<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Letteratu.it</title>
	<atom:link href="https://www.letteratu.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.letteratu.it/</link>
	<description>Scrittori e scritture in rete</description>
	<lastBuildDate>Fri, 23 Oct 2026 09:26:08 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0.7</generator>

<image>
	<url>https://www.letteratu.it/wp-content/uploads/2019/11/cropped-icona-32x32.png</url>
	<title>Letteratu.it</title>
	<link>https://www.letteratu.it/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Le perfezioni, Vincenzo Latronico</title>
		<link>https://www.letteratu.it/2026/10/22/le-perfezioni-vincenzo-latronico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Immacolata Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 18:02:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.letteratu.it/?p=54082</guid>

					<description><![CDATA[<p>Anna e Tom sono una coppia di creativi digitali, lavoratori alquanto bizzarri per le passate generazioni vissute negli anni del boom economico e fino agli anni Novanta. I due si trasferiscono a Berlino, lavorano da remoto e vivono in un appartamento elegante, dove gli arredi celebrano il fascino del Liberty con un tocco di contemporaneità. &#8230; <a href="https://www.letteratu.it/2026/10/22/le-perfezioni-vincenzo-latronico/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Le perfezioni, Vincenzo Latronico"</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letteratu.it/2026/10/22/le-perfezioni-vincenzo-latronico/">Le perfezioni, Vincenzo Latronico</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.letteratu.it">Letteratu.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="975" height="1500" src="https://www.letteratu.it/wp-content/uploads/2026/10/image-2.png" alt="" class="wp-image-54099" style="aspect-ratio:0.650008060615831;width:407px;height:auto" srcset="https://www.letteratu.it/wp-content/uploads/2026/10/image-2.png 975w, https://www.letteratu.it/wp-content/uploads/2026/10/image-2-768x1182.png 768w" sizes="(max-width: 709px) 85vw, (max-width: 909px) 67vw, (max-width: 1362px) 62vw, 840px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Anna e Tom sono una coppia di creativi digitali, lavoratori alquanto bizzarri per le passate generazioni vissute negli anni del boom economico e fino agli anni Novanta. I due si trasferiscono a Berlino, lavorano da remoto e vivono in un appartamento elegante, dove gli arredi celebrano il fascino del Liberty con un tocco di contemporaneità. Arredano il loro nido con piante rigogliose e mobili di design, frequentano feste, mostre, mercatini. La vita sembra loro perfetta, una perfezione algida, virtuale, simile a quella sfogliata sulle pagine web in un sincretismo di finzione e realtà , eleganza e nevrosi, consumismo e squallore. E&#8217; l&#8217;ossimoro di una generazione Erasmus, di sradicati che vivono una vita raffinata e bohémien, in cui l&#8217; eleganza e il superfluo si associano alla privazione e alla finta naturalità . I due personaggi vivono nell&#8217;illusione di un ideale di bellezza, un ricercato modernismo, appaiono irretiti in un attivismo frenetico, un arrivismo e un senso della precarietà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stile ed il lessico adoperati nel libro aderiscono perfettamente al contesto ambientale e culturale in cui sono inseriti i personaggi. Il linguaggio pone sotto una lente di ingrandimento una serie di oggetti, arredi, descrive minuziosamente gli ambienti . E&#8217; un profluvio monotono di termini inglesi, che tradisce un dominio culturale e coloniale di certi modelli e stili di vita, con nomi di pasti o ristoranti improbabili: latkes, Bloody Mary, spaghetti di riso, cibi &#8220;esotici&#8221; ed estranei alla tradizione culinaria dei due protagonisti, perfettamente consoni alle tendenze e alle mode nell&#8217;era della globalizzazione. La vita di Tom e Anna viene vissuta ed esibita ma nell&#8217;esibizione perde molto della sua semplicità , diventando automazione, patetica imitazione di modelli introiettati dal web.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel testo vengono descritti momenti intimi, scene di sesso ai limiti della pornografia e sono le uniche cose più naturali della quotidianità , anche se i due pensano di scopare poco e male, ossessionati dalla perfezione, dall&#8217;attivismo e dalla produttività lavorativa, introiettate come stile di vita. Eppure anche il sesso è spia di una sorta di modernità di maniera, di finta originalità: i due si imbattono in un club di scambisti, sono incuriositi dai sex party, dai sex shop, dove in una sorta di pellegrinaggio laico, passano in rassegna vibratori tra gli scaffali, anelli, plug, strap &#8211; on, sfogliando pubblicità di dildi marmorizzati con fattezze di tentacoli o draghi. Un tripudio di conformismo erotico e di tendenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo squallore modernista e piccolo borghese mostra due  antieroi tragici della contemporaneità, due monadi solitarie che fanno tenerezza, nella loro illusione di vivere in modo trendy e  radical &#8211; chic. Il senso che ne deriva è una sostanziale aridità ed alienazione. Lo scrittore li osserva con implacabile cinismo, con conoscenza profonda di certi ambienti lavorativi, talvolta con una patina  di distacco. Nei due protagonisti c&#8217;è qualcosa di ingenuo, di infantile e di vuota  raffinatezza. E&#8217; la fotografia di un&#8217;epoca, di una generazione che ha smarrito antichi valori, vecchie ideologie e barcolla nel vuoto di un universo digitale, alla ricerca di una umanità perduta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letteratu.it/2026/10/22/le-perfezioni-vincenzo-latronico/">Le perfezioni, Vincenzo Latronico</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.letteratu.it">Letteratu.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Luigi Pirandello</title>
		<link>https://www.letteratu.it/2026/10/16/luigi-pirandello/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Immacolata Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 11:17:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.letteratu.it/?p=54037</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lo spirito critico pirandelliano La formazione giovanile di Pirandello (1867-1936) si nutre di contenuti legati al patriottismo, al Risorgimento, a confuse tendenze socialiste. Il confronto con l&#8217;autorità paterna, frequente negli autori del primo Novecento, ha origini romantiche ed è metafora del contrasto interiore io- mondo , individuo e società. Pirandello vive successivamente l&#8217;esperienza della Prima &#8230; <a href="https://www.letteratu.it/2026/10/16/luigi-pirandello/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Luigi Pirandello"</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letteratu.it/2026/10/16/luigi-pirandello/">Luigi Pirandello</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.letteratu.it">Letteratu.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="600" height="400" src="https://www.letteratu.it/wp-content/uploads/2026/10/pirandello_600x400.jpeg" alt="" class="wp-image-54038" style="aspect-ratio:1.5000230234378598;width:452px;height:auto" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Lo spirito critico pirandelliano</p>



<p class="wp-block-paragraph">La formazione giovanile di Pirandello (1867-1936) si nutre di contenuti legati al patriottismo, al Risorgimento, a confuse tendenze socialiste. Il confronto con l&#8217;autorità paterna, frequente negli autori del primo Novecento, ha origini romantiche ed è metafora del contrasto interiore io- mondo , individuo e società. Pirandello vive successivamente l&#8217;esperienza della Prima guerra mondiale e del fascismo, quest&#8217;ultimo sembra non incidere minimamente nella sua poetica e sulla sua arte. Lo scrittore aderisce al Partito nazionale fascista e tuttavia la sua visione dell&#8217;uomo appare agli antipodi dell&#8217;ideologia fascista, la sua concezione del mondo ha come motivo fondante il relativismo conoscitivo. La messa in discussione di certezze e valori della tradizione nella poetica di Pirandello risulta antitetica all&#8217;ideologia imperante in quegli anni. La visione poli-prospettica , la frantumazione dell&#8217;identità del soggetto, l&#8217;adozione di punti di vista molteplici, non si accordano con il fascismo che , al contrario, incarna una ideologia dogmatica, autoritaria e fideistica. La subordinazione dell&#8217; individuo allo Stato e alla Nazione, il valore dell&#8217;obbedienza e delle gerarchie sono quanto più estranee allo spirito pirandelliano .</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vitalismo pirandelliano</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;arte di Pirandello presuppone la crisi delle certezze del Positivismo, la negazione della fiducia incondizionata nella Scienza che assume nella Seconda metà dell&#8217;Ottocento la valenza di un nuovo dogma. In antitesi al Positivismo tra fine Ottocento e Novecento si affermano nuove tendenze filosofiche,  correnti irrazionalistiche di pensiero, ispirate al vitalismo, al volontarismo , al contingentismo di <strong>Émile Boutroux</strong>, vicino al quale furono <strong>Henri Bergson</strong> e <strong>Gaston Milhaud</strong>. La contingenza apre spazio alla <strong>libertà</strong> umana, opposta al <strong>determinismo</strong> e al <strong>meccanicismo</strong> positivista dell’epoca: tra causa ed effetto non c’è una necessità meccanica assoluta, nel senso che l’effetto contiene in sé qualcosa di nuovo rispetto alla causa. Questo “margine” di novità e possibilità è imprevedibile ed è appunto la <strong>contingenza</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tensione tra il contingente e l&#8217;eterno</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pirandello introietta in ambito letterario anche aspetti del simbolismo estetizzante e decadente, con una tensione irrisolta tra il <em>contingente </em>e l’<em>eterno</em>, tra degrado moderno e l’aspirazione all’Ideale. In tal senso egli mette in evidenza quello che è il disagio dell&#8217;uomo contemporaneo, sospettoso delle apparenze, testimone dell&#8217;ineffabile e dell&#8217;imprevedibile e desideroso dell&#8217;Assoluto. La poetica di Pirandello è &#8220;poetica dell&#8217;umorismo&#8221;, essa ha in sé il tragico ed il comico. L&#8217;arte umoristica  pirandelliana presuppone la complessità e la problematicità del reale, è lo strumento per svelare contraddizioni dell&#8217;io,  non si ferma alla superficie delle cose , va in profondità, nel tentativo di colmare quella frattura tra contingente ed assoluto di cui si è detto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Visione ontologica e storica dell&#8217;umorismo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo scrittore oscilla tra una visione <em>ontologica</em> e <em>storica </em>dell&#8217;umorismo : la prima  fa emergere attraverso l&#8217;umorismo la condizione di disorientamento permanente, insita in ogni uomo, che lo priva di certezze e di significati dell&#8217;esistenza. Sono momenti in cui l&#8217;uomo costruisce autoinganni ed illusioni, per riempire la mancanza di senso in ogni cosa ; la seconda visione dell&#8217;umorismo indica in Pirandello il momento storico in cui tale condizione diventa evidente, quando l&#8217;uomo si percepisce privo di senso e privo di identità. E&#8217; esattamente il momento in cui cade ogni certezza  religiosa, morale , culturale e l&#8217;uomo avverte con forza il suo smarrimento e la perdita di un centro  con la rivoluzione  copernicana. Tale  condizione esistenziale trova punti di contatto con la poetica di Leopardi,  col pessimismo storico e  nichilismo cosmico espresso nelle  opere e nella  filosofia del poeta recanatese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poetica dell&#8217;umorismo e riflessione</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Umorismo , nodo della filosofia pirandelliana , presuppone la riflessione dell&#8217;uomo sulla sua condizione, fa emergere le sue contraddizioni tra consapevolezza del <em>non senso</em> e tensione verso l&#8217;<em>assoluto.</em> La riflessione presuppone, lo svelamento della realtà e la demistificazione delle illusioni. Essa dà la consapevolezza che esiste una frattura fra <em>vita</em> e <em>forma</em>, <em>persona</em> e <em>personaggio</em>, <em>volto</em> e <em>maschera</em>, dove il primo termine è sinonimo di verità il secondo di falsità e autoinganno. Gli autoinganni, la maschera, la forma imbrigliano la vita vera, che invece è fluida , informe, inafferrabile,  muta momento per momento in modo incessante. L&#8217;<em>antieroe</em> e l&#8217;<em>inetto</em> è l&#8217;essenza del personaggio pirandelliano che vive la sua scissione tra autenticità e finzione, tra sottomissione e ribellione alla forma e alla maschera. In lui forza e debolezza si fondono e si confondono nella loro ambivalenza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letteratu.it/2026/10/16/luigi-pirandello/">Luigi Pirandello</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.letteratu.it">Letteratu.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La concentrazione del reddito nell&#8217;era della globalizzazione.</title>
		<link>https://www.letteratu.it/2026/10/08/la-concentrazione-del-reddito-nellera-della-globalizzazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Immacolata Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 17:13:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.letteratu.it/?p=54002</guid>

					<description><![CDATA[<p>La lotta di classe dopo la lotta di classe è un libro-intervista di Luciano Gallino (Torino 1927- 2015), curato da Paola Borgna e pubblicato da Laterza nel 2012. Dopo la seconda guerra mondiale a partire dal 1945 e fino al 1970, il comunismo sembrava dilagare in molte parti del mondo, i paesi capitalistici in Occidente &#8230; <a href="https://www.letteratu.it/2026/10/08/la-concentrazione-del-reddito-nellera-della-globalizzazione/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "La concentrazione del reddito nell&#8217;era della globalizzazione."</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letteratu.it/2026/10/08/la-concentrazione-del-reddito-nellera-della-globalizzazione/">La concentrazione del reddito nell&#8217;era della globalizzazione.</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.letteratu.it">Letteratu.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="800" height="1200" src="https://www.letteratu.it/wp-content/uploads/2026/10/image-1.png" alt="" class="wp-image-54006" style="width:305px;height:auto" srcset="https://www.letteratu.it/wp-content/uploads/2026/10/image-1.png 800w, https://www.letteratu.it/wp-content/uploads/2026/10/image-1-768x1152.png 768w" sizes="(max-width: 709px) 85vw, (max-width: 909px) 67vw, (max-width: 984px) 61vw, (max-width: 1362px) 45vw, 600px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>La lotta di classe dopo la lotta di classe</strong></em> è un libro-intervista di <strong>Luciano Gallino</strong> (Torino 1927- 2015), curato da <strong>Paola Borgna</strong> e pubblicato da <strong>Laterza nel 2012</strong>. Dopo la seconda guerra mondiale a partire dal 1945 e fino al 1970, il comunismo sembrava dilagare in molte parti del mondo, i paesi capitalistici in Occidente e dunque anche in Italia, diedero vita ad una politica di compromesso con le classi lavoratrici in seguito alle loro lotte e rivendicazioni . Lavoratori e sindacati ottennero salari più alti, diritti e welfare e ciò condusse, seppur limitatamente, ad una redistribuzione minima della ricchezza prodotta all&#8217;interno degli stati . A partire dal 1980 , al contrario, ha avuto inizio in molti paesi , quella che alcuni hanno definito una contro-rivoluzione. Le classi dominanti cercano di accrescere i loro profitti, potere e privilegi, erodendo i diritti conquistati dalla classe operaia e piccolo borghese.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le élite dominanti</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma nello specifico chi sono queste classi dominanti? Si tratta di proprietari di grandi patrimoni, alti dirigenti dell&#8217;industria e del sistema finanziario, politici di primo piano, grandi proprietari terrieri o di immobili. Decine di trilioni di dollari o di euro che per 80% rappresentano risparmi delle classi dei lavoratori, vengono gestiti con totale discrezione da dirigenti di fondi pensione, fondi comuni di investimento, compagnie di assicurazione. Gli stipendi di questi capitalisti per procura arrivano in alcuni casi a superare di 1000 volte il salario di un lavoratore dipendente. La loro influenza sul potere politico e sull&#8217;approvazione delle leggi nei vari parlamenti diventa enorme, si fa valere attraverso attività di lobbies con finanziamenti ai politici di centinaia di milioni l&#8217;anno e favori ai candidati alle elezioni politiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli esiti di questa lotta </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;esito di questa lotta di classe e di questa controffensiva delle classi alte nei confronti del resto della popolazione ha avuto conseguenze nefaste : salari e stipendi contenuti, diritti sindacali erosi, impossibilità da parte dei lavoratori di partecipare, anche in modo marginale , al processo decisionale in ambito produttivo, infine, estrema povertà in molte parti del mondo. Il sociologo Gallino, tuttavia, contesta l&#8217;idea, diffusa dagli anni Ottanta in poi, che le classi sociali e il loro conflitto siano oggi scomparsi . Da una parte c&#8217;è una ristretta classe capitalistica transnazionale che concentra nelle proprie mani enormi patrimoni : grandi azionisti, manager e operatori finanziari; dall&#8217;altra c&#8217;è una sorta di &#8221; <em>glebalizzazione</em>&#8221; della classe lavoratrice , operaia ma anche della classe media ( impiegati, tecnici, giovani precari e pensionati), che vedono sostanzialmente ridotto il loro potere d&#8217;acquisto, i loro stipendi e i loro diritti. Una quota crescente del reddito si è spostata dai salari ai profitti e alle rendite, mentre le disuguaglianze sono aumentate in quasi tutti i paesi avanzati. L&#8217;economia è dominata dalla finanza, che estrae valore più che produrlo, con un processo di &#8220;<em>rifeudalizzazione</em> &#8221; e concentrazione dei capitali mai visto prima nella storia. La crisi finanziaria globale del 2008 ne è stata la conseguenza diretta, essa però è ricaduta ancora sulla pelle delle classi basse, senza portare ad un ridimensionamento del potere delle élite economico- finanziarie e ad una maggiore redistribuzione delle ricchezze e del benessere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli strumenti della lotta dall&#8217;alto.</strong> </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma quali sono stati gli strumenti attraverso i quali si è consolidato il potere di una élite globalizzata, mondialista e liberista a partire all&#8217;incirca dal 1980 ? Gallino ne indica diversi: flessibilizzazione e precarizzazione del lavoro, delocalizzazioni, smantellamento dello Stato sociale, riduzione di diritti sindacali, privatizzazioni ed espoliazione dei lavoratori a vantaggio dei ricchi e, dopo la crisi, politiche di austerità. Queste ultime ancora oggi fanno pagare ai cittadini il salvataggio delle banche e del bocco di potere composto da élite politica, economico, finanziaria e financo militare. Lo strumento che in questi decenni ha posseduto le menti di milioni e milioni di persone è l&#8217;ideologia liberista. In un mondo globalizzato si è pensato di generare ricchezza, sviluppo e benessere collettivo togliendo ogni vincolo ai capitali e dando ai capitalisti in Italia e altrove il diritto di fare e disfare ai danni della collettività. Nulla di più errato, contrario alla stessa Costituzione italiana (vedi art.41, art.36 e a tanti altri).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;ideologia neoliberale.</strong> </p>



<p class="wp-block-paragraph">Gallino rimprovera duramente le sinistre europee di aver abbandonato l&#8217;analisi di classe e di aver adottato in buona parte il paradigma neoliberale. Lo stesso mondo accademico, inseguendo finanziamenti e talvolta avanzamenti di carriera ha smesso di contrastare con nuovi studi e ricerche la cultura neoliberista dominante e globalista . Molti accademici hanno preferito alimentare con la loro dottrina i think tanks neoliberali, che possono offrire loro maggiori gratificazioni riguardo allo stipendio ma anche ai fondi su cui un accademico critico può contare nella sua facoltà o dipartimento. Le dottrine neoliberali hanno fatto breccia in infinite menti a cominciare da quelle dei loro studenti. Ciò è avvenuto in tutte le università dell&#8217;Occidente, non solo nel campo delle ricerche economiche, ma anche quelle politiche, storiche, sociologiche e filosofiche. Alla luce di quanto esposto da Gallino nella sua intervista e date le sue osservazione e i dati riportati possiamo dedurre che esista un intreccio ed un nesso tra denaro, politica, accademia e mass media, ciascuno dei quali sostenuto da determinate frazioni della classe dominante. In sintesi il nodo cruciale è costituito dal rapporto tra potere politico e potere economico, un nodo che andrebbe studiato a fondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le politiche di austerità</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I paesi europei nel loro complesso hanno speso o impegnato negli ultimi decenni circa tre trilioni di euro per salvare le banche e gli istituti finanziari in crisi, successivamente per risanare i bilanci hanno effettuato tagli massici allo stato sociale. In realtà, come Gallino sostiene, il problema del debito pubblico è dovuto in larga misura ad uscite che nulla hanno a che fare con le spese sociali per sanità , istruzione e pensioni; il debito pubblico è dovuto in primis al calo delle entrate fiscali attraverso le imposte sui grandi patrimoni, sui redditi personali , su società e grandi imprese, non ultimo, ad un aumento delle spese militari. Un elenco aggiornato di paradisi fiscali comprende poco meno di cento paesi in cui hanno sede migliaia di imprese europee oltre che americane, tra essi Antille, Cayman, Lussemburgo, Andorra, Svizzera e quant&#8217;altro. In sostanza sarebbe stato auspicabile risanare il debito pubblico degli stati facendo pagare i responsabili della crisi e non il cittadino comune, ridistribuendo gli enormi profitti accumulati in decenni di lotta politica dalle classi dominanti a danno delle classi dominate.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letteratu.it/2026/10/08/la-concentrazione-del-reddito-nellera-della-globalizzazione/">La concentrazione del reddito nell&#8217;era della globalizzazione.</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.letteratu.it">Letteratu.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lo straniero</title>
		<link>https://www.letteratu.it/2026/10/03/lo-straniero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Immacolata Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 11:27:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.letteratu.it/?p=53971</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lo straniero infedele Lo straniero di Camus è il romanzo della non empatia, dell&#8217;assenza di ogni emozione nell&#8217;animo del protagonista . Meursault è un uomo senza mappa e coordinate, cinico, amorale, senza un&#8217;etica. Vive di guizzi di carnalità senza alcuna passione, sfocia nell&#8217;indifferenza e nell&#8217;apatia. Egli registra con esattezza sensazioni fisiche, sente il caldo, la &#8230; <a href="https://www.letteratu.it/2026/10/03/lo-straniero/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Lo straniero"</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letteratu.it/2026/10/03/lo-straniero/">Lo straniero</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.letteratu.it">Letteratu.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://admin.lalanguefrancaise.com/wp-content/uploads/2022/11/albert-camus.png" alt="Albert Camus : vie et œuvre" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Lo straniero infedele</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Lo straniero</em> di Camus è il romanzo della non empatia,  dell&#8217;assenza di ogni emozione nell&#8217;animo del protagonista .  Meursault è un uomo senza mappa e coordinate,  cinico, amorale, senza un&#8217;etica. Vive di guizzi di carnalità senza alcuna passione, sfocia  nell&#8217;indifferenza e nell&#8217;apatia.  Egli registra con esattezza sensazioni fisiche,  sente il caldo, la luce, il sapore del caffellatte, l&#8217;odore del mare, il corpo di Marie e, possiamo dire senza ombra di dubbio che   la  sua indifferenza riguarda la sfera sentimentale, non il mondo sensibile. Ogni azione che commette rimane come isolata dal contesto, chiusa in se stessa, senza apparente causalità e senza scopo se non quello dell&#8217;immediatezza. Ogni sensazione e ogni gesto appare, pertanto,  come momentaneo e fugace, momento vitale che si esaurisce nell&#8217;attimo, prima che il protagonista ricada nel suo solito stato di astenia e depressione.  Meursault uccide un uomo e non sa il perché, uccide senza odio e senza scopo, come nell&#8217;inconsapevolezza del gesto  e non prova a discolparsi.  Nella disgregazione dell&#8217;io, in una sorta di perenne stato catatonico, il protagonista è  un uomo senza la speranza di una vita diversa. Appare come disincantato, nulla gli appare veramente importante e un modo di vivere vale l&#8217;altro. Il primo colpo che egli spara sull&#8217;arabo arriva quasi da solo,  gli altri quattro, che  tira su un corpo inerme sono il vero enigma del libro.  Nell&#8217;infedeltà al mondo che lo circonda,  la vita e  la morte stessa sono per lui  irrilevanti .</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le parti del romanzo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il romanzo con una prosa asciutta, essenziale, inelegante, è diviso in due metà quasi speculari, e la cerniera è l&#8217;omicidio che egli commette con  una sorta di estraneità al gesto che commette . La prima parte del libro segue la vita di Meursault nel suo disordine quotidiano: il funerale della mamma a Marengo, i bagni in mare, il cinema, le domeniche alla finestra. La seconda parte ricostruisce quella stessa vita dentro un&#8217;aula di tribunale durante il processo per l&#8217;omicidio di cui è accusato. Il gesto resta opaco, e quell&#8217;opacità mostra un vuoto che il processo stesso si affretterà a riempire. Eppure c&#8217;è qualcosa di non risolto , di inspiegabile, illogico nell&#8217;omicidio commesso da Meursault. Il procuratore, l&#8217;avvocato, i testimoni costruiscono un personaggio che Meursault non riconosce e che anche a noi sfugge pur nella sua descrizione oggettiva. Il direttore dell&#8217;ospizio ricorda che l&#8217;imputato non ha voluto vedere sua madre prima del funerale; il portiere riferisce che ha fumato e bevuto caffè accanto alla bara; Marie dice  che  il giorno dopo il funerale lei e Meursault sono andati a vedere un film comico. Eppure il lettore percepisce qualcosa che del protagonista non emerge, non si rivela,  pur provando antipatia  per lui. Talvolta nel lettore c&#8217;è la sensazione  di essere di fronte a qualcosa di ancora più inquietante  di un omicidio, qualcosa che emerge bene da una  frase paradigmatica pronunciata dal protagonista nell&#8217;epilogo del romanzo : egli  dice di essere &#8221; come tutti gli altri, assolutamente come tutti&#8221;.  Meursault  non è un  criminale, è un essere svuotato di passioni,  è l&#8217;eroe infedele dell&#8217;assurdo,  l&#8217;aborto mostruoso e inaccettabile di un uomo  privo di  consistenza, che affoga nel nulla, che &#8220;esce dal niente ed rientra nel niente&#8221; nel divenire delle cose.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal pessimismo cosmico alla rivolta dell'&#8221;uomo indifferente&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ill cappellano del carcere fa visita a Meursault  prima della sua esecuzione dopo la condanna a morte.   Per la prima volta Meursault perde la calma, afferra il prete per il collo e gli rovescia addosso una collera trattenuta per tutto il libro. Rifiuta la consolazione dell&#8217;aldilà e rivendica la sola certezza che possiede: la propria vita, la propria morte imminente, la dolcezza delle sere d&#8217;estate e niente altro. La svolta arriva proprio in queste ultime pagine dove il protagonista recupera in parte la sua umanità,  si apre ai sentimenti,  entra in un rapporto quasi dialettico col  mondo e alla sua tenera indifferenza, che egli  scopre fraterna, simile a sé , percependosi meno solo. E&#8217; già un passo avanti, è un finale paradossale che  ci interroga e ci prospetta un cambiamento di rotta.  La scelta a cui il lettore sembra chiamato è anche la speranza,  la possibilità  che l&#8217;uomo  perduto di Camus, nella sua <em>nientità</em>,   ritrovi un nuovo se stesso , sfidando i fallimenti di una civiltà.   Il tempo del disimpegno dello straniero sembra prospettare l&#8217;eventualità di  una nuova fede, l&#8217;attraversamento del nulla,   il bisogno di salvarci,  uccidendo lo &#8220;straniero&#8221;  che è in  noi.  </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letteratu.it/2026/10/03/lo-straniero/">Lo straniero</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.letteratu.it">Letteratu.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il male senza radici: riflessioni a partire da Hannah Arendt</title>
		<link>https://www.letteratu.it/2026/09/24/il-male-senza-radici-riflessioni-a-partire-da-hannah-arendt/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Immacolata Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 09:38:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.letteratu.it/?p=53966</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando pensiamo al male, immaginiamo di solito una figura mostruosa: il sadico, il fanatico, qualcuno spinto dall&#8217;odio o dalla sete di potere. Hannah Arendt, seguendo il processo ad Adolf Eichmann a Gerusalemme nel 1961, si trovò davanti a qualcosa di molto diverso e molto più inquietante. L&#8217;uomo che aveva organizzato la deportazione di milioni di &#8230; <a href="https://www.letteratu.it/2026/09/24/il-male-senza-radici-riflessioni-a-partire-da-hannah-arendt/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Il male senza radici: riflessioni a partire da Hannah Arendt"</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letteratu.it/2026/09/24/il-male-senza-radici-riflessioni-a-partire-da-hannah-arendt/">Il male senza radici: riflessioni a partire da Hannah Arendt</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.letteratu.it">Letteratu.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="383" height="612" src="https://www.letteratu.it/wp-content/uploads/2026/09/Hannah-Arendt.jpg" alt="" class="wp-image-53967" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Quando pensiamo al male, immaginiamo di solito una figura mostruosa: il sadico, il fanatico, qualcuno spinto dall&#8217;odio o dalla sete di potere. Hannah Arendt, seguendo il processo ad Adolf Eichmann a Gerusalemme nel 1961, si trovò davanti a qualcosa di molto diverso e molto più inquietante. L&#8217;uomo che aveva organizzato la deportazione di milioni di ebrei verso i campi di sterminio non aveva nulla di demoniaco. Come scrive la stessa Arendt, <em>«le azioni erano mostruose, ma chi le fece era pressoché normale»</em>. Da questo scarto tra l&#8217;enormità del crimine e la mediocrità del criminale nasce l&#8217;espressione che dà il titolo al suo libro: <em>La banalità del male</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che cos&#8217;è il male: una definizione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A partire da Arendt, definirei il male così: <strong>il male è la rinuncia a pensare e a giudicare, che trasforma una persona comune nello strumento di una distruzione che non vede e di cui non si sente responsabile. La malvagità è una condizione necessaria , ma non indispensabile, per fare il male. Si può far del male anche semplicemente seguendo “il buon senso comune”, o il senso comune di ciò che si definisce “decoro”, evitando di pensare in profondità.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa definizione rovescia l&#8217;idea tradizionale. Il male non ha per forza bisogno di una volontà malvagia. Eichmann non odiava gli ebrei in modo particolare e non provava piacere nel farli soffrire. Si difese dicendo di essersi occupato <em>«soltanto di trasporti»</em>. Proprio in questa frase sta il cuore del problema. Eichmann considerava il suo lavoro una questione tecnica: orari, treni, numeri. Non si chiese mai che cosa ci fosse alla fine di quei binari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Arendt dice che ciò che vedeva in lui <em>«non era neppure stupidità»</em>, ma <em>«l&#8217;incapacità di pensare»</em>. Credo che sia questo il punto più importante del testo. Per Arendt pensare non significa essere intelligenti o colti. Significa fermarsi e chiedersi il senso di ciò che si fa. Si può essere bravissimi, efficienti e competenti, e allo stesso tempo non pensare affatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Perché il male si manifesta</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La cieca obbedienza.</strong> Eichmann agì sempre dentro i limiti delle leggi e degli ordini. Il cittadino comune che <em>«non riflette sul contenuto delle regole ma le applica incondizionatamente»</em> diventa complice di qualunque sistema, anche del più criminale. La legge e l&#8217;ordine diventano un alibi: «ho solo fatto il mio dovere».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La normalità della massa.</strong> Arendt sottolinea che il vero guaio era che di uomini come Eichmann <em>«ce n&#8217;erano tanti»</em>, e che erano <em>«terribilmente normali»</em>. Questa normalità le sembra <em>«più spaventosa di tutte le atrocità messe insieme»</em>, perché il male non è opera di pochi mostri ma di molte persone comuni. Ognuna di loro fa una piccola parte (un timbro, un elenco, un treno) e nessuna si sente colpevole del risultato finale. La burocrazia divide il male in tanti pezzi che sembrano innocui.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La fragilità delle abitudini morali.</strong> Arendt osserva che le regole morali fondate solo sull&#8217;abitudine possono essere sostituite facilmente da nuove regole imposte dalla società. La moralità imposta dalla nuova società Occidentale è ad esempio l’edonismo, il diritto al godimento in tutte le sue forme, il diritto al decoro sociale, al guadagno o alla ricchezza senza limiti. &nbsp;Nella Germania nazista un&#8217;intera società cambiò i suoi valori senza che quasi nessuno esprimesse un giudizio. Se sono buono solo perché &#8220;si è sempre fatto così&#8221;, smetterò di esserlo appena qualcuno cambierà le regole.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La superficialità del male.</strong> Arendt scrive che il male <em>«non è mai radicale, ma soltanto estremo»</em>, che <em>«cresce in superficie come un fungo»</em> e che per questo <em>«può invadere e devastare tutto il mondo»</em>. L&#8217;immagine del fungo è efficace: il fungo non ha radici profonde, ma si espande velocemente e ovunque. Il male non ha profondità perché nasce proprio dall&#8217;assenza di riflessione. Quando il pensiero va a cercarne le radici, <em>«non trova nulla»</em>. Per questo, conclude Arendt, <em>«solo il bene ha profondità»</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come si combatte il male</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il male nasce dal non pensare, allora <strong>il rimedio è il pensiero</strong>. Non un pensiero astratto da filosofi, ma quello che Arendt, seguendo Socrate, chiama <em>«il dialogo silenzioso tra io e io»</em>. Condizione per evitare la banalità o la passività del soggetto nei confronti del male è anche la possibilità o la capacità di una informazione a 360 gradi, senza censure di alcun genere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante &nbsp;il nazismo alcune persone si rifiutarono di aderire al regime, nonostante le pressioni. Non lo fecero perché avessero valori migliori o più saldi. Lo fecero perché si chiesero se, dopo aver compiuto certe azioni, sarebbero stati capaci di <em>«vivere in pace con loro stessi», di guardare in profondità se stessi. </em>&nbsp;Ma alcuni individui non sono abbastanza forti, né coraggiosi per guardare in se stessi e confrontarsi con una insopportabile immagine di se stessi.&nbsp; Solo chi sa pensare, infatti,&nbsp; può rendersi conto che non può diventare complice di un&#8217;ingiustizia senza diventare un compagno insopportabile per sé.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Combattere il male oggi</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Non accettare le regole senza capirle.</strong> Obbedire non basta a essere innocenti. Ogni regola va capita e, se necessario, messa in discussione.</li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Coltivare il dubbio.</strong> Arendt dice che il pensiero provoca perplessità, ci mette davanti a un «quadro bianco» e ci obbliga a giudicare da soli. Chi è capace di dubitare è più difficile da manipolare.</li>



<li><strong>Assumersi la responsabilità personale.</strong> Anche dentro un sistema grande e complesso resto io a decidere che cosa faccio. Il fatto che lo facciano tutti non cancella la mia scelta.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Sarebbe rassicurante pensare che il male sia opera di mostri lontani da noi. Arendt,&nbsp; al contrario, &nbsp;ci mostra che il male più devastante del Novecento fu reso possibile da persone normali che avevano smesso di pensare. Il male è banale non perché sia poco grave, ma perché è superficiale, senza radici, alla portata di chiunque. Per la stessa ragione, però, anche il rimedio è alla portata di chiunque: fermarsi, interrogarsi, giudicare con la propria testa. Se il male cresce in superficie come un fungo, il bene richiede profondità, e quella profondità si conquista pensando.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letteratu.it/2026/09/24/il-male-senza-radici-riflessioni-a-partire-da-hannah-arendt/">Il male senza radici: riflessioni a partire da Hannah Arendt</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.letteratu.it">Letteratu.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il crimine e la banalità</title>
		<link>https://www.letteratu.it/2026/08/31/il-crimine-e-la-banalita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Immacolata Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 09:47:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.letteratu.it/?p=53925</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le origini di un male che non ha origine Le origini del male di You-jeong Jeong si apre con la narrazione di un giovane uomo che erroneamente crede di soffrire di epilessia, in modo inspiegabile odia sua madre che lo controlla per evitare che possa farsi del male durante gli attacchi della malattia. Il giovane &#8230; <a href="https://www.letteratu.it/2026/08/31/il-crimine-e-la-banalita/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Il crimine e la banalità"</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letteratu.it/2026/08/31/il-crimine-e-la-banalita/">Il crimine e la banalità</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.letteratu.it">Letteratu.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="294" height="180" src="https://www.letteratu.it/wp-content/uploads/2026/08/image-2.png" alt="" class="wp-image-53939" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Le origini di un  male che non ha origine</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Le origini del male</em> di You-jeong Jeong si apre con la narrazione di un giovane uomo che  erroneamente crede di soffrire di epilessia, in modo inspiegabile odia sua madre che lo controlla per evitare che possa farsi del male durante gli attacchi della malattia. Il giovane decide di non curarsi per una sorta di vendetta, di rancore e di sfida nei confronti della madre e della sua patologia. Il protagonista appare fin da subito strano, freddo, anaffettivo, dotato di indole criminale che nel corso della narrazione diventerà sempre più evidente. Un personaggio non empatico, cinico, che non attrae le simpatie del lettore per i suoi tratti caratteriali e antisociali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tecnica dello straniamento</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo il matricidio e altri suoi omicidi efferati, il protagonista scopre da sè la propria natura psicopatica e pericolosa, ripercorrendo le tappe fondamentali della sua vita attraverso la tecnica dello &#8220;straniamento&#8221;: legge il diario della madre e capisce da se stesso il suo vero problema. Yu-jin è una mente malata , odiatore del mondo intero, essere egocentrico che vive in una dimensione distorna, priva di valori e di umanità. Un essere barbarico e istintivo eppure profondamente razionale nei comportamenti. In chiave simbolica il testo è l&#8217;allegoria di una società bestiale e cinica nella quale l&#8217;omicida risulterà vincente e sopravviverà a danno delle sue vittime sacrificali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra psicologia e erotismo</p>



<p class="wp-block-paragraph">La narrazione è ben congegnata e strutturata a metà strada tra un un thriller psicologico ed un thriller a sfondo erotico, incute disgusto nel lettore, più che terrore. Un libro di pura cattiveria , in cui l&#8217;eroe negativo suscita sentimenti di ostilità nei suoi confronti, lascia vulnerabili, senza parola ed in balia di forze del male senza possibilità di giustizia e compensazione . Una narrazione realistica , pessimistica, dove il male trionfa e  vince come nella realtà vera. Il libro con le dovute differenze ideologiche, rimanda al romanzo erotico del Settecento del marchese de Sade (1740–1814). Anche se in modo meno profondo, senza alcun accenno di denuncia sociale, <em>Le origini del male</em>  ruota attorno a una provocazione radicale: usare la narrazione violenta per sostenere una filosofia materialista, anti-moralista, in cui la “natura” giustifica il libero sfogo di istinti animaleschi e patologici della perversione .</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217; allegoria di un mondo brutale </p>



<p class="wp-block-paragraph">E&#8217; il tripudio della violenza fine a se stessa , ingiustificabile, non spiegabile neppure come diretta conseguenza di un trauma subito dal protagonista negli anni della sua fanciullezza, esso appare unicamente un utile espediente narrativo. Il trauma infantile, infatti, è come imposto al lettore nel corso della narrazione ma risulta , tuttavia, poco convincente ai fini di una giustificazione della mente criminale del personaggio; crea una sorta di distanza tra il romanzo superficiale della scrittrice coreana e la grande narrativa del Settecento e Ottocento di Sade, il cui il protagonista era disperato e quasi perdente, affermando per antifrasi la sua moralità e denuncia sociale. Qui invece è il &#8220;vuoto cosmico&#8221;, la natura istintuale e distruttiva del giovane uomo trova solo un modo per affermare se stessa, la propria supremazia sugli altri, adottando gli strumenti di una fredda e potente razionalità criminale, finalizzata all&#8217;affermazione ed al dominio sugli altri . E&#8217; la metafora di un mondo brutale, distorto, senza redenzione, dove ogni forma di moralità risulta vulnerabile e perdente. Quello del libro è un mondo osceno in cui la lealtà non è un valore ma un limite umano che conduce inevitabilmente alla sconfitta. L&#8217;immoralità e la crudeltà , la banalità del male, al contrario, appaiono vincenti, registrano la vittoria sugli altri in un gioco assurdo e fine a se stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stile antilirico</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prosa asciutta del testo , in alcuni tratti  fa a calci  con frasi che sfiorano movenze liriche, che tuttavia  non riescono a trovare lo spazio  dei sentimenti in un mondo buio e cinico: <em>un faro di luce danza nella notte, un cielo dove la luce delle stelle piove addosso, una densa oscurità di cui ne porti via un pezzo con un cucchiaio</em>,  fanno da sfondo e sono come  funzionali ad uno scenario prosastico e Noir senza suscitare emozioni. Il testo è lo specchio di una filosofia del male, dove  vizio,  spietatezza e  crudeltà trionfano a danno della virtù,  della moralità e dei sentimenti. Il romanzo vuole  mostrarci la perversione del protagonista ma essa stessa non  impressiona, rimane quasi ai margini , sembra di maniera. In ogni pagina è un trionfo della sola malvagità onirica e della patologia clinica. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letteratu.it/2026/08/31/il-crimine-e-la-banalita/">Il crimine e la banalità</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.letteratu.it">Letteratu.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I convitati di pietra , Michele Mari</title>
		<link>https://www.letteratu.it/2026/08/01/i-convitati-di-pietra-michele-mari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Immacolata Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2026 17:34:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.letteratu.it/?p=53882</guid>

					<description><![CDATA[<p>E&#8217; la storia di una III classe del liceo classico Berchet di Milano, dopo il diploma del 1975 i compagni stipulano un «patto sciagurato», quello di versare una quota in un fondo comune; la somma andrà ai tre ultimi sopravvissuti. La vicenda si sviluppa in un clima di competitività, di lotta per la sopravvivenza, di &#8230; <a href="https://www.letteratu.it/2026/08/01/i-convitati-di-pietra-michele-mari/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "I convitati di pietra , Michele Mari"</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letteratu.it/2026/08/01/i-convitati-di-pietra-michele-mari/">I convitati di pietra , Michele Mari</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.letteratu.it">Letteratu.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1280" height="720" src="https://www.letteratu.it/wp-content/uploads/2026/08/image-1.png" alt="" class="wp-image-53904" srcset="https://www.letteratu.it/wp-content/uploads/2026/08/image-1.png 1280w, https://www.letteratu.it/wp-content/uploads/2026/08/image-1-768x432.png 768w, https://www.letteratu.it/wp-content/uploads/2026/08/image-1-1200x675.png 1200w" sizes="auto, (max-width: 709px) 85vw, (max-width: 909px) 67vw, (max-width: 1362px) 62vw, 840px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">E&#8217; la storia di una III classe del liceo classico Berchet di Milano, dopo il diploma del 1975 i compagni stipulano un «patto sciagurato», quello di versare una quota in un fondo comune; la somma andrà ai tre ultimi sopravvissuti. La vicenda si sviluppa in un clima di competitività, di lotta per la sopravvivenza, di cinismo e meschinità. Una storia velata di malinconia e crudeltà, paradossale e realistica al tempo stesso, che si snoda lungo il corso dell&#8217;intera esistenza dei personaggi, tristi come la vita stessa . Il testo invita alla riflessione sull&#8217; ineluttabile destino umano di senescenza e di morte, sulla grettetta ed avidità umana. Il desiderio di sopravvivere, di affermare se stessi , incidere nel mondo con la propria presenza , trasforma alcuni amici in assassini, altri in personaggi meschini o immorali. La vicenda copre un arco temporale che va dai diciannovenni del 1975 fino ai novant’anni del 2053, con un epilogo che recupera in extremis elementi edificanti, nell&#8217;accettazione di una esistenza &#8220;matrigna&#8221;, portatrice di un destino inesorabile di senesenza e alla quale è doveroso dare un senso, qualunque esso sia .</p>



<p class="wp-block-paragraph">Michele Mari esplora diversi temi profondi: quello del tempo e della morte, dell&#8217;irrazionalità e dell&#8217;istinto umano, della moralità e della corruzione, dell&#8217;amicizia e della meschinità. Il tutto si carica di un&#8217;atmosfera per  molti aspetti nichilista. <em>I convitati di pietra </em>è, dunque,  un romanzo nero con venature filosofiche esistenziali, improntate su una concezione sostanzialmente pessimistica dell&#8217;esistenza umana e dei rapporti sociali. La narrazione postmoderna è densa di richiami alla letteratura, al cinema e ai fumetti. Il tono oscilla tra la comicità e il dramma, il paradosso e la cruda realtà, con venature sarcastiche e caricaturali, senza eroi e senza forti protagonisti. Il finale appare coerente con una visione realistica, con la concezione negativa dei rapporti umani,  in cui l&#8217;arte e la ricerca potrebbero avere quasi una funzione positica , catartica e di riscatto di esistenze  fallimentari. Un epilogo  velato , tuttavia,  di sfumature ironiche,  che lascia dietro di sè un destino di morte,  senescenza e malattia e in cui l&#8217;intera somma accumulata viene devoluta dal vincitore ad una nobile Associazione  di ricerca, di  memoria storica, per promuovere la vita e l&#8217;opera  di Gene Hackman , un attore americano. <a href="https://premiostrega.it/PS/libro/i-convitati-di-pietra/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il romanzo mette in scena un «campionario umano» della borghesia milanese della generazione dei <em>boomer</em>, dove ogni personaggio è portatore di ambizioni, competitività , di rivalità, ma anche di fragilità e ossessioni personali. E&#8217; un campionario di esistenze, una carrellata di personaggi di vario tipo: la ninfomane, la vedova con due figli scioperati da mantenere che lotta per la sua sopravvivenza, il ludopatico che scommette sui cavalli sperperando il lascito dei genitori , ed ancora, il vigliacco bullizzato che sviluppa odio e tendenze omicide, il leader super privilegiato che, invece, vuole potere e controllo su tutto. Una società di puttanieri, di drogati, riciclatori di denaro sporco, di gestori di autosaloni miliardari. C&#8217;è l&#8217;ambizioso amministratore del tesoretto, ai vertici della scala sociale per prestigio e condizione economica. Rivadeneyra è il leader del gruppo e controlla il gioco crudele di quella lotteria privata. Brodo è un personaggio inquietante, macabro, debole e grottesco allo stesso tempo, con tendenze criminali. Dedito alla pornografia e alla depravazione, appare ossessionato dal sesso ed incapace qualsiasi contatto equilibrato con il genere femminile. Semprini, ossessionato dalla filmografia di Gene Hackman, è il personaggio probabilmente più vicino all&#8217;autore stesso, dedica la sua esistenza ad un&#8217;attività artistica a titolo gratuito, senza scopi immediatamente pratici ma per i fini della ricerca e della conoscenza. E&#8217;colui al quale andranno nel 2053 le ricchezze accumulate negli anni con le quote versate dai compagni e i relativi investimenti delle somme investite del capitale. E&#8217; però anch&#8217;egli parte integrante del cinico e squallido gioco della riffa, anche se il suo scopo appare edificante rispetto a quello degli altri. I personaggi femminili la <strong>Ricci</strong>, <strong>la Podestà</strong>,  <strong>la Migliavacca, la Bathory</strong> sono l&#8217;emblema di una generazione di baby boomer piene di contraddizioni e di fragilità tra emancipazione e conformismo . Una società fatta di &#8220;picari&#8221; e borghesi, corrotti fino all&#8217;osso e alla ricerca di denaro e visibilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I compagni di scuola sembrano muoversi nello spazio sincretico della &#8220;permanenza&#8221; nel passato e,  al tempo stesso,  nel ritmo progressivo e  involutivo della loro esistenza, bloccati come in un tempo mitico della giovinezza e, al contempo, travolti dal tempo storico della cattiveria e della corruzione che  annienta ogni forma di purezza e ingenuità primigenia.<a href="https://ilmestieredileggereblog.com/2026/04/25/michele-mari-i-convitati-di-pietra-la-scommessa-del-tempo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a> Si illudono nella loro &#8220;follia&#8221; di poter tenere lontana la morte e la vecchiaia col  gioco della competizione e della lotta adulta e cattiva per la sopravvivenza e l&#8217;accumulo del &#8220;tesoro&#8221; della riffa.   Il finale rivela l&#8217;amara consapevolezza dell&#8217;ultimo superstite Semprini : ora che può disporre del cospicuo montepremi costituitosi in settantotto anni, prova imbarazzo, rimpianto, rinuncerebbe alla vincita pur di riportare in vita alcuni compagni e  rivivere la propria giovinezza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il testo va letto, dunque, in chiave anche sociologica oltre che filosofico- esistenziale. Partendo dalla esaltazione giovanile e di speranza dei personaggi giunge ad un sostanziale nichilismo, in cui tutto appare privo di senso, irrazionale e assurdo, una ridicola corsa verso il niente. L&#8217;epilogo edificante appare ben poca cosa , nel maniacale intento del personaggio sopravvissuto e vincitore dell&#8217;enorme patrimonio, di diffondere nel mondo la conoscenza e l&#8217;opera di un attore americano di nome Gene Hackman, considerato &#8220;patrimonio dell&#8217;umanità&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://scrittoriprecari.wordpress.com/2013/09/11/intervista-a-michele-mari/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<h2 class="wp-block-heading"><a href="https://poetarumsilva.com/2020/11/18/appunti-su-michele-mari-edoardo-pisani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.allegoriaonline.it/PDF/4860.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<h2 class="wp-block-heading"><a href="https://journals.us.edu.pl/index.php/RS/article/download/9960/7750" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://thesis.unipd.it/retrieve/0829b823-9748-45d4-81d5-82375c1f9a2f/Contiero_Samuele.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://thesis.unipd.it/retrieve/0829b823-9748-45d4-81d5-82375c1f9a2f/Contiero_Samuele.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://laletteraturaenoi.it/2026/07/08/i-convitati-di-pietra-di-michele-mari-scendere-a-patti-con-il-futuro-per-non-vivere/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letteratu.it/2026/08/01/i-convitati-di-pietra-michele-mari/">I convitati di pietra , Michele Mari</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.letteratu.it">Letteratu.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I popoli del Caucaso</title>
		<link>https://www.letteratu.it/2026/06/15/i-popoli-del-caucaso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Immacolata Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 17:51:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.letteratu.it/?p=53833</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Caucaso, crocevia tra Occidente e Oriente, nel corso dei millenni è stato investito da incursioni di vari popoli che hanno lasciato tracce del loro passaggio. Per una breve ma puntuale storia del Caucaso, utile riferimento è Breve storia del Caucaso di Aldo Ferrari, il suo lavoro scientifico è al contempo esaustivo ed agevole per &#8230; <a href="https://www.letteratu.it/2026/06/15/i-popoli-del-caucaso/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "I popoli del Caucaso"</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letteratu.it/2026/06/15/i-popoli-del-caucaso/">I popoli del Caucaso</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.letteratu.it">Letteratu.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="542" src="https://www.letteratu.it/wp-content/uploads/2026/06/image-1.png" alt="" class="wp-image-53863" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il Caucaso, crocevia tra Occidente e Oriente, nel corso dei millenni è stato investito da incursioni di vari popoli che hanno lasciato tracce del loro passaggio. Per una breve ma puntuale storia del Caucaso, utile riferimento è <em>Breve storia del Caucaso</em> di Aldo Ferrari, il suo lavoro scientifico è al contempo esaustivo ed agevole per comprendere la storia di queste popolazioni. Gli imperi che dall&#8217;Alto Medioevo hanno dominato la regione lottando tra loro sono stati essenzialmente tre: impero bizantino, impero persiano, impero dei turchi ottomani. La lotta tra impero iranico e quello ottomano nella regione del Caucaso fu uno scontro anche tra sciiti iraniani e sunniti ottomani, dal XVI secolo con la dinastia <strong>Safavide</strong>  i persiani, infatti, si erano convertiti allo sciismo. Dal 1700 iniziò nel Caucaso la penetrazione russa con Pietro il Grande e proseguì nei secoli successivi anche dopo il crollo dell&#8217;Impero zarista con la Russia Sovietica . La penetrazione Occidentale nel Caucaso, dagli esiti non scontati, si è intensificata dopo il crollo dell&#8217;URSS e si sta rivelando più difficile di quanto previsto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le tappe di un percorso storico nell&#8217;antichità e nel Medioevo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;antichità i popoli del Caucaso subirono un processo di parziale ellenizzazione prima di entrare in contatto con i Romani; la lotta per il controllo del Vicino Oriente tra Parti e Romani coinvolse essenzialmente le regioni della Subcaucasia che  nel II e III secolo d.c. subì  la dominazione iranica, dopo la relativa diffusione della cultura greco-romana del periodo precedente. Nel IV secolo i popoli del Caucaso del Sud si convertirono al Cristianesimo e ciò conflisse con li interessi geopolitici dell&#8217;Impero Sasanide &#8220;erede&#8221; dei Parti. I rapporti tra il Caucaso e Costantinopoli non furono agevoli e la civiltà cristiana di questi popoli della regione fu alquanto originale  rispetto alla civiltà bizantina.   In epoca feudale il Caucaso settentrionale subì l&#8217;invasione di Unni, Alani, Goti e altre popolazioni  riunite sotto la denominazione di popoli <em>&#8220;turchi&#8221;</em>, anche se tale dominazione generica non appare del tutto corretta. La conquista araba nel VII secolo, intanto,  pose fine al loro contrasto tra l&#8217;impero persiano e  quello bizantino, dal momento che il Caucaso divenne una provincia dell&#8217;immenso califfato musulmano. Con il declino del Califfato nel IX secolo la Georgia e l&#8217;Armenia si costituirono principati indipendenti, il carattere cristiano della regione  subì ugualmente un indebolimento. E&#8217; certo che la regione Subcaucasica si inserì più attivamente nel commercio proprio in seguito alla conquista del Califfato arabo che , pertanto, contribuì all&#8217;avvento di uno dei periodi più brillanti della sua storia. La popolazione turca fece la sua comparsa nel Caucaso nel sec XI rafforzando l&#8217;islamizzazione della regione che perdurò anche con l&#8217;invasione mongola a partire dal XIII secolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Caucaso e la penetrazione Russa a partire dal 1500</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453 e fino all&#8217;arrivo dei Russi gran parte del Caucaso si ritrovò isolata dal mondo cristiano, esso fu terreno di scontro tra due grandi imperi musulmani: quello persiano e quello ottomano, il primo sciita ed il secondo sunnita. La penetrazione Russa fu lenta a partire dalla seconda metà del 1500 con Ivan IV il Terribile e durò per più di due secoli . La Russia tendeva a proporsi come protettrice dei popoli cristiani della regione in Georgia e Armenia, tale strumento religioso fu adoperato anche successivamente da Pietro il Grande (1676-1725). La Russia per decenni consolidò la sua posizione nel Caucaso del Nord poi penetrò nel Caucaso del Sud ed occupò Baku nel 1796 , poi Derbent, Tblisi e  annesse la Georgia nel 1801. La conquista dell&#8217;intera Transcaucasia e Subcaucasia vide lo scontro dei Russi da una parte e dei Persiani e Ottomani dall&#8217;altra. Per circa tre decenni lo zar fu impegnato nel Caucaso ma anche sul fronte europeo con le guerre napoleoniche e la Guerra di Crimea, in quest&#8217;ultima erano alleati francesi , inglesi ed ottomani. Le guerre per stabilizzare il Caucaso settentrionale ( Cecenia e Daghestan) di comune fede islamica, durarono circa mezzo secolo, nei quali non di rado la Russia andò incontro ad insuccessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Caucaso e la Russia sovietica</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo lo scoppio della Rivoluzione Russa del febbraio 1917 la maggior parte delle popolazioni del Caucaso del Nord e Sud sfruttò l&#8217;occasione per tentare di sottrarsi alla dominazione russa ma anche  adottare un ordinamento di tipo federale all&#8217;interno della Russia Sovietica. Nella Transcaucasia ( ex Subcaucasia) gli inglesi si insediarono a ridosso della Prima Guerra Mondiale, quando appoggiarono i Bianchi contro i bolscevichi e favorendo l&#8217;indipendenza della regione caucasica. Nel 1920- 1921 l&#8217; Armata Rossa riconquistò la Transcaucasia a Sud, unificando Armenia, Azerbaigian e Georgia in un&#8217;unica repubblica e creando anche a Nord la Repubblica Socialista Sovietica autonoma dei montanari del Caucaso . La Russia Sovietica degli anni Trenta elaborò intanto una dottrina che faceva riferimento <em>all&#8217;unione dei popoli del Caucaso</em> e all&#8217;<em>amicizia secolare </em>tra i popoli, prendendo  distanze dal rapporto di tipo coloniale di epoca zarista e facendo riferimento ad un internazionalismo ideologico di stampo leninista. Si volle che tutti i popoli sovietici godessero di pari diritti e che si eliminassero antagonismi nazionali , cooptando classi dirigenti nella politica russa.  Mosca tuttavia era oscillante tra accettazione e rifiuto del principio di autonomia nazionale su base etnica, per una evidente necessità di accentramento amministrativo. Ad un periodo di relativo liberalismo degli anni Venti nel Caucaso, subentrò un periodo di repressione a partire dal 1928 ed in coincidenza con il Primo piano quinquennale per l&#8217;attuazione in URSS dell&#8217;industrializzazione forzata , fu allora che partì la collettivizzazione e la confisca delle terre agricole . La repressione dei kulaki portò alle rivolte contadine nel Nord del Caucaso nel 1928, nel 1930, poi nel 1936 e nel 1940 a ridosso della Seconda guerra mondiale e del dilagare delle forze htleriane in Europa . In Armenia la &#8220;dekulakizzazione &#8221; fu particolarmente violenta e la collettivizzazione delle terre coinvolse dopo Primo piano quinquennale nel 1928 circa il 90% dei contadini. Lo sviluppo indistriale fu notevole anche se i costi umani furono altissimi nel clima cruento della Seconda guerra mondiale e dell&#8217;attacco di Hitler alla Russia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Caucaso dopo il Secondo conflitto mondiale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Collaborarono con Hitler alcune popolazioni del Caucaso del Nord, in particolare  Ceceni e  Ingusceti, anche se la maggioranza delle regioni del Caucaso rimase leale a Mosca. Nei confronti dei popolazioni che avevano collaborato con i tedeschi la reazione dei sovietici fu durissima, circa 1.000.000 di persone fu deportato in Siberia e in Asia centrale dal Nord e dal Sud del Caucaso con l&#8217;intento di modificare la composizione etnica del territori dopo la loro infedeltà. Neli anni Settanta ed Ottanta , tuttavia, si riaccesero i nazionalismi e le aperture di Gorbaciov ebbero esiti devastanti per la Russia. Nel 1991 a ridosso del crollo dell&#8217;URSS la Georgia si mosse verso un cammino di secessione unilaterale, seguì l&#8217;indipendenza dell&#8217;Armenia poi dell&#8217; Azerbagian. Dopo una lunga guerra contro i secessionisti Ceceni la  Federazione Russa ha riportato una vittoria con la presidenza Putin e l&#8217;elezione di Ramzan Kadirov a presidente della Cecenia  nel 2007 poi nel 2016 con il sostegno di Mosca. Oggi la situazione nel Caucaso è caratterizzata da grande frammentarietà territoriale e da una certa instabilità, la parte Settentrionale rimane all&#8217;interno della Federazione Russa, le regioni della Subcaucasia vivono un momento di difficile autonomia e di instabile neutralità, al centro di conflitti ed interessi tra Oriente ed Occidente. Nel Caucaso , infatti, si intersecano giganteschi interessi internazionali , antagonisti della Federazione Russa sono Gran Bretagna e Stati Uniti in primis,  la situazione attuale nella regione è determinata da fattori superstatuali ( Unione Europea, Nato, Osce) e da fattori substatuali ( multinazionali, Ong, lobby, organizzazioni criminali) che interagiscono fortemente,  rendendo precaria e debole la politica di queste popolazioni di frontiera tra Vicino Oriente e mondo euroasiatico, ancora al centro di vasti conflitti ed interessi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letteratu.it/2026/06/15/i-popoli-del-caucaso/">I popoli del Caucaso</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.letteratu.it">Letteratu.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il mondo e l&#8217;Occidente.</title>
		<link>https://www.letteratu.it/2026/06/05/il-mondo-e-loccidente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Immacolata Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 15:33:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.letteratu.it/?p=53825</guid>

					<description><![CDATA[<p>Luciano Canfora e l&#8217;altra storia del comunismo Il saggio di Luciano Canfora, Comunismo. Un’altra storia,  pubblicato da Feltrinelli nella collana Scintille  nel maggio 2026, sviluppa l&#8217;analisi attorno alla divaricazione di due filoni ideologici  del Comunismo ossia la nascita marxiana con il Manifesto del Partito Comunista nel 1848 e poi  la Rivoluzione d&#8217;Ottobre con la svolta di Lenin nel 1917. &#8230; <a href="https://www.letteratu.it/2026/06/05/il-mondo-e-loccidente/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Il mondo e l&#8217;Occidente."</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letteratu.it/2026/06/05/il-mondo-e-loccidente/">Il mondo e l&#8217;Occidente.</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.letteratu.it">Letteratu.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Luciano Canfora e l&#8217;altra storia del comunismo</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="261" height="193" src="https://www.letteratu.it/wp-content/uploads/2026/06/image.png" alt="" class="wp-image-53826" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il saggio di Luciano Canfora, <em>Comunismo. Un’altra storia, </em> pubblicato da Feltrinelli nella collana<em> Scintille</em>  nel maggio 2026, sviluppa l&#8217;analisi attorno alla divaricazione di due filoni ideologici  del Comunismo ossia la nascita marxiana con il <em>Manifesto del Partito Comunista</em> nel 1848 e poi  la Rivoluzione d&#8217;Ottobre con la svolta di Lenin nel 1917. La Rivoluzione bolscevica fissa un cambiamento ideologico, una sterzata antimperialista, anticolonialista, di opposizione alla supremazia  occidentale. Questo secondo filone ideologico del comunismo giungerebbe, nell&#8217;analisi di Canfora, fino ai nostri giorni, dandoci una chiave di lettura di quella che alcuni analisti definiscono oggi la &#8220;Terza guerra mondiale a pezzi&#8221;e che appare come l’epilogo di una lunga lotta dei popoli colonizzati contro i popoli colonizzatori e imperialistici dell&#8217;Occidente collettivo. Una storia lunga che svela la politica del mondo &#8220;democratico&#8221; e capitalistico nei confronti dei popoli sottomessi. L&#8217;analisi storica espressa nel libro definisce, pertanto, il concetto di comunismo come &#8220;processo inarrestabile di decolonizzazione&#8221; ancora in corso e ancora attuale, che è poi “lascito della Rivoluzione leninista” del 1917.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I due filoni o fasi del comunismo, di cui si è detto sopra, delineano, in buona sostanza, una visione non dogmatica del pensiero socialista ed evidenziano un conflitto dialettico all&#8217;interno del pensiero progressista e rivoluzionario in continua evoluzione. Questa evoluzione per il prof. Canfora si incentra su due parole-chiave :<strong><em>libertà</em></strong> ed <strong><em>uguaglianza</em></strong> . Il comunismo, nato come sogno europeo di libertà ed emancipazione della classe operaia dallo sfruttamento della borghesia capitalistica , incarnerà via via il concetto di uguaglianza tra i popoli, ereditando la teoria di Lenin che ha come fulcro la lotta antimperialista dei popoli oppressi contro il dominio coloniale dell&#8217;Occidente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma andiamo con ordine, tracciando le linee essenziali del libro di Canfora. La parte centrale del saggio contiene una puntuale ricerca sulle varie fasi della stesura del <em>Manifesto</em> di Marx ed Engels, coglie all&#8217;interno del testo alcune ambiguità e ripensamenti nel pensiero di Marx in merito al concetto di abolizione della proprietà privata e sulle modalità e i tempi dell&#8217;attuazione della rivoluzione in Europa. Engels , inoltre, è considerato il punto di riferimento della socialdemocrazia europea, infatti prima della rivoluzione del 1848 nei <em>Grundsatze des Kommunismus</em> ( novembre 1847) egli scrive che sarebbe desiderabile il superamento per via pacifica dell&#8217;assetto sociale capitalistico e che l&#8217;esperienza ha dimostrato, purtroppo, che le istanze del proletariato vengono represse con la violenza&#8221; da parte dei suoi avversari. Engels ha una concezione della storia umana come evoluzione, ineluttabilmente avviata verso il socialismo.  Marx è anch&#8217;egli influenzato dal Positivismo e dal determinismo darwiniano , tuttavia,  in alcune pagine afferma che la legge dell&#8217;evoluzione della storia &#8220;<em>può abbeviare o attenuare le doglie del parto&#8221;</em>. Questo aspetto di Marx sarà poi ripreso dal comunismo di Lenin, con l’accellerazione in senso rivoluzionario e in senso anticolonialista dell’ideologia marxista. Lenin auspica la lotta anticolonialista dei popoli contro l’imperialismo dell&#8217;Occidente  e possiamo constatare che tale visione è agli antipodi della visione espressa da una parte autorevole del socialismo europeo  tra fine Ottocento inizio Novecento. Quest’ultimo aderisce per paradosso  all&#8217;idea coloniale come fattore di progresso per gli stessi popoli colonizzati. Antonio Labriola marxista autorevole è, infatti,  un convinto assertore nella opportunità storica del colonialismo italiano come missione civilizzatrice nei confronti dei popoli dominati,  visione eurocentrica contrapposta alla visione più ampia di Lenin e di Rosa Luxemburg.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel libro di Canfora una data importante nella svolta del pensiero socialista è l’anno 1917. A partire da questa data ci sarà uno scontro senza esclusioni di colpi tra &#8220;l&#8217;ortodossia&#8221; socialdemocratica facente capo a pensiero di Engels e l&#8217;inedita rottura rivoluzionaria del pensiero leninista. Lenin riprende da Marx il concetto di &nbsp;rivoluzione come locomotiva della storia, enfatizza l&#8217;azione rivoluzionaria pratica ed immediata, si allontana da una visione deterministica di una evoluzione graduale della società. “L’altra storia del comunismo”, che è anche titolo emblematico del saggio in questione, &nbsp;in buona sostanza, rifiuta il riformismo in ambito politico e parlamentare tipico della socialdemocrazia tedesca. Lenin applica, al contrario, il concetto marxista della Comune parigina come modello di stato e rifiuta la partecipazione al governo borghese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 1917 dunque è un anno cruciale nella trattazione storica sviluppata nel saggio del prof. Canfora. Nella parte centrale del testo si fa riferimento agli anni successivi alla rivoluzione di ottobre  del 1917 e al conseguente intervento degli Stati europei in supporto delle truppe dello zar. Il contingente francese occupò Crimea e Odessa tra la fine del 1918 e tutto il 1919. L&#8217;entità degli aiuti militari da parte delle truppe &#8220;democratiche&#8221; a sostegno delle truppe zariste contro i bolscevichi fu il seguente: 40.000 britannici, due divisioni francesi, 50.000 uomini della legione cecoslovacca, due divisioni dalla Grecia, 70.000 giapponesi, 1500 italiani. La Polonia si offriva di marciare su Mosca e con essa corpi neonazisti operanti nel Baltico, i polacchi nel 1919 si dichiararono disposti a inviare contro i rivoluzionari russi mezzo milione di uomini, mentre truppe tedesche, pur avendo la Germania perso la guerra, &#8221; colonizzavano&#8221; le regioni russe del Baltico. Le sanzioni, il blocco continentale nel 1919 e l&#8217;intervento militare europeo a favore dei Bianchi miravano a piegare la Russia, segnando una frattura profonda tra il governo rivoluzionario e l’Europa. Questa contrapposizione dava una dolorosa conferma della teoria di Lenin sull&#8217;imperialismo europeo : &#8221; <em>non pago del grande massacro appena concluso con la Prima guerra mondiale, esso si avventava sul grande paese euroasiatico con il proposito di colonizzarlo&#8221;</em>. La Prima guerra mondiale su tali premesse fu definita da Lenin &#8221; <em>banditismo imperialista&#8221;</em> delle potenze Alleate per spartirsi il mondo in modo cinico e vorace. L&#8217;impero ottomano, infatti,  era stato frantumato ed in larga parte colonizzato (Siria , Libano, Iraq ecc) e,  allo stesso modo, con l&#8217;aiuto ai Bianchi,  con la conseguente frantumazione dell&#8217;impero russo in più stati, la colonizzazione della Russia diventava un progetto appetibile. Proprio a partire dal trauma del 1919 il leninismo ridefinì il nuovo volto del comunismo nel Novecento,  come unica possibile lotta per la decolonizzazione dei popoli sottomessi, contrari all’imperialismo dei popoli europei e dei loro eredi statunitensi. La politica interna della Russia si strutturò come politica improntata  ad una indiscriminata durezza simile a quella della Francia giacobina assediata nel 1793.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parte &nbsp;considerevole del saggio<em> Comunismo. Un’altra storia</em> è dedicata alla missione segreta del giovane diplomatico William Christian Bullitt, voluta da Wilson e dal primo ministro britannico David Lloyd George&nbsp;proprio nel 1919, &nbsp;per sondare i presupposti di una pace con la Russia di Lenin. La missione fallì per l&#8217;intervento di <strong>Giorgio Clemenceau</strong> primo ministro francese e di <strong>Arthur James Balfou</strong><strong>r</strong> ministro degli esteri britannico. Per Lenin il fallimento della missione ed il voltafaccia di Wilson furono un trauma non archiviabile, dopo la sua morte questa sfiducia fu alimentata nei decenni successivi dalla costante minaccia di guerra da parte dell&#8217;Occidente, dal dilagare del nazismo in Europa &nbsp;fino all&#8217;operazione Barbarossa di Hitler nel 1941. A tali episodi seguirono, come sappiamo, gli anni della Guerra fredda, poi dell&#8217;implosione dell&#8217;Urss e dell&#8217;allargamento della Nato ad Est ed infine del &nbsp;recente contrattacco russo in Ucraina nel 2022.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo il 1919, dunque, &nbsp;fu chiaro a molti il rischio di nuove ed imminenti guerre come effetto dell&#8217;impianto stesso del trattato di Versailles ( 8 giugno 1919). In una lettera Buillett notificò a Wilson le sue dimissioni per il fallimento della sua missione di pace che prevedeva, tra le altre cose, condizioni molto sfavorevoli per i russi e che comunque furono rifiutane dagli europei nella speranza di una disfatta definitiva della Russia di Lenin ad opera dei Bianchi, cosa che invece non avvenne. Buillett riferì al presidente Wilson tutte le storture sul piano del &#8221; riassetto postbellico dei confini”, imposti per accontentare la famelica Francia, il microimperialismo dell&#8217;Italia e le esigenze colonialiste del Regno Unito&#8221;. Tutto ciò era la sconfessione dei 14 punti del programma di pace di Wilson già presentato l&#8217;8 gennaio 1918 al Congresso degli Stati Uniti, &nbsp;al quale in tanti avevano prestato fede. Era altresì il fallimento di quello che era allora lo spirito della Società delle Nazioni, antenata dell&#8217;odierna ONU.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 17 settembre del 1919&nbsp; gli alleati rinunciarono a perseverare nella guerra contro la Russia per motivi legati ad opportunità politiche del momento: <em>&#8221; i rivoluzionari russi potevano fare quello che volevano purché non disturbassero gli stati vicini</em>&#8220;. Gli stati dell&#8217;Occidente nel 1919 non fecero fino in fondo la guerra preoccupati del malcontento delle loro popolazioni che volevano la smobilitazione e la pace. La guerra civile in Russia, attizzata dall&#8217;Occidente nel 1919 si concluse in modo favorevole ai russi. La lotta per la decolonizzazione nella prassi politica di Lenin poggiava sull&#8217;indipendenza delle nazioni e al tempo stesso sull&#8217;internazionalismo. Una prospettiva nuova per il socialismo tradizionale europeo. La lotta antimperialista era ben lontana dalla vecchia concezione eurocentrica, nessuno oggi può prevedere quanto ancora questa lotta durerà poiché essa sembra sia ancora in corso in Asia, Africa, in America Latina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riassumendo quelle che sono le linee essenziali tracciate nel saggio del prof. Luciano Canfora, possiamo dire che a ridosso della Rivoluzione bolscevica &nbsp;ci sono stati sostanzialmente tre tentativi di aggressione o contenimento da parte dell&#8217;Occidente armato nei confronti della Russia: nel 1919-1920 voluto da Clemenceau e Churchill, poi nel 1949 dopo Yalta, infine dopo la Guerra fredda nel 1991 con l&#8217;espansione della Nato ad Est. A partire dal primo attacco dell&#8217;Occidente alla Russia diventa cruciale l&#8217;analisi del pensiero politico di Lenin e della sua riflessione sulla &#8221; dittatura del proletariato&#8221; e del ritorno a quella che per alcuni era l&#8217;autentica lezione di Marx. Lenin si allontana sempre più dalle idee riformatrici-rivoluzionarie di Engels e della socialdemocrazia tedesca , prendendo le distanze dall&#8217;ottimismo della conquista del potere politico attraverso la pratica elettorale. La riflessione di Lenin si fa ancora più profonda dopo il fallimento della rivoluzione in Germania nel 1919, quando in lui prende corpo in modo deciso il concetto di comunismo come lotta al colonialismo e contrapposizione tra Occidente capitalistico e il Sud globale dei popoli sottomessi . A delineare in senso rigido la politica interna della Russia sarà poi il dilagare del nazifascismo in Europa tra il 1929 al 1933 e la conseguente lotta di Stalin contro Hitler nel 1945. La lotta russa al nazifascismo è ancora oggi elemento fondante della storia russa dell&#8217;ultimo secolo, essa struttura e condiziona la politica della Federazione russa e i suoi rapporti con l&#8217;Europa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo storico Toynbee nel 1956 ne <em>Il mondo e l&#8217;Occidente</em> scriverà: &#8220;<em>La lotta all&#8217;imperialismo dei popoli sottomessi prevede una rivoluzione che ormai è lontana dal riformismo socialdemocratico così come si è strutturato in Europa e nei paesi del capitalismo avanzato. Per quanto diversi possano essere gli uni dagli altri i popoli non occidentali in fatto di lingua, civiltà e religione, se un occidentale chiederà loro che opinione abbiano sull&#8217;Occidente, ne ricaverà sempre la stessa risposta: russi, musulmani, indù, cinesi, giapponesi e tutti gli altri saranno in ciò perfettamente concordi. L&#8217;Occidente , essi diranno, è stato l&#8217;aggressore capitale dei tempi moderni e ciascuno le potrà rinfacciare la propria esperienza di tale aggressione</em>&#8220;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla luce della storia del Novecento e delle guerre odierne, appare chiaro che il saggio <em>Comunismo. Un&#8217;altra storia»</em>&nbsp;sfida la narrazione storiografica ufficiale&nbsp;della fine del comunismo . Il comunismo, al contrario, nella sua evoluzione progressiva sembrerebbe più attivo e ancora in fieri, ricerca perseverante di un&#8217;effettiva attuazione del principio di uguaglianza degli stati e di democrazia, sforzo di indebolimento del dominio coloniale dell&#8217;Occidente a livello globale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letteratu.it/2026/06/05/il-mondo-e-loccidente/">Il mondo e l&#8217;Occidente.</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.letteratu.it">Letteratu.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Comunismo. Un&#8217;altra storia.</title>
		<link>https://www.letteratu.it/2026/06/04/53807/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Immacolata Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 11:03:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.letteratu.it/?p=53807</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il saggio di Luciano Canfora, pubblicato da Feltrinelli nella collana&#160;Scintille &#160;nel maggio 2026, sviluppa l&#8217;analisi attorno alla&#160;divaricazione di due filoni ideologici&#160; del Comunismo ossia la nascita marxiana con il&#160;Manifesto del Partito Comunista&#160;nel 1848 e poi &#160;la Rivoluzione d&#8217;Ottobre con la svolta di Lenin nel 1917. La Rivoluzione bolscevica fissa un cambiamento ideologico, una sterzata antimperialista, &#8230; <a href="https://www.letteratu.it/2026/06/04/53807/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Comunismo. Un&#8217;altra storia."</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letteratu.it/2026/06/04/53807/">Comunismo. Un&#8217;altra storia.</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.letteratu.it">Letteratu.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il saggio di Luciano Canfora, pubblicato da Feltrinelli nella collana<em>&nbsp;Scintille</em> &nbsp;nel maggio 2026, sviluppa l&#8217;analisi attorno alla&nbsp;divaricazione di due filoni ideologici&nbsp; del Comunismo ossia la nascita marxiana con il&nbsp;<em>Manifesto del Partito Comunista</em>&nbsp;nel 1848 e poi &nbsp;la Rivoluzione d&#8217;Ottobre con la svolta di Lenin nel 1917. La Rivoluzione bolscevica fissa un cambiamento ideologico, una sterzata antimperialista, anticolonialista, di opposizione alla supremazia &nbsp;occidentale. Questo secondo filone ideologico  giungerebbe, nell&#8217;analisi di Canfora, fino ai nostri giorni, dandoci una chiave di lettura di quella che alcuni analisti definiscono oggi la &#8220;Terza guerra mondiale a pezzi&#8221; e che appare come l&#8217;epilogo di una lunga lotta dei popoli colonizzati contro i popoli colonizzatori e imperialistici dell&#8217;Occidente collettivo. Una storia lunga che svela la politica del mondo &#8220;democratico&#8221; e capitalistico nei confronti dei popoli sottomessi. L&#8217;analisi storica espressa nel libro delinea, pertanto, il concetto di comunismo come &#8220;processo inarrestabile di decolonizzazione&#8221; ancora in corso e ancora attuale, che è poi  il &#8221; lascito della Rivoluzione leninista&#8221;  del 1917.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I due filoni o fasi del comunismo, di cui si è detto sopra, delineano in buona sostanza una visione non dogmatica del pensiero socialista in generale ed evidenziano un conflitto dialettico all&#8217;interno del pensiero progressista e rivoluzionario in continua evoluzione. Questa evoluzione per il prof. Canfora ha come  fondamento due parole-chiave : <strong><em>libertà</em></strong> ed <strong><em>uguaglianza</em></strong> . Nato come sogno europeo di libertà ed emancipazione della classe operaia dallo sfruttamento della borghesia capitalistica,  il comunismo incarnerà via via il concetto di uguaglianza tra i popoli, ereditando la teoria di Lenin che  ha come fulcro la lotta antimperialista dei popoli oppressi contro il dominio coloniale dell&#8217;Occidente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla luce della storia del Novecento e delle guerre odierne, potremmo dire che il saggio <em>Comunismo. Un&#8217;altra storia</em> &nbsp;sfida la narrazione storiografica ufficiale&nbsp;della fine del comunismo . Il comunismo, al contrario, nella sua evoluzione progressiva sembrerebbe più attivo che mai e ancora in fieri, ricerca perseverante di un&#8217;effettiva attuazione del principio di uguaglianza e di democrazia, sforzo di indebolimento del dominio coloniale dell&#8217;Occidente a livello globale. Proprio alla luce di questa chiave di lettura, nel saggio di Luciano Canfora si delinea in modo essenziale la storia dei rapporti tra Europa e Russia a partire dalla fine del Settecento fino agli inizi dell&#8217;Ottocento e al crollo dell&#8217;URSS e si spiegano a ridosso della Rivoluzione bolscevica i tre tentativi di aggressione o contenimento da parte dell&#8217;Occidente armato nei confronti della Russia. Il primo &nbsp;nel 1919-1920 voluto da Clemenceau e Churchill, poi nel 1949 dopo Yalta, infine dopo la Guerra fredda nel 1991 con l&#8217;espansione della Nato ad Est. Proprio a partire dal primo attacco dell&#8217;Occidente alla Russia nel 1919- 1920, diventa cruciale l&#8217;analisi del pensiero politico di Lenin,  della sua riflessione sulla &#8220;dittatura del proletariato&#8221; e del ritorno a quella che per alcuni è l&#8217;autentica lezione di Marx. Lenin in queste riflessioni si allontana  sempre più dalle idee riformatrici-rivoluzionarie di Engels e della socialdemocrazia tedesca, prendendo le distanze dall&#8217;ottimismo della conquista del potere politico attraverso la pratica elettorale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo storico Toynbee nel 1956 ne <em>Il mondo e l&#8217;Occidente</em> scriverà: &#8220;<em>La lotta all&#8217;imperialismo dei popoli sottomessi prevede una rivoluzione che ormai è lontana dal riformismo socialdemocratico così come si è strutturato in Europa e nei paesi del capitalismo avanzato. Per quanto diversi possano essere gli uni dagli altri i popoli non occidentali in fatto di lingua, civiltà e religione, se un occidentale chiederà loro che opinione abbiano sull&#8217;Occidente, ne ricaverà sempre la stessa risposta: russi, musulmani, indù, cinesi, giapponesi e tutti gli altri saranno in ciò perfettamente concordi. L&#8217;Occidente , essi diranno, è stato l&#8217;aggressore capitale dei tempi moderni e ciascuno le potrà rinfacciare la propria esperienza di tale agressione</em>&#8220;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dunque &nbsp;a partire dal trauma del 1919 &nbsp;si può dire che la politica di Lenin cambiò rotta ridefinendo &nbsp;il nuovo volto del comunismo come unica possibile lotta per la decolonizzazione dei popoli sottomessi contro l&#8217;imperialismo dei popoli europei e dei loro eredi statunitensi. La politica della Russia si strutturò come politica interna improntata ad una indiscriminata durezza simile a quella della Francia giacobina assediata nel 1793. <em>L’altra storia del comunismo, </em>&nbsp;a cui il titolo del libro fa riferimento,  è esattamente quella basata su una ricostruzione storica ed evolutiva del comunismo nel corso del Novecento e ne chiarisce il senso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letteratu.it/2026/06/04/53807/">Comunismo. Un&#8217;altra storia.</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.letteratu.it">Letteratu.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
