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	<title>Il blog ipotetico</title>
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		<title>Quando le serie si guardavano in tv</title>
		<link>https://www.purplemae.it/2019/01/14/quando-le-serie-si-guardavano-in-tv/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mae*]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jan 2019 15:12:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Left Wing]]></category>
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					<description><![CDATA[Sembra ieri eppure pare che Left Wing abbia compiuto 15 anni. E in questi 15 anni sono accadute tante cose, molte che non avremmo mai immaginato, altre che invece erano obiettivamente intuibili fin dall&#8217;allora. Nonostante questo, ci rimangono ancora un paio di punti fermi, ché di questi tempi non è poco. Insomma succede che ho [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sembra ieri eppure pare che <a href="https://www.leftwing.it/2018/12/22/quindici-anni-di-allegre-preoccupazioni/">Left Wing abbia compiuto 15 anni</a>. E in questi 15 anni sono accadute tante cose, molte che non avremmo mai immaginato, altre che invece erano obiettivamente intuibili fin dall&#8217;allora. Nonostante questo, ci rimangono ancora un paio di punti fermi, ché di questi tempi non è poco. Insomma succede che ho scritto un pezzo con quel pizzico di nostalgia che si addice all&#8217;occasione.</p>
<blockquote><p>C’è stato un tempo in cui le serie si guardavano in tv, nel senso che dovevano essere trasmesse da qualche canale televisivo italiano per far sì che potessimo vederle. Era cioè un tempo in cui bisognava aspettare che qualcuno (ai piani alti di qualche rete televisiva) decidesse di metterle in palinsesto, a una certa ora di un determinato giorno, e a quell’ora bisognava essere presenti, o perlomeno pronti con il videoregistratore. Sembra un ricordo lontano come quei vecchi racconti di nonna, ma in quel tempo noi c’eravamo, e già scrivevamo su questa rivista.</p></blockquote>
<p>Il resto <a href="https://www.leftwing.it/2019/01/06/le-serie-tv-ai-tempi-del-videoregistratore/">continua, come sempre, dillà</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #999999;"><em>&#8212;<br />
Photo by </em></span><em><a href="https://unsplash.com/photos/XCBW03rNaNQ?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText">Sven Scheuermeier</a></em></p>
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		<title>You inspire us, who inspire you?</title>
		<link>https://www.purplemae.it/2018/07/16/you-inspire-us-who-inspire-you/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mae*]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jul 2018 15:01:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Design stories]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[photography]]></category>
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					<description><![CDATA[Alcuni progetti sono preziosi, per il loro intento e per come vengono realizzati. The Observers è sicuramente uno di questi. L&#8217;idea è semplice e a suo modo suggestiva: di volta in volta si chiede a un celebre fotografo di raccontare quali libri fotografici lo hanno maggiormente ispirato. Tra i fotografi che sono già stati pubblicati sul sito [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni progetti sono preziosi, per il loro intento e per come vengono realizzati. <a href="https://www.theobservers.co/"><strong>The Observers</strong></a> è sicuramente uno di questi. L&#8217;idea è semplice e a suo modo suggestiva: di volta in volta si chiede a un celebre fotografo di raccontare quali libri fotografici lo hanno maggiormente ispirato. Tra i fotografi che sono già stati pubblicati sul sito troviamo<strong> <a href="https://www.theobservers.co/blog-people/alec-soth">Alec Soth,</a> </strong><a href="https://www.theobservers.co/blog-people/rinko-kawauchi"><strong>Rinko Kawauch</strong>i</a>, <a href="https://www.theobservers.co/blog-people/martin-parr"><strong>Martin Parr</strong></a>, <strong><a href="https://www.theobservers.co/blog-people/pete-souza">Pete Souza</a> e <a href="https://www.theobservers.co/blog-people/joel-meyerowitz">Joel Meyerowitz</a>, </strong>solo per citarne alcuni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.purplemae.it/wp-content/uploads/The-Observers_small.jpg"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-5309 aligncenter" src="https://www.purplemae.it/wp-content/uploads/The-Observers_small.jpg" alt="" width="600" height="414" srcset="https://www.purplemae.it/wp-content/uploads/The-Observers_small.jpg 600w, https://www.purplemae.it/wp-content/uploads/The-Observers_small-300x207.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nell&#8217;era dello scroll continuo, tra un selfie grandangolare e piatti di pasta iper-chic, sembra quasi un controsenso fermarsi a parlare di foto stampate e raccolte in un libro. Ma è proprio questo il fascino dell&#8217;operazione.</p>
<p>Non si tratta della solita oziosa contrapposizione tra strumento digitale e valore intrinseco dell&#8217;odore della carta. Si tratta piuttosto del valore dei tempi di fruizione. Di come guardiamo una foto o, ancora più, un lavoro fotografico.</p>
<p>Vi sarà sicuramente capitato di stampare una foto digitale. <strong>Avete mai fatto caso a quanto sia diversa da quella che vedevamo sullo schermo?</strong> Non completamente diversa, certo, ma una volta stampate le foto acquistano un senso e un peso diverso, e quel senso è spesso il vero valore della foto.</p>
<p>Per i libri fotografici il discorso è assai simile. Il lavoro di un fotografo è un racconto che si snoda attraverso le sue pagine: con un suo ritmo e un suo significato preciso, proprio come un romanzo, arriva al suo epilogo. La fruizione sul web, soprattutto in un semplice scroll verticale, non sempre riesce a riprodurlo completamente (ci sono delle eccezioni, ovviamente, e lavori studiati appositamente per essere valorizzati anche sul web). Ma il libro fotografico vive attraverso i suoi accostamenti e le sue distanze. Il tempo e lo spazio acquistano una loro importanza, che talvolta la semplice galleria fotografica non riesce a restituire. Per questo vedere le foto online e sfogliare un libro sono spesso due esperienze assai diverse, che restituiscono sensazioni dissimili.</p>
<p>Ma ovviamente l&#8217;operazione di <strong>The Observers</strong> non si limita a questo. Siamo pur sempre nel 2018. Per ogni libro segnalato viene fornito anche il link d&#8217;ordinanza attraverso il quale si può acquistare su Amazon (e ci mancherebbe non ci fosse) assieme a un altro link alla pagina delle biblioteche in cui si può consultare (che è già più insolito).</p>
<p>Voler coniugare l&#8217;immediatezza del web con l&#8217;amore per il libro fotografico è un&#8217;idea ambiziosa e allo stesso tempo romantica. Per questo non potevamo che entusiasmarci.</p>
<p>&#8212;<br />
<em>Foto di copertina di <a href="https://unsplash.com/photos/-FVaZbu6ZAE?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText">Andrew Neel</a></em></p>
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		<title>Big Little Lies, o della molteplicità del male</title>
		<link>https://www.purplemae.it/2017/04/05/big-little-lies-o-della-molteplicita-del-male/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mae*]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Apr 2017 14:26:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Teledipendenze]]></category>
		<category><![CDATA[serie tv]]></category>
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					<description><![CDATA[Poche questioni sono difficili da raccontare come le articolate interazioni di un gruppo di donne. Poche sono ardue da comprendere come le rivalità che si possono scatenare quando ci sono di mezzo i figli. Ciò che poi è proprio impossibile da spiegare è la dipendenza dalla violenza psicologica, prima ancora che fisica. David E. Kelly [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Poche questioni sono difficili da raccontare come le articolate interazioni di un gruppo di donne. Poche sono ardue da comprendere come le rivalità che si possono scatenare quando ci sono di mezzo i figli. Ciò che poi è proprio impossibile da spiegare è la dipendenza dalla violenza psicologica, prima ancora che fisica. <strong>David E. Kelly</strong> riesce in tutte e tre le imprese. Contemporaneamente. Senza per di più indulgere in complicate ricostruzioni o in pietose giustificazioni.</p>
<p><strong>“Big Little Lies”</strong>, serie tratta dal romanzo di Liane Moriarty, descrive l&#8217;universo femminile – ovattato, elegante, privilegiato – della ricca comunità di Monterey. Un gruppo di donne bellissime che vivono in case maestose con vista sulla baia, ma soprattutto un gruppo di mamme, che in quanto tali si muovono nel branco secondo precise regole e rituali. La loro attenzione, infatti, è rivolta principalmente al microcosmo che ruota attorno alla scuola dei loro bambini.</p>
<p>Piccoli problemi scolastici si trasformano ben presto in vere e proprie guerre intestine, giochi di potere, strategie per la conquista del consenso. In mezzo a tutto questo, anzi prima di tutto questo, un omicidio. Un mistero di cui capiremo tutti i risvolti più inquietanti soltanto alla fine.  In quella patinata perfezione, infatti, le loro vite sembrano essere solide e immutabili, ma<strong> neppure le famiglie perfette lo sono mai davvero fino in fondo.</strong> Questa è (forse) l&#8217;unica grande lezione che la serie ci insegna e che non dovremmo mai dimenticare.</p>
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		<title>The Americans, tutto è lecito in amore e in guerra fredda</title>
		<link>https://www.purplemae.it/2015/03/03/the-americans-tutto-e-lecito-in-amore-e-in-guerra-fredda/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mae*]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2015 19:54:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Teledipendenze]]></category>
		<category><![CDATA[serie tv]]></category>
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					<description><![CDATA[Non deve essere facile, come diceva qualcuno, rimanere fedeli agli ideali della propria giovinezza e allo stesso tempo prendere atto che il mondo è cambiato intorno a te. Non deve esserlo, soprattutto, se per lavoro fai la spia russa in un paese straniero e i tuoi figli sono nati e cresciuti come cittadini americani. Ma non [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non deve essere facile, come diceva <em>qualcuno</em>, rimanere fedeli agli ideali della propria giovinezza e allo stesso tempo prendere atto che il mondo è cambiato intorno a te. Non deve esserlo, soprattutto, se per lavoro fai la spia russa in un paese straniero e i tuoi figli sono nati e cresciuti come cittadini americani. Ma non deve essere semplice neppure crescere una famiglia finta, per giunta americana. Lo è già parecchio quando quella famiglia te la sei scelta, figuriamoci se te l&#8217;hanno assegnata per decreto dal Cremlino.</p>
<p>Insomma saranno pure i magnifici anni &#8217;80, ma <strong>Philip ed Elizabeth hanno una vita piuttosto complicata</strong>. E non ci stiamo riferendo al lavoro che fanno per davvero<em>, </em>quello il cui scopo principale prevede di assassinare target politici cercando per quanto possibile di schivare il controspionaggio americano. La verità è che qualsiasi pericolosissima missione impallidisce, oggettivamente, di fronte all&#8217;aver a che fare tutti i giorni con una figlia preadolescente in fase ribelle o con un marito (cioè quello che ti è stato assegnato) che all&#8217;improvviso vuole fare il marito per davvero o con una moglie (quella che ti è stata assegnata) che si ostina a tenere il punto su ogni cosa.</p>
<p>Solo i più insensibili non capirebbero per quale motivo <strong>i due protagonisti si ostinino a fare gli agenti sottocopertura</strong>, nonostante ormai siano quasi più americani del vicino di casa che lavora nell&#8217;FBI e nonostante l&#8217;apporto dei compagni comunisti oltre cortina lasci non poco a desiderare: chi non affronterebbe ogni giorno l&#8217;inferno, pur di non dover affrontare quotidianamente la vita domestica di una normale famiglia americana?</p>
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		<title>Dall’idealismo di West Wing al cinismo di House of Cards: i corridoi della Casa bianca parlano anche di noi</title>
		<link>https://www.purplemae.it/2014/07/17/dallidealismo-di-west-wing-al-cinismo-di-house-of-cards-i-corridoi-della-casa-bianca-parlano-anche-di-noi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mae*]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jul 2014 10:14:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Left Wing]]></category>
		<category><![CDATA[Teledipendenze]]></category>
		<category><![CDATA[aaron sorkin]]></category>
		<category><![CDATA[serie tv]]></category>
		<category><![CDATA[west wing]]></category>
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					<description><![CDATA[C&#8217;è chi pensa che non sia un caso che dal giorno in cui il presidente Bartlet ha cominciato a far battere i nostri cuori siano passati ormai una quindicina di anni, e che adesso al suo posto ci sia invece uno come Underwood che pur di ottenere i voti che gli servivano ha fatto ben [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>C&#8217;è chi pensa che non sia un caso che dal giorno in cui il presidente Bartlet ha cominciato a far battere i nostri cuori siano passati ormai una quindicina di anni, e che adesso al suo posto ci sia invece uno come Underwood che pur di ottenere i voti che gli servivano ha fatto ben peggio che vendersi la nonna. Non perché all&#8217;epoca la politica fosse migliore, ma perché probabilmente siamo noi a essere cambiati. E forse è proprio la politica ad averci cambiato.</p></blockquote>
<p>Il resto, come sempre, nel <a href="http://www.leftwing.it/2014/06/09/american-apparatchik/">numero 3 di Left Wing</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come farsi odiare dalle amiche: Ethan Hawke, Julie Delpy e certi ideali tardo-adolescenziali</title>
		<link>https://www.purplemae.it/2014/02/25/come-farsi-odiare-dalle-amiche-ethan-hawke-julie-delpy-e-certi-ideali-tardo-adolescenziali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mae*]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Feb 2014 15:02:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Left Wing]]></category>
		<category><![CDATA[Teledipendenze]]></category>
		<category><![CDATA[serie tv]]></category>
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					<description><![CDATA[“Allora, questa macchina del tempo, come funziona? C’è bisogno che io sia nuda per farla funzionare?”. “Eh sì, è un vero problema, i vestiti non viaggiano nel continuum spazio-temporale”. Non è l’approccio di due ventenni al primo appuntamento. Avrebbe potuto esserlo, se solo fossimo in un altro decennio. È la scena con cui si conclude [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>“Allora, questa macchina del tempo, come funziona? C’è bisogno che io sia nuda per farla funzionare?”. “Eh sì, è un vero problema, i vestiti non viaggiano nel continuum spazio-temporale”. Non è l’approccio di due ventenni al primo appuntamento. Avrebbe potuto esserlo, se solo fossimo in un altro decennio. È la scena con cui si conclude <i>Prima di mezzanotte</i>, l’ultimo capitolo della trilogia di Richard Linklater.</p></blockquote>
<p>Il resto <a href="http://www.leftwing.it/2014/02/19/lideale-romantico-del-centrosinistra/">nel numero 2 di Left Wing</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Perché Lost è sempre stata una serie sulla fede</title>
		<link>https://www.purplemae.it/2013/11/07/perche-lost-e-sempre-stata-una-serie-sulla-fede/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mae*]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Nov 2013 14:12:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Left Wing]]></category>
		<category><![CDATA[Teledipendenze]]></category>
		<category><![CDATA[serie tv]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel numero 1 di Left Wing: La verità è che Lost è sempre stata in tutto e per tutto una serie sulla fede. Sulla fede dei suoi telespettatori, che hanno seguito senza un momento di esitazione ogni più assurdo sviluppo della trama, confidando di poter un giorno scoprire tutto l’inspiegabile. Sulla fede dei suoi personaggi, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel <a href="http://www.leftwing.it/2013/10/22/chiesa/">numero 1 di Left Wing</a>:</p>
<blockquote><p>La verità è che <i>Lost </i>è sempre stata in tutto e per tutto una serie sulla fede. Sulla fede dei suoi telespettatori, che hanno seguito senza un momento di esitazione ogni più assurdo sviluppo della trama, confidando di poter un giorno scoprire tutto l’inspiegabile. Sulla fede dei suoi personaggi, che venivano continuamente messi alla prova, di fronte a scelte che avrebbero determinato il loro destino. E sulla fede – ora lo possiamo dire – che era alla base dell’intero arco narrativo della serie. La fede era il mezzo e, in ultima analisi, era anche il fine ultimo. Ma questo non lo abbiamo scoperto veramente se non alla fine. E molti non l’hanno voluto credere neanche dopo.</p></blockquote>
<p>Il resto, come sempre, <a href="http://www.leftwing.it/2013/10/29/il-paradiso-dei-nerd/">qui</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Film per ragazzine e coscienza di classe</title>
		<link>https://www.purplemae.it/2013/10/07/film-per-ragazzine-e-coscienza-di-classe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mae*]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Oct 2013 14:26:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Left Wing]]></category>
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					<description><![CDATA[Il numero 0 di Left Wing di carta è uscito nel luglio scorso. Ora è online anche la parte che mi riguarda. C’è questa scena. Interno fabbrica: fumo, scintille, lamiere che si sovrappongono, operai al lavoro. L’inquadratura si stringe su uno di loro, una maschera da saldatore a proteggere il viso, e sulla maschera un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <a href="http://www.leftwing.it/2013/06/12/fabbrica/">numero 0 di Left Wing di carta</a> è uscito nel luglio scorso. Ora è online anche la parte che mi riguarda.</p>
<blockquote><p>C’è questa scena. Interno fabbrica: fumo, scintille, lamiere che si sovrappongono, operai al lavoro. L’inquadratura si stringe su uno di loro, una maschera da saldatore a proteggere il viso, e sulla maschera un nome: Alex. L’operaio si ferma, si toglie la maschera e ne escono una cascata di riccioli castani. Chiunque sia transitato per gli anni Ottanta anche solo per un secondo sa di cosa si tratta: è l’inizio di <i>Flashdance</i> e lei è Jennifer Beals. Basterebbe questo a spiegare come chiunque si sia formato in quegli anni non abbia potuto non introiettare il concetto fondamentale che va bene l’amore, i sogni di gloria e perfino il principe azzurro, ma prima di tutto, nella vita, c’è bisogno di un solido posto di lavoro.</p></blockquote>
<p>Il resto, come sempre, <a href="http://www.leftwing.it/2013/09/24/la-produzione-di-un-amore/">qui.</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>As I went out walking one fine summer morning</title>
		<link>https://www.purplemae.it/2013/06/13/as-i-went-out-walking-one-fine-summer-morning/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mae*]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jun 2013 20:24:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Left Wing]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8211; Ciao, disturbo? &#8211; Che succede? &#8211; Abbiamo pensato che fosse giusto che uno di noi ti chiamasse, in modo che tu potessi prenderlo a male parole personalmente. &#8211; Mi devo preoccupare? &#8211; Non so, fai tu. &#8211; Di che si tratta? &#8211; Ecco, ci sarebbe venuta un&#8217;idea&#8230; &#8211; Ho capito, mi siedo. E&#8217; cominciata [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>&#8211; Ciao, disturbo?<br />
&#8211; Che succede?<br />
&#8211; Abbiamo pensato che fosse giusto che uno di noi ti chiamasse, in modo che tu potessi prenderlo a male parole personalmente.<br />
&#8211; Mi devo preoccupare?<br />
&#8211; Non so, fai tu.<br />
&#8211; Di che si tratta?<br />
&#8211; Ecco, ci sarebbe venuta un&#8217;idea&#8230;<br />
&#8211; Ho capito, mi siedo.</p></blockquote>
<p>E&#8217; cominciata così, comincia sempre così per la verità. A dieci anni dalla sua nascita sul web, <a href="http://www.leftwing.it">Left Wing</a> diventa <a href="http://www.leftwing.it/che-pazzia/">anche di carta</a>. Perché a noi le cose se non sono difficili non ci piacciono. E per rispettare le tradizioni nel primo numero <a href="http://www.leftwing.it/ultimo-numero/">ci sono anche io</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>As time goes by</title>
		<link>https://www.purplemae.it/2013/06/07/as-time-goes-by/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mae*]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jun 2013 10:18:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Teledipendenze]]></category>
		<category><![CDATA[serie tv]]></category>
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					<description><![CDATA[Se in cima alla classifica delle migliori 101 serie tv c&#8217;è lui, Tony Soprano, non può che farci piacere: E&#8217; un po&#8217; come vedere svettare uno di casa. Uno che hai imparato a conoscere e ad amare nelle lunghe estati in cui andava in onda a orari da nottambuli, e solo i nottambuli &#8211; per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se in cima alla classifica delle <strong><a href="http://www.wga.org/content/default.aspx?id=4925">migliori 101 serie tv</a></strong> c&#8217;è lui, <strong>Tony Soprano</strong>, non può che farci piacere: E&#8217; un po&#8217; come vedere svettare uno di casa. Uno che hai imparato a conoscere e ad amare nelle lunghe estati in cui andava in onda a orari da nottambuli, e solo i nottambuli &#8211; per l&#8217;appunto &#8211; avevano il privilegio di vederlo. Erano tempi in cui <strong>James Gandolfini</strong> era un mito indiscusso e si voleva vederlo un po&#8217; dappertutto (anche come protagonista di Chorus Line, per dire), ché tanto si era certi avrebbe comunque fatto la sua porca figura.</p>
<p>Per il resto, come per ogni classifica si è d&#8217;accordo e non si è d&#8217;accordo per niente, ché in fondo le classifiche servono a questo: a dissentire profondamente. Ma a scorrerla fa un po&#8217; impressione: <strong>Mash, Seinfield, All in the family</strong>, che seguivi pur essendo troppo stupida o troppo giovane per apprezzarne veramente la bellezza. <strong>Mary Tyler Moore, Hill Street Blues, Cheers, Family Ties, Moonlight, L. A. Law</strong> che ti hanno iniziato all&#8217;ossessione. E poi tutti gli altri, nel periodo della fissazione e della consapevolezza: <strong>Twin Peaks, Star Trek, Friends, Fraiser, Roseanne, Northern Exposure, Sex and the City, House</strong>, e poi <strong>ER</strong> e naturalmente <strong>West Wing</strong>. Perché le classifiche servono anche a questo: a farti sentire gli anni.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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