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	<title>Martha Peake</title>
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	<description>Deliri autobiografici</description>
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		<title>Ragione ed esperienza</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Dec 2012 00:48:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[Deliri autobiografici]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Dicembre 2007, Mannheim. Camminare a piedi è sicuramente il modo migliore per conoscere un posto nuovo. Quando le distanze aumentano, però, bisogna ricorrere all&#8217;auto, che comunque ha il vantaggio di mostrare il cambiamento graduale di un  paesaggio e, sicuramente, non grazie al navigatore satellitare, che piuttosto ti porta su strade sgarrupate o davanti [...]]]></description>
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<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.marthapeake.it/prova-6/foto-6-blog-viola-ridimensionata/" rel="attachment wp-att-1593"><img class="aligncenter size-full wp-image-1593" alt="Foto 6  blog viola ridimensionata" src="http://www.marthapeake.it/wp-content/uploads/2012/12/Foto-6-blog-viola-ridimensionata.jpg" width="600" height="372" /></a></p>
<p>Dicembre 2007, Mannheim.</p>
<p style="text-align: justify;">Camminare a piedi è sicuramente il modo migliore per conoscere un posto nuovo. Quando le distanze aumentano, però, bisogna ricorrere all&#8217;auto, che comunque ha il vantaggio di mostrare il cambiamento graduale di un  paesaggio e, sicuramente, non grazie al navigatore satellitare, che piuttosto ti porta su strade sgarrupate o davanti a segnali stradali come questo. Che fare allora? Siamo veramente sicuri che tutte le strade portino a Cityring?</p>
<p style="text-align: justify;">Il fotografo Carl De Keyzer afferma che c&#8217;è sempre un doppio livello in una foto: quello che vedi è allo stesso tempo reale e no. Come molte altre cose nella vita, questo gioco ha a che fare con l&#8217;abitudine a controllare la situazione. Ma quanto è reale questo controllo sulla realtà, mi chiedo, se la ragione ricava le sue idee dall&#8217;esperienza che ha limiti e condizioni?  Credo quindi che il vero controllo si abbia solo limitandosi a considerare solo alcuni oggetti, in questo caso uno dei due segnali; ed ammettere che si stava meglio quando ci si affidava alle cartine geografiche!</p>
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		<title>L&#8217;azione ritardata</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Dec 2012 00:47:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[Deliri autobiografici]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Parigi, Pont Neuf. Credo che una delle caratteristiche del raggiungimento dell&#8217;età adulta, per le persone molto sensibili, sia la  capacità di controllare il pianto. Piangi, sì, ma dentro. M&#8217;è riuscito diverse volte ultimamente,  ma non prima di lasciare Parigi per rientrare in Italia. Una settimana prima della partenza, dopo aver salutato i miei studenti, mi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marthapeake.it/prova-5/5-ridimensionata/" rel="attachment wp-att-1602"><img class="aligncenter size-full wp-image-1602" alt="5 ridimensionata" src="http://www.marthapeake.it/wp-content/uploads/2012/12/5-ridimensionata.jpg" width="600" height="391" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Parigi, Pont Neuf.<em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">Credo che una delle caratteristiche del raggiungimento dell&#8217;età adulta, per le persone molto sensibili, sia la  capacità di controllare il pianto. Piangi, sì, ma dentro. M&#8217;è riuscito diverse volte ultimamente,  ma non prima di lasciare Parigi per rientrare in Italia. Una settimana prima della partenza, dopo aver salutato i miei studenti, mi sono recata sul pont Neuf. La giornata era bellissima, una di quelle senza quel banco di nuvole grigie che appesantiscono Parigi 342 giorni l&#8217;anno. C&#8217;erano diverse persone sedute a prendere il sole, una bellissima ragazza leggeva Annie Ernaux, altri parlavano di musica. Tutto era perfetto, ma il mio umore era quello del barbone Hans nel film &#8220;les amants du Pont Neuf&#8221;. Mi sono così messa lontana da tutti e ho scattato questa foto, quasi ad evidenziare il mio distacco dalla città.</p>
<p style="text-align: justify;">Una delle idee più illuminanti di Barthes sulla fotografia, riportata su qualsiasi manuale, è quella del &#8220;testo ad azione ritardata&#8221; o del &#8220;testo di &#8220;ancoraggio&#8221;. L&#8217;ancoraggio è la didascalia nuda e cruda. Il testo ad &#8220;azione ritardata&#8221;, invece, è quello in cui si parla d&#8217;altro o si pensa ad altro. Scatti una foto e pensi ad altro. A Parigi avevo scattato la foto di un posto che, per quanto sia in rovina ultimamente, pullula sempre di gente gradevole ed artisti di strada che ti regalano qualche momento musicale, ma avevo la morte nel cuore. Cosa scrivere allora nella didascalia? Il giusto compromesso:   j&#8217;ai pas vieilli, Zazie. (trad. <em>non sono invecchiata, Zazie</em>)</p>
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		<title>Il corollario</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Dec 2012 00:46:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[Deliri autobiografici]]></category>

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		<description><![CDATA[Dicembre 2009, museo nazionale danese di Copenhagen. Non vado matta per il museo inteso come contenitore di opere d’arte: lo trovo obsoleto e snervante perché raramente mi aiuta a capire realmente l’opera d’arte.  Ad ogni modo, il giorno in cui mi è stato proposto di visitare il museo nazionale di Copenhagen, la prima cosa che [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marthapeake.it/perderelaprospettiva/konica-minolta-digital-camera-6/" rel="attachment wp-att-1572"><img class="aligncenter size-full wp-image-1572" alt="KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA" src="http://www.marthapeake.it/wp-content/uploads/2012/12/foto-scale-sisttemate1.jpg" width="600" height="458" /></a></p>
<p>Dicembre 2009, museo nazionale danese di Copenhagen.</p>
<p>Non vado matta per il museo inteso come contenitore di opere d’arte: lo trovo obsoleto e snervante perché raramente mi aiuta a capire realmente l’opera d’arte.  Ad ogni modo, il giorno in cui mi è stato proposto di visitare il museo nazionale di Copenhagen, la prima cosa che ho pensato tra me e me è stata:  <em>nazionale! T’immagini che collezione interminabile!</em> Poi, ottimista sull’approccio danese all’arte, sono andata simulando un entusiasmo irrefrenabile.  Ovviamente non è andata bene e mentre il mio compagno di viaggio si fermava a leggere OGNI didascalia posta sotto O-GNI-SIN-GO-LA opera, la mia attenzione è caduta sulle scale che collegavano un piano all’altro del palazzo.</p>
<p>Tanti anni fa, il fotografo Micha Bar-Am, alla provocazione di Robert Capa (“Se le tue fotografie non sono abbastanza buone, è perché non sei andato abbastanza vicino), ha aggiunto un corollario: se  sei troppo vicino, però,  perdi la prospettiva perché non è facile tenere fuori le convinzioni profonde fuori dalle foto. Io non avevo perso la prospettiva, ma con l&#8217;occhio mentale avevo trasformato i gradini delle scale in schede di un catalogo, tenute insieme da un anello centrale. La mia idea di museo, insomma, si rifletteva su quello che vedevo. La dimostrazione, come diceva Bar-Am, che è impossibile essere insieme osservatore e attore di un evento. Il museo non mi rendeva affatto partecipe, non mi suscitava alcun interesse. Col senno di poi temo che se fossi rimasta un po’ di più lì dentro, avrei scomodato anche Jung e le sue interpretazioni oniriche sulla scala…</p>
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		<title>Scoperta ed invenzione</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Dec 2012 00:46:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[Deliri autobiografici]]></category>

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		<description><![CDATA[Savoca , Messina. Qualche tempo fa ho letto un passo del giornalista Giuseppe Fava sui paesini siciliani del messinese &#8220;aggrappati ad incredibili montagne&#8221;. Fava descriveva così la strada percorsa per raggiungere queste località: &#8220;oltrepassato il golfo di Mazzarò ed il capo Spisone, lungo la costa di Letojanni, c&#8217;è una grande fiumara che sbuca fra due [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marthapeake.it/prova-3/foto-5-viola/" rel="attachment wp-att-1532"><br />
</a><a href="http://www.marthapeake.it/prova-3/nuova-foto/" rel="attachment wp-att-1610"><img class="aligncenter size-full wp-image-1610" alt="nuova foto" src="http://www.marthapeake.it/wp-content/uploads/2012/12/nuova-foto.jpg" width="600" height="364" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Savoca , Messina.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche tempo fa ho letto un passo del giornalista Giuseppe Fava sui paesini siciliani del messinese &#8220;aggrappati ad incredibili montagne&#8221;. Fava descriveva così la strada percorsa per raggiungere queste località: &#8220;oltrepassato il golfo di Mazzarò ed il capo Spisone, lungo la costa di Letojanni, c&#8217;è una grande fiumara che sbuca fra due montagne, e lì accanto una strada  minuscola che subito scompare tra i dirupi. Subito si comincia a salire e si valica una prima montagna, si scende a valle e si risale sul fianco di un&#8217;altra montagna, per una strada che diventa sempre più stretta. Credi ancora di avere il mare alle spalle, ma quando improvvisamente ti volti, trovi solo una muraglia di montagne, il mare è scomparso, inghiottito di colpo laggiù in fondo alla valle, come per lo scarico di un lavandino (&#8230;) Tutt&#8217;intorno montagne, verdi in basso. Sembra una specie di Atlantide alla rovescia, un paesaggio emerso da un diluvio&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Affascinata da questa descrizione, qualche settimana fa decido di andarli a visitare. A distanza di 40 anni, la strada provinciale che conduce a questi paesini è rimasta la stessa:  si corre sul fianco della montagna su una strada strettissima mentre a destra sembra di sprofondare in un burrone.</p>
<p style="text-align: justify;">Henri Cartier Bresson distingueva sempre tra invenzione e scoperta. Faceva l&#8217;esempio della lampadina, che è un&#8217;invenzione meravigliosa, si, ma la  scoperta è l&#8217;elettricità dalla quale nasce tutto il resto. Il lavoro di chi fotografa, diceva, non è inventare, né lavorare con una nozione preconcetta di quello che si sta per scoprire.  No, il compito di chi fotografa è scoprire la verità essenziale di una situazione o di qualcosa che si legge e, su questa, avere un proprio punto di vista.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mio punto di vista è che Mongiuffi, per quanto sperduto sia, è un  paesino meraviglioso. Savoca ancora di più.</p>
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		<title>Artigianato</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Dec 2012 00:45:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[Deliri autobiografici]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Malmö, Svezia. Quando visito una città  nuova e ho un po&#8217; di tempo a disposizione per farlo,  mi piace avventurarmi per le strade senza cartina. Così è stato a Malmö . Curiosando per le strade, mi sono ritrovata in una piazza che era un cantiere. Stavano rifacendo la pavimentazione e l&#8217;area era completamente ricoperta di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marthapeake.it/prova-2/foto-ridime/" rel="attachment wp-att-1619"><img class="aligncenter size-full wp-image-1619" alt="foto ridime" src="http://www.marthapeake.it/wp-content/uploads/2012/12/foto-ridime.jpg" width="600" height="400" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Malmö, Svezia.</p>
<p>Quando visito una città  nuova e ho un po&#8217; di tempo a disposizione per farlo,  mi piace avventurarmi per le strade senza cartina. Così è stato a Malmö . Curiosando per le strade, mi sono ritrovata in una piazza che era un cantiere. Stavano rifacendo la pavimentazione e l&#8217;area era completamente ricoperta di alte casse di legno sul fianco delle quali c&#8217;era scritto <em> Hünnebeck</em>. All&#8217;interno, mattonelle in cemento, alcune delle quali rotte.  Nel loro disordine e nella loro banalità, mi sono piaciute e le ho fotografate.</p>
<p>Per me, la fotografia,  soprattutto quella amatoriale, è artigianato e non sempre una forma d&#8217;arte. Nessuno ti paga o ti commissiona un lavoro.  Scatti una foto di tua iniziativa, scegli tu cosa osservare.  L&#8217;unica scadenza che hai con te stesso è soddisfare la voglia di scrivere una storia con la luce.  Citando Erich Lessing, &#8220;ho sempre utilizzato la fotografia come un veicolo per realizzare le cose che m&#8217;interessano di più nella vita&#8221;.</p>
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		<title>Una volta l&#8217;anno</title>
		<link>http://www.marthapeake.it/unavoltalanno/</link>
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		<pubDate>Tue, 25 Dec 2012 00:44:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[Deliri autobiografici]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Dicembre 2007, Berlino. Dopo aver visitato quasi tutto lo zoo di Berlino, decido di andare a trovare le simpatiche scimmiette. Durante il percorso mi lascio però tentare da un calorifero posto in corrispondenza di una finestra.  Mi avvicino con le mani in avanti, ricettive ai soffi di aria calda, e scorgo, oltre le  piante [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marthapeake.it/unavoltalanno/konica-minolta-digital-camera-4/" rel="attachment wp-att-1565"><img class="aligncenter size-full wp-image-1565" alt="KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA" src="http://www.marthapeake.it/wp-content/uploads/2012/12/foto-blog-ridimensionata.jpg" width="600" height="381" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dicembre 2007, Berlino.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver visitato quasi tutto lo zoo di Berlino, decido di andare a trovare le simpatiche scimmiette. Durante il percorso mi lascio però tentare da un calorifero posto in corrispondenza di una finestra.  Mi avvicino con le mani in avanti, ricettive ai soffi di aria calda, e scorgo, oltre le  piante poste sul davanzale, questo giardino tutto innevato, caldissimo da dentro  ma gelido fuori.  Lo spirito di questa città, penso, è proprio questo: glaciale alla vista di un muro che è diventato un monumento involontario di un passato che non si può dimenticare, ma calda con i suoi <em>waffel</em> alla mousse di mela o i<em> wurstel</em> in crosta di pane.</p>
<p style="text-align: justify;">Si, è questo il momento definitivo che parla di questa metropoli. Henri Cartier Bresson diceva che succede solo una volta l’anno di beccare il momento unico, quello definitivo in grado di dire esattamente ciò che vuoi. Io non sarei così ottimista, ma quando succede è fantastico: riguardi la foto e funziona tutto. Quel momento, per me, è rimasto unico: 28 Dicembre 2007.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Bugie in scena</title>
		<link>http://www.marthapeake.it/bugie-in-scena/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 20:32:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[I totally agree]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Stiamo vivendo in uno strano tempo, oggi, anche se forse tutti i tempi hanno avuto a loro volta qualcosa in se di altrettanto strano per il proprio tempo. Il nostro, comunque, mi sembra molto, molto strano; soprattutto quando io, come sto facendo adesso, appoggio il dito al naso per rifletteresu cosa sia mai questa vita [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Stiamo vivendo in uno strano tempo, oggi, anche se forse tutti i tempi hanno avuto a loro volta qualcosa in se di altrettanto strano per il proprio tempo. Il nostro, comunque, mi sembra molto, molto strano; soprattutto quando io, come sto facendo adesso, appoggio il dito al naso per rifletteresu cosa sia mai questa vita che noi cacciamo a tutta forza sul palcoscenico. Noi ora foraggiamo il palcoscenico con così tanta vita che quest&#8217;ultimo ne ha davvero da divorare quanto basta (&#8230;)</p>
<p style="text-align: justify;">Il palcoscenico ha bisogno di vita! Si, ma diamine, dove mai andarla a prendere, tutta questa vita bella, solida e verace? Dalla vita, giusto? Si, ma la vita è davvero tanto inesauribile? A mio parere è inesauribile solo in quanto la si lasci andare per la sua strada naturale, tranquilla, larga e fluente come un fiume bello e impetuoso.</p>
<p style="text-align: justify;">La questione è la seguente: quanto più le cose appaiono vivaci e naturali a teatro, tanto più la vita quotidiana risulta timorosa, avvolta nella bambagia, stizzita, ovattata. Il palcoscenico, quando spolvera la verità a suon di battipanni, finisce per intimidire il pubblico. Quando invece, come ha fatto ancora un poco nel passato, per esempio, espone mirabili, perfette menzogne in forme grandiose e innaturalmente belle, ha un effetto che stimola e rinfranca, e favorisce a sua volta le belle, inaudite abiezioni della vita. Uno è appena andato a teatro ed ecco, si è inebriato alla vista di un mondo sconosciuto, nobile,  bello e soave. E voi, con i vostri sfrenati drammi naturalistici, state attenti che un giorno o l&#8217;altro la vita non si prosciughi. Io sono per un teatro fatto di bugie, che Dio me la mandi buona&#8221;</p>
</blockquote>
<p style="text-align: right;"><em>Robert Walser &#8211; &#8220;Storie che danno da pensare&#8221; (1978)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Salto all’elastico del tempo</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Apr 2011 22:18:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[I totally agree]]></category>

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		<description><![CDATA[Come previsto, X2 ed io ci siamo svegliati contemporaneamente e nello stesso posto, un cortile asfaltato con dei platani. Il celo era grigio. Una campanella ha risuonato e alcune centinaia di bambini sono uscite fuori da diverse porte. La maggior parte di loro indossava grembiuli grigi dall’aspetto sinistro e tutti uguali. Si sono messi a [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Come previsto, X2 ed io ci siamo svegliati contemporaneamente e nello stesso posto, un cortile asfaltato con dei platani. Il celo era grigio. Una campanella ha risuonato e alcune centinaia di bambini sono uscite fuori da diverse porte. La maggior parte di loro indossava grembiuli grigi dall’aspetto sinistro e tutti uguali. Si sono messi a correre e a giocare. Alcuni urlavano o si menavano, ma non appena la lite si acuiva, un adulto che indossava anch’egli un grembiule, soffiava in un fischietto a rotella e senza che ci fosse bisogno d’intervenire ulteriormente, i contendenti si separavano. X2 espresse l’idea che si trattasse di una scuola. Gli risposi che era poco credibile. Non si vedevano, da nessuna parte, finestre rotte né graffiti né armi da fuoco. Un dettaglio, però, ci confermava che si sbagliava. Un bambino mogio mogio faceva lentamente il giro del cortile a braccia conserte, portando sulle spalle qualcosa che suscitava a volte curiosità, altre, la presa in giro degli altri. Quando passò vicino a noi, vedemmo appuntato  sulla parte posteriore del grembiule un disegno con sù scritto: “Disegno in classe anziché ascoltare il maestro!”. Non potei fare a meno di mormorare: “Poverino, che barbarie!”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: right;">Dominique Noguez &#8211;  Salto all’elastico del tempo (2001)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;inventore</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Apr 2011 22:17:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[I totally agree]]></category>
		<category><![CDATA[emil zola]]></category>
		<category><![CDATA[nantas micoulin ed altre novelle]]></category>

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		<description><![CDATA[Infine, quando si fu ritirato in camera sua, così come un animale ferito ritorna in tana e muore, si sedette con tutto il suo peso sulla sedia, sfinito, e valutò il pantalone che lo sterco aveva irrigidito, e le scarpe scalcagnate che gocciolando, formavano una pozzanghera sul pavimento. Stavolta, era proprio la fine. Nantas si [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Infine, quando si fu ritirato in camera sua, così come un animale ferito ritorna in tana e muore, si sedette con tutto il suo peso sulla sedia, sfinito, e valutò il pantalone che lo sterco aveva irrigidito, e le scarpe scalcagnate che gocciolando, formavano una pozzanghera sul pavimento. Stavolta, era proprio la fine. Nantas si chiedeva come si sarebbe ucciso. Il suo orgoglio restava destro, pensava che il suo suicidio avrebbe penalizzato Parigi. Essere una forza, sentire dentro di sé una potenza e tuttavia non trovare una persona che ti anticipi, che ti dia uno scudo<strong> </strong> quando ne hai bisogno<strong>.</strong> Questo gli sembrava di un’assurdità mostruosa. Tutto se stesso si gonfiava di rabbia. Inoltre, aveva un grande rimpianto, quando i suoi sguardi cadevano sulle braccia inutili. Nessun lavoro gravoso, però, gli faceva paura. Con la punta del mignolo avrebbe sollevato il mondo e invece restava lì, appartato in un angolino, ridotto all’osso, e si autodistruggeva come un leone in gabbia. Gli avevano raccontato, quand’era piccolo, la storia di un inventore che, dopo aver costruito una macchina meravigliosa, l’aveva distrutta a colpi di martello sotto gli occhi indifferenti della folla. Ebbene, quest’uomo era lui!</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
</blockquote>
<p>Emile Zola &#8211; <em>Nantas Micoulin ed altre novelle</em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La tristezza di Cornélius Berg</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 21:35:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cornélius Berg, da quando era tornato ad Amsterdam, abitava in una locanda. Le cambiava spesso, sloggiando quando bisognava pagare, dipingendo, talvolta,  piccoli ritratti, nature morte su commissione e, di tanto in tanto, qualche nudo per un amatore. Oppure elemosinando per le strade, nella speranza di trovare per caso un’insegna. Disgraziatamente, la sua mano tremava. Doveva sostituire [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Cornélius Berg, da quando era tornato ad Amsterdam, abitava in una locanda. Le cambiava spesso, sloggiando quando bisognava pagare, dipingendo, talvolta,  piccoli ritratti, nature morte su commissione e, di tanto in tanto, qualche nudo per un amatore. Oppure elemosinando per le strade, nella speranza di trovare per caso un’insegna. Disgraziatamente, la sua mano tremava. Doveva sostituire le lenti con altre più forti; il vino, di cui l’Italia gli aveva dato il gusto, distruggeva , con il tabacco, quella sicurezza di tocco di cui si vantava ancora. S’indispettiva, rifiutava di consegnare l’opera, comprometteva tutto con ritocchi e graffi, rischiando di non lavorare più.</p>
<p>Passava ore ed ore nelle taverne annebbiate come la coscienza di un ubriaco, dove gli ex allievi di Rembrandt, un tempo compagni di studi, gli offrivano da bere, nella speranza che gli raccontasse i suoi viaggi. Ma i paesi offuscati dal sole, dove Cornélius aveva trascinato i pennelli e le sacche di colori, risultavano meno preciso nella sua memoria di quanto non fossero stati nei suoi progetti futuri. E non trovava più, come nella giovinezza, quelle battute volgari che facevano ridacchiare le domestiche.</p>
<p>Chi si ricordava il chiassoso Cornélius di un tempo, si stupiva ora di ritrovarlo così taciturno. Solo l’ebbrezza gli restituiva la parola. Faceva allora discorsi incomprensibili. Se ne stava seduto, con il viso rivolto verso il muro, il cappello sugli occhi per non vedere il pubblico che, diceva, lo disgustava.</p>
<p>Cornélius, vecchio ritrattista, che a lungo aveva abitato in una soffitta di Roma, per tutta la vita aveva scrutato fin troppo i volti umani. Adesso si voltava dall&#8217;altra parte con irritata indifferenza. Arrivava ad affermare  che non gli piaceva dipingere gli animali perché questi somigliavano troppo agli uomini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Marguerite Yourcenar</strong> &#8211; <em>La tristezza di Cornélius Berg</em></p>
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