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	<title>Marco Mattioli</title>
	
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	<description>social media, zombie e cyberpunk</description>
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		<title>Zombie Gunship: voglia di sterminio</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 19:13:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Difendersi dall&#8217;invasione degli zombie è una delle nostre occupazioni preferite, e Zombie Gunship (per iPhone e iPad) merita tutta la nostra attenzione, specie adesso che è gratuita. Non è un&#8217;app recente, ma dato che è diventata free per questo weekend, me ne sono ricordato e devo dire che la trovo ottimamente realizzata. Il &#8220;feel&#8221; della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/02/gunship.png"><img class="alignnone size-full wp-image-1432" title="gunship" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/02/gunship.png" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p>Difendersi dall&#8217;invasione degli zombie è una delle nostre occupazioni preferite, e <strong>Zombie Gunship</strong> (per iPhone e iPad) merita tutta la nostra attenzione, specie adesso che è gratuita.<span id="more-1428"></span></p>
<p>Non è un&#8217;app recente, ma dato che è diventata <em>free</em> per questo weekend, me ne sono ricordato e devo dire che la trovo ottimamente realizzata. Il &#8220;feel&#8221; della faccenda mi riporta alla mente quello descritto nell&#8217;ottimo <strong>World War Z</strong>, di <strong>Max Brooks,</strong> o almeno nelle pagine dove vengono descritti gli avamposti militari piazzati per fronteggiare l&#8217;avanzata dei non morti. <strong>Zombie Gunship</strong> devo premettere, non brilla per varietà di gioco e alla fine si traduce in un <em>survivor game</em> monocorde, ma è curate molto bene in ogni sua parte e sicuramente possiamo aspettarci degli update in grado di donargli più varieta di gameplay.</p>
<p>La storia in soldoni: dobbiamo evitare che gli zombie penetrino nel nostro bunker, massacrandoli con le armi aeree a nostra disposizione, ed evitando di colpire accidentalmente degli umani (anche loro in fuga verso il bunker). La visuale è assai sobria, in un bianco e nero da visione notturna, e non ci sono musiche di sottofondo: solo i suoni delle esplosioni e i messaggi radio che ci avvisano se il nemico si avvicina troppo al bunker o se abbiamo ucciso parecchi nemici con un colpo solo. Ad ogni arma corrisponde un diverso grado di zoom, quindi più sarà potente l&#8217;arma che utilizziamo e più da lontano controlleremo la scena.</p>
<p>Questa scarna visuale è davvero ben realizzata e credibile, e nonostante gli zombie siano solo un mucchiettino di sprite, il tutto è stato realizzato con mano sapiente. Anche le schermate per upgradare le armi in dotazione sono ben fatte, e quindi plauso alla <a href="http://www.limbic.com/">Limbic</a>, software house che terro d&#8217;occhio.</p>
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		<title>La notte dei CoCoCo</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 10:38:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I dipendenti pubblici osservano con sarcasmo i precari intenti a manifestare per il diritto ad un lavoro più sicuro. Ma una misteriosa figura si avvicina barcollando alla manifestazione&#8230; Ho scritto questa piccola sceneggiatura nel 2010, ma sembra più attuale oggi che allora. Sarebbe bello tirarne fuori un cortometraggio: se siete interessati contattatemi e vediamo di farne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1410" title="lanottedeicococo" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/02/lanottedeicococo.png" alt="" width="530" height="200" /><br />
I dipendenti pubblici osservano con sarcasmo i precari intenti a manifestare per il diritto ad un lavoro più sicuro. Ma una misteriosa figura si avvicina barcollando alla manifestazione&#8230;<span id="more-1409"></span></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1413" title="lanottedeicococo_mini" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/02/lanottedeicococo_mini.png" alt="" width="170" height="120" />Ho scritto questa piccola sceneggiatura nel 2010, ma sembra più attuale oggi che allora. Sarebbe bello tirarne fuori un cortometraggio: se siete interessati contattatemi e vediamo di farne qualcosa di buono. Si può tranquillamente leggere come un breve raccontino: il link sottostante conduce alla versione integrale in pdf.</p>
<p><strong>Sceneggiatura: <a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/02/La-notte-dei-CoCoCo.pdf">La notte dei CoCoCo</a> <em>(formato Pdf &#8211; 400KB)</em></strong></p>
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		<title>Apps: il futuro dei marketplace</title>
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		<comments>http://www.marcomattioli.it/2012/01/13/apps-il-futuro-dei-marketplace/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 09:42:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; innegabile che Apple con il suo marketplace di applicazioni sia riuscita dove tutti avevano fallito: creare un enorme bacino di utenti disposti a pagare per scaricare del software. Un risultato molto concreto in un mondo informatico dove da quindici anni ci si spreme le meningi per capire come monetizzare il traffico web e si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/01/marketplace.png"><img class="alignnone size-full wp-image-1401" title="marketplace" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2012/01/marketplace.png" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p>E&#8217; innegabile che Apple con il suo marketplace di applicazioni sia riuscita dove tutti avevano fallito: creare un enorme bacino di utenti disposti a pagare per scaricare del software.</p>
<p><span id="more-1388"></span>Un risultato molto concreto in un mondo informatico dove da quindici anni ci si spreme le meningi per capire come monetizzare il traffico web e si finisce quasi sempre sulle logiche dei banner, delle impressions, della profilazione. Il concetto <strong>voglio/pago</strong> è di fatto difficilissimo da mettere in pratica sul web, dove ad ogni angolo esistono modi alternativi per ottenere la stessa cosa, e un meccanismo rigido è possibile solo sui prodotti storicamente chiusi della casa di <em>Cupertino</em>.</p>
<p>Ma quanto durerà il successo dei singoli marketplace e delle app proprietarie? Immagino che per altri tre o quattro anni ci sarà ancora parecchia trippa per gatti, ma ora che altri concorrenti stanno insidiando il primato di Apple su smartphones e tablets, occorrerà districarsi tra vari &#8220;recinti&#8221;, e alla fine gli utenti privilegeranno quelli con le maglie più larghe.</p>
<p>La pratica del <em>jailbreak</em> IOS aumenta costantemente, e questo fenomeno in Cina raggiunge una percentuale del 35%, un dato che ci aiuta a capire quanto iPhone sia sempre meno un prodotto feticcio da tenere intonso su una teca, e stia scendendo a livello di &#8220;feel&#8221; negli inferi dei prodotti di consumo, ovvero in una dimensione di normalità. Del feticcio si ha timore reverenziale, con un prodotto si smanetta un pò di più.</p>
<p>In un mondo meno fanboy e più &#8220;liberista&#8221;, è probabilissimo che io abbia un tablet Apple, un pc Windows, uno smartphone Android, un televisore con x sistema operativo. Credete davvero che io voglia (di questi tempi poi&#8230;) pagare tre volte per avere la stessa applicazione sui miei dispositivi?<em> I say no</em>, e quindi ben vengano le applicazioni universali, adattabili a qualunque <em>device</em>, che presto avranno tutti gli strumenti necessari per essere qualitativamente pari alle app native. Del resto quante applicazioni oggi sullo store non sono altro che web app impacchettate come fossero native? Quanti framework già si occupano di compilare lo stesso codice per piattaforme mobile differenti?</p>
<p><strong>Html 5</strong> non arriva certo per caso, ma è la (ancora tiepida) risposta del web ad un mercato che troppe volte negli ultimi due anni lo ha dichiarato morto, e che prima che il gallo canti probabilmente ne proclamerà la resurrezione. Quanti abili giovani programmatori vorrebbero sviluppare app per iPhone attratti dal gigantesco marketplace ma sono castrati dall&#8217;acquisto di un Mac troppo costoso? Quanti clienti sono poco propensi a pagare lo sviluppo della propria applicazione per IOS, per Android, per Windows?</p>
<p>Questa frammentazione non è destinata a durare a lungo, a mio parere, e se abbiamo le antenne giuste dovremo imparare come riposizionare i nostri prodotti sul mercato del futuro,  quando i brand dei singoli dispositivi avranno un peso inferiore in fase di scelta/acquisto, ovvero quando questa scelta sarà meno emozionale e più lucida.</p>
<p>E&#8217; di qualche giorno fa l&#8217;uscita del celeberrimo giochino <strong>Cut the Rope</strong> in versione html5 (<a href="http://www.cuttherope.ie/">http://www.cuttherope.ie/</a>), strategicamente non compatibile con iPhone/Safari. Di qualche settimana fa invece l&#8217;annuncio del <strong>Financial Times</strong> di uscire dall&#8217;app store per trasformarsi anch&#8217;esso in webapp. Segnali importanti, dove alcuni big esprimono la volontà di bypassare i monogestori, per posizionarsi in modo alternativo.</p>
<p>Dato che l&#8217;esperimento dei marketplace è risultato incredibilmente redditizio credo si seguirà lo stesso modello, con la differenza che immagino una sorta di market globale a livello applicativo. Guardiamone i vantaggi:</p>
<p>1) il cliente pagherebbe una sola volta i costi di sviluppo</p>
<p>2) il fruitore finale pagherebbe una sola volta l&#8217;applicazione in grado di girare su tutti i suoi dispositivi</p>
<p>3) lo sviluppatore metterebbe in un colpo solo il proprio prodotto d&#8217;ingegno su un market capace di raggiungere molte più persone</p>
<p>Guardiamone gli svantaggi:</p>
<p>1) All&#8217;oggi non esiste il modo di proteggere codice e dati che viaggiano su web apps</p>
<p>2) La difficoltà di mantenere una compatibilità universale a livello di markup (in soldoni: &#8220;con il sistema operativo PincoPallo, usato sul dispositivo TizioCaio non mi si vedono i menu: ridatemi i soldi!&#8221;)</p>
<p>Personalmente credo che gli svantaggi possano essere ovviati da nuove specifiche dei browser, dei protocolli di sicurezza, e si possano adottare degli standard universali, e che l&#8217;impegno di compatibilità richiesto a monte sia oneroso, ma la posta in gioco è talmente alta da farmelo immaginare come uno sforzo possibile. Se oggi l&#8217;esigenza di un market globale non è avvertita come primaria, è perchè ancora le fette della torta sono spartite principalmente tra IOS e Android, ma quando la torta avrà parecchie fette ripartire in modo più uniforme, sarebbe folle non seguire questa strada.</p>
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		<title>Shadowgun: mamma che palle</title>
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		<comments>http://www.marcomattioli.it/2011/11/12/shadowgun-mamma-che-palle/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 17:31:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Shadowgun è uno dei giochi di punta dell&#8217;App Store, e il recente &#8220;saldo&#8221; a 79 centesimi lo ha reso quasi imperdibile, dato che vanta un comparto grafico tra i migliori mai visti su mobile. Parliamo di una sorta di Gears of War per iPhone, paragone più che altro dovuto al sistema di cover, caratteristica comune ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/11/shadowgun.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1381" title="shadowgun" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/11/shadowgun.jpg" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p><strong>Shadowgun</strong> è uno dei giochi di punta dell&#8217;App Store, e il recente &#8220;saldo&#8221; a 79 centesimi lo ha reso quasi imperdibile, dato che vanta un comparto grafico tra i migliori mai visti su mobile. Parliamo di una sorta di <strong>Gears of War</strong> per iPhone, paragone più che altro dovuto al sistema di <em>cover</em>, caratteristica comune ad entrambi i titoli.<span id="more-1380"></span></p>
<p>Dopo soli dieci minuti di gioco noia e sconforto hanno preso il sopravvento: la grafica è effettivamente di altissimo livello, il gioco gira senza rallentamenti, ma non si va da nessuna parte. E non parlo solo di <strong>Shadowgun</strong>, ma in generale: tutti i &#8220;gioconi&#8221; per iPhone che ho provato sono destinati inesorabilmente ad una longevità brevissima. Mi sono finalmente convinto che il gaming mobile sia destinato a rimanere nel recinto dei casual games, che nella loro immediatezza riescono ad allietarci più a lungo dei titoli più ambiziosi.</p>
<p>Mille volte meglio <strong>Minigore</strong>, <strong>Muffin Knight</strong> o <strong>Angry Birds</strong> di <strong>Aralon</strong>, <strong>Eternal Legacy</strong>, <strong>Shadowgun</strong>, <strong>Nova 2</strong>, perchè i primi dimostrano una maggiore comprensione del dispositivo, meccanismi più finemente cesellati, una giocabilità che non viene messa in impietosa competizione con quella di pc e console.</p>
<p>Occorre sperimentare nuove strade, mettersi &#8220;in gioco&#8221; (pardon), fare tentativi scomodi e unusuali. Viva quindi l&#8217;esperimento di gioco solo audio alla <strong>Papa Sangre</strong>, la capacità di recepire gli impulsi ambientali esterni di <strong>Inception</strong>, l&#8217;inclinazione del dispositivo alla <strong>Dark Nebula 2</strong>, i social games innovativi alla <strong>Shadow Cities,</strong> la realtà aumentata: non parlo di app imperdibili, ma di doverosi tentativi di allontanarsi dall&#8217;odioso joystick virtuale su schermo.</p>
<p>Se l&#8217;evoluzione degli app games continua a  limitarsi al &#8220;pompamento grafico&#8221; e ai nuovi engine, vedo un futuro crollo di questi kolossal, che rischiano di fare la fine dei dinosauri in un mondo più agile di loro.</p>
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		<title>A Steve Jobs</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 05:37:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non so quasi niente su Steve Jobs, non sono mai stato un fan sfegatato della Mela, e mi sono addormentato durante la visione di Pirati della Silicon Valley. Ma non occorre conoscere la sua biografia per sapere quanto la sua presenza sia stata fondamentale nella storia della tecnologia moderna. Grazie al successo di iPhone (ma ovviamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/10/jobs.png"><img class="alignnone size-full wp-image-1368" title="jobs" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/10/jobs.png" alt="" width="530" height="200" /></a><br />
Non so quasi niente su <strong>Steve Jobs</strong>, non sono mai stato un fan sfegatato della Mela, e mi sono addormentato durante la visione di <strong>Pirati della Silicon Valley</strong>. Ma non occorre conoscere la sua biografia per sapere quanto la sua presenza sia stata fondamentale nella storia della tecnologia moderna.<span id="more-1366"></span><br />
Grazie al successo di<strong> iPhone </strong>(ma ovviamente non solo), Steve Jobs è diventato un&#8217;icona nota ben al di la del mondo dell&#8217;informatica. Se posso azzardare, forse una delle poche icone fino a ieri viventi, in un mondo contemporaneo ormai privo di figure di riferimento.</p>
<p>Icona perchè in un mondo definitivamente globalizzato e multinazionalizzato, la figura di Jobs si è sempre totalmente identificata con quella della sua azienda, dei suoi prodotti, delle sue innovazioni. Quello che molti decenni or sono accadeva anche da noi con Enzo Ferrari, o Gianni Agnelli, e pochi decenni or sono con i vari stilistoni di riferimento, ma con una cassa di risonanza enormemente più grande e amplificata. Identificare totalmente un uomo con la sua azienda: abitudine che sembra lontana nel tempo in un mondo di amministratori delegati anonimi e intercambiabili, banche onnipotenti, ramificazioni societarie intercontinentali e imperscrutabili.</p>
<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/10/jobs1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1375" title="jobs1" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/10/jobs1.jpg" alt="" width="229" height="220" /></a>La maggior parte di noi ignora i nomi dei &#8220;capi&#8221; di Google, Twitter, Nike, fatta solo eccezione per Zuckerberg, la quale storia e carisma però non sono paragonabili con quelli del buon Steve. Bill Gates è un nome evergreen, ma da tempo non è più stretto sinonimo di Microsoft. Rimaneva Jobs a umanizzare il mondo delle multinazionali, con il suo look improbabile e l&#8217;aura del visionario, figura sospesa tra l&#8217;architetto e lo scienziato, tra lo smanettone e il designer. L&#8217;uomo che dava l&#8217;assoluta percezione di aver generato i suoi prodotti direttamente dal grembo, di averli pensati, progettati e costruiti con le sue mani.</p>
<p>La sua morte rischia di calare una mazza ferrata su Apple, e il basso profilo del <strong>Keynote</strong> di ieri ne è stata l&#8217;avvisaglia. E se posso azzardare una sentenza delirante, sarei contento che la morte di Steve Jobs causasse una crisi del marchio. Perchè se dobbiamo scomodare la parola &#8220;genio&#8221;, allora è giusto che senza l&#8217;apporto di un essere umano tanto speciale, l&#8217;azienda ne risenta in modo drammatico. E&#8217; dannatamente giusto, se no diamo ragione agli amministratori delegati intercambiabili ed al concetto di azienda che sopravvive indifferente agli umani che l&#8217;hanno creata e gestita usando ogni ora del proprio tempo e ogni neurone del proprio intelletto.</p>
<p>Ovviamente questo non succederà, dato che Apple è una multinazionale avanzata, oliatissima e programmata da tempo per sopravvivere a questa morte annunciata, ma in una mia romantica e ingenua visione avrei visto il transatlantico bianco immergersi nelle acque per inseguire il suo Capitano.</p>
<p>Tutto questo verrà smentito tra un anno, al prossimo <strong>Keynote,</strong> quando iPhone 5, i nuovi iPad e Mac ci proporranno (ne sono certo) un tale corredo di innovazioni preparate con cura per farci dimenticare la perdita. In Apple si sapeva delle condizioni di Jobs, e per questo sarebbe stato fuori luogo battere oggi la grancassa di mirabolanti nuovi prodotti con un Keynote da parata brasiliana. Secondo me hanno volutamente congelato i piatti principali, aspettando, dopo il tempo del lutto, di dimostrare con vigore che Apple potrà vivere bene anche da orfana. Su questa scommessa si basa l&#8217;intero futuro dell&#8217;azienda, che oggi deve guardarsi da una concorrenza veloce e pronta ad aggredire il trono.</p>
<p>Addio Steve Jobs, da un ammiratore. Faremo in modo di spedirti il prossimo modello di iPhone, e se non ti piace, fulmina i tuoi successori: noi capiremo.</p>
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		<title>MediaPortal 1.2</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 05:53:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; stata finalmente rilasciata la versione 1.2 di MediaPortal, l&#8217;ottimo media center per pc che è un must per ogni appassionato di film e serie televisive. Al giorno d&#8217;oggi non è più comune la scelta di dedicare un pc alla riproduzione dei media, dato che la tecnologia ci mette a disposizione una varietà di soluzioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/09/mediaportal.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1356" title="mediaportal" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/09/mediaportal.jpg" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p>E&#8217; stata finalmente rilasciata la versione 1.2 di <strong>MediaPortal,</strong> l&#8217;ottimo media center per pc che è un must per ogni appassionato di film e serie televisive.<br />
<span id="more-1354"></span><br />
Al giorno d&#8217;oggi non è più comune la scelta di dedicare un pc alla riproduzione dei media, dato che la tecnologia ci mette a disposizione una varietà di soluzioni meno ingombranti e più semplici: nas di rete, hard disk da collegare via usb al televisore, server Dlna che attingono ai dispositivi della nostra rete casalinga, hard disk multimediali. Niente tempi di avvio del sistema operativo, possibilità di guardare film e video senza impegnare un pc, nessun rumore di ventole e ingombro ridotto: queste sono le giuste motivazioni di una scelta &#8220;no pc&#8221;.</p>
<p>La bellezza di <a href="http://www.team-mediaportal.com/">Media Portal</a> è invece una delle ragioni che mi spingono a impegnare uno scomodo pc per mansioni multimediali, e ogni volta che lo avvio mi sento di riconfermare questa scelta. Innanzitutto comando il tutto dal divano con un comune <strong>Xbox Controller</strong> (in combutta con <a href="http://xpadder.com/">Xpadder</a>, softwarino che consente al controller di emulare una tastiera), che trovo molto più comodo di qualunque telecomando. E poi con un pò di pazienza il vostro <strong>MediaPortal</strong> può diventare davvero uno strumento centralizzato per l&#8217;home entertainment in grado di gestire film, serie televisive, gallerie fotografiche, web radio, video provenienti da internet, musica, previsioni del tempo, i feed preferiti, e le condivisioni su <a href="http://trakt.tv/">Trakt</a> (social network dedicato a film e serie).</p>
<p>In completa autonomia verranno scaricati sfondi, trame, liste degli episodi, testi delle canzoni, sottotitoli, dei vostri contenuti multimediali, che verranno quindi presentati in modo molto più intrigante rispetto a quellidi un comune hard disk. Grazie al calendario di <strong>Trakt</strong> potrete anche sapere il giorno di messa in onda dei nuovi episodi delle vostre serie preferite, e vedere in tempo reale cosa stanno guardando i vostri amici e i rating che hanno espresso.<br />
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/* 468x60, creato 03/02/11 */
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<p>Con la nuova versione troverete, tra le altre cose, miglioramenti  quali la riduzione di alcuni tempi di attesa grazie al caching delle immagini, un rinnovato plugin MyFilm, la nuova visualizzazione <strong>CoverFlow</strong> (bella!) e le fix di alcuni bug esistenti.</p>
<p>Inoltre MediaPortal è in grado di (se attivate tale funzione) ricalibrare la <strong>frequenza del tv</strong> in base al contenuto che state trasmettendo: 24hz, 50hz, eccetera, e quindi di consentire una visualizzazione senza scatti.</p>
<p>Potete customizzare tutto, scegliendo la skin preferita (<strong>StreamedMP</strong> tutta la vita), nuovi plugin da aggiungere, modifiche a settaggi, interfaccia, codec da utilizzare, tasti. Certo non è una soluzione totalmente out of the box, quindi è consigliata a chi si diverte passando un pò di tempo a smanettare con i settaggi, ma i risultati ne valgono la pena.</p>
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		<title>Torrents: riciclare un netbook</title>
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		<comments>http://www.marcomattioli.it/2011/02/25/torrents-riciclare-un-netbook/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 10:10:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avere un NAS è un desiderio che coltivo da tempo, ma è possibile trovare alternative economiche? In realtà i prezzi di questi storage di rete sono calati parecchio e sono accessibili a tutte le tasche. Ero andato in fissa col più economico di tutti (tra quelli dotati delle features che mi servivano), ovvero lo Iomega [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/02/eeepc.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1271" title="eeepc" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/02/eeepc.jpg" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p>Avere un NAS è un desiderio che coltivo da tempo, ma è possibile trovare alternative economiche?<span id="more-1270"></span></p>
<p>In realtà i prezzi di questi storage di rete sono calati parecchio e sono accessibili a tutte le tasche. Ero andato in fissa col più economico di tutti (tra quelli dotati delle features che mi servivano), ovvero lo <strong>Iomega ix2 200,</strong> che con 309 euro offre quatto terabyte di capienza (dischi già inclusi) su due baie, 256 mega ram, un processore Marvell da 800 Mhz, capacità di torrentare in autonomia, itunes server, e tante belle cosine. Leggendo recensioni e commenti si ottengono pareri molto diversi tra loro: i recensori più blasonati lo giudicano positivamente ma tra i possessori vengono principalmente rimproverate rumorosità, software spartano e una certa tendenza dei dischi interni a rompersi.</p>
<p>Allora, come sempre avviene nel mondo dell&#8217;elettronica, ho iniziato a valutare di spendere qualcosa in più rivolgendomi alle marche più rinomate come <strong>Qnap</strong> e <strong>Synology</strong>, dotate di vasta gamma di prodotti, che mi sarei portato a casa spendendo un 120/160 euro in più prendendo un Qnap TS-212 o un Synology DS2111 con relativi dischi da aggiungere. Tutte ottime soluzioni che consiglio a tutti.</p>
<p>Ma conoscendomi bene mi sono imposto uno stop: innanzitutto il mio sogno di storage centralizzato non si concretizzerebbe con un 2 baie, perchè tra due anni me ne serviranno almeno 4, e quindi sarei punto e accapo. E poi le mie esigenze non sono alte, mi serve solo un capiente storaggio multimediale, con capacità di inviare bene materiale full hd al pc o al tv tramite DLNA, silenzioso, e in grado di scaricare torrent a pc spento. Nessuna esigenza di backup particolare, di protezione dati, diamine alla fine sto parlando di film e musica, non di Wikileaks!</p>
<p>Il dilemma che si pone un utente in procinto di acquistare un NAS per utilizzo multimediale è sempre quello: ce la farà a supportare il flusso richiesto per i filmati hd? E questo dilemma lo porta a inseguire modelli dotati di ram e processori sempre più performanti, ma questi servono davvero?</p>
<p><strong>Facciamo una prova nelle peggiori condizioni possibili</strong></p>
<p>Ho fatto una piccola prova per togliermi il dubbio, trasmettendo un .mkv da otto giga nelle peggiori condizioni possibili: il filmato risiedeva su un economico hard disk usb, attaccato a un prestorico netbook, collegato in una wireless g (soli 54Mb/sec) tramite un router di cinque anni fa, e visto via rete sul pc di destinazione (unico elemento performante della catena). Peggiori condizioni possibili dicevo, perchè copiare qualsiasi file di quella grandezza da quella fonte a quella destinazione avviene con una velocità di soli 2.15 MB al secondo circa. Beh, lo streaming ha retto perfettamente, mentre cmq il netbook occupava altra la banda scaricando torrents, e sapendo in anticipo che REW e FFWD avrebbero causato prevedibili intoppi.</p>
<p>Per correttezza devo dire che non ho visualizzato il filmato a 1920&#215;1080 ma a 1300 e rotti, ovvero non ho inviato il filmato al televisore via hdmi (la parte conclusiva del processo), essendo giusto una prova di transfer rate di rete. Non si parlava di riprodurre un BD rippato, ma comunque 8 giga sono una bella sleppa da streammare.</p>
<p>Diciamo che è stata una prova indicativa: se con un hardware datato e pieno di colli di bottiglia, e una connessione scrausa comunque l&#8217;invio di materiale full hd è fluido, fare un mutuo per acquistare NAS con 512 mega di ram e processori da 1.6 non ha senso per l&#8217;utente con questo tipo di esigenze.</p>
<p>Stabilito questo, mi sono guardato in casa per vedere come ovviare alle mie esigenze recuperando materiale esistente, e lo dico subito, escludendo da subito l&#8217;ipotesi di farmi un serverino apposito, soluzione ottima non per me che ho già due pc desktop nella stanza e che non voglio mettere in piedi ulteriori baracche solo per gustarmi qualche film.</p>
<p>Quindi da un lato potenzierò la capacità di immagazzinamento del mio pc principale, usato per la riproduzione dei media, e dall&#8217;altro gli affiancherò un piccolo supporto centralizzato sempre acceso, che si occuperà dello scaricamento dei files e di ospitare i documenti che mi serve centralizzare e raggiungere anche dall&#8217;esterno.</p>
<p><strong>Primo passo: capienza</strong></p>
<p>Aumentare la capienza del mio pc destinato alla riproduzione dei media (collegato all&#8217; Onkyo a sua volta collegato al 46 pollici). Due hard disk WD Caviar Green da 2 Terabyte ciascuno costano sugli 80 euro a pezzo. Con 160 euro quindi amplio la capacità di storage del mio pc in modo esponenziale, a mi rimangono diversi slot liberi per aggiungere in futuro altri dischi.</p>
<p><strong>Secondo passo: velocità di avviamento</strong></p>
<p>Se ho deciso di abbandonare l&#8217;idea di storage centralizzato e indipendente dai pc e quindi devo considerare il pc principale come archivio, devo convivere con l&#8217;idea che per guardarmi un film devo prima accendere quest&#8217;ultimo e aspettare i suoi tempi di avviamento. A questo potrebbe venirmi incontro l&#8217; <strong>Instant Boot</strong>, consentito dalla mia scheda madre AsRock. In pratica questo tipo di boot salva tutta la situazione del pc al momento dello spegnimento (che quindi dura di più ma chi se ne frega), e al momento dell&#8217;accensione ripristina quell&#8217;immagine in teorici quattro secondi, bypassando tutti i controlli iniziali. Quindi in pochi secondi il pc è alive and kicking, come fosse un qualsiasi media player.</p>
<p><strong>Terzo passo: ma come scarico i torrent a pc spento?</strong></p>
<p>In questo mi viene in aiuto il mio <strong>Eeepc 900</strong>, ormai destinato alle ragnatele dello stanzino. Si tratta di uno dei primi netbook minuscoli in commercio, con una memoria interna di soli 12 giga che lo rende inutile per quasi tutto. Il piccolino ha però il pregio di consumare pochissimo e di non produrre alcun rumore. Quindi sarà lui a rimanere acceso 24/7 a scaricare, con il monitor spento, e a trasferire i torrent su un hard disk Verbatim collegato via usb, indicato in uTorrent come destinazione (una cartella per i file in scaricamento e una per i file completati, mi raccomando).</p>
<p>A questo punto ho tutto quello che mi serve, ma in due &#8220;posti&#8221; diversi: i miei file scaricati sono sull&#8217;hard disk esterno e il mio archivio è sul pc. Qui entra in gioco l&#8217;unico gesto manuale che serve per congiungere la catena, ovvero spostare via rete (l&#8217;hard disk è condiviso) i file completati da uno (hard disk usb) all&#8217;altro (pc principale). Il transfer rate attuale è penoso, ma sono in procinto di prendere un modem/router con porte gigabit e Wireless N (un bel <strong>Netgear Dgn3500).</strong> L&#8217;Eeepc non riuscirà a sfruttare la porta gigabit avendo una scheda ethernet &#8220;vecchia&#8221;, ma con una chiavetta N dovrei teoricamente aumentare la velocità di trasferimento di 6 volte rispetto all&#8217;attuale.</p>
<p>E&#8217; vero, questa cosa del trasferimento rompe la mia idea di catena automatica, ma nella realtà sto parlando di qualche film o telefilm da spostare quando rientro a casa&#8230;ci posso convivere insomma.</p>
<p>Se poi voglio controllare i torrents in scaricamento (aggiungerli, metterli in pausa, rimuoverli) anche dal lavoro tramite l&#8217;iPhone (o altri dispositivi), consiglio a tutti l&#8217;interfaccia <a href="https://web.utorrent.com/">web Falcon</a> per <strong>uTorrent</strong>. Al contrario di altre simil-applicazioni questa non richiede di inserire nel browser l&#8217;indirizzo ip e la porta del nostro client: basta loggarsi e automaticamente il nostro telefono (o pc del lavoro) mostrerà lo stato dei download che stiamo scaricando sul nostro client casalingo.</p>
<p>In conclusione, con una spesa di 160 euro per gli hard disk mi trovo:</p>
<p>- un pc con capacità di archiviazione bastante per anni (4Tb + 1Tb preesistente)<br />
- possibilità di torrentare 24 ore su 24 con basso consumo elettrico, e con controllo a distanza via telefono/portatile<br />
- volendo anche piccolo storage centralizzato, se dedico una cartella dell&#8217;hard disk esterno alla condivisione di file che mi serve raggiungere da tutte le postazioni (non film hd, ma documenti, musica, etc..). E il televisore potrebbe tranquillamente riprodurre in DLNA i contenuti meno pesanti, se non voglio accendere il pc. Poi per la roba tosta giustamente mi rivolgo al pc che ha ben altra potenza e capacità di storage è manda tutto via hdmi ad ampli/tv.</p>
<p>Oltretutto l&#8217; Eeepc è un vero e proprio computer (con 1ghz di processore Celeron e 1 giga di ram se non ricordo male), quindi potrebbe fare effettivamente da server per altre attività che al momento non mi vengono in mente.</p>
<p>Il ciclo si chiuderebbe se uTorrent mi consentisse una feature che oggi non offre, ovvero quella di poter spostare automaticamente i file su un altro pc una volta completati (questo già lo fa), aspettando che il pc di destinazione venga acceso in caso fosse spento al momento del completamento (questo non lo fa). In questo caso eviterei pure lo spostamento manuale dei file completati: quando torno a casa e accendo il pc principale il trasferimento avverrebbe in automatico. Ma su questo mi ingegnerò per trovare un&#8217;alternativa.</p>
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		<title>iPhone 5: modello interlocutorio?</title>
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		<comments>http://www.marcomattioli.it/2011/02/15/iphone-5-modello-interlocutorio/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 11:16:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[evoluzione iphone]]></category>
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		<description><![CDATA[Non abbiamo fatto in tempo a dotarci di iPhone 4 che già siamo inondati dai rumors sul modello 5, che ne annunciano l&#8217;uscita entro pochissimi mesi. Ma tutto questo ha un senso? La risposta è no. Voglio essere chiaro: sappiamo bene che il mondo dell&#8217;elettronica è da sempre sinonimo di evoluzione continua, e che quello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/02/iphone5.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1257" title="iphone5" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/02/iphone5.jpg" alt="iphone 5" width="530" height="200" /></a></p>
<p>Non abbiamo fatto in tempo a dotarci di iPhone 4 che già siamo inondati dai rumors sul modello 5, che ne annunciano l&#8217;uscita entro pochissimi mesi. Ma tutto questo ha un senso?<span id="more-1247"></span></p>
<p>La risposta è no. Voglio essere chiaro: sappiamo bene che il mondo dell&#8217;elettronica è da sempre sinonimo di evoluzione continua, e che quello che compriamo è destinato a diventare rapidamente obsoleto.  Apple segue la politica di rilasciare un&#8217;evoluzione ogni anno, ed è una politica interessante quando coincide con &#8220;ehi, abbiamo idee e tecnologie così fighe che non possiamo tenercele dentro&#8221;. Meno quando coincide con &#8220;ehi, il nostro prodotto sta per essere superato da altri che hanno idee altrettanto fighe, stiamogli dietro&#8221;. Le specifiche del nuovo iPhone infatti sembrano inseguire quelle del <strong>Galaxy S II</strong>, specifiche fichissime sia chiaro, ma ho dei dubbi sulla loro reale utilità. Sebbene si stiano rapidamente unificando, il mondo dei pc e quello degli smartphones per me sono due pianeti diversi, popolati da animali diversi.</p>
<p>Se i geek del pc stanno sempre dietro agli ultimi potenziamenti hardware e software delle macchine, anche fini a se stessi in alcuni casi, gli amanti dei telefoni sono generalmente più &#8220;concreti&#8221;. Difficilmente li sentirai vantarsi della frequenza di un processore (un dato che magari ignorano bellamente), perchè l&#8217;utilizzo dello smartphone è più legato al quotidiano, alle piccole applicazioni che agevolano la vita di tutti i giorni, alla praticità. Ecco perchè molti smanettoni che detestano i Mac comprano un iPhone pur non condividendo le filosofie di casa Jobs: chiedono un sistema diffuso, affidabile, che faccia bene quello che promette e che non richieda &#8220;impazzimenti&#8221;. Il contrario di quello che magari chiedono al desktop casalingo corazzato come una portaerei e personalizzato persino nelle viti del cabinet, che però richiede un&#8217;infinita pazienza tra aggiornamenti hardware e software, e del quale si apprezzano più le prestazioni teoriche o di minore utilità pratica.</p>
<p>Tornando sull&#8217;argomento, Apple si trova per la prima volta nella posizione di dover lottare alla pari con competitors che si stanno rapidamente pappando il mercato, quindi il punto è: cosa introdurrà Apple nell&#8217;iPhone 5? Cosa aggiungerà alle ottime caratteristiche dell&#8217;iPhone 4?</p>
<p>Ecco cosa dicono i rumors (alcuni quasi certi, alcuni meno certi), analizziamo alcune di queste caratteristiche e rendiamoci conto se giustificano un upgrade.</p>
<p><strong>1) Invece che scegliere tra 16 o 32 gb dovremo scegliere tra 32 o 64.</strong></p>
<p>Cosa buona e giusta, e inevitabile data la mole dei giochi più recenti, niente da eccepire.</p>
<p><strong>2) Fotocamera a 8 Megapixel.</strong></p>
<p>Immagino che la fotocamera di iPhone venga usata principalmente per scattare immagini da diffondere via internet o cmq da archiviare su pc, e quella attuale fa il suo sporco lavoro. Immagini a 8 megapixel non sono facilmente trasferibili via internet, occupano uno sfracello di memoria sul telefono, e questa esigenza di qualità ha senso se stai usando una reflex, non uno smartphone che comunque non consente regolazione di tempi e diaframmi, e anche se lo consentisse sarebbe scomodissimo per un uso professionale. Anche la possibilità di girare video a 1080p piuttosto che a 720 la vedo di nulla utilità per un utente comune, sempre per i problemi di pesantezza dei file, per la memoria da occupare, e per il fatto che se devo girare a 1080p probabilmente userò una videocamera ben più gestibile rispetto ad un display touch dove per premere stop faccio ballare l&#8217;inquadratura.</p>
<p><strong>3) Processore dual core e chip grafico di qualità doppia rispetto all&#8217;attuale.</strong></p>
<p>Queste sono le caratteristiche più &#8220;evolutive&#8221;, ma anche qui ho seri dubbi. Primo, attualmente con iPhone 4 non ho mai avuto problemi di lentezza del processore, e non esistono applicazioni così pesanti da richiedere un sospirato potenziamento. Certo, sempre il solito discorso dei giochi ma qui potrei scrivere un fiume di parole. I giochi su iPhone 4, quelli veri, stanno iniziando ad uscire adesso, e quindi i limiti del processore sono in fase di valutazione, non sono ancora un paletto che ingabbia le software houses. A livello di dettaglio grafico le dimensioni del display non credo possano offrire più di quello che offre un Infinity Blade o un Dead Space, il limite è nell&#8217;occhio umano che più di una certa densità di pixel non può distinguere. E i controlli, che comunque la metti rimarranno sempre touch, non consentono di sviluppare giochi di complessità pari a quella per pc/console, quindi a richiedere sforzo di calcolo a livello NASA, per gameplay che alla fine della fiera rimarranno limitati. Sarebbe il caso invece di vedere quali architetture di gioco e quali innovazioni sui controlli gli sviluppatori riescono a implementare sul 4, perchè qui rientriamo più nel campo di progettazione, usabilità, studio di nuove user experiences, che nella potenza del processore.</p>
<p><strong>4) NFC e riconoscimento facciale</strong></p>
<p>Qui mi rode il posteriore, perchè sono le uniche caratteristiche che mi fanno gola. Ma guardiamo un attimo la realtà: non abitiamo in Corea o in Giappone, dove NFC è una meravigliosa regola. In Italia non ci sono in cantiere applicazioni per questa tecnologia, non ci posso pagare il biglietto del bus, non ci sono alberghi che lo usano come chiave elettronica, non ci sono parchimetri in grado di interagire&#8230;non c&#8217;è niente. Se mi va bene potrò, tra qualche anno, usarlo per pagare il panino del Mc Donald&#8217;s, ma è un pò pochino direi. Se poi voglio limitarmi a scambiare dati toccando il telefono di un altro utente esistono già Bump e similari, che sfruttano altri protocolli ma il risultato è simile.</p>
<p><strong>5) Facetime non solo via wi-fi, Mobile Tv</strong></p>
<p>Con gli operatori mobili che ci ritroviamo corriamo il rischio di consumare il nostro traffico dati in brevissimo tempo, ma oltretutto non sarebbero in grado di reggerlo. Per inciso: le semplici chiamate con Skype in wifi già oggi sono scomode e qualitativamente basse, figuriamoci di chiamare in video usando 3g&#8230;roba da un frame al minuto. E neanche voglio accennare alla tv Mobile&#8230;in Italia gli utenti di Tre ben sanno quale è la situazione attuale, ovvero una truffa meritevole di class action.</p>
<p><strong>6) Connettività 4g</strong></p>
<p>Hahahaha</p>
<p><strong>7) Suoni personalizzati per ricezione messaggi ed email</strong></p>
<p>Qui piuttosto la domanda è: come mai non sono riusciti a consentire prima queste funzionalità decisamente non fantascientifiche?</p>
<p>Ora, non voglio fare la parte di quello che avendo un 4 fa di tutto per screditare le prossime uscite per la paura di trovarsi in mano un mattone del passato. Dico che mi è difficile trovare un motivo per un upgrade, perchè secondo me le caratteristiche di iPhone 4 sono ancora ben lungi dall&#8217;essere state sfruttate dagli utenti e dagli sviluppatori di applicazioni. I potenziamenti di velocità e storaggio sono sempre graditi, ma non vedo all&#8217;orizzonte app che li richiedano. E le uniche che possono richiederli sono i giochi, ma che comunque hanno il collo di bottiglia dell&#8217;utilizzatore umano, che difficilmente potrà avvantaggiarsi di risoluzioni superiori, su uno schermino di queste dimensioni. Credo che in questa fase gli upgrade necessari siano più legati ad una evoluzione dello IOS che a fattori hardware. Per quanto riguarda video e fotocamera, sostengo che non è un aumento della risoluzione a poter rendere uno smartphone adatto a usarle in modo professionale, e che l&#8217;utente medio non sa che farsene di un video full hd che poi non riesce a caricare su Youtube. In soldoni, tutte queste innovazioni hanno senso solo in presenza di una connettività potentissima, che il nostro paese non offre e non offrirà a breve termine. Se già oggi scaricare un&#8217;app da 300 mb è una rottura di scatole, figuriamoci una da 3 giga.</p>
<p>Le innovazioni che invece desidero sono diverse: se la devono giocare sui sensori, su tutte le capacità di rilevazione di luce, di calore, di posizione, di orientamento, di ambiente sonoro, in pratica la capacità di interagire ancora di più con l&#8217;ambiente circostante e con il mondo fisico ed elettronico che ci circonda. E queste innovazioni hanno per lo più senso se calate in un contesto infrastrutturale altrettanto avanzato, che consenta dialoghi ad oggi impossibili. Chiedo innovazioni pesanti sulla forma stessa del dispositivo, che come ho già scritto dovrà abbandonare l&#8217;aspetto di un telefono per diventare qualcosa di usabile diversamente, in modo wearable, in modo non intrusivo. La distanza tra pensiero/parola e loro digitalizzazione si deve accorciare, non possiamo rimanere schiavi della digitazione su schermo che tarpa le ali ad ogni vera evoluzione strutturale. Riconoscimento vocale e facciale stanno facendo buoni passi, e secondo me saranno le caratteristiche che traghetteranno gli smartphone verso nuove forme e concezioni. Secondo me, sarà forse iPhone 6 ad avvantaggiarsi maggiormente di queste funzioni, in un prossimo futuro maturo per evoluzioni di questo tipo e forte di un maggior bacino di potenziali utenti.</p>
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		<title>Dead Space per iPhone: ottimo lavoro</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jan 2011 18:08:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In questi giorni non c&#8217;è sito dedicato al melafonino che non parli di Dead Space, e dopo averlo provato mi unisco volentieri al coro. Di questi tempi spendere 5.49 euro per un gioco da cellulare non è così immediato, anche tenendo conto del dicembre passato, ricchissimo di giochi di successo, che avrà svuotato le tasche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/01/deadspace.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1233" title="deadspace" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/01/deadspace.jpg" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p>In questi giorni non c&#8217;è sito dedicato al melafonino che non parli di Dead Space, e dopo averlo provato mi unisco volentieri al coro.<span id="more-1222"></span></p>
<p>Di questi tempi spendere <strong>5.49 euro</strong> per un gioco da cellulare non è così immediato, anche tenendo conto del dicembre passato, ricchissimo di giochi di successo, che avrà svuotato le tasche di molti gamers incalliti. Ma raramente ho trovato una compattezza di recensioni positive sull&#8217;App Store di questa portata, praticamente un muro infrangibile di 5 stelle. Non mi servivano conferme su Dead Space in quanto gioco, dato che ho avuto a suo tempo modo di apprezzarlo su pc, ma piuttosto sulla qualità del porting, che in questo caso è stata eccellente. In realtà non è esattamente di porting che dovrei parlare, dato che questa versione non è una trasposizione letterale di Dead Space 1 o del 2, bensì una specie di capitolo intermedio realizzato apposta per iPhone, comunque il succo rimane esattamente lo stesso dato che le ambientazioni sono esattamente quelle che conoscevamo.<br />
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<p><strong>Grafica e sonoro al top</strong></p>
<p>Cominciamo subito col dire che la grafica è al top (iPhone 4), e date le ridotte dimensioni dello schermo l&#8217;effetto hi-res batte quello su pc o console. Il sonoro (non giocatelo senza cuffie, perderebbe moltissimo) è efficacissimo sia negli inquietanti crescendo di musiche, dissonanze, rumori, sia negli effetti sonori veri e propri.  Gli effetti di luce sono molto buoni, e anche il cambio d&#8217;atmosfera nelle situazioni di pericolo è molto efficace (buio, luci rosse tremolanti). A fondo pagina ho messo degli screenshot che ho scattato come dimostrazione.</p>
<p><strong>Atmosfera horror al 100%</strong></p>
<p>Come tutti sapete, Dead Space è quello che si dice un Survival Horror, ovvero un gioco di ammazzamenti dove è l&#8217;atmosfera a farla da padrone.  E la <strong>EA</strong> ha puntato tutto proprio sull&#8217;atmosfera, data l&#8217;impossibile competizione a livello di tecnica e controlli con computer e console. Per misurare l&#8217;efficacia di un Survival Horror, devo trovarmi in una di quelle situazioni di gioco dove perdi la testa, l&#8217;unica cosa che cerchi di fare è fuggire, e inizi a muoverti a casaccio per i corridoi cercando disperatamente un&#8217;uscita. Dead Space riesce a catapultarti in situazioni di questo tipo: quando i generatori di corrente iniziano a spegnersi, la musica cresce, e ti trovi assediato da creature terrificanti, a volte ti trovi davvero a sragionare in preda al panico invece che a voltarti coraggiosamente indietro cercando di prendere lucidamente la mira.</p>
<p>Quando poi sei riuscito a compiere il carnaio, e la luce torna a illuminare in modo rassicurante stanze e corridoi, tiri un respiro di sollievo, almeno fino al prossimo rantolo sospetto. Eppure anche quando la situazione sembra serena, Dead Space non manca di assestare qualche piccolo colpo ai tuoi nervi mostrando creature che sgattaiolano via nell&#8217;ombra, o che cascano dalle ventole per scomparire dietro il primo angolo.</p>
<p><strong>Giocabilità e controlli</strong></p>
<p>I controlli sono molto buoni, ovviamente senza perdere di vista il fatto che stiamo giocando con un microdispositivo, e fino ad oggi è il videogame che più di tutti mi sta regalando un&#8217;esperienza simile a quella su pc. <strong>Vandal</strong>, ovvero il tuo personaggio (visuale da dietro la sua schiena) si controlla in modo abbastanza efficace: il lato sinistro dello schermo fa da joypad (invisibile) e permette di correre. Il lato destro muove la visuale, alza l&#8217;arma, e spara. Scuotendo il telefono in orizzontale o verticale si cambia la direzione di taglio della nostra arma al plasma. Come da prassi esiste anche il raggio Stasi, e ci sono mosse per affrontare gli incontri ravvicinati (swipe in basso per calpestare le teste dei necromorfi striscianti, swipe di taglio per liberarsi da una stretta, swipe alto per tirare fendenti). Le mosse possibili vengono segnalate sul display dalle varie frecce direzionali che compaiono: la cosa potrebbe sembrare &#8220;consollifera&#8221; ma è di aiuto perchè comunque se un mostro ci arriva a portata di braccia dobbiamo agire immediatamente o siamo spacciati.</p>
<p>L&#8217;unico bug che ho rilevato, è che talvolta alcune indicazioni luminose coprono del tutto la visuale se ci posizioniamo troppo vicini ad esse, e questo significa morte garantita. Ma bando alle ciance, poi guardate in fondo gli screenshots che ho scattato durante il gioco, e ditemi se non ne vale la pena.</p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>Il dato significativo è che si è riusciti a creare un&#8217;esperienza simile a quella di gioco &#8220;tradizionale&#8221;, senza volersi piegare troppo ai limiti del dispositivo. <strong>Infinity Blade</strong> in tutta la sua magnificenza grafica è stato ridotto ad un gameplay inesistente da laser disc anni ottanta, <strong>Rage HD</strong> è stato sacrificato ad un movimento automatico a binari, insomma il futuro di giochi fps su iPhone fino a pochi giorni fa sembrava troppo compromesso dalla difficoltà di rendere usabile il touchscreen. Per un (lungo) attimo è parso che i giochi su mobile dovessero rivolgersi più verso simulazioni di guida (ce ne sono di ottime),  eterni arcade scacciapensieri,  &#8220;physics games&#8221;, o Rpg.</p>
<p>Dead Space, pur regalando un&#8217;esperienza limitante rispetto ad un joypad, o una tastiera, indica nel suo piccolo una strada possibile. Di certo non sarà mai un iPhone la sede adatta per cecchinaggi estremi, ed è vero che questo titolo non è propriamente un fps, ma è vero che si avvicina molto a quel tipo di esperienza e atmosfere. I controlli che usano una larga porzione di schermo al posto del joypad virtuale sono abbastanza comodi e meno frustranti del solito. L&#8217;utilizzo dei tagli obliqui, orizzontali, verticali per i fendenti qui è ancora una feature non approfondita pienamente, e comunque già sfruttata in Infinity Blade, ma se studiata a dovere diventerà il cardine di molti giochi mobile. Insomma, questo gioco solleva ancora un pò l&#8217;asticella delle aspettative, e non sarà così facile scalzarlo dalla vetta.</p>
<p><strong>Screenshot 1: Vandal è reso ottimamente</strong></p>
<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/01/deadspace2.png"><img class="alignnone size-full wp-image-1227" title="deadspace2" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/01/deadspace2.png" alt="" width="512" height="341" /></a></p>
<p><strong>Screenshot 2: effetti di luce di altissima qualità</strong></p>
<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/01/deadspace3.png"><img class="alignnone size-full wp-image-1228" title="deadspace3" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/01/deadspace3.png" alt="" width="512" height="341" /></a></p>
<p><strong>Screenshot 3: un necromorfo in tutto il suo splendore</strong></p>
<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/01/deadspace1.png"><img class="alignnone size-full wp-image-1229" title="deadspace1" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/01/deadspace1.png" alt="" width="512" height="341" /></a></p>
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		<title>iPhone: come condividere documenti</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jan 2011 11:23:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[iPhone]]></category>
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		<description><![CDATA[  Iphone non è nato per soddisfare un&#8217;utenza business, e i suoi blocchi lo rendono ostico per una gestione condivisa di documenti con altri colleghi. Ma ingegnandosi un pò, e dotandosi delle applicazioni necessarie, alcuni limiti possono essere bypassati, rendendo il nostro &#8220;telefono&#8221; idoneo anche a gestire una documentazione condivisa Nel mio caso,  serviva  la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/01/iphonedropbox.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1217" title="iphonedropbox" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/01/iphonedropbox.jpg" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p>Iphone non è nato per soddisfare un&#8217;utenza business, e i suoi blocchi lo rendono ostico per una gestione condivisa di documenti con altri colleghi. Ma ingegnandosi un pò, e dotandosi delle applicazioni necessarie, alcuni limiti possono essere bypassati, rendendo il nostro &#8220;telefono&#8221; idoneo anche a gestire una documentazione condivisa</p>
<p><span id="more-1204"></span></p>
<p>Nel mio caso,  serviva  la possibilità di accedere via iPhone a cartelle piene di documenti, continuamente aggiornate, in modo da poterli smistare ad una serie di collaboratori.</p>
<p><strong>Primo passo: creare una cartella sincronizzata</strong></p>
<p>Il passo iniziale è stato quello di scaricare gratuitamente <a href="http://www.dropbox.com/">DropBox</a>, ovvero una sorta di cartella condivisa sincronizzabile tra più dispositivi. Installando DropBox su uno o più pc, creo su questi una cartella che chiameremo &#8220;Pippo&#8221;. Ogni qualvolta aggiungo, modifico, elimino file su Pippo, se sono connesso ad internet aggiornerò automaticamente il contenuto della cartella  e delle sue sottocartelle anche su tutti gli altri pc dove ho installato DropBox. Ovviamente tutte le sincronizzazioni avvengono in presenza di connessione, ma comunque i files risiedono in locale quindi posso fare anche tutte le mie operazioni offline, connettendomi solo alla fine per inviare le sincronizzazioni.</p>
<p>Questo significa che se al lavoro ho fatto delle modifiche ai file, usando il mio notebook, al rientro a casa quando accendo il mio pc desktop e mi collego a internet avrò in locale una copia aggiornata della cartella Pippo, come se avessi usato un solo computer, senza dover trasferire i file ogni giorno con la paura di essermi perso qualcosa.</p>
<p>Da iPhone è la stessa cosa, <a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;source=web&amp;cd=2&amp;sqi=2&amp;ved=0CC4QFjAB&amp;url=http%3A%2F%2Fitunes.apple.com%2Fit%2Fapp%2Fdropbox%2Fid327630330%3Fmt%3D8&amp;ei=ADFFTduqDI6fOq74jYkC&amp;usg=AFQjCNFHHdshM90-lIFaFvl7-wqWCxj-cw">scaricando l&#8217;app</a> accedo alla cartella, che viene sincronizzata puntualmente appena mi connetto.</p>
<p>Inoltre, posso invitare altri utenti a condividere Pippo mandandogli un invito per scaricare il software, quindi anche loro avranno la cartella sempre aggiornata e disponibile. Unica pecca: non posso invitare utenti ad accedere in modo read only, quindi se loro mi eliminano inavvertitamente un file o una sottocartella, mi causano un problema (anche se è possibile vedere e restorare file o cartelle eliminati).</p>
<p><strong>Secondo passo: inviare i documenti tramite url da scaricare</strong></p>
<p>Ok, sono per strada, un collega (col quale magari non condivido la cartella) mi chiede un documento con urgenza. Che faccio?<br />
Da iPhone accedo a DropBox e con un click gli posso mandare una mail contenente il link per scaricare il file desiderato.</p>
<p>Fino a qui DropBox nativamente può gestire tutto quello che mi serve, ma possono sorgere due tipi di eccezioni:</p>
<p>1) Il collega vuole che io apporti una modifica al file prima di inviarglielo.<br />
2) Inviare il link potrebbe non essere gradito, magari il boss desidera ricevere il documento allegato alla mail in modo tradizionale.</p>
<p><strong>Terzo passo:  come modificare i files e inviarli tramite mail attachment</strong></p>
<p>A questo punto per chiudere il cerchio devo scaricare una seconda app: <strong>Quickoffice Connect Mobile Suite</strong>.<br />
Questa esiste sia in <a href="http://itunes.apple.com/us/app/quickoffice-connect-mobile/id310723177?mt=8">versione full</a> che in <a href="http://itunes.apple.com/us/app/quickoffice-connect/id304673686?mt=8">versione free</a>, la differenza tra le due versioni è che quella free non consente di salvare le modifiche fatte ai documenti.</p>
<p>Se quindi, mi interessa solamente allegare i miei documenti della cartella DropBox via mail, posso tranquillamente usare la versione free: vado su DropBox, indico il file da inviare a Quickoffice (vedrò apposito pulsante Connect), e da qui posso subito allegarlo come attachment alle mie email, dato che i due servizi sono ben integrati tra loro.</p>
<p>Se invece desidero anche poter modificare il documento prima di inviarlo, occorre dotarsi della versione full che costa sui 7 euro ma per un utilizzo business è una spesa utile e che salva la vita in diverse occasioni.</p>
<p>In questo modo sia che siamo al bar o alle Barbados, saremo in grado di gestire la nostra documentazione quasi come se fossimo nell&#8217; amato/odiato cubicolo aziendale.</p>
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