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	<title>La Privata Repubblica</title>
	
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	<description>Più a Destra della Sinistra</description>
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		<title>C’est Pas La Chute, C’est L’atterrissage</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 21:16:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“È una guerra di immigrati contro immigrati!”, mi dice un trentenne mauritano sans papiers (senza documenti, irregolare) riferendosi alle politiche promosse dal ministro dell'immigrazione ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3331" title="24h Sans Nous" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2010/03/cestpaslachute.jpg" alt="" width="448" height="355" /></p>
<p>“È una guerra di immigrati contro immigrati!”, mi dice un trentenne mauritano <em>sans papiers</em> (senza documenti, irregolare) riferendosi alle politiche promosse dal ministro dell&#8217;immigrazione e dell&#8217;identità nazionale Eric Besson, ex socialista nato in Marocco da una madre d&#8217;origine libanese.</p>
<p>È un primo marzo speciale a Parigi. Il sole finalmente è riuscito a farsi largo tra la coltre di nubi che da giorni e giorni tinge di un grigio pallido la città. Mi trovo nella piazza antistante al municipio, l&#8217;H<em>ô</em>tel de Ville, una piazza in cui c&#8217;è ancora la pista da pattinaggio sul ghiaccio e che non è tinta solamente del giallo dei raggi solari, ma anche da quello dei fiocchi che spuntano da numerose giacche e magliette. È il giallo della “<em>Journée sans immigrés</em>”, 24 ore senza  immigrati nella vita francese. Ispirata dallo sciopero dei latinoamericani negli Stati Uniti (2006), l&#8217;obiettivo di questa iniziativa è quello di sottolineare la necessità della presenza degli immigrati attraverso la loro assenza. Organizzato da un collettivo apolitico e federativo di “cittadini indipendenti”, “<em>24 heures sans nous</em>” non è infatti uno sciopero che ha rivendicazioni nel senso proprio del termine, ma è piuttosto un evento simbolico che punta a sollevare problematiche irrisolte e a stimolare una discussione seria sulla condizione degli immigrati, sulla loro importanza nel tessuto sociale e sulla loro rilevanza nell&#8217;economia del paese – rilevanza che la Francia, a differenza di altri paesi, non ha mai analizzato.</p>
<p>Già, perché in questi ultimi mesi in Francia si è parlato molto di “identità nazionale”, di cosa voglia dire essere francese e quali siano i requisiti per rimanerlo/diventarlo, e molto poco dei diritti degli immigrati e del loro impatto sulla vita quotidiana. Lanciato dal ministro Besson &#8211; lo stesso che nell&#8217;ottobre del 2009 rimpatriò 5 afghani clandestini in Afghanistan, salvo poi accorgersi che in quel paese c&#8217;è una guerra da circa dieci anni &#8211; il dibattito sull&#8217;”<em>identité nationale</em>” è stato strumentalizzato in fretta dalle frange più reazionarie della politica (Front National su tutti), trasformandosi in uno sconclusionato fiume di parole ed infine in un formidabile repertorio di materiale per le varie riviste satiriche francesi, tra cui il <em>Siné Hebdo,</em> che non esita a definirlo come una nuova “marca di carta igienica”.</p>
<p>Quando arrivo è mezzogiorno circa, e la manifestazione vera e propria deve ancora iniziare. L&#8217;impressione iniziale è che ci siano più giornalisti e telecamere che immigrati, ma ben presto convergono sulla piazza centinaia e centinaia di manifestanti – sebbene la presenza non sia comunque massiccia. Uno striscione viola recita: “Siamo tutti degli immigrati” ed è tenuto da esponenti della branca parigina del “popolo viola” italiano, i quali mostrano anche foto di Platini (“Immigrato”) e di Pertini (“Emigrato”), che passò tre anni in Francia per sfuggire alla repressione fascista. L&#8217;atmosfera è composta, per nulla tesa, anzi giocosa. Ci sono tamburi che rullano, danze, un <a href="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2010/03/24hsansnous-gheddafi.jpg">sosia di Gheddafi</a> in completo nero che suona una specie di chitarra e megafoni da cui escono slogan quali: “Noi siamo in pericolo, non siamo pericolosi!”. I relativamente pochi poliziotti che circondano la piazza se ne accorgono subito, e qualcuno di loro va addirittura a mangiare hamburger e patatine da Quick, l&#8217;equivalente francese di McDonald&#8217;s.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3332" title="24h Sans Nous 2" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2010/03/cestpaslachute-2.jpg" alt="" width="448" height="355" /></p>
<p>Mi imbatto in un curioso personaggio che porta una maschera della morte che gli copre metà viso e che regge in mano un cartellone con su scritto: “Vergogna al potere che fa la guerra ai <em>sans papiers</em>”. C&#8217;è anche un immigrato, di professione cuoco, che tiene un ombrello costellato di permessi di soggiorno e richieste di regolarizzazione. E questo è il nodo principale della situazione immigrazione in Francia (e in Italia, Spagna e Grecia, anche loro partecipi a questa iniziativa nei rispettivi paesi): il lavoro e la regolarizzazione dei documenti. La maggior parte delle persone presenti in piazza sono infatti <em>sans papiers</em> del Mali, della Mauritania, del Senegal, dell&#8217;Algeria e di altri paesi.</p>
<p>Persone che sono consce del rischio di esporsi, di uscire dall&#8217;ombra per partecipare alle assemblee o manifestare. Persone che sono rimaste impigliate nelle pieghe di un ciclo economico dominato dalla logica della flessibilità e del profitto, sfruttati da imprenditori che sanno perfettamente che i francesi non lavorerebbero mai a certe condizioni, soggetti alle ondulazioni normative di governi che hanno cambiato troppo spesso, e male, le leggi in materia. Come ha detto Francine Blanche, segretaria della Cgt, i <em>sans papier </em>sono lavoratori “delocalizzati di imprese non delocalizzabili”, strumenti perfetti per la creazione di un mercato al ribasso attraverso la vulnerabilità del loro status giuridico.</p>
<p>E in un apparato statale e sociale fortemente pervaso dalla burocrazia com&#8217;è quello francese, essere senza documenti equivale ad essere quello che Giorgio Agamben ha definito “<em>homo sacer</em>”: un uomo totalmente escluso dalla società, un uomo che di fronte al potere è dotato soltanto della sua nuda vita biologica.</p>
<p>E di “nuda vita” la piazza del primo marzo, seppure non numerosissima come ci si attendeva, ne era gremita.</p>
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		<title>Nicola, Domani In Transatlantico!</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 23:42:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blicero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Justice Gazette]]></category>
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		<description><![CDATA[Se il telefilm fosse stato ambientato in Italia probabilmente al posto dei gangster neri di Baltimora la polizia avrebbe trovato all'altro capo del filo imprenditori romani e avvocati/senatori di cui la magistratura aveva già chiesto l'arresto nel 2008 per violazione della legge elettorale. E sarebbe venuta fuori una cosa del genere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3320" title="Bertelli '10" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2010/02/nicoladomani.jpg" alt="" width="448" height="363" /></p>
<p>(<em>Illustrazione: <a href="http://matteobertelliillustrazioni.blogspot.com/">Matteo Bertelli</a></em>)</p>
<blockquote><p>Vedi, questa è la cosa che sanno tutti e nessuno dice. Se segui la droga, eccoti servito il caso di droga. Se incominci a seguire i soldi non sai dove andrai a finire. E&#8217; per questo che non vogliono intercettazioni, microspie o qualsiasi altra cosa che non riescono a controllare. Chi diavolo conosce quello che si andrà a dire, una volta che il nastro ha cominciato a girare?</p></blockquote>
<p>&#8220;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Wire"><em>The Wire</em></a>&#8221; è stata probabilmente la migliore serie televisiva  di sempre. La citazione qui sopra viene dalla prima stagione ed è pronunciata da un commissario di polizia, a capo di una task-force antidroga, non appena le indagini incominciano ad espandersi dallo spaccio di strada al riciclaggio e alla corruzione politica &#8211; con tutto l&#8217;ovvio corollario di intimidazioni, giochi di potere e ostacoli dall&#8217;alto.</p>
<p>Se il telefilm fosse stato ambientato in Italia probabilmente al posto dei gangster neri di Baltimora la polizia avrebbe trovato all&#8217;altro capo del filo imprenditori romani e avvocati/senatori di cui la magistratura aveva <a href="http://www.laprivatarepubblica.com/ricochet/per-24000-brogli/">già chiesto</a> l&#8217;arresto nel 2008<sup>1</sup> per violazione della legge elettorale. E sarebbe venuta fuori <a href="http://www.corriere.it/cronache/10_febbraio_24/digianvito-fastweb-schiavo_5e63a1fa-210e-11df-940a-00144f02aabe.shtml">una cosa del genere</a>:</p>
<blockquote><p>Se t&#8217;è venuta la senatorite è un problema tuo Nico&#8217;&#8230; A me non me ne  frega un c&#8230; di quello di quello che dici tu&#8230; Puoi diventa&#8217; pure  presidente della Repubblica, per me sei sempre il portiere mio&#8230; Tu sei  uno schiavo mio.</p></blockquote>
<p>La vicenda (l&#8217;ennesima) è quella di cui si parla in questi giorni e che vede coinvolti i vertici di Fastweb, Telecom, plenipotenziari capitolini, politica e &#8216;ndrangheta -  il solito quadro devastante di corruzione, truffa, riciclaggio, evasione fiscale, criminalità organizzata che si elegge direttamente in Parlamento e il Presidente del Consiglio che <a href="http://www.corriere.it/politica/10_febbraio_24/berlusconi-intercettazioni-fango_0569ea00-2136-11df-940a-00144f02aabe.shtml">parla</a> di &#8220;secchiate di fango&#8221; e &#8220;stato di polizia&#8221;, riferendosi ovviamente non alle solite montagne di merda che strabordano dai tombini del mondo economico-politico, ma al fatto che &#8220;siamo già tutti sottoposti al controllo dei telefoni&#8221;. Sì.</p>
<p>Ecco, in Italia le cose sono apparentemente (e drammaticamente) più semplici che nella Baltimora affrescata da David Simon: le intercettazioni sono l&#8217;ultimo strumento efficace rimasto per conoscere la verità, e dunque vanno tolte di mezzo al più presto &#8211; da chi delinque. Le macchine sono asettiche, neutre, non parlano e catturano solamente un flusso di dati digitali e analogici che rimangono impressi, pronti ad essere interpretati, incastrati e utilizzati <span style="text-decoration: line-through;">per arrivare alla prescrizione</span> in tribunale. L&#8217;essere umano invece ricorda, distorce i ricordi, li piega alla sua convenienza, annusa il clima contingente o è semplicemente Mario Chiesa. Insomma, nelle indagini per corruzione non è più affidabile come nel 1992.</p>
<p>E questa volta non ci sono solo le intercettazioni &#8211; con  il linguaggio sboccato e ontologicamente volgare degli interlocutori da cui emerge un&#8217;avidità da far impallidire Gordon Gekko &#8211; a fornire lo spietato ritratto di una classe dirigente che vampirizza le risorse pubbliche e le istituzioni come se fossero una teenager di 15 anni smaniosa di perdere la verginità con il Ragazzo Maledetto del liceo sui sedili posteriori di una Punto.</p>
<p>Ci sono anche, e soprattutto, le foto di una cena elettorale svoltasi nell&#8217;aprile del 2008 e <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/di-girolamo-ecco-le-foto/2121623">pubblicate</a> sul sito de <em>L&#8217;espresso</em>. E da queste foto emergono tutti gli elementi che hanno caratterizzato la Seconda Repubblica e la sua infrastruttura politica &#8220;gelatinosa&#8221; di cui hanno parlato i pm nell&#8217;inchiesta su Guido &#8220;Legno Della Provvidenza&#8221; Bert-lol-aso &#8211; altrimenti definibile come &#8220;sessuo-corruzione organizzata&#8221;<sup>2</sup>.</p>
<h1>Non mi piace la &#8216;ndrangheta, ma io piaccio all&#8217;ndrangheta</h1>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3316" title="Di Girolamo + Mafia" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2010/02/nicoladomani-2.jpg" alt="" width="448" height="337" /></p>
<p>#1: In questa foto vediamo il futuro senatore Di Girolamo, con cravatta regimental, pizzo assassino e sorriso &#8220;da-qui-a-poco-sarò-eletto-illecitamente-in-un-collegio-estero-grazie-alle-vostre-schede-bianche-opportunamente-compilate&#8221;, cingere con un braccio il boss della &#8216;ndrangheta Franco Pugliese, mano nella tasca e cintura che fatica a contenere la prominente pancia riempita da anni e anni di criminalità a man salda. A completare il tutto c&#8217;è il simbolo del Pdl con la scritta &#8220;Berlusconi&#8221;, che va a formare una sorta di triangolo isoscele con il politico e il mafioso.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3317" title="Amici Degli Amici" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2010/02/nicoladomani-3.jpg" alt="" width="448" height="314" /></p>
<p>#2: Il particolare della dedica sulla torta è commovente quasi quanto mettere il fallo da cassettone d&#8217;ingresso di Previti a casa tua: &#8220;Al senatore Di Girolamo e amici&#8221;. Degli amici.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3318" title="La Grande Bouffe" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2010/02/nicoladomani-4.jpg" alt="" width="448" height="313" /></p>
<p>#3: Questa è la mia preferita. L&#8217;uomo a sinistra con il cappotto beige è <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/25/news/galassia_estrema_destra-2420925/">Gennaro Mokbel</a>, imprenditore della Camilluccia molto addentro le romane cose ed ex camerata di Terza Posizione, amico di Giusva Fioravanti e Francesca Mambro nonchè frequentatore di Antonio D&#8217;Inzillo, sicario della Banda della Magliana + Nar. Mokbel è quello che nell&#8217;intercettazione sopra riportata chiama Di Girolamo &#8220;schiavo&#8221; e &#8220;portiere&#8221; e che, secondo i magistrati e le trascrizioni, ha fatto eleggere fraudolentemente l&#8217;avvocato in Parlamento:</p>
<blockquote><p>Dobbiamo trovare un altro partito dove infilarti, perché ieri sera qui è venuto il senatore De  Gregorio, l&#8217;onorevole Bezzi, tutti quanti si sono messi a tarantellà  però&#8230; siccome De Gregorio è l&#8217;unico che c&#8217;ha l&#8217;accordo blindato con  Berlusconi&#8230; allora io adesso preferisco vedere se te trovo la strada  sempre per Forza Italia.</p></blockquote>
<p>E ancora:</p>
<blockquote><p>Devi paga&#8217; tutte le cambiali che so&#8217; state aperte e in più poi devi  paga&#8217; lo scotto sulla tua vita, perché tu una vita non ce l&#8217;avrai più.  Poi dovrai fa&#8217; tutte le tue segreterie, tutta la gente sul territorio,  chi te segue le commissioni, li portaborse, l&#8217;addetto stampa.</p></blockquote>
<p>Nella foto troviamo anche, ovviamente, due avvenenti fanciulle avvinghiate a Mokbar e Di Girolamo, la prima con il petto in modalità semi-strabordio e la seconda in posa provocante, strizzata dentro a dei pantaloni neri. Dico ovviamente perchè la politica seria, oltre che di finanziamenti, ha bisogno di <span style="text-decoration: line-through;">figa</span> un&#8217;incisiva prestazione d&#8217;immagine. Infine, c&#8217;è il magnifico sfondo del ristorante, capolavoro camp<sup>3</sup> che sembra venire fuori direttamente dalle scene iniziali del docu-drama di Ciprì e Maresco, &#8220;<em>Enzo, domani a Palermo!</em>&#8220;, incentrato sulla figura dell&#8217;&#8221;imprenditore cinematografico&#8221; siciliano Enzo Castagna e del <em>freakshow </em>che gli gravita attorno.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3319" title="Rourke For Jesus" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2010/02/nicoladomani-5.jpg" alt="" width="448" height="483" /></p>
<p>#4: Oh, scusate, devo essere finito nella cartella: &#8220;Il Motivo Definitivo Per Cui Mickey Rourke Mi Traghetterà Verso L&#8217;Altra Sponda&#8221;.</p>
<p>Ad ogni modo, se persino Schifani <a href="http://www.repubblica.it/interstitial/interstitial2432612.html">ha chiesto</a> l&#8217;annullamento dell&#8217;elezione significa che siamo arrivati al punto di non ritorno &#8211; esattamente come hanno fatto gli sceneggiatori di Lost con i salti spazio-temporali. E la cosa mi dispiace, davvero.</p>
<p>Ormai se ogni settimana non viene chiesto  l&#8217;arresto di un deputato mi sento male. Non posso più farne a meno.</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_3315" class="footnote">Richiesta <em>curiosamente </em>respinta dalla giunta per le  autorizzazioni.</li><li id="footnote_1_3315" class="footnote">Un intreccio tra politica, mafia, fascismo e prostituzione.</li><li id="footnote_2_3315" class="footnote">Il capitello sul soffitto e la colonna disegnata sulla parete è un tocco di classe che fa impallidire qualsiasi corrente artistica sorta negli ultimi 20 anni in Italia. Ammesso che ne siano sorte.</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>Padanious, Il Robot Verde</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 20:28:20 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Italian Tabloid]]></category>
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		<description><![CDATA[Agli inizi degli anni '80, oltre all'esplosione del debito pubblico e delle capigliature, sulla televisione italiana incominciarono a comparire Goldrake, Mazinga e altri anime mecha, ovvero i cartoni animati giapponesi sui robot umanoidi. È stato un autentico delirio collettivo, e almeno una o due generazioni sono cresciute nel mito dell'eroe robotico che in vari modi salva il mondo intero dai cattivi di turno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3309" title="Padanious" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2010/02/padanious.jpg" alt="" /></p>
<p>Agli inizi degli anni &#8216;80, oltre all&#8217;esplosione del debito pubblico e delle capigliature, sulla televisione italiana incominciarono a comparire Goldrake, Mazinga e altri anime <em>mecha</em>, ovvero i cartoni animati giapponesi sui robot umanoidi. È stato un autentico delirio collettivo, e almeno una o due generazioni sono cresciute nel mito dell&#8217;eroe robotico che in vari modi salva il mondo intero dai cattivi di turno.</p>
<p>Nel 1980, fuori dalla televisione, un giovane Umberto Bossi inizia la sua carriera politica, fondando l&#8217;Unione Nord Occidentale Lombarda per l&#8217;Autonomia – fino ad arrivare a dove tutti sappiamo. Ora, che diamine c&#8217;entrano Go Nagai e altri mangaka con il movimento autonomista/secessionista che negli anni è diventato l&#8217;incubo di tutti gli immigrati d&#8217;Italia? Centrano eccome, ed il trait d&#8217;union è costituito da un cartone in particolare, molto meno celebre di quelli summenzionati: Daltanious. Il primo cartone protoleghista apparso sull&#8217;etere nostrano.</p>
<h1 style="text-align: center;">No Togo</h1>
<p>Trasmesso, rigorosamente su base regionale, per la prima volta nel 1981, l&#8217;anime in questione è ambientato in degli alternativi anni &#8216;90 del secolo scorso, in cui la Terra soccombe al massiccio attacco degli imperialisti alieni Akron. Il Giappone, in particolare, è ridotto ad un cumulo di macerie e i sopravvissuti vivono di stenti, mercato nero, carità e microcriminalità. Solamente dall&#8217;ambientazione si può evincere come gli Akron non siano altro che una terribile metafora della globalizzazione e del suo portato più devastante, i flussi migratori incontrollabili e aggressivi che minacciano l&#8217;esistenza stessa del concetto di popolo, cultura e tradizione.</p>
<p>La conformazione dell&#8217;impero Akron è un altro puntello a questa teoria: pur venendo presentata come una razza unica, in realtà si tratta di varie razze provenienti da paesi diversi che si erano ribellati all&#8217;egemonia benevola di quelli che nel cartone sono i difensori della civiltà occidentale, gli Stati d&#8217;Helios Uniti. Gli esempi si sprecano: talebani contro Enduring Freedom; sunniti e sciiti in Iraq; l&#8217;area tribale del Pakistan; Hezbollah; Hamas; Pantere Nere; la World Music; e così via. Tutte queste fazioni sono accomunate da una cosa, cioè dal voler imporre il proprio stile di vita con la forza più brutale e teologicamente spietata possibile – esattamente come gli Akron, che poi si rifugiano sotto il mondialismo progressista e l&#8217;art. 3 della Costituzione.</p>
<p>I protagonisti umani della serie sono sei adolescenti, guidati da Kento, leader impavido, intraprendente, dal sorriso beffardo e dal grande avvenire, nonostante le tre bocciature alla maturità. Durante un furtarello – altro lampo: discriminazione alla rovescia – i 6 si imbattono in una grotta che conduce ad una base sotterranea dove giace ibernato il Dottor Earl, una sorta di incrocio tra il cosmologo padano Gilberto Oneto e il federalista eretico Gianfranco Miglio. Riusciti a scongelarlo, i ragazzi rivelano all&#8217;Asse del Male la base, causando l&#8217;immediata rappresaglia degli Akron. Il Dottor Earl costringe Kento (Bossi) e Danji (Maroni?) a mettersi alla guida del robot Antares e dell&#8217;aereo Gumper, e i due miracolosamente riescono a tener testa allo strapotere Akron. Che continua, esattamente come la partitocrazia degli anni &#8216;80, a volersi sbarazzare del nascente movimento di liberazione (inter)nazionale creatasi intorno a Kento.</p>
<p>Dalla nave spaziale nemica che minacciosamente orbita sui cieli terrestri (a cui potrebbe essersi ispirato il cineasta Neil Blomkamp per l&#8217;astronave sopra Johannesburg in “Distretto 9”) viene dunque inviato un super-robot dall&#8217;aspetto mostruoso a cui i due non riescono a tener testa. Ma provvidenziale arriva il leone robotico Beralios, cioè il Leone di S. Marco, simbolo della gloriosa Serenissima. Il Dottor Earl a questo punto comunica ai due prodi che i 3 robot possono fondersi, al grido di &#8220;aggancio totale&#8221;, in un&#8217;unica entità, l&#8217;invincibile Daltanious – o meglio, Padanious. Esattamente come nel 1991, quando dalla confluenza di Liga Veneta, Lega Lombarda, Piemont Autonomista, Uniun Ligure, Alleanza Toscana &#8211; Lega Toscana &#8211; Movimento per la Toscana, Lega Emiliano-Romagnola e altri movimenti nacque l&#8217;indomita Lega Nord.</p>
<p>La lotta per la liberazione della Terra aveva trovato, finalmente, il suo paladino definitivo.</p>
<h1 style="text-align: center;">Uomini delle colonie di Helios&#8230;</h1>
<p>Tutto il cartone è disseminato di riferimenti leghisti più o meno evidenti, teorie federaliste, ribellismo contro il tiranno, difesa della cultura popolare e insopprimibili aneliti di libertà. A cominciare dall&#8217;eloquente sigla della versione italiana:</p>
<blockquote><p>per Daltanius che compare giù / e il nemico non esiste più / è Daltanius che ci aiuterà super-balestra, frecce, spada, lame, boomerang / odia gli stupidi / aiuta i deboli / dagli invasori ci difenderà / lui si sacrifica / lo sa che è l&#8217;ultima / speranza dell&#8217;umanità /  <em>extraterrestre via / da questa Terra mia / togli le zampe o ce le lascerai / ti spacca in quattro lui / ci fa una croce su / e tu non ci sei più</em> […] / ha in mente Kento e va / con le astro-gambe va / e il suo leone in petto ruggirà / tutto disintegra / quando gli girano le lame boomerang […] / Daltanius non si fermerà / è troppo forte e vincerà&#8230;</p></blockquote>
<p>Inevitabile il richiamo alle frasi di Salvini, Tosi e soprattutto dello “Sceriffo” Gentilini:</p>
<blockquote><p>Io voglio la rivoluzione contro gli extracomunitari clandestini! Voglio la pulizia dalle strade di tutte queste vie che disturbano il nostro paese!</p></blockquote>
<p>Nonché a Bossi:</p>
<blockquote><p>Dietro l&#8217;immigrazione di colore non c&#8217;è solo l&#8217;interesse di una sinistra allo sbando che cerca i voti di un nuovo sottoproletariato, non c&#8217; è solo la Chiesa rinchiusa nei palazzi dell&#8217;avere che ha perso ogni credibilità e cerca di riempire i suoi seminari vuoti con religiosi che ormai trova solo nel terzo mondo: c&#8217;è anche e soprattutto l&#8217;interesse del grande capitale&#8230;.</p></blockquote>
<p>E, sempre sulla falsariga delle dichiarazioni di illustri esponenti della Lega, nell&#8217;ex costituzione dell&#8217;impero Helios, ovvero il vecchio mondo perduto e soggiogato dal multiculturalismo Akron, non possono non scorgersi le parole che Mario Borghezio affidò alla penna di Gian Antonio Stella:</p>
<blockquote><p>L&#8217;utopia di Orania, il piccolo fazzoletto di terra prescelto da un pugno di afrikaner come nuova patria indipendente dal Sudafrica multirazziale, ormai reso invivibile dal razzismo e dalla criminalità dei neri, è un esempio straordinario di amore per la libertà di preservazione dell&#8217;identità etnoculturale.[...] Si potrebbe seguire l&#8217;esempio di questi straordinari figli degli antichi coloni boeri e &#8216;ricolonizzare&#8217; i nostri territori ormai invasi da gente di tutte le provenienze, creando isole di libertà e di civiltà con il ritorno integrale ai nostri usi e costumi e alle nostre tradizioni, calpestati e cancellati dall&#8217;omologazione mondialista. Ho già preso contatti con questi &#8216;costruttori di libertà&#8217; perché il loro sogno di libertà è certo nel cuore di molti, anche in [Padania], che come me non si rassegneranno a vivere nel clima alienante e degradato della società multirazziale.</p></blockquote>
<p>Passiamo all&#8217;armamentario di Daltanious. Vi figurano Pugni perforanti, Rete elettronica, Lama cosmica, Cerchi laceranti, Fiamma disintegrante, Scudo protettivo, Balestra spaziale, Uncino a catena, Bocche di fuoco, Doppia morsa d&#8217;acciaio ed infine la Spada infuocata con nucleo avvolgente, l&#8217;arma finale. Sono, operato il debito ricollocamento in ambito fantascientifico, le stesse identiche armi con cui la Compagnia della Morte guidata da Alberto da Giussano sconfisse il Barbarossa e riconsegnò l&#8217;indipendenza ai popoli padani oppressi dal giogo dell&#8217;imperatore liberticida.</p>
<p>Particolarmente significativo è anche la nemesi della serie, il crudele <em>Ormen </em>(anagramma di norme: quelle che impediscono la libertà d&#8217;espressione del popolo Helios-padano?). Per la stragrande maggioranza degli episodi non conosciamo la sua vera identità – così come non conosciamo l&#8217;identità di chi ha imposto questo determinato assetto geosociale a livello globale – e, anzi, vediamo solamente due minacciosi occhi fluttuare su uno schermo nero. La citazione è quasi scontata: l&#8217;occhio destro è il liberalismo, quello sinistro il marxismo, cioè le due diverse ma speculari teorie nate dalla rivoluzione industriale di cui ancora oggi subiamo le conseguenze.</p>
<p>C&#8217;è anche della numerologia in Padanious. Il cartone consta di 47 episodi – e non è un caso. Il numero 47, oltre ad essere l&#8217;unico numero ad avere un fan club a lui dedicato, nella Smorfia significa “morte”, significato che si ricollega naturalmente al nome del personaggio (47, appunto) del videogioco “Hitman”, in cui il giocatore assume le sembianze di uno spietato sicario. Un sicario economico, sociale e culturale. Un social killer.</p>
<h1 style="text-align: center;">Heil Kento</h1>
<p>L&#8217;aspetto più inquietante di Daltanious è tuttavia il ruolo di Kento. Di estrazione sociale infima, viene improvvisamente nominato leader per acclamazione senza alcuna selezione interna, primarie o congressi &#8211; come un Boccia qualsiasi. Il protagonista gode della fiducia sconfinata ed incondizionata di tutti i personaggi del cartone, che sono psicologicamente appiattiti e irrazionalmente manipolati da Kento. I suoi seguaci sono altresì profondamente convinti della sua infallibilità. Comunque vada, infatti, lui capisce meglio le cose di chiunque altro e, nonostante il compito impervio e le difficoltà nell&#8217;armonizzare la ribellione/rivoluzione, “ce la farà senz&#8217;altro”.</p>
<p>Questo ci catapulta direttamente nella Germania degli anni &#8216;30 per poi sbalzarci ai giorni nostri, imponendoci di leggere ad occhi spalancati (alla Arancia Meccanica) quello che scriveva il controverso psicanalistica Wilhelm Reich in “Psicologia di massa del fascismo” (1933):</p>
<blockquote><p>Ancora più essenziale è l&#8217;identificazione degli individui che fanno parte della massa con il “Fuhrer”. Più l&#8217;individuo compreso nella massa, in seguito alla sua educazione, è diventato impotente, e più accentuata sarà l&#8217;identificazione con il capo, più il bisogno infantile di appoggiarsi a qualcuno assumerà la forma di sentirsi-tutt&#8217;uno-con-il-capo. Questa tendenza all&#8217;identificazione è la base psicologica del narcisismo nazionalista, cioè la coscienza di sé presa a prestito dalla “grandezza della nazione”.</p></blockquote>
<p>Ovviamente non possiamo sapere quanti giovani leghisti, ora nei loro 30-35 anni, abbiano visto Daltanious, e quanto questo posso aver inciso nel loro subconscio sessuo-politico. Ed escludiamo alla radice una malizia degli autori giapponesi, che naturalmente non potevano sapere le evoluzioni future della politica italiana. Il punto è un altro.</p>
<p>Alcuni scrittori, sceneggiatori o più semplicemente “intellettuali” a volte sono in grado di vedere prima di altre persone cose, tendenze, fatti o avvenimenti che attualmente esistono (o sono in fieri) e che sono notate approssimativamente o ignorate del tutto. Le forze politiche, dal canto loro, spesso non sono consapevoli su come utilizzare il simbolismo, l&#8217;ideologia e la propaganda che mettono le catene reazionarie alle strutture non inibite della massa. A volte succede e basta, come nel caso di un cartone animato giapponese che, ex ante, aveva già tracciato un solco.</p>
<p>Se i puffi sono comunisti, Daltanious è decisamente leghista.</p>
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		<title>Mi Ricordo Carnine Bianche</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 20:03:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel 1961 il KGB sequestra a Vasilij Grossman il manoscritto originale di &#8220;Vita e destino&#8221;, opus magnum critico nei confronti del regime sovietico. Nel 2010 la RAI sospende Beppe Bigazzi, reo di aver fatto conoscere al grande pubblico le deliziose &#8220;carnine bianche&#8221; dei gatti tenuti per tre giorni &#8220;nell&#8217;acqua di torrente&#8221; &#8211; ovvero la ricetta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1961 il KGB sequestra a Vasilij Grossman il manoscritto originale di &#8220;Vita e destino&#8221;, opus magnum critico nei confronti del regime sovietico. Nel 2010 la RAI <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/14/news/bigazzi_gatti-2299915/">sospende</a> Beppe Bigazzi, reo di aver fatto conoscere al grande pubblico le deliziose &#8220;carnine bianche&#8221; dei gatti tenuti per tre giorni &#8220;nell&#8217;acqua di torrente&#8221; &#8211; ovvero la ricetta del &#8220;gatto in umido&#8221;. Le organizzazioni animaliste (<em>apparatčik </em>postsovietici del regime del benpensiero) ne hanno ovviamente ottenuto la testa, ma Bigazzi non ha fatto altro che rompere l&#8217;egemonia del pensiero unico fast/slow/medium food e ci ha fatto tornare alle antiche tradizione culinarie, quelle vere, quelle serie. E come Grossman ne ha pagato caro l&#8217;ardire. In Italia non mancano gli uomini liberi, manca la libertà.</p>
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		<title>To Shoot An Elephant</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 15:17:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Uno degli esperimenti mentali più famosi nel mondo della meccanica quantistica è quello del paradosso del gatto di Schrödinger. Il fisico austriaco ipotizzava una situazione in cui un gatto viene rinchiuso in una scatola d'acciaio insieme ad un contatore Geiser in cui si trova una piccola porzione di sostanza radioattiva i cui atomi potrebbero, nel giro di un'ora, non disintegrarsi – lasciando dunque vivo il gatto – oppure disintegrarsi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3285" title="-" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2010/02/toshootanel.jpg" alt="" width="448" height="368" /></p>
<p style="text-align: right;"><em>Un grido s&#8217;avvicina</em>, <em>attraversando il cielo</em>. <em>È già successo prima</em>, <em>però niente di paragonabile ad adesso</em>.<br />
<em>Thomas Pynchon</em></p>
<p>Uno degli esperimenti mentali più famosi nel mondo della meccanica quantistica è quello del paradosso del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Paradosso_del_gatto_di_Schr%C3%B6dinger">gatto di Schrödinger</a>. Il fisico austriaco ipotizzava una situazione in cui un gatto viene rinchiuso in una scatola d&#8217;acciaio insieme ad un contatore Geiger in cui si trova una piccola porzione di sostanza radioattiva i cui atomi potrebbero, nel giro di un&#8217;ora, non disintegrarsi – lasciando dunque vivo il gatto – oppure disintegrarsi. In questo ultimo caso, il rilascio farebbe scattare il meccanismo di un martelletto che andrebbe a colpire una fiala di cianuro, uccidendo il gatto. Ovviamente finché qualcuno non apre la scatola non si può sapere se il gatto sia vivo o morto: bisogna compiere un&#8217;osservazione per risolvere il dilemma.</p>
<p>Operando le debite distanze, quello che è successo a Gaza poco più di un anno fa può essere considerato a buon ragione un paradosso. Il <em>paradosso della Striscia</em>.</p>
<p>Prendiamo la popolazione occidentale sotto le feste del Natale. La gente comune è impegnata a svuotare i fondi del portafoglio, a ingozzarsi ai cenoni e a far finta di sembrare meno stronza – e una guerra asimmetrica è un fastidio difficile da digerire insieme al panettone. I boss dei grandi media, da parte loro, sono a Cancun, alle Seychelles o in qualche altro posto esotico a sorseggiare Long Island, con il Blackberry spento e qualche <em>attachè</em> a svolgere il loro lavoro.</p>
<p>Adesso prendiamo il governo israeliano. Tra qualche mese la presidenza americana cambierà e l&#8217;amico dal ghigno perenne e dalla faccia intontita, George W. Bush, colui che ha permesso loro di fare qualsiasi cosa, sparirà – e nessuno sa ancora cosa aspettarsi dal nuovo presidente. Aggiungiamoci pure l&#8217;ininterrotta schermaglia con Hamas al confine della Striscia, i lanci di razzi della resistenza palestinese e gli arsenali israeliani che straboccano di bombe, missili e munizioni. E poi mescoliamo il tutto con il vicino rinnovo elettorale della Knesset.</p>
<p>Ora, se Schrödinger ha usato un gatto per il suo esperimento, Israele ha utilizzato la popolazione palestinese per il suo, cioè evitare che tutto il mondo vedesse l&#8217;enorme distruzione che ha operato tra il 27 dicembre 2008 e il 18 gennaio 2009 in quell&#8217;affollata, disgraziata e contesa lingua di terra. Il governo israeliano, con una decisione degna dei folli generali birmani, ha interdetto l&#8217;accesso alla stampa durante tutto lo svolgersi dell&#8217;operazione “Piombo Fuso”. Nessun flash fotografico, nessuna penna e nessuna telecamera avrebbero potuto, nell&#8217;intenzione israeliana, gettare dall&#8217;esterno un fascio di luce sugli effetti dell&#8217;impressionante ed illegale devastazione così meticolosamente predisposta da Tel Aviv, soprattutto in un periodo giornalistico in cui l&#8217;operazione avrebbe avuto la massima risonanza.</p>
<p>Ma Olmert, Barak e soci non avevano calcolato, o non li avevano considerati pericolosi, quelli che erano dentro. Quelli che hanno visto, insieme ai morti, la fine della guerra.</p>
<h1 style="text-align: center;">Infinite discussioni sull&#8217;elefante</h1>
<p>Lo spagnolo Alberto Arce si trovava a Gaza insieme ai suoi compagni dell&#8217;<a href="http://palsolidarity.org/">Ism</a> (<em>International Solidarity Movement</em>) quando le grida degli F16 israeliani attraversavano violentemente il cielo, mescolandosi agli strazi delle prime vittime civili e dei relativi familiari. In quei ventuno giorni Arce da attivista si è trasformato in testimone munito di videocamera e, soprattutto, di Mohammad Rujailah, un giovane palestinese di 24 anni che ha fornito un fondamentale apporto linguistico e logistico.</p>
<p>“<a href="http://toshootanelephant.com/"><em>To shoot an elephant</em></a>”<sup>1</sup> (2009), documentario liberamente scaricabile da Internet (è in copyleft) o acquistabile in Dvd, è la prova audiovisiva di quello che è successo in quel drammatico e furibondo lasso di tempo nel “più grande campo di concentramento al mondo” &#8211; enfatica definizione palestinese della Striscia di Gaza che si sta avvicinando sempre di più alla realtà.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3286" title="--" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2010/02/toshootanel-2.jpg" alt="" width="448" height="368" /></p>
<p>Il film inizia con un panno che pulisce la telecamera, una telecamera che nelle quasi 2 ore di durata della pellicola sarà continuamente sporcata dal sangue delle membra straziate dei palestinesi, dalla polvere, dalle fiamme, dalle esalazioni del fosforo bianco e dalle volute di fumo sprigionate dalle bombe, dai missili e dall&#8217;artiglieria sugli edifici, sugli ospedali e sulle scuole dell&#8217;Onu. Arce ci immerge di peso nella strade martoriate di Gaza e prende la minima distanza di sicurezza tra di sé e quelli che il <a href="http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrcouncil/specialsession/9/FactFindingMission.htm">rapporto Goldstone</a> della commissione d&#8217;inchiesta Onu su Gaza ha chiamato con il loro nome: crimini di guerra.</p>
<p>Non c&#8217;è nessuna colonna sonora in <em>TSAE</em>, ma solo un diegetico fluire di esplosioni, urla, spari e sirene delle ambulanze della Mezzaluna Rossa. E non c&#8217;è un attimo di respiro in queste riprese insonni, convulse e fastidiose per l&#8217;estrema crudezza visiva e psicologica. Negli unici momenti in cui gli Hellfire sparati dagli elicotteri non vanno ad impattare sulle costruzioni la sensazione di disagio rimane immutata, se non addirittura amplificata: le immagini si concentrano sulle conversazioni tra paramedici (“Allora, che ha detto tua moglie?” “Ha detto: &#8216;Lo so che ti farai ammazzare&#8217;”) e sui disperati lamenti della popolazione. “Per favore, diteci quanti omicidi volete, quante persone morte, per far smettere questi combattimenti. Diteci il numero!” grida forsennatamente un palestinese ad un&#8217;attivista dell&#8217;Ism, roteando le braccia verso l&#8217;alto. Ed il numero è inevitabilmente alto.</p>
<p>Per fermarsi Israele ha avuto bisogno di 1.417 morti<sup>2</sup>, tra cui 313 bambini, in quella che è stata la più atroce ed evidente articolazione bellica di una politica di gestione del territorio “<em>palestianfrei” </em>(per riprendere una contestatissima <a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2009/aug/18/west-bank-israel-settlers-palestinians">espressione</a> del filosofo sloveno Slavoj Zizek), cioè volta <em>de facto</em> alla rimozione della presenza palestinese da certe zone &#8211; un&#8217;eliminazione riparata da un ombrello giustificativo che si allontana sempre di più dal diritto all&#8217;autodifesa.</p>
<p>Una politica che si potrebbe definire di “decimazione” dell&#8217;avversario militare, in questo caso Hamas, e non: nello sganciare una bomba da 10mila metri d&#8217;altezza non si può non tenere conto della densità abitativa (1 milione e 400mila abitanti) e demografica di un pezzo di terra di appena 360 chilometri quadrati. Ne sei consapevole, ne accetti l&#8217;evenienza e quindi non fai altro che scaricare tutte le conseguenze delle tue azioni su coloro che devono rimanere lì sotto embargo, senza cibo, acqua, economia e speranza.</p>
<p>Questo ovviamente puoi farlo solo se sei sicuro della tua impunità. Un&#8217;impunità che ha fatto dire ad un ministro israeliano rimasto anonimo<sup>3</sup> una cosa del genere: “Quando emergeranno le enormi distruzioni della Striscia di Gaza, non potrò più andare ad Amsterdam per turismo, ma solo per comparire davanti al Tribunale Internazionale dell’Aja”.</p>
<p>La stessa impunità che fa dire a Rujailah alla fine del film, di fronte alle fiamme che stanno divorando il più grande magazzino di aiuti internazionali della Striscia colpito dalle bombe: “Credo che d&#8217;ora in poi non darò la colpa ad Israele, darò la colpa alla comunità internazionale, perché sono state stabilite delle leggi e gli israeliani non fanno che infrangerle. E voi non fate niente”.</p>
<h1 style="text-align: center;">L&#8217;occhio della guerra</h1>
<p><a href="http://guerrillaradio.iobloggo.com/">Vittorio Arrigoni</a> (anche lui attivista dell&#8217;Ism, presente nel documentario) ha scritto in “<a href="http://www.ibs.it/code/9788872855843/arrigoni-vittorio/gaza-restiamo-umani.html"><em>Restiamo umani</em></a>”: “Gaza poggia su di una striscia di terra che non trema. Il terremoto qui si chiama Israele”. <em>TSAE</em> è la perfetta rappresentazione visiva di questa frase. La telecamera viene sballottata qua e là di continuo, alla ricerca di un posto dove ripararsi, tra le macerie, all&#8217;interno di un&#8217;ambulanza, sotto il fuoco dei cecchini. Non c&#8217;è nessuna manipolazione artistica nel film. C&#8217;è solo la squallida, ingiusta e lurida realtà.</p>
<p>Arce non è lì nelle vesti di regista, ma piuttosto in quelle di giornalista alla ricerca onnivora di un momento significativo da filmare, all&#8217;inseguimento urgente e irrequieto di un evento da imprimere sulla coscienza negata dall&#8217;oscuramento mediatico, di un qualcosa che nessuno poteva o voleva dire in quella contingenza.  E il giornalismo di Arce non è quello favolistico modello anni &#8216;30 propugnato dagli apostoli ipocriti dell&#8217;Obiettività, è un giornalismo di parte, “<em>embedded</em>” con le ambulanze e i paramedici – cioè con coloro che volontariamente rischiano la loro vita per salvarne altre, invece di toglierne.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3287" title="---" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2010/02/toshootanel-3.jpg" alt="" width="448" height="368" /></p>
<p>Vladimir Nabokov ne “<em>L&#8217;occhio</em>” scriveva di aver capito che “l’unica felicità a questo mondo sta nell’osservare, spiare, sorvegliare, esaminare se stessi e gli altri, nel non essere che un grande occhio fisso, un po’ vitreo, leggermente iniettato di sangue”.</p>
<p>“<em>To shoot an elephant</em>” invece ci fa capire che una delle poche soluzioni praticabili per questo <em>paradosso della Striscia</em> sta nell&#8217;osservare, sorvegliare, registrare ed esaminare tutto quello che non si vuole far vedere, nel non essere che un grande occhio mobile, un po&#8217; umido per le esalazioni ed il gas dei metalli fusi, decisamente iniettato del sangue degli altri.</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_3284" class="footnote">Il titolo proviene da un saggio breve di Orwell, &#8220;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Shooting_an_Elephant">Shooting an elephant</a>&#8220;.</li><li id="footnote_1_3284" class="footnote">Secondo le <a href="http://www.pchrgaza.org/files/PressR/English/2008/36-2009.html">stime</a> del PCHR (Palestianian centre for Human Rights). Le <a href="http://74.125.153.132/search?q=cache:xRJugqynigkJ:www.jpost.com/servlet/Satellite%3Fcid%3D1237727552054%26pagename%3DJPArticle%252FShowFull+http://www.jpost.com/servlet/Satellite%3Fcid%3D1237727552054%26pagename%3DJPost%252FJPArticle%252FShowFull&amp;cd=1&amp;hl=en&amp;ct=clnk">stime</a> dell&#8217;IDF (Esercito israeliano) si attestano su 1.166 morti.</li><li id="footnote_2_3284" class="footnote">Ma che, in base al <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2009/dec/14/tzipi-livni-israel-gaza-arrest">mandato di cattura</a> spiccato da un giudice britannico questo gennaio e poi subito ritirato, potrebbe essere l&#8217;ex ministro degli esteri Tipzi Livni.</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>Ascoltare Burzum A Bagnolo Mella</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 11:16:29 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[padanian black metal]]></category>
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		<description><![CDATA[Cosa succederebbe se i Mayhem, invece di essere nati nelle deprimenti e desolate lande norvegesi, fossero nati nelle deprementi e desolate lande padane? Semplice: sarebbero i 58° divisione, farebbero TRUE PADAN BLACK METAL e cercherebbero di suonare il Va' pensiero come Hendrix ha suonato l'inno americano a Woodstock.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3277" title="Nazipadania By Tonus" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2010/02/ascoltareburzum.jpg" alt="" width="448" height="384" /></p>
<p>(<em>Immagine di <a href="http://marcotonus.blogspot.com">Tonus</a></em>)</p>
<p>Cosa succederebbe se i Mayhem, invece di essere nati nelle deprimenti e desolate lande norvegesi, fossero nati nelle deprementi e desolate lande padane? Semplice: sarebbero i <em>58° divisione</em>, farebbero TRUE PADAN BLACK METAL e cercherebbero di suonare il <em>Va&#8217; pensiero</em> come Hendrix ha suonato l&#8217;inno americano a Woodstock.</p>
<p>Scordatevi dunque gente che si taglia parti del corpo con una bottiglia rotto sul palco, omicidi, suicidi, atti di vandalismo contro simboli cristiani e tutto il corredo di satanismo, nichilismo e reazioni indignate della stampa mainstream. Immaginatevi piuttosto Tosi alla batteria, Gentilini a fare growl, Cota alla chitarra, Maroni alla drum machine, Borghezio a scrivere i testi e Calderoli a produrre il tutto in qualche nebbiosa valle contornata da fabbriche e rifiuti industriali del bermagasco o del vicentino. E poi pensate a omicidi, suicidi, fobie irrazionali, repressione sessuale e atti di vandalismo contro simboli musulmani con tutto il corredo di riti celtici, Gilberto Oneto e il Tg2.</p>
<p>Sulla <a href="http://www.myspace.com/58divisione">pagina Myspace</a><sup>1</sup> dei <em>58° divisione</em> spicca la progressista dichiarazione d&#8217;intenti della band:</p>
<blockquote><p>Per l&#8217;indipendenza della Padania.<br />
Per la salvaguardia delle tradizioni celtiche.<br />
Per la pulizia etnica e l&#8217;eliminazione fisica degli extracomunitari che occupano i territori padani.<br />
Contro Roma Ladrona.<br />
Contro gli invasori islamici che rovinano la nostra patria.<br />
Contro i terroni che non lavorano e vivono sulle spalle delle regioni del Nord.</p>
<p>SECESSIONE!</p></blockquote>
<p>Così come anche alcuni titoli del demo &#8220;<a href="http://www.archive.org/details/58Divisione-LaCompagniaDellaMortedemo2009"><em>La Compagnia della Morte</em></a>&#8221; (2009) sono egualmente moderati e sollevano molti dubbi sulla natura recondita dei sostenitori della Lega Nord: &#8220;<em>Secessione</em>&#8220;, &#8220;<em>Uomini delle colonie padane</em>&#8220;, &#8220;<em>Pulizia etnica</em>&#8221; e, dulcis in fundo, &#8220;<em>Moschee in fiamme</em>&#8220;. Purtroppo non sono riuscito a capire i testi, a causa del pessimo growl e della scadente qualità audio &#8211; ma non mi è difficile credere che Haider, dal paradiso dei camerati che contavano, ne andrebbe orgoglioso.</p>
<p>Sono sicuro che ora la battaglia con la band PARTHENOPEAN BLACK METAL <a href="http://www.myspace.com/scuorn"><em>Scuorn&#8217;</em></a> per il predominio della scena italiana (secessione permettendo) si preannuncerà tanto eccitante quanto un respingimento o un&#8217;ordinanza comunale anti-immigrati firmata in un comune ad alta densità leghista.</p>
<p>Metallari padani, all&#8217;armi!</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_3265" class="footnote">E poi dicono che Myspace non serve più a nulla.</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>Kojima, Do It Yourself</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 11:23:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blicero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Widescreen]]></category>
		<category><![CDATA[cinema italiano]]></category>
		<category><![CDATA[fan-movie]]></category>
		<category><![CDATA[hideo kojima]]></category>
		<category><![CDATA[indie]]></category>
		<category><![CDATA[metal gear solid]]></category>
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		<description><![CDATA[Se negli anni '70 fossi stato giovane, la mia formazione intellettuale probabilmente sarebbe stata plasmata dai filosofi francesi, dal cinema politico italiano, dal punk e dalla rivista Il Male. Ma sono nato, purtroppo e per fortuna, nella seconda metà degli anni '80 e pertanto devo molto ai videogiochi. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3261" title="MSG: Philanthropy" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2010/02/nuovocinemaouter.jpg" alt="" width="448" height="343" /></p>
<p>Se negli anni &#8216;70 fossi stato giovane, la mia formazione intellettuale probabilmente sarebbe stata plasmata dai filosofi francesi, dal cinema politico italiano, dal punk e dalla rivista <em>Il Male</em>. Ma sono nato, purtroppo e per fortuna, nella seconda metà degli anni &#8216;80 e pertanto devo molto ai videogiochi.</p>
<p>Specialmente ad una serie: <em>Metal Gear Solid</em> di Hideo Kojima, che presenta una delle trame letterarie (sì, letterarie) più complesse, circonvolute e coinvolgenti di sempre. Dalla mente di Kojima irradiano complotti geopolitici, spionaggio, nanomacchine, armi di distruzione di massa, riflessioni sulla società dell&#8217;informazione, sulla genetica e molto altro ancora.</p>
<p>Ora, fare un film su queste cose è un&#8217;impresa ai limiti della follia. Farlo a costo zero è da trattamento sanitario obbligatorio. Farlo in Italia è un seppuku organizzato, alla Yukio Mishima. Farlo in Veneto è come darsi fuoco in piazza per richiamare l&#8217;attenzione della comunità internazionale sulla violazione dei diritti umani. Eppure i ragazzi dell&#8217;Hive Division (gruppo indipendente di “guerrilla filmmaking” fondato da Giacomo Talamini e composto da una cinquantina di persone in Veneto) sono riusciti a fare tutto questo. <a href="http://www.mgs-philanthropy.net/"><em>Metal Gear Solid: Philanthropy</em></a> è il primo fan-movie sull&#8217;universo sci-fi partorito dal genio nipponico ed è un&#8217;operazione estremamente ambiziosa, seppur circoscritta all&#8217;ambito (semi) amatoriale.</p>
<p>Nato nel 2002 dopo innumerevoli sessioni di gioco alla Playstation, il progetto in un primo momento si arena per difficoltà tecnico-logistiche, salvo poi essere ripreso da un team allargato grazie ad Internet, più competente, risoluto e internazionale (doppiatori, traduttori e un compositore che ha fornito una pregevole colonna sonora). La trama si svolge tra il primo ed il secondo capitolo di MGS e si sviluppa in 64 minuti di azione, sparatorie e computer grafica di buona fattura, considerando il risicatissimo budget. Il protagonista Solid Snake (Talamini, che è anche regista e sceneggiatore), è inviato a Daskasan, zona di confine tra Armenia e Azerbaijan, per recuperare un senatore americano – il cui interprete potrebbe tranquillamente essere scambiato per il salumiere di fiducia di un paese del trevigiano – sequestrato a causa dei suoi intrallazzi.</p>
<p>La sceneggiatura è decisamente verbosa, almeno nei primi 25 minuti, e lascia molte cose in sospeso: ma essendo solo il primo mediometraggio di un&#8217;ipotetica trilogia è abbastanza giustificabile. Per come è strutturato il film, tuttavia, la sensazione di trovarsi di fronte ad un prodotto fatto da-nerd-per-nerd è innegabilmente forte, e questo potrebbe comportare un&#8217;ulteriore ghettizzazione del bacino d&#8217;utenza. E qui arriviamo al punto: <em>Philanthropy</em> è un progetto interessante più per la sua realizzazione che per il risultato effettivo. Riuscire a imprimere un&#8217;ora su pellicola con lo stesso budget con cui Martinelli riprende Bossi travestito da nobile milanese medievale è infatti una speranza non solo per la pressoché inesistente scena sci-fi italiana ed il circuito indipendente, ma per tutto il cinema nostrano.</p>
<p>Del resto, girare per 24 ore 50 scene in un ex zuccherificio prossimo alla demolizione denota una passione genuina e viscerale per il mezzo – una passione che il cinema italiano sembra aver smarrito in chissà quale piega degli ultimi decenni.</p>
<p>(<em>Pubblicato su <a href="http://www.nocturno.it/news/kojima-do-it-yourself">Nocturno</a></em>)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Svastica Sull’Orso</title>
		<link>http://www.laprivatarepubblica.com/le-nostre-inquisizioni/cosmopolis/la-svastica-sullorso/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 17:37:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blicero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cosmopolis]]></category>
		<category><![CDATA[distopia]]></category>
		<category><![CDATA[estremismo]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[nazismo]]></category>
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		<category><![CDATA[putin]]></category>
		<category><![CDATA[russia]]></category>
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		<description><![CDATA[Nell'ultimo anno la situazione della violenza politica in Russia si fa sempre più tesa. E i flash mob dei nazional-bolscevichi con l'occupazione delle sale di ricevimento dei politici sembrano birichinate infantili in confronto al terrorismo politico che diventa realtà. Uno dopo l'altro vanno avanti processi in cui si esaminano i mostruosi dettagli di omicidi seriali a sfondo nazionalistico di estrema destra, in Internet appaiono fotografie e video di incendi di sedi della polizia e di mezzi di trasporto pubblico]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3250" title="-" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2010/01/svasticaorso.jpg" alt="" width="448" height="400" /></p>
<p><strong>Di <a href="http://matteobloggatorussia.blogspot.com/">Matteo Mazzoni</a> (traduzione e note)<br />
</strong></p>
<p><em><strong>Un potere che non guarda ai mezzi e ai sostenitori temporanei ha già ottenuto un incontrollato underground giovanile fascista e – di conseguenza – il terrorismo politico</strong></em></p>
<p>Nell&#8217;ultimo anno la 			situazione della violenza politicia in Russia si fa sempre più tesa. 			E i flash mob dei nazional-bolscevichi<sup>1</sup> 			con l&#8217;occupazione delle sale di ricevimento dei politici sembrano 			birichinate infantili in confronto al terrorismo politico che 			diventa realtà. Uno dopo l&#8217;altro vanno avanti processi in cui si 			esaminano i mostruosi dettagli di omicidi seriali a sfondo 			nazionalistico di estrema destra, in Internet appaiono fotografie 			e video di incendi di sedi della polizia e di mezzi di trasporto 			pubblico, di uffici di “Russia Unita”<sup>2</sup>, 			di sedi di istituzioni pubbliche e altri edifici ufficiali, 			accompagnate da dichiarazioni contenenti tanto retorica di estrema 			destra quanto di estrema sinistra. Oggi a Mosca è raro che una 			rissa tra fascisti e antifascisti si svolga senza scontri a colpi 			di coltelli e spari di armi non letale. E, cosa particolarmente 			importante, gli estremisti di destra hanno preso a usare sempre 			più attivamente armi da fuoco: durante le perquisizioni gli 			agenti operativi requisiscono interi arsenali.</p>
<p lang="it-IT">Anche in precedenza 			fascisti e antifascisti restavano uccisi in scontri del genere. 			Tuttavia negli ultimi 13 mesi a Mosca i fascisti hanno già 			compiuto cinque omicidi di propri oppositori. I risultati delle 			indagini preliminari hanno mostrato una cosa: l&#8217;uccisione di 			Stanislav Markelov e Anastasija Baburova<sup>3</sup> 			è proprio in questa linea. Ma oltre all&#8217;avvocato e alla 			giornalista – persone che non nascondevano la propria attività 			e le proprie opinioni antifasciste – sono state uccise anche tre 			persone che in vita avevano preferito “non mettersi in luce”. 			Nell&#8217;ottobre 2008 fu assassinato davanti all&#8217;ingresso di casa lo 			skinhead antifascista Fëdor 			Filatov, nel giugno 2008 in circostanze non ancora del 			tutto chiare è stato ucciso con un coltello e un&#8217;arma non letale 			l&#8217;antifascista e tifoso di calcio Il&#8217;ja Džaparidze. 			L&#8217;ultimo di questa serie è stato l&#8217;anarchico e antifascista Ivan 			Chutorskoj.</p>
<p lang="it-IT">Il 17 novembre, la 			sera dopo la sua uccisione, nel viale Cvetnoj<sup>4</sup> 			si sono incontrate alcune centinaia di persone per raccogliere 			soldi per i funerali e per la famiglia. Lo scopo dell&#8217;azione era 			chiaramente indicato nell&#8217;invito, inviato via Internet. Sono 			giunti gli uomini dell&#8217;OMON<sup>5</sup> 			e gli agenti operativi del centro “È”<sup>6</sup> 			con videocamere, che hanno costretto la gente a disperdersi. E 			hanno perfino fatto rapporto sullo “scioglimento di una 			manifestazione antifascista”.</p>
<p lang="it-IT">Circa 70 persone sono 			andate ad assaltare il quartier generale di “Russia giovane”<sup>7</sup> in via Bauman. Che 			i compagni di Chutorskoj sarebbero andati ad assaltare “Russia 			giovane” si poteva sicuramente prevedere. Né il DPNI<sup>8</sup>, 			né l&#8217;“Unione Slava”<sup>9</sup>, 			né l&#8217;“Immagine russa”<sup>10</sup> 			hanno propri quartier generali pubblici. Alla maggior parte di 			coloro che hanno rotto i vetri dell&#8217;ufficio di “Russia giovane” 			non interessa l&#8217;attività dell&#8217;organizzazione di Maksim Miščenko<sup>11</sup>. Ma gli interessa 			molto l&#8217;amicizia del deputato della Duma di Stato<sup>12</sup> 			Miščenko con “Immagine 			russa”.</p>
<p lang="it-IT">Miščenko 			ha partecipato con gli attivisti di “Immagine russa” a 			una serie di azioni: per la Serbia, contro l&#8217;immigrazione 			illegale, alla manifestazione in appoggio all&#8217;esercito russo in 			guerra con la Georgia, ha chiesto di limitare l&#8217;accesso di 			lavoratori immigrati alla Piazza Rossa nella notte di Capodanno, 			ha preparato interrogazioni parlamentari su questioni seguite da 			“Immagine russa” e così via.</p>
<p>“Immagine 			russa”, a sua volta, afferma “siamo nazionalisti, ma non 			fascisti”. Ma i mass media legano 			direttamente “Immagine russa” a Tichonov e Chasis (sospettati 			dell&#8217;omicidio di Markelov e Baburova) e questa organizzazione in 			precedenza ha pubblicato il “Codice etico del nazionalista russo” 			insieme a Combat18<sup>13</sup> 			e OB88<sup>14</sup> 			– organizzazioni illegali e apertamente hitleriane. “Immagine 			russa” ha organizzato il concerto dei <em>Kolovrat</em><sup>15</sup> 			in piazza Bolotnaja<sup>16</sup> 			il 4 novembre<sup>17</sup>.</p>
<p lang="it-IT">Scriviamo in un 			motore di ricerca su Internet “<em>Kolovrat testi canzoni</em>”. Cito dalla prima 			riga<sup>18</sup>:</p>
<blockquote><p><em>Combatte 			alla morte il punitore del reggimento SS “Varjag”</em><sup>19</sup><em>,<br />
Avanza 			minacciosa la morte in un uniforme nera.<br />
Bruciano i villaggi 			dove si nascondeva il nemico,<br />
Per i comunisti non c&#8217;è posto 			nel Mondo Ariano!<br />
Hitler aspirava a liberare la Rus&#8217;</em><sup>20</sup><em> </em><em><br />
Dalla 			dittatura dei bolscevichi.</em></p></blockquote>
<p lang="it-IT">Un concerto di strada 			di un gruppo del genere, a tiro d&#8217;orecchio dal Cremlino – come si 			può insultare più gravemente i veterani, di cui ostentatamente 			si occupano i giovani putiniani, e Miščenko 			tra loro? Miščenko dice di 			non avere nulla a che fare con questo concerto e, molto 			probabilmente, è vero. Non è cosa di uno al suo livello 			permettere a nazisti dichiarati di organizzare un concerto durante 			una festa nazionale nel centro di Mosca e di marciare per le 			strade della capitale e di altre città. Probabilmente tutt&#8217;altri 			funzionari, posti ben più in alto, hanno cercato di diffondere 			l&#8217;idea della “democrazia guidata” anche in questo segmento 			politico di estrema destra.</p>
<p lang="it-IT"><img class="alignnone size-full wp-image-3251" title="--" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2010/01/svasticaorso-2.jpg" alt="" width="448" height="400" /></p>
<p lang="it-IT">Un “nazionalismo 			guidato” a livello teorico, forse, sembrava una mossa non da 			poco, ma in pratica sotto la copertura dei “patrioti moderati” 			chiacchieroni, a ben vedere, hanno preso a formarsi gruppi 			combattenti profondamente cospirativi. E nemico di questi gruppi 			diviene sempre più non tanto il movimento antifascista, quanto 			l&#8217;insufficientemente, a loro parere, deciso e radicale stato. E 			di qui ancora un&#8217;ondata di arresti di camerati di attivisti 			radicali di estrema destra…</p>
<p lang="it-IT">Per quanto riguarda i 			“nazionalisti, ma non fascisti”, vale la pena di fare 			attenzione a queste citazioni dal testo “Programma politico di 			“Immagine russa””:</p>
<blockquote>
<p lang="it-IT">1.4. Su territori da essa densamente 			popolati la popolazione aborigena non slava ha diritto di 			organizzare la propria vita sulla base delle corrispondenti 			tradizioni etniche e religiose. Fuori dai territori densamente 			popolati i loro rappresentanti hanno diritti civili limitati. (…) 			6.3. I matrimoni tra rappresentanti di razze diverse non sono 			permessi, in quanto manifestazione di atteggiamento 			menefreghistico verso il destino della propria razza. Se sei nato 			bianco devi mettere al mondo bambini bianchi, perché viva e 			si sviluppi la tua razza.</p>
</blockquote>
<p lang="it-IT">Maksim Miščenko 			ha dichiarato alla “Novaja gazeta” che tutte queste 			manifestazioni lo contrariano profondamente, che in precedenza non 			sapeva di queste, ma che finora non ha preso contatto con gli 			attivisti di “Immagine russa”, che non capisce fino in fondo 			il loro punto di vista e che perciò non sa se collaborerà con 			loro. Fra l&#8217;altro, anche le opinioni di Miščenko 			sono piuttosto strane: per esempio ha dichiarato che “Lev 			Ponomarëv<sup>21</sup>, Karine 			Clément<sup>22</sup> e Gejdar 			Džemal&#8217;<sup>23</sup> sono 			legati alle organizzazioni anarchiche internazionali”.</p>
<p lang="it-IT">I funerali di Ivan 			Chutorskoj, che hanno radunato circa duecento persone, si sono 			svolti sotto il controllo dell&#8217;OMON e del centro “È”. Anche 			in molte città russe ed europee si sono svolte manifestazioni in 			memoria di Chutorskoj. A Mosca le manifestazioni per strada sono 			state fissate per domenica. Anna Seleznëva, 			attivista di “Azione autonoma”<sup>24</sup>, 			ha raccontato alla “Novaja gazeta” che, secondo gli 			antifascisti, polizia e autorità generalmente sono orientati a 			non proibire manifestazioni in proposito, ma che semplicemente non 			si è riusciti ad accordarsi per fare domenica sia i cortei che le 			manifestazioni. Di conseguenza ai Čistye 			Prudy<sup>25</sup>, dove 			avrebbe dovuto esserci una manifestazione, e ai Giardini di 			Alessandro<sup>26</sup>, dove 			sono stati deposti dei fiori, c&#8217;erano quasi più tutori 			dell&#8217;ordine che antifascisti. Tutto si è svolto senza incidenti, 			per domenica sono in programma manifestazioni pacifiche e legali 			di memoria e di protesta.</p>
<p lang="it-IT">Alcuni attivisti per 			i diritti umani (Jurij Samodurov<sup>27</sup>, 			Gleb Jakunin<sup>28</sup>, 			Svetlana Gannuškina<sup>29</sup>, 			Ljudmila Alekseeva<sup>30</sup>, 			Lev Ponomarëv e altri) 			hanno rilasciato una dichiarazione comune per invitare gli 			antifascisti a non vendicare Chutorskoj. Ma purtroppo questo modo 			di porre la questione è fuori dalla realtà. Le azioni dei nazi e 			degli antifascisti radicali non sono motivati dalla vendetta per 			qualche persona concreta, ma da un profondo odio reciproco 			creatosi da tempo. Dal desiderio di attaccare non qualcuno in 			concreto, ma chi si riesce a raggiungere e poi filarsela senza 			conseguenze.</p>
<p lang="it-IT">In tal modo un potere 			che non guarda ai mezzi e ai sostenitori temporanei alla fine ha 			ottenuto tanto un underground giovanile di estrema destra quanto 			anche – come conseguenza – di estrema sinistra (antifascisti, 			anarchici). Gli estremisti di destra sono comparsi qualche anno 			prima, con loro hanno giocato a lungo gli organi per la tutela 			dell&#8217;ordine a loro socialmente vicini, perché si sono sviluppati 			senza problemi e ora sono un po&#8217; più duri: sanno usare esplosivi 			e armi da fuoco e, a ben vedere, hanno soldi.</p>
<p lang="it-IT">Gli estremisti di 			sinistra sono troppo diversi: qualcuno attacca i fascisti anche 			senza una specifica componente ideale – solo per bruciante odio 			verso di loro; qualcuno si preoccupa di più della guerra con lo 			stato che di quella con le correnti di estrema destra; qualcuno si 			può chiamare un antifascista di idee… Ma la stessa posizione di 			queste persone – fuori dalla legge – da il corrispondente 			vettore di pensiero. Tanto più che a nessun ideologo di Stato è 			venuta in mente l&#8217;idea di un “antifascismo guidato”, se non si 			considerano i “Naši<sup>31</sup>” , i cui compiti fin 			dall&#8217;inizio sono altri.</p>
<p lang="it-IT">Perché avviene 			questo? Eppure tutti hanno davanti agli occhi i 			nazional-bolscevichi e i giovani liberali che vanno in strada con 			cartelli inoffensivi e per questo l&#8217;OMON e i provocatori in 			borghese li storpiano, li gettano in prigione, li tartassano nelle 			sezioni di polizia… Ne deriva che coltelli, spranghe e bombe 			Molotov per lo stato rappresentavano qualcosa di più innocuo del 			volantinaggio e dei cortei pacifici?</p>
<p lang="it-IT"><img class="alignnone size-full wp-image-3252" title="---" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2010/01/svasticaorso-3.jpg" alt="" width="448" height="400" /></p>
<p lang="it-IT">Questo errore di 			calcolo verrà pagato caro. Tanto gli estremisti di sinistra 			quanto quelli di destra formano brigate non “verticalmente”, 			ma “orizzontalmente” – basandosi sulla fiducia personale, le 			conoscenza, l&#8217;amicizia. Il principio è quello della rete: la 			comunicazione si svolge attraverso Internet. Non ci sono leader 			dichiarati – ci sono correnti radicali, per le quali si versa 			sangue. Di conseguenza si hanno piccoli gruppi coesi, capaci di 			fare guerriglia del tutto indipendentemente. Per estremismo 			vengono inflitte pene non lievi e le persone impegnate in tali 			attività o vengono presto incarcerate o diventano professionisti. 			Prenderli è un compito ingrato. Già da un anno e mezzo i nazisti 			vengono incarcerati uno dopo l&#8217;altro, ma il loro underground non 			viene eliminato, anzi è passato a metodi più radicali di lotta, 			con l&#8217;uso di armi da fuoco.</p>
<p lang="it-IT">Se qualcuno è pronto 			a dire quando tutto questo finirà, probabilmente è un 			incompetente. Si possono certo portare gli esempi di Italia, 			Germania e altri paesi europei, che non molto tempo fa erano 			colpiti duramente tanto dal terrorismo di estrema sinistra, quanto 			da quello di estrema destra, nella guerra con i quali lo Stato è 			uscito vincitore. Ma le democrazie dell&#8217;Europa Occidentale non 			sono sovrane e guidate come quella russa. La riserva di solidità 			dei loro sistemi è un po&#8217; più grande della nostra.</p>
<p><a href="http://www.novayagazeta.ru/auth/46537.html">Aleksandr 			Litoj</a></p>
<p><em>(25.11.2009, “<a href=" http://www.novayagazeta.ru/data/2009/131/15.html">Novaja gazeta</a>”)</em></p>
<p>(<em>Tutte le illustrazioni sono prese da <a href="http://www.flickr.com/photos/bpx/sets/72057594117941491/">Flickr</a></em>)</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_3244" class="footnote">Membri del partito Nazional-Bolscevico, che fonde elementi marxisti e nazionalisti. Non ha riconoscimento legale e un tempo si segnalava per azioni da squatter.</li><li id="footnote_1_3244" class="footnote">Il “partito del potere”, che porta avanti la politica di Putin.</li><li id="footnote_2_3244" class="footnote">L&#8217;avvocato e attivista per i diritti umani Stanislav Jur&#8217;evič Markelov e la giornalista anarco-comunista Anastasija Èduardovna Baburova furono uccisi in pieno giorno a Mosca il 9 gennaio 2009.</li><li id="footnote_3_3244" class="footnote">“Fiorito”. Viale del centro di Mosca.</li><li id="footnote_4_3244" class="footnote"><em>Otrjad Milicii Osobogo Naznačenija</em> (Reparto di Polizia con Compiti Speciali), sorta di Celere russa, nota per la sua durezza.</li><li id="footnote_5_3244" class="footnote">Centro per la repressione dell&#8217;estremismo politico (<em>È </em>sta per <em>èkstremizm</em>).</li><li id="footnote_6_3244" class="footnote">Organizzazione nazionalista.</li><li id="footnote_7_3244" class="footnote"><em>Dviženie protiv nelegal&#8217;noj immigracii</em> (Movimento contro l&#8217;Immigrazione Clandestina), movimento xenofobo.</li><li id="footnote_8_3244" class="footnote">Movimento che persegue una Russia “puramente slava” e ha come simbolo una svastica camuffata.</li><li id="footnote_9_3244" class="footnote">Movimento nazionalista di tendenza fondamentalista cristiana.</li><li id="footnote_10_3244" class="footnote">Maksim Nikolaevič Miščenko, deputato di “Russia Unita”.</li><li id="footnote_11_3244" class="footnote">Tutte le assemblee legislative russe si chiamano Duma, di qui la precisazione.</li><li id="footnote_12_3244" class="footnote">Movimento neonazista nato nel Regno Unito. 18 sta per “Adolf Hitler” (la “a” è la prima lettera dell&#8217;alfabeto latino, la “h” l&#8217;ottava).</li><li id="footnote_13_3244" class="footnote"><em>Ob&#8221;edinënnaja Brigada 88</em> (Brigata Unita 88 – 88 sta per “Heil Hitler”, in quanto la “h” è l&#8217;ottava lettera dell&#8217;alfabeto).</li><li id="footnote_14_3244" class="footnote">Qualcosa come “ciclo”, “ruota che gira” (il termine pare slavo arcaico, ma in realtà è di origine aulica e recente). Si tratta di una specie di svastica a otto braccia, è un simbolo solare pagano, molto popolare nell&#8217;estrema destra russa. Il gruppo rock Kolovrat si segnala per essere apertamente nazista.</li><li id="footnote_15_3244" class="footnote">Piazza del centro di Mosca.</li><li id="footnote_16_3244" class="footnote">Giornata dell&#8217;Unità Nazionale, festa che dal 2005 sostituisce la festa della Rivoluzione Russa (già divenuta in epoca post-sovietica Giorno della Riconciliazione). Il 5 novembre 1612 Polacchi e Lituani che volevano porre il figlio del loro re sul trono russo rimasto vacante si arresero ai moscoviti in rivolta, guidati dal borghese Minin e dal principe Požarskij. La loro cacciata portò all&#8217;ascesa dei Romanov. Alessio I, secondo zar della dinastia, sancì che questo avvenimento si festeggiasse il 4 novembre, festa dell&#8217;Icona della Madonna di Kazan&#8217;.</li><li id="footnote_17_3244" class="footnote">Google Italia da risultati diversi. Comunque si trovano per primi link a testi di canzoni del gruppo dai contenuti assolutamente razzisti.</li><li id="footnote_18_3244" class="footnote"><em> Varjag</em> (Variago) era il nome di un reggimento delle SS formato da russi emigrati dopo la Rivoluzione.</li><li id="footnote_19_3244" class="footnote"> Nome antico della Russia.</li><li id="footnote_20_3244" class="footnote">Lev Aleksandrovič Ponomarëv, attivista per i diritti umani e membro del movimento “Solidarietà”, ispirato a Solidarność.</li><li id="footnote_21_3244" class="footnote">Sociologa e attivista per i diritti umani francese, residente da anni in Russia.</li><li id="footnote_22_3244" class="footnote">Gejdar Džachidovič Džemal&#8217;, filosofo e attivista politico islamico.</li><li id="footnote_23_3244" class="footnote">Movimento anarco-comunista.</li><li id="footnote_24_3244" class="footnote">“Stagni puliti”, laghetto nel centro di Mosca, un tempo discarica per resti di macelleria, poi ripulito.</li><li id="footnote_25_3244" class="footnote">Parco nei pressi del Cremlino.</li><li id="footnote_26_3244" class="footnote">Jurij Vadimovič Samodurov, ex direttore del Museo moscovita dedicato a Sacharov.</li><li id="footnote_27_3244" class="footnote">Gleb Pavlovič Jakunin, ortodosso dissidente.</li><li id="footnote_28_3244" class="footnote">Svetlana Alekseevna Gannuškina, membro del consiglio del Presidente per i diritti umani.</li><li id="footnote_29_3244" class="footnote">Ljudmila Michajlovna Alekseeva, presidente del “Gruppo di Helsinki”, organizzazione nata per richiamare l&#8217;Unione Sovietica e in seguito la Russia al rispetto degli impegni per I diritti umani presi con il Trattato di Helsinki del 1975.</li><li id="footnote_30_3244" class="footnote">“I Nostri”, organizzazione giovanile putiniana che addita come “fascisti” quasi tutti gli avversari di Putin.</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>Non Possiamo Non Dirci Klaus Barbie</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 21:21:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blicero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Esistono storie dalla parte giusta della Storia che poi vengono ritenute sbagliate dai vinti che, per puro accidente, riescono a impadronirsi delle casematte del Potere. Esistono uomini che pagano per colpe che non hanno mai avuto. Klaus Barbie è stato uno degli esempi più illustri del secolo breve. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3240" title="Klaus Barbie" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2010/01/klausbarbie.jpg" alt="" width="448" height="400" /></p>
<p>(<em>Pubblicato su <a href="http://scaricabile.blogspot.com/2010/01/scaricabile-26-abbiamo-finito-le-idee.html">ScaricaBile</a> n° 26 &#8211; Avvertenza: il pezzo va letto nel contesto del numero, cioè una parodia dei fogliacci destrorsi-berluscloniani.</em>)</p>
<p>Esistono storie dalla parte giusta della Storia che poi vengono ritenute sbagliate dai vinti che, per puro accidente, riescono a impadronirsi delle casematte del Potere. Esistono uomini che pagano per colpe che non hanno mai avuto. Klaus Barbie è stato uno degli esempi più illustri del secolo breve.</p>
<p>Questo nome non dirà quasi nulla a molti qui in Italia. Eppure è un nome fondamentale per capire un certo <em>modus operandi</em> del Mondo Libero, quello che ha permesso a tutti noi, anime belle della sinistra pacifinta comprese, di andare la domenica a vedere una partita allo stadio, invece di dover assistere forzosamente ad una parata militare nella Piazza Rossa. Calunniato e deriso per decadi dall&#8217;Internazionale Socialista, oggetto di almeno 3/4 documentari (tra cui ne spicca uno di 4 ore di propaganda a senso unico), marchiato con lo stigma dell&#8217;indegnità da un tribunale francese mostruosamente prevenuto, a Barbie è stato negato dalla storiografia ufficiale sinistroide il ruolo di Guerriero per la Libertà. La sua unica colpa? Quella di essere stato ad Ovest del Muro di Berlino. Ma andiamo con ordine.</p>
<p>Nato nel 1913 a Bad Godesberg, sobborgo di Bonn, da insegnanti cattolici (il peccato originale, per i professoroni comunisti alla Sartre), nel 1933 si iscrive alla Gioventù Hitleriana, come il suo illustre compatriota Benedetto XVI. Nel 1935 entra a far parte delle SS e successivamente viene impiegato nelle file dell&#8217;SD, il servizio segreto nazista. Il suo compito in questo periodo è quello di monitorare l&#8217;attività dei cittadini tedeschi anti-tedeschi. Barbie è brillante e totalmente dedito alla causa, riscuotendo così il consenso dei suoi superiori che lo inviano ad un corso speciale per aspiranti ufficiali a Charlottenberg allo scopo di fargli fare carriera. Poi inizia la guerra.</p>
<p>Nel 1940 Barbie è spedito ad Amsterdam, nell&#8217;Olanda liberata dai nazisti. Incaricato della deportazione di ebrei olandesi, lo Sturmführer delle SS si guadagna rapidamente la fama di efficientissimo persecutore. Emblematico un episodio: dopo aver incrociato un venditore di gelati ebreo, Barbie lo stende a colpi di pistola in mezzo alla strada perché, a suo giudizio, la vittima non lo aveva omaggiato con il dovuto rispetto. Con tanto di corollario per le “zecche” dei centri sociali e per gli industriali <em>gauche caviar</em>: la maleducazione uccide, se del caso. Trasferito nel 1942 a Lione, viene nominato capo della Gestapo locale con il compito di stroncare i terroristi (o peggio: partigiani) francesi e deportare gli ebrei. Stabilisce il suo quartiere generale all&#8217;Hotel Terminus, dove escogita uno geniale stratagemma (poi ripreso da ambienti americani e finanche dalla serie televisiva “24”) per la difesa dello Stato di Diritto: i passanti vengono infatti rastrellati a caso dalle strade, tradotti all&#8217;Hotel e lì torturati fino alla rivelazione di qualsiasi tipo di informazione. La vulgata corrente gli affibbia l&#8217;appellativo di “macellaio di Lione”, in realtà è stato uno dei primi in Occidente a capire il valore della raccolta di informazioni in scenari critici, senza l&#8217;inutile corredo di diritti umani o il rispetto di farraginose procedure nella lotta ad un nemico che aveva in spregio assoluto le leggi che regolano il patto sociali tra gli uomini di buona volontà. L&#8217;arresto e l&#8217;uccisione dell&#8217;”eroe” della resistenza francese Jean Moulin è possibile solo grazie alle spifferate di un compagno di quest&#8217;ultimo – e non grazie a fantomatiche “testimonianze” o “ravvedimenti operosi” di pericolosi terroristi che poi, con ogni probabilità, sarebbero confluiti nel movimento di solidarietà algerino o, peggio ancora, palestinese.</p>
<p>Nel periodo francese Barbie si distingue anche per la scoperta di 44 bambini ebrei nascosti in un villaggio di Izieu e per la conseguente deportazione di questi ad Auschwitz – o almeno questo è quello che propugnano i professionisti della Shoah. Un giusto tributo a questo periodo della vita di Barbie l&#8217;abbiamo avuto recentemente con l&#8217;ultimo film di Tarantino, “Bastardi senza gloria”: la figura di Hans Landa è infatti la copia carbone del gerarca delle SS. Questa, ad ogni modo, è solamente la prima vita di Klaus Barbie.</p>
<p>La seconda inizia una volta finita la guerra.  Dal 1945 al 1947 il nostro riesce a sfuggire con grandissima abilità agli sforzi congiunti di Alleati e francesi di arrestarlo per crimini di guerra. Passata la sbornia postbellica antinazista, gli americani, adottando un approccio finalmente laico e scevro da pregiudizi ideologici, scrivono in un rapporto datato 1947 che “un anticomunista come lui ci serve più libero che in prigione”. Ed infatti Barbie, grazie alla lungimiranza dell&#8217;agente Robert S. Taylor e dei suoi superiori, diviene a tutti gli effetti una spia del Counter Intelligence Corps (CIC), il controspionaggio dell&#8217;esercito statunitense. Ma la piattaforma collaborativa sapientemente edificata dal CIC incomincia a sgretolarsi sotto i colpi di martello dei giacobini tedeschi e francesi, che reclamano a gran voce il “criminale di guerra nazista”: l&#8217;esilio, a questo punto, è l&#8217;unica soluzione praticabile.</p>
<p>Dopo il cambio di nome in Klaus Altmann, e quindi spogliato della sua identità dalla furia comunista, Barbie si rivolge ai messi di Dio in terra, alla Chiesa, che è ben felice di accoglierlo nella figura di Padre Dragonović. L&#8217;illuminato sacerdote croato, che già aveva aiutato altri nazisti bisognosi di discrezione a scappare dall&#8217;Europa travolta dal demone del giustizialismo (attraverso le “ratlines”, le <em>vie del topo</em>), fornisce a Barbie documenti e permessi per espatriare dall&#8217;Italia (Genova) verso la Bolivia, paese che di lì a poco avrebbe avuto un estremo bisogno di consiglieri politici e militari. E qui inizia la terza, e ultima, vita di Barbie.</p>
<p>Ottenuta la cittadinanza boliviana nel 1957, il Nostro incomincia a lavorare attivamente e a stretto contatto con le migliori forze dell&#8217;anticomunismo di quel paese: dittatori, torturatori, narcotrafficanti di stato, corpi paramilitari ed esercito. Grazie ai suoi preziosi consigli, alla sua esperienza nel know-how e nel benchmarking della testimonianza “indotta” e nella repressione istituzionale del dissenso non conforme, i governi dittatoriali succedutisi per 20 anni sono sempre riusciti a fiaccare la sedizione organizzata dai sovietici e dalla forze del Male. Collabora con fervore anche con i servizi segreti boliviani e, secondo alcune fonti, contribuisce alla cattura di Che Guevara nel 1967 a La Higuera. Nel 1980 è decisivo per la buona riuscita del colpo di stato (detto anche “Golpe della Cocaina” dagli allora pennivendoli finanziati dal PCUS) di Luis García Meza Tejada. Barbie coltiva anche, in quel periodo, il sogno di creare un Quarto Reich con vari elementi neonazisti provenienti dal globo terracqueo; sfortunatamente, il suo piano è bruscamente interrotto dalla rovinosa ascesa della democrazia in Bolivia, nel 1982.</p>
<p>Arrestato come il peggiore dei delinquenti comuni, Altmann/Barbie viene impacchettato e spedito in Francia, dove l&#8217;odio viscerale della popolazione è finalmente pronto a colpirlo in modo tale da non farlo rialzare mai più. Trascinato alla sbarra ed esposto al pubblico ludibrio, Barbie, grazie anche ad un agguerrito avvocato, tenta di far ragionare giudici e giuria sulla portata delle sue azioni, sulle ragioni di Stato che lo hanno portato a combattere per la Libertà e l&#8217;Ordine, sulle atroci implicazioni della guerra. Ma non c&#8217;è nulla da fare: l&#8217;approccio forcaiolo e giustizialista  prevale su ogni riflessione prettamente politica.</p>
<p>Condannato all&#8217;ergastolo per “crimini contro l&#8217;umanità” sotto l&#8217;assunto del “non poteva non sapere”, Barbie muore in carcere, nel 1991, stroncato dal tumore della Malagiustizia. Ancora una volta, come per Salò, Craxi o Haider, l&#8217;inchiostro dei vincitori si è imbevuto del sangue dei vinti per schizzare vergognose pagine di Storia Ufficiale.</p>
<p>Nel 1974 Barbie ha detto: “Sono fiero di quello che ho fatto durante la guerra. Se non fosse stato per me la Francia sarebbe una repubblica socialista sovietica adesso”. Aggiungiamo: non solo la Francia, ma l&#8217;intero mondo occidentale.</p>
<p>Non serve alcuna riabilitazione: Barbie è già, a modo suo, uno statista.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Der Krieger" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2008/11/captblicero-3.jpg" alt="" width="448" height="197" /></p>
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		<title>Lost Macaroni</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 20:48:32 +0000</pubDate>
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Lost riveduto &#38; corretto da una famiglia italo-americana sopra i 900kg.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/M1D-cuc8OTI" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/M1D-cuc8OTI"></embed></object></p>
<p>Lost riveduto &amp; corretto da una famiglia italo-americana sopra i 900kg.</p>
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		<title>La Guerra Dell’Internet Avvocato</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 01:35:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Erano giorni convulsi a Mountain View, in California. La battaglia di Google contro il governo cinese sembrava essersi assestata su una pericolosa situazione di stallo, con potenziali perdite per il colosso americano sia in termini economici che, soprattutto, di credibilità. La scelta di schierarsi (apparentemente?) a favore dei diritti umani poteva costare molto caro agli ex enfant prodige di Stanford.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3218" title="--" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2010/01/guerrainternetavvocato.jpg" alt="" width="448" height="400" /></p>
<p>(<em>Illustrazione: <a href="http://matteobertelli.blogspot.com/">Matteo Bertelli</a></em>)</p>
<p>Erano giorni convulsi a Mountain View, in California. La battaglia di Google contro il governo cinese sembrava essersi assestata su una pericolosa situazione di stallo, con potenziali perdite per il colosso americano sia in termini economici che, soprattutto, di credibilità. La scelta di schierarsi (apparentemente) a favore dei diritti umani poteva costare <a href="http://www.potamocheri.eu/blog/2010/01/16/e-internet-di-chi-ha-paura/">molto caro</a> agli ex enfant prodige di Stanford. Tuttavia, mentre il mondo seguiva con il fiato sospeso l&#8217;evolversi della vicenda, Larry Page, Sergey Brin e Eric Schmidt si erano trovati, segretamente, a dover affrontare un problema ben più minaccioso e pressante del regime autoritario.</p>
<p>Il freddo di metà gennaio, per nulla mitigato dall&#8217;effetto serra, sembrava trafiggere le vetrate del Googleplex &#8211; salvo poi infrangersi sulla tensione rovente nella sala del consiglio d&#8217;amministrazione straordinario. Schmidt poggiò una cartellina verde sul tavolo, la aprì, estrasse alcuni fogli e incominciò a passarli a Page e Brin. C&#8217;era scritto <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/google_messo_sotto_accusa_dallavvocato-alpino_che_ha_processato_internet/indicizzazione-nigra-diffamazione-web-mercato-internet-google/17-01-2010/articolo-id=414554-page=0-comments=1">questo</a>:</p>
<blockquote><p>Meglio non incrociare Amedeo Nigra nell’esercizio delle sue funzioni. Per prima cosa è avvocato e giornalista, quanto di peggio vi sia in circolazione. In secondo luogo è stato comandante di un plotone assaltatori. Sotto quell’abito di taglio inappuntabile gli è rimasto appiccicato il pastrano da sottotenente del Sesto alpini, battaglione Trento di stanza a Monguelfo. Nel suo ufficio di Milano, infilato fra i tomi del digesto, tiene ancora a portata di mano la «custodia tattica per uso cucito» che aveva in dotazione 40 anni fa nella caserma in alta Val Pusteria, comprendente ditale, forbici, 3 rocchetti di filo, 10 aghi e 15 bottoni, non si sa mai che gliene saltasse via uno prima d’andare in udienza: provvederebbe da solo.</p></blockquote>
<p>&#8220;Porca puttana&#8221; esclamò Brin, facendo scivolare il foglio dalla sua mano, visibilmente scosso. Page cominciò a scuotere la testa compulsivamente. Schimidt spezzò quell&#8217;atroce smarrimento con un &#8220;signori, non è tutto&#8221;. Venne esortato ad andare avanti, in qualche modo. Il CEO di Google si sistemò gli occhiali, ripose i fogli nella cartelletta, emise un sospiro e scrutò attraverso le finestre il distendersi dell&#8217;orizzonte, che il tramonto stava per consumare sotto i suoi occhi gonfi da 2 giorni di insonnia. &#8220;Nel 1995 Nigra citò in giudizio il ministero delle Poste perché il portalettere s’era ammalato e non gli recapitava la corrispondenza da dieci giorni. Nei suoi 61 anni di vita è stato anche paracadutista, fantino, guru della Rinascente per il marketing, conduttore televisivo a Telenova, autore di libri giuridico-economici controcorrente e, ascoltatemi bene, bersaglio della satira di Beppe Grillo&#8221;. Brin si alzò in piedi di scatto, e con le mani in tasca cominciò a camminare a passi lenti, quasi a voler misurare la stanza, quella stanza in cui aveva spesso trovato salvifiche corrispondenze o risolutive intuizioni che avevano permesso una delle più grandi avanzate commerciali della storia recente. Page, fissando nel vuoto, disse: &#8220;Bersaglio di Beppe Grillo? Questa proprio non ci voleva, cazzo&#8230;&#8221;</p>
<p>La situazione, a differenza di quanto si poteva pensare, era estremamente drammatica. L&#8217;avvocato Nigra, uno che aveva già messo in difficoltà l&#8217;Internet con il suo sconvolgente libro &#8220;<em>Processo a Internet</em>&#8220;, aveva infatti presentato un esposto all&#8217;<em>Autorità garante per la concorrenza e il mercato</em> italiana in cui chiedeva di &#8220;accertare il carattere commercialmente scorretto delle affermazioni contenute sul sito www.googleitalia.com, dichiarando che lo stesso concreta un’ipotesi di pratiche commerciali scorrette e pubblicità ingannevole&#8221;. L&#8217;apertura del procedimento minacciava l&#8217;esistenza stessa del motore di ricerca più famoso al mondo.</p>
<p>Schmidt elencò i presunti capi di reato di cui si era macchiata la loro società: &#8220;In un&#8217;intervista ad un autorevole quotidiano italiano, Nigra ci ha accusato di non aver indicizzato adeguatamente i suoi visitatissimi siti, invisi ai poteri forti della finanza internazionale e, si dice, agli Illuminati&#8221;. &#8220;Già, www.marketing-sociale.com, vero?&#8221; domandò Brin. Page lo ammise a voce bassa, quasi come se dovesse confessare una denuncia dei redditi regolare ad un sacerdote dell&#8217;Opus Dei: &#8220;Lo guardo tutti i giorni, insieme a www.latutela-del-profitto.com. È come una droga, non riesco a smettere&#8230;&#8221; &#8220;In effetti &#8211; proseguì Schmidt &#8211; se si immette &#8220;marketing sociale&#8221; su Google il sito di Nigra compare solo al 70° posto, mentre se si digita &#8220;profitto&#8221; è addirittura 100°, dopo siti di gran lunga meno importanti quali Wikipedia&#8221;.</p>
<p>Una segretaria comparve sulla porta, dando un attimo di illusorio sollievo all&#8217;angosciosa aporia dei tre. Riportava alcuni aggiornamenti da Pechino, dove un gran numero di studenti aveva deposto dei fiori fuori dalla sede di Google.cn: l&#8217;autorità cinese li aveva dispersi e ne aveva interdetto la circolazione finchè non si fosse chiarita la querelle politico-legale con la sede madre negli States. Liquidata in malo modo, la dipendente venne invitata a giocare a biliardo o, in alternativa, a farsi una nuotata nelle piscine riscaldate del complesso.</p>
<p>L&#8217;avvocato italiano aveva tracciato collegamenti tra la Bibbia e l&#8217;economia, citando persino l&#8217;ultima enciclica di Benedetto XVI nel quale il Pontefice indicava la verità come &#8220;primo elemento del progresso umano, economia compresa&#8221;. Non c&#8217;erano dubbi: li aveva stanati. Page si chiese dove avessero sbagliato, chi avesse tradito l&#8217;azienda che la rivista Time aveva messo al primo posto tra i migliori ambienti di lavoro. Brin, forse esagerando nel collegare questa situazione al suo vissuto personale, arrivò persino a pensare ad una sofisticatissima operazione di sabotaggio e spionaggio industriale compiuto dai servizi segreti russi. Schmidt, con il suo tipico pragmatismo industriale postmoderno, li riportò entrambi sulla terra: &#8220;Articolo 1176 del codice civile, signori&#8221;. &#8220;Cosa?&#8221; esclamarono all&#8217;unisono Page e Brin. &#8220;Dovere della diligenza nell’adempimento delle obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività professionale&#8221; rispose Schmidt con un filo di voce. &#8220;Nigra dice che non siamo abbastanza trasparenti nello spiegare il funzionamento del nostro motore di ricerca&#8221;.</p>
<p>A quel punto subentrò la rabbia. Una rabbia irrazionale, scomposta, disperata. &#8220;Ma anche un ragazzino di 13 anni capisce come funziona Google, porca troia!&#8221; urlò Brin. Page ne smorzò l&#8217;effetto, come un placebo dopo un concerto grindcore norvegese: &#8220;Sergey, ricordati che non tutti hanno 13 anni, soprattutti quelli nati negli anni &#8216;50, soprattutto in quel paese&#8221;. Aveva ragione. Aveva dannatamente colto il punto &#8211; fino a che Schmidt non riportò la ristretta assise alla paranoia del potenziale annichilimento.</p>
<p>&#8220;Signori, fermatevi ancora un attimo. La cosa più inquietante di tutta questa vicenda, oltre al fatto che Nigra <em>ha processato l&#8217;Internet</em>, è che lui ha tirato in ballo il concetto di multilateralità. &#8216;Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello ne è l’esempio sublime&#8217;, ha detto&#8221;. Page, sbigottito, domandò: &#8220;Pirandello era un multilaterale?&#8221; &#8220;Sì, Larry, lo era &#8211; gli rispose il CEO, rivolgendosi quasi al cielo californiano, ormai oscurato dalle tenebre invernali &#8211; E non solo lui. Anche Ray Charles. Il nostro avvocato lo ha definito &#8216;il più grande sintetizzatore di attrazioni, con la sua <em>I can’t stop loving you</em>, non posso smettere di amarti&#8217;. Aggiungendo poi: &#8216;Come faccio a definirmi un essere razionale se non posso smettere di amare?&#8217;&#8221;</p>
<p>Allora è una questione di Amore, pensò Brin. L&#8217;Amore lacerato, vilipeso. Odiamo l&#8217;Amore, tutti insieme. &#8220;Siamo fottuti, semplicemente e definitivamente fottuti&#8221; si lasciò andare qualcuno nella sala. Dodici anni di irresistibile ascesa, poi il contrappasso altrettanto repentino, 20mila persone per strada, senza un fondo pensionistico, l&#8217;agghiacciante immagine dei dipendenti oberati dagli scatoloni fuori dal Googleplex, lo stigma della vergogna irredimibile, il fallimento di un&#8217;intera generazione che aveva sperato nel cambiamento, sì, un cambiamento possibile, la filantropia, l&#8217;ecologismo, la responsabilità sociale d&#8217;impresa, Internet come veicolo di pace e profitti. Il capitalismo dal volto umano, troppo umano. Del resto, tira più una goccia di profitto che cento paia di buoi &#8211; qualunque cosa questo voglia dire.</p>
<p>Il mondo non poteva sapere. Davide poteva portare alla sbarra Golia, e questa volta non ci sarebbe stata nessuna amnistia. Bisognava bloccare il processo, anzi, non bisognava nemmeno farlo iniziare. Schmidt si mise a sedere, si tolse gli occhiali e si sfregò gli occhi. Una lacrima rigò il suo volto, così impassibile ma affabile in pubblico, così devastato in questi momenti perduti. L&#8217;espressione di Page era contorta come la struttura del più impossibile degli algoritmi. Brin viaggiava con la mente verso gli orribili ricordi collettivi delle strutture psichiatriche nell&#8217;Unione Sovietica. <em>Don&#8217;t be evil</em>. Non questa volta.</p>
<p>&#8220;Com&#8217;era quella storia della censura in Cina, Eric?&#8221;</p>
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		<title>Allonsbamboscion</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 21:15:13 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ad absurdum]]></category>
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		<description><![CDATA[Ormai sono sempre più concreti i sospetti che Renato Brunetta sia un esperimento nato in qualche università francese di sociologia deviata, vera e propria copertura per cellule terroristiche volte alla distruzione dell'Europa e dell'Occidente attraverso una lenta e logorante infiltrazione nel cuore dello Stato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3207" title="Allonsbamboscion" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2010/01/allonsbamboscion.jpg" alt="" width="448" height="386" /></p>
<p>Ormai sono sempre più concreti i sospetti che Renato Brunetta sia un esperimento nato in qualche università francese di sociologia deviata, vera e propria copertura per cellule terroristiche volte alla distruzione dell&#8217;Europa e dell&#8217;Occidente attraverso una lenta e logorante infiltrazione nel cuore dello Stato.</p>
<p><a href="http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=87903&amp;sez=ITALIA">L&#8217;ultima proposta</a> del Mini-Min è infatti quella di obbligare per legge i famigerati &#8220;bamboccioni&#8221; a lasciare casa a 18 anni. Il fatto che persino Calderoli l&#8217;abbia trovata una cazzata (&#8220;Sono stato il primo, ieri, a schierarmi contro i cosiddetti bamboccioni ma l&#8217;amico Brunetta [...] mi sembra l&#8217;abbia fatta fuori dal vaso&#8221;) dovrebbe imporre una severa riflessione. E non sull&#8217;incubo ad occhi aperti in cui ci troviamo &#8211; e da cui è impossibile risvegliarsi &#8211; ma piuttosto sulla bontà della provocazione lanciata dal Nobel per l&#8217;Economia in pectore dal 1985.</p>
<p>Sì, questa volta voglio spezzare una lancia a suo favore. Pensiamo solo a cosa sarebbe successo se la legge fosse entrata in vigore trent&#8217;anni fa. Un giovine fannullone veneziano arrivato a 30 anni senza riuscire a rifarsi il letto, ad esempio, sarebbe stato cacciato di casa e per mantenersi avrebbe dovuto continuare a vendere gondolette in qualche calle,  per essere poi promosso a 60 anni alla mansione di &#8220;Addetto Di Secondo Livello Al Razionamento Del Mangime Per Piccioni Dei Venditori Abusivi Di Piazza S. Marco&#8221;. Ed invece no.</p>
<p>Il bamboccione in questione, non confrontandosi col mercato grazie a pervicaci, costosi ed anti-liberisti aiuti familiari, è riuscito a completare gli studi, entrare in politica, diventare ministro, legarsi un tornello intorno alla vita e denunciare sè stesso, un po&#8217; come fa Moro/Gianmaria Volontè nel finale di <em>Todo Modo</em>.</p>
<p>Il tutto quando ormai era troppo tardi. Per gli altri.</p>
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		<title>Il Diario Della Clandestinità A Luci Rosse</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 11:19:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Secondo l&#8217;ultima involuzione antropologica leghista datata 1975, tale Paolo Grimoldi, il Diario di Anna Frank sarebbe una sorta di pamphlet hard: &#8220;Vi è un passo nel quale Anna Frank descrive in modo minuzioso le proprie parti intime e la descrizione è talmente dettagliata da suscitare turbamento in bambini delle elementari&#8221;. Le parti più disturbanti del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo l&#8217;ultima involuzione antropologica leghista datata 1975, tale Paolo Grimoldi, il Diario di Anna Frank sarebbe una sorta di <a href="http://milano.repubblica.it/dettaglio/leggono-a-scuola-il-diario-di-anna-frank-deputato-leghista-li-denuncia:-pagine-hard/1830061">pamphlet hard</a>: &#8220;Vi è un passo nel quale Anna Frank descrive in modo minuzioso le proprie parti intime e la descrizione è talmente dettagliata da suscitare turbamento in bambini delle elementari&#8221;. Le parti più disturbanti del libro, tuttavia, sarebbero contenute nello sconvolgente apologo alla clandestinità e, soprattutto, nell&#8217;inaccettabile e strisciante contrarietà al nazionalsocialismo.</p>
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		<title>Salvaci Di Pietro</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 21:18:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
HANNO CREATO UN CLIMA INFAME.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/I8N8RyOHXMI" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/I8N8RyOHXMI"></embed></object></p>
<p>HANNO CREATO UN CLIMA INFAME.</p>
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		<title>The Great Whine In The Sky</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 22:32:24 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Quarto Potere]]></category>
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		<description><![CDATA[Mentre sulla blogosfera italiana c'è stato l'ennesimo, appassionante dibattito sui blog ("i blog sono morti!", "no! ma non ti ci paghi l'affitto!", "sono solo un passatempo!", "ehi, il mondo là fuori non si accorge di noi!"), un post del giornalista/scrittore Mark Ames pubblicato su exiledonline.com veniva ripreso da alcune televisioni indiane e scatenava una serie di rivolte che hanno portato all'arresto di 185 persone. E questa volta non è servito un ghigno idiota sopra una maglietta con le vignette su Maometto davanti alle telecamere: è bastato un blog.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3194" title="Nerdboy" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2010/01/thegreatwhine.jpg" alt="" width="448" height="341" /></p>
<p>Mentre sulla blogosfera italiana c&#8217;è stato l&#8217;ennesimo, <a href="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2010/01/08/la-malinconia-del-blog-perche-sulla-rete-in-italia-ce-il-soffitto-di-cristallo/">appassionante</a> <a href="http://friendfeed.com/ilmondodigalatea/377424c6/la-malinconia-del-blog-perche-sulla-rete-in">dibattito</a> sui blog (&#8220;i blog sono morti!&#8221;, &#8220;no, sono vivi! ma non ti ci paghi l&#8217;affitto&#8221;, &#8220;sono solo un passatempo!&#8221;, &#8220;ehi, il mondo là fuori non si accorge di noi!&#8221;), un post del giornalista/scrittore Mark Ames pubblicato su exiledonline.com veniva ripreso da alcune televisioni indiane e scatenava <a href="http://exiledonline.com/mark-ames-article-on-larry-summers-sparks-riots-in-india-185-arrested-exiled-site-under-attack/">una serie di rivolte</a> che hanno portato all&#8217;arresto di 185 persone. E questa volta non è servito un ghigno idiota sopra una maglietta con le vignette su Maometto davanti alle telecamere: è bastato un blog.</p>
<p><a href="http://exiledonline.com/enemy-of-larry-summers-ex-boss-dies-in-mysterious-helicopter-crash/">L&#8217;articolo</a> in questione, di qualche mese fa, speculava sulla strana morte (dovuta ad un incidente in elicottero) di Y.S. Rajasekhara Reddy, politico di spicco della regione dell&#8217;Andra Pradesh. Secondo Ames, le cause della scomparsa andrebbero ricercate nella recente opposizione di Reddy allo strapotere economico-energetico dei fratelli Ambani, da un po&#8217; di tempo impegnati in una lotta fratricida che sta togliendo risorse naturali e occupazione alla popolazione locale. I lavoratori di Reliance, una compagnia di media controllata dagli Ambani, sentendosi leggermente presi per i fondelli, hanno deciso di scendere in strada e protestare.</p>
<p>E tutto questo sempre mentre i bloggheristi nostrani discettavano di parallelismo della rete rispetto alla realtà e altre amenità del genere. Ames &#8211; uno che cammina ancora con le sue gambe dopo che l&#8217;FSB russo ha chiuso l&#8217;anno scorso il giornale satirico/d&#8217;inchiesta &#8220;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_eXile">The eXile</a>&#8221; da lui fondato nel 1997 &#8211; ha dimostrato (e dimostra) che se uno ha qualità, palle e qualcosa di interessante da dire il &#8220;mondo là fuori&#8221; se ne accorge. Anche se si scrive solo sul web.</p>
<p>Karl Kraus diceva che i giornalisti &#8220;scrivono perché non hanno niente da dire, e hanno qualcosa da dire perché scrivono&#8221;. Purtroppo, o perfortuna, non aveva ancora conosciuto i blogger italiani.</p>
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