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	<description>il weblog di Massimo Mantellini</description>
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		<title>Christopher Nolan in motocicletta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[massimo mantellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 13:31:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Christopher Nolan admits he’s never used email or owned a smartphone. pic.twitter.com/wHC3AZKTGT &#8212; 60 Minutes (@60Minutes) May 20, 2026 Il famoso regista dice che non usa lo smartphone e non usa la mail. L&#8217;intervistatore finge stupore e dichiara ammirazione e la questione potrebbe chiudersi qui con una rapidissima postilla che del resto Nolan parzialmente ammette: [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote class="twitter-tweet" data-media-max-width="560">
<p lang="en" dir="ltr">Christopher Nolan admits he’s never used email or owned a smartphone. <a href="https://t.co/wHC3AZKTGT">pic.twitter.com/wHC3AZKTGT</a></p>
<p>&mdash; 60 Minutes (@60Minutes) <a href="https://twitter.com/60Minutes/status/2057114122941055448?ref_src=twsrc%5Etfw">May 20, 2026</a></p></blockquote>
<p> <script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script><br />
<br clear="all"/><br />
Il famoso regista dice che non usa lo smartphone e non usa la mail. L&#8217;intervistatore finge stupore e dichiara ammirazione e la questione potrebbe chiudersi qui con una rapidissima postilla che del resto Nolan parzialmente ammette: oggi si può scegliere di non usare mail e smartphone in due sole condizioni del tutto opposte. Se si è (molto) indigenti e ai margini della società oppure, al contrario, se si è nella condizione di delegare simili incombenze a qualcuno che lo farà per te. Del resto leggere una mail sullo schermo di un computer o su un foglio di carta dopo che la segretaria te l&#8217;ha stampata non fa differenza. Almeno per quanto riguarda l&#8217;accettazione filosofica &#8211; diciamo così &#8211; del mezzo. Per la verità alcune piccole ne fa ma ora lasciamo stare.</p>
<p>Tuttavia quel breve spezzone è interessante indipendentemente da questo. </p>
<p>Il primo motivo per cui lo è è che quando viviamo un fastidio, qualcosa che incombe sulle nostre vite, ci attacchiamo a qualsiasi cosa che ci consenta di fantasmizzarlo. Quindi si può fare? sembra dire l&#8217;intervistatore e noi con lui, e anche se la risposta è palesemente &#8220;No, non si può fare&#8221;, simili schermaglie accendono comunque una speranza. Come quando ai tempi delle TV di Berlusconi gli intellettuali italiani si affrettavano a chiarire che loro la TV mica la guardavano. </p>
<p>Tornando a noi: &#8220;No, non si può fare&#8221;, la vita di tutti passa da un numero di cellulare e da una presenza digitale: dal 13enne su Twitch all&#8217;85enne al quale il medico ha appena mandato la ricetta per la farmacia via whatsapp. Possiamo tornare a come eravamo prima? No, nemmeno questo si può fare&#8221;. Nemmeno Christopher Nolan lo può fare, nemmeno da dentro Interstellar: anche a lui servirà, al minimo, qualcuno che da questo mondo faccia avanti e indietro col suo. </p>
<p>Il secondo motivo è che queste false speranze lasciano comunque un retrogusto di attivismo che avevamo dimenticato. L&#8217;idea che se simili fastidi non sarà possibile eliminarli potrà essere almeno possibile limitarne gli effetti. Per esempio utilizzandoli il meno possibile. L&#8217;attivismo anti-digitale dei piccoli gesti ha guadagnato negli anni tutto il mio rispetto e un po&#8217; della mia partecipazione. La strategia è delle più semplici: se non puoi vincerlo puoi almeno provare a ignorarlo. Il che funziona fino a quando scopri, per esempio, che il Comune in cui abiti ha deciso che la tua PEC (alla quale il tuo datore di lavoro ti ha obbligato dopo essere stato lui a sua volta obbligato da una legge dello Stato) è il tuo domicilio fisico e quindi che quella multa del 2021 di cui nulla sapevi è lì che ti aspetta felicemente raddoppiata in nome della tua nuova resistenza digitale. Ti sentirai Fenoglio ma alla fine aprirai lo stesso il portafogli pagando di tasca tua il tuo rifiuto digitale e, soprattutto, metterai un FWD alla tua odiata PEC perché incidenti del genere non ricapitino.</p>
<p>Ma al netto delle piccole disavventure che possono sempre capitare, la strada della riduzione è l&#8217;unica percorribile. Che poi, in realtà, nemmeno di riduzione si potrà parlare. La riduzione &#8211; come direbbe quello &#8211; è un vasto programma. Oggi una vittoria sull&#8217;invasione digitale sarebbe anche solo congelare l&#8217;esistente invece che essere travolti dall&#8217;onda sempre più ampia che ci riguarda tutti.</p>
<p>La verità è che Christopher Nolan è come tutti noi un uomo del suo tempo. La verità è anche che la favola mitologica del genio che in quanto tale vive per la sua arte in un mondo nel quale nulla esiste al di là delle sue intuizioni creative, è un luogo comune dei più banali ma anche dei più frequentati.</p>
<p>Ah ecco perché scrive film tanto affascinanti: perché non usa la mail! perché non telefona mai a nessuno!</p>
<p>Puttanate.<br />
<br clear="all"/><br />
<a href="https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-22-alle-15.01.58.png?ssl=1"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-22-alle-15.01.58.png?resize=600%2C336&#038;ssl=1" alt="" width="600" height="336" class="aligncenter size-large wp-image-47821" srcset="https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-22-alle-15.01.58.png?resize=600%2C336&amp;ssl=1 600w, https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-22-alle-15.01.58.png?resize=300%2C168&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-22-alle-15.01.58.png?resize=768%2C430&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-22-alle-15.01.58.png?resize=1536%2C859&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-22-alle-15.01.58.png?w=1698&amp;ssl=1 1698w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a><br />
<br clear="all"/><br />
Come ogni volta in questi casi la banalizzazione del bene rischia di scatenare istinti demoniaci, come per esempio scrivere moltissime mail o telefonare ad ogni numero della propria rubrica e non aderire a quel progetto di riduzione, a quella moratoria, che fino a 5 minuti fa ti pareva l&#8217;unica strada praticabile.</p>
<p>Un&#8217;altra ultima opzione, archiviabile nel folder &#8220;Sansone e i filistei&#8221; è fare finta che niente stia succedendo. Non sapere niente di niente ed essere felici di non saperlo. Sarete probabilmente i più fessi e, contemporaneamente, i più felici nella stanza. E quando vi chiederanno di Nolan risponderete:</p>
<p>Nolan? Nolan chi, quello dei caschi da moto?<br />
<br clear="all"/></p>
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		<title>Essere Glenn Gould</title>
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		<dc:creator><![CDATA[massimo mantellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 16:48:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Alla fine quello che ha funzionato veramente, ciò che il digitale ha offerto in abbondanza negli ultimi trent’anni e che ha incontrato l’interesse di tutti, è stata una promessa di sottrazione. Per un lungo periodo un simile effetto ha riguardato prevalentemente il tempo. Abbiamo sottratto tempo alle comunicazioni, eliminando l’intervallo incerto fra l’invio e la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-20-alle-18.39.22.png?ssl=1"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-20-alle-18.39.22.png?resize=600%2C440&#038;ssl=1" alt="" width="600" height="440" class="aligncenter size-large wp-image-47786" srcset="https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-20-alle-18.39.22.png?resize=600%2C440&amp;ssl=1 600w, https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-20-alle-18.39.22.png?resize=300%2C220&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-20-alle-18.39.22.png?resize=768%2C563&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-20-alle-18.39.22.png?w=1164&amp;ssl=1 1164w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a><br />
<br clear="all"/><br />
Alla fine quello che ha funzionato veramente, ciò che il digitale ha offerto in abbondanza negli ultimi trent’anni e che ha incontrato l’interesse di tutti, è stata una promessa di sottrazione. </p>
<p>Per un lungo periodo un simile effetto ha riguardato prevalentemente il tempo. Abbiamo sottratto tempo alle comunicazioni, eliminando l’intervallo incerto fra l’invio e la ricezione di una lettera, oppure quello che ritmava gli aggiornamenti informativi. Lo abbiamo fatto con legittima soddisfazione, senza che nessuno ce lo avesse imposto. Abbiamo ottimizzato il tempo che prima era tempo perso ed ora è guadagnato dentro una vorticosa inedita accelerazione. Era tempo <em>ritrovato</em> ma in un senso molto differente da quello di proustiana memoria. Siamo diventati veloci in tutto, ampiamente informati su tutto. Da un simile cambiamento sono sorti nuovi problemi, per esempio come reagire a impulsi tanto rapidi e cosa farcene di così tante informazioni in continuo aggiornamento, ma intanto quella sottrazione era fatta. Accettata e archiviata.</p>
<p>Poi abbiamo sottratto la fatica. La fatica fisica di fare le cose e la fatica psichica di essere costretti a pensare a lungo prima di prendere una decisione. Abbiamo sconfitto la fatica di dover uscire a fare la spesa (demandandola a qualcun altro più in basso nella catena del valore) o di dover sfilare in un corteo per dimostrare la nostra vicinanza a una causa. In molti casi, non tutti, abbiamo sottratto la fatica fisica di un lavoro che è cambiato sotto le nostre dita, diventando a volte migliore, a volte peggiore, ma quasi sempre meno dispendioso in termini di impegno e spostamenti.</p>
<p>L’ultima sottrazione, quella più interessante, almeno da un punto di vista strettamente antropologico, è correlata all’inizio del periodo florido delle IA. Quello attuale in cui ogni giorno il mercato offre nuove incredibili sottrazioni a portata di mano. La macchina non solo guiderà l’auto ma suonerà il pianoforte per noi, sottraendo 10 anni di studi ora non più indispensabili, investirà in borsa per noi, scriverà saggi e lettere per noi, sempre con buoni risultati. E mentre i diplomati al Conservatorio storceranno il naso nell’indifferenza generale, quelli che suonavano <em>Per Elisa</em> con due dita ululeranno di gioia per il nuovo brano appena composto arrangiato e mixato dalla IA per la modica cifra di 8 euro al mese. Quel brano porterà il loro nome e lo stesso accadrà per un saggio, un romanzo, un paper accademico, un quadro, un videogame, una app, un sito web. Manufatti ottimi, mediamente indistinguibili da quelli dell’epoca precedente, talvolta assai migliori. Ogni opera dell’ingegno vivrà di accelerazione (secondi per completarla al posto di mesi o anni) e sottrazione (il talento o le competenze necessarie per comporla). E una volta archiviate le critiche (sacrosante, coltissime, tutte uguali) che ogni volta sbocciano in questi casi, la grande maggioranza delle persone sarà semplicemente soddisfatta. Il mercato propone un prodotto, il consumatore lo apprezza e lo acquista in massa. Nel caso delle IA il prodotto coincide per la prima volta con l’essenza stessa del suo utilizzatore.</p>
<p>Il ruolo di sottrazione dei modelli economici per le masse non è ovviamente così democratico come potrebbe sembrare. Le piattaforme di rete hanno preparato con cura la propria offerta all’interno di un oligopolio già in parte formato e con un&#8217;ampia compiacenza del potere, ma tale offerta è risultata da subito affascinante. I motori di ricerca sono morti stecchiti nel momento in cui al posto di una lista infinita di link da esplorare uno a uno hanno offerto un riassunto accurato al millimetro di ciò che stavamo cercando. In quel caso si è trattato di una sottrazione nella quale, per esempio, Google ha mantenuto molte delle sue prerogative, a riprova del fatto che oggi, a differenza della internet dei primordi le rendite di posizione se ben gestite contano come contavano ai tempi dell’industria meccanica o di quella dei media.</p>
<p>Sottrai di qua e sottrai di là oggi la trasformazione digitale sembra avviata a descrivere perfettamente chi siamo e cosa vogliamo. Dove vogliamo andare e con chi ci piacerebbe farlo. E chi dipinge tutto questo come una iattura con dei colpevoli e dei suggeritori interessati, oppure solo come un effetto della lunga mano del potere, davvero manca il punto. Benché i risultati di una simile incursione antropologica non siano &#8211; per così dire &#8211; entusiasmanti, non esiste oggi miglior sintesi sulla natura umana di quello che è sotto i nostri occhi, di ciò che accade nel momento in cui a quel medesimo umano è stato benevolmente sottratto, ogni volta con la sua entusiastica partecipazione, prima il tempo di attesa fra un evento e l’altro, poi l’incertezza di scegliere fra un percorso o quello opposto, poi la fatica muscolare, poi l’esercizio pratico, la ripetizione e la costruzione di una sapienza individuale. Contro ogni attesa quell’umano, che a noi oggi sembra tanto derelitto, risulta invece abbastanza soddisfatto dei risultati di questo suo essere abitante del pianeta terra, del suo essere informato e rapidissimo, affrancato da vecchi impedimenti e autodeterminato come mai gli era accaduto in passato.</p>
<p>Non vede problemi l’umano ai tempi della AI, è semplicemente contento del suo essere qui ora, e attende solo che la prossima release del suo software preferito lo trasformi finalmente in Glenn Gould al modico costo di 8 euro.<br />
<br clear="all"/></p>
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		<title>Maledettiii</title>
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		<dc:creator><![CDATA[massimo mantellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 11:40:48 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-18-alle-13.32.41.png?ssl=1"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-18-alle-13.32.41.png?resize=600%2C276&#038;ssl=1" alt="" width="600" height="276" class="aligncenter size-large wp-image-47776" srcset="https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-18-alle-13.32.41.png?resize=600%2C276&amp;ssl=1 600w, https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-18-alle-13.32.41.png?resize=300%2C138&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-18-alle-13.32.41.png?resize=768%2C353&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-18-alle-13.32.41.png?resize=1536%2C706&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-18-alle-13.32.41.png?w=1792&amp;ssl=1 1792w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a><br />
<br clear="all"/><br />
Non ho più l&#8217;età né la voglia di applicarmi al solito inutile tiro al bersaglio contro la classe politica italiana ma confesso che l&#8217;amplissimo schieramento di Ministri, Senatori e notabili vari in geometrica parata nella tribuna d&#8217;onore del Foro Italico in occasione della finale degli Internazionali di Tennis qualche prurito me lo ha scatenato. È curioso che la Roma ladrona di bossiana memoria sia oggi egregiamente rappresentata anche da una ampia rappresentanza legista ma vabbè, anche questo è uno di quei temi che ormai hanno annoiato anche i paracarri. No, l&#8217;unica domanda che mi pare mantenga una sua dignità riguardo a una vicenda simile, senza scadere nell&#8217;insulto e nell&#8217;usuale agiografia di una città modellata da decenni attorno ad un potere per definizione cafone e arrembante, riguarda una questione semplice: perché ospitare in tribuna d&#8217;onore una cosi ampia schiera di ministri e parlamentari (solo negli ultimi giorni ho visto Giorgetti, Nordio, Urso, Tajani, Salvini, Renzi, Calderone e chissà quanti altri). A che titolo?<br />
<br clear="all"/><br />
<a href="https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-18-alle-13.37.28-scaled.png?ssl=1"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-18-alle-13.37.28.png?resize=600%2C232&#038;ssl=1" alt="" width="600" height="232" class="aligncenter size-large wp-image-47779" srcset="https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-18-alle-13.37.28-scaled.png?resize=600%2C232&amp;ssl=1 600w, https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-18-alle-13.37.28-scaled.png?resize=300%2C116&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-18-alle-13.37.28-scaled.png?resize=768%2C297&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-18-alle-13.37.28-scaled.png?resize=1536%2C594&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-18-alle-13.37.28-scaled.png?resize=2048%2C792&amp;ssl=1 2048w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a><br />
<br clear="all"/></p>
<p>L&#8217;unica spiegazione possibile sarebbe quella della rappresentanza: il politico in completo blu sugli spalti va lì in rappresentanza dello Stato e, al limite, degli elettori che lo hanno portato a Roma. Però ieri a Roma gli italiani erano già ampiamente rappresentati da Sergio Mattarella e, volendo, dal Ministro dello Sport Abodi. E tutti gli altri? Una volta che la politica ha assolto il proprio gravoso dovere di rappresentanza, gli altri, quelli &#8211; diciamo &#8211; in esubero, perché da appassionati di tennis non si sono comprati (o fatti regalare) un biglietto in una tribuna qualsiasi? Come forse sarebbe accaduto in Paesi che hanno un senso della politica meno drammatico del nostro? Quello che la politica davvero non comprende (o che forse comprende senza esserne troppo interessata) è che il proprio sfilare in ghingheri davanti al popolo peggiora e ridicolizza la propria reputazione invece che accentuarne il prestigio e l&#8217;autorevolezza. Si espongono al pubblico e si fanno detestare e poi vanno a casa soddisfatti di aver fatto il proprio dovere che qualche volta, fra mille ansie e preoccupazioni, ha anche qualche risvolto piacevole.<br />
<br clear="all"/></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Fascisti su Twitter</title>
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		<dc:creator><![CDATA[massimo mantellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2026 07:44:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ieri pomeriggio, subito dopo le prime notizie sulla tentata strage a Modena, per una sorta di riflesso automatico, ho avuto la cattiva idea di aprire X. Ora io conosco bene X, ne ho osservato la parabola discendente da quando si chiamava Twitter ed era un eccellente ambito di informazioni istantanee, soprattutto nel momento in cui [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri pomeriggio, subito dopo le prime notizie sulla tentata strage a Modena, per una sorta di riflesso automatico, ho avuto la cattiva idea di aprire X. Ora io conosco bene X, ne ho osservato la parabola discendente da quando si chiamava Twitter ed era un eccellente ambito di informazioni istantanee, soprattutto nel momento in cui gl eventi (terremoti, incidenti, attentati) stavano accadendo. Così ieri pomeriggio mi sono trovato davanti, senza aver fatto alcuna ricerca o seguito alcun tag, ad un flusso ininterrotto di falsità e invenzioni sulle dimensioni e le ragioni di quella tragedia appena successa a Modena. È come se in casi del genere l&#8217;algoritmo di Musk si accendesse all&#8217;improvviso per massimizzare l&#8217;impatto disinformativo abbandonando ogni mimetismo. Una massa informe di bot e cretini in carne e ossa, in una proporzione difficilmente distinguibile, raccontava su X la solita storiella elementare dello straniero che attaccava l&#8217;Italia, in tutte le variazioni del tema già note, compresa quella sulle colpe della sinistra che ha consentito tutto questo. Il fiato corto di una macchina del genere è noto, così come la sua marginalità nel creare un&#8217;opinione, ma solo in occasione di eventi del genere appare trasparente un disegno che di solito rimane in qualche maniera nascosto sullo sfondo. Quello di uno strumento reazionario, spazzatura fascista, dagli effetti magari modesti, travestita da informazione, ma comunque impossibile da fermare.<br />
<br clear="all"/></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Finanziare il lavoro culturale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[massimo mantellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 07:13:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Chiara Portesine su FB: Tra un mese finirà il mio sussidio di disoccupazione ed è tempo di bilanci – come mi ha ricordato Antonio Del Castello qualche mese fa, raccontando e contando le ore della sua docenza a contratto. In questi dodici mesi sono stata una disoccupata molto occupata: ho partecipato a quindici convegni (inclusi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Chiara Portesine su <a href="https://www.facebook.com/chiara.portesine/posts/pfbid0krPzuaEsRV42afhPVprVp6s9pZHaVHLjoE6eEXdq7BPwfpSKDhdGSAZyZm3JX8eMl?__cft__[0]=AZZeObQP0eFssZXWojWzF0FLG427Zqoy43qx0KYHpo8dIU3vKjcLwWFHCT1VpxdwHyYmq7_npvXj04NZkOw8ZNwGGD8CQJpVRT02WuTUOhqKa7X1htfYeSEq6V8XWS0QDdM&#038;__tn__=%2CO%2CP-R">FB</a>:</p>
<p><br clear="all"/></p>
<blockquote><p>Tra un mese finirà il mio sussidio di disoccupazione ed è tempo di bilanci – come mi ha ricordato Antonio Del Castello qualche mese fa, raccontando e contando le ore della sua docenza a contratto. In questi dodici mesi sono stata una disoccupata molto occupata: ho partecipato a quindici convegni (inclusi i seminari dottorali) e a sedici presentazioni di libri miei o altrui. Ho consegnato quattro contributi per atti di convegno, sei articoli, dieci recensioni e cinque schede di catalogo. Ho anche lavorato a una mostra di Corrado Costa, che inaugureremo l’anno prossimo, e curato due libri (per i quali sono andata in archivio, ho trascritto i testi e ho realizzato una postfazione critica). Ho scritto un progetto europeo ERC che, anche se non è stato finanziato, ha richiesto mesi di tempo per elaborare una proposta, un budget e uno schema di lavoro che coordinasse idealmente un gruppo di ricerca per cinque anni. Per pagare l’affitto, ho dovuto accettare un numero più alto di committenze pagate e prestazioni occasionali, che hanno disperso le mie energie e la mia concentrazione.<br />
Oltre al lavoro culturale, ho partecipato a qualsiasi concorso fosse stato bandito, dall’incarico post-doc al posto da professore associato. Quella burocrazia è stata un altro lavoro: la piattaforma  cambia spesso e, anche quando rimane la stessa, cambiano le modalità di caricamento e i documenti da presentare. Spesso è richiesto un progetto da scrivere, a volte libero e a volte vincolato a un finanziamento esistente.<br />
Nei ritagli di tempo, continuo a scrivere un libro sulla rappresentazione del tumore femminile tra letteratura, fotografia e cinema. Un libro che, nonostante tutto, voglio finire, anche perché potrebbe essere l’ultimo della mia vita accademica.<br />
Lavoro tutti i giorni, da quando aprono i portoni della biblioteca; ho imparato dai miei genitori la disciplina del lavoro e per me la cultura è sempre stata un mestiere. Tendenzialmente, questo lavoro viene apprezzato dalla comunità accademica: i colleghi mi stimano, i convegni vanno bene, i complimenti sono molto enfatici e calorosi. Per molti è scontato che “entrerò” in università, devo soltanto avere pazienza. Dopo questi dodici mesi, è giusto dire che la pazienza è un privilegio. Chi riuscirà a superare questa fase di definanziamento e aspettare un momento più tranquillo sarà, in parte, chi se lo merita e, più spesso, chi può permettersi di aspettare. Per noi che siamo nati da famiglie proletarie, in cui già l’accesso all’università è stato una vittoria e un’ascesa sociale, questa pazienza non è una scelta. Non siamo impazienti, non vogliamo fare carriera a tutti i costi: semplicemente, abbiamo bisogno di un lavoro retribuito per continuare a impegnarci. Chi dice «vai a scuola per un po’» non conosce, evidentemente, i nuovi sistemi del reclutamento scolastico: i costi per abilitarsi, il tempo, la fatica e l’umiliazione di quel percorso. Chi suggerisce di cercare altrove, dimentica che l’estero non è il Bengodi: spesso anche lì i tagli alla cultura e all’università hanno generato un precariato sistemico e una diminuzione di borse, contratti e posti di lavoro. Più in generale, non per tutte le persone di 35-40 anni l’estero è un’opzione praticabile: chi ha una famiglia o vuole averla, chi ha genitori che iniziano a invecchiare, chi non vuole rinunciare alla sua rete di cura per la carriera. Dunque, che fare? Collettivamente, dopo quasi due anni di Assemblee Precarie sappiamo cosa chiedere: un governo che finanzi la ricerca. I finanziamenti sono l’unico modo per uscire dalla crisi, l’unica soluzione per non condannare due o tre generazioni di studiosi a scegliere se ipotecare la casa (chi ne ha una di proprietà, ovviamente) o cambiare lavoro per sempre. Se non interveniamo adesso, l’università del futuro sarà questa: una batteria di telematiche private e un’università apparentemente pubblica ma in cui potranno iscriversi soltanto studenti facoltosi per andare a lezione da ricercatori altrettanto privilegiati. Se non vogliamo questo futuro, è il momento che tutti intervengano. Soprattutto chi, nell’università, occupa una posizione di potere: noi precari non abbiamo più voce. L’abbiamo persa in questi due anni di proteste ma, soprattutto, il fiato ci serve per sopravvivere.</p></blockquote>
<p><br clear="all"/></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Tecniche di occupazione</title>
		<link>https://www.mantellini.it/2026/05/14/tecniche-di-occupazione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[massimo mantellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 15:20:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Timostene su Twitter: Caterpillar Da settembre ho smesso di ascoltare la radio in macchina, tornando a casa dal lavoro. Per più di vent’anni era sintonizzata su Raidue, su Caterpillar. Una trasmissione intelligente, politica nel senso vero, orientata a una certa idea di sinistra sociale ma mai militante, mai urlata. Ti apriva la mente mentre eri [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Timostene su <a href="https://x.com/SandroRossi_x/status/2054933441318141975">Twitter</a>:</p>
<blockquote><p>Caterpillar</p>
<p>Da settembre ho smesso di ascoltare la radio in macchina, tornando a casa dal lavoro. Per più di vent’anni era sintonizzata su Raidue, su Caterpillar. Una trasmissione intelligente, politica nel senso vero, orientata a una certa idea di sinistra sociale ma mai militante, mai urlata. Ti apriva la mente mentre eri fermo in coda, e quando arrivavi a casa eri un po’ meno stanco di quando eri salito in macchina.</p>
<p>Poi è arrivato settembre. Caterpillar non l’hanno cancellata, sia chiaro. L’hanno spostata dalle sei del pomeriggio a quasi le otto di sera, in un orario in cui chi lavora non la sente più. E nella fascia buona, quella del rientro, ci hanno messo tre ragazzotti urlanti più la Belen, che sparano cazzate che manco al bar dopo tre birre, con la stessa Belen che in quanto a concetti si esprime più o meno come una capra tibetana.</p>
<p>Perché è così che funziona questa destra al governo: non censura, occupa. Riempie ogni spazio, anche quelli piccoli, anche un’ora di radio del tardo pomeriggio, perché evidentemente persino quell’ora dava fastidio. Una trasmissione che parlava di ambiente, di diritti, di lavoro, nell’orario in cui la gente torna a casa dal lavoro vero. Troppo. Meglio rumore al posto del pensiero.</p>
<p>Massimo Cirri e Sara Zambotti, con tutti quelli che in trent’anni si sono avvicendati al microfono di Caterpillar, sono finiti dopo cena, quando la macchina è già parcheggiata. Io intanto ho spento la radio. Vent’anni di abitudine, finiti così. Ascolto musica, che almeno non finge di essere servizio pubblico.</p></blockquote>
<p><br clear="all"/></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>L’arte di rovinare i libri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[massimo mantellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 16:10:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sto leggendo questo romanzo che è stato qualche anno fa un grande successo editoriale. Sono a pagina 80 e non ho idea se mi piacerà oppure no. Ne scrivo perché una delle ragioni per cui l&#8217;ho comprato è che è un libro di Sellerio di oltre mille pagine. Mi piacciono i libri di Sellerio, mi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-13-alle-17.50.44.png?ssl=1"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-13-alle-17.50.44.png?resize=481%2C600&#038;ssl=1" alt="" width="481" height="600" class="aligncenter size-large wp-image-47754" srcset="https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-13-alle-17.50.44.png?resize=481%2C600&amp;ssl=1 481w, https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-13-alle-17.50.44.png?resize=241%2C300&amp;ssl=1 241w, https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-13-alle-17.50.44.png?resize=768%2C957&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-13-alle-17.50.44.png?resize=1233%2C1536&amp;ssl=1 1233w, https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-13-alle-17.50.44.png?w=1308&amp;ssl=1 1308w" sizes="auto, (max-width: 481px) 100vw, 481px" /></a><br />
<br clear="all"/><br />
Sto leggendo questo romanzo che è stato qualche anno fa un grande successo editoriale. Sono a pagina 80 e non ho idea se mi piacerà oppure no. Ne scrivo perché una delle ragioni per cui l&#8217;ho comprato è che è un libro di Sellerio di oltre mille pagine. Mi piacciono i libri di Sellerio, mi sono sempre piaciuti in generale e mi piacciono ancora di più quando sono spessi. In particolare mi piacciono perché la copertina blu, la bellissima esile copertina blu in cartoncino dei libri grossi di Sellerio, mentre li leggi, un po&#8217; alla volta, si rovina. Si rovina comunque, anche se tu sei cauto e i libri che leggi sei abituato a trattarli bene. </p>
<p>Sembrano fatti apposta per rovinarsi i libri di Sellerio, per mostrarti il tempo che hai dedicato a leggerli. Spesso ho pensato (probabilmente sbagliandomi di molto) che una simile fragilità sia intenzionale, che quei bordi che si increspano e che da blu, un po&#8217; alla volta, diventano bianchi, siano una scelta. In ogni caso quel libro cambierà sotto le tue mani, ogni volta che lo sfogli e tutte le volte che lo appoggi, e così facendo diventerà parte di te. Che è poi quello che i buoni libri fanno di solito ma in una maniera di solito differente.<br />
<br clear="all"/></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Garlasco: esperti in campo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[massimo mantellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 08:15:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quando vedi pubblicata su tutti i giornali un&#8217;immagine della ricostruzione tridimensionale dell&#8217;omicidio di Garlasco che sembra prelevata direttamente dagli anni 90 e da una versione craccata di Windows 95 e ti viene qualche leggerissimo dubbio sulle competenze degli esperti.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-12-alle-09.24.37.png?ssl=1"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-12-alle-09.24.37.png?resize=600%2C333&#038;ssl=1" alt="" width="600" height="333" class="aligncenter size-large wp-image-47746" srcset="https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-12-alle-09.24.37.png?resize=600%2C333&amp;ssl=1 600w, https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-12-alle-09.24.37.png?resize=300%2C167&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-12-alle-09.24.37.png?resize=768%2C426&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-12-alle-09.24.37.png?resize=1536%2C853&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-12-alle-09.24.37.png?w=1556&amp;ssl=1 1556w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a><br />
<br clear="all"/><br />
Quando vedi pubblicata su tutti i giornali un&#8217;immagine della ricostruzione tridimensionale dell&#8217;omicidio di Garlasco che sembra prelevata direttamente dagli anni 90 e da una versione craccata di Windows 95 e ti viene qualche leggerissimo dubbio sulle competenze degli esperti.<br />
<br clear="all"/></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Inquinatori ed inquinati</title>
		<link>https://www.mantellini.it/2026/05/10/inquinatori-ed-inquinati/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[massimo mantellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 07:53:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[Leggo su Charlie che Roberto Saviano, Michele Serra, Filippo Facci, altri di sicuro si aggiungeranno nei prossimi giorni, si sono scagliati contro la garlaschizzazione in atto. La centralità persistente del caso Garlasco nelle prime pagine di ogni media è in effetti un segnale forte e chiaro dello stato del giornalismo italiano e di quali siano [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Leggo su Charlie che Roberto Saviano, Michele Serra, Filippo Facci, altri di sicuro si aggiungeranno nei prossimi giorni, si sono scagliati contro la <em>garlaschizzazione</em> in atto. La centralità persistente del caso Garlasco nelle prime pagine di ogni media è in effetti un segnale forte e chiaro dello stato del giornalismo italiano e di quali siano le sue priorità. Tralasciano però, le grandi firme, anima etica della nazione, il particolare che tale sacrosanto diritto di critica viene ospitato sugli stessi quotidiani in cui Garlasco impera. A qualcuno questo potrà sembrare un segno di luminoso pluralismo informativo (oltre che uno scarto rispetto alla linea editoriale che solo certe firme importanti possono permettersi), a qualcun altro una maniera usuale e molto italiana di dire &#8220;io sono io&#8221; senza subirne conseguenze. L&#8217;unico dato di realtà, senza voler fare la morale a nessuno, e che poi ognuno decida come meglio ritiene, è che mai una volta i moralizzatori della società italiana decidono di farlo rompendo i legami con coloro i quali quella stessa società inquinano.<br />
<br clear="all"/></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>L’uomo nell’alto castello</title>
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		<dc:creator><![CDATA[massimo mantellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2026 08:23:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Uno degli acronimi maggiormente utilizzati negli ultimi tempi è LLM. Già il solo fatto di citare una simile sigla è un segno inequivocabile della propria frizzante aderenza al presente. Oggi ho incrociato LLM nella sua spettacolare (e forse ironica) traduzione italiana &#8220;Largo Linguaggio Modello&#8221;, che se potessi essere io a indirizzare i destini del mondo, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Uno degli acronimi maggiormente utilizzati negli ultimi tempi è LLM. Già il solo fatto di citare una simile sigla è un segno inequivocabile della propria frizzante aderenza al presente. Oggi ho incrociato LLM nella sua spettacolare (e forse ironica) traduzione italiana &#8220;Largo Linguaggio Modello&#8221;, che se potessi essere io a indirizzare i destini del mondo, o almeno quelli della lingua italiana, adotterei immediatamente. Ma anche quella più grammaticalmente corretta &#8220;Modello di largo linguaggio&#8221; suona comunque parecchio Philip Dick. Ed è giusto così.<br />
<br clear="all"/></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Cara democrazia</title>
		<link>https://www.mantellini.it/2026/05/07/cara-democrazia-2/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[massimo mantellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 17:43:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[Le democrazie hanno, dentro loro stesse, alcune superbie. Sono superbie strutturali, fanno parte dell&#8217;idea stessa di democrazia, un&#8217;idea, quella di democrazia, che non è possibile prendere e adottare solo in parte. Una di queste, oggi una delle più importanti, riguarda la disinformazione. Cosa succede nel momento in cui alcuni apparati comunicativi, talvolta in forma di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le democrazie hanno, dentro loro stesse, alcune superbie. Sono superbie strutturali, fanno parte dell&#8217;idea stessa di democrazia, un&#8217;idea, quella di democrazia, che non è possibile prendere e adottare solo in parte. </p>
<p>Una di queste, oggi una delle più importanti, riguarda la disinformazione. Cosa succede nel momento in cui alcuni apparati comunicativi, talvolta in forma di giornali, altre volte in forma di programmi TV, altre volte ancora in forma di singoli personaggi noti che saltellano di qua e di là, altre ancora in forma di piattaforme digitali, hanno come scopo principale, quando non unico, di disinformare i cittadini? La democrazia in quei casi ti risponde: nulla. Il disinformatore seriale in democrazia ha diritto di parola come chiunque altro. Non sempre ma quasi sempre. Diciamo che disinformare aggirando i pochi limiti che la democrazia si è data sarà molto semplice.</p>
<p>Ma cosa succede nel momento in cui i disinformatori da piccoli gruppi marginali diventano alcuni fra i soggetti emettitori principali del Paese? Cosa può fare, come può rispondere la democrazia in tali situazioni di cronica ripetuta quotidiana lesione intenzionale dei fatti e della verità? Tenendo presenti tutti i limiti formali che fatti e verità hanno da sempre.</p>
<p>La risposta della democrazia è: con l&#8217;educazione dei cittadini. Con il coltivare fin da piccoli una certa aurea idea di personale responsabilità e di amore per la conoscenza. Con una società che dia spazio e ascolto ai migliori e ai più colti, ai più sensibili e ai più autentici.</p>
<p>Le contromisure, bellissime e stimabili, delle democrazie nei confronti dei disinformatori sono la ragione stessa del suo progressivo indebolimento. Lo sanno tutti, i disinformatori per primi, anche molti cittadini lo sanno, l&#8217;unica che sembra non preoccuparsene è la democrazia.<br />
<br clear="all"/></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Storia di un’amicizia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[massimo mantellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 21:11:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Qualche anno fa ero a pranzo a Torino al Circolo dei Lettori. Che, per chi non lo conosce, è una sorta di trionfo sabaudo della letteratura e di tutto quello che ci ruota intorno. Ero con Alessandra, poi c’era la nostra amica Valeria, l’unica che essendo francese e come tale splendidamente a suo agio ovunque, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche anno fa ero a pranzo a Torino al Circolo dei Lettori. Che, per chi non lo conosce, è una sorta di trionfo sabaudo della letteratura e di tutto quello che ci ruota intorno. Ero con Alessandra, poi c’era la nostra amica Valeria, l’unica che essendo francese e come tale splendidamente a suo agio ovunque, durante il pranzo poteva chiedere al cameriere “un whisky grazie” senza apparire fuori luogo. Poi al nostro tavolo c’era Emanuele Trevi con il quale nel pomeriggio dovevamo parlare dei nostri libri, c’era Isabella, forse Andrea, e qualche altra persona che ora non ricordo. Infine, nella parte più isolata della lunga tavolata c’era un signore vestito in maniera un po’ particolare, un po’ sgualcito, con la faccia di uno che forse era annoiato o che forse pensava alle sue cose. Era Ermanno Cavazzoni. Ha scambiato qualche parola con mia moglie Alessandra, che è la donna più sociale che io conosca, e per il resto se ne è rimasto zitto tutto il tempo.</p>
<p>Io a quei tempi di Cavazzoni conoscevo e ammiravo solo due cose, anche se entrambe, come mi capita spesso per non dire sempre, me le ricordavo vagamente: ricordavo qualcosa che aveva scritto su Raffaello Baldini e ricordavo qualcosa che aveva a che fare con un bellissimo documentario su Luigi Ghirri che avevo visto su Youtube e che – maledetto il mondo – ora non trovo più. Lo avranno tolto, come tutte le cose belle che a volte per sbaglio si trovavano da quelle parti.</p>
<p>Però io a differenza di Alessandra sono un coglione, e sono anche timido, di quella timidezza inutile che hanno i coglioni, e quindi quel giorno a Cavazzoni non dissi una parola.<br />
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<a href="https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-04-alle-22.54.03.png?ssl=1"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-04-alle-22.54.03.png?resize=196%2C300&#038;ssl=1" alt="" width="196" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-47707" srcset="https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-04-alle-22.54.03.png?resize=196%2C300&amp;ssl=1 196w, https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-04-alle-22.54.03.png?resize=392%2C600&amp;ssl=1 392w, https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-04-alle-22.54.03.png?w=742&amp;ssl=1 742w" sizes="auto, (max-width: 196px) 100vw, 196px" /></a><br />
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Tutto questo per dire che in questi giorni ho letto “<a href="https://www.quodlibet.it/libro/9788822924896">Storia di un’amicizia</a>” che è il libro che Cavazzoni ha dedicato alla sua amicizia con Gianni Celati.</p>
<p>Un inciso. Io non capisco come mai in rete le cose brutte e inutili sopravvivono per sempre, intonse e inscalfibili, mentre le piccole meraviglie scompaiono tanto in fretta. Sempre su YT qualche anno fa avevo visto Mondonuovo, il bellissimo documentario che Davide Ferrario aveva <a href="https://www.youtube.com/watch?v=HFsIecns3Es">dedicato</a> proprio a Gianni Celati. Qualche amanuense digitale aveva probabilmente pensato bene di condividerlo e oggi non ce n’è più traccia. Amanuense, in questo e in molti altri casi, è un termine appropriato: il documentario in questione non è disponibile – io almeno non l’ho trovato – su nessuna piattaforma, avrei comprato il DVD ma anche quello non si trova. In rete le cose belle scompaiono, per una ragione o per un’altra, e se domandi di pagare per averle indietro nemmeno in quel caso è possibile. Lo schifo invece è gratis e resta per sempre.</p>
<p>Il lavoro di Cavazzoni poi, negli anni successivi a quel pranzo, l’ho incrociato sempre più spesso. Non c’è mai un ordine giusto nelle cose. E con lui ho incrociato una sorta di piccolo gruppo di scrittori emiliani molto attivi, e anche molto poco considerati anche nel loro periodo di massimo fulgore qualche decennio fa, che va dai più noti, Gianni Celati allora e Paolo Nori oggi, a quelli meno noti come Ugo Cornia e Daniele Benati, alcuni morti giovani come Maurizio Salabelle  e ovviamente Ermanno Cavazzoni. Gente brava, che ha fatto della loro marginalità una sorta di orgoglioso tratto distintivo. Ai margini dell’Università, spesso da loro stessi molto criticata, ai margini dei salotti buoni della cultura italiana, impegnati a pubblicare riviste improbabili come “Il semplice” di cui nessuno o quasi ha mai sentito parlare, portatori di un’idea di letteratura davvero differente rispetto a quella canonica. Un gruppo molto coeso al quale va aggiunto Luigi Ghirri, loro amico rapidamente assunto a grande nume tutelare della fotografia italiana non prima di essere prematuramente morto pure lui.</p>
<p>Un gruppo di persone che spesso ha scritto piccoli libri molto importanti che non hanno mai venduto molto e che forse ha rappresentato, a un certo punto verso la fine del secolo scorso, un importante e misconosciuto circolo culturale italiano. Un circolo emiliano, pieno di ironia, incazzature rapidamente sbollite e understament, tutta gente autonoma, fuori dal sistema. Ai margini di qualsiasi tavolata.</p>
<p>Qualche mese fa avevo per caso incrociato sempre su YT questa conferenza di Cavazzoni nella quale – insieme a molte altre cose &#8211; anticipa alcune parti delle cose contenute nel libro. Dura due ore: due ore impossibili da non amare.</p>
<p><iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/NHx_LcJVsI8?si=-kl-uMv30t1uhkb3" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p><br clear="all"/></p>
<p>Mentre leggevo i romanzi di Maurizio Salabelle mi si era presentato davanti ciò che Cavazzoni aveva <a href="https://www.paolonori.it/maurizio-salabelle/">scritto</a> di lui e lo avevo trovato perfetto.</p>
<p>Ora c’è questo libro che è, a tutti gli effetti come recita anche il titolo, il racconto di un’amicizia, una storia molto bella, onesta e dolorosa in cui Gianni Celati e in generale tutta la piccola rete emiliana di scrittori che si erano raccolti attorno al suo lavoro ne esce come una cosa sola. <a href="https://www.quodlibet.it/libro/9788822924896">Storia di un’amicizia</a> è molte cose assieme: una biografia di Celati scritta dal suo più intimo amico, un racconto sulla letteratura scritto da uno scrittore molto particolare, una meditazione inevitabile sul tempo che passa. Ma è anche un libro pieno di aneddoti comici, talmente ben scritti che l’amanuense che è in me ha deciso di sfidare le leggi del copyright e nonostante la lunghezza uno di questi ha deciso di metterlo qui. Spero che Cavazzoni mi perdoni.<br />
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<blockquote><p>“Abbiamo cenato in un ristorante, Osteria del Carbone si chiamava, in via del Carbone, adesso non c’è più, e forse è perché aveva pochi clienti. Infatti c’eravamo solo noi tre in questa grande sala, io Celati e Daniele Benati, era anche presto per l’ora di cena. E io e Celati parlavamo di questioni linguistiche, o qualcosa del genere, forse di Wittgenstein che lui apprezzava molto e diceva che l’aveva letto e riletto, e aveva imparato tanto, e tanto non aveva capito. Daniele Benati era scettico, ascoltava e si limitava a intervenire con mezze frasi di dubbio, ma nell’insieme, durante quel tipico lasso di tempo vuoto in cui si aspetta la cena, ci perdevamo in discorsi molto astratti e difficili.<br />
Quando inaspettatamente è entrata nella sala una donna bellissima, elegante, da sola, come quando arriva Angelica alla corte di Carlo Magno, e i paladini si agitano, le son tutti intorno, tutti già innamorati e in subbuglio. Noi invece a differenza dei paladini ci siamo azzittiti. Lei si è guardata intorno, con un’aria morbida e naturale, c’era tanto spazio, ma è venuta a sedersi nel tavolo di fianco al nostro, ha detto buonasera con un sorriso gentile e arioso. Noi, buonasera, più o meno in coro, con quella mezza voce che hanno anche i polli. Dopo di che nessuno di noi riusciva più a parlare. Perché i discorsi di prima su Wittgenstein e sulle regole della grammatica ci sembravano di colpo superati, come cose che non valevano più nulla; e continuare a parlarne poteva anche sembrare un segni di disprezzo nei suoi confronti, di lei, che non ci ignorava, e non la si poteva mettere al corrente delle idee che aveva tratto Celati da Wittgenstein, o di cose di tale fatta che forse la signorina non era abbastanza addentro o non era abbastanza interessata, stessa cosa se fossimo stati tre che parlavano accanitamente di calcio o di formula uno o qualunque altra questione di tifoseria, e intanto non si accorgono che il mondo, la vita, la fatalità, forse la felicità è lì vicino in tutto il suo fascino che si potrebbe stare incantati ad ammirare. E nello stesso tempo restare lì come tre salami a mangiare, pensavamo in contemporanea (come in contemporanea pensano i polli in batteria) che lei si sarà chiesta: ma che bella e divertente compagnia che si fanno questi tre! Soprattutto perché aspettavamo ancora di incominciare, e quindi nemmeno potevamo far vedere di essere occupati a masticare. Lei era, come si dice, perfetta, né troppo giovane né troppo matura, col viso pulito e lustro, e dei bei capelli scuri e ben acconciati, che dovevano essere morbidi al tatto e svolazzanti se ci fosse stato del vento o un ventilatore, e poi non superba, che avrebbe potuto permetterselo, e poi s’era seduta vicina dopo averci dato un’occhiata e averci probabilmente giudicati una compagnia non volgare e magari anche dilettevole da chiacchierarci. A ognuno gli girava il cervello in pensieri perturbati e veloci, lontani da Wittgenstein e da questioni teoriche, anche Celati che era il più turbato e caduto in una specie di malcontento di sé, lo si capiva dalla faccia increspata.<br />
Forse tutti e tre di colpo ci odiavamo; per il fatto che eravamo assieme, testimoni uno dell’altro, della magra figura e dell’effetto inibitivo reciproco. Per cui stavamo anche per arrossire come imberbi pollastri alle prime armi.<br />
È stata lei che ci ha rivolto il discorso molto naturalmente e abbiamo saputo che era rappresentante di una ditta di cosmetici e passava da una città all’altra e da una profumeria all’altra per prendere le prenotazioni. E tutti e tre abbiamo sentito che a lei andava di parlare, che si era fermata per una notte lì in città dove non conosceva nessuno e le avrebbe fatto piacere conversare, bere magari qualcosa assieme, un vinello frizzante, con tutti e tre, e che la invitassimo al nostro tavolo. E di cos’è che parlavate? Ha chiesto. Di niente, di niente, ci siamo affrettati subito a dire, come se avessimo vergona a confessarlo, che parlavamo di Wittgenstein, quasi che Wittgenstein fosse uguale a una di quelle porcate maschili che si fa più bella figura a non rivelare. E non l’abbiamo invitata al nostra tavolo, anzi, dopo che lei ci aveva dato le sue informazioni in modo semplice e naturale, per via anche che era così bella ed era un piacere sentire la sua voce, siamo caduti in un nuovo mutismo, con molta ostilità fra di noi, dato che a quel punto ogni discorso fra noi era già svalutato in anticipo, perché l’avremmo sentito come un riempitivo, falso, come tre in ascensore che non si conoscono e ogni parola sarebbe di convenienza, mentre quella bellissima donna stava lì come la vita che scappa di mano e continuava di minuto in minuto sempre più in fretta a scappare.</p></blockquote>
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		<title>Il sacro lavoro parlamentare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[massimo mantellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 14:18:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho letto questo ottimo articolo di Tiziana Metitieri sullo stato dell&#8217;arte delle proposte parlamentari italiane per vietare i social ai minori. Dice in fondo alcune cose che tutti sappiamo bene. Che quei tentativi legislativi italiani sono raffazzonati e malfatti e che quelle proposte di leggi si affollano (in Parlamento in questo momento al riguardo ce [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto questo ottimo <a href="https://www.facebook.com/tiziana.metitieri/posts/pfbid02pG4VeoEiDyetDxStwLmzpqgXMGcqM7hqZz6t4JogNEhteuts94i1yEzkp5vMgnL7l?__cft__[0]=AZZwBwZFKd65ZdKiPcyrOxomrahUHC9defeMaF1zI5qNy3ZROBJGPl9UtOHL2iFitsDwQQJJ_YVyho6LXdtAHJEPEBI-V34ixapS4fQriyg7j_KNiwRdfA0oU-LK5ZmHlFA&#038;__tn__=%2CO%2CP-R">articolo</a> di Tiziana Metitieri sullo stato dell&#8217;arte delle proposte parlamentari italiane per vietare i social ai minori. Dice in fondo alcune cose che tutti sappiamo bene. Che quei tentativi legislativi italiani sono raffazzonati e malfatti e che quelle proposte di leggi si affollano (in Parlamento in questo momento al riguardo ce ne sono ben otto) perché il tema è elettoralmente allettante. Accusiamo ogni volta il governo di legiferare direttamente saltando il Parlamento e non sottolineamo mai abbastanza come il Parlamento produca in genere proposte di legge poco mediatate e mal organizzate. Questo dato di fatto è oggettivamente l&#8217;unico limite del pezzo di Metitieri. Non ha molto senso osservare cosa bolle dentro i lavori parlamentari. DI qualsiasi argomento si tratti si troverà ideologia e pressapochismo dentro disegni di legge che, nella maggioranza dei casi, moriranno di morte propria.<br />
Il mio parere al riguardo della questione social e minori è semplice e vale per ogni questione di tema tecnologico: non facciamo nessuna legge, che non siamo capaci. Aspettiamo le indicazioni europee che certo saranno probabilmente orribili ma meno orribili di quelle che sapremo produrci da soli.<br />
<br clear="all"/></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Se sei un esperto eccoti un consiglio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[massimo mantellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 17:34:11 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-02-alle-17.47.27.png?ssl=1"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-02-alle-17.47.27.png?resize=600%2C591&#038;ssl=1" alt="" width="600" height="591" class="aligncenter size-large wp-image-47687" srcset="https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-02-alle-17.47.27.png?resize=600%2C591&amp;ssl=1 600w, https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-02-alle-17.47.27.png?resize=300%2C296&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.mantellini.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-02-alle-17.47.27.png?w=704&amp;ssl=1 704w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a><br />
<br clear="all"/><br />
Davide Profumo è un mio amico. È uno dei tre estensori, insieme a Claudio Giunta e Clizia Carminati delle &#8220;Indicazioni nazionali per lo studio della letteratura italiana&#8221; di cui si discute in questi giorni. Solo oggi ha lasciato le sue <a href="https://www.rivistailmulino.it/a/a-scuola-il-come-conta-pi-del-cosa">impressioni</a> sulla rivista de Il Mulino.<br />
<br clear="all"/></p>
<blockquote><p>Insegno da più di trent’anni. Ho insegnato nelle scuole private e in quelle pubbliche, ho insegnato al Nord, in provincia di Milano e di Brescia, e al Sud, Sicilia sud-orientale, a Vittoria e a Ragusa; ho insegnato nei licei scientifici, al biennio e al triennio, ho insegnato storia greca, letteratura latina, geografia, letteratura italiana, grammatica, ho insegnato storia contemporanea e analisi logica, ho letto decine di volte il canto V della Commedia di Dante davanti a centinaia di facce di studenti, alcuni dei quali, oggi, hanno quasi cinquant’anni.</p>
<p>Non è un curriculum molto originale, lo ammetto. Però è stata l’unica ragione per cui, quando Claudio Giunta mi ha chiesto di collaborare con lui e Clizia Carminati alla stesura delle Indicazioni Nazionali per lo studio della letteratura italiana, ho pensato che potevo accettare. Ero in grado di aiutare, insomma, avevo qualcosa da dire. E questo in effetti ho provato a fare.</p></blockquote>
<p><br clear="all"/><br />
Quello che è accaduto in questi giorni a margine delle indicazioni è qualcosa di molto prevedibile e di molto italiano. Poiché la scuola, la letteratura italiana, Dante, Manzoni e Petrarca sono patrimonio di tutti, anche dei molti che lo hanno frequentato l&#8217;ultima volta 50 anni fa e in certi casi nemmeno allora, qualsiasi fesso che passava (è un vezzeggiativo, perdonate) ha ritenuto di dire la propria al riguardo. Ci sta. Compresi i soliti noti, certo. Compresi i palloni gonfiati (soprattutto loro), ovvio. Compresi quelli che <em>però accidenti potevate chiedere a me</em>. Di fronte a questa vasta schiera di esperti di Manzoni comparsi dalla sera alla mattina il ministro Valditara, che è un signore che probabilmente sta a Manzoni come io sto a Wittgenstein, ma che comunque ha titolo per esprimersi, ha detto in molte maniere differenti che poi tanto alla fine deciderà lui, sconfessando nei fatti il lavoro dei tre esperti.</p>
<p>Già era strano che un governo in cui Valditara è il Ministro dell&#8217;Istruzione avesse chiamato a scrivere le indicazioni tre persone competenti ma quello che sta succedendo è la norma e non dipende dalle modestie intellettuali del Ministro. E quando il problema non sarà il ministro sarà la vasta fauna di altri esperti che sgomitano per spiegare quanto loro siano più intelligenti e arguti. In questi giorni sui giornali sulle indicazioni nazionali per la letteratura simili sapientoni si contano a mazzi.</p>
<p>Poiché in passato ho avuto alcune piccole esperienze analoghe con la politica nazionale (ed erano politici di un opposto schieramento) avrei forse potuto dire a Davide di non farlo. Di non regalare il proprio tempo e le proprie competenze a gente del genere. Che al primo minimo contrattempo costoro ti guarderanno come si guarda un senzatetto seduto su un cartone al bordo della strada. Poi &#8211; lo so &#8211; vince sempre l&#8217;idea alta di servire il Paese, di mettersi a disposizione, di dare una mano alla politica che naviga a vista dentro enormi complessità. È un punto di vista onorevole, una trappola nella quale è quasi impossibile non cadere. E poi c&#8217;è un po&#8217; di inevitabile orgoglio personale e insomma alla fine la frittata è fatta.</p>
<p>Occorre resistere. Occorre essere irremovibili e grossolani. La percentuale di gente indecente là fuori, dentro e fuori i palazzi della politica, è semplicemente troppo grande.<br />
<br clear="all"/></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Mentre attorno c’è l’inferno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[massimo mantellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 18:45:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La notevole sintesi di Paolo Mossetti su FB sull&#8217;articolo di Veltroni che intervista Claude sul Corriere di oggi ha un solo punto di debolezza. Che poi tutti, in qualche maniera, ne parlano. una élite progressista parecchio svampita che produce e dice &#8211; senza la minima pressione sociale &#8211; cose cringissime presentandole come argute a un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La notevole sintesi di Paolo Mossetti su <a href="https://www.facebook.com/paolomossetti/posts/pfbid0DAGtX9ZeZMLNH3TzTxdR4mmmMShVFeEDMr72At8UpzWMuFKabRutDFZRkS82b5P5l">FB</a> sull&#8217;articolo di Veltroni che intervista Claude sul Corriere di oggi ha un solo punto di debolezza. Che poi tutti, in qualche maniera, ne parlano.<br />
<br clear="all"/></p>
<blockquote><p>una élite progressista parecchio svampita che produce e dice &#8211; senza la minima pressione sociale &#8211; cose cringissime presentandole come argute a un pubblico sempre più anziano e chiuso in una bolla, mentre attorno c&#8217;è l&#8217;inferno.</p></blockquote>
<p><br clear="all"/></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>La luce mentre tira vento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[massimo mantellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 17:12:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In questi giorni sto pensando due cose che riguardano questi tempi ventosi. Due cose che sono poco o nulla collegate, che sono anche molto marginali rispetto alla gravità della situazione che ci riguarda tutti, ma che in ogni caso viaggiano nella mia testa in coppia. La prima, la meno piccola delle due, è che, dentro [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni sto pensando due cose che riguardano questi tempi ventosi. Due cose che sono poco o nulla collegate, che sono anche molto marginali rispetto alla gravità della situazione che ci riguarda tutti, ma che in ogni caso viaggiano nella mia testa in coppia. </p>
<p>La prima, la meno piccola delle due, è che, dentro un processo di profonda revisione che Trump ha forzatamente indotto in molte persone in tutto il mondo, una revisione che certo riguarda lui in prima persona ma che poi si estende per forza di cose anche alle sciaguratezze di chi lo ha messo nel posto in cui sta, si è resa evidente non solo una caduta della reputazione di un intero Paese, ma anche alcuni suoi oggettivi limiti strutturali, limiti che per molto tempo noi tutti abbiamo in qualche maniera sottostimato e in moltissimi casi perdonato.<br />
Ragionevolmente, perché a tutti era ben chiaro il valore che &#8211; anche al di là della mielosa e spesso finta rappresentazione &#8211; gli USA offrivano e molto spesso generosamente condividevano con molti altri Paesi del mondo. Ecco, con la complicità di Trump, della miseria culturale dei suoi elettori, con il disprezzo inevitabile che quell&#8217;amministrazione quotidianamente suggerisce ai quattro venti, si è accesa una piccola luce, una lampadina sul comodino, che illumina lo spessore di una intera nazione, il suo provincialismo, l&#8217;ignoranza diffusa, la sua ormai esile struttura sociale che sembra sull&#8217;orlo del collasso. Non siamo improvvisamente diventati antiamericani per colpa di Trump: per <em>merito</em> di Trump abbiamo osservato l&#8217;America con occhi differenti vedendone i limiti con maggior chiarezza.</p>
<p>La seconda, la più fastidiosa delle due per me, riguarda non tanto Israele, i crimini e le violenze inaudite che il suo esercito ha causato e che sta continuando a causare dalla distruzione di Gaza in avanti, quanto, molto più miseramente, il livello del racconto di quelle gesta dentro il piccolo ambiente informativo italiano. Abbiamo visto e ascoltato un po&#8217; di tutto, certo, in un senso e nell&#8217;altro, ma la cosa che più mi ha colpito è la vasta tolleranza ideologica di molti giornalisti di primo piano con stretti e noti legami con la comunità ebraica rispetto ai crimini del loro Paese di riferimento. Un appiattimento imbarazzante. È stato doloroso osservare il silenzio di persone che stimo, la mancata presa di distanza da crimini giganteschi, il tentativo quotidiano di minimizzare o di difendere l&#8217;indifendibile: tutto questo triste agitarsi, anche in questo caso, ha acceso una piccola luce. Persone che avevo evidentemente malvalutato, sono uscite con chiarezza sotto i riflettori di un&#8217;ideologia che li annichilisce. Tutte le loro parole che avevo ascoltato con ammirazione per anni, sotto quella luce sono diventate altro.<br />
<br clear="all"/></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>La zanzara alfabetizzata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[massimo mantellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 13:27:27 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>&#8220;Diceva che il mondo precipita continuamente nell&#8217;inesistenza, cioè c&#8217;è l&#8217;adesso, come un lampo di luce, e tutto il resto è già perduto, non solo i fatti osservati di quella che si chiamerebbe realtà, ma anche tutti quelli sentiti dire, immaginati, fantasticati, che quelli pure sono realtà, come anche i sogni. Il rimedio è scriverli. E gli prendeva la smania di correre e scriverli, o di scriverli lì seduta stante, anche in collaborazione. Con la tua scrittura minuscola, mi diceva, da zanzara alfabetizzata.&#8221;</p></blockquote>
<p><br clear="all"/><br />
Ermanno Cavazzoni, <em>Storia di un&#8217;amicizia</em><br />
<br clear="all"/></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Chiedilo a mia moglie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[massimo mantellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 09:53:35 +0000</pubDate>
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<br clear="all"/></p>
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		<title>Design e social network</title>
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		<dc:creator><![CDATA[massimo mantellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 12:45:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Viviamo in una condizione di stress persistente — lavorativo, economico, esistenziale — che il capitalismo contemporaneo produce quotidianamente e per la quale cerchiamo sollievo momentaneo nello scrolling, esattamente come le generazioni precedenti cercavano sollievo nella televisione spazzatura. Il design della piattaforma conta, certo, ma conta meno delle condizioni materiali di vita. E riconoscerlo significherebbe spostare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Viviamo in una condizione di stress persistente — lavorativo, economico, esistenziale — che il capitalismo contemporaneo produce quotidianamente e per la quale cerchiamo sollievo momentaneo nello scrolling, esattamente come le generazioni precedenti cercavano sollievo nella televisione spazzatura. Il design della piattaforma conta, certo, ma conta meno delle condizioni materiali di vita. E riconoscerlo significherebbe spostare il bersaglio dalle scelte di design di Zuckerberg alle scelte politiche che rendono le nostre vite così stressanti da farci desiderare la fuga. Ma questo, evidentemente, è un discorso che non conviene a nessuno — né alle piattaforme, né ai loro accusatori.</p></blockquote>
<p><br clear="all"/><br />
Lo straordinario, lungo e molto documentato <a href="https://www.doppiozero.com/bigh-tech-dipendenze-e-tribunali">articolo</a> di Tiziano Bonini su Doppiozero sul perché i social network fanno schifo ma fanno schifo in una maniera molto differente da quella che sembra a noi.<br />
<br clear="all"/></p>
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		<title>Champagne embedded</title>
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		<dc:creator><![CDATA[massimo mantellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 07:13:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nelle drammatiche testimonianze vergate da sotto il tavolo alla cena di Trump a Washington gli inviati della stampa mondiale quasi sempre hanno dimenticato di scrivere che i colpi di pistola esplosi non sibilavano pericolosamente dentro la stanza della festa e nemmeno negli ambienti accanto ma al piano di sopra.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle drammatiche testimonianze vergate da sotto il tavolo alla cena di Trump a Washington gli inviati della stampa mondiale quasi sempre hanno dimenticato di scrivere che i colpi di pistola esplosi non sibilavano pericolosamente dentro la stanza della festa e nemmeno negli ambienti accanto ma al piano di sopra.<br />
<br clear="all"/></p>
]]></content:encoded>
					
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