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		<title>Ken Follett – La cruna dell’ago</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 12:50:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Questo romanzo, da cui è stato tratto un film di grande successo, è stata la prima opera dell’autore gallese che ha avuto larga diffusione e gradimento fra i lettori, sia per la trama avvincente di spionaggio non disgiunta da risvolti amorosi di sicura presa, sia per pressoché perfetta caratterizzazione dei protagonisti.
Da quel 1979, data della prima pubblicazione, sono passati molti anni, nel corso dei quali Follett ha dato alle stampe libri che sono sempre stati dei veri <em>best-seller</em>, alcuni dei quali anche di particolare pregio letterario, ma La cruna dell’ago resta sempre un’opera di notevole pregio che, a distanza di tempo, conserva intatto il suo fascino.
La vicenda di “<em>Die Nadel</em>” (L’ago), spia tedesca chiamata così sia per la sua capacità di non svelarsi al controspionaggio britannico, sia perché per uccidere si serve di un sottile stiletto, pur presentando tutti le caratteristiche di un thriller, con omicidi, vita nell’ombra e caccia spietata degli inquirenti, ha tuttavia un elemento che la caratterizza, quasi inusuale  per un romanzo di genere. ...</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table style="height: 224px;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="408">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" bgcolor="#eef0ef"><a href="http://www.liberolibro.it/wp-content/uploads/La-cruna-dellago.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10731" title="La cruna dell'ago" src="http://www.liberolibro.it/wp-content/uploads/La-cruna-dellago.jpg" alt="La cruna dell'ago" width="143" height="220" /></a></td>
<td valign="top" bgcolor="#eef0ef"><strong>Titolo: <a href="http://www.libreriauniversitaria.it/cruna-ago-follett-ken-mondadori/libro/9788804259329?a=361315" target="_blank">La cruna dell&#8217;ago</a><br />
Autore: Follett Ken<br />
Traduttore</strong>: Calzeroni R.<br />
<strong>Editore</strong>: Mondadori<br />
<strong>Prezzo</strong>: € 9.50<br />
<strong>Collana</strong>: Oscar bestsellers<br />
<strong>Edizione</strong>: 4<br />
<strong>Data di Pubblicazione</strong>: 1986<br />
<strong>ISBN</strong>: 8804259329<br />
<strong>ISBN</strong>-13: 9788804259329<br />
<strong>Pagine</strong>: 368<br />
<strong>Reparto</strong>: Narrativa straniera</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>A cura di Renzo Montagnoli</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questo romanzo, da cui è stato tratto un film di grande successo, è stata la prima opera dell’autore gallese che ha avuto larga diffusione e gradimento fra i lettori, sia per la trama avvincente di spionaggio non disgiunta da risvolti amorosi di sicura presa, sia per pressoché perfetta caratterizzazione dei protagonisti.<br />
Da quel 1979, data della prima pubblicazione, sono passati molti anni, nel corso dei quali Follett ha dato alle stampe libri che sono sempre stati dei veri <em>best-seller</em>, alcuni dei quali anche di particolare pregio letterario, ma La cruna dell’ago resta sempre un’opera di notevole pregio che, a distanza di tempo, conserva intatto il suo fascino.<br />
La vicenda di “<em>Die Nadel</em>” (L’ago), spia tedesca chiamata così sia per la sua capacità di non svelarsi al controspionaggio britannico, sia perché per uccidere si serve di un sottile stiletto, pur presentando tutti le caratteristiche di un thriller, con omicidi, vita nell’ombra e caccia spietata degli inquirenti, ha tuttavia un elemento che la caratterizza, quasi inusuale  per un romanzo di genere. Infatti si instaura una relazione amorosa con la moglie di un ex pilota della RAF rimasto paralizzato a seguito di un incidente. E’ la prima screpolatura nella granitica figura di Die Nadel,  quasi un robot che finisce con lo scoprirsi uomo con tutte le debolezze del caso che lo porteranno a uscirne sconfitto e ucciso.<br />
La figura della spia tedesca è delineata in modo impeccabile e la sua lenta metamorfosi, da macchina di morte a presa di coscienza di essere un essere umano, è descritta con mano felice e misurata. Se si aggiunge che i personaggi di contorno non sono semplici ombre, ma che ad ognuno <strong>Follett</strong> ha voluto riservare una parte della sua creatività e del suo talento, è possibile così comprendere il perché dello straordinario successo di questo romanzo. Infatti, benché i protagonisti siano meramente di fantasia, presentano una plausibilità che fa sì che, leggendo, si ingeneri la convinzione di trovarci di fronte a un romanzo storico. La fredda campagna inglese, il cielo plumbeo e il mare in burrasca fanno da cornice perfettamente alla conclusione del romanzo, nel dilemma di un uomo combattuto fra dovere e amore, al quale finisce per sottostare, rinunciando anche a vivere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note biografiche dell&#8217;autore:<br />
Ken Follett</strong> è nato a Cardiff il 5 giugno 1949.<br />
Eccellente narratore ha pubblicato numerosi romanzi di successo, fra i quali Lo scandalo Modigliani, Alta finanza, Capricorn One, La cruna dell’ago, Il Codice Rebecca, L’uomo di Pietroburgo, Un luogo chiamato libertà, I pilastri della terra, Codice a zero, Le gazze ladre, Il volo del calabrone, Mondo senza fine.</p>
<p style="text-align: justify;">di <strong><a href="http://www.armoniadelleparole.splinder.com" target="_blank">Renzo Montagnoli</a> &#8211; <a href="http://www.arteinsieme.net" target="_blank">Sito</a></strong></p>
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		<title>Anna Rita Armati – L’uomo che dava in prestito sogni</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 09:49:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>L’uomo che dava in prestito sogni</strong> è la speranza che <strong>Anna Rita Armati</strong> narra con leggerezza quella stessa leggerezza che sembra non appartenerci più, forse per il tram tram del quotidiano di ognuno, o forse perché la vita, spesso, con le sue intemperie, ci porta via lontano da noi stessi facendoci dimenticare quali sono le cose che colmano il cuore.
Amina la protagonista della favola narrata dall’<strong>Armati</strong> è una fanciulla troppo giovane per comprendere il male di vivere, ma non troppo per capire che l’unica cosa da ricercare per vivere una vita serena è l’amore, e per quando le persone che la circondano cerchino di convincerla che l’amore abiti solo nei sogni, lei non demorde nella sua ricerca: “<em>Se l’amore vero esiste solo nei sogni ebbene un giorno lo andrò a cercare dall’uomo misterioso che vive nella città fantasma e gli chiederò il mio sogno in prestito!</em>” ...</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table style="height: 195px;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="368">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" bgcolor="#eef0ef"><a href="http://www.liberolibro.it/wp-content/uploads/Luomo-che-dava-in-prestito-sogni.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10742" title="L'uomo che dava in prestito sogni" src="http://www.liberolibro.it/wp-content/uploads/Luomo-che-dava-in-prestito-sogni.jpg" alt="L'uomo che dava in prestito sogni" width="124" height="192" /></a></td>
<td valign="top" bgcolor="#eef0ef"><strong>Titolo: <a href="http://www.graphe.it/Calligraphia/62-L-uomo-che-dava-in-prestito-sogni.html" target="_blank">L&#8217;uomo che dava in prestito sogni</a><br />
Autore: Anna Rita Armati<br />
Editore</strong>: Graphe.it Edizioni<br />
<strong>Codice ISBN</strong>: 978-88-89840-53-5<br />
<strong>Pagine</strong>: 64<br />
<strong>Prezzo</strong>: €7,00</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>A cura di Katia Ciarrocchi</strong></p>
<p style="text-align: center;"><em>E’ meglio vivere un’ istante<br />
piuttosto che trascinarsi nell’esistenza per una vita intera.<br />
Ognuno può osare immaginare qualcosa di straordinario<br />
ma pochi sono tanto straordinari<br />
da osare di metterlo in pratica.<br />
<strong>Peter O’Connor, da “Ali sull’oceano”</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’uomo che dava in prestito sogni</strong> è la speranza che <strong>Anna Rita Armati</strong> narra con leggerezza quella stessa leggerezza che sembra non appartenerci più, forse per il tram tram del quotidiano di ognuno, o forse perché la vita, spesso, con le sue intemperie, ci porta via lontano da noi stessi facendoci dimenticare quali sono le cose che colmano il cuore.<br />
Amina la protagonista della favola narrata dall’<strong>Armati</strong> è una fanciulla troppo giovane per comprendere il male di vivere, ma non troppo per capire che l’unica cosa da ricercare per vivere una vita serena è l’amore, e per quando le persone che la circondano cerchino di convincerla che l’amore abiti solo nei sogni, lei non demorde nella sua ricerca: “<em>Se l’amore vero esiste solo nei sogni ebbene un giorno lo andrò a cercare dall’uomo misterioso che vive nella città fantasma e gli chiederò il mio sogno in prestito!</em>”<br />
Il viaggio di Amina è una metafora che calza perfettamente la ricerca interiore di ognuno, solo un cuore puro avrà gli occhi per vedere oltre lo sguardo spesso offuscato e deluso “<em>Non vedi nulla perché nel tuo cuore è scesa la paura, come una spessa nebbia ti acceca e rende arido e senza vita tutto ciò che ti circonda</em>”; la protagonista con grande sacrificio riuscirà a trovare la strada che la condurrà a vivere il suo sogno, un sogno in prestito, un sogno da restituire, tuttavia nel momento in cui si riesce ad apprezzare ogni singolo attimo e far sì che ogni istante resti impresso nel proprio cuore, quando non si ha paura di lasciarlo andare perché si ha la certezza che risiederà per sempre dentro di noi, allora è proprio in quell’istante che accade il miracolo e si spalancano le porte verso la felicità.<br />
<strong>L’uomo che dava in prestito sogni</strong> è il viaggio che ci porta nelle regioni sconosciute della nostra anima, è il riconoscimento che le nostre vite terrene sono l’espressione del nostro mondo interiore, è la capacità di sottrarsi al tedio e alla monotonia della vita combattendo i “<em>mostri</em>” interiori quali paura, sconcerto, sfiducia, fino a vincerli divenendo così protagonisti della propria esistenza.<br />
Una favola che apre il cuore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.liberolibro.it/wp-content/uploads/Anna-Rita-Armati.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10743" title="Anna Rita Armati" src="http://www.liberolibro.it/wp-content/uploads/Anna-Rita-Armati.jpg" alt="Anna Rita Armati" width="96" height="97" /></a>Note biografiche dell’autore:<br />
Anna Rita Armati </strong>è nata in provincia di Perugia. Gli anni della sua formazione giovanile li ha trascorsi a Terni dove è vissuta fino all’età di trent’anni. Ora vive e lavora a Perugia. È studiosa di materie filosofiche e letterarie nonché di musica classica. Il suo stile di scrittura è la sintesi di una ricerca interiore volta all’essenzialità del pensiero e della scrittura stessa. Intermezzo è la sua prima raccolta di poesie. Nel 2006 ha pubblicato il romanzo Nel silenzio della notte ascoltai (Midgard).</p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Katia Ciarrocchi</strong></p>
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		<title>Pupi Avati – Gli amici del Bar Margherita</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 08:38:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Bologna la dotta, Bologna grassa e matrona come cantava <em>Francesco Guccini</em>. Bologna un grande paesone della provincia italiana, con tutti i pregi e i difetti del provincialismo appena mascherato dietro alla ricchezza inseguita grazie ad un modello di sviluppo che viene definito “<em>a misura d’uomo</em>”. Di quella Bologna, oggi rimane poco se non il ricordo di quei personaggi che, grazie alla penna di <strong>Pupo Avati,</strong> si muovono, si raccolgono, vivono nel <em>Bar Margherita</em>, in assenza di internet, ignorando di essere inseriti in un villaggio globale, privi di televisione ancora in fase sperimentale (il romanzo è ambientato nel 1954). ...</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table style="height: 222px;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="391">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" bgcolor="#eef0ef"><a href="http://www.liberolibro.it/wp-content/uploads/Gli-amici-del-Bar-Margherita.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10727" title="Gli amici del Bar Margherita" src="http://www.liberolibro.it/wp-content/uploads/Gli-amici-del-Bar-Margherita.jpg" alt="Gli amici del Bar Margherita" width="139" height="219" /></a></td>
<td valign="top" bgcolor="#eef0ef"><strong>Titolo: <a href="http://www.libreriauniversitaria.it/amici-bar-margherita-avati-pupi/libro/9788811681236?a=361315" target="_blank">Gli amici del Bar Margherita</a><br />
Autore: Avati Pupi<br />
Editore</strong>: Garzanti Libri<br />
<strong>Prezzo</strong>: € 12.60<br />
<strong>Collana</strong>: Narratori moderni<br />
<strong>Data di Pubblicazione</strong>: 2009<br />
<strong>ISBN</strong>: 8811681235<br />
<strong>ISBN</strong>-13: 9788811681236<br />
<strong>Pagine</strong>: 143<br />
<strong>Reparto</strong>: Narrativa italiana</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>A cura di Claudio Arzani</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Bologna la dotta, Bologna grassa e matrona come cantava <em>Francesco Guccini</em>. Bologna un grande paesone della provincia italiana, con tutti i pregi e i difetti del provincialismo appena mascherato dietro alla ricchezza inseguita grazie ad un modello di sviluppo che viene definito “<em>a misura d’uomo</em>”. Di quella Bologna, oggi rimane poco se non il ricordo di quei personaggi che, grazie alla penna di <strong>Pupo Avati,</strong> si muovono, si raccolgono, vivono nel <em>Bar Margherita</em>, in assenza di internet, ignorando di essere inseriti in un villaggio globale, privi di televisione ancora in fase sperimentale (il romanzo è ambientato nel 1954). Nessuna idea di chi sia Silvio Berlusconi, un mondo meraviglioso che per raggiungere Firenze in treno sfiora le due ore, un mondo che non insegue se stesso per mordersi la coda. Il quartiere risulta la dimensione del vivere e, come ragazzacci della via Paal, i frequentatori del bar attendono l’ora di scontri epici con quelli del Bar Andrea Costa o del Bar Billy, gente diversa, che abita oltre il confine posto un centinaio di metri più in là o nella seconda traversa a sinistra, un altro mondo. Sfide epiche a carambola, a boccette, a calciobalilla. Scherzi, truffe, storie di donne, di chi arriva in automobile e chi, leader del gruppo, si fa scarrozzare sull’auto dell’ultimo arrivato come passpartout per l’ammissione al gruppo. Immancabili le chiacchiere sulla partita del grande Bologna che tremare il mondo fa e, quando viene proiettato il primo film fatto a Bologna, un film con Aldo Fabrizi, tutti in piazza Minghetti ad ammirarsi sul grande schermo visto che buona parte della<em> gente del Bar Margherita</em> era stata presa come comparsa. Feste di compleanno da organizzare, la Ninni che il matrimonio gli aveva ancor più appuntito le tette e il sedere e il nonno ottuagenario innamorato perso. 143 pagine che, purtroppo, scorrono veloci come un Frecciarossa ma che lasciano un segno: la voglia di prendere il primo treno, di andare a passeggiare tra i portici, nelle vie, nella piazza all’ombra del Nettuno. Sognando di sentire ancora provenire, da dietro l’angolo, le risate, le chiacchiere, i richiami della gente seduta ai t<em>avolini del Bar Margherita</em>. Anche se in verità sono tempi ormai lontani: oggi anche Bologna si modernizza, si alzano a graffiare il cielo le torri grigie del quartiere fieristico, sedersi sui gradini di San Petronio, è severamente proibito.</p>
<p style="text-align: justify;">di <a href=" http://arzaniclaudio.splinder.com/" target="_blank"><strong>Claudio Arzani</strong></a></p>
<img src="http://www.liberolibro.it/?ak_action=api_record_view&id=10726&type=feed" alt="" /><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.liberolibro.it%2Fpupi-avati-gli-amici-del-bar-margherita%2F&amp;linkname=Pupi%20Avati%20%26%238211%3B%20Gli%20amici%20del%20Bar%20Margherita"><img src="http://www.liberolibro.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share/Bookmark"/></a>]]></content:encoded>
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		<title>Intervista allo storico Guido Crainz</title>
		<link>http://www.liberolibro.it/intervista-allo-storico-guido-crainz/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 13:52:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Il paese mancato]]></category>
		<category><![CDATA[Intervista allo storico]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In un paese avvilente, che si è reso ostaggio di un uomo, dei suoi interessi, un paese pieno di sé e che nel contempo ne ha una stima scarsissima, che non sa pensarsi politicamente e che si è lasciato pappare il cervello da un piazzista che modifica a suo piacimento l’ordinamento istituzionale per farla franca e lucrare sul nostro lavoro – la vita, né più né meno -, dalle parti di questo popolo di entusiasti analfabeti insomma c’è qualcuno che prova non solo a resistere ma a rovesciare l’esito della partita: altrimenti a che serve la cultura?
Nell’ultima risposta all’intervista che mi ha rilasciato lo storico <strong>Guido Crainz</strong> mi piacerebbe scorgere una traccia di questo ribaltamento – nonostante il pessimismo, che condivido. La mappa è complessa, l’esame non sempre coincidente ma l’urgenza civile, il bisogno di capire e di mettere in circolo i contrappesi di cui parla lo storico dovrebbero essere anche i nostri. ...</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.liberolibro.it/wp-content/uploads/Guido-Crainz.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10718" title="Guido Crainz" src="http://www.liberolibro.it/wp-content/uploads/Guido-Crainz.jpg" alt="Guido Crainz" width="201" height="295" /></a>Intervista a Guido Crainz<br />
A cura di Michele Lupo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In un paese avvilente, che si è reso ostaggio di un uomo, dei suoi interessi, un paese pieno di sé e che nel contempo ne ha una stima scarsissima, che non sa pensarsi politicamente e che si è lasciato pappare il cervello da un piazzista che modifica a suo piacimento l’ordinamento istituzionale per farla franca e lucrare sul nostro lavoro – la vita, né più né meno -, dalle parti di questo popolo di entusiasti analfabeti insomma c’è qualcuno che prova non solo a resistere ma a rovesciare l’esito della partita: altrimenti a che serve la cultura?<br />
Nell’ultima risposta all’intervista che mi ha rilasciato lo storico <strong>Guido Crainz</strong> mi piacerebbe scorgere una traccia di questo ribaltamento – nonostante il pessimismo, che condivido. La mappa è complessa, l’esame non sempre coincidente ma l’urgenza civile, il bisogno di capire e di mettere in circolo i contrappesi di cui parla lo storico dovrebbero essere anche i nostri.</p>
<p style="text-align: justify;">- <strong>Dunque professore, nel suo libro Autobiografia di una Repubblica, lei più che cercare costanti antropologiche nel carattere degli italiani &#8211; che pure non nega &#8211; trova nel fascismo una matrice decisiva della storia successiva fino a oggi. La guerra se lo portò via, il fascismo, ma di lì a poco si concluse sostanzialmente anche l&#8217;esperienza del Partito d&#8217;Azione. Pensa che la sua scomparsa dalla scena politica abbia avuto un significato e/o delle conseguenze rilevanti?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Quando penso al Partito d’Azione penso all’Italia laica, schiacciata dalle “due Chiese” che hanno dominato tutta la prima parte della storia della Repubblica. Per capire quello che abbiamo perso basta leggere quel che scriveva Bobbio nel 1955: essere laici significa sì impegnarsi nella lotta, ma al tempo stesso metter in discussione i termini della lotta così come sono posti, interrogarli criticamente. </em></p>
<p style="text-align: justify;">- <strong>La presenza della Chiesa come istituzione e del cattolicesimo come linguaggio culturale dominante, hanno avuto un ruolo nel mancato sviluppo di un vero processo democratico nella nostra storia recente?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Su questo ci sono luoghi comuni consolidati che ovviamente –come tutti i luoghi comuni &#8211; hanno una loro base di verità: l’assenza della Riforma protestante nel nostro paese, e le conseguenze negative che ciò ha avuto; il conformismo, e così via. Tutto vero, certo, ma qualcuno mi sa spiegare perché negli anni sessanta è stato così importante il dissenso cattolico, nato dalla ventata innovatrice del Concilio Vaticano II? O perché -di fronte a un fenomeno inatteso, al suo comparire, come l’immigrazione &#8211; sia stato così decisiva la vocazione cattolica all’assistenza, considerata sempre con  supponenza dalla cultura marxista? </em></p>
<p style="text-align: justify;">- <strong>Il suo giudizio sul &#8216;77, formulato anche altrove, non sembra positivo. Non salverebbe nulla di quel momento? </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>In un mio libro, <strong>Il paese mancato</strong> (Donzelli, 2003) ho cercato di dare conto dalla disperazione, della tragicità e al tempo stesso della irresponsabilità disumana  che sono emerse allora, e posso solo rimandare alle oltre seicento pagine di quel libro. Qualcosa però voglio dire nella maniera più diretta e franca che mi è possibile. Provo una vera ripulsione per ricostruzioni o memorie giocate sull’ “eravamo giovani, ci siamo tanto divertiti” o sull’esaltazione della “creatività”, ricostruzioni che sfumano sullo sfondo le tragedie che quel magma portò con sé: dall’eroina alla crescita abnorme dei suicidi giovanili, e sino alla grande ondata che confluì nel terrorismo (fummo “invasi” da una orda selvaggia di giovani, ha ricordato Renato Curcio). Una somma tragica di distruzioni e di autodistruzioni. Il libro più equilibrato su quell’anno è di un giovane giornalista, Concetto Vecchio (Ali di piombo, Rizzoli 2007): una ricostruzione attenta, che ha come contrappunto gli articoli scritti in quell’anno da Carlo Casalegno. Libero chiunque di entusiasmarsi per la creatività di Franco Berardi detto Bifo, ma non di dimenticare l’assassinio di Casalegno. O l’orrido evento che pose fine a quel movimento: il rogo dell’”Angelo Azzurro”,un bar di Torino frequentato –forse- da giovani di destra,in cui morì -totalmente incolpevole- Roberto Crescenzio, studente lavoratore di 22 anni. Dimenticare gli esiti di quell’anno non è lecito.<br />
C’è poi qualcosa d’altro, meno drammatico ma altrettanto profondo: si ruppe allora quel profondo solidarismo sociale che era stato il cemento dei movimenti collettivi precedenti. Per la prima volta un movimento che si dichiarava di sinistra irrise e dileggiò la classe operaia, ridotta a un ceto di “garantiti”:il rovesciamento totale di quell’”operai e studenti uniti nella lotta” che era stata una ispirazione innovatrice del ’68.  Paradossalmente, un ciarpame di estrema sinistra anticipò (e favorì, a mio avviso) il trionfo reazionario annunciato nella Torino del 1980 dalla “marcia dei quarantamila” contro il movimento sindacale</em></p>
<p style="text-align: justify;">- <strong>Ritiene che nella drammatica situazione attuale si possa parlare anche di una responsabilità degli intellettuali?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Mi sembra sia chiaro, da quel che ho detto: e naturalmente debbo mettermi fra loro.</em></p>
<p style="text-align: justify;">- <strong>Dal suo punto di vista di storico, quali scrittori ha trovato interessanti per allargare lo sguardo sugli ultimi decenni della nostra storia (Pasolini o Sciascia a parte di cui parla sovente)?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Fino agli anni settanta andiamo molto bene, poi  tutto diventa molto più difficile. Se dovessi dare dei consigli – fermo restando che non è nulla di paragonabile alla letteratura precedente- per la storia della estrema sinistra degli anni 70 indicherei un libro di Bruno Arpaia (Il passato davanti a noi, Guanda) interessante proprio perchè “microstoria”, rievocazione autobiografica di un collettivo politico di Ottaviano. Ma sugli anni settanta non c’è nulla di più profondo del libro di Mario Calabresi, Spingi la notte più in là (Einaudi), cui di recente si è aggiunto Come mi batte forte il tuo cuore, di Benedetta Tobagi (Einaudi). Chi non capisce questi libri, secondo me, non capisce gli anni 70. Sugli anni 80 è uscito di recente un bel libro di Nicola Lagioia, Riportando tutto a casa (Einaudi): è ambientato a Bari, e forse alcune cose sono “estreme”, ma aiuta a capire. Ho trovato interessante tempo fa anche un libro su quel decennio a Milano di Luca Doninelli, fortemente impregnato della cultura di Comunione e Liberazione, che ha un titolo fulminante, Il crollo delle aspettative (Garzanti). E’ straordinaria, ad esempio, l’evocazione di un “profeta” tormentato e anomalo come Testori. </em></p>
<p style="text-align: justify;">- <strong>Personalmente ritengo sia stato un errore la polemica di Sciascia (oggi molto in voga a destra) sui professionisti dell&#8217;anti-mafia. Qual è il suo parere al riguardo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Credo anch’io sia stata un errore.</em></p>
<p style="text-align: justify;">- <strong>In questo momento abbastanza deprimente qual è lo stato di salute degli studi storici?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Altrettanto deprimente, grazie.</em></p>
<p style="text-align: justify;">- <strong>Uno sguardo alla contingenza politica, che in Italia sembra replicare se stessa all&#8217;infinito. Uno storico del presente, come in un certo senso è lei, nel caso di una figura come quella che abbiamo al governo, deve limitarsi alle sentenze giudiziarie o può permettersi di andare oltre, dentro il fondo diciamo non ufficiale della sua storia? Mi riferisco sia al metodo che all&#8217;opportunità concreta di lavorarvi pubblicamente, senza incorrere in rischi di censura o, peggio, di ritorsioni giudiziarie.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il problema non è la censura, ma l’irrilevanza delle parole, e delle ragioni. E’ l’eccesso di rumore. </em></p>
<p style="text-align: justify;">- <strong>Per finire, dove, se ve ne sono, intravede possibilità di un&#8217;inversione di rotta nel destino prossimo futuro di questo paese?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Trovo attualissimo quel che Antonio Gambino scriveva nel 1993: non è che in Italia vi siano più disonesti che altrove, è che “manca una “cultura dell’onestà”,manca un numero sufficiente di persone attivamente oneste, capaci di far da contrappeso, capaci di fornire quel  “punto d’appoggio” senza il quale ogni tentativo di sollevare il paese dal pantano in cui si è infilato si presenta come un’operazione irrealizzabile”. Bisognerebbe ripartire da qui, sapendo però che il paese in questi anni è ulteriormente e drasticamente peggiorato.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Michele Lupo<br />
lupofarm@alice.it</strong></p>
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		<title>Il Foglio Letterario Edizioni presenta Cuore di scimmia di Elisabetta Carta</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 11:39:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“<em>Da piccola credevo che Sebastiano fosse un orco, come quello delle favole, che mi era toccato per padre. La cosa non mi dava molto pensiero, sia perché ero così abituata all’atmosfera delle favole da confonderle con la realtà, sia perché gli orchi non erano poi così cattivi, tant’è vero che spesso si redimevano, come quello de La bella e la bestia o come il rospo che poi diventava principe. Pensavo che tutti ce la potessero fare a vincere la propria natura oscura e quindi anche a lui davo una possibilità</em>”. ...</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table style="height: 214px;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="396">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" bgcolor="#eef0ef"><a href="http://www.liberolibro.it/wp-content/uploads/Cuore-di-scimmia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10715" title="Cuore di scimmia" src="http://www.liberolibro.it/wp-content/uploads/Cuore-di-scimmia.jpg" alt="Cuore di scimmia" width="160" height="215" /></a></td>
<td valign="top" bgcolor="#eef0ef"><strong>Titolo: <a href="http://www.libreriauniversitaria.it/cuore-scimmia-carta-elisabetta-ass/libro/9788876062452?a=361315" target="_blank">Cuore di scimmia</a><br />
Autore: Carta Elisabetta<br />
Editore</strong>: Ass. Culturale Il Foglio<br />
<strong>Prezzo</strong>: € 18.00<br />
<strong>Data di Pubblicazione</strong>: 2009<br />
<strong>ISBN</strong>: 8876062459<br />
<strong>ISBN</strong>-13: 9788876062452<br />
<strong>Pagine</strong>: 356<br />
<strong>Reparto</strong>: Narrativa italiana</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>Introduzione di Walter Pedullà</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Da piccola credevo che Sebastiano fosse un orco, come quello delle favole, che mi era toccato per padre. La cosa non mi dava molto pensiero, sia perché ero così abituata all’atmosfera delle favole da confonderle con la realtà, sia perché gli orchi non erano poi così cattivi, tant’è vero che spesso si redimevano, come quello de La bella e la bestia o come il rospo che poi diventava principe. Pensavo che tutti ce la potessero fare a vincere la propria natura oscura e quindi anche a lui davo una possibilità</em>”. Attraverso le esperienze di una bambina che diventa donna, le vicissitudini di un grande artista e della sua famiglia, fra Roma e la Sicilia, dagli anni Quaranta ai giorni nostri.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note biografiche dell&#8217;autore:<br />
Elisabetta Carta</strong> debutta giovanissima al teatro di Genova con la regia di L. Squarzina ne La vita di Molière di Bulgakov, per cui vince la “Noce d’Oro” come miglior attrice giovane. Prosegue la carriera teatrale interpretando innumerevoli ruoli da protagonista, fra cui il personaggio di Desdemona nella prima regia di G. Lavia L’Otello di Shakespeare. Interpreta anche Lady Macbeth, Fedra e Rosa di Zolfo. Affronta la stagione della prosa televisiva degli anni Settanta interpretando numerose commedie e sceneggiati, anche radiofonici, prestando la voce a Madame Bovary. Nel cinema, con il film L’amore probabilmente di G. Bertolucci, partecipa nel 2001 alla mostra di Venezia. È nata e vive a Roma. Questo è il suo primo romanzo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>EDIZIONI IL FOGLIO<br />
UFFICIO STAMPA</strong><br />
Sito internet: <a href="http://www.ilfoglioletterario.it" target="_blank">www.ilfoglioletterario.it</a><br />
<em>056545098<br />
Corrispondenza: CASELLA POSTALE 171<br />
Posta Centrale di via Volta &#8211; Piombino<br />
Redazione di Piombino: via Boccioni 28<br />
57025 PIOMBINO (LI)</em></p>
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		<title>Eventi: Libreria Mursia – Appuntamenti dal 10 al 15 marzo 2010</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 08:21:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Appuntamenti dal 10 al 15 marzo 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Edith Kneifl]]></category>
		<category><![CDATA[Hasta la fin del mundo… in Vespa!]]></category>
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		<category><![CDATA[Lorenzo Franchini]]></category>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Giovedì 11 marzo 2010</strong>, alle ore 19,00, presso lo Spazio <strong>MilanoNera</strong> de La Libreria Mursia di Milano, la scrittrice austriaca <strong>Edith Kneifl </strong>presenta il romanzo <strong>Tra due notti</strong> (Aracne). Una profonda amicizia, di lunga data, tutta al femminile, viene improvvisamente turbata dall'ombra violenta di un delitto: la morte di Ann. Tra il sospetto di un suicidio e quello di un omicidio per interesse personale, si snodano le indagini di Ann–Marie che, venuta dagli USA a Vienna per rendere omaggio alle esequie funebri dell’amica scomparsa, ripercorre la vita della donna alla luce dei suoi ricordi di gioventù e del suo difficile presente di coppia. Interviene Ester Saletta, traduttrice e curatrice dell’opera. Segue aperitivo.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.liberolibro.it/wp-content/uploads/Milanonera.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10722" title="Milanonera" src="http://www.liberolibro.it/wp-content/uploads/Milanonera.jpg" alt="Milanonera" width="160" height="178" /></a>Mercoledì 10 marzo 2010</strong>, alle ore 18,00, a La Libreria Mursia di Milano (via Galvani, 24), <strong>Paolo Aresi</strong> presenta <strong>L’amore al tempo dei treni perduti</strong>, un romanzo d’avventura e di sentimenti che proietta nel futuro l’eterno mito dell’eroe errante. La storia si apre con la fine del mondo: quel giorno, Tim Roca ha dodici anni e sta viaggiando nella notte a bordo di un treno insieme a suo padre. Tra le macerie dell’Europa, comincia in quel momento il lungo viaggio di Tim verso il futuro, prima insieme a Estevan, il venditore di libri, e poi insieme  a Henry, il fedele gigante irlandese. In terre devastate dalla violenza e dalla follia, tra zingari e cacciatori di mutanti, adoratori di reperti del passato e gente comune, Tim insegue un sogno: rivedere Barcellona e raggiungere Madrid dove, si racconta, è tornata la vita e i treni hanno ricominciato a viaggiare. Tim insegue un sogno di civiltà ma incontrerà l’amore, il più potente dei sogni. Insieme all’autore, intervengono Alan D. Altieri, scrittore, Giuseppe Lippi e Silvio Sosio, esperti di fantascienza. Segue aperitivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giovedì 11 marzo 2010</strong>, alle ore 19,00, presso lo Spazio <strong>MilanoNera</strong> de La Libreria Mursia di Milano, la scrittrice austriaca <strong>Edith Kneifl </strong>presenta il romanzo <strong>Tra due notti</strong> (Aracne). Una profonda amicizia, di lunga data, tutta al femminile, viene improvvisamente turbata dall&#8217;ombra violenta di un delitto: la morte di Ann. Tra il sospetto di un suicidio e quello di un omicidio per interesse personale, si snodano le indagini di Ann–Marie che, venuta dagli USA a Vienna per rendere omaggio alle esequie funebri dell’amica scomparsa, ripercorre la vita della donna alla luce dei suoi ricordi di gioventù e del suo difficile presente di coppia. Interviene Ester Saletta, traduttrice e curatrice dell’opera. Segue aperitivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sabato 13 marzo 2010</strong>, alle ore 11,00, presso lo <strong>Spazio MilanoNera</strong> de La Libreria Mursia di Milano, <strong>Lorenzo Franchini</strong> presenta <strong>Hasta la fin del mundo… in Vespa!</strong> (A.CAR), resoconto di un viaggio in Vespa di oltre 4.500 chilometri. Il 16 dicembre del 2005, una singolare spedizione raggiunge Ushuaia, la città più australe del mondo, all&#8217;estremo sud della Tierra del Fuego. Di ventiquattro Vespa partite da Buenos Aires solo ventidue riescono nell&#8217;impresa di attraversare la Pampa e la Patagonia lungo la Cuarenta, &#8220;spina dorsale&#8221; dell&#8217;Argentina. Un viaggio ricco di imprevisti, a volte drammatici, narrati col trasporto di chi li ha vissuti in prima persona da cui trapela la determinazione di chi ha saputo arrivare fino in fondo. Interviene Paolo Roversi, scrittore. Segue aperitivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Un’anticipazione per la settimana prossima…</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lunedì 15 marzo 2010</strong>, alle ore 17,30, presso il Collegio di Milano (via San Vigilio, 10), <strong>Martino Pillitteri</strong> presenta <strong>Quando le musulmane preferiscono gli infedeli</strong>, un reportage tra pubblico e privato dove, con una buona dose d’ironia, si raccontano il mondo femminile islamico, le famiglie e la società egiziane. Italiano e laico lui, egiziana e musulmana lei: l’amore tra Martino e Noor, sbocciato nella Grande Mela, diventa un groviglio di problemi quando la coppia arriva in Egitto per convolare a nozze sfidando la tradizione, il padre di lei e le norme coraniche. Il futuro sposo si trova ad essere allo stesso tempo spettatore e protagonista dell’incontro, più spesso scontro, fra due culture. Ospite d’onore dell’evento, Farah Pandith, U.S. Special Representative to Muslim Communities; intervengono Giuseppe Frangi, direttore di Vita Magazine, Lubna Ammoune, giornalista di Yalla Italia; modera Massimo Esposti, giornalista de Il Sole 24 Ore; introduce Giancarlo Lombardi, presidente Fondazione Collegio Delle Università Milanesi.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Per confermare la partecipazione e avere informazioni sulle presentazioni de La Libreria Mursia</em>:</p>
<p style="text-align: justify;">02 6737 8515, ufficiostampa2@mursia.com</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per essere aggiornati su novità, eventi e presentazioni:</strong><br />
<a href="http://www.mne20.com" target="_blank">www.mne20.com</a><br />
<a href="http://www.twitter.com/mursia" target="_blank">www.twitter.com/mursia</a><br />
<a href="http://www.anobii.com/mursia/books" target="_blank">http://www.anobii.com/mursia/books</a><br />
<a href="http://www.facebook.com/pages/Gruppo-Ugo-Mursia-Editore/47949030201 " target="_blank">http://www.facebook.com/pages/Gruppo-Ugo-Mursia-Editore/47949030201 </a></p>
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		<title>Il Foglio Letterario Edizioni a BUK MODENA festival della piccola e media Editoria</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 23:28:13 +0000</pubDate>
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<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><strong>IL FOGLIO LETTERARIO EDIZIONI<br />
A BUK MODENA<br />
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<p style="text-align: center;"><strong>Modena 13 &#8211; 14 marzo<br />
Foro Boario &#8211; STAND N. 18</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Sabato 13 marzo ore 17 Sala Biagi<br />
Francesca Barbolini presenta<br />
EFFETTO HARRY POTTER</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Agata Matteucci parla di LEO &amp; LOU<br />
Alessandro Del Gaudio racconta KYOKO MON AMOUR</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Autori presenti allo stand</strong>: Antonio Messina, Francesco DEll&#8217;Olio, Maurizio Cometo, Diletta Rosestolato (12 anni, la scrittrice più giovane d&#8217;Italia), Simone Pazzaglia, Sacha Naspini, Enos Rota e Vincenzo Trama</p>
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Corrispondenza: CASELLA POSTALE 171<br />
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Redazione di Piombino: via Boccioni 28<br />
57025 PIOMBINO (LI)</p>
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		<title>Caravaggio, la luce e l’ombra</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 16:56:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<strong>Il geometra dell'armonia che rifà la storia</strong>
<p style="text-align: justify;"><strong>Caravaggio</strong> e la forma delle tenebre che interrompe il rilievo dei corpi; <strong>Caravaggio</strong> e il dramma della realtà; <strong>Caravaggio</strong> e la sua storia della religione fatta di drammi brevi e risolutivi, di lampi spietati; <strong>Caravaggio</strong>, la luce e l’ombra:  la luce che rivela, fra gli strappi inconoscibili dell’ombra, uomini e santi impigliati in quel  tragico scherzo che è il  calcolo dell’ombra, il  geometra dell’armonia che rifà la storia della pittura con brividi di luce, che si mette a  studiare sui volti  l’incidenza dell’ombra, nelle osterie e sulle <em>vie di Damasco</em>, nelle bettole e nelle tende da campo, nelle strade malfamate e nelle cattedrali, nelle stradine  piene di coltelli di piazza Navona  e nei crocicchi e nei vicoli maleodoranti della  Roma papale. ...</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.liberolibro.it/wp-content/uploads/Caravaggio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10708" title="Caravaggio" src="http://www.liberolibro.it/wp-content/uploads/Caravaggio.jpg" alt="Caravaggio" width="189" height="233" /></a><strong>A cura di Augusto Benemeglio </strong></p>
<p>1. <strong>Il geometra dell&#8217;armonia che rifà la storia</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Caravaggio</strong> e la forma delle tenebre che interrompe il rilievo dei corpi; <strong>Caravaggio</strong> e il dramma della realtà; <strong>Caravaggio</strong> e la sua storia della religione fatta di drammi brevi e risolutivi, di lampi spietati; <strong>Caravaggio</strong>, la luce e l’ombra:  la luce che rivela, fra gli strappi inconoscibili dell’ombra, uomini e santi impigliati in quel  tragico scherzo che è il  calcolo dell’ombra, il  geometra dell’armonia che rifà la storia della pittura con brividi di luce, che si mette a  studiare sui volti  l’incidenza dell’ombra, nelle osterie e sulle <em>vie di Damasco</em>, nelle bettole e nelle tende da campo, nelle strade malfamate e nelle cattedrali, nelle stradine  piene di coltelli di piazza Navona  e nei crocicchi e nei vicoli maleodoranti della  Roma papale.</p>
<p style="text-align: justify;">2. <strong>Una tecnica che si fa poesia</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Caravaggio</strong>, l’artista che s’incantò di fronte alla magia naturale delle cose, che si mise ad osservare la natura della luce e dell’ombra, il gioco che fanno la luce e l’ombra, il pavimento inclinato, l’ombra sul muro, il nastro caduto, si mise  a teorizzare il caso, l’incidente luminoso e farli diventare causa efficiente di una nuova pittura, di una nuova poesia, facendo tabula rasa del costume pittorico del tempo.<br />
“<em>Non vi è vocazione di Matteo</em> – scrive<strong> Roberto Longhi</strong> &#8211;  <em>senza che il raggio , assieme al Cristo, entri dalla porta socchiusa e ferisca quel turpe spettacolo dei giocatori d’azzardo</em>”. E’ una descrizione di luce, è il primo fotogramma poetico della storia che cattura l’attimo di cronaca in tempo reale ed emerge dal quadro quasi come un rilievo, con un’evidenza memorabile, invariabile, monumentale.<br />
<em><strong>Caravaggio</strong></em>- dice Jullian &#8211;  inventa lo stil nuovo, un’armonia rara e sottile , una tecnica che si fa poesia, in cui dal nulla dello spazio nudo nascono  esseri e cose, dall’informe  emergono le forme; dal contrasto e dall’incertezza del chiaroscuro si stagliano le figure  monumentali con la pienezza di statue, ma vive e sofferenti. Come sofferta fu la sua breve esistenza, in particolare negli ultimi anni sempre in fuga.</p>
<p style="text-align: justify;">3. <strong>Tragico e disperato </strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’ultimo  tempo del <strong>Caravaggio</strong> è tragico e disperato,  e la tragedia della sua vita si riflette nelle sue opere. Sono  anni di fuga e nascondimento, da Roma a Napoli, poi a Malta, in Sicilia e  ancora Napoli, infine Porto Ercole, dove morirà,  sulla spiaggia.<br />
Sono quattro anni costellati  di opere potenti ed estreme, a volte di grande e plastica bellezza, a volte  documenti di un’urgenza creativa concitata e affannosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ebbe inizio  Il 29 maggio 1606, a Campo Marzio, Roma, tra le 19 e le 22. Si giocava a pallacorda,  quando <strong>Michelangelo Merisi</strong>, detto<strong> Caravaggio</strong>,  e <strong>Ranuccio Tomassoni</strong>,  da Terni, venivano a diverbio per un banale fallo di gioco contestatissimo. Ma forse dietro c’era  dell’altro.  Il <strong>Caravaggio</strong> lo conoscevano tutti a Roma e sapevano che oltre ad essere un  grandissimo artista, un genio (“<em>ma non aveva varietà né correzioni, e perciò era tutto cattivo nel disegno</em>”), era un tipo poco simpatico, un caratteraccio, un tipo rissoso, manesco, bevitore e puttaniere, che non si faceva  pregare per metter mano alla spada, soprattutto se si trattava  di donne, o di gioco. Ma anche l’altro, <strong>Tomassoni</strong>, non era propriamente  uno sconosciuto, è un capo Rione, uno violento  che sa e vuole farsi rispettare, anche e soprattutto con le cattive. Ed erano entrambi armati di spadino,  dopo le parolacce passavano alle vie di fatto,  si sfidavano e <strong>Caravaggio</strong>, pur  ferito dal Tomassoni, uccideva  il rivale con un colpo di spada ben assestato.</p>
<p style="text-align: justify;">Michel Angelo, 33 anni e una vita assai movimentata, era  uno tristemente noto alla Giustizia dei vari Stati italiani: varie aggressioni, a Genova, a Roma, a Milano, diffamazione e oltraggio agli sbirri. Stavolta si trattava  di legittima difesa, se la poteva anche  cavare, ma l’istinto gli diceva  che doveva  fuggire, non poteva  far altro che fuggire. Sapeva  che sarebbe sato molto difficile per lui  trovare protettori, sia perché il <em>Tomassoni</em> aveva il suo peso, anche politico,  (parteggiava  per gli spagnoli), sia perché ha beneficiato altre volte, abusandone,  dei suoi protettori-committenti (tutti principi della chiesa o alti prelati). Infatti  viene emessa nei suoi confronti una condanna a morte, per decapitazione, condanna che poteva esser eseguita, nel regno pontificio,  da chiunque lo avesse riconosciuto per la strada.</p>
<p style="text-align: justify;">4. <strong>Un uomo arreso, vicino alla follìa</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lasciata Roma, la stessa notte del 29 maggio, per <strong>Caravaggio</strong> saranno quattro anni di spostamenti frenetici, ma anche fecondi dal punto di vista artistico, funestati dall’ossessione di venire acciuffato e giustiziato come prescriveva il bando.  L’impeto tragico del <strong>Caravaggio</strong> non è quello del  titano che  si leva a bestemmiare i cieli e la terra, per quello che gli è capitato, fuggiasco senza pace e speranza, senza avvenire. No.  E’ quello dello sfinimento di un uomo arreso e ormai svuotato, con il cervello stravolto, molto vicino alla follìa,  come afferma <em>Niccolò di Giacomo</em>,  l’ ultimo dei suoi committenti  che  incontrò l’artista lombardo di persona a Messina nell’agosto  del 1609,  e ne rimase profondamente colpito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Caravaggio</strong> si rifugia nei feudi dei Colonna, dove tra l’altro dipinge quel capolavoro che è la <strong>Cena in Emmaus</strong>, oggi a Brera, in cui &#8211;  a differenza dell’Emmaus di Londra, dipinto cinque anni prima &#8211;  il pane è già stato  spezzato e il gesto di benedire significa il congedo di Cristo, il congedo di  Caravaggio che ha  dipinto l’opera  in quel modo rapido, essenziale, e poco più elaborato che un abbozzo ,che caratterizzerà tutti i lavori di questo periodo. E’ un quadro ricco di emotività e di risonanze sentimentali.</p>
<p style="text-align: justify;">5.<strong> Le sette opere della misericordia</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Caravaggio</strong> continua la sua fuga disperata,  si trasferisce a Napoli, dove viene accolto – dice il cronista del tempo &#8211; con “<em>segni di grandissima stima da’ professori e da’ dilettanti</em>”. A Napoli riesce a trovare anche  momenti  di distensione e di chiarimento con se stesso  e,-  probabilmente su commissione dello stesso l vicerè di Napoli, il conte di Benavente,-  dipinge la “<em>Madonna del Rosario</em>”, con la  sua grandissima monumentalità trafitta dal fervore religioso del popolo inginocchiato; e poi quella straordinaria invenzione che è “<em>Le sette opere di misericordia</em>”, una complessa e animata macchina teatrale, ispirata dalla vita di strada. L’opera con quella girandola di figure lunga la raggiera, che contribuiscono al senso dinamico della scena, con la luce che sbalza le masse, i volti, i panneggi, contribuendo a evidenziare il nuovo senso sintetico del volumi,  rivoluzionò l’intero panorama della pittura meridionale, divenendo un riferimento pittorico primario per tutti gli artisti che si andavano allora formando.</p>
<p style="text-align: justify;">6.Cavaliere di Malta</p>
<p style="text-align: justify;">Da Napoli il <strong>Caravaggio</strong> si imbarca alla volta di Malta, dove approda nel  luglio 1607. Qui viene insignito, dopo un anno di noviziato, del titolo di Cavaliere dell’Obbedienza . Dipinge un buon numero di quadri, fra i quali l’immensa tela con la <em>Decollazione di San Giovanni</em>, che firma nel sangue sgorgato dal capo reciso del Battista con le lettere f. michel A, dove la f  sta per “<em>fra</em>”. Tutto sembra volgere al meglio per <strong>Caravaggio</strong>, che come cavaliere di una delle più antiche e aristocratiche caste di guerrieri, avrebbe potuto chiedere la grazia al Papa. Ma dopo pochi mesi la situazione precipitò improvvisamente. Di nuovo dagli altari alla polvere, gettato   nel carcere della Guva (una fossa di tre metri scavata nella roccia profonda che era nel forte di Sant’Angelo a La Valletta) e privato di quell’abito di Cavaliere, che aveva sommamente desiderato di indossare; viene espulso dall’Ordine con l’epiteto infamante di “<em>membrum putridum   et  foetidum</em>”. Non è dato sapere esattamente quali fossero le cause di un tale subitaneo rovescio. Uno studioso maltese ritiene che possa essersi trattato di uno dei sette cavalieri italiani che avevano partecipato ad un tumulto, durante il quale fu forzata la porta di un organista della chiesa di San Giovanni e un certo Rodomonte Roero, artigiano, rimase gravamente ferito, un altro sostiene che il repentino cambiamento del rapporto fra il pittore e il Gran Maestro fu dettato da un episodio a sfondo omosessuale che li aveva visti rivali. Fattostà che ancora una volta in Caravaggio riaffiora quell’incapacità , ineluttabile, di custodire le aspirazione che lo muovevano,  e ogni suo buon proposito viene irrimediabilmente a corrompersi sotto la sferza di un imperativo negativo al quale sembra costretto ad obbedire.</p>
<p style="text-align: justify;">7. <strong>Nel buio, lunghi tocchi di luce </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Riesce a fuggire dalla Valletta e ripara in Sicilia, prima tappa Siracusa. Il periodo siciliano è  quello più disperatamente religioso, e ciò viene documentato dal Seppellimnento di Santa Lucia e nella Resurrezione di Lazzaro, due fragilissime reliquie fatte alla mordi e fuggi. E tuttavia la resurrezione di Lazzaro è sul piano teologico, forse, il quadro più sconvolgente dell’intero seicento italiano. Il miracolo di Lazzaro viene messo in scena come prefigurazione della morte e resurrezione di Cristo, cui alludono sia il richiamo alla Pietà, resa nei due volti ravvicinati di Marta e Lazzaro che ricordano Cristo e La vergine; il teschio del Golgota e la posizione e braccia spalancate di Lazzaro che esce con immane sforzo dalla tomba.<br />
Aveva il cervello sconvolto, testimonierà Niccolò di Giacomo, sembrava prossimo alla follìa. Lasciata la Sicilia egli fa ritorno a Napoli, a palazzo Colonna,  e in questo secondo e ultimo soggiorno dipinge freneticamente, forsennatamente, come se il tempo gli sfuggisse, tutta una serie di quadri – dalla Salomè alla negazione di Pietro, i due San Giovanni Battista e il Martirio di Sant’Orsola,  fino ad esaurire ogni energia. Sperimenta una pittura più abbreviata che mai,  esasperando la drammaticità  dei soggetti a discapito della cura formale. Ed ecco l’imprimitura rossastra come colore di base, con l’emersione delle figure dai “<em>fondi e ombre fierissime</em>” con lunghi tocchi di luce, in un rapporto proporzionale tra le figure e gli spazi del tutto nuovo, quasi di natura classica.<br />
Nel<strong> David</strong> della Galleria Borghese si autoritrae nella testa mozza di Golia, ulteriore richiamo ossessivo alla decapitazione, ma raffigurazione cristologia del mito come emblema del maligno,  umie e, antieroica. <strong>David</strong> è più vinto che vincitore e sembra implorare pietà.</p>
<p style="text-align: justify;">8. <strong>L&#8217;ultimo viaggio </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nella crocefissione di Sant’Andrea il santo rifiuta la grazia accordatigli. Il Papa Paolo V, dopo quattro anni di esilio, aveva intanto concesso la grazia al pittore, ma per Caravaggio sembrava troppo tardi, avvertiva che qualcosa si era spezzato, era stato reciso per sempre. Doveva subire il proprio martirio fino in fondo. Ed ecco che nel martirio di Sant’Orsola Caravaggio si autoritrae nella posa di chi vuol condividere il martirio; anch’egli emerge  dallo sfondo brunito insieme alle altre figure costruite con lunghi tocchi di luce e colore, vicino alla santa  con le mani giunte alla ferita e la testa abbassata,  che guarda al suo martirio senza dolore, senza disperazione, con lucida accettazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Caravaggio</strong> voleva rientrare a Roma, ma non sapeva (o meglio non ne era certo) di aver ottenuto la grazia  del papa e si dibatteva tra speranza e disperazione, oscillava continuamente come un pendolo impazzito, delirava.  Il suo cervello era stravolto davvero e l’ultimo viaggio di avvicinamento a Roma,  da  Napoli a Palo, indi a Porto Ercole, gli fu fatale. Dice Baglione, l’artista che tentò di imitarlo, che <strong>Michelangelo</strong> andava per quella spiaggia sotto la sferza del solleone,”<em>a veder se poteva ravvisare il vascello che le sue robe portava</em>”. Su quella nave c’erano i dipinti che portava in dono al papa, ma non arrivò mai a porto Ercole, tornò indietro, a Napoli. E lui, dopo  l’accumulo di fatica, anche per il caldo di luglio, si sentiva spossato. “<em>Si mise a letto – scrive Baglioni &#8211; con febbre maligna e senza aiuto humano tra pochi giorni morì malamente , come appunto male havea vivuto</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">A Roma poco dopo arrivò un dispaccio ufficiale che riportava la notizia: “<em>morto Michiel Angelo da Caravaggio , pittore celebre, a Port’Hercole mentre da Napoli veniva a Roma per la gratia di Sua nSantità fattali dal bando capitale che aveva</em>&#8220;.<br />
I dipinti che avrebbe dovuto portarecon la feluca giunsero nelle mani di Costanza Sforza Colonna, ma il suo corpo, nonostante le lunghe ricerche, non fu mai più trovato.</p>
<p class="autor" style="text-align: justify;">di <strong>Augusto Benemeglio </strong></p>
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		<title>Andrea Camilleri – La concessione del telefono</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 15:38:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per quanto associamo subito al nome di <strong>Camilleri</strong> quello di <em>Montalbano</em>, il personaggio senza dubbio più conosciuto, l’autore siciliano si diletta anche a scrivere romanzi storici o comunque di ambientazione storica.
Fra questi ce n’è uno un po’ particolare, realizzato parte in forma epistolare, parte come dialoghi e che ha conosciuto il suo maggior successo nella versione teatrale. Per appassionare il lettore o lo spettatore ci sono tutti gli elementi giusti, amalgamati con la consueta abilità da <strong>Camilleri</strong>, sì che ne esce un’opera dal difficile, ma esemplare equilibrio e che per certi versi può ricordare la famosa pochade francese. ...</p>]]></description>
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<tbody>
<tr>
<td valign="top" bgcolor="#eef0ef"><a href="http://www.liberolibro.it/wp-content/uploads/La-concessione-del-telefono.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10705" title="La concessione del telefono" src="http://www.liberolibro.it/wp-content/uploads/La-concessione-del-telefono.jpg" alt="La concessione del telefono" width="160" height="220" /></a></td>
<td valign="top" bgcolor="#eef0ef"><strong>Titolo: <a href="http://www.libreriauniversitaria.it/concessione-telefono-camilleri-andrea-sellerio/libro/9788838913440?a=361315" target="_blank">La concessione del telefono</a><br />
Autore: Camilleri Andrea<br />
Editore</strong>: Sellerio Editore Palermo<br />
<strong>Collana</strong>: La memoria<br />
<strong>Prezzo</strong>: € 10.00<br />
<strong>Edizione</strong>: 16<br />
<strong>Data di Pubblicazione</strong>: 1998<br />
<strong>ISBN</strong>: 8838913447<br />
<strong>ISBN</strong>-13: 9788838913440<br />
<strong>Pagine</strong>: 284<br />
<strong>Reparto</strong>: Narrativa italiana</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>A cura di Renzo Montagnoli</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto associamo subito al nome di <strong>Camilleri</strong> quello di <em>Montalbano</em>, il personaggio senza dubbio più conosciuto, l’autore siciliano si diletta anche a scrivere romanzi storici o comunque di ambientazione storica.<br />
Fra questi ce n’è uno un po’ particolare, realizzato parte in forma epistolare, parte come dialoghi e che ha conosciuto il suo maggior successo nella versione teatrale. Per appassionare il lettore o lo spettatore ci sono tutti gli elementi giusti, amalgamati con la consueta abilità da <strong>Camilleri</strong>, sì che ne esce un’opera dal difficile, ma esemplare equilibrio e che per certi versi può ricordare la famosa pochade francese. Le coincidenze impossibili, o quasi, l’assurdità della burocrazia sabauda, un gioco a guardie e ladri, condito con un pizzico di tradimento coniugale e ne esce un libro godibilissimo, che di certo non potrà che appagare sia chi è alla ricerca di righe d’evasione, sia chi ama scoprire, sotto gli aspetti esilaranti, una critica dura, spietata di una società su cui incombe greve la rigida morale e il formalismo estremo del casato piemontese.<br />
Non ho visto la commedia, ma sono dell’opinione che, per l’impostazione e la struttura del testo, sul palcoscenico la fertile creatività di <strong>Camilleri</strong>, particolarmente felice in questo libro, dove i colpi di scena e gli equivoci si rincorrono, sia uscita ancora più dirompente e che quindi la gradevolezza si sia ulteriormente incrementata.<br />
Da una vicenda di corna, che prende avvio con la richiesta di una concessione telefonica, si srotolano una serie di fatti concatenati in un crescendo quasi rossiniano. Si ride, certamente, ma piuttosto amaro e senza dir oltre aggiungo solo che la visione critica dell’autore è tale che, se pur la vicenda è ambientata alla fine del XIX secolo, certi risvolti, taluni atteggiamenti, le conclusioni presentato una straordinaria attualità, nella scia di una storia che per l’Italia sembra sempre la stessa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.liberolibro.it/wp-content/uploads/camilleri1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5475" title="camilleri1" src="http://www.liberolibro.it/wp-content/uploads/camilleri1-150x150.jpg" alt="camilleri1" width="113" height="113" /></a>Note biografiche dell&#8217;autore:<br />
Andrea Camilleri </strong>nasce a Porto Empedocle (Ag) nel 1925.<br />
Scrittore particolarmente prolifico, ha pubblicato, fra l’altro, oltre a tutta la serie con protagonista il commissario Montalbano, Il corso delle cose (1978), Il birraio di Preston (1995), La concessione del telefono (1998), La scomparsa di Patò (2000), Il re di Girgenti (2001), Le inchieste del commissario Collura (2002), La presa di Macallé (2003), La pensione Eva (2006), Il colore del sole (2007), Le pecore e il pastore (2007), Pagine scelte di Luigi Pirandello (2007), Maruzza Musumeci (2007), Il casellante (2008), La vuccina (2008), La tripla vita di Michele Sparacino (2009), La rizzagliata (2009).</p>
<p style="text-align: justify;">di <strong><a href="http://www.armoniadelleparole.splinder.com" target="_blank">Renzo Montagnoli</a> &#8211; <a href="http://www.arteinsieme.net" target="_blank">Sito</a></strong></p>
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		<title>Cinema: Alice in Wonderland</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 14:32:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong>La piccola Alice cresce (peccato)</strong></em>
“<strong>Alice</strong>” di <strong>Carroll</strong> secondo l’autore di “<em>The Nightmare Before Christmas</em>”. Stessi personaggi, altra prospettva. Alice è cresciuta, sta per sposarsi.  Quando finisce nel buco che la porta nel Paese delle meraviglie scopre che i suoi sogni infantili erano realtà e che Wonderland si chiama Sottomondo.
L’emozione surrealista del romanzo lascia il posto a una convenzionale e ristretta trasposizione. Perché risolvere il mistero del Paese e del destino del Cappellaio, del Bianconiglio e di Stregatto, in una guerra di eserciti di eroi tra la Regina Rossa e la Regina Bianca? ...</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table style="height: 239px;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="498">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" bgcolor="#eef0ef"><a href="http://www.liberolibro.it/wp-content/uploads/Alice-in-Wonderland.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10701" title="Alice in Wonderland" src="http://www.liberolibro.it/wp-content/uploads/Alice-in-Wonderland.jpg" alt="Alice in Wonderland" width="186" height="262" /></a></td>
<td valign="top" bgcolor="#eef0ef"><strong>Titolo originale</strong>: Alice in Wonderland<br />
<strong>Nazione</strong>: U.S.A.<br />
<strong>Anno</strong>: 2010<br />
<strong>Genere</strong>: Fantastico, Avventura, Animazione<br />
<strong>Durata</strong>: 110&#8242;<br />
<strong>Regia</strong>: Tim Burton<br />
<strong>Cast</strong>: Mia Wasikowska, Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Crispin Glover, Anne Hathaway, Stephen Fry, Christopher Lee, Michael Sheen, Alan Rickman, Timothy Spall<br />
<strong>Produzione</strong>: Roth Films, Team Todd, Tim Burton Productions, Walt Disney Pictures, The Zanuck Company<br />
<strong>Distribuzione</strong>: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia<br />
<strong>Data di uscita</strong>: 03 Marzo 2010 (cinema)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>Trailer</strong>:<br />
<center><object width="385" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/JbhqvXqD3Zs&#038;hl=it_IT&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/JbhqvXqD3Zs&#038;hl=it_IT&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" width="385" height="344" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></center><br />
<strong>A cura di Silvio Danese</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>La piccola Alice cresce (peccato)</strong></em><br />
“<strong>Alice</strong>” di <strong>Carroll</strong> secondo l’autore di “<em>The Nightmare Before Christmas</em>”. Stessi personaggi, altra prospettva. Alice è cresciuta, sta per sposarsi.  Quando finisce nel buco che la porta nel Paese delle meraviglie scopre che i suoi sogni infantili erano realtà e che Wonderland si chiama Sottomondo.<br />
L’emozione surrealista del romanzo lascia il posto a una convenzionale e ristretta trasposizione. Perché risolvere il mistero del Paese e del destino del Cappellaio, del Bianconiglio e di Stregatto, in una guerra di eserciti di eroi tra la Regina Rossa e la Regina Bianca? Nel 3D poco motivato Burton esercita la sua rigogliosa vocazione fantastica, lasciando frammenti indimenticabili di un contratto conformista con la Disney. Sono due film, uno contro l’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Silvio Danese</strong></p>
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