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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/atom10full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:blogger="http://schemas.google.com/blogger/2008" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" gd:etag="W/&quot;DkQARnk9fip7ImA9WhBaE0w.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1201786238699559362</id><updated>2013-05-23T15:05:47.766+02:00</updated><category term="Mediazione" /><category term="Articoli" /><category term="Parole Oltre" /><category term="Incontri" /><category term="Carcere" /><category term="Autori" /><category term="Antologia" /><title>Liberante</title><subtitle type="html">Voci dal carcere. Liberante è un blog che offre un resoconto dei progetti seguiti da Simon Pietro De Domenico a San Vittore e negli altri istituti di pena.</subtitle><link rel="http://schemas.google.com/g/2005#feed" type="application/atom+xml" href="http://www.liberante.net/feeds/posts/default" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.liberante.net/" /><link rel="next" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25&amp;redirect=false&amp;v=2" /><author><name>Simone De Domenico</name><uri>https://plus.google.com/109499672350940581267</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh6.googleusercontent.com/-3B6puZ4yq8w/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAHmM/__65QT1fcfM/s512-c/photo.jpg" /></author><generator version="7.00" uri="http://www.blogger.com">Blogger</generator><openSearch:totalResults>150</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/atom+xml" href="http://feeds.feedburner.com/liberante/feeds" /><feedburner:info xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" uri="liberante/feeds" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><entry gd:etag="W/&quot;DkQARnk8eSp7ImA9WhBaE0w.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1201786238699559362.post-3662465490949923511</id><published>2013-05-23T15:04:00.001+02:00</published><updated>2013-05-23T15:05:47.771+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-05-23T15:05:47.771+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Incontri" /><title>Inizio di un romanzo collettivo al femminile</title><content type="html">&lt;i style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: x-small; line-height: 18px;"&gt;Incontro al Femminile del 9 aprile 2013 Milano Casa circondariale San Vittore.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div align="LEFT" style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 18px; margin-bottom: 0.18in;"&gt;
&lt;b style="font-size: 12.727272033691406px; line-height: 17.999998092651367px;"&gt;Viene inaugurato il progetto Parole in Libertà al reparto femminile di San Vittore.&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Arriviamo nella biblioteca riscaldata da un caldo sole primaverile, dove C. appare sorpresa di vedere l’intera o semi ridimensionata task force (mancano due assistenti all’appello). Ci adoperiamo a disporre le sedie e è Sonja a riprendere il filo, dopo Daniele che parla della non appartenenza, secondo lui caratterizzante il protagonista di Le notti bianche. Io gli faccio eco, dicendo che si può scegliere di non appartenere. Vi sono forme alternative di appartenenza: per esempio a se stessi o ai propri sogni. Ma Sonia tiene la barra e ripropone alle presenti (alcune facce non ci sono più ma altre nuove si sono aggregate) di metterci insieme a imbastire la trama di un romanzo. Incominciamo a parlare del protagonista e dell’ambientazione. A un tratto entra Luciana, qualche partecipante le va incontro per abbracciarla con affetto. Poi il gioco riprende.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Dove insceniamo l’inizio della storia? Chiede Sonja. Una ragazza bionda lancia l’idea del Messico. Viene accolta. P. propone come protagonista una donna ricchissima, proprietaria di una villa multimilionaria in Messico. Bisogna partire da una situazione di tranquillità, precisa Sonja. Le proposte giungono a raffica, prevale l’idea di P. di far viaggiare la protagonista a bordo di una limousine, a New York in direzione dell’aeroporto. Qualche malumore si avverte sul fondo, un dissenso sulla protagonista ricca. Si pensa poi alla prima azione: un incidente lungo la strada. Non grave si suppone, e l’investito è un archeologo. Poi si passa a distribuire i ruoli dei personaggi che comporranno la trama. Anche Luciana entra nel gioco. Visto che P ripete che ricordo sua madre, faccio la madre della protagonista. D. si offre come cuoca, ma P le risponde che fa certi pastoni.. Li mangiano tutte replica D., senza scomporsi, poi ripiega per il ruolo di cameriera guardarobiera, forse moglie dell’autista. F. sceglie il personaggio dell’autista, dicendo che è un delinquente.. E’ un comunista, replica P.. M. che è rabbuiata e è rimasta a lungo silenziosa, azzarda: io sono l’amante russo di Jacqueline. P. approva la nota esotica. Sonja invita C. a partecipare. Il cerchio si allarga e C. entra proponendosi per il personaggio del marito di P.- Jacqueline. Si prova a decidere i nomi. Alba è la figlia ribelle, lei stessa è molto giovane. Azalen l’amica della protagonista. Decidiamo di immaginare il carattere e l’aspetto fisico.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le ore sono trascorse in un baleno tra risate e proposte, anche un po’ strampalate, tanto è un gioco. Simone interviene per dire che i personaggi non devono dialogare tra di loro ma con altri personaggi secondari. Sonja che ha guidato il gruppo con simpatia e fermezza parla della importanza di costruire i dialoghi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche Francesco, il terzo scrittore, decide di scegliere un personaggio. Una partecipante dice che forse uscirà ma che vorrebbe continuare a partecipare al gioco. Azalen risponde che potrà scrivere e continuare a fare muovere il suo personaggio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine il gruppo si scioglie. Abbiamo lavorato bene. Adesso bisogna fare lavorare la fantasia e animare i personaggi della nostra storia. Non sarà facile ma ci proveremo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: xx-small; line-height: 13.984375px;"&gt;* I nomi dei detenuti sono di fantasia&lt;/span&gt;&lt;span style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 16.363636016845703px;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.liberante.net/feeds/3662465490949923511/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/05/romanzo-collettivo-al-femminile.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/3662465490949923511?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/3662465490949923511?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/05/romanzo-collettivo-al-femminile.html" title="Inizio di un romanzo collettivo al femminile" /><author><name>Simone De Domenico</name><uri>https://plus.google.com/109499672350940581267</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh6.googleusercontent.com/-3B6puZ4yq8w/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAHmM/__65QT1fcfM/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;DEUMQnc7fSp7ImA9WhBaEEQ.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1201786238699559362.post-8178036022338634428</id><published>2013-05-21T02:24:00.000+02:00</published><updated>2013-05-21T02:31:23.905+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-05-21T02:31:23.905+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Incontri" /><title>Giancarlo Zappoli presenta Le nevi del Kilimangiaro</title><content type="html">&lt;i style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: x-small; line-height: 18px;"&gt;Incontro del 6 maggio 2013 Milano Casa circondariale San Vittore.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div align="LEFT" style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 18px; margin-bottom: 0.18in;"&gt;
&lt;b style="font-size: 12.727272033691406px; line-height: 17.999998092651367px;"&gt;Giancarlo Zappoli presenta Le nevi del Kilimangiaro, un film di Robert Guédiguian.&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="font-size: 13px;"&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;b&gt;Giancarlo Zappoli&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: xx-small; line-height: 17.984375px;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;Azalen Tomaselli&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: xx-small; line-height: 17.99715805053711px;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b style="background-color: transparent; font-size: xx-small;"&gt;Simon Pietro De Domenico&lt;/b&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;&amp;nbsp;e &lt;b&gt;Gruppo Cuminetti&lt;/b&gt; con i detenuti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Il cielo è coperto da banchi di nuvole, poche gocce di pioggia fitta e sottile, con la primavera che tarda a arrivare. L’appuntamento è davanti San Vittore nel piccolo spiazzo verde. &lt;b&gt;Giancarlo Zappoli&lt;/b&gt;, Azalen e Simone varcano il portone e, dopo qualche intoppo burocratico, superano i cancelli e dalla rotonda imboccano il sesto reparto. Al sesto, l’aula cella è già predisposta per la proiezione del film&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Les neiges du Kilimandjaro&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;di&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Gu%C3%A9diguian" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Robert Guédiguian&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;Chiacchiericcio e saluti mentre Simone fa le prove (sarà necessario il computer degli educatori, portato su dalla dr.ssa S.). Finalmente le immagini animano lo schermo, un lenzuolo fissato alla parete, e si parte con la visione, dopo la breve presentazione dell’ospite. La vicenda è ambientata a Marsiglia, dove un sindacalista decide di estrarre a sorte i nomi dei lavoratori che dovranno essere licenziati, includendo anche il proprio. Spinto da un senso di equità e giustizia, subisce la chiusura del proprio rapporto di lavoro e si avvia a una vita di prepensionamento, divisa tra la cura dei nipoti (tre) e i fornelli (quando la moglie che fa la badante è fuori casa). A cambiare radicalmente le cose interviene la rapina di una consistente somma di denaro e di due biglietti per un viaggio in Tanzania, regalati da figli e amici alla coppia per il trentesimo anniversario. Il fatto sconvolge completamente la vita dei due maturi coniugi, demistificando tante piccole sicurezze e verità e cambiando irreversibilmente il loro sistema di valori.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Il punto di snodo del film è l’incontro tra l’autore del reato (che ha un complice) e la vittima: il rapporto tra bene e male e la sbarratura simbolica che, omologando dalla parte dei malfattori il rapinatore, assolverebbe l’intera società e la stessa vittima che la rappresenta, è, se non rovesciato, rimesso in discussione. Nelle parole del cognato che condanna senza appello il giovane rapinatore, invocando per lui pene sempre più severe, si gioca il conflitto e la dinamica sociale ostile, condizionata da fattori scatenanti come la crisi della famiglia, la mancanza di lavoro e la solitudine.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Il regista posa lo sguardo anche sul gap generazionale, rappresentando una nuova generazione più cinica e indifferente, più ripiegata su posizioni utilitaristiche, e ormai lontana dagli ideali di una stagione riformatrice, ormai al tramonto.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Dopo la visione, Giancarlo Zappoli si è trattenuto con i partecipanti a sottolineare i momenti più significativi del film, mettendo in risalto molto bene la dialettica tra esterno e interno, tra precarietà, miseria, disoccupazione che, da una parte, colpiscono i più deboli e impreparati, e maturazione e messa in crisi di sicurezze interiori, in una società in evoluzione. Momenti alti e momenti bassi che dovrebbero portare ciascuno a non adottare la logica amico-nemico e a andare oltre la paura e la scomunica sociale. La riparazione e la solidarietà costituiscono, infatti, un possibile modo etico di ritrovare felicità e slancio.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Zappoli ha concluso citando le parole di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jean_Jaur%C3%A8s" target="_blank"&gt;Jean Jaurès&lt;/a&gt;, il pacifista assassinato un giorno prima della mobilitazione che diede il via alla prima guerra mondiale, a proposito del coraggio. "&lt;i&gt;Il coraggio&lt;/i&gt;" - ha ribadito - "&lt;i&gt;è dominare i propri errori, soffrirne, ma senza venirne schiacciati e proseguire il proprio cammino&lt;/i&gt;".&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;Alla fine dell’incontro, Simone ha richiamato l’attenzione dei partecipanti sul tema della &lt;b&gt;mediazione reo-vittima&lt;/b&gt;, reso in modo simbolico dall’incontro faccia a faccia e dal dialogo drammatico tra Michel e il giovane rapinatore, proponendo per il Libroforum un approfondimento su questa pratica, prevista dal nostro sistema giudiziario. L’incontro giunge al termine tra ringraziamenti e saluti. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;“Il coraggio è essere al contempo, quale che sia il proprio mestiere, pratico e filosofo.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt; Il coraggio è capire la propria vita, precisarla e approfondirla, stabilirla e accordarla però alla vita generale.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Il coraggio è controllare con precisione la propria macchina per tessere, affinché nessun filo si rompa, e preparare al tempo stesso un ordine sociale più ampio e più fraterno in cui quella, macchina sarà la serva comune dei lavoratori liberi (…)&lt;br /&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Il coraggio è dominare i propri errori, soffrirne, ma senza venirne schiacciati e proseguire il proprio cammino.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt; Il coraggio è amare la vita e guardare la morte con occhi tranquilli;&lt;br /&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;il coraggio è cercare l’ideale e capire il reale;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt; Il coraggio è agire e votarsi a grandi cause senza sapere quale ricompensa l’universo profondo darà al nostro sforzo, né se vi sarà mai alcuna ricompensa.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt; Il coraggio è cercare la verità e dirla; è non subire la legge della menzogna trionfante che passa, non consentire alla nostra anima, alla nostra bocca e alle nostre mani di farsi l’eco degli stupidi applausi o dei fischi esaltati.”&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: xx-small; line-height: 13.984375px;"&gt;* I nomi dei detenuti sono di fantasia&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.liberante.net/feeds/8178036022338634428/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/05/giancarlo-zappoli-presenta-le-nevi-del.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/8178036022338634428?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/8178036022338634428?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/05/giancarlo-zappoli-presenta-le-nevi-del.html" title="Giancarlo Zappoli presenta Le nevi del Kilimangiaro" /><author><name>Simone De Domenico</name><uri>https://plus.google.com/109499672350940581267</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh6.googleusercontent.com/-3B6puZ4yq8w/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAHmM/__65QT1fcfM/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;DUMER3k6fCp7ImA9WhBbEk4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1201786238699559362.post-2066783075738299149</id><published>2013-05-11T03:56:00.004+02:00</published><updated>2013-05-11T03:56:46.714+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-05-11T03:56:46.714+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Carcere" /><title>Carta di Milano</title><content type="html">&lt;div style="border: 0px; margin-bottom: 15px; margin-top: 15px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;a href="http://www.liberante.net/2012/01/oreste-pivetta.html" target="_blank"&gt;Oreste Pivetta&lt;/a&gt; durante&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.liberante.net/2013/04/carta-di-milano-e-diritti-del-detenuto.html" target="_blank"&gt;l'incontro del 15 aprile&lt;/a&gt; ha parlato della &lt;b&gt;Carta di Milano&lt;/b&gt;,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;ovvero il &lt;i&gt;protocollo deontologico per i giornalisti relativo al trattamento di notizie concernenti carceri, detenuti ed ex detenuti&lt;/i&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="border: 0px; margin-bottom: 15px; margin-top: 15px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Qui di seguito potete trovare il testo integrale:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="border: 0px; margin-bottom: 15px; margin-top: 15px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;div style="background-color: white; color: #333333; line-height: 22px;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="background-color: white; color: #333333; line-height: 22px; text-align: center;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;CNOG – COMMISSIONE GIURIDICA&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style="background-color: white; border: 0px; color: #333333; line-height: 22px; margin-bottom: 15px; margin-top: 15px; outline: 0px; padding: 0px; text-align: center; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;strong style="background-color: transparent; border: 0px; margin: 0px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;CARTA DI MILANO&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Protocollo deontologico per i giornalisti che trattano notizie concernenti carceri, detenuti o ex detenuti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="background-color: white; border: 0px; color: #333333; line-height: 22px; margin-bottom: 15px; margin-top: 15px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Il Consiglio nazionale dei giornalisti esprime apprezzamento per l’&lt;strong style="background-color: transparent; border: 0px; margin: 0px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;impegno volontario&lt;/strong&gt;dei molti colleghi che realizzano strumenti di informazione all’interno degli istituti di pena in collaborazione con i detenuti e che hanno dato vita alla Carta di Milano, fatta propria da molti Ordini regionali. Richiamandosi ai dettati deontologici presenti nella Carta dei doveri del giornalista, con particolare riguardo al dovere fondamentale di&lt;strong style="background-color: transparent; border: 0px; margin: 0px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;rispettare la persona e la sua dignità&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e di non discriminare nessuno per razza, religione, sesso, condizioni fisiche e mentali e opinioni politiche, riafferma il criterio deontologico fondamentale del “rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati” contenuto nell’articolo 2 della legge istitutiva dell’Ordine nonché i principi fissati dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, dal Patto internazionale Onu sui diritti civili e politici e dalle Costituzioni italiana ed europea.&lt;br /&gt;Consapevole che il diritto all’informazione può trovare dei limiti quando venga in conflitto con i diritti dei soggetti bisognosi di una tutela privilegiata, fermo restando il diritto di cronaca in ordine ai fatti e alle responsabilità, invita a osservare la&amp;nbsp;&lt;strong style="background-color: transparent; border: 0px; margin: 0px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;massima attenzione&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;nel trattamento delle informazioni concernenti i cittadini privati della libertà o in quella fase estremamente difficile e problematica del reinserimento nella società.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="background-color: white; border: 0px; color: #333333; line-height: 22px; margin-bottom: 15px; margin-top: 15px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Il Consiglio nazionale invita quindi i giornalisti a:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="background-color: white; border: 0px; color: #333333; line-height: 22px; margin-bottom: 15px; margin-top: 15px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;1) Tenere presente che il&amp;nbsp;&lt;strong style="background-color: transparent; border: 0px; margin: 0px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;reinserimento sociale&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;è un passaggio complesso che può avvenire a fine pena oppure gradualmente, come previsto dalle leggi che consentono l’accesso al lavoro esterno, i permessi ordinari, i permessi-premio, la semi-libertà, la liberazione anticipata e l’affidamento in prova ai servizi sociali;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="background-color: white; border: 0px; color: #333333; line-height: 22px; margin-bottom: 15px; margin-top: 15px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;2) Usare&amp;nbsp;&lt;strong style="background-color: transparent; border: 0px; margin: 0px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;termini appropriati&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;in tutti i casi in cui un detenuto usufruisce di misure alternative al carcere o di benefici penitenziari evitando di sollevare un ingiustificato allarme sociale e di rendere più difficile un percorso di reinserimento sociale che avviene sotto stretta sorveglianza. Le misure alternative non sono equivalenti alla libertà, ma sono una modalità di esecuzione della pena;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="background-color: white; border: 0px; color: #333333; line-height: 22px; margin-bottom: 15px; margin-top: 15px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;3) Fare riferimento puntuale alle&amp;nbsp;&lt;strong style="background-color: transparent; border: 0px; margin: 0px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;leggi&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;che disciplinano il procedimento penale e l’esecuzione della pena e alla legge sull’ordinamento penitenziario (354 del 1975);&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="background-color: white; border: 0px; color: #333333; line-height: 22px; margin-bottom: 15px; margin-top: 15px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;4) Fornire&amp;nbsp;&lt;strong style="background-color: transparent; border: 0px; margin: 0px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;dati attendibili&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e aggiornati che permettano una corretta lettura del contesto carcerario;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="background-color: white; border: 0px; color: #333333; line-height: 22px; margin-bottom: 15px; margin-top: 15px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;5) Considerare che il cittadino privato della libertà è un interlocutore in grado di esprimersi e raccontarsi, ma può non conoscere le dinamiche mediatiche e non essere quindi in grado di valutare tutte le conseguenze e gli eventuali&lt;strong style="background-color: transparent; border: 0px; margin: 0px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;&amp;nbsp;rischi&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;dell’esposizione attraverso i media;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="background-color: white; border: 0px; color: #333333; line-height: 22px; margin-bottom: 15px; margin-top: 15px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;6) Tutelare il condannato che sceglie di parlare con i giornalisti, non coinvolgendo inutilmente i suoi familiari, evitando di identificarlo solo con il reato commesso e valorizzando il percorso di reinserimento che sta compiendo;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="background-color: white; border: 0px; color: #333333; line-height: 22px; margin-bottom: 15px; margin-top: 15px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;7) Garantire al cittadino privato della libertà di cui si sono occupate le cronache la stessa&amp;nbsp;&lt;strong style="background-color: transparent; border: 0px; margin: 0px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;completezza di informazione&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;qualora sia prosciolto;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="background-color: white; border: 0px; color: #333333; line-height: 22px; margin-bottom: 15px; margin-top: 15px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;8) Tenere conto dell’&lt;strong style="background-color: transparent; border: 0px; margin: 0px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;interesse collettivo&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;ricordando, quando è possibile, i dati statistici che confermano la validità delle misure alternative e il loro basso margine di rischio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="background-color: white; border: 0px; color: #333333; line-height: 22px; margin-bottom: 15px; margin-top: 15px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Le indicazioni elencate riguardano anche il giornalismo online, multimediale e altre forme di comunicazione che utilizzino innovativi strumenti tecnologici per i quali dovrà essere tenuta in considerazione la loro prolungata disponibilità nel tempo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="background-color: white; border: 0px; color: #333333; line-height: 22px; margin-bottom: 15px; margin-top: 15px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Il Consiglio nazionale si adopererà affinchè il tema del rapporto fra informazione e realtà carceraria sia inserito fra gli argomenti oggetto dell’esame professionale. Invita inoltre i Consigli regionali a favorire rapporti di collaborazione con i garanti dei diritti del detenuto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="background-color: white; border: 0px; color: #333333; line-height: 22px; margin-bottom: 15px; margin-top: 15px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;La violazione di queste regole integranti lo spirito dell’art. 2 della Legge 03.02.1963 n. 69 comporta l’applicazione delle norme contenute nel Titolo III della stessa legge.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="background-color: white; border: 0px; color: #333333; line-height: 22px; margin-bottom: 15px; margin-top: 15px; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Roma, 13 marzo 2013&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.liberante.net/feeds/2066783075738299149/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/05/carta-di-milano.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/2066783075738299149?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/2066783075738299149?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/05/carta-di-milano.html" title="Carta di Milano" /><author><name>Simone De Domenico</name><uri>https://plus.google.com/109499672350940581267</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh6.googleusercontent.com/-3B6puZ4yq8w/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAHmM/__65QT1fcfM/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;DUYNRX44fSp7ImA9WhBUGEU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1201786238699559362.post-2192642870689834665</id><published>2013-05-07T02:39:00.002+02:00</published><updated>2013-05-07T02:39:54.035+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-05-07T02:39:54.035+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Incontri" /><title>Per un paio di ore in carcere - Antonella Cavallo</title><content type="html">&lt;div&gt;
&lt;i style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;Incontro del 9 aprile, 2013 Milano Casa circondariale San Vittore&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class="post-body entry-content" id="post-body-1864742458069658943" itemprop="articleBody" style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 1.4; position: relative; width: 550px;"&gt;
&lt;div align="LEFT" style="margin-bottom: 0.18in;"&gt;
&lt;span style="font-family: ArialMT, sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif;"&gt;Considerazioni di Antonella Cavallo&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b style="font-size: 12.727272033691406px; line-height: 16.363636016845703px;"&gt;(vai&amp;nbsp;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #3d85c6;"&gt;&lt;a href="http://www.liberante.net/2013/04/parole-in-liberta.html" style="color: #888888; text-decoration: none;" target="_blank"&gt;QUI&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&amp;nbsp;per il resoconto)&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Sono qui, nel tepore della mia casa-bomboniera a raccogliere le emozioni di questa giornata particolare, reduce da un appuntamento così fortemente voluto. Sono stata a San Vittore, al reparto femminile, privilegiato, come viene definito dai più... Tutto è cominciato dal mio desiderio di far avere qualche copia del mio romanzo alla biblioteca del carcere e da lì, la proposta di fare un incontro con le detenute e parlarne con loro. La prospettiva era un pubblico di tre quattro persone, per me era uguale, ne avrei parlato anche con una sola. Oltrepassiamo il primo cancello, poi un secondo, saliamo un paio di rampe che danno sul cortile dove delle figure sostano, passeggiano, fumano... Una porta con una fessura, un campanello, due occhi che scrutano, il clangore della serratura, porte che si aprono per richiudersi dietro l'ultimo tallone. Ci chiedono se vogliamo una guardia che ci scorti fino in biblioteca, la psicologa conosce bene la strada e ci conduce al nostro appuntamento. Entriamo nella biblioteca, è accogliente ci sono un paio di tavoli rotondi con delle sedie attorno e alcune file di sedute per le spettatrici. Che non ci sono.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Riempiamo noi il locale, siamo in sette: io, Sonja, l'educatore, la psicologa e tre giovani universitari che ci faranno da spalla. Sistemiamo le nostre sedie a semicerchio di fronte alla platea. Entrano cinque ragazze dell'Ecuador e si siedono. Entra M. col libro Una moglie imperfetta stretto tra le mani, ci saluta si presenta, dice che ne ha già lette una ventina di pagine, le piace! Segue la polacca, mi saluta, parla spagnolo, ha letto il mio La Pietra dei Sogni aiutata dalla compagna di cella F.; a loro è piaciuto molto e si è riconosciuta in Lucrezia, in alcune parti. Arriva P. si accomoda in prima fila, ha un paio di riviste, accavalla le gambe e le sfoglia. Seguono altre e altre ancora sono in arrivo, aspettano che qualcuno vada da loro ad aprire la cella. Una ragazza si accomoda accanto a noi e cominciamo. Dopo i primi istanti di silenzio, Sonja attacca con la prima nota e da lì non ci siamo più fermate, fino a quando ci hanno strappato la promessa di tornare settimana prossima.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Non avevo di proposito portato l'orologio, ma sapevo che il tempo a disposizione era scaduto, dovevamo andarcene, lasciarle andare... Abbiamo fatto l'atto di alzarci quando la signora P. ha bofonchiato: "Ecco già se ne vogliono andare." Mi sono seduta, avevo dimenticato una cosa importante, la lettera che Vera aveva scritto per loro. L'ho presa e consegnata alla ragazza di lingua spagnola che mi sedeva di fronte e che già all'inizio aveva letto la mia lettera con un'enfasi da professionista. Ha letto le accorate parole di affetto di Vera che hanno colpito il cuore delle compagne. Al termine della lettura la responsabile della biblioteca ci ha chiesto: "Chissà, pensate che sarebbe disposta a venirci a trovare?" Io e Sonja abbiamo sorriso, la risposta affermativa era implicita.&lt;br /&gt;È stata un'esperienza bella, intensa, commovente, quando a fine incontro la donna alta glabra che sedeva in ultima fila con aria a tratti insofferente, mi si è avvicinata coi nostri libri in mano e mi ha chiesto la dedica. "Scrivi a S. - mi ha detto in inglese - sono tedesca." Le ho chiesto scusa immaginando quanto potesse essersi annoiata a non capire, lei mi ha detto che no, il libro le servirà per imparare l'italiano... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;F. mi ha detto di volermi parlare in privato, chiedendomi se i personaggi fossero inventati o reali poiché la trama rispecchiava esattamente la storia della sua vita... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono qui tra le mie cose, i miei odori, i miei gatti, la mia intimità, la mia libertà, a pensare che potrei essere al posto di ognuna di loro... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonella&lt;/span&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.liberante.net/feeds/2192642870689834665/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/05/per-un-paio-di-ore-in-carcere-antonella.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/2192642870689834665?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/2192642870689834665?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/05/per-un-paio-di-ore-in-carcere-antonella.html" title="Per un paio di ore in carcere - Antonella Cavallo" /><author><name>Simone De Domenico</name><uri>https://plus.google.com/109499672350940581267</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh6.googleusercontent.com/-3B6puZ4yq8w/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAHmM/__65QT1fcfM/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;DEUNSH88cSp7ImA9WhBaEEQ.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1201786238699559362.post-8137433965269870887</id><published>2013-05-01T19:03:00.000+02:00</published><updated>2013-05-21T02:31:39.179+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-05-21T02:31:39.179+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Incontri" /><title>Dario Crapanzano presenta Il giallo di via Tadino.</title><content type="html">&lt;div&gt;
&lt;i style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: x-small; line-height: 18px;"&gt;Incontro del 15 aprile 2013 Milano Casa circondariale San Vittore.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div align="LEFT" style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 18px; margin-bottom: 0.18in;"&gt;
&lt;b style="font-size: 12.727272033691406px; line-height: 17.999998092651367px;"&gt;Dario Crapanzano racconta la vecchia Milano del sanguis e del bianco spruzzato.&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="font-size: 13px;"&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;b&gt;Dario Crapanzano&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: xx-small; line-height: 17.984375px;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;Azalen Tomaselli&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: xx-small; line-height: 17.99715805053711px;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small; line-height: 17.99715805053711px;"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;e&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b style="background-color: transparent; font-size: xx-small;"&gt;Simon Pietro De Domenico&lt;/b&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;&amp;nbsp;con i detenuti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Una pioggia fitta e insistente, strade lucide e muri dei palazzi anch’essi umidi con l’acqua che scende a ruscelli, pozzanghere qua e là. Azalen entra al solito bar per incontrare &lt;b&gt;Dario Crapanzano&lt;/b&gt;. Si varca il portone e si supera la trafila dei cancelli. Poche parole e poi è lui a raccontarsi. Dario è un uomo vivace con due mobili occhi azzurri che svirgolano da ogni parte. "&lt;i&gt;Sono nato a Milano in una casa di ringhiera e ho studiato nonostante non fossi ricco poi ho lavorato per una casa editrice e in pubblicità"&lt;/i&gt;. Un guizzo si accende mentre dipana i suoi ricordi di una Milano lontana: l’Accademia d’arte drammatica, in v&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;ia Filodrammatici,&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp; l’amicizia con &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mariangela_Melato" target="_blank"&gt;Mariangela Melato&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;, e il &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bar_Giamaica" target="_blank"&gt;bar Jamaica&lt;/a&gt; che inizialmente si chiamava Ponte di Brera. E ancora il ricordo di Mamma Lina che dava da mangiare a tutti, di un ristorante in via Fiori Chiari gestito dalle sorelle Pirovini che al &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ibrahim_Shaban_Likmetaj_Kodra" target="_blank"&gt;K&lt;b&gt;odra&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;, un albanese con otto mogli avevano detto: "&lt;i&gt;Ti cancello tutti i debiti se ti converti al Cristianesimo!&lt;/i&gt;" Ancora l’esperienza artistica del &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Trebbo_poetico" target="_blank"&gt;Trebbo poetico&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;Toni Comello&lt;/b&gt;, con il ricordo dell’allestimento della spettacolo nella bellissima piazza di Vigevano. Infine la memoria rimbalza al suo passato e alla nonna, colpita dalla polio, figlia di contadini del Pavese venuta a Milano a dodici anni per lavorare. Rimasta vedova (il marito era morto in guerra) ha tirato su i due figli lavorando in un’azienda farmaceutica. Ha imparato a leggere e a scrivere da sola. Azalen chiede a Dario di parlare del &lt;b&gt;commissario Arrigoni&lt;/b&gt; (protagonista dei suoi romanzi).&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Il commissario Arrigoni è un uomo brutto, basso e robusto che ha sposato una moglie bellissima, sullo sfondo si anima la Milano del Dopoguerra con le sue macerie e la fame. Qualche partecipante porta l’esempio di altri scrittori che hanno descritto ambienti e modi di vivere che il tempo ha cancellato, &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vasco_Pratolini" target="_blank"&gt;Vasco Pratolini&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alfredo_Panzini" target="_blank"&gt;Alfredo Panzini&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;, nomi e memorie si rincorrono. Il discorso cade sulla crisi del libro, soppiantato dai tablet e da altri metodi di consultazione. Qualcuno accenna a altre sparizioni: i vecchi quartieri come Isola, spazzato via insieme alle botteghe artigiane e alle osterie, alle bevute di gruppo, al bianco spruzzato, al &lt;i&gt;sanguis &lt;/i&gt;(traduzione in milanese di sandwich)..&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Poi la discussione si infervora attorno alle cause dell'attuale declino economico: la massificazione della università dovuta al desiderio dei genitori di fare uno scatto sociale, la perdita di molti mestieri più remunerativi, la disoccupazione dilagante. Simone tuona contro la formazione che sfrutta i giovani e non offre sbocchi sul mercato del lavoro, un giro d’affari a spese dei più deboli. Dario Crapanzano osserva che dalla fine della guerra, è la prima volta che la generazione dei figli è più povera di quella dei padri, i vecchi sono diventati una risorsa economica. Intere famiglie vivono grazie alla loro pensione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;Per Indaco "&lt;i&gt;la forbice tra il ricco e il borghese medio si è allargata, la colpa è imputabile anche ai media e a certi stereotipi affermatisi nell’Italia craxiana o primo repubblicana&lt;/i&gt;". Noi avevamo la consapevolezza di avere una scialuppa di salvataggio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I giovani tutti bamboccioni o schizzinosi secondo l’etichetta di &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tommaso_Padoa-Schioppa" target="_blank"&gt;Padoa Schioppa&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; e della &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Elsa_Fornero" target="_blank"&gt;Fornero&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;, tra i partecipanti c’è chi dissente , ma anche chi - come Guido - fa notare uno squilibrio tra domanda e offerta. Simone rincara la sua condanna della formazione che crea illusioni speculando su giovani e meno giovani, e considera l’Italia un caso limite nel panorama europeo. Indaco rileva come certi lavori siano monopolio di extra comunitari, "&lt;i&gt;i manovali sono tutti albanesi&lt;/i&gt;" dice, però ha fiducia nei ventenni sani che viaggiano e vanno a lavorare all’estero.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Azalen riporta l’attenzione sull’ospite e sul suo primo giallo, intitolato &lt;i style="font-weight: bold;"&gt;Il giallo di via Tadino &lt;/i&gt;(2011, Editore Frilli): che prende l’avvio da un delitto: una bella signora sulla quarantina si sfracella nel cortile e il commissario Arrigoni, che ha un vice (calabrese) cretino e invidioso, perché ha due anni in più e è di inferiore grado, non crede all’ipotesi del suicidio e inizia le indagini interrogando tutti gli inquilini della palazzina e ..la portinaia. La conversazione si sfrangia sul finire, ma è piacevole come tra amici che hanno ormai preso gusto a ritrovarsi. Prima di andare, Iena racconta una barzelletta che strappa una risata e Animabella suona la chitarra mentre l’ospite dedica il suo bel giallo agli amici di San Vittore.    &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: xx-small; line-height: 13.984375px;"&gt;* I nomi dei detenuti sono di fantasia&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.liberante.net/feeds/8137433965269870887/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/05/dario-crapanzano-presenta-il-giallo-di.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/8137433965269870887?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/8137433965269870887?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/05/dario-crapanzano-presenta-il-giallo-di.html" title="Dario Crapanzano presenta Il giallo di via Tadino." /><author><name>Simone De Domenico</name><uri>https://plus.google.com/109499672350940581267</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh6.googleusercontent.com/-3B6puZ4yq8w/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAHmM/__65QT1fcfM/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;AkEBQX88eCp7ImA9WhBUEkg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1201786238699559362.post-5521959855048198802</id><published>2013-04-29T20:03:00.000+02:00</published><updated>2013-04-29T20:04:10.170+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-04-29T20:04:10.170+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Parole Oltre" /><title>Disegno dei moderatori del Libroforum</title><content type="html">&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="background-color: white; clear: both; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 16.363636016845703px;"&gt;
&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="background-color: white; clear: both; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 16.363636016845703px;"&gt;
&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="background-color: white; clear: both; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 16.363636016845703px;"&gt;
&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: xx-small;"&gt;Disegno dei moderatori del Libroforum&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="background-color: white; clear: both; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 16.363636016845703px;"&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: xx-small;"&gt;di Zero&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Da sinistra: Azalen Tomaselli, Simon Pietro De Domenico e Giorgio Cesati Cassin&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/--ViDJtgvx90/UXbghseV0kI/AAAAAAAAH2s/wR8pXzcwJRY/s1600/Zero-02b-sm.png" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="205" src="http://3.bp.blogspot.com/--ViDJtgvx90/UXbghseV0kI/AAAAAAAAH2s/wR8pXzcwJRY/s400/Zero-02b-sm.png" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.liberante.net/feeds/5521959855048198802/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/04/disegno-dei-moderatori-del-libroforum.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/5521959855048198802?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/5521959855048198802?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/04/disegno-dei-moderatori-del-libroforum.html" title="Disegno dei moderatori del Libroforum" /><author><name>Simone De Domenico</name><uri>https://plus.google.com/109499672350940581267</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh6.googleusercontent.com/-3B6puZ4yq8w/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAHmM/__65QT1fcfM/s512-c/photo.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/--ViDJtgvx90/UXbghseV0kI/AAAAAAAAH2s/wR8pXzcwJRY/s72-c/Zero-02b-sm.png" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;CEYMRH07fCp7ImA9WhBUEUo.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1201786238699559362.post-9111402284567691805</id><published>2013-04-28T20:01:00.001+02:00</published><updated>2013-04-28T20:03:05.304+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-04-28T20:03:05.304+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Incontri" /><title>Per un paio di ore in carcere - Sonja Radaelli</title><content type="html">&lt;i style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;Incontro del 9 aprile, 2013 Milano Casa circondariale San Vittore&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class="post-body entry-content" id="post-body-1864742458069658943" itemprop="articleBody" style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 1.4; position: relative; width: 550px;"&gt;
&lt;div align="LEFT" style="margin-bottom: 0.18in;"&gt;
&lt;span style="font-family: ArialMT, sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif;"&gt;Considerazioni di Sonja Radaelli&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b style="font-size: 12.727272033691406px; line-height: 16.363636016845703px;"&gt;(vai&amp;nbsp;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #3d85c6;"&gt;&lt;a href="http://www.liberante.net/2013/04/parole-in-liberta.html" style="color: #888888; text-decoration: none;" target="_blank"&gt;QUI&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&amp;nbsp;per il resoconto)&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Amiche in tutto anche quando decidiamo di varcare quella soglia. È il carcere. Io e Antonella partecipiamo a questo progetto voluto fortemente da Simone, un ragazzone alto alto, barba incolta, sguardo penetrante e tanta voglia di “fare qualcosa” qualcosa che possa aiutare a capire, a capirsi, e lo fa nel modo che io più apprezzo: attraverso la letteratura, la poesia, l’incontro, la cultura. In carcere una sola cosa non manca, il tempo. Non so quali aspettative abbiano le donne della sezione femminile, di certo io, Antonella e nostri giovani accompagnatori Davide, Francesco e Lorenzo non ci illudiamo di trovare un pubblico attento, ma siamo pronti a rendere speciale questo tempo che a loro è concesso. Proponiamo il tema delle “scelte”, scelte che determinano a volte anche la vita degli altri, scelte ingiuste, scelte per amore, per dovere o anche la scelta di sbagliare e lo facciamo attraverso i numerosi personaggi de La Pietra dei Sogni, il romanzo di Antonella condito di scelte anche sofferte. Introduce Lorenzo, poi Francesco, con voce profonda e senza incertezze, legge alcune pagine, è la storia di Filippo uno dei protagonisti, una storia forte sotto molti aspetti. Le donne ammutoliscono per qualche istante e si guardano l’un l’altra con aria smarrita. Interviene la psicologa del carcere, poche parole, ma esaustive e da lì parte come d’incanto una bellissima analisi sull’argomento “scelte” ne conoscono tutti gli aspetti, Loro. Noi non giudichiamo non siamo venuti per questo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Il tempo stringe possiamo solo pensare d’introdurre il mio romanzo Una moglie imperfetta. P. mi spiazza da subito chiedendomi perché la scelta della foto in copertina con la donna con i capelli rossi. Che rispondere? Mi piaceva il soggetto? Quell’aria maliziosa e indisponente del viso? Quando ho creato Teresa, nel mio immaginario aveva una folta capigliatura rossa. Capelli rossi? Perché no mi ero detta. Potrei rispondere facilmente e sto per farlo, ma P. si alza con la copia del libro in mano e la mostra alle compagne. "Non vi ricorda quella là? La guardia…?" Si alzano mormorii e le teste si scuotono. Oddio, penso, la copertina sta ricordando loro qualcuno che forse non è proprio nei loro cuori… Mi toglie d’impiccio il giovane Francesco che ha letto il romanzo. Lui da maschio pensa che sia intrigante l’immagine di quella donna dai capelli rossi, l'aria maliziosa che somiglia tanto a Teresa, la protagonista del mio romanzo, una donna di cui anche sparlare. Gli animi si chetano all’istante, il giudizio di un giovane uomo è qualcosa di prezioso per loro che di uomini ne vedono ben pochi. Accettano la considerazione di Francesco e così andiamo avanti, intervengono in molte, la polacca ad un accenno di Davide a Dostoevskij ci rivela che a scuola ne ha letto molto, che per lei è una passeggiata; il suo italiano è incerto, ma comprensibile, le compagne le sorridono. Il tempo sta per scadere, io e Antonella ci guardiamo un po’ tristi, a noi non piace lasciare le cose in sospeso. P. controlla anche lei l’orologio, poi interrompe di punto in bianco e si rivolge ai ragazzi, vuole sapere che studi fanno, che faranno da “grandi”. Davide che è laureando in giurisprudenza rivela che il suo obbiettivo è fare il notaio. P. ci confida che sarebbe stato il suo sogno per la figlia. Alla fine tutte si complimentano con i ragazzi. Ci siamo alzati. Dobbiamo salutare, stringiamo mani, firmiamo libri e sorridiamo un po' inebetiti. Che si dice in questi casi? State bene! Su con la vita! Addio! Buona giornata! Noi abbiamo detto arrivederci, sì perché torneremo martedì prossimo alla stessa ora. I cancelli si aprono e si chiudono dietro di noi, nessuno si è voltato a guardare, siamo usciti in strada, stranamente silenziosi, ognuno consapevole di quanto rumore può esserci anche tra quattro mura e tante sbarre.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;" /&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Sonja&amp;nbsp;&lt;/span&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.liberante.net/feeds/9111402284567691805/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/04/per-un-paio-di-ore-in-carcere-sonja.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/9111402284567691805?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/9111402284567691805?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/04/per-un-paio-di-ore-in-carcere-sonja.html" title="Per un paio di ore in carcere - Sonja Radaelli" /><author><name>Simone De Domenico</name><uri>https://plus.google.com/109499672350940581267</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh6.googleusercontent.com/-3B6puZ4yq8w/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAHmM/__65QT1fcfM/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkIDSXkyfSp7ImA9WhBVGUQ.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1201786238699559362.post-3874783420315294524</id><published>2013-04-26T18:32:00.002+02:00</published><updated>2013-04-26T18:42:58.795+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-04-26T18:42:58.795+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Incontri" /><title>Lettera di Vera Ambra di Akkuaria</title><content type="html">&lt;i style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: x-small;"&gt;Incontro del 9 aprile, 2013 Milano Casa circondariale San Vittore&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class="post-body entry-content" id="post-body-1864742458069658943" itemprop="articleBody" style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 1.4; position: relative; width: 550px;"&gt;
&lt;div align="LEFT" style="margin-bottom: 0.18in;"&gt;
&lt;span style="font-family: ArialMT, sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif;"&gt;Durante il primo incontro del progetto &lt;b&gt;Parole in Libertà&lt;/b&gt; viene letta la lettera di &lt;b&gt;Vera Ambra &lt;br /&gt;(vai&amp;nbsp;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #3d85c6;"&gt;&lt;a href="http://www.liberante.net/2013/04/parole-in-liberta.html" target="_blank"&gt;QUI&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&amp;nbsp;per il resoconto)&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;Vera Ambra - fondatrice associazione &lt;a href="http://www.akkuaria.com/" target="_blank"&gt;Akkuaria&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;Lettera alle detenute di San Vittore:&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Carissime,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt; da piccola, mi hanno insegnato che siamo tutti fratelli e sorelle; a scuola mi hanno insegnato a scrivere sulla lavagna da una parte i buoni e dall'altra i cattivi... Poi invece, ci ha pensato la vita a farmi capire che non tutto il male è male e viceversa. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;In questo momento vorrei essere presente tra voi e abbracciarvi tutte allo stesso modo e abbracciarvi più forte perché siete state meno fortunate delle altre.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Prima di tutto, vorrei raccontarvi di un breve episodio della mia vita, questo forse mi permetterà di entrare nel vostro cuore...&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Da bambina, mi recavo a scuola tutte le mattine con in braccio pesanti libri, legati da una fascia elastica e la borsa d’acqua calda sotto il cappotto, un lusso che condividevo con le compagne di banco, fintantoché l’acqua rimaneva calda. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Fra le mura, che agli occhi della gente chiudevano l’intero istituto (un educandato di suore), trasgredire le regole diventò per me un’esigenza prioritaria. Per le compagne, io rappresentavo l'unico legame con il mondo esterno e anche spedire di nascosto una lettera ad un familiare o comprare delle caramelle, era per tutte loro un aiuto prezioso.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;Più che un istituto religioso, era una prigione circondata da altissime mura; dall’esterno sembrava disabitato. Quel luogo, un fabbricato pieno di inferriate, era la casa del dolore. Dalle anticamere spaziose, dall’enorme refettorio al piano terra o dai laboratori di ricamo e cucito, non giungevano mai allegre risate. Si udivano soltanto sommessi vocii. Le ragazze dormivano in enormi e fredde camerate piene di letti e al mattino, come tante formichine intente a correre in fretta, attraversavano il cortile per raggiungere le aule. Sul volto di ognuna, si poteva leggere lo stesso disagio e la stessa stanchezza di chi era costretta a non farsi vedere, ma che voleva parlare. La sera, prima di addormentarsi, forse piangevano tutte le volte che il loro pensiero valicava quei muri e toccava il ricordo delle loro famiglie, o quando avvertivano la paura di un futuro che non lasciava sperare nulla di buono. Erano fiori ai quali mancava l’acqua, ma che splendevano egualmente nell’esuberanza della loro bellezza interiore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Erano le mie compagne di scuola: le uniche che ho amato con tutta l’anima e con le quali ho condiviso gli aspetti più puri dei pensieri intimi, i primi palpiti, i primi batticuori. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciascuna di loro rappresentava una tragedia umana e ognuna di loro nel petto nascondeva una storia dolorosa, eppure mai nessun affetto mi nutrì più di quel sentimento genuino affidato ai banchi di scuola. Soltanto con loro, imparai a cantare la gioia per nascondere la sofferenza, quando pesa troppo sul cuore. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Questo periodo, che ha attraversato in pieno gli anni della mia formazione, non mi ha mai abbandonato e tutte le volte che mi trovo davanti a chi è in difficoltà, non riesco a tirarmi indietro.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;Fin dall'età di 20 anni mi sono occupata di associazionismo, l'unico modo per interagire con le istituzioni e arrivare spesso un passo più in là di dove è permesso giungere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tutto questo tempo sono state molte le volte che ho contribuito a portare un po' di "respiro" laddove l'aria manca. Ho raccolto libri da donare a istituti di reclusione, attraverso la scrittura ho comunicato coi detenuti, ho aiutato a far nascere biblioteche e sto portando avanti tematiche con associazioni che hanno molta più esperienza di me in questo campo. Non sono moltissimi i detenuti con cui sono - o sono stata - in contatto, anche perché non è facile mantenere dei semplici rapporti... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Assieme alle tematiche ambientali, il disagio sociale è uno dei campi prioritari affrontati da Akkuaria l'associazione che presiedo e oggi rappresentata da Antonella e Sonja. Sono davvero felice che loro due hanno voluto spontaneamente spendersi per le cause che mi stanno a cuore e lo hanno fatto con una tale carica di entusiasmo da rendermi felice fin dalla prima comunicazione... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La condizione delle donne e dei bambini sono gli argomenti che nell'universo degli esseri viventi più ci coinvolgono e ci toccano da vicino. Per questa ragione ce ne occupiamo... ed è anche il motivo per cui Antonella e Sonja oggi sono qui con voi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbattere - seppur con il pensiero e con le intenzioni - il muro della distanza e dell'indifferenza è il solo modo che abbiamo per manifestarvi la nostra disponibilità ad essere vicine a voi tutte e con tutto il cuore. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Vera Ambra&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;blockquote class="tr_bq"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Akkuaria è un'associazione non profit che nasce a Catania nel 2000, è un luogo depositario di realtà artistiche, estetiche ed etniche, uno strumento divulgativo per condividere l'amore per le arti, la letteratura, la poesia ed è destinato a chi ha desiderio di approfondire e divulgare lo scibile umano. In particolare si propone di realizzare un incontro continuo tra il mondo della cultura, con l'intento di contribuire alla costruzione di un vero e proprio 'Ponte sulla cultura.' &lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;/div&gt;
</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.liberante.net/feeds/3874783420315294524/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/04/lettera-di-vera-ambra-di-akkuaria.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/3874783420315294524?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/3874783420315294524?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/04/lettera-di-vera-ambra-di-akkuaria.html" title="Lettera di Vera Ambra di Akkuaria" /><author><name>Simone De Domenico</name><uri>https://plus.google.com/109499672350940581267</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh6.googleusercontent.com/-3B6puZ4yq8w/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAHmM/__65QT1fcfM/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;AkMAQXw4cSp7ImA9WhBVGU8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1201786238699559362.post-1953021893292244806</id><published>2013-04-26T00:19:00.000+02:00</published><updated>2013-04-26T00:20:40.239+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-04-26T00:20:40.239+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Parole Oltre" /><title>Disegno di campo di girasoli</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="background-color: white; clear: both; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 16.363636016845703px;"&gt;
&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="background-color: white; clear: both; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 16.363636016845703px;"&gt;
&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="background-color: white; clear: both; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 16.363636016845703px;"&gt;
&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: xx-small;"&gt;Disegno di campo di girasoli&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="background-color: white; clear: both; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 16.363636016845703px;"&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: xx-small;"&gt;di Zero&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-5GA49ppzQno/UXbf6wpibWI/AAAAAAAAH2k/WCg_ZY7cW4k/s1600/Zero-01-sm.png" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="277" src="http://2.bp.blogspot.com/-5GA49ppzQno/UXbf6wpibWI/AAAAAAAAH2k/WCg_ZY7cW4k/s400/Zero-01-sm.png" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.liberante.net/feeds/1953021893292244806/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/04/disegno-di-campo-di-girasoli.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/1953021893292244806?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/1953021893292244806?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/04/disegno-di-campo-di-girasoli.html" title="Disegno di campo di girasoli" /><author><name>Simone De Domenico</name><uri>https://plus.google.com/109499672350940581267</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh6.googleusercontent.com/-3B6puZ4yq8w/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAHmM/__65QT1fcfM/s512-c/photo.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/-5GA49ppzQno/UXbf6wpibWI/AAAAAAAAH2k/WCg_ZY7cW4k/s72-c/Zero-01-sm.png" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkEESH0-cSp7ImA9WhBVF0k.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1201786238699559362.post-8777539862064415333</id><published>2013-04-23T21:16:00.001+02:00</published><updated>2013-04-23T21:16:49.359+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-04-23T21:16:49.359+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Incontri" /><title>Carta di Milano e diritti del detenuto</title><content type="html">&lt;div&gt;
&lt;i style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: x-small; line-height: 18px;"&gt;Incontro del 15 aprile 2013 Milano Casa circondariale San Vittore.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div align="LEFT" style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 18px; margin-bottom: 0.18in;"&gt;
&lt;b style="font-size: 12.727272033691406px; line-height: 17.999998092651367px;"&gt;Oreste Pivetta parla della Carta di Milano e del diritto all'oblio.&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="font-size: 13px;"&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;b&gt;Oreste Pivetta&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: xx-small; line-height: 17.984375px;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;Azalen Tomaselli&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: xx-small; line-height: 17.99715805053711px;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small; line-height: 17.99715805053711px;"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;e&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b style="background-color: transparent; font-size: xx-small;"&gt;Simon Pietro De Domenico&lt;/b&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;&amp;nbsp;con i detenuti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Il tepore della primavera alita finalmente sulla città in pieno risveglio, la luce si è fatta più morbida e le panchine dello spiazzo verde davanti San Vittore si sono ripopolate di parenti, visitatori, avvocati, gente che legge o si gode l’ombra.. Azalen e Simone al bar attendono &lt;b&gt;Oreste Pivetta&lt;/b&gt;, sono puntuali. Un caffè al volo, poi insieme varcano il portone. Al sesto l’ispettore fa sgombrare l’aula cella, ancora occupata dal corso &lt;b&gt;Cuminetti&lt;/b&gt;, mentre i partecipanti arrivano a piccoli gruppi. Nell’attesa, Animabella, preso possesso della chitarra, intona una canzone mesta. Continua a strimpellare qualche nota mentre Iena – su invito di Simone - legge il resoconto. Azalen, un po’ impacciata, presenta Oreste Pivetta a due nuovi partecipanti, chiede se le sue attività di giornalista, scrittore, consigliere dell’ordine nazionale dei giornalisti non siano pesanti da sostenere tutte insieme. Oreste Pivetta risponde con un aneddoto sul suo amico &lt;b&gt;Renzo Piano&lt;/b&gt; che al telefono gli annunciava sempre di essere in partenza per la Paupasia, e di dovere proseguire per Parigi, New York e altri posti esotici e non. Al che, un giorno, Pivetta gli chiede: "&lt;i&gt;Come fai a resistere, sempre in viaggio..&lt;/i&gt;" e l’altro gli risponde: “&lt;i&gt;Meglio che lavorare in miniera&lt;/i&gt;”. Pivetta sorride perché anche per lui il giornalismo è “&lt;i&gt;meglio che lavorare in miniera&lt;/i&gt;”, poi si diffonde a parlare dei compiti dell’Ordine di cui fa parte. Simone chiede “&lt;i&gt;Cosa ne pensi della proposta di abolire gli ordini professionali?&lt;/i&gt;” Pivetta risponde che dipende da come operano, se sono delle gabbie che precludono l’accesso o organismi che proteggono e rappresentano una doppia garanzia. Accenna alla Carta di Treviso e alla &lt;b&gt;Carta di Milano&lt;/b&gt;. Quest’ultima riguarda &lt;b&gt;i diritti del detenuto&lt;/b&gt;, in primo luogo il diritto all’oblio che non deve però scontrarsi con il diritto di cronaca.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Iena replica che c’è dell’ambiguità e discrezionalità nel trattare le persone. L'ospite risponde che non si tratta di una legge, ma di un codice deontologico basato sulla cultura, sull’intelligenza, sulla sensibilità di chi lo applica, poi ammette che il giudizio sulla colpa varia e è variato nel corso dei tempi. Cita il caso del giornalista che ha pubblicato la notizia di Vallanzasca avendolo trovato a lavorare in un bar (articolo 21) e è stato sanzionato perché la notizia non aveva alcun rilievo sociale. Simone replica: “&lt;i&gt;Chi ha una funzione pubblica non ha diritto all’oblio, deve rinunciare ai diritti che sono prerogative del comune cittadino&lt;/i&gt;”. Iena interviene per rilevare: "&lt;i&gt;chi legge di Vallanzasca che ha 27 ergastoli, non si interessa al suo recupero sociale ma vuole leggere la notizia che ha trovato un portafoglio per terra e che se lo è intascato, è stato beccato da un agente e lo ha restituito, per scrivere: visto la nota persona se lo infilava in tasca"&lt;/i&gt;. Oreste risponde: "&lt;i&gt;io come giornalista avrei chiesto: Renato hai voglia di raccontare la tua storia? Una storia può avere riflessi importanti e può servire a smantellare certi pregiudizi nei confronti di determinati reati&lt;/i&gt;".&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Poi prosegue: "&lt;i&gt;Nel mio lavoro mi pongo l’obiettivo che quello che scrivo abbia un peso sociale. Ad esempio, San Vittore è un carcere dell’800, è impensabile che funzioni come istituto penitenziario, oggi potrebbe esistere come museo, per lo meno nell’ala più antica. Dobbiamo superare lo stigma, il carcerato come il malato mentale non deve per forza portarsi una croce addosso per tutta la vita"&lt;/i&gt;. Accenna alla responsabilità dei media e al silenzio che avvolge il mondo carcerario, occorre che la gente si costruisca un’opinione diretta sulla realtà, dobbiamo costruire dei ponti.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Guido afferma che la posizione del giornalista è dalla parte dell’opinione pubblica giudicante, c’è la volontà di dar sfogo all’opinione perversa e sbattere in prima pagina l’autore di un reato per dare risonanza alla storia truculenta, macabra, al fatto efferato. Oreste ammette che la responsabilità è individuale ma rileva che c’è un sistema economico culturale di classe in cui lo stesso giornalista è vittima di quello che viene richiesto. Ribadendo il suo passato di sessantottino, denuncia la deriva culturale degli ultimi vent’anni e il prevalere dei valori consumistici, "&lt;i&gt;prima, nonostante il fascismo c’era una coscienza sociale e un impegno politico&lt;/i&gt;", afferma; "&lt;i&gt;negli anni ‘80 si è passati alla Milano da bere, alla voglia di far parte di una minoranza ricca o per lo meno di stare vicino e di legarsi al carro di chi la ricchezza ce l’ha e a te dà le pillole"&lt;/i&gt;. Il giornalista racconta di essere nato in una famiglia di contadini poveri del Friuli emigrati a Milano, la tavola era semplice, si andava avanti a polenta e insalata, quando suo nonno gli raccontava che ci si metteva tutti attorno e si appendeva al centro un’aringa per fregarvi sopra la polenta credeva che fosse un’esagerazione. Ma poi ha visto&lt;b&gt;&lt;i&gt; L’albero degli zoccoli&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;Ermanno Olmi&lt;/b&gt;, dove si vede la scena di cui parlava suo nonno.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Poi parla della sua volontà di studiare per tentare per quella via di fare un salto perché afferma “&lt;i&gt;la parola è uno strumento per essere liberi e reagire con propria testa"&lt;/i&gt;. Citando &lt;b&gt;Walter Benjamin&lt;/b&gt;, sostiene che è importante dare la parola a chi non ce l’ha. E’ quello che lo ha spinto a scrivere &lt;b&gt;&lt;i&gt;Il venditore di elefanti&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, recensito da &lt;b&gt;Giovanni Giudici&lt;/b&gt;, la storia di un vu cumprà, agli inizi dell’immigrazione. Oreste Pivetta ha voluto dare concretezza a una condizione che in quel tempo si conosceva poco.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Azalen richiamando il diritto all’oblio chiede ai partecipanti se provano vergogna per la carcerazione. Carlo, un nuovo partecipante, confida : "&lt;i&gt;mi sento estraneo, lontanissimo da quello che è stato detto di me, il marchio me lo sento addosso, perché io stesso vivevo con pregiudizio la galera&lt;/i&gt;". Guido, a sua volta, commenta che le persone fanno dei cluster e non riescono a associare una persona e la galera. Ma Iena è una voce dissonante nel gruppo e replica che uscirà fiero di se stesso perché ha pagato per la sua colpa, fiero di essere stato in galera e di avere capito di avere commesso un errore, “S&lt;i&gt;e non lo commetto un’altra volta non è perché ho paura di finire qui dentro, ma perché ho capito. L’intelligenza permette di superare l’ etichetta&lt;/i&gt;. &lt;i&gt;La rifiuto&lt;/i&gt;". Mentre Guido insiste sulla valenza negativa della parola “pregiudicato” riferita a chi ha avuto una condanna definitiva, Iena ripete: “&lt;i&gt;rimango ingiudicato, la legge dice che il reato è cancellato, sono fiero non del reato commesso, ma del percorso. Non guardo al passato, ho avuto la fortuna di vivere questa esperienza. La si può vivere in modo umano&lt;/i&gt;”.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Oreste Pivetta si allaccia a queste parole e continua: “&lt;i&gt;Siamo tutti indistintamente per manifestare quello che siamo capaci di fare al di fuori di qui, poi si chiede, come si fa a curare un reo dentro una cella? La libertà è terapeutica e aggiungo anche il lavoro su se stessi e il progetto&lt;/i&gt;”. Conclude ricordando &lt;b&gt;don Lorenzo Milani&lt;/b&gt;, figlio di una ricca famiglia fiorentina che aveva scelto di fare il sacerdote in un piccolissimo borgo di contadini, a Barbiana. Don Milani aprì una scuola per insegnare a leggere e a scrivere ai figli di questi poveri contadini ignoranti, vittime di una società divisa in classi e ha riportato questa sua esperienza in un libro, intitolato &lt;b&gt;&lt;i&gt;Lettera a una professoressa&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Un giorno Adele Grassi che insegnava nella sua scuola e era una fervente cattolica andò dal sacerdote per lamentarsi: “&lt;i&gt;Don Milani non c’è mai tempo per pregare!&lt;/i&gt;” Il prete le rispose: "&lt;i&gt;Operare è meglio che pregare"&lt;/i&gt;.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Pivetta esorta a agire senza aspettare i grandi mutamenti epocali, bisogna procedere a piccoli passi, poi annota che quando si parla della nostra storia si fanno i nome di &lt;b&gt;Calvino &lt;/b&gt;e di &lt;b&gt;Pasolini&lt;/b&gt;, sottacendo figure di intellettuali come &lt;b&gt;Basaglia&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Don Milani&lt;/b&gt; che hanno lasciato un solco profondo nella nostra storia civile.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Prima di congedarsi, verga una dedica sul libro &lt;i&gt;&lt;b&gt;Franco Basaglia Il dottore dei matti&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; per destinarlo alla biblioteca e consegna a Azalen il dvd di un filmato realizzato per la Rai sulla vita dello psichiatra che ha portato alla chiusura dei manicomi. A collegiale richiesta, Animabella si esibisce in una canzone di Battisti che anche Oreste canta insieme a qualche altro partecipante, salutato da un gioioso applauso. I saluti e i ringraziamenti per l’ospite concludono l’incontro poi il gruppo si scioglie sciamando nel largo corridoio illuminato dal sole primaverile.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.liberante.net/feeds/8777539862064415333/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/04/carta-di-milano-e-diritti-del-detenuto.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/8777539862064415333?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/8777539862064415333?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/04/carta-di-milano-e-diritti-del-detenuto.html" title="Carta di Milano e diritti del detenuto" /><author><name>Simone De Domenico</name><uri>https://plus.google.com/109499672350940581267</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh6.googleusercontent.com/-3B6puZ4yq8w/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAHmM/__65QT1fcfM/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;C04CQn08eyp7ImA9WhBUEUo.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1201786238699559362.post-5404877662096615265</id><published>2013-04-21T14:58:00.000+02:00</published><updated>2013-04-28T19:59:23.373+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-04-28T19:59:23.373+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Incontri" /><title>Parole in libertà</title><content type="html">&lt;i style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: x-small; line-height: 18px;"&gt;Incontro del 9 aprile 2013 Milano Casa circondariale San Vittore.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div align="LEFT" style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 18px; margin-bottom: 0.18in;"&gt;
&lt;b style="font-size: 12.727272033691406px; line-height: 17.999998092651367px;"&gt;Primo incontro del progetto Parole in Libertà&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="font-size: 13px;"&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;b&gt;Sonja Radaelli&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: xx-small; line-height: 17.984375px;"&gt;, &lt;b&gt;Antonella Cavallo&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Lorenzo Lossani&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Davide Radaelli&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Lorenzo Beilin&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: xx-small; line-height: 17.984375px;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;Azalen Tomaselli&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small; line-height: 17.99715805053711px;"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;e&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b style="background-color: transparent; font-size: xx-small;"&gt;Simon Pietro De Domenico&lt;/b&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;&amp;nbsp;con le detenute.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Il
resoconto di oggi non è su un incontro al sesto secondo ma su un
incontro al femminile.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Oggi,
infatti, si inaugura il progetto&amp;nbsp;&lt;b&gt;Parole in libertà&lt;/b&gt;, che
sostituisce al femminile il nostro vecchio progetto&amp;nbsp;&lt;b&gt;Ascolto e
confronto&lt;/b&gt;. Nella nuova formula, che ricalca il&amp;nbsp;&lt;b&gt;Libroforum&lt;/b&gt;,
si vogliono gettare dei ponti immaginari tra il dentro e il fuori,
proponendo degli incontri tra persone che operano nel campo dell'arte
e della creatività e le detenute. Lo scopo è &amp;nbsp;di favorire lo
scambio, l'elaborazione di testi e la riflessività, senza trascurare
la possibilità di condividere momenti di svago e di gioco. Vogliamo
aiutare (e aiutarci) a approdare a una maggiore comprensione della
nostra vita, delle nostre scelte e delle direzioni che intendiamo
intraprendere, ma vogliamo anche divertirci e trascorrere insieme
momenti di lieta "evasione".&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;In
questo nostro progetto abbiamo trovato la convinta partecipazione
delle scrittrici&amp;nbsp;&lt;b&gt;Antonella Cavallo&lt;/b&gt;&amp;nbsp;e&amp;nbsp;&lt;b&gt;Sonja
Radaelli&lt;/b&gt;, con le quali abbiamo organizzato il primo incontro.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;L’incontro
è fuori San Vittore: Azalen, Simone incontrano Antonella, Sonja e i
loro giovani assistenti: &amp;nbsp;Francesco, Davide e Lorenzo. Assieme
varcano il pesante portone e salgono al femminile, dove C., la
bibliotecaria, ha predisposto le sedie in fila. Dopo una rapida
presentazione, la parola passa a Antonella che propone alcuni
rudimenti su come costruire una storia. Il titolo, il protagonista,
l’antagonista, l’inciampo, come nella vita sono ingredienti
essenziali che complicano lo scorrere delle proprie e altrui
esistenze e portano a compiere delle scelte. Un bravo romanziere deve
portare il lettore a partecipare ai sentimenti dei suoi personaggi.
Quando si arriva a un bivio, la scelta può nascere da noi o può
essere provocata dagli altri. &amp;nbsp;In questo fatidico momento,
imboccando una strada o un’altra, decidiamo il nostro futuro e il
futuro delle persone che ci stanno vicine. Antonella ci accompagna
dentro l’intreccio del suo romanzo&amp;nbsp;&lt;i&gt;&lt;b&gt;La
pietra dei sogni&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;.
Le domande sui vari "perché" della trama coinvolgono le
partecipanti. C’è un mistero, che si fa fitto man mano che saltano
fuori alcuni elementi. La morte di Filippo con il quale la
protagonista ha avuto una storia e la telefonata di un’anziana zia
che chiede a Lucrezia di intervenire al funerale, un fascio di
misteriose lettere, l’omosessualità, l’amore, uno zio
dispotico.. L'autrice lancia una sfida: si può inventare una storia
insieme. Ciascuna delle partecipanti si immedesima nella protagonista
al bivio, ciascuna cerca di immergersi nei meandri di un cuore
ferito, perché un amore finisce? &amp;nbsp;Cosa impedisce ai sogni di
realizzarsi? Qualche detenuta propone un diverso sviluppo, ma vince
la curiosità di conoscere il seguito della storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lasciamo
sospesi i tanti interrogativi che si affollano perché è Sonja a
questo punto a entrare nel gioco, con il suo romanzo&amp;nbsp;&lt;i&gt;&lt;b&gt;La
moglie imperfetta&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&amp;nbsp;che
presenta con queste parole: “&lt;i&gt;Volevo
raccontare una pettegolata&lt;/i&gt;”.
Francesco sintetizza il plot per l’uditorio: un thriller ambientato
in un piccolo borgo, dove due ricchi anziani muoiono in modo
misterioso e i sospetti cadono sulla loro badante (la moglie
imperfetta). Nel paese a seguito di questo presunto delitto la gente
si schiera a favore o contro la protagonista. Davide spiega che il
motivo conduttore del romanzo di Sonja è l’appartenenza e paragona
Teresa, la protagonista, al personaggio di&amp;nbsp;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Le
notti bianche&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;.
Secondo Davide il racconto di&amp;nbsp;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/F%C3%ABdor_Dostoevskij"&gt;Dostoevskij&lt;/a&gt;&amp;nbsp;è
la storia di un uomo, un sognatore, "che sceglie di non
appartenere", ma un giorno all’improvviso si innamora di una
giovane donna che gli farà provare delle vere emozioni (scampoli di
vita vera). Tuttavia la presa della realtà ha breve durata: una
lettera della stessa donna che ha deciso di sposare un altro, lo
risveglia per riportarlo alla sua vuota e illusoria vita di
sognatore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;Sonja
tratteggia a questo punto il carattere del suo personaggio, a partire
dalla scelta della copertina. La sua protagonista è un’ammaliatrice
senza passato che ha avuto la forza e la sfrontatezza di sposare il
medico del paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al termine dell'incontro una partecipante
legge la &lt;a href="http://www.liberante.net/2013/04/lettera-di-vera-ambra-di-akkuaria.html" target="_blank"&gt;lettera&lt;/a&gt; di&amp;nbsp;&lt;b&gt;Vera Ambra&lt;/b&gt;&amp;nbsp;(fondatrice
di&amp;nbsp;&lt;b&gt;Akkuaria&lt;/b&gt;) indirizzata alle detenute di San Vittore.
Antonella e Sonja&amp;nbsp;ringraziano le partecipanti e, su loro invito,
si impegnano a ritornare il prossimo martedì.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.liberante.net/feeds/5404877662096615265/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/04/parole-in-liberta.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/5404877662096615265?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/5404877662096615265?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/04/parole-in-liberta.html" title="Parole in libertà" /><author><name>Simone De Domenico</name><uri>https://plus.google.com/109499672350940581267</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh6.googleusercontent.com/-3B6puZ4yq8w/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAHmM/__65QT1fcfM/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;DE4ASHo8fip7ImA9WhBVEU4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1201786238699559362.post-3114239058653092509</id><published>2013-04-16T20:28:00.002+02:00</published><updated>2013-04-16T20:29:09.476+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-04-16T20:29:09.476+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Incontri" /><title>Oreste Pivetta racconta Franco Basaglia</title><content type="html">&lt;div&gt;
&lt;i style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: x-small; line-height: 18px;"&gt;Incontro del 8 aprile 2013 Milano Casa circondariale San Vittore.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div align="LEFT" style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 18px; margin-bottom: 0.18in;"&gt;
&lt;b style="font-size: 12.727272033691406px; line-height: 17.999998092651367px;"&gt;Oreste Pivetta presenta il libro Franco Basaglia il dottore dei matti&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="font-size: 13px;"&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;b&gt;Oreste Pivetta&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: xx-small; line-height: 17.984375px;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;Azalen Tomaselli&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: xx-small; line-height: 17.99715805053711px;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small; line-height: 17.99715805053711px;"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;e&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b style="background-color: transparent; font-size: xx-small;"&gt;Simon Pietro De Domenico&lt;/b&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;&amp;nbsp;con i detenuti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Milano è sferzata da una pioggia insistente, il cielo è una cupa distesa grigia che si confonde con l’asfalto della strada battuta dal traffico. &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.liberante.net/search/label/Autori" target="_blank"&gt;Oreste Pivetta&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; aspetta davanti il bar di via degli Olivetani. E’ senza ombrello. Ha dato un solo elemento segnaletico per farsi riconoscere: "&lt;i&gt;sono senza capelli&lt;/i&gt;", ma è facile individuarlo, nonostante si ripari con il berretto di lana nell’andirivieni dell’ora di punta, per l’aria di quello che non ha fretta e ha il gusto di osservare ciò che gli gira intorno. Insieme il gruppo varca il portone di San Vittore. Al sesto qualcuno è andato all’aria, nonostante la pioggia, qualcuno prende una pausa dal corso precedente fumando nel corridoio. Animabella si appropria della chitarra nell’attesa e strappa qualche nota. E’ Zero a rivolgere la prima domanda all’ospite: “&lt;i&gt;Qual è il lavoro della sua vita e la sua passione?&lt;/i&gt;”. L’ospite spennella con garbo la sua biografia con pochi colpi. “&lt;i&gt;Sono nato da una famiglia povera del Friuli, mio padre era un falegname, aveva come titolo di studio la terza elementare ma aveva l’ambizione di farmi studiare. Uno dei miei primi lavori è stato quello di giornalista e ho cominciato da abusivo, poi sono andato all’università e ho iniziato a lavorare in un’agenzia di stampa sportiva. Scrivevo i pezzi per i giornali di provincia, con me c’era&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Maurizio_Cucchi" target="_blank"&gt;&lt;i&gt;Maurizio Cucchi&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;i&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;(autore di&amp;nbsp;&lt;b style="font-style: italic;"&gt;Il disperso&lt;/b&gt;)&lt;b style="font-style: italic;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;i&gt;che è diventato un poeta di valore della scuola milanese&lt;/i&gt;". Snocciola altri nomi &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.liberante.net/2012/01/giancarlo-pontiggia.html" target="_blank"&gt;Pontiggia&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giampiero_Neri" target="_blank"&gt;Neri&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Sereni" target="_blank"&gt;Sereni&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; e precisa: Milano è stata la culla di molti poeti.&amp;nbsp;Poi Oreste Pivetta parla con orgoglio del suo giornale l’Unità, in cui ha lavorato per 40 anni, a partire dai tempi di &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Berlinguer" target="_blank"&gt;Enrico Berlinguer&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;. Traccia per l’uditorio una breve storia dell’organo del PCI, fondato nel 1924 da &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Gramsci" target="_blank"&gt;Antonio Gramsci&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; e pubblicato clandestinamente durante il Fascismo, molti giornalisti finirono a &lt;b&gt;Auschwitz&lt;/b&gt;, dice. Durante gli scioperi del ’43 – nati dalla fame - in uno dei reparti della Fiat Mirafiori a Torino, L’Unità uscì invitando gli operai a scioperare e accelerò la caduta del regime. Dopo questa breve carrellata sui suoi esordi nel giornalismo. Oreste Pivetta passa a parlare delle ragioni che lo hanno spinto a scrivere una biografia su&amp;nbsp;&lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Basaglia" target="_blank"&gt;Franco Basaglia&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;: &lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;a href="http://www.liberante.net/2011/08/franco-basaglia-il-dottore-dei-matti.html" target="_blank"&gt;Franco Basaglia Il dottore dei matti&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, pubblicata da &lt;b&gt;Dalai editore&lt;/b&gt; nella collana &lt;b&gt;I Saggi&lt;/b&gt;.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;
&lt;/span&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;“&lt;i&gt;Ho avuto la fortuna di vivere il ventennio che segna la parabola di uno degli esponenti più di spicco della nostra Psichiatria&lt;/i&gt;”, precisa. Chi è Franco Basaglia? Era nato da una famiglia molto ricca perché il padre era un esattore delle tasse e possedeva molti terreni. Franco Basaglia si iscrive in Medicina a Padova quando è rettore dell’università un emerito latinista, &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Concetto_Marchesi" target="_blank"&gt;Concetto Marchesi&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; che apre l’anno accademico, invitando gli studenti alla rivolta contro il Fascismo e contro l’oppressione tedesca. Basaglia si dà all’attività clandestina e, a seguito di una spiata, va in galera a Venezia, liberato poi nel ’45, subisce tutte le sevizie riservate ai detenuti politici. Nel Dopoguerra frequenta la clinica psichiatrica a Padova, in un contesto in cui la psichiatria non curava, ma segregava e tendeva a classificare il malato.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Animabella commenta: “&lt;i&gt;Un foglio bianco&lt;/i&gt;”, a intendere la totale impotenza del malato mentale di fronte all’istituzione manicomiale. Sì, conferma Oreste Pivetta, il malato era un "fine pena mai", entrava con certe diagnosi ma non poteva prevedere il momento delle dimissioni a differenza del condannato che conosce la scadenza. Il manicomio come istituzione evoca il carcere, per le sbarre, e la totale dipendenza dall’infermiere, dal direttore che decide per il malato e ha un potere assoluto sulla sua vita.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Poi Oreste Pivetta descrive alcune pratiche usate al tempo come il letto di contenzione o l’usanza di legare un lenzuolo bagnato attorno alla testa “la strozzina", la gabbia, il letto con le sponde. Il malato era privato dell’identità, rapato a zero, gli venivano tolti gli abiti. Animabella chiede fino a quando sono rimasti aperti questi manicomi. Fino agli anni ’80, risponde l’ospite. Poi il racconto prosegue illuminando la presa di coscienza del giovane Franco Basaglia che si chiede: Cosa faccio con gli strumenti della mia scienza? E inizia a passare al vaglio critico tutto un sistema basato sul controllo e sullo stigma della diversità.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Fa i primi gesti rivoluzionari: si toglie il camice bianco per essere vicino ai malati, restituisce loro i segnali di un’identità: il comodino, l’armadietto, contesta con un nuovo metodo di cura le &lt;b&gt;istituzioni totali&lt;/b&gt; che avevano solo la funzione di eliminare ogni forma di contagio con la società civile, facendo sparire tutti quelli che per varie ragioni ne erano stati messi ai margini. Oreste Pivetta cita alcuni casi eclatanti venuti alla luce della cronaca giudiziaria (&lt;b&gt;suor Diletta&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Grottaferrata&lt;/b&gt; etc) Poi accenna alla lunga marcia compiuta dal dottore dei matti, scandita da tappe importanti: Gorizia, Parma, Trieste, esauritasi negli anni ’80 quando il grande rivoluzionario muore per un cancro al cervello, durante un congresso a Berlino.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Sullo sfondo, i grandi mutamenti storici, le lotte operaie e studentesche, i governi di centrosinistra, le bombe stragiste, il terrorismo, che esprimono una spinta riformista e una voglia di sbarazzarsi di tanti fantasmi e lasciti del passato. Un modello di concretezza, di fatti non parole quello di Basaglia che smantella le istituzioni totali, agendo da dentro, con azioni che hanno il potere di farle implodere: abbattere i muri, fare circolare i malati, assicurare un lavoro retribuito, restituire un’identità a uomini senza volto, identificati con una divisa che li differenzia dai cosiddetti normali. Un’intensa e infaticabile opera che porta alla &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_180" target="_blank"&gt;legge 180&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Oreste Pivetta racconta l’episodio simbolico di &lt;b&gt;Marco cavallo&lt;/b&gt;, per dimostrare la sua tesi: Basaglia fa la rivoluzione agendo da vero riformatore. Umanizzare l’ospedale significa anche prendersi cura di un cavallo e salvarlo dal macello dopo una vita trascorsa da bestia che trascina la carretta e trasporta la biancheria sporca. E’ salvato e affidato a un farmacista, che se lo porta in un maneggio dove passerà gli ultimi giorni della vecchiaia. Ma la nostalgia di questo amico rimane e con un gruppo di artisti il reparto è trasformato in un atelier dove si decide di costruire una scultura, di circa tre metri, in cartapesta e legno, tinta di azzurro per renderlo sempre presente. In un manifesto si legge “&lt;i&gt;Marco cavallo lotta per tutti gli esclusi&lt;/i&gt;” è il simbolo di sofferenza umile e inascoltata. Poi lo si porta in un viaggio inaugurale organizzando una sfilata sotto gli occhi stupiti della gente.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Oreste Pivetta passa a parlare della contiguità tra carcere e manicomio per i detenuti che resistono alla polizia, e parla di&lt;b&gt; Tommasini&lt;/b&gt;, prima operaio poi assessore alla Sanità che gli ha raccontato il caso di &lt;b&gt;Paolo Moreschi&lt;/b&gt;, un manifestante che aveva ferito con una spranga un commissario di polizia. Questi a Parma nel ‘52 aveva ordinato di caricare il corteo e negli scontri erano morte due persone. La gente aveva reagito e Moreschi era finito in manicomio, trattato come un malato mentale mentre era uno che non sapeva accettare supinamente l’ingiustizia. L’esempio fatto da Oreste Pivetta stimola il parallelismo tra manicomio e carcere.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Simone osserva che ci sono categorie di persone per cui si ha pregiudizio perché non possono essere integrate. Qualcuno dei partecipanti sostiene che la società rimuove il problema e la pericolosità sociale è spesso un pretesto per scopare sotto il tappeto l’elemento che si è posto fuori da certe regole facendolo sparire per eliminare l’inquietudine sociale. Guido parla della funzione dissuasiva della pena, mentre qualcun altro sottolinea come anche i reati seguano determinate tendenze, e si sia avuto un inasprimento di pene per i reati a sfondo sessuale rispetto a prima, sono diventati più gravi dell’omicidio perché si fa un processo alle intenzioni. “&lt;i&gt;Ti faccio sparire dalla mia vista, perché mi fai pensare che potrei farlo anch’io&lt;/i&gt;” viene osservato , rilevando l’aspetto difensivo della reazione al crimine, e la sua capacità di risvegliare paure e moti oscuri in chi non lo ha commesso.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Un altro detenuto denuncia la mancanza da parte dell’istituzione carceraria di opportunità concrete di cura, “&lt;i&gt;di portare l’armonia nel caos che ha provocato&lt;/i&gt;”. Ti mettono il bollino AS e sei marchiato, ma non c’è nessuna azione per aiutare, per promuovere un cambiamento. A conclusione dell’incontro, Oreste Pivetta non avalla del tutto il parallelismo carcere manicomio, sottolineando che il malato mentale è innocente e subisce un trattamento ingiusto, anche se le carceri devono garantire un trattamento non disumanizzante. Cita un passaggio della intervista di &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Zavoli" target="_blank"&gt;Sergio Zavoli&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; a Franco Basaglia:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;blockquote class="tr_bq"&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;Qualsiasi cura non ha possibilità di successo, se manca una situazione di libera comunicazione tra medico e malato..(…) Avvicinarsi alla persona sofferente credo sia il compito principale che trascende il ruolo semplice e banale di un medico.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Che si possano usare gli stessi termini per il rapporto tra l’uomo e la legge, tra il condannato e il giudice? Ce lo chiediamo. I saluti e i ringraziamenti all’ospite concludono l’incontro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: xx-small; line-height: 13.991477012634277px;"&gt;* I nomi dei detenuti sono di fantasia&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.liberante.net/feeds/3114239058653092509/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/04/oreste-pivetta-racconta-franco-basaglia.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/3114239058653092509?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/3114239058653092509?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/04/oreste-pivetta-racconta-franco-basaglia.html" title="Oreste Pivetta racconta Franco Basaglia" /><author><name>Simone De Domenico</name><uri>https://plus.google.com/109499672350940581267</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh6.googleusercontent.com/-3B6puZ4yq8w/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAHmM/__65QT1fcfM/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkMMSXY5eyp7ImA9WhBWEko.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1201786238699559362.post-2166675270345067602</id><published>2013-04-06T19:47:00.000+02:00</published><updated>2013-04-06T19:48:08.823+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-04-06T19:48:08.823+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Incontri" /><title>Raggio numero sei di Federico Riccardo Chendi</title><content type="html">&lt;div style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 16.363636016845703px;"&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Durante&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.liberante.net/2012/11/via-padova-mon-amour.html" style="color: #888888; text-decoration: initial;" target="_blank"&gt;l'incontro del 19 novembre 2012&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;b&gt;Federico Riccardo Chendi&lt;/b&gt;&amp;nbsp;ha promesso ai detenuti che avrebbe scritto un testo sulla sua esperienza in carcere. Questo scritto è stato letto durante &lt;a href="http://www.liberante.net/2013/03/raggio-numero-sei-barra-due.html" target="_blank"&gt;l'incontro del 14 marzo 2013&lt;/a&gt;.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 16.363636016845703px;"&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 16.363636016845703px;"&gt;Raggio numero sei&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;span style="background-color: white; color: #222222; font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 16.363636016845703px;"&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;di Federico Riccardo Chendi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;Troppi cancelli e troppe chiavi, e secondini troppo giovani con l’accento napoletano e quelli più anziani che si confondono con i carcerati, stesso modo di parlare, stessi gesti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I carcerati sono abissi, difficile stargli accanto senza sentire uno spiffero. Certi detenuti sembrano cicche di sigarette, vite bruciate troppo in fretta, troppo in periferia. Sigarette senza filtro comprate in tabaccai lontano dal centro, dove i campi pieni di fango si alternano alle case scrostate dalla pioggia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;San Vittore è umido e ti viene il freddo nelle ossa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;San Vittore fa schifo, è un relitto nel centro di Milano, lontano dalla moda e dal design. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Veniteci voi a prenderlo nel culo a San Vittore e le guardie non sentono niente quando gli fa comodo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infami, sbirri e peggio qui ci sono, gente che non ha saputo tenere il cazzo a posto. Ma poi alla fine un lampo negli occhi, come un luccichio, e ti viene una vertigine. Ma se qualcuno fosse innocente? Io lo sono? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E ti senti in colpa per la birra media che hai appena  bevuto, o per la scopata della notte prima con tua moglie, o solo per il tepore di un calorifero, è umido San Vittore, troppo umido. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’acqua entra nel cervello e ti viene voglia di piangere anche se sei un duro a San Vittore raggio numero sei. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Piangi sotto la doccia tiepida e poi sai che nel quartiere non si ricordano neanche il tuo nome. I sudamericani hanno preso il tuo posto, o magari i magrebini o quelli dell’Est. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Piangi al raggio numero sei. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Piangono anche quelli di fuori ma qui tutto è diverso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando arriva ‘sto cazzo di processo? Perché sono venuto in Italia? Perché non ho fatto la boxe? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Troppi tatuaggi, alcuni belli, altri brutti, ma qui il bello non esiste. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guarda basso, guarda in alto, se esco non lo faccio più porcaputtana lo giuro… &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho voglia di scopare raggio numero sei, mi va bene anche una troia da strada, mi va bene anche una birra alla spina. Fatemi uscire anche solo un giorno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non lo faccio più lo prometto o meglio lo spero se l’ho fatto non avevo alternative, ma che ne sapete voi che dormite al caldo… &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi torna la calma nel raggio numero sei, e nel tuo cervello un torpore ti prende i muscoli e le ossa e il sangue scorre regolare e tutto è a posto, un raggio di sole scavalca le persiane le sbarre scavalca il muro incrostato, scavalca la tua pelle, un raggio che ti fa caldo. E ti senti parte del mondo, di tutto il mondo quello dentro e fuori, e le mura non ci sono e neanche i delitti e i reati, i giudici e gli avvocati, non c’è un cazzo, sei solo tu e quel raggio di sole al raggio numero sei. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domani esci ma domani non viene mai al gabbio. È sempre oggi in casanza, oggi ieri domani e dopodomani. Domani è oggi, oggi è domani. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non te la ricordi neanche come è fatta una donna, o meglio te la ricordi ma fa male ricordarla, il suo profumo il suo sapore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Raggio numero sei o esco o mi ammazzo, ma forse non serve, sono già morto dentro raggio numero sei. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ho mai avuto paura purtroppo raggio numero sei, adesso ho paura ma poi mi passa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho voglia di vivere raggio numero sei, per lei per me per mio padre bastardo che se mi voleva un po’ di bene non ero qui. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando esco mi vendico, quando esco metto la testa a posto raggio numero sei, quando esco raggio numero sei? &lt;/span&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.liberante.net/feeds/2166675270345067602/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/04/raggio-numero-sei-federico-chendi.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/2166675270345067602?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/2166675270345067602?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/04/raggio-numero-sei-federico-chendi.html" title="Raggio numero sei di Federico Riccardo Chendi" /><author><name>Simone De Domenico</name><uri>https://plus.google.com/109499672350940581267</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh6.googleusercontent.com/-3B6puZ4yq8w/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAHmM/__65QT1fcfM/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkIDQ3gzfCp7ImA9WhBWEUs.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1201786238699559362.post-8110218199279696132</id><published>2013-04-05T13:16:00.000+02:00</published><updated>2013-04-05T13:16:12.684+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-04-05T13:16:12.684+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Incontri" /><title>Giancarlo Pontiggia e Il respiro del mondo</title><content type="html">&lt;i style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: x-small; line-height: 18px;"&gt;Incontro del 25 marzo 2013 Milano Casa circondariale San Vittore.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div align="LEFT" style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 18px; margin-bottom: 0.18in;"&gt;
&lt;b style="font-size: 12.727272033691406px; line-height: 17.999998092651367px;"&gt;Giancarlo Pontiggia ascolta la radio che trasmette le canzoni dei detenuti&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="font-size: 13px;"&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;b&gt;Giancarlo Pontiggia&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: xx-small; line-height: 17.984375px;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;Azalen Tomaselli&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: xx-small; line-height: 17.99715805053711px;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small; line-height: 17.99715805053711px;"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;e&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b style="background-color: transparent; font-size: xx-small;"&gt;Simon Pietro De Domenico&lt;/b&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;&amp;nbsp;con i detenuti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Un arabesco di fitte nuvole sorvola la
città. Nell’aria un chiarore  grigio e monotono  richiama le
atmosfere  di vecchi film di Renoir. &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.liberante.net/2012/01/giancarlo-pontiggia.html" target="_blank"&gt;Giancarlo Pontiggia&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; varca con
Azalen il portone di San Vittore per unirsi a Simone  già in
matricola. Al sesto,  l’aula-cella è impegnata, ma  si entra
puntualmente in attesa che giungano i partecipanti. Arrivano solo in
quattro, molti sono malati o all’aria - riferisce con aria da
cospiratore - il bibliotecario. Come di rito, Azalen  legge il
resoconto.  Al termine, commentandolo, Giancarlo Pontiggia  lo
paragona  al suono gracchiante della radio che ascoltava di notte,
quando era ancora un ragazzo, e essendo figlio unico, passava molte
ore da solo. In quelle voci che si inanellavano misteriosamente
spiega di avere individuato il primo sintomo di una  vocazione
poetica dispiegatasi con il tempo: ”&lt;/span&gt;&lt;i style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;La poesia è nata per me dal
fascino di quelle voci straniere piene di verità, intervallate da
musiche di vario tipo..  di quei mondi di cui non sapremo mai niente,
 un immenso di cieli e di terre&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;” che mi hanno suggerito “&lt;/span&gt;&lt;i style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;la
voglia di scrivere e pensare&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;”, precisa.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Zero  riferendosi al paragone con la radio commenta: "&lt;/span&gt;&lt;i style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;il resoconto che
leggiamo  è come una radio che trasmette le nostre canzoni&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;”, ci
permette di scoprire qualcosa che non sappiamo . Guido precisa che la
radio, con la sua babele di lingue rappresenta “&lt;/span&gt;&lt;i style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;il respiro del
mondo&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;” e ci collega con la complessità dei suoi microcosmi.
Giancarlo Pontiggia chiarisce però che è un respiro del mondo che
arriva senza filtri, lo si accoglie senza pregiudizi,  come fanno i
bambini che non  distinguono tra grande e piccolo.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;E’ sempre Guido
a riferire a questo punto  di una sua esperienza a conferma della
possibilità di arrivare a percepire cose sconosciute. Ricorda  una
città vista dall’alto delle torri, da un osservatorio che faceva
spaziare lo sguardo. Ma Giancarlo Pontiggia, replica che è
l’ascoltare (senza vedere) le voci notturne che arrivano da questa
scatolina a amplificarne il senso, perché “&lt;i&gt;non si ha il limite
dello sguardo&lt;/i&gt;”.  Nell’&lt;b&gt;&lt;i&gt;Infinito&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;Leopardi&lt;/b&gt;, soggiunge, accade la
stessa cosa: proprio la presenza della siepe, ostruendo la vista
della vallata, permette al poeta di oltrepassare i confini dello
spazio e del tempo.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Zero, riguardo alla
facoltà di immaginare, afferma: “&lt;i&gt;Io non sono quella persona che
sembro di essere. L’immaginazione è un inganno. L’inganno è
quello che usiamo fare quando non abbiamo niente”. &lt;/i&gt;Ma  Guido&lt;i&gt;
&lt;/i&gt;gli ribatte che immaginare non è un inganno&lt;i&gt;, &lt;/i&gt;“&lt;i&gt;è la
facoltà di  protendersi verso qualcosa che non si sa bene&lt;/i&gt; &lt;i&gt;che
cosa sia&lt;/i&gt;” “&lt;i&gt;E’ come chiudere gli occhi e crearsi il film,
hai la possibilità di raccontare, è come dire che esiste questo
mondo che stai raccontando&lt;/i&gt;” approva Zero. Giancarlo Pontiggia
sottolinea che &lt;i&gt;inganno  &lt;/i&gt;ha anche un’accezione positiva,
Leopardi  parlava infatti di “&lt;i&gt;dolci inganni&lt;/i&gt;”.  Poi chiede
ai partecipanti: "&lt;i&gt;Perché fare poesia?  Perché fare poesia  è
creare una forma esatta dove tutto è  perfetto,  concentrare in
poche parole un sentimento del mondo che ci sfugge. Aprirsi
all’infinità e creare una forma per dare ordine. La poesia è
paradossale, parla di un’impossibilità".&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;Iena in disaccordo risponde che la vita è un grande
bluff, in quanto siamo inadeguati e pensiamo di non esserlo. Così ci
spingiamo sempre più in là e cerchiamo di ragionare per infinito.
Lo creiamo  perché non riusciamo a definirlo. Ma l’ospite
prosegue: “&lt;i&gt;La poesia ha la stessa forma della preghiera, penso
al divino che non posso pensare e lo penso dentro la forma della
preghiera, lo metto qui e ho stabilito un ponte&lt;/i&gt;”. Il discorso
suscita interesse e Zero osserva: &lt;i&gt;E’ bello pensare poesia e
preghiera insieme&lt;/i&gt;. Un altro partecipante soggiunge: "&lt;i&gt;Vedi
l’aldilà che ha l’al di qua perché non riesci a immaginare il
nulla"&lt;/i&gt;. Zero conferma: “&lt;i&gt;Paradiso vuol&lt;/i&gt; &lt;i&gt;dire terra”&lt;/i&gt;.
Animabella che ha ascoltato in silenzio strimpellando la chitarra
chiede a un tratto: “&lt;i&gt;Adesso dove&lt;/i&gt; &lt;i&gt;viviamo&lt;/i&gt;?”&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Il
dialogo si intreccia e a Zero per il quale “&lt;i&gt;noi siamo carnali e
non possiamo trasformarci in&lt;/i&gt; angeli”, Iena ribatte che  Dio ha
fatto l’uomo a sua immagine e somiglianza. Il riferimento teologico
 a Lucifero tentatore e adescatore porta Animabella a dire in tono
dubitativo “&lt;i&gt;Se mi metto d’accordo con Satana esco di qui&lt;/i&gt;”.
La domanda sul senso del dolore fa da ponte per la discussione. &lt;i&gt;Il
messaggio rivoluzionario del Cristianesimo, lo si  può interpretare 
anche come un mito, è quello di un Dio che si fa uomo e si mette al
livello delle persone per farsi partecipe delle loro sofferenze, &lt;/i&gt;è
la conclusione incisiva di Giancarlo Pontiggia, dopo l’animato
confronto fra convinzioni diverse.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Ma dal tema generale si scivola
verso le vicende individuali. “&lt;i&gt;E’ pesantissimo pensare che
riescono a trovare una via, una gabola per tenerti qua dentro&lt;/i&gt;",
riprende Animabella, "&lt;i&gt;il diavolo o ti chiede di fare quello che ti
dice lui o ti tiene dentro. Non si scollerà mai da me fin quando non
farò ciò che chiede. Oggi mi sento più pesante, vorrei potere
scontare la pena a casa mia con le persone che mi vogliono bene&lt;/i&gt;”.
Per Zero il diavolo è il nostro lato negativo La lettura delle
liriche &lt;i&gt;&lt;b&gt;Preghiera per&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; &lt;i&gt;&lt;b&gt;andare in paradiso con gli
asini&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; e  &lt;i&gt;&lt;b&gt;Rosario &lt;/b&gt;&lt;/i&gt;di &lt;i&gt;&lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Francis_Jammes" target="_blank"&gt;Francis Jammes&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;,
tratte  dal  volume  &lt;i&gt;&lt;b&gt;Il crocifisso del poeta&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;, tradotto
da   Giancarlo Pontiggia, interrompe il corso delle riflessioni sul
rapporto tra bene e male.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;La prima  lirica, dall’andamento fiabesco,
è un’invocazione rivolta a Dio. &lt;b&gt;Francis Jammes&lt;/b&gt; chiede di giungere
in paradiso “&lt;i&gt;ché non&lt;/i&gt; &lt;i&gt;c’è inferno nel paese di Dio&lt;/i&gt;”
con i suoi grandi amici asini e di rimanere con loro “tra ruscelli
ombrosi” e “ciliegie che ridono”, "&lt;i&gt;nell’amoroso cerchio
dell’eternità"&lt;/i&gt;. La seconda lirica è, invece, una commossa
rappresentazione dei  dolori e delle pene che straziano sia gli
uomini sia le bestie. Come nei grani di un rosario,il poeta snoda, in
una lunga carrellata, le sofferenze del giusto guardato alla stregua
dell’assassino, l’umiliazione dell’innocente punito, la
malattia che colpisce il bimbo innocente, la vecchiaia, la povertà, 
e tutti gli obbrobri e gli abusi che attanagliano l’umanità. "&lt;i&gt;Nella
catena della sofferenza vi è anche chi è imputato per una  cosa che
non ha fatto"&lt;/i&gt;, commenta Giancarlo Pontiggia.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Una poesia dello
stesso Pontiggia: &lt;i&gt;&lt;b&gt;Bosco del tempo&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; offre lo spunto  per
riflettere sul senso di straniamento cui ha accennato Guido. &lt;i&gt;Ognuno
di noi è tempo e memoria, c’è anche  il tempo degli altri e il
tempo della storia, ci muoviamo in uno spazio perdendoci e
ritrovandoci continuamente, &lt;/i&gt;spiega l’autore&lt;i&gt;.&lt;/i&gt; Nel testo
il bosco è una metafora della vita collegata all’idea di ombra, e
la vita  si configura come un percorso che inizia dalle origini,
quando non c’è nulla e arriva al presente,  stratificato dentro di
noi.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Zero mette insieme Socrate che esorta a conoscere se stessi e
Einstein con la sua teoria  del rapporto tra spazio e tempo. L’ospite
dopo avere affermato che: “&lt;i&gt;La nostra  vita è molto più fatta
di immaginazione”, &lt;/i&gt;domanda:&lt;i&gt; “Che cosa è più vero quello
che facciamo o sono più vere le  cose che desideriamo&lt;/i&gt;?”  Iena
risponde che noi, a differenza di tutti gli altri esseri siamo
pensanti. Pensiamo che non possiamo essere infiniti, ma tendiamo a
essere Dio, nella politica e nell’esercizio del potere e nella
stessa  criminalità per superare i limiti e prevaricare sul
prossimo. Animabella chiede: "&lt;i&gt;Chi&lt;/i&gt; &lt;i&gt;è stato cacciato dal
Paradiso per avere voluto essere uguale a Dio&lt;/i&gt;?" Lucifero che ha
commesso il peccato dei peccati, gli rispondono Giancarlo Pontiggia e
gli altri partecipanti. Iena attualizza la scelta dell’angelo
ribelle paragonandola all’ambizione sfrenata e avida che ci porta a
pretendere anche le cose che non potremmo avere. Guido gli replica
che non c’è una voce  che ti comanda o un grande teorizzatore ma
alla radice c’é  il desiderio di colmare un vuoto che viene
riempito continuamente da qualcuno  o da qualcosa.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Il ragionamento
successivo verte sul rapporto tra la libertà e gli eccessi,
condizionati dalla nostra cultura edonistica.  Pontiggia chiede “&lt;i&gt;Che
cosa vuol dire essere liberi? Possiamo dividere in due parti tutte le
cose che ci accadono, la libertà non si può vivere  sulle cose che
non puoi controllare, ci sono cose che dipendono da te. La libertà
morale riguarda la tua interiorità&lt;/i&gt;”. “&lt;i&gt;E’ così facile
vivere, anche&lt;/i&gt; &lt;i&gt;nella pove&lt;/i&gt;r&lt;i&gt;tà&lt;/i&gt;!” esclama
Animabella.  Iena allora confida che fuori dal contesto carcerario
non era in grado di riconoscere certi valori, “&lt;i&gt;Qua dentro ho
scoperto le cose essenziali come il valore della famiglia, della fede
e dell’educazione"&lt;/i&gt; e racconta un episodio avvenuto in cella tra due
detenuti, uno giovane e l’altro anziano. Zero commenta: "&lt;i&gt;Siamo tutti
degli eremiti qua dentro"&lt;/i&gt; e Guido in eco: "&lt;i&gt;Siamo soli con noi stessi"&lt;/i&gt;.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Verso la fine dell’incontro Giancarlo Pontiggia  legge altre due 
liriche tratte da una sua raccolta: la prima registra un’esperienza
ordinaria, il momento in cui ci si addormenta e si  entra in uno
strano mondo simile a una curiosa terra di mezzo. La seconda  parla
della dolorosa scoperta del male,  stigma  dell’uscita
dall’infanzia, attraverso un ricordo dell’autore bambino: “&lt;i&gt;Il
male un giorno vidi, il male puro e assoluto come una pena oscura,
non per lui ma per me&lt;/i&gt;”.  E’ il momento in cui “&lt;i&gt;guardi te stesso
e vedi la verità&lt;/i&gt;” commenta colpito un partecipante.   Sono  le
note della canzone triste di Animabella, a concludere  l’incontro
insieme alle strette di mano e  ai ringraziamenti calorosi
all’ospite.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: xx-small; line-height: 13.991477012634277px;"&gt;* I nomi dei detenuti sono di fantasia&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.liberante.net/feeds/8110218199279696132/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/04/giancarlo-pontiggia-respiro-del-mondo.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/8110218199279696132?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/8110218199279696132?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/04/giancarlo-pontiggia-respiro-del-mondo.html" title="Giancarlo Pontiggia e Il respiro del mondo" /><author><name>Simone De Domenico</name><uri>https://plus.google.com/109499672350940581267</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh6.googleusercontent.com/-3B6puZ4yq8w/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAHmM/__65QT1fcfM/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0UDR3s6eCp7ImA9WhBXEkk.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1201786238699559362.post-6444058220156747706</id><published>2013-03-25T20:54:00.001+01:00</published><updated>2013-03-25T20:54:36.510+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-03-25T20:54:36.510+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Incontri" /><title>Quante sono le verità?</title><content type="html">&lt;div&gt;
&lt;i style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: x-small; line-height: 18px;"&gt;Incontro del 18 marzo 2013 Milano Casa circondariale San Vittore.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div align="LEFT" style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 18px; margin-bottom: 0.18in;"&gt;
&lt;b style="font-size: 12.727272033691406px; line-height: 17.999998092651367px;"&gt;I fratelli Cesati raccontano due verità su uno stesso episodio&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="font-size: 13px;"&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;b&gt;Azalen Tomaselli&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: xx-small; line-height: 17.99715805053711px;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small; line-height: 17.99715805053711px;"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;Giorgio Cesati Cassin&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: xx-small; line-height: 17.99715805053711px;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small; line-height: 17.99715805053711px;"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;Alberto Cesati&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: xx-small; line-height: 17.99715805053711px;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small; line-height: 17.99715805053711px;"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;Iginia Busisi scaglia&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;&amp;nbsp;e&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b style="background-color: transparent; font-size: xx-small;"&gt;Simon Pietro De Domenico&lt;/b&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;&amp;nbsp;con i detenuti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Tetti spruzzati di neve in questa giornata di marzo, uggiosa. Azalen e Simone scorgono in lontananza Iginia Busisi a attenderli davanti il bar di via Olivetani, ha una sporta con le poesie in fotocopia e le gazzette sportive. Varcato il pesante portone, quando giungono al sesto trovano i “&lt;i&gt;lavori avviati&lt;/i&gt;”. I due fratelli Giorgio Cesati Cassin e Alberto Cesati sono intenti a presentare le loro due versioni di un medesimo episodio d’ infanzia. La lettura canonica del resoconto, interrompe l’amena presentazione di questo ricordo. E’ Giorgio al termine della lettura a leggere da &lt;b&gt;Fumo dagli occhi&lt;/b&gt; il capitolo che riporta la storia della morte di Gin, la sua adorata cagnetta. Il racconto risale agli anni della guerra, quando la famiglia Cesati lascia Milano per trasferirsi in campagna. Qui si sviluppa la penosa vicenda. Gin, ritrovata moribonda per avere mangiato il boccone della volpe, (che i contadini lasciavano nei campi per combattere le razzie provocate da questi animali), viene finita con un colpo di pistola. L’accaduto, declinato in due differenti versioni nei testi dei due autori, incuriosisce l’uditorio. E' possibile che lo stesso episodio abbia per i suoi protagonisti due verità diverse?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Nel racconto di Alberto tratto da &lt;b&gt;La figlia del mugnaio e altri racconti&lt;/b&gt; è la descrizione del padre ormai anziano, colto mentre insegue il nipotino colpendolo con il fuetto, mentre lui guarda e ripete “&lt;i&gt;Non è uno scherzo&lt;/i&gt;” a focalizzare l’attenzione, seguito dall’episodio straziante della morte di Gin. Episodio che allinea in sequenza il tentativo disperato del protagonista (Alberto) di salvare l’animale dandogli da bere il latte che una vecchia contadina portava e lo sparo che abbatte la bestia, mentre lo stesso Alberto volge gli occhi altrove.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Giorgio descrive le fatiche amatorie di Organo, il macellaio, e del suo cane che copula con tutte le cagne. Tratteggia l’intera comunità paesana, con i personaggi sullo sfondo della storia della cagnetta, dal macellaio che oltre a suonare l’organo ingravidava le donne del paese, al padre severo che vibrava il suo fuetto convinto di potere domare anche i leoni, alla cagnetta che scappata per i campi e mangiato il boccone avvelenato aveva incontrato la morte.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;La discussione ruota subito attorno a queste versioni dissimili di un medesimo fatto. Giorgio nota che in tutti e due i racconti, ciascun narratore non fa riferimento all’altro, come se non avesse assistito al medesimo fatto. Per Alberto il motivo narrativo è la nostalgia e la paura della morte che accompagna l’uomo fin dall’infanzia e può toccare direttamente aprendo alla dimensione dell’ignoto. Il pensiero della morte associato al decadimento fisico, è reso attraverso l’immagine del padre che rimane con questo scettro del comando (la frusta) anche quando le forze lo abbandonano.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Nelle fantasie di Giorgio è invece l’esuberanza libertina del macellaio a fare da preambolo alla morte della cagnetta, rivelando un pessimismo lucido e irridente. Nel racconto di Alberto la figura del padre è tratteggiata con ammirazione riverente: “&lt;i&gt;un uomo che senza far niente insegnava&lt;/i&gt;”. Nel ricordo di Giorgio è l’uomo che usava i metodi educativi duri perché li aveva a sua volta subiti.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Zero osserva: “&lt;i&gt;Non è genetico il fuett, possiamo cambiarlo&lt;/i&gt;” intendendo che non è necessario trasmettere lo stesso modello educativo. Iena spostando l’asse del discorso sulla doppia verità, propone ai due autori di scrivere un nuovo racconto, e fa il confronto con la realtà processuale dove i testimoni raccontano versioni dei fatti differenti e il giudice interpreta a modo suo.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Simone chiede ai partecipanti di esporre la loro opinione su questo prospettivismo che articola una realtà mutevole e inconsistente. Zero chiede a Giorgio per quale motivo ha scelto di introdurre la storia del macellaio adescatore. Giorgio risponde che è un cappello e poi sostiene di avere giustificato i metodi educativi di suo padre perché non sapeva fare altrimenti, ma ammette che Alberto ”&lt;i&gt;ha un altro orientamento&lt;/i&gt;”. Alberto conferma: “&lt;i&gt;Con poche parole, pochi atti nostro padre ci ha insegnato molte cose&lt;/i&gt;”. Anche per Iginia l’educazione che impartiamo ai figli non è uguale per tutti. Non si ha lo stesso atteggiamento educativo, maturando nella maternità e nella paternità si cambia. Alberto ricorda la frase che suo padre ripeteva come un mantra e che lo ha accompagnato nella vita: “&lt;i&gt;Un bravo soldato non piange; tutto si domina come si dominano anche i leoni&lt;/i&gt;”. Sono parole importanti perché hanno insegnato l’ordine e sono state un imprinting in molte circostanze ostili. Giorgio che è rimasto in ascolto aggiunge “&lt;i&gt;Quello che si scrive è come una carta assorbente, nessuna parola è a caso&lt;/i&gt;”. Questo riconoscimento dell’eredità morale e di saggezza che i morti tramandano suggerisce l’osservazione: "&lt;i&gt;Dove c’è la stupidità c’è la morte e dove c’è l’intelligenza, c’è la sopravvivenza&lt;/i&gt;. &lt;i&gt;Ogni giorno ha le sue proprie ansie"&lt;/i&gt;.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Simone ricorda &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pirandello" target="_blank"&gt;Pirandello&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; che con la sua teoria delle maschere mette a nudo il relativismo e l’impossibilità di arrivare a una verità valida e irrefutabile per tutti, ognuno vede con i propri occhi le cose. Giorgio a questo punto sfodera il suo scetticismo “&lt;i&gt;La verità è il dubbio, un coacervo di tante verità, è il dubbio che ci può aiutare nella vita&lt;/i&gt;”. Poi cita la scuola di Oxford dove insegnava &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Erasmo_da_Rotterdam" target="_blank"&gt;Erasmo da Rotterdam&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;, amico di &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tommaso_Moro" target="_blank"&gt;Tommaso Moro&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; e esorta a ascoltare la controparte perché la verità sorge dalla discussione, dallo stare insieme, dal parlare. Per Iena importante non è parlare, ma ascoltare. “&lt;i&gt;Io posso parlare ma non mi ascolto e gli altri quando dici la tua verità , ti giudicano in base a quello che racconti, la verità in se stessa non può essere giudicata, può essere solo ascoltata&lt;/i&gt;”. Zero afferma che dai tempi di Salomone è venuta meno una figura paterna, la fiducia nelle istituzioni. Iginia fa eco: “&lt;i&gt;In Europa abbiamo combattuto guerre spaventose, ma pensiamo di vivere in un mondo ostile, se vai in tram vedi i ragazzi con i grossi zaini colmi di nulla che sbattono a destra e a sinistra senza badare a chi sta attorno. E’ cambiato il sistema di comunicazione, perché c’è un bombardamento, il bombardamento dovuto alla tecnologia&lt;/i&gt;”.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;MacGyver nota: “&lt;i&gt;In questo contesto carcerario come può essere importante ricevere una lettera, se tarda a arrivare incominci a boccheggiare&lt;/i&gt;”. Poi racconta “&lt;i&gt;Mi è venuta a mancare la guida dei miei genitori da giovane, ho cominciato a delinquere molto presto, non voglio chiamarmi la pecora nera della famiglia, ho avuto una scadenza termini nel 2012. I miei genitori abitano in un paesino dell’hinterland, la verità fa male e è da accettare, ho trovato un muro. Mio padre mi ha detto Non ti permettere di rientrare a casa non devi mettere in mezzo il nome e la faccia della famiglia. Non sono stato un figlio che i miei genitori volevano&lt;/i&gt;”. Poi parla della scelta difficile di affidare la figlia a estranei, rinunciando a farla crescere nella propria famigliai: “&lt;i&gt;Ho scelto per mia figlia un’opportunità diversa da quella che le era capitata addosso&lt;/i&gt;”. Alberto, commosso all’ascolto di questa storia gli dice “&lt;i&gt;Hai fatto il buon soldato&lt;/i&gt;”.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;A questo punto Azalen chiede a Iginia di leggere &lt;b&gt;Terra Santa&lt;/b&gt;. I versi letti con la sua bella voce scandita, rievocano il gesto del Cenacolo. Lo spezzare del pane diventa quotidiano e permette di ritrovare un attimo di pace e di bellezza. La terra santa, dice Iginia, è il luogo dove ognuno vive, con le sue tribolazioni e i miracoli, abbiamo questa cosa immensa che può essere il deserto. Giorgio sottolinea: "&lt;i&gt;Fuori è una comunicazione fittizia, finzionale, senza anima"&lt;/i&gt;. E Iginia di rimando: "&lt;i&gt;La comunicazione è come una vecchia radio, giri la manopola e trovi la stazione giusta"&lt;/i&gt;. Alberto elogia gli inglesi e il loro bon ton, deplorando i talk show dove le voci si accavallano in modo confuso. Gli Inglesi ti lasciano finire e poi espongono il loro pensiero.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Poi Iginia legge &lt;b&gt;Pianura&lt;/b&gt;: un bozzetto di case allineate lungo i canali, avvolte da nebbie trafitte da voli paragonato al vagare del pensiero nei pomeriggi assolati. Con &lt;b&gt;Guerra&lt;/b&gt;, un’altra lirica, è l’appello a un bambino lontano visto alla tv tra stracci e pietre, a ispirare l’autrice. Ninnato da bombe, e non da dolci canzoni &lt;i&gt;la sua immagine è religione&lt;/i&gt;. Infine nell’ultima lirica &lt;b&gt;Binario&lt;/b&gt; il viaggio su un tram traballante permette alla poetessa di osservare la vita mentre si lascia trasportare tra scossoni e qualche pestata. Alberto che ha ascoltato con attenzione commenta: “&lt;i&gt;C’è l’invidia per il tram che ha i binari e un percorso certo&lt;/i&gt;”. Zero critica il pessimismo verso i giovani dai grossi zaini che contengono il nulla del sapere. Iginia replica che c’è un indottrinamento piatto, privo di confronto. Un partecipante accenna alla nuova manovalanza mafiosa. Infine Iginia distribuisce le poesie e scambiati saluti e arrivederci il gruppo si disperde nel corridoio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.liberante.net/feeds/6444058220156747706/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/03/quante-sono-le-verita.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/6444058220156747706?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/6444058220156747706?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/03/quante-sono-le-verita.html" title="Quante sono le verità?" /><author><name>Simone De Domenico</name><uri>https://plus.google.com/109499672350940581267</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh6.googleusercontent.com/-3B6puZ4yq8w/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAHmM/__65QT1fcfM/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkQNR3YyfCp7ImA9WhBQGUw.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1201786238699559362.post-3138811471289659496</id><published>2013-03-22T00:59:00.001+01:00</published><updated>2013-03-22T00:59:56.894+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-03-22T00:59:56.894+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Parole Oltre" /><title>Piogerella di marzo</title><content type="html">&lt;b style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 18px;"&gt;PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;b style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: x-small; line-height: 18px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 16.363636016845703px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;b style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: x-small; line-height: 18px;"&gt;Pioggerella di marzo&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="p1" style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.142857551574707px; line-height: 18px;"&gt;
&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;di&amp;nbsp;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Iena&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Pioggerella
di marzo&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Che
cadi leggera sui tetti&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Tintinnii
argentini&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;E
mi riporti alle poesie dell’infanzia&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Infanzia
segreta&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Infanzia
violata&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Ma
oggi mi appari sporca e fastidiosa&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Mi
togli l’aria&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;La
mia aria preziosa&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;E
i miei cinque chilometri di ossessivo girare&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Come
un criceto&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Un
criceto in gabbia&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;E
ti vedo&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Che
scorri sui muri&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Sui
tetti&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Sui
sacchi di monnezza lucidi e neri&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Per
lavare i peccati del mondo&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Ma
non basti&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Sei
un fastidio e basta&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Sei
sporco di fiati&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Di
smog&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;E
di pensieri&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Sei
sporca&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Cadi
gravosa&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;E
ti perdi in rivoli neri&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Ci
vuole un diluvio, un diluvio d’amore&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Per
lavare la pena&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Annegare
il maligno&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;E,
dopo, forse,&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;tornerà
il sole anche nel mio piccolo spicchio di cielo&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;anche
fra le sbarre che mi imprigionano il cuore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: xx-small; line-height: 13.991477012634277px;"&gt;* Il nome dell'autore detenuto è di fantasia. Il testo qui riportato non è una trascrizione fedele ma è frutto di una personale e approssimata rielaborazione del testo originale letto dall'autore durante i nostri incontri.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.liberante.net/feeds/3138811471289659496/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/03/piogerella-di-marzo.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/3138811471289659496?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/3138811471289659496?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/03/piogerella-di-marzo.html" title="Piogerella di marzo" /><author><name>Simone De Domenico</name><uri>https://plus.google.com/109499672350940581267</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh6.googleusercontent.com/-3B6puZ4yq8w/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAHmM/__65QT1fcfM/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkQDR3Y6fCp7ImA9WhBQGUw.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1201786238699559362.post-6273482942135361547</id><published>2013-03-22T00:59:00.000+01:00</published><updated>2013-03-22T00:59:36.814+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-03-22T00:59:36.814+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Parole Oltre" /><title>L'immagine di Zero</title><content type="html">&lt;b style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 18px;"&gt;PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;b style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: x-small; line-height: 18px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 16.363636016845703px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;b style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: x-small; line-height: 18px;"&gt;L'immagine di Zero&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="p1" style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.142857551574707px; line-height: 18px;"&gt;
&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;di&amp;nbsp;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Zero&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Zero
ci tiene a lasciare un’immagine che lo identifichi. A proposito
dello spirito positivo, “quieto e mite”, e di chi è “freddo di
spirito”, in questo contesto. Sebbene spinti a fare e a dire le
cose in un certo modo si può essere lo stesso premurosi, miti e
generosi, pronti a perdonare. In questo caso posso domandarmi: Che
genere di persona manifesto di essere? In un campo di girasoli, ogni
fiore contribuisce con i suoi colori alla bellezza del quadro
d’insieme; ognuno di noi dovrebbe sforzarsi di essere come uno di
quei girasoli e uscire da questo contesto, il più brillantemente
possibile. Con piccoli gesti di nobile cortesia si palesa in frasi
molto comuni del tipo: “Non accetto che mi si dica cosa fare” o
“Fai valere i tuoi diritti” Dove sono gelosia e contenzione, là
è disordine, e ogni cosa è vile. Ma la sapienza dell’altro è
prima di tutto pacifica, ragionevole, senza parziali distinzioni,
senza ipocrisia. Anche la giustizia deve essere promossa
pacificamente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;span style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: xx-small; line-height: 13.991477012634277px;"&gt;* Il nome dell'autore detenuto è di fantasia. Il testo qui riportato non è una trascrizione fedele ma è frutto di una personale e approssimata rielaborazione del testo originale letto dall'autore durante i nostri incontri.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.liberante.net/feeds/6273482942135361547/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/03/limmagine-di-zero.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/6273482942135361547?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/6273482942135361547?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/03/limmagine-di-zero.html" title="L'immagine di Zero" /><author><name>Simone De Domenico</name><uri>https://plus.google.com/109499672350940581267</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh6.googleusercontent.com/-3B6puZ4yq8w/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAHmM/__65QT1fcfM/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;DE8CSHg-eSp7ImA9WhBQGEw.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1201786238699559362.post-6105957462520142673</id><published>2013-03-20T22:59:00.000+01:00</published><updated>2013-03-20T23:01:09.651+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-03-20T23:01:09.651+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Incontri" /><title>Primi Approcci</title><content type="html">&lt;div&gt;
&lt;div style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 16.363636016845703px;"&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Durante&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.liberante.net/2012/12/lettera-sulla-felicita-di-epicuro-letta.html" style="color: #888888; text-decoration: initial;" target="_blank"&gt;l'incontro del 14 gennaio 2013&lt;/a&gt;&amp;nbsp;con &lt;b&gt;Rosa Gargiulo&lt;/b&gt;,&amp;nbsp;&lt;b&gt;&lt;a href="http://www.liberante.net/2011/10/giorgio-cesati-cassin.html" style="color: #888888; text-decoration: initial;" target="_blank"&gt;Giorgio Cesati Cassin&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&amp;nbsp;ha ricordato una sua particolare esperienza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 16.363636016845703px;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 16.363636016845703px;"&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Primi approcci&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;span style="background-color: white; color: #222222; font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 16.363636016845703px;"&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;di Giorgio Cesati Cassin&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span style="color: #222222; font-size: xx-small;"&gt;&lt;span style="line-height: 16.359375px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Rodolfo Vinciguerra prese una saggia decisione; prima di coinvolgere tutta la famiglia, decise di fare il collaudo del Motorpolo della Laika con Asdrubale. Scelse la località più comoda e vicina a casa; il Monte Stella, noto ai milanesi anche come la Montagnetta di San Siro (Montagna de San Sir in dialetto), una collinetta artificiale formata inizialmente con l'accumulo di macerie provocate dai bombardamenti, effettuati dagli Alleati, durante la seconda guerra mondiale e con altro materiale proveniente dalla demolizione degli ultimi tratti dei bastioni, avvenuta dopo il 1945. Alta poche decine di metri, stimolò comunque la fantasia di podisti, corridori, ciclisti e di chiunque pensasse di avere bisogno di un minimo dislivello per allenarsi. Bastarono pochi centimetri di neve, un inverno, perché i pendii della Montagnetta si affollassero di sciatori e di bambini con le slitte, come nella più rinomata delle stazioni alpine.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;L’accesa immaginazione di Rodolfo andò ben oltre: come in un miraggio, il piccolo bosco volutamente “selvatico” del Monte Stella, gli apparve mutato in una foresta alpina di conifere sempreverdi, popolata da orsi, scoiattoli e cervi anziché da cani randagi vaganti tra gli aceri, le robinie e i bagolari.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Senza frapporre indugio, guidò il camper per la “strada panoramica” attorno al monte, e ne raggiunse la cima. La giornata splendida e la visibilità favorevole permettevano di godere non solo il panorama della città e dell’ hinterland, ma dell’intero Arco Alpino e, a sud ovest, dell’Appennino emiliano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Scese dal suo gioiello e lasciò libero Asdrubale di correre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   In preda all’estasi, anziché contemplare quel meraviglioso orizzonte, s’irrigidì di fronte al camper: un motorpolo OM/Iveco, 2500 diesel, provvisto di ruote gemellate, di cinque posti letto, di una stufa con aria canalizzata, di un boiler per l’acqua calda, di un bagno con vano doccia integrato, di un WC nautico e persino di un frigo trivalente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   “&lt;i&gt;Costa molto ?&lt;/i&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Una voce in falsetto, un po’ stridula, lo distolse da quella contemplazione. Si voltò: una piccola zingara, una sudicia nomade, materializzatasi alle sue spalle chissà da dove, lo fissava con i suoi grandi occhi neri, accesi, anche se un po’ cisposi. Istintivamente Rodolfo portò la mano alla tasca posteriore dei pantaloni, tastò: il portafoglio stava sempre al suo posto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   “&lt;i&gt;Dov’è la tua mamma?&lt;/i&gt;” chiese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   La bimba fece spallucce; accennò un risolino che scoprì le gengive e i denti affastellati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   “&lt;i&gt;E’ là&lt;/i&gt;” rispose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Indicò un posto imprecisato, poi con capacità espressiva da tempo collaudata, reclinò il capo su una spalla, corrucciò la fronte e allungò la mano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   “&lt;i&gt;Me le dai una moneta?&lt;/i&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Da un mondo sideralmente lontano e caotico, Rodolfo piombò in una realtà viva e impietosa: ne analizzò, con lucidità, il tangibile contrasto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Mutatosi in un Don Chisciotte che sa benissimo cosa è sogno e cosa è realtà, cercò di viverli entrambi ad occhi aperti. Riportò la mano alla tasca posteriore; con geometrica eleganza, ne estrasse il portafogli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Avvertì una leggerezza insolita nel porgere alla piccola Dulcinea una banconota. Con lo sguardo la seguì mentre correva via, incredula.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  “&lt;i&gt;Ciò che conta&lt;/i&gt;” si disse,”&lt;i&gt;è quel che siamo, il nostro rapporto col mondo e col prossimo&lt;/i&gt;”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.liberante.net/feeds/6105957462520142673/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/03/primi-approcci.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/6105957462520142673?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/6105957462520142673?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/03/primi-approcci.html" title="Primi Approcci" /><author><name>Simone De Domenico</name><uri>https://plus.google.com/109499672350940581267</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh6.googleusercontent.com/-3B6puZ4yq8w/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAHmM/__65QT1fcfM/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUIESHo4eip7ImA9WhBQFkk.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1201786238699559362.post-1356807067930204397</id><published>2013-03-18T22:51:00.000+01:00</published><updated>2013-03-18T22:51:49.432+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-03-18T22:51:49.432+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Incontri" /><title>Quando la passione ti rende schiavo</title><content type="html">&lt;div&gt;
&lt;i style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: x-small; line-height: 18px;"&gt;Incontro del 11 marzo 2013 Milano Casa circondariale San Vittore.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div align="LEFT" style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 18px; margin-bottom: 0.18in;"&gt;
&lt;b style="font-size: 12.727272033691406px; line-height: 17.999998092651367px;"&gt;Divagazioni oniriche per scongiurare una passione totalizzante.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="font-size: 13px;"&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;b&gt;Azalen Tomaselli&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: xx-small; line-height: 17.99715805053711px;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small; line-height: 17.99715805053711px;"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;Giorgio Cesati Cassin&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;&amp;nbsp;e&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b style="background-color: transparent; font-size: xx-small;"&gt;Simon Pietro De Domenico&lt;/b&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;&amp;nbsp;con i detenuti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Il cielo è di colore opalino. Qua e là fiocchi sparsi di nuvole. Azalen e Simone superano il portone&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;. Azalen saluta una vecchia conoscenza del Libroforum in articolo&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;21&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;. Si arriva al sesto, dove Giorgio, in piedi è&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;intento a leggere le sue &lt;b&gt;&lt;i&gt;Divagazioni oniriche&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, racconto semiserio che tratta di un viaggio nell’aldilà,&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;una metafora scherzosa della visita a un amico di Giorgio avvenuta nel corso della settimana.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;Salvatore, un angelo custode racconta a Serafino, il protagonista, un sogno ricorrente: &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;si trova nell’aldiqua a godere di piaceri praticati più dagli umani che&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;dagli angeli, per poi svegliarsi stanco e madido di sudore.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Sul finale, dopo una sosta in una trattoria dal nome godereccio e una visita nella casa&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;dell’angelo, un delirio di libri che si affollano su piani e pareti, Serafino svela l’occulto significato &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;onirico: è la passione per i libri ad averlo distratto da tutti gli altri interessi della vita fino a renderlo prigioniero di se stesso.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;I commenti sono favorevoli e Zero osserva: "&lt;i&gt;E’ bello&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;quando dici che nell’aldilà si sogna di stare di qua e viceversa"&lt;/i&gt;. Azalen propone una sua interpretazione&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;maliziosa della spossatezza dell’angelo Salvatore (questo il nome dell’alato messaggero): "&lt;i&gt;è il suo protetto&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;Serafino a assorbire tutte le sue forze con le sue curiose intemperanze..&lt;/i&gt;" Giorgio soprappensiero esclama: "&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;Quando sono nell’aldilà sogno di stare di qua (in carcere), la sofferenza non ha nome e cognome è per tutti&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;terribile&lt;/i&gt;". Poi svela il senso recondito del sogno: "&lt;i&gt;l’angelo custode si è creato nel suo aldiqua una fatica di&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;studio, di lavoro che gli ha fatto dimenticare le gioie dell’aldilà, si è creata la sua prigione mentale, nella&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;quale vive apparentemente insensibile a quanto ruota attorno a lui&lt;/i&gt;".&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Poi esorta a coltivare più passioni.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Questa bulimia di sapere, questa passione univoca, traspare nei libri che l’angelo (leggi l'amico) scrive, dei “&lt;i&gt;mattoni&lt;/i&gt;” che&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;incutono timore, zeppi di chiose e di note in più lingue, un caleidoscopio di scienza che ti esplode sotto gli&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;occhi. Simone collega la passione epistemica dell’angelo con l’incipit del &lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Faust_(Goethe)" target="_blank"&gt;Faust&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; il quale, dopo avere&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;accumulato tutto lo scibile, dichiara (parafrasandolo): "&lt;i&gt;E’ tutto inutile, questo studio non sa di niente"&lt;/i&gt;. Proprio&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;l’insoddisfazione per la scienza spinge lo scienziato a stringere il patto con Mefistofele per ottenere ciò che&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;non ha conosciuto e raggiungerlo in seguito, cogliendo l’attimo. "&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;Augenblick, verweile doch: du bist so schön!".&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giorgio ribadisce: "&lt;i&gt;tutto si riconduce alla lotta tra la categoria e l’acategoria, tra il razionale e l’irrazionale&lt;/i&gt;" e&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;specifica: "&lt;i&gt;il rigore se somministrato in maniera impropria diventa peggio della pena di morte"&lt;/i&gt;. Racconta il&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;modo brusco con il quale suo padre gli proibiva di leggere prima di addormentarsi, smorzando la luce, una&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;specie di violenza gratuita che può lasciare solchi profondi nella psiche. “&lt;i&gt;Si può reagire con una malattia o&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;i style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;con il delinquere&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;” Il furto delle ciliegie e la conseguente punizione irrogata dal padre di un suo collega,&lt;i&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;capitano dei carabinieri, al figlio è l’altro aneddoto che Giorgio inanella nel suo sforzo di bollare la violenza&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;anche verbale, soprattutto se usata verso un bambino.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Il ricordo di Simone va all’episodio raccontato da&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Animabella a proposito del portafoglio perduto e della reazione di suo padre che, non credendogli, gli&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;aveva impartito una sonora lezione (&lt;a href="http://www.liberante.net/2013/01/la-domanda-di-pilato-quid-est-veritas.html" target="_blank"&gt;Vedi incontro del 7 gennaio 2013&lt;/a&gt;). "&lt;i&gt;E’ meglio dire la bugia che dire la verità, ma io non sono capace&lt;/i&gt;",&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;osserva lo stesso Animabella. Zero chiede come si pensa di insegnare al figlio. "&lt;i&gt;Con la persuasione e&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;gradualmente&lt;/i&gt;" è la risposta di Giorgio.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Azalen propone di leggere un brano tratto da &lt;b&gt;&lt;i&gt;Lettera al mio giudice&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Georges_Simenon" target="_blank"&gt;Simenon&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;, in cui un imputato scrive&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;una lettera al suo giudice istruttore (l’unico che abbia mostrato un barlume di umanità) per svelargli le vere&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;motivazioni del suo gesto. Nel brano iniziale il colpevole parla del rito e della spettacolarizzazione della&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;giustizia, denunciando la curiosità superficiale dei vari attori del processo e la crudeltà che marchia anche i&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;gesti apparentemente più innocui e banali.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Alla fine dell’incontro Iena legge una poesia &lt;b&gt;&lt;i&gt;Pioggerella di marzo&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; e Zero chiede che sia letta una sua&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;prosa poetica. Il brano letto prima da Giorgio e poi da Azalen parla della pace e della possibilità di essere&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;miti e premurosi verso gli altri, anche nel contesto detentivo. "&lt;i&gt;Che cosa vuoi dire?&lt;/i&gt;" gli chiede Azalen. Zero&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;risponde che bisogna frenare la rabbia perché prima o poi si deve ritornare nella civiltà. Simone ha uno&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;scambio piuttosto polemico. "&lt;i&gt;La rabbia esiste in ognuno di noi, se mai bisogna saperla orientare&lt;/i&gt;", sostiene.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma Zero persiste nella sua convinzione: "&lt;i&gt;Non dobbiamo essere disubbidienti, non dobbiamo cadere nella&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;recidiva&lt;/i&gt;". Mentre Animabella canticchia un brano accompagnandosi con la chitarra, l’agente entra, per far&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;concludere l’incontro e rimbrotta Giorgio che si trattiene a parlare con Antonio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: xx-small; line-height: 13.991477012634277px;"&gt;* I nomi dei detenuti sono di fantasia&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.liberante.net/feeds/1356807067930204397/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/03/quando-la-passione-ti-rende-schiavo.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/1356807067930204397?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/1356807067930204397?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/03/quando-la-passione-ti-rende-schiavo.html" title="Quando la passione ti rende schiavo" /><author><name>Simone De Domenico</name><uri>https://plus.google.com/109499672350940581267</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh6.googleusercontent.com/-3B6puZ4yq8w/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAHmM/__65QT1fcfM/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUEBRXY6fSp7ImA9WhBQEkg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1201786238699559362.post-5765422101717330100</id><published>2013-03-14T10:20:00.001+01:00</published><updated>2013-03-14T10:34:14.815+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-03-14T10:34:14.815+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Incontri" /><title>Raggio numero sei barra due</title><content type="html">&lt;i style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: x-small; line-height: 18px;"&gt;Incontro del 4 marzo 2013 Milano Casa circondariale San Vittore.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div align="LEFT" style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 18px; margin-bottom: 0.18in;"&gt;
&lt;b style="font-size: 12.727272033691406px; line-height: 17.999998092651367px;"&gt;Parlando di Giustizia al raggio numero sei... barra due.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="font-size: 13px;"&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;b&gt;Azalen Tomaselli&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;e&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b style="background-color: transparent; font-size: xx-small;"&gt;Simon Pietro De Domenico&lt;/b&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;&amp;nbsp;con i detenuti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Oggi l’aria ha un tepore di primavera, il sole versa raggi dorati sulle strade brulicanti di gente indaffarata e sui veicoli che in fitta ragnatela percorrono la città . Azalen e Simone varcano il portone di San Vittore, senza Giorgio trattenuto da un’influenza - come si è premurato di comunicare nella mattinata con una voce cavernosa, squarciata da ripetuti colpi di tosse. Al sesto la saletta è occupata, e si attende che escano i detenuti del corso precedente. Azalen e Simone notano che nella grande gabbia gli uccellini defunti sono stati rimpiazzati da due nuovi venuti (&lt;a href="http://www.liberante.net/2013/01/la-domanda-di-pilato-quid-est-veritas.html" target="_blank"&gt;vedi incontro del 31 dicembre 2012&lt;/a&gt;). Dopo un abbondante quarto d’ora, i detenuti escono dall’aula sciamando nel corridoio, alcuni sono del Libroforum, altri arrivano alla spicciolata dalle celle. Il bibliotecario avverte che vi sono degli assenti perché malati come Animabella e Ivan. Quando il gruppo si riunisce, Simone comunica che ha una lettera per Ivan da parte di &lt;a href="http://www.liberante.net/2012/01/davide-rondoni.html" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Davide Rondoni&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;. Antonio velocemente la prende e esce per consegnarla, prima che il giovane che sembra si sia scompensato o - come dicono i compagni - sia “&lt;i&gt;uscito fuori di testa&lt;/i&gt;” venga ricoverato. L’aria che si respira dentro è opprimente, c’è tensione, la sofferenza è palpabile.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Simone legge il resoconto e il racconto-documento &lt;b&gt;&lt;i&gt;Raggio numero sei&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; promesso da&lt;b&gt; Federico Riccardo Chendi&lt;/b&gt;, dopo &lt;a href="http://www.liberante.net/2012/11/via-padova-mon-amour.html" target="_blank"&gt;la sua visita a San Vittore&lt;/a&gt;. Sono parole che incidono, dure, taglienti, che scoprono lo spigolo duro della crudeltà gratuita, della crudeltà eretta a sistema.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;Sono le parole che il benpensantismo preferisce smorzare o sottacere, esorcizzare sotto formule mantriche o occultare nelle pieghe del burocratese algido per addetti ai lavori. Le impressioni sono positive e i commenti nascono sul momento con frasi brevi, spezzate, perché non è il caso di fare lunghi discorsi. Antonio dice: “&lt;i&gt;E’ toccante, ha centrato il problema&lt;/i&gt;”. Guido, venuto da poco al Libroforum, mette a fuoco la disumanità fisica. Il senso di ingiustizia e il sopruso trova forma nel breve racconto di Antonio che ha subito una punizione che gli costerà un prolungamento della pena per avere voluto prendere una boccata d’aria e avere risposto malamente a un rimprovero ingiusto. Più tardi dirà: “&lt;i&gt;Volevano che chiedessi scusa, ma non chiedo scusa perché ho ragione&lt;/i&gt;”. Anche Matrix riconosce che il racconto descrive una realtà, e Guido rileva che è centrato e interessante: l’autore vede nel raggio di sole l’unico esile collegamento con il mondo, “&lt;i&gt;il raggio di sole che scavalca le persiane, le sbarre, scavalca il muro incrostato, scavalca la tua pelle, un raggio che ti fa caldo"&lt;/i&gt;, dicono le parole del testo. Iena propone però di cambiare il titolo e di aggiungere “&lt;i&gt;barra due&lt;/i&gt;”, il famigerato sesto secondo: la terra di nessuno o dove nessuno vorrebbe stare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Azalen propone di continuare a leggere il racconto di&amp;nbsp;&lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Friedrich_D%C3%BCrrenmatt" target="_blank"&gt;Dürrenmatt&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&amp;nbsp;cominciato &lt;a href="http://www.liberante.net/2013/03/durrenmatt-e-alcune-riflessioni-sulla.html" target="_blank"&gt;durante il precedente incontro&lt;/a&gt;. Si riprende con il brano della requisitoria in cui il Pubblico Ministero ricostruisce minuziosamente il delitto commesso da Alfredo Traps, cogliendo nel segno, ad eccezione di qualche insignificante dettaglio. Dopo la lettura nasce un dibattito sul senso di un testo che ha più versi interpretativi. Azalen ammette di averlo letto come una accusa al metodo della giustizia che scandagliando finisce con il creare e costruire la colpa, un dispositivo malefico e perverso. Anche l’innocente ne è travolto e finisce per convincersi di essere colpevole.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Guido nota che il reato descritto è un atto che deliberatamente Alfredo Traps voleva commettere, si perde il confine tra il reato e ciò che non lo è, nel contesto scherzoso dove nasce. C’è un ribaltamento di prospettiva. Azalen sostiene un diverso significato: tutti sono potenzialmente colpevoli e solo un fatto fortuito li rende realmente colpevoli davanti a un tribunale.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Simone insiste su un’ipotesi interpretativa più canonica, la legge non è in grado di sanzionare alcuni reati, che possono essere commessi al riparo di qualsiasi procedura legislativa in grado di condannarli, perché il colpevole è tecnicamente innocente. La legge non riconosce infatti la verità morale, certifica una verità processuale che è aleatoria e probabilistica. Iena conclude: “&lt;i&gt;Il protagonista è colpevole di essere innocente&lt;/i&gt;”.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Si addentra in sue considerazioni riguardanti i meccanismi della giustizia che deve codificare i comportamenti da punire, e, se non riesce a trovare la colpevolezza, si fa sempre più capillare e arzigogolata con il comma bis, ter, quater, etc.. Il senso è che il cittadino posto davanti ai raggi x della legge è comunque colpevole.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;“&lt;i&gt;Sei giudicato tre volte: uno per quello che hai fatto, due per quello che potevi fare e tre per quello che potrai fare una volta uscito&lt;/i&gt;” afferma Iena. Qualcuno accenna al cumulo delle pene che ricade su chi è caduto nelle maglie della giustizia, per reati precedenti e recidive. Anche una lieve infrazione è sanzionata con pene severe. “&lt;i&gt;Dichiarati colpevole, ti do 5 anni e vai fuori&lt;/i&gt;”, è questo il modo ordinario di amministrare la giustizia nel nostro Paese: ti costringono a dichiararti colpevole per avere dei benefici. Uno dei detenuti cita l’esempio di un ragazzo condannato per violenza perché aveva dato uno schiaffo a una donna che si era intromessa in una lite, poi era stato scagionato, e aveva ricevuto una condanna per rissa. Dai discorsi che si accavallano si comprende come il cittadino sia strozzato dal cappio della legge. Uno dei partecipanti invita a attenersi al testo del racconto.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Azalen legge il brano in cui è la difesa a pronunciare la sua arringa per mostrare l’innocenza dell’imputato. Questi ha sventatamente offerto all’accusa degli argomenti che lo compromettono. Ma nei fatti, la morte della presunta vittima sebbene desiderata, non è stata procurata da Traps, ma è avvenuta per circostanze fortuite sfociate in un esito infausto. La delusione tragicomica del protagonista, riluttante a scoprirsi innocente dopo avere aderito con entusiasmo alle tesi dell’accusa offre nuovi spunti al dibattito.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Guido parla dell’attrazione e del fascino del male. La convinzione che l’uomo comune sia mediocre a confronto del delinquente viene condivisa; nel racconto di&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Friedrich_D%C3%BCrrenmatt" target="_blank"&gt;Dürrenmatt&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;, infatti, il protagonista si rifiuta di essere considerato un innocente mediocre e preferisca attribuirsi un delitto perfetto che lo pone al di sopra della media. Iena denuncia i rischi di condannare un innocente e sostiene che il nostro sistema giudiziario si fonda sulla presunzione della colpevolezza. Simone precisa: "&lt;i&gt;il nostro sistema è uno dei più garantisti&lt;/i&gt;", viene contestato però da Guido che lo giudica invece perverso, a fronte della mancata equiparazione dell’accusa e della difesa. Il discorso si sposta sulla severità del magistrato motivata dalla necessità di evitare il risarcimento del danno in caso di errore giudiziario. Di norma il giudice emette una condanna lieve, piuttosto che decretare il proscioglimento dell’imputato di cui non ha appurato la colpa, o fa decorrere i termini per il deposito della sentenza annullando con un colpo di spugna gli effetti dell’azione giudiziaria.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Sono escamotage per non risarcire il danno di una carcerazione ingiusta. Qualcuno osserva che il magistrato dovrebbe essere sottoposto a dei controlli. Simone sostiene che l’autonomia della magistratura è a tutela del cittadino e va preservata anche se alcuni magistrati hanno un tale ego che ha fatto perdere loro il contatto con la vita.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Verso la conclusione Simone legge alcune considerazioni del detenuto scrittore &lt;b&gt;Vincenzo Andraous&lt;/b&gt;: &lt;b&gt;&lt;i&gt;La speranza della pazienza&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. In esse l’autore affronta il delicato e spinoso tema dei suicidi in carcere e si interroga sulle tante vite recise mettendo in controluce un altro senso della vita: ”&lt;i&gt;una vita che è tutta da vivere sempre e comunque perché è un’avventura incerta, e incerta significa che si patisce, si soffre, si cade, e si arriva alla coscienza della poca conoscenza, dei tanti motivi che sfuggono&lt;/i&gt;” La mancata accettazione del dolore sottende un’assenza di saggezza, non permette di raggiungere quella falda profonda che racchiude l’essenza delle cose, l’interrogativo ultimo sul vivere (e sul morire).&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Antonio racconta a questo punto di avere provato a farla finita l’ultimo dell’anno, ma di essersi salvato perché la cintura dell’accappatoio si era spezzata. In seguito, aveva confidato la sua disperazione a un appuntato che lo aveva aiutato, parlandogli bonariamente, a uscire dal buio della disperazione. Dopo questa testimonianza drammatica e le considerazioni sul trattamento disumano riservato ai cittadini detenuti (cibo avariato, mancanza di norme igieniche, angherie, etc.) Simone conclude l’incontro con i versi di &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Biagio_Marin" target="_blank"&gt;Biagio Marin&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; sul potere benefico della parola:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;blockquote class="tr_bq"&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;Non c’è realtà senza parole: / hanno battezzato la pietra, / le donne più dolci / il mattino e la sera / La parola dà un viso anche a chi non l’ha, / fa nascere il fiordaliso appena fa estate. Il silenzio che tace / è solo un deserto; / senz’albero né case / solo di morte esperto.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;span style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: xx-small; line-height: 13.977272033691406px;"&gt;* I nomi dei detenuti sono di fantasia&lt;/span&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.liberante.net/feeds/5765422101717330100/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/03/raggio-numero-sei-barra-due.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/5765422101717330100?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/5765422101717330100?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/03/raggio-numero-sei-barra-due.html" title="Raggio numero sei barra due" /><author><name>Simone De Domenico</name><uri>https://plus.google.com/109499672350940581267</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh6.googleusercontent.com/-3B6puZ4yq8w/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAHmM/__65QT1fcfM/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;DUEHSXk-cSp7ImA9WhBQEE4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1201786238699559362.post-3530108706135824970</id><published>2013-03-11T22:33:00.000+01:00</published><updated>2013-03-11T22:33:58.759+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-03-11T22:33:58.759+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Incontri" /><title>Dürrenmatt e alcune riflessioni sulla giustizia</title><content type="html">&lt;div&gt;
&lt;i style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: x-small; line-height: 18px;"&gt;Incontro del 25 febbraio 2013 Milano Casa circondariale San Vittore.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div align="LEFT" style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 18px; margin-bottom: 0.18in;"&gt;
&lt;b style="font-size: 12.727272033691406px; line-height: 17.999998092651367px;"&gt;La poesia è il contrario della retorica e un antidoto al vizio della noia.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="font-size: 13px;"&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;b&gt;Azalen Tomaselli&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;e&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;Giorgio Cesati Cassin&lt;/b&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;con i detenuti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Anche oggi Milano, svegliata sotto un fitto nevischio, riavvia l’allegro tram tran dei giorni feriali. Azalen arriva trafelata all’appuntamento e vede Giorgio che varcata la postazione di controllo sta per sparire oltre il primo cancello. Giunta al sesto, nota l’assenza di Giocadinuovo, trasferito non si sa dove, le dicono. Si avverte un po’ di malinconia per la sua mancanza. Ogni separazione piccola o grande riporta alla mente l’instabilità e la impossibilità di impostare dei rapporti durevoli in un luogo di detenzione, e dà l’impressione di essere atomi in continuo movimento, che si avvicinano e si allontanano trasportati da forze esterne. Il carcere diventa allora il “non luogo” dove i rapporti sono instabili, perché l’esistenza è anch’essa fittizia e provvisoria. Al gruppo si sono aggiunti alcuni nuovi partecipanti. Azalen fa un preambolo sul libroforum, invitando Giorgio a leggere come di consueto il resoconto, mentre Animabella suona la chitarra. Giorgio, prendendo spunto dal testo, esorta a usare la furbizia buona, perché la violenza non paga. I versi della lirica &lt;/span&gt;&lt;b style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;Itaca&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt; gli strappano l’esclamazione: “&lt;/span&gt;&lt;i style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Ognuno di noi deve avere la sua Itaca!&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;”, guardando Antonio che è scoppiato in lacrime, continua: “&lt;/span&gt;&lt;i style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;La sua Itaca è il suo fratello gemello&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;”. Antonio ammette: “&lt;/span&gt;&lt;i style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Siamo gemelli e io, anche se sono lontano, sento se mio fratello sta male, perché siamo legatissimi&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;”&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;
&lt;/span&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Giorgio racconta della sua esperienza di medico e della sua carriera brillante, ma punteggiata di difficoltà per alcuni conflitti con il suo ex primario. Un partecipante osserva che nella sua esperienza di infermiere ha incontrato molti medici, ma non riconosce in Giorgio alcuna somiglianza con questa categoria. “&lt;i&gt;In genere sono più freddi e distaccati, non riescono a guardare anche l’anima&lt;/i&gt;”. Giorgio conferma che il lavoro del medico impone freddezza e controllo. Un nuovo partecipante domanda se la scelta della professione risponda a qualche bisogno inespresso, (così mostrerebbe la psicoanalisi che istituisce nessi tra scelte lavorative e pulsioni). Ma l’argomento dà il pretesto per esprimere un giudizio sulla classe medica, priva di empatia e indifferente al dolore. Il detenuto che aveva notato come Giorgio non si conformasse a quel cliché ammette che questo congelamento era successo anche a lui. “&lt;i&gt;Lavorando al Pronto Soccorso, dopo un po’ di tempo ero diventato freddissimo al dolore&lt;/i&gt;”, racconta. Antonio spezza una spada in favore della categoria, e racconta con gratitudine del chirurgo che aveva operato con successo la madre affetta da un tumore al polmone.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Giorgio ribadisce l’importanza della disidentità, perché uno può essere mille cose, e sostiene che è l’identità monocorde e granitica a produrre la sofferenza e in casi estremi la follia. Il riferimento all’identità una o plurima fa dire a Michele: “&lt;i&gt;Io mi sento una nullità&lt;/i&gt;”. A Azalen che gli chiede di spiegare queste sue parole, risponde: “&lt;i&gt;Cosa mi è servito essere tossico, mi vado a fare.. mi sono sentito una nullità perché ho trattato male mio padre e mia madre..&lt;/i&gt;” Si scusa con l’uditorio, rassicurato però da Iena: “&lt;i&gt;Gli altri ti stanno ad ascoltare, la libertà che hai perso da tossico ti ha reso schiavo&lt;/i&gt;”. Un nuovo partecipante conferma: "&lt;i&gt;Quando si cade in una dipendenza è una perdita di libertà"&lt;/i&gt;.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Iena sottolinea la necessità di controllare le emozioni in ogni pratica professionale, soprattutto quando si ha la facoltà e la responsabilità di interagire. A conferma cita l’esempio del chirurgo e del giudice. “&lt;i&gt;Il giudice il più delle volte non è emotivamente distaccato, eppure gestisce un potere immenso, può decidere, anche se altre persone hanno deciso con il patteggiamento; esercita un potere assoluto e non lo esercita in modo distaccato, non compie il suo lavoro in modo ottimale.&lt;/i&gt;” Giorgio corregge ”&lt;i&gt;Se ci sono delle attenuanti, il giudice le sente dentro di sé&lt;/i&gt;” Iena replica: "&lt;i&gt;A differenza del P.M. il giudice di te non sa nulla, sa solo quello che sta scritto. La domanda che ti rivolge è:&lt;/i&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="background-color: white; color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: x-small; line-height: 13.333333015441895px;"&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Come ti dichiari?&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="background-color: white; color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: x-small; line-height: 13.333333015441895px;"&gt;&lt;i&gt;»&lt;/i&gt;"&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Giorgio porta il caso della testimonianza in cui ognuno asserisce una verità diversa. Per qualcuno i magistrati fanno di tutta l’erba un fascio e esercitano un potere immenso, ma Antonio contesta queste semplificazioni, perché non si può mettere sullo stesso piano chi ha accoltellato e chi ha commesso un reato di &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stalking" target="_blank"&gt;stalking&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Azalen propone di leggere un racconto di&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Friedrich_D%C3%BCrrenmatt" target="_blank"&gt;Dürrenmatt&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;, intitolato &lt;b&gt;&lt;i&gt;La panne&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; in cui si mostra come tutti gli uomini siano colpevoli, se sottoposti alla lente d’ingrandimento di una giustizia etica E’ la storia paradossale di un rappresentante di articoli tessili, Alfredo Traps, che, a seguito di una panne, si imbatte in un curioso gruppo di legulei a riposo. Questi, per passatempo, istruiscono dei processi contro i forestieri che capitano loro a tiro nel paese dove dimorano. Nel dipanarsi della storia si comprende come anche un uomo comune e incensurato, come il protagonista del racconto, possa assumere i connotati equivoci dell’assassino meritevole di una condanna esemplare, se sottoposto a un’indagine che metta a nudo le intenzioni e i processi reconditi dei suoi comportamenti.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;La conclusione (tragica) fa riflettere sul potere di una ragione che assunta nella sua articolazione incontrovertibile diventa un dispositivo micidiale.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Come in altri suoi romanzi, l'autore dimostra la farraginosità e la sostanziale inutilità dei meccanismi investigativi e giudiziari dello stato, sostanzialmente incapaci di giungere alla verità umana. Viceversa, alcuni comportamenti, di fatto umanamente negativi, non vengono percepiti come "colpevoli" dalla giustizia umana.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt; Il caso del protagonista, appunto, che più o meno inconsapevolmente ha provocato la morte di un uomo è esplicativo della incommensurabilità della colpa morale e della colpa giudiziaria. Traps è, infatti, moralmente colpevole, tuttavia il suo delitto, tecnicamente, non sarebbe dimostrabile né tantomeno punibile da un vero tribunale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; È proprio Zorn, il pubblico ministero che nel gioco accuserà Traps, ad affermare che si tratta di un delitto “&lt;i&gt;perpetrato in modo così raffinato da essere brillantemente sfuggito, è ovvio, alla giustizia dello stato&lt;/i&gt;”. In quell’inciso “&lt;i&gt;è ovvio&lt;/i&gt;” c’è tutto il pessimismo di &lt;b&gt;Dürrenmatt&lt;/b&gt; nei confronti della giustizia, nel suo intero corso, dalla indagine fino al processo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ma sono proprio gli attori di questo bizzarro processo che, fra una risata e l’altra, arrivano comunque alla verità, una verità esclusivamente umana, etica, non certo processuale poiché, come afferma uno di loro, “&lt;i&gt;noi quattro qui seduti a questo tavolo siamo ormai in pensione e perciò ci siamo liberati dell’inutile peso delle formalità, delle scartoffie, dei verbali, e di tutto il ciarpame dei tribunali. Noi giudichiamo senza riguardo alla miseria delle leggi e dei commi.&lt;/i&gt;” Il giudizio, quindi, solo se liberato dagli ingranaggi del sistema giustizia può arrivare al cuore della verità, poiché la giustizia vera non si identifica con quella voluta dai legislatori; le regole, le norme che i commissariati, le prefetture, i tribunali impongono talvolta si scontrano con un autentico spirito di giustizia.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Dopo la lettura di un brano tratto da questo racconto, Azalen chiede a Animabella di concludere con un brano musicale, ma a causa della chitarra scordata si soprassiede e, dopo uno scambio di saluti, si pone fine all’incontro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: xx-small; line-height: 13.991477012634277px;"&gt;* I nomi dei detenuti sono di fantasia&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.liberante.net/feeds/3530108706135824970/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/03/durrenmatt-e-alcune-riflessioni-sulla.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/3530108706135824970?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/3530108706135824970?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/03/durrenmatt-e-alcune-riflessioni-sulla.html" title="Dürrenmatt e alcune riflessioni sulla giustizia" /><author><name>Simone De Domenico</name><uri>https://plus.google.com/109499672350940581267</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh6.googleusercontent.com/-3B6puZ4yq8w/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAHmM/__65QT1fcfM/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkMDR306eCp7ImA9WhBRGEo.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1201786238699559362.post-2963095586909374683</id><published>2013-03-10T00:07:00.003+01:00</published><updated>2013-03-10T00:07:56.310+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-03-10T00:07:56.310+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Incontri" /><title>Affrontare il presente con gli occhi al futuro</title><content type="html">&lt;div&gt;
&lt;i style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: x-small; line-height: 18px;"&gt;Incontro del 11 febbraio 2013 Milano Casa circondariale San Vittore.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div align="LEFT" style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 18px; margin-bottom: 0.18in;"&gt;
&lt;span style="color: #1a1a1a;"&gt;&lt;span style="font-family: ArialMT, sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;Giorgio Cesati legge il racconto Di doman non c'è certezza in Carcere.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;b&gt;Giorgio Cesati Cassin&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;con i detenuti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Scende la neve a larghi fiocchi su Milano. Alle 13 in punto Giorgio entra a San Vittore; le solite procedure, prima di salire al VI raggio secondo. Alle 13.20 Giorgio raggiunge la meta. In attesa di poter accedere alla saletta, dietro le sbarre scorge Antonio e Ivan che lo salutano. Si avvicina e stringe loro la mano; Ivan ha gli occhi rossi, piange, è depresso. Antonio cerca di consolarlo, ma non serve. Ivan ha solo quattro mesi da scontare prima della libertà, tuttavia non sa darsi pace, rifiuta l’aiuto psichiatrico, non assume i farmaci perché teme “&lt;i&gt;l’astinenza&lt;/i&gt;” (la dipendenza). Giorgio parla con lui, lo ascolta, il pianto s’arresta quando si avvicina il capoposto; “&lt;i&gt;Non si può sostare davanti alla cella, vicino ai carcerati&lt;/i&gt;” dice con tono brusco. Giorgio si allontana, ma fa presente che sono due partecipanti del Libroforum, che fra cinque minuti saranno nuovamente insieme. Il capoposto sostiene che solo in aula è permesso parlare coi detenuti, a debita distanza.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Le 13.30, Giorgio entra nella fredda saletta; Iena e Giocadinuovo gli si avvicinano, felici di incontrarlo; cominciano a parlare in attesa che arrivino gli altri. Si fa nuovamente vivo il capoposto: “&lt;/span&gt;&lt;i style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Non si può stare così vicini a parlare&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;“ brontola.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Si allontanano, continuano a discutere. Bobo, un rumeno, che ha assistito ala ramanzina del poliziotto, commenta che è colpa dell’alta pressione dovuta al brutto tempo e cita l’esperimento del vuoto in due emisferi che non si possono separare per effetto della pressione atmosferica; così succederebbe per il cervello del capoposto. Giorgio afferma che col brutto tempo la pressione è bassa, non alta, ma forse sufficiente ad agire sul vuoto che regna indiscusso nella testa dell’agente. Si ride e si sta tutti un po’ meglio. Giorgio racconta la sua esperienza al carcere femminile della settimana scorsa, dove ha subito insieme alle recluse, un’ora e mezza di logorrea logorante di una “&lt;i&gt;visitatrice&lt;/i&gt;”, che alla fine del suo fiume di parole ha detto di “&lt;i&gt;sentirsi meglio&lt;/i&gt;”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Per non cadere nello stesso errore, Giorgio leggerà un racconto e alla fine della lettura inviterà i presenti ad esprimere le loro impressioni. Il racconto è intitolato &lt;b&gt;&lt;i&gt;Di doman non c’è certezza&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; e narra di un ricchissimo vegliardo che raggiunta la pensione non riesce più a dormire la notte e deambula per casa. In ospedale, dopo una serie di biopsie, lo dimettono con una diagnosi incerta. A questo punto, il più che settantenne ricco signore, decide di godersi la vita e spende e spande; in compenso dorme benissimo e non si alza più di notte. Ridotto in miseria, una mattina si risveglia in un ospizio, scende come sempre a far colazione, e trova gli altri vecchietti che gli fanno gli auguri di compleanno: era entrato a novant’anni e ne compiva centodieci.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt; Iena commenta immediatamente: “&lt;i&gt;Cosa ne direbbe Epicuro?&lt;/i&gt;”, richiamando l’attenzione sulla famosa lettera letta da Simone (&lt;a href="http://www.liberante.net/2012/12/lettera-sulla-felicita-di-epicuro-letta.html" target="_blank"&gt;Vedi resoconto&lt;/a&gt;). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Bobo: racconta che sul “&lt;i&gt;binario della vita&lt;/i&gt;” un incidente di percorso lo ha fatto riflettere ed ha cambiato modo di vivere, accontentandosi di poco, dando valore alle piccole cose; aveva raggiunto la tranquillità, stava talmente bene che non pensava al futuro, viveva nel futuro, cosicché non si accorgeva del presente, e con la testa tra le nuvole era finito in carcere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Giorgio gli fa notare che pensare al futuro, fare progetti, è positivo, ma che i piedi devono stare piantati a terra altrimenti succede come nel racconto della volta scorsa, &lt;b&gt;&lt;i&gt;Il gene della vita&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, in cui un uomo preoccupato solo di quanto gli restava da vivere, nel leggere gli esami del sangue che aveva appena avuto dal laboratorio, attraversando la strada sulle strisce pedonali viene falciato da un’auto pirata. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Giocadinuovo ammette che pure lui viveva in modo astratto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Antonio guardando come vivevano gli altri, stanco dei soprusi che subiva in famiglia, aveva deciso di partire per il futuro, l’aveva fatto ma aveva sbagliato strada: ora, in carcere, aveva scritto una lettera alla mamma dicendole che le voleva bene ma che non sarebbe più ritornato in famiglia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Iena aggiunge che ognuno ha una storia, che lui ha sempre vissuto per il futuro, a qualunque costo, che non gli interessavano i mezzi per raggiungere l’obiettivo. Giorgio gli risponde che non sempre il fine giustifica i mezzi, tant’è che è finito a San Vittore. Iena, stranamente depresso, risponde che lì dentro sta vivendo in un limbo, per capire che ruolo ha nella vita. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Antonio sottolinea che è molto meglio parlare con un estraneo che con un fratello, ribadendo le sofferenze patite in famiglia, come a dire che a volte è meglio il carcere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ivan 26 anni, due figli in tenera età, compagno di cella di Antonio, ricomincia a piangere e vuole andarsene. Giorgio lo fa sedere vicino, lo abbraccia e lo calma. Lo convince ad assumere i farmaci che possono aiutarlo, senza dargli “&lt;i&gt;l’astinenza&lt;/i&gt;”, come lui teme, e che Antonio può aiutarlo moltissimo. Deve pensare che fra quattro mesi avrà scontato la sua pena. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Giocadinuovo fa la voce grossa, chiede a Ivan che cosa dovrebbe fare lui che ha ancora quattro anni da scontare; “&lt;i&gt;Quattro mesi passano in fretta&lt;/i&gt;” aggiunge.. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Sul tema di come affrontare il presente con gli occhi al futuro si discute ancora molto, l’argomento è pregnante. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Alla fine Iena dice che, contrariamente al solito, quel giorno è depresso. Giocadinuovo lo prende in giro, dicendo che la causa sta nel fatto che dopo aver pulito accuratamente la “&lt;i&gt;turca&lt;/i&gt;”, piastrella dopo piastrella, l’hanno cambiato di cella. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Escono, si salutano. Ivan immobile davanti alla sua cella, ricomincia a piangere. Il solito capoposto si avvicina e gli dice di smetterla con quelle sceneggiate napoletane. “&lt;i&gt;Non sono napoletano&lt;/i&gt;” protesta debolmente Ivan. “&lt;i&gt;Entra subito in cella&lt;/i&gt;” gli ordina l’agente. Ivan ubbidisce a capo chino. Lo raggiunge Antonio. Il capoposto chiude le sbarre.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: xx-small; line-height: 13.991477012634277px;"&gt;* I nomi dei detenuti sono di fantasia&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.liberante.net/feeds/2963095586909374683/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/03/il-presente-con-gli-occhi-al-futuro.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/2963095586909374683?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/2963095586909374683?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/03/il-presente-con-gli-occhi-al-futuro.html" title="Affrontare il presente con gli occhi al futuro" /><author><name>Simone De Domenico</name><uri>https://plus.google.com/109499672350940581267</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh6.googleusercontent.com/-3B6puZ4yq8w/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAHmM/__65QT1fcfM/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0ACQ3Y-fip7ImA9WhBQEkg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1201786238699559362.post-7500055216585561481</id><published>2013-03-09T11:17:00.000+01:00</published><updated>2013-03-14T11:09:22.856+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-03-14T11:09:22.856+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Incontri" /><title>Conversazionalismo</title><content type="html">&lt;div&gt;
&lt;i style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: x-small; line-height: 18px;"&gt;Incontro del 4 febbraio 2013 Milano Casa circondariale San Vittore.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div align="LEFT" style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 18px; margin-bottom: 0.18in;"&gt;
&lt;b style="font-size: 12.727272033691406px; line-height: 17.999998092651367px;"&gt;Giorgio Cesati parla di Conversazionalismo a San Vittore&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="font-size: 13px;"&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;b&gt;Giorgio Cesati Cassin&lt;/b&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;con i detenuti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;a href="http://www.liberante.net/2011/10/giorgio-cesati-cassin.html" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Giorgio Cesati Cassin&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; varca la porta del carcere ed entra nel regno senza stagioni. E’ solo, senza Simone e Azalen, i suoi angeli custodi, uno in Asia, l’altra quasi in Africa. Un capoposto, troppo solerte, non vuol farlo salire con i due libri che si porta appresso. Giorgio gli fa notare che li ha sempre portati con sé, senza problemi. “&lt;i&gt;Li ho scritti io, non contengono pizzetti, mi servono per il Libroforum&lt;/i&gt;”, spiega. Dopo un lungo tergiversare, solo quando apprende che non li lascerà ai detenuti, gli concede di salire al VI raggio secondo. E’ in anticipo, le 13.20. Attende. Nella saletta carcere si siede, mette un tavolino di fronte a sé, vi appoggia i libri. Il primo ad arrivare è Iena, poi Animabella, Giocadinuovo e Nessuno. Altri li raggiungono, Matrix e uno nuovo, che si chiama Antonio: sorride, è giovane, sembra incuriosito.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Giorgio sente una responsabilità di fronte a queste persone, ma fa quello che vuole, quindi è responsabile di quel che è, anche oggi, senza Azalen e Simone. Inizia col leggere il resoconto che Azalen gli ha mandato da Catania per email; cerca Ivan, ma non è venuto, non sta bene; mentre legge Giorgio prova una sensazione strana, che non lo ascoltino; non si sbaglia, qualcuno alla sua sinistra parla col vicino, disturba, altri due si alzano ed escono. Manca l'accompagnamento di Animabella con la chitarra, i carcerieri non l’hanno permesso; secondo loro lo strumento non ha nulla a che fare con il Libroforum.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt; Finisce la lettura in fretta. Il passato è passato; viene al presente. "&lt;i&gt;Vi ho portato alcune poesie che ho scritto&lt;/i&gt;" dice,"&lt;i&gt;se volete ve le leggo&lt;/i&gt;". Sembrano contenti. Si sofferma prima su quanto &lt;a href="http://www.liberante.net/2012/01/davide-rondoni.html" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Davide Rondoni&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; ha insegnato, &lt;a href="http://www.liberante.net/2013/03/davide-rondoni-san-vittore.html" target="_blank"&gt;lunedì scorso&lt;/a&gt;; ricorda il suo invito a scrivere una poesia su un oggetto qualsiasi e racconta che Azalen ha composto una bellissima poesia su di un fazzoletto; la leggerà al suo ritorno. Legge le sue poesie che colpiscono soprattutto il nuovo arrivato; Antonio trova &lt;b&gt;&lt;i&gt;Parole e pioggia&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; divertente, gli altri ridono per &lt;b&gt;&lt;i&gt;Ecoembrione&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Si soffermano a discutere sul significato delle due poesie; la prima insegna che ci si può riparare più facilmente dagli eventi naturali che dall'invadenza del nostro prossimo, la seconda che la nostra privacy comincia ad essere disturbata ancora prima della nostra nascita. Legge le altre due: &lt;b&gt;&lt;i&gt;Il vuoto&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; fa riflettere su come la paura ci colga all'improvviso, simile a un battito del cuore che manca, la seconda, &lt;b&gt;&lt;i&gt;La tomba di mia madre&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, su come il pianto dissolva tanti livori. Antonio è molto interessato alle poesie; gli chiede se può lasciargliele; Giorgio lo fa con gioia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Vogliono che legga qualche racconto; li accontenta e sceglie &lt;b&gt;&lt;i&gt;il Gene della vita&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; che suscita interesse. Discutono animatamente su ciò che ci può aiutare a vivere più a lungo; Giorgio spiega che è importante una madre giovane che ci doni un &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dna" target="_blank"&gt;DNA&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; il migliore possibile; si accende una gara sull'età materna, qualcuno afferma che sua madre aveva sedici anni quando lo ha partorito! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Sostenere da solo una "seduta" a Libroforum non è facile; un'idea gli viene improvvisa. Spiega ai suoi amici carcerati che cos'è il &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Conversazionalismo" target="_blank"&gt;Conversazionalismo&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&amp;nbsp;: una teoria e una prassi terapeutica elaborata da &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giampaolo_Lai" target="_blank"&gt;Giampaolo Lai&lt;/a&gt; che mette al centro la parola e il criterio della felicità. Giorgio si accorge che i partecipanti sono molto interessati. Non ha un registratore che sarebbe utile per ricavare da ciò che dicono dei motivi narrativi: li invita a esprimere un pensiero, la prima riflessione che viene loro in mente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Animabella: "&lt;i&gt;Se (io) potessi suonare tutti i giorni!&lt;/i&gt;" Gli risponde che il desiderio c'è, espresso dal congiuntivo, ma che quel suonare all'infinito elide il desiderio, è un verbo indeterminato, esprime l'incertezza di poterlo fare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Iena: "&lt;i&gt;Dalla galera si esce, come, è compito tuo&lt;/i&gt;". Gli dice che è triste ciò che afferma; l'eclissi dell'io nella sua frase sembra voler dire che se non c'è l'aiuto di qualcuno, da solo non può fare nulla. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Giocadinuovo: "&lt;i&gt;Ricordarsi che da qui finisce&lt;/i&gt;". Gli dice che oggi lo trova depresso, che da un po' di tempo non scrive più poesie; le sue parole confermano l'impressione che gli dà, il primo verbo è un infinito, il secondo impersonale. Giocadinuovo conferma e subito dopo reagisce, sorride e abbraccia Giorgio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Matrix: "&lt;i&gt;Malgrado questa realtà che sto vivendo, cerco comunque di cogliere sempre tutto ciò che di positivo mi circonda&lt;/i&gt;". Giorgio gli risponde che l'ammira, perché non è un compito facile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Antonio: "&lt;i&gt;Vorrei essere un uccello libero da una gabbia e andare a dare un bacio a mia madre&lt;/i&gt;". “&lt;i&gt;E’ brutto non essere amati&lt;/i&gt;” risponde Giorgio. Antonio è commosso, parla della durezza di sua madre e dei suoi fratelli, specialmente da quando non c'è più papà. “&lt;i&gt;Ciò che esprimi è bello, pieno di speranza, ma penso che quando uscirai dalla prigione, difficilmente andrai da tua madre, la tua vera prigione&lt;/i&gt;” commenta Giorgio. Antonio si commuove, spuntano le lacrime; ammette che mai ritornerà a stare con sua madre; ha scelto la libertà. “&lt;i&gt;Sei stato bravo&lt;/i&gt;” aggiunge Giorgio, “&lt;i&gt;hai avuto coraggio, però hai sbagliato strada: capita a chiunque di sbagliare direzione. Ora puoi trovare la strada maestra&lt;/i&gt;”. Antonio lo abbraccia e lo ringrazia. Gli altri applaudono. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Si lasciano. Gli chiedono quando Azalen e Simone ritorneranno. Iena lo saluta con un lungo abbraccio, gli sussurra: "&lt;i&gt;Non pensare che sono quello che appaio, sono un altro dentro&lt;/i&gt;". "&lt;i&gt;Lo so&lt;/i&gt;", gli risponde Giorgio. Stanno a lungo stretti. Giorgio sente in sé una grande felicità.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: xx-small; line-height: 13.977272033691406px;"&gt;* I nomi dei detenuti sono di fantasia&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.liberante.net/feeds/7500055216585561481/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/03/conversazionalismo.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/7500055216585561481?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/7500055216585561481?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/03/conversazionalismo.html" title="Conversazionalismo" /><author><name>Simone De Domenico</name><uri>https://plus.google.com/109499672350940581267</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh6.googleusercontent.com/-3B6puZ4yq8w/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAHmM/__65QT1fcfM/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkUMQnY9cSp7ImA9WhBRGE8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1201786238699559362.post-2250267612447600584</id><published>2013-03-07T11:16:00.000+01:00</published><updated>2013-03-09T11:18:03.869+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-03-09T11:18:03.869+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Incontri" /><title>Davide Rondoni e la poesia per conoscere la vita</title><content type="html">&lt;div&gt;
&lt;i style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: x-small; line-height: 18px;"&gt;Incontro del 28 gennaio 2013 Milano Casa circondariale San Vittore.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div align="LEFT" style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 18px; margin-bottom: 0.18in;"&gt;
&lt;b style="font-size: 12.727272033691406px; line-height: 17.999998092651367px;"&gt;La poesia è il contrario della retorica e un antidoto al vizio della noia.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="font-size: 13px;"&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;b&gt;Davide Rondoni&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;Azalen Tomaselli&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;Giorgio Cesati Cassin&lt;/b&gt;&amp;nbsp;e&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b style="background-color: transparent; font-size: xx-small;"&gt;Simon Pietro De Domenico&lt;/b&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;&amp;nbsp;con i detenuti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Oggi una cappa grigia lievita sulla città. &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.liberante.net/2012/01/davide-rondoni.html" target="_blank"&gt;Davide Rondoni&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; avverte che il treno da Bologna è in ritardo.&amp;nbsp;Mentre Simone lo attende all’ingresso, Azalen si avvia per prima, temendo che non vedendo spuntare il &lt;b&gt;Libroforum&lt;/b&gt;, alcuni partecipanti vadano all’aria. Dopo un quarto d’ora nell’aula-cella entra sorridente&amp;nbsp;Giorgio Cesati Cassin con il pass fiammante in bella mostra. E’ stato trattenuto per le procedure&amp;nbsp;burocratiche - si giustifica - e per di più redarguito dall’agente perché la foto del pass, risalente a una decina&amp;nbsp;di anni addietro, non sarebbe “&lt;i&gt;regolare&lt;/i&gt;”. In effetti, il signore dagli occhi cerulei, che guarda dalla&amp;nbsp;fototessera, è più giovane, ma è senza ombra di dubbio proprio lui! Giorgio, dopo qualche commento&amp;nbsp;scherzoso, comunica che vorrebbe invitare il fratello, scrittore anche lui, per parlare della verità. Spiega che&amp;nbsp;sono stati entrambi testimoni di un fatto, ma che ciascuno sostiene una propria versione disidentica, e&amp;nbsp;accusa l’altro di sbagliarsi o di non ricordare. Poi, lo stesso Giorgio promette di leggere alcune sue poesie,&amp;nbsp;di cui una “&lt;i&gt;sull’ecoscandaglio che importuna la creatura che cresce&lt;/i&gt;”. Mentre si argomenta intorno a parti&amp;nbsp;distocici e all’aumento esagerato di parti cesarei, (per questioni di cassa e per imperizia degli ostetrici più&amp;nbsp;che per necessità) finalmente entrano Simone e Davide Rondoni.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Azalen inizia col dire: “&lt;i&gt;Davide Rondoni è un poeta&amp;nbsp;laureato&lt;/i&gt;”, ma l'ospite, schermendosi, dichiara che la poesia non si presta ai discorsi retorici, poi&amp;nbsp;condividendo il disappunto di Simone, riguardo agli intoppi burocratici (non si trovava l’autorizzazione per&amp;nbsp;l’ingresso) commenta: “&lt;i&gt;la poesia è il contrario della retorica, è un’arte sintetica, come un gesto&lt;/i&gt;”.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Animabella che si è impossessato della chitarra e pizzica le corde, osserva laconicamente: ”&lt;i&gt;La poesia è una sveltina&lt;/i&gt;”.&amp;nbsp;Davide Rondoni aggiusta il tiro: “&lt;i&gt;E’ una brevità concentrata, come un succo d’arancia, ma denso, non&amp;nbsp;annacquato&lt;/i&gt;”. A questo punto si presenta da sé dichiarando: “&lt;i&gt;A me interessa la vita, non i libri; la poesia&amp;nbsp;serve per conoscere la vita&lt;/i&gt;”. E prosegue con un ricordo personale per spiegare la sua poesia: “&lt;i&gt;Quando&amp;nbsp;avevo diciotto anni mi è capitata una cosa che mi ricordo molto bene. Io sono di Forlì, mio nonno era un&amp;nbsp;uomo grande e grosso, e un giorno fa una carezza sulla testa di mia nonna e dice&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="background-color: white; color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: x-small; line-height: 13.333333015441895px;"&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;el mi’ galett&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="background-color: white; color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: x-small; line-height: 13.333333015441895px;"&gt;»&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;(il mio&amp;nbsp;galletto). &lt;i&gt;La poesia è gusto, cultura, non istruzione, mio nonno si era lasciato colpire dalla presenza di&amp;nbsp;questa donna e aveva inventato un nome per lei, non il nome solito, un altro nome per entrare in&amp;nbsp;rapporto&lt;/i&gt;”. Soggiunge: ”&lt;i&gt;La poesia è sempre esistita come l’amore, la guerra, il mettersi d’accordo con le&amp;nbsp;altre persone, il cercare un rapporto con Dio&lt;/i&gt;”. E cita gli uomini preistorici delle cave di &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Grotte_di_Altamira" target="_blank"&gt;Altamira&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;, in Spagna,&amp;nbsp;i quali andavano fuori, si lasciavano colpire dai bisonti e dai mammiferi primitivi e “&lt;i&gt;li disegnavano per&amp;nbsp;guardarli meglio&lt;/i&gt;”. Non disegnavano per abbellire ma per conoscere. Questa è un’esperienza che accade&amp;nbsp;continuamente: "&lt;i&gt;quando si è innamorati si trovano dei nomi per una donna, perché le parole normali non&amp;nbsp;bastano più, le parole si muovono. L’arte serve per conoscere la vita e può esprimersi ovunque, anche&amp;nbsp;dentro l’orrore più forte, come &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Auschwitz" target="_blank"&gt;Auschwitz&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;. La poesia può intervenire per dire la vita, ci ricorda che nella&amp;nbsp;natura c’è il lupo"&lt;/i&gt;.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Giorgio Cesati commenta: "&lt;i&gt;L’arte si prefigge di sdrammatizzare, come l’&lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Accademia_dell%27Arcadia" target="_blank"&gt;Arcadia&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; che si&amp;nbsp;ispirava ai pastori poeti dell’omonima regione greca, per imitare la grazia e il decoro di quella mitica&amp;nbsp;società"&lt;/i&gt;. Secondo Rondoni l’Arcadia era un movimento letterario che perseguiva un programma politico,&amp;nbsp;ma ribadisce: "&lt;i&gt;la poesia è conoscenza"&lt;/i&gt;. Poi, su richiesta, legge due sue liriche intitolate: &lt;b&gt;&lt;i&gt;Oceano cucina&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;&lt;i&gt;Alla stazione di Milano&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Dopo l’applauso, prosegue: “&lt;i&gt;La poesia serve a far capire che la vita sta&amp;nbsp;succedendo, perché tutto cospira contro il fatto che tu sei vivo, che il dolore c’è&lt;/i&gt;”. Giocadinuovo interviene:&amp;nbsp;“&lt;i&gt;Ti provoca stati d’animo, emozioni che hai avuto&lt;/i&gt;” Davide Rondoni ribadisce “&lt;i&gt;Se non credi in niente, la vita&amp;nbsp;non ha senso&lt;/i&gt;”&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Rammenta un altro episodio. A una presentazione di un suo volume di poesie era con &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Franca_Nuti" target="_blank"&gt;Franca&amp;nbsp;Nuti&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; che si alternava con lui nella lettura delle liriche. Quando a un tratto l’attrice fa un gesto ampio. “&lt;i&gt;La&amp;nbsp;morte&lt;/i&gt;”, osserva il poeta, istituendo un’analogia,”&lt;i&gt;è un gesto ampio della vita, è la vita che si spalanca,&amp;nbsp;troppa vita, quasi cado..&lt;/i&gt;” Davide Rondoni procede per salti nel suo appassionato tentativo di trasmettere la natura&amp;nbsp;della poesia demolendo vecchi luoghi comuni. Afferma ancora: "&lt;i&gt;La poesia è il contrario della spontaneità&lt;/i&gt;",&amp;nbsp;adducendo a tale proposito l’esempio della moda che è un fenomeno di imitazione collettiva, "&lt;i&gt;in quanto esterno, non è stato creato da te&lt;/i&gt;”.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Un nuovo partecipante interviene a sua volta accennando all’influenza nella produzione creativa di&amp;nbsp;“&lt;i&gt;certe polverine&lt;/i&gt;” e fa il nome di alcuni musicisti come &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bob_Marley" target="_blank"&gt;Bob Marley&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;e &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jim_Morrison" target="_blank"&gt;Jim Morrison&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;, sostenendo che la droga&amp;nbsp;“&lt;i&gt;tira l’anima profonda&lt;/i&gt;”. “&lt;i&gt;Nessuno è stato amplificato dalla cocaina&lt;/i&gt;”, replica Davide Rondoni, che riporta&amp;nbsp;una frase di &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Baudelaire" target="_blank"&gt;Baudelaire&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;, il poeta visionario:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="background-color: white; color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: x-small; line-height: 13.333333015441895px;"&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;ubriacatevi sempre di vino, di virtù, d’amore&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="background-color: white; color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: x-small; line-height: 13.333333015441895px;"&gt;»&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;"&lt;i&gt;devi star&amp;nbsp;sempre acceso"&lt;/i&gt;, conclude. Lo stesso partecipante racconta di avere avuto un incidente: “&lt;i&gt;Tre anni fa ho rotto&amp;nbsp;un ginocchio sulla pista di sci, quando ho incominciato a camminare mi sono accorto che la tazza di caffè&amp;nbsp;era cambiata&lt;/i&gt;”. Gli fa eco Davide Rondoni osservando che quando nasce un figlio e lo porti a casa, ti accorgi&amp;nbsp;che è tutto diverso, la casa è la stessa ma non appare più quella di prima. Giocadinuovo aggiunge: “&lt;i&gt;Anche&amp;nbsp;venire in galera ti fa vedere, ti apre l’orizzonte, prima non ti accorgevi della foglia che cadeva&lt;/i&gt;” E’ Iena,&amp;nbsp;rimasto in silenzio, a mimare il gesto e a dire: “&lt;i&gt;Più sali, più è grande l’orizzonte&lt;/i&gt;”, poi specifica, noti la&amp;nbsp;differenza “&lt;i&gt;tra un piatto di ravioli con il ragù alla bolognese e la casanza&lt;/i&gt; (il vitto in carcere)” A questo punto Giorgio Cesati&amp;nbsp;Cassin tira fuori, con una punta di nostalgia, un antico ricordo di quando era in collegio: "&lt;i&gt;le cotolette, fatte&amp;nbsp;con una semplice ostia di vitello, ma - con le mani impastate nel miracolo - dalle suore rosminiane.&lt;/i&gt;&amp;nbsp;&lt;i&gt;Non le&amp;nbsp;ho più mangiate così buone&lt;/i&gt;”, ammette.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Il tema dell’orizzonte che allarga la visuale è ripreso perché&amp;nbsp;sempre Giorgio si domanda a proposito dei mistici che elevandosi ampliano la loro visione della realtà:&amp;nbsp;“&lt;i&gt;Cosa vedi? Non vedi un gota sull’orizzonte, sono scettico!&lt;/i&gt;” Simone replica che salendo si ha una visione&amp;nbsp;d’insieme, sono fondamentali le capacità di vedere da vicino e di allontanarsi per abbracciare tutto ciò che&amp;nbsp;sta attorno.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Rondoni cita Baudelaire che diceva: ”&lt;i&gt;Il vizio peggiore è la noia, perché fa sparire il mondo&lt;/i&gt;”.&amp;nbsp;Critica una sua giovane amica che ripete continuamente: “&lt;i&gt;Tanto, dopo è come prima&lt;/i&gt;”. Denuncia come un&amp;nbsp;segno dei tempi questo atteggiamento denominandolo “&lt;b&gt;&lt;i&gt;dopoprimismo&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;” (l’attitudine a credere che nulla&amp;nbsp;cambi, o possa cambiare). “&lt;i&gt;Se uno si preserva, la vita diventa sterile&lt;/i&gt;”, asserisce.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Il nuovo partecipante&amp;nbsp;fa notare la chiusura mentale verso gli stranieri, "&lt;i&gt;ciascuno è incapsulato, manca la curiosità per l’altro&lt;/i&gt;",&amp;nbsp;accusa. Davide Rondoni legge a questo punto una lirica dedicata agli &lt;b&gt;Invitti Militari della III Armata&lt;/b&gt;, sepolti&amp;nbsp;nel cimitero militare di &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sacrario_militare_di_Redipuglia" target="_blank"&gt;Redipuglia&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; (in Friuli), intitolata &lt;b&gt;&lt;i&gt;Presente&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Giorgio Cesati, citando &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Leopardi" target="_blank"&gt;Leopardi&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;, chiede&amp;nbsp;se la poesia priva di schemi metrici offra più libertà dato che il poeta non deve sottostare al vincolo della&amp;nbsp;rima. Rondoni risponde che la lingua di Leopardi si attagliava a quella forma, nei versi liberi la misura è data&amp;nbsp;dal ritmo.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Simone domanda, infine, se colui che si annoia sia da biasimare, dal momento che è proprio lui oppresso dallo &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Spleen" target="_blank"&gt;spleen&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;. Azalen cita quanto dice Lacan sulla &lt;b&gt;claustrazione&lt;/b&gt;. Secondo lo psicoanalista non è&amp;nbsp;un peccato o un vizio ma un sintomo di vitalità, perché rivela il desiderio e la ribellione alla vita monotona&amp;nbsp;e priva di slanci.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;A questo punto Ivan, un giovane detenuto, rimasto sempre in silenzio, esclama: “&lt;i&gt;Sono annoiato,&amp;nbsp;non ne posso più&lt;/i&gt;” Davide Rondoni gli risponde: “Dai vizi non si esce per forza, ci vuole un’iniziativa” .&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Prima&amp;nbsp;del termine, Azalen invita Animabella a cantare. Sono le parole di &lt;b&gt;&lt;i&gt;Emozioni &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;di &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lucio_Battisti" target="_blank"&gt;Battisti&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; a&amp;nbsp;creare sintonia nel gruppo perché qualche altra voce si unisce a quella del solista per formare un coro.&amp;nbsp;L’ospite, prima di uscire, si ferma a parlare con il giovane che patisce la noia come un male insopportabile,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;poi il gruppo si scioglie nel corridoio, scambiando gli ultimi arrivederci.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: xx-small; line-height: 13.977272033691406px;"&gt;* I nomi dei detenuti sono di fantasia&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.liberante.net/feeds/2250267612447600584/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/03/davide-rondoni-san-vittore.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/2250267612447600584?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/2250267612447600584?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/03/davide-rondoni-san-vittore.html" title="Davide Rondoni e la poesia per conoscere la vita" /><author><name>Simone De Domenico</name><uri>https://plus.google.com/109499672350940581267</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh6.googleusercontent.com/-3B6puZ4yq8w/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAHmM/__65QT1fcfM/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0MERns5eSp7ImA9WhNaFUg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1201786238699559362.post-5716616554789722542</id><published>2013-01-30T14:10:00.000+01:00</published><updated>2013-01-30T14:10:07.521+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-01-30T14:10:07.521+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Incontri" /><title>Franco Loi e la poesia per conoscere se stessi</title><content type="html">&lt;div&gt;
&lt;i style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: x-small; line-height: 18px;"&gt;Incontro del 21 gennaio 2013 Milano Casa circondariale San Vittore.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div align="LEFT" style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Tahoma, Helvetica, FreeSans, sans-serif; font-size: 13.63636302947998px; line-height: 18px; margin-bottom: 0.18in;"&gt;
&lt;b style="font-size: 12.727272033691406px; line-height: 17.999998092651367px;"&gt;Franco Loi festeggia il suo ottantatreesimo compleanno con i detenuti di San Vittore.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="font-size: 13px;"&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;b&gt;Franco Loi&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;Iginia Busisi Scaglia&lt;/b&gt;,&lt;b&gt; Giacomo Scaglia&lt;/b&gt;,&lt;b&gt; Azalen Tomaselli&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;Giorgio Cesati Cassin&lt;/b&gt;&amp;nbsp;e&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b style="background-color: transparent; font-size: xx-small;"&gt;Simon Pietro De Domenico&lt;/b&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;&amp;nbsp;con i detenuti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Milano è in una bolla grigia, l’aria è fredda. Al bar Azalen trova Iginia con Giacomo Scaglia, poi sopraggiungono &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.liberante.net/2011/01/franco-loi.html" target="_blank"&gt;Franco Loi&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;, un signore gentile, e Giorgio Cesati Cassin. Assieme varcano il portone di San Vittore. Un agente accompagna al sesto la troupe del Libroforum, dove tutto è predisposto. Simone arriva con leggero ritardo, ha dimenticato la chitarra. La chitarra “scordata” è portata dal deposito e consegnata a Animabella che ne trae come sempre alcune note melanconiche. Dopo la lettura rituale del resoconto (questa volta fatta da Azalen) la parola passa a Franco Loi che esorta i partecipanti a conoscere se stessi (&lt;/span&gt;&lt;span style="background-color: white; line-height: 19.196685791015625px;"&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Γνῶθι σεαυτόν&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="background-color: white; font-family: sans-serif; font-size: 12.731481552124023px; line-height: 19.196685791015625px;"&gt;)&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;. Legge una breve lirica su Dio e aggiunge a commento “&lt;/span&gt;&lt;i style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Quando si parla di Dio, c’è sempre questo errore, si dice: Lui non si fa conoscere, ma noi cosa sappiamo di noi stessi?&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;” Poi chiarisce: “&lt;/span&gt;&lt;i style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Pensare se stessi vuol dire stare attenti perché anche l’albero e la pietra emanano delle sensazioni, se andate sulla spiaggia vedete delle donne che raccolgono un sasso e l’accarezzano. Cosa accade dentro di loro?"&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt; Prosegue poi con una bordata nei riguardi dei medici che non si occupano dell’anima: “&lt;/span&gt;&lt;i style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Mi fanno ridere certi medici che quando incontrano il paziente prescrivono la lastra e poi dicono non c’è niente, mentre Ippocrate chiedeva: «Cosa hai sognato questa notte? Hai incontrato uno che ti ha picchiato e era odioso»&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;”. Alla quale Giorgio, rimasto in silenzio, replica: “&lt;/span&gt;&lt;i style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Io sono uno spirito goliardico, un dissacratore, ma devo dire che oggi Ippocrate perderebbe tutti i pazienti"&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;. Poi precisa: “&lt;/span&gt;&lt;i style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Io, quando avevo un paziente prima lo operavo e dopo mi occupavo dell’anima&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;”.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Franco Loi cita &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carl_Gustav_Jung" target="_blank"&gt;Jung&lt;/a&gt; &lt;/b&gt;e spiega che se siamo capaci di conoscere noi stessi, dopo un po’ci si rivela qualcosa e non si sa cosa sia. Infine sostiene: “&lt;i&gt;La teologia è fatta dall’uomo, il regno dei cieli è in voi e tra voi. Cosa conosciamo del regno dei cieli? Io ho scoperto che anch’io sono carogna&lt;/i&gt;”. Racconta a questo punto alcuni aneddoti della sua vita: l’amicizia con &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Renato_Curcio" target="_blank"&gt;Renato Curcio&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;, la sua fede nel comunismo, culminata nell’iscrizione alla federazione comunista, da cui è uscito nel ’54 (Lo stesso anno di &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Italo_Calvino" target="_blank"&gt;Calvino&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;, nota Giorgio Cesati).&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;E’ l’esperienza in prigione a calamitare l’attenzione dei suoi ascoltatori, perché Franco Loi ne sottolinea l’utilità: "&lt;i&gt;se si è attenti si ha una spinta a conoscersi, c’è gente straordinaria anche tra i carcerieri"&lt;/i&gt;. A chi glielo domanda spiega di aver fondato un gruppo politico da cui poi sono nate le brigate rosse. C’era un agente di polizia infiltrato che ha portato all’arresto di tutto il gruppo. Si sofferma sull’interrogatorio da parte del giudice, quando in anni lontani venne convocato a Venezia, perché non trovavano il capo delle brigate rosse e ricorda l’avvertimento della stessa autorità giudiziaria: “&lt;i&gt;Se va avanti così l’arresto&lt;/i&gt;”. E sulla sua replica pronta “&lt;i&gt;Se dico la verità mi arresta?&lt;/i&gt;” Rivela la conclusione della sua vicenda con la condanna per direttissima a un anno senza condizionale. Sono parole forti quelle di Franco Loi quando descrive la sua cella dove era scritto, raspato con le unghie o con un sasso: “&lt;i&gt;&lt;b&gt;Signore dammi la libertà&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;”.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;O rievoca l’incontro con il carceriere che gli porta “&lt;i&gt;tre formaggini, pane e un bicchiere di vino&lt;/i&gt;” ritirando il piatto di latta dove c’era il riso nero e una bistecca, che lui disgustato aveva respinto, dopo averlo redarguito severamente: “&lt;i&gt;Lei stia zitto, perché non si può parlare con i carcerieri&lt;/i&gt;” Franco Loi lo ripete come un mantra: “&lt;i&gt;La gente non è come sembra e io non sono quello che sembro. Siamo trascinati dagli impulsi del corpo. Il corpo ha delle sue pulsazioni e una sua consapevolezza, ha una sua memoria, il cuore ha una sua memoria. Se si ha conoscenza di sé si hanno esperienze straordinarie. Quello che ci serve nella vita è sapere chi siamo&lt;/i&gt;”. Giocadinuovo approva: “&lt;i&gt;Qua dentro scopri delle cose che prima le lasciavi, perché prima con la velocità della vita..&lt;/i&gt;” e si ferma come a seguire un suo filo di pensiero. Giorgio Cesati chiede: “&lt;i&gt;Sul supporto cartaceo questi pensieri trovano il loro posto?&lt;/i&gt;” Il nesso tra arte e vita dà il là per parlare della poesia.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;L’arte continua Franco Loi non è una cosa scolastica, la lingua l’hanno inventata le persone, la stessa parola “&lt;i&gt;&lt;b&gt;poesia&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;”, viene da &lt;b&gt;po&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;ï&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;esis &lt;/b&gt;(&lt;/span&gt;&lt;span style="background-color: white; font-family: sans-serif; line-height: 19.19791603088379px;"&gt;ποίησις; fare)&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;, il poeta è colui che fa, spiega, ma poi mette subito l’accento sulla musicalità. La parola poetica si articola con i suoni dell’emozione, deve essere orale, è il suono a esprimere l’emozione di ciò che ci percorre dentro e non si riesce a dire. "&lt;/span&gt;&lt;i style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Da bambini facevamo un gioco, ci mettevamo in cerchio e ognuno doveva dire una parola, si ripeteva fino a perderne il senso&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;". Quando si scrive una poesia si ascolta dentro di noi il ritmo, è come sentire una musica, non sono solo le parole è il suono. Quando scrivi, trasmetti da solista ma poi quella parola si declina in mille modi. Per ciascuno è una cosa diversa. Un partecipante, Bomber, cita il &lt;/span&gt;&lt;b style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cinque_Maggio" target="_blank"&gt;Cinque maggio&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;, specificando di essere originario del Comasco, "la terra" di &lt;/span&gt;&lt;b style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Manzoni" target="_blank"&gt;Alessandro Manzoni&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Franco Loi motiva la sua scelta del vernacolo, ripercorrendo una breve storia dell’Italia del Dopoguerra in cui la promozione sociale è avvenuta per parlare l’Italiano. Si intreccia un dialogo fitto con un partecipante, il signor K, che parla dell’uso stretto del meneghino tra alcuni detenuti citando un termine dialettale "&lt;i&gt;l’erburin&lt;/i&gt;", poi altri propongono parole quasi dimenticate come “&lt;i&gt;slavaggià&lt;/i&gt;”, “&lt;i&gt;cunegina&lt;/i&gt;”, qualcuno nota gli influssi del lodigiano o della Brianza sulla parlata milanese e nota che anche Milano ha vari usi dialettali, in base alle zone. E’ una ricerca di radici per riconoscersi o per identificarsi. Franco Loi cita &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Graziadio_Isaia_Ascoli" target="_blank"&gt;Graziadio Isaia Ascoli&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; (glottologo goriziano dell’Ottocento) e la sua tesi sul dialetto che è la lingua reale: cioè la lingua parlata da un popolo.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Dopo questo divertito scambio sul dialetto l’ospite chiede a Animabella, che suonava assorto, di fargli una domanda. "&lt;i&gt;Quanti anni hai?&lt;/i&gt;" gli fa lui di rimando. Franco Loi risponde "&lt;i&gt;ne ho ottantatré e faccio il compleanno oggi&lt;/i&gt;", tutti i partecipanti gli fanno gli auguri. Il poeta legge un “racconto in versi” che riporta ai suoi quindici anni e al ricordo di una novizia che si spogliava davanti la finestra aperta per fare il bagno nel mese di maggio. Ricrea l’atmosfera di quegli anni lontani. Scorrono le immagini vivide dei ragazzi che spiano dalla finestra della villa di fronte al convitto, dei ragazzini arrampicati sul muretto, curiosi di vedere la ragazza, e dell’attesa e dell’eccitazione per questa visione straordinaria in tempi in cui le donne non si mostravano per pudore e per i dettami di una morale rigida. Franco Loi racconta della Mariuccia, la ragazzina che c’era nella pensione dove ha vissuto da piccolo, quando la sua famiglia si era trasferita a Milano.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Simone, quasi a ricapitolare tutte le considerazioni sul rapporto tra l’arte e la vita, cita &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Proust" target="_blank"&gt;Proust&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;&lt;i&gt;La recherche&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Edvard_Munch" target="_blank"&gt;Munch&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;, e ripete una sua convinzione sul fatto che la malattia, il dolore possono essere fondamentali e aprire possibilità di capire una nuova verità e di scoprire qualcosa di diverso, poi invita (su richiesta di un giovane detenuto) &lt;b&gt;Iginia Busisi Scaglia&lt;/b&gt; a leggere una sua lirica intitolata &lt;b&gt;&lt;i&gt;La neve&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. La poetessa, a sua volta, premette: "&lt;i&gt;le mie (poesie) sono molto semplici, nascono dal bisogno di fermare e tradurre in parole un’esperienza&lt;/i&gt;".&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Franco Loi a questo punto racconta della sua amicizia con &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Don_Milani" target="_blank"&gt;Don Milani&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; al quale un prete cinese, che era andato a trovarlo aveva chiesto della legna per costruire un recinto per tenere le galline e dare da mangiare ai suoi ragazzi. “&lt;i&gt;Ah allora vuoi che rubi!&lt;/i&gt;” gli aveva risposto Don Milani, “&lt;i&gt;perché il demanio è pubblico&lt;/i&gt;”. Il prete mortificato aveva cercato di giustificarsi, ma don Milani aveva chiamato un ragazzo e gli aveva ordinato: “&lt;i&gt;Vieni qui, vai e vai a rubare perché mi serve per la vita!&lt;/i&gt;” E’ bene quando si ruba per il bene comune. “&lt;i&gt;In vari momenti della vita facciamo tante cose non giuste, l’importante è che poi riflettiamo, cosa vuol dire rubare, e diciamo a noi stessi: «Non sono stato capace di controllarmi»"&lt;/i&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Franco Loi parla di un ragazzo di Opera, incolpato ingiustamente di omicidio perché era rimasto sul luogo del delitto, mentre i colpevoli erano scappati via. “&lt;i&gt;La carcerazione non deve diventare un male dentro di voi, Dio è un filo di spada che ti passa il cuore e devi avere l’allegria di essere nel tuo tormento"&lt;/i&gt;. Azalen chiede a Animabella di cantare una canzone, alla sua voce si unisce quella dei partecipanti, l’atmosfera si fa più lieve. Prima di lasciare la cella, il poeta stringe la mano e si avvicina ai partecipanti per scambiare qualche parola, dare un po’ di conforto e ascoltare alcune storie, raccontate a volo..&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Uscito sul corridoio si accosta a una cella sorvegliata a vista intrattenendosi un momento a parlare con un detenuto, poi il gruppo sciama via con nel cuore il suono delle tante cose dette e ascoltate.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;blockquote class="tr_bq"&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;Dal prologo di &lt;b&gt;Una partita a scacchi&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;Giuseppe Giacosa&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;blockquote class="tr_bq"&gt;
&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Noi poeti, sovente, non siam noi che scriviamo,&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;È il vento che fa un fremito correr di ramo in ramo,&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;È una canzon perduta che pel capo ci frulla,&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;È l'aroma d'un zingaro, è un'ombra, è tutto, è nulla,&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;È un lembo della veste di persona sottile,&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;È la pioggia monotona che scroscia nel cortile,&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;È la poltrona morbida come sera d'estate,&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;È il sole che festevole picchia alle vetrate,&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;È delle cose esterne la varia litania,&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Che fa' rider Ariosto e pianger Geremia.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;div&gt;
&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="background-color: white; color: #222222; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: xx-small; line-height: 13.987500190734863px;"&gt;* I nomi dei detenuti sono di fantasia&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://www.liberante.net/feeds/5716616554789722542/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/01/franco-loi-conoscere-se-stessi.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/5716616554789722542?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1201786238699559362/posts/default/5716616554789722542?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.liberante.net/2013/01/franco-loi-conoscere-se-stessi.html" title="Franco Loi e la poesia per conoscere se stessi" /><author><name>Simone De Domenico</name><uri>https://plus.google.com/109499672350940581267</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh6.googleusercontent.com/-3B6puZ4yq8w/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAHmM/__65QT1fcfM/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
