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	<title>Master in Giornalismo partecipativo</title>
	
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	<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 09:40:41 +0000</pubDate>
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		<title>La svolta epocale del Giornalismo Partecipativo - Recensione a “Giornalismo Partecipativo” di Gennaro Carotenuto</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 09:40:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampatic</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
La comunicazione di massa è spacciata. È smascherata, il re è nudo. Questo sostiene il filosofo Mario Perniola nella sua appassionata requisitoria Contro la comunicazione. Il sistema comunicativo dei media non è più in grado di tener fede alla sua missione originaria: comunicare, informare, accrescere la conoscenza comune.
Asserviti come sono alle élites del potere economico [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal" style="justify;">La comunicazione di massa è spacciata. È smascherata, il re è nudo. Questo sostiene il filosofo Mario Perniola nella sua appassionata requisitoria <em>Contro la comunicazione</em>. Il sistema comunicativo dei media non è più in grado di tener fede alla sua missione originaria: comunicare, informare, accrescere la conoscenza comune.</p>
<p class="MsoNormal" style="justify;">Asserviti come sono alle élites del potere economico e politico, i media perseguono molteplici obiettivi, escluso quello della verità. Essi rappresentano il canale privilegiato con cui il mercato impone le sue tendenze; si sono trasformati una volta per tutte nella permanente messa in scena con cui le lobbies dominanti colonizzano l’immaginario e il consenso dei cittadini. Il linguaggio massmediatico rifugge le parole chiare, evita le prese di posizione nette, dal momento che ha bisogno di affermare qualcosa oggi per poi magari rimangiarsela domani. Ne risulta una comunicazione depurata dalle idee poiché, per sussistere, essa ha bisogno di vaporizzare ogni contenuto, di svuotare della sostanza concettuale qualunque fatto veicoli. Anzi, è nelle pieghe del non detto e del troppo detto, del rappresentato, dell’insistito e dell’opinabile, che il fatto stesso alla fine scompare.</p>
<p class="MsoNormal" style="justify;">Un analogo <em>requiem</em> in morte della comunicazione massmediologica costituisce il punto di partenza del percorso che <strong><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/">Gennaro Carotenuto</a></strong>, esperto di Storia del giornalismo e dei nuovi media, propone nel suo <strong><em>Giornalismo partecipativo, Storia critica dell’informazione al tempo di Internet</em></strong>, volume edito da <strong><em><a href="http://www.nuovimondi.info/">Nuovi Mondi</a></em></strong><em> </em>e sbarcato qualche giorno fa nelle librerie. Nelle sue pagine iniziali Carotenuto, infatti, per cantare la messa funebre alle tradizionali retoriche democratiche e rivendicazioni di verità dei media mainstream, si serve dell’acuta analisi di Noam Chomsky sulle comunicazioni di massa. Per il linguista americano il potere democratico, difatti, non si pone il bisogno di controllare ciò che le persone fanno, caratteristica che è peculiare dei regimi letteralmente autoritari; gli basterà semplicemente monitorare e orientare il pensiero delle masse, flirtare con esso, ricorrendo a modalità <em>soft</em>, apparentemente non invasive e senza dover ricorrere all’impiego di eserciti e polizie segrete. È per questo che i sistemi liberali <span> </span>mirano al pieno controllo dell’informazione, della comunicazione e della cultura generalista. In una sola parola, puntano al monopolio dei media. L’esito, ai fini dell’acquisizione del consenso e del potere, sarà lo stesso delle dittature, ma senza l’incomodo della gestione autoritaria e con un’aurea di luminoso progressismo. Il monopolio assoluto della comunicazione da parte del potere economico e politico e il progressivo imbastardimento dell’ideale giornalistico sono stati storicamente possibili attraverso l’attivazione di diversi meccanismi: l’accentramento in poche mani degli strumenti comunicativi, così dirottati a ovviare alla originaria missione educativa e informativa, per orientarsi al profitto; la deleteria influenza degli sponsor e della pubblicità, la cui prerogativa è quella di assogettare i contenuti alla logica delle merci; il ricorso a fonti sempre più lontane dai fatti e sempre più “arruolate” nelle file del più forte; la delegittimazione sistematica del pensiero e delle opinioni differenti. Così che oggi possiamo dirci naufraghi nel mare della disinformazione, le cui correnti plasmano le nostre idee e le rendono omogenee.</p>
<p class="MsoNormal" style="justify;">Tuttavia non siamo destinati ad affogamento certo. Infatti una nuova possibilità di comunicare e di produrre conoscenza collettiva si offre oggi ai comuni mortali, a coloro che finora non avevano avuto accesso al privilegio <em>sacerdotale</em> dell’informazione, riservato a pochi eletti. Questa possibilità si chiama Internet. È nel crogiolo reticolare dell’universo digitale che si sta sviluppando un processo di <em>biodiversità informativa</em>. Nel web 2.0, molti milioni di persone costruiscono percorsi personali di informazione e di opinione, contando su una rete capillare di informatori spontanei e riuscendo persino a presidiare i luoghi dei fatti, grazie all’imporsi di una logica di giornalismo diffuso, in cui ognuno racconta quello che vede e sa o approfondisce le informazioni in cui si imbatte. Nasce una modalità orizzontale e anarchica di elaborazione e di diffusione della notizia, in cui ciascuno può essere contemporaneamente produttore e fruitore della comunicazione. In cui ciascuno può trasformarsi in un media. Stabilire se sia stata la Rete ad aver rivoluzionato le modalità di comunicazione e di interazione <span> </span>tra le persone o se, al contrario, le esigenze reali di connettività sociale, politica ed economica abbiano innescato l’enorme popolarità del web, è un po’ come chiedersi se sia nato prima l’uovo o la gallina. Come chiarisce bene il sociologo Castells <span>c’è un rapporto di congruenza, non di causalità, tra il bisogno di collegamenti nella società e la produzione tecnologica di strumenti adatti a costruirli, probabilmente a partire dal primo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;"><span>È proprio grazie ad Internet che, secondo Carotenuto, si sta verificando la riforma sociale più significativa dall’epoca della rivoluzione protestante di Lutero: la riforma agraria dell’informazione, la redistribuzione spontanea del latifondo informativo. “Indipendentemente dalla loro natura, i latifondi informativi dei media mainstream al tempo di Internet, vengono ogni giorno erosi e redistribuiti tra i cittadini mediattivi. La caduta di credibilità, che fa spostare il pubblico verso il giornalismo partecipativo, è nei numeri”. Spiega l’autore che “il giornalismo partecipativo sottrae spazio all’oligarchia dei media per dividerlo tra i cittadini esattamente come una riforma agraria redistribuisce la terra a chi la lavora togliendola ai latifondisti dell’informazione. (&#8230;) Usando gli strumenti offerti dalla rete i braccianti dell’informazione possono impegnarsi, con passione e ingegno nella cura di piccolissime, piccole o perfino medie parcelle di terreno personali, oppure riunirsi in cooperative di piccoli produttori. Raramente sono orientati da un’aspettativa di guadagno personale. Piuttosto essi “scrivono per passione civile vedendo nella Rete uno strumento per combattere l’atomizzazione sociale, per far conoscere il lavoro delle associazioni di cui fanno parte saltando le mediazioni tradizionali”. Quello che è in gioco non è quindi semplicemente la perdita di appeal e di pubblico da parte della carta stampata o della televisione. In gioco è il cambiamento antropologico del modo in cui le persone pensano, producono cultura, guardano al mondo, informano sè stessi e gli altri. La rivoluzione per cui dal solito quotidiano o telegiornale, magari per anni lo stesso, dal quale attingevano notizie i nostri genitori, come per scelta di identità ideologica, la nostra società sta invece transitando al modello di quella che l’autore chiama la <em>nebulosa informativa</em>, l’opposto esatto della logica concentrazionaria e omologante dei media classici. Nella <em>nebulosa</em> l’imponente varietà delle fonti fa si che ognuno possa operare, nel confronto tra informatori diversi, le scelte che finiranno per disegnare il proprio personale schema di informazione. Ognuno può addirittura contribuire all’arricchimento del bacino comunicativo, implementandolo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;"><span>Il Giornalismo partecipativo, appunto. Più naturale e immediato praticarlo che spiegarlo. Eppure spiegarselo è così indispensabile, dal momento che non c’è niente di totalmente e immediatamente fruibile sulla <em>rete</em> che non sia anche necessario capire, interpretare, addomesticare. Poichè essa non è indistintamente buona e democratica, ma è uno strumento flessibile ad ogni uso. Quello strumento che si era imposto al mondo, per le sua strabiliante connettività, grazie alla ribalta offerta alle vicende della rivolta antiliberista del Chiapas nel 2004, è pur sempre figlio dello sviluppo tecnocratico del neoliberismo che lo declina abbondantemente secondo i suoi scopi. Senza dimenticare che il <em>digital divide</em>, il divario digitale tra chi può accedere alla Rete e chi non può farlo, è fonte di nuove discriminazioni. Internet richiede consapevolezza e capacità critica, come tutti gli altri contesti di una società così complessa; esige intelligenza, creatività e propensione all’azione nel mondo reale. Chi vi naviga può accedere al vero gioco partecipativo, come protagonista e come fruitore, solo se vi si lascia <em>e-ducare</em>, condurre. Il lavoro di Carotenuto è una pagina di questa possibile pedagogia <em>in progress</em> della Rete, un contributo a quella consapevolezza comune capace di trasformare un semplice utente del web in un cittadino al corrente dei fatti e dotato di lume critico, parte organica di un enorme esperimento di comunicazione collettiva .</span></p>
<p class="MsoNormal" align="right"><span><span> </span>Giampaolo Paticchio</span></p>
<p class="MsoNormal" align="right"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="10pt;">*<strong>Gennaro Carotenuto,</strong> <strong><em><span style="underline;">Giornalismo partecipativo. <span> </span>Storia critica dell’informazione al tempo di Internet</span></em>, Nuovi Mondi, Modena 2009, (pp. 351, 12 euro)</strong></span></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Gianni Minà in diretta audiovideo in streaming</title>
		<link>http://www.unimc.it/giornalismopartecipativo/171-gianni-mina-in-diretta-audiovideo-in-streaming/</link>
		<comments>http://www.unimc.it/giornalismopartecipativo/171-gianni-mina-in-diretta-audiovideo-in-streaming/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 12:10:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>

		<category><![CDATA[Giornalismo partecipativo]]></category>

		<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[Il “Master in Giornalismo partecipativo” e la redazione della Radio Università di Macerata annunciano che la lezione aperta di Gianni Minà, prevista nell’ambito del Master venerdì 16 ottobre alle ore 17 (Aula 1, Facoltà di Scienze della Comunicazione, Via Don Minzoni), sarà trasmessa integralmente in diretta streaming audio e video all’indirizzo http://flash1-bo1.unimc.it/streamings/unimclive/
Gennaro Carotenuto
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il “Master in Giornalismo partecipativo” e la redazione della Radio Università di Macerata annunciano che la lezione aperta di Gianni Minà, prevista nell’ambito del Master venerdì 16 ottobre alle ore 17 (Aula 1, Facoltà di Scienze della Comunicazione, Via Don Minzoni), sarà trasmessa integralmente in diretta streaming audio e video all’indirizzo <a href="http://flash1-bo1.unimc.it/streamings/unimclive/">http://flash1-bo1.unimc.it/streamings/unimclive/</a><br />
Gennaro Carotenuto</p>
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		</item>
		<item>
		<title>E’ uscito il bando e sono aperte le iscrizioni alla II edizione del nostro Master in Giornalismo Partecipativo!</title>
		<link>http://www.unimc.it/giornalismopartecipativo/150-e-uscito-il-bando-e-sono-aperte-le-iscrizioni-alla-ii-edizione-del-nostro-master-in-giornalismo-partecipativo/</link>
		<comments>http://www.unimc.it/giornalismopartecipativo/150-e-uscito-il-bando-e-sono-aperte-le-iscrizioni-alla-ii-edizione-del-nostro-master-in-giornalismo-partecipativo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 14:08:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Carotenuto</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Condivisione della conoscenza]]></category>

		<category><![CDATA[Giornalismo partecipativo]]></category>

		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[La Facoltà di Scienze della Comunicazione e il Dipartimento di Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi di Macerata attivano nell’anno accademico 2009-2010 la seconda edizione del Master di secondo livello in &#8220;Giornalismo partecipativo&#8221;, di durata annuale, con percorso formativo di 60 crediti pari a 1500 ore di impegno complessivo. Al Master collaborano laProvincia di Macerata e il Comitato Regionale per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Facoltà di Scienze della Comunicazione e il Dipartimento di Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi di Macerata attivano nell’anno accademico 2009-2010 la <strong>seconda edizione del Master di secondo livello in &#8220;Giornalismo partecipativo&#8221;</strong>, di durata <strong>annuale</strong>, con percorso formativo di <strong>60 crediti</strong> pari a <strong>1500 ore</strong> di impegno complessivo. Al Master collaborano la<strong>Provincia di Macerata</strong> e il <strong>Comitato Regionale per le Comunicazioni delle Marche</strong>.</p>
<p>Il bando può essere scaricato a <a href="http://www.unimc.it/af/master/09/giornalismo-partecipativo">questo link</a> o può essere chiesto alla Tutor in occasione della lezione aperta di <a href="http://www.unimc.it/giornalismopartecipativo/148-lezione-pubblica-di-gianni-mina/">Gianni Minà</a> in programma venerdì 16 alle 17.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Lezione pubblica di Gianni Minà</title>
		<link>http://www.unimc.it/giornalismopartecipativo/148-lezione-pubblica-di-gianni-mina/</link>
		<comments>http://www.unimc.it/giornalismopartecipativo/148-lezione-pubblica-di-gianni-mina/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 10:25:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaia Calamanti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[La Lezione di Gianni Minà, in programma venerdì 16, alle ore 17.00 (Aula 1, Facoltà di Scienze della Comunicazione, Via Don Minzoni) nell’ambito del “Master in Giornalismo partecipativo”, organizzato da Facoltà e Dipartimento di Scienze della Comunicazione, a causa del gran numero di richieste, sarà aperta al pubblico dell’intero ateneo e della città. Si invita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Lezione di <span style="font-weight: bold;">Gianni Minà</span>, in programma <span style="font-weight: bold;">venerdì 16, alle ore 17.00</span> (<span style="font-weight: bold;">Aula 1, Facoltà di Scienze della Comunicazione, Via Don Minzoni)</span> nell’ambito del “<span style="font-weight: bold;">Master in Giornalismo partecipativo</span>”, organizzato da Facoltà e Dipartimento di Scienze della Comunicazione, a causa del gran numero di richieste, sarà aperta al pubblico dell’intero ateneo e della città. Si invita pertanto alla partecipazione.</p>
<p> </p>
<p><span style="font-weight: bold;">GIANNI MINÀ</span><br />
Torinese (1938), è uno degli operatori culturali, comunicatori, o artisti che hanno ideato e affermato, in Italia, la televisione e il suo linguaggio ed è uno dei giornalisti italiani più conosciuti all’estero per i suoi reportage e documentari spesso realizzati in collaborazione con network internazionali, tra i quali quelli pluripremiati su Fidel Castro, sugli indigeni zapatisti messicani e sul viaggio di Alberto Granado e Ernesto Guevara in America latina, e per i quali ha ottenuto i più importanti riconoscimenti al mondo, tra i quali quelli dei festival di Berlino e di Montreal.<br />
Ha esordito nel 1960 alla Rai come collaboratore dei servizi sportivi per le Olimpiadi di Roma. Da allora ha realizzato migliaia di ore di trasmissioni, reportage, documentari, seguito otto mondiali di calcio, sette olimpiadi, decine di campionati mondiali di pugilato, fra cui quelli storici dell’epoca di Muhammad Alì. Ha inoltre realizzato format televisivi che hanno fatto epoca come “L’altra domenica”, “Blitz”, “Alta Classe”, o “Storie”. Tra i suoi innumerevoli ospiti di memorabili interviste Federico Fellini, Eduardo De Filippo, Robert De Niro, Jane Fonda, Gabriel Garcia Marquez, Enzo Ferrari, Ray Charles, Pino Daniele, Massimo Troisi, Chico Buarque de Hollanda, Jorge Amado, Eduardo Galeano, Rigoberta Menchú, monsignor Samuel Ruiz.<br />
Ha collaborato per anni a Repubblica, Unità, Corriere della Sera e Manifesto. Da undici anni cura per Sperling&amp;Kupfer la collana “Continente desaparecido”, edita e dirige la rivista “Latinoamerica e tutti i sud del mondo”, un trimestrale di geopolitica dove scrivono gli intellettuali più prestigiosi del continente americano e fondato da Enzo Santarelli e Bruna Gobbi, con tirature fino a 10.000 copie.</p>
<p><a href="http://www.unimc.it/ricerca/dipartimenti/dipartimento-di-scienze-della-comunicazione/notizie/lezione-pubblica-di-gianni-mina/locandina_giannimina2_stampa.pdf" target="_blank">Locandina dell&#8217;evento</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Dal Master al lavoro - 16 settembre 2009 Aula Magna / ore 11.00</title>
		<link>http://www.unimc.it/giornalismopartecipativo/139-dal-master-al-lavoro-16-settembre-2009-aula-magna-ore-1100/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 22:32:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Casilio</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Consumi]]></category>

		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Tavola rotonda
Economia, lavoro e alta formazione
Saluto del Prof. Roberto Sani
Magnifi co Rettore
Introduzione e coordinamento dei lavori
Prof. Luigi Lacchè
Delegato del Rettore
per l’Alta Formazione
INTERVENTI
Dr. Giuliano Bianchi
Presidente della Camera di Commercio
di Macerata
Sacrifi cio e merito:
valori ancora attuali?
Prof.ssa Cristina Davino
Docente di Statistica
Analisi degli sbocchi occupazionali
dei Master dell’Università di Macerata
CONCLUSIONI
Prof. Luigi Lacchè
Delegato del Rettore
per l’Alta Formazione
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tavola rotonda<br />
<strong>Economia, lavoro e alta formazione</strong></p>
<p>Saluto del Prof. Roberto Sani<br />
Magnifi co Rettore</p>
<p>Introduzione e coordinamento dei lavori<br />
Prof. Luigi Lacchè<br />
Delegato del Rettore<br />
per l’Alta Formazione</p>
<p>INTERVENTI<br />
Dr. Giuliano Bianchi<br />
Presidente della Camera di Commercio</p>
<p>di Macerata<strong></strong></p>
<p><strong>Sacrifi cio e merito:<br />
valori ancora attuali?</strong></p>
<p>Prof.ssa Cristina Davino<br />
Docente di Statistica<br />
<strong>Analisi degli sbocchi occupazionali<br />
dei Master dell’Università di Macerata</strong></p>
<p>CONCLUSIONI<br />
Prof. Luigi Lacchè<br />
Delegato del Rettore<br />
per l’Alta Formazione</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.unimc.it/giornalismopartecipativo/139-dal-master-al-lavoro-16-settembre-2009-aula-magna-ore-1100/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Video interviste  realizzate dai partecipanti al master durante le lezioni del 3 e 4 luglio</title>
		<link>http://www.unimc.it/giornalismopartecipativo/131-video-interviste-realizzate-dai-partecipanti-al-master-durante-le-lezioni-del-3-e-4-luglio/</link>
		<comments>http://www.unimc.it/giornalismopartecipativo/131-video-interviste-realizzate-dai-partecipanti-al-master-durante-le-lezioni-del-3-e-4-luglio/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 08:35:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaia Calamanti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Giornalismo partecipativo]]></category>

		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel corso delle lezioni affidate alla Redazione di Bologna di Arcoiris Tv i partecipanti hanno prodotto un video che abbiamo il piacere di rendere pubblico.
http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Flash&#38;d_op=getit&#38;id=11853
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso delle lezioni affidate alla Redazione di Bologna di Arcoiris Tv i partecipanti hanno prodotto un video che abbiamo il piacere di rendere pubblico.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #810081;"><a href="http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Flash&amp;d_op=getit&amp;id=11853">http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Flash&amp;d_op=getit&amp;id=11853</a></span></span><a href="http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Flash&amp;d_op=getit&amp;id=11853"></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.unimc.it/giornalismopartecipativo/131-video-interviste-realizzate-dai-partecipanti-al-master-durante-le-lezioni-del-3-e-4-luglio/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Tra la l’informazione falsa e l’informazione, lo sforzo è impari</title>
		<link>http://www.unimc.it/giornalismopartecipativo/120-tra-la-l%e2%80%99informazione-falsa-e-l%e2%80%99informazione-lo-sforzo-e-impari/</link>
		<comments>http://www.unimc.it/giornalismopartecipativo/120-tra-la-l%e2%80%99informazione-falsa-e-l%e2%80%99informazione-lo-sforzo-e-impari/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2009 15:06:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampatic</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.unimc.it/giornalismopartecipativo/?p=120</guid>
		<description><![CDATA[Non c’è bisogno di dare false notizie per costruire una falsa informazione. Alcune volte basta dare notizie parziali. Altre volte proporne solo opinioni conformi o ridicolizzare quelle contrarie. Oppure si procede più di fino e si esegue la seguente ricetta. 
E’ sufficiente prendere un fatto nudo e crudo e stringergli attorno nell’ordine: 1)l’opinione di un lacchè del governo;  2)una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non c’è bisogno di dare false notizie per costruire una falsa informazione. Alcune volte basta dare notizie parziali. Altre volte proporne solo opinioni conformi o ridicolizzare quelle contrarie. Oppure si procede più di fino e si esegue la seguente ricetta. </p>
<p>E’ sufficiente prendere un fatto nudo e crudo e stringergli attorno nell’ordine: 1)l’opinione di un <em>lacchè </em>del governo;  2)una contro-replica/auto-gol del capo dell’opposizione; 3)la battuta -allusiva ma <em>en passant-</em> del premier al congresso annuale della lega del passero di pianura;  4)un parere del motociclista che vince tutti i premi e un’altro dello psicologo più <em>alla pàge </em>del momento; 5)una puntatina di interviste alle signore che fanno la spesa al mercato con domande sul genere : vuoi più bene alla mamma o al tuo nemico?</p>
<p>A questo punto la notizia è già bella che confezionata,  godibile e falsa come un bacio a tradimento. Inanellando una dietro l’altra queste perle tattiche, si ottiene di serrare il fatto in un collare di significato, più stretto di un boa in ansia attorno a un collo, soffocante al punto di riuscire a strizzare dal fatto qualsiasi cosa si voglia fargli dire. Non importa più che i contenuti di ogni singolo elemento della serie tendano a questa o a quella conclusione. E’ l’esito complessivo del pacchetto completo che fa testo, conta l’impatto finale sull’opinione della massa dei fruitori, la sensazione che lascia sulla pelle indifferenziata del pubblico. Orientare i lettori, i telespettatori, i consumatori verso un certo determinato giudizio, insomma, è la risultante di una somma di fattori, alcune volte completamente estranei ai fatti in se stessi. Anzi, quanto più gli ingredienti sono qualunquisti, generici, grossolani,  meglio li si potrà lavorare per la resa finale. Meno spessore hanno, più neutrali e meno sospetti riusciranno a risultare al pubblico. Più sono di superficie, meno faranno pensare, ragionare, criticare. Più sono uguali a quelli di tutte le altre informazioni, comprese quelle di ieri e quelle di domani, meno daranno occasione a chicchessia di indignarsi.</p>
<p>Tutto sommato un lavoretto semplice. In fondo, falsificare i fatti e i loro significati oggi, nella comunicazione, è facile. Lo sa bene chi frequenta internet.  E’ un’attività che non richiede grosse competenze. E’ sufficiente aver mandato giù a memoria la formuletta di cui sopra, saper mescolare, anteporre,posporre. In fondo è un po’ uno spreco tutto questo prosperare di professionisti dell’informazione e dell’approfondimento nelle redazioni.  Se il lavoro è questo, diciamocelo, è un gioco da ragazzi. Certo, ha una sua rilevanza che gli altri, i colleghi in particolare, sappiano stare al gioco o perlomeno fare finta di niente.  Forse non proprio tutti ma almeno la maggioranza. Pazienza se c’è qualcuno che non ci sta; qualcuno fuori dal coro c’è sempre e alla fine è un buon corollario al tutto, come l’eccezione che conferma la regola.</p>
<p>Elaborare un’informazione capace di lasciar emergere i fatti, di raccontarli sotto una luce più contestuale, di farli parlare di per se stessi, di lasciar loro sprigionare il potenziale di significati e di giudizio che essi già contengono e non di piegarli alle interpretazioni, di saperli collegare, lasciare che si illuminino a vicenda è invece tutt’altra storia. E’ un lavoro faticoso, difficile, rischioso talvolta. Richiede tempo. Comporta lo studio del durante e del prima, lo sforzo di documentarsi e di rintracciare i testimoni, la cura di selezionare gli elementi, la capacità di raccontarli, l’abilità di collegarli, la libertà di valutarne tutte le altre interpretazioni. Talvolta richiede inequivocabilmente una vicinanza fisica ai luoghi e alle situazioni, una presa diretta sull’accaduto e sul contesto, rischi compresi. Esige un minimo di onestà intellettuale, di flessibilità mentale, di desiderio comunicativo. E di ansia per il cambiamento. Perchè tutto si può dire tranne che il mondo vada bene così.</p>
<p>Se questa lettura dello stato delle cose non è completamente fuori strada allora mi viene il dubbio che il criterio con cui gli editori compongono le loro redazioni non sia quello della qualità investigativa e comunicativa del giornalista. La vera qualità, nell’informazione <em>mainstream</em> di questo inizio secolo è quella di saper cavalcare l’onda.</p>
<p>Una notizia si può dunque falsificare, nel far scomparire definitivamente un fatto dalla scena, o autenticare, nell’illuminare il fatto che si racconta fino a renderlo visibile a chi non c’era e interpretabile con libertà ma con coerenza. Tra le due attività c’è di mezzo il mare. Lo sforzo è impari. Non c’è paragone di sorta tra la professionalità, la capacità, il coraggio e la ricerca che richiede il giornalismo vero rispetto al giornalismo di sistema. Falsificare i fatti è come l’esecuzione più o meno fedele di uno spartito già scritto. Farne una vera notizia è come ricomporlo quello spartito, riportarlo a com’era realmente, con pazienza, con tenacia, con fedeltà.</p>
<p>Chi ci salverà dal telegiornale della sera?</p>
<p>Giampaolo Paticchio (<a href="http://www.giampatic.net">www.giampatic.net</a>)</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Convegno a Roma su Giornalismo e media partecipativi</title>
		<link>http://www.unimc.it/giornalismopartecipativo/123-convegno-a-roma-su-giornalismo-e-media-partecipativi-2/</link>
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		<pubDate>Sat, 13 Jun 2009 11:09:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il 23 giugno 2009 a Roma, presso la sala Walter Tobagi, nella sede della Federazione Nazionale della Stampa (Corso Vittorio Emanuele II n. 349), si terrà il convegno: “Giornalismo e media partecipativi: voci, strumenti, prospettive” nel quale sarà presentata la II edizione del “Master in giornalismo partecipativo” organizzato dal Dipartimento e Facoltà di Scienze della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/05/citizenmediafnew-300x83.jpg"><img style="display: inline; margin: 0px 10px 10px 0px" height="83" alt="" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/05/citizenmediafnew-300x83.jpg" width="300" align="left" /></a>Il 23 giugno 2009 a Roma, presso la sala Walter Tobagi, nella sede della Federazione Nazionale della Stampa <strong>(Corso Vittorio Emanuele II n. 349)</strong>, si terrà il convegno: “Giornalismo e media partecipativi: voci, strumenti, prospettive” nel quale sarà presentata la II edizione del “Master in giornalismo partecipativo” organizzato dal Dipartimento e Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Macerata.</strong></p>
<p>Le pratiche emergenti di informazione indipendente e diffusa vanno sempre più ridefinendo il panorama giornalistico, sociale e culturale odierno. Grazie agli strumenti di Internet, iniziative di media partecipativi fioriscono in ogni Paese del mondo, Italia compresa, puntando a integrare l’onda lunga del digitale con la voglia di partecipazione dei cittadini e offrendo possibili soluzioni alla perdurante crisi etica ed economica dell’informazione tradizionale.</p>
</p>
<p>Il gap tradizionale tra media ‘professionali’ e la crescente folla di media alternativi va sempre più restringendosi, e anzi si assiste a un miscuglio continuo di fonti e testate, punti di vista e discussioni. Un circolo virtuoso che connette costantemente il locale con il globale, arricchita dalla conversazione aperta e verificata dall’intelligenza collettiva della rete. Oltre che amplificata da una varietà di media e siti, redazioni ed editor virtuali, traduttori che la ricontestualizzano altrove.</p>
<blockquote><p><strong>Scopo centrale dell’evento è quello di aggregare soggetti variamente coinvolti nei media partecipati ed informare sui progetti in corso, presentando una serie di iniziative specifiche e gettando le basi per la creazione di una piattaforma operativa condivisa per incrementare visibilità, partecipazione, qualità dei citizen media anche in Italia.</strong></p>
</blockquote>
<p>Sarà una giornata di lavoro informale e dinamica, con ingresso gratuito e aperto a tutti. Il formato prevedrà presentazioni di massimo 15 minuti, seguite da altri 10-15 minuti di domande e risposte dirette, con dibattito generale in conclusione.</p>
<p>IL PROGRAMMA</p>
<p>9:30 Saluti e introduzione generale    <br />10:00 Global Voices Italiano (Stefano Ignone)     <br />10:30 Agoravox.it (Francesco Piccinini)     <br />11:00 Fai Notizia (Diego Galli)     <br />11:30 Yurait Social Blog (Antonio Rossano)     <br /><strong>12:00 Master in Giornalismo Partecipativo (Gennaro Carotenuto)</strong></p>
<p>12:30-14:00 Pausa pranzo</p>
<p>14:00 Cafebabel (Tiziana Sforza)    <br />14:30 YouReporter (Angelo Cimarosti)     <br />15:00 Caffe’ News (Paolo Esposito)     <br />15:30 LiberaReggio (Alessio Neri)     <br />16:00 CrossingTv (Silvia Storelli)     <br />16:30 The Populi (Daniele Vinci)     <br />17:00 Dibattito finale</p>
<p>Moderatori: Bernardo Parrella, Eleonora Pantò</p>
<p><a href="http://www.citizenmedia.it/"><strong>L’evento è organizzato da CitizenMedia</strong></a></p>
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		<title>Convegno a Roma su Giornalismo e media partecipativi</title>
		<link>http://www.unimc.it/giornalismopartecipativo/122-convegno-a-roma-su-giornalismo-e-media-partecipativi/</link>
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		<pubDate>Sat, 13 Jun 2009 11:01:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il 23 giugno 2009 a Roma, presso la sala Walter Tobagi, nella sede della Federazione Nazionale della Stampa (Corso Vittorio Emanuele II n. 349), si terrà il convegno: “Giornalismo e media partecipativi: voci, strumenti, prospettive” nel quale sarà presentata la II edizione del “Master in giornalismo partecipativo” organizzato dal Dipartimento e Facoltà di Scienze della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/05/citizenmediafnew-300x83.jpg"><img style="display: inline; margin: 0px 10px 10px 0px" height="83" alt="" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/05/citizenmediafnew-300x83.jpg" width="300" align="left" /></a>Il 23 giugno 2009 a Roma, presso la sala Walter Tobagi, nella sede della Federazione Nazionale della Stampa <strong>(Corso Vittorio Emanuele II n. 349)</strong>, si terrà il convegno: “Giornalismo e media partecipativi: voci, strumenti, prospettive” nel quale sarà presentata la II edizione del “Master in giornalismo partecipativo” organizzato dal Dipartimento e Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Macerata.</strong></p>
<p>Le pratiche emergenti di informazione indipendente e diffusa vanno sempre più ridefinendo il panorama giornalistico, sociale e culturale odierno. Grazie agli strumenti di Internet, iniziative di media partecipativi fioriscono in ogni Paese del mondo, Italia compresa, puntando a integrare l’onda lunga del digitale con la voglia di partecipazione dei cittadini e offrendo possibili soluzioni alla perdurante crisi etica ed economica dell’informazione tradizionale.</p>
</p>
<p>Il gap tradizionale tra media ‘professionali’ e la crescente folla di media alternativi va sempre più restringendosi, e anzi si assiste a un miscuglio continuo di fonti e testate, punti di vista e discussioni. Un circolo virtuoso che connette costantemente il locale con il globale, arricchita dalla conversazione aperta e verificata dall’intelligenza collettiva della rete. Oltre che amplificata da una varietà di media e siti, redazioni ed editor virtuali, traduttori che la ricontestualizzano altrove.</p>
<blockquote><p><strong>Scopo centrale dell’evento è quello di aggregare soggetti variamente coinvolti nei media partecipati ed informare sui progetti in corso, presentando una serie di iniziative specifiche e gettando le basi per la creazione di una piattaforma operativa condivisa per incrementare visibilità, partecipazione, qualità dei citizen media anche in Italia.</strong></p>
</blockquote>
<p>Sarà una giornata di lavoro informale e dinamica, con ingresso gratuito e aperto a tutti. Il formato prevedrà presentazioni di massimo 15 minuti, seguite da altri 10-15 minuti di domande e risposte dirette, con dibattito generale in conclusione.</p>
<p>IL PROGRAMMA</p>
<p>9:30 Saluti e introduzione generale    <br />10:00 Global Voices Italiano (Stefano Ignone)     <br />10:30 Agoravox.it (Francesco Piccinini)     <br />11:00 Fai Notizia (Diego Galli)     <br />11:30 Yurait Social Blog (Antonio Rossano)     <br /><strong>12:00 Master in Giornalismo Partecipativo (Gennaro Carotenuto)</strong></p>
<p>12:30-14:00 Pausa pranzo</p>
<p>14:00 Cafebabel (Tiziana Sforza)    <br />14:30 YouReporter (Angelo Cimarosti)     <br />15:00 Caffe’ News (Paolo Esposito)     <br />15:30 LiberaReggio (Alessio Neri)     <br />16:00 CrossingTv (Silvia Storelli)     <br />16:30 The Populi (Daniele Vinci)     <br />17:00 Dibattito finale</p>
<p>Moderatori: Bernardo Parrella, Eleonora Pantò</p>
<p><a href="http://www.citizenmedia.it/"><strong>L’evento è organizzato da CitizenMedia</strong></a></p>
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		<item>
		<title>Giornalismo Partecipativo: prove di trasmissione</title>
		<link>http://www.unimc.it/giornalismopartecipativo/113-giornalismo-partecipativo-prove-di-trasmissione/</link>
		<comments>http://www.unimc.it/giornalismopartecipativo/113-giornalismo-partecipativo-prove-di-trasmissione/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 08:42:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giampatic</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Cosa è e cosa può diventare
Il giornalismo partecipativo è -come ama definirlo Gennaro Carotenuto, uno dei pionieri di questa giovanissima declinazione della pratica giornalistica - un tentativo di “riforma agraria” degli spazi comunicativi, con l’obiettivo della redistribuzione del “latifondo informativo”, fino ad oggi feudo esclusivo del mainstream mediatico, concentrato nelle mani di pochi grandi editori, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="0cm;" align="center"><span style="Trebuchet MS,sans-serif;"><em>Cosa è e cosa può diventare</em></span></p>
<p style="0cm;" align="justify"><span style="Trebuchet MS,sans-serif;">Il giornalismo partecipativo è -come ama definirlo Gennaro Carotenuto, uno dei pionieri di questa giovanissima declinazione della pratica giornalistica - un tentativo di “riforma agraria” degli spazi comunicativi, con l’obiettivo della redistribuzione del “latifondo informativo”, fino ad oggi feudo esclusivo del mainstream mediatico, concentrato nelle mani di pochi grandi editori, legati a partiti, gruppi di potere e lobbies economiche. L’idea guida è quella della riappropriazione collettiva di un bene comune, l’informazione, che -come una sorta di oro del XXI° secolo- sembra essere diventata uno dei perni principali attorno a cui ruotano i poteri e le subalternità, le acquisizioni e le perdite di consenso, le ricchezze e le povertà. L’intuizione è provvidenziale: costruire un’alternativa efficace e veramente pluralistica all’informazione ufficiale di massa, che risulta assolutamente eterodiretta, filtrata, seriale e decisamente ben confenzionata per il consumo, indirizzata ad un’utenza spesso molto addomesticata e più sensibile all’involucro che ai contenuti delle notizie e alla loro incidenza sulla vita quotidiana. Ma dall’idea valida e interessante ad una pratica organizzata ed efficiente, il passo non è affatto breve. Anche se il medium tecnologico della </span><span style="Trebuchet MS,sans-serif;"><em>rete</em></span><span style="Trebuchet MS,sans-serif;"> e in particolare del </span><span style="Trebuchet MS,sans-serif;"><em>web 2.0</em></span><span style="Trebuchet MS,sans-serif;">, partecipativo e interattivo per definizione, ha improvvisamente aperto orizzonti di accesso e di diffusione dell’informazione ad attori sociali che, solo fino a pochi anni fa, ne sarebbero stati esclusi a causa degli alti costi di gestione dei media classici e della “blindatura” che le istituzioni, legge dopo legge, vi hanno eretto attorno, come la fine delle radio libere in Italia emblematicamente dimostra. In ogni caso l’affermarsi di una pratica incisiva di giornalismo partecipato sarà un processo sicuramente lungo, come ogni cambiamento importante e strutturale richiede, un processo graduale, complesso, valutabile solo sulla larga distanza.</span></p>
<p style="0cm;" align="justify"><span style="Trebuchet MS,sans-serif;">La possibilità di partecipazione diffusa nel costruire e nel comunicare l’informazione e l’opinione, potrebbe rivelarsi decisiva nel recupero di valore pubblico ed etico alla comunicazione mediatica; la quale va sottratta al monopolio partitico e imprenditoriale, che l’ha trasformata in uno strumento per “orientare” la gente, come ha praticamente dichiarato in una specie di lapsus l’ex dirigente RAI, Lucia Annunziata, durante un concitato intervento televisivo alla corte di Santoro. Orientare il consenso delle masse, indirizzare i loro consumi, informare i loro giudizi, prevenire e incanalare le loro scelte: questo è il fine incoffessabile di grossa parte della stampa, della televisione, dell’industria dell’intrattenimento con cui abbiamo a che fare, soprattutto nell’Italia dell’ultimo ventennio, dilaniata dal conflitto d’interessi tra potere politico e potere economico, e dal corto circuito tra questi ultimi e l’informazione di massa. Urgono cambiamenti ma non tutti ne sembrano consapevoli. L’informazione partecipata è una possibilità, al momento ancora tutta sperimentale e in fieri. Ma che si trova già oltre la soglia di quello che potrebbe definirsi semplicemente un fenomeno di nicchia. </span></p>
<p style="0cm;" align="justify"><span style="Trebuchet MS,sans-serif;">Con un’immagine metaforica, amo figurarmi il giornalismo partecipativo come un lancio della scarpa contro i poteri forti ma con meno rischi di scontate ritorsioni rispetto al caso reale di Muntazer al-Zaidi, il giornalista iraqueno che ha lanciato i suoi mocassini  contro l’ex presidente americano Bush nel corso di una conferenza stampa, diventando il simbolo del giornalismo indignato ma senza, per questo, aver evitato la detenzione in carcere. Perchè il potere non ha il senso dell’umorismo ma soprattutto teme l’indignazione delle persone e impedisce che essa possa fare scuola. Per questo motivo la previene, ne soffoca la possibilità di diventare contagiosa e di attecchire nelle coscienze individuali, annulla la tensione di queste ultime ad unirsi in una coscienza collettiva e consapevole. Così la sofisticazione dell’informazione è congegnata </span><span style="Trebuchet MS,sans-serif;"><em>ad hoc</em></span><span style="Trebuchet MS,sans-serif;"> per favorire l’aborto spontaneo del giudizio critico e la perdita d’identità dell’opinione pubblica, spesso evocata come fosse un’entità impalpabile, indifferenziata e impersonale. Nelle democrazie –scrive Noam Chomsky nel suo illuminante </span><span style="Trebuchet MS,sans-serif;"><em>La fabbrica del consenso</em></span><span style="Trebuchet MS,sans-serif;">- il potere non si pone il bisogno di controllare ciò che le persone fanno, cosa che avviene nei regimi letteralmente autoritari, gli basta invece controllarne e orientarne il pensiero. L’intervento è molto più soft, apparentemente non invasivo, e non richiede l’impiego dell’esercito e delle polizie. E’ sufficiente il pieno controllo dell’informazione, della comunicazione e della cultura di massa. In una sola parola, il monopolio dei MEDIA. L’esito è lo stesso anche quando non si vede. Anzi, in riferimento al principio del massimo effetto con il minimo degli sforzi, il risultato è decisamente migliore: un controllo totalitario di fatto ma con una copertina patinata e, per i destinatari finali, la piacevole sensazione sulla pelle di vivere fortunatamente sulla superficie del più liberale dei mondi possibili.</span></p>
<p style="0cm;" align="justify"><span style="Trebuchet MS,sans-serif;">Rispetto ai MEDIA </span><span style="Trebuchet MS,sans-serif;"><em>political correct </em></span><span style="Trebuchet MS,sans-serif;">delle grandi democrazie il giornalismo partecipativo introduce un elemento di vera e propria “sovversione”: esso si pone come un progetto collettivo, ampiamente partecipato, in un contesto di disinformazione che dell’individualismo diffuso ha fatto tesoro e brodo di coltura del controllo; esso lancia una proposta di condivisione solidale delle informazioni, un esperimento di presa diretta, meno mediata e filtrata, sui fatti, un tentativo di recupero di libertà intellettuale e decisionale, forse una possibilità, in prospettiva, di una distribuzione meno concentrata e più diffusa delle  risorse economiche destinate al business informativo. Si tratta di un progetto che cova la tensione al cambiamento.  Un cambiamento che però si prospetta difficile e faticoso, poichè l’assuefazione alla comunicazione mainstream è una sindrome molto diffusa. E la prospettiva di poter fruire collettivamente di uno spazio fino ad oggi nelle mani di pochissimi e fondamentale posta in gioco delle spartizioni partitiche, suona utopica per i più e indigesta e pericolosa per le oligarchie editoriali. Infatti la dimensione partecipativa della comunicazione mira a una riappropriazione di se stessa da parte dell’opinione pubblica, che si autopromuove così ad attore diretto dell’informazione, senza filtri ulteriori. </span></p>
<p style="0cm;" align="justify"><span style="Trebuchet MS,sans-serif;">Il giornalista partecipativo non può che essere, dunque, anche partecip-</span><span style="Trebuchet MS,sans-serif;"><em>attivo</em></span><span style="Trebuchet MS,sans-serif;">, proprio perchè coinvoltoin un progetto militante di radicale cambiamento. Per lui raccogliere e diffondere informazioni, elaborare opinioni, non è un’attività masturbatoria, fine a se stessa. Ma è la pratica rivoluzionaria di un cambiamento culturale che può diventare sociale, economico, reale. Il </span><span style="Trebuchet MS,sans-serif;"><em>web</em></span><span style="Trebuchet MS,sans-serif;"> diventa strumento imprescindibile per il giornalista partecipativo, poichè è il luogo virtuale dove tutti possono contattarsi, raccontare, esprimere pareri e proposte, qualunque sia il luogo reale in cui ci si trova. Ma è importante che esso rimanga uno strumento, che non venga assolutizzato e non divenga il fine stesso. Poichè il cambiamento passa dalla comunicazione ma nell’ottica di diventare azione, azione comune. Se collegarsi a internet può permettere di collettivizzare la rappresentazione e il senso delle cose che accadono nel mondo, se accedere alla rete, anch’essa suscettibile di controllo e manipolazione, può consentire di plasmare e promuovere una coscienza comune, solo mettere insieme e condividere le forze, le risorse, le mani e i piedi, le pratiche della vita quotidiana, può dare il via all’azione comune, assicurando lunga e concreta vita al progetto collettivo e partecipativo, perchè non rimanga solo parola scritta. Pardòn, parola digitata.</span></p>
<p><span style="Trebuchet MS,sans-serif;">Giampaolo Paticchio</span></p>
<p><span style="Trebuchet MS,sans-serif;">(www.giampatic.net)</span></p>
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