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	<title>Antesignum Tours</title>
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	<title>Antesignum Tours</title>
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		<title>Cristoforo Colombo e il santuario di Loreto</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jan 2024 11:56:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luoghi e Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Cristoforo Colombo; viaggi culturali]]></category>
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					<description><![CDATA[Cristoforo Colombo e il santuario di Loreto Storie di mare, di navigazione e di credi religiosi &#160; Un paio di giorni fa ho accompagnato mia mamma a far visita alla Basilica di Loreto, uno dei più importanti Santuari Mariani al mondo. Tutte le volte che capito a Loreto, rimango sempre impressionata dalla bellezza di questa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1><strong><span style="color: #b1291b;">Cristoforo Colombo e il santuario di Loreto</span></strong></h1>
<h2><span style="color: #333333;">Storie di mare, di navigazione e di credi religiosi</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un paio di giorni fa ho accompagnato mia mamma a far visita alla Basilica di Loreto, uno dei più importanti Santuari Mariani al mondo.</p>
<p>Tutte le volte che capito a Loreto, rimango sempre impressionata dalla bellezza di questa Basilica, dalle opere d&#8217;arte custodite al suo interno, dalla storia affascinante della casa di Maria: secondo la tradizione la casa è stata trasportata dagli angeli; storici e archeologi ci dicono che la famiglia bizantina Angeli o De Angelis, nel XIII sec., “salvò le pietre della S. Casa di Nazareth dalle devastazioni dei musulmani e le fece trasportare a Loreto per ricostruirvi il sacello”.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-1785 size-large" src="https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2024/01/loreto-basilica-1024x649.png" alt="" width="1024" height="649" srcset="https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2024/01/loreto-basilica-1024x649.png 1024w, https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2024/01/loreto-basilica-980x621.png 980w, https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2024/01/loreto-basilica-480x304.png 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></p>
<p>L&#8217;altro giorno, però, sono rimasta particolarmente colpita da una storia che non conoscevo e che racconta il legame che ci fu tra Cristoforo Colombo e questo Santuario.<br />
Spesso, quando capito in chiese o santuari che si trovano vicino a luoghi di mare, vado alla ricerca di ex voto marinari, perché mi intrigano le storie che queste tavolette, spesso antichissime, raccontano. A Loreto molti ex voto sono custoditi nella Cappella dei Santi Pellegrini, ex voto marinari, una medaglietta con la Madonna di Loreto che il colonnello James McDivitt portò con sé durante la missione lunare dell&#8217;Apollo 9 e che in seguito donò al santuario di Loreto, e, tra gli altri, un ex voto davvero particolare, quello che Cristoforo Colombo fece al Santuario di Loreto, di ritorno dalla sua prima spedizione nelle Americhe.</p>
<div id="attachment_1773" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1773" class="wp-image-1773 size-large" src="https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2024/01/astrpnauti-1024x649.png" alt="" width="1024" height="649" srcset="https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2024/01/astrpnauti-1024x649.png 1024w, https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2024/01/astrpnauti-980x621.png 980w, https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2024/01/astrpnauti-480x304.png 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><p id="caption-attachment-1773" class="wp-caption-text">Medaglietta che McDivitt portò con sé durante la missione lunare dell&#8217;Apollo 9, avvenuta nel marzo 1969</p></div>
<h2><span style="color: #b1291b;">Cristoforo Colombo e il santuario di Loreto</span></h2>
<p>E&#8217; lo stesso Cristoforo Colombo che ci racconta, nel suo diario, la storia di questo ex voto.<br />
Durante la navigazione di rientro dalla sua spedizione che gli fece scoprire le Americhe, vi fu una tempesta violentissima. In quell&#8217;occasione, Cristoforo Colombo, insieme ai suoi marinai, fece la promessa, che se fossero sopravvissuti alla tempesta, avrebbero fatto visita ad alcuni santuari, tra cui al santuario di Loreto, che, come scrisse Colombo “ si trova nella Marca di Ancona, nello Stato del Papa, che è la casa dove la Santissima Vergine ha fatto e fa ancora grandi miracoli”.</p>
<div id="attachment_1774" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1774" class="wp-image-1774 size-large" src="https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2024/01/colombo-1024x649.png" alt="" width="1024" height="649" srcset="https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2024/01/colombo-1024x649.png 1024w, https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2024/01/colombo-980x621.png 980w, https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2024/01/colombo-480x304.png 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><p id="caption-attachment-1774" class="wp-caption-text">La nave e la scritta ricordano il voto fatto da Cristoforo Colombo nel 1493</p></div>
<p>La visita dei santuari venne estratta a sorte tra Colombo e i suoi marinai, e a Loreto venne, per conto di Cristoforo Colombo, Pedro de Villa.</p>
<p>A ricordarci questo ex voto fatto da Cristoforo Colombo alla Madonna di Loreto, c&#8217;è un modellino di nave custodito nella Cappella dei Santi Pellegrini oltre che un affresco nella cupola di Loreto, realizzato da Cesare Maccari.</p>
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		<title>Il canto della retara</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2023 20:01:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luoghi e Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;11 febbraio alle ore 18.00 inaugura, nella Galleria Santa Croce di Cattolica, la mostra Il canto della retara, personale di Laura Renna, a cura di Milena Becci. La mostra si inserisce all&#8217;interno del progetto MANSIO, progetto ideato dalla curatrice Milena Becci. MANSIO intende collegare antico e contemporaneo, facendo dialogare artisti con la storia e il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>L&#8217;11 febbraio alle ore 18.00 inaugura, nella Galleria Santa Croce di Cattolica, la mostra <em>Il canto della retara</em>, personale di Laura Renna, a cura di Milena Becci.</h2>
<p>La mostra si inserisce all&#8217;interno del progetto <em>MANSIO</em>, progetto ideato dalla curatrice Milena Becci. <em>MANSIO</em> intende collegare antico e contemporaneo, facendo dialogare artisti con la storia e il patrimonio culturale di Cattolica.<br />
Laura Renna, con la personale <em>ll canto della retara</em> si relazionerà con la tradizione marinara di Cattolica, ridando vita all&#8217;antico mestiere delle retare.<br />
<span style="color: #b1291b;">Le retare erano le donne, spesso mogli di chi andava in mare, che riparavano le reti, attendendo il ritorno dei mariti.</span><br />
Si narra che le retare cantassero, mentre lavoravano pazientemente, con in mano un agone o linguetta di legno e una matassa di fibra naturale, che servivano per riparare le reti.</p>
<p>Anche le mani di Laura Renna seguono lentamente un ritmo identico nello scorrere del tempo che scandisce i minuti. L’artista lavora chinandosi e inginocchiandosi, quasi fosse un sacrificio, con le braccia immerse nella fibra, entra nella materia incrociando e<br />
sciogliendo i nodi, così come facevano le retare.  Entra nelle cavità create dalla lavorazione della lana per esprimere e raccogliere, in silenzio, sensazioni e riflessioni mentre il corpo si muove e segue l’andamento dei filamenti che rinascono a contatto con le mani e sono portatori di storie, così come lo è la rete, sotto le mani dei pescatori e delle donne che la riparavano.</p>
<h2>Eventi collegati alla mostra</h2>
<p>Dall’<span style="color: #b1291b;">8 al 10 marzo</span> Renna lavorerà in residenza all’interno del Museo della Regina e inviterà i pescatori cattolichini e alcune associazioni cittadine a tessere con lei per realizzare un’opera collettiva.</p>
<p>Il nuovo lavoro sarà presentato <span style="color: #b1291b;">l’11 marzo alle ore 18.00</span> per una seconda inaugurazione, questa volta all’interno del museo, allestito vis à vis con il nucleo di reperti della collezione nella sezione dedicata alla pesca.</p>
<h2>Visitare la mostra</h2>
<p><span style="color: #b1291b;">La mostra sarà visitabile fino al 26 marzo nei giorni venerdì, sabato e domenica dalle ore 16 alle ore 19 con ingresso libero.</span></p>
<h2>Chi è Laura Renna</h2>
<p>Laura Renna (San Pietro Vernotico, Brindisi, 1971), vive e lavora a Modena.<br />
La sua pratica artistica prevede l’utilizzo di scultura, installazioni, fotografia e pittura al fine di indagare tematiche relative a natura, memoria, metamorfosi e spazio. Frutto di una pratica artigianale, il suo lavoro rivela una attitudine trasformativa, nell’ intenzione di riplasmare ciò che ha perso valore e funzione e si presenta in una dimensione sospesa che lo rende spazio in potenziale.<br />
Vince nel 2008 il Premio Fondazione Arnaldo Pomodoro. Partecipa nel 2018 alla Shenzhen Biennale in Cina. Il suo lavoro è stato esposto in numerose istituzioni pubbliche e private, tra cui la Galleria civica di Modena (2015, 2007), il MACRO, Roma (2019), la Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano (2010, 2008, 2006), il Museo di Arte Contemporanea di Lissone (2018), la Triennale di Milano (2008), il Palazzo Riso,<br />
Palermo (2014), il PAV-Parco Arte Vivente, Torino (2014), il Museo di Villa Croce, Genova (2020), Palazzo Ferrero di Biella (2022).</p>
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		<title>Sei sicuro di conoscere la Romagna?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cirellixvd32578]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Apr 2022 08:40:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luoghi e Storie]]></category>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Spiagge, mare, divertimento, belle donne, vitelloni, vacanze, spensieratezza, piadina e sangiovese! Chi non ne ha sentito parlare, almeno una volta nella vita? <strong>Ma!</strong><br /><strong>Siete davvero sicuri di conoscere la Romagna?</strong><br />La Romagna è la zona sudorientale della regione Emilia Romagna. Posta tra il mare e l’Appennino, è delimitata a nord dal fiume Sillaro (affluente del Reno) e a sud dal fiume Tavollo, che la separa dalla regione Marche.</p>
<h2>La sua storia</h2>
<p>E’ una terra antica la Romagna. Abitata già dalle popolazioni umbre e villanoviane (una bella testimonianza ne è il museo archeologico di Verucchio), fu poi protagonista indiscussa della Storia Romana. E’ in Romagna, infatti, che Cesare pronunciò il suo alea iacta est (il dado è tratto!), mentre varcò il Rubicone, segnando di fatto l’avvio dell’Impero Romano.</p>

<a href='https://marketingprofessionale.com/sei-sicuro-di-conoscere-la-romagna/rubicone1/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="621" src="https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2022/04/rubicone1-1024x621.png" class="attachment-large size-large" alt="Il passaggio sul Rubicone" srcset="https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2022/04/rubicone1-1024x621.png 1024w, https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2022/04/rubicone1-980x595.png 980w, https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2022/04/rubicone1-480x291.png 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></a>
<a href='https://marketingprofessionale.com/sei-sicuro-di-conoscere-la-romagna/ravenna-4/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="618" src="https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2022/04/Ravenna-1-1024x618.png" class="attachment-large size-large" alt="Ravenna Mausoleo di Galla Placidia" srcset="https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2022/04/Ravenna-1-1024x618.png 1024w, https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2022/04/Ravenna-1-980x591.png 980w, https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2022/04/Ravenna-1-480x290.png 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></a>

<p>E in Romagna, a Ravenna, si collocò la capitale dell’Impero romano d’Occidente. E’ all’epoca di Ravenna capitale, che risalgono gli 8 monumenti dichiarati dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.</p>
<h2>Le Signorie in Romagna</h2>
<p>Romagna solatia dolce paese, in cui regnarono i Guidi e i Malatesta…</p>

<a href='https://marketingprofessionale.com/sei-sicuro-di-conoscere-la-romagna/montefiore/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="620" src="https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2022/04/montefiore-1024x620.png" class="attachment-large size-large" alt="Montefiore Conca" srcset="https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2022/04/montefiore-1024x620.png 1024w, https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2022/04/montefiore-980x594.png 980w, https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2022/04/montefiore-480x291.png 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></a>
<a href='https://marketingprofessionale.com/sei-sicuro-di-conoscere-la-romagna/verucchio/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="618" src="https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2022/04/verucchio-1024x618.png" class="attachment-large size-large" alt="Verucchio" srcset="https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2022/04/verucchio-1024x618.png 1024w, https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2022/04/verucchio-980x591.png 980w, https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2022/04/verucchio-480x290.png 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></a>

<p>Così Giovanni Pascoli ci racconta la sua Romagna, terra di grandi casati e signorie. A questi casati si devono le Rocche e i Castelli, che si susseguono sulle verdi colline romagnole e in particolare ai Malatesta (Novello) si deve la stupefacente Biblioteca Malatestiana di Cesena, unico esempio di Biblioteca Umanista rimasta al mondo. Nel 2005 la Biblioteca Malatestiana fu inserita dall’UNESCO nel Programma Memorie del Mondo.</p>
<p>Terra di artisti, sognatori e poeti! Uno fra tutti Federico Fellini, che insieme al suo amico Tonino Guerra, rese la Romagna poesia!</p>
<h2>Enogastronomia in Romagna</h2>
<p>Ma non solo di storia, arte e poesia è fatta la Romagna! Grazie alla sua antica vocazione agricola da un lato e la tradizione di pesca dall’altra, è conosciuta anche per la bontà della sua cucina! Piadina, formaggio di fossa, cappelletti, strozzapreti e passatelli sono solo alcune delle prelibatezze che vengono servite in tavola!<br />E che dire della sua tradizione vinicola? Quale altro popolo è arrivato a dedicare il succo d’uva a Giove? Il famoso Sangiovese, infatti, non è altro che il sangue di Giove!<br />Per anni snobbati e bistrattati, anche i vini romagnoli, finalmente, hanno trovato la loro collocazione tra i vini pregiati: tra questi si contano il Sangiovese, l’Albana, la Rebola, il Trebbiano e il simpatico Pagadebit, grazie al quale, in passato, i contadini pagavano i loro debiti!</p>
<h2>Parchi, boschi e natura</h2>
<p>Oltre al vino e all’agricoltura, la natura ha regalato alla Romagna parchi, fiumi, boschi e foreste!</p>

<a href='https://marketingprofessionale.com/sei-sicuro-di-conoscere-la-romagna/fenicotteri-nelle-saline-di-cervia/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="622" src="https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2022/04/Fenicotteri-nelle-saline-di-Cervia-1024x622.png" class="attachment-large size-large" alt="Fenicotteri nelle Saline di Cervia" srcset="https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2022/04/Fenicotteri-nelle-saline-di-Cervia-1024x622.png 1024w, https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2022/04/Fenicotteri-nelle-saline-di-Cervia-980x595.png 980w, https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2022/04/Fenicotteri-nelle-saline-di-Cervia-480x292.png 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></a>
<a href='https://marketingprofessionale.com/sei-sicuro-di-conoscere-la-romagna/tramonto-nelle-saline-di-cervia/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="620" src="https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2022/04/tramonto-nelle-saline-di-Cervia-1024x620.png" class="attachment-large size-large" alt="Tramonto sulle Saline di Cervia" srcset="https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2022/04/tramonto-nelle-saline-di-Cervia-1024x620.png 1024w, https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2022/04/tramonto-nelle-saline-di-Cervia-980x593.png 980w, https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2022/04/tramonto-nelle-saline-di-Cervia-480x290.png 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></a>

<p>Luoghi come Le Valli di Comacchio, le Saline di Cervia,le Foreste Casentinesi, il Parco della Vena del Gesso, il Parco interregionale del Sasso Simone e Simoncello, la Valmarecchia e la Valconca non possono che essere definiti spettacolo della natura! Luoghi ricchi di fascino, storia e misteri!</p>
<p>Ebbene Signori! Tutto questo è la Romagna, e… tanto più!<br />E poi, si!!, c’è anche il mare!<br />Ma questo già lo sapevate! ?</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h1 style="text-align: center;">Scopri insieme a noi la Romagna</h1></div>
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		<title>La notte di San Giovanni in Romagna</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2022 16:39:37 +0000</pubDate>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h2>24 Giugno – La notte di San Giovanni in Romagna nei ricordi d’infanzia di mia mamma, Angela Pupa Ceccarelli</h2>
<p>San Giovanni. E’ un giorno in cui, da secoli, religione e superstizione si intrecciano, in particolar modo nella notte precedente la festa, e rendono più affascinante la cultura popolare.<br />E’ la notte in cui le streghe si radunano per compiere i loro sortilegi e i loro incantesimi. E’ la notte in cui si ripetono riti magici e si fanno rivivere vecchie tradizioni, per allontanare la brutta sorte ed ottenere salute e fortuna. Poiché cade poco dopo il solstizio d’estate, sembra che, in questa notte, le virtù delle piante siano più forti. E’ questo il motivo per cui prima dell’alba, ancora bagnati dalla rugiada, si raccoglievano fiori, foglie, bacche, lavanda e tante altre piante. Si pensava che queste avessero il compito di allontanare le negatività. Venivano usate, inoltre, per preparare pozioni e intrugli, che servivano per ottenere la guarigione da malattie, la bellezza, l’amore, la fortuna, ma anche per scacciare la mala sorte, il malocchio o creare situazioni magiche.</p>
<h2><b>Ricordi</b></h2>
<figure id="attachment_1125" class="wp-caption alignleft" aria-describedby="caption-attachment-1125"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://marketingprofessionale.com/wp-content/uploads/2020/06/foto-mamma1-193x300.png" alt="Angela Pupa Ceccarelli" width="307" height="478" /></p><figcaption id="caption-attachment-1125" class="wp-caption-text"><em>Angela Pupa Ceccarelli</em></figcaption></figure>
<p><em>Anche nella mia famiglia si vivevano alcune tradizioni. La nonna, da vera romagnola, già qualche giorno prima del 24 giugno, prenotava dai contadini del mercatino un mazzo di agli che sarebbero stati raccolti nella notte magica di San Giovanni, che, oltre ad allontanare eventuali malefici, sono simboli di abbondanza. Anche un bel mazzo di lavanda, raccolto in questa notte magica, non doveva mancare per fare poi tanti piccoli mazzi da appendere negli armadi o da mettere nei cassetti, per profumare la biancheria, per combattere le tarme e proteggerci dai malefici. Anche noi bambini avevamo un rito legato alle tradizioni.  </em>Io ricordo sempre con piacere l’alba del giorno di San Giovanni. La sveglia era alle quattro e forse anche prima. Nel cielo brillavano ancora le stelle, quando io e i miei fratelli Cicci e Mario a fatica ci alzavamo e vestivamo in fretta e, senza lavarci, ancora addormentati (ci avrebbe pensato l’aria fresca del mattino a svegliarci), uscivamo da casa per l’avventura. Accompagnati dalla zia Mina e qualche volta anche dalla nostra mamma, ci avviavamo verso il Macanno (oggi zona residenziale di Cattolica), che allora era solo campagna con qualche casolare in mezzo ai campi. In lontanaza si sentiva l’abbaiare di qualche cane, mentre noi, guardinghi, saltando un fosso e calpestando ortiche e altre piante spinose, entravamo nel campo mietuto, dove dispoersi qua e là, c’erano ancora biondi covoni di grano. Qui cominciava il nostro compito: spigolare.</p>
<h2>La “manna”</h2>
<p>Io ero la più piccola e mi muovevo lentamente, perché le stoppie mi pungevano, mentre i miei fratelli, per dimostrare che loro erano più bravi, invece di spigolare, nonostante il borbottio della zia Mina, rubavano spighe dai covoni. Racimolate un bel numero di spighe, saltando di nuovo il fosso, tornavamo a casa a portare le spighe alla nonna, che avrebbe preparato per noi e per gli zii, la “manna”: 2 mazzette di spighe (1 di 33 spighe in onore di Gesù e 1 di 24 spighe in onore di San Giovanni) legati con fettuccia rossa. Anche i due mazzi venivano legato tra di loro con fettuccia rossa, contro il malocchio, anche se la nonna diceva di non credere a certe cose.<br />La manna si appendeva nelle cucine, come talismano di buon augurio, di prosperità e protezione contro le sventure.</p>
<h2>Dalla campagna al mare</h2>
<p>Dopo aver consegnato le spighe alla nonna, uscivamo in fretta di nuovo, per continuare la parte più divertente dell’avventura. Sempre sotto l’occhio vigile della zia Mina, a passo svelto, perché dovevamo arrivare prima della levata del sole, giungevamo sulla spiaggia. Nella mia memoria, si susseguono, ancora nitide, le immagini: il cielo comincia a schiarire, la spiaggia quasi deserta, il mare scuro, tranquillo luccica, in lontananza qualche barca da pesca. La zia ci invita e ci aiuta a bagnarci gli occhi con l’acqua del mare e ad aspirarla per il naso, così saremo protetti da malanni delle vie respiratorie per tutto l’anno. E quando il cielo comincia a tingersi di rosso e noi abbiamo assolto i nostri doveri legati alla tradizione, finalmente siamo liberi. Liberi di spogliarci, nonostante l’aria fresca del mattino, di correre sulla spiaggia, di sguazzare strillando nell’acqua, i miei fratelli liberi di spruzzarmi acqua e io che cerco riparo dalla zia Mina e poi…<strong>i calcinelli</strong>!<br />Facciamo a gara chi ne trova di più (alla mattina presto, allora, sulla riva se ne trovavano) e li mettiamo nei nostri secchielli.<br />Ricordo che stanchi, ma contenti, saltellando, torniamo a casa e portiamo i calcinelli (telline) alla nonna, che con il nostro pescato ci avrebbe preparato i tagliolini per pranzo: tradizione che si sarebbe ripetuta per anni.</p>
<p>Dopo tanto tempo, come ricercare l’infanzia, ancora oggi, qualche volta, vado a raccogliere il grano per la manna, nei campi sulla strada che da Colombarone porta alla strada Panoramica. I campi del Macanno non ci sono più. Poi proseguo per il mare della Vallugola; ma dentro di me c’è una grande malinconia: sono rimasta sola a ripetere quegli antichi e cari riti di quando ero bambina.</p>
<p><em>scritto da </em><a href="https://www.facebook.com/mariaangelina.ceccarelli.9"><b><u>Angela Pupa Ceccarelli</u></b></a></p></div>
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		<title>La strada Panoramica del Parco San Bartolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cirellixvd32578]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Mar 2022 16:25:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luoghi e Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Romagna]]></category>
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				<div class="et_pb_text_inner">La Strada Panoramica del Parco San Bartolo fu realizzata nel 1946 per agevolare la comunicazione viaria. Oggi è un importante e bellissimo ponte di collegamento tra Cattolica e Pesaro che, inerpicandosi sulle colline del Parco San Bartolo, regala incredibili scorci panoramici.</p>
<h2>Gabicce</h2>
<p>Dalla piccola località balneare di Gabicce Mare, al confine tra Romagna e Marche, si sale lungo il primo tratto della Strada Panoramica fino al suggestivo borgo di Gabicce Monte, l’antico Castrum Ligabitii citato in una bolla pontificia del 998. Gabicce Monte è famoso per la sua terrazza panoramica. Da qui si può ammirare, nelle giornate più limpide, lo splendore della costa adriatica fino a Cesenatico.</p>
<h2>Baia Vallugola</h2>
<p>Scendendo di qualche chilometro, si raggiunge Baia di Vallugola. Qui si trova, incastonato tra la natura, un suggestivo porto turistico, l’unico stabilimento balneare attrezzato del Parco San Bartolo e alcuni ristoranti.<br />
Per chi ama il sole, il mare e la natura trova qui un’ oasi di pace per rilassarsi e ricaricarsi.<br />
Da Vallugola si possono ammirare anche splendidi tramonti sul mare, mentre si degusta un aperitivo o una buona cena di pesce.<br />
Vallugola ha origini antiche. Era un importante scalo commerciale per Greci e Romani. La sua particolare posizione geografica permetteva infatti, attraverso la via S. Cristoforo, di collegare facilmente il porto con l’antica via Flaminia dove venivano convogliate e smistate le varie merci. Proprio qui, zona Colombarone, si trovava un’antica mansio (un luogo di sosta e di ristoro per i viandanti) ed una prestigiosa domus romana del III – IV sec d.C. Sulla domus, successivamente, venne edificata una basilica paleocristiana dedicata a San Cristoforo ad Aquilam. Oggi qui c’è un importante area archeologica che può essere visitata.</p>
<h2>Casteldimezzo e Fiorenzuola di Focara</h2>
<p>Proseguendo lungo la Strada Panoramica si raggiungono gli antichi borghi di Cateldimezzo e Fiorenzuola di Focara. Sono due borghi a picco sul mare. Un tempo villaggi di pescatori, oggi piccoli e caratteristici borghi da dove ammirare panorami mozzafiato sul mare.<br />
Per gli amanti della natura è d’obbligo una tappa in spiaggia a Fiorenzuola di Focara. Si percorre a piedi una strada, chiusa al traffico, lunga circa 1,3 km. L’andata è abbastanza semplice, perché la strada è tutta in discesa.<br />
Seppur vicino, sembra di essere a chilometri di distanza dalle spiagge affollate e “superaccessoriate” della riviera romagnola. Sulla spiaggia di Fiorenzuola di Focara si trovano solo sabbia, sassi, grossi legni portati dal mare e il verde della natura. A chi desidera l’ombra, si consiglia di attrezzarsi con un ombrellone o con tendine parasole da spiaggia.<br />
Un semplice servizio bar apre d’estate, in primavera ed autunno è consigliabile portarsi il necessario da casa.<br />
D’estate è attivo il servizio di salvataggio e la spiaggia è attrezzata con bagni chimici.<br />
Il ritorno in paese è un po’ meno agevole, a causa della ripida salita.<br />
Arrivati in cima, però, ci si può riposare nella piadineria Piadenzuola, dove gustare un’ottima piadina e godere di un panorama, secondo noi, tra i più belli della costa adriatica.</p>
<h2>Villa Imperiale</h2>
<p>Proseguendo verso sud, si trova, ai piedi del Colle San Bartolo, avvolta tra la vegetazione, la maestosa Villa Imperiale, gioiello rinascimentale del Parco. Deve il suo nome all’imperatore Federico III che vi pose la prima pietra.<br />
La Villa venne costruita a metà del XV secolo per volere di Alessandro Sforza. La parte più sorprendente della Villa, però, è l’ampliamento voluto dal Duca di Urbino, Francesco Maria I della Rovere nel XVI secolo. Affidò il progetto all’architetto urbinate, Girolamo Genga.<br />
Villa Imperiale è considerata, oggi, un capolavoro del Rinascimento italiano.<br />
La Villa è visitabile, accompagnati da guide autorizzate, solo nei periodo estivi.</p>
<h2>Villa Caprile</h2>
<p>Non distante da Villa Imperiale si incontra, infine, Villa Caprile, residenza estiva del marchese bergamasco Giovanni Mosca, costruita nel 1640. La villa è famosa per bellezza del suo giardino all’italiana. L’attrattiva più bella, però, sono senza alcun dubbio, i giochi d’acqua risalenti all’epoca della costruzione della Villa e a tutt’oggi ancora funzionanti.<br />
Villa Caprile, oggi, ospita l’Istituto agrario di Pesaro. Si può visitare nel periodo estivo, quando vengono organizzate visite guidate.<br />
Particolarmente belle, soprattutto per i bambini, sono le visite guidate ai giardini storici con gli scherzi d’acqua.</p>
<p style="text-align: right;"><em>in collaborazione con Marianna Perazzini</em></p></div>
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		<title>Ravenna, pillole di Storia</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2022 16:11:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ravenna, dalle palafitte a capitale dell’impero romano d’occidente: Oggi lontana dal mare, Ravenna sorse nel territorio della ormai scomparsa Valle Padusa, la grande laguna alimentata dal Po. Forse di origine etrusca, quasi certamente abitata in seguito da genti umbre, Ravenna nacque come città di palafitte. Entrata nell’orbita d’influenza romana, l’importanza della città crebbe quando Augusto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Ravenna, dalle palafitte a capitale dell’impero romano d’occidente:</h2>
<p>Oggi lontana dal mare, Ravenna sorse nel territorio della ormai scomparsa Valle Padusa, la grande laguna alimentata dal Po. Forse di origine etrusca, quasi certamente abitata in seguito da genti umbre, Ravenna nacque come città di palafitte. Entrata nell’orbita d’influenza romana, l’importanza della città crebbe quando Augusto la scelse (anche per la vicinanza con la via Emilia) come sede per la flotta romana dell’Adriatico, che fece realizzare a Classe.</p>
<h2>Impero romano d’occidente</h2>
<p>La presenza della flotta e del porto favorì lo sviluppo economico e culturale di Ravenna. Il centro si espanse e vennero stretti legami sempre più stretti con l’Oriente e Costantinopoli. Nel 402 d.C., l’imperatore romano d’Occidente Onorio decise poi di trasferire a Ravenna la propria sede. Abbandonò, quindi, una Milano troppo esposta al pericolo di invasioni barbariche. Onorio scelse Ravenna perché più facilmente difendibile, circondata com’era dall’acqua, e perché direttamente collegata via mare con l’Oriente.<br />
Il ruolo di capitale imperiale favorì lo sviluppo urbanistico e monumentale della città. Vennero erette nuove mura, anche attorno al porto di Classe, e si cominciò a edificare quei monumenti che grazie ai loro mosaici, erano destinati a rendere celebre Ravenna nei secoli, come il mausoleo di Galla Placidia e la Basilica di San Giovanni Evangelista.</p>
<p>Nel 476 Romolo Augustolo, ultimo imperatore romano d’Occidente, venne deposto proprio a Ravenna da Odoacre, re degli Eruli. Questi fu a sua volta sconfitto nel 493 da Teodorico, re di Goti, che mantenne nella città la capitale del proprio regno. E’ a quest’epoca che risale il Battistero degli Ariani e Sant’ Apollinare Nuova.<br />
Nel 540 Giustiniano, imperatore romano d’Oriente, conquistò Ravenna: è il periodo di vero e autentico splendore per Ravenna.</p>
<h2>I mosaici di Ravenna</h2>
<p>A testimonianza del momento aureo della città rimase la più importante raccolta del mondo di mosaici antichi e paleocristiani. Posti a ornamento di edifici concentrati nel giro di poche centinaia di metri, i mosaici ravennati differivano da opere analoghe presenti ad esempio a Roma o a Venezia, perché realizzati con tessere di diverse forme collocate con inclinazioni differenti, in modo da realizzare un’illuminazione delle superfici mutevole a seconda della posizione dell’osservatore.</p>
<h2>Dante Alighieri</h2>
<p>Nel 1318 Ravenna accolse il poeta Dante Alighieri, esule da Firenze. Dante trovò ospitalità presso il signore di Ravenna Guido Novello da Polenta. A Ravenna probabilmente completò la Divina Commedia, e a Ravenna morì, colpito dalla malaria, il 14 settembre 1321, di ritorno da una missione a Venezia per conto di Guido Novello. Le sue spoglie furono tumulate nella chiesa di S. Francesco; attualmente sono conservate nel tempietto neoclassico progettato nel 1780 da Camillo Morigia, dove furono ricollocate nel 1865: a lungo infatti i resti del poeta rimasero nascosti nel convento dei Francescani, per timore di un trafugamento da parte dei Fiorentini.</p>
<p>Oggi, nell’anniversario della morte, la città di Firenze fa dono a Ravenna dell’olio che alimenta la lampada perennemente accesa nel sepolcro del poeta.</p>
<h2>Lord Byron e Oscar Wild</h2>
<p>A favorire la riscoperta in epoca moderna di Ravenna come centro di storia e arte fu Lord Byron, che per amore della contessa Teresa Guiccioli nella città visse dal 1819 al 1821, facendone una meta per altri viaggiatori illustri, quali Freud e Klimt; in seguito, Oscar Wilde compose Ravenna (1877), il suo primo componimento poetico di rilievo, nel quale lo scrittore descriveva il suo ingresso a cavallo in occasione di una visita in città.</p>
<p>Nel 1996 l’UNESCO inserisce otto monumenti di Ravenna nella lista mondiale del patrimonio dell’umanità.</p>
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		<title>Leggende del Parco San Bartolo</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Mar 2022 16:56:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Casteldimezzo: il crocifisso venuto dal mare Il Parco San Bartolo è permeato di tante storie e leggende che si perdono nel tempo. Una delle più interessanti è quella che riguarda il Crocifisso che si trova nella chiesetta di Casteldimezzo, dedicata ai martiri S.Apollinare e S.Cristoforo. La leggenda Leggenda narra che un giovane che stava pascolando [&#8230;]]]></description>
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<h3>Casteldimezzo: il crocifisso venuto dal mare</h3>
<p>Il Parco San Bartolo è permeato di tante storie e leggende che si perdono nel tempo. Una delle più interessanti è quella che riguarda il Crocifisso che si trova nella chiesetta di Casteldimezzo, dedicata ai martiri S.Apollinare e S.Cristoforo.</p>
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<h3>La leggenda</h3>
<p>Leggenda narra che un giovane che stava pascolando le sue vitelle sulle colline di Casteldimezzo vide una grande cassa di legno incagliata tra gli scogli della spiaggia sottostante. Quando si avvicinò vi scorse dentro, tra le fessure, gli occhi tristi di un uomo crocifisso. Lo spavento fu tale che le sue grida attirarono l’attenzione degli abitanti di Casteldimezzo e Fiorenzuola. Dopo i primi momenti di concitazione, il Crocifisso si manifestò in tutta la sua bellezza e tutti gli avventori esultarono e pregarono per questo fortunato ritrovamento.</p>
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<p>Seguirono una serie di discussioni su dove poter collocare il crocifisso. Infine si decise di far trainare la cassa dalle vitelle che la portarono fino davanti alla chiesa di Casteldimezzo, dove ancora oggi si può ammirare.<br />
Nel 1517 il crocifisso venne definito “miracoloso” dopo che protesse la comunità di Casteldimezzo, riversata in preghiera dentro la chiesa, per sfuggire al saccheggio di oltre 7000 soldati “oltremontani”, reduci dalla dura battaglia d’Urbino, tra Lorenzo de Medici e Francesco Maria della Rovere, che si era così riappropriato delle sue terre usurpate dal toscano.</p>
<p>Una lapide ne testimonia il terribile evento.</p>
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<h3>Crocefisso, opera della scultore Antonio da Bonvesin</h3>
<p>Il crocifisso è un’opera quattrocentesca dello scultore veneto Antonio da Bonvesin, su disegno e progetto di Jacobello da Fiore, un artista quest’ultimo che ha legato il suo nome ad un’importante corrente di collaborazione artistica tra Marche e Veneto. La leggenda narra che ad inizio del ‘500 Papa Leone X avesse acquistato il crocifisso a Venezia e spedito ad Urbino, per regalarlo a suo nipote Lorenzo de Medici. Ma una burrasca fece naufragare la nave!</p>
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<p>Altre voci raccontano invece che sia stato lo stesso Jacobello a spedire il crocifisso a Pesaro per la chiesa di Casteldimezzo. La verità non sarà mai certa del tutto.</p>
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		<title>Storia della Strada Panoramica</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2022 23:05:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La Strada Panoramica del Parco San Bartolo fu realizzata poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1946. Fu realizzata per agevolare la comunicazione viaria tra Gabicce e Pesaro, alleggerendo di conseguenza la viabilità sulla strada della Siligata. La realizzazione di questa arteria panoramica portò un notevole incremento turistico nei borghi collinari che incontrava [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Strada Panoramica del Parco San Bartolo fu realizzata poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1946. Fu realizzata per agevolare la comunicazione viaria tra Gabicce e Pesaro, alleggerendo di conseguenza la viabilità sulla strada della Siligata.</p>
<p>La realizzazione di questa arteria panoramica portò un notevole incremento turistico nei borghi collinari che incontrava – Santa Marina, Fiorenzuola e Casteldimezzo – e fu soprattutto un’importante occasione di lavoro per molti abitanti della zona, disoccupati dopo la grande catastrofe sociale ed economica della Seconda Guerra Mondiale.</p>
<h3>Il 26 giugno 1948 il sindaco di Pesaro, Fastigi, scrive al senatore Egisto Cappellini:</h3>
<p>“La costruzione della strada panoramica di S. Bartolo, che serpeggiando sul monte posto a ridosso della città di Pesaro costituirà, una volta ultimata, una delle più suggestive passeggiate che sia dato trovare in una città balneare, ha rappresentato uno dei lavori che meglio hanno consentito l’assorbimento di notevoli contingenti di manodopera disoccupata.”</p>
<p>Oggi questa strada, inerpicandosi sulle verdi colline del Parco San Bartolo regala bellissimi scorci panoramici agli amanti del trekking, visioni uniche agli amanti del birdwatching ed è la meta preferita di tanti motociclisti e ciclisti che godono della sinuosità delle sue curve!</p>
<h3>Da Gabicce Mare a Gabicce Monte</h3>
<p>Dalla piccola località balneare di Gabicce mare, che apre la strada alla regione Marche si sale lungo il primo tratto della Strada Panoramica fino al suggestivo borgo di Gabicce monte.<br />
Scendendo di qualche chilometro, si raggiunge la piccola Baia di Vallugola, oggi suggestivo porticciolo turistico, ma anticamente importante scalo commerciale per Greci e Romani.</p>
<h3>Casteldimezzo e Fiorenzuola di Focara</h3>
<p>Proseguendo lungo la Strada Panoramica si raggiungono gli antichi borghi di Cateldimezzo e Fiorenzuola di Focara, romantici luoghi a picco sulla falesia, un tempo parte di quel sistema difensivo di castelli – che comprendeva anche quelli di Gradara e Granarola – edificati fra il X e il XIII secolo per il controllo del valico della Siligata, area di confine tra la curia Ravennate e la curia pesarese e, successivamente, tra i Malatesta di Rimini e quelli di Pesaro.</p>
<h3>Borgo di Santa Marina, Villa Imperiale e Villa Caprile</h3>
<p>Continuando in direzione sud e superato il piccolo borgo di Santa Marina si incontra, nascosto tra la vegetazione del colle omonimo, il Convento del San Bartolo e la Chiesa del San Bartolo, convento dei Girolamini, sul cui portale d’ingresso è incisa la data 1457.</p>
<p>A conclusione del percorso, in zona Pesaro si incontrano due magnifiche ville:<br />
la maestosa Villa Imperiale, anima rinascimentale del Parco, commissionata da Alessandro Sforza nella seconda metà del ‘400 come luogo destinato al piacere degli otia. Poco distante c’è Villa Caprile, residenza estiva del marchese bergamasco Giovanni Mosca, costruita nel 1640 e famosa per bellezza del suo giardino all’italiana e per la particolarità dei giochi d’acqua.</p>
<p><em>a cura di Marianna Perazzini</em></p>
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