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		<title>Il paradosso della democrazia</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Aug 2010 16:13:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Spilli]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Pintore]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il cosiddetto paradosso della democrazia [l'adozione, da parte della maggioranza, di una decisione che qualcuno non approva, pur approvando il metodo democratico con qui questa decisione è stata assunta] si risolve pertanto nella distinzione tra il giudizio sulla legittimità del metodo democratico e il giudizio sulla giustificazione morale delle decisioni adottate in base a esso. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Il cosiddetto paradosso della democrazia [l'adozione, da parte della maggioranza, di una decisione che qualcuno non approva, pur approvando il metodo democratico con qui questa decisione è stata assunta] si risolve pertanto nella distinzione tra il giudizio sulla legittimità del metodo democratico e il giudizio sulla giustificazione morale delle decisioni adottate in base a esso. Non è un paradosso ma un conflitto, eventuale ma possibile, tra valori […].<br />
Dunque la distinzione tra legittimità e giustificazione è importante, e del resto tutt&#8217;altro che nuova. Un despota illuminato potrebbe agire in modo sempre moralmente ineccepibile, quand&#8217;anche considerassimo illegittimo il governo dispotico; viceversa un governo democratico, da noi considerato legittimo, potrebbe sistematicamente adottare decisioni che disapproviamo (il che, detto per inciso, suggerisce che la democrazia in questione è afflitta da un problema di minoranze permanenti).<br />
Confondere legittimità e giustificazione può portare in due direzioni opposte, a mio avviso parimenti deprecabili.<br />
In primo luogo può portare a una presunzione di giustificazione sostanziale di qualunque decisione semplicemente in quanto decisione adottata tramite procedure democratiche: la procedura riversa inesorabilmente la sua correttezza sui risultati […]. In questo caso abbiamo una riduzione della giustificazione a legittimità. Siffatta assolutizzazione della legittimità porta a ignorare la tensione tra contenuto delle decisioni dell&#8217;autorità e morale individuale, o meglio a sottomettere sempre quest&#8217;ultima alle prime. È la posizione di Hobbes, che in ciò manifesta l&#8217;aspetto genuinamente illiberale del proprio pensiero. Il liberalismo, come tutti sappiamo, nasce con Locke, proprio perché egli limita e circoscrive il <em>surrender of judgement</em> del singolo nei confronti dell&#8217;autorità.<br />
In secondo luogo, confondere legittimità e giustificazione può portare  una presunzione di legittimità di qualunque contenuto morale giustificabile dal punto di vista sostanziale, comunque adottato: in questo caso non conta la fonte o la modalità di derivazione del contenuto o le forme con cui esso è stato assunto <em>di fatto</em>, ma unicamente il suo merito intrinseco. In questo caso abbiamo una riduzione della legittimità a giustificazione. Si potrebbe credere che questa forma di riduzionismo sia appannaggio esclusivo delle classiche teorie del diritto naturale; in realtà essa caratterizza altresì molte delle contemporanee teorie della giustificazione, anche teorie che in modo fuorviante, come vedremo, vengono qualificate come procedurali, e che invece sono afflitte da questa forma di imperialismo morale.<br />
Ambedue le forme di riduzionismo portano a una distorsione dei rapporti tra etica e politica, ossia a quella forma di monismo normativo che rappresenta uno dei principali obiettivi critici di questo lavoro.</p></blockquote>
<p>Anna Pintore, <a href="http://www.anobii.com/books/I_diritti_della_democrazia/9788842069218/010dccd79b7077dbaf/" title="More about I diritti della democrazia"><em>I diritti della democrazia</em></a>, Laterza, 2003, pp. 34-35</p>
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		<title>Pena di morte in Svizzera</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Aug 2010 08:18:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Pena di morte]]></category>
		<category><![CDATA[Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Vendetta]]></category>

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		<description><![CDATA[Da laRegione di sabato 21 agosto 2010, p. 9: Berna – Pena di morte per chi si macchia di un assassinio accompagnato da abuso sessuale: lo chiede una iniziativa popolare, attualmente sottoposta alla Cancelleria federale per un esame preliminare formale. Il vicecancelliere André Simonazzi ha confermato la notizia, pubblicata ieri dalla Neue Zürcher Zeitung. «Abbiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da <em><a title="laRegione Ticino" href="http://www.laregione.ch/">laRegione</a></em> di sabato 21 agosto 2010, p. 9:</p>
<blockquote><p>Berna – Pena di morte per chi si macchia di un assassinio accompagnato da abuso sessuale: lo chiede una iniziativa popolare, attualmente sottoposta alla Cancelleria federale per un esame preliminare formale. Il vicecancelliere André Simonazzi ha confermato la notizia, pubblicata ieri dalla <em>Neue Zürcher Zeitung</em>. «<em>Abbiamo inoltrato l&#8217;iniziativa circa quattro settimane fa per un esame</em>» , ha precisato Marcel Graf, rappresentante dei promotori, aggiungendo che dietro l&#8217;iniziativa non c&#8217;è alcun gruppo politico: i membri sono amici o famigliari di una vittima. Egli non ha voluto fornire indicazioni sul contenuto: «<em>Vogliamo aspettare fino alla conclusione ufficiale dell&#8217;esame della Cancelleria</em>». Secondo la Nzz , il testo prevede la pena di morte per chi commette un omicidio accompagnato da un delitto sessuale. L&#8217;assassino dovrebbe essere giustiziato entro tre mesi dalla sentenza definitiva. La Svizzera ha abolito la pena di morte in tempo di pace nel 1942 con l&#8217;entrata in vigore del codice penale unificato. Nel 1992 è stata soppressa anche in caso di guerra. Ora la sua proibizione assoluta è garantita dalla Costituzione federale (articolo 10). La Svizzera ha anche ratificato i protocolli aggiuntivi 6 e 13 della Convenzione europea dei diritti dell&#8217;uomo (Cedu), che vietano la pena di morte in tempo sia di pace che di guerra. Secondo Simonazzi l&#8217;attuale esame è di tipo puramente formale e non riguarda il contenuto: si tratta di verificare per esempio che titolo, testo e comitato d&#8217;iniziativa figurino sui moduli per la raccolta delle firme. A valutazione conclusa, l&#8217;iniziativa è pubblicata sul Foglio federale. «<em>L&#8217;esame materiale di una iniziativa avviene soltanto quando i promotori hanno raccolto le 100.000 firme</em>» necessarie ed è compito del parlamento dichiarare la ricevibilità o meno del testo.</p></blockquote>
<p>Una delle critiche alla pena di morte riguarda la natura vendicativa di questa punizione.<br />
Significativo che questa iniziativa popolare non nasca da un gruppo politico ma da «amici o famigliari di una vittima» e che sia limitata a delitti sessuali, emotivamente più carichi di altri crimini.<br />
Non so poi come considerare la precisazione sull&#8217;esecuzione entro tre mesi dalla condanna definitiva: un garanzia per evitare la sofferenza psicologica del condannato, costretto ad aspettare un tempo indefinito e angosciante nel braccio della morte, oppure un sistema per evitare che la pena rimanga sulla carta?</p>
<p>Vedremo se il parlamento accoglierà l&#8217;iniziativa.</p>
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		<title>Beati monoculi in terra caecorum</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 13:11:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[H. G. Wells]]></category>
		<category><![CDATA[Relativismo]]></category>
		<category><![CDATA[Verità]]></category>

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		<description><![CDATA[Beati monoculi in terra caecorum o, con una traduzione leggermente creativa, nel paese dei ciechi, chi ha un occhio solo è re. Se chi ha un occhio solo è re, chi li ha ancora tutti e due, come minimo, può diventare imperatore. H. G. Wells, nel suo racconto Nel paese dei ciechi, immagina una isolata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Beati monoculi in terra caecorum</em> o, con una traduzione leggermente creativa, <em>nel paese dei ciechi, chi ha un occhio solo è re</em>.<br />
Se chi ha un occhio solo è re, chi li ha ancora tutti e due, come minimo, può diventare imperatore.<span id="more-2912"></span></p>
<p>H. G. Wells, nel suo racconto <em><a title="More about Nel paese dei ciechi" href="http://www.anobii.com/books/Nel_paese_dei_ciechi/9788845923326/018d945d27781bdeab/">Nel paese dei ciechi</a></em>, immagina una isolata valle nelle Ande nella quale tutti sono ciechi. Nuñez, uno scalatore con entrambi gli occhi perfettamente funzionanti, precipita nella valle e si convince di poter diventare, con la sua facoltà visiva eccezionale, il dittatore del piccolo villaggio di non vedenti.<br />
È quello che si aspetterebbero tutti – magari animati da intenzioni più nobili del dominare gli indigeni.</p>
<p>Wells ribalta l&#8217;aspettativa: la vista, nel paese dei ciechi, può essere uno svantaggio. Le case non hanno finestre e gli abitanti della valle preferiscono lavorare con il fresco della notte e dormire durante il giorno. E così Nuñez riconosce gli oggetti senza toccarli o ascoltarli solo di giorno, perdendo questo dono di notte e all&#8217;interno degli edifici. Gli abitanti della valle non sanno che cosa sia la luce, la loro lingua ha infatti perduto tutte le parole relative alla vista, e così Nuñez non riesce neppure a spiegarsi: viene considerato un disadattato dalla fervida immaginazione.</p>
<p>La luce è spesso utilizzata come metafora della verità.<br />
Interpretando così la curiosa avventura di Nuñez, possiamo affermare che la società e la ricerca del consenso non necessariamente portano alla verità, anzi: possono portare alla sua negazione. La vista è un dono, ma in un paese di ciechi questo dono non viene capito e si cerca di cancellarlo.</p>
<p>È però possibile una altra lettura. Nel paese dei ciechi non sono in grado di vedere la cima delle montagne, ma sentono e toccano e annusano tutto quello che è a fondovalle, e con notevole abilità.<br />
La verità si manifesta in varie forme: la vista è solo una di queste, probabilmente più efficace di altre, ma non è l&#8217;unica forma della verità. E, se si vuole convivere con altre persone, bisogna concentrarsi non sulla propria forma di verità, ma sulla traduzione, sul passaggio da una forma di verità all&#8217;altra.<br />
Un compito non facile: non invidio Nuñez e non mi stupisco del suo fallimento.</p>
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		<title>Ieri ho salvato una ragazza che stava per essere violentata: mi sono trattenuto</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 14:27:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri diversi]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Stupro]]></category>

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		<description><![CDATA[«Ieri ho salvato una ragazza che stava per essere violentata: mi sono trattenuto»: se ricordo bene, questa battuta è di Woody Allen. È una battuta perché salvare una ragazza dall&#8217;essere violentata è una azione meritevole di lode e approvazione e, in molte circostanze, è chiaramente supererogatoria: per quanto sia giusto, non si è tenuti a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lestinto.it/wp-content/img/mystrength_web_sub_05_p10.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2903" title="mystrength_web_sub_05_p10" src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/mystrength_web_sub_05_p10.jpg" alt="" width="157" height="243" /></a>«Ieri ho salvato una ragazza che stava per essere violentata: mi sono trattenuto»: se ricordo bene, questa battuta è di Woody Allen.</p>
<p>È una battuta perché salvare una ragazza dall&#8217;essere violentata è una azione meritevole di lode e approvazione e, in molte circostanze, è chiaramente <em>supererogatoria</em>: per quanto sia giusto, non si è tenuti a intervenire direttamente, soprattutto tenendo conto che i violentatori sono, appunto, gente violenta; trattenersi dal violentare una ragazza è, invece, una attività suberogatoria: non aggredire le persone fa parte dell&#8217;abc della convivenza civile, è lo standard minimo per vivere in società con altre persone.<span id="more-2893"></span></p>
<p><a href="http://www.lestinto.it/wp-content/img/mystrength_web_sub_05_p9.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2902" title="mystrength_web_sub_05_p9" src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/mystrength_web_sub_05_p9.jpg" alt="" width="157" height="243" /></a>L&#8217;altro giorno mi sono imbattuto in una curiosa campagna sociale che sembra ricalcare la battuta di Woody Allen: <a title="Men Can Stop Rape - Mobilizing male youth to prevent men’s violence against women" href="http://www.mencanstoprape.org/">Men can stop rape</a>. Gli uomini possono fermare lo stupro. Trattenendosi.<br />
Lo slogan scelto lusinga il maschio esaltandone la forza, invitando a mettere questa forza a servizio del partner, a rispettare la sua decisione. A comportarsi secondo quello che, ripeto, dovrebbe essere uno <em>standard minimo</em> di convivenza sociale: non aggredire l&#8217;altro. La mia prima reazione è stata di perplessità, se non disapprovazione: che senso ha un simile invito? Sembra tratteggiare come normale ciò che normale non è: lo stupro. Sembra dire: «è normale che un uomo violenti una donna, fa parte dell&#8217;ordine delle cose; ma tu sei diverso, tu sei bravo, tu sei più bravo degli altri e non lo fai, sei forte, congratulazioni».</p>
<p><a href="http://www.lestinto.it/wp-content/img/mystrength_web_sub_05_p8.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2901" title="mystrength_web_sub_05_p8" src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/mystrength_web_sub_05_p8.jpg" alt="" width="157" height="243" /></a>Poi ho studiato un po&#8217; meglio i <a title="Free Downloads" href="http://www.mystrength.org/8.0.html">manifesti</a>. E mi sono reso conto del mio distorto punto di vista. Ho letto &#8220;rape&#8221;, &#8220;stupro&#8221;, è ho pensato al criminale che aggredisce ragazze sole in casa o in luoghi isolati. Del resto, sono questi gli stupri che riempiono la cronaca e la narrativa.<br />
Quei manifesti, invece, hanno un altro obiettivo: lo stupro avviene sì tra le mura di casa, ma non perché un estraneo si è introdotto abusivamente. È la violenza del partner, o comunque di una persona vicina, degna di fiducia.<br />
<a href="http://www.lestinto.it/wp-content/img/mystrength_web_sub_05_p7.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2900" title="mystrength_web_sub_05_p7" src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/mystrength_web_sub_05_p7.jpg" alt="" width="157" height="243" /></a>La perplessità rimane: non violentare il partner, non rispettare la sua decisione, non pensare che se si è pagata la cena si ha diritto al dopo cena, non approfittare dell&#8217;alterato stato di coscienza dovuto all&#8217;alcol non sono azioni meritorie: è lo standard minimo di convivenza.<br />
La cosa giusta da fare sarebbe sanzionare i violenti, non lodare i non violenti. Il problema è che sanzionare questi violenti non è facile – e, per quanto possa apparire strano, ringraziare chi si limita a non stuprare il proprio partner potrebbe essere la strategia migliore. Almeno a breve termine: questi manifesti continuano a presentare, dandola per scontata, l&#8217;immagine di un maschio forte e superiore – un maschio che, invece di minacciare, protegge il compagno o la compagna, ma pur sempre un maschio che non si pone allo stesso livello del partner.</p>
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		<title>Il bracciale dei miracoli</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 16:09:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Ragione]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Verità]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo definiscono &#8220;il braccialetto tormentone dell&#8217;estate&#8220;, e io mi sento subito fuori dal mondo1 perché non avevo mai sentito parlare del bracciale Power balance prima di oggi. Sembra la versione tecnologica dei bracciali di rame contro i reumatismi.2 Il rame è aumentato di prezzo, e allora ad avere proprietà curative è un ologramma che interagirebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo definiscono &#8220;<a title="Bracciale prodigio? Il «Power balance» finisce nel mirino dell'Antitrust - Corriere di Bologna" href="http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2010/3-agosto-2010/bracciale-prodigio-power-balance-finisce-mirino-antitrust-1703516716949.shtml">il braccialetto tormentone dell&#8217;estate</a>&#8220;, e io mi sento subito fuori dal mondo<sup><a href="http://www.lestinto.it/articoli/il-bracciale-dei-miracoli/#footnote_0_2887" id="identifier_0_2887" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Questo blog si intitola &amp;#8220;L&amp;#8217;estinto&amp;#8221; mica per caso.">1</a></sup> perché non avevo mai sentito parlare del bracciale <a title="About Us - Power Balance - Performance Technology" href="http://www.powerbalance.com/powerbalance">Power balance</a> prima di oggi.</p>
<p>Sembra la versione tecnologica dei bracciali di rame contro i reumatismi.<sup><a href="http://www.lestinto.it/articoli/il-bracciale-dei-miracoli/#footnote_1_2887" id="identifier_1_2887" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Per un certo periodo ho portato anche io un bracciale di rame &ndash; perch&eacute; mi piaceva. Ho smesso di indossarlo perch&eacute; stanco di sentirmi chiedere se soffrissi di reumatismi.">2</a></sup> Il rame è <a title="copper price - Wolfram|Alpha" href="http://www.wolframalpha.com/input/?i=copper+price">aumentato di prezzo</a>, e allora ad avere proprietà curative è un ologramma che interagirebbe con il campo energetico naturale del corpo umano.<span id="more-2887"></span></p>
<p>Comunque, la società che commercializza in Italia questo prodotto dovrà fornire prove sulla efficacia del bracciale – prove <em>scientifiche</em>: non basta il video con un tizio in equilibrio su un piede solo.</p>
<p>Se ho capito bene, ad essere sotto accusa <em>non è il prodotto in sé</em>, ma <em>le false affermazioni</em> sulle proprietà del prodotto. Il che mi sembra sensato: i bracciali in silicone e neoprene sono innocui e non causano danni, ma le false informazioni ingannano le persone.<br />
La volontà di ingannare, qui, è ininfluente: non si tratta di stabilire se c&#8217;è un intento doloso da sanzionare, ma solo se i potenziali acquirenti hanno tutte le informazioni necessarie per decidere se prendere o no quel bracciale.</p>
<p>Le difficoltà, secondo me, sono due.<br />
La prima è l&#8217;esistenza di uno standard comune di razionalità – un procedimento minimo, accettato da tutti, per distinguere il falso dal vero. Un procedimento minimo c&#8217;è: mettere alla prova le proprie teorie; ma non mi sembra essere accettato da tutti. Gli altri saranno <a title="Power Balance, la fiera dei gonzi" href="http://attivissimo.blogspot.com/2010/08/power-balance-la-fiera-dei-gonzi.html">gonzi</a>, ma cosa puoi farci, se non seguono questo standard minimo? Forse potrebbe essere una idea non lasciare loro la tessera elettorale, ma è un altro discorso.<br />
La seconda  difficoltà riguarda la verità: <em>non sempre è necessaria o importante</em>. Per usare un parolone, <em>non tutti i discorsi sono apofantici</em>, in particolare molta pubblicità non è apofantica. Per usare un linguaggio più semplice: molta pubblicità dice un sacco di cazzate che vengono riconosciute come tali da tutti, senza grossi problemi per nessuno. La pubblicità del Power balance non sembra essere uno di questi casi: qui le affermazioni sul campo energetico (purtroppo) pretendono di essere vere, ma in altri casi il gioco linguistico non prevede una verifica degli enunciati. Anche per questo credo che la proposta, <a title="Con il potere di Greyskull | Disma" href="http://www.disma.biz/?p=6119">avanzata da qualcuno</a>, di mettere sotto inchiesta anche alcune organizzazione religiose per affermazioni non scientificamente provate, non possa funzionare: non sono affermazioni apofantiche.</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_2887" class="footnote">Questo blog si intitola &#8220;L&#8217;estinto&#8221; mica per caso.</li><li id="footnote_1_2887" class="footnote">Per un certo periodo ho portato anche io un bracciale di rame – perché mi piaceva. Ho smesso di indossarlo perché stanco di sentirmi chiedere se soffrissi di reumatismi.</li></ol><img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=2887&type=feed" alt="" /><div class="feedflare">
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		<title>Carissimo Toro</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Aug 2010 14:51:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Risé]]></category>
		<category><![CDATA[Corrida]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Perché volere la corrida? Da un punto di vista utilitarista, si potrebbe dire perché la sofferenza del toro non raggiunge il piacere provato dagli spettatori &#8211; certo, è un utilitarismo cieco e insensibile, che preferisce amputare le gambe a un uomo al dare un calcetto negli stinchi a tutti gli altri esseri umani presenti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Perché volere la corrida?</p>
<p>Da un punto di vista utilitarista, si potrebbe dire perché la sofferenza del toro non raggiunge il piacere provato dagli spettatori &#8211; certo, è un utilitarismo cieco e insensibile, che preferisce amputare le gambe a un uomo al dare un calcetto negli stinchi a tutti gli altri esseri umani presenti e futuri, ma ogni meta-etica è bella a mamma sua.</p>
<p>Da un punto di vista deontologico? Quali sono i valori e i principi contenuti nella Corrida? Claudio Risé, su <em><a title="Diario di bordo :: Carissimo Toro ti amo. Quindi ti uccido :: July :: 2010" href="http://claudiorise.blogsome.com/2010/07/30/carissimo-toro-ti-amo-quindi-ti-uccido/">Il giornale</a></em> di qualche giorno fa, giustifica la corrida come confronto con il lato selvaggio:<span id="more-2882"></span></p>
<blockquote><p>Certo la corrida è diversa, più fanfarona, più pesante, più squilibrata a sfavore del toro, però è sempre questo: “l’uomo che guarda, si confronta, e infine sacrifica il suo lato selvaggio, per accedere a una piena umanità”, così pensava Jung, che non scriveva romanzi gialli, ma scrutava e curava l’inconscio.</p></blockquote>
<p>Risé espone, brevemente, una narrazione antica e affascinante: l&#8217;uomo e il toro, l&#8217;umanità e l&#8217;animalità, e così via.<br />
Una narrazione che, nonostante quello che pensa e ha scritto Risé, non è eterna e immutabile e, soprattutto, non è l&#8217;unica possibile:</p>
<blockquote><p>Può vivere l’uomo, ed in particolare il maschio, senza incontrare, rincorrere, ferire e lasciarsi ferire, dal toro, e poi sacrificarlo?</p></blockquote>
<p>Per quanto mi riguarda, la risposta è <strong>sì</strong>, l&#8217;uomo può vivere senza incontrare, rincorrere e ferire il toro.<br />
Sono possibili altre narrazioni, e di fatto <em>esistono</em> altre narrazioni, nelle quali non siamo «uomini fatti a immagine e somiglianza di Dio» e il toro non è «altro da te, lontano». Credo che occuparsi di queste nuove narrazioni sia attività più interessante della nostalgia verso vecchie narrazioni.</p>
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		<title>Il problema non è il progetto intelligente</title>
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		<comments>http://www.lestinto.it/articoli/il-problema-non-e-il-progetto-intelligente/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 10:35:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Divulgazione scientifica]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>

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		<description><![CDATA[Forse il problema non è il progetto intelligente – forse il problema sono i racconti che, alla ricerca di facile fascino, ignorano la scienza. Eppure scrivere storie scientificamente corrette non dovrebbe essere poi così difficile…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lestinto.it/wp-content/img/30484_540.jpg.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-2878" title="Evolution" src="http://www.lestinto.it/wp-content/img/30484_540.jpg.png" alt="Evolution" width="504" height="497" /></a><br />
Forse il problema non è il progetto intelligente – forse il problema sono i racconti che, alla ricerca di facile fascino, ignorano la scienza. Eppure scrivere storie scientificamente corrette non dovrebbe essere poi così difficile…</p>
<img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=2877&type=feed" alt="" /><div class="feedflare">
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		<title>Il fondamento del rifiuto della pena di morte</title>
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		<comments>http://www.lestinto.it/articoli/il-fondamento-del-rifiuto-della-pena-di-morte/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 11:20:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerche filosofiche]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia del diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Ferrajoli]]></category>
		<category><![CDATA[Pena di morte]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lestinto.it/?p=2873</guid>
		<description><![CDATA[Luigi Ferrajoli, all&#8217;inizio del suo Il fondamento del rifiuto della pena di morte (in Pietro Costa (a cura di), Il diritto di uccidere. L&#8217;enigma della pena di morte, Feltrinelli 2010), traccia un veloce quadro storico delle riflessioni filosofiche sulla pena di morte: La storia del pensiero filosofico sulla pena di morte è desolante. Le opinini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Luigi Ferrajoli, all&#8217;inizio del suo <em>Il fondamento del rifiuto della pena di morte</em> (in Pietro Costa (a cura di), <em><a title="More about Il diritto di uccidere. L'enigma della pena di morte" href="http://www.anobii.com/books/Il_diritto_di_uccidere_Lenigma_della_pena_di_morte/9788807104602/0113c74ae53aa3e045/">Il diritto di uccidere. L&#8217;enigma della pena di morte</a></em>, Feltrinelli 2010), traccia un veloce quadro storico delle riflessioni filosofiche sulla pena di morte:</p>
<blockquote><p>La storia del pensiero filosofico sulla pena di morte è desolante. Le opinini dei grandi classici della filosofia sono state prevalentemente, monotonamente a favore. C&#8217;è una triste continuità – da Platone e Aristotele fino a Kant e a Benedetto Croce – che accomuna trasversalmente, nel sostegno alla pena di morte, filosofi cattolici come sant&#8217;Agostino, san Tommaso e Bellarmino e pensatori protestanti ome Lutero e Calvino; utopisti come Tommaso Moro e Tommaso Campanella e giusnaturalisti come Hobbes, Locke e Rousseau; illuministi come Montesquieu, Hommel, Filangeri, Mably e Condorcet e idealisti come Fichte e Hegel; pensatori liberali come Anselm Feuerbach, Romagnosi, il giovane Carignani, Constant e Mill e penalisti moralisti come Pellegrino Rossi, Giuseppe Bettiol, Giuseppe Maggiore e Francesco Carnelutti.</p></blockquote>
<p>La varietà di impostazioni teoriche è notevole: cattolici, protestanti, utopisti, giusnaturalisti, illuministi, idealisti, liberali, moralisti: tutti a favore della pena di morte.<br />
Viene il sospetto che le impostazioni teoriche abbiano poca o nulla influenza: <em>prima</em> viene l&#8217;accettazione della pena di morte, la teoria fa da giustificazione a posteriori.<span id="more-2873"></span></p>
<p>Se è così, non possiamo non chiederci se anche il nostro rifiuto della pena di morte non sia, in questo, simile: un rifiuto che precede il ragionamento.</p>
<p>Per Ferrajoli il fondamento del rifiuto della pena di morte viene dal contrattualismo e dal rispetto dell&#8217;uomo che è fine del diritto. A me, come fondamenti, paiono alquanto deboli: il contratto sociale è di per sé vuoto, i contraenti ci possono mettere quello che vogliono, compresa la possibilità essere messi a morte; il rispetto e la tutela, se impongono il rifiuto della pena di morte, dovrebbero imporre anche il rifiuto delle pene detentive: privare una persona della propria libertà non è forse indegno quanto privarla della propria vita?<sup><a href="http://www.lestinto.it/articoli/il-fondamento-del-rifiuto-della-pena-di-morte/#footnote_0_2873" id="identifier_0_2873" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="La privazione della libert&agrave; ha dei gradi, in base al livello di isolamento e alla durata; la pena di morte, invece, non ammette vie di mezzo: o sei vivo o sei morto, e se sei morto lo sei per sempre. Un motivo in pi&ugrave; per rifiutare la pena di morte, ma non mi sembra avere le caratteristiche di un solido fondamento.">1</a></sup></p>
<p>Una base più solida potrebbe provenire dall&#8217;esecuzione: per quanto ci si possa ingegnare, la pena di morte resta una punizione <em>inumana</em> e <em>degradante</em>, assimilabile alla tortura.<sup><a href="http://www.lestinto.it/articoli/il-fondamento-del-rifiuto-della-pena-di-morte/#footnote_1_2873" id="identifier_1_2873" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="In proposito di profila un curioso &amp;#8220;comma 22&amp;#8243;: vista la non reversibilit&agrave; della pena di morte, per ridurre al minimo la possibilit&agrave; di errori, &egrave; bene lasciar passare qualche anno tra la condanna e l&amp;#8217;esecuzione; ma questa attesa rappresenta una tortura nei confronti del condannato! In conclusione: anche se fosse lecito condannare a morte una persona, non &egrave; possibile eseguire la condanna. Per ulteriori dettagli, vedi, nello stesso volume del saggio di Ferrajoli, Antonio Marchesi, La via maesta dell&amp;#8217;abolizione totale, in particolare p. 181.">2</a></sup></p>
<p>Il dubbio, almeno per me, rimane: il rifiuto della pena di morte potrebbe precedere il ragionamento sulla pena di morte. Un rifiuto istintivo, influenzato dal contesto sociale. In ogni caso, mi pare un contesto pieno di belle parole: rispetto, tutela della dignità umana, rifiuto della tortura e di trattamenti degradanti.</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_2873" class="footnote">La privazione della libertà ha dei gradi, in base al livello di isolamento e alla durata; la pena di morte, invece, non ammette vie di mezzo: o sei vivo o sei morto, e se sei morto lo sei per sempre. Un motivo in più per rifiutare la pena di morte, ma non mi sembra avere le caratteristiche di un solido fondamento.</li><li id="footnote_1_2873" class="footnote">In proposito di profila un curioso &#8220;comma 22&#8243;: vista la non reversibilità della pena di morte, per ridurre al minimo la possibilità di errori, è bene lasciar passare qualche anno tra la condanna e l&#8217;esecuzione; ma questa attesa rappresenta una tortura nei confronti del condannato! In conclusione: anche se fosse lecito condannare a morte una persona, non è possibile eseguire la condanna. Per ulteriori dettagli, vedi, nello stesso volume del saggio di Ferrajoli, Antonio Marchesi, <em>La via maesta dell&#8217;abolizione totale</em>, in particolare p. 181.</li></ol><img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=2873&type=feed" alt="" /><div class="feedflare">
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		<title>Ancora sull’obiezione di coscienza</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 20:48:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerche filosofiche]]></category>
		<category><![CDATA[Disobbedienza civile]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia del diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Legge]]></category>
		<category><![CDATA[Obiezione di coscienza]]></category>

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		<description><![CDATA[Ritorno sul tema dell&#8217;obiezione di coscienza. Riprendo brevemente la distinzione tra obiezione di coscienza, disobbedienza civile e rivoluzione. La rivoluzione ha come scopo il cambiamento di tutto l&#8217;ordinamento giuridico.1 La disobbedienza civile ha come scopo la modifica di una legge specifica. L&#8217;obiezione di coscienza ha come scopo una sorta di spazio personale di esenzione da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ritorno sul tema dell&#8217;<a title="Appelli di coscienza - L'estinto" href="http://www.lestinto.it/articoli/appelli-di-coscienza/">obiezione di coscienza</a>.<br />
Riprendo brevemente la distinzione tra obiezione di coscienza, disobbedienza civile e rivoluzione.<br />
La rivoluzione ha come scopo il cambiamento di tutto l&#8217;ordinamento giuridico.<sup><a href="http://www.lestinto.it/articoli/ancora-sullobiezione-di-coscienza/#footnote_0_2870" id="identifier_0_2870" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="La rivoluzione giuridica; le rivoluzioni serie hanno come scopo il cambio della classe dirigente, non delle leggi.">1</a></sup> La disobbedienza civile ha come scopo la modifica di una legge specifica. L&#8217;obiezione di coscienza ha come scopo una sorta di spazio personale di esenzione da una legge specifica.<span id="more-2870"></span></p>
<p>Da un punto di vista morale, tutte queste azioni possono essere giuste o infami: dipende dalle motivazioni. Contrastare una legge che proibisce il matrimonio tra persone di etnie diverse è giusto; contrastare una legge perché non proibisce il matrimonio tra persone di etnie diverse è infame.<br />
Da un punto di vista morale, è indifferente se il contrasto avviene tramite obiezione, disobbedienza o rivoluzione. Ma non è indifferente da un punto di vista giuridico. Da un punto di vista giuridico è importante distinguere tra le differenti opposizioni.</p>
<p>La rivoluzione e la disobbedienza non sono altro che <em>violazioni della legge</em>. non credo siano possibili distinzioni più elaborate.<sup><a href="http://www.lestinto.it/articoli/ancora-sullobiezione-di-coscienza/#footnote_1_2870" id="identifier_1_2870" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Non sono possibili distinzioni da un punto di vista giuridico,&nbsp;moralmente la situazione &egrave; diversa, come gi&agrave; detto.">2</a></sup> Anche l&#8217;obiezione di coscienza è  una violazione della legge, e come tale andrebbe trattata.<br />
Però è una violazione <em>senza dolo</em> – non si vuole cambiare per vie non democratiche una legge. Come violazione senza dolo, potrebbe richiedere semplicemente la riparazione del danno, senza prevedere punizioni.</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_2870" class="footnote">La rivoluzione <em>giuridica</em>; le rivoluzioni <em>serie</em> hanno come scopo il cambio della classe dirigente, non delle leggi.</li><li id="footnote_1_2870" class="footnote">Non sono possibili distinzioni <em>da un punto di vista giuridico</em>, moralmente la situazione è diversa, come già detto.</li></ol><img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=2870&type=feed" alt="" /><div class="feedflare">
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		<title>Offese culinarie</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 19:23:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Javier Krahe]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà di opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>

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		<description><![CDATA[I cattolici hanno l&#8217;abitudine di mangiare, una volta la settimana, quello che per loro è il vero corpo di Cristo. La transustanziazione ha causato numerose dispute teologiche e innumerevoli canzonature varie.1 Ma non è questa miracolosa trasformazione del pane in carne ad interessarmi: mi incuriosisce di più come delle persone convinte di mangiare Cristo si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I cattolici hanno l&#8217;abitudine di mangiare, una volta la settimana, quello che per loro è il <em>vero</em> corpo di Cristo.<br />
La transustanziazione ha causato numerose dispute teologiche e innumerevoli canzonature varie.<sup><a href="http://www.lestinto.it/articoli/offese-culinarie/#footnote_0_2824" id="identifier_0_2824" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Se la memoria non mi inganna, quando Charles Sanders Peirce fa un esempio di idea massimamente assurda eppure realmente sostenuta, cita appunto la transustanziazione.">1</a></sup></p>
<p>Ma non è questa miracolosa trasformazione del pane in carne ad interessarmi: mi incuriosisce di più come delle persone convinte di <em>mangiare</em> Cristo si possano offendere di fronte alla prospettiva di <em>cucinare</em> Cristo.<br />
Ecco un video che spiega come cucinare Cristo; ricetta lunga ma semplice: tre giorni in forno, ma poi esce da solo.<span id="more-2824"></span></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="640" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/1bTFn-T85Xw&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xd0d0d0&amp;hl=en_GB&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="385" src="http://www.youtube.com/v/1bTFn-T85Xw&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xd0d0d0&amp;hl=en_GB&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Il filmato è opera del cantante Javier Krahe, che lo ha girato nel 1978.<br />
Nel 2004 (ventisei anni dopo!), durante una intervista a Krahe, è stato trasmesso in televisione. Qualcuno si è offeso, e adesso Krahe, insieme all&#8217;emittente che ha trasmesso il filmato, rischia di venire condannato per violazione dell&#8217;<a title="Ley Orgánica 10/1995, de 23 de noviembre, del Código Penal." href="http://noticias.juridicas.com/base_datos/Penal/lo10-1995.l2t21.html#">articolo 525</a> del codice penale spagnolo:</p>
<blockquote><p>1. Incurrirán en la pena de multa de ocho a doce meses los que, para ofender los sentimientos de los miembros de una confesión religiosa, hagan públicamente, de palabra, por escrito o mediante cualquier tipo de documento, escarnio de sus dogmas, creencias, ritos o ceremonias, o vejen, también públicamente, a quienes los profesan o practican.</p>
<p>2. En las mismas penas incurrirán los que hagan públicamente escarnio, de palabra o por escrito, de quienes no profesan religión o creencia alguna.</p></blockquote>
<p>Ci sono argomenti sui quali non si può scherzare – e a stabilirlo è addirittura il codice <em>penale</em>.<br />
Sono portato a non sottovalutare le offese: le parole possono danneggiare quanto gli atti. La formulazione dell&#8217;articolo, però, mi sembra troppo generosa nel riconoscere questo potere: pare che qualsiasi offesa, se riguarda i sentimenti religiosi, è un danno da punire.</p>
<p>Curioso come nel 1978, quando fu girato il cortometraggio, nessuno si offese (o, almeno, nessuno si offese a tal punto da denunciare Javier Krahe) – ma forse il filmato ebbe minore diffusione dell&#8217;intervista del 2004.</p>
<p>Per protestare in favore della libertà di espressione si è inventata la &#8220;Giornata del Cristo cucinato&#8221; (<em>Everybody Bake Jesus Day</em>). Qui alcune delle <a title="Slideshow: Celebrating Everybody Bake Jesus Day Around The World | Nirmukta" href="http://nirmukta.com/2010/07/09/slideshow-celebrating-everybody-bake-jesus-day-around-the-world/">creazioni culinarie</a>.</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_2824" class="footnote">Se la memoria non mi inganna, quando Charles Sanders Peirce fa un esempio di idea massimamente assurda eppure realmente sostenuta, cita appunto la transustanziazione.</li></ol><img src="http://www.lestinto.it/?ak_action=api_record_view&id=2824&type=feed" alt="" /><div class="feedflare">
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		<title>Contagio sociale</title>
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		<comments>http://www.lestinto.it/articoli/contagio-sociale/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 13:59:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Individuo e società]]></category>
		<category><![CDATA[Matrimonio]]></category>

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		<description><![CDATA[Pare che il divorzio sia contagioso: Uno studio mostra che se un amico o un parente divorzia, il vostro rischio di divorziare aumenta di conseguenza. Un risultato interessante: come conclude il paper originale, «il divorzio deve essere inteso come un fenomeno collettivo che si estende ben oltre i diretti interessati» («divorce should be understood as [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pare che il <a title="Il divorzio è contagioso | carlobellieni" href="http://carlobellieni.splinder.com/post/22972025/il-divorzio-e-contagioso">divorzio sia contagioso</a>:</p>
<blockquote><p>Uno studio mostra che se un amico o un parente divorzia, il vostro rischio di divorziare aumenta di conseguenza.</p></blockquote>
<p>Un risultato interessante: come conclude il <a title="http://jhfowler.ucsd.edu/social_network_effects_on_divorce.pdf" href="http://jhfowler.ucsd.edu/social_network_effects_on_divorce.pdf">paper originale</a>, «il divorzio deve essere inteso come un fenomeno collettivo che si estende ben oltre i diretti interessati» («<em>divorce should be understood as a collective phenomenon that extends far beyond those directly affected</em>»).<br />
Ancora più interessante sarebbe avere un quadro complessivo dei fenomeni all&#8217;apparenza individuali e in realtà collettivi: ho il sospetto che anche il matrimonio e la genitorialità presenti aspetti collettivi simili al divorzio.</p>
<p>Credo sia riduttivo considerare questo fenomeno un caso di influenza della società sull&#8217;individuo:  interpretarlo come invito alla ridefinizione dei concetti di individuo e società potrebbe essere più proficuo.</p>
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		<title>Di riti e di dei</title>
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		<comments>http://www.lestinto.it/articoli/di-riti-e-di-dei/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 21:08:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Ateismo]]></category>
		<category><![CDATA[Neil Gaiman]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa ho finito di leggere American Gods di Neil Gaiman. Un passaggio mi ha incuriosito: The Widow Paris’s husband, Jacques […], had told Marie a little about the gods of St. Domingo, but she did not care. Power came from the rituals, not from the gods. Il marito della vedova Paris, Jacques […], [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa ho finito di leggere <em>American Gods</em> di Neil Gaiman.<span id="more-2825"></span></p>
<p>Un passaggio mi ha incuriosito:</p>
<blockquote><p>The Widow Paris’s husband, Jacques […], had told Marie a little about the gods of St. Domingo, but she did not care. Power came from the rituals, not from the gods.</p>
<p>Il marito della vedova Paris, Jacques […], aveva raccontato a Maria un po&#8217; sugli dei di S. Domingo, ma a lei non importava. Il potere viene dai rituali, non dagli dei.</p></blockquote>
<p>Il potere viene dai rituali, non dagli dei.<br />
Il che significa, dal mio punto di vista, che il problema non è credere in dio o negli dei, ma affidarsi ciecamente ai riti.<br />
All&#8217;ateismo e all&#8217;agnosticismo andrebbe affiancato un movimento di scetticismo nei confronti dei riti.</p>
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		<item>
		<title>Dialogo sulla razionalità (3 di 3)</title>
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		<comments>http://www.lestinto.it/articoli/dialogo-sulla-razionalita-3-di-3/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 06:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerche filosofiche]]></category>
		<category><![CDATA[Paternalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Ragione]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lestinto.it/?p=2839</guid>
		<description><![CDATA[Dialogo diviso in tre parti (vai alla prima parte; vai alla seconda parte). Alpha: A questo punto vorrei farti una domanda. Beta: Dimmi. Alpha: Dal momento che il metodo scientifico funziona, saresti d&#8217;accordo a proibire, o comunque a ostacolare, il ricorso a pratiche che il metodo scientifico ha dimostrato essere false? Beta: No, non sarei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dialogo diviso in tre parti (vai alla <a title="Dialogo sulla razionalità (1 di 3) - L'estinto" href="http://www.lestinto.it/articoli/dialogo-sulla-razionalita-1-di-3/">prima parte</a>; vai alla <a title="Dialogo sulla razionalità (2 di 3) - L'estinto" href="http://www.lestinto.it/articoli/dialogo-sulla-razionalita-2-di-3/">seconda parte</a>).</em><span id="more-2839"></span></p>
<p><strong>Alpha</strong>: A questo punto vorrei farti una domanda.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Dimmi.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Dal momento che il metodo scientifico funziona, saresti d&#8217;accordo a proibire, o comunque a ostacolare, il ricorso a pratiche che il metodo scientifico ha dimostrato essere false?</p>
<p><strong>Beta</strong>: No, non sarei d&#8217;accordo. E per due motivi. Il primo è che è il metodo scientifico stesso a richiedere massima libertà, ivi compresa quella di sbagliare. In secondo luogo si tratterebbe di un atteggiamento paternalista che non si addice a uno stato liberale. Essere liberi di agire significa anche essere liberi di sbagliare, fermo restando la mia libertà di consigliare alle persone di lasciar perdere la medicina alternativa e andare da un vero medico.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Ottima risposta. Adesso però avrei una storia da raccontarti.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Una storia?</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Sì, una storia, o un esempio, se preferisci. Una situazione per mettere alla prova le tue affermazioni.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Va bene, inizia il racconto.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Stai passeggiando, di notte, vicino a un fiume. C&#8217;è una nebbia molto fitta: non si vede praticamente nulla. Riesci comunque a intravedere una persona che si incammina verso uno dei ponti. Il problema è che quel ponte è crollato la sera prima, e qualche vandalo ha distrutto i cartelli che segnalavano il pericolo. Cosa fai?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Che domande! Cercherei di fermarlo!.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: E come cercheresti di avvisarlo?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Beh, avvisandolo.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: E se lui non ti sentisse? O se non ci fosse il tempo di avvisarlo, perché è lì, sull&#8217;orlo del baratro?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Lo afferrerei per la giacca, o per un braccio, in modo da evitargli la caduta.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Secondo te è un atto di paternalismo, questo?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Assolutamente no.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: E perché no? Dopotutto, di tua iniziativa impedisci all&#8217;altro di fare quello che stava facendo, e lo fai in base a quello che secondo te è il suo bene. A me sembra paternalismo, un paternalismo benigno, perché se io fossi quel passante, gradirei molto questa tua intromissione, ma sempre di paternalismo si tratta.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Lo ammetto: mi intrometto a fin di bene. Ma non impongo la mia volontà, anzi: a ben guardare, mi metto al servizio della volontà altrui. Il passante ha deciso di attraversare il ponte per andare dall&#8217;altra parte, ma ha preso questa decisione senza sapere che il ponte è crollato! Io mi intrometto, ma soltanto perché la sua è un scelta non informata. Se non intervenissi lui cadrebbe nel fiume, mentre grazie al mio intervento raggiungerà l&#8217;altra sponda, proprio come voleva.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Quindi è paternalismo soltanto se il tuo intervento impone la tua volontà, mentre non è paternalismo se il tuo intervento, per quanto non richiesto, va nella direzione della volontà dell&#8217;altro e se c&#8217;è il sospetto di un deficit di informazione.</p>
<p><strong>Beta</strong>: In linea di massima, sì.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Cosa intendi con “in linea di massima”?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Intendo dire che è quello che hai appena enunciato non è un assioma dal quale puoi sperare di dedurre, quasi meccanicamente, se un certo intervento è o non è un atto di paternalismo. È una indicazione, una distinzione da tenere presente quando si giudica un certo atto. Lo dico perché voglio prevenire la tua obiezione: con questo criterio si possono giustificare anche le più bieche intromissioni nella vita privata degli altri, basta affermare che le persone non abbiano una chiara e precisa conoscenza di ciò che realmente vogliono.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: A dire il vero, non era questa l&#8217;obiezione che avevo in mente.</p>
<p><strong>Beta</strong>: E a cosa pensavi, allora?</p>
<p><strong>Alpha</strong>: È semplice: in base al tuo discorso, tu dovresti intrometterti nelle scelte curative delle altre persone, impedendo loro il ricorso alle cosiddette medicine alternative. Proprio quello che prima avevi definito atteggiamento paternalistico e illiberale!</p>
<p><strong>Beta</strong>: Perché dici che dovrei intromettermi?</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Perché chi ricorre alla medicina alternativa vuole guarire, ma ricorrendo a cristalli, soluzioni omeopatiche, tisane eccetera non guarisce, o comunque non migliora le proprie possibilità di guarigione. È come il passante che si dirige verso il ponte crollato: lui vuole passare dall&#8217;altra parte del fiume, ma percorrendo quella strada non ci arriverà mai e anzi rischia di annegare. Se fermare il passante non è un atto paternalistico, allora non lo è neppure fermare chi vuole curarsi tramite l&#8217;omeopatia. Come il primo non sa che il ponte è crollato, il secondo non sa che i pezzi di quarzo rosa, al più, sono oggetti d&#8217;arredamento.</p>
<p><strong>Beta</strong> &#8211; <em>esitante</em>: Quello che dici è vero, ma non mi piace per nulla l&#8217;idea di uno stato che si intrometta nelle scelte altrui costringendo le persone a curarsi come meglio crede&#8230;</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Non è esattamente così. Innanzitutto lo stato non obbligherebbe le persone a curarsi. Se tu non vuoi curare i tuoi malanni (e non vi è pericolo di contagio, ovviamente), non ci sono problemi: è una tua scelta sulla quale la collettività non può interferire. In secondo luogo, non è questione di credenza, ma di scienza. Ti ricordo che poco fa abbiamo concluso che la medicina alternativa non è vera medicina: non si tratta qui di scegliere tra due cure diverse, ma tra una cura vera e una falsa. Per tornare all&#8217;esempio del ponte crollato: non si tratta di una scelta tra due strade diverse ma ugualmente percorribili, ma della scelta tra un ponte ancora in piedi e uno che è crollato anche se il nostro passante non lo sa. Non è questione di opinione, ma di scienza. E questo discorso, ovviamente, non vale solo per le medicine alternative. Se una persone pensa di poter guarire ricorrendo unicamente alla preghiera, allora va fermata e ricoverata. Ti ricordo che, recentemente, una bambina è morta perché i genitori, invece di ricoverarla, si sono messi a pregare.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Sì, l&#8217;ho letto anche io. Però, se ho capito bene il tuo discorso, nessuno impedirebbe a queste persone di pregare così, senza uno scopo preciso, esattamente come nessuno, spero, impedirebbe a me di tenere questo pezzo di quarzo rosa come oggetto di arredamento.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Esatto.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Quindi, se una persona rifiuta le cure perché afferma di voler guarire attraverso la preghiera, tu la costringeresti ad andare dal dottore, ma se questa stessa persona affermasse di pregare così, tanto per passare il tempo, tu non avresti nulla da obiettare. Se quello che ho appena detto è giusto, rischia di essere un bel problema per il tuo progetto: come stabilire, infatti, quale sia l&#8217;intenzione di una persona quando prega?</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Sì, è un problema, ma non così grave: una persona può sostenere di avere un pezzo di quarzo rosa così, per bellezza, ma difficilmente può sostenere di assumere una soluzione omeopatica perché è buona e dissetante, oppure di andare dallo sciamano perché è una persona simpatica.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Rimane il fatto che tutto questo discorso non mi piace. Nonostante tutti i tuoi ragionamenti, continuo a trovare vagamente ripugnante un simile atteggiamento.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Posso capirlo, ma preferisci fidarti del tuo istinto oppure della ragione?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Non indovini la risposta?</p>
<p><strong>Alpha</strong>: No.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Razionalmente, sento di dovermi fidare della ragione, ma istintivamente preferisco l&#8217;istinto.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: &#8230;</p>
<p><strong>Beta</strong>: &#8230;</p>
<p><strong>Alpha</strong>: È razionale una simile affermazione?</p>
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		<item>
		<title>Dialogo sulla razionalità (2 di 3)</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 06:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerche filosofiche]]></category>
		<category><![CDATA[Ragione]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>

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		<description><![CDATA[Dialogo diviso in tre parti (vai alla prima parte; vai alla terza parte). Alpha: Mi sembra di capire che la pensiamo alla stessa maniera. Beta: Mi sembra essere l&#8217;unico modo razionale di pensare. Alpha: L&#8217;uomo, evidentemente, è razionale solo a tratti. Beta: Se non sbaglio, la cosa ha una spiegazione, se mi passi il cortocircuito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dialogo diviso in tre parti (vai alla <a title="Dialogo sulla razionalità (1 di 3) - L'estinto" href="http://www.lestinto.it/articoli/dialogo-sulla-razionalita-1-di-3/">prima parte</a>; vai alla <a title="Dialogo sulla razionalità (3 di 3) - L'estinto" href="http://www.lestinto.it/articoli/dialogo-sulla-razionalita-3-di-3/">terza parte</a>).</em><span id="more-2836"></span></p>
<p><strong>Alpha</strong>: Mi sembra di capire che la pensiamo alla stessa maniera.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Mi sembra essere l&#8217;unico modo razionale di pensare.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: L&#8217;uomo, evidentemente, è razionale solo a tratti.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Se non sbaglio, la cosa ha una spiegazione, se mi passi il cortocircuito logico, razionale.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Cosa intendi dire? Che è razionale essere irrazionali?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Immagina il seguente gioco: ti viene presentata una serie di calcoli, ad esempio 563&#215;5=2830 e 45+12=70, e devi dire se il risultato è corretto oppure sbagliato. Hai mezz&#8217;ora di tempo per dare più risposte possibili. Per ogni risposta giusta guadagni 10 €. Tutto chiaro?</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Sì</p>
<p><strong>Beta</strong>: Bene. Abbiamo due giocatori: A e B. Il primo esegue i calcoli, il secondo, invece, risponde istintivamente. Diciamo che A risponde correttamente nel 100% dei casi (sono generoso: qualche errore, dopo mezz&#8217;ora passata a fare calcoli, può capitare), mentre B, che non riflette ma agisce d&#8217;istinto, risponde correttamente nel 50% dei casi (anche qui sono generoso nei confronti del razionalista: affidarsi all&#8217;intuito non significa decidere casualmente).</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Inizio a capire dove vuoi arrivare.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Diciamo che A impieghi, in media, un minuto per rispondere, mentre B solo 20 secondi. Alla fine del gioco chi avrà guadagnato di più?</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Dunque, A avrà risposto a 30 domande, guadagnando quindi 300€. B avrà risposto a 90 domande, indovinandone 45: per lui, la vincita è di 450€.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Come vedi, ha guadagnato di più B. Se A è davvero una persona razionale, deciderà di cambiare tattica. In poche parole: in questo caso è razionale essere irrazionali, o è irrazionale essere razionali.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Però ti sei scelto delle regole molto particolari: se le risposte possibili fossero state più di due (magari introducendo la percentuale di errore), o se non ci fossero stati limiti di tempo, il risultato sarebbe stato molto diverso.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Il mio voleva essere solo un esempio. Comunque, almeno per il tempo, non mi sembra così irrealistico avere i minuti contati. Purtroppo.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Questo è vero. Comunque, come applicheresti questo risultato al nostro caso della medicina alternativa?</p>
<p><strong>Beta</strong>: È semplice: immagina di avere l&#8217;influenza. Senza cure, o con le cure sbagliate, ti aspetta una settimana di febbre, mal di testa, stanchezza eccetera. Curandoti correttamente puoi ridurre la lunghezza della malattia da 7 a 5 giorni, guadagnando ben 2 giorni.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Conviene curarsi, quindi.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Anche qui, dipende. Quanto ti costa acquisire la conoscenza per poter scegliere, con ragionevole sicurezza, quale è la cura migliore? Diciamo un paio di mesi di studio?</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Ho capito dove vuoi arrivare: per ammortizzare l&#8217;investimento fatto mi ci vorranno ben trenta anni. E probabilmente dopo appena una decina dovrò rimettermi a studiare per aggiornarmi.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Esatto.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Però questo vale per il raffreddore: come la metti con le malattie più gravi? Questo tuo discorso vale anche per il diabete, che se non viene curato correttamente può portare alla morte?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Nel caso del diabete questo mio calcolo non funziona. Eppure&#8230;</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Eppure?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Quanti diabetici conosci che, per curarsi, si sono presi una laurea in medicina? O hanno comunque studiato <em>approfonditamente</em> il problema?</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Dipende da cosa intendi con approfonditamente. Non ho il diabete ma, come molte persone, ho problemi di vista e mi sono informato sulle varie tecniche per curare questo mio difetto: i pro e i contro dei vari tipi di lenti a contatto, le operazioni al laser, eccetera. Questo per te è studiare approfonditamente il problema? Il fatto che non sia diventato un oculista non implica certo che affidandomi alla tradizione popolare di mangiare tante carote avrei raggiunto lo stesso risultato!</p>
<p><strong>Beta</strong>: Un attimo: mi poni due domande che sono molto diverse. La prima è se considero il tuo non essere diventato oculista una mancanza. Per certi versi lo è: ti sei basato su notizie di seconda mano, senza avere gli strumenti per metterle alla prova.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Questo perché mi fido di chi mi ha dato quelle notizie: il mio oculista. E, prevengo la tua domanda, mi fido perché lui se la è guadagnata, perché mi ha dimostrato di essere persona capace.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Può essere una soluzione. O, meglio, può essere una semplificazione.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Semplificazione?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Sì. Semplifichi il problema, ma non è detto che lo risolvi, perché anche valutare la fiducia è una pratica che brucia risorse.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Capisco cosa vuoi dire: è più semplice acquisire le conoscenze per riconoscere un esperto rispetto a diventare io stesso un esperto, ma il costo potrebbe comunque superare il guadagno.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Esattamente: è tutta una questione di valutare costi e benefici.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Quindi non consideri una mancanza la mia fiducia verso l&#8217;ottico.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Esatto.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: E il secondo problema che avrei sollevato?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Riguarda le carote.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Le carote?</p>
<p><strong>Beta</strong>: Le carote. Il fatto che, da un punto di vista razionale, non abbia senso diventare degli esperti e acquisire tutta la conoscenza disponibile su un certo argomento, non implica che tutto vada bene. Per la tua vista, le carote non hanno certo lo stesso effetto di un paio di occhiali nuovi. E il quarzo rosa è un bel soprammobile, ma per problemi di salute meglio andare dal medico – o prendersi una settimana di vacanza.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Posso essere sincero? Mentre ascoltavo il tuo discorso sulla razionalità avevo temuto tutt&#8217;altra conclusione.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Se non ti conoscessi bene, questa tua mancanza di fiducia mi offenderebbe.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: Non sarebbe la prima volta che ascolto, da te o da tuoi amici, critiche al metodo scientifico.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Stai attento, perché adesso potrei davvero iniziare a offendermi. Non ho mai criticato il metodo scientifico, quando con metodo scientifico si intende l&#8217;essenziale abitudine a <em>mettere alla prova</em> le proprie idee e teorie.</p>
<p><strong>Alpha</strong>: La tua definizione di metodo scientifico mi sembra forse un po&#8217; troppo generale, ma mi piace.</p>
<p><strong>Beta</strong>: Ne sono felice.</p>
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		<title>È stupro?</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 12:20:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri inutili]]></category>
		<category><![CDATA[Bioetica]]></category>
		<category><![CDATA[Persona]]></category>
		<category><![CDATA[Stupro]]></category>

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		<description><![CDATA[Su Practical Ethics un interessante caso: una donna di 29 anni, in stato minimamente cosciente (minimally conscious state) in seguito a delle lesioni cerebrali, viene affidata al marito il quale ha (almeno) un rapporto sessuale con lei. Il fratello della donna lo denuncia per stupro. È stupro? Sì, perché lei non era consenziente e il matrimonio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su <a title="Sex and the minimally conscious state (Practical Ethics)" href="http://www.practicalethicsnews.com/practicalethics/2010/06/sex-and-the-minimally-conscious-state.html?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+PracticalEthics+%28Practical+Ethics%29&amp;utm_content=Google+Reader">Practical Ethics</a> un interessante caso: una donna di 29 anni, in <a title="Stato minimamente cosciente - Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stato_minimamente_cosciente">stato minimamente cosciente</a> (minimally conscious state) in seguito a delle lesioni cerebrali, viene affidata al marito il quale ha (almeno) un rapporto sessuale con lei.<br />
Il fratello della donna lo denuncia per stupro.</p>
<p>È stupro?<br />
Sì, perché lei <em>non</em> era consenziente e il matrimonio non vale (più) come presunzione di consenso.<br />
Ma non era neppure dissenziente, e potrebbe, nello stato di minima coscienza nel quale si trova, aver manifestato segni di approvazione.<br />
Irrilevante: anche un minorenne può manifestare segni di approvazione, ma è comunque stupro perché quei segni <em>non sono consenso</em>, concetto che presuppone delle capacità razionali che i minorenni non hanno (non sono persone nel senso giuridico del termine).<br />
Ma allora, se non ci sarebbero le capacità razionali per il consenso, non ci sarebbero neppure per il rifiuto, quindi non è stupro.</p>
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