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	<title>Commenti per L'estinto</title>
	
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	<description>I'll teach you differences</description>
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		<title>Commenti su Guerra alle metafore di ugolino</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/lestinto-commenti/~3/bbSIZuHOhTw/</link>
		<dc:creator>ugolino</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 May 2012 16:28:52 +0000</pubDate>
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		<description>Due cose. Mi rendo conto di aver valorizzato solo una parte del tuo post, quella legata al potere, pur trovando invece molto interessante e degna di approfondimenti anche la prima parte, più linguistica. Filologia ed etimologia offrono ampi spazi per questi approfondimenti, solo apparentemente accademici e leziosi, proprio perché "le parole contano", come hai detto tu.

La seconda, riprendendo il filo dei commenti, è che il “significato proprio delle parole”, con buona pace del legislatore, è una chimera, un miraggio, una cosa che semplicemente non esiste, e ti porto un esempio concreto, proveniente proprio dalla fonte della massima espressione giuridica. Ricorderai la celebre sentenza della Corte Costituzionale sul martimonio omosessuale che tu stesso commentasti  (http://www.lestinto.it/articoli/corte-costituzionale-e-matrimonio-omosessuale-un-commento/); come allora resto convinto che l'affermazione di fondo di quella sentenza “le unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio” sia un eccellente esempio del fatto che il significato delle parole, dato che in nessun punto la Carta afferma niente del genere, lo decide il padrone.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Due cose. Mi rendo conto di aver valorizzato solo una parte del tuo post, quella legata al potere, pur trovando invece molto interessante e degna di approfondimenti anche la prima parte, più linguistica. Filologia ed etimologia offrono ampi spazi per questi approfondimenti, solo apparentemente accademici e leziosi, proprio perché &#8220;le parole contano&#8221;, come hai detto tu.</p>
<p>La seconda, riprendendo il filo dei commenti, è che il “significato proprio delle parole”, con buona pace del legislatore, è una chimera, un miraggio, una cosa che semplicemente non esiste, e ti porto un esempio concreto, proveniente proprio dalla fonte della massima espressione giuridica. Ricorderai la celebre sentenza della Corte Costituzionale sul martimonio omosessuale che tu stesso commentasti  (<a href="http://www.lestinto.it/articoli/corte-costituzionale-e-matrimonio-omosessuale-un-commento/">http://www.lestinto.it/articoli/corte-costituzionale-e-matrimonio-omosessuale-un-commento/</a>); come allora resto convinto che l&#8217;affermazione di fondo di quella sentenza “le unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio” sia un eccellente esempio del fatto che il significato delle parole, dato che in nessun punto la Carta afferma niente del genere, lo decide il padrone.</p>
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	<item>
		<title>Commenti su Guerra alle metafore di Ivo Silvestro</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/lestinto-commenti/~3/mg6eBFMdm-M/</link>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 May 2012 16:22:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lestinto.ch/?p=3710#comment-78506</guid>
		<description>@ugolino: Non è detto che quello lì che parla dal colonnato del Bernini abbia degli ascoltatori disposti a seguirlo. Un esempio migliore è lo Stato, che può introdurre distinzioni linguistiche anche barocche e pretendere che vengano seguite da tutti. Non a caso la citazione di Alice è molto apprezzata dai filosofi del diritto.
Ma anche qui, l'interpretazione di un testo giuridico fa riferimento al "significato proprio delle parole" (Preleggi).
Alla fine, "which is to be master" è una domanda interessante (ma/perché) mal posta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ugolino: Non è detto che quello lì che parla dal colonnato del Bernini abbia degli ascoltatori disposti a seguirlo. Un esempio migliore è lo Stato, che può introdurre distinzioni linguistiche anche barocche e pretendere che vengano seguite da tutti. Non a caso la citazione di Alice è molto apprezzata dai filosofi del diritto.<br />
Ma anche qui, l&#8217;interpretazione di un testo giuridico fa riferimento al &#8220;significato proprio delle parole&#8221; (Preleggi).<br />
Alla fine, &#8220;which is to be master&#8221; è una domanda interessante (ma/perché) mal posta.</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Commenti su Guerra alle metafore di ugolino</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/lestinto-commenti/~3/oWBdGIhS5G8/</link>
		<dc:creator>ugolino</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 May 2012 09:57:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lestinto.ch/?p=3710#comment-78504</guid>
		<description>@Ivo, le parole sono padrone se viaggiano su canali paritari, come Internet ed in qualche misura la stampa; io, che non ti conosco e non ho nessuna motivazione personale per leggerti, leggo le tue parole "padrone".
Ma se passano attraverso certe finestre, quella che domina il colonnato del Bernini, per esempio, o quella che si affaccia all'ora di cena sulla maggior parte delle case, il TG1, per esempio, non sono parole-padrone, ma parole-serve di un padrone, talvolta palese, talvolta celato.
"La Signora ci stampa il giornale, e ce lo fa comperare" (L. Dalla)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Ivo, le parole sono padrone se viaggiano su canali paritari, come Internet ed in qualche misura la stampa; io, che non ti conosco e non ho nessuna motivazione personale per leggerti, leggo le tue parole &#8220;padrone&#8221;.<br />
Ma se passano attraverso certe finestre, quella che domina il colonnato del Bernini, per esempio, o quella che si affaccia all&#8217;ora di cena sulla maggior parte delle case, il TG1, per esempio, non sono parole-padrone, ma parole-serve di un padrone, talvolta palese, talvolta celato.<br />
&#8220;La Signora ci stampa il giornale, e ce lo fa comperare&#8221; (L. Dalla)</p>
]]></content:encoded>
	<feedburner:origLink>http://www.lestinto.ch/articoli/guerra-alle-metafore/#comment-78504</feedburner:origLink></item>
	<item>
		<title>Commenti su Guerra alle metafore di Ivo Silvestro</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/lestinto-commenti/~3/yFBua8avxVs/</link>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 May 2012 20:10:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lestinto.ch/?p=3710#comment-78503</guid>
		<description>@lector: sollevi una questione interessante. E involontariamente cogli nel segno: un paio di settimane fa ho cambiato, se ricordo bene, un "azienda" in "ditta" nei titoli di un articolo per evitare una fastidiosa ripetizione... Avrei dovuto lasciarla? Non credo: in quel contesto – si stava tracciando il ritratto di una impresa attiva in non so più che settore da non so più da quanti anni – i termini erano perfettamente sinonimi. Diverso il caso di un contesto giuridico-economico, nel quale le differenze tratteggiate hanno una fondamentale importanza. Chiuderei qui il discorso, evitando accuratamente la domanda del posto occupato dagli articoli di giornale quando devono rendere conto di questioni giuridico-economiche...
Le cautele devono essere commisurate al contesto. Per usare una metafora (che poi sarebbe una similitudine), come nel traffico cittadino presto attenzione diversa rispetto alle solitarie strade di campagna, la notte rispetto al giorno eccetera così con il linguaggio.

@Top Ganz: Infatti non si tratta di bandire, ma di sorvegliare e di capire bene quali sono i limiti delle metafore e in generale del linguaggio.

@ugolino: Il padrone è chi parla. Se trova delle persone disposte ad ascoltarlo.
Quindi, alla fine, il padrone sono le parole. Ma poi, in realtà, il padrone è solo una metafora...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@lector: sollevi una questione interessante. E involontariamente cogli nel segno: un paio di settimane fa ho cambiato, se ricordo bene, un &#8220;azienda&#8221; in &#8220;ditta&#8221; nei titoli di un articolo per evitare una fastidiosa ripetizione&#8230; Avrei dovuto lasciarla? Non credo: in quel contesto – si stava tracciando il ritratto di una impresa attiva in non so più che settore da non so più da quanti anni – i termini erano perfettamente sinonimi. Diverso il caso di un contesto giuridico-economico, nel quale le differenze tratteggiate hanno una fondamentale importanza. Chiuderei qui il discorso, evitando accuratamente la domanda del posto occupato dagli articoli di giornale quando devono rendere conto di questioni giuridico-economiche&#8230;<br />
Le cautele devono essere commisurate al contesto. Per usare una metafora (che poi sarebbe una similitudine), come nel traffico cittadino presto attenzione diversa rispetto alle solitarie strade di campagna, la notte rispetto al giorno eccetera così con il linguaggio.</p>
<p>@Top Ganz: Infatti non si tratta di bandire, ma di sorvegliare e di capire bene quali sono i limiti delle metafore e in generale del linguaggio.</p>
<p>@ugolino: Il padrone è chi parla. Se trova delle persone disposte ad ascoltarlo.<br />
Quindi, alla fine, il padrone sono le parole. Ma poi, in realtà, il padrone è solo una metafora&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Commenti su Verbi e aggettivi di Ivo Silvestro</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/lestinto-commenti/~3/ChjNUQeODeo/</link>
		<dc:creator>Ivo Silvestro</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 May 2012 17:42:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lestinto.it/articoli/verbi-e-aggettivi/#comment-78502</guid>
		<description>@laura:  interessante punto di vista, che mi piacerebbe approfondire: chi è che fa schifo? Perché? Quando?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@laura:  interessante punto di vista, che mi piacerebbe approfondire: chi è che fa schifo? Perché? Quando?</p>
]]></content:encoded>
	<feedburner:origLink>http://www.lestinto.ch/articoli/verbi-e-aggettivi/#comment-78502</feedburner:origLink></item>
	<item>
		<title>Commenti su Verbi e aggettivi di laura</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/lestinto-commenti/~3/mbZ5pbvQtIY/</link>
		<dc:creator>laura</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 May 2012 17:35:15 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lestinto.it/articoli/verbi-e-aggettivi/#comment-78501</guid>
		<description>fate schifo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>fate schifo</p>
]]></content:encoded>
	<feedburner:origLink>http://www.lestinto.ch/articoli/verbi-e-aggettivi/#comment-78501</feedburner:origLink></item>
	<item>
		<title>Commenti su Guerra alle metafore di Marcoz</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/lestinto-commenti/~3/xGJ3Raieqio/</link>
		<dc:creator>Marcoz</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 May 2012 06:39:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lestinto.ch/?p=3710#comment-78500</guid>
		<description>Difficile dire, Ugolino, chi induce e chi registra. Probabilmente il fenomeno è reciproco. Infatti, il marketing, dovrebbe proporre in teoria idee "originali" dopo aver analizzato i bisogni.
Pure una proposta di "rottura", quindi superficialmente considerata controcorrente, potrebbe essere soltanto la soddisfazione di un bisogno di trasgressione già presente.


&lt;i&gt;"una metafora riuscita influenza la percezione della realtà, ma forse questo dipende dal fatto che questa è solo il catalizzatore di elementi già vivi e in tensione nella realtà"&lt;/i&gt;

Tutto ciò, per me, è un bias di conferma.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Difficile dire, Ugolino, chi induce e chi registra. Probabilmente il fenomeno è reciproco. Infatti, il marketing, dovrebbe proporre in teoria idee &#8220;originali&#8221; dopo aver analizzato i bisogni.<br />
Pure una proposta di &#8220;rottura&#8221;, quindi superficialmente considerata controcorrente, potrebbe essere soltanto la soddisfazione di un bisogno di trasgressione già presente.</p>
<p><i>&#8220;una metafora riuscita influenza la percezione della realtà, ma forse questo dipende dal fatto che questa è solo il catalizzatore di elementi già vivi e in tensione nella realtà&#8221;</i></p>
<p>Tutto ciò, per me, è un bias di conferma.</p>
]]></content:encoded>
	<feedburner:origLink>http://www.lestinto.ch/articoli/guerra-alle-metafore/#comment-78500</feedburner:origLink></item>
	<item>
		<title>Commenti su Altalena con pioggia di Galliolus</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/lestinto-commenti/~3/Pjuj22iQ-ec/</link>
		<dc:creator>Galliolus</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 May 2012 20:13:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lestinto.ch/?p=3707#comment-78499</guid>
		<description>@betterwithchem: anche nelle parti estreme c'è l'andata e c'è il ritorno.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@betterwithchem: anche nelle parti estreme c&#8217;è l&#8217;andata e c&#8217;è il ritorno.</p>
]]></content:encoded>
	<feedburner:origLink>http://www.lestinto.ch/articoli/altalena-con-pioggia/#comment-78499</feedburner:origLink></item>
	<item>
		<title>Commenti su Guerra alle metafore di ugolino</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/lestinto-commenti/~3/4cAjMPstXMg/</link>
		<dc:creator>ugolino</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 May 2012 10:03:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lestinto.ch/?p=3710#comment-78498</guid>
		<description>@marcoz, ritorna qui a mio parere la questione irrisolta se la comunicazione (letteratura, cinematografia, teatro, marketing) registri i cambiamenti e le istanze della società o li induca.
Di sicuro, come dice Ivo, una metafora riuscita influenza la percezione della realtà, ma forse questo dipende dal fatto che questa è solo il catalizzatore di elementi già vivi e in tensione nella realtà.
Molte metafore, quelle prive di aderenza, cadono nel vuoto, spesso non riconosciute.
Il problema, come dice Humpty Dumpty, è chi comanda. Di certo chi vuole comandare deve essere in grado di maneggiare con padronanza le metafore, ma ancora prima deve essere in grado di scegliere quelle capaci di far presa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@marcoz, ritorna qui a mio parere la questione irrisolta se la comunicazione (letteratura, cinematografia, teatro, marketing) registri i cambiamenti e le istanze della società o li induca.<br />
Di sicuro, come dice Ivo, una metafora riuscita influenza la percezione della realtà, ma forse questo dipende dal fatto che questa è solo il catalizzatore di elementi già vivi e in tensione nella realtà.<br />
Molte metafore, quelle prive di aderenza, cadono nel vuoto, spesso non riconosciute.<br />
Il problema, come dice Humpty Dumpty, è chi comanda. Di certo chi vuole comandare deve essere in grado di maneggiare con padronanza le metafore, ma ancora prima deve essere in grado di scegliere quelle capaci di far presa.</p>
]]></content:encoded>
	<feedburner:origLink>http://www.lestinto.ch/articoli/guerra-alle-metafore/#comment-78498</feedburner:origLink></item>
	<item>
		<title>Commenti su Guerra alle metafore di Marcoz</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/lestinto-commenti/~3/TIfXIUxM4ys/</link>
		<dc:creator>Marcoz</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 May 2012 08:30:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lestinto.ch/?p=3710#comment-78497</guid>
		<description>Allora io rilancio, Ugolino, con un'altra citazione:
&lt;i&gt;"Tutto quello che ho fatto, realmente, è stato sostituire una famiglia di immagini e metafore con un'altra (…). È solo una guerra di metafore, potresti dire - ma le metafore non sono «solo» metafore; le metafore sono gli strumenti del pensiero."&lt;/i&gt; (D.C.Dennett - Coscienza, che cosa è)
Io aggiungo che, come tutti gli strumenti, le metafore possono essere usate bene o male. Si tratta solo di stabilire, appunto, chi decide quale sia il modo giusto.
Che facciamo, si va per alzata di mano?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Allora io rilancio, Ugolino, con un&#8217;altra citazione:<br />
<i>&#8220;Tutto quello che ho fatto, realmente, è stato sostituire una famiglia di immagini e metafore con un&#8217;altra (…). È solo una guerra di metafore, potresti dire &#8211; ma le metafore non sono «solo» metafore; le metafore sono gli strumenti del pensiero.&#8221;</i> (D.C.Dennett &#8211; Coscienza, che cosa è)<br />
Io aggiungo che, come tutti gli strumenti, le metafore possono essere usate bene o male. Si tratta solo di stabilire, appunto, chi decide quale sia il modo giusto.<br />
Che facciamo, si va per alzata di mano?</p>
]]></content:encoded>
	<feedburner:origLink>http://www.lestinto.ch/articoli/guerra-alle-metafore/#comment-78497</feedburner:origLink></item>
	<item>
		<title>Commenti su Guerra alle metafore di ugolino</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/lestinto-commenti/~3/dgzU6ffE0Xo/</link>
		<dc:creator>ugolino</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 May 2012 12:44:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lestinto.ch/?p=3710#comment-78495</guid>
		<description>'When I use a word,' Humpty Dumpty said, in rather a scornful tone, 'it means just what I choose it to mean — neither more nor less.' 

'The question is,' said Alice, 'whether you can make words mean so many different things.' 

'The question is,' said Humpty Dumpty, 'which is to be master — that's all.'</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8216;When I use a word,&#8217; Humpty Dumpty said, in rather a scornful tone, &#8216;it means just what I choose it to mean — neither more nor less.&#8217; </p>
<p>&#8216;The question is,&#8217; said Alice, &#8216;whether you can make words mean so many different things.&#8217; </p>
<p>&#8216;The question is,&#8217; said Humpty Dumpty, &#8216;which is to be master — that&#8217;s all.&#8217;</p>
]]></content:encoded>
	<feedburner:origLink>http://www.lestinto.ch/articoli/guerra-alle-metafore/#comment-78495</feedburner:origLink></item>
	<item>
		<title>Commenti su Guerra alle metafore di Top Ganz</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/lestinto-commenti/~3/79QMsnL2BtQ/</link>
		<dc:creator>Top Ganz</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 May 2012 09:27:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lestinto.ch/?p=3710#comment-78494</guid>
		<description>Osserverei però che le parole che usiamo oggi, nella stragrande maggioranza dei casi, sono il risultato di un'evoluzione in cui la metafora ha giocato un ruolo spesso preponderante, e quando non l'ha giocato esattamente la metafora l'hanno giocato meccanismi mentali molto simili. Di modo che in realtà pochissime sono le parole che hanno mantenuto, dall'origine remota di una lingua sino ad oggi, identica espressione e significato.
Si tratta per lo più delle parole cosidedette onomatopeiche (ma neanche tutte), comuni spesso a più lingue, anche molto estranee fra loro (ieri, in un negozio, ho sentito una ragazza cinese rivolgersi in cinese alla madre, iniziando col vocativo "mamà").
Ora, è vero che questo genere di voci fanno parte delle lessico più comune di un popolo. Ma è anche vero che, volendo davvero bandire le metafore dalla nostra lingua, rimarrebbero solo quelle. E con quelle (permanendo il bando) si andrebbe davvero poco lontano, perché all'evoluzione generale contribuisce e si conforma immancabilmente una qualche evoluzione della lingua. La mia idea è insomma che l'eventuale bando a ogni termine lessicale che a ragione può essere considerato il risultato, nel tempo, di almeno una storpiatura metaforica durerebbe, come s'usa dire, da Natale a S. Stefano, giorno in cui ci ritroveremmo tar i piedi già almeno qualche dozzina di termini di origine metaforica.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Osserverei però che le parole che usiamo oggi, nella stragrande maggioranza dei casi, sono il risultato di un&#8217;evoluzione in cui la metafora ha giocato un ruolo spesso preponderante, e quando non l&#8217;ha giocato esattamente la metafora l&#8217;hanno giocato meccanismi mentali molto simili. Di modo che in realtà pochissime sono le parole che hanno mantenuto, dall&#8217;origine remota di una lingua sino ad oggi, identica espressione e significato.<br />
Si tratta per lo più delle parole cosidedette onomatopeiche (ma neanche tutte), comuni spesso a più lingue, anche molto estranee fra loro (ieri, in un negozio, ho sentito una ragazza cinese rivolgersi in cinese alla madre, iniziando col vocativo &#8220;mamà&#8221;).<br />
Ora, è vero che questo genere di voci fanno parte delle lessico più comune di un popolo. Ma è anche vero che, volendo davvero bandire le metafore dalla nostra lingua, rimarrebbero solo quelle. E con quelle (permanendo il bando) si andrebbe davvero poco lontano, perché all&#8217;evoluzione generale contribuisce e si conforma immancabilmente una qualche evoluzione della lingua. La mia idea è insomma che l&#8217;eventuale bando a ogni termine lessicale che a ragione può essere considerato il risultato, nel tempo, di almeno una storpiatura metaforica durerebbe, come s&#8217;usa dire, da Natale a S. Stefano, giorno in cui ci ritroveremmo tar i piedi già almeno qualche dozzina di termini di origine metaforica.</p>
]]></content:encoded>
	<feedburner:origLink>http://www.lestinto.ch/articoli/guerra-alle-metafore/#comment-78494</feedburner:origLink></item>
	<item>
		<title>Commenti su Guerra alle metafore di lector</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/lestinto-commenti/~3/tZBZ9o_4dpQ/</link>
		<dc:creator>lector</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 May 2012 21:21:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lestinto.ch/?p=3710#comment-78492</guid>
		<description>Guerra alle metafore o alla terminologia impropria, come ad esempio l'uso indifferenziato d'impresa (l'attività dell'imprenditore), di azienda (l'insieme dei beni organzzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'impresa) e di ditta (il nome con cui l'imprenditore esercita l'impresa)? O, ancora, sempre nel linguaggio comune,  tra sentenza, ordinanza e decreto? E così in mille altre casistiche, relative a materie diverse, in cui il non specialista irrita lo specialista adoperando a casaccio termini dotati d'una propria autonoma precisa e univoca valenza, com'è malvezzo, ad esempio,  dei giornalisti generalisti, abusatori spesso inconsapevoli di metafore, similitudini, metonimie, sineddochi, antonomasie e metasememi vari.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Guerra alle metafore o alla terminologia impropria, come ad esempio l&#8217;uso indifferenziato d&#8217;impresa (l&#8217;attività dell&#8217;imprenditore), di azienda (l&#8217;insieme dei beni organzzati dall&#8217;imprenditore per l&#8217;esercizio dell&#8217;impresa) e di ditta (il nome con cui l&#8217;imprenditore esercita l&#8217;impresa)? O, ancora, sempre nel linguaggio comune,  tra sentenza, ordinanza e decreto? E così in mille altre casistiche, relative a materie diverse, in cui il non specialista irrita lo specialista adoperando a casaccio termini dotati d&#8217;una propria autonoma precisa e univoca valenza, com&#8217;è malvezzo, ad esempio,  dei giornalisti generalisti, abusatori spesso inconsapevoli di metafore, similitudini, metonimie, sineddochi, antonomasie e metasememi vari.</p>
]]></content:encoded>
	<feedburner:origLink>http://www.lestinto.ch/articoli/guerra-alle-metafore/#comment-78492</feedburner:origLink></item>
	<item>
		<title>Commenti su Guerra alle metafore di Marcoz</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/lestinto-commenti/~3/tEXjmVTXI8k/</link>
		<dc:creator>Marcoz</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 May 2012 17:35:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lestinto.ch/?p=3710#comment-78491</guid>
		<description>Alessandro, un cosa è la capacità di astrazione, un'altra è cadere in trappole semantiche, come quelle che le metafore tendono spesso. Pure dire che "la metafora tende una trappola" è una potenziale trappola semantica, perché ci suggerisce qualcosa di esterno che tenta di fregarci, mentre siamo noi, per una certa predisposizione innata, che casomai ci possiamo autoingannare.

(il significato di "partire per la tangente"? mi si perdoni la pubblicità poco occulta, ma ci sarebbe un esempio, che risale a sette giorni fa, sul mio blog)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Alessandro, un cosa è la capacità di astrazione, un&#8217;altra è cadere in trappole semantiche, come quelle che le metafore tendono spesso. Pure dire che &#8220;la metafora tende una trappola&#8221; è una potenziale trappola semantica, perché ci suggerisce qualcosa di esterno che tenta di fregarci, mentre siamo noi, per una certa predisposizione innata, che casomai ci possiamo autoingannare.</p>
<p>(il significato di &#8220;partire per la tangente&#8221;? mi si perdoni la pubblicità poco occulta, ma ci sarebbe un esempio, che risale a sette giorni fa, sul mio blog)</p>
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		<title>Commenti su Guerra alle metafore di Alessandro</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/lestinto-commenti/~3/yu4JdD9okwQ/</link>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 May 2012 15:33:45 +0000</pubDate>
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		<description>Marcoz ma la tangente a cosa?

In realtà io non trovo limitanti le metafore, quanto semmai si dovrebbe cercare di aumentare la capacità di astrazione individuale e collettiva.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Marcoz ma la tangente a cosa?</p>
<p>In realtà io non trovo limitanti le metafore, quanto semmai si dovrebbe cercare di aumentare la capacità di astrazione individuale e collettiva.</p>
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