La Patata in Giacchetta https://lapatataingiacchetta.com Food, Travel and Life Sun, 18 Feb 2018 12:41:03 +0000 it-IT hourly 1 https://lapatataingiacchetta.com/public_html/wp-content/uploads/2015/09/cropped-facebook-profile-32x32.pngLa Patata in Giacchettahttps://lapatataingiacchetta.com 32 32 Torta ripiena di marmellatahttps://lapatataingiacchetta.com/torta-ripiena-marmellata/7830/ https://lapatataingiacchetta.com/torta-ripiena-marmellata/7830/#respond Thu, 15 Feb 2018 06:00:24 +0000 https://lapatataingiacchetta.com/?p=7830 Oggi facciamo una torta facile facile: la torta ripiena di marmellata. Cosa c’è di strano? vi chiederete. Tutti sono bravi a fare...

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Oggi facciamo una torta facile facile: la torta ripiena di marmellata.

Cosa c’è di strano? vi chiederete. Tutti sono bravi a fare una torta e a farcirla con la marmellata. Ecco, appunto. In questo caso la torta non viene farcita con la marmellata dopo la cottura ma prima. Con un simpatico trucco la marmellata rimane nascosta, ma non appena si taglia una fetta ecco che il ripieno fa capolino.

La realizzazione è di una semplicità imbarazzante e non la volevo neanche mettere nel blog. Poi ho pensato a quello che mi dice sempre la mia amica Camilla, ovvero che le mie ricette sono sempre troppo complicate o che prevedono ingredienti strani. (L’ingrediente per cui mi prende sempre in giro? La fava tonka!)

Comunque, alla fine mi sono decisa a lasciarvi la ricetta. Nessun ingrediente strano: solo uova, latte, burro e farina. Più la marmellata ovviamente. E una preparazione semplice, l’unica accortezza è la doppia cottura.

 

Ecco la ricetta della torta ripiena di marmellata

Torta ripiena di marmellata
Autore: 
Tipo: Torta
Tempo di preparazione: 
Tempo di cottura: 
Tempo: 
 
Ricetta della torta ripiena di marmellata
Ingredients
  • 2 uova
  • 100g zucchero
  • 150g farina autolievitante
  • 50g di burro
  • 100g di latte
  • 1 pizzico sale
  • vaniglia qb
  • mezzo vasetto di marmellata, il vostro gusto preferito
Instructions
  1. Accendete il forno a 180°C.
  2. Imburrate e infarinate uno stampo a cerniera.
  3. Fate fondere il burro a bagnomaria.
  4. Nel recipiente della planetaria con montato il gancio a frusta montate insieme le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso.
  5. Aggiungete poi un pizzico di sale e i semini della vaniglia.
  6. Sempre mescolando aggiungete il burro fuso, e da ultimo la farina.
  7. Dividete in due parti l'impasto e versatene una metà nello stampo.
  8. Infornate e cuocete per 20 minuti.
  9. Trascorso questo tempo sfornate e ricoprite la superficie della torta con la marmellata (evitando di metterla troppo vicino al bordo dello stampo).
  10. Versate sopra la marmellata anche la parte di impasto rimanente e cuocete per 25 minuti sempre nel forno a 180°C.
  11. Lasciate raffreddare completamente prima di sformare la torta dallo stampo.
Notes
Dosi per uno stampo di 20cm di diametro

 

Ricetta della torta ripiena di marmellata

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Londra, alla ricerca di Banksy: Shoreditch Street Art Tourshttps://lapatataingiacchetta.com/londra-alla-ricerca-di-banksy-shoreditch-street-art-tours/7794/ https://lapatataingiacchetta.com/londra-alla-ricerca-di-banksy-shoreditch-street-art-tours/7794/#comments Mon, 12 Feb 2018 06:00:41 +0000 https://lapatataingiacchetta.com/?p=7794 Graffiti, writer, artisti di strada, maniaci dello stencil, a Londra ci sono tutti, da tutto il mondo. Quando siamo stati a Londra...

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Graffiti, writer, artisti di strada, maniaci dello stencil, a Londra ci sono tutti, da tutto il mondo. Quando siamo stati a Londra l’ultima volta – ormai veterani della città – abbiamo deciso di perseguire un interesse comune (mio e di Gaia, rari ma esistono), quello della street art e di segnarci per uno Shoreditch Street Art Tour. Ovviamente volevamo andare a caccia di qualche Banksy: siamo finiti in una giungla di arte, e abbiamo scoperto tantissime cose nuove. Una rivoluzione!

Inoltre la zona di Shoredich vale la pena a prescindere, come area da visitare a nord della City. Mantiene intatta l’atmosfera di piccola cittadina, con un suo centro storico formato dalla Shoreditch High Street e dalla graziosa St Leonard’s Church. Oggi è – da diversi anni a dire la verità – uno degli snodi principali nel dedalo di sottoculture londinesi, fulcro del movimento hipster, nonché “casa” della Londra artistica e graffitara.

Volto di donna di colore a Shoreditch dell'artista Dreph
Un angolo, un “semplice” backyard a Shoreditch – al centro un’opera del progetto You Are Enough dell’artista Dreph

IL MITICO DAVE, UN UOMO APPASSIONATO

Il tour l’ha scovato Gaia, al solito. Questa ragazza ha delle doti, dico davvero. Fissiamo via mail e ci scrive un certo Dave Stuart. Premuroso, ci spiega cosa portare, come vestirci, cosa vedremo. L’appuntamento è sotto alla Goat Statue in Brushfield St nell’area di Shoredich. Fa un freddo inumano – siamo lì a gennaio -, con noi ci sono altre venti persone circa, quasi tutte British.

Puntualissimo arriva Dave, un signore molto sobrio, molto compassato, con un inglese meraviglioso e una voce splendida, BBC standard. A me già piace un sacco. Si presenta al gruppo, qualche battuta sul freddo; diverse ‘freddure’ dico fra me e me, considerato il fatto che saranno almeno due gradi sotto zero. Battiamo tutti i tacchi: iniziamo il tour!

Dave si rivela subito una miniera di informazioni. Scopriremo che prima di fare questi percorsi lavorava in banca. E conserva ancora qualcosa del consulente finanziario, del manager che fa bene e scrupolosamente il suo lavoro. Io e Gaia però l’abbiamo visto eccitarsi – letteralmente – per un nuovo segno (misterioso per i più) lasciato a bomboletta su un angolo o su un lampione. Durante il tour l’abbiamo sentito spesso esclamare: “Questo è nuovo! Questo è un nuovo pezzo! Ehi, sono passato ieri sera e questo qui non c’era!”, ma soprattutto lo abbiamo amato mentre ci conduceva con buone dosi di ironia e straordinaria competenza attraverso decine di capolavori della street art. La sua è un’indagine minuziosa, un’esplorazione urbana di arte selvaggia, allo stato brado. Quest’uomo si è creato una professione dal nulla, con uno studio e una abnegazione degna del ricercatore universitario, tra l’altro su un patrimonio pubblico e mutevole quale quello dei graffiti et similia: unisce la pazienza e la competenza tassonomica di un entomologo alla profondità di analisi del critico d’arte.

Caos creativo, tra manifesti, adesivi, disegni: in una parola libertà artistica a Shoreditch!

CHI DISEGNA COSA?

Il tour in realtà è molto semplice, eppure ci ha lasciato soddisfattissimi. Tra un pezzo e l’altro (ne parlo più giù!) Dave ci racconta un po’ delle sue passioni, dandoci qualche nozione generale (utilissima) sulla differenza per esempio tra graffitari e street artist, sulla “scena” londinese dagli anni ’70 a oggi, sulla gerarchia degli artisti di strada, sull’etica dei writer, ecc. Informazioni e aneddoti che non conoscevo e che contribuiscono a farmi apprezzare anche i più semplici “tag” che la nostra guida ci indica. Per non parlare dei lavori più complessi.

In due parole quello che abbiamo imparato. La street art è una forma espressiva libera, che rifugge l’istituzionalizzazione, i musei, il mercato. Si divide grossolanamente in due mo(n)di: quella realizzata con l’ autorizzazione dei proprietari dei palazzi (legale più o meno), e quella senza autorizzazione (illegale e perseguibile). Inoltre esiste una separazione ancora più netta. Ci sono i graffitari e le crew di writer da una parte, che scrivono il loro nome e hanno un loro codice e una gerarchia di importanza (più è illeggibile il tag e più elaborato è il lettering e più è importante l’opera) e poi ci sono gli street artist veri e propri (disegnatori, creatori di adesivi, pittori con stencil, scultori, ecc.).

U'opera dell'artista Alo a Londra nel quartiere di Shoreditch
Alo, un artista italiano che lavora molto a Londra. Qui un suo pezzo (Speak The Truth), miracolosamente risparmiato dai tag dei writer di passaggio e dalle modifiche di altri artisti

Ma le cose si possono mescolare, i tag possono comparire sopra la street art, e un artista può “continuare” o modificare l’opera di un altro. Tutto è effimero, temporaneo, istantaneo, fruibile da tutti, popolare e passeggero. Le realizzazioni sono quasi sempre veloci, di solito clandestine e notturne. Un’arte “contro” a prescindere. Inutile ripetere che mi piace da morire, no?

Street art - follow the leader Londra di fanakapan
Questo è un disegno dell’artista Fanakapan, si chiama “Follow the Leader”. L’ultima volta che siamo stati a Londra non c’era, guardate qui!

I NOMI, VOGLIAMO I NOMI!

Il primo artista che incontriamo nel nostro percorso è un autore di adesivi (sticker) artigianali serigrafati e unici: l’israeliano Dede. Subito dopo ci imbattiamo nell’immenso Shepard Fairey (sì, quello di Obama e della scritta HOPE, del marchio OBEY, insomma questo!)

Dave ci fa poi riconoscere la mano di D*Face, storica presenza a Londra; successivamente inciampiamo sui lavori di Jonesy: piccole sculture in bronzo posizionate (nascoste quasi) sui cartelli stradali o sui lampioni.

Testa di cavallo dell'artista Jonesy in bronzo
Una sculturina in bronzo di Jonesy, posizionata sopra un cartello stradale, quasi invisibile all’occhio non allenato

Andiamo avanti e mi stupisco, ma solo per un attimo, di trovare anche il “nostro” Clet Abraham, un artista francese che opera a Firenze da molti anni e che io e Gaia conoscevamo già.

Cartello stradale modificato dall'artista CLET Abraham
Eccolo il “nostro” CLET, ha colpito proprio su Brick Lane!

Il tour prosegue con l’ignoto (per me) Dr Cream e con il sudafricano Falko – che crea elefanti psichedelici fantastici! E poi ancora scopriamo Manyoly, PyramidOracle, le spettacolari faccine tridimensionali di Gregos (geniali!) e ancora LovePiePenBrinck, il famosissimo Stik e decine di altri, magari citati solo en passant, oppure meno noti, qualcuno sfuggito alle mie orecchie estasiate, tutti, tutti straordinari.

Faccia dell'artista Gregos a Shoreditch
Una delle tante faccine di Gregos che spuntano sui muri di Shoreditch, un po’ sciupata, un po’ sbuffante

E alla fine, come ciliegina su questa immensa torta di arte contemporanea, il nostro Dave ci ha portato da lui. L’uomo misterioso (o il nome collettivo?) che ha fatto della sua street art un marchio riconoscibile anche a mia zia che vive in campagna e fa le marmellate; un genio, un pazzo, l’ineffabile, il satirico, il pop e l’anti-pop, il mainstream, odiato-amato, unico, l’eroe dello stencil e della bomboletta, l’uomo copertina di questo post: Banksy!

Io lo amo. Non c’è altro da aggiungere.

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Schiacciata fiorentina senza struttohttps://lapatataingiacchetta.com/schiacciata-fiorentina-senza-strutto/7412/ https://lapatataingiacchetta.com/schiacciata-fiorentina-senza-strutto/7412/#respond Thu, 08 Feb 2018 06:00:40 +0000 https://lapatataingiacchetta.com/?p=7412 Oggi è giovedì grasso e io voglio festeggiare con questa schiacciata fiorentina senza strutto. La schiacciata fiorentina è IL dolce tradizionale di...

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Oggi è giovedì grasso e io voglio festeggiare con questa schiacciata fiorentina senza strutto.

La schiacciata fiorentina è IL dolce tradizionale di Firenze che si mangia nel periodo del carnevale. La versione classica è come quella che vi lascio io mentre le versioni più gustose, che propongono i forni e le pasticcerie, sono ripiene o di panna o di crema chantilly (la mia preferita). Questo fine settimana ero troppo stanca e non ho trovato la forza di preparare anche la crema, per cui vi beccate la ricetta della schiacciata fiorentina senza ripieno.

La ricetta che vi propongo di questa schiacciata fiorentina è senza strutto ma con il lievito di birra: una via di mezzo quindi tra le ricette tradizionalissime che mettono lo strutto e fanno una doppia lievitazione con il lievito di birra e quelle più moderne che usano olio e lievito istantaneo.

E’ un dolce dai sapori antichi, ma a me piace un sacco. In più, dato che la maggior parte dei dolci di carnevale prevedono la frittura e io odio friggere la schiacciata fiorentina per me rappresenta una validissima alternativa ai classici cenci e frittelle.

 

Ricetta della schiacciata fiorentina senza strutto

Schiacciata fiorentina senza strutto
Autore: 
Tipo: Torta
 
Ricetta della schiacciata alla fiorentina senza strutto, con lievito di birra
Ingredients
Per la biga
  • 3g di lievito di birra fresco
  • 200g di farina forte
  • 100g di acqua
Per l'impasto
  • 500g di farina 00
  • 50g di acqua
  • 3g di lievito di birra
  • 2 arance non trattate
  • 2 uova intere
  • 3 tuorli
  • 100g di olio extravergine di oliva
  • 100g di burro in pomata
  • 200g di zucchero
  • Vaniglia qb
  • Spezie toscane qb
Per la decorazione
  • Zucchero a velo qb
Instructions
Preparate la biga
  1. Sciogliete nell'acqua il lievito di birra.
  2. Nella planetaria con montato il gancio ad uncino impastate insieme il lievito di birra sciolto nell'acqua con la farina.
  3. Impastate fino ad ottenere un impasto sodo e liscio.
  4. Formate una palla e conservatela in frigorifero per almeno dodici ore.
Fate raddoppiare la biga
  1. Trascorse almeno dodici ore tirate fuori la biga e lasciatela a temperatura ambiente per circa tre ore, o comunque fino a che non sarà raddoppiata.
Preparate l'impasto della schiacciata alla fiorentina
  1. Lavate bene le arance e grattugiatene tutte la scorza.
  2. Spremete le arance con uno spremiagrumi.
  3. Nella planetaria con montato il gancio ad uncino impastate insieme la farina, lo zucchero, le spezie, la vaniglia, la biga, l'acqua con il lievito sciolto, la scorza di arancia grattugiata e il succo di arancia. Impastate fino ad ottenere un impasto ben incordato.
  4. Aggiungete poi, in questo ordine e di seguito, ma avendo sempre cura di avere un impasto incordato prima di passare all'ingrediente successivo: le uova intere (una per volta), i tuorli (uno per volta), il burro (a piccoli fiocchetti) e l'olio (versando a filo).
  5. Impastate bene e verificate il velo dell'impasto.
  6. Rovesciate su una spianatoia e lasciate riposare per circa 30 minuti all'aria.
  7. Pirlate l'impasto formando una palla ben tesa.
  8. Ungete una teglia di dimensioni 30x40cm e adagiateci l'impasto cercando di schiacciarlo un po'.
  9. Coprite con la pellicola trasparente e lasciate lievitare a 29°C per circa 3 ore, fino al raddoppio.
  10. Trascorso questo tempo accendete il forno e portatelo a 180°C.
  11. Cuocete nel forno caldo per circa 40 minuti, facendo la prova con il termometro a sonda, il cuore deve raggiungere i 96°C.
  12. Lasciate raffreddare la schiacciata alla fiorentina su una griglia e poi cospargetela di zucchero a velo.

 

Ricetta della schiacciata fiorentina senza strutto

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La nostra esperienza con DayBreakHotelshttps://lapatataingiacchetta.com/la-nostra-esperienza-con-daybreakhotels/7483/ https://lapatataingiacchetta.com/la-nostra-esperienza-con-daybreakhotels/7483/#comments Mon, 05 Feb 2018 06:00:00 +0000 https://lapatataingiacchetta.com/?p=7483 Ovvero come passare una giornata fantastica da turisti posh a casa propria (o quasi)! Se vi proponessero di trascorrere una giornata in...

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Ovvero come passare una giornata fantastica da turisti posh a casa propria (o quasi)! Se vi proponessero di trascorrere una giornata in un hotel o in un resort vicino a casa, senza uno scopo preciso, e solo nelle ore diurne, cioè senza dormirci, cosa fareste?

Le oscure premesse

Perplessi? Lo eravamo anche noi. I gestori di DayBreakHotels ci hanno chiesto di provare i loro servizi. L’idea è quella di soggiornare in resort e alberghi di lusso, ma solo di giorno, abbattendo notevolmente i costi. All’inizio io, povero bischero, non capivo…

Io: “Gaia, ma dov’è che andiamo quindi?”
Gaia: “A San Giustino Valdarno.”
Io: “Ma è a 15 chilometri da casa, ci siamo stati 276 volte…”
Gaia: “ Sì, ma ci ospitano in un resort di lusso, la Villa Cassia di Baccano!”
Io: “Ah! Figo!”
Gaia: “Sì, ma solo di giorno, non di notte.”
Io: “Cioè? Quindi che ci facciamo?”
Gaia: “Ma nulla, te l’ho già detto! Sono inseriti in una catena di hotel diurni… Questa è un’esperienza, stiamo un giorno e basta!”

Ero sempre perplesso. Ma la mia perplessità non ha mai frenato un progetto della PatataInGiacchetta, anzi, direi che il mio essere tendenzialmente contrario è la benzina che accende l’animo picaresco di questo blog e così siamo andati a San Giustino Valdarno, frazione di Loro Ciuffenna, provincia di Arezzo, Toscana profonda…

Il viaggio

Era una giornata di dicembre, fredda e orrendamente pre-natalizia. Pioveva: i campi intorno San Giustino sembravano invitanti come le steppe chirghise prima di una tempesta di grandine. Mentre guidavo una vocina interiore intonava un mantra molto poco yogico: “ma-che-cazzata-è-mai-questa-potevamo-stare-a-casa-a-guardarci-una-serie”, più o meno all’infinito.

Arriviamo alla Villa Cassia di Baccano. Non l’avevo mai vista, nonostante sia proprio vicino alla Setteponti, la strada che noi fiorentini del contado facciamo spesso per andare verso Arezzo. Bella è bella. Padronale, direi. Nel frattempo ha smesso di piovere e inizio ad apprezzare – ancora diffidente – il parco che circonda la villa: curato, “toscano”, cipressoso, molto russian-friendly, pervaso da un lusso orientato allo straniero, ma non posticcio. Insomma un luogo vero, non un outlet costruito con le casette del presepe.

giardino della villa di Baccano
Il parco che circonda la Villa di Baccano a San Giustino Valdarno

L’esperienza con DayBreakHotels (stupore)

Suoniamo, e ci accorgiamo di essere i soli ospiti. Ci accoglie il proprietario, gentilissimo, onestamente contento di sistemarci nella suite imperiale. Inizio a dubitare dei miei dubbi. Che in fondo venire qui non sia stata una brutta idea?

Ingresso principale della stanza presso Villa Baccano a San Giustino Valdarno
L’ingresso della nostra “camera”, in realtà una vera e propria casa di campagna

Fuoco acceso, cotto, travi a vista, Chianti classico. “Vi posso portare il pranzo?”, domanda il solerte proprietario che appare e scompare come un cucù, ma senza fare rumore, discreto. Io e Gaia ci siamo già illanguiditi sui divanoni in pelle bianca, davanti al camino. Il lusso e il cazzeggio di classe sono una cosa che ci viene benissimo, una seconda natura. Fingersi ricchi è perfino facile.

Io (seduto, gambe accavallate): “Insomma tesoro, ti ricordi dei Gradeschi? I conti di Ripa Asciutta? Sai che la scorsa settimana li abbiamo battuti a polo?”
Gaia: “…”
Io: “Poi pensavo…” (sorseggiando dal calice, guardando le braci con intensità) “Dovremmo riprendere a cacciare la lepre, tesoro.”
Gaia: “…”
Io: “Taci. Su le soglie del bosco non odo parole che dici umane…”
Gaia: (preoccupata) “Ti fa male insegnare, te lo dico io…”
Io: “Ehm, vado di là nella camera da letto, ti aspetto fra le lenzuola di seta. Ordina intanto dello champagne, oh Ermione.”
Gaia: “Sei un cretino.”

Nel frattempo è arrivato l’oste-solerte-e-discreto e apparecchia, sempre davanti al fuoco – che per la verità fa un pochino di fumo. Molto old school il fuoco, con la griglia di ghisa, gli alari, l’attizzatoio, i cazzi e i mazzi, molto bon vieux temps anche l’acre odor del fumo che l’animo non rallegra, ma impuzza parecchio i cappotti. Ma insomma, siamo o non siamo ricchi campagnoli?

Terrazza presso Villa Baccano a San Giustino Valdarno
Avremmo potuto mangiare qui, nella nostra terrazza privata. Magari d’estate…

All’arrivo delle pietanze i dubbi sul senso metafisico di questa giornata di relax e languore toscano si sciolgono: antipasti caserecci con affettati e pecorino da sfamare sei persone e tagliatelle al ragù di “cignale” (oh, bontà dell’irsuto animale toscano!) su cui nevica, nevica copiosa una messe di caciotta padana. In breve sono presto ubriaco di Chianti a 14 gradi, strafatto di carboidrati e felice come un Falstaff aretino, o come uno che non mangiava da dieci giorni.

L’oste-ospite-santo-cuoco sparecchia, mi guarda con un misto di approvazione e sgomento (per quanto ho mangiato?) e sparisce, forse risucchiato in una botola o in un passaggio segreto della magione. Barcollo così fino alla sontuosa camera da letto e abbracciando Gaia faccio il più meraviglioso sonnellino postprandiale della mia vita. Russo, ma non la nazionalità, russo proprio, come un onesto Landini testa calda a nafta. Ci risvegliamo che quasi tramonta. Facciamo un ultimo giro della superba villa. Salutiamo con garbo il nostro ospite, con rassicurazioni e un profluvio di sinceri “ma grazie a lei!”. Siamo stati davvero bene. Rilassati, storditi dalla tranquillità. In una normalità speciale, immersi in uno strano carnevale dell’anima ci siamo “finti” turisti tra le nostre colline, solo per un giorno, mangiando (alla grande) fino quasi a scoppiare.

In otto parole: io i dubbi farei meglio a non averli.

Pineta della Vilal Di Baccano a San Giustino Valdarno
Qui la duchessa di Bosco Piccolo, circondata dalla pineta, osserva l’orizzonte

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Dove mangiare ad Amsterdamhttps://lapatataingiacchetta.com/dove-mangiare-ad-amsterdam/4107/ https://lapatataingiacchetta.com/dove-mangiare-ad-amsterdam/4107/#comments Mon, 29 Jan 2018 06:00:20 +0000 https://lapatataingiacchetta.com/?p=4107 Dove mangiare ad Amsterdam? Conoscendomi, di sicuro vi immaginerete già che non appena ho iniziato a programmare il nostro viaggio nella città...

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Dove mangiare ad Amsterdam? Conoscendomi, di sicuro vi immaginerete già che non appena ho iniziato a programmare il nostro viaggio nella città olandese mi sono posta subito questa domanda. E’ vero che la cucina olandese non è molto rinomata, ma Amsterdam è comunque una città cosmopolita, dove si possono trovare tutte le cucine del mondo!

Di conseguenza ho cercato di alternare un po’ di prodotti tipici olandesi, con la cucina internazionale e lo street food. Come al solito abbiamo assaggiato un po’ di tutto, anche se per me il vincitore assoluto è il panino con l’aringa che è tipicissimo olandese e di una bontà assoluta.

Se vi trovare a passare ad Amsterdam qualche giorno di vacanza non perdetevi i nostri consigli. Sono tutte cose testate in prima persona da noi, e i miei chili in più lo dimostrano.

Ecco la lista dei posti dove mangiare ad Amsterdam

Hap-Hmm, per provare la cucina olandese

Sembra che Hap-Hmm sia IL ristorante in cui andare per assaggiare la vera cucina olandese tradizionale. Noi non potevamo non provare, per questo una sera abbiamo prenotato un tavolo e ci siamo presentati lì per la cena. Nel menù non ci sono molti piatti e noi abbiamo scelto a caso due secondi con i vari contorni di accompagnamento. Erano buoni, ma non sappiamo con certezza cosa abbiamo mangiato. Di sicuro era carne.

Hap-Hmm
Eerste Helmersstraat 33, 1054 CZ Amsterdam, Paesi Bassi
www.hap-hmm.nl
020 618 1884

Hap Hmm - Dove mangiare ad Amsterdam

Pancakes! Per assaggiare i pancake olandesi

I pancake olandesi sono in sostanze delle crepe un po’ più alte. Nel menù ci sono sia pancake dolci che salati; noi abbiamo assaggiato quello salato perchè ci siamo fermati per pranzo. Ci sono piaciuti un sacco!

Pancakes!
Berenstraat 38, 1016 GH Amsterdam, Paesi Bassi
www.pancakesamsterdam.nl
020 528 9797

Pancakes! - Dove mangiare ad Amsterdam

Wok to walk, per riempirsi lo stomaco spendendo pochissimo

Wok to Walk è una delle mie catene preferite, e l’ho scoperta proprio ad Amsterdam. Si scegliete il tipo di pasta o riso, i condimenti, la salsa e tutto viene cucinato al momento su delle wok con la cucina a vista. Io lo adoro, e piano piano, ho convertito anche Stefano! Quando lo apriranno anche in Italia?

Wok to walk
Warmoesstraat 85, 1012 HZ Amsterdam, Paesi Bassi
woktowalk.com
020 427 6960

Wok to Walk - Dove mangiare ad Amsterdam

Bagels&Beans, per mangiare i bagels come a NYC

Bagels&Beans è una catena olandese che fa dei buonissimi bagel (principalmente), ma anche tutto ciò che è cibo healty. Una roba da donne insomma!

Bagels & Beans
Overtoom 306, 1054 JC Amsterdam, Paesi Bassi
www.bagelsbeans.nl
020 737 0033

Bagels&Beans - Dove mangiare ad Amsterdam

The Butcher, per mangiare dei buonissimi hamburger

Dopo un ristorante da donne ci voleva uno da uomini, giusto? E qui arriva questo ristorante (più un fast food, via) che serve hamburger buonissimi! Preparatevi a fare la coda perché c’è pochissimo posto a sedere.

The Butcher
Albert Cuypstraat 129, Amsterdam, Paesi Bassi
www.the-butcher.com
020 470 7875

The Butcher - Dove mangiare ad Amsterdam

Altre cose da mangiare assolutamente ad Amsterdam

La torta di mele di Winkel 43

Questo caffè nel Jordaan, il quartiere più cool di Amsterdam, serve una torta di mele divina. E ve lo dice una che di torte di mele ne ho mangiate parecchie!

Winkel 43
Noordermarkt 43, 1015 NA Amsterdam, Paesi Bassi
www.winkel43.nl
020 623 0223

Winkel 43 - Dove mangiare ad Amsterdam

Stroopwafels da Lanskroon

Gli stroopwafel sono dei biscotti tipici olandesi fatti da due cialde accoppiate con in mezzo uno sciroppo. Sono dolcissimi e buonissimi. I più buoni dice siano quelli artigianali che fanno da Lanskroon.

Lanskroon
Singel 385, 1012 WL Amsterdam, Paesi Bassi
www.lanskroon.nl
020 623 7743

Stroopwafels - Dove mangiare ad Amsterdam

Patatine fritte di Vleminkcx

Vleminkcx è una istituzione per le patatine fritte a Amsterdam. C’è sempre la fila! Il mio consiglio? Provatele con la salsa al formaggio!

Vleminkcx
Voetboogstraat 31, 1012 XK Amsterdam, Paesi Bassi
vleminckxdesausmeester.nl
06 54787000

Vleminkcx - Dove mangiare ad Amsterdam

Panino con aringa e cipolle

Il re del cibo di strada olandese: il panino con l’aringa marinata. Io l’ho adorato. Il problema? Digerire la cipolla cruda!

Panino con aringa e cipolle - Dove mangiare ad Amsterdam

Poffertjes, le famose crepe olandesi

Adesso si trovano spesso anche da noi, nelle fiere, ma mangiate in Olanda sono tutta un’altra cosa. Sarà anche perché di solito noi ce le mangiamo con la Nutella mentre loro le servono con il burro!
Poffertjes - Dove mangiare ad Amsterdam

Febo

Gli olandesi hanno inventato i distributori automatici di cibo caldo. Non potete non provare un panino o qualcosa di fritto da Febo!

Febo - Dove mangiare ad Amsterdam

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Torta al limone senza burro e senza uovahttps://lapatataingiacchetta.com/torta-al-limone-senza-burro-senza-uova/7170/ https://lapatataingiacchetta.com/torta-al-limone-senza-burro-senza-uova/7170/#comments Thu, 25 Jan 2018 06:00:12 +0000 https://lapatataingiacchetta.com/?p=7170 Questa torta al limone senza burro e senza uova sembra fatta apposta per il mese di gennaio, mese che è internazionalmente riconosciuto...

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Questa torta al limone senza burro e senza uova sembra fatta apposta per il mese di gennaio, mese che è internazionalmente riconosciuto come mese dell’inizio della dieta. Io, che a dieta dovrei mettermici a vita, però non riesco a rinunciare del tutto ai dolci e quindi cerco ricette che mi consentano di limitare i danni.

In questi casi, spesso la mia fonte di ispirazione è Marco Bianchi, che è un mago per le ricette leggere, sane e dietetiche. Se seguite le mie ricette sicuramente vi ricorderete della sua torta di mele senza burro e senza uova che avevo pubblicato qualche tempo fa. Questa volta, vista la stagione, ho deciso di buttarmi sugli agrumi e ho rifatto la sua torta al limone, modificandola un po’ in modo tale da togliere anche quei pochi latticini che lui ci aveva messo.

Le dosi riportate nella ricetta sono adatte per il mio stampo Vertigo di Silikomart, oppure per una tortiera piccola da 15cm. Se volete provare a farla ma avete uno stampo normale (che di solito è circa 26cm) potete semplicemente raddoppiare le dosi e allungare un po’ il tempo di cottura.

Se, invece, non siete a dieta e state cercando una torta al limone un po’ più saporita ma per niente dietetica, potete provare a fare la mia torta al limone e semi di papavero.

Ecco la ricetta della torta al limone senza burro e senza uova

Torta al limone senza burro e senza uova
Autore: 
Tipo: Torta
 
Ricetta della torta al limone senza burro e senza uova, quindi adatta anche a intolleranti al lattosio e vegani
Ingredients
  • 160g di farina autolievitante
  • 50g di zucchero integrale di canna
  • 40g di succo di limone
  • la scorza grattugiata di un limone non trattato
  • 50g di yogurt di soia al naturale
  • 30g di olio di semi di girasole
  • 140g di acqua
Instructions
  1. Preriscaldate il forno a 180°C e preparate una tortiera piccola, da 15cm di diametro circa.
  2. Nel recipiente del frullatore a immersione mettete insieme tutti gli ingredienti liquidi: acqua, succo di limone, yogurt di soia, olio e acqua.
  3. Frullate fino ad ottenere una emulsione.
  4. In una ciotola mescolate prima insieme gli ingredienti secchi (farina, zucchero e scorza di limone), poi aggiungete l'emulsione.
  5. Mescolate fino ad ottenere una miscela uniforme.
  6. Versate nello stampo e infornate nel forno caldo.
  7. Cuocete per circa 30 minuti a 180°C.
  8. Fate raffreddare la torta prima di sformarla.

 

Ricetta della torta al limone senza burro e senza uova

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Torta al cioccolato e confettura di albicocchehttps://lapatataingiacchetta.com/torta-al-cioccolato-e-confettura-di-albicocche/7149/ https://lapatataingiacchetta.com/torta-al-cioccolato-e-confettura-di-albicocche/7149/#respond Thu, 18 Jan 2018 06:00:37 +0000 https://lapatataingiacchetta.com/?p=7149 Cominciamo il 2018 con la ricetta di una torta semplice, di quelle che si preparano in poco tempo, ma che dà moltissima...

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Cominciamo il 2018 con la ricetta di una torta semplice, di quelle che si preparano in poco tempo, ma che dà moltissima soddisfazione, o almeno, a me l’ha data, visto che è piaciuta tantissimo anche a Stefano, che di solito non mangia dolci.

Questa torta al cioccolato e confettura di albicocche è una specie di rivisitazione in chiave comfort food della classica torta Sacher: i sapori del cioccolato e delle albicocche si fondono come nella torta originale, ma il risultato è una ciambella soffice e gustosa, non troppo elaborata da preparare, perfetta sia per fare colazione insieme a una bella tazza di latte caldo, ma anche per fare merenda, perché no.

Visto che è di per sé una torta semplice io ho deciso di impreziosirla utilizzando uno dei miei stampi da ciambellone preferiti (Meteor di Silikomart).

 

Ricetta della torta al cioccolato e confettura di albicocche

 

Torta al cioccolato e confettura di albicocche
Autore: 
Tipo: Torta
 
Ricetta della torta al cioccolato e confettura di albicocche: una specie di rivisitazione in chiave comfort food della classica torta Sacher
Ingredients
  • 250g di farina autolievitante
  • 40g di cacao in polvere
  • 250g di ricotta
  • 150g di zucchero integrale
  • 30g di latte scremato
  • 100g di confettura di albicocche
  • 120g di olio di semi di girasole
  • 2 uova
  • Un cucchiaio di estratto naturale di arancia
Instructions
  1. Preriscaldare il forno a 180°C e preparate lo stampo che vorrete utilizzare.
  2. Nel recipiente della planetaria con montato il gancio a frusta, mescolate insieme la ricotta, lo zucchero, le uova, l'olio, il latte, l'estratto di arancia e la confettura di albicocche, fino ad ottenere un composto cremoso.
  3. In una ciotola mescolate insieme il cacao in polvere e la farina, facendo attenzione a non lasciare grumi di cacao.
  4. Mescolate la farina e il cacao con il resto dell'impasto fino a ottenere un composto omogeneo.
  5. Versate nello stampo e cuocete per circa 45 minuti, facendo comunque la prova stecchino prima di sfornare (se inserendolo al cuore, ne uscirà pulito, il dolce sarà cotto).
  6. Lasciate raffreddare completamente prima di sformare dallo stampo.

 

Torta al cioccolato e confettura di albicocche

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I nostri #traveldreams2018https://lapatataingiacchetta.com/i-nostri-traveldreams2018/7138/ https://lapatataingiacchetta.com/i-nostri-traveldreams2018/7138/#comments Mon, 15 Jan 2018 06:00:44 +0000 https://lapatataingiacchetta.com/?p=7138 All’inizio dell’anno, insieme alla lista dei buoni propositi, mi piace provare a pensare a quali viaggi vorrei fare nei 365 giorni seguenti,...

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All’inizio dell’anno, insieme alla lista dei buoni propositi, mi piace provare a pensare a quali viaggi vorrei fare nei 365 giorni seguenti, i miei #traveldreams2018 insomma. Penso di solito a tre mete che vorrei raggiungere: una in Italia, una in Europa, e una nel mondo. Senza limiti alla fantasia, ma con l’idea di riuscire veramente a realizzare almeno uno dei viaggi “ideali”. Il mio infatti è sia sognare che programmare!

Quest’anno ho provato a chiedere anche a Stefano. Dato che noi non ci troviamo mai d’accordo su queste cose, non siamo riusciti a fare una lista unica, dunque ognuno ha la sua. Inoltre lui è notoriamente un grafomane. Non sono riuscita a fermarlo e ha spiegato (forse troppo) in dettaglio quello che vorrebbe fare nei suoi viaggi. Sopportatelo, e curiosate un po’ anche nella sua lista!

Ecco i miei #traveldreams2018.

  1. In Italia: la Via Francigena Toscana. Abbiamo fatto tantissime volte dei viaggi on the road, ma mai nessuno a piedi. Ho letto però un sacco di libri sull’argomento perché ne sono fortemente incuriosita (uno fra tutti quello di Mattia Miraglio, che è arrivato dall’Italia all’Australia a piedi). Mi sembra naturale perciò cominciare a camminare proprio nella nostra regione, che è bellissima, e che ha un tratto di un cammino molto famoso, la Via Francigena. Sto cominciando a cercare di convincere Stefano a farlo a Pasqua, ci riuscirò?
  2. In Europa: Islanda. Mi attrae molto il grande nord e il grande freddo. Mi piace visitare paesi in cui è la natura a comandare, e penso che l’Islanda mi lascerebbe incantata. Perché ancora non ci siamo mai andati? Mi spaventano molto i prezzi e il fatto che in questo momento ci sia una vera e propria invasione di turisti che li ha lasciati un po’ impreparati. Il vero viaggio dei miei sogni in Islanda: in camper. Secondo me sarebbe perfetto.
  3. Nel mondo: Messico. Io sono un amante dell’Asia, ed è per questo che i nostri viaggi puntano spesso ad est. Per il Messico vorrei fare una eccezione quest’anno. E’ tra i miei desideri già da un po’ ed altre mete lo hanno sempre superato. Che sia il 2018 l’anno giusto?

Quelli di Stefano (quelli belli)

Non sono molto abituato a progettare (“sognare”) viaggi. Confesso che di solito è Gaia a dirmi: “Perché non partiamo per…?”, aggiungendo mete che mi paiono sempre assurde, pericolosissime o troppo costose. Poi in qualche modo facciamo il viaggio e scopro che, al solito, aveva ragione e ne valeva la pena. Quindi ho dovuto concentrarmi per pensare il mio terzetto (al contrario, cioè mondo, Europa, Italia), ho la fantasia fuori forma! Però, potendo sognare senza limiti di budget ecco quello che vorrei fare.

  1. Nel mondo: un viaggio di almeno 20/22 giorni – CALIFORNIA e HAWAII (oh, sono proprio lì davanti!) – Ipotizzo un bel volo Roma –San Francisco e un noleggio auto. Mi girerei la città (Golden Gate, porto, Lombard Street, mi perderei a Chinatown, nei quartierini più cool). Diciamo un paio di giorni? Poi farei rotta verso il parco Yosemite. Dormirei abbracciato a una sequoia gigante. Senza fretta, stiamo sognando, no? Potremmo scendere verso sud (e est) puntando su La s Vegas. Tocchiamo quindi il deserto del Nevada. Luci e casinò, almeno una notte dovrei spenderla qui. A questo punto il grande dubbio: rigirare verso Los Angeles, oppure ormai ci siamo, varcare la diga di Boulder e arrivare fino al Grand Canyon? Poiché tutto è possibile nella fantasia direi avanti, fino alla Monument Valley! Ultima tappa continentale sarebbe Los Angeles. La città di Fante e Bukowski! Un mito, un pellegrinaggio costiero lungo tutto il Sunset Boulevard. Facciamo anche windsurf da qualche parte? Perché no, magari a Santa Monica. A questo punto non rimane altro, con grande sprezzo del pericolo (e del risparmio) che un volettino verso le isole Hawaii: spiagge, relax, montagne, vulcani, windsurf. Una settimana? Ma facciamo anche dieci giorni! La prima isola è Honolulu, da qui direi di volare a comodo su  Kahuai, Kahului Maui e Kona, ma potremmo fare anche un altro giro. Oppure anche solo rimanere spiaggiati-beati su una sola di queste meravigliose isole. Direi a questo punto Maui, così diventa una vacanza di windsurf. Vederlo più che praticarlo temo, ci sono delle onde assurde!
  2. In Europa: Le isole Lofoten – Un’Europa al limite? Meglio, uno dei limiti dell’Europa: le isole Lofoten. A nord che più a nord praticamente non si può. E’ un viaggio a tempo, nel senso che bisogna andarci in inverno, diciamo al massimo tra novembre e febbraio per avere la speranza concreta di vedere l’aurora boreale. Dunque Lofoten, Norvegia: mare, freddo, pesca, villaggi minuscoli, montagne e scenari bellissimi, uccelli marini, aggiungerei anche un po’ di mal di mare, che per me è sempre da mettere in conto in queste occasioni. L’itinerario è abbastanza semplice (da scrivere, meno da fare e pagare!). Si va su Oslo e Tromso. Si prende una macchina  per Narvik poi si passa sulle isole: Hinnøya e Vesterålen. Infine arriverei a Stokmarknes, poi Melbu e Fiskebøl, in altre parole dalle Vesterålen alle Lofoten. Arrivati! Qui il nulla, cioè solo natura e freddo, bellissimo freddo boreale.
  3. In Italia: Puglia e Basilicata – Sapete che non sono mai stato in Basilicata? E neanche in Puglia? E’ grave? Sì, un po’ è grave. Per questo si potrebbe rimediare. Immagino un road trip Firenze-Barletta.  E da qui mega sgambata fantozziana: Trani, Bari, Lecce, Leuca, Matera (poi un po’ di Dolomiti Lucane), e chiusura su Potenza. Un’orgia di Sud! Mi piacerebbe perdermi tra i trulli, le masserie, i frantoi campagnoli. Cercare i capolavori barocchi di Lecce, macinare chilometri su doline, gravine e terre carsiche (che a quanto pare NON esistono solo nei libri di geografia per le facoltà umanistiche – io studente di Lettere ero terrorizzato dallo studio della “dolina”). E poi ancora villaggi, chiese, città come Matera. Matera! Mi sto convincendo, questo trip va fatto e non solo progettato. Gaia?, Mi senti?
traveldreams2018
Ecco tutti i luoghi segnati nella mappa!

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Viaggi e reportage a fumettihttps://lapatataingiacchetta.com/viaggi-e-reportage-a-fumetti/7110/ https://lapatataingiacchetta.com/viaggi-e-reportage-a-fumetti/7110/#comments Mon, 18 Dec 2017 06:00:51 +0000 https://lapatataingiacchetta.com/?p=7110 Di libri di viaggio ce ne sono un’infinità. Un giorno scriverò un post sui miei preferiti e sarà lungo, noioso e difficile...

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Di libri di viaggio ce ne sono un’infinità. Un giorno scriverò un post sui miei preferiti e sarà lungo, noioso e difficile da digerire. Ma non oggi. Oggi si ragiona di fumetti, graphic novel e reportage. Mi sono accorto, preparando il prossimo viaggio in Palestina, che parte del mio studio sul paese e su Gerusalemme si basava proprio su fumetti “di viaggio”, e non solo romanzi o guide.

Così, un pensiero dietro l’altro, ho ripassato mentalmente tutte le volte che per capire un paese mi sono imbattuto in graphic novel o fumetti. Diverse volte! Abbastanza per scriverne e raccomandarne la lettura. Ecco perché sono qui: ovviamente per dirvi quali – secondo me – sono i fumetti più adatti per viaggiare / preparasi a un viaggio.

Guy Delisle, forse l’autore più famoso

Come si fa a non cominciare con lui? Tratto semplice e pulito, lineare, tendente al bidimensionale. Ma una capacità di narrazione fulminante. Quadretti e scene di vita quotidiana, piccoli morality tales, sono la sua specialità. Racconta con un occhio divertito e aperto i paesi più “strani”. E’ quebecchese – e questo da solo me lo rende simpatico – e viaggia disegnando e disegna viaggiando, spesso con i figli e la moglie (che lavora per Medici senza frontiere). Con lui sono “stato” in Cina (Shenzhen, 2000 – in Italia edito da Rizzoli Lizard), poi in Corea del Nord (Pyongyang, 2003), ma anche in Birmania (Cronache birmane, 2007). Ultimamente l’ho seguito in Palestina in un viaggio strampalato quanto divertente al seguito della moglie, nella Terra Santa (Cronache di Gerusalemme, 2011).

Se conoscete già l’autore bene per voi! Se dovete scegliere, iniziate da Pyongyang. È ancora tristemente attuale e forse il più “compatto” come storia.

libro su Pyongyang

Zerocalcare: devo aggiungere altro?

Per gli italiani della mia generazione (oddio, ho davvero scritto questa frase?) è un punto di riferimento. I suoi fumetti li ho letti tutti e ogni maledetto lunedì, tanto per citare, ho aspettato con ansia le strisce settimanali sul suo blog. Romano di Rebibbia, paranoico mangia-plumcake, Zerocalcare è una voce “antagonista” e pop allo stesso tempo. Con il suo Kobane Calling (Bao Publishing, 2016) ha disegnato e scritto uno dei reportage di viaggio e di guerra (o quasi) più intensi che mi sia capitato di leggere negli ultimi anni. Senza smettere di far ridere e sorridere – amaro ogni tanto.

libro fumetti di zerocalcare Kobane calling

Joe Sacco, viaggi, guerra e speranza

Il suo tratto talvolta caricaturale, eccessivo, confusionario (non sempre, eh!) mi ha lasciato interdetto ogni volta. Non in senso negativo, proprio sconvolto. Le sue storie sembrano “vere”, e lo sono, lui è un giornalista in tutti i sensi, nonostante una narrazione che sconfina nell’onirico e, quando racconta delle atrocità viste o sentite, nell’incubo. Di lui ho letto Palestina (Mondadori, 2001) una serie di racconti-incontri con israeliani e palestinesi sullo sfondo della martoriata Terra Santa e Neven (Mondadori, 2010) ora quasi introvabile in Italia, una sorta di seguito del più famoso Safe Area Goradze (che per ora si trova solo in inglese: Jonathan Cape, 2007). È un peccato che non si trovino le sue opere più facilmente, ma poter leggere Palestina è già qualcosa.

Libro di fumetti di Joe SaccoReinhard Kleist, un tedesco dal sangue caldo

Che a quanto pare adora, come me e Gaia, l’isola di Cuba! Ho comprato i suoi libri lo scorso anno per “prepararmi” al viaggio, e ho fatto bene. Sono dei fumetti curatissimi, molto scorrevoli. Piuttosto rarefatto e tratti vuoto Habana. Un viaggio a cuba (Black Velvet, 2011, a quanto pare fuori commercio) e decisamente più utile e ricco di storia e dettagli Castro (Black Velvet, 2012, che invece si trova). A me aveva convinto questa motivazione del perché andare a Cuba, contenuta in Habana:

«Perché è un paese molto interessante in questo momento», così rispondevo agli amici che mi rinfacciavano di essere un nostalgico della rivoluzione o di essere irrimediabilmente attratto dall’immagine sdolcinata di quel paese. «Perché Fidel Castro si è dimesso e questo segna un cambiamento in uno degli ultimi avamposti del socialismo, una spina nel fianco del Nord America.» Inoltre, il nome ha sempre avuto per me un suono accattivante: sapeva di avventura, nostalgia di paesi lontani, gioco d’azzardo, declino. Ma questo preferivo tenerlo per me. 

Fumetti di Reinhard KleistMarjane Satrapi, prodigio persiano

Ho letto Persepolis (Rizzoli Lizard, 2007) prima di partire per l’Iran. Un libro a fumetti divertente e utile per capire gli anni più turbolenti di quel paese attraverso gli occhi di una ragazzina. Non proprio un libro di viaggio, ma sicuramente un libro utile per un viaggio. Un gran bel fumetto – ormai più che celebre -, fuori dalla tradizione grafica occidentale, “diverso” nello stile, d’impatto anche se volutamente naïf.

Persepolis un fumetto di Marjane Satrapi

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Cantuccini salati alle arachidi di Montersinohttps://lapatataingiacchetta.com/cantuccini-salati-alle-arachidi-di-montersino/7096/ https://lapatataingiacchetta.com/cantuccini-salati-alle-arachidi-di-montersino/7096/#respond Thu, 14 Dec 2017 06:00:53 +0000 https://lapatataingiacchetta.com/?p=7096 Ci stiamo avvicinando a grandi passi al Natale per cui è giunto il momento di iniziare a parlare di biscotti. Come da...

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Ci stiamo avvicinando a grandi passi al Natale per cui è giunto il momento di iniziare a parlare di biscotti. Come da tradizione, vi lascio anche quest’anno una ricetta di biscotti salati: i cantuccini salati alle arachidi di Montersino.

Li ho preparati qualche giorno fa per portarli in ufficio perchè facciamo la nostra personalissima versione del Calendario dell’Avvento. In cosa consiste? In ogni giorno lavorativo di dicembre portiamo a turno, uno per volta, la colazione per tutti, cercando il più possibile di portare cose fatte in casa.

Il mio turno è stato il 4 dicembre: ho scelto un lunedì, in modo da vere la domenica a disposizione per prepararmi. Volevo portare sia qualcosa di dolce che qualcosa di salato e che al tempo stesso fosse facile da trasportare. Per questo ho deciso di fare dei biscotti.

Ho fatto una  specie di festival di cantuccini: questi qui salati, più quelli tradizionali di Prato e poi la mia versione dei cantuccini alla farina di castagne (che poi sono quelli che sono piaciuti più di tutti!).

Che vi sembra? I miei colleghi erano molto soddisfatti!

Ecco quindi la ricetta dei cantuccini salati alle arachidi di Montersino

Cantuccini salati alle arachidi di Montersino
Autore: 
 
Ricetta dei cantuccini salati al Parmigiano e arachidi salate del maestro Luca Montersino
Ingredients
  • 180g di burro
  • 50g di maltitolo
  • 75g di parmigiano grattugiato
  • 6g di sale
  • 200g di uova intere
  • 5g di lievito non vanigliato
  • 500g di farina 00
  • 250g di arachidi salate
  • 1 pizzico di noce moscata
  • 25g di latte in polvere magro
Instructions
  1. Nella ciotola della planetaria con montato il gancio a foglia montate il burro morbido insieme al maltitolo.
  2. Unite poi il parmigiano, il latte in polvere il sale e la noce moscata.
  3. Aggiungete a filo le uova leggermente sbattute.
  4. Incorporate la farina setacciata con il lievito.
  5. Da ultimo unite le arachidi.
  6. Formate con l’impasto tre filoncini leggermente schiacciati e infornate a 180° per circa 20 minuti.
  7. Fateli raffreddare e poi tagliateli a fettine.
  8. Metterli di nuovo sulla teglia e fateli tostare in forno a 170° per 8 minuti.

 

Rietta dei cantuccini salati alle arachidi di Montersino

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