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	<title>Marco Mattioli</title>
	
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	<description>Apps, social media, zombie e cyberpunk</description>
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		<title>iRig: iPhone diventa un Pod per chitarra elettrica</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 07:08:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcomatt</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="225" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/03/amplitube-300x225.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="amplitube" title="amplitube" /></p>Un tempo sarebbe sembrato impensabile conciliare l&#8217;algido mondo digitale degli iPhone e iPad con quello caldo, rumoroso e rombante delle chitarre elettriche. Ma iRig è un piccolo connettore (in tutti i sensi) tra questi due mondi distanti. Stiamo parlando infatti letteralmente di un connettore, nel quale inserire da un lato il jack della nostra chitarra (ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="225" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/03/amplitube-300x225.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="amplitube" title="amplitube" /></p><p>Un tempo sarebbe sembrato impensabile conciliare l&#8217;algido mondo digitale degli iPhone e iPad con quello caldo, rumoroso e rombante delle chitarre elettriche. Ma <strong>iRig</strong> è un piccolo connettore (in tutti i sensi) tra questi due mondi distanti.</p>
<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/03/irig.jpg"><img class="alignleft  wp-image-1552" title="irig" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/03/irig.jpg" alt="" width="210" height="210" /></a>Stiamo parlando infatti letteralmente di un connettore, nel quale inserire da un lato il jack della nostra chitarra (ma anche un basso), dall&#8217;altro il jack di uscita per cuffie o amplificatore, mentre un corto cavetto dovremmo inserirlo nel nostro iPhone o iPad. Questo significa che il suono in entrata verrà processato dal nostro <em>device</em>, e quindi restituito in uscita. Quando dico &#8220;processato&#8221;, intendo dire che avremo poi bisogno di un&#8217;app per effettare o modificare il nostro sound digitalmente, e in questo ci viene incontro <strong>IKMultimedia</strong> (la casa produttrice di iRig), con l&#8217;ottima applicazione <strong>Amplitube</strong> che fa proprio al caso nostro. Non siamo obbligati ad usare l&#8217;app dedicata: iRig funziona anche con Garageband o AmpKit ad esempio, ma i risultati migliori li ho ottenuti con Amplitube.</p>
<p>Il costo del tutto è contenuto: una trentina di euro per il connettore iRig, e circa 15 euro per la versione full di Amplitube (esistono anche la versione free, quella lite, e quella dedicata al suono Fender), che potremo anche eventualmente espandere tramite <em>in-app purchase</em>.</p>
<p><strong>Cavo per amplificazione:</strong></p>
<p>Per connettere iRig ad un ampli esterno consiglio un cavo che sia da un lato jack piccolo stereo, e dall&#8217; altro esca con due jack grossi mono. Inserire uno dei due mono nell&#8217;ampli, lasciando l&#8217;altro mono penzolare in pace. Se il vostro ampli possiede un&#8217;entrata AUX-IN (quella per i lettori mp3) usate quella, in modo da non aggiungere ulteriore colorazione al suono. Per le cuffie invece non abbiamo bisogno di niente, solo un comune jack per l&#8217;entrata.</p>
<p><strong>Vantaggi e svantaggi:</strong></p>
<p>La qualità finale non è malvagia per gli hobbisti, dobbiamo mettere in conto del feedback se teniamo il volume di iPhone troppo alto, e un forte rumore di fondo che però possiamo mettere a tacere usando gli effetti di Noise Filter, pagandone un pò il prezzo in termini di sustain e di ampiezza dei suoni.</p>
<p>Insomma, stiamo trasformando il nostro iPhone in un economico &#8220;pod&#8221;, e i vantaggi sono i seguenti:</p>
<p>1) costo contenuto<br />
2) non dobbiamo portarci dietro sia pod che telefono<br />
3) espandibilità<br />
4) le features dell&#8217;applicazione Amplitube (ma non solo di quella)</p>
<p>Svantaggi:</p>
<p>1) qualità audio non professionale, noise, feedback, volume troppo basso usando suoni &#8220;clean&#8221;<br />
2) difficoltà nell&#8217;usare i piccoli tastini dell&#8217;app dal vivo (ma anche sul divano)<br />
3) suonando dobbiamo stare attenti all&#8217;incolumità di un telefono da 650 euro</p>
<p><strong>Amplitube per IOS</strong></p>
<p>Amplitube non solo ci permette di aggiungere al nostro suono degli effetti (<em>noise filter, delay, octave, fuzz, distortion, env filter, overdrive, chorus, flanger, phaser</em>, un inutile <em>wha-wha</em> e qualcos&#8217;altro), ma anche la simulazione di cabinet e testate, in modo da avere a disposizione una grande gamma di sonorità, dal clean al metal. Se volete un consiglio: acquistate a parte anche un compressore, che aiuterà a rivitalizzare un pò la dinamicità opacizzata dal <em>noise filter</em>.</p>
<p>Amplitube fa anche da accordatore, metronomo, registratore (ma se volete un registratore multitraccia dovete acquistarlo separatamente) e tramite quest&#8217;app potremo caricare una ventina di mp3 per suonarci sopra, rallentarli, looparli e addirittura escluderne rozzamente lo strumento lead. Una cosa buona è la possibilità di <strong>mantenere Amplitube in background</strong> anche mentre stiamo usando altre applicazioni, così ad esempio possiamo aprire <strong>Garageband</strong> e registrare la nostra parte di chitarra mantenendo il sound impostato su Amplitube.</p>
<p>La versione per <strong>iPad</strong> è ovviamente più goduriosa, sia per le dimensioni più &#8220;umane&#8221; dei pulsanti sia perchè consente di usare quattro pedali di effetti contemporaneamente, mentre iPhone ne consente solo tre, dei quali tenete conto che uno va occupato quasi sempre dal noise filter.</p>
<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/03/amplitube.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1555" title="amplitube" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/03/amplitube.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a></p>
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		<title>iPad: quando il gioco si fa Risoluzionario</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 09:18:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcomatt</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="196" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/03/ipad31-300x196.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="ipad3" title="ipad3" /></p>Chiamatelo New iPad, iPad HD, iPad 3: qualunque sia la denominazione che gli avrete appioppato la principale caratteristica di questo nuovo giocattolone Apple è la potenza grafica del suo sbrilluccicante display retina, capace di rendere 2048&#215;1536 pixel su una diagonale di 9.7 pollici. Le altre potenti caratteristiche hardware sono in fondo corollarie, ovvero servono principalmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="196" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/03/ipad31-300x196.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="ipad3" title="ipad3" /></p><p>Chiamatelo New iPad, iPad HD, iPad 3: qualunque sia la denominazione che gli avrete appioppato la principale caratteristica di questo nuovo giocattolone Apple è la potenza grafica del suo sbrilluccicante <em>display retina</em>, capace di rendere 2048&#215;1536 pixel su una diagonale di 9.7 pollici.</p>
<p>Le altre potenti caratteristiche hardware sono in fondo corollarie, ovvero servono principalmente a far girare agilmente applicazioni e contenuti con questa onerosa risoluzione.  Da noi ancora non è in vendita, ma all&#8217;estero fioccano le impressioni relative al nuovo display &#8220;risoluzionario&#8221;, e paradossalmente la caratteristica che ha più esaltato gli acquirenti sembra essere&#8230;la visualizzazione dei testi.</p>
<p>Sembra una bestemmia pensare ai testi quando ne avremmo di materiale hd da passare al vaglio retinoso, ma di fatto non lo è, perchè sul nuovo iPad viene annullata la percezione qualitativa tra testo cartaceo e testo digitale. La densità di pixel è tanto elevata infatti, da restituire pagine testuali totalmente <strong>crystal clear</strong> e dettagliate da non avere nulla da invidiare alla carta patinata dei magazine più blasonati. Ovviamente anche foto e video subiscono un trattamento di lusso, ma stando alle impressioni, questo passaggio risulta essere un pò meno <em>eye catching</em> rispetto al passaggio da iPhone 3Gs ad iPhone 4, che introduceva lo schermo retina.</p>
<p><strong>Confronto densità pixel tra iPad2 e nuovo iPad</strong> (<a href="http://www.dailymail.co.uk/sciencetech/article-2115839/New-iPad-3-review-Enthusiasts-tear-Apple-tablet-apart-internals.html">via Dailymail</a>)</p>
<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/03/ipadconfronto.jpg"><img class="alignnone  wp-image-1529" title="ipadconfronto" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/03/ipadconfronto.jpg" alt="" width="456" height="269" /></a></p>
<p>Ovviamente la partita si giocherà presto sulle app, in particolare i giochi, che a questa risoluzione godranno di una nitidezza mai vista finora, ma essendo il prodotto nuovissimo, ancora non è uscito sul mercato un numero di applicazioni aggiornate così elevato, quindi le &#8220;vecchie&#8221; applicazioni risultano mortificanti a livello visuale sul nuovo dispositivo. E&#8217; chiaro che è partita la corsa all&#8217;oro, e gli sviluppatori si stanno facendo in quattro per riadattare tutte le grafiche, pagando però il caro prezzo dell&#8217;elevato numero di megabyte che andrà a pesare su ogni applicazione predisposta per iPad retina.</p>
<p>Su questo va specificato che in Italia non esiste ancora una rete 4g, contemplata dal nuovo iPad, quindi ci troveremo a scaricare applicazioni quadruplicate di peso con una connessione che non ha subito miglioramenti. Nonostante questo, a mio parere questa nuova risoluzione unita al potenziamento di ram e processore, è destinata a rendere molto presto obsoleto l&#8217;iPad 2, nonostante anche quest&#8217;ultimo sia un prodotto molto recente.</p>
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		<title>HTML PRIDE. Guida alla professione</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Mar 2012 18:52:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcomatt</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/03/css-html-300x300.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="css-html" title="css-html" /></p>E&#8217; la prima volta in questo blog che parlo direttamente di professioni IT, ma dato che non sono in tanti quelli che perdono tempo a illustrare ai giovanissimi il mondo del lavoro, forse non è una cattiva idea. Una delle professioni più comuni tra quelle informatiche è quella dell&#8217;accatiemmellista, ovvero della persona che intelaia le pagine web, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/03/css-html-300x300.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="css-html" title="css-html" /></p><p>E&#8217; la prima volta in questo blog che parlo direttamente di professioni IT, ma dato che non sono in tanti quelli che perdono tempo a illustrare ai giovanissimi il mondo del lavoro, forse non è una cattiva idea.</p>
<p>Una delle professioni più comuni tra quelle informatiche è quella dell&#8217;<em>accatiemmellista</em>, ovvero della persona che intelaia le pagine web, che siano quelle di un sitino di poche pagine o quelle di un grande portale. L&#8217;htmlista, lo dice il nome, usa un linguaggio di formattazione chiamato <strong>HTML</strong> <em>(HyperText Markup Language),</em> che insieme all&#8217;utilizzo dei fogli di stile detti <strong>CSS</strong> (Cascade Style Sheets) è la tela che costituisce ogni pagina web che guardiamo con i nostri browser.</p>
<p>L&#8217;htmlista è una figura centrale nella costruzione di un sito, perchè gioca in squadra sia con il reparto grafico che definisce layout ed elementi di design, sia con i programmatori che &#8220;tirano fuori dei dati&#8221; (perdonate la semplificazione) che poi l&#8217;htmlista dovrà integrare visualmente con il resto del sito. Oltre a questo, generalmente egli si occupa anche di testare la compatibilità del codice prodotto sui browser correntemente in uso, e talvolta di &#8220;vivacizzare&#8221; le pagine html con <strong>ajax</strong> o<strong> javascript</strong> per dotarle di funzionalità od effetti visivi non ottenibili col solo html.</p>
<p>Nel mondo IT questa figura è spesso considerata ai livelli più bassi della catena produttiva, tant&#8217;è che nelle aziende vengono quasi sempre privilegiate figure junior, e questo è a mio parere un errore madornale. Il pregiudizio nasce in base a questi fattori:</p>
<p>1) la curva di apprendimento per imparare html è più dolce rispetto a quella necessaria per imparare un linguaggio di programmazione qualunque<br />
2) gli editor html consentono teoricamente di impaginare un sito senza quasi conoscere una riga di codice<br />
3) un pizzico di html sono costretti tutti a conoscerlo, anche i programmatori, quindi appare come una competenza diffusa</p>
<p>In realtà di tutta la catena, l&#8217;htmlista è invece la figura che più di tutte è vicina al sito prodotto. I grafici e i programmatori magari hanno fatto un lavoro gigantesco, ma la persona che ha il primo vero <em>feel</em> con il prodotto finito (il sito) è proprio colui che ne mette insieme tutti i pezzi, che li armonizza, che è più a contatto con il fruitore finale, ovvero l&#8217;utente.</p>
<p>Infatti un vero htmlista non dovrebbe essere una figura passiva, alla quale viene consegnato del materiale da impaginare, ma il regista della situazione: che propone soluzioni, che sa quale è il modo miglior per fare una cosa, che appunto vede il sito web con &#8220;gli occhi del feeling&#8221;, e non come un palloso ammasso di campi di database e di pezzetti di png da rimontare.</p>
<p>Nelle ditte piccole e medio piccole, spesso questa figura ha più possibilità di espressione e quindi si definisce &#8220;web designer&#8221;, dato che il suo lavoro non si limita al ritaglio di immagini. Nelle ditte più grosse ovviamente ci sono dei processi produttivi dove la pappa arriva già masticata, ma in realtà è proprio lui (certo, stiamo parlando di qualcuno in gamba, non di una pippa) a capire prima degli altri dove si annida l&#8217;errore, anche a livello di architettura dell&#8217;informazione.</p>
<p>La figura che sto descrivendo deve essere un pò consapevole di comunicazione, un pò di grafica, un pò di redazione, e un pò di programmazione, perchè il suo ruolo, pur essendo operativo, ha qualcosa a che fare con la regìa. Anche se sono stati prodotti wireframe, powerpoint, schemini, flussi, freccette e amenità varie, solo nel momento in cui scrivi il codice di markup ti accorgi se la navigazione ha qualcosa che stride, se gli ingombri non sono stati calibrati bene, se ci sono situazioni particolari (testi troppo lunghi o troppo vuoti, menu troppo fitti, margini migliorabili, elenchi mal strutturati, pagine poco coerenti, contenuti troppo difficili da raggiungere, etc..etc&#8230;)</p>
<p>Mi dilungo sull&#8217;argomento perchè spesso vedo i giovanissimi alla prese con la scelta seguente: <em>imparo l&#8217;html o imparo un linguaggio di programmazione?</em></p>
<p>Sembra che siano due scelte facilmente intercambiabili, invece la scelta se prendere una o l&#8217;altra strada ha molto a che fare con la personalità, con il background, con la sensibilità e con le ambizioni del futuro lavoratore. Occorre avere un gusto per la grafica, un istinto per i layout giusti, amore per proporzioni, coerenza (o volontaria incoerenza quando è il caso) e abbracciare l&#8217;intero sito per sentirne carattere, battito e profumo, e quindi poter capire il suo punto di equilibrio.</p>
<p>Sarò sincero, molto spesso nel mondo lavorativo vero, la catena sarà malfunzionante, i tempi ridicolmente stretti, le esigenze del cliente incomprensibili, le motivazioni basse, e quindi si tenderà spesso a tirar fuori lavoretti onesti che reggano i browser e che non facciano troppo schifo, ma non è questo lo spirito con il quale approcciarsi a questa &#8220;disciplina&#8221;, che richiede (esattamente come quella di programmatore o di grafico) una scelta vera, e non casuale.</p>
<p>Ci sono web designer eccezionali, che fanno lavori ammirati in tutto il mondo, e quelli devono essere i nostri riferimenti. Non dico che uno poi arriva sempre a livelli altissimi, ma l&#8217;obiettivo che hai quando inizi deve essere quello di fare i siti più belli del mondo. Se no fai altro: ci sono tantissimi lavori tecnici che non si mischiano così pesantamente con la comunicazione.</p>
<p>Questo lavoro si imparara certo sul web o sui libri, si impara scrivendo e provando ovviamente, ma sopratutto si impara osservando cose che non c&#8217;entrano nulla. Cose che accadono fuori dalle strette mura dell&#8217;ufficio magari: la caduta di una foglia può ispirare un effetto javascript, il sovrapporsi di colori naturali può farci venire tante idee per i nostri css, la disposizione delle porte di un palazzo ci farà pensare alla navigazione, idem per le gradazioni di importanza che diamo ad alcune cose o priorità: basta una lista della spesa efficace per farci ragionare su menu di primo e secondo livello.</p>
<p>Con l&#8217;avvento degli standard, dell&#8217;accessibilità, dei dispositivi mobili sono diventate comuni figure  dai nomi altisonanti come UX Designer, Usability Manager, ma fino a non troppo tempo fa chi era secondo te a curare questi aspetti senza troppi riconoscimenti? E lo stesso vale per il SEO, per l&#8217;architettura dei contenuti, e per mille altre figure che l&#8217;evoluzione dell&#8217;IT ha creato per far fare a dieci quello che prima faceva uno.</p>
<p>E poi non farti scrupolo di scopiazzare, copiare, rubare, intingendo prima il ditino e poi tutto il braccio nei lavori degli altri. Prenditi proprio il loro codice, vedi se lo capisci, annota le figate che hanno fatto, e chiediti il perchè delle loro scelte. Ricordo tempi belli e lontani, dove salvavo pagine html altrui, le aprivo con <strong>Frontpage</strong> e cercavo di capire perchè a me si vedeva una schifezza. Gli entusiasmi nel passaggio a <strong>Dreamweaver</strong> (ancora fedele ausilio), e ancora dopo l&#8217;obbligo di scrivere tutto a mano perchè essendo da solo dovevo scrivere html insieme ad Asp e Php.</p>
<p><strong>Qualche segreto</strong></p>
<p>Uno dei segreti più importanti è quello di capire come scrivere meno codice possibile per fare la stessa cosa, sfruttando i css più che si può, per faticare meno quando poi ti capita inevitabilmente di dover rimodificare mezzo sito.</p>
<p>Un altro segreto importante è quello di guardare il lavoro il mattino dopo. Dopo che ci hai lavorato 16 ore non sei più in grado di capire cosa è bello perchè l&#8217;occhio si è abituato al tuo layout ed è viziato. Poi accendi il pc l&#8217;indomani e gridi &#8220;Oh my god!&#8221;. E in quel momento inizi a lavorare bene, a mischiare l&#8217;ispirazione iniziale con il lavoro di rifinitura più freddo e consapevole. E ogni tanto alzati, guarda come si vede la tua pagina web a 3 metri di distanza, o addirittura a testa in giù. Lo so che è ridicolo, ma magari da una posizione diversa e meno abituale ti accorgi che un footer è troppo attaccato, una colonna troppo larga, un header troppo ingombrante. Stiamo sempre parlando di equilibrio, e l&#8217;equilibrio se è tale vale se osservato da tutti i punti.</p>
<p>Non dire mai &#8220;è un tuo problema: sul mio pc si vede bene&#8221;, &#8220;Explorer non è un browser&#8221;, perchè sono frasi da mezze calzette. La colpa è sempre la tua, e lo sai.</p>
<p>E non pensare mai che stai lavorando ad un livello basso della catena, perchè ricordati che tutti i siti del mondo sono visualizzati grazie all&#8217;HTML, e questo taglia la testa al toro. Dato che ancora nessuno ha inventato un altro modo di fare le cose, tu sei necessario come il pane ,e senza di te le cose rimangono quadri a olio o database pieni di dati. Rock on!</p>
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		<title>Zombie Gunship: voglia di sterminio</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 19:13:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcomatt</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="113" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/02/gunship-300x113.png" class="attachment-medium wp-post-image" alt="gunship" title="gunship" /></p>Difendersi dall&#8217;invasione degli zombie è una delle nostre occupazioni preferite, e Zombie Gunship (per iPhone e iPad) merita tutta la nostra attenzione, specie adesso che è gratuita. Non è un&#8217;app recente, ma dato che è diventata free per questo weekend, me ne sono ricordato e devo dire che la trovo ottimamente realizzata. Il &#8220;feel&#8221; della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="113" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/02/gunship-300x113.png" class="attachment-medium wp-post-image" alt="gunship" title="gunship" /></p><p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/02/gunship.png"><img class="alignnone size-full wp-image-1432" title="gunship" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/02/gunship.png" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p>Difendersi dall&#8217;invasione degli zombie è una delle nostre occupazioni preferite, e <strong>Zombie Gunship</strong> (per iPhone e iPad) merita tutta la nostra attenzione, specie adesso che è gratuita.<span id="more-1428"></span></p>
<p>Non è un&#8217;app recente, ma dato che è diventata <em>free</em> per questo weekend, me ne sono ricordato e devo dire che la trovo ottimamente realizzata. Il &#8220;feel&#8221; della faccenda mi riporta alla mente quello descritto nell&#8217;ottimo <strong>World War Z</strong>, di <strong>Max Brooks,</strong> o almeno nelle pagine dove vengono descritti gli avamposti militari piazzati per fronteggiare l&#8217;avanzata dei non morti. <strong>Zombie Gunship</strong> devo premettere, non brilla per varietà di gioco e alla fine si traduce in un <em>survivor game</em> monocorde, ma è curate molto bene in ogni sua parte e sicuramente possiamo aspettarci degli update in grado di donargli più varieta di gameplay.</p>
<p>La storia in soldoni: dobbiamo evitare che gli zombie penetrino nel nostro bunker, massacrandoli con le armi aeree a nostra disposizione, ed evitando di colpire accidentalmente degli umani (anche loro in fuga verso il bunker). La visuale è assai sobria, in un bianco e nero da visione notturna, e non ci sono musiche di sottofondo: solo i suoni delle esplosioni e i messaggi radio che ci avvisano se il nemico si avvicina troppo al bunker o se abbiamo ucciso parecchi nemici con un colpo solo. Ad ogni arma corrisponde un diverso grado di zoom, quindi più sarà potente l&#8217;arma che utilizziamo e più da lontano controlleremo la scena.</p>
<p>Questa scarna visuale è davvero ben realizzata e credibile, e nonostante gli zombie siano solo un mucchiettino di sprite, il tutto è stato realizzato con mano sapiente. Anche le schermate per upgradare le armi in dotazione sono ben fatte, e quindi plauso alla <a href="http://www.limbic.com/">Limbic</a>, software house che terro d&#8217;occhio.</p>
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		<title>La notte dei CoCoCo</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 10:38:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcomatt</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="113" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/02/lanottedeicococo-300x113.png" class="attachment-medium wp-post-image" alt="lanottedeicococo" title="lanottedeicococo" /></p>I dipendenti pubblici osservano con sarcasmo i precari intenti a manifestare per il diritto ad un lavoro più sicuro. Ma una misteriosa figura si avvicina barcollando alla manifestazione&#8230; Ho scritto questa piccola sceneggiatura nel 2010, ma sembra più attuale oggi che allora. Sarebbe bello tirarne fuori un cortometraggio: se siete interessati contattatemi e vediamo di farne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="113" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/02/lanottedeicococo-300x113.png" class="attachment-medium wp-post-image" alt="lanottedeicococo" title="lanottedeicococo" /></p><p><img class="alignnone size-full wp-image-1410" title="lanottedeicococo" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/02/lanottedeicococo.png" alt="" width="530" height="200" /><br />
I dipendenti pubblici osservano con sarcasmo i precari intenti a manifestare per il diritto ad un lavoro più sicuro. Ma una misteriosa figura si avvicina barcollando alla manifestazione&#8230;<span id="more-1409"></span></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1413" title="lanottedeicococo_mini" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/02/lanottedeicococo_mini.png" alt="" width="170" height="120" />Ho scritto questa piccola sceneggiatura nel 2010, ma sembra più attuale oggi che allora. Sarebbe bello tirarne fuori un cortometraggio: se siete interessati contattatemi e vediamo di farne qualcosa di buono. Si può tranquillamente leggere come un breve raccontino: il link sottostante conduce alla versione integrale in pdf.</p>
<p><strong>Sceneggiatura: <a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/02/La-notte-dei-CoCoCo.pdf">La notte dei CoCoCo</a> <em>(formato Pdf &#8211; 400KB)</em></strong></p>
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		<title>Apps: il futuro dei marketplace</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 09:42:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcomatt</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="113" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/01/marketplace-300x113.png" class="attachment-medium wp-post-image" alt="marketplace" title="marketplace" /></p>E&#8217; innegabile che Apple con il suo marketplace di applicazioni sia riuscita dove tutti avevano fallito: creare un enorme bacino di utenti disposti a pagare per scaricare del software. Un risultato molto concreto in un mondo informatico dove da quindici anni ci si spreme le meningi per capire come monetizzare il traffico web e si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="113" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/01/marketplace-300x113.png" class="attachment-medium wp-post-image" alt="marketplace" title="marketplace" /></p><p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/01/marketplace.png"><img class="alignnone size-full wp-image-1401" title="marketplace" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/01/marketplace.png" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p>E&#8217; innegabile che Apple con il suo marketplace di applicazioni sia riuscita dove tutti avevano fallito: creare un enorme bacino di utenti disposti a pagare per scaricare del software.</p>
<p><span id="more-1388"></span>Un risultato molto concreto in un mondo informatico dove da quindici anni ci si spreme le meningi per capire come monetizzare il traffico web e si finisce quasi sempre sulle logiche dei banner, delle impressions, della profilazione. Il concetto <strong>voglio/pago</strong> è di fatto difficilissimo da mettere in pratica sul web, dove ad ogni angolo esistono modi alternativi per ottenere la stessa cosa, e un meccanismo rigido è possibile solo sui prodotti storicamente chiusi della casa di <em>Cupertino</em>.</p>
<p>Ma quanto durerà il successo dei singoli marketplace e delle app proprietarie? Immagino che per altri tre o quattro anni ci sarà ancora parecchia trippa per gatti, ma ora che altri concorrenti stanno insidiando il primato di Apple su smartphones e tablets, occorrerà districarsi tra vari &#8220;recinti&#8221;, e alla fine gli utenti privilegeranno quelli con le maglie più larghe.</p>
<p>La pratica del <em>jailbreak</em> IOS aumenta costantemente, e questo fenomeno in Cina raggiunge una percentuale del 35%, un dato che ci aiuta a capire quanto iPhone sia sempre meno un prodotto feticcio da tenere intonso su una teca, e stia scendendo a livello di &#8220;feel&#8221; negli inferi dei prodotti di consumo, ovvero in una dimensione di normalità. Del feticcio si ha timore reverenziale, con un prodotto si smanetta un pò di più.</p>
<p>In un mondo meno fanboy e più &#8220;liberista&#8221;, è probabilissimo che io abbia un tablet Apple, un pc Windows, uno smartphone Android, un televisore con x sistema operativo. Credete davvero che io voglia (di questi tempi poi&#8230;) pagare tre volte per avere la stessa applicazione sui miei dispositivi?<em> I say no</em>, e quindi ben vengano le applicazioni universali, adattabili a qualunque <em>device</em>, che presto avranno tutti gli strumenti necessari per essere qualitativamente pari alle app native. Del resto quante applicazioni oggi sullo store non sono altro che web app impacchettate come fossero native? Quanti framework già si occupano di compilare lo stesso codice per piattaforme mobile differenti?</p>
<p><strong>Html 5</strong> non arriva certo per caso, ma è la (ancora tiepida) risposta del web ad un mercato che troppe volte negli ultimi due anni lo ha dichiarato morto, e che prima che il gallo canti probabilmente ne proclamerà la resurrezione. Quanti abili giovani programmatori vorrebbero sviluppare app per iPhone attratti dal gigantesco marketplace ma sono castrati dall&#8217;acquisto di un Mac troppo costoso? Quanti clienti sono poco propensi a pagare lo sviluppo della propria applicazione per IOS, per Android, per Windows?</p>
<p>Questa frammentazione non è destinata a durare a lungo, a mio parere, e se abbiamo le antenne giuste dovremo imparare come riposizionare i nostri prodotti sul mercato del futuro,  quando i brand dei singoli dispositivi avranno un peso inferiore in fase di scelta/acquisto, ovvero quando questa scelta sarà meno emozionale e più lucida.</p>
<p>E&#8217; di qualche giorno fa l&#8217;uscita del celeberrimo giochino <strong>Cut the Rope</strong> in versione html5 (<a href="http://www.cuttherope.ie/">http://www.cuttherope.ie/</a>), strategicamente non compatibile con iPhone/Safari. Di qualche settimana fa invece l&#8217;annuncio del <strong>Financial Times</strong> di uscire dall&#8217;app store per trasformarsi anch&#8217;esso in webapp. Segnali importanti, dove alcuni big esprimono la volontà di bypassare i monogestori, per posizionarsi in modo alternativo.</p>
<p>Dato che l&#8217;esperimento dei marketplace è risultato incredibilmente redditizio credo si seguirà lo stesso modello, con la differenza che immagino una sorta di market globale a livello applicativo. Guardiamone i vantaggi:</p>
<p>1) il cliente pagherebbe una sola volta i costi di sviluppo</p>
<p>2) il fruitore finale pagherebbe una sola volta l&#8217;applicazione in grado di girare su tutti i suoi dispositivi</p>
<p>3) lo sviluppatore metterebbe in un colpo solo il proprio prodotto d&#8217;ingegno su un market capace di raggiungere molte più persone</p>
<p>Guardiamone gli svantaggi:</p>
<p>1) All&#8217;oggi non esiste il modo di proteggere codice e dati che viaggiano su web apps</p>
<p>2) La difficoltà di mantenere una compatibilità universale a livello di markup (in soldoni: &#8220;con il sistema operativo PincoPallo, usato sul dispositivo TizioCaio non mi si vedono i menu: ridatemi i soldi!&#8221;)</p>
<p>Personalmente credo che gli svantaggi possano essere ovviati da nuove specifiche dei browser, dei protocolli di sicurezza, e si possano adottare degli standard universali, e che l&#8217;impegno di compatibilità richiesto a monte sia oneroso, ma la posta in gioco è talmente alta da farmelo immaginare come uno sforzo possibile. Se oggi l&#8217;esigenza di un market globale non è avvertita come primaria, è perchè ancora le fette della torta sono spartite principalmente tra IOS e Android, ma quando la torta avrà parecchie fette ripartire in modo più uniforme, sarebbe folle non seguire questa strada.</p>
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		<title>Shadowgun: che palle</title>
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		<comments>http://www.marcomattioli.it/2011/11/12/shadowgun-mamma-che-palle/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 17:31:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcomatt</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="113" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/11/shadowgun-300x113.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="shadowgun" title="shadowgun" /></p>Shadowgun è uno dei giochi di punta dell&#8217;App Store, e il recente &#8220;saldo&#8221; a 79 centesimi lo ha reso quasi imperdibile, dato che vanta un comparto grafico tra i migliori mai visti su mobile. Parliamo di una sorta di Gears of War per iPhone, paragone più che altro dovuto al sistema di cover, caratteristica comune ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="113" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/11/shadowgun-300x113.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="shadowgun" title="shadowgun" /></p><p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/11/shadowgun.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1381" title="shadowgun" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/11/shadowgun.jpg" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p><strong>Shadowgun</strong> è uno dei giochi di punta dell&#8217;App Store, e il recente &#8220;saldo&#8221; a 79 centesimi lo ha reso quasi imperdibile, dato che vanta un comparto grafico tra i migliori mai visti su mobile. <span id="more-1380"></span><br />
Parliamo di una sorta di <strong>Gears of War</strong> per iPhone, paragone più che altro dovuto al sistema di <em>cover</em>, caratteristica comune ad entrambi i titoli.</p>
<p>Dopo soli dieci minuti di gioco noia e sconforto hanno preso il sopravvento: la grafica è effettivamente di altissimo livello, il gioco gira senza rallentamenti, ma non si va da nessuna parte. E non parlo solo di <strong>Shadowgun</strong>, ma in generale: tutti i &#8220;gioconi&#8221; per iPhone che ho provato sono destinati inesorabilmente ad una longevità brevissima. Mi sono finalmente convinto che il gaming mobile sia destinato a rimanere nel recinto dei casual games, che nella loro immediatezza riescono ad allietarci più a lungo dei titoli più ambiziosi.</p>
<p>Mille volte meglio <strong>Minigore</strong>, <strong>Muffin Knight</strong> o <strong>Angry Birds</strong> di <strong>Aralon</strong>, <strong>Eternal Legacy</strong>, <strong>Shadowgun</strong>, <strong>Nova 2</strong>, perchè i primi dimostrano una maggiore comprensione del dispositivo, meccanismi più finemente cesellati, una giocabilità che non viene messa in impietosa competizione con quella di pc e console.</p>
<p>Occorre sperimentare nuove strade, mettersi &#8220;in gioco&#8221; (pardon), fare tentativi scomodi e unusuali. Viva quindi l&#8217;esperimento di gioco solo audio alla <strong>Papa Sangre</strong>, la capacità di recepire gli impulsi ambientali esterni di <strong>Inception</strong>, l&#8217;inclinazione del dispositivo alla <strong>Dark Nebula 2</strong>, i social games innovativi alla <strong>Shadow Cities,</strong> la realtà aumentata: non parlo di app imperdibili, ma di doverosi tentativi di allontanarsi dall&#8217;odioso joystick virtuale su schermo.</p>
<p>Se l&#8217;evoluzione degli app games continua a  limitarsi al &#8220;pompamento grafico&#8221; e ai nuovi engine, vedo un futuro crollo di questi kolossal, che rischiano di fare la fine dei dinosauri in un mondo più agile di loro.</p>
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		<title>A Steve Jobs</title>
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		<comments>http://www.marcomattioli.it/2011/10/06/a-steve-jobs/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 05:37:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcomatt</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="113" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/10/jobs-300x113.png" class="attachment-medium wp-post-image" alt="jobs" title="jobs" /></p>Non so quasi niente su Steve Jobs, non sono mai stato un fan sfegatato della Mela, e mi sono addormentato durante la visione di Pirati della Silicon Valley. Ma non occorre conoscere la sua biografia per sapere quanto la sua presenza sia stata fondamentale nella storia della tecnologia moderna. Grazie al successo di iPhone (ma ovviamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="113" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/10/jobs-300x113.png" class="attachment-medium wp-post-image" alt="jobs" title="jobs" /></p><p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/10/jobs.png"><img class="alignnone size-full wp-image-1368" title="jobs" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/10/jobs.png" alt="" width="530" height="200" /></a><br />
Non so quasi niente su <strong>Steve Jobs</strong>, non sono mai stato un fan sfegatato della Mela, e mi sono addormentato durante la visione di <strong>Pirati della Silicon Valley</strong>. Ma non occorre conoscere la sua biografia per sapere quanto la sua presenza sia stata fondamentale nella storia della tecnologia moderna.<span id="more-1366"></span><br />
Grazie al successo di<strong> iPhone </strong>(ma ovviamente non solo), Steve Jobs è diventato un&#8217;icona nota ben al di la del mondo dell&#8217;informatica. Se posso azzardare, forse una delle poche icone fino a ieri viventi, in un mondo contemporaneo ormai privo di figure di riferimento.</p>
<p>Icona perchè in un mondo definitivamente globalizzato e multinazionalizzato, la figura di Jobs si è sempre totalmente identificata con quella della sua azienda, dei suoi prodotti, delle sue innovazioni. Quello che molti decenni or sono accadeva anche da noi con Enzo Ferrari, o Gianni Agnelli, e pochi decenni or sono con i vari stilistoni di riferimento, ma con una cassa di risonanza enormemente più grande e amplificata. Identificare totalmente un uomo con la sua azienda: abitudine che sembra lontana nel tempo in un mondo di amministratori delegati anonimi e intercambiabili, banche onnipotenti, ramificazioni societarie intercontinentali e imperscrutabili.</p>
<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/10/jobs1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1375" title="jobs1" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/10/jobs1.jpg" alt="" width="229" height="220" /></a>La maggior parte di noi ignora i nomi dei &#8220;capi&#8221; di Google, Twitter, Nike, fatta solo eccezione per Zuckerberg, la quale storia e carisma però non sono paragonabili con quelli del buon Steve. Bill Gates è un nome evergreen, ma da tempo non è più stretto sinonimo di Microsoft. Rimaneva Jobs a umanizzare il mondo delle multinazionali, con il suo look improbabile e l&#8217;aura del visionario, figura sospesa tra l&#8217;architetto e lo scienziato, tra lo smanettone e il designer. L&#8217;uomo che dava l&#8217;assoluta percezione di aver generato i suoi prodotti direttamente dal grembo, di averli pensati, progettati e costruiti con le sue mani.</p>
<p>La sua morte rischia di calare una mazza ferrata su Apple, e il basso profilo del <strong>Keynote</strong> di ieri ne è stata l&#8217;avvisaglia. E se posso azzardare una sentenza delirante, sarei contento che la morte di Steve Jobs causasse una crisi del marchio. Perchè se dobbiamo scomodare la parola &#8220;genio&#8221;, allora è giusto che senza l&#8217;apporto di un essere umano tanto speciale, l&#8217;azienda ne risenta in modo drammatico. E&#8217; dannatamente giusto, se no diamo ragione agli amministratori delegati intercambiabili ed al concetto di azienda che sopravvive indifferente agli umani che l&#8217;hanno creata e gestita usando ogni ora del proprio tempo e ogni neurone del proprio intelletto.</p>
<p>Ovviamente questo non succederà, dato che Apple è una multinazionale avanzata, oliatissima e programmata da tempo per sopravvivere a questa morte annunciata, ma in una mia romantica e ingenua visione avrei visto il transatlantico bianco immergersi nelle acque per inseguire il suo Capitano.</p>
<p>Tutto questo verrà smentito tra un anno, al prossimo <strong>Keynote,</strong> quando iPhone 5, i nuovi iPad e Mac ci proporranno (ne sono certo) un tale corredo di innovazioni preparate con cura per farci dimenticare la perdita. In Apple si sapeva delle condizioni di Jobs, e per questo sarebbe stato fuori luogo battere oggi la grancassa di mirabolanti nuovi prodotti con un Keynote da parata brasiliana. Secondo me hanno volutamente congelato i piatti principali, aspettando, dopo il tempo del lutto, di dimostrare con vigore che Apple potrà vivere bene anche da orfana. Su questa scommessa si basa l&#8217;intero futuro dell&#8217;azienda, che oggi deve guardarsi da una concorrenza veloce e pronta ad aggredire il trono.</p>
<p>Addio Steve Jobs, da un ammiratore. Faremo in modo di spedirti il prossimo modello di iPhone, e se non ti piace, fulmina i tuoi successori: noi capiremo.</p>
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		<title>MediaPortal 1.2</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 05:53:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcomatt</dc:creator>
				<category><![CDATA[Home Theater]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="113" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/09/mediaportal-300x113.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="mediaportal" title="mediaportal" /></p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; E&#8217; stata finalmente rilasciata la versione 1.2 di MediaPortal, l&#8217;ottimo media center per pc che è un must per ogni appassionato di film e serie televisive. Al giorno d&#8217;oggi non è più comune la scelta di dedicare un pc alla riproduzione dei media, dato che la tecnologia ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="113" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/09/mediaportal-300x113.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="mediaportal" title="mediaportal" /></p><p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/09/mediaportal.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1356" title="mediaportal" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/09/mediaportal.jpg" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
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<p>E&#8217; stata finalmente rilasciata la versione 1.2 di <strong>MediaPortal,</strong> l&#8217;ottimo media center per pc che è un must per ogni appassionato di film e serie televisive.<br />
<span id="more-1354"></span><br />
Al giorno d&#8217;oggi non è più comune la scelta di dedicare un pc alla riproduzione dei media, dato che la tecnologia ci mette a disposizione una varietà di soluzioni meno ingombranti e più semplici: nas di rete, hard disk da collegare via usb al televisore, server Dlna che attingono ai dispositivi della nostra rete casalinga, hard disk multimediali. Niente tempi di avvio del sistema operativo, possibilità di guardare film e video senza impegnare un pc, nessun rumore di ventole e ingombro ridotto: queste sono le giuste motivazioni di una scelta &#8220;no pc&#8221;.</p>
<p>La bellezza di <a href="http://www.team-mediaportal.com/">Media Portal</a> è invece una delle ragioni che mi spingono a impegnare uno scomodo pc per mansioni multimediali, e ogni volta che lo avvio mi sento di riconfermare questa scelta. Innanzitutto comando il tutto dal divano con un comune <strong>Xbox Controller</strong> (in combutta con <a href="http://xpadder.com/">Xpadder</a>, softwarino che consente al controller di emulare una tastiera), che trovo molto più comodo di qualunque telecomando. E poi con un pò di pazienza il vostro <strong>MediaPortal</strong> può diventare davvero uno strumento centralizzato per l&#8217;home entertainment in grado di gestire film, serie televisive, gallerie fotografiche, web radio, video provenienti da internet, musica, previsioni del tempo, i feed preferiti, e le condivisioni su <a href="http://trakt.tv/">Trakt</a> (social network dedicato a film e serie).</p>
<p>In completa autonomia verranno scaricati sfondi, trame, liste degli episodi, testi delle canzoni, sottotitoli, dei vostri contenuti multimediali, che verranno quindi presentati in modo molto più intrigante rispetto a quellidi un comune hard disk. Grazie al calendario di <strong>Trakt</strong> potrete anche sapere il giorno di messa in onda dei nuovi episodi delle vostre serie preferite, e vedere in tempo reale cosa stanno guardando i vostri amici e i rating che hanno espresso.<br />
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/* 468x60, creato 03/02/11 */
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<p>Con la nuova versione troverete, tra le altre cose, miglioramenti  quali la riduzione di alcuni tempi di attesa grazie al caching delle immagini, un rinnovato plugin MyFilm, la nuova visualizzazione <strong>CoverFlow</strong> (bella!) e le fix di alcuni bug esistenti.</p>
<p>Inoltre MediaPortal è in grado di (se attivate tale funzione) ricalibrare la <strong>frequenza del tv</strong> in base al contenuto che state trasmettendo: 24hz, 50hz, eccetera, e quindi di consentire una visualizzazione senza scatti.</p>
<p>Potete customizzare tutto, scegliendo la skin preferita (<strong>StreamedMP</strong> tutta la vita), nuovi plugin da aggiungere, modifiche a settaggi, interfaccia, codec da utilizzare, tasti. Certo non è una soluzione totalmente out of the box, quindi è consigliata a chi si diverte passando un pò di tempo a smanettare con i settaggi, ma i risultati ne valgono la pena.</p>
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		<title>Torrents: riciclare un netbook</title>
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		<comments>http://www.marcomattioli.it/2011/02/25/torrents-riciclare-un-netbook/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 10:10:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcomatt</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="113" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/02/eeepc-300x113.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="eeepc" title="eeepc" /></p>Avere un NAS è un desiderio che coltivo da tempo, ma è possibile trovare alternative economiche? In realtà i prezzi di questi storage di rete sono calati parecchio e sono accessibili a tutte le tasche. Ero andato in fissa col più economico di tutti (tra quelli dotati delle features che mi servivano), ovvero lo Iomega [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="113" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/02/eeepc-300x113.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="eeepc" title="eeepc" /></p><p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/02/eeepc.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1271" title="eeepc" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/02/eeepc.jpg" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p>Avere un NAS è un desiderio che coltivo da tempo, ma è possibile trovare alternative economiche?<span id="more-1270"></span></p>
<p>In realtà i prezzi di questi storage di rete sono calati parecchio e sono accessibili a tutte le tasche. Ero andato in fissa col più economico di tutti (tra quelli dotati delle features che mi servivano), ovvero lo <strong>Iomega ix2 200,</strong> che con 309 euro offre quatto terabyte di capienza (dischi già inclusi) su due baie, 256 mega ram, un processore Marvell da 800 Mhz, capacità di torrentare in autonomia, itunes server, e tante belle cosine. Leggendo recensioni e commenti si ottengono pareri molto diversi tra loro: i recensori più blasonati lo giudicano positivamente ma tra i possessori vengono principalmente rimproverate rumorosità, software spartano e una certa tendenza dei dischi interni a rompersi.</p>
<p>Allora, come sempre avviene nel mondo dell&#8217;elettronica, ho iniziato a valutare di spendere qualcosa in più rivolgendomi alle marche più rinomate come <strong>Qnap</strong> e <strong>Synology</strong>, dotate di vasta gamma di prodotti, che mi sarei portato a casa spendendo un 120/160 euro in più prendendo un Qnap TS-212 o un Synology DS2111 con relativi dischi da aggiungere. Tutte ottime soluzioni che consiglio a tutti.</p>
<p>Ma conoscendomi bene mi sono imposto uno stop: innanzitutto il mio sogno di storage centralizzato non si concretizzerebbe con un 2 baie, perchè tra due anni me ne serviranno almeno 4, e quindi sarei punto e accapo. E poi le mie esigenze non sono alte, mi serve solo un capiente storaggio multimediale, con capacità di inviare bene materiale full hd al pc o al tv tramite DLNA, silenzioso, e in grado di scaricare torrent a pc spento. Nessuna esigenza di backup particolare, di protezione dati, diamine alla fine sto parlando di film e musica, non di Wikileaks!</p>
<p>Il dilemma che si pone un utente in procinto di acquistare un NAS per utilizzo multimediale è sempre quello: ce la farà a supportare il flusso richiesto per i filmati hd? E questo dilemma lo porta a inseguire modelli dotati di ram e processori sempre più performanti, ma questi servono davvero?</p>
<p><strong>Facciamo una prova nelle peggiori condizioni possibili</strong></p>
<p>Ho fatto una piccola prova per togliermi il dubbio, trasmettendo un .mkv da otto giga nelle peggiori condizioni possibili: il filmato risiedeva su un economico hard disk usb, attaccato a un prestorico netbook, collegato in una wireless g (soli 54Mb/sec) tramite un router di cinque anni fa, e visto via rete sul pc di destinazione (unico elemento performante della catena). Peggiori condizioni possibili dicevo, perchè copiare qualsiasi file di quella grandezza da quella fonte a quella destinazione avviene con una velocità di soli 2.15 MB al secondo circa. Beh, lo streaming ha retto perfettamente, mentre cmq il netbook occupava altra la banda scaricando torrents, e sapendo in anticipo che REW e FFWD avrebbero causato prevedibili intoppi.</p>
<p>Per correttezza devo dire che non ho visualizzato il filmato a 1920&#215;1080 ma a 1300 e rotti, ovvero non ho inviato il filmato al televisore via hdmi (la parte conclusiva del processo), essendo giusto una prova di transfer rate di rete. Non si parlava di riprodurre un BD rippato, ma comunque 8 giga sono una bella sleppa da streammare.</p>
<p>Diciamo che è stata una prova indicativa: se con un hardware datato e pieno di colli di bottiglia, e una connessione scrausa comunque l&#8217;invio di materiale full hd è fluido, fare un mutuo per acquistare NAS con 512 mega di ram e processori da 1.6 non ha senso per l&#8217;utente con questo tipo di esigenze.</p>
<p>Stabilito questo, mi sono guardato in casa per vedere come ovviare alle mie esigenze recuperando materiale esistente, e lo dico subito, escludendo da subito l&#8217;ipotesi di farmi un serverino apposito, soluzione ottima non per me che ho già due pc desktop nella stanza e che non voglio mettere in piedi ulteriori baracche solo per gustarmi qualche film.</p>
<p>Quindi da un lato potenzierò la capacità di immagazzinamento del mio pc principale, usato per la riproduzione dei media, e dall&#8217;altro gli affiancherò un piccolo supporto centralizzato sempre acceso, che si occuperà dello scaricamento dei files e di ospitare i documenti che mi serve centralizzare e raggiungere anche dall&#8217;esterno.</p>
<p><strong>Primo passo: capienza</strong></p>
<p>Aumentare la capienza del mio pc destinato alla riproduzione dei media (collegato all&#8217; Onkyo a sua volta collegato al 46 pollici). Due hard disk WD Caviar Green da 2 Terabyte ciascuno costano sugli 80 euro a pezzo. Con 160 euro quindi amplio la capacità di storage del mio pc in modo esponenziale, a mi rimangono diversi slot liberi per aggiungere in futuro altri dischi.</p>
<p><strong>Secondo passo: velocità di avviamento</strong></p>
<p>Se ho deciso di abbandonare l&#8217;idea di storage centralizzato e indipendente dai pc e quindi devo considerare il pc principale come archivio, devo convivere con l&#8217;idea che per guardarmi un film devo prima accendere quest&#8217;ultimo e aspettare i suoi tempi di avviamento. A questo potrebbe venirmi incontro l&#8217; <strong>Instant Boot</strong>, consentito dalla mia scheda madre AsRock. In pratica questo tipo di boot salva tutta la situazione del pc al momento dello spegnimento (che quindi dura di più ma chi se ne frega), e al momento dell&#8217;accensione ripristina quell&#8217;immagine in teorici quattro secondi, bypassando tutti i controlli iniziali. Quindi in pochi secondi il pc è alive and kicking, come fosse un qualsiasi media player.</p>
<p><strong>Terzo passo: ma come scarico i torrent a pc spento?</strong></p>
<p>In questo mi viene in aiuto il mio <strong>Eeepc 900</strong>, ormai destinato alle ragnatele dello stanzino. Si tratta di uno dei primi netbook minuscoli in commercio, con una memoria interna di soli 12 giga che lo rende inutile per quasi tutto. Il piccolino ha però il pregio di consumare pochissimo e di non produrre alcun rumore. Quindi sarà lui a rimanere acceso 24/7 a scaricare, con il monitor spento, e a trasferire i torrent su un hard disk Verbatim collegato via usb, indicato in uTorrent come destinazione (una cartella per i file in scaricamento e una per i file completati, mi raccomando).</p>
<p>A questo punto ho tutto quello che mi serve, ma in due &#8220;posti&#8221; diversi: i miei file scaricati sono sull&#8217;hard disk esterno e il mio archivio è sul pc. Qui entra in gioco l&#8217;unico gesto manuale che serve per congiungere la catena, ovvero spostare via rete (l&#8217;hard disk è condiviso) i file completati da uno (hard disk usb) all&#8217;altro (pc principale). Il transfer rate attuale è penoso, ma sono in procinto di prendere un modem/router con porte gigabit e Wireless N (un bel <strong>Netgear Dgn3500).</strong> L&#8217;Eeepc non riuscirà a sfruttare la porta gigabit avendo una scheda ethernet &#8220;vecchia&#8221;, ma con una chiavetta N dovrei teoricamente aumentare la velocità di trasferimento di 6 volte rispetto all&#8217;attuale.</p>
<p>E&#8217; vero, questa cosa del trasferimento rompe la mia idea di catena automatica, ma nella realtà sto parlando di qualche film o telefilm da spostare quando rientro a casa&#8230;ci posso convivere insomma.</p>
<p>Se poi voglio controllare i torrents in scaricamento (aggiungerli, metterli in pausa, rimuoverli) anche dal lavoro tramite l&#8217;iPhone (o altri dispositivi), consiglio a tutti l&#8217;interfaccia <a href="https://web.utorrent.com/">web Falcon</a> per <strong>uTorrent</strong>. Al contrario di altre simil-applicazioni questa non richiede di inserire nel browser l&#8217;indirizzo ip e la porta del nostro client: basta loggarsi e automaticamente il nostro telefono (o pc del lavoro) mostrerà lo stato dei download che stiamo scaricando sul nostro client casalingo.</p>
<p>In conclusione, con una spesa di 160 euro per gli hard disk mi trovo:</p>
<p>- un pc con capacità di archiviazione bastante per anni (4Tb + 1Tb preesistente)<br />
- possibilità di torrentare 24 ore su 24 con basso consumo elettrico, e con controllo a distanza via telefono/portatile<br />
- volendo anche piccolo storage centralizzato, se dedico una cartella dell&#8217;hard disk esterno alla condivisione di file che mi serve raggiungere da tutte le postazioni (non film hd, ma documenti, musica, etc..). E il televisore potrebbe tranquillamente riprodurre in DLNA i contenuti meno pesanti, se non voglio accendere il pc. Poi per la roba tosta giustamente mi rivolgo al pc che ha ben altra potenza e capacità di storage è manda tutto via hdmi ad ampli/tv.</p>
<p>Oltretutto l&#8217; Eeepc è un vero e proprio computer (con 1ghz di processore Celeron e 1 giga di ram se non ricordo male), quindi potrebbe fare effettivamente da server per altre attività che al momento non mi vengono in mente.</p>
<p>Il ciclo si chiuderebbe se uTorrent mi consentisse una feature che oggi non offre, ovvero quella di poter spostare automaticamente i file su un altro pc una volta completati (questo già lo fa), aspettando che il pc di destinazione venga acceso in caso fosse spento al momento del completamento (questo non lo fa). In questo caso eviterei pure lo spostamento manuale dei file completati: quando torno a casa e accendo il pc principale il trasferimento avverrebbe in automatico. Ma su questo mi ingegnerò per trovare un&#8217;alternativa.</p>
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