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	<description>Non scrivere più nulla che non porti alla disperazione ogni genere di gente frettolosa</description>
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		<title>Raccontami la tua quarantena</title>
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		<dc:creator><![CDATA[letturalenta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2020 21:48:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[Hello World, come si diceva una volta. Questo è un post aperto. Chi ha voglia di raccontare la sua quarantena da coronavirus, e non ha voglia di farlo in luoghi affollati come i socialcosi, può farlo scrivendo un commento in questo luogo appartato e silenzioso. Se possibile, lasciate perdere invettive contro politici, governanti e simili, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Hello World, come si diceva una volta. Questo è un post aperto.</p>
<p>Chi ha voglia di raccontare la sua quarantena da coronavirus, e non ha voglia di farlo in luoghi affollati come i socialcosi, può farlo scrivendo un commento in questo luogo appartato e silenzioso.</p>
<p>Se possibile, lasciate perdere invettive contro politici, governanti e simili, ma raccontate quello che fate o non fate, che vi piace o non vi piace, che soffrite o non soffrite, che desiderate o non desiderate (eccetera, eccetera) in questa situazione di reclusione involontaria.</p>
<p>E se conoscete qualcuno che ha voglia di dire qualcosa in confidenza, invitatelo a farlo qui.</p>
<p>Grazie.</p>
<p>P.S.: un amico mi ha detto che non ha voglia di parlare di sé in luogo pubblico, per quanto deserto. Gli ho risposto che può tranquillamente inventare oppure scrivere in forma anonima usando un indirizzo email non valido (es: invalid@invalid.inv)</p>
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		<title>Invecchiare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[letturalenta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Feb 2019 07:18:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[Oggi, grazie a una repentina illuminazione, ho scoperto che io, gli altri non lo so, ma io è da quando sono nato che sto invecchiando.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, grazie a una repentina illuminazione, ho scoperto che io, gli altri non lo so, ma io è da quando sono nato che sto invecchiando.</p>
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		<title>Una riflessione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[letturalenta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jan 2019 08:21:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[Qualche tempo fa, leggendo un articolo su un sito, mi era venuta in mente una raccomandazione dello scrittore russo Danil Charms, citata spesso dallo scrittore italiano Paolo Nori, che dice così: Quando compri un uccello, guarda se ci sono i denti o se non ci sono. Se ci sono i denti, non è un uccello. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche tempo fa, leggendo un articolo su un sito, mi era venuta in mente una raccomandazione dello scrittore russo Danil Charms, citata spesso dallo scrittore italiano Paolo Nori, che dice così:</p>
<p>Quando compri un uccello, guarda se ci sono i denti o se non ci sono. Se ci sono i denti, non è un uccello.</p>
<p>E visto che mi era venuta in mente volevo scriverla nei commenti, e ho provato a scriverla. Prova una volta, prova due, niente: il commento non veniva pubblicato. Per meglio dire: sembrava che uscisse, ma poi spariva: tornando sulla pagina dei commenti non c’era più. Allora, dato che le cose che non funzionano mi fanno scattare la sindrome di Bob Aggiustatutto, ho cercato di capire perché quel commento non usciva, e ho provato a scrivere un altro commento: “chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti non ha il pane”, ho scritto, e il commento è uscito senza problemi. Uno mi ha anche risposto “Sì, ma che c’entra?”, e aveva ragione, ma non divaghiamo.</p>
<p>Se i denti van bene, ho pensato, il problema sarà l’uccello, e allora ho riscritto la raccomandazione dello scrittore russo Danil Charms in questo modo:</p>
<p>Quando compri un  u c c e l l o, guarda se ci sono i denti o se non ci sono. Se ci sono i denti, non è un  u c c e l l o</p>
<p>Il commento è stato pubblicato e non è più sparito. Poi ho fatto un’altra prova, scrivendo due commenti separati. Il primo diceva “Quando compri un uccello, guarda se ci sono i denti o se non ci sono” e il secondo diceva “Se ci sono i denti, non è un uccello”. Nessun problema: entrambi i commenti sono stati pubblicati e non sono più spariti. A dire il vero un problema c’è stato, cioè che quello che prima mi aveva risposto “Sì, ma che c’entra?”, mi ha risposto “Sì, ma non c’è bisogno di scriverlo venti volte”, e aveva ragione, ma non divaghiamo.</p>
<p>Al termine delle indagini, come suol dirsi, quel che ho capito è che il commento intero non era stato pubblicato perché conteneva due volte la parola uccello. Qualcuno, in qualche punto della grande rete, aveva stabilito che una frase che contiene due volte la parola uccello non doveva essere pubblicata, va’ a sapere perché. O meglio, il perché si intuisce. Il censore dev’essere qualcuno che conosce l’italiano, se sa che la parola uccello ha un doppio senso osceno, ma dev’essere anche qualcuno che non sa distinguere se una parola è usata in senso proprio o figurato. Insomma un algoritmo non proprio sofisticatissimo, a voler essere gentili, oppure un essere umano non proprio sveglissimo.</p>
<p>L’episodio potrebbe suggerire profonde riflessioni sulla censura in rete, la bigotteria intrinseca della società contemporanea o la decadenza del mondo occidentale: magari un’altra volta. Però una riflessione mi è venuta in mente: se questo è l’andazzo, sai che casino per gli ornitologi.</p>
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		<title>Rien</title>
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		<dc:creator><![CDATA[letturalenta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Jan 2019 18:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Emmanuel Macron]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Antonietta]]></category>
		<category><![CDATA[Stefan Zweig]]></category>
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					<description><![CDATA[Secondo lo scrittore austriaco Stefan Zweig, il 14 luglio 1789 il re francese Luigi XVI scriveva nel suo diario una sola parola: rien, che in francese vuol dire niente. Considerando che quello era il giorno della presa della Bastiglia, mi sembra di poter dire che il re francese Luigi XVI forse quel giorno lì non [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo lo scrittore austriaco Stefan Zweig, il 14 luglio 1789 il re francese Luigi XVI scriveva nel suo diario una sola parola: <em>rien</em>, che in francese vuol dire <em>niente</em>. Considerando che quello era il giorno della presa della Bastiglia, mi sembra di poter dire che il re francese Luigi XVI forse quel giorno lì non era tutto a casa, come si dice dalle mie parti. </p>
<p>Quando ho letto questa notizia, che Stefan Zweig ha scritto 143 anni dopo i fatti, ho pensato che fra 143 anni un biografo (non necessariamente austriaco) potrebbe leggere cosa ha scritto il presidente francese Emmanuel Macron nel suo diario in tutti i sabati degli anni 2018 e 2019 in cui in Francia c’è stata una manifestazione dei gilet gialli, ammesso che Emmanuel Macron tenga un diario.</p>
<p>Poi ho pensato che fra 143 anni, capiti quel che deve capitare in Francia e non in Francia, io sarò comunque morto, e allora è meglio se vado avanti a leggere la biografia di Maria Antonietta che Stefan Zweig ha pubblicato nel 1932, che tra l&#8217;altro è un gran bel libro, secondo me.</p>
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		<title>Xenofobia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[letturalenta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Jan 2019 14:38:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[Oggi mi hanno detto che in greco xenos è una parola ambigua, perché vuol dire sia straniero che ospite, e anche ospite, a pensarci bene, è una parola ambigua in italiano, perché indica una persona che ospita, ma anche una persona che è ospitata. Che in greco phobos, fobia, vuol dire paura, lo sapevo già, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi mi hanno detto che in greco <em>xenos</em> è una parola ambigua, perché vuol dire sia straniero che ospite, e anche ospite, a pensarci bene, è una parola ambigua in italiano, perché indica una persona che ospita, ma anche una persona che è ospitata. Che in greco <em>phobos</em>, fobia, vuol dire paura, lo sapevo già, come lo sanno tutti.</p>
<p>Alla luce di tutto questo, come si dice, oggi ho scoperto di essere xenofobo, perché quando sono ospite in casa d’altri ho sempre paura di disturbare e ho l’impressione che la persona che mi ospita non sia contenta di ospitarmi, e così dopo un po’ mi vien voglia di andare via.</p>
<p>Accanto a questa mia xenofobia passiva, diciamo, cioè che riguarda il mio essere ospitato, ce n&#8217;è anche una attiva e così, quando c’è un ospite a casa mia, ho sempre l’impressione che si senta come mi sento io quando sono ospitato, e allora cerco di fargli capire che sono contento di ospitarlo, altrimenti, penso, dopo un po’ gli verrà voglia di andare via, e mi dispiacerebbe.</p>
<p>L’unica cosa che non so è se a chi mi ospita dispiace che a me dopo un po’ venga voglia di andare via. La prossima volta glielo chiedo.</p>
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		<title>Dibattito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[letturalenta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Oct 2018 06:28:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[[Entrano il rappresentante del Partito dei Poveri (PdP) e il rappresentante del Partito dei Ricchi (PdR). Si siedono al tavolo al centro della scena, uno a destra, l’altro a sinistra. Sul lato lungo del tavolo, in mezzo ai due e rivolto al pubblico, il moderatore tace, girando la testa a destra e a sinistra a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>[Entrano il rappresentante del Partito dei Poveri (PdP) e il rappresentante del Partito dei Ricchi (PdR). Si siedono al tavolo al centro della scena, uno a destra, l’altro a sinistra. Sul lato lungo del tavolo, in mezzo ai due e rivolto al pubblico, il moderatore tace, girando la testa a destra e a sinistra a seconda di chi parla, come si fa guardando una partita di tennis. Inizia il dibattito].</p>
<p>PdP: Noi del Partito dei Poveri toglieremo qualcosa ai ricchi per darlo ai poveri. Solo così i poveri potranno essere meno poveri.</p>
<p>PdR: Noi del Partito dei Ricchi aumenteremo la ricchezza prodotta dal sistema. Solo così i poveri potranno essere più ricchi.</p>
<p>PdP: Voi del Partito dei Ricchi volete aumentare la ricchezza prodotta dal sistema per tenervela in tasca, come avete sempre fatto.</p>
<p>PdR: Voi del Partito dei Poveri volete solo mettere le mani in tasca ai ricchi, come avete sempre fatto. Ladri!</p>
<p>PdP: Ladri voi del Partito dei Ricchi, che togliete il pane ai poveri per arricchirvi. Pescecani!</p>
<p>PdR: Noi del Partito dei Ricchi vogliamo che tutti siano più ricchi. Idioti!</p>
<p>PdP: Noi del Partito dei Poveri vogliamo che tutti siano meno poveri. Dementi!</p>
<p>PdR: Più ricchi!</p>
<p>PdP: Meno poveri!</p>
<p>PdR: Più poveri ricchi!</p>
<p>PdP: Più ricchi poveri!</p>
<p>Moderatore: Stop!</p>
<p>PdR: [&#8230;]</p>
<p>PdP: [&#8230;]</p>
<p>Moderatore: Pubblicità!</p>
<p>Fine.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Atto unico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[letturalenta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Sep 2018 09:58:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[Entra in scena uno con la faccia da slovacco e grida: Prima gli slovacchi! Poi entra uno con la faccia da circasso, si mette di fianco allo slovacco e grida: Prima i circassi! Poi entra uno con la faccia da francese, si mette di fianco al circasso e grida: Prima i francesi! Poi entra uno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Entra in scena uno con la faccia da slovacco e grida: Prima gli slovacchi! Poi entra uno con la faccia da circasso, si mette di fianco allo slovacco e grida: Prima i circassi! Poi entra uno con la faccia da francese, si mette di fianco al circasso e grida: Prima i francesi! Poi entra uno con la faccia da filippino, si mette di fianco al francese e grida: Prima i filippini! Poi entra uno con la faccia da peruviano, si mette di fianco al filippino e grida: Prima i peruviani!</p>
<p>Si dispongono in cerchio, e ciascuno appoggia le mani sulle spalle di chi ha davanti. Il peruviano gira la testa indietro e grida allo slovacco: Visto che sono prima di te? Lo slovacco gira la testa indietro e grida al circasso: Visto che sono prima di te? Il circasso gira la testa indietro e grida al francese: Visto che sono prima di te? Il francese gira la testa indietro e grida al filippino: Visto che sono prima di te? Il filippino gira la testa indietro e grida al peruviano: Visto che sono prima di te?</p>
<p>Il peruviano fa una faccia da peruviano perplesso e dice con tono marcatamente filosofico: Ma se tu che hai parlato per ultimo sei prima di me che ho parlato per primo, allora chi è il primo?</p>
<p>Si girano tutti verso il pubblico e dicono con voce tranquilla e gaia: Andiamo ben a farci una grigliata in spiaggia.</p>
<p>Escono in ordine sparso.</p>
<p>Fine.</p>
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		<title>Svezia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[letturalenta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Sep 2018 21:06:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[In Svezia ci sono stato quasi per sbaglio una volta sola in cinquantasei anni, eppure ce l’ho sempre in testa, la Svezia, e tutte le volte che ci penso, penso che è quasi incredibile il numero di volte che per una ragione o per l’altra ho incrociato la Svezia in vita mia. A parte la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" style="FLOAT: left; MARGIN: 0pt 10px 0px 0pt" alt="Svezia" src="https://letturalenta.net/wp-images/blog/svezia.jpg" />In Svezia ci sono stato quasi per sbaglio una volta sola in cinquantasei anni, eppure ce l’ho sempre in testa, la Svezia, e tutte le volte che ci penso, penso che è quasi incredibile il numero di volte che per una ragione o per l’altra ho incrociato la Svezia in vita mia. A parte la regina Cristina, il premio Nobel, gli Abba e i mostri sacri della letteratura e del cinema, che quelli li conoscono tutti, c’è tutto un repertorio di ritagli personali che mi legano alla Svezia. L’unica volta che sono stato in Svezia ho preso un autobus da Copenaghen, che è in Danimarca, e sono andato a Malmö, che è in Svezia, passando sul famoso ponte Oresund, che se non sbaglio in danese si chiama Øresund e in svedese Öresund, e se ci ho preso è anche l’unica parola che so scrivere in danese e in svedese. Ma non divaghiamo.</p>
<p>A Malmö ci sono stato solo qualche ora, un dicembre di dodici anni fa, eppure mi ricordo un sacco di particolari, che per me che ho la memoria di un pesce rosso è già una cosa straordinaria, e questo avvalora l’ipotesi che fra me e la Svezia dev’esserci un legame strano, qualcosa di indecifrabile che fissa la Svezia nella mia testa molto meglio di quanto succeda per la Danimarca o, che so io, per la Repubblica Ceca o per il Portogallo.</p>
<p>A Malmö mi ricordo un grattacielo un po’ contorto progettato dal famoso architetto Calatrava, diceva la guida turistica che avevo comprato a Copenaghen, e mentre ero lì che guardavo quel grattacielo da lontano è passato un signore su una bici da corsa, che si è fermato quando gli ho chiesto delle indicazioni. Gentilissimo. Ma a parte la gentilezza mi ricordo che aveva le orecchie quasi viola, perché quel giorno a Malmö c’era un vento gelato che portava via, e nonostante il vento e il gelo lui non aveva rinunciato alla sua corsetta in bici, coi pantaloncini corti da ciclista e senza guanti. Roba da congelarsi le dita, per tacere delle orecchie. </p>
<p>Mi ricordo anche che c’era una concentrazione molto alta di negozi e atelier di arredamento, e forse anche una scuola di design, che però era chiusa. A pranzo sono stato in un ristorante dove ho mangiato dell’ottima carne alla griglia e mi ricordo perfino il bagno, che aveva la porta scorrevole e la luce automatica, che sono dettagli che non ricordo neanche nei posti dove vado abitualmente, per dire come mi si fissano in testa le cose della Svezia.</p>
<p>Poi mi ricordo che uno dei miei bambini aveva esaurito lo spazio sulla scheda di memoria della macchina fotografica, ed era un po’ triste perché non voleva cancellare le foto che aveva già fatto per farne delle altre. Allora abbiamo girato un po’, e alla fine abbiamo trovato un negozio che le vendeva. Un negozio minuscolo, un solo locale di non più di quattro metri per quattro, seminterrato e senza finestre, che tra scaffali e bancone era così pieno che ci potevano entrare al massimo due o tre persone per volta. E aveva anche un cartellino sulla porta con su scritto “Cash only”. Andiamo bene, ho pensato, perché in tasca avevo solo euro e corone danesi. Il commesso, gentilissimo anche lui come il ciclista assiderato, non parlava tanto bene l’inglese, ma ci siamo capiti benissimo lo stesso. Gli ho detto subito che non avevo corone svedesi, gli ho fatto vedere gli euro e le corone danesi, e lui ha detto “Ok”. Ha preso la macchina fotografica, ha provato la scheda nuova per controllare che funzionasse, ha calcolato il cambio fra corone danesi e svedesi, l’ho pagato e sono uscito con mio figlio tutto contento che aveva già ricominciato a scattare fotografie.</p>
<p>Qualche anno dopo, in Sicilia, ho incontrato un signore di Göteborg che era in vacanza con la moglie, e quel giorno era andato come me alle gole di Tiberio, che è un posto bellissimo, un fiume incanalato fra due pareti di roccia alte cinquanta metri dove si può anche fare il bagno nuotando in mezzo alle anguille. Quando gli ho raccontato del mio unico passaggio in Svezia, a Malmö, lui ha detto “Why Malmö?”, con un tono di voce e una faccia allegra che lasciavano capire benissimo il sottinteso, cioè che in Svezia secondo lui ci sono posti molto più belli di Malmö da vedere. Quando poi gli ho detto che sono andato a Malmö solo perché ero in Danimarca e ci potevo arrivare facilmente grazie al famoso ponte Oresund, con lo stesso tono di voce e la stessa faccia allegra ha detto “Why Denmark?”, con il chiaro sottinteso che secondo lui è molto meglio la Svezia della Danimarca per andarci in vacanza, e devo dire che quel suo umorismo con qualche venatura di irriverenza mi ha sorpreso, per via di un pregiudizio che avevo sui popoli nordici che, chissà perché, dovevano essere tutta gente molto seria, vagamente asociale e anche un po’ noiosa, per via di quegli inverni lunghi, freddi e con le giornate cortissime che li costringono a stare in casa. Son poi passati degli altri anni prima che mi capitasse di leggere in un libro che una cosa più belle della Svezia sono le giornate estive lunghissime, che stimolano la gente a restare fuori casa fino a tardi, e solo allora ho collegato le due cose, cioè che alle giornate cortissime d’inverno si alternano quelle lunghissime d’estate, e ho capito che il mio pregiudizio sul carattere dei popoli nordici era una cretinata.</p>
<p>E niente, proprio oggi ho letto che il 9 settembre in Svezia si vota, e anche lì sembra che ci siano dei problemi che assomigliano ai nostri, tra partiti tradizionali che perdono consenso, disordini, impoverimento e tensioni sociali, e mi è venuto da pensare che spero che quel ciclista con le orecchie viola, il negoziante cash only di Malmö e la coppia di Göteborg stiano tutti bene e che se hanno qualche problema possano superarlo presto, loro e tutti gli svedesi.</p>
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		<title>Famiglia e disabilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[letturalenta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jun 2018 21:22:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[Con il nuovo governo è arrivato il Ministero per la Famiglia e le Disabilità, che è l&#8217;inveramento governativo di un vecchio articolo di Giorgio Manganelli, uno che con la famiglia aveva un rapporto tutt&#8217;altro che idilliaco. La &#8220;famiglia che, per vivere, ti fornisce di laurea e di una certa quantità di demenza&#8221;, come scriveva in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con il nuovo governo è arrivato il Ministero per la Famiglia e le Disabilità, che è l&#8217;inveramento governativo di un vecchio articolo di Giorgio Manganelli, uno che con la famiglia aveva un rapporto tutt&#8217;altro che idilliaco. La &#8220;famiglia che, per vivere, ti fornisce di laurea e di una certa quantità di demenza&#8221;, come scriveva in un altro articolo, era per lui una fucina di terrori e di delitti, quindi una fonte preziosa per la letteratura, che di delitti e di terrori si alimenta.</p>
<p>Sia chiaro, non ce l&#8217;ho col neo ministro Fontana: non mi sembra un bandito né un genio, quindi non credo che potrà fare molti danni. Mi interessa soltanto l&#8217;accostamento linguistico e culturale tra famiglia e disabilità che il nuovo ministero sancisce, un accostamento non privo di realismo: che tutte le famiglie siano un po&#8217; disabili, ognuna a suo modo e misura, lo si sapeva da un pezzo.</p>
<blockquote><p>Un paio di generazioni fa, Orwell, a proposito del matrimonio, scrisse: «Quando si trova un coniuge ammazzato, la prima persona inquisita è l’altro coniuge: questo la dice lunga su quel che la gente pensa del matrimonio».</p>
<p>I tempi corrono, ed oggi la situazione è più complessa. Tra gli inquisiti non c’è più solo l’altro coniuge, ma i figli. È bene accertare se fra costoro qualcuno sappia usare armi da fuoco, mazze ferrate, o abbia una modesta competenza in fatto di veleni. Se muore un bambinello in circostanze sospette, sarà bene vedere se reca tracce di ecchimosi, se era denutrito o genericamente detestato. Non invento nulla, e poi non ho neanche fantasia; l’handicappato ammazzato a bastonate in una famiglia numerosa non l’ho fabbricato io, e neppure i giornali. Coloro che hanno commesso il delitto non erano delinquenti; vivevano una misera vita, e sarebbero stati onesti, non avessero avuto famiglia.</p></blockquote>
<p>[G.Manganelli, da un articolo su il «Corriere della Sera Illustrato», 2 agosto 1980, ora in Mammifero italiano, Adelphi 2007, pag. 47-48]</p>
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		<title>Virtù e fortuna cinquecento anni dopo il Principe</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Nov 2017 12:55:19 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[Un lettore di Machiavelli intuisce facilmente che le parole virtù e fortuna avevano per lui un significato molto diverso da quello che hanno oggi. In estrema sintesi, la virtù era la capacità di organizzare le azioni per raggiungere un obbiettivo. La fortuna era ciò che accade al di fuori della volontà e delle azioni umane. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" style="FLOAT: left; MARGIN: 0pt 10px 0px 0pt" alt="Machiavelli" src="https://letturalenta.net/wp-images/blog/Machiavelli.jpg" /> Un lettore di Machiavelli intuisce facilmente che le parole virtù e fortuna avevano per lui un significato molto diverso da quello che hanno oggi. In estrema sintesi, la virtù era la capacità di organizzare le azioni per raggiungere un obbiettivo. La fortuna era ciò che accade al di fuori della volontà e delle azioni umane. Per noi, oggi, virtuoso è l&#8217;uomo che compie opere buone, il più delle volte intese come opere pie. Per Machiavelli virtuoso è l&#8217;uomo che compie opere assennate. Oggi intendiamo la fortuna come botta di culo, piacevole e inattesa sorpresa, come vincere alla lotteria. Machiavelli raffigurava la fortuna come un “fiume rovinoso, che quando ei si adira, allaga i piani, rovina gli arbori e gli edifici” (<em>Il Principe</em>, cap. XXV).</p>
<p>La virtù era invece l&#8217;argine che gli uomini possono costruire per impedire al fiume rovinoso di provocare rovine. Lo slittamento semantico è indice di un mutamento storico: negli ultimi cinquecento anni abbiamo perso la capacità di costruire argini, sostituendola con virtuosissime quanto inutili dichiarazioni di principio.</p>
<p>Un esempio che conosco per esperienza diretta. L&#8217;amministrazione comunale di Bologna, città che ancora oggi gode di un&#8217;immeritata fama di buon governo, si distingue per dichiarazioni di nobile contenuto ambientalista. Il sindaco di Bologna un anno fa annunciava giulivo di aver candidato Bologna a <a href="http://ec.europa.eu/environment/europeangreencapital/" rel="noopener" target="_blank">Capitale Green europea</a> per il 2019. Peccato che alle dichiarazioni di intenti corrispondano azioni che vanno in direzione ostinata e contraria rispetto alla tutela dell&#8217;ambiente, che è appunto il tema del Green Capital Award. L&#8217;esempio più clamoroso è senz&#8217;altro l&#8217;intenzione di allargare l&#8217;asse autostradale e tangenziale che già oggi passa di fatto in mezzo alla città, avvelenando l&#8217;aria e i polmoni dei cittadini. Ma a questo si possono aggiungere altre chicche, come la costruzione di 9 nuovi supermercati nell&#8217;ultimo anno, l&#8217;intenzione di edificare 18 ettari ai Prati di Caprara, che è il più grande polmone verde della città, la prossima costruzione di 11 nuovi distributori di carburanti, e via di questo passo. Fortunatamente, a proposito di fortuna, la candidatura di Bologna a capitale green è stata scartata dalla giuria, segno che tutto sommato la virtù ancora alligna in qualche cuore umano.</p>
<p>Ma la cosa più notevole di questa politica oggettivamente dannosa sono le dichiarazioni di impotenza dell&#8217;amministrazione. A proposito dell&#8217;edificazione dei Prati di Caprara, la giustificazione è che “è prevista dal POC”, il piano operativo comunale, come se il POC fosse un&#8217;entità superna, un&#8217;Ananke, un esempio perfetto del rovinoso fiume della machiavelliana fortuna e non, come è, uno strumento di pianificazione urbanistica redatto proprio da quel Comune che lo invoca come destino ineludibile. Per l&#8217;allargamento della tangenziale e autostrada si rimanda alla procedura di VIA, la valutazione di impatto ambientale presso il ministero dell&#8217;Ambiente, come se il Comune non avesse e non avesse avuto voce in capitolo: da notare che il progetto parte da un accordo sottoscritto da Virginio Merola, che oltre che sindaco di Bologna è anche presidente della Città Metropolitana (ex provincia). Per gli 11 nuovi distributori e per i 9 nuovi supermercati si adduce l&#8217;ineluttabilità della famigerata direttiva Bolkenstein a tutela della libera concorrenza, come se il Comune non potesse opporsi a operazioni dementi come queste proprio in virtù di quel potere di pianificazione urbanistica, ovvero il POC invocato a scusante dell&#8217;altro scempio, che è appunto in capo ai comuni.</p>
<p>Mancando la virtù, si invoca la fortuna come causa della propria inettitudine. </p>
<p>Tema: descrivi alcune iniziative utili alla protezione dell&#8217;ambiente.<br />
Svolgimento del sindaco di Bologna: allargare le autostrade, moltiplicare le automobili, tramutare 18 ettari di verde in palazzi, costruire tanti tanti supermercati.</p>
<p>Mancanza di visione, incapacità di adeguare i mezzi agli obbiettivi, incapacità, a monte, di darsi obbiettivi sensati, improvvisazione, arretratezza culturale, svicolamento penoso dall&#8217;assunzione di responsabilità. Questo è quel che resta della virtù politica dopo cinque secoli di storia. Che fare? Leggere Machiavelli, che altro, e grazie a lui ridere, deridere, irridere il rovinoso fiume della stupidità umana.</p>
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