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	<title>Jolek Blog</title>
	
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	<description>~ Per chi non ha la scienza infusa</description>
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		<title>Un enorme gelatone</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jul 2012 00:40:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jolek</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Andrea, quella mattina, aveva aperto il suo portatile. Era un portatile un po' vecchiotto, piuttosto rumoroso, logorato in alcuni punti, ma sempre funzionante. In una partizione aveva un windows xp di fabbrica (lo odiava profondamente, ma a volte lo aveva dovuto usare), e nell'altra una vecchissima Redhat 6.2 sulla quale aveva imparato a  usare Iraf, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-826" title="gelato-multigusto" src="http://www.jolek.org/wp-content/uploads/2012/07/gelato-multigusto-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Andrea, quella mattina, aveva aperto il suo portatile. Era un portatile un po' vecchiotto, piuttosto rumoroso, logorato in alcuni punti, ma sempre funzionante. In una partizione aveva un windows xp di fabbrica (lo odiava profondamente, ma a volte lo aveva dovuto usare), e nell'altra una vecchissima Redhat 6.2 sulla quale aveva imparato a  usare Iraf, uno straordinario software di riduzione dati, durante il periodo di tesi e durante il dottorato in astronomia.</p>
<p>Il lavoro troppo precario, una fidanzata, e la voglia di metter su famiglia, lo avevano portato, piano piano, complici anche le difficoltà nell'ambiente lavorativo, a tornare nel suo amato abruzzo. Sposato, padre di due figli, professore di matematica e <a href="http://www.jolek.org/tag/scienze/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with scienze">scienze</a>, e con una curiosità immutata su tutto ciò che era <a href="http://www.jolek.org/tag/scienza/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with scienza">scienza</a> (e dintorni).</p>
<p>Era una mattina importante quella. Quella mattina, dal CERN di Ginevra, in streaming, veniva trasmessa la conferenza che avrebbe attestato, una volta per tutte, la scoperta del bosone di <a href="http://www.jolek.org/tag/higgs/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with higgs">Higgs</a>, l'importantissima particella che i fisici della materia stavano cercando da più di 40 anni.</p>
<p><span id="more-824"></span></p>
<p>Emanuele, il suo figlioletto primogenito, si sedette sulle ginocchia del papa'.</p>
<p>E. "papà, cosa guardi?"<br />
A. "una conferenza su <a href="http://www.jolek.org/tag/internet/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with internet">internet</a>, tesoro mio. c'è una signora simpatica che sta per annunciare una grande grande scoperta scientifica"<br />
E. "che cosa hanno scoperto papa'?"<br />
A. "è una cosa complicata, complicatissima... ma hanno forse fatto una fotografia alla particella piu' importante dell'universo"<br />
E. "e perché è importante?"<br />
A. "perché spiega come mai le altre particelle, piccole piccole piccole, sono proprio così piccole e così colorate"<br />
E. "ci sono i colori, quelli belli dell'arcobaleno?"<br />
A. "no no, proprio tutti tutti no. ce ne sono solo alcuni. e a volte hanno anche i sapori. come il pistacchio, la nocciola..."<br />
E. "questa particella come la chiami tu quindi è un gelato?"<br />
A. "diciamo così: le particelline sono tutti i sapori del gelato... la stracciatella, la crema, la vaniglia.. e c'è anche il puffo. puffo!"<br />
E. "puffo!"<br />
A. "e invece quella particella li', quella strana, complicata, buffa e simpatica... ecco quella li' è la macchinetta per fare il gelato"<br />
E. "e l'universo è un grosso gelatone?"<br />
A. " ... ma che facciamo, la mandiamo mamma a comprare il gelato?"<br />
E. "si si! gelato! yuppi grazie papà!"</p>
<p>Il gelato, ovviamente, colò sul portatile dandogli il colpo di grazia. Ma quella mattina, Andrea ed Emanuele non l'avrebbero più dimenticata. Per vari motivi.</p>
<p style="text-align: right;"><em>[dedicato ad un amico. il mio più caro]</em></p>
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		<title>Dell’arte del fidarsi</title>
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		<comments>http://www.jolek.org/2012/05/dellarte-del-fidarsi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 May 2012 10:06:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jolek</dc:creator>
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		<description><![CDATA["Dannata pioggia! Non c'è giorno che non piova!" Guardava dalle tende della sua finestra una Londra inzuppata fino alle caviglie. Le macchine andavano a rilento, le luci dei lampioni si confondevano con i fulmini, persino Ahmed, il venditore di ombrelli-collanine-fazzoletti che stazionava sotto casa sua aveva deciso di sparire. Magari era chiuso in un'auto, magari [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft  wp-image-815" title="papavero" src="http://www.jolek.org/wp-content/uploads/2012/05/papavero.png" alt="" width="150" height="165" />"Dannata pioggia! Non c'è giorno che non piova!"</p>
<p>Guardava dalle tende della sua finestra una Londra inzuppata fino alle caviglie. Le macchine andavano a rilento, le luci dei lampioni si confondevano con i fulmini, persino Ahmed, il venditore di ombrelli-collanine-fazzoletti che stazionava sotto casa sua aveva deciso di sparire. Magari era chiuso in un'auto, magari sotto un portico, chi lo sa. Ma era sparito. Tutti erano spariti quella notte, e Joan, per una volta, si sentiva uguale agli altri.</p>
<p>Aveva una birra in frigo. Una birraccia, in verità. Comprata per pochi penny in un drugstore di Camden, e rifilata subito subito in frigo. "Se dovessi ordinare una pizza, una birraccia come questa potrebbe anche andare bene". La realtà però era che quella sera non aveva ordinato nessuna pizza, aveva il frigo vuoto, non aveva niente da mangiare e di stare in casa non ne aveva nessuna voglia. Forse quella sera avrebbe potuto anche uscire. Figurarsi. Con quella pioggia i londinesi si sarebbero rintanati in casa. E lui, che non aveva nessuna voglia di interagire col mondo esterno, forse aveva l'occasione di uscir di casa senza dover per forza incrociare lo sguardo di qualcuno.</p>
<p><span id="more-814"></span></p>
<p>"Una kilkenny cream per favore"</p>
<p>Si sedette nell'ultimo tavolo, dell'ultimo angolo, dell'ultima stanza di quel pub. A grandi sorsi bevve la prima pinta di birra, e mentre si alzava per ordinare la seconda, e magari anche qualcosa da mangiare, notò un libro, edizione paperback, lasciato lì solo e abbandonato chissà da chi e chissà perchè. Lo prese con sè, lo sfogliò un pò. Non gli sembrava malaccio.</p>
<p>"Ehi mister, hanno lasciato un libro..."</p>
<p>Il barman per tutta risposta<br />
"Se non parla del Chelsea puoi anche tenertelo. Qui lasciano collanine, orologi, a volte anche cellulari. Magari se torni la prossima volta butta meglio..."</p>
<p>"Deficiente" pensò Joan tra se e se</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-816" title="pub" src="http://www.jolek.org/wp-content/uploads/2012/05/pub.png" alt="" width="268" height="126" />Continuò a sfogliarlo. Poi mise le peanuts in tasca, in una mano la birra e nell'altra il libro, e si incamminò verso il tavolo. Raccontava di una donna giovane, così la descriveva l'autore, "le cui rughe d'espressione le illuminavano il viso" e "il cui sorriso era capace di cambiarti la giornata". Doveva essere molto bella da come l'aveva descritta. E aveva avuto molti uomini da cui, puntualmente, era stata delusa, tradita, non rispettata. Era una classica, imbarazzante e inutile abitudine quella maschile: farsi attrarre dall'aspetto fisico, avvicinarsi, e poi, una volta conquistato il giocattolo, romperlo e lasciare sparse le macerie. Non era quindi da biasimare se non si fidava più degli uomini. Aveva ormai creato attorno a se, così raccontava l'autore, una campana di vetro da cui usciva di rado, che le permetteva di vivere e interagire col mondo esterno senza, però, esserne contaminata. Joan ne aveva viste molte di donne così. Ne avrebbe potuto fare un lungo elenco. E mentre continuava a leggere, suonò la campanella della chiusura.</p>
<p>"Popolo di Londra si chiude! Per gli ubriaconi, fuori di qui o vi caccio a pedate!"</p>
<p>Un pubbettino tranquillo quello, non c'è che dire, pensò tra sé e sé.</p>
<p>"Oh, non si preoccupi. Abbaia ma non morde"</p>
<p>Una signora distinta e dall'aspetto giovanile gli si presentò davanti. Capelli lunghi fino alle spalle, portamento regale, e un elegante vestitino color papavero che la copriva fin sotto le ginocchia. L'impressione era di averla già vista, ma non sapeva dove. Forse fra le linee della Tube, forse alla Women's library, forse nei vicoli di Soho. Ma ogni secondo in più che la osservava gli sembrava di conoscerla.</p>
<p>"Sa, aspettavo una persona. Ma non è venuta. Le è mai successo?"<br />
"A me? - fece balbettando - Guardi, io sono la persona meno adatta per parlare di interazioni sociali"</p>
<p>Stupido. Era uno stupido. Forse la signora voleva solo parlare, e lui, col suo fare antisociale, le aveva interrotto il discorso...</p>
<p>"E quindi, mi diceva, stava aspettando qualcuno questa sera. Qualcosa di importante?"<br />
"Lasci perdere. Nulla ormai è importante oramai. Mi riaccompagna a casa? Le va?"</p>
<p>La guardò negli occhi. Erano lucidi e limpidi come dei piccoli cristalli. Le poggiò una mano sulla spalla, come a consolarla da qualcosa. Questa notte, sotto il suo ombrello, per un buon pezzetto di strada, ci sarebbero state due persone.</p>
<p>Le luci si spensero. Si aprì la porta del pub. E poi guardò di sfuggita il titolo del libro</p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>"Dell'arte del fidarsi"</em></strong></p>
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		<title>Morozov, l’eretico</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 19:49:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jolek</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Finisco ora di leggere un libro che un po' mi ha stupito, e un po' no. Si tratta de "L'ingenuità della rete", scritto da Evgeny Morozov, e tradotto in Italia dalla Codice edizioni. No, questa non è una pubblicità alla Codice, ma i pochi ebook interessanti che sto leggendo in questo periodo (non me ne [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright  wp-image-801" title="internet" src="http://www.jolek.org/wp-content/uploads/2012/05/internet.png" alt="" width="210" height="128" />Finisco ora di leggere un libro che un po' mi ha stupito, e un po' no. Si tratta de "<strong>L'ingenuità della rete</strong>", scritto da Evgeny <a href="http://www.jolek.org/tag/morozov/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with morozov">Morozov</a>, e tradotto in Italia dalla Codice edizioni. No, questa non è una pubblicità alla Codice, ma i pochi ebook interessanti che sto leggendo in questo periodo (non me ne vogliano gli altri editori) vengono tutti da lì. Ho ricominciato a leggere i saggi (mon dieu, cosa ne sarà di me? non dovevo dedicarmi ai romanzetti leggeri tipo i fratelli Karamazov?) e come al solito, si comportano come le ciliegie: uno tira l'altro.</p>
<p>L'ultima (unica) volta che vidi Morozov fu nel 2011 dallo streaming live dal Festival di Genova, e, nonostante non condividessi il suo pensiero, trovai interessanti molti dei suoi spunti. Se ne trova un piccolo sunto <a href="http://www.pandemia.info/2011/11/07/appunti-dal-festival-della-scienza-evgeny-morozov.html">qui</a>, sul sito di Pandemia. Morozov sosteneva, senza troppi giri di parole, che il potere della rete è altamente sopravvalutato, che non è la rete (da sola) a fare le rivoluzioni, e che i responsabili di questa sopravvalutazione sono i cosidetti "guru" della rete. Direte voi, nulla di nuovo, la rete è solo uno strumento. Il messaggio, l'azione, e tutto ciò che crea un cambiamento viene dalla forza delle azioni umane, dal condividere un pensiero, e dal realizzare un'azione più o meno incisiva. Io poi qualche mese fa ero decisamente dentro alla quotidianità dei social network, e quindi queste parole mi suonarono come eretiche.<span id="more-800"></span></p>
<p>Ho ritrovato Morozov qualche giorno fa mentre cercavo qualcosa da leggere fra gli ebook presenti in rete. La mia nuova religione mi impone di non comprare più libri cartacei e, con fatica, sto cercando di rispettare la mia autoimposta regola aurea. Ho ritrovato nel libro la sua tesi molto più estesa, molto più comprensibile, e piena di riferimenti storici che io non conoscevo. Uno fra tutti: secondo il responsabile del new media di Al Jazeera, Moeed Ahmad, durante la famosa protesta iraniana del 2010 contro Ahmadinejad, cito testualmente "i controlli effettuati [...] durante le proteste avevano confermato che c'erano solo 60 account <a href="http://www.jolek.org/tag/twitter/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with twitter">Twitter</a> attivi in Iran, ridottisi a 6 quando le autorità iraniane avevano reso più difficili le comunicazioni on-line". Chi era allora che twittava, mostrando così al mondo che era in atto una forte protesta contro il regime? Secondo le ricerche di Morozov erano proprio gli utenti occidentali a twittare. E, se ricordate bene, in quel momento, molti avevano inserito come luogo di partenza dei tweet proprio Teheran.</p>
<p>Questa notizia, già di per sé sconvolgente, si infarcisce di dati, commenti, ricerche "eretiche" svolte sul campo che dimostrano (o meglio, teorizzano) che l'idea che abbiamo della rete come motore di cambiamento va ampiamente ridimensionata. Secondo Morozov, inoltre <a href="http://www.jolek.org/tag/internet/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with internet">internet</a>, addizionato con la guerrilla marketing e con un sapiente uso della rete, potrebbe essere uno strumento in mano alle dittature non per indebolirsi, bensì per rafforzarsi. La stessa idea, partita da Wired, di proporre <a href="http://www.jolek.org/tag/internet/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with internet">internet</a> per il Premio Nobel per la pace, risulta già, con queste piccole riflessioni, priva di significato.</p>
<p>Qui, in un video datato di TED, una conferenza di Morozov che riassume molte delle sue riflessioni:</p>
<p><object width="526" height="374"><param name="movie" value="http://video.ted.com/assets/player/swf/EmbedPlayer.swf"></param><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always"/><param name="wmode" value="transparent"></param><param name="bgColor" value="#ffffff"></param><param name="flashvars" value="vu=http://video.ted.com/talk/stream/2009G/Blank/EvgenyMorozov_2009G-320k.mp4&#038;su=http://images.ted.com/images/ted/tedindex/embed-posters/EvgenyMorozov-2009G.embed_thumbnail.jpg&#038;vw=512&#038;vh=288&#038;ap=0&#038;ti=641&#038;lang=&#038;introDuration=15330&#038;adDuration=4000&#038;postAdDuration=830&#038;adKeys=talk=evgeny_morozov_is_the_internet_what_orwell_feared;year=2009;theme=technology_history_and_destiny;theme=bold_predictions_stern_warnings;theme=talks_from_ted_fellows;theme=unconventional_explanations;event=TEDGlobal+2009;tag=Internet;tag=government;tag=politics;tag=technology;tag=web;&#038;preAdTag=tconf.ted/embed;tile=1;sz=512x288;" /><embed src="http://video.ted.com/assets/player/swf/EmbedPlayer.swf" pluginspace="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" bgColor="#ffffff" width="526" height="374" allowFullScreen="true" allowScriptAccess="always" flashvars="vu=http://video.ted.com/talk/stream/2009G/Blank/EvgenyMorozov_2009G-320k.mp4&#038;su=http://images.ted.com/images/ted/tedindex/embed-posters/EvgenyMorozov-2009G.embed_thumbnail.jpg&#038;vw=512&#038;vh=288&#038;ap=0&#038;ti=641&#038;lang=&#038;introDuration=15330&#038;adDuration=4000&#038;postAdDuration=830&#038;adKeys=talk=evgeny_morozov_is_the_internet_what_orwell_feared;year=2009;theme=technology_history_and_destiny;theme=bold_predictions_stern_warnings;theme=talks_from_ted_fellows;theme=unconventional_explanations;event=TEDGlobal+2009;tag=Internet;tag=government;tag=politics;tag=technology;tag=web;&#038;preAdTag=tconf.ted/embed;tile=1;sz=512x288;"></embed></object></p>
<p>E allora?<br />
E allora niente. È un libro che va letto. Così come i cattolici devono leggere, almeno una volta nella vita, i vangeli apocrifi, così noi altri fruitori della rete, dobbiamo leggere cose eretiche sul potere della rete. Un altro libro <em>eretico</em>? "Perché internet ci rende stupidi" di Nicholas Carr. Ma magari ne riparliamo un'altra volta...</p>
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		<title>C’era una volta una cartina geografica…</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 14:19:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jolek</dc:creator>
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		<category><![CDATA[scienze]]></category>

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		<description><![CDATA[Ultimamente passo molto tempo davanti al pc. Non che prima non fosse così, ma sono cambiate le priorità delle mie ricerche. Mentre prima spulciavo il web alla ricerca di notizie scientifiche, relativi paper, interviste, pagine di wikipedia e via discorrendo, ora il mio tempo è dedicato alla ricerca di lavoro. Ho scoperto che cercare lavoro [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.jolek.org/wp-content/uploads/2012/04/geografia.jpg"><img class="alignright  wp-image-786" title="geografia" src="http://www.jolek.org/wp-content/uploads/2012/04/geografia-300x291.jpg" alt="" width="240" height="233" /></a>Ultimamente passo molto tempo davanti al pc. Non che prima non fosse così, ma sono cambiate le priorità delle mie ricerche. Mentre prima spulciavo il web alla ricerca di notizie scientifiche, relativi paper, interviste, pagine di wikipedia e via discorrendo, ora il mio tempo è dedicato alla ricerca di lavoro. Ho scoperto che cercare lavoro tramite <a href="http://www.jolek.org/tag/internet/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with internet">internet</a>, e mandare cv via mail, è come lanciare una messaggio in bottiglia nella speranza che qualcuno risponda. Assolutamente inutile. E mentre passavo del nuovo tempo inutile davanti a chrome, mi arriva una telefonata da una persona cara, molto cara.</p>
<p>"Ti va di fare un laboratorio sull'energia? Scuola <a href="http://www.jolek.org/tag/primaria/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with primaria">primaria</a>. È un giorno solo, sono poche ore, paghiamo molto poco, ma ti potresti divertire". Avevo giurato a me stesso, spergiurato (anche se non so cosa vuol dire) che non avrei mai più fatto un laboratorio didattico su argomenti scientifici. Che se avessi ripreso a farli, avrei riscoperto il piacere di farli, e quindi sarei di nuovo finito nel tunnel infinito degli infiniti lavori pagati infinitamente poco e infinitamente male. Ma a lei voglio bene, molto bene, ed è una persona alla quale non avrei mai saputo/potuto dire di no. Così recupero gli ultimi miei pezzetti sparsi per casa dell'animatore scientifico che c'era una volta, e mi organizzo per coprire due ore di lab. <span id="more-785"></span></p>
<p>Per la seconda ora un pezzo di lab era pronto, con un esperimentino fatto più volte e perfettamente funzionante sia dal punto di vista divulgativo che di interazione con gli alunni: la semplice costruzione di un forno solare. Ingredienti per farlo: un cartone di pizza, due stecchini, cartoncino bristol nero, foglio di acetato trasparente, e carta stagnola.</p>
<p>Per la prima ora, dopo la dovuta e classica introduzione, spiegazione del termine "energia" (tutto e il contrario di tutto), differenza fra energia da fonti fossili e fonti rinnovabili, idrogeno come vettore energetico, e altre amenità (città del sole santa subito), mi invento un gioco di ruolo sulle fonti fossili. Mi viene in mente che il messaggio da far passare è che i paesi che utilizzano di più le fonti fossili sono proprio quelli che ne hanno di meno, e che, al contrario, i paesi ricchi di risorse, sono poveri, e ne utilizzano pochissime (oh oh, gliele rubiamo noi...). Così ad ogni alunno distribuisco un bigliettino con su scritto il nome di un paese, e poi chiedo di attaccarlo su una grande cartina mondiale in modo da identificarlo geograficamente. Su ogni bigliettino, piccolo, in basso a destra, c'è un piccolo numerino. Sommando i numerini del gruppo A (contraddistrinto dal colore rosa del cartoncino) si ha un numero che corrisponde al 20% del totale. Sommando invece i numerini del gruppo B (contraddistinto dal colore azzurro del cartoncino) si ha l'80% del totale. (Il gioco era un pochino più complesso, poi se volete ve lo spieCo)</p>
<p>Quel numero corrisponde alla percentuale delle risorse fossili, che sono nel sottosuolo, difficili da recuperare, non rinnovabili, e per definizione, non infinite.</p>
<p>La difficoltà non l'ho riscontrata nel fare i calcoli, nè nel comprendere il significato di fonte fossile (erano due quarte elementari, capaci di fare due somme e due divisioni) ma nel localizzare geograficamente il paese. A mie spese ho scoperto che, da qualche anno a questa parte, nella scuola primaria, in <a href="http://www.jolek.org/tag/geografia/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with geografia">geografia</a>, si studia solo l'Italia, e poi alle medie si studia il Mondo. Per la serie: le nazioni un pezzo per volta, ma solo <em>quando lo dico io</em>....</p>
<p>Domanda: chi è stato quel genio che ha avuto un'idea così idiota? Ha mai avuto un figlio questo qualcuno? Se non ha mai avuto un figlio, o non ha mai visto un bambino, sappia che ogni età ha i suoi livellli di apprendimento, e che strutturando così il programma di una materia come geografia, il ragazzo studierà l'Italia con la preparazione di un bambino delle elementari, e il Mondo con la preparazione di un ragazzino delle medie.</p>
<p>Maestre: comprate un <em>mappamondo</em> per le classi dei vostri alunni. Ne hanno un disperato bisogno.</p>
<p style="text-align: right;"><em>p.s</em><br />
<em>Alla domanda "Che fine hai fatto?" rispondo "Sono scomparso un po' dal mondo virtuale, ma sono vivo in quello reale. Ho solo bisogno di riprendere in mano la mia vita. Ne son capitate troppe ultimamente. Tutto qui..." </em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La scienza in cuffia</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 08:15:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jolek</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Introduzione Non credo sia un segreto per nessuno se scrivo, così per cominciare questo post, che amo alla follia i podcast scientifici. Li trovo belli, interessanti, capaci di collegare istantanemente il pubblico con chi la scienza la fa e la respira. A volte basta un tono vocale diverso, una domanda particolare, o semplicemnete una risata [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Introduzione</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-768" title="podcast icon" src="http://www.jolek.org/wp-content/uploads/2011/12/itunes_podcast_icon.jpg" alt="" width="180" height="180" />Non credo sia un segreto per nessuno se scrivo, così per cominciare questo post, che amo alla follia i <a href="http://www.jolek.org/tag/podcast/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with podcast">podcast</a> scientifici. Li trovo belli, interessanti, capaci di collegare istantanemente il pubblico con chi la <a href="http://www.jolek.org/tag/scienza/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with scienza">scienza</a> la fa e la respira. A volte basta un tono vocale diverso, una domanda particolare, o semplicemnete una risata a comunicare il vero spirito della ricerca. E' uno dei pochi modi che conosco per avvicinare il pubblico ai temi scientifici, e creare un link (quello vero) fra il creatore del podcast e il fruitore dello stesso. Attraverso i podcast ho imparato molte cose, ho ascoltato la voce degli scienziati famosi, e ho imparato ad apprezzarne il carattere. C'è lo scienziato timido, che è la prima volta che lo intervistano; c'è lo scienziato un po' più smaliziato, che sa cosa deve dire, e come lo deve dire; e c'è poi quello che sa la parte a memoria, e, a forza di ripeterla, si scorda i passaggi fondamentali e si sente un po' prima donna. E poi c'è il comunicatore. C'è quello che interloquisce confidenzialmente, lasciando così che esca il carattere dello scienziato. E c'è quello che studia a menadito la parte, e segue un canovaccio che mira a far comprendere l'argomento di cui si parla. E poi c'è ovviamente quello bravo (ma bravo bravo) che sa fare entrambe le cose. <span id="more-765"></span></p>
<p><strong>Le regole</strong></p>
<p>Non ci sono delle regole sempre valide. Ognuno ha le sue e le sue sono migliori delle altre. Dipende dal tipo di argomento, dal tipo di puntata, dall'occasione per cui si realizza il podcast. Di solito le puntate standard sono un po' ingessate, fatte per rispettare l'appuntamente settimanale (a volte bi-settimanale, come vedremo). Le puntate speciali invece si concedono qualcosa di più, e sono quelle che di norma escono meglio. Si sente a pelle che il giornalista le fa perché davvero ne sente il bisogno (si perché, a lungo andare, diventa una necessità), autoconcedendosi delle libertà stilistiche che altrimenti non avrebbe. E il prodotto ultimo ne guadagna.</p>
<p>Come nel <a href="http://www.jolek.org/tag/giornalismo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with giornalismo">giornalismo</a> scritto, anche in quello audio valgono le famose (famigerate) 5W: chi, cosa, quando, dove e perché. Da quelle regole non si scappa. Ma è anche un modo informale (forse fra i più informali) di comunicare la scienza, e quindi lo scopo ultimo non è (o forse non dovrebbe essere) soltanto quello di "comunicare", ma anche (o forse sopratutto) quello di incuriosire. Più curiosità, stimoli e spunti lascerai all'ascoltatore, più avrai fatto il tuo dovere. Non c'è il potere dello schermo, ma quello dell'audio che, probabilmente, ha maggiore capacità di colpire l'immaginario collettivo.</p>
<p>Fate una prova: provate a guardare questo video e poi tornate a leggere.</p>
<p align="center"><iframe src="http://www.youtube.com/embed/akek6cFRZfY" frameborder="0" width="400" height="233"></iframe></p>
<p>Ora provate a chiudere gli occhi e ri-cliccate play. Cosa vi ha colpito di più: le immagini o l'audio? E' una verità che non ci raccontiamo quasi mai, ma l'udito ha una particolare capacità di creare emozioni che la vista non ha. Ecco perché, nonostante l'avvento della tv, la radio non è mai morta e probabilmente mai morirà.</p>
<p><strong>Tecniche</strong></p>
<p>Non potete sapere tutto. Affidatevi a chi ne sa più di voi, fidelizzate una "rete" di scienziati che, all'occorrenza, possono darvi una mano per capire concetti che per voi non sono chiari. Questo passaggio è importante. Quando un ricercatore riceve una mail da voi con richiesta di intervista, deve capire che ha di fronte qualcuno che sa come comunicare con lui, o meglio, che parla la sua stessa lingua. Altrimenti, immergetevi, fate un enorme bagno di umiltà, e chiedete al diretto interessato di spiegare i dettagli della sua ricerca. Non abbiate la smania di sapere tutto di tutto. Se state facendo un podcast scientifico, conoscete una microsezione dell'intero mondo della scienza. Sta a voi migliorare nel corso del tempo, e imparare da chi ne sa più di voi.</p>
<p>Dividete l'intervista in tre passaggi. Il primo, in cui comunicherete con colui che dovrete intervistare. Più è confidenziale la chiacchierata, più si sbilancerà sui dettagli "pepati" che daranno corpo all'intervista. Il secondo, in cui strutturerete (con lui ) una serie di domande. Attenzione: siete voi il comunicatore, lui è l'esperto. Tenete fermi alcuni punti, e sugli altri siate liberi di trattare. Il terzo: l'intervista vera e propria.</p>
<p><strong>I tempi</strong></p>
<p>In un podcast da 30 minuti (stesso concetto vale per una presentazione, una conferenza, o altro che convolga lo stimolo attentivo) il massimo di attenzione che vi potete aspettare è dai 6 ai 10 minuti all'inizio e 5-6 minuti alla fine. Non c'è da meravigliarsi, è così. La curva dell'attenzione ha le sue regole, e in una <a href="http://www.jolek.org/tag/comunicazione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with comunicazione">comunicazione</a> piatta, senza interruzioni, senza musica, jingle, piccole variazioni di stile, l'ascoltatore è portato a togliere le cuffie dalle orecchie. Vi giocate tutto nei primi 2-3 minuti: è lì che avviene la scelta. Se siete stati efficaci, vuoi l'argomento, vuoi il modo di proporlo, allora avrete guadagnato un ascoltatore. Altrimenti lo avrete perso.  Ecco perchè normalmente i podcast scientifici hanno durate di 20-30 minuti, e, se hanno durate maggiori, tendono a non trattare un solo argomento, ma due o tre. Anche questa è una verità che non ci diciamo: l'ascoltatore, se l'argomento non gli interessa, "scrolla" più avanti nella speranza di trovare qualcosa che gli piace e quindi rimanere ad ascoltare. E voi, magari avete lavorato 4 giorni per riempire 30 minuti. E' così. C'è differenza fra creazione e fruizione. La <a href="http://www.jolek.org/tag/comunicazione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with comunicazione">comunicazione</a> è diventata veloce, rapida, forse troppo. Siamo abituati al link, non all'approfondimento. Questo è un male, ma chi comunica deve fare i conti con questo stato di cose.</p>
<p>Tempo fa salvai questa immagine. Giusto per avere chiaro sempre di cosa stiamo parlando:<br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-766" title="curva attenzione" src="http://www.jolek.org/wp-content/uploads/2011/12/curvaattenzione.png" alt="" width="327" height="242" /> Ultimo, ma non per importanza: non stiamo comunicando all'appassionato di scienza. Se le cose funzionano, il nostro podcast arriverà nelle orecchie di chi non mai ascoltato scienza in vita sua. Tenetelo a mente, e siate chiari anche nei concetti che a voi possono sembrar banali.</p>
<p><strong> Consigli</strong></p>
<ul>
<li><img class="alignright size-medium wp-image-767" title="i-pod " src="http://www.jolek.org/wp-content/uploads/2011/12/podcast-300x300.png" alt="" width="216" height="216" />Il concetto è importante? Ripetetelo spesso nel corso della trasmissione. Serve a farlo ricordare.</li>
<li>L'intervistato si inceppa? Niente paura, intervenite voi, risegnalate il concetto che stava comunicando e fatelo ripartire. Lei/lui sarà felice, e voi pure.</li>
<li>Siete voi ad aver fatto un e(o)rrore? Capita, e non vale la pena cospargersi il capo di cenere. Semplicemente comunicate il concetto giusto ed ammettete di aver sbagliato. La fidelizzazone dell'ascolto è importante.</li>
<li>Non vi riascoltate? Male. Riascoltatevi sempre. E' l'unico modo per scovare gli errori, e per capire in cosa migliorare. Siate umili, non c'è fretta. State imparando anche voi.</li>
<li>128 kbps uguali a 320, tanto è un mp3? Sbagliato. La qualità dell'audio è importante. Controllatela sempre, e evitate accuratamente le interviste verso i cellulari. L'audio è pessimo.</li>
</ul>
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		<title>Per chi, e come</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 10:31:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jolek</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre mi accingo, con grande lentezza, pacatamente ma anche velocemente, a completare la serie di post sui podcast scientifici esteri, mi è tornata alla mente una animata discussione sull'essenza del giornalismo scientifico. Per chi lo facciamo, a che scopo, e quali dovrebbero essere i nostri interlocutori. Ronzano, 6 ottobre 2010, convegno "Comunicare la Scienza" organizzato [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-161" title="journalism" src="http://www.jolek.org/wp-content/uploads/2011/11/journalism-300x229.png" alt="" width="300" height="229" />Mentre mi accingo, con grande lentezza, <em>pacatamente ma anche velocemente</em>, a completare la serie di post sui <a href="http://www.jolek.org/tag/podcast/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with podcast">podcast</a> scientifici esteri, mi è tornata alla mente una animata discussione sull'essenza del <a href="http://www.jolek.org/tag/giornalismo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with giornalismo">giornalismo</a> scientifico. Per chi lo facciamo, a che scopo, e quali <em>dovrebbero essere</em> i nostri interlocutori.</p>
<p>Ronzano, 6 ottobre 2010, <a href="http://www.jolek.org/tag/convegno/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with convegno">convegno</a> "Comunicare la <a href="http://www.jolek.org/tag/scienza/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with scienza">Scienza</a>" organizzato dalla European Genetic Foundation. Era ormai finita la prima giornata, e tutto era andato liscio. Liscio vuol dire che noi uditori ce ne eravamo stati buoni buoni ad ascoltare senza fiatare, e i conferenzieri avevano espresso il loro verbo dall'alto della cattedra. Nulla di nuovo sotto il sole, è così che funziona un convegno. A dir la verità, molto di buono si era sentito dalla bocca di Elisabetta Tola (of course), Flavio Fusi Pecci (one man show) e Telmo Pievani. Io però, che non mi faccio mai i fatti miei, e che avevo in mente tutto quello che, di bello, stava esplodendo in quei mesi sul web scientifico, continuavo a domandarmi come mai in quella sede nessuno si facesse le domande</p>
<ul>
<li>chi è un giornalista scientifico?</li>
<li>dove sta andando il giornalismo scientifico?</li>
<li>qual'è il suo scopo?</li>
<li>a chi si dovrebbe rivolgere?</li>
</ul>
<p><span id="more-160"></span>Parto dall'ultima, che ritengo la più importante: a <span style="text-decoration: underline;">chi si dovrebbe rivolgere</span>. È opinione comune che il giornalismo scientifico (come la <a href="http://www.jolek.org/tag/comunicazione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with comunicazione">comunicazione</a> scientifica, come la <a href="http://www.jolek.org/tag/divulgazione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with divulgazione">divulgazione</a>) si dovrebbe rivolgere al <em>pueblo unido che jamas sera vencido</em>. Un atto estremamente democratico di diffusione della conoscenza, rivoluzionario, e capace di cambiare il corso della storia. Mentre però, un tempo (senza andare troppo lontano: 10 anni fa) il "verbo scientifico" era destinato a molti ma non a tutti, con l'esplosione del web, e delle enciclopedie come wikipedia, e dei blog, i concetti scientifici sono diventati sempre meno oscuri e sempre più accessibili al pubblico. Non basta certo un'infarinatura di matematica e di trigonometria per fare comunicazione, ma di certo, se guardiamo al futuro, la condivisione delle conoscenze porterà al tanto desiderato innalzamento generale della cultura scientifica. A quel punto ci porremo la domanda: <span style="text-decoration: underline;">chi è un giornalista scientifico</span>? Chi ha le conoscenze no di certo, perché non bastano le conoscenze per essere dei bravi comunicatori. E allora chi? Chi conosce le regole della comunicazione? Forse si. E anche fin qui nulla di nuovo.</p>
<p>Sta di fatto però che, se tutto parte davvero da un atto rivoluzionario capace di modificare il corso della storia, il futuro compito del giornalista scientifico sarà non solo quello di  "comunicare la scienza" ma anche e sopratutto di "comunicare i metodi del giornalismo scientifico", con lo scopo ultimo di rendere il lettore "giornalista di se stesso".  Non soltanto quindi le fonti, ma anche il metodo utilizzato per miscelarle sapientemente. Vi risparmio (per amor di linguaggio) le reazioni di chi, in quel momento, era seduto in cattedra, e di molti degli uditori.</p>
<p>Ecco cosa temo: che i <a href="http://www.jolek.org/tag/blogger/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with blogger">blogger</a> (che non hanno nulla da perdere) questo l'abbiano capito da un pezzo e ci stiano comunque provando, mentre i giornalisti (che da perdere hanno la loro posizione di giornalisti) non abbiano alcun interesse a farlo nè adesso nè nel futuro.</p>
<p>È proprio vero: chi ha il pane non ha i denti, e chi ha i denti, non sono i suoi.</p>
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		<title>Influenzatemi, influenziamoli</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 01:44:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jolek</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Inoltre sono convinto che gli scienziati italiani non siano inferiori a quelli delle altre nazioni se solo avessero le apparecchiature giuste e i finanziamenti giusti per fare le loro ricerche... [1] Correva l'anno 1989, e io, povero essere implume (con tanti peli però, direbbe Elio) andavo ancora alle scuole medie. Erano anni belli quelli, a [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>Inoltre sono convinto che gli scienziati italiani non siano inferiori a quelli delle altre nazioni se solo avessero le apparecchiature giuste e i finanziamenti giusti per fare le loro ricerche... [1]<br />
</em></p></blockquote>
<p>Correva l'anno 1989, e io, povero essere implume <em>(con tanti peli però</em>, direbbe Elio<em>)</em> andavo ancora alle scuole medie. Erano anni belli quelli, a ripensarci. Pieni di scoperte e pieni di assoluti.<em> Quante balle si ha in testa a quell'età</em>...</p>
<p>Il lunedì mattina, per tre anni di seguito, la nostra insegnante di italiano ci faceva fare la "rassegna stampa". Era un piccolo laboratorio, che contava poco nel voto finale, ma che facevamo tutti con grande cura. Ognuno di noi, nella settimana, aveva il compito di comprare i giornali, leggerli, commentarli, magari ritagliarli, segnalare le differenze, e poi, cosa più gustosa, scegliere un articolo e svilupparlo facendone una sorta di riassunto con le nostre considerazioni. Quel piccolo laboratorio, nella sua piccola e forse apparente inutilità, credo sia stato il momento iniziale in cui è nata la mia passione per il <a href="http://www.jolek.org/tag/giornalismo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with giornalismo">giornalismo</a>. Se rileggo quel quadernone un po' mi faccio tenerezza <em>(ma quello anche oggi)</em>, e un po' noto, con mio grande stupore (forse, ma non troppo) che quasi i 3/4 degli articoli erano dedicati alla <a href="http://www.jolek.org/tag/scienza/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with scienza">scienza</a>.</p>
<p>Poi penso: ben 4 dei miei compagni delle medie, bene o male, e con alterne fortune, si son dedicati <em>anima e core</em> al giornalismo. È solo un caso? Una coincidenza? E se davvero quel piccolo laboratorio, con le nostre analisi, con la scoperta delle nostre attitudini, sia stata <em>la scintilla giusta al momento giusto</em>?</p>
<p><strong>Influenziamoli</strong>. Non lasciamoci scappare il loro futuro possibile. Perché, volenti o nolenti, in piccola o in grande parte, quei piccoli semi che piantiamo nel loro campo, forse non fioriranno. Ma se dovessero fiorire, allora perché non farlo?</p>
<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-153" title="quadernone" src="http://www.jolek.org/wp-content/uploads/2011/11/quadernone-258x300.png" alt="" width="258" height="300" /><em>[1] Così concludevo il temino sulla mostra "Dai nuclei ai <a href="http://www.jolek.org/tag/quark/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with quark">quark</a>" che si tenne a <a href="http://www.jolek.org/tag/lecce/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with lecce">Lecce</a> dal 24 febbraio al 18 marzo 1990. E avevo già le idee chiare, mi sa, sia sulla politica che sulla scienza. (Mi autocito. È imbarazzante. Non lo faccio più)</em></p>
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		<title>Un parallelismo</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 03:21:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dannata mania di leggere i libri in parallelo. È qualche giorno che tergiversavo, ma stanotte, quasi di scatto, l'ho preso in mano ed ho finito di leggerlo. Sto parlando di "L'amico ritrovato" di Fred Hulman, un libro che narra l'amicizia nata sui banchi di scuola fra due ragazzi sedicenni nel pre-periodo della Germania nazista. Sono [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dannata mania di leggere i libri in parallelo. È qualche giorno che tergiversavo, ma stanotte, quasi di scatto, l'ho preso in mano ed ho finito di leggerlo. Sto parlando di<strong> <a href="http://books.google.com/books?id=O4VrI7V4jhQC&amp;dq=Fred+Uhlman&amp;ie=ISO-8859-1&amp;source=gbs_gdata">"L'amico ritrovato"</a></strong> di Fred <a href="http://www.jolek.org/tag/hulman/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with hulman">Hulman</a>, un libro che narra l'amicizia nata sui banchi di scuola fra due ragazzi sedicenni nel pre-periodo della Germania nazista. Sono due amici speciali: uno, Shulzt, figlio di una nobile casata tedesca, e l'altro, Hans, figlio di una povera famiglia ebrea, in Germania ormai da generazioni. Non ho di certo intenzione di farne una recensione, nè tantomeno farne un riassunto. Un po' perché non lo so fare, un po' perché non è il mio mestiere e un po' perché rischierei di scrivere <em>male</em> alcune banalità. Ma un <a href="http://www.jolek.org/tag/parallelismo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with parallelismo">parallelismo</a>, quello si, vorrei farlo.</p>
<p>Hans, verso la fine del libro, sarà costretto a fuggire in America per via del clima ostile che, negli anni '30, stava montando contro gli ebrei. Prima della sua partenza, riceverà una lettera dal suo amico Shultz:</p>
<blockquote><p><em>So che resterai sconvolto nell'apprendere che io credo in quest'uomo. Lui è il solo in grado di salvare il nostro amato paese dal materialismo e il comunismo, e grazie a lui la Germania potrà ritrovare l'ascendente morale che ha perduto per colpa della sua follia. So bene che non sarai d'accordo, ma non vedo altra speranza per noi. La nostra scelta è tra Stalin e Hitler e, tra i due, preferisco Hitler</em>.</p></blockquote>
<p>Mentre leggevo, pensavo alla crisi economica. Pensavo all'arrivo dell'uomo forte, e pensavo a come la Germania, grande e gloriosa nazione, si sia fatta ammaliare dall'uomo che prometteva di riportarla verso i fasti del passato. E poi penso ad oggi, dove quelle stesse condizioni si stanno verficando qui in Italia, dove una pesante crisi economica ha messo in ginocchio mezzo paese, dove siamo stati commissariati dal potere economico, e dove la tentazione dell'uomo forte potrebbe vincere ancora una volta.</p>
<p>E poi mi viene in mente la copertina di <a href="http://www.jolek.org/tag/montanelli/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with montanelli">Montanelli</a>. L'attesa. È solo un parallelismo, ma temo ci sia poco da stare sereni.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=gaZLNzhM5FM&amp;feature=fvst"><img class="aligncenter size-medium wp-image-126" title="attesa_montanelli" src="http://www.jolek.org/wp-content/uploads/2011/11/attesa_montanelli-300x196.png" alt="" width="300" height="196" /></a>CQFP</p>
<p>&nbsp;</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/jolek/~4/fvTNH6ekxww" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Commento lungo</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 19:00:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono un accanito lettore del blog di Rosalba. Mi piace per il suo modo educato di trattare gli argomenti, per l'intensità con cui li tratta, e per la coincidenza di opinioni che spesso mi capita di ritrovarci. E' un'insegnante di scuola primaria, uno dei lavori più belli e più difficili del mondo, e, nel mio [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sono un accanito lettore del <strong><a href="http://www.crescerecreativamente.org/">blog di Rosalba</a></strong>. Mi piace per il suo modo educato di trattare gli argomenti, per l'intensità con cui li tratta, e per la coincidenza di opinioni che spesso mi capita di ritrovarci. E' un'insegnante di scuola <a href="http://www.jolek.org/tag/primaria/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with primaria">primaria</a>, uno dei lavori più belli e più difficili del mondo, e, nel mio passato (quasi per 10 anni di seguito) ho fatto <a href="http://www.jolek.org/tag/animazione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with animazione">animazione</a> scientifica per <a href="http://www.jolek.org/tag/bambini/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with bambini">bambini</a> di scuola primaria. Mi interessavano molto di più le loro domande che le pseudo domande degli adulti. Quando tratti con adulto devi capire il suo contesto, e sai che, nell'80% dei casi, ti troverai davanti ad una persona che non accetterà di farti capire di non saper nulla dell'argomento di cui stai parlando. Coi <a href="http://www.jolek.org/tag/bambini/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with bambini">bambini</a> è diverso: sono curiosità allo stato puro, e con loro ti puoi divertire e sperimentare.</p>
<p>Rosalba nel suo <a href="http://www.crescerecreativamente.org/2011/11/maestra-qual-e-lipotesi-giusta.html">ultimo post</a> racconta <em>"[...] lei, la bimba attenta, ieri, sul finire dell'ora, si è timidamente avvicinata alla cattedra, mentre raccoglievo le mie cose per andare via e mi ha chiesto: "Ti posso fare una domanda?" "Certo se posso rispondere, lo farò volentieri." "Nei libri di religione c'è scritto che il mondo lo ha creato Dio, nei libri di storia c'è spiegato che il mondo è nato dal Big Bang... mi spieghi qual è l'ipotesi giusta? [...]"</em></p>
<p>Mi è capitato più volte di ricevere una domanda simile. La prima volta capitò a Parma (son cose che si ricordano queste) ed una bimba, mentre parlavo del Big Bang mi disse <em>"Maestro </em>(maestro?)<em>, ma a catechismo non hanno detto così" "E cosa ti hanno detto tesoro?" "Mi hanno detto che il mondo l'ha creato Dio" "Vala'</em> - dissi io - <em>Ma mica crederai ai preti, no?"</em> e continuai a spiegare.</p>
<p>Soltanto tornando a casa, e ripensando alla giornata, mi accorsi di aver fatto una delle più grosse fesserie della mia vita. Io ero solo un animatore, non un educatore, e non avevo nessun diritto di interferire con la formazione di quella bambina. Io avevo solo il compito di farli divertire con la <a href="http://www.jolek.org/tag/scienza/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with scienza">scienza</a> per due ore, stimolare la loro curiosità, ma con quella frase non solo non stavo rispettando loro, ma neanche le loro famiglie e le loro sensibilità. Quella lezione la misi nel cassettino della memoria a lungo termine e la lasciai lì. Mi ricapitò a Genova. Ormai ero un animatore provetto, avevo 5 o 6 anni di esperienza, e sapevo come gestirmi. Si, non ho detto gestirLI, ho detto gestirMI. Perchè se, con loro, non si è disposti a mettersi in gioco completamente, allora forse è proprio il caso di cambiare mestiere...</p>
<p><em>"Fabio, ma l'universo non l'ha creato Dio?"</em> e un compagno <em>"Ma no che dici! Non l'hai sentito che c'è stato il big bang?"</em> e un altro <em>"don Francesco mi ha detto che Adamo ed Eva furono cattivi, e allora nacque l'universo!"</em> e un altro ancora <em>"Ma che dici! ... E' stato Gesu' a crearlo...".</em> Insomma, fra di loro, senza che io mettessi bocca, si era sviluppata una stupenda discussione come succede quando si incontrano due partiti politici. Sembrava il parlamento, erano fantastici. E allora, dopo essersi cucinati a fuoco lento per un minutino buono, intervenni io.</p>
<p><em>"Vi va di fare un gioco?" "Siiiiii"</em> (questa frase va bene per ogni situazione, sappiatelo). Li feci sedere tutti a terra, e chiesi di tirar fuori dallo zainetto i loro quaderni. <em>"Vi va di scrivere, in una frase, perchè credete che l'universo l'abbia creato Dio o perché, al contrario, credete che sia nato dal big bang? Una frase sola eh, non esageriamo, che poi io non so leggere!"</em> Ci sedemmo tutti a terra in cerchio,<em> - "Non fate le puzze, eh? Mi raccomando!" -</em> con fare attento scrissero la loro frase, e mi diedero diligentemente il foglio. Mai tanto silenzio durante un laboratorio, credetemi. Presi i fogli, li mischiai con l'aria di un prestigiatore che sta per far apparire un coniglio dal cappello, e diedi un foglio ad ognuno di loro.</p>
<p><em>"Ora, leggendo la frase che avete sul foglio, che ne dite di provare a spiegarla? Per esempio tu Maria, tu avevi detto che l'universo l'ha creato Dio, ma sul foglio che hai in mano trovi scritto che... leggi leggi pure, non aver paura..." "L'universo è nato da una farfalla che sbatteva le ali perchè la farfalla è l'animale più bello del mondo" "Che ne dici? Ti va di immaginare come mai il tuo amico, o la tua amica abbia scritto quella frase?"</em> Il laboratorio continuò per circa una mezz'oretta. Erano tutti attenti e un po' disorientati: stavano spiegando una idea non loro. Ma ero riuscito nel mio intento: ognuno di loro si era immedesimato nei pensieri dei compagni, e aveva provato ad esplorarli. Non era di certo un laboratorio scientifico, ma li avevo portati al confronto delle idee. La domanda "chi ha ragione, chi ha torto" era a quel punto ininfluente. Stavano partecipando ad un gioco di ruolo.</p>
<p><em>"Andiamo a vedere le macchie solari al telescopio?"</em> ...</p>
<p>Sul quaderno delle visite trovai scritto "da grande voglio sposare il maestro Fabio". Se ci penso, ancora mi vengono le lacrime.</p>
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		<title>Tumblr sia</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 03:10:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jolek</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per un motivo che mi risulta alquanto oscuro, oggi ho voluto attivare una pagina tumblr per mettere in rete rapide e paciose amenità. Cose brevi e rapide, per rapidi resoconti su cose trovate in rete. Twitter, dal canto suo, continua ad essere il mio strumento preferito per trovare info, e per seguire avvenimenti. Attraverso tumblr [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Per un motivo che mi risulta alquanto oscuro, oggi ho voluto attivare una pagina <strong><a href="http://jolek78.tumblr.com/">tumblr</a></strong> per mettere in rete rapide e paciose amenità. Cose brevi e rapide, per rapidi resoconti su cose trovate in rete. <a href="http://www.jolek.org/tag/twitter/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with twitter">Twitter</a>, dal canto suo, continua ad essere il mio strumento preferito per trovare info, e per seguire avvenimenti. Attraverso <a href="http://www.jolek.org/tag/tumblr/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with tumblr">tumblr</a> oggi, quasi per caso, ho scoperto che era il <strong><a href="http://twitter.com/#!/CarlSaganDay">Carl Sagan Day</a></strong>. Così prima l'ho twittato dal cell, condiviso su g+, e poi, al mio ritorno a casa, ho deciso di scrivere qualcosina ringraziando <a href="http://www.jolek.org/tag/sagan/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with sagan">Sagan</a><strong> <a href="http://jolek78.tumblr.com/post/12578329844/da-piccolo-lidea-che-il-nostro-universo-fosse">qui</a></strong>.</p>
<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Drake_equation"><img class="aligncenter" title="Drake Equation" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/math/8/4/6/846953db691bd7f2123caa767626d2af.png" alt="" width="282" height="22" /></a></p>
<p>Alla pagina di <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Drake_equation">wikipedia</a></strong> si può trovare tutta la spiegazione, ma mi piaceva cominciare sia <em>tumblr</em> sia <em><a href="http://www.jolek.org/tag/jolek/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with jolek">jolek</a></em> con l'equazione di Drake. Suona un po' come ricominciare da capo, o tornare alle origini, vedetela come volete, poiché l'interesse per "la vita estraterrestre" (no UFO, eh!)  fu, da piccolo, quello che mi spinse a usare il binocolo 10x50 per guardare il cielo. Per essere un mondo che non si interessa alla <a href="http://www.jolek.org/tag/scienza/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with scienza">scienza</a>, oggi si sono visti un bel po' di tweets che parlavano di <a href="http://www.jolek.org/tag/scienza/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with scienza">scienza</a>...</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-100" title="twitter-sagan" src="http://www.jolek.org/wp-content/uploads/2011/11/twitter-sagan-292x300.png" alt="" width="292" height="300" />Oh, non vi dimenticate di visitare il sito del <strong>Carl Sagan Day</strong>. Lo champagne è atteso per il 12 di novembre con <a href="http://carlsaganday.com/?page_id=16">Dinner with the stars"</a></p>
<p>CQFP</p>
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