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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/atom10full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"><id>tag:blogger.com,1999:blog-35400213</id><updated>2009-11-15T00:54:14.574+01:00</updated><title type="text">(just another) pop song</title><subtitle type="html">indie pop scandinavo</subtitle><link rel="http://schemas.google.com/g/2005#feed" type="application/atom+xml" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/feeds/posts/default" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/" /><link rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><link rel="next" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25" /><author><name>cornalis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04785246360007746730</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><generator version="7.00" uri="http://www.blogger.com">Blogger</generator><openSearch:totalResults>201</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><link rel="self" href="http://feeds.feedburner.com/justanotherpopsong" type="application/atom+xml" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com" /><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35400213.post-8131236997122633340</id><published>2009-11-06T16:29:00.004+01:00</published><updated>2009-11-06T17:37:02.665+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="svezia" /><title type="text">Friska Viljor - For New Beginnings</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SvRPWKHXeUI/AAAAAAAAA-I/39F7Ukoj0Ok/s1600-h/friska09.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 310px; height: 278px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SvRPWKHXeUI/AAAAAAAAA-I/39F7Ukoj0Ok/s320/friska09.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5401029095215036738" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Quattro anni fa &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Bravo!&lt;/span&gt; ha fatto conoscere in giro il nome degli stoccolmesi &lt;a href="http://friskaviljor.net/index.htm#"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Friska Viljor&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;. Il disco d'esordio proponeva un'originale forma di indie-rock nervoso e gioiosamente melodico al tempo stesso, una sorta di Libertines o di Shout Out Louds ibridati con elementi folk e profumi balcanici, operazione forse non sempre a fuoco ma dotata di indubbio fascino e personalità.&lt;br /&gt;Dopo l'interessante opera seconda &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Tour de hearts&lt;/span&gt;, Daniel Johansson e il compare Joakim Sveningsson tornano con un ulteriore equilibrato ma sensibile cambio di orientamento. &lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;For New Beginnings&lt;/span&gt; (titolo forse programmatico) si apre in effetti, con &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Die die die&lt;/span&gt;, in una dimensione folk rurale, spontanea, corale e coinvolgente che fa pensare al grandissimo norvegese (ahimè scomparso) St.Thomas oppure a Sufjan Stevens e ai Fleet Foxes, per poi virare subito verso il pop semplice e solare di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;If i die now&lt;/span&gt;, che potrebbe appartenere al repertorio tanto di un Montt Mardiè quanto di un Pelle Carlberg.   Qualche sapore di est Europa si sente ancora, per esempio nel riuscito indie-valzer &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Hey you&lt;/span&gt; e nell'incedere saltellante dell'irresistibile &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Wohlwill Strasse (&lt;/span&gt;ecco, se volete una prova del felice ibrido concepito dai FV ascoltate questa&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;canzone!&lt;span style="font-style: italic;"&gt;)&lt;/span&gt;, o nell'uso, qua e là, di mandolino e fisarmionica, ma è soprattutto nel crescendo dei ritornelli, nel renderli potenti e immediati, che i Friska Viljor dimostrano di essere cresciuti moltissimo nel corso della loro breve ma prolifica storia artistica: lo dimostrano chiaramente l'esuberanza melodica dei pezzi già citati, nonchè delle successive &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Hibiskus park&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Manwhore&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;People are getting old&lt;/span&gt;, che ci ricordano da vicino i nostri amati Marching Band (che, tra parentesi, stanno registrando con Jari Haapalainen), oppure i celebrati folk-poppers Herman Dune, e manifestano una sapiente complessità di arrangiamenti. Altrove poi i Nostri ci fanno addirittura venire in mente la raffinatezza sorniona dei migliori Concretes (sentite &lt;span style="font-style: italic;"&gt;I want you&lt;/span&gt;) e concludono con un gioiellino di pregevole fattura come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Should i apologize&lt;/span&gt;, che potrebbe essere dei Fanfarlo come di Billie The Vision.&lt;br /&gt;Insomma, al di là di tante somiglianze più o meno occasionali, i FV si piazzano esattamente a metà fra l'onnivora e retrospettiva scuola pop scandinava e la poderosa scena folk-rock di cantautori e gruppi nordici di ispirazione "americana": una posizione che permette loro di attingere in fondo il meglio da entrambe le linee (disimpegnata la prima, più "seria" la seconda), rappresentando una soluzione dotata di originalità e di ironia leggera e piacevole, colorata poi da apporti musicali decisamente "particolari" ma mai preponderanti.&lt;br /&gt;Da non perdere per nessun motivo!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35400213-8131236997122633340?l=justanotherpopsong.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/feeds/8131236997122633340/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=35400213&amp;postID=8131236997122633340&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/8131236997122633340" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/8131236997122633340" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/2009/11/friska-viljor-for-new-beginnings.html" title="Friska Viljor - For New Beginnings" /><author><name>cornalis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04785246360007746730</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" name="OpenSocialUserId" value="09834487274328001990" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SvRPWKHXeUI/AAAAAAAAA-I/39F7Ukoj0Ok/s72-c/friska09.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35400213.post-2711168428630519311</id><published>2009-10-28T14:35:00.004+01:00</published><updated>2009-10-28T15:59:57.892+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="svezia" /><title type="text">The Tiny - Gravity &amp; Grace</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SuhbgYWBZgI/AAAAAAAAA-A/-kpAomCKHqQ/s1600-h/thetiny.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SuhbgYWBZgI/AAAAAAAAA-A/-kpAomCKHqQ/s320/thetiny.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5397664765252298242" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Dato statistico: un buon ottanta per cento dei dischi di cui parliamo in questo blog sta dalle parti di un pop più o meno solare e "leggero". In parte è una scelta personale, certo, ma la cifra rispecchia un'idea di musica popolare che in Svezia e dintorni è dominante, persino nel mondo delle etichette indipendenti. Insomma, è quel genere di pop che gli scandinavi sono tanto bravi a fare, e grazie al quale molte band si fanno conoscere oltre frontiera.&lt;br /&gt;Poi però ci sono gruppi/artisti che viaggiano decisamente su un'altra strada: singer/songwriters ombrosi o intimisti, band che sperimentano soluzioni originali e meno immediate, e gruppi difficilmente inquadrabili (per scelta deliberata) come &lt;a href="http://www.thetiny.net/"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;The Tiny&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Ellekari Larsson e Leo Svensson, coppia nella musica e nella vita, non sono certo due esordienti: hanno lunghe gavette e due album alle spalle, l'ultimo dei quali, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Starring someone like you&lt;/span&gt; (2006), è stato unanimemente recensito come poco meno di un capolavoro. &lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Gravity &amp;amp; Grace&lt;/span&gt; arriva a tre anni di distanza già carico di molte aspettative, ed anche per questo motivo è uno di quegli album che va ascoltato e riascoltato in modo attento per coglierne appieno il valore e le sfumature.&lt;br /&gt;Diciamo subito che lo stile peculiare dei Nostri rimane immutato: la voce magica, accorata, versatile di Ellekari resta al centro di composizioni melodicamente complesse e composite, attorno alle quali fioriscono arrangiamenti di grande eleganza, che però oggi sembrano decisamente meno barocchi e ambiziosi del passato e preferiscono un dialogo essenziale fra cantato, pianoforte e violoncello (in fondo lo "scheletro" musicale dei The Tiny), allargando di volta in volta il discorso ad altri strumenti (fiati, glockenspiel, ecc.).&lt;br /&gt;Fin dall'iniziale &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Last weekend&lt;/span&gt;, Ellekari e Leo puntano tutto ad una dimensione emotiva cantautorale, finalizzata ad ottenere il massimo con il minimo materiale sonoro (voce e piano, per l'appunto), giocando con abilità sull'alternarsi di pieni e vuoti, lento e veloce, e raddoppiando l'effetto soltanto con il crescendo "spettrale" dei cori.&lt;br /&gt;Il copione è sostanzialmente lo stesso per gli altri dieci pezzi, che disegnano un mondo notturno di radi ma splendenti bagliori, dove l'intimismo quasi confidenziale delle liriche e delle melodie emerge in rapidi e coinvolgenti climax, tra folk onnivoro ed obliquo e colte reminiscenze classiche.&lt;br /&gt;Inutile ripetere i soliti paragoni: a tratti le canzoni dei The Tiny possono ricordare da vicino Tori Amos (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ten years&lt;/span&gt; per esempio, almeno nel principio), i Cocteau Twins, Kate Bush, Joanna Newsom oppure, per rimanere in Svezia, Anna Ternheim, Britta Persson,  Anna Järvinen e Frida Hyvonen. Tuttavia il fascino delle composizioni di Ellekari e Leo è ormai svincolato da ogni modello e l'ex Talk Talk James Webb, chiamato come produttore, ha in effetti rispettato nel profondo la peculiarità dei The Tiny, tenendo la mano leggera e assecondando la forza originaria ed essenziale di ogni canzone.&lt;br /&gt;Nel complesso &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gravity &amp;amp; Grace&lt;/span&gt; - per altro titolo quantomai azzeccato e aderente al suo stile concreto ed aereo al tempo stesso - è un album maturo e privo di momenti deboli, concluso poi in modo sontuoso quanto inaspettato con la cover di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pet sematary&lt;/span&gt; dei Ramones, rilettura originalissima e davvero memorabile, con la voce di Ellekari che quasi si rompe e uno sghembo violoncello da film horror.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="480" height="295"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/CJZ0T9OQb-4&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1&amp;amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/CJZ0T9OQb-4&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1&amp;amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="295"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35400213-2711168428630519311?l=justanotherpopsong.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/feeds/2711168428630519311/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=35400213&amp;postID=2711168428630519311&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/2711168428630519311" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/2711168428630519311" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/2009/10/tiny-gravity-grace.html" title="The Tiny - Gravity &amp; Grace" /><author><name>cornalis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04785246360007746730</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" name="OpenSocialUserId" value="09834487274328001990" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SuhbgYWBZgI/AAAAAAAAA-A/-kpAomCKHqQ/s72-c/thetiny.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35400213.post-3476868050059597664</id><published>2009-10-21T10:36:00.000+02:00</published><updated>2009-10-21T11:45:10.028+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="svezia" /><title type="text">Lake Heartbeat - Trust In Numbers</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/St7UO7BbTVI/AAAAAAAAA94/NRC1t1XaRe8/s1600-h/Lake_Heartbeat_-_Trust_In_Numbers.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 306px; height: 306px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/St7UO7BbTVI/AAAAAAAAA94/NRC1t1XaRe8/s320/Lake_Heartbeat_-_Trust_In_Numbers.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5394982756463365458" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Non abbiamo ancora finito di tessere le lodi dell'elettronica "umanistica" dei misteriosi JJ, ed ecco che un altro gruppo svedese si mette sulla stessa scia luminosa di quel gioiellino intitolato N°2. Si tratta dei &lt;a href="http://www.myspace.com/lakeheartbeat"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Lake Heartbeat&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, combo di Stoccolma che ruota intorno ai musicisti e produttori Janne Kask e Dan Lissvik e che incide per la Service, piccola label dai gusti decisamente eclettici che vanta nel suo roster niente meno che Jens Lekman.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Trust In Numbers&lt;/span&gt;, disco d'esordio dei Lake Heartbeat, allo stesso modo dell'album dei JJ viaggia veloce sui binari di un pop che nel motore mette nella stessa misura elettronica e strumenti suonati, calibrato artificio da programmatori e purezza artigianale, secondo uno schema collaudato che può rifarsi ai "maestri" francesi Air o ai tanti artisti della scena indie-elettronica scandinava.&lt;br /&gt;Le dieci canzoni che ci troviamo a fluttuare intorno possiedono un cristallino fascino '80s, ma si tengono ben lontane da ogni tentazione realmente retrospettiva: con le loro melodie ampie e sussurrate, con la morbidezza dei sinth che avvolge l'intreccio delle chitarre acustiche e il beat discreto ma penetrante, con la loro aria leggermante svagata, da risveglio in una mattina d'estate, i pezzi dei LH ci portano - pur con diversi mezzi - nello stesso mondo quieto e atemporale evocato recentemente dai Kings Of Convenience.&lt;br /&gt;Se vi piacciono le atmosfere tiepide, color pastello, elegantemente demodè di Club 8, Acid House Kings, El Perro Del Mar, Friday Bridge, Air France, non perdetevi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Trust In Numbers&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://srvc.se/lakeheartbeat/BluePlanet.zip"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Blue planet &lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35400213-3476868050059597664?l=justanotherpopsong.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/feeds/3476868050059597664/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=35400213&amp;postID=3476868050059597664&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/3476868050059597664" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/3476868050059597664" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/2009/10/lake-heartbeat-trust-in-numbers.html" title="Lake Heartbeat - Trust In Numbers" /><author><name>cornalis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04785246360007746730</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" name="OpenSocialUserId" value="09834487274328001990" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/St7UO7BbTVI/AAAAAAAAA94/NRC1t1XaRe8/s72-c/Lake_Heartbeat_-_Trust_In_Numbers.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35400213.post-4815843331985164601</id><published>2009-10-12T14:56:00.003+02:00</published><updated>2009-10-12T16:12:56.648+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="norvegia" /><title type="text">Egil Olsen - Nothing Like The Love I Have For You</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/StM5M65Ny3I/AAAAAAAAA9w/ZkM3xNR27no/s1600-h/egilolsen09.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 306px; height: 277px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/StM5M65Ny3I/AAAAAAAAA9w/ZkM3xNR27no/s320/egilolsen09.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5391716073023064946" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ultime notizie dalla vita di &lt;a href="http://www.egilolsen.com/"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Egil Olsen&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;: a due anni di distanza dall'esordio &lt;span style="font-style: italic;"&gt;I'm A Singer/Songwriter&lt;/span&gt;, il Nostro sembra aver appeso le scarpe da busker al chiodo, si è sposato e - in attesa di mettere su famiglia per davvero - ha registrato un album nuovo, dal titolo iper-romantico &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Nothing Like The Love I Have For You&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Se il primo album era un vero e proprio inno al cantautorato più intimista e delicato, questo secondo lavoro vede Egil in una solitudine casalinga ancora più assoluta, violata in rarissimi episodi dal timido apporto strumentale di qualche amico o dalla voce di Jenny Hval (Rockettothesky) che fa i cori in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Hard work and fate&lt;/span&gt;. Fin dall'iniziale&lt;span style="font-style: italic;"&gt; 1000 songs &lt;/span&gt;è chiaro ed evidente lo stile "cuore in mano" che Olsen ha eletto a suo marchio di fabbrica: voce sottilissima e timida, un organo elettrico, una chitarra acustica arpeggiata con sapiente lentezza, qua e là una lap steel a sottolineare i momenti più languidi, affiancata magari ad un breve sipario di fiati gentili (esemplare il pezzo che dà il titolo all'album) o a degli archi drakeiani (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dot&lt;/span&gt;). I testi, da parte loro, fanno il resto, parlando sommessamente d'amore in modo talmente naif, quotidiano e sincero da superare ogni accusa di ingenua banalità.&lt;br /&gt;Insomma, il mondo fragile e notturno di questo barbuto trentenne di Oslo è in fondo lo stesso di cui ci siamo innamorati due anni orsono, ma mai come ora sembra pienamente maturo e ricco di piccole e grandi sfumature, inanellando uno dopo l'altro quattrordici episodi (di durata invero molto contenuta) di nuda bellezza, che fanno la corte al folk americano, a tratti somigliano tantissimo agli Eels di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dasies of the galaxy&lt;/span&gt; (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sleep with you&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;I just don't care anymore&lt;/span&gt;) e potrebbero esere accostate con facilità all'eleganza rurale di Sufjan Stevens, ma in definitiva riflettono soprattutto l'anima fiorita di Egil, sempre in bilico tra uno spontaneo romanticismo e una giocosa e leggera (auto)ironia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="480" height="295"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/_xr8NHATAsc&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1&amp;amp;"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/_xr8NHATAsc&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1&amp;amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="295"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/MRltCsHXwtg&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1&amp;amp;"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/MRltCsHXwtg&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1&amp;amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35400213-4815843331985164601?l=justanotherpopsong.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/feeds/4815843331985164601/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=35400213&amp;postID=4815843331985164601&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/4815843331985164601" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/4815843331985164601" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/2009/10/egil-olsen-nothing-like-love-i-have-for.html" title="Egil Olsen - Nothing Like The Love I Have For You" /><author><name>cornalis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04785246360007746730</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" name="OpenSocialUserId" value="09834487274328001990" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/StM5M65Ny3I/AAAAAAAAA9w/ZkM3xNR27no/s72-c/egilolsen09.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35400213.post-1600777819058309334</id><published>2009-10-07T15:03:00.005+02:00</published><updated>2009-10-10T15:18:56.722+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="norvegia" /><title type="text">Kings Of Convenience - Declaration Of Dependence</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SsyYBPSlFoI/AAAAAAAAA9o/_RawJ0t2WsE/s1600-h/declaration-of-dependence.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 300px; height: 300px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SsyYBPSlFoI/AAAAAAAAA9o/_RawJ0t2WsE/s320/declaration-of-dependence.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5389850001107392130" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Non hanno fretta i &lt;a href="http://www.kingsofconvenience.com/"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Kings Of Convenience&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, e non c'è da sorprendersi di questo: è un po' la loro filosofia di vita, il loro modo onesto e spontaneo di tirarsi fuori dalle pressioni da cui il mondo del pop non è certo esente. Non pare vero che siano passati otto anni da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Quiet is the new loud&lt;/span&gt; e ben cinque dall'ultima fatica &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Riot on an empty street&lt;/span&gt;, eppure è così. Per tanto tempo siamo rimasti senza la musica di Erlend ed Eirik, ma in fondo è come se fossero stati sempre con noi: basta rievocare - e parlo per me - quante volte li ho tirati in ballo su questo blog per paragonare il loro stile ormai canonico a quello di qualche nuovo artista.&lt;br /&gt;Bene, &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Declaration Of Dependence &lt;/span&gt;è il terzo album dell'inossidabile duo norvegese, ed il titolo sembra stare lì apposta a ricordarci che, al di là dei progetti laterali (soprattutto di Erlend) e dei lunghissimi silenzi, i due amici si divertono ancora a suonare insieme come se si fossero conosciuti l'altroieri (e non nel 1986, come narrano le biografie ufficiali).&lt;br /&gt;Ascoltate l'arpeggio placido di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;24-25&lt;/span&gt;, pezzo che apre il disco, ascoltate la morbida consonanza delle voci, il disegno pulito di una melodia di nuvole su un orizzonte marino. Ecco, sono i Kings Of Convenience del 2009, ma potrebbero essere quelli che nel 2001 fecero parlare di sè il mondo con solo due voci e due chitarre acustiche. Insomma, Erlend ed Eirik sembrano vivere in luogo che il tempo non tocca, nè le mode: una qualche cameretta affacciata sul cielo, in una qualche città che potrebbe essere la natia Bergen ma anche qualsiasi altra città del mondo.&lt;br /&gt;Pronta la critica, allora: i KOC non sono capaci di cambiare, i KOC sono sempre perfettamente uguali a sè stessi, dal primo all'ultimo secondo della loro musica.&lt;br /&gt;Sbagliata la prima affermazione: i KOC semplicemente non vogliono cambiare perchè non ne sentono il bisogno: anzi, se nei dischi precedenti le percussioni e qualche inserto strumentale aggiungevano elementi al quadro, ora restano solo i due protagonisti al centro della scena, "nudi" con il loro stile "nudo" fra le dita e nelle corde vocali. Giusto un violoncello (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Boat behind&lt;/span&gt;, la deliziosa &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Peacetime resistence&lt;/span&gt;) o qualche tocco di piano appaiono sullo sfondo, ma non è su di loro il fuoco.&lt;br /&gt;Corretta la seconda affermazione, almeno ad un ascolto superficiale, ad un approccio incapace (per mancanza di tempo o per gusto personale) di fermarsi sulle sfumature. Certo, è difficile tenere alta l'attenzione per 13 pezzi, ma i KOC sono così, prendere o lasciare. Se si mettessero a fare jazz o rock o sperimentassero soluzioni etniche o elettroniche non sarebbero più loro.&lt;br /&gt;Le loro composizioni nascono evidentemente da un lavoro di cesello raffinatissimo (pensate solo a come si fondono ritmica e arpeggio in ogni canzone, che si regge senza apporto percussivo o di basso) ed oggi i due norvegesi sembrano volerci mostrare il risultato delle loro fatiche senza orpelli, così come è uscito dalle loro dita, in una dimensione sonora essenziale che ricorda in modo impressionante non tanto gli epigoni Simon &amp;amp; Garfunkel quanto il genio dell'ultimo Nick Drake, quello di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pink moon&lt;/span&gt; .&lt;br /&gt;Se già amate i KOC, nei tredici episodi del disco ritroverete in pieno il talento unico di Erlend ed Eirik: le loro melodie leggere, eleganti, profumate talvolta di esostismo, le trame acustiche intrise di serena malinconia, le atmosfere sognanti e sospese, la sensazione di una piacevole atarassia, di una dimensione in cui possiamo chiudere il mondo fuori e osservarlo da lontano senza che ci possa fare male. Non ci sono, forse, singoli "forti" come una &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Toxic girl&lt;/span&gt; o una &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Misread&lt;/span&gt;, ma la stoffa di cui sono fatte le canzoni di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Declaration of dependence&lt;/span&gt; è la stessa, e le stesse sono le mani (abili) che l'hanno confezionata, prendendosi tutto il tempo necessario.&lt;br /&gt;Se, come loro, non avete fretta, un disco imprescindibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="480" height="295"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/df2K91QSqJE&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1&amp;amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/df2K91QSqJE&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1&amp;amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="295"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="480" height="295"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ju1QkESSpUc&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1&amp;amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/ju1QkESSpUc&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1&amp;amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="295"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35400213-1600777819058309334?l=justanotherpopsong.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/feeds/1600777819058309334/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=35400213&amp;postID=1600777819058309334&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/1600777819058309334" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/1600777819058309334" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/2009/10/kings-of-convenience-declaration-of.html" title="Kings Of Convenience - Declaration Of Dependence" /><author><name>cornalis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04785246360007746730</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" name="OpenSocialUserId" value="09834487274328001990" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SsyYBPSlFoI/AAAAAAAAA9o/_RawJ0t2WsE/s72-c/declaration-of-dependence.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35400213.post-2812495144091124515</id><published>2009-09-30T15:51:00.002+02:00</published><updated>2009-09-30T17:19:53.300+02:00</updated><title type="text">[ingenting] - Tomhet, Idel Tomhet</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SsN18e0JNeI/AAAAAAAAA9g/d5k9xLcqFPM/s1600-h/ingenting-tomhet.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 307px; height: 307px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SsN18e0JNeI/AAAAAAAAA9g/d5k9xLcqFPM/s320/ingenting-tomhet.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5387279261189617122" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Gli &lt;a href="http://www.labrador.se/releases/ingenting.php3"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;[ingenting]&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; sono senza dubbio una band particolare. Esistono da più di sei anni, hanno pubblicato due album e diversi ep con l'etichetta indipendente più celebre della Scandinavia (la Labrador), possono vantare decine di recensioni mai meno che entusiastiche ed un piccolo ma solido seguito in patria. Eppure è uno di quei gruppi che tendiamo a dimenticare che esista. Forse perchè disdegnano l'inglese in nome della loro lingua madre. O forse per lo stesso atteggiamento schivo dei sei ragazzi di Stoccolma: niente promozione sulla rete, niente sito internet (giusto &lt;a href="http://www.nadazipp.se/"&gt;questo&lt;/a&gt;, attivo da poco, ma provate a rintracciarlo con google...), lunghi silenzi tra un disco e l'altro, niente videoclip o altre trovate più o meno pubblicitarie. Non a caso "ingenting" in svedese significa "niente", a testimoniare però un intento più timido e volutamente sottotraccia che marcatamente nichilista.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Tomhet, Idel Tomhet&lt;/span&gt; ("vuoto, nient'altro che vuoto"), terzo album degli [ingenting], non giunge però del tutto inatteso, visto che lo scorso agosto Pitchfork (ninentemeno!) ha dato risalto al singolo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Halleluja!&lt;/span&gt;, spendendo parole di stupita lode nei confronti di questa (per loro) sconosciuta band di idioma svedese. E in effetti non è necessario parlare svedese per apprezzare la frizzante e vigorosa cascata melodica che ci investe appena mettiamo l'album nel lettore: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Halleluja!&lt;/span&gt; è un lasciapassare pop valido in tutti i paesi del mondo con la sua gioiosa sarabanda elettrica corredata di campane a festa nel finale, e sarebbe un asso nella manica perfetto per lanciare la band su un palcoscenico internazionale. Ma, tant'è, a sud di Malmo se la godranno in pochi e i Nostri non sembrano preoccuparsene molto...&lt;br /&gt;Abbiamo già avuto modo di dire (&lt;a href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/2006/11/niente-tutto.html"&gt;qui&lt;/a&gt;) che gli [ingenting] sono una delle band più talentuose dell'intero panorama nordico: di certo sono la più sottovalutata. Se vi lasciate trascinare dal terzetto che apre il disco (la citata &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Halleluja!&lt;/span&gt;, poi le veloci &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Medan vi sov&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ge tillbaka det&lt;/span&gt;) avrete già un saggio del migliore pop svedese degli ultimi anni: scintillante, solare ed energetico, memore dell'insegnamento dei Popsicle, dei Broder Daniel o dell'impetuoso Hakan Hellstrom (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Led mig hem&lt;/span&gt;, episodio 5 del disco, potrebbe essere davvero uno dei migliori pezzi di catalogo dell'estroso musicista svedese). Con la successiva &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dina händer är fulla av blommor&lt;/span&gt; gli [ingenting] rendono però il gioco molto più serio, dilatando tempi e spazi e affidando alla voce di Sibille Attar (degli Speedmarket Avenue) e al fluire dei cori la suggestione di un'atmosfera crepuscolare e sognante. La stessa che ritroviamo nella liquida &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Blanka blad&lt;/span&gt;, sapiente costruzione a strati che fluttua attorno al cantato ripetitivo di Christopher Sander, e nella conclusiva &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Låt floden komma&lt;/span&gt;, struggente ballata per voce e pianoforte che cresce a poco a poco e si sfalda in un'aria elettrica.&lt;br /&gt;I 52 minuti del disco scorrono veloci e ispirati, in un territorio che sta al di fuori dei generi, alternando momenti più atmosferici ed altri decisamente giocosi (il cantato infantile di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Satans högra hand&lt;/span&gt;, la svagata leggerezza di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Tack&lt;/span&gt;, il dinamismo di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lång väg&lt;/span&gt;, che ricorda tanto le glorie passate dei connazionali Kent quanto lo stile scampanellante dei Coldplay).&lt;br /&gt;Alla fine &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Tomhet, Idel Tomhet&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;dà veramente l'impressione di un lavoro maturo, vario, immediato ed emozionante, semplice e complesso al tempo stesso, equilibratissimo nella produzione, che dosa essenzialità indie-rock e innesti corali/strumentali con mano ferma e sapiente (è quella di Jari Haapalainen, un nome una garanzia). Insomma una delle cose più belle e intense che abbiamo avuto modo di ascoltare in questo 2009. Una grandissima e innegabile conferma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.labrador.se/mp3/ingenting_halleluja.mp3"&gt;Halleluja! mp3&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35400213-2812495144091124515?l=justanotherpopsong.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/feeds/2812495144091124515/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=35400213&amp;postID=2812495144091124515&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/2812495144091124515" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/2812495144091124515" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/2009/09/ingenting-tomhet-idel-tomhet.html" title="[ingenting] - Tomhet, Idel Tomhet" /><author><name>cornalis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04785246360007746730</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" name="OpenSocialUserId" value="09834487274328001990" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SsN18e0JNeI/AAAAAAAAA9g/d5k9xLcqFPM/s72-c/ingenting-tomhet.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35400213.post-6031961149715454672</id><published>2009-09-23T14:15:00.003+02:00</published><updated>2009-09-23T16:36:34.473+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="norvegia" /><title type="text">Dylan Mondegreen - The World Spins On</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/Sroxt1_tG9I/AAAAAAAAA9Y/nPM3AvgYa8Q/s1600-h/dylanmondegreen09.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 304px; height: 304px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/Sroxt1_tG9I/AAAAAAAAA9Y/nPM3AvgYa8Q/s320/dylanmondegreen09.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5384670968133000146" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;A due anni esatti dal promettentissimo esordio intitolato &lt;span style="font-style: italic;"&gt;While i walk you home&lt;/span&gt;, torna oggi il norvegese &lt;a href="http://www.myspace.com/dylanmondegreen"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Dylan Mondegreen&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; con il suo secondo album &lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;The World Spins On&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Facile evocare il nome di Paddy McAloon e dei suoi Prefab Sprout, ascoltando le canzoni morbide e cantabili di &lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Børge Sildnes, amabilmente fuori moda e senza mai un capello fuori posto. Dylan Mondegreen, alterego artsistico di Sildnes, vive in un mondo dove il pop è una carezza amichevole e serena, e le sue canzoni parlano invariabilmente d'amore&lt;/span&gt;, mescolando romanticismo e malinconia con mano delicata, senza eccedere in una direzione o nell'altra. Attorno alle melodie apparentemente semplici (molto McCartney, in verità) che il Nostro canta con voce gentile e confidenziale, &lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Børge disegna con grande equilibrio le traiettorie strumentali più funzionali all'atmosfera di volta in volta &lt;/span&gt;tratteggiata: giusto qualche virgola di chitarra elettrica, un arpeggio di banjo, archi leggeri o sognanti, il pianoforte a mettere ogni tanto i puntini sulle i.&lt;br /&gt;Trent'anni fa avrebbero catalogato Dylan Mondegreen con l'etichetta soft-rock (la stessa messa addosso a James Taylor o Jackson Browne) e forse qualche suo pezzo avrebbe finito per riscuotere una briciola di successo. Oggi la sua musica soffice ed avvolgente rischia invece di rimanere schiacciata tra accuse di leziosità revivalistiche e l'atemporalità essenziale degli osannati connazionali Kings Of Convenience, di cui Sildnes condivide l'atteggiamento e il gusto melodico, ma non lo stile. Insomma, rischia di passare inosservata (un po' come gli inglesi Ben &amp;amp; Jason, pure molto somiglianti a Mondegreen, che erano bravissimi e sono evaporati dopo tre album), il che è un peccato, perchè il talento di &lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Børge&lt;/span&gt; è innegabile quanto la sua eleganza demodè. In definitiva un album bello, senza acuti e al contempo senza cedimenti. Da non perdere.&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35400213-6031961149715454672?l=justanotherpopsong.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/feeds/6031961149715454672/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=35400213&amp;postID=6031961149715454672&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/6031961149715454672" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/6031961149715454672" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/2009/09/dylan-mondegreen-world-spins-on.html" title="Dylan Mondegreen - The World Spins On" /><author><name>cornalis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04785246360007746730</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" name="OpenSocialUserId" value="09834487274328001990" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/Sroxt1_tG9I/AAAAAAAAA9Y/nPM3AvgYa8Q/s72-c/dylanmondegreen09.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35400213.post-5567151300116179848</id><published>2009-09-14T15:13:00.004+02:00</published><updated>2009-09-14T15:47:40.301+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="svezia" /><title type="text">New Found Land - We All Die</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/Sq5I1n7h-lI/AAAAAAAAA9Q/eNuYqsh3gHk/s1600-h/folder.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 304px; height: 304px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/Sq5I1n7h-lI/AAAAAAAAA9Q/eNuYqsh3gHk/s320/folder.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5381318690843261522" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Alla fine l'autunno è arrivato all'improvviso. Mentre riprendo in mano l'attività del blog, fuori dalla finestra il cielo è grigio e piovoso per la prima volta da settimane. Clima perfetto per parlare di questo &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;We All Die&lt;/span&gt;, che è il disco d'esordio di un duo di Goteborg dal nome &lt;a href="http://new-found-land.se/"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;New Found Land&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Conoscevamo Anna Roxenholt e Karl Krook da un pezzo, grazie ad alcuni interessanti pezzi fatti circolare in rete, ed ora che possiamo valutarli sulla misura dell'album la nostra stima nei confronti dei due svedesi si consolida decisamente.&lt;br /&gt;Fin dalle iniziali &lt;span style="font-style: italic;"&gt;It would mean the world to me&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Rooftops&lt;/span&gt; è evidente che i Nostri prediligono atmosfere acustiche e in penombra, lasciando che siano soprattutto le armonie vocali a dare colore alle loro malinconiche melodie. Con la successiva &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Leave it behind&lt;/span&gt;  i New Found Land fanno subito capire di cavarsela molto bene anche con sonorità più elettriche e marcatamente indie, ma già dalla splendida, oscura e sognante &lt;span style="font-style: italic;"&gt;In colour&lt;/span&gt; l'ascoltatore viene immerso nel mood intimista e delicato che, in definitiva, contraddistingue l'intero lavoro e che regala canzoni di grande emozione come le "romantiche" &lt;span style="font-style: italic;"&gt;By your side&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;All the nights&lt;/span&gt;, indubbi saggi di notevole talento compositivo. &lt;br /&gt;E' evidente che il linguaggio dei New Found Land è quello del folk, rivisitato con una sensibilità colta e ispirata che potremmo avvicinare ad artisti e gruppi scandinavi come Josè Gonzalez, Amandine, The Little Hands Of Asphalt, We Are Soldiers We Have Guns, Loney Dear, Winter Took His Life, giusto per fare qualche nome. Insomma: tradizione, intimismo e una leggerissima spruzzata di innovazione, che qui può essere testimoniata dall'uso occasionale della drum machine a spezzare i canonici quattro quarti o dai sapienti inserti strumentali (il sax della citata &lt;span style="font-style: italic;"&gt;By your side&lt;/span&gt; ad esempio).&lt;br /&gt;I New Found Land non propongono alla fine dei conti particolari novità nel panorama scandinavo, ma sarebbe un vero delitto ignorare queste nove canzoni, tutte di luminosa ed essenziale bellezza. Perfette, come abbiamo già avuto modo di dire, per l'autunno che arriva a lungi passi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35400213-5567151300116179848?l=justanotherpopsong.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/feeds/5567151300116179848/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=35400213&amp;postID=5567151300116179848&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/5567151300116179848" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/5567151300116179848" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/2009/09/new-found-land-we-all-die.html" title="New Found Land - We All Die" /><author><name>cornalis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04785246360007746730</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" name="OpenSocialUserId" value="09834487274328001990" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/Sq5I1n7h-lI/AAAAAAAAA9Q/eNuYqsh3gHk/s72-c/folder.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35400213.post-4210910820823040171</id><published>2009-08-27T21:04:00.005+02:00</published><updated>2009-08-27T22:23:34.025+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="islanda" /><title type="text">Mùm - Sing Along To Songs You Don't Know</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SpbpoCTS_WI/AAAAAAAAA9I/qj1_J8Ydcrs/s1600-h/mum.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 304px; height: 304px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SpbpoCTS_WI/AAAAAAAAA9I/qj1_J8Ydcrs/s320/mum.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5374740079335112034" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;C'è un filo solido ed evidente che lega i numerosi grupi/artisti islandesi che abbiamo avuto modo di scoprire nell'ultimo decennio: Sigur Ròs, Olafur Arnalds, Amiina, Rokkurrò, Hjaltalin, Seabear, Emiliana Torrini, Slowblow, per nominare i principali. O meglio molti fili, abilmente intrecciati a formare una lunga corda gettata simbolicamente oltre l'oceano che isola l'isola di ghiaccio, verso l'attenzione del pubblico europeo, americano, mondiale. C'è il filo della sperimentazione, e insieme quello delle radici folk, il filo della musica più eterea e quello del rifiuto della forma canzone tradizionale, il filo dell'espressione più atmosferica ed emozionale, quasi drammatica e quello di un'impercettibile ironia che c'è ma noi non islandesi non la capiamo, il filo della ricercatezza intellettuale e quello di un amore per la melodia tipicamente pop. Tanti ingredienti che ci permettono di delineare i contorni di una "scena" che forse esiste solo nella nostra immaginazione di appassionati di musica, ma che è pure capace di sfornare continuamente cose nuove, belle, intertessanti, uniche e particolari.&lt;br /&gt;I &lt;a href="http://www.mum.is/"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Mùm&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; tra le band citate sono sicuramente dei capofila, e oggi, con l'uscita di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;Sing Along To Songs You Don't Know&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;, il gruppo è giunto a pubblicare il suo quinto album, con ampia risonanza internazionale e (involontarie?) anticipazioni apparse in rete da alcuni mesi.   &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;&lt;br /&gt;Il pezzo che apre il disco, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;If i were a fish&lt;/span&gt;, ci suggerisce immediatamente che qualcosa è ulteriormente cambiato nel mondo affascinante e magmatico dei Mùm: la melodia folkeggiante, sorniona e delicata che informa la canzone non ci sorprende - è tipica dei Nostri - ma è proprio il fatto che possiamo chiamarla senza remore "canzone" a meravigliarci positivamente. Ovviamente nelle dodici tracce dell'album la sperimentazione analogica/elettronica cara ai Mùm non manca (rumorismi vari, drum machine essenziale, campionamenti di suoni "quotidiani"), ma più spesso che nei lavori precedenti (gli ultimi due specialmente) l'orizzonte naif e onirico disegnato dalla multiforme band islandese ha i colori del folk-pop indipendente di marca acustica (vedi Sufjan Stevens o Noah and The Whale), prova ne siano pezzi di immediata gradevolezza come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Profecies &amp;amp; reversed memories&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Hullaballabalù&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Last shapes of never, Illuminated&lt;/span&gt; e soprattutto il gioioso ed eclettico mantra di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sing along&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Accanto a questi, una serie di quadri malinconici in chiaroscuro e dai tratti spesso sfumati ad arte, dove prevalgono comunque strumenti "classici" (il pianoforte, il glockenspiel, gli archi emozionanti di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;A river don't stop to breathe&lt;/span&gt; e quelli avvolgenti della obliqua ninnananna &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Blow your nose&lt;/span&gt;) e le voci maschili/femminili si alternano e duettano con sommessa e al contempo angelica grazia.&lt;br /&gt;Molti (non la critica in genere) hanno spesso accusato i Mùm di essere parimenti talentuosi e inguaribilmente noiosi nella riproposizione della loro formula magica. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;Sing Along To Songs You Don't Know, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;pur non esente da una certa prolissità congenita al gruppo, è però la prova di un atteggiamento meditato e sensibilmente diverso, che magari scontenterà la critica ma conquisterà qualche nuovo adepto.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35400213-4210910820823040171?l=justanotherpopsong.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/feeds/4210910820823040171/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=35400213&amp;postID=4210910820823040171&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/4210910820823040171" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/4210910820823040171" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/2009/08/mum-sing-along-to-songs-you-dont-know.html" title="Mùm - Sing Along To Songs You Don't Know" /><author><name>cornalis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04785246360007746730</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" name="OpenSocialUserId" value="09834487274328001990" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SpbpoCTS_WI/AAAAAAAAA9I/qj1_J8Ydcrs/s72-c/mum.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35400213.post-187282295846027274</id><published>2009-08-16T11:02:00.006+02:00</published><updated>2009-08-16T12:57:08.244+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="svezia" /><title type="text">JJ N°2</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SofWLueILbI/AAAAAAAAA9A/bXb_dVrdEEQ/s1600-h/jjn2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 308px; height: 308px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SofWLueILbI/AAAAAAAAA9A/bXb_dVrdEEQ/s320/jjn2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5370496577603906994" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Negli ultimi mesi nessun disco scandinavo ha raccolto recensioni entusiastiche e pluristellate in mezzo mondo come il secondo album dei &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;JJ&lt;/span&gt;, siglato semplicemente &lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;N°2&lt;/span&gt; (il primo in realtà era un 7" con due pezzi uscito all'inizio dell'anno). Forse il mistero che circonda la band (si dice che sia un duo, qualcuno ipotizza che siano i compagni di etichetta Tough Alliance sotto mentite spoglie) ha contribuito a creare una piccola hype intorno ai JJ - Pitchfork è il loro sponsor numero uno - ma è in fondo sbagliato fermarsi troppo a speculare sull'identità di questi talentuosi creatori di melodie con queste melodie nelle orecchie.&lt;br /&gt;La Sincerly Yours, label di Goteborg che pubblica N°2, ha un taglio pop-elettronico nelle sue produzioni, e i JJ si inseriscono perfettamente nel mood degli artisti dell'etichetta svedese, Air France e Honeydrips ad esempio.&lt;br /&gt;Cos'hanno allora i JJ in più rispetto agli altri? Difficile definirlo a parole. Può darsi che suoni un po' provocatorio (per gli appassionati di pop elettronico) dire che i JJ suonano elettronico ma non sembra affatto, ma oggettivamente è così: lo provano l'uso costante della forma canzone, l'ultilizzo di strumenti analogici insieme ai sinth e al campionatore, la scelta di ritmiche sempre leggere, l'attitudine artigianale della produzione, che ottiene una sorprendente eleganza sonora puntando ad un'estrema semplicità. Insomma, non fosse per l'architettura sintetica dei pezzi, la calda e aggraziata voce femminile che canta lungo l'intero album fa pensare poco ai modelli elettro-pop che conosciamo e molto alle cose migliori del twee-pop svedese, dai "modernisti" Club 8 ai "classici" The Charade e Acid House Kings.&lt;br /&gt;A rendere il tutto più unico e succulento, c'è  poi la capacità formidabile di mescolare senza soluzione di continuità delicati profumi esotici (i Caraibi di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Things will never be the same again&lt;/span&gt;), sereni ed evocativi paesaggi marini (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;From Africa to Malaga&lt;/span&gt;), calibratissime divagazioni onirico/psicotrope (&lt;span&gt;il singolo&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; Ecstasy&lt;/span&gt;, una sorta di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Born Slippy&lt;/span&gt; passata per le mani dei Royksopp), soffici ballate acustiche che oseremmo definire romantiche (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Are you still in Vallda?&lt;/span&gt;, la conclusiva &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Me &amp;amp; Dean&lt;/span&gt;&lt;span&gt;, apparentemente registrata live&lt;/span&gt;, voce e chitarra), eterei carillon (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;My love&lt;/span&gt;) che si sfaldano e si ricompongono come nuvole in corsa (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Intermezzo&lt;/span&gt;), arrivando a fondere i diversi ingredienti nel candido spleen di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;My hopes and dreams&lt;/span&gt; e nella liberatoria &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Masterplan&lt;/span&gt;. Nove pezzi in tutto - 26 minuti la durata - da scoltare rigorosamente tutto d'un fiato, visto che ogni momento si compenetra con l'altro, sviluppando da una canzone all'altra invisibili fili melodici, lirici e strumentali.&lt;br /&gt;Gran disco, senza dubbio, diverso da tutto quello che abbiamo ascoltato quest'anno (e non solo). L'unico difetto è che, alla fine, ci resta la voglia di attribuire a dei nomi e cognomi le meritate lodi per questo piccolo sfavillante gioiello pop.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="320" height="265"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/q66Ia-XlBRg&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1&amp;amp;"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/q66Ia-XlBRg&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1&amp;amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="320" height="265"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35400213-187282295846027274?l=justanotherpopsong.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/feeds/187282295846027274/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=35400213&amp;postID=187282295846027274&amp;isPopup=true" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/187282295846027274" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/187282295846027274" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/2009/08/jj-n2.html" title="JJ N°2" /><author><name>cornalis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04785246360007746730</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" name="OpenSocialUserId" value="09834487274328001990" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SofWLueILbI/AAAAAAAAA9A/bXb_dVrdEEQ/s72-c/jjn2.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35400213.post-637947393684496008</id><published>2009-08-08T10:45:00.003+02:00</published><updated>2009-08-08T11:29:54.641+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="finlandia" /><title type="text">Belle Who - Can't Whistle When You Smile</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/Sn1Ff2R1Y9I/AAAAAAAAA84/aX1QDtrKJys/s1600-h/cover.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 306px; height: 303px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/Sn1Ff2R1Y9I/AAAAAAAAA84/aX1QDtrKJys/s320/cover.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5367522744344077266" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Pigro ritorno dalle vacanze. Anche nel panorama scandinavo poco si muove: i pezzi grossi (vi dico solo un nome: Kings of Convenience!) aspettano settembre, e così in questo post di quasi ferragosto andiamo a scoprire un'artista finlandese che fino a ieri non avevo mai sentito nominare. Ottima scoperta, in verità...&lt;br /&gt;Lei si fa chiamare &lt;a href="http://www.myspace.com/bellewho"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Belle Who&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, viene da Helsinki, e &lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Can't Whistle When You Smile&lt;/span&gt; è il suo album di debutto. Non sono riuscito a reperire molte altre informazioni su Belle, ma quello che ho ascoltato mi sembra abbastanza per inserire a pieno titolo la finlandese nella nutrita lista delle cantautrici scandinave di serie A.&lt;br /&gt;La personalità musicale di Belle Who - che mi immagino sia piuttosto giovane e che ha una voce piacevole ma per ora poco riconoscibile - è ovviamente ancora in divenire e bisogna dire subito che non emerge in maniera prepotente dalle tracce del suo primo disco, tuttavia il livello sempre molto alto del suo songwriting promette bene per il futuro.&lt;br /&gt;Oggi di Belle Who si possono facilmente indovinare i gusti musicali, sui quali la Nostra ha costruito ogni canzone dell'album. Qualche accostamento allora è d'obbligo: l'understatement pop di Jonna Lee (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;I had a dream&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;No control&lt;/span&gt;), l'elettronica cool e sbarazzina di Lykke Li (il primo ammiccante singolo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Boy&lt;/span&gt;, ma anche la più squadrata &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Caramel&lt;/span&gt;), lo stile ormai canonico di artiste come Tori Amos / Anna Ternheim (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Hitch-hiking hearts&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The lights are gone but you keep shining&lt;/span&gt;), qualche concessione al pop luminoso di Marit Bergman (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sunday&lt;/span&gt;) e alle liriche buffe e intelligenti di Miss Li (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Coke &amp;amp; brandy&lt;/span&gt;). Su tutte la conclusiva &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dice&lt;/span&gt;, piccola perla che in superficie può ricordare le cose migliori di Aimee Mann o le ultime produzioni di Nina Persson, ma brilla decisamente di luce propria. E forse è racchiusa proprio qui la personalità di cui parlavamo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="480" height="295"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/KqCSxKUMBQI&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1&amp;amp;"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/KqCSxKUMBQI&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1&amp;amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="295"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35400213-637947393684496008?l=justanotherpopsong.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/feeds/637947393684496008/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=35400213&amp;postID=637947393684496008&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/637947393684496008" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/637947393684496008" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/2009/08/belle-who-cant-whistle-when-you-smile.html" title="Belle Who - Can't Whistle When You Smile" /><author><name>cornalis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04785246360007746730</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" name="OpenSocialUserId" value="09834487274328001990" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/Sn1Ff2R1Y9I/AAAAAAAAA84/aX1QDtrKJys/s72-c/cover.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35400213.post-5072180108299124829</id><published>2009-07-17T14:22:00.004+02:00</published><updated>2009-07-17T15:15:28.752+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="twee pop" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="svezia" /><title type="text">Tada Tátà - Tada Tátà EP</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SmBvkWarO1I/AAAAAAAAA8w/J9NTfXBDuC0/s1600-h/tadatata.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 306px; height: 306px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SmBvkWarO1I/AAAAAAAAA8w/J9NTfXBDuC0/s320/tadatata.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5359406226854329170" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Personalmente non ho ben capito se &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/tadatata"&gt;Tada Tátà&lt;/a&gt; &lt;/b&gt;sia una solista, un duo, o il nome di una band (le notizie che ho raccolto in rete mi fanno propendere per la seconda possibilità). L'unica cosa certa è che il loro EP di esordio è una delle cose più incantevoli che mi sia capitato di ascoltare quest'anno.&lt;br /&gt;Questi ragazzi (e soprattutto ragazze) di Umeå, estremo nord della Svezia, hanno trovato casa presso la piccola Cosy Recordings, minuscola patria del twee svedese a bassa fedeltà (The Budgies, The Garlands, Elenette, ecc.), ed in effetti trovano spazio magnificamente tra tante band dedite al pop gentile ed artigianale.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;" class="btext"&gt;Tada Tátà&lt;/span&gt; EP però sembra avere un fascono ed una marcia in più rispetto alle altre produzioni della Cosy, nonostante i pezzi valutabili siano solo sette (di cui due strumentali).&lt;br /&gt;Probabile che alle prime note di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Someone (intro)&lt;/span&gt; - mandolino, fisramonica, voce - già sarete innamorati della purezza naif dei nostri, e canzoni di totale grazia folk-pop come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Hit the wall&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sticky dumb gum&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;After school activities&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ebony&lt;/span&gt; non faranno che confermarvi il gioioso talento dei &lt;span class="btext"&gt;Tada Tátà&lt;/span&gt;&lt;span class="btext"&gt;. Apparentemente non vi è nulla di costruito nelle canzoni della band di &lt;/span&gt;Umeå, tutto sembra registrato in presa diretta in qualche tiepida cameretta, tra gatti sonnacchiosi e tazze di tè fumante, eppure - ad un ascolto più attento - vi apparirà evidente il lavoro di cesello che sta dietro ad ogni pezzo: la sovrapposizione delle voci femminili, i carillon campestri del glockenspiel, i pochi sapienti sprazzi di ritmica ora elettronica ora analogica, l'uso elegante del violoncello e quello sorridente del pianoforte giocattolo, le melodie fluttuanti, leggere, primaverili e al contempo assolutamente incisive. Una perfetta colonna sonora per chi sogna prati in fiore, cieli azzurri, nuvole da cartolina e alberi ombrosi.&lt;br /&gt;Una vera sorpresa. Da non perdere!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35400213-5072180108299124829?l=justanotherpopsong.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/feeds/5072180108299124829/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=35400213&amp;postID=5072180108299124829&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/5072180108299124829" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/5072180108299124829" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/2009/07/tada-tata-tada-tata-ep.html" title="Tada Tátà - Tada Tátà EP" /><author><name>cornalis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04785246360007746730</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" name="OpenSocialUserId" value="09834487274328001990" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SmBvkWarO1I/AAAAAAAAA8w/J9NTfXBDuC0/s72-c/tadatata.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35400213.post-6861069128201935677</id><published>2009-07-15T18:18:00.004+02:00</published><updated>2009-07-15T20:45:18.490+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="svezia" /><title type="text">Jeniferever - Spring Tides</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/Sl4IUHeMe3I/AAAAAAAAA8o/7rOzURrqGgA/s1600-h/jeniferever.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 288px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/Sl4IUHeMe3I/AAAAAAAAA8o/7rOzURrqGgA/s320/jeniferever.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5358729748313570162" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Se vi capita di fare un giro sul sito degli svedesi &lt;a href="http://www.myspace.com/jeniferever"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Jeniferever&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, vi accoglierà un cielo notturno istoriato di costellazioni (le stesse che campeggiano in copertina). Scelta grafica interessante, che già da sola dice parecchio del sound della band di stanza ad Uppsala, in tutto e per tutto evocativo di spazi vasti, illimitati, notturni, sognanti, ad un tempo estatici e malinconici.&lt;br /&gt;No, non è musica pop nel senso in cui la intendiamo di solito (non so perchè, ma quasto mese, prima delle meritate vacanze, recensisco solo musica "triste"...), ma il gruppo di Kristofer Jönson ha davvero un potere immaginativo superiore a quello di molti colleghi di area indie-rock o post-rock. Ascoltate &lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Spring Tide&lt;/span&gt;, secondo album dei Nostri, e vi ritroverete in un mondo di atmosfere dilatate, aurore boreali, maree che si alzano e si abbassano con immensa impercettibile energia, luci elettriche che baluginano nella notte, vortici di neve osservati da dietro un vetro, nuvole temporalesche che si allungano all'orizzonte.&lt;br /&gt;Quando si fanno nervosi e chitarristici, i Jeniferever possono assomigliare a certe cose dei Cure, ma le linee melodiche accessibili e l'uso della voce li avvicinano maggiormente all'indie obliquo e intelligente di Death Cab For Cutie e Band Of Horses, mentre fughe e dilatazioni ricordano più Appleseed Cast o i nostri Giardini di Mirò dei sempre troppo citati Sigur Ròs.&lt;br /&gt;La qualità degli arrangiamenti è ovunque molto alta e bisogna riconoscere come i quattro svedesi abbiano preparato con cura la scaletta, evitando rischiose (leggi noiose) divagazioni e tagliando al punto giusto anche i pezzi più estesi.&lt;br /&gt;Da procurare ora e conservare per l'inverno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="480" height="295"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/0GzjCG0JjI4&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1&amp;amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/0GzjCG0JjI4&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1&amp;amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="295"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35400213-6861069128201935677?l=justanotherpopsong.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/feeds/6861069128201935677/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=35400213&amp;postID=6861069128201935677&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/6861069128201935677" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/6861069128201935677" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/2009/07/jeniferever-spring-tides.html" title="Jeniferever - Spring Tides" /><author><name>cornalis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04785246360007746730</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" name="OpenSocialUserId" value="09834487274328001990" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/Sl4IUHeMe3I/AAAAAAAAA8o/7rOzURrqGgA/s72-c/jeniferever.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35400213.post-4418101025798924519</id><published>2009-07-10T15:16:00.005+02:00</published><updated>2009-07-10T20:29:48.097+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="danimarca" /><title type="text">Alcoholic Faith Mission - 421 Wythe Avenue</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/Slc_1x1tMrI/AAAAAAAAA8g/WTefe0lpbyI/s1600-h/PONY21CD.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 306px; height: 306px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/Slc_1x1tMrI/AAAAAAAAA8g/WTefe0lpbyI/s320/PONY21CD.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5356820474924708530" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;421 Wythe Avenue&lt;/span&gt; è l'indirizzo della casa di Brooklyn (potete vederla ritratta nella bella copertina qui sopra) in cui i danesi &lt;a href="http://www.myspace.com/alcoholicfaithmission"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Alcoholic Faith Mission&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; hanno vissuto durante la creazione del loro ultimo (secondo) album.&lt;br /&gt;Ora, fa una strana impressione parlare di questo disco in piena estate, visto che le undici tracce di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;421 Wythe Avenue&lt;/span&gt; possiedono un'atmosfera decisamente invernale, tuttavia il disco è appena uscito e ad un freddofilo come il sottoscritto non dispiacciono affatto questi pezzi che evocano lunghi inverni di ghiaccio. Sune  Sølund e Thorben Seierø Jensen, la vera anima di Alcoholic Faith Mission, non sembrano in verità avere una predilezione per la forma canzone tradizionale: le loro composizioni hanno una dimensione in generale ampia e lenta e sono costruite attraverso una strumentazione che mette insieme tradizione acustica ed elettronica gentile e discreta. La voce fragile di Kristine Permild (alternata a quella sottile di Thorben) aggiunge poi ai pezzi una leggerezza che contrasta piacevolmente con la gravità notturna dei paesaggi melodici disegnati dalla band. Siamo insomma in un territorio a cavallo di diversi generi: in partenza è evidente un'attitudine quasi cantautorale, ma subito il discorso si allarga abbracciando elementi della musica ambientale, del post-rock, dello shoegaze, del dream-pop, senza mai perdere di vista le radici di un folk-rock crepuscolare e onirico. Un po' come se Sufjan Stevens mischiasse insieme cover dei Sigur Ròs e dei Redhouse Painters , come dei Notwist al rallentatore (scusate gli esempi balzani), oppure - per non andare troppo lontano - come il pop ibrido della svedese We Are Soldiers We Have Guns.&lt;br /&gt;Non è certo l'immediatezza melodica l'obiettivo degli AFM, però pezzi come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gently&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nut in your eye&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;We all have your shortcomings&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Did you eat&lt;/span&gt; hanno davvero l'effetto catartico di una carezza lieve e delicata, e lasciano immaginare orizzonti aerei, lontani e incontaminati. Se poi vi annoiano i dieci malinconici minuti di Sweet Evelyn, non avete che da premere il tasto skip e passare oltre: gli AFM vi culleranno con le dolci spire elettriche di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Painting animals in watercolors&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Guilty scarred eyes&lt;/span&gt; o con l'arpeggio rurale e sognante di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Someone else&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://vids.myspace.com/index.cfm?fuseaction=vids.individual&amp;amp;videoid=55144361"&gt;Guilty Scarred Eyes&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;&lt;object width="425px" height="360px"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;param name="movie" value="http://mediaservices.myspace.com/services/media/embed.aspx/m=55144361,t=1,mt=video"&gt;&lt;embed src="http://mediaservices.myspace.com/services/media/embed.aspx/m=55144361,t=1,mt=video" width="425" height="360" allowfullscreen="true" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35400213-4418101025798924519?l=justanotherpopsong.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/feeds/4418101025798924519/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=35400213&amp;postID=4418101025798924519&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/4418101025798924519" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/4418101025798924519" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/2009/07/alcoholic-faith-mission-421-wythe.html" title="Alcoholic Faith Mission - 421 Wythe Avenue" /><author><name>cornalis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04785246360007746730</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" name="OpenSocialUserId" value="09834487274328001990" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/Slc_1x1tMrI/AAAAAAAAA8g/WTefe0lpbyI/s72-c/PONY21CD.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35400213.post-7186536512332341926</id><published>2009-06-28T11:01:00.003+02:00</published><updated>2009-06-28T12:07:58.274+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="svezia" /><title type="text">Two White Horses - Two White Horses</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SkdAyaRIDjI/AAAAAAAAA8Y/EWSC4jQH2R0/s1600-h/twowhitehorses.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 305px; height: 272px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SkdAyaRIDjI/AAAAAAAAA8Y/EWSC4jQH2R0/s320/twowhitehorses.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5352317916941913650" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Non sono certo molti i gruppi svedesi che osano inserire in un proprio album una cover degli Abba. In effetti i successi planetari dei padrini del pop scandinavo sono oggetti piuttosto ingombranti e difficili da maneggiare, a meno che non lo si faccia con uno spirito ironico o addirittura iconoclasta. Stupisce ancor di più quindi scoprire che nell'omonimo disco di debutto dei "seri" &lt;a href="http://www.twowhitehorses.se/"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Two White Horses&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; campeggia niente meno che la frivola &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Super Trooper,&lt;/span&gt; trattata con spirito artigianale ma con un rispetto completo dell'originale. E stupisce a maggior ragione perchè la celebre amabile sciocchezza melodica degli Abba prende posto in mezzo a lenti ed eterei episodi che sembrano una versione morbida e rurale delle &lt;span style="font-style: italic;"&gt;murder ballads&lt;/span&gt; di Nick Cave.&lt;br /&gt;Jacob e Lovisa Nyström (quest'ultima presente anche nel "cast" del benemerito progetto Sakert! di Annika Norlin), unici titolari del nome Two White Horses, sembrano avvertire fin dal principio l'ascoltatore che il loro motivo guida è la naturalezza di stampo folk, intesa soprattutto come attitudine musicale, come rinuncia ad ogni apporto esterno, ad ogni abbellimento di produzione, ad ogni aggiunta strumentale fine a sè stessa. Tutto nelle dieci canzoni del disco è suonato dai due fratelli (pianoforte, chitarra acustica, qualche sinth, un violoncello) e ruota elegantemente attorno alle loro voci, con un effetto che spesso ottiene davvero un'atmosfera di magica sospensione (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Statues and ponds&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Naked natives&lt;/span&gt;),  interrotta piacevolmente giusto dall'episodio citato e da altre due imprevedibili cover, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Tous les garcons et les filles&lt;/span&gt; di Francoise Hardy e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Good times are gone forever&lt;/span&gt; degli Equals, cui si aggiunge la versione pregevolissima di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Candy,&lt;/span&gt; gioiellino pop della svedese El Perro Del Mar.&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Insomma, sono un oggetto piuttosto strano questi Two White Horses, ma è soprattutto questo il loro fascino. Senza dubbio un disco da non sottovalutare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/rpQ5elHlrnQ&amp;amp;color1=0xb1b1b1&amp;amp;color2=0xcfcfcf&amp;amp;hl=sv&amp;amp;feature=player_embedded&amp;amp;fs=1"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowScriptAccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/rpQ5elHlrnQ&amp;amp;color1=0xb1b1b1&amp;amp;color2=0xcfcfcf&amp;amp;hl=sv&amp;amp;feature=player_embedded&amp;amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35400213-7186536512332341926?l=justanotherpopsong.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/feeds/7186536512332341926/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=35400213&amp;postID=7186536512332341926&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/7186536512332341926" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/7186536512332341926" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/2009/06/two-white-horses-two-white-horses.html" title="Two White Horses - Two White Horses" /><author><name>cornalis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04785246360007746730</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" name="OpenSocialUserId" value="09834487274328001990" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SkdAyaRIDjI/AAAAAAAAA8Y/EWSC4jQH2R0/s72-c/twowhitehorses.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35400213.post-7601824745216739981</id><published>2009-06-20T09:54:00.005+02:00</published><updated>2009-06-20T11:10:55.654+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="svezia" /><title type="text">Björn Kleinhenz - Head Held High On Fearsome Pride</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/Sjyi9vBbZ6I/AAAAAAAAA8Q/HC2H4ypto0E/s1600-h/Album+Cover.gif"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 302px; height: 302px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/Sjyi9vBbZ6I/AAAAAAAAA8Q/HC2H4ypto0E/s320/Album+Cover.gif" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5349329638887483298" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo parlato spesso e volentieri di &lt;a href="http://www.kleinhenz.se/"&gt;&lt;b&gt;Björn&lt;/b&gt; &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Kleinhenz&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, che riteniamo uno dei migliori singer/songwriter in circolazione in Svezia. A pochi mesi di distanza dall'uscita di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Quietly Happy And Deep Inside&lt;/span&gt;, Bjorn pubblica oggi un album speciale in formato digitale, scaricabile dal suo sito per la modica cifra di 3 euro e 70 (nel file troverete anche fotografie, illustrazioni e liriche).&lt;br /&gt;&lt;span class="text"&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Head Held High On Fearsome Pride&lt;/span&gt; contiene &lt;/span&gt;13 canzoni nuove che Kleinhenz ha registrato sullo scorcio tra l'inverno e la primavera scorsi nella casetta rurale in cui si è trasferito con la fidanzata Yrsa e il loro coniglio Humle, nella quiete marinara dell'isoletta di &lt;span class="text"&gt;Fårö (la stessa in cui si è ritirato Ingmar Bergman, al largo di Gotland). &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il disco fotografa bene il musicista nel suo quieto isolamento nordico ed ha, per forza di cose, una dimensione interamente artigianale e quasi naif, che si sposa perfettamente con le atmosfere di penombra e tranquillità domestica evocate dai vari pezzi. La ricchezza strumentale dei dischi precedenti qui è solo un ricordo: tutto è immediato ed essenziale, solo voce e chitarra acustica (suonata assai bene, bisogna dire), quasi ascoltassimo dei work in progress in attesa di prendere una forma definitiva. Esperienza che potrebbe lasciare perplesso qualcuno, ma che è invece molto interessante sia per chi ha già apprezzato i lavori di Bjorn, sia per chi ama le canzoni nude e crude nello stile di Isolation Years, Damien Jurado, Josè Gonzalez, etc..&lt;br /&gt;Se acquisterete &lt;span class="text"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Head Held High On Fearsome Pride &lt;/span&gt;&lt;span&gt;sappiate inoltre che&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;tutti i proventi saranno usati da Bjorn e Yrsa per pagare le cure mediche di cui ha recentemente avuto bisogno il simpatico coniglio Humle. Insomma, è per una buona causa...&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35400213-7601824745216739981?l=justanotherpopsong.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/feeds/7601824745216739981/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=35400213&amp;postID=7601824745216739981&amp;isPopup=true" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/7601824745216739981" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/7601824745216739981" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/2009/06/bjorn-kleinhenz-head-held-high-on.html" title="Björn Kleinhenz - Head Held High On Fearsome Pride" /><author><name>cornalis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04785246360007746730</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" name="OpenSocialUserId" value="09834487274328001990" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/Sjyi9vBbZ6I/AAAAAAAAA8Q/HC2H4ypto0E/s72-c/Album+Cover.gif" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35400213.post-8864208292196695247</id><published>2009-06-15T15:21:00.005+02:00</published><updated>2009-06-15T16:31:44.619+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="norvegia" /><title type="text">Eva &amp; The Heartmaker - Let's Keep This Up Forever</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SjZaPF1hG3I/AAAAAAAAA8I/xVFT5RJVTHE/s1600-h/eva%26thehartmaker.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 306px; height: 301px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SjZaPF1hG3I/AAAAAAAAA8I/xVFT5RJVTHE/s320/eva%26thehartmaker.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5347560822860225394" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&amp;amp;friendid=94930868"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Eva &amp;amp; The Heartmaker&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; è il nome artistico (tra lo sbarazzino, l'ironico e il ruffiano) dietro il quale si nascondono la cantante Eva Weel Skrams ed il chitarrista e produttore Thomas Stenersen. Nascondono, poi, per modo di dire, visto che la zazzera di Thomas e il viso da attrice hollywoodiana di Eva sono sempre in primo piano sulle copertine dei loro dischi.&lt;br /&gt;Un paio d'anni fa, o forse tre, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Behind Golden Frame&lt;/span&gt;s, disco d'esordio dei due norvegesi, si è fatto notare nelle classifiche scandinave, e non solo in quelle rigorosamente alternative. Il che non sorprende affatto, perchè il pop classico, sempre piacevolissimo e fm-friendly del duo sembra nato apposta per arrivare alle orecchie di un pubblico forse non del tutto generico, ma di sicuro più vasto dei soliti appassionati di indie e dintorni.&lt;br /&gt;Diciamo subito che &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Behind Golden Frames&lt;/span&gt; era ben lontano dall'essere un capolavoro, con la sua aurea mediocritas stelle e strisce ed il suo suono fin troppo ripulito (dalle parti delle cose più mainstream di Lene Marlin, giusto per rimanere in Norvegia): uno di quei dischi che ascolti volentieri in diffusione mentre ti aggiri tra gli scaffali di un megastore, ma che difficilmente poi porteresti con te alla cassa.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Let's Keep This Up Forever&lt;/span&gt;, opera seconda di Eva &amp;amp; The Heartmaker, riprende ovviamente lo spirito pop del precedente, ma lascia da parte le tracce di stucchevolezza e il sapore dolciastro degli esordi. Ciò nonostante il fatto che l'album nuovo sia prodotto e distribuito da una major.&lt;br /&gt;Fin dall'iniziale &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Let's hit the road Jack&lt;/span&gt; i Nostri ci fanno capire che la bussola è ancora puntata verso gli States e la loro tradizione, verso le hit immortali dei Beatles (soprattutto) e degli Stones, verso l'esay listening intelligente di band come Coldplay o Travis, e ci fanno al contempo pensare ad un parallelo con gli ultimi Cardigans, ugualmente impegnati in una "revisitazione" dei canoni del rock popolare (in particolare) americano. Parallelo che - spiace per Nina Persson e compagni - sembra premiare decisamente la freschezza retrospettiva di Eva e Thomas.&lt;br /&gt;E in effetti lungo tutti i dieci episodi del disco il talento dei Nostri emerge in modo evidente, senza la pretesa di stupire e con l'unico fine di "intrattenere", che è poi lo scopo principale della musica pop da quando esiste. Ecco allora una serie di singoli potenziali, più o meno ammiccanti, più o meno ritmati, a tratti quasi soul, da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Charming saxy&lt;/span&gt; a &lt;span style="font-style: italic;"&gt;A potion of lust&lt;/span&gt;, da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Superhero&lt;/span&gt; a &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Possible escape possible mistake&lt;/span&gt;, nessuno dei quali cambierà il mondo, ma che hanno quasi sempre il tiro giusto e si lasciano bere uno dietro l'altro come bibite gelate e dissetanti. Solo ad un riascolto più attento vi accorgerete poi che c'è un ammirevole lavoro di produzione dietro queste canzoni (nonchè una divertente serie di citazioni e rimandi), il che fa incrementare l'ammirazione per questi due ragazzi norvegesi innamorati del Pop con la P maiuscola, quello che quattro decenni fa - allora sì - ha cambiato il mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="480" height="295"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/-i_DwxqOSlk&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1&amp;amp;"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/-i_DwxqOSlk&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1&amp;amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="295"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35400213-8864208292196695247?l=justanotherpopsong.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/feeds/8864208292196695247/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=35400213&amp;postID=8864208292196695247&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/8864208292196695247" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/8864208292196695247" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/2009/06/eva-heartmaker-lets-keep-this-up.html" title="Eva &amp; The Heartmaker - Let's Keep This Up Forever" /><author><name>cornalis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04785246360007746730</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" name="OpenSocialUserId" value="09834487274328001990" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SjZaPF1hG3I/AAAAAAAAA8I/xVFT5RJVTHE/s72-c/eva%26thehartmaker.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35400213.post-7343560713963762197</id><published>2009-06-09T17:46:00.004+02:00</published><updated>2009-06-09T18:32:44.709+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="svezia" /><title type="text">The Legends - Over And Over</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/Si6OZnZftuI/AAAAAAAAA8A/8Njrn4ePH_U/s1600-h/the-legends.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 306px; height: 300px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/Si6OZnZftuI/AAAAAAAAA8A/8Njrn4ePH_U/s320/the-legends.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5345366378459150050" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Vera etichetta di riferimento di tutto l'indie-pop svedese e scandinavo in generale, la Labrador ha scelto nell'ultimo anno di spingersi in modo deciso verso suoni elettronici e sperimentali: ecco infatti il lancio dei vari The Sound Of Arrows, Pallers, Little Big Adventure o l'imminente ritorno dei The Radio Dept.. Nella medesima direzione hanno recentemente mostrato di incamminarsi anche The Legends, la band che ruota attorno a Johan Angergård, ovvero l'anima di due gruppi di culto come Acid House Kings e Club 8, portabandiera del pop alternativo più etereo, retrospettivo e insieme attualissimo (quello appunto che ha reso grande la Labrador Records).&lt;br /&gt;The Legends rappresentano da sempre la faccia più noise e inquieta del songwriting di Angergård, e al contempo quella più imprevedibile (vedi infatti la svolta kraftwerkiana di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Facts and figures&lt;/span&gt;). &lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;Over And Over&lt;/span&gt;, quarto lavoro sulla lunga durata dei The Legends, sembra oggi trovare un'equilibrata mediazione tra le diverse spinte centrifughe che hanno caratterizzato il gruppo nei diversi anni della sua vita artistica: ci sono infatti episodi gentili e floreali che potrebbero uscire da un disco degli Charades o degli Acid House Kings (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Monday to saturday &lt;/span&gt;e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Jump&lt;/span&gt; per esempio), altri dominati da chitarre distorte e trapananti, e poi misurate sortite elettroniche, melodie nervose che ricordano i primi Radio Dept., ovattate divagazioni dream-pop e rasoiate post-punk, citazioni dello shoegazer e delle band Sarah e Creation, di Jesus and Mary Chain, dei Pastels, dei Comet Gain. Su tutto ovviamente l'immediatezza melodica (deciamente di gusto sixtie) di cui Johan Angergård è maestro indiscusso e che emerge con forza anche nei momenti maggiormente elettrici e spigolosi.&lt;br /&gt;Insomma,&lt;span style="font-style: italic;"&gt; Over And Over&lt;/span&gt; è una specie di bignami di vent'anni e forse più di pop-rock alternativo, sapientemente declinato da uno dei musicisti più intelligenti che la scena indie svedese possa vantare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35400213-7343560713963762197?l=justanotherpopsong.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/feeds/7343560713963762197/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=35400213&amp;postID=7343560713963762197&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/7343560713963762197" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/7343560713963762197" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/2009/06/legends-over-and-over.html" title="The Legends - Over And Over" /><author><name>cornalis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04785246360007746730</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" name="OpenSocialUserId" value="09834487274328001990" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/Si6OZnZftuI/AAAAAAAAA8A/8Njrn4ePH_U/s72-c/the-legends.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35400213.post-7498133927773906696</id><published>2009-06-03T09:22:00.005+02:00</published><updated>2009-06-03T10:44:48.667+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="twee pop" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="svezia" /><title type="text">Liechtenstein - Survival Strategies In A Modern World</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SiY3gzKT9lI/AAAAAAAAA74/GstMIUBHL9Y/s1600-h/liechtenstein09.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 304px; height: 304px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SiY3gzKT9lI/AAAAAAAAA74/GstMIUBHL9Y/s320/liechtenstein09.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5343019044550473298" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nel 1986 la redazione del New Musical Express mise insieme una compilation di gruppi britannici cosiddetti "indipendenti" e allegò la cassettina (siglata C86) al settimanale. La critica musicale normalmente attribuisce a quell'evento la funzione di "atto di nascita dell'indie-pop", il che forse non è del tutto vero, ma di certo corrisponde ad un momento storico (il conservatorismo della Thatcher al potere e gli "alternativi" Smiths e Jesus &amp;amp; Mary Chain sorprendentemente nelle classifiche di vendita) in cui il pubblico del pop ha preso coscienza del fatto che esisteva anche una "dark side" indipendente rispetto ai lustrini delle major, e che in fondo non era per nulla dark, anzi... Molto si è scritto del C86 (movimento? stile? canone? seme gettato nel futuro dell'indie?), e non starò ad annoiarvi oltre, tuttavia confesso che è sempre una sorpresa scoprire che ci sono tanti ventenni in giro che sembrano sapere tutto della questione, sono andati a ripescare dischi di band scomparse da (almeno) quindici anni e, imbracciata la chitarra elettrica, suonano esattamente come se fosse ancora il 1986 o giù di lì.&lt;br /&gt;Le &lt;a href="http://www.myspace.com/liechtensteinia"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Liechtenstein&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, terzetto di fanciulle di Goteborg, corrispondono in pieno all'identikit, e adesso che pubblicano il loro primo album dal titolo (bello e autoironico) &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Survival Strategies In A Modern World&lt;/span&gt;, si candidano come una delle band più interessanti in un momento in cui sembrano fiorire, di qua e di là dall'oceano, decine di gruppi che si ispirano dichiaratamente alle istanze del C86, alla sua essenzialità stilistica, alla sua gentile rudezza, al suo spontaneismo artigianale.  Naemi, Renèe ed Elin suonano come i Talulah Gosh di Amelia Fletcher, come i The Siddeleys - ritmi uptempo, cori e melodie sbarazzine - ma hanno personalità e gusto retrospettivo sufficienti per dare varietà di umori e luminosità alle loro canzoni, mescolando dolcezza e ruvidezza per nove episodi parimenti interessanti (durata media 2 minuti e 30, giusto per intenderci). Su tutti l'adorabile freschezza di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Postcard&lt;/span&gt; (a me ricorda i Free Loan Investments, tanto per rimanere in Svezia) e la grazia acustica alla The Softies di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The end&lt;/span&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35400213-7498133927773906696?l=justanotherpopsong.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/feeds/7498133927773906696/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=35400213&amp;postID=7498133927773906696&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/7498133927773906696" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/7498133927773906696" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/2009/06/liechtenstein-survival-strategies-in.html" title="Liechtenstein - Survival Strategies In A Modern World" /><author><name>cornalis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04785246360007746730</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" name="OpenSocialUserId" value="09834487274328001990" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SiY3gzKT9lI/AAAAAAAAA74/GstMIUBHL9Y/s72-c/liechtenstein09.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35400213.post-1489801632952469240</id><published>2009-05-25T16:47:00.005+02:00</published><updated>2009-05-25T17:30:01.854+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="norvegia" /><title type="text">Hiawata! - These Boys And This Band Is All I Know</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/Shq3V6ogGFI/AAAAAAAAA7o/V4KzvzlPjUc/s1600-h/hiawata%2109.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 306px; height: 293px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/Shq3V6ogGFI/AAAAAAAAA7o/V4KzvzlPjUc/s320/hiawata%2109.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5339781895345412178" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il titolo del secondo album dei norvegesi &lt;a href="http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&amp;amp;friendid=28109806"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Hiawata!&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; suona come una ironica dichiarazione di poetica musicale: &lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;These Boys And This Band Is All I Know&lt;/span&gt;, come dire che è inutile stare a cercare tante somiglianze, visto che il gruppo basta a sè stesso. Forse sarà anche vero, e di passi in avanti rispetto al buon esordio di un paio d'anni fa (dal titolo ugualmente strambo e torrenziale &lt;span style="font-style: italic;"&gt;They could have been bigger than Hiawata!&lt;/span&gt;) i cinque ragazzi di Oslo ne hanno fatti di certo, lavorando per definire il loro stile e per ripulire la ruvidezza lo-fi degli inizi.&lt;br /&gt;Impossibile affermare però che l'indie-pop degli Hiawata! somiglia solo a sè stesso, considerata la naturalezza con la quale si inserisce in quel filone di pop-rock alternativo che va (oggi) dai Band of Horses ai The Shins e (ieri) dai Folk Implosion ai Teenage Fanclub.&lt;br /&gt;Insomma, stiamo parlando di guitar pop dalla forte gradazione melodica, energetico e refrigerante come un ghiacciolo alla menta in una giornata di solleone, amabilmente disimpegnato e rigoroso nel richiamare i "maestri" (americani e scozzesi) del genere; lo stesso in fondo di tante band scandinave come i precursori Broder Daniel e Popsicle, e poi Shout Out Louds, Cats On Fire, I Was A King, Lacrosse, Niccokick, etc..&lt;br /&gt;Gli Hiawata! non sono certo dei geni o degli innovatori, ma possono vantare una capacità melodica fuori dalla media (il singolo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Valley boys&lt;/span&gt; è un potenziale successo da chart alternativa ed è giusto lì in attesa che qualche college radio statunitense ne faccia uno degli anthem dell'estate, e lo stesso discorso potremmo fare per &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Chocolate for breakfast&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;That's the spirit&lt;/span&gt;, per &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lightning of the sun&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Animal&lt;/span&gt;) ed una sincerità di fondo che non racchiuderà straordinari contenuti ma è sempre e comunque leggera e trascinante.&lt;br /&gt;Indispensabile come genere di conforto per l'estate. E non dimenticate di procurarvi il disco d'esordio, l'ep &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Blacks On Blondes&lt;/span&gt; e l'album &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Valley Boys&lt;/span&gt; (download gratuito &lt;a href="http://www.sellout-music.net/2009/02/hiawata-valley-boys-single-out-now.html"&gt;qui&lt;/a&gt;!) in cui una lunga e interessantissima serie di artisti norvegesi suonano cover degli Hiawata! (la versione acustica di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Animal&lt;/span&gt; fatta da Dylan Mondegreen è un gioiello, così come quella di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Fightz&lt;/span&gt; offerta da Ingeborg Selnes, per non parlare dei grandissimi My Little Pony che fanno propria la ballata &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nora Lee&lt;/span&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="480" height="295"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/mRxKGoEVpuc&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/mRxKGoEVpuc&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="295"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/SzzqfICTUOw&amp;hl=it&amp;fs=1"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/SzzqfICTUOw&amp;hl=it&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35400213-1489801632952469240?l=justanotherpopsong.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/feeds/1489801632952469240/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=35400213&amp;postID=1489801632952469240&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/1489801632952469240" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/1489801632952469240" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/2009/05/hiawata-these-boys-and-this-band-is-all.html" title="Hiawata! - These Boys And This Band Is All I Know" /><author><name>cornalis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04785246360007746730</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" name="OpenSocialUserId" value="09834487274328001990" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/Shq3V6ogGFI/AAAAAAAAA7o/V4KzvzlPjUc/s72-c/hiawata%2109.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35400213.post-4473343737542958279</id><published>2009-05-18T21:32:00.006+02:00</published><updated>2009-05-20T10:04:37.214+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="svezia" /><title type="text">Friday Bridge - Bite My Tongue</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/ShHFHydKSaI/AAAAAAAAA7g/g6Rrh407QvY/s1600-h/cover.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 305px; height: 305px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/ShHFHydKSaI/AAAAAAAAA7g/g6Rrh407QvY/s320/cover.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5337263771004586402" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Come ben sapete non amo particolarmente gli incroci tra pop ed elettronica: pura questione di gusto personale, niente di preconcetto e oggettivo. Semplicemente l'elettro-pop tende ad annoiarmi velocemente, per quanto sia fatto in modo colto e raffinato.&lt;br /&gt;Sono quindi il primo io stesso a stupirmi del fatto che da un paio di settimane nelle mie cuffie continua a passare volentieri il nuovo album dei &lt;a href="http://www.fridaybridge.net/"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Friday Bridge&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Bite My Tongue&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Ylva Lindberg e Niklas Gustafsson hanno alle spalle un disco d'esordio, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Intricacy&lt;/span&gt;, che un paio d'anni fa ha collezionato recensioni entusiastiche un po' ovunque grazie al suo fascino maliziosamente retrò e francofono corredato da tastierine barocche, clavicembali, archi sintetici e frivolezze assortite, tra la freschezza yèyè delle melodie e calcolati riferimenti stilistici ai Saint Etienne. Ho riascoltato &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Intricacy&lt;/span&gt; di recente e confesso di trovarlo ancora indigesto: limite mio evidentemente, forse perchè non riesco a cogliere a pieno l'ironia e lo spirito di modernariato che lo animano.&lt;br /&gt;Discorso diverso per &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Bite My Tongue&lt;/span&gt;: i Nostri sembrano aver cambiato sensibilmente rotta, hanno eliminato gli orpelli e il nostalgico manierismo sixtie, e in definitiva hanno dato vita a una compatta serie di canzoni taglienti e incisive, dove l'elettronica e i sinth sono usati come struttura portante, ma non prendono mai il sopravvento, nè ricamano merletti attorno ai pezzi in nome di un estetismo snob.&lt;br /&gt;Lo stile che ne deriva è molto simile a quello di Lykke Li: meno giocoso ed artificioso delle produzioni precedenti, molto più sensuale, sottilmente oscuro e inquieto, incentrato sul groove e sulle elaboratissime geometrie di ogni pezzo, senza però perdere un'oncia dell'immediatezza melodica che è il marchio di fabbrica della ditta Friday Bridge.&lt;br /&gt;Nascono così canzoni di notevole fascino e potenza come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Horror of horrors&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Tourner la page&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Partners in crime&lt;/span&gt;, il primo singolo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;There's no doubt&lt;/span&gt; ed il nuovo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Shangai shipping, &lt;/span&gt;mentre l'unica concessione barocca è confinata al delicato minuetto  &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Once you said goodbye.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;Indubbiamente un disco interessante&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Shangai shipping&lt;br /&gt;&lt;object width="480" height="295"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/5ZpbEBpUa9E&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/5ZpbEBpUa9E&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="295"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35400213-4473343737542958279?l=justanotherpopsong.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/feeds/4473343737542958279/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=35400213&amp;postID=4473343737542958279&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/4473343737542958279" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/4473343737542958279" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/2009/05/friday-bridge-bite-my-tongue.html" title="Friday Bridge - Bite My Tongue" /><author><name>cornalis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04785246360007746730</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" name="OpenSocialUserId" value="09834487274328001990" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/ShHFHydKSaI/AAAAAAAAA7g/g6Rrh407QvY/s72-c/cover.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35400213.post-6603374954123975654</id><published>2009-05-11T18:26:00.005+02:00</published><updated>2009-05-11T20:53:22.771+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="svezia" /><title type="text">Anna Järvinen - Man Var Bland Molnen</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SghWCzCtYWI/AAAAAAAAA7Y/gTFGWKcfksw/s1600-h/annajarvinen09.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 280px; height: 280px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SghWCzCtYWI/AAAAAAAAA7Y/gTFGWKcfksw/s320/annajarvinen09.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5334608364681650530" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Cosa c'è nella musica di &lt;a href="http://www.myspace.com/annajarvinen"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Anna Järvinen&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; che la rende così bella, affascinante, particolare, in definitiva unica? Un paio d'anni fa il disco d'esordio &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Jag Fick Feeling&lt;/span&gt; colpì la critica intera per la sua matura e al contempo freschissima eleganza, abbastanza lontana dalle prove gradevoli ma poco personali dei Granada, band storica di Anna: era un disco non immediato, di quelli che crescono ascolto dopo ascolto e ti rapiscono con una forza misteriosa, di quelli che ti ricordano sempre i canoni della tradizione ma - te ne rendi conto a mano a mano che lo approfondisci - la stanno reinterpretando, o meglio rinnovando con una naturalezza sorprendente. In verità, pochi dischi possiedono queste caratteristiche: li trovi sulla tua strada ogni tanto, per caso, e magari sulle prime non ti sei nemmeno accorto di quanto erano importanti. Poi, capiscoi che ti hanno segnato...&lt;br /&gt;Ecco, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Jag Fick Feeling &lt;/span&gt;è stato uno dei dischi svedesi "importanti" degli ultimi anni, ed il fatto che sia rimasto tesoro di pochi appassionati (le liriche sono tutte in svedese, per altro...) da un lato ne ha preservato la purezza, e dall'altro fa rimpiangere la scarsa o nulla fama che gode questa eterea ragazza ormai trentenne, di origine finalndese ma residente a Stoccolma.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Man Var Bland Molnen&lt;/span&gt; arriva a due anni di distanza dall'esordio solista esattamente come si era presentato quest'ultimo: in punta di piedi, timidamente, quasi per paura di disturbare. Gustav Ejstes, chitarrista degli psichedelici e sperimentali Dungen, ha lavorato con Anna alle sue nuove dieci canzoni, che vivono della medesima diafana luminosità nordica che emanavano quelle che già conosciamo. La Järvinen in fondo è una cantautrice tradizionale, legata alle forme del folk-pop più delicato ed intimista (adesso mi viene in mente un'altra artista poco conosciuta ma rivalutata di recente, Vashti Bunyan), e al contempo ogni cosa che canta e scrive si muove in un'atmosfera senza tempo e dai confini per nulla segnati, dove l'America profonda incontra e si fonde in modo totale con il folk del Nord Europa, senza perdere mai di vista l'appeal melodico e con un'apertura costante ad altri svariati influssi.&lt;br /&gt;Ejstes ha evidentemente contribuito alle chiare sfumature blues presenti qua e là nel disco (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Är det det här det handlar om&lt;/span&gt; ad esempio) e, in generale, ad un'energia chitarristica in parte nuova nello stile di Anna, tuttavia il fascino di queste canzoni morbide e insieme inquiete, semplici e complesse, travolgenti e gentili (sentite &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Tänker inte säga mer&lt;/span&gt; e ditemi se non ci sono tutte queste caratteristiche in contemporanea), lo può rivendicare con decisione la stessa Järvinen, con il suo innato talento compositivo.&lt;br /&gt;La dolcezza crepuscolare di Anna - della sua voce, del suo modo garbato e insieme risoluto di porgere ogni canzone - è il tratto distintivo di tutti i brani dell'album, dalla lieta, serena, solare apertura di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Låt det dö&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Äppelöga&lt;/span&gt; (la grazia campestre dell'armonica dylaniana, suonata dalla stessa Järvinen, può far cambiare il meglio il vostro umore anche nelle giornate più buie e in definitiva vale da sola il viaggio), alla malinconia di piano e violoncello di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Boulevarden&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Såhär&lt;/span&gt;, screziate di jazz e accorate nel loro sottile lirismo; dal profumo di Faiport Convention e Nick Drake dell'intensa, raffinatissima &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ruth&lt;/span&gt;, alla ballata conclusiva &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Naktmusik&lt;/span&gt;, che suona un po' come il manifesto musicale di Anna, con la sua fluttuante leggerezza folk.&lt;br /&gt;Se poi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Man Var Bland Molnen &lt;/span&gt;valga più o meno di&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Jag Fick Feeling &lt;/span&gt;è un discorso in verità difficile e forse piuttosto superfluo in cui imbarcarsi, e che forse interesserà solo a quelle poche dozzine di persone che hanno avuto la pazienza di scovare questi piccoli gioielli nella rete (a poco prezzo, davvero, fate uno sforzo...). Ciò che accomuna i due dischi di Anna Järvinen alla fine sapete cos'è? Per me è la bellezza. Punto e basta. Quel genere di bellezza che non si percepisce in superficie, che non sai nemmeno definire a parole, ma che c'è: rara, preziosa. A volte basta solo saperla cercare...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Låt det dö (live)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/_pSaZtIbf4I&amp;amp;color1=0xb1b1b1&amp;amp;color2=0xcfcfcf&amp;amp;hl=sv&amp;amp;feature=player_embedded&amp;amp;fs=1"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/_pSaZtIbf4I&amp;amp;color1=0xb1b1b1&amp;amp;color2=0xcfcfcf&amp;amp;hl=sv&amp;amp;feature=player_embedded&amp;amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35400213-6603374954123975654?l=justanotherpopsong.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/feeds/6603374954123975654/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=35400213&amp;postID=6603374954123975654&amp;isPopup=true" title="9 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/6603374954123975654" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/6603374954123975654" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/2009/05/anna-jarvinen-man-var-bland-molnen.html" title="Anna Järvinen - Man Var Bland Molnen" /><author><name>cornalis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04785246360007746730</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" name="OpenSocialUserId" value="09834487274328001990" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SghWCzCtYWI/AAAAAAAAA7Y/gTFGWKcfksw/s72-c/annajarvinen09.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35400213.post-4742159859236113589</id><published>2009-05-07T15:21:00.005+02:00</published><updated>2009-05-07T16:06:53.239+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="svezia" /><title type="text">Lacrosse - Bandages For The Heart</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SgLnGBD9ivI/AAAAAAAAA7Q/JLIQNlK6ySU/s1600-h/lacrosse09.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 250px; height: 250px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SgLnGBD9ivI/AAAAAAAAA7Q/JLIQNlK6ySU/s320/lacrosse09.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5333078999310371570" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Un paio di anni fa &lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;This New Year Will Be For You And Me&lt;/span&gt;, disco d'esordio degli stoccolmesi &lt;a href="http://www.myspace.com/lacrossesthlm"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Lacrosse&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, si è conquistato il titolo di disco dell'anno su questo blog. Forse obiettivamente non era il lavoro migliore uscito in tutto il 2007, ma la contagiosa energia pop dei sei svedesi mi aveva accompagnato per mesi senza un attimo di stanchezza.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Bandages For The Heart&lt;/span&gt;, seconda prova dei Lacrosse (ancora per la tedesca Tapeete),  giunge quindi attesissima da queste parti, e per fortuna non delude (anche se in verità l'effetto sorpresa del primo disco oggi è ovviamente saltato).&lt;br /&gt;La formula dei Lacrosse è immuatata dai loro esordi, anche se oggi è leggermente più spigolosa e muscolare: le melodie sono coinvolgenti, orecchiabili e uptempo, le voci di Nina e Kristian fanno sempre a gara per sormontarsi a vicenda, la ritmica - salvo un paio di episodi più intimi e riflessivi - è instancabile e ballabile, le chitarre potenti e avvolgenti, glockenspiel e tastierine spuntano qua e là a riempire ogni possibile vuoto, le liriche sono immancabilmente torrenziali e ironiche.&lt;br /&gt;Insomma: c'è tutto quello che ci ha fatto innamorare dei Lacrosse, della loro straripante solarità, del loro stravagante, spontaneo e sovrabbondante wall of sound. E c'è ancora quell'atteggiamento di umiltà artigianale che faceva sembrare il loro disco d'esordio un piccolo prodigio emerso direttamente dalla cantina di casa, anche se qui dietro la consolle ha preso posto nientemeno che Jari Haapalainen, produttore indie di fama ormai europea.&lt;br /&gt;L'impressione generale - e qui avrà influito la saggezza del produttore - è di un album fatto di canzoni più asciutte ed essenziali rispetto all'immediato passato, senza però perdere le caratteristiche essenziali del suono distintivo della band. Non ci sono forse tante perle come nell'esordio, ma pezzi amabili e adrenalinici come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;We are kids&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;All the little things that you do&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;I see a brightness&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;It's always sunday&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;around here&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Song in the morning&lt;/span&gt; sono tutti potenziali singoli di successo che dei pubblicitari intelligenti potrebbero saccheggiare a mani basse (un po' come hanno fatto con i Thin Things, che ai Lacrosse un po' somigliano).&lt;br /&gt;Da non perdere, ovviamente...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://vids.myspace.com/index.cfm?fuseaction=vids.individual&amp;amp;videoid=56275442"&gt;Lacrosse - We Are Kids&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="425" height="360"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;param name="movie" value="http://mediaservices.myspace.com/services/media/embed.aspx/m=56275442,t=1,mt=video"&gt;&lt;embed src="http://mediaservices.myspace.com/services/media/embed.aspx/m=56275442,t=1,mt=video" allowfullscreen="true" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="360"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35400213-4742159859236113589?l=justanotherpopsong.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/feeds/4742159859236113589/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=35400213&amp;postID=4742159859236113589&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/4742159859236113589" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/4742159859236113589" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/2009/05/lacrosse-bandages-for-heart.html" title="Lacrosse - Bandages For The Heart" /><author><name>cornalis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04785246360007746730</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" name="OpenSocialUserId" value="09834487274328001990" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SgLnGBD9ivI/AAAAAAAAA7Q/JLIQNlK6ySU/s72-c/lacrosse09.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35400213.post-5375282584022193784</id><published>2009-04-27T17:24:00.000+02:00</published><updated>2009-04-27T18:39:14.759+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="svezia" /><title type="text">Montt Mardiè - Skaizerkite</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SfXehabb_CI/AAAAAAAAA7I/R0qw7YZIomA/s1600-h/montt+skaizerkite.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 301px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SfXehabb_CI/AAAAAAAAA7I/R0qw7YZIomA/s320/montt+skaizerkite.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5329410399674301474" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;David Olof Peter Pagmar, in arte &lt;a href="http://www.monttmardie.com/"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Montt Mardiè&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, è uno di quegli artisti che non sai mai se prendere sul serio o se ci sta menando tutti quanti per il naso, recitando in modo magistrale la parte del genietto musicale tanto istrione quanto schivo e imprevedibile, personaggio che sembra uscito dalla famigliaTenembaum, quella dell'omonimo film di Wes Anderson. Leggere per credere l'autobiografia che ha postato sul suo sito, formidabile mischione di verità e surreale finzione letteraria, che poi in fondo è il mondo in cui Montt Mardiè, l'alter ego di David, si muove da sempre perfettamente a suo agio.&lt;br /&gt;Reduce da due dischi di notevole e forse incostante valore (l'ultimo, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Clocks/Pretender&lt;/span&gt;, è un doppio piuttosto ingombrante, niente di sorprendente comunque per uno che racconta di avere scritto un'opera all'età di 18 anni) e da un contratto con la Ruffa Lane, label dei Lucky Soul, che distribuisce in Inghilterra una sorta di greatest hits, David pubblica oggi per la Hybris il suo terzo lavoro sulla lunga durata, dal misterioso titolo &lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Skaizerkite&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Welcome to Stalingrad&lt;/span&gt;, pezzo ballabile e stravagante in pieno stile Montt Mardiè, è la perfetta presentazione per un raccolta di canzoni pop estroverse e ricche di ironia, decisamente più a fuoco e incisive rispetto ad una certa verbosità che emergeva nelle ultime cose di David. L'eclettismo tipico di Montt Mardiè è garantito e compreso nel biglietto d'ingresso, ma dal frullatore di Pagmar, capace di triturare citazioni una dietro l'altra e mettere insieme crooning romantico tradizionale e ritmi funk, folk cantautorale alla Badly Drawn Boy e melodie alla Prefab Sprout, solide memorie Motown e frivolezze anni '80, Bowie e Jens Lekman (e potremmo proseguire a lungo con gli accostamenti), emergono stavolta sapori sempre freschi e piacevoli.&lt;br /&gt;Su tutto domina una evidente voglia di divertire e divertirsi, che sembra essere condivisa sia dal timido David che dal guascone Montt: da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;One kiss&lt;/span&gt; a &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Last year in Marienbad&lt;/span&gt;, dall'adorabile singolo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dancing shoes&lt;/span&gt; alla conclusiva trascinante &lt;span style="font-style: italic;"&gt;I love you Annie&lt;/span&gt;, ovunque si respira un'aria leggera e festaiola, esaltata anche dalle liriche originali e onnivore, stracolme di riferimenti tanto alla cultura pop quanto a quella libresca. A far scendere i piedi dai tavoli ci pensano poi le acustiche e delicatissime &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Elizabeth by the piano&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dungeons and dragons&lt;/span&gt; e la malinconica ballata&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;per voce e pianoforte &lt;span style="font-style: italic;"&gt;A wedding in june&lt;/span&gt; (elegante duetto con Andreas Mattsson), giusto il tempo di tirare il fiato prima di afferrare il primo cocktail colorato e ricominciare le danze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Dancing shoes&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="480" height="295"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/n8qbQ_I8Cww&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/n8qbQ_I8Cww&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="295"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35400213-5375282584022193784?l=justanotherpopsong.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/feeds/5375282584022193784/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=35400213&amp;postID=5375282584022193784&amp;isPopup=true" title="3 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/5375282584022193784" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/5375282584022193784" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/2009/04/montt-mardie-skaizerkite.html" title="Montt Mardiè - Skaizerkite" /><author><name>cornalis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04785246360007746730</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" name="OpenSocialUserId" value="09834487274328001990" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/SfXehabb_CI/AAAAAAAAA7I/R0qw7YZIomA/s72-c/montt+skaizerkite.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35400213.post-7912220731038723894</id><published>2009-04-25T10:19:00.002+02:00</published><updated>2009-04-25T10:44:17.995+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="norvegia" /><title type="text">Lene Marlin - Twist The Truth</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/Sey8To_WxKI/AAAAAAAAA7A/DLMT6awbEvk/s1600-h/cover.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 310px; height: 310px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/Sey8To_WxKI/AAAAAAAAA7A/DLMT6awbEvk/s320/cover.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5326839504879142050" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Confesso di avere una notevole simpatia nei confronti di &lt;a href="http://www.lenemarlin.com/"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Lene Marlin&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;. Forse non è proprio il tipo di artista di cui parliamo di solito (ha un contratto major, è coperta da Mtv e annessi vari, anche se in fondo che importanza ha?), tuttavia ha indubbiamente una carriera - ormai decennale - che merita rispetto e attenzione.&lt;br /&gt;Insomma, credo che ve la ricordiate tutti, la ragazzina norvegese che nel '99 o giù di lì piazzò il suo album d'esordio nelle classifiche di tutta Europa. Aveva diciotto anni, all'epoca, e quando il successo ti travolge in un modo simile non è certo facile gestirlo. Lene ha fatto la cosa giusta: ha aspettato che il pubblico distratto si dimenticasse di lei, è cresciuta (in tutti i sensi) e si è ripresentata dopo cinque anni con un album (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Another Day&lt;/span&gt;) che ho riascoltato poco fa e che mi suona ancora oggi di una grande spontaneità e freschezza. Il grande successo ovviamente non si è ripresentato, e così è stato anche per l'album successivo, più patinato ma molto meno incisivo.&lt;br /&gt;Oggi, a ventotto anni, Lene pubblica il suo quarto album, e lo fa con la sua solita timida gentilezza, da singer/songwriter matura che può sì vantare una distribuzione internazionale (in Italia soprattutto, mi sembra di capire) ma pare lontana anni luce da ogni pretesa di celebrità.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Twist The Truth&lt;/span&gt; raccoglie dieci delle canzoni più delicate ed intime della carriera della Marlin. La quieta malinconia degli album precedenti c'è ancora, ma qui si fa morbido e sereno racconto folk, raffinatissimo nell'uso accurato ed essenziale degli strumenti (l'acustica e il violino di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Everything's good&lt;/span&gt;, ad esempio, oppure i placidi fiati di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;I'll follow&lt;/span&gt;), che si muovono sempre con discrezione attorno alla chitarra acustica. Può darsi che nel complesso ci siano qualche ripetizione e qualche momento meno convincente (soprattutto il tentativo di dare una più complessa ritmicità ad alcuni pezzi, vedi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Have i ever told you&lt;/span&gt;), ma quando Lene "canta la sua canzone", in economia di mezzi, in punta di plettro, con la sua sensibilità gentile e pensosa (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Do you remember&lt;/span&gt;,&lt;span style="font-style: italic;"&gt; You will cry no more&lt;/span&gt;) , dimostra sempre nel modo più efficace il suo talento.&lt;br /&gt;Può non piacere, mi rendo conto, ma portate pazienza, a me è simpatica...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/87Kl5EjcHIk&amp;hl=it&amp;fs=1"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/87Kl5EjcHIk&amp;hl=it&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35400213-7912220731038723894?l=justanotherpopsong.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/feeds/7912220731038723894/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=35400213&amp;postID=7912220731038723894&amp;isPopup=true" title="5 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/7912220731038723894" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/35400213/posts/default/7912220731038723894" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://justanotherpopsong.blogspot.com/2009/04/lene-marlin-twist-truth.html" title="Lene Marlin - Twist The Truth" /><author><name>cornalis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04785246360007746730</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" name="OpenSocialUserId" value="09834487274328001990" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_wVzcLcE1o-M/Sey8To_WxKI/AAAAAAAAA7A/DLMT6awbEvk/s72-c/cover.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">5</thr:total></entry></feed>
