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	<description>Scrittori e scritture in rete</description>
	<lastBuildDate>Mon, 31 Aug 2026 12:37:16 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Il crimine e la banalità</title>
		<link>https://www.letteratu.it/2026/08/31/il-crimine-e-la-banalita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Immacolata Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 09:47:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le origini di un male che non ha origine Le origini del male di You-jeong Jeong si apre con la narrazione di un giovane uomo che erroneamente crede di soffrire di epilessia, in modo inspiegabile odia sua madre che lo controlla per evitare che possa farsi del male durante gli attacchi della malattia. Il giovane &#8230; <a href="https://www.letteratu.it/2026/08/31/il-crimine-e-la-banalita/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Il crimine e la banalità"</span></a></p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="294" height="180" src="https://www.letteratu.it/wp-content/uploads/2026/08/image-2.png" alt="" class="wp-image-53939" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Le origini di un  male che non ha origine</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Le origini del male</em> di You-jeong Jeong si apre con la narrazione di un giovane uomo che  erroneamente crede di soffrire di epilessia, in modo inspiegabile odia sua madre che lo controlla per evitare che possa farsi del male durante gli attacchi della malattia. Il giovane decide di non curarsi per una sorta di vendetta, di rancore e di sfida nei confronti della madre e della sua patologia. Il protagonista appare fin da subito strano, freddo, anaffettivo, dotato di indole criminale che nel corso della narrazione diventerà sempre più evidente. Un personaggio non empatico, cinico, che non attrae le simpatie del lettore per i suoi tratti caratteriali e antisociali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tecnica dello straniamento</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo il matricidio e altri suoi omicidi efferati, il protagonista scopre da sè la propria natura psicopatica e pericolosa, ripercorrendo le tappe fondamentali della sua vita attraverso la tecnica dello &#8220;straniamento&#8221;: legge il diario della madre e capisce da se stesso il suo vero problema. Yu-jin è una mente malata , odiatore del mondo intero, essere egocentrico che vive in una dimensione distorna, priva di valori e di umanità. Un essere barbarico e istintivo eppure profondamente razionale nei comportamenti. In chiave simbolica il testo è l&#8217;allegoria di una società bestiale e cinica nella quale l&#8217;omicida risulterà vincente e sopravviverà a danno delle sue vittime sacrificali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra psicologia e erotismo</p>



<p class="wp-block-paragraph">La narrazione è ben congegnata e strutturata a metà strada tra un un thriller psicologico ed un thriller a sfondo erotico, incute disgusto nel lettore, più che terrore. Un libro di pura cattiveria , in cui l&#8217;eroe negativo suscita sentimenti di ostilità nei suoi confronti, lascia vulnerabili, senza parola ed in balia di forze del male senza possibilità di giustizia e compensazione . Una narrazione realistica , pessimistica, dove il male trionfa e  vince come nella realtà vera. Il libro con le dovute differenze ideologiche, rimanda al romanzo erotico del Settecento del marchese de Sade (1740–1814). Anche se in modo meno profondo, senza alcun accenno di denuncia sociale, <em>Le origini del male</em>  ruota attorno a una provocazione radicale: usare la narrazione violenta per sostenere una filosofia materialista, anti-moralista, in cui la “natura” giustifica il libero sfogo di istinti animaleschi e patologici della perversione .</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217; allegoria di un mondo brutale </p>



<p class="wp-block-paragraph">E&#8217; il tripudio della violenza fine a se stessa , ingiustificabile, non spiegabile neppure come diretta conseguenza di un trauma subito dal protagonista negli anni della sua fanciullezza, esso appare unicamente un utile espediente narrativo. Il trauma infantile, infatti, è come imposto al lettore nel corso della narrazione ma risulta , tuttavia, poco convincente ai fini di una giustificazione della mente criminale del personaggio; crea una sorta di distanza tra il romanzo superficiale della scrittrice coreana e la grande narrativa del Settecento e Ottocento di Sade, il cui il protagonista era disperato e quasi perdente, affermando per antifrasi la sua moralità e denuncia sociale. Qui invece è il &#8220;vuoto cosmico&#8221;, la natura istintuale e distruttiva del giovane uomo trova solo un modo per affermare se stessa, la propria supremazia sugli altri, adottando gli strumenti di una fredda e potente razionalità criminale, finalizzata all&#8217;affermazione ed al dominio sugli altri . E&#8217; la metafora di un mondo brutale, distorto, senza redenzione, dove ogni forma di moralità risulta vulnerabile e perdente. Quello del libro è un mondo osceno in cui la lealtà non è un valore ma un limite umano che conduce inevitabilmente alla sconfitta. L&#8217;immoralità e la crudeltà , la banalità del male, al contrario, appaiono vincenti, registrano la vittoria sugli altri in un gioco assurdo e fine a se stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stile antilirico</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prosa asciutta del testo , in alcuni tratti  fa a calci  con frasi che sfiorano movenze liriche, che tuttavia  non riescono a trovare lo spazio  dei sentimenti in un mondo buio e cinico: <em>un faro di luce danza nella notte, un cielo dove la luce delle stelle piove addosso, una densa oscurità di cui ne porti via un pezzo con un cucchiaio</em>,  fanno da sfondo e sono come  funzionali ad uno scenario prosastico e Noir senza suscitare emozioni. Il testo è lo specchio di una filosofia del male, dove  vizio,  spietatezza e  crudeltà trionfano a danno della virtù,  della moralità e dei sentimenti. Il romanzo vuole  mostrarci la perversione del protagonista ma essa stessa non  impressiona, rimane quasi ai margini , sembra di maniera. In ogni pagina è un trionfo della sola malvagità onirica e della patologia clinica. </p>



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		<title>I convitati di pietra , Michele Mari</title>
		<link>https://www.letteratu.it/2026/08/01/i-convitati-di-pietra-michele-mari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Immacolata Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2026 17:34:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="1280" height="720" src="https://www.letteratu.it/wp-content/uploads/2026/08/image-1.png" alt="" class="wp-image-53904" srcset="https://www.letteratu.it/wp-content/uploads/2026/08/image-1.png 1280w, https://www.letteratu.it/wp-content/uploads/2026/08/image-1-768x432.png 768w, https://www.letteratu.it/wp-content/uploads/2026/08/image-1-1200x675.png 1200w" sizes="(max-width: 709px) 85vw, (max-width: 909px) 67vw, (max-width: 1362px) 62vw, 840px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">E&#8217; la storia di una III classe del liceo classico Berchet di Milano, dopo il diploma del 1975 i compagni stipulano un «patto sciagurato», quello di versare una quota in un fondo comune; la somma andrà ai tre ultimi sopravvissuti. La vicenda si sviluppa in un clima di competitività, di lotta per la sopravvivenza, di cinismo e meschinità. Una storia velata di malinconia e crudeltà, paradossale e realistica al tempo stesso, che si snoda lungo il corso dell&#8217;intera esistenza dei personaggi, tristi come la vita stessa . Il testo invita alla riflessione sull&#8217; ineluttabile destino umano di senescenza e di morte, sulla grettetta ed avidità umana. Il desiderio di sopravvivere, di affermare se stessi , incidere nel mondo con la propria presenza , trasforma alcuni amici in assassini, altri in personaggi meschini o immorali. La vicenda copre un arco temporale che va dai diciannovenni del 1975 fino ai novant’anni del 2053, con un epilogo che recupera in extremis elementi edificanti, nell&#8217;accettazione di una esistenza &#8220;matrigna&#8221;, portatrice di un destino inesorabile di senesenza e alla quale è doveroso dare un senso, qualunque esso sia .</p>



<p class="wp-block-paragraph">Michele Mari esplora diversi temi profondi: quello del tempo e della morte, dell&#8217;irrazionalità e dell&#8217;istinto umano, della moralità e della corruzione, dell&#8217;amicizia e della meschinità. Il tutto si carica di un&#8217;atmosfera per  molti aspetti nichilista. <em>I convitati di pietra </em>è, dunque,  un romanzo nero con venature filosofiche esistenziali, improntate su una concezione sostanzialmente pessimistica dell&#8217;esistenza umana e dei rapporti sociali. La narrazione postmoderna è densa di richiami alla letteratura, al cinema e ai fumetti. Il tono oscilla tra la comicità e il dramma, il paradosso e la cruda realtà, con venature sarcastiche e caricaturali, senza eroi e senza forti protagonisti. Il finale appare coerente con una visione realistica, con la concezione negativa dei rapporti umani,  in cui l&#8217;arte e la ricerca potrebbero avere quasi una funzione positica , catartica e di riscatto di esistenze  fallimentari. Un epilogo  velato , tuttavia,  di sfumature ironiche,  che lascia dietro di sè un destino di morte,  senescenza e malattia e in cui l&#8217;intera somma accumulata viene devoluta dal vincitore ad una nobile Associazione  di ricerca, di  memoria storica, per promuovere la vita e l&#8217;opera  di Gene Hackman , un attore americano. <a href="https://premiostrega.it/PS/libro/i-convitati-di-pietra/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il romanzo mette in scena un «campionario umano» della borghesia milanese della generazione dei <em>boomer</em>, dove ogni personaggio è portatore di ambizioni, competitività , di rivalità, ma anche di fragilità e ossessioni personali. E&#8217; un campionario di esistenze, una carrellata di personaggi di vario tipo: la ninfomane, la vedova con due figli scioperati da mantenere che lotta per la sua sopravvivenza, il ludopatico che scommette sui cavalli sperperando il lascito dei genitori , ed ancora, il vigliacco bullizzato che sviluppa odio e tendenze omicide, il leader super privilegiato che, invece, vuole potere e controllo su tutto. Una società di puttanieri, di drogati, riciclatori di denaro sporco, di gestori di autosaloni miliardari. C&#8217;è l&#8217;ambizioso amministratore del tesoretto, ai vertici della scala sociale per prestigio e condizione economica. Rivadeneyra è il leader del gruppo e controlla il gioco crudele di quella lotteria privata. Brodo è un personaggio inquietante, macabro, debole e grottesco allo stesso tempo, con tendenze criminali. Dedito alla pornografia e alla depravazione, appare ossessionato dal sesso ed incapace qualsiasi contatto equilibrato con il genere femminile. Semprini, ossessionato dalla filmografia di Gene Hackman, è il personaggio probabilmente più vicino all&#8217;autore stesso, dedica la sua esistenza ad un&#8217;attività artistica a titolo gratuito, senza scopi immediatamente pratici ma per i fini della ricerca e della conoscenza. E&#8217;colui al quale andranno nel 2053 le ricchezze accumulate negli anni con le quote versate dai compagni e i relativi investimenti delle somme investite del capitale. E&#8217; però anch&#8217;egli parte integrante del cinico e squallido gioco della riffa, anche se il suo scopo appare edificante rispetto a quello degli altri. I personaggi femminili la <strong>Ricci</strong>, <strong>la Podestà</strong>,  <strong>la Migliavacca, la Bathory</strong> sono l&#8217;emblema di una generazione di baby boomer piene di contraddizioni e di fragilità tra emancipazione e conformismo . Una società fatta di &#8220;picari&#8221; e borghesi, corrotti fino all&#8217;osso e alla ricerca di denaro e visibilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I compagni di scuola sembrano muoversi nello spazio sincretico della &#8220;permanenza&#8221; nel passato e,  al tempo stesso,  nel ritmo progressivo e  involutivo della loro esistenza, bloccati come in un tempo mitico della giovinezza e, al contempo, travolti dal tempo storico della cattiveria e della corruzione che  annienta ogni forma di purezza e ingenuità primigenia.<a href="https://ilmestieredileggereblog.com/2026/04/25/michele-mari-i-convitati-di-pietra-la-scommessa-del-tempo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a> Si illudono nella loro &#8220;follia&#8221; di poter tenere lontana la morte e la vecchiaia col  gioco della competizione e della lotta adulta e cattiva per la sopravvivenza e l&#8217;accumulo del &#8220;tesoro&#8221; della riffa.   Il finale rivela l&#8217;amara consapevolezza dell&#8217;ultimo superstite Semprini : ora che può disporre del cospicuo montepremi costituitosi in settantotto anni, prova imbarazzo, rimpianto, rinuncerebbe alla vincita pur di riportare in vita alcuni compagni e  rivivere la propria giovinezza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il testo va letto, dunque, in chiave anche sociologica oltre che filosofico- esistenziale. Partendo dalla esaltazione giovanile e di speranza dei personaggi giunge ad un sostanziale nichilismo, in cui tutto appare privo di senso, irrazionale e assurdo, una ridicola corsa verso il niente. L&#8217;epilogo edificante appare ben poca cosa , nel maniacale intento del personaggio sopravvissuto e vincitore dell&#8217;enorme patrimonio, di diffondere nel mondo la conoscenza e l&#8217;opera di un attore americano di nome Gene Hackman, considerato &#8220;patrimonio dell&#8217;umanità&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://scrittoriprecari.wordpress.com/2013/09/11/intervista-a-michele-mari/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<h2 class="wp-block-heading"><a href="https://poetarumsilva.com/2020/11/18/appunti-su-michele-mari-edoardo-pisani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.allegoriaonline.it/PDF/4860.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<h2 class="wp-block-heading"><a href="https://journals.us.edu.pl/index.php/RS/article/download/9960/7750" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://thesis.unipd.it/retrieve/0829b823-9748-45d4-81d5-82375c1f9a2f/Contiero_Samuele.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://thesis.unipd.it/retrieve/0829b823-9748-45d4-81d5-82375c1f9a2f/Contiero_Samuele.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://laletteraturaenoi.it/2026/07/08/i-convitati-di-pietra-di-michele-mari-scendere-a-patti-con-il-futuro-per-non-vivere/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>
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		<title>I popoli del Caucaso</title>
		<link>https://www.letteratu.it/2026/06/15/i-popoli-del-caucaso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Immacolata Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 17:51:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Caucaso, crocevia tra Occidente e Oriente, nel corso dei millenni è stato investito da incursioni di vari popoli che hanno lasciato tracce del loro passaggio. Per una breve ma puntuale storia del Caucaso, utile riferimento è Breve storia del Caucaso di Aldo Ferrari, il suo lavoro scientifico è al contempo esaustivo ed agevole per &#8230; <a href="https://www.letteratu.it/2026/06/15/i-popoli-del-caucaso/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "I popoli del Caucaso"</span></a></p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="640" height="542" src="https://www.letteratu.it/wp-content/uploads/2026/06/image-1.png" alt="" class="wp-image-53863" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il Caucaso, crocevia tra Occidente e Oriente, nel corso dei millenni è stato investito da incursioni di vari popoli che hanno lasciato tracce del loro passaggio. Per una breve ma puntuale storia del Caucaso, utile riferimento è <em>Breve storia del Caucaso</em> di Aldo Ferrari, il suo lavoro scientifico è al contempo esaustivo ed agevole per comprendere la storia di queste popolazioni. Gli imperi che dall&#8217;Alto Medioevo hanno dominato la regione lottando tra loro sono stati essenzialmente tre: impero bizantino, impero persiano, impero dei turchi ottomani. La lotta tra impero iranico e quello ottomano nella regione del Caucaso fu uno scontro anche tra sciiti iraniani e sunniti ottomani, dal XVI secolo con la dinastia <strong>Safavide</strong>  i persiani, infatti, si erano convertiti allo sciismo. Dal 1700 iniziò nel Caucaso la penetrazione russa con Pietro il Grande e proseguì nei secoli successivi anche dopo il crollo dell&#8217;Impero zarista con la Russia Sovietica . La penetrazione Occidentale nel Caucaso, dagli esiti non scontati, si è intensificata dopo il crollo dell&#8217;URSS e si sta rivelando più difficile di quanto previsto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le tappe di un percorso storico nell&#8217;antichità e nel Medioevo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;antichità i popoli del Caucaso subirono un processo di parziale ellenizzazione prima di entrare in contatto con i Romani; la lotta per il controllo del Vicino Oriente tra Parti e Romani coinvolse essenzialmente le regioni della Subcaucasia che  nel II e III secolo d.c. subì  la dominazione iranica, dopo la relativa diffusione della cultura greco-romana del periodo precedente. Nel IV secolo i popoli del Caucaso del Sud si convertirono al Cristianesimo e ciò conflisse con li interessi geopolitici dell&#8217;Impero Sasanide &#8220;erede&#8221; dei Parti. I rapporti tra il Caucaso e Costantinopoli non furono agevoli e la civiltà cristiana di questi popoli della regione fu alquanto originale  rispetto alla civiltà bizantina.   In epoca feudale il Caucaso settentrionale subì l&#8217;invasione di Unni, Alani, Goti e altre popolazioni  riunite sotto la denominazione di popoli <em>&#8220;turchi&#8221;</em>, anche se tale dominazione generica non appare del tutto corretta. La conquista araba nel VII secolo, intanto,  pose fine al loro contrasto tra l&#8217;impero persiano e  quello bizantino, dal momento che il Caucaso divenne una provincia dell&#8217;immenso califfato musulmano. Con il declino del Califfato nel IX secolo la Georgia e l&#8217;Armenia si costituirono principati indipendenti, il carattere cristiano della regione  subì ugualmente un indebolimento. E&#8217; certo che la regione Subcaucasica si inserì più attivamente nel commercio proprio in seguito alla conquista del Califfato arabo che , pertanto, contribuì all&#8217;avvento di uno dei periodi più brillanti della sua storia. La popolazione turca fece la sua comparsa nel Caucaso nel sec XI rafforzando l&#8217;islamizzazione della regione che perdurò anche con l&#8217;invasione mongola a partire dal XIII secolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Caucaso e la penetrazione Russa a partire dal 1500</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453 e fino all&#8217;arrivo dei Russi gran parte del Caucaso si ritrovò isolata dal mondo cristiano, esso fu terreno di scontro tra due grandi imperi musulmani: quello persiano e quello ottomano, il primo sciita ed il secondo sunnita. La penetrazione Russa fu lenta a partire dalla seconda metà del 1500 con Ivan IV il Terribile e durò per più di due secoli . La Russia tendeva a proporsi come protettrice dei popoli cristiani della regione in Georgia e Armenia, tale strumento religioso fu adoperato anche successivamente da Pietro il Grande (1676-1725). La Russia per decenni consolidò la sua posizione nel Caucaso del Nord poi penetrò nel Caucaso del Sud ed occupò Baku nel 1796 , poi Derbent, Tblisi e  annesse la Georgia nel 1801. La conquista dell&#8217;intera Transcaucasia e Subcaucasia vide lo scontro dei Russi da una parte e dei Persiani e Ottomani dall&#8217;altra. Per circa tre decenni lo zar fu impegnato nel Caucaso ma anche sul fronte europeo con le guerre napoleoniche e la Guerra di Crimea, in quest&#8217;ultima erano alleati francesi , inglesi ed ottomani. Le guerre per stabilizzare il Caucaso settentrionale ( Cecenia e Daghestan) di comune fede islamica, durarono circa mezzo secolo, nei quali non di rado la Russia andò incontro ad insuccessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Caucaso e la Russia sovietica</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo lo scoppio della Rivoluzione Russa del febbraio 1917 la maggior parte delle popolazioni del Caucaso del Nord e Sud sfruttò l&#8217;occasione per tentare di sottrarsi alla dominazione russa ma anche  adottare un ordinamento di tipo federale all&#8217;interno della Russia Sovietica. Nella Transcaucasia ( ex Subcaucasia) gli inglesi si insediarono a ridosso della Prima Guerra Mondiale, quando appoggiarono i Bianchi contro i bolscevichi e favorendo l&#8217;indipendenza della regione caucasica. Nel 1920- 1921 l&#8217; Armata Rossa riconquistò la Transcaucasia a Sud, unificando Armenia, Azerbaigian e Georgia in un&#8217;unica repubblica e creando anche a Nord la Repubblica Socialista Sovietica autonoma dei montanari del Caucaso . La Russia Sovietica degli anni Trenta elaborò intanto una dottrina che faceva riferimento <em>all&#8217;unione dei popoli del Caucaso</em> e all&#8217;<em>amicizia secolare </em>tra i popoli, prendendo  distanze dal rapporto di tipo coloniale di epoca zarista e facendo riferimento ad un internazionalismo ideologico di stampo leninista. Si volle che tutti i popoli sovietici godessero di pari diritti e che si eliminassero antagonismi nazionali , cooptando classi dirigenti nella politica russa.  Mosca tuttavia era oscillante tra accettazione e rifiuto del principio di autonomia nazionale su base etnica, per una evidente necessità di accentramento amministrativo. Ad un periodo di relativo liberalismo degli anni Venti nel Caucaso, subentrò un periodo di repressione a partire dal 1928 ed in coincidenza con il Primo piano quinquennale per l&#8217;attuazione in URSS dell&#8217;industrializzazione forzata , fu allora che partì la collettivizzazione e la confisca delle terre agricole . La repressione dei kulaki portò alle rivolte contadine nel Nord del Caucaso nel 1928, nel 1930, poi nel 1936 e nel 1940 a ridosso della Seconda guerra mondiale e del dilagare delle forze htleriane in Europa . In Armenia la &#8220;dekulakizzazione &#8221; fu particolarmente violenta e la collettivizzazione delle terre coinvolse dopo Primo piano quinquennale nel 1928 circa il 90% dei contadini. Lo sviluppo indistriale fu notevole anche se i costi umani furono altissimi nel clima cruento della Seconda guerra mondiale e dell&#8217;attacco di Hitler alla Russia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Caucaso dopo il Secondo conflitto mondiale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Collaborarono con Hitler alcune popolazioni del Caucaso del Nord, in particolare  Ceceni e  Ingusceti, anche se la maggioranza delle regioni del Caucaso rimase leale a Mosca. Nei confronti dei popolazioni che avevano collaborato con i tedeschi la reazione dei sovietici fu durissima, circa 1.000.000 di persone fu deportato in Siberia e in Asia centrale dal Nord e dal Sud del Caucaso con l&#8217;intento di modificare la composizione etnica del territori dopo la loro infedeltà. Neli anni Settanta ed Ottanta , tuttavia, si riaccesero i nazionalismi e le aperture di Gorbaciov ebbero esiti devastanti per la Russia. Nel 1991 a ridosso del crollo dell&#8217;URSS la Georgia si mosse verso un cammino di secessione unilaterale, seguì l&#8217;indipendenza dell&#8217;Armenia poi dell&#8217; Azerbagian. Dopo una lunga guerra contro i secessionisti Ceceni la  Federazione Russa ha riportato una vittoria con la presidenza Putin e l&#8217;elezione di Ramzan Kadirov a presidente della Cecenia  nel 2007 poi nel 2016 con il sostegno di Mosca. Oggi la situazione nel Caucaso è caratterizzata da grande frammentarietà territoriale e da una certa instabilità, la parte Settentrionale rimane all&#8217;interno della Federazione Russa, le regioni della Subcaucasia vivono un momento di difficile autonomia e di instabile neutralità, al centro di conflitti ed interessi tra Oriente ed Occidente. Nel Caucaso , infatti, si intersecano giganteschi interessi internazionali , antagonisti della Federazione Russa sono Gran Bretagna e Stati Uniti in primis,  la situazione attuale nella regione è determinata da fattori superstatuali ( Unione Europea, Nato, Osce) e da fattori substatuali ( multinazionali, Ong, lobby, organizzazioni criminali) che interagiscono fortemente,  rendendo precaria e debole la politica di queste popolazioni di frontiera tra Vicino Oriente e mondo euroasiatico, ancora al centro di vasti conflitti ed interessi.</p>
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		<title>Il mondo e l&#8217;Occidente.</title>
		<link>https://www.letteratu.it/2026/06/05/il-mondo-e-loccidente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Immacolata Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 15:33:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Luciano Canfora e l&#8217;altra storia del comunismo Il saggio di Luciano Canfora, Comunismo. Un’altra storia,  pubblicato da Feltrinelli nella collana Scintille  nel maggio 2026, sviluppa l&#8217;analisi attorno alla divaricazione di due filoni ideologici  del Comunismo ossia la nascita marxiana con il Manifesto del Partito Comunista nel 1848 e poi  la Rivoluzione d&#8217;Ottobre con la svolta di Lenin nel 1917. &#8230; <a href="https://www.letteratu.it/2026/06/05/il-mondo-e-loccidente/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Il mondo e l&#8217;Occidente."</span></a></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Luciano Canfora e l&#8217;altra storia del comunismo</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="261" height="193" src="https://www.letteratu.it/wp-content/uploads/2026/06/image.png" alt="" class="wp-image-53826" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il saggio di Luciano Canfora, <em>Comunismo. Un’altra storia, </em> pubblicato da Feltrinelli nella collana<em> Scintille</em>  nel maggio 2026, sviluppa l&#8217;analisi attorno alla divaricazione di due filoni ideologici  del Comunismo ossia la nascita marxiana con il <em>Manifesto del Partito Comunista</em> nel 1848 e poi  la Rivoluzione d&#8217;Ottobre con la svolta di Lenin nel 1917. La Rivoluzione bolscevica fissa un cambiamento ideologico, una sterzata antimperialista, anticolonialista, di opposizione alla supremazia  occidentale. Questo secondo filone ideologico del comunismo giungerebbe, nell&#8217;analisi di Canfora, fino ai nostri giorni, dandoci una chiave di lettura di quella che alcuni analisti definiscono oggi la &#8220;Terza guerra mondiale a pezzi&#8221;e che appare come l’epilogo di una lunga lotta dei popoli colonizzati contro i popoli colonizzatori e imperialistici dell&#8217;Occidente collettivo. Una storia lunga che svela la politica del mondo &#8220;democratico&#8221; e capitalistico nei confronti dei popoli sottomessi. L&#8217;analisi storica espressa nel libro definisce, pertanto, il concetto di comunismo come &#8220;processo inarrestabile di decolonizzazione&#8221; ancora in corso e ancora attuale, che è poi “lascito della Rivoluzione leninista” del 1917.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I due filoni o fasi del comunismo, di cui si è detto sopra, delineano, in buona sostanza, una visione non dogmatica del pensiero socialista ed evidenziano un conflitto dialettico all&#8217;interno del pensiero progressista e rivoluzionario in continua evoluzione. Questa evoluzione per il prof. Canfora si incentra su due parole-chiave :<strong><em>libertà</em></strong> ed <strong><em>uguaglianza</em></strong> . Il comunismo, nato come sogno europeo di libertà ed emancipazione della classe operaia dallo sfruttamento della borghesia capitalistica , incarnerà via via il concetto di uguaglianza tra i popoli, ereditando la teoria di Lenin che ha come fulcro la lotta antimperialista dei popoli oppressi contro il dominio coloniale dell&#8217;Occidente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma andiamo con ordine, tracciando le linee essenziali del libro di Canfora. La parte centrale del saggio contiene una puntuale ricerca sulle varie fasi della stesura del <em>Manifesto</em> di Marx ed Engels, coglie all&#8217;interno del testo alcune ambiguità e ripensamenti nel pensiero di Marx in merito al concetto di abolizione della proprietà privata e sulle modalità e i tempi dell&#8217;attuazione della rivoluzione in Europa. Engels , inoltre, è considerato il punto di riferimento della socialdemocrazia europea, infatti prima della rivoluzione del 1848 nei <em>Grundsatze des Kommunismus</em> ( novembre 1847) egli scrive che sarebbe desiderabile il superamento per via pacifica dell&#8217;assetto sociale capitalistico e che l&#8217;esperienza ha dimostrato, purtroppo, che le istanze del proletariato vengono represse con la violenza&#8221; da parte dei suoi avversari. Engels ha una concezione della storia umana come evoluzione, ineluttabilmente avviata verso il socialismo.  Marx è anch&#8217;egli influenzato dal Positivismo e dal determinismo darwiniano , tuttavia,  in alcune pagine afferma che la legge dell&#8217;evoluzione della storia &#8220;<em>può abbeviare o attenuare le doglie del parto&#8221;</em>. Questo aspetto di Marx sarà poi ripreso dal comunismo di Lenin, con l’accellerazione in senso rivoluzionario e in senso anticolonialista dell’ideologia marxista. Lenin auspica la lotta anticolonialista dei popoli contro l’imperialismo dell&#8217;Occidente  e possiamo constatare che tale visione è agli antipodi della visione espressa da una parte autorevole del socialismo europeo  tra fine Ottocento inizio Novecento. Quest’ultimo aderisce per paradosso  all&#8217;idea coloniale come fattore di progresso per gli stessi popoli colonizzati. Antonio Labriola marxista autorevole è, infatti,  un convinto assertore nella opportunità storica del colonialismo italiano come missione civilizzatrice nei confronti dei popoli dominati,  visione eurocentrica contrapposta alla visione più ampia di Lenin e di Rosa Luxemburg.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel libro di Canfora una data importante nella svolta del pensiero socialista è l’anno 1917. A partire da questa data ci sarà uno scontro senza esclusioni di colpi tra &#8220;l&#8217;ortodossia&#8221; socialdemocratica facente capo a pensiero di Engels e l&#8217;inedita rottura rivoluzionaria del pensiero leninista. Lenin riprende da Marx il concetto di &nbsp;rivoluzione come locomotiva della storia, enfatizza l&#8217;azione rivoluzionaria pratica ed immediata, si allontana da una visione deterministica di una evoluzione graduale della società. “L’altra storia del comunismo”, che è anche titolo emblematico del saggio in questione, &nbsp;in buona sostanza, rifiuta il riformismo in ambito politico e parlamentare tipico della socialdemocrazia tedesca. Lenin applica, al contrario, il concetto marxista della Comune parigina come modello di stato e rifiuta la partecipazione al governo borghese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 1917 dunque è un anno cruciale nella trattazione storica sviluppata nel saggio del prof. Canfora. Nella parte centrale del testo si fa riferimento agli anni successivi alla rivoluzione di ottobre  del 1917 e al conseguente intervento degli Stati europei in supporto delle truppe dello zar. Il contingente francese occupò Crimea e Odessa tra la fine del 1918 e tutto il 1919. L&#8217;entità degli aiuti militari da parte delle truppe &#8220;democratiche&#8221; a sostegno delle truppe zariste contro i bolscevichi fu il seguente: 40.000 britannici, due divisioni francesi, 50.000 uomini della legione cecoslovacca, due divisioni dalla Grecia, 70.000 giapponesi, 1500 italiani. La Polonia si offriva di marciare su Mosca e con essa corpi neonazisti operanti nel Baltico, i polacchi nel 1919 si dichiararono disposti a inviare contro i rivoluzionari russi mezzo milione di uomini, mentre truppe tedesche, pur avendo la Germania perso la guerra, &#8221; colonizzavano&#8221; le regioni russe del Baltico. Le sanzioni, il blocco continentale nel 1919 e l&#8217;intervento militare europeo a favore dei Bianchi miravano a piegare la Russia, segnando una frattura profonda tra il governo rivoluzionario e l’Europa. Questa contrapposizione dava una dolorosa conferma della teoria di Lenin sull&#8217;imperialismo europeo : &#8221; <em>non pago del grande massacro appena concluso con la Prima guerra mondiale, esso si avventava sul grande paese euroasiatico con il proposito di colonizzarlo&#8221;</em>. La Prima guerra mondiale su tali premesse fu definita da Lenin &#8221; <em>banditismo imperialista&#8221;</em> delle potenze Alleate per spartirsi il mondo in modo cinico e vorace. L&#8217;impero ottomano, infatti,  era stato frantumato ed in larga parte colonizzato (Siria , Libano, Iraq ecc) e,  allo stesso modo, con l&#8217;aiuto ai Bianchi,  con la conseguente frantumazione dell&#8217;impero russo in più stati, la colonizzazione della Russia diventava un progetto appetibile. Proprio a partire dal trauma del 1919 il leninismo ridefinì il nuovo volto del comunismo nel Novecento,  come unica possibile lotta per la decolonizzazione dei popoli sottomessi, contrari all’imperialismo dei popoli europei e dei loro eredi statunitensi. La politica interna della Russia si strutturò come politica improntata  ad una indiscriminata durezza simile a quella della Francia giacobina assediata nel 1793.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parte &nbsp;considerevole del saggio<em> Comunismo. Un’altra storia</em> è dedicata alla missione segreta del giovane diplomatico William Christian Bullitt, voluta da Wilson e dal primo ministro britannico David Lloyd George&nbsp;proprio nel 1919, &nbsp;per sondare i presupposti di una pace con la Russia di Lenin. La missione fallì per l&#8217;intervento di <strong>Giorgio Clemenceau</strong> primo ministro francese e di <strong>Arthur James Balfou</strong><strong>r</strong> ministro degli esteri britannico. Per Lenin il fallimento della missione ed il voltafaccia di Wilson furono un trauma non archiviabile, dopo la sua morte questa sfiducia fu alimentata nei decenni successivi dalla costante minaccia di guerra da parte dell&#8217;Occidente, dal dilagare del nazismo in Europa &nbsp;fino all&#8217;operazione Barbarossa di Hitler nel 1941. A tali episodi seguirono, come sappiamo, gli anni della Guerra fredda, poi dell&#8217;implosione dell&#8217;Urss e dell&#8217;allargamento della Nato ad Est ed infine del &nbsp;recente contrattacco russo in Ucraina nel 2022.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo il 1919, dunque, &nbsp;fu chiaro a molti il rischio di nuove ed imminenti guerre come effetto dell&#8217;impianto stesso del trattato di Versailles ( 8 giugno 1919). In una lettera Buillett notificò a Wilson le sue dimissioni per il fallimento della sua missione di pace che prevedeva, tra le altre cose, condizioni molto sfavorevoli per i russi e che comunque furono rifiutane dagli europei nella speranza di una disfatta definitiva della Russia di Lenin ad opera dei Bianchi, cosa che invece non avvenne. Buillett riferì al presidente Wilson tutte le storture sul piano del &#8221; riassetto postbellico dei confini”, imposti per accontentare la famelica Francia, il microimperialismo dell&#8217;Italia e le esigenze colonialiste del Regno Unito&#8221;. Tutto ciò era la sconfessione dei 14 punti del programma di pace di Wilson già presentato l&#8217;8 gennaio 1918 al Congresso degli Stati Uniti, &nbsp;al quale in tanti avevano prestato fede. Era altresì il fallimento di quello che era allora lo spirito della Società delle Nazioni, antenata dell&#8217;odierna ONU.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 17 settembre del 1919&nbsp; gli alleati rinunciarono a perseverare nella guerra contro la Russia per motivi legati ad opportunità politiche del momento: <em>&#8221; i rivoluzionari russi potevano fare quello che volevano purché non disturbassero gli stati vicini</em>&#8220;. Gli stati dell&#8217;Occidente nel 1919 non fecero fino in fondo la guerra preoccupati del malcontento delle loro popolazioni che volevano la smobilitazione e la pace. La guerra civile in Russia, attizzata dall&#8217;Occidente nel 1919 si concluse in modo favorevole ai russi. La lotta per la decolonizzazione nella prassi politica di Lenin poggiava sull&#8217;indipendenza delle nazioni e al tempo stesso sull&#8217;internazionalismo. Una prospettiva nuova per il socialismo tradizionale europeo. La lotta antimperialista era ben lontana dalla vecchia concezione eurocentrica, nessuno oggi può prevedere quanto ancora questa lotta durerà poiché essa sembra sia ancora in corso in Asia, Africa, in America Latina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riassumendo quelle che sono le linee essenziali tracciate nel saggio del prof. Luciano Canfora, possiamo dire che a ridosso della Rivoluzione bolscevica &nbsp;ci sono stati sostanzialmente tre tentativi di aggressione o contenimento da parte dell&#8217;Occidente armato nei confronti della Russia: nel 1919-1920 voluto da Clemenceau e Churchill, poi nel 1949 dopo Yalta, infine dopo la Guerra fredda nel 1991 con l&#8217;espansione della Nato ad Est. A partire dal primo attacco dell&#8217;Occidente alla Russia diventa cruciale l&#8217;analisi del pensiero politico di Lenin e della sua riflessione sulla &#8221; dittatura del proletariato&#8221; e del ritorno a quella che per alcuni era l&#8217;autentica lezione di Marx. Lenin si allontana sempre più dalle idee riformatrici-rivoluzionarie di Engels e della socialdemocrazia tedesca , prendendo le distanze dall&#8217;ottimismo della conquista del potere politico attraverso la pratica elettorale. La riflessione di Lenin si fa ancora più profonda dopo il fallimento della rivoluzione in Germania nel 1919, quando in lui prende corpo in modo deciso il concetto di comunismo come lotta al colonialismo e contrapposizione tra Occidente capitalistico e il Sud globale dei popoli sottomessi . A delineare in senso rigido la politica interna della Russia sarà poi il dilagare del nazifascismo in Europa tra il 1929 al 1933 e la conseguente lotta di Stalin contro Hitler nel 1945. La lotta russa al nazifascismo è ancora oggi elemento fondante della storia russa dell&#8217;ultimo secolo, essa struttura e condiziona la politica della Federazione russa e i suoi rapporti con l&#8217;Europa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo storico Toynbee nel 1956 ne <em>Il mondo e l&#8217;Occidente</em> scriverà: &#8220;<em>La lotta all&#8217;imperialismo dei popoli sottomessi prevede una rivoluzione che ormai è lontana dal riformismo socialdemocratico così come si è strutturato in Europa e nei paesi del capitalismo avanzato. Per quanto diversi possano essere gli uni dagli altri i popoli non occidentali in fatto di lingua, civiltà e religione, se un occidentale chiederà loro che opinione abbiano sull&#8217;Occidente, ne ricaverà sempre la stessa risposta: russi, musulmani, indù, cinesi, giapponesi e tutti gli altri saranno in ciò perfettamente concordi. L&#8217;Occidente , essi diranno, è stato l&#8217;aggressore capitale dei tempi moderni e ciascuno le potrà rinfacciare la propria esperienza di tale aggressione</em>&#8220;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla luce della storia del Novecento e delle guerre odierne, appare chiaro che il saggio <em>Comunismo. Un&#8217;altra storia»</em>&nbsp;sfida la narrazione storiografica ufficiale&nbsp;della fine del comunismo . Il comunismo, al contrario, nella sua evoluzione progressiva sembrerebbe più attivo e ancora in fieri, ricerca perseverante di un&#8217;effettiva attuazione del principio di uguaglianza degli stati e di democrazia, sforzo di indebolimento del dominio coloniale dell&#8217;Occidente a livello globale.</p>
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		<item>
		<title>Comunismo. Un&#8217;altra storia.</title>
		<link>https://www.letteratu.it/2026/06/04/53807/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Immacolata Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 11:03:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il saggio di Luciano Canfora, pubblicato da Feltrinelli nella collana&#160;Scintille &#160;nel maggio 2026, sviluppa l&#8217;analisi attorno alla&#160;divaricazione di due filoni ideologici&#160; del Comunismo ossia la nascita marxiana con il&#160;Manifesto del Partito Comunista&#160;nel 1848 e poi &#160;la Rivoluzione d&#8217;Ottobre con la svolta di Lenin nel 1917. La Rivoluzione bolscevica fissa un cambiamento ideologico, una sterzata antimperialista, &#8230; <a href="https://www.letteratu.it/2026/06/04/53807/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Comunismo. Un&#8217;altra storia."</span></a></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il saggio di Luciano Canfora, pubblicato da Feltrinelli nella collana<em>&nbsp;Scintille</em> &nbsp;nel maggio 2026, sviluppa l&#8217;analisi attorno alla&nbsp;divaricazione di due filoni ideologici&nbsp; del Comunismo ossia la nascita marxiana con il&nbsp;<em>Manifesto del Partito Comunista</em>&nbsp;nel 1848 e poi &nbsp;la Rivoluzione d&#8217;Ottobre con la svolta di Lenin nel 1917. La Rivoluzione bolscevica fissa un cambiamento ideologico, una sterzata antimperialista, anticolonialista, di opposizione alla supremazia &nbsp;occidentale. Questo secondo filone ideologico  giungerebbe, nell&#8217;analisi di Canfora, fino ai nostri giorni, dandoci una chiave di lettura di quella che alcuni analisti definiscono oggi la &#8220;Terza guerra mondiale a pezzi&#8221; e che appare come l&#8217;epilogo di una lunga lotta dei popoli colonizzati contro i popoli colonizzatori e imperialistici dell&#8217;Occidente collettivo. Una storia lunga che svela la politica del mondo &#8220;democratico&#8221; e capitalistico nei confronti dei popoli sottomessi. L&#8217;analisi storica espressa nel libro delinea, pertanto, il concetto di comunismo come &#8220;processo inarrestabile di decolonizzazione&#8221; ancora in corso e ancora attuale, che è poi  il &#8221; lascito della Rivoluzione leninista&#8221;  del 1917.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I due filoni o fasi del comunismo, di cui si è detto sopra, delineano in buona sostanza una visione non dogmatica del pensiero socialista in generale ed evidenziano un conflitto dialettico all&#8217;interno del pensiero progressista e rivoluzionario in continua evoluzione. Questa evoluzione per il prof. Canfora ha come  fondamento due parole-chiave : <strong><em>libertà</em></strong> ed <strong><em>uguaglianza</em></strong> . Nato come sogno europeo di libertà ed emancipazione della classe operaia dallo sfruttamento della borghesia capitalistica,  il comunismo incarnerà via via il concetto di uguaglianza tra i popoli, ereditando la teoria di Lenin che  ha come fulcro la lotta antimperialista dei popoli oppressi contro il dominio coloniale dell&#8217;Occidente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla luce della storia del Novecento e delle guerre odierne, potremmo dire che il saggio <em>Comunismo. Un&#8217;altra storia</em> &nbsp;sfida la narrazione storiografica ufficiale&nbsp;della fine del comunismo . Il comunismo, al contrario, nella sua evoluzione progressiva sembrerebbe più attivo che mai e ancora in fieri, ricerca perseverante di un&#8217;effettiva attuazione del principio di uguaglianza e di democrazia, sforzo di indebolimento del dominio coloniale dell&#8217;Occidente a livello globale. Proprio alla luce di questa chiave di lettura, nel saggio di Luciano Canfora si delinea in modo essenziale la storia dei rapporti tra Europa e Russia a partire dalla fine del Settecento fino agli inizi dell&#8217;Ottocento e al crollo dell&#8217;URSS e si spiegano a ridosso della Rivoluzione bolscevica i tre tentativi di aggressione o contenimento da parte dell&#8217;Occidente armato nei confronti della Russia. Il primo &nbsp;nel 1919-1920 voluto da Clemenceau e Churchill, poi nel 1949 dopo Yalta, infine dopo la Guerra fredda nel 1991 con l&#8217;espansione della Nato ad Est. Proprio a partire dal primo attacco dell&#8217;Occidente alla Russia nel 1919- 1920, diventa cruciale l&#8217;analisi del pensiero politico di Lenin,  della sua riflessione sulla &#8220;dittatura del proletariato&#8221; e del ritorno a quella che per alcuni è l&#8217;autentica lezione di Marx. Lenin in queste riflessioni si allontana  sempre più dalle idee riformatrici-rivoluzionarie di Engels e della socialdemocrazia tedesca, prendendo le distanze dall&#8217;ottimismo della conquista del potere politico attraverso la pratica elettorale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo storico Toynbee nel 1956 ne <em>Il mondo e l&#8217;Occidente</em> scriverà: &#8220;<em>La lotta all&#8217;imperialismo dei popoli sottomessi prevede una rivoluzione che ormai è lontana dal riformismo socialdemocratico così come si è strutturato in Europa e nei paesi del capitalismo avanzato. Per quanto diversi possano essere gli uni dagli altri i popoli non occidentali in fatto di lingua, civiltà e religione, se un occidentale chiederà loro che opinione abbiano sull&#8217;Occidente, ne ricaverà sempre la stessa risposta: russi, musulmani, indù, cinesi, giapponesi e tutti gli altri saranno in ciò perfettamente concordi. L&#8217;Occidente , essi diranno, è stato l&#8217;aggressore capitale dei tempi moderni e ciascuno le potrà rinfacciare la propria esperienza di tale agressione</em>&#8220;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dunque &nbsp;a partire dal trauma del 1919 &nbsp;si può dire che la politica di Lenin cambiò rotta ridefinendo &nbsp;il nuovo volto del comunismo come unica possibile lotta per la decolonizzazione dei popoli sottomessi contro l&#8217;imperialismo dei popoli europei e dei loro eredi statunitensi. La politica della Russia si strutturò come politica interna improntata ad una indiscriminata durezza simile a quella della Francia giacobina assediata nel 1793. <em>L’altra storia del comunismo, </em>&nbsp;a cui il titolo del libro fa riferimento,  è esattamente quella basata su una ricostruzione storica ed evolutiva del comunismo nel corso del Novecento e ne chiarisce il senso.</p>
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		<item>
		<title>Alla madre bambina</title>
		<link>https://www.letteratu.it/2026/05/07/alla-madre-bambina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Immacolata Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 16:27:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le vostre poesie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sullo sfondo opaco del mare, dove galleggiano barche cinerine, anime sotto un cielo senza luce, si accampa il tuo volto. Un candido corpo riposa su tenere ginocchia, ossute ed innocenti. Te ne stai col tuo candido fiocco, natante su capelli di cuffia. Esile ventaglio aggrappato alla mano guida i ricami della tua veste. Fiorita e &#8230; <a href="https://www.letteratu.it/2026/05/07/alla-madre-bambina/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Alla madre bambina"</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sullo sfondo opaco</p>



<p class="wp-block-paragraph">del mare, dove galleggiano barche</p>



<p class="wp-block-paragraph">cinerine, anime sotto un cielo senza luce,</p>



<p class="wp-block-paragraph">si accampa il tuo volto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un candido corpo</p>



<p class="wp-block-paragraph">riposa su tenere ginocchia, </p>



<p class="wp-block-paragraph">ossute ed innocenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Te ne stai col tuo candido fiocco,</p>



<p class="wp-block-paragraph">natante su capelli di cuffia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esile ventaglio </p>



<p class="wp-block-paragraph">aggrappato alla mano</p>



<p class="wp-block-paragraph">guida i ricami della tua veste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fiorita e bianca cosa pensavi</p>



<p class="wp-block-paragraph">allora?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Leggera sulla promenade,</p>



<p class="wp-block-paragraph">eri nata per la malinconia,</p>



<p class="wp-block-paragraph">ignara  del tuo destino, presagivi</p>



<p class="wp-block-paragraph">il triste inverno della vita.</p>
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		<title>La Repubblica tecnologica</title>
		<link>https://www.letteratu.it/2026/04/29/la-repubblica-tecnologica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Immacolata Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 10:53:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alexander Caedmon Karp imprenditore miliardario statunitense, nato il 2 ottobre 1967 a New York (o Filadelfia secondo alcune fonti), è co-fondatore e CEO di Palantir Technologies, un&#8217;azienda leader nell&#8217;analisi dei big data con stretti legami con agenzie governative USA come CIA, FBI e forze armate. Ha conseguito una laurea all&#8217;Haverford College (1989), un dottorato in &#8230; <a href="https://www.letteratu.it/2026/04/29/la-repubblica-tecnologica/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "La Repubblica tecnologica"</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
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<p class="wp-block-paragraph">Alexander Caedmon Karp imprenditore miliardario statunitense, nato il 2 ottobre 1967 a New York (o Filadelfia secondo alcune fonti), è co-fondatore e CEO di Palantir Technologies, un&#8217;azienda leader nell&#8217;analisi dei big data con stretti legami con agenzie governative USA come CIA, FBI e forze armate. Ha conseguito una laurea all&#8217;Haverford College (1989), un dottorato in legge alla Stanford Law School (1992), dove ha conosciuto Peter Thiel, e un dottorato in teoria sociale neoclassica all&#8217;Università Goethe di Francoforte (2002), come allievo di Jürgen Habermas.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il libro <em>La Repubblica tecnologica</em> di Alexander Karp parte dalla convinzione di una superiorità tecnologica e &#8220;culturale&#8221; degli Stati Uniti e in generale dell&#8217;Occidentale. Tale egemonia per Karp può essere mantenuta a certe condizioni e vediamo in questo lungo elenco quali sono : corsa al riarmo, investimenti nelle nuove tecnologie AI, nazionalismo muscolare, dominio di una gerarchia tecnocratico- militare, controllo della diversità culturale e del dissenso interno, predominio tecnologico su altre culture che egli definisce &#8220;regressive&#8221;. Intervenire addirittura nella sfera privata dei cittadini appare a Karp &#8221; necessario per sviluppare una identità nazionale&#8221;. Il concetto è quello dell&#8217;Homo Homini Lupus di Hobbes.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il miliardario imprenditore afferma che una èlite tecnocratica deve mobilitare l&#8217;opinione pubblica americana per difendere &#8220;i valori&#8221; della civiltà capitalistica occidentale ma appare poco chiaro nell&#8217;indicare quali siano questi valori morali cui egli si riferisce. Nel testo si fa accenno addirittura ad una strategia militare in cui &#8220;non si fa distinzione tra combattenti al fronte e civili&#8221;. E&#8217; esattamente ciò che da qualche anno accade nella Striscia di Gaza e si rimane senza parola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Alex Karp il consenso interno deve essere indotto ed il pluralismo, che in buona sostanza diventa vuoto, deve essere incanalato in un blocco monolitico di difesa degli Stati Uniti. Si parla di rafforzamento della tecnologia militare , di sviluppo di nuove armi, equipaggiamenti e piattaforme software  per l&#8217;esercito americano al servizio dello Stato &#8211; nazione. La frustrazione di noi lettori, leggendo questa sorta di trattazione, cresce nel momento in cui Karp parla di &#8220;obiettivi collettivi della società americana&#8221; sui quali appare un po&#8217; reticente. Sembra che il valore di riferimento debba essere il predominio degli Usa e degli altri paesi capitalistici neoprotettorati al traino . Se lo scopo fosse unicamente materiale sembrerebbe riduttivo se non inquietante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si parla di valori etici si fa riferimento a valori quali  l&#8217; uguaglianza, la libertà , la democrazia o la giustizia , ad essi tuttavia non si fa  alcun accenno nel corso del libro . L&#8217;autore scomoda addirittura Sallustio e l&#8217;Impero romano nella sua critica all&#8217;avidità e al lusso ma insiste, fondamentalmente, sul predominio tecnologico &#8211; militare dell&#8217;America e così l&#8217; aporia all&#8217;interno del suo ragionamento è evidente . La contraddizione è palese nel momento in cui egli auspica il ripristino di una presunta identità &#8220;religiosa&#8221; e &#8220;morale&#8221; degli Stati Uniti, che si basa essenzialmente sul predominio militaresco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Karp insiste sulla necessità che ogni Stato &#8211; nazione ponga un freno al pluralismo, all&#8217;inclusione e alla democrazia interna, per compattarsi in un blocco monolitico e mantenere un dominio imperiale. I presunti&#8221; valori comuni&#8221; si riducono  ad una ideologia sostanzialmente suprematista . L&#8217;imprenditore parte dall&#8217;affermazione che all&#8217;interno dell&#8217;Occidente debba esistere un unico blocco culturale che abbia come riferimento l&#8217;ideologia del capitalismo egemonico da &#8220;<em>fine della storia</em>&#8221; e ci riporta, senza volerlo, al libro di Fukuyama . A questo punto si pone il problema del dissenso interno, del &#8220;pericolo&#8221; che Alex Karp vorrebbe evitare .</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma qual è il modo che Karp suggerisce per scongiurare la disgregazione della società americana, il fallimento o la perdita di dominio occidentale ? Per l&#8217;autore questo pericolo va arginato e controllato dalla propaganda, egli pensa ad una sorta di pluralismo taroccato , che  copre una sorta di autoritarismo piuttosto evidente. Ancora una volta non si individuano i valori morali all&#8217;interno del testo e noi lettori del libro giriamo a vuoto intorno a concetti che hanno come unico perno il militarismo muscolare di una società fondamentalmente &#8220;antidemocratica&#8221; se non &#8221; barbarica&#8221; .</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alex Karp ci fa pensare ad una sorta di volontà di potenza, insiste sulla necessità di subordinare le diverse anime interne della società ad un progetto che rimanda ad un nazionalismo rischioso, che lui però non ridisegna sul modello del totalitarismo hitleriano. Il consenso verrebbe realizzato, in sostanza, attraverso la propaganda o l&#8217;hard power, ma sembra in ogni caso una sorta di modello rivisitato di esperienze totalitarie del secolo scorso. L&#8217;autoritarismo pragmatico che si evince dal testo prevede di mobilitare l&#8217; apparato tecnologico militare su gli obiettivi dello Stato -nazione con il supporto decisivo della èlite militare e della Silicon Valley .</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel testo si parla di leva obbligatoria, di difesa militare , di primato su culture che egli definisce &#8220;regressive&#8221;. In particolare il concetto di autodifesa nei confronti di queste cosiddette culture regressive sembra poi non trovare riscontro nella realtà di oggi e non regge ad un esame obiettivo dei fatti. L&#8217;Occidente, infatti, negli ultimi trent&#8217;anni non ha perseguito politiche di autodifesa, quanto piuttosto di offesa e di esportazione violenta e aggressiva della &#8220;democrazia&#8221; nei confronti di Stati sovrani e governi legittimi. Il discorso di Karp, dunque, dal punto di vista di una presunta morale di autodifesa statunitense risulta poco convincente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma è il caso di soffermarsi ancora una volta sul concetto di autoritarismo culturale di cui Karp si fa portatore: l&#8217;autore sostiene che la diversità culturale diluisce in modo pericoloso la coesione interna contro minacce di stati come la Cina e le famose &#8220;culture regressive&#8221;di cui egli parla. La soluzione a queste minacce egli la trova nel rafforzamento di un potere concentrato nelle mani dell&#8217; élite tecnocratico- militare &#8220;illuminata&#8221; che impone l&#8217;allineamento attraverso il controllo dei dati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Karp, non a caso, fa elogio dell&#8217;azienda di cui è cofondatore, ossia di Palantir, che è leader nell&#8217;analisi dei big data e nell&#8217;intelligenza artificiale, strumento tecnologico militare e al contempo  di sorveglianza degli individui,  che deve monitorare il dissenso senza eliminarlo del tutto, un dissenso tollerato, a patto che non minacci la gerarchia culturale interna e gli obiettivi &#8220;comuni&#8221; dello Stato -nazione. L&#8217;accettazione del dissenso ci appare insomma sub condizione e crea, a nostro avviso, un consenso artificiale simile a quello di regimi autoritari del passato. Il pluralismo, a cui Karp si riferisce , ha dei limiti evidenti che erodono nella sostanza ogni negoziato democratico all&#8217;interno della società americana nel momento in cui dovessero emergere forze antimilitariste o non integrate nel progetto di una èlite dominante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;ottica di tale militarismo, in buona sostanza, l&#8217;America sembra al contempo negare e affermare il sistema di valori che ha da sempre dichiarato, con il rischio di accelerare invece che frenare la sua decadenza . Ogni Sviluppo materiale , economico , militare e tecnologico , infatti, presuppone sempre un Progresso &nbsp;inteso in senso umano, sociale, morale, culturale e non può esserci Sviluppo senza Progresso . La forza militare, dovrebbe basarsi su un solido sistema di valori che non appare evidente nel libro di Karp , al contrario, la sua logica della sopraffazione appare inquietante, negatrice dei principi su cui dovrebbe poggiare una civiltà, prefigurando scenari raccapriccianti.</p>
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		<title>Pasolini, Il sogno di una cosa</title>
		<link>https://www.letteratu.it/2026/04/19/pasolini-il-sogno-di-una-cosa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Immacolata Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 10:26:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I Classici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tre ragazzi del Friuli, uniti da un ideale politico, dalla passione per la musica e il ballo, emigrano in cerca di lavoro, tra fughe e dure condizioni sociali, poi si piegano alla realtà. Il racconto si apre con l&#8217;euforia di una sagra pasquale e si chiude con una morte tragica, simboleggiando la fine della &#8220;meglio &#8230; <a href="https://www.letteratu.it/2026/04/19/pasolini-il-sogno-di-una-cosa/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Pasolini, Il sogno di una cosa"</span></a></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Tre ragazzi del Friuli, uniti da un ideale politico, dalla passione per la musica e il  ballo, emigrano in cerca di lavoro, tra fughe e dure condizioni sociali, poi si piegano alla realtà. Il racconto si apre con l&#8217;euforia di una sagra pasquale e si chiude con una morte tragica, simboleggiando la fine della &#8220;meglio gioventù e la fine del sogno di libertà e giustizia sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Originariamente il titolo era &#8220;I giorni del Lodo De Gasperi&#8221; e richiamava le lotte contadine friulane del 1948, poi fu cambiato su suggerimento di Franco Fortini in &#8220;Il sogno di una cosa&#8221;.  Il testo fu scritto post-laurea durante l&#8217;insegnamento di Pasolini in Friuli, attese 12 anni per la pubblicazione del 1962, in un periodo di frenetica attività poetica e cinematografica dello scrittore, accentuando il suo valore memoriale sulle origini marxiste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo dunque negli anni immediatamente successivi al secondo dopoguerra 1948-1949, il contesto è quello delle lotte contadine nel Friuli e del deterioramento dei rapporti tra Stalin e Tito con l&#8217;espulsione della Yugoslavia dal blocco comunista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La voce narrante descrive i fatti dall&#8217;esterno utilizzando un linguaggio popolare con punte di un lirismo da prosa d&#8217;arte nelle descrizioni del paesaggio. L&#8217;ambientazione è quella della campagna friulana con le montagne che incombono in lontananza sui Paesi della Bassa nella loro suggestiva maestosità. Lo scenario realistico è fatto di odori , colori e suoni, un mondo di sagre, di vino, di balli, pedalate in bicicletta e giochi a carte. Fa da sottofondo la vita dei contadini e la voglia di cambiamento di un gruppetto di giovani del Friuli, la loro povertà e il disagio negli anni del dopoguerra. E&#8217; una umanità ingenua, ma al contempo forte, proiettata in uno scenario preindustriale che altera l&#8217;originaria purezza esistenziale disumanizzandone e corrompendone i tratti originari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I personaggi che emergono dallo scenario  si muovono tra i paesi di Lugugnana, Guaro,  Casarsa, San Floreano e altre zone della Bassa. Nini , Milo, Eligio, Cecilia, Pia, si accampano in primo piano in un romanzo che appare corale, con venature epiche nella sua essenzialtà. Milo, Eligio e Nini condividono il sogno di un riscatto dalla miseria, un ideale di giustizia sociale, un impegno nelle lotte contadine ed operaie di quegli anni. Nini si innamora di Pia, una ragazza che lui corteggia quasi per gioco e poi sposa, dopo che lei aspetta un figlio da lui. Il giovane non bada all&#8217;amore silenzioso e impenetrabile di Cecilia , una quindicenne cupa, timida, condizionata da una morale religiosa e contadina che la priva di vitalità e naturalezza. L&#8217;arrendevolezza di Cecilia la porterà a rinchiudersi in un convento, a rinunciare a Nini, un comunista senza fede che i pregiudizi familiari non avrebbero mai accettato senza riserve . Eligio muore in un letto d&#8217;ospedale ancora ventenne , stremato dalla malattia, dal lavoro in una cava e dalla povertà della sua condizione sociale. <em>Il sogno di una cosa</em> è il paradigma del sogno infranto del comunismo, della libertà politica , della giustizia sociale, ma è anche emblema   di una perdita di autenticità a ridosso dell&#8217; incipiente capitalismo, imperante e pervasivo,  che mette fine ad una civiltà antica con tutti i limiti ed i suoi valori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lessico di Pasolini  si sviluppa nel libro sul duplice versante, quello del realismo e del linguaggio lirico,  con la descrizione di paesaggi e stati d&#8217;animo che rimandano a tracce di decadentismo di fine e di inizio secolo, venato di verità e disagio esistenziale. Accanto a vocaboli del dialetto friulano o del registro medio basso, compaiono parole ormai desuete della contemporaneità,  legate ad un passato  e ad una civiltà cancellata: <em>rogge, stabbi, dalmine, pianelli, logge</em> e ancora: <em>roncole, brolo, venchi, saggine, gaggie</em>, parole che rimandano ad una realtà pre moderna, quasi  mitica, lontana dall&#8217;orgia dell&#8217;edonismo consumistico della civiltà post &#8211; industriale odierna.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Montale , Le Occasioni</title>
		<link>https://www.letteratu.it/2026/04/11/montale-le-occasioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Immacolata Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2026 10:24:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I Classici]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il testo risale nella sua prima inedita redazione al novembre del 1937, ma comparve poi nelle Occasioni  nella sezione dei Mottetti, uno dei momenti più intensi della poesia di Montale , in cui il poeta emula il linguaggio musicale con evidente cura formale. Anche questo componimento, come la quasi totalità dei mottetti, si presenta scandito &#8230; <a href="https://www.letteratu.it/2026/04/11/montale-le-occasioni/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Montale , Le Occasioni"</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="480" height="360" src="https://www.letteratu.it/wp-content/uploads/2026/04/HutJLaGfTfo.jpg" alt="" class="wp-image-53597" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il testo risale nella sua prima inedita redazione al novembre del 1937, ma comparve poi nelle <em>Occasioni</em>  nella sezione dei Mottetti, uno dei momenti più intensi della poesia di Montale , in cui il poeta emula il linguaggio musicale con evidente cura formale. Anche questo componimento, come la quasi totalità dei mottetti, si presenta scandito in due tempi,  percorsi da fitte corrispondenze semantiche e fonico timbriche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta infatti di due quartine di tre endecasillabi e un settenario impreziosite da numerosi artifici fonici.  Si segnalano le rime <em>volto- ascolto</em> (v1 e v 3) in assonanza con <em>colpo</em> (v 5) e le rime <em>sfolla- scrolla</em>(v2 e v 6<em>), </em>inoltre la quasi rima di matrice dannunziana <em>sempre- Novembre</em> (v 4 e v 6) , infine  le rime al mezzo  <em>cala-cigola </em>(v5 e v 7) e <em>svetta belletta</em> (v5 ev 8). Da notare le assonanze e gli artifici ritmici messi in campo come  l’endecasillabo iniziale, dove compare una doppia parola sdrucciola con  accento di terza  e  sesta impreziosito da legame fonico ( <em>recidere, forbice</em>); l’enjambement tra i vv.1 e 2 con uno stacco marcato anche dalla virgola;   il forte valore fonosimbolico della cesura al verso 5 con endecasillabo a minore, marcato anche dai puntini sospensivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima quartina  si apre con una serie di negazioni che  contrassegnano spesso gli incipit di Montale ( <em>non recidere, non chiederci la parola,  non m’abbandonare mia tristezza, non rifugiarti nell’ombra)</em> e svolge  il motivo tipicamente montaliano della labilità  del ricordo che non riesce in questo caso a custodire l’immagine della donna amata, sospinta nella nebbia dell’oblio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La seconda quartina di tono completamente diverso, tutto  descrittivo in  terza persona, presenta sia pure ellitticamente l’oggetto- emblema, il  correlativo oggettivo dell’accetta del giardiniere che  recide l’acacia, determinando la caduta dello scheletro della cicala ormai privata del canto nella fanghiglia di novembre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i due tempi del testo si instaurano tuttavia molteplici corrispondenze tematiche rafforzate dai richiami fonici che si sono segnalati  prima. Alla memoria- coscienza corrisponde l’acacia, al volto che si scioglie nell’oblio, fa riscontro il ramo reciso ed il guscio della cicala, mentre la nebbia è correlata al fango. L’isotopia ,  una serie di elementi lessicali associati agli stessi campi semantici , creano una coerenza di significato. Sono immagini concrete come <em>il colpo</em> e <em>la ferita</em> di un ricordo che si perde;   la <em>nebbia</em> , il <em>freddo</em> e la <em>belletta di novembre, </em>oppure <em> la forbice ,  il gelo, la ferita e il colpo </em> che lasciano il vuoto dentro, sono correlativi oggettivi che operano ad un livello più astratto e profondo e danno omogeneità e coesione al testo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa poesia è presentata nella prima quartina con un chiaro uso metaforico del rinvio al mito ( le forbici della Parca che interrompono il tempo). In entrambe le strofe è caratteristica l’atonia vitale del soggetto, apatia, fiacchezza astenia, il poeta sembra  privato di ogni volontà e completamente determinato dagli oggetti della realtà ( nebbia, oblio, ). Le equivalenze tra le due strofe sono  ravvisabili nel raffinato gioco di riprese intertestuali dalla  <em>Commedia </em>dantesca. La metafora delle forbici del tempo nell’incipit del componimento potrebbe derivare da Paradiso XVI 9, mentre l’explicit presenta un altro evidente lessema dantesco <em>belletta </em>( in cui avrà agito il ricordo di un madrigale dannunziano “ Nella belletta” tratto dall’Alcyone)  prelevato dall’Inferno VII 124 ( <em>or ci attristiam nella belletta negra) , </em>canto particolarmente fecondo nella memoria montaliana che aveva già agito in <em>Ossi di seppia</em> ( <em>Spesso il male di vivere</em>).</p>
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		<title>Ode to Autumn &#8211; John Keats (1819)</title>
		<link>https://www.letteratu.it/2026/04/10/ode-to-autumn-john-keats-1819/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria La Ragione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 14:23:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I Classici]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.letteratu.it/?p=53587</guid>

					<description><![CDATA[<p>John Keats – un poeta difficile da etichettare. Tra Romanticismo e Classicismo, precursore dell’estetismo, molto vicino al nostro Leopardi per sensibilità e vicissitudini di vita, una vita stroncata anche qui giovane, dalla tubercolosi, un male che gli devastò la famiglia.Un poeta che si nutriva d’arte, di bellezza e d’immaginazione, che studiò medicina per comprendere che &#8230; <a href="https://www.letteratu.it/2026/04/10/ode-to-autumn-john-keats-1819/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Ode to Autumn &#8211; John Keats (1819)"</span></a></p>
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<p class="wp-block-paragraph">John Keats – un poeta difficile da etichettare. Tra Romanticismo e Classicismo, precursore dell’estetismo, molto vicino al nostro Leopardi per sensibilità e vicissitudini di vita, una vita stroncata anche qui giovane, dalla tubercolosi, un male che gli devastò la famiglia.Un poeta che si nutriva d’arte, di bellezza e d’immaginazione, che studiò medicina per comprendere che la fine era ineluttabile e tanto valeva godersi la bellezza del qui e ora , della poesia, di una natura che ciclicamente dà e prende, per poi tornare a risplendere nel ritmo incessante delle stagioni. E, come diceva il suo amico P.B.Shelley “<em>if winter comes, can Spring be far behind?</em>” (Ode to the West Wind), celebrò il senso del continuo divenire del tutto e la forza creativa dell’immaginazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nato a Londra nel 1795, si spense a Roma nel febbraio del 1821. Ma il 1819 fu l’anno germinale della straordinaria produzione di Odi &#8211; Tra le più celebri figurano &#8220;Ode su un&#8217;urna greca&#8221;, &#8220;Ode a un usignolo&#8221; e &#8220;All&#8217;Autunno&#8221;.L’Ode all’Autunno si sviluppa in tre strofe di undici versi, pentametri giambici, ognuna delle quali con uno schema di rime alternate ripartite in&nbsp; due quartine ed una terzina conclusiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si apre con un’invocazione all’Autunno – stagione di “nebbie e morbida abbondanza” – e prosegue con una dettagliata descrizione bucolica del paesaggio agreste autunnale, nella tradizione della pastorale classica, col sole ancora caldo nel suo culmine, le viti traboccanti d’uva nei tralci aggrovigliati, gli alberi di mele carichi di frutti, le zucche oramai rigonfie, le nocciole mature, nel lavorio incessante delle api operose che pensano l’estate possa non aver mai fine. L’autunno, la stagione che ci parla del lento finire di un tempo di abbondanza, ovvero l’abbondanza creativa del poeta che nel 1819 produce staordinaria messe di straordinaria poesia, nell’autunno della sua vita appunto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Keats prosegue nella seconda strofa chiedendosi chi mai possa non aver mai ammirato questa stagione, qui personificata nella figura di una splendida mietitrice, adagiata tra le messi in un momento di riposo, “intontita dai fumi dei papaveri (l’oppio oblioso?)”, col vento tra i capelli e l’aria incurante di chi sa che il tempo della vita volge al termine, che il raccolto è ormai garantito e si puo&#8217; dunque posare il falcetto e stare a contemplare lo splendore della natura nella sua pienezza tra fiori e ruscelli.Consapevole di essere alla fine, il poeta preferisce fermarsi a godere della bellezza e ad appagarsi di tale contemplazione. Vive totalmente l’hic et nunc.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella strofa finale il poeta si chiede che ne è stato dei canti di primavera – “Where are the songs of spring?’” – ed esorta a non cullarsi nel rimpianto dell’età giovanile (spring) ormai trascorsa perché anche l’età matura (autumn) e presente ha la sua “musica” , la sua poesia, il fascino della sua pienezza nel “giorno che dolcemente muore”. In un movimento che va dall’alto al basso, sollevati o atterrati da un vento di vita e di morte i moscerini cantano un lamentoso coro tra il frinire delle cicale ed il cupo belare dell’agnello pronto al sacrificio del macello.Ci parla di morte incombente questa strofa, della stagione finale di un grande poeta, ma ci parla anche di vita e rinascita attraverso l’immagine del pettirosso, potente simbolo di rinnovamento, speranza e ottimismo, noto per annunciare l&#8217;inverno con il suo canto coraggioso. Rappresenta la vita che resiste alle difficoltà, il cambiamento e la buona sorte insieme alle rondini, che si adunano nei cieli autunnali a stormi per partire alla volta di lidi lontani e poi ritornare a primavera, nell’eterna ciclicità della natura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E’ un ‘esperienza sensoriale quest’ode, un coro polifonico di suoni che si intreccia con immagini polisemiche della natura autunnale. Ogni singola parola del lessico variegato e ricercato &nbsp;del testo ha una sua valenza semantica e musicale che si fonde perfettamente nella trama e nell’ordito del tessuto lirico generale. Nella celebrazione della grande bellezza della vita che muore e rinasce, della natura cangiante delle cose e dell’arte che esse immortala, il poeta, che mai è direttamente presente nei versi (negative capability of the poet), ci parla nel linguaggio universale della sua Poesia, che diviene essa stessa manifestazione vibrante dell’Autunno.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-center is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><strong>To Autumn</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">By John Keats</p>



<p class="wp-block-paragraph">Season of mists and mellow fruitfulness,</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp; Close bosom-friend of the maturing sun;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Conspiring with him how to load and bless</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp; With fruit the vines that round the thatch-eves run;</p>



<p class="wp-block-paragraph">To bend with apples the moss&#8217;d cottage-trees,</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp; And fill all fruit with ripeness to the core;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; To swell the gourd, and plump the hazel shells</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp; With a sweet kernel; to set budding more,</p>



<p class="wp-block-paragraph">And still more, later flowers for the bees,</p>



<p class="wp-block-paragraph">Until they think warm days will never cease,</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; For summer has o&#8217;er-brimm&#8217;d their clammy cells.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Who hath not seen thee oft amid thy store?</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp; Sometimes whoever seeks abroad may find</p>



<p class="wp-block-paragraph">Thee sitting careless on a granary floor,</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp; Thy hair soft-lifted by the winnowing wind;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Or on a half-reap&#8217;d furrow sound asleep,</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp; Drows&#8217;d with the fume of poppies, while thy hook</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Spares the next swath and all its twined flowers:</p>



<p class="wp-block-paragraph">And sometimes like a gleaner thou dost keep</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp; Steady thy laden head across a brook;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp; Or by a cyder-press, with patient look,</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Thou watchest the last oozings hours by hours.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Where are the songs of spring? Ay, Where are they?</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp; Think not of them, thou hast thy music too,—</p>



<p class="wp-block-paragraph">While barred clouds bloomthe soft-dying day,</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp; And touch the stubble-plains with rosy hue;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Then in a wailful choir the small gnats mourn</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp; Among the river sallows, borne aloft</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Or sinking as the light wind lives or dies;</p>



<p class="wp-block-paragraph">And full-grown lambs loud bleat from hilly bourn;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp; Hedge-crickets sing; and now with treble soft</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp; The red-breast whistles from a garden-croft;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; And gathering swallows twitter in the skies.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.letteratu.it/2026/04/10/ode-to-autumn-john-keats-1819/">Ode to Autumn &#8211; John Keats (1819)</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.letteratu.it">Letteratu.it</a>.</p>
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