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	<title>LSD Magazine</title>
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	<description>Il vostro pezzo mancante</description>
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	<title>LSD Magazine</title>
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		<title>in partenza il progetto ti resto accanto (storie di cura e amore),</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Traversa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 16:24:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[in partenza il progetto ti resto accanto (storie di cura e amore)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tempo di lettura: 4 minuti In partenza il progetto senza scopo di lucro  “Ti resto accanto” (Storie di cura e amore), un documentario sociale collettivo a struttura aperta, che verrà realizzato interamente con i contributi video inviati direttamente dai caregiver.  Il progetto nasce dall‘idea  di  EventiAvanti, realtà  attiva nell&#8217;organizzazione di eventi e spettacoli, e dall’ [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="post-reading-time-estimate__paragraph">Tempo di lettura: 4 minuti </p><p>In partenza il progetto <strong>senza scopo di lucro  </strong><strong>“Ti resto accanto” <em>(Storie di cura e amore)</em></strong><strong>, </strong>un <strong>documentario sociale collettivo</strong> a <strong>struttura aperta</strong>, che verrà realizzato interamente con i <strong>contributi video inviati direttamente dai </strong><strong><em>caregiver</em></strong><strong>.  </strong><strong>Il progetto nasce dall‘idea  di  EventiAvanti, realtà </strong> attiva nell&#8217;organizzazione di eventi e spettacoli, e dall’ <strong>APS PartyVolontario, </strong>con il significativo<strong> supporto  e collaborazione </strong>di<strong> CFU- Coordinamento Nazionale Caregiver Familiari Uniti. </strong>La<strong> rete nazionale</strong> di <em>caregiver</em> <strong>CFU-Caregiver Familiari Uniti</strong>, fondata nell<strong>’ottobre 2025</strong> da<strong> Alessandra Corradi (portavoce nazionale), Rosa Maltese e Vincenza Zagra</strong>,  si adopera attivamente per l’ottenimento di <strong>diritti,</strong> <strong>tutele ulteriori</strong> e di un <strong>reale riconoscimento istituzionale</strong> della figura del <em>caregiver</em>. La <strong>sinergia </strong>con<strong> EventiAvanti</strong>, che sovrintende allo sviluppo e alla realizzazione tecnica del docufilm, e <strong>APS PartyVolontario</strong>, che si occupa della parte organizzativa, amministrativa e dei contenuti sociali e solidali, ha l’obbiettivo di portare all&#8217;attenzione pubblica realtà e storie spesso poco conosciute, costruendo un racconto affidato direttamente a chi le vive nel quotidiano. In Italia, i <strong><em>caregiver </em></strong><strong>familiari</strong> rappresentano un<strong><em> welfare</em></strong> <strong>invisibile</strong> ma <strong>vitale</strong>, composto da milioni di persone che <strong>scelgono</strong>, <strong>o si trovano costrette</strong>, a dedicare la propria vita all&#8217;<strong>assistenza di un familiare</strong> con <strong>disabilit</strong><strong>à</strong><strong>, malattia o non autosufficienza. </strong>Si tratta di una<strong> condizione sociale complessa</strong>, spesso segnata dall&#8217;isolamento, dal <strong><em>burnout</em></strong> emotivo e da una profonda<strong> mancanza di tutele legislative</strong> e riconoscimento pubblico.<strong>Fino al 31 dicembre è possibile per i caregiver familiari aderire al progetto </strong><strong>compilando l’apposito<em> form</em> nel sito dedicato. </strong>I caregiver sono liberi di documentare- attraverso i propri  <strong><em>smartphone</em></strong>&#8211; frammenti personali di vita, catturando ciò che ritengono significativo. La forza di questo DocuFilm non starà nella regia patinata di riprese effettuate  con una luce fotografica perfetta, ma nella verità dei dettagli catturati e ripresi semplicemente <strong>anche solo con il proprio smartphone</strong>: un&#8217;inquadratura mossa, un respiro pesante nella notte, un sorriso rubato in cucina, la fatica impressa sul volto fin dalle prime ore del mattino.. Momenti di una giornata di vita filmati direttamente da chi, ogni giorno, presta attenzioni e cure. E tanto più questa realtà intima, autentica, verrà rappresentata in modo realistico, tanto più importante sarà il risultato. Lasciare i partecipanti liberi, non fornendo indicazioni di regia, significa ottenere una<strong> &#8220;restituzione in video&#8221; pura </strong>della loro quotidianità, aprirsi ad uno <strong>sguardo soggettivo</strong>, <strong>non guidato</strong>, che <strong>rompe la barriera del pudore</strong> e crea <strong>un legame unico</strong> anche con lo <strong>spettatore finale. </strong>Grazie a questa scelta i <em>caregiver</em> diventano, da &#8220;oggetti della narrazione”, <strong>&#8220;registi della propria vita da raccontare&#8221;</strong>, in piena autonomia, mediante l’utilizzo dello <strong><em>smartphone</em></strong> come strumento diretto e immediato, in grado di <strong>catturare la loro realtà nel modo meno invasivo-  anche per i familiari- </strong>e di restituirla <strong>immune da filtri retorici. </strong>Il docufilm vero e proprio prenderà forma dopo la raccolta dei singoli contributi video, &#8211; grazie al prezioso intervento di uno <strong><em>staff </em></strong><strong>tecnico </strong>di <strong>professionisti </strong>di <strong>montaggio video</strong>, <strong><em>sound design </em></strong>e <strong><em>color correction</em></strong>, coordinati da una esperta r<strong>egia cinematografica</strong>. Il montaggio non sarà dunque una semplice fase di assemblaggio, ma l&#8217;atto stesso di <strong>scrittura cinematografica</strong> dell’opera: un lavoro di<strong> tessitura narrativa e cinematografica</strong> dei video-diari inviati dai <em>caregiver</em> familiari; l’unione dei flussi visivi e sonori pervenuti alla produzione, accostati per<strong> analogia, contrasto o risonanza emotiva. </strong>Che si tratti di un momento di fatica, di un gesto di infinita tenerezza, di un silenzio, di uno sfogo o della <em>routine</em> della cura e assistenza, ogni <strong>contributo video</strong> rappresenta una <strong>tessera unica</strong>, <strong>necessaria</strong> e <strong>imprevedibile</strong> di un<strong> mosaico audiovisivo</strong> che dà voce ad una <strong>realt</strong><strong>à </strong>spesso<strong> invisibile</strong>. Il<strong> minutaggio</strong> e la<strong> progressione drammaturgica</strong> del documentario <strong>si adatteranno</strong> fluidamente alla <strong>quantit</strong><strong>à </strong><strong>e alla natura dei materiali raccolti.</strong> Saranno i <strong>video-</strong> stessi a stabilire il proprio ritmo, trasformando la diversità dei contributi spontanei in una <strong>sinfonia corale coerente e necessaria. </strong><strong>L&#8217;obiettivo finale sarà un documentario in stile cinematografico</strong> che possa partecipare a <strong>festiva</strong>l e <strong>rassegne tematiche</strong>, essere proiettato nelle <strong>sale cinematografiche</strong> ed entrare con le<strong> piattaforme video</strong> in tutte le<strong> case</strong> , scuole e nei<strong> luoghi di aggregazione sociale e culturale,</strong> anche attraverso<strong> incontri a tema</strong>. Abdicando parzialmente ai canoni del racconto documentaristico classico, Ti resto accanto risponde alla necessità sociale di rappresentare la realtà, creare <strong>comunità</strong> e <strong>condivisione</strong>, attenuando la solitudine del <em>caregiver </em>e contribuendo a sensibilizzare un pubblico trasversale sull&#8217;altissimo <strong>valore umano, sociale ed economico</strong> di chi sceglie di <strong><em>restare accanto</em></strong><strong>. </strong>Un <strong>docufilm intimo</strong>, testimonianza autentica della dimensione dell’<strong>accudimento familiare</strong> nei confronti di <strong>soggetti fragili</strong>, diventa così <strong>dichiarazione collettiva e autentica, nel segno di un’estetica della verità che rifugge una fotografia patinata o idealizzante. </strong><strong>Storie </strong><strong>invisibili</strong> alle quali è restituita voce e presenza in un lungo<strong> flusso di coscienza</strong> che si fa narrazione corale. <strong>Volti, gesti, sguardi</strong>, la <strong>quotidianità sacrale</strong> di oggetti e spazi condivisi, scanditi da <strong>rituali  preziosi. </strong><strong><u>Ti resto accanto è una promessa di resistenza, di memoria, di dignità. </u></strong></p>
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		<title>Si parla di lavoro all&#8217;11ª Giornata Nazionale RSU e Delegati CISL Scuola Taranto Brindisi</title>
		<link>https://www.lsdmagazine.com/2026/10/04/si-parla-di-lavoro-all11a-giornata-nazionale-rsu-e-delegati-cisl-scuola-taranto-brindisi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Eleonora Gagliano Candela]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 16:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[brindisi]]></category>
		<category><![CDATA[CISL SCUOLA]]></category>
		<category><![CDATA[cisl taranto brindisi]]></category>
		<category><![CDATA[rsu e delegati]]></category>
		<category><![CDATA[taranto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tempo di lettura: 2 minuti La CISL Scuola Taranto Brindisi chiama a raccolta i propri rappresentanti e delegati nei luoghi di lavoro per l’11ª Giornata Nazionale RSU e Delegati. Due giornate fondamentali per Cisl e Cisl Scuola Taranto Brindisi che serviranno a: costruire reti; riaffermare l’importanza fondamentale di una rappresentanza sindacale forte, attiva e radicata [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="post-reading-time-estimate__paragraph">Tempo di lettura: 2 minuti </p><p>La CISL Scuola Taranto Brindisi chiama a raccolta i propri rappresentanti e delegati nei luoghi di lavoro per l’<strong>11ª Giornata Nazionale RSU e Delegati</strong>.</p>
<p>Due giornate fondamentali per Cisl e Cisl Scuola Taranto Brindisi che serviranno a: costruire reti; riaffermare l’importanza fondamentale di una rappresentanza sindacale forte, attiva e radicata in ciascun istituto scolastico; informare e discutere delle tantissime innovazioni normative a partire dal Decreto-Legge 30 settembre 2026, n. 170 (misure urgenti per l&#8217;avvio dell&#8217;anno scolastico, PNRR e integrazione) appena pubblicato in G.U; ragionare di welfare (polizza sanitaria e previdenza complementare); orientare l’azione sindacale nella contrattazione a livello di istituzione scolastica per renderla rispondente alle crescenti necessità del personale docente ed ATA; <strong>valorizzare il lavoro di chi, ogni giorno, si spende in prima persona nelle scuole per difendere i diritti dei colleghi</strong>.</p>
<p><i>«La partecipazione si costruisce insieme, partendo dall’ascolto e dalla presenza costante nei luoghi di lavoro»</i>, evidenzia la CISL Scuola Taranto Brindisi. <i>«In prima persona, al plurale: il nostro impegno vive attraverso la contrattazione integrativa d’istituto e relazioni sindacali trasparenti, capaci di tutelare il personale e migliorare la qualità del lavoro scolastico»</i>.</p>
<p>Il doppio appuntamento si terrà nei territori di riferimento secondo il seguente calendario:</p>
<ul type="disc">
<li><strong>Lunedì 5 ottobre 2026, ore 9:00 – Brindisi:</strong> presso sala “Landella” della sede CISL di Brindisi in via Togliatti n. 78, incontro rivolto alle RSU, ai terminali associativi (TAS) e agli iscritti delegati attivi della provincia di Brindisi.</li>
<li><strong>Martedì 6 ottobre 2026, ore 9:00 – Taranto:</strong> presso l’Auditorium della Scuola di Alta Formazione SafesPro in Via Anfiteatro n.5 a Taranto, incontro rivolto alle RSU, ai terminali associativi (TAS) e agli iscritti delegati attivi della provincia di TarantoLa CISL Scuola Taranto Brindisi chiama a raccolta i propri rappresentanti e delegati nei luoghi di lavoro per l’<strong>11ª Giornata Nazionale RSU e Delegati</strong>.Due giornate fondamentali per Cisl e Cisl Scuola Taranto Brindisi che serviranno a: costruire reti; riaffermare l’importanza fondamentale di una rappresentanza sindacale forte, attiva e radicata in ciascun istituto scolastico; informare e discutere delle tantissime innovazioni normative a partire dal Decreto-Legge 30 settembre 2026, n. 170 (misure urgenti per l&#8217;avvio dell&#8217;anno scolastico, PNRR e integrazione) appena pubblicato in G.U; ragionare di welfare (polizza sanitaria e previdenza complementare); orientare l’azione sindacale nella contrattazione a livello di istituzione scolastica per renderla rispondente alle crescenti necessità del personale docente ed ATA; <strong>valorizzare il lavoro di chi, ogni giorno, si spende in prima persona nelle scuole per difendere i diritti dei colleghi</strong>.
<p><i>«La partecipazione si costruisce insieme, partendo dall’ascolto e dalla presenza costante nei luoghi di lavoro»</i>, evidenzia la CISL Scuola Taranto Brindisi. <i>«In prima persona, al plurale: il nostro impegno vive attraverso la contrattazione integrativa d’istituto e relazioni sindacali trasparenti, capaci di tutelare il personale e migliorare la qualità del lavoro scolastico»</i>.</p>
<p>Il doppio appuntamento si terrà nei territori di riferimento secondo il seguente calendario:</p>
<ul type="disc">
<li><strong>Lunedì 5 ottobre 2026, ore 9:00 – Brindisi:</strong> presso sala “Landella” della sede CISL di Brindisi in via Togliatti n. 78, incontro rivolto alle RSU, ai terminali associativi (TAS) e agli iscritti delegati attivi della provincia di Brindisi.</li>
<li><strong>Martedì 6 ottobre 2026, ore 9:00 – Taranto:</strong> presso l’Auditorium della Scuola di Alta Formazione SafesPro in Via Anfiteatro n.5 a Taranto, incontro rivolto alle RSU, ai terminali associativi (TAS) e agli iscritti delegati attivi della provincia di Taranto.</li>
</ul>
</li>
</ul>
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		<item>
		<title>Alfredo Rabaiotti: «La musica mi ha salvato»</title>
		<link>https://www.lsdmagazine.com/2026/10/04/alfredo-rabaiotti-la-musica-mi-ha-salvato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 15:05:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Alfredo Rabaiotti]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Peacefare]]></category>
		<category><![CDATA[vittorio pio giornalista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tempo di lettura: 3 minuti di Vittorio Pio Con Peacefare arriva il debutto discografico di Vince May, il progetto artistico di Alfredo Rabaiotti. Un lavoro nato da un lungo percorso personale e musicale, tra scrittura, studio e riflessione, che affronta temi come la guerra, la dipendenza digitale e la morte. In questa intervista Rabaiotti racconta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lsdmagazine.com/2026/10/04/alfredo-rabaiotti-la-musica-mi-ha-salvato/">Alfredo Rabaiotti: «La musica mi ha salvato»</a> proviene da <a href="https://www.lsdmagazine.com">LSD Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="post-reading-time-estimate__paragraph">Tempo di lettura: 3 minuti </p><p><strong>di Vittorio Pio</strong></p>
<p>Con Peacefare arriva il debutto discografico di Vince May, il progetto artistico di Alfredo Rabaiotti. Un lavoro nato da un lungo percorso personale e musicale, tra scrittura, studio e riflessione, che affronta temi come la guerra, la dipendenza digitale e la morte. In questa intervista Rabaiotti racconta la genesi del progetto, la scelta dell’inglese, il significato di alcuni brani e anticipa le prossime direzioni di Vince May.</p>
<p><strong>Il rapporto con la musica nasce molto prima di Vince May. Quando hai capito che era arrivato il momento di trasformare quel lungo percorso personale in un progetto artistico?</strong></p>
<p>La musica mi accompagna da sempre. Da ragazzo, in un periodo difficile della mia vita, è stata davvero ciò che mi ha salvato: U2, Genesis, Led Zeppelin e soprattutto Pink Floyd mi hanno aiutato a costruire dei punti fermi e una scala di valori.</p>
<p>Negli anni ho riempito sette, otto quaderni di testi e poesie, ma li tenevo per me. Un po’ per perfezionismo, lo ammetto, e un po’ perché credo che le cose accadano quando è il loro momento. Negli ultimi sei anni ho studiato armonia e post-produzione e ho costruito in casa i May Recording Studios.</p>
<p>A un certo punto ho sentito che il tempo che stiamo vivendo chiedeva qualcosa anche a me: se non iniziamo a guardare i nostri traumi e le nostre fatiche, rischiamo che i giovani debbano ricominciare tutto da zero, senza poter imparare dai nostri errori. Lì ho capito che quei quaderni non potevano più restare chiusi in un cassetto.</p>
<p><strong>In Peacefare affronti temi molto diversi, dalla guerra alla dipendenza digitale fino alla morte. Che cosa cerchi, prima di tutto, quando scrivi una canzone?</strong></p>
<p>Cerco la verità, prima di tutto la mia. Scrivere questo EP mi ha costretto a riconoscere quanto io stesso faccia parte di ciò che racconto: il bisogno di avere tutto e subito, la fatica di aspettare, la tentazione di evitare il dolore anche quando questo ne provoca ad altri.</p>
<p>Non mi interessa costruire un personaggio, mi interessa che arrivi un messaggio. Per questo, dietro ogni brano, c’è stato un lungo lavoro interiore, alcuni mesi di riflessione e meditazione, mentre la scrittura vera e propria è arrivata in un paio di settimane. Quando una canzone nasce così, sento che ha qualcosa di onesto da dire.</p>
<p><strong>Hai scelto l’inglese come lingua dell’intero progetto. Perché?</strong></p>
<p>Non è una posa, è una radice. Sono cresciuto con la musica anglosassone, irlandese e americana: country, blues rock, rock inglese. È la musica che ascolto, canto e suono da sempre, al punto che, anche se può sembrare strano, faccio più fatica a scrivere in italiano per una questione puramente fonetica.</p>
<p>E poi ci sono i luoghi: Memphis, Nashville, New Orleans, che frequento con grande passione e dove la musica viene presa sul serio. Cantare in inglese per me significa restare fedele al suono e alla storia che mi hanno formato. Non escludo, nel prossimo futuro, anche un progetto italiano.</p>
<p><img fetchpriority='high' class=" wp-image-209657 aligncenter" src="https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2026/10/AR_Peacefare_copertina_fronte-300x300.jpg" alt="" width="642" height="642" srcset="https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2026/10/AR_Peacefare_copertina_fronte-300x300.jpg 300w, https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2026/10/AR_Peacefare_copertina_fronte-1024x1024.jpg 1024w, https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2026/10/AR_Peacefare_copertina_fronte-150x150.jpg 150w, https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2026/10/AR_Peacefare_copertina_fronte-768x768.jpg 768w, https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2026/10/AR_Peacefare_copertina_fronte-1536x1536.jpg 1536w, https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2026/10/AR_Peacefare_copertina_fronte-2048x2048.jpg 2048w, https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2026/10/AR_Peacefare_copertina_fronte-1080x1080.jpg 1080w, https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2026/10/AR_Peacefare_copertina_fronte-440x440.jpg 440w" sizes="(max-width: 642px) 100vw, 642px" /></p>
<p><strong>“Farah” e “Streets of Heaven” affrontano temi particolarmente dolorosi. Quanto è difficile trasformare un’esperienza emotivamente forte in una canzone?</strong></p>
<p>È difficile, e credo sia giusto che lo sia. Con Farah sentivo il bisogno di parlare della Palestina, ma con molta umiltà: è un tema di una complessità enorme e ci sono persone che lo conoscono molto meglio di me. Così ho provato a togliere la politica e a guardare tutto con gli occhi di una bambina di cinque anni, che non sa nulla del conflitto e sa solo che la sua famiglia non c’è più. Le resta il suo nome, che significa felicità.</p>
<p>Streets of Heaven nasce invece dalla mia esperienza di accompagnamento alla morte: dopo tanti percorsi accanto a persone e famiglie, mi è rimasta la speranza che chi amiamo viva in noi e che un giorno le ritroveremo nelle strade del paradiso.</p>
<p>In entrambi i casi, la fatica non è stata solo nella scrittura ma anche nell’interpretazione. Ho suonato e cantato quasi tutto io, e molte parti hanno richiesto decine di ripetizioni, perché volevo che fossero espressione autentica di quelle emozioni e non una semplice esecuzione.</p>
<p><strong>Dopo Peacefare, che cosa vorresti esplorare con Vince May?</strong></p>
<p>Questo lavoro mi ha lasciato nel cuore un’eco che ha aperto altre porte su temi sociali importanti, e alcuni nuovi brani sono già in fase di scrittura. Tra poco più di un mese uscirà anche un singolo dedicato all’antifascismo, perché credo che oggi sia necessario ricordare quanto certi messaggi possano essere seducenti e quanto alto sia il prezzo da pagare.</p>
<p>Musicalmente, Streets of Heaven indica la direzione: il country rock e quelle sonorità che sento più mie. E poi c’è il passo a cui tengo di più: formare una band di musicisti giovani ed emergenti per portare questi brani dal vivo.</p>
<p>Non sarà solo un concerto, ma uno spettacolo teatrale nel quale parlare di questi temi, sempre con uno sguardo positivo, costruttivo, di speranza e soprattutto aperto alla condivisione di differenti punti di vista.</p>
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		<title>Apre BHHS &#124; Puglia. A Monopoli l’immobiliare di lusso si affaccia sul mondo</title>
		<link>https://www.lsdmagazine.com/2026/10/04/apre-bhhs-puglia-a-monopoli-limmobiliare-di-lusso-si-affaccia-sul-mondo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Traversa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 14:07:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Luxury]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[adnkronos]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Mangialardo]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Zazzera]]></category>
		<category><![CDATA[BHHS Palazzo Estate]]></category>
		<category><![CDATA[lsdmagazine]]></category>
		<category><![CDATA[Marina Rizzotto]]></category>
		<category><![CDATA[michele traversa giornalista]]></category>
		<category><![CDATA[ultimora]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lsdmagazine.com/?p=206605</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tempo di lettura: 2 minuti Il network mondiale specializzato nell’immobiliare di lusso, nato dalla Holding fondata da Warren Buffet, inaugura una nuova sede commerciale. Per rispondere alla crescente domanda di investimenti immobiliari di lusso nella regione, BHHS &#124; Puglia inaugura oggi una nuova sede a Monopoli (in via Roma 169-170). L&#8217;espansione in Puglia fa leva [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lsdmagazine.com/2026/10/04/apre-bhhs-puglia-a-monopoli-limmobiliare-di-lusso-si-affaccia-sul-mondo/">Apre BHHS | Puglia. A Monopoli l’immobiliare di lusso si affaccia sul mondo</a> proviene da <a href="https://www.lsdmagazine.com">LSD Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="post-reading-time-estimate__paragraph">Tempo di lettura: 2 minuti </p><h6><em>Il network mondiale specializzato nell’immobiliare di lusso, nato dalla Holding fondata da Warren Buffet, inaugura una nuova sede commerciale.</em></h6>
<p>Per rispondere alla crescente domanda di investimenti immobiliari di lusso nella regione, <strong>BHHS | Puglia</strong> inaugura oggi una <strong>nuova sede a Monopoli</strong> (in via Roma 169-170).</p>
<p>L&#8217;espansione in Puglia fa leva sulla forza del network <strong>Berkshire Hathaway HomeServices</strong>, uno dei marchi immobiliari più riconosciuti a livello internazionale. Parte di HomeServices of America, società controllata dal colosso Berkshire Hathaway, fondato da Warren Buffett, BHHS conta oltre 50.000 professionisti e quasi 1.500 sedi distribuite in 4 continenti e 13 Paesi, con una presenza particolarmente radicata negli Stati Uniti, oggi tra i principali mercati di provenienza degli acquirenti stranieri interessati alla regione.</p>
<p><strong>BHHS | Puglia</strong> nasce dall’incontro tra <strong>Palazzo Estate</strong> <strong>Ltd.</strong>, dal 2023 affiliata a Berkshire Hathaway HomeServices e punto di riferimento per il luxury real estate con sedi a Como, Milano, Stresa, Marina di Pietrasanta, Cernobbio e Torino, e <strong>Hello Group</strong>, affermato gruppo immobiliare specializzato da oltre vent’anni nel settore dell’Holiday Rental e nel RE in Puglia.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class=" wp-image-209654 aligncenter" src="https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2026/08/BHHS-Puglia-taglio-del-nastro-300x200.jpeg" alt="" width="647" height="431" srcset="https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2026/08/BHHS-Puglia-taglio-del-nastro-300x200.jpeg 300w, https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2026/08/BHHS-Puglia-taglio-del-nastro-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2026/08/BHHS-Puglia-taglio-del-nastro-768x512.jpeg 768w, https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2026/08/BHHS-Puglia-taglio-del-nastro-1536x1024.jpeg 1536w, https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2026/08/BHHS-Puglia-taglio-del-nastro-2048x1365.jpeg 2048w, https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2026/08/BHHS-Puglia-taglio-del-nastro-1080x720.jpeg 1080w" sizes="(max-width: 647px) 100vw, 647px" /></p>
<p>L’inaugurazione rappresenta una nuova tappa nel percorso di crescita, regolare e ambizioso, guidato da <strong>Marina Rizzotto Yakovleva</strong>, <strong>Founder &amp; CEO di BHHS | Palazzo Estate</strong>: <em>“Gli investitori internazionali ci chiedono destinazioni emergenti e nuove opportunità. Abbiamo deciso di investire sulla Puglia perché sono tanti i segnali di interesse per questo territorio. Qui c’è segmento immobiliare di pregio molto competitivo rispetto ad altre destinazioni italiane. Questo è un territorio sempre più attrattivo non solo per le vacanze, ma anche come destinazione per un investimento</em> <em>e per generare nuovi redditi</em><em>.</em><em>”</em></p>
<p>I dati di contesto evidenziano questa <strong>attrattività del territorio</strong>: tra il 2019 e il 2025 le richieste immobiliari provenienti dall’estero per la Puglia sono cresciute del 54% e oltre l’87% della domanda internazionale si concentra oggi tra il Salento e la Valle d’Itria. Nel primo semestre del 2025 Ostuni è diventata il Comune italiano che ha generato maggior interesse da parte degli acquirenti immobiliari esteri. Ma l’attenzione internazionale comprende anche Monopoli, Polignano a Mare, Fasano, Alberobello, Cisternino, Martina Franca e, scendendo verso il Salento, Lecce, Nardò, Gallipoli e Otranto.</p>
<p><em>“Lo vediamo ogni giorno e i dialoghi si stanno intensificando: g</em><em>li stranieri che mostrano più interesse per le opportunità immobiliari in Puglia sono americani, britannici, francesi e tedeschi, particolarmente attirati da masserie, trulli e ville indipendenti con ampi spazi esterni e privacy</em> – sottolinea Marina Rizzotto Yakovleva &#8211; <em>Inoltre una leva veramente importante è data dal regime fiscale agevolato che contribuisce ad attrarre la clientela internazionale. L’imposta sostitutiva del 7% sui redditi prodotti all’estero per chi trasferisce la residenza in determinati Comuni del Sud Italia, inclusa la Puglia, con una popolazione fino a 30.000 abitanti è una occasione che tanti stanno valutando con attenzione.”</em></p>
<p>Nella foto di copertina da sinistra il Sindaco di Monopoli, Marina Rizzotto, Founder &amp; CEO BHHS Palazzo Estate, <strong>Angelo Zazzera</strong>, CEO di Hello Group e<strong> Andrea Mangialardo</strong> di Hello Group (riproduzione riservata)</p>
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		<title>Progettare il futuro: giovani designer reinterpretano il metodo Albini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Onofrio Recchimurzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 11:35:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[Architetti]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[lsdmagazine]]></category>
		<category><![CDATA[metodo albini]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[onofrio recchimurzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tempo di lettura: 3 minuti Nel panorama del design contemporaneo, sempre più orientato alla ricerca di nuovi linguaggi e alla valorizzazione delle giovani generazioni, prende forma un’iniziativa che mette al centro il dialogo tra eredità progettuale e visione futura. A Milano, la Fondazione Franco Albini e Bentley Home annunciano la terza edizione di “Progettare Futuri [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="post-reading-time-estimate__paragraph">Tempo di lettura: 3 minuti </p><p>Nel panorama del design contemporaneo, sempre più orientato alla ricerca di nuovi linguaggi e alla valorizzazione delle giovani generazioni, prende forma un’iniziativa che mette al centro il dialogo tra eredità progettuale e visione futura. A Milano, la Fondazione Franco Albini e Bentley Home annunciano la terza edizione di “Progettare Futuri Possibili”, un progetto che si configura come un laboratorio internazionale di idee, formazione e co-creazione rivolto a designer e architetti under 35.</p>
<p>L’edizione 2026-2027 si sviluppa come un percorso articolato che unisce concorso, workshop e progettazione condivisa, offrendo ai partecipanti non solo un’occasione di visibilità, ma soprattutto un’esperienza concreta di crescita professionale. Alla base del format vi è il cosiddetto Metodo Albini, un approccio progettuale che invita a osservare, analizzare, scomporre e ricomporre ogni elemento con rigore e consapevolezza, ponendo al centro l’essenzialità e la qualità del progetto.</p>
<p>Ideato da Paola Albini e promosso dalla Fondazione con la supervisione di Studio Albini Associati, il programma si arricchisce quest’anno della collaborazione con Bentley Home, marchio del Luxury Living Group. Una partnership che rappresenta un punto di incontro tra la tradizione metodologica del design italiano e l’eccellenza dell’artigianato di alta gamma, creando un ponte tra formazione e produzione.</p>
<p>Il tema scelto per questa edizione si sviluppa attorno alla metafora della scalata, passione personale di Franco Albini e immagine simbolica del processo progettuale. Come nell’arrampicata, anche nel design è necessario osservare con attenzione, individuare gli appigli, scegliere una direzione e procedere passo dopo passo. Un percorso che non è mai solitario, ma che richiede fiducia, ascolto e capacità di collaborazione, elementi che diventano centrali anche nella costruzione di un progetto condiviso.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class=" wp-image-209650 aligncenter" src="https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2026/10/FUTURI-POSSIBILI-240x300.jpeg" alt="" width="533" height="666" srcset="https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2026/10/FUTURI-POSSIBILI-240x300.jpeg 240w, https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2026/10/FUTURI-POSSIBILI-819x1024.jpeg 819w, https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2026/10/FUTURI-POSSIBILI-768x960.jpeg 768w, https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2026/10/FUTURI-POSSIBILI.jpeg 1024w" sizes="(max-width: 533px) 100vw, 533px" /></p>
<p>La sfida proposta ai partecipanti riguarda la reinterpretazione del divano Galloway, uno dei pezzi della collezione Bentley Home. Ai giovani designer è richiesto di ripensarne forma, struttura e significato alla luce dei principi del Metodo Albini, con particolare attenzione a temi oggi imprescindibili come sostenibilità, durata nel tempo, qualità e riduzione all’essenziale. Non si tratta di un semplice esercizio stilistico, ma di un processo di riflessione che mette in discussione il progetto esistente per ricostruirlo attraverso uno sguardo contemporaneo.</p>
<p>Dopo una prima fase di selezione, tre progetti verranno scelti dalla Commissione Esaminatrice e i loro autori saranno coinvolti in un workshop intensivo di otto giorni tra Sardegna e Milano. Il percorso si snoderà tra luoghi simbolici come Casa Albini, la Fondazione e l’Atelier Bentley Home, creando un contesto immersivo in cui teoria e pratica si intrecciano. Durante questa fase, le tre proposte iniziali verranno analizzate, sviluppate e progressivamente fuse in un unico progetto finale, frutto di un processo di confronto e co-creazione.</p>
<p>È proprio in questa dinamica che emerge la specificità del format: non la competizione fine a sé stessa, ma la costruzione di una visione condivisa. Le identità individuali non vengono annullate, ma messe in relazione, dando vita a un risultato che supera la somma delle singole parti. Un approccio che riflette una concezione del design come pratica collettiva, capace di integrare competenze, sensibilità e prospettive differenti.</p>
<p>Il progetto finale sarà realizzato da Bentley Home e presentato durante la Design Week 2027, in un allestimento previsto presso l’Atelier del brand, prima di essere messo in produzione. Parallelamente, la Fondazione Franco Albini ospiterà una mostra dedicata ai lavori ritenuti meritevoli, offrendo visibilità anche alle proposte che non confluiranno nel risultato conclusivo.</p>
<p>L’iniziativa si inserisce in un sistema di collaborazioni di alto profilo, che include la Scuola del Design del Politecnico di Milano e Professione Architetto, con il patrocinio del Salone del Mobile. Milano e dell’ADI – Associazione per il Disegno Industriale, e il supporto di Triennale Milano. Un network che conferma la volontà di creare un ecosistema formativo e progettuale capace di connettere istituzioni, industria e nuove generazioni.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class=" wp-image-209651 aligncenter" src="https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2026/10/FUTURI-POSSIBILI-2-225x300.jpeg" alt="" width="405" height="540" srcset="https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2026/10/FUTURI-POSSIBILI-2-225x300.jpeg 225w, https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2026/10/FUTURI-POSSIBILI-2-768x1024.jpeg 768w, https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2026/10/FUTURI-POSSIBILI-2.jpeg 960w" sizes="(max-width: 405px) 100vw, 405px" /></p>
<p>Oltre al percorso formativo, il programma prevede anche un riconoscimento economico per i tre finalisti, ai quali sarà assegnato un premio di 1.500 euro ciascuno, e una serie di opportunità legate alla comunicazione e alla visibilità del progetto. La premiazione ufficiale è prevista per il 17 novembre 2026 presso la Triennale Milano, segnando una tappa significativa di un percorso che culminerà nella presentazione pubblica durante la Design Week dell’anno successivo.</p>
<p>Alla base dell’iniziativa vi è una visione chiara: offrire ai giovani progettisti strumenti concreti per affrontare la complessità del presente, senza rinunciare alla propria identità, ma imparando a metterla in dialogo con quella degli altri. In un contesto in cui il design è chiamato a rispondere a sfide sempre più articolate, dalla sostenibilità alla trasformazione dei modelli abitativi, il valore della collaborazione emerge come elemento centrale.</p>
<p>La Fondazione Franco Albini, da oltre quindici anni impegnata nella valorizzazione dell’eredità dello Studio Albini, continua così a proiettare nel presente un patrimonio culturale che attraversa generazioni, trasformandolo in risorsa attiva per il futuro. Allo stesso tempo, Bentley Home rafforza il proprio impegno nella ricerca e nell’innovazione, aprendo il proprio universo progettuale a nuove interpretazioni.</p>
<p>In questo incontro tra memoria e contemporaneità, tra metodo e sperimentazione, si delinea un modello di progettazione che guarda avanti senza perdere il legame con le proprie radici. Un processo in cui il design torna a essere, prima di tutto, uno spazio di ricerca condivisa, capace di immaginare e costruire futuri possibili.</p>
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		<title>sapori della memoria: trent’anni di orgoglio e identità all’ombra del Vulture</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Oreste Roberto Lanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 13:01:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[sapori della memoria: trent’anni di orgoglio e identità all’ombra del Vulture]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tempo di lettura: 2 minuti Nel cuore del Vulture, tra i vigneti che regalano il celebre vino Aglianico, sorge il borgo di Barile, un luogo magico dove la pietra custodisce un tesoro culturale straordinario. Quest&#8217;anno, la comunità celebra un traguardo dal valore immenso: i 30 anni della Sagra Arbëreshë, una manifestazione che è molto più [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lsdmagazine.com/2026/10/03/sapori-della-memoria-trentanni-di-orgoglio-e-identita-allombra-del-vulture/">sapori della memoria: trent’anni di orgoglio e identità all’ombra del Vulture</a> proviene da <a href="https://www.lsdmagazine.com">LSD Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="post-reading-time-estimate__paragraph">Tempo di lettura: 2 minuti </p><p>Nel cuore del <strong data-sfc-cp="" data-sfc-root="ep" data-complete="true">Vulture</strong>, tra i vigneti che regalano il celebre vino Aglianico, sorge il borgo di <strong data-sfc-cp="" data-sfc-root="ep" data-complete="true">Barile</strong>, un luogo magico dove la pietra custodisce un tesoro culturale straordinario. Quest&#8217;anno, la comunità celebra un traguardo dal valore immenso: i <strong data-sfc-cp="" data-sfc-root="ep" data-complete="true">30 anni della Sagra Arbëreshë</strong>, una manifestazione che è molto più di una festa popolare. È un atto d’amore e di resistenza culturale che omaggia la minoranza etno-linguistica albanese che qui mise radici nel XV secolo, fuggendo dall&#8217;invasione ottomana. Il profumo del <strong>tumact me tulez (“</strong><strong>tagliatelle con la mollica&#8221;</strong>.) che si siede fiero accanto al profumo intenso dell&#8217;Aglianico del Vulture non è solo il richiamo di una tavola imbandita, ma il battito cardiaco di un popolo che da oltre cinque secoli custodisce la propria anima oltre il mare. Non si tratta di una semplice ricorrenza folcloristica, ma di un atto d’amore e di resistenza culturale che celebra la straordinaria ricchezza delle minoranze linguistiche e gastronomiche d&#8217;Italia. <img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-209635 alignleft" src="https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2011/07/Tumact_me_tule-barile-300x271.jpg" alt="" width="300" height="271" srcset="https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2011/07/Tumact_me_tule-barile-300x271.jpg 300w, https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2011/07/Tumact_me_tule-barile-1024x924.jpg 1024w, https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2011/07/Tumact_me_tule-barile-768x693.jpg 768w, https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2011/07/Tumact_me_tule-barile-1080x975.jpg 1080w, https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2011/07/Tumact_me_tule-barile.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Questo trentennale diventa così il simbolo di un&#8217;identità che ha saputo farsi sapore, integrandosi senza mai sbiadire.  Nata per gioco, o forse per un profondo e viscerale bisogno di non dimenticare, questa manifestazione è diventata il cuore pulsante di una comunità che custodisce un tesoro raro. Barile si trasforma, per qualche giorno, in un palcoscenico a cielo aperto dove il passato parla la lingua del presente. I vicoli si riempiono di canti antichi, di abiti tradizionali finemente ricamati in oro e di sguardi fieri. La cultura gastronomica, in questo angolo di Basilicata, diventa il veicolo primario di un&#8217;identità che non si è mai arresa all’oblio. Ogni boccone racconta il viaggio profondo di un popolo che, secoli fa, ha attraversato il mare per trovare una nuova casa, senza mai recidere le proprie radici albanesi. La pasta con la mollica e le noci non è una semplice ricetta, ma un rito sacro che unisce generazioni diverse attorno alla stessa tavola. Cucinare, per la minoranza Arbëreshë, equivale a ricordare chi siamo e da dove veniamo. I trent’anni della sagra non celebrano solo il cibo, ma la straordinaria capacità di un popolo di rimanere fedele a se stesso. La cultura gastronomica arbëreshë è un ponte tra due sponde dell&#8217;Adriatico. Ingredienti tipicamente lucani incontrano tecniche e combinazioni nate in Albania, dando vita a un patrimonio immateriale unico al mondo. Festeggiare trent&#8217;anni di questa manifestazione significa riconoscere alle minoranze storiche il ruolo di custodi della biodiversità culturale italiana. Barile e la sua sagra trentennale dimostrano che l&#8217;identità non è una prigione, ma un patrimonio vivo che si arricchisce nell&#8217;incontro con l&#8217;altro.</p>
<p style="text-align: right;">Oreste Roberto Lanza</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Quarta edizione di “R-Estate in compagnia!” 1000 anziani attivamente coinvolti in 54 incontri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Oreste Roberto Lanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 09:45:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Quarta edizione di “R-Estate in compagnia!” 1000 anziani attivamente coinvolti in 54 incontri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tempo di lettura: 3 minuti Sono i numeri a testimoniare il successo dell’edizione 2026 del progetto “R-Estate in compagnia”, ideato dalla UIL Pensionati Puglia in sinergia con l’ADA Bari odv e rivolto agli over 65 che restano soli nel periodo più caldo dell’anno: registrata la partecipazione attiva di circa 1000 anziani in 54 incontri distribuiti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lsdmagazine.com/2026/10/03/quarta-edizione-di-r-estate-in-compagnia-1000-anziani-attivamente-coinvolti-in-54-incontri/">Quarta edizione di “R-Estate in compagnia!” 1000 anziani attivamente coinvolti in 54 incontri</a> proviene da <a href="https://www.lsdmagazine.com">LSD Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="post-reading-time-estimate__paragraph">Tempo di lettura: 3 minuti </p><p>Sono i numeri a testimoniare il successo dell’edizione 2026 del progetto “R-Estate in compagnia”, ideato dalla UIL Pensionati Puglia in sinergia con l’ADA Bari odv e rivolto agli over 65 che restano soli nel periodo più caldo dell’anno: registrata la partecipazione attiva di circa 1000 anziani in 54 incontri distribuiti su cinque pomeriggi a settimana, per un totale di circa 152 partecipanti settimanali e con una media giornaliera tra i 16 e i 20 presenti. Sono stati toccati picchi di 37 persone per le attività più richieste, come il laboratorio di ginnastica mentale, il corso sull’intelligenza artificiale o il laboratorio sull’orientamento economico finanziario, che era la novità 2026.<br />
Giunto alla sua quarta edizione, il progetto “R-Estate in compagnia” anche quest’anno è rientrato nelle iniziative inserite nel “Piano operativo a contrasto delle ondate di calore a tutela degli anziani e delle persone fragili” dell’assessorato al Welfare del Comune di Bari. <img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-209632 alignleft" src="https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2011/07/vecchi-300x140.jpg" alt="" width="300" height="140" srcset="https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2011/07/vecchi-300x140.jpg 300w, https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2011/07/vecchi-1024x478.jpg 1024w, https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2011/07/vecchi-768x359.jpg 768w, https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2011/07/vecchi-1536x717.jpg 1536w, https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2011/07/vecchi-1080x504.jpg 1080w, https://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2011/07/vecchi.jpg 1600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Venerdì 2 ottobre, in concomitanza con la Festa nazionale dei Nonni, si è tenuta la cerimonia di chiusura dopo tre mesi intensi (il via lo scorso 6 luglio), quasi tutti con temperature da “bollino rosso”, durante i quali sono state offerte attività gratuite, altamente partecipative e coinvolgenti, con l’obiettivo di combattere la solitudine, prevenire i danni fisiologici del caldo, costruire relazioni sociali durature, scoprire interessi nuovi e nuove conoscenze, promuovere il benessere e favorire l’invecchiamento attivo. Non a caso il motto scelto per questa edizione è stato: “Non restate a guardare l&#8217;estate dietro una finestra: R-Estate in compagnia”.<br />
“Cresciamo di anno in anno e questo ci conferma quanto la nostra presenza sia sentita, richiesta, concreta, significativa e spesso necessaria se non insostituibile &#8211; ha spiegato Tiziana Carella, segretaria generale della UIL Pensionati Puglia &#8211; . Con gli anziani coinvolti quest’anno abbiamo costruito una rete di solidarietà, prossimità, prevenzione e compagnia che rappresenta un vero e proprio presidio sociale sul territorio, un punto di riferimento ormai consolidato, soprattutto nei mesi più critici dell’estate. Anche stavolta siamo stati il giusto antidoto, offrendo momenti di socializzazione e di aggregazione con ambienti accoglienti e refrigerati, idee innovative e occasioni di partecipazione, giochi che consentono di tenere allenati mente e corpo, che strappino sane risate e che ridestino le emozioni positive. Abbiamo offerto la strategia giusta per R-estare attivi durante i mesi più difficili dell’anno, quando figli e nipoti sono fuori per le vacanze e la solitudine incide in maniera ancora più forte”.Oltre alla parte ludica, ci sono stati gli incontri di orientamento e facilitazione socio-sanitaria, occasioni imprescindibili di ascolto delle problematiche, delle proposte delle persone anziane, per migliorare le loro condizioni di vita e tutelare i loro diritti a partire dalle emergenze più impellenti: sanità, welfare, povertà, emergenza abitativa, sicurezza e vivibilità della città. Particolarmente seguiti gli incontri sui i rischi dell&#8217;insorgenza di tutte le varie forme di demenza, Alzheimer, isolamento e solitudine, così come gli appuntamenti in cui si è spiegato come difendersi dai tentativi di truffe e raggiri. All’appuntamento finale, trasformato in un momento di festa, sono intervenuti l’assessore al Welfare del Comune di Bari, Michelangelo Cavone; la vicepresidente del Consiglio regionale della Puglia, Elisabetta Vaccarella; la presidente dell’Associazione Alzheimer Italia-Bari, Katia Pinto. Presenti anche il segretario regionale con delega al socio-sanitario della UIL Puglia, Stefano Facecchia; la segretaria generale della UIL Pensionati Puglia, Tiziana Carella, ed il presidente dell’A.D.A. Bari ODV, Vito Chieco. Con loro anche i tutor e i volontari che hanno dedicato con passione e competenza il loro tempo per i pensionati. Ovviamente presenti anche gli anziani che hanno partecipato alle attività, a cui è stato consegnato l’attestato di partecipazione.</p>
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		<title>Matera abbraccia il cielo con il Carro del 2027 oltre i muri, il legno e l&#8217;anima</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Oreste Roberto Lanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 05:44:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Matera abbraccia il cielo con il Carro del 2027 oltre i muri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tempo di lettura: 1 minuto Matera ha ufficialmente aperto il cammino verso il 2 luglio 2027. Nella suggestiva cornice della Basilica Cattedrale, al termine della Santa Messa officiata da S.E. Monsignor Benoni Ambarus, la città dei Sassi ha scoperto il tema scelto per la 638ª edizione della storica Festa della Bruna. Il versetto biblico tratto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="post-reading-time-estimate__paragraph">Tempo di lettura: 1 minuto </p><p>Matera ha ufficialmente aperto il cammino verso il 2 luglio 2027. Nella suggestiva cornice della Basilica Cattedrale, al termine della Santa Messa officiata da S.E. Monsignor Benoni Ambarus, la città dei Sassi ha scoperto il tema scelto per la 638ª edizione della storica <strong>Festa della Bruna</strong>. Il versetto biblico tratto dagli Atti degli Apostoli (<em>“Sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone”</em> – At 10,34) sarà il fulcro narrativo e artistico del nuovo Carro Trionfale.  È un verso antico, quello dell’incontro tra l’apostolo Pietro e il centurione Cornelio, che risuona oggi tra i vicoli di tufo come un grido di fraternità disarmante. In un mondo che alza muri e disegna confini, Matera sceglie di farsi ponte. Il Carro Trionfale del 2027 non sarà soltanto un’opera d’arte destinata al rito collettivo dello &#8220;strazzo&#8221;, ma una cattedrale fragile e magnifica di carta e colla, chiamata a ricordare a tutti che la devozione popolare è, prima di tutto, accoglienza senza barriere. L&#8217;evento ha dato il via al tradizionale ciclo di incontri spirituali de <em>“La Bruna tutto l’anno”</em>, sancendo l&#8217;avvio formale dei laboratori creativi e delle selezioni per i maestri cartapestai. La presentazione è coincisa anche con importanti novità organizzative per l&#8217;Associazione Maria SS. della Bruna, guidata dal confermato presidente Bruno Caiella, e con la nomina del nuovo delegato arcivescovile don Pasquale Giordano. Mentre la comunità inizia a pregare e a programmare i mesi che porteranno alla calata del carro lungo via del Corso e al rito liberatorio dello &#8220;strazzo&#8221;, il 2027 si annuncia come un’edizione fortemente incentrata sul dialogo e sul rinnovamento dello sguardo collettivo. Il legno e la carta, ancora una volta, prenderanno vita per raccontare una storia di fede antica che guarda dritto alle sfide del presente.</p>
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		<title>Né nostalgici né illusi non credere più ai fantasmi, andare oltre il muro del tifo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Oreste Roberto Lanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 05:24:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[andare oltre il muro del tifo]]></category>
		<category><![CDATA[Né nostalgici né illusi non credere più ai fantasmi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tempo di lettura: 4 minuti Cosa significa oggi definirsi di Destra o di Sinistra? La domanda non trova più risposte nei vecchi manuali ma galleggia nell&#8217;indistinto dibattito pubblico. Un tempo le due anime della politica rappresentavano visioni del mondo nettamente contrapposte e radicate nel tessuto sociale. La Destra difendeva la tradizione, l&#8217;ordine costitutivo, l&#8217;identità nazionale [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lsdmagazine.com/2026/10/03/ne-nostalgici-ne-illusi-non-credere-piu-ai-fantasmi-andare-oltre-il-muro-del-tifo/">Né nostalgici né illusi non credere più ai fantasmi, andare oltre il muro del tifo</a> proviene da <a href="https://www.lsdmagazine.com">LSD Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="post-reading-time-estimate__paragraph">Tempo di lettura: 4 minuti </p><p><strong>Cosa significa oggi definirsi di Destra o di Sinistra?</strong> La domanda non trova più risposte nei vecchi manuali ma galleggia nell&#8217;indistinto dibattito pubblico. Un tempo le due anime della politica rappresentavano visioni del mondo nettamente contrapposte e radicate nel tessuto sociale. La Destra difendeva la tradizione, l&#8217;ordine costitutivo, l&#8217;identità nazionale e le libertà economiche individuali. La Sinistra si faceva carico dell&#8217;uguaglianza sociale, dei diritti dei lavoratori e della redistribuzione. Oggi queste categorie appaiono svuotate di senso, ridotte a semplici etichette di marketing elettorale. I cittadini faticano a riconoscersi in contenitori che cambiano pelle a ogni stagione.  C’era un tempo in cui bastava una parola per definire un’identità, un confine netto tracciato tra il rosso delle piazze e il tricolore della tradizione. Oggi quelle categorie sembrano sbiadite, ridotte a simulacri storici che la stragrande maggioranza dei cittadini fa fatica a decifrare. Conosciamo davvero la storia contemporanea o ci limitiamo a masticarne i cascami ideologici attraverso lo schermo di uno smartphone? La risposta fa tremare le fondamenta stesse della nostra democrazia, <strong>perché un popolo senza memoria è fatalmente destinato a smarrire la strada. </strong>Conosciamo davvero le radici storiche dei movimenti che hanno costruito l&#8217;Italia democratica? La risposta purtroppo tende al negativo, poiché la memoria storica è stata <strong>sostituita dall&#8217;istantaneità</strong>. Senza la conoscenza delle lotte del passato le parole d&#8217;ordine odierne diventano formule vuote. Permettetemi ma dovremmo ripartire da un evento preciso della <strong>storia contemporanea</strong>: la Rivoluzione Francese del 1789. Nell&#8217;Assemblea Nazionale, i conservatori fedeli al re si sedettero alla destra del presidente, mentre i rivoluzionari favorevoli al cambiamento e all&#8217;uguaglianza occuparono i banchi di sinistra. Questa disposizione fisica si è trasformata nella più potente metafora politica della modernità. Da quel momento, la <strong>sinistra</strong> si è storicamente identificata con la spinta al progresso, l&#8217;uguaglianza sociale, la tutela delle classi più deboli e l&#8217;intervento dello Stato per correggere le storture del mercato. Il suo motore ideale era l&#8217;idea che le disuguaglianze non siano naturali, ma il prodotto di strutture sociali che possono e devono essere modificate. Al contrario, la <strong>destra</strong> attorno alla difesa della tradizione, dell&#8217;ordine economico e sociale, della nazione e della libertà individuale intesa come autonomia dal controllo statale. Per la destra, le gerarchie e i meriti individuali sono elementi naturali o necessari alla stabilità e alla crescita della comunità. <strong>Poi il Novecento</strong> ha estremizzato e drammatizzato queste posizioni, traducendole in blocchi geopolitici contrapposti. Con la caduta del Muro di Berlino nel 1989, molti teorizzarono la &#8220;fine della storia&#8221; e il trionfo di un unico modello globale. Negli anni successivi, la globalizzazione ha effettivamente mescolato le carte: la sinistra occidentale ha spesso sposato le regole del libero mercato, mentre la destra ha talvolta assunto toni populisti a difesa dei lavoratori penalizzati dalle delocalizzazioni. Poi l’amnesia totale della memoria.  Questa amnesia collettiva che favorisce la nascita di quella che i sociologi definiscono politica liquida. In una società priva di solidi punti di riferimento i partiti non hanno più basi stabili. Le formazioni politiche nascono, si trasformano e muoiono nello spazio di pochi cicli elettorali. La politica liquida si nutre di consensi volatili legati all&#8217;emotività del momento e ai social network. Ma questo modello mostra tutti i suoi drammatici limiti strutturali. La fluidità estrema produce instabilità e impedisce una reale programmazione dello sviluppo economico. <strong>Alla lunga la politica liquida lascerà il posto a una profonda crisi di legittimità istituzionale</strong>. La stanchezza degli elettori per le continue promesse non mantenute alimenterà un forte astensionismo. Si prevede quindi un ritorno a forme di aggregazione basate su bisogni concreti e territoriali<strong>. In questo scenario frammentato penso alla mia Regione: Quale prospettiva si delinea per una regione come la Basilicata?</strong> Il territorio lucano affronta da anni sfide cruciali come lo spopolamento e l&#8217;isolamento geografico. La politica regionale dei prossimi anni dovrà necessariamente abbandonare gli slogan nazionali per farsi concreta<strong>. La vera scommessa per la Basilicata</strong> risiede nella capacità di governare la transizione energetica e digitale. Le risorse naturali e culturali della regione devono diventare il perno di un nuovo modello di sviluppo. Servono investimenti strutturali sulle infrastrutture per connettere la comunità lucana al resto d&#8217;Europa. La classe dirigente locale dovrà superare le logiche clientelari per abbracciare una visione di lungo termine<strong>. Solo valorizzando le aree interne</strong> e contrastando l&#8217;esodo dei giovani la regione potrà avere futuro. <strong>La politica in Basilicata si giocherà sulla capacità di creare lavoro qualificato</strong> e servizi moderni. Il destino del territorio dipenderà dalla capacità di unire l&#8217;identità locale alle sfide globali. Destra e Sinistra in ambito locale dovranno dimostrare il loro valore sui fatti e non sulla propaganda. La sfida lucana diventa così il perfetto laboratorio per superare il fallimento della politica liquida. Ma allora tutti si chiedono: Per salvare il futuro cosa bisogna fare? Rigettare la banalizzazione del dibattito pubblico. Destra e sinistra devono smettere di essere etichette vuote e tornare a incarnare progetti alternativi di società, basati su valori solidi. Per la mia terra la Lucania d<strong>ovrà ancorarsi a programmi concreti. Se così sarà allora la regione potrà candidarsi a esempio virtuoso di resilienza per il Mezzogiorno. Basta Selfie per futili campagne elettorali il tempo stringe e la liquidità della modernità minaccia di sommergere tutto, ma la memoria storica resta l&#8217;ancora più forte per non affondare. Chiacchiere? Filosofie? Vedete voi, lasciate che la precarietà mentale continui a usurare cervello e cuore. Bisognerebbe tornare a scuola per salvarsi.</strong></p>
<p style="text-align: right;">Oreste Roberto Lanza</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>L’ultimo treno per il sud: Tra i binari fantasma della Lagonegro-Castrovillari</title>
		<link>https://www.lsdmagazine.com/2026/10/02/lultimo-treno-per-il-sud-tra-i-binari-fantasma-della-lagonegro-castrovillari/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Oreste Roberto Lanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 11:05:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[L’ultimo treno per il sud: Tra i binari fantasma della Lagonegro-Castrovillari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tempo di lettura: 2 minuti La chiamavano la linea dei due mari, un’opera ingegneristica monumentale nata per squarciare l&#8217;isolamento della Lucania e del Pollino.  È il tracciato della Lagonegro-Castrovillari, una ferrovia fantasma che un tempo univa la Basilicata e la Calabria, scavando la roccia del Parco Nazionale del Pollino.  Oggi, la ferrovia a scartamento ridotto [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lsdmagazine.com/2026/10/02/lultimo-treno-per-il-sud-tra-i-binari-fantasma-della-lagonegro-castrovillari/">L’ultimo treno per il sud: Tra i binari fantasma della Lagonegro-Castrovillari</a> proviene da <a href="https://www.lsdmagazine.com">LSD Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="post-reading-time-estimate__paragraph">Tempo di lettura: 2 minuti </p><p>La chiamavano la linea dei due mari, un’opera ingegneristica monumentale nata per squarciare l&#8217;isolamento della Lucania e del Pollino.  È il tracciato della <strong data-sfc-cp="" data-sfc-root="ep" data-complete="true" data-copy-service-computed-style="font-family: Google Sans, Arial, sans-serif, Noto Color Emoji; font-size: 16px; font-weight: 700; margin: 0px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(10, 10, 10);">Lagonegro-Castrovillari</strong>, una ferrovia fantasma che un tempo univa la Basilicata e la Calabria, scavando la roccia del Parco Nazionale del Pollino.  Oggi, la ferrovia a scartamento ridotto Lagonegro-Castrovillari-Spezzano Albanese è un fantasma di ferro e cemento mangiato dai rovi. Centodieci chilometri di binari che un tempo univano la Basilicata alla Calabria, oggi ridotti a un monumento all&#8217;abbandono. Ponti elicoidali arrugginiti e gallerie buie testimoniano il declino di un sogno infrastrutturale durato troppo poco. Da decenni si parla di riconvertire questo tracciato storico in una moderna &#8220;greenway&#8221;. Il miraggio di una pista ciclabile capace di attrarre turisti da tutta Europa e rilanciare l&#8217;economia locale. Un progetto suggestivo, sulla carta, che promette di trasformare le ferrovie dismesse in paradisi del turismo lento. Ma la realtà si scontra con la burocrazia asfissiante e la cronica mancanza di fondi. I pochi tratti completati restano cattedrali nel deserto, interrotti da frane e incuria generalizzata. Il potenziale sarebbe immenso. Pedalare tra la Valle del Noce e la piana di Castrovillari, attraversando borghi abbarbicati e gole selvagge, rappresenterebbe una delle infrastrutture verdi più spettacolari d&#8217;Europa. Eppure, la transizione da archeologia industriale a corridoio ecologico si scontra con la solita tara del Mezzogiorno: la mancanza di una <strong data-sfc-cp="" data-sfc-root="ep" data-complete="true" data-copy-service-computed-style="font-family: Google Sans, Arial, sans-serif, Noto Color Emoji; font-size: 16px; font-weight: 700; margin: 0px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(10, 10, 10);">visione d&#8217;insieme</strong> e di manutenzione costante. Così, la Lagonegro-Castrovillari resta una metafora perfetta. Da un lato il fascino pionieristico di binari ormai invisibili, coperti dai rovi e dalla nostalgia di un progresso che ha preferito l&#8217;asfalto delle autostrade. Dall&#8217;altro, l&#8217;illusione di una svolta &#8220;green&#8221; che rischia di rimanere su carta, lasciando agli appassionati solo il brivido di un&#8217;esplorazione urbana tra le ombre del passato. I binari fantasma aspettano ancora di diventare la via del futuro. Del resto Senza una reale volontà politica, i binari fantasma del Pollino non diventeranno mai una via del futuro. Resteranno solo una cicatrice nel paesaggio, il ricordo malinconico di un Sud che poteva correre e che invece è rimasto a piedi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lsdmagazine.com/2026/10/02/lultimo-treno-per-il-sud-tra-i-binari-fantasma-della-lagonegro-castrovillari/">L’ultimo treno per il sud: Tra i binari fantasma della Lagonegro-Castrovillari</a> proviene da <a href="https://www.lsdmagazine.com">LSD Magazine</a>.</p>
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