona (al cui processo di ratifica manca la firma "liberale" del ceco &lt;i&gt;Vaclav Klaus&lt;/i&gt;) risponde a una pura logica di schieramento (Blair è un «uomo di sinistra»), ma a ben vedere fa a pugni anche con essa. A chi segue da un po' di tempo questo blog non devo spiegare perché il mio sostegno a Blair è più che convinto, ma forse vale la pena richiamare un po' di dati di contesto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le probabilità di veder diventare Blair presidente del Consiglio europeo non sono molte. Purtroppo. Sarà difficile, come ha spiegato di recente anche il ministro Frattini, perché le resistenze sono molte e nessuno ha voglia di spaccare il Consiglio proprio alla prima elezione, eleggendo un presidente "debole". Blair rappresenta una sinistra così «alla moda e user friendly» che oltre alle perplessità della Merkel, a non volerlo presidente è proprio la sinistra europea. A me pare piuttosto che Blair sia del tutto fuori moda. Soprattutto a sinistra. Sarà un caso?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No, perché Blair con la sinistra prevalente in Europa, rimasta incollata a vecchie pastoie ideologiche del secolo scorso, e quindi incapace di governare i processi socio-economici di oggi, non ha nulla a che fare. Ed è questo che le socialdemocrazie europee non gli perdonano. Di aver saputo rinnovare, e di aver avuto successo nel rinnovamento laddove loro hanno fallito, o non hanno neanche provato. Blair è troppo "liberista", troppo "filoamericano", addirittura "guerrafondaio". Insomma, troppo "di destra". E rappresenta un europeismo più fresco e dinamico, distante da quello "politicamente corretto" e burocratico dominante nel Continente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Blair sarebbe quindi una scelta coraggiosa proprio perché non alla moda, controcorrente, un po' come la sorprendente vittoria dei liberali nelle elezioni politiche tedesche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quali sarebbero, poi, le alternative? L'unica che mi convincerebbe sarebbe Aznar, ma non mi pare che la sua candidatura sia sul tavolo. Né quella di Rasmussen. Le ipotesi che si fanno sono altre, e anche se di centrodestra tutte peggiori di Blair. Come quella del belga Juncker. Da far rabbrividire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella politica europea non si può ragionare solo sulla base del logoro schema destra/sinistra. Bisognerebbe prestare attenzione anche alla nazionalità, e alla cultura politica che ciascun Paese esprime. C'è una gran differenza tra la Gran Bretagna e l'Europa continentale. E tra l'Europa centrale e i Paesi dell'Est. Ignorare queste differenze culturali, che spesso vanno oltre quelle tra destra e sinistra, è un errore. Per esempio: meglio un leader di sinistra liberale britannico o un democristiano tedesco? Meglio un giovane leader dell'Est o un grigio tecnocrate belga?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è così improbabile che pescando nel centrodestra europeo tiriamo su una figura dalla cifra statalista e antiamericana. Senza considerare che con Blair presidente eviteremmo di consegnare il ruolo, altrettanto importante, di ministro degli Esteri dell'Ue a un socialista come Frank-Walter Steinmeier o - Dio ce ne scampi - a un comunista come Massimo D'Alema. Per non parlare dell'assoluto bisogno che ha l'Europa di presentarsi agli occhi del mondo con una personalità forte, di peso, e carismatica. Pena l'irrilevanza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043006-3636347122091730812?l=jimmomo.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/jimmomo/~4/4t44D2vPwRg" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://jimmomo.blogspot.com/feeds/3636347122091730812/comments/default" title="Post Comments" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043006&amp;postID=3636347122091730812&amp;isPopup=true" title="4 Comments" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/3636347122091730812?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/3636347122091730812?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/jimmomo/~3/4t44D2vPwRg/si-blair-si-magari.html" title="Sì, Blair sì. Magari..." /><author><name>JimMomo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="05992095722569921212" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">4</thr:total><feedburner:origLink>http://jimmomo.blogspot.com/2009/10/si-blair-si-magari.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUMAQn4-eip7ImA9WxNWFUk.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043006.post-8881101674538011708</id><published>2009-10-14T19:56:00.005+02:00</published><updated>2009-10-14T20:04:03.052+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-10-14T20:04:03.052+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="magistratura" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="governo" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="pecorella" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="csm" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="costituzione" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="fini" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="berlusconi" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="giustizia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="obbligatorietà azione penale" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="separazione delle carriere" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="pdl" /><title>Avvocato dell'accusa no, ma che almeno sia separazione vera</title><content type="html">Separazione delle carriere sì, pm sottoposti «ad altri poteri (leggi: l'Esecutivo) se non a quello dell'ordine giudiziario», no. Quella del presidente della Camera Fini sembra però una preoccupazione infondata. Come infatti fa notare &lt;i&gt;Gaetano Pecorella&lt;/i&gt;, «non c'è e non c'è mai stato nel programma del Pdl, e prima in quello di Forza Italia e An, una proposta di legge per mettere il pm sotto il controllo dell'Esecutivo». Ha ragione Pecorella. Purtroppo, aggiungo io, perché non avremo mai l'"avvocato dell'accusa" di cui spesso parla Berlusconi. Ci sono due modi di intendere la separazione delle carriere, infatti. I pm funzionari, "avvocati" dello Stato, che dipendono direttamente dall'Esecutivo, com'è in molti Paesi democratici, anche in ordinamenti di &lt;i&gt;civil law&lt;/i&gt;; oppure, i pm distinti dai giudici nelle funzioni, inseriti gerarchicamente in una propria struttura, ma sempre interna all'ordine giudiziario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Separare le carriere in ogni caso non può significare solo formazione, concorsi, professionalità diverse, e diversi avanzamenti di carriera, o più rigidi compartimenti stagno tra l'una e l'altra funzione. Nonostante nei progetti del Pdl non sia previsto il controllo dell'Esecutivo, il problema del controllo, e del governo, è un tema che bisognerà prima o poi affrontare senza ipocrisia. Fini chiede il rispetto dell'"indipendenza assoluta di tutti i magistrati". Ma lo sono oggi? O forse sono dipendenti dalle loro ideologie e dalle correnti cui appartengono? Quell'"indipendenza assoluta" non si è forse rivelata puro arbitrio? E l'obbligatorietà dell'azione penale un mito, o piuttosto una farsa, che lascia spazio ad una discrezionalità che facilmente diventa politica?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inutile girarci intorno: indipendenza e imparzialità sono intrinsecamente in contraddizione con il ruolo di accusatore. Il processo accusatorio, al contrario di quello inquisitorio, lo riconosce. E per questo si preoccupa della terzietà del giudice e dei poteri della difesa, piuttosto che della ricerca della "verità", a cui anche la pubblica accusa in teoria dovrebbe contribuire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La separazione delle carriere, e l'abolizione dell'obbligatorietà dell'azione penale, sono il necessario completamento del processo accusatorio già introdotto nella nostra Costituzione, ma richiedono un apparato organizzativo autonomo della pubblica accusa rispetto a quello dei giudici, anche se interno alla magistratura, con a capo un procuratore nazionale (nominato da chi?) e un organo di autogoverno tutto nuovo. Quindi, si tratterà inevitabilmente di sdoppiare il Csm. Insomma, tra il pm indipendente com'è oggi o sotto le dirette dipendenze dell'Esecutivo, ci sono una serie di varianti che risolvono in modo più sfumato il problema del controllo sui pm. Fini è disposto a far passare una di esse, al di là del sì formale alla separazione delle carriere, oppure è intenzionato ad affossarla come nella legislatura 2001-2006?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043006-8881101674538011708?l=jimmomo.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/jimmomo/~4/1SzqlG1FqR8" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://jimmomo.blogspot.com/feeds/8881101674538011708/comments/default" title="Post Comments" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043006&amp;postID=8881101674538011708&amp;isPopup=true" title="0 Comments" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/8881101674538011708?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/8881101674538011708?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/jimmomo/~3/1SzqlG1FqR8/avvocato-dellaccusa-no-ma-che-almeno.html" title="Avvocato dell'accusa no, ma che almeno sia separazione vera" /><author><name>JimMomo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="05992095722569921212" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://jimmomo.blogspot.com/2009/10/avvocato-dellaccusa-no-ma-che-almeno.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CU4NRXs8cSp7ImA9WxNWFE4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043006.post-717060726760332060</id><published>2009-10-13T13:38:00.003+02:00</published><updated>2009-10-13T13:39:54.579+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-10-13T13:39:54.579+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="italia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="obama" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="blog" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="zapatero" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="el pais" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="la repubblica" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="stati uniti" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="berlusconi" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="fox news" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="media" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="quotidiani" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="informazione" /><title>Non solo Berlusconi. I guai di Obama e Zapatero con i media</title><content type="html">Su &lt;a href="http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=967339" target="blank"&gt;&lt;i&gt;il Velino&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il presidente Obama ha qualche problema ad accettare che ci siano dei media che non lo osannano. E' questa l'interpretazione che blog e commentatori di orientamento conservatore danno della "guerra" dichiarata dall'amministrazione Obama alla tv &lt;i&gt;Fox News&lt;/i&gt;. «Li tratteremo come un partito d'opposizione, poiché stanno conducendo una guerra contro e non possiamo far finta di pensare che questo sia il comportamento legittimo di un organo d'informazione». No, non è l'ennesimo sfogo del premier Berlusconi contro &lt;i&gt;la Repubblica&lt;/i&gt;, né un comunicato di Bonaiuti o Bondi. Sono parole di &lt;i&gt;Anita Dunn&lt;/i&gt;, capo uffico stampa della Casa Bianca. &lt;i&gt;Fox News&lt;/i&gt;, ha spiegato, «agisce spesso come una divisione di ricerca o di comunicazione del partito repubblicano», o come «un'ala del partito repubblicano» tout court. Niente a che vedere con «il modo in cui si comporta un'onesta azienda giornalistica come la &lt;i&gt;CNN&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;(...)&lt;br /&gt;L'accusa rivolta a &lt;i&gt;Fox News&lt;/i&gt; di essere in sostanza una "tv-partito" non può che richiamare alla mente di noi italiani l'accusa rivolta a &lt;i&gt;la Repubblica&lt;/i&gt; di essere un "giornale-partito". Obama con &lt;i&gt;Fox News&lt;/i&gt; come Berlusconi con &lt;i&gt;la Repubblica&lt;/i&gt;, dunque? Naturalmente il caso americano presenta alcune notevoli differenze rispetto a quello italiano.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=967339" target="blank"&gt;&lt;i&gt;LEGGI TUTTO&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043006-717060726760332060?l=jimmomo.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/jimmomo/~4/h4hAgJLJCjQ" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://jimmomo.blogspot.com/feeds/717060726760332060/comments/default" title="Post Comments" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043006&amp;postID=717060726760332060&amp;isPopup=true" title="5 Comments" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/717060726760332060?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/717060726760332060?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/jimmomo/~3/h4hAgJLJCjQ/non-solo-berlusconi-i-guai-di-obama-e.html" title="Non solo Berlusconi. I guai di Obama e Zapatero con i media" /><author><name>JimMomo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="05992095722569921212" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">5</thr:total><feedburner:origLink>http://jimmomo.blogspot.com/2009/10/non-solo-berlusconi-i-guai-di-obama-e.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkADQXkzeSp7ImA9WxNWE0o.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043006.post-7820431536677789578</id><published>2009-10-12T20:04:00.003+02:00</published><updated>2009-10-12T20:06:10.781+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-10-12T20:06:10.781+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="alfano" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="magistratura" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="immunità" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="costituzione" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="corte costituzionale" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="lodo schifani" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="berlusconi" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="giustizia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="separazione dei poteri" /><title>Il Lodo Alfano sospendeva, e se la Corte aprisse alla prescrizione?</title><content type="html">Se fossero vere le &lt;a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2009/10/12/visualizza_new.html_986846151.html" target="blank"&gt;indiscrezioni delle ultime ore&lt;/a&gt; riportate dall'&lt;i&gt;Ansa&lt;/i&gt; e da &lt;i&gt;la Repubblica&lt;/i&gt;, ci troveremmo di fronte al paradosso che il Lodo Alfano avrebbe garantito maggiormente la prosecuzione dei processi nei confronti di Berlusconi rispetto allo scenario che si andrebbe delineando dalla sua bocciatura. Con le sue motivazioni, infatti, la Corte costituzionale potrebbe involontariamente aprire la strada alla prescrizione nei processi in cui siano coinvolte le alte cariche dello Stato o i parlamentari. In pratica, la Consulta non avrebbe accordato una &lt;i&gt;sospensione&lt;/i&gt; dei processi per le alte cariche dello Stato, ma richiamandosi alla sua sentenza n. 451 del 2005 sul "caso Previti", raccomanderebbe una &lt;i&gt;programmazione&lt;/i&gt; delle udienze, in modo tale da non pregiudicare il sereno svolgimento della loro funzione pubblica da una parte, né il loro inalienabile diritto di difesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quella sentenza i giudici costituzionali scrissero che il giudice ha "l'onere di programmare il calendario delle udienze in modo da evitare coincidenze con i giorni di riunione degli organi parlamentari". Un principio da estendere al caso di alte cariche dello Stato sottoposte a processo penale: i processi a Berlusconi, ad esempio, andrebbero avanti, ma i giudici avrebbero l'obbligo di fissare, d'intesa con il premier, un calendario delle udienze che tenga conto degli impegni istituzionali del presidente del Consiglio, in modo da evitare coincidenze e non comprometterne il diritto di difesa. Ma se consideriamo l'agenda fittissima di un premier, questa sentenza, da sola, spianerebbe la strada alla prescrizione laddove il Lodo Alfano, invece, ne sospendeva i termini per tutta la durata della carica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo le stesse indiscrezioni, nelle motivazioni la Consulta auspicherebbe una legge sulla programmazione delle udienze nel caso di processi ad alte cariche dello Stato o a parlamentari e sarebbe sufficiente, stavolta, una legge ordinaria, non costituzionale. Ovvio che nelle intenzioni della Corte questa legge dovrebbe anche prevedere il prolungamento dei termini della prescrizione, ma nel frattempo? In assenza di essa, rimane il principio a tutela dello svolgimento della funzione pubblica del premier.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se queste fossero davvero le indicazioni della Corte, sarebbe sì tutelata la loro funzione pubblica, ma le alte cariche dello Stato non sarebbero protette da iniziative meramente persecutorie e delegittimanti da parte della magistratura politicizzata, un problema costituzionalmente rilevantissimo di cui i giudici della Consulta hanno deciso comunque di lavarsi le mani. Qualsiasi sia l'espediente giuridico escogitato e proposto dalla Consulta, il governo vada avanti nello sciogliere per via costituzionale i diversi nodi gordiani che soffocano la nostra impalcatura istituzionale, per ripristinare quel corretto equilibrio tra i poteri dello Stato interrotto nel 1993, ma che forse non abbiamo mai avuto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043006-7820431536677789578?l=jimmomo.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/jimmomo/~4/KwO3u3GXVdY" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://jimmomo.blogspot.com/feeds/7820431536677789578/comments/default" title="Post Comments" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043006&amp;postID=7820431536677789578&amp;isPopup=true" title="4 Comments" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/7820431536677789578?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/7820431536677789578?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/jimmomo/~3/KwO3u3GXVdY/il-lodo-alfano-sospendeva-e-se-la-corte.html" title="Il Lodo Alfano sospendeva, e se la Corte aprisse alla prescrizione?" /><author><name>JimMomo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="05992095722569921212" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">4</thr:total><feedburner:origLink>http://jimmomo.blogspot.com/2009/10/il-lodo-alfano-sospendeva-e-se-la-corte.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkcDQno8eCp7ImA9WxNWE0o.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043006.post-6725949714429430573</id><published>2009-10-12T19:51:00.004+02:00</published><updated>2009-10-12T19:54:33.470+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-10-12T19:54:33.470+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="religione e politica" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="italia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="islam" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="burqa" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="diritti umani" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="donne" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="carfagna" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="integralismo" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="giustizia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="velo islamico" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="sbai" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="cota" /><title>Burqa, la normativa vigente non lo vieta affatto</title><content type="html">Su &lt;a href="http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=966956" target="blank"&gt;&lt;i&gt;il Velino&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di un intervento legislativo, se si vuole impedire che burqa e niqab siano indossati in pubblico, c'è bisogno, perché la normativa vigente sull'identificazione - la legge 152/1975, a cui spesso si fa riferimento - non vieta affatto di indossarli.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=966956" target="blank"&gt;&lt;i&gt;LEGGI TUTTO&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043006-6725949714429430573?l=jimmomo.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/jimmomo/~4/r3zXtREsWXA" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://jimmomo.blogspot.com/feeds/6725949714429430573/comments/default" title="Post Comments" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043006&amp;postID=6725949714429430573&amp;isPopup=true" title="0 Comments" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/6725949714429430573?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/6725949714429430573?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/jimmomo/~3/r3zXtREsWXA/burqa-la-normativa-vigente-non-lo-vieta.html" title="Burqa, la normativa vigente non lo vieta affatto" /><author><name>JimMomo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="05992095722569921212" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://jimmomo.blogspot.com/2009/10/burqa-la-normativa-vigente-non-lo-vieta.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DEQASXk6fCp7ImA9WxNWE0k.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043006.post-2630927117339194822</id><published>2009-10-12T13:14:00.004+02:00</published><updated>2009-10-12T13:19:08.714+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-10-12T13:19:08.714+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="istruzione" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="concorrenza" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="merito" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="università" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="ricerca" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="docenti" /><title>Università, serve tabula rasa</title><content type="html">&lt;a href="http://www.corriere.it/cronache/09_ottobre_12/universita-uil-rizzo_27a03e2a-b6f2-11de-b239-00144f02aabc.shtml" target="blank"&gt;Ecco perché&lt;/a&gt; il sistema universitario italiano va smontato e rimontato, e perché all'autonomia deve corrispondere vera responsabilità. Da rappresentante in Consiglio di Facoltà sono stato testimone dell'introduzione del sistema dei crediti e della volontà, da parte dei docenti chiamati ad attuarlo, di sabotarlo e interpretarlo comunque in modo clientelare e parassitario. Qualsiasi riforma catapultata all'interno di questo sistema, anche la migliore possibile, è destinata alla medesima sorte, perché il problema è altrove. Così come ogni centesimo in più gettato nel calderone nella migliore delle ipotesi è spreco, nella peggiore va a rafforzare le posizioni di rendita che bisognerebbe estirpare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per farla breve: il sistema non è riformabile. Bisogna fare &lt;i&gt;tabula rasa&lt;/i&gt;, intervenire in modo più radicale, sull'assetto proprietario e finanziario degli atenei e, quindi, modificando lo status giuridico dei docenti. In soldoni: l'autonomia funziona solo se chi ne beneficia - passatemi il termine - rischia il culo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043006-2630927117339194822?l=jimmomo.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/jimmomo/~4/WU64kVEZFGY" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://jimmomo.blogspot.com/feeds/2630927117339194822/comments/default" title="Post Comments" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043006&amp;postID=2630927117339194822&amp;isPopup=true" title="1 Comments" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/2630927117339194822?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5043006/posts/default/2630927117339194822?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/jimmomo/~3/WU64kVEZFGY/universita-serve-tabula-rasa.html" title="Università, serve tabula rasa" /><author><name>JimMomo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="05992095722569921212" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total><feedburner:origLink>http://jimmomo.blogspot.com/2009/10/universita-serve-tabula-rasa.html</feedburner:origLink></entry></feed>
