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	<title>Ipertimesia</title>
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	<description>Racconti da un futuro indimenticabile</description>
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	<title>Ipertimesia</title>
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		<title>Nodi</title>
		<link>https://www.carnazzo.it/2026/01/05/nodi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Carnazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jan 2026 21:45:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicazioni di servizio]]></category>
		<category><![CDATA[Dietro le quinte]]></category>
		<category><![CDATA[ipertimesia]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 2026 sarà un anno di cambiamenti, a partire dal fatto che tra una manciata di mesi dovrei tornare ad avere tempo per scrivere. Ma per fare spazio al nuovo, bisogna prima lasciare andare il vecchio. Mi sembra quindi un segno del destino che emerga proprio ora un mio inedito di più di venticinque anni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-audio"><audio controls src="https://www.carnazzo.it/wp-content/uploads/2025/12/Ufic-Nodi.mp3"></audio></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il 2026 sarà un anno di cambiamenti, a partire dal fatto che tra una manciata di mesi dovrei tornare ad avere tempo per scrivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma per fare spazio al nuovo, bisogna prima lasciare andare il vecchio. Mi sembra quindi un segno del destino che emerga proprio ora un mio inedito di più di venticinque anni fa, che avevo dato per perso e che invece è riemerso adesso durante il mio trasloco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La base è un po&#8217; troppo &#8220;scolastica&#8221; (a parte la scemenza verso la fine che ancora oggi mi fa sorridere) e si sente l&#8217;enorme bisogno di un fonico (e chiedo umilmente scusa, Faber…). Ma c&#8217;è un pezzo del mio cuore in questo brano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggettivamente quella di cui parla é la fine di quella che fu poco più di una storiella estiva, eppure per me fu talmente importante che, quando vent&#8217;anni dopo ho trovato vaghe tracce online di quella ragazza, ne è scaturito <a href="/ipertimesia-romanzo/">Ipertimesia, il mio ultimo romanzo</a>. (Sì, Alice ne è una versione romanzata e idealizzata).</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi quel momento fu davvero un nodo spazio-temporale: fu un terremoto che pochi mesi dopo mi portò lontano dalla Sicilia, dal rap e in generale da una parte di me stesso. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È tempo di rendere pubblico questo pezzo, fare pace con quel passato e iniziare a scrivere qualcosa di nuovo invece di continuare a riciclare scritti vecchi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Cala il silenzio del rumore quando non c&#8217;è più sentore né d&#8217;amore né di rancore,<br>quando a separare non sono mura rotte delle ore ma potete non più aperte d&#8217;ascensore. Ora<br>nuovo corso mentre dietro me un rimorso<br>è davanti non ho ancora ammesso a me stesso<br>che niente sarà più lo stesso<br>ma lo stesso vago verso un universo opposto<br>già al giorno trascorso e avverso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi un&#8217;altra giornata di luce,<br>poi un altro di questi tramonti&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nodi spazio-tempo rari in questo mondo,<br>punti di non-ritorno già a livello conscio. <br>Mi accascio.<br>Shockato come ormai mi accade spesso, mi intonto:<br>il <em>mayday</em> dei miei dei nel mio antro<br>avviene si è no ogni sei quarti di secondo. <br>È lì sappiamo asino ogni maestro, <br>li dove ogni fio resta al reietto,<br>li dove un discorso resta astratto:<br>quello è il mio contesto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi carezze, lusinghe e abbandoni,<br>poi quegli occhi di verde dolcezza&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resta l&#8217;amarezza per l&#8217;ennesima certezza trasformatasi in monnezza mentre sferza<br>sopra una miserrima corazza una pioggia acida chiamata un tempo brezza.<br>E adesso che amante dell&#8217;<em>hardcore </em>avrà <em>skippato</em> questo pezzo già da un pezzo<br>mi prendo il lusso di ammettere a me stesso<br>che il passo tra amore, sesso e possesso non è poi così spesso,<br>perciò resto perplesso e penso<br>che certe cose non le cogli,<br>che nuovamente poi ti incagli,<br>che non cresci dai tuoi sbagli,<br>che dai sogni hai solo pugni<br>ma alla fine ci ritorni.<br>Ci ridormi, ci ridormerai. anima mia, cosa vuoi farci: lo sbaglio fu di entrambi noi.<br>Ammetto tante pose scorse e scarse di me,<br>di forse e scuse con me,<br>pur sapendo che&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tu mi hai insegnato il sogno, <br>io voglio la realtà&#8230;</p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
					
		
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		<title>Transizione eterna</title>
		<link>https://www.carnazzo.it/2025/05/04/transizione-eterna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Carnazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 May 2025 19:10:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dietro le quinte]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[Bestie Alterate]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[rap]]></category>
		<category><![CDATA[ricordi]]></category>
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					<description><![CDATA[Ho riesumato una canzone che avevo scritto venticinque anni fa. Parla di cadute e di risalite e ancora oggi cambierei ben poco.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-audio"><audio controls src="https://www.carnazzo.it/wp-content/uploads/2025/05/05-Transizione-eterna.mp3"></audio></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Venticinque anni fa quasi esatti tiravo fuori questa canzone qua sopra. È che mi sto preparando con largo anticipo a un trasloco che avverrà tra vari mesi (*) e il risultato è che saltano e salteranno fuori robe come queste. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il disco era quello delle Bestie Alterate, di cui sopravvive anche <a href="https://youtu.be/oJbCYn5UvHk?si=OPfZSDdSgx2YIvq1">Croce di plastica,</a> messa online da Xeno anni fa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui però testo, voce e base sono tutti miei, quindi non credo di aver bisogno di chiedere consensi al resto della band, anche perché temo che non abbiano la mia stessa news noncuranza e me li negherebbero per evitare figuracce <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f60a.png" alt="😊" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cosa angosciante è che, venticinque anni dopo, al netto di una pessima pronuncia inglese (povero Bill Murray), di riferimenti oscuri ai più (la Marina Garibaldi di Milazzo, il <em>panesalam</em> di Paperino e in generale un certo ermetismo che ora rinnego) e di un ritornello che riesce ad essere stonato senza avere testo (ma ricordo che ci lavorai un sacco e quello fu il meglio che riuscii ad ottenere)&#8230; Ecco, al netto di questo, se la scrivessi oggi, la scriverei uguale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">(*) La speranza è che dopo il trasloco avrò di nuovo un po&#8217; di tempo per scrivere.</p>
]]></content:encoded>
					
		
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		<title>Ipertimesia, il podcast (non è vero)</title>
		<link>https://www.carnazzo.it/2025/02/23/ipertimesia-il-podcast-non-e-vero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Carnazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Feb 2025 20:31:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Romanzo Ipertimesia]]></category>
		<category><![CDATA[fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[NotebookML]]></category>
		<category><![CDATA[podcast]]></category>
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					<description><![CDATA[Un esempio di AI generativa simile a una presente nel romanzo Ipertimesia: dal testo di tutto il romanzo ha tirato fuori un podcast in tre puntate. Un esperimento che parte interessante ma che finisce in farsa.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Quando ho iniziato a scrivere <em>Ipertimesia </em>ChatGPT non era ancora stato reso pubblico ma tra addetti ai lavori si parlava già da un po&#8217; di AI generativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi stupisce meno una delle idee del romanzo: un bot che sappia generare testi partendo da email, PDF e qualsiasi altro testo gli viene dato in pasto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi ad esempio ho giocato con <a href="https://notebooklm.google.com/">NotebookML</a>, un servizio di AI di Google: <strong>gli ho mandato tutto il mio romanzo e gli ho fatto generare un podcast in tre puntate che ne parla</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima puntata la consiglio a chi il libro non lo ha ancora letto. Non avrei saputo introdurlo meglio: ha fatto venire voglia di leggerlo anche a me.</p>



<figure class="wp-block-audio"><audio controls src="https://www.carnazzo.it/wp-content/uploads/2025/02/Ipertimesia-1.mp3"></audio></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La seconda puntata inizia a <em>spoilerare </em>un po&#8217; troppo: la consiglio a chi il libro lo ha già letto, anche se ancora volendo può essere ascoltato da tutti. C&#8217;è da dire che qui qualcosa inizia a non tornare.</p>



<figure class="wp-block-audio"><audio controls src="https://www.carnazzo.it/wp-content/uploads/2025/02/Ipertimesia-2.mp3"></audio></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Con la terza puntata la cosa sfugge di mano. Sconsiglio l&#8217;ascolto a chi il libro non lo ha letto ma in realtà il finale di cui parla decisamente non è il finale di <em>Ipertimesia</em>: gli <em>speaker</em> si sono inventati Gianna, una mega-entità informatica cattiva, che banalizza un po&#8217; il tutto e che nel libro proprio non c&#8217;è. </p>



<figure class="wp-block-audio"><audio controls src="https://www.carnazzo.it/wp-content/uploads/2025/02/Ipertimesia-3.mp3"></audio></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Alla fine è un esperimento divertente ma conferma che l&#8217;IA generativa è ancora lontana dal riuscire a mantenere la coerenza di un buon romanzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo ancora salvi. Per ora. </p>
]]></content:encoded>
					
		
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		<title>Lo sfasciafamiglie</title>
		<link>https://www.carnazzo.it/2024/11/24/lo-sfasciafamiglie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Carnazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Nov 2024 13:38:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconto]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
		<category><![CDATA[social]]></category>
		<category><![CDATA[tradimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[Una donna va da un consulente: un bellissimo ragazzo con un compito molto particolare.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">«Ha subito violenze?»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aveva appoggiato il gomito sulla scrivania. Il mio sguardo partì da lì, risalì lungo il braccio tornito, si soffermò un attimo sul dorso della mano olivastra, che sembrava reggere il volto proteso verso di me e poi fui catturata completamente dai suoi occhi magnetici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Devo aver esitato troppo nel rispondere perché si sentì in dovere di chiarire: «Non voglio essere importuno ma, capirà, ho bisogno di capire la situazione per intero. Per intervenire,» accennò un sorriso senza mostrare i denti, «o anche solo per decidere <em>se</em> intervenire.» I suoi occhi, divenuti seri, mi fissavano. «Ho una mia etica molto forte, spero glielo abbiano detto.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sorrise in modo più aperto, appoggiandosi sullo schienale della sedia. Io mi persi un attimo prima nel bianco dei suoi denti, poi in quello dei suoi occhi. Riuscì finalmente a farfugliare: «Sì… Alice… Alice è stata molto chiara. Mi… mi scusi…»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Puoi darmi del tu. » Spostò lo sguardo sulla sedia che aveva di fronte e mi trovai seduta senza neanche accorgermene. Avevo obbedito ad un suo ordine muto, così, senza opporre resistenza, ma avevo anche risposto a una richiesta di aiuto delle mie gambe che tremavano come quelle di una ragazzina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Non… Non esattamente. Cioè,» deglutii, «non violenza fisica. Ma violenza psicologica sì, tanta, per anni.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Capisco.» Raddrizzò la schiena e si fece serio. «Ti spiego come lavoro. Molte informazioni le trovo sui social e in generale i social saranno il mezzo che userò per un primo contatto. Ma qualunque informazione mi puoi fornire tu, capirai, renderà tutto più semplice e veloce. Però voglio che ti sia chiaro che ogni cosa mi dirai verrà prima da me verificata, quindi se c’è trasparenza tra noi tutto andrà per il meglio, ma se dovessi accorgermi che non è così, potrei chiudere tutto in qualunque momento.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ero riuscita a seguire il discorso, anche se i miei occhi erano fissi sul suo gesticolare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Capisco.» Tossicchiai. «Vale…» Riuscii a fissarlo negli occhi per un attimo. «Vale anche per me. Nel senso, cioè, vorrei anche da lei… da te… trasparenza: devo potermi fidare.» Cedetti e abbassai lo sguardo: non volevo che notasse che in realtà la mia fiducia era totale, che avrebbe potuto dirmi che gli asini volano e io gli avrei creduto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Mi sembra giusto.» Incrociò le braccia. Sentii i suoi occhi addosso mentre io concentravo tutta me stessa su una fuga delle piastrelle. Poi una scossa: una sua mano aveva sollevato delicatamente il mio mento. «Partiamo da questo: sono gay.»&nbsp; Il mio cervello andò in blackout per una manciata di secondi. O di giorni forse, finché lui non proruppe in una sonora risata, mentre sprofondava nella poltrona. «Scusami. Volevo tranquillizzarti nei confronti di tua madre. E poi volevo un po’ sciogliere la tensione.»&nbsp; Si ricompose. «Però è vero.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Era ricomparsa la scrivania, i muri beige, il puzzle con una vista su New York nella parete di destra: era ricomparsa la stanza, la realtà. Erano tornate in vita le mie gambe e la mia pancia. Io e il mio basso ventre invece eravamo un po’ più morte dentro. Ma la mente era tornata lucida, come era tornato chiaro il motivo per cui ero entrata lì dentro. Raddrizzai la schiena e parlai con un riscoperto tono naturale. «Mi ha suggerito di venire qui Alice: questo a me basta come garanzia.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Bene, allora parlami di tuo padre.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Strabuzzai gli occhi. «Non dovrei parlare di mia madre?»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si accarezzò la barba leggermente incolta ma perfettamente curata. «Vale anche per me: se sei un’amica di Alice, io mi fido, quindi voglio essere chiaro con te fin da subito. Il mio lavoro è…» Cercò le parole giuste nel soffitto. «Non è del tutto legale, ecco. E non è neanche particolarmente remunerativo: ciò che chiedo copre soprattutto le spese, che, puoi immaginare da sola, non sono poche.» Dopo quel primo momento di <em>defaiance</em>, continuò a parlare spedito e guardandomi negli occhi. Lo sforzo per non perdermi mi fece irrigidire ancora di più sulla sedia. «Se faccio ciò che faccio è perché ho una mia morale. Questo vuol dire che devo essere pienamente convinto che sia la cosa giusta da fare. Quindi ora parlami di tuo padre: qual è il problema?» Il tono era stato gentile ma fermo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tentennai. Avrei obbedito all’istante alla sua voce, figurarsi, solo che, chiesto così esplicitamente, faticavo davvero a trovare una risposta. All’improvviso mi sentii enormemente stupida ad essere lì.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«No, non è stupido ciò che vuoi raccontarmi» disse. Dovevo avere una faccia da pesce lesso perché si sentì in dovere di spiegare: «Chi viene da me all’inizio mi racconta piccole cose. Cose che sembrano insignificanti. Un litigio per una felpa infeltrita, l’abitudine di lui a interrompere le frasi di lei a metà. Cose così…» Senza rendermene conto, rilassai le braccia sui braccioli. Approvò con un lieve assenso e proseguì: «Poi vedrai che, se c’è qualcosa di più grosso, emergerà da solo.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Non vorrei rubarle tempo…»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Rubar<em>ti</em>» mi corresse. Poi continuò, col tono di un vecchio amico: «Sono ricco, sai? I miei genitori hanno risolto il problema da soli. Un colpo di sonno alla guida e io ho ereditato tutto.» Sorrise. «Non lo faccio per soldi. E quando non si ha problemi di soldi non si hanno neanche problemi di tempo. Ti ascolto volentieri.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora parlai. Come non avevo fatto mai. Partii dalle urla per il suo maglione preferito rovinato e arrivai alla tovaglia trascinata via con tutto il pranzo sopra, per un motivo talmente futile da non ricordarlo più. Non sono mai andata in psicoterapia ma credo fosse qualcosa del genere. Parlare e parlare e lui che ogni tanto faceva un cenno con la testa o faceva domande brevissime e precise. Quando chiusi la bocca, la scatolina di fazzoletti sulla sua scrivania era per metà consumata e io mi sentivo come quella scatolina: più leggera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lui invece chiuse gli occhi per qualche istante, come a voler assorbire tutto. Quando li aprì sussurrò con dolcezza: «Mi hai donato la tua storia, la storia dei tuoi genitori. E questo è un dono di cui ti sono immensamente grato.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mia risposta fu solo un lungo e rumoroso sospiro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla scrivania aveva un block notes e una stilografica. Le notai solo in quel momento perché iniziò a tamburellare sul foglio bianco. Poi d’un tratto afferrò il blocco e la penna ed esclamò: «D’accordo. Ci sto! Adesso passiamo alle informazioni concrete.»&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non capivo esattamente cosa intendesse e restai a fissare il foglio per qualche istante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Segno qui le informazioni personali» spiegò. «Lo trovo più funzionale perché alla fine brucio tutto.» Mi passò carte e penna. «Scrivimi qui tutti gli strumenti online che tua madre usa. Credenziali, password. Tutto ciò che ti senti di condividere con me. Ti prometto che…»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Mi fido» lo bloccai io, afferrando il blocco e la stilo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scrissi lì dentro l’account Gmail, i dati per entrare su Facebook, il vecchio indirizzo di Libero con le stesse credenziali. E la password del computer. Lui mi guardava e assentiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Per favore scrivimi anche alcune informazioni personali: data di nascita, città dov’è nata o dove è cresciuta, la tua data di nascita, tuoi nomignoli da piccola, nomi di animali a cui è stata legata… Insomma qualunque cosa che possa aver usato per altre password o per il recupero di quelle password.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Obbedii, con qualche titubanza nel mio profondo, ammetto. Quando finii di scrivere, spinsi tutto verso di lui e soprattutto lontano da me.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Per oggi direi che può bastare così. Da qui posso iniziare a raccogliere informazioni. Ti va bene se ci vediamo tra una settimana, stesso giorno e stessa ora?»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Cosa succederà dopo?» chiesi, anche se forse non volevo saperlo davvero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Creerò su Facebook, visto che mi sembra il social che usa di più, un gruppo su qualcosa che le interessa. La riempirò un po’ di dati: ho delle IA che lo fanno al posto mio, questo non è un problema. Dopo inizierò a farle arrivare delle pubblicità mirate. Non sto ad annoiarti con dettagli di marketing, però insomma, le farò arrivare un po’ di informazioni varie che possono attirarla. Se entra nel gruppo, bene: le proporrò un corso o una vendita in casa stile <em>Tupperware</em>. Insomma: qualcosa per avere un motivo neutro per incontrarla.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Non so neanche se sa iscriversi ai gruppi…»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Allora passerò al marketing porta a porta: mi avrà già sentito su Facebook, si fiderà di più. L’importante è poterla incontrare in casa ma su un argomento neutro.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«E… dopo?»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Improvviserò.» Per la prima volta gli lessi davvero della malizia in volto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Appoggiò i gomiti sulla scrivania. «Due ultime cose. La prima è che ho bisogno del tuo aiuto: devi starle vicina, tenerla d’occhio. Anche se necessario, sarà qualcosa di estremamente doloroso per lei. Quando avrà abbandonato tuo padre,» (disse proprio così: <em>quando</em>, non <em>se</em>) «poco dopo io sparirò. Morirò, con tanto di notizie online e tutto ciò che potrà rendere la cosa credibile. Se pensi che non possa reggere, fermiamo tutto. Ma dobbiamo farlo per tempo: più avanti andremo, più le farà male.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si era avvicinato verso di me e la camicia si era leggermente aperta, lasciando intravedere un petto glabro, asciutto e muscoloso. Non riuscii a non pensare alle mani di mia madre su quel petto. L’immagine mi fece arretrare inorridita. «È la cosa giusta da fare?»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Lo è stata per tante altre donne. Non avranno mai il coraggio di abbandonare i mariti da soli. E se io la piantassi dopo distruggerei la sua autostima. Ma così, morendo nel pieno del nostro amore…» si grattò un sopracciglio, «D’accordo, sarà tutto un po’ melodrammatico. E soffrirà. Ma sul medio termine sarà la sua parte sottomessa a morire e lei potrà finalmente tornare a vivere.» Si sistemò la camicia, tossicchiò. «C’è una seconda raccomandazione che devo farti. Devi ascoltare anche te stessa: se <em>tu </em>non reggi, fermiamo tutto lo stesso.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inghiottii l’immagine di lui e mia madre insieme e mi alzai in piedi. «D’accordo.» Gli porsi la mano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rispose con una stretta vigorosa. «Bene! Allora diamoci da fare!»</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ipertimesia, la playlist</title>
		<link>https://www.carnazzo.it/2024/10/20/ipertimesia-la-playlist/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Carnazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Oct 2024 15:49:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dietro le quinte]]></category>
		<category><![CDATA[ipertimesia]]></category>
		<category><![CDATA[sottofondo]]></category>
		<category><![CDATA[Spotify]]></category>
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					<description><![CDATA[Tutte le canzoni che sono presenti o hanno ispirato Ipertimesia]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">È stato un periodo molto pieno, durante il quale ho dovuto mettere in pausa sia la lettura che la scrittura. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tornerò ma per il momento lascio spazio alla musica: una playlist con tutte le canzoni citate nel mio romanzo Ipertimesia o che in qualche modo mi hanno ispirato durante la sua stesura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Buon ascolto <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> </p>



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			</item>
		<item>
		<title>Un estratto del romanzo e una richiesta di scuse</title>
		<link>https://www.carnazzo.it/2024/09/15/un-estratto-del-romanzo-e-una-richiesta-di-scuse/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Carnazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Sep 2024 04:57:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dietro le quinte]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzo Ipertimesia]]></category>
		<category><![CDATA[amazon]]></category>
		<category><![CDATA[capitolo]]></category>
		<category><![CDATA[errata corrige]]></category>
		<category><![CDATA[fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[ipertimesia]]></category>
		<category><![CDATA[kobo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.carnazzo.it/?p=140</guid>

					<description><![CDATA[Gratis il capitolo 12 del romanzo Ipertimesia]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Uno dei temi affrontati nel mio nuovo romanzo <a href="https://www.carnazzo.it/ipertimesia-romanzo/" data-type="page" data-id="2">Ipertimesia</a> è il caos.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ignazio, il protagonista, si è chiuso in casa dopo il suicidio del figlio Michele e deve imparare a tornare <em>fuori</em>. <br>Michele, insieme alla sua compagna Alice, aveva deciso di lasciare il paesino del nord dove abitavano e di trasferirsi a Maretta, il paesino siciliano da cui Ignazio era originario: Ignazio era fuggito da quel caos, mentre Michele e Alice lo avevano volutamente abbracciato.<br>Buona parte del romanzo verte proprio sul ritorno di Ignazio a quel caotico paese e sulla ricerca di Alice e della verità sulla morte del figlio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel capitolo 12 Ignazio, insieme ai suoi due compagni di avventura Carlo e Sergio, sono arrivati da poco a Maretta ed entrano in un bar che Alice frequentava, nella speranza di trovarla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi piacerebbe dire che è un artificio retorico il fatto che quel capitolo 12 ad un certo punto si interrompe per far partire inspiegabilmente il capitolo 13, poi ripetuto poche pagine dopo. Una metafora del caos nel momento in cui il protagonista annaspa: wow, che autore geniale!</p>



<p class="wp-block-paragraph">No, è stato proprio un errore di stampa nelle primissime copie: nonostante il libro fosse stato letto e riletto da me e da varie altre persone (ehi, grazie!), sono riuscito ad inserire questo errore madornale durante l&#8217;ultima impaginazione.<br>Il caos, insomma, è sempre in agguato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le nuove copie non hanno più questo errore. Mi scuso con chi ha una delle poche copie che lo contengono. Per farmi perdonare e per dare un assaggio a chiunque sia interessato al libro, il capitolo 12 è scaricabile liberamente.</p>



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		<title>Ipertimesia anche su carta</title>
		<link>https://www.carnazzo.it/2024/09/01/ipertimesia-anche-su-carta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Carnazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Sep 2024 16:18:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicazioni di servizio]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzo Ipertimesia]]></category>
		<category><![CDATA[amazon]]></category>
		<category><![CDATA[fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[ipertimesia]]></category>
		<category><![CDATA[kobo]]></category>
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					<description><![CDATA[Il romanzo Ipertimesia è ora disponibile anche in cartaceo su Amazon]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">È ufficiale: il mio romanzo <em>Ipertimesia</em> è fuori!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma come? Non lo era già? <br>Sì ma aveva una copertina temporanea, fatta brutalmente da me con Dall-E ed era solo in versione ebook.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Adesso ha una bellissima copertina, frutto del lavoro di <a href="https://www.linkedin.com/in/fabrizio-bonfiglio-72889759/?originalSubdomain=it">Bonfo</a>, il mio grafico preferito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto era pronto quindi per il passaggio finale: <strong>la versione cartacea</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Amazon per la carta impone una quarta di copertina con foto dell&#8217;autore e io odio essere fotografato. Ho quindi riesumato una foto di qualche anno fa, gentilmente offerta da <a href="https://thesweetside.it/about-me/">Annalisa Bombarda</a> (grazie!).</p>



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			</item>
		<item>
		<title>La botola</title>
		<link>https://www.carnazzo.it/2024/05/10/la-botola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Carnazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 May 2024 19:28:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconto]]></category>
		<category><![CDATA[favole]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[horror]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.carnazzo.it/?p=108</guid>

					<description><![CDATA[In fuga da un compagno violento, una ragazza apre una botola nella taverna di casa. Troverà un mondo parallelo, fatto di favole ben poco rassicuranti, e, forse, anche sè stessa.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">«Che ci fai sveglia a quest&#8217;ora?»</p>



<p class="wp-block-paragraph">La voce di Gilles mi fece sobbalzare. Ero seduta e davo le spalle alla porta, concentrata sulle foto che vedevo nel monitor. Lui probabilmente si era mosso al buio e scalzo. Insomma: non lo avevo né visto né sentito arrivare.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ridussi subito a icona la finestra e strappai la chiavetta dal computer.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Kora, ti ho fatto una domanda.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Nie… Niente. Non… Non riuscivo a dormire.» Mi sentii balbettante e mi maledissi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ruotai la sedia. Gilles copriva tutta la porta. La sua statura, le spalle possenti, lo sguardo deciso e sveglio nonostante fossero le tre di notte e anche quei tratti francesi ereditati dal padre: tutto ciò che mi aveva affascinato in lui ora lo sentivo come una minaccia. Mi alzai. Le gambe tremavano più di quanto avrei voluto. «Dai… Torniamo a letto.» Mi sforzai di sorridere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fece un passo verso di me. Gliene bastò uno solo per essermi davanti. I suoi occhi mi fissavano. Gli occhi azzurri in cui tante volte mi ero persa erano ora lame affilate lanciate verso di me. «Cosa stavi facendo?»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non stavo facendo niente di male. Era lui che mi doveva delle spiegazioni: c&#8217;erano più e più foto di quattro ragazze in quella chiavetta. Allora perché ero io a sentirmi una bambina beccata a rubare la nutella? «Ca… Cazzeggiavo…»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto avevo cercato di aggirarlo e di guadagnare la porta. Mi afferrò il polso destro e strinse con forza. Dovetti voltarmi e guardarlo ancora.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Cosa nascondi?» Fece un cenno verso la mia mano sinistra, chiusa a pugno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Niente, Gilles.» La voce non venne per niente naturale come avrei voluto.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Apri quella mano.» Il suo sibilo sembrò squarciare la notte, più di quanto avrebbe fatto un urlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Non ho niente» ripetei, ma ero sicura che il battito del mio cuore lo sentisse anche lui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Afferrò anche l&#8217;altro polso e si fece strada fino ad aprire tutta la mano, rivelando il mio delitto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Quella chiavetta» constatò. Il suo tono era più rassegnato che arrabbiato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Non l’ho neanche aperta!»</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mia risposta puerile fece arricciare il suo naso aquilino. «Ero stato molto chiaro.» Mi strappò la chiavetta di mano e la lanciò sulla scrivania. «Ti avevo vietato esplicitamente di rovistare tra le mie chiavette.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Chi sono quelle quattro ragazz…» Non riuscii a terminare la domanda. Il calore sulla guancia arrivò prima che io ne realizzassi il motivo. Era un calore familiare: avevo già preso schiaffi, certo. Da mio padre, soprattutto, e dal mio ex ragazzo. Anche da Gilles, a dire il vero. Ma era capitato una volta sola e in fondo per una buona ragione. A dire il vero anche stavolta era per una buona ragione: ero io che avevo violato i patti. Solo che stavolta Gilles non si stava fermando. Al primo schiaffo ne seguì un altro. E poi un altro ancora. E poi non li contai più. Non si fermò più. Chiusa tra la sua violenza e le sporgenze della scrivania, l’ultimo pensiero razionale fu che dovevo coprire il viso con entrambe le braccia.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il resto lo fece l’istinto: le gambe da ex ballerina divennero le zampe di una preda e presero il controllo. Prima ancora che me ne rendessi conto mi trovai in corridoio, con la chiavetta in mano, afferrata chissà quando, e poi oltre la porta che dà verso la taverna. Le mie unghie chiusero la porta a chiave e le zampe caracollarono giù per le scale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel buio intravedevo qualche sagoma ma soprattutto sentivo il mio petto agitarsi, come nel tentativo di contenere il cuore impazzito. Quando il fiato piano piano tornò quasi stabile, tornai ad avere le dita che, tremanti, trovarono un interruttore.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La luce illuminò la stanza quasi vuota. Era la stanza che usavamo meno ma certo la conoscevo. Mi aiutò a calmarmi vedere intorno qualcosa di familiare: il tavolo, le quattro sedie, il divano bianco, la chaise… I pugni di Gilles sulla porta furono un’esplosione: dovetti chiudere gli occhi per evitare che mi esplodessero nel cervello. Quando li riaprii, il divano era ancora lì, come anche la chaise longue. Però tornai a respirare con affanno: sulla chaise longue c’era qualcosa che non avevo mai visto.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tre bambole.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cervello si rifiutava di registrare quell’informazione. Non saprei dire nel dettaglio com’erano vestite, di che materiale fossero fatte, che colori avessero. So solo che c’era tanto rosso: la prima aveva il cappuccio rosso, la seconda indossava un paio di scarpe rosse, la terza aveva un rossetto rosso fuoco che le deturpava le labbra. E sorridevano. Un sorriso che mi fece passare un brivido per tutta la schiena.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Distolsi lo sguardo, incapace di guardarle di nuovo. Ero tornata in me: GIlles stava prendendo la porta a spallate. Era solo questione di tempo. Mi guardai di nuovo intorno, stavolta con fare pratico. Niente di utile. A meno che… Sul pavimento, quasi al centro della stanza, c’era una botola. Gilles me ne aveva parlato: lì dentro, diceva, c’era una pompa, da usare solo in caso di alluvione, per liberare la taverna dall’acqua. Non era una vera via d’uscita ma non avevo niente di meglio. Misi la chiavetta in tasca, afferrai la maniglia e aprii la botola.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dentro l&#8217;oscurità era totale: riuscii a vedere solo i primi tre gradini. Li usai per scendere, chiusi la botola e proseguii la discesa. Riuscii però a centrare solo quei primi gradini: già al quarto il mio piede andò a vuoto e io precipitai giù, perdendo i sensi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.wattpad.com/1444993307?utm_source=android&amp;utm_medium=link&amp;utm_content=share_published&amp;wp_page=create_on_publish&amp;wp_uname=MarcoCarnazzo">Leggi il resto su Wattpad</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Afantasia e scrittura</title>
		<link>https://www.carnazzo.it/2024/04/06/afantasia-e-scrittura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Carnazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Apr 2024 20:59:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicazioni di servizio]]></category>
		<category><![CDATA[afantasia]]></category>
		<category><![CDATA[narrosfera]]></category>
		<category><![CDATA[podcast]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.carnazzo.it/?p=98</guid>

					<description><![CDATA[Fabio Scalini del canale
Telegram @scriverebene 
mi ha invitato a fare due chiacchiere nel suo podcast Narrosfera.
Abbiamo parlato di afantasia (l’impossibilità di creare mmagini mentali) e delle sue ripercussioni sulla scrittura.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">È già <a href="https://www.carnazzo.it/2024/01/06/questa-persona-non-esiste/">la seconda volta che parlo di afantasia,</a> senza alcun titolo per farlo, a parte il sospetto di averne i sintomi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stavolta ne parlo all&#8217;interno di <a href="https://open.spotify.com/show/3DR2TNVUJUT8nExvkG7frX">Narrosfera</a>, il podcast di Fabio Scalini sulla scrittura e non solo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho conosciuto Fabio all&#8217;interno di <a href="https://t.me/scriverebene">@scriverebene</a>, canale Telegram su scrittura efficace e creativa che Fabio gestisce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fabio è uno scrittore (il suo ultijo libro è <a href="https://www.bertonieditore.com/shop/it/libri/1087-la-teoria-degli-umani.html">La teoria degli umani</a>, che consiglio), un <a href="https://www.fabioscalini.com/">formatore di scrittura</a> ma soprattutto una persona curiosa, nelle due accezioni del termine, in entrambi i casi nel senso più che positivo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella puntata del podcast abbiamo messo a confronto il mio modo di pensare con il suo e di conseguenza il mio modo di scrivere con il suo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Direi che entrambi siamo affascinati dalla mente, dal pensiero e dalla neurodiversità. Quindi non solo spero che la puntata ti piaccia ma anche che ti andrà di ampliare il discorso con il tuo punto di vista, qui sotto nei commenti.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-spotify wp-block-embed-spotify wp-embed-aspect-21-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Spotify Embed: #64 - Afantasia" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/4lbHdF1aizM9bCPBHjSwoa?utm_source=oembed"></iframe>
</div></figure>
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			</item>
		<item>
		<title>Chi era Adelina Sejdini</title>
		<link>https://www.carnazzo.it/2024/03/08/chi-era-adelina-sejdini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Carnazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Mar 2024 12:32:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dietro le quinte]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzo Ipertimesia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.carnazzo.it/?p=29</guid>

					<description><![CDATA[Per l’8 marzo quest’anno voglio ricordare una sola donna in rappresentanza di tutte le altre.
Una grande donna, un piccolo omaggio
nel mio ultimo romanzo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ho saputo di Adelina Sejdini per caso, leggendo un articolo. L&#8217;articolo non lo ricordo più ma la storia di Sejdini è impossibile da dimenticare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua storia è di quelle che fa quasi un male fisico leggere. Che fanno rabbia, che fanno piangere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Era nata a Durazzo, in Albania, e vent&#8217;anni dopo è stata rapita ed è così che arriva in Italia, gettata in strada e fatta prostituire. Finché non decide di ribellarsi, per sé e per tutte le donne come lei. A Varese denuncia e fa arrestare quaranta dei suoi sfruttatori. Non ancora soddisfatta, spende gli anni successivi in convegni e nella pubblicazione di un libro (&#8220;Libera dal racket della prostituzione&#8221;).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua storia termina il 6 novembre del 2021: Adelina Sejdini muore di indifferenza e burocrazia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Un cancro le dà un&#8217;invalidità del 100% che le impedisce di lavorare eppure al rinnovo del permesso di soggiorno le viene scritto che lavora, il che le fa perdere i sussidi di invalidità. E in più le viene rimosso lo stato di apolide e le viene imposta la cittadinanza albanese. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Senza più sussidi e senza poter lavorare, diventa inevitabile un rimpatrio in Albania, dove lei è certa che morirà per mano della mafia albanese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Adelina Sejdini tenta di attirare l&#8217;attenzione dandosi fuoco davanti al Viminale ma anche questo gesto rimane inascoltato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 6 novembre 2021 Adelina Sejdini si è gettata da un cavalcavia di Roma, accolta solo dalla strada da cui era fuggita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In <em><a href="https://www.carnazzo.it/ipertimesia-romanzo">Ipertimesia</a></em>, il romanzo, Alice, una coprotagonista, collabora con un&#8217;associazione che difende le donne che subiscono violenze e che lotta contro lo sfruttamento della prostituzione. Quest&#8217;associazione nel romanzo è intitolata proprio ad Adelina Sejdini: il romanzo è ambientato in un futuro prossimo e ho pensato fosse bello che nel futuro la storia di Sejdini non venisse dimenticata.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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