<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2italianfull.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" xmlns:creativeCommons="http://backend.userland.com/creativeCommonsRssModule" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" version="2.0">

<channel>
	<title>mRI Magazine // Meridiani Relazioni Internazionali</title>
	
	<link>http://www.meridianionline.org</link>
	<description>Politica Internazionale, Geopolitica, Notizie dal Mondo, Relazioni Internazionali</description>
	<lastBuildDate>Sun, 27 May 2012 21:45:27 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.2</generator>
		<atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/meridianionline" /><feedburner:info uri="meridianionline" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><creativeCommons:license>http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/</creativeCommons:license><image><link>http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/</link><url>http://creativecommons.org/images/public/somerights20.gif</url><title>Some Rights Reserved</title></image><feedburner:feedFlare href="http://add.my.yahoo.com/content?lg=it&amp;url=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fmeridianionline" src="http://eur.i1.yimg.com/eur.yimg.com/i/it/my/mioya1.gif">Subscribe with Mio Yahoo!</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.newsgator.com/ngs/subscriber/subext.aspx?url=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fmeridianionline" src="http://www.newsgator.com/images/ngsub1.gif">Subscribe with NewsGator</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.bloglines.com/sub/http://feeds.feedburner.com/meridianionline" src="http://www.bloglines.com/images/sub_modern11.gif">Subscribe with Bloglines</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.netvibes.com/subscribe.php?url=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fmeridianionline" src="http://www.netvibes.com/img/add2netvibes.gif">Subscribe with Netvibes</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://fusion.google.com/add?feedurl=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fmeridianionline" src="http://buttons.googlesyndication.com/fusion/add.gif">Subscribe with Google</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.pageflakes.com/subscribe.aspx?url=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fmeridianionline" src="http://www.pageflakes.com/ImageFile.ashx?instanceId=Static_4&amp;fileName=ATP_blu_91x17.gif">Subscribe with Pageflakes</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.plusmo.com/add?url=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fmeridianionline" src="http://plusmo.com/res/graphics/fbplusmo.gif">Subscribe with Plusmo</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.thefreedictionary.com/_/hp/AddRSS.aspx?http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fmeridianionline" src="http://img.tfd.com/hp/addToTheFreeDictionary.gif">Subscribe with The Free Dictionary</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.bitty.com/manual/?contenttype=rssfeed&amp;contentvalue=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fmeridianionline" src="http://www.bitty.com/img/bittychicklet_91x17.gif">Subscribe with Bitty Browser</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.live.com/?add=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fmeridianionline" src="http://tkfiles.storage.msn.com/x1piYkpqHC_35nIp1gLE68-wvzLZO8iXl_JMledmJQXP-XTBOLfmQv4zhj4MhcWEJh_GtoBIiAl1Mjh-ndp9k47If7hTaFno0mxW9_i3p_5qQw">Subscribe with Live.com</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://mix.excite.eu/add?feedurl=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fmeridianionline" src="http://image.excite.co.uk/mix/addtomix.gif">Subscribe with Excite MIX</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.webwag.com/wwgthis.php?url=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fmeridianionline" src="http://www.webwag.com/images/wwgthis.gif">Subscribe with Webwag</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.podcastready.com/oneclick_bookmark.php?url=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fmeridianionline" src="http://www.podcastready.com/images/podcastready_button.gif">Subscribe with Podcast Ready</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.wikio.com/subscribe?url=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fmeridianionline" src="http://www.wikio.com/shared/img/add2wikio.gif">Subscribe with Wikio</feedburner:feedFlare><feedburner:feedFlare href="http://www.dailyrotation.com/index.php?feed=http%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fmeridianionline" src="http://www.dailyrotation.com/rss-dr2.gif">Subscribe with Daily Rotation</feedburner:feedFlare><item>
		<title>Il tabù del pallone</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/meridianionline/~3/rTePMoxFo2I/</link>
		<comments>http://www.meridianionline.org/2012/05/27/cesare-prandelli-sfida-il-tabu-dellomosessualita-nel-calcio-nostrano/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 27 May 2012 14:41:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>f.paccini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tackle]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Cesare Prandelli]]></category>
		<category><![CDATA[omosessualità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.meridianionline.org/?p=8683</guid>
		<description><![CDATA[<script type='text/javascript' src='http://cdnmri.mri.netdna-cdn.com/wp-includes/js/jquery/jquery.js?ver=1.7.1'></script>
L&#8217;occasione è offerta dalla presentazione del libro di Alessandro Cecchi Paone e Flavio Pagano “Il campione innamorato. Giochi proibiti dello sport”. Cesare Prandelli, commissario tecnico della nazionale italiana, dà uno scossone al mondo del calcio. O, volendo, a un intero Paese ancora arroccato su posizioni retrograde sul fronte dei diritti civili che limitano profondamente lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;occasione è offerta dalla presentazione del libro di Alessandro Cecchi Paone e Flavio Pagano <em>“Il campione innamorato. Giochi proibiti dello sport”.</em> <a href="http://www.meridianionline.org/temi/cesare-prandelli/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Cesare Prandelli">Cesare Prandelli</a>, commissario tecnico della nazionale italiana, dà uno scossone al mondo del <a href="http://www.meridianionline.org/temi/calcio/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con calcio">calcio</a>. O, volendo, a un intero Paese ancora arroccato su posizioni retrograde sul fronte dei diritti civili che limitano profondamente lo sguardo verso il futuro. Come, appunto, il tabù della <a href="http://www.meridianionline.org/temi/omosessualita/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con omosessualità">omosessualità</a>: <em>“Nel mondo del calcio e dello sport –</em> dice Prandelli – <em>resiste ancora il tabù nei confronti dell&#8217;omosessualità, mentre ognuno deve vivere liberamente se stesso, i propri desideri e i propri sentimenti”. </em></p>
<p>Chiaro il messaggio in tutta la sua portata liberatoria: siamo tutti, paradossalmente, meno liberi se priviamo gli altri del diritto di essere loro stessi e di poterlo esprimere; se scegliamo di nasconderci dietro a un velo di miopia o di ipocrisia; se abbiamo paura di noi stessi o degli altri; se lasciamo che qualcuno continui a vivere nell&#8217;ombra per paura di essere condannato al buio. <strong>Non è una società libera quella che si nasconde, che ha paura</strong>. Anzi, cammina pericolosamente sul filo dell&#8217;indifferenza e rischia di sprofondare in quello, molto più basso, della discriminazione.</p>
<p>Il salto è breve, come afferma lo stesso Prandelli: <em>“L&#8217;omofobia è razzismo. È indispensabile fare un passo ulteriore per tutelare tutti gli aspetti dell&#8217;autodeterminazione degli individui”.</em></p>
<p><strong>Bene ha fatto Prandelli a sferrare una lancia contro la ragnatela di questa omertà</strong>. Il fatto che il suo invito rivolto agli omosessuali di uscire allo scoperto senza ansie, paure, mascheramenti, venga proprio dal mondo del calcio – di per sé è l&#8217;icona del machismo e spesso il ventre da cui si generano istinti bassi e primordiali – anziché inficiarne la credibilità o depotenziarne il contenuto, piuttosto ne amplia l&#8217;eco.</p>
<p>Tant&#8217;è che le parole di Prandelli suonano ancor più coraggiose a giudicare dalle reazioni di chi nell&#8217;ambiente del pallone ci lavora in prima persona. Passando da Di Natale, che inficia l&#8217;uscita di Prandelli sostenendo che infrangere il tabù dell&#8217;omosessualità nel calcio sia quasi impossibile, a Tommasi – presidente dell&#8217;associazione calciatori – secondo cui il <em>coming out</em> creerebbe imbarazzo soprattutto all&#8217;interno dello spogliatoio, ad altri ex-calciatori come Cabrini e Rivera, le voci fuori dal coro prandelliano vanno per la maggiore.</p>
<p>Ma gettando uno sguardo oltre i confini nazionali – da sempre un ottimo esercizio di ginnastica mentale – assistiamo ad una controtendenza rispetto a quanto accade in Italia. Gli esempi sono molteplici. <strong>In Inghilterra la federcalcio inglese ha lanciato da poco la campagna “<em>So What?</em>”</strong><em> </em>(“E allora?”)<em> </em>per combattere l&#8217;omofobia. Il Borussia Dortmund ha condannato a tre anni senza stadio un gruppo di ultras che si erano permessi di esporre uno striscione discriminatorio nei confronti degli omosessuali (“meglio essere un gruppo critico che leccaculi e omosessuali” recitava il corpo del reato).</p>
<p>Sempre in Inghilterra il calciatore italiano del Manchester United, Federico Macheda, è stato punito con una multa da 15mila sterline per un post su twitter in cui dava libero sfogo a insulti omofobi nei confronti di un tifoso che aveva osato criticarlo (“<em>shhhhh stupid little gay</em>”). O ancora qualche mese fa, agli Australian Open, la tennista britannica Laura Robson ha indossato un nastrino fermacapelli con i colori dell&#8217;arcobaleno, simbolo di sostegno ai movimenti per il riconoscimento dei diritti degli omosessuali (“credo nell&#8217;eguaglianza e nei diritti delle persone” rivela la Robson interrogata a fine partita sul perché del fermacapelli arcobaleno).</p>
<p>Ma spostandoci più in là fino al versante atlantico, è ancor più sorprendente, vista dall&#8217;Italia, <strong>l&#8217;apertura di qualche giorno fa del presidente degli <a href="http://www.meridianionline.org/temi/stati-uniti/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Stati Uniti">Stati Uniti</a> <a href="http://www.meridianionline.org/temi/barack-obama/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Barack Obama">Barack Obama</a> ai matrimoni fra omosessuali</strong>. Dopo l&#8217;abolizione della schiavitù, l&#8217;estensione del voto alle donne, l&#8217;abolizione del divieto ai matrimoni interraziali e il diritto della donna a scegliersi la maternità, l&#8217;America si appresta ad aggiungere un altro (importante) mattoncino di civiltà alla sua già ben solida struttura (i sondaggi dicono che la maggioranza del popolo americano sarebbe favorevole).</p>
<p>Riprendendo una delle obiezioni mosse da Tommasi all&#8217;esternazione di Prandelli, e cioè la difficile convivenza all&#8217;interno di uno spogliatoio di calcio fra etero e gay, ritorna ancora una volta l&#8217;esempio degli Stati Uniti (sì, in questa materia sono ancora un esempio). È infatti del settembre 2010 lo storico voto del Senato americano per abrogare la norma che proibiva agli omosessuali dichiarati di servire nell&#8217;esercito. Se quindi è stato possibile far cadere questo tabù nell&#8217;esercito di sì importante nazione, sarà forse pretestuoso sperare che ciò possa avvenire anche nello spogliatoio di una squadra di calcio?</p>
<p>Rispondono da sé le parole dell&#8217;allora senatore dell&#8217;Oregon Ron Wyden che votò la riforma: <em>“Non mi interessa chi amate. Se amate questo Paese abbastanza per rischiare la vita, non</em> <em>dovreste nascondervi”.</em></p>
<p>Infine, interrogandoci sul senso stesso dello sport e sulla sua funzione nell&#8217;ambito di una società, ci permettiamo di far notare ai calciatori italiani – pur rispettando ciascuno il suo ruolo – che <strong>il calcio non è solo arringare folle e insaccare un pallone in rete</strong> ma, anche e soprattutto, spedire un pallone carico di buoni valori oltre certi steccati culturali.</p>
<p>Non sarebbe questa una bella ventata di libertà e, allo stesso tempo, un gol per tutti?</p>
<div class="feedflare">
<a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?a=rTePMoxFo2I:ldWm6pSApyQ:yIl2AUoC8zA"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?d=yIl2AUoC8zA" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?a=rTePMoxFo2I:ldWm6pSApyQ:qj6IDK7rITs"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?d=qj6IDK7rITs" border="0"></img></a>
</div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/meridianionline/~4/rTePMoxFo2I" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.meridianionline.org/2012/05/27/cesare-prandelli-sfida-il-tabu-dellomosessualita-nel-calcio-nostrano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	<enclosure url="http://cdnmri.mri.netdna-cdn.com/wp-content/uploads/2012/05/4671651611_7b86f24c66_z-300x200.jpg" length="20254" type="image/jpg" /><media:content url="http://cdnmri.mri.netdna-cdn.com/wp-content/uploads/2012/05/4671651611_7b86f24c66_z-300x200.jpg" width="300" height="200" medium="image" type="image/jpeg" />	<feedburner:origLink>http://www.meridianionline.org/2012/05/27/cesare-prandelli-sfida-il-tabu-dellomosessualita-nel-calcio-nostrano/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Lo stallo instabile tra Iran e Occidente</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/meridianionline/~3/LFuLBFXhIxE/</link>
		<comments>http://www.meridianionline.org/2012/05/26/lo-stallo-instabile-tra-iran-e-occidente/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 26 May 2012 16:32:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Forlani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Catherine Ashton]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Saeed Jalili]]></category>
		<category><![CDATA[sanzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Sergei Lavrov]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.meridianionline.org/?p=8681</guid>
		<description><![CDATA[Proprio come fecero mercoledì 24 maggio quando furono immortalati dalle telecamere, Catherine Ashton e Saeed Jalili si sono salutati giovedì sera senza nemmeno stringersi la mano. Non perché fossero così diffidenti l&#8217;uno dell&#8217;altro, ma semplicemente perché ossequiavano al dettame della Sharia che vieta ad un uomo di toccare in pubblico una donna che non sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio come fecero mercoledì 24 maggio quando furono immortalati dalle telecamere, <a href="http://www.meridianionline.org/temi/catherine-ashton/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Catherine Ashton">Catherine Ashton</a> e <a href="http://www.meridianionline.org/temi/saeed-jalili/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Saeed Jalili">Saeed Jalili</a> si sono salutati giovedì sera senza nemmeno stringersi la mano. Non perché fossero <em>così</em> diffidenti l&#8217;uno dell&#8217;altro, ma semplicemente perché ossequiavano al dettame della Sharia che vieta ad un uomo di toccare in pubblico una donna che non sia sua parente.</p>
<p>E&#8217; probabile, però, che se Jalili non fosse stato musulmano, <em>quella</em> sarebbe stata una stretta di mano assai tiepida.</p>
<p>Se pensiamo infatti a come sono andate le cose durante la due giorni<em> </em>di colloqui sul nucleare a Baghdad, questa istantanea ha un forte carattere simbolico. Si, perché probabilmente oltre ad essere l&#8217;unico momento di reale distensione, unico frangente in cui si è voluto ‘assecondare’ il volere iraniano, <strong>il fermo-immagine dei due che si guardano composti e sorridenti uno di fronte all&#8217;altro è abbastanza paradigmatico dello scenario attuale</strong>. Due soggetti diversi, diffidenti, che ostentano buone intenzioni e rimangono a distanza. <em>Paralleli,</em> che non si incontrano mai.</p>
<p>Al di là delle pubbliche rassicurazioni, il secondo round di negoziati sul nucleare tra il 5+1 e l&#8217;<a href="http://www.meridianionline.org/temi/iran/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Iran">Iran</a> si è chiuso giovedì con un ulteriore e prevedibile rinvio, che per molti versi assume i connotati del fallimento. Il pacchetto di proposte presentato dalla Rappresentante per la <a href="http://www.meridianionline.org/temi/politica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con politica">politica</a> di sicurezza dell&#8217;UE è stato respinto dall&#8217;attuale Segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale Saeed Jalili, così come la sua controproposta, che è stata bocciata dal 5+1.</p>
<p>Un diplomatico iraniano, riferendosi al primo round di aprile, ha laconicamente affermato: “<em>quel che abbiamo visto ad Istanbul era decisamente più interessante</em>”. Per inciso, l&#8217;unica cosa ‘interessante’ che accadde in Turchia fu che l&#8217;incontro interruppe più di 15 mesi di totale assenza di dialogo.</p>
<p>Da quel giorno non è cambiato molto. Le potenze del 5+1, ma soprattutto gli USA e di riflesso Israele, <strong>chiedono all&#8217;Iran di interrompere l&#8217;arricchimento dell&#8217;uranio oltre il 20% e di permettere ispezioni approfondite dell&#8217;AIEA</strong>. Offrono a Teheran alcuni benefits, tra cui isotopi medici e collaborazione sulla sicurezza nucleare. Le autorità iraniane rispondono che le armi di distruzione di massa sono contrarie ai principi dell&#8217;Islam e che l&#8217;arricchimento dell&#8217;uranio avviene per scopi di ricerca medica e per fornire elettricità.</p>
<p>Il pacchetto di contro-proposte presentato dalla delegazione persiana comprende, invece, anche argomenti non-nucleari. <strong>Jalili ha messo sul tavolo la questione del Bahrein</strong>: da qualche tempo, ai sauditi è venuta l&#8217;idea di un&#8217;<a href="http://www.meridianionline.org/2012/05/24/unione-del-golfo-bahrain-arabia-saudita/">unione</a> politica fra le sei monarchie del GCC. In Bahrein, unico Paese a maggioranza sciita nel CCG, la primavera è stata congelata dall&#8217;intervento delle forze armate saudite. Ora Riyad, con la proposta di <a href="http://www.meridianionline.org/temi/unione-del-golfo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Unione del Golfo">Unione del Golfo</a>, tenta di realizzare quello che Teheran ha definito come un progetto di annessione del Bahrein all&#8217;<a href="http://www.meridianionline.org/temi/arabia-saudita/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Arabia Saudita">Arabia Saudita</a>, con la benedizione americana. Uno scenario che chiaramente <a href="http://www.meridianionline.org/interviste/roberto-toscano-iran-isolato-nel-mondo-islamico/">isolerebbe</a> ulteriormente l&#8217;Iran nel mondo islamico.</p>
<p>Le altre proposte del politico iraniano hanno riguardato la cooperazione nell&#8217;ambito dell&#8217;energia e nella lotta al narcotraffico e alla pirateria. Ad ogni modo, l&#8217;interruzione del regime di <a href="http://www.meridianionline.org/temi/sanzioni/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con sanzioni">sanzioni</a> è per gli Ayatollah la <em>conditio sine qua non </em>a qualsiasi concessione in ambito nucleare.</p>
<p>Le posizioni rimangono dunque molto distanti, perpetuando questa pericolosa situazione di ‘stallo instabile’<em> </em>che tanto indispone Tel-Aviv: ecco perché si è deciso per un ulteriore round di negoziati, che dovrebbe tenersi il 18 e il 19 giugno a Mosca (una scelta che potrebbe essere non casuale).</p>
<p>Il 5+1 rappresenta <a href="http://www.meridianionline.org/temi/stati-uniti/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Stati Uniti">Stati Uniti</a>, Cina, <a href="http://www.meridianionline.org/temi/francia/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Francia">Francia</a>, Gran Bretagna e <a href="http://www.meridianionline.org/temi/russia/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Russia">Russia</a>, con l&#8217;aggiunta della Germania. Una coalizione evidentemente eterogenea, soprattutto nella diversa percezione della ’minaccia iraniana’: da una parte Cina e <a href="http://www.meridianionline.org/temi/russia/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Russia">Russia</a>, dall&#8217;altra gli Usa e i Paesi europei, con questi ultimi chiaramente più intransigenti. Non è un caso nemmeno che <strong>gli unici a non aver fatto commenti pessimistici a margine dei negoziati di Baghdad siano stati proprio i delegati russi e cinesi</strong>. “<em>Abbiamo la chiara impressione che l&#8217;Iran sia pronto a trovare un accordo su azioni concrete</em>” ha dichiarato il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov.</p>
<p>La Cina, in particolare, importa insieme all&#8217;India il 35% del greggio iraniano (l&#8217;UE il 17%). I due Paesi hanno per questo cercato di eludere le sanzioni alla Banca Centrale Iraniana prima pagando i barili in rupie e yuan, poi direttamente in generi alimentari e vari tipi di beni.</p>
<p>Inoltre, tre giorni prima del meeting di Baghdad, il Capo dell&#8217;Aiea – il giapponese Yukiya Amano – si è incontrato a Teheran con Jalili per discutere sulla trasparenza del programma nucleare. Le parole uscite dalla sua bocca stonano fortemente con il <strong>clima di Guerra Fredda che si respira da un po&#8217; di tempo in Medio Oriente</strong>: “<em>con il dott. Jalili non ci sono problemi, siamo vicini all&#8217;accordo: non so ancora quando, ma prima possibile metteremo le firme su questo programma di approccio strutturato a cui lavoriamo da gennaio</em>”.</p>
<p>Leggendo queste parole e confrontandole con i commenti circolati dopo l&#8217;incontro di Baghdad, sembra ci si riferisca a due soggetti diversi. Delle due, l&#8217;una: o Amano ha parlato in quei termini per trasmettere l&#8217;idea che solo dall&#8217;atteggiamento iraniano potrà dipendere il successo dei negoziati; oppure, è possibile che stia effettivamente cambiando qualcosa. <strong>Appena dopo le dichiarazioni di Amano, il Senato americano ha approvato un&#8217;altra tornata di sanzioni</strong>, che probabilmente hanno ulteriormente indisposto le autorità persiane.</p>
<p>A queste sanzioni, stavolta, hanno aderito in pochi, e prima della fine dei colloqui, secondo Debkafile&#8217;s, anche il Giappone ha rotto l&#8217;embargo nei confronti dell&#8217;Iran. E&#8217; questo il punto: <strong>la strategia delle sanzioni è efficace nella misura in cui incontra l&#8217;appoggio dei principali importatori di greggio iraniano</strong>. Giappone, India e Cina, che non hanno mai considerato l&#8217;Iran una minaccia, importano la metà del greggio iraniano e non possono permettersi di rinunciarvi nel lungo periodo. L&#8217;Iran lo sa, e punta sul loro appoggio e su quello della Russia, i cui rapporti con gli Usa sono sempre poco chiari.</p>
<p>Qualcuno sostiene che il tempo giochi a favore degli Stati Uniti. Per certi versi, le sanzioni mettono la Repubblica islamica in condizione di dover scegliere fra nucleare e egemonia regionale. Con l&#8217;economia interna in progressivo peggioramento, sarà sempre più complicato mantenere la propria <em>longa manus</em> sul Levante (vedi Siria).</p>
<p>Altri sostengono il contrario: <strong>per gli USA, l&#8217;aspetto beffardo della mancata intesa è legato soprattutto alla reazione israeliana</strong>. Il pacchetto di proposte presentato dalla Ashton, oltre ad esser ritenuto inadeguato dall&#8217;Iran, ha incontrato anche la severa critica israeliana, che avrebbe preferito una strategia più restrittiva: chiusura degli impianti e l&#8217;importazione di uranio arricchito, anziché arricchimento <em>in loco</em>.</p>
<p>Per questo, il ministro degli Esteri israeliano Ehud Barak ha affermato che Israele ritirerà la promessa di non attaccare l&#8217;Iran prima delle elezioni americane, perché il tempo stringe e in un mese l&#8217;Iran può raggiungere la “soglia critica” dell&#8217;arricchimento dell&#8217;uranio. Con una Siria instabile e un Egitto dal futuro enigmatico (ma di sicuro non più fedele alleato), Israele ha fretta di agire<em>.</em></p>
<p>Il prossimo 18 giugno, a Mosca, mancheranno una decina di giorni all&#8217;inizio dell&#8217;embargo totale nei confronti dell&#8217;Iran: verosimilmente sarà l&#8217;incontro decisivo, quello che segnerà la definitiva rottura o l&#8217;avvicinamento.</p>
<p>Certamente la scelta della location, il dialogo tra AIEA e Iran e la natura dei rapporti di quest&#8217;ultimo con Cina e Russia aprono la strada ad un nuovo possibile (ed auspicabile) approccio, che non ruoti più solo attorno alle preoccupazioni israelo-americane, ma che tenga conto dei costi e dei benefici che una guerra all&#8217;Iran avrà sulla comunità internazionale.</p>
<div class="feedflare">
<a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?a=LFuLBFXhIxE:wAxY7nc6tEQ:yIl2AUoC8zA"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?d=yIl2AUoC8zA" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?a=LFuLBFXhIxE:wAxY7nc6tEQ:qj6IDK7rITs"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?d=qj6IDK7rITs" border="0"></img></a>
</div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/meridianionline/~4/LFuLBFXhIxE" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.meridianionline.org/2012/05/26/lo-stallo-instabile-tra-iran-e-occidente/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	<enclosure url="http://cdnmri.mri.netdna-cdn.com/wp-content/uploads/2012/05/iran-300x225.jpg" length="22507" type="image/jpg" /><media:content url="http://cdnmri.mri.netdna-cdn.com/wp-content/uploads/2012/05/iran-300x225.jpg" width="300" height="225" medium="image" type="image/jpeg" />	<feedburner:origLink>http://www.meridianionline.org/2012/05/26/lo-stallo-instabile-tra-iran-e-occidente/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Cristo si è fermato a Kaolack. La ‘storia altrui’ nel Senegal rurale</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/meridianionline/~3/CY3a4NnCMME/</link>
		<comments>http://www.meridianionline.org/2012/05/26/cristo-si-e-fermato-a-kaolack-la-storia-altrui-nel-senegal-rurale/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 26 May 2012 05:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco La Pia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Foto e Storie]]></category>
		<category><![CDATA[cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Hollande]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Senegal]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>
		<category><![CDATA[Wade]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.meridianionline.org/?p=8675</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;Cristo si è fermato ad Eboli, dove la strada ed il treno abbandonano la costa e il mare e si addentrano nelle desolate terre di Lucania. Cristo non è mai arrivato qui, né vi è arrivato il tempo, né l&#8217;animo individuale, né la speranza, né il legame tra le cause e gli effetti, la ragione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Cristo si è fermato ad Eboli, dove la strada ed il treno abbandonano la costa e il mare e si addentrano nelle desolate terre di Lucania.</em></p>
<p><em>Cristo non è mai arrivato qui, né vi è arrivato il tempo, né l&#8217;animo individuale, né la speranza, né il legame tra le cause e gli effetti, la ragione, la storia.</em></p>
<p><em>Nessuno ha toccato questa terra se non come un conquistatore, un nemico o un visitatore incomprensivo.</em></p>
<p><em>Le stagioni scorrono sulla fatica contadina oggi, come 3.000 anni prima di Cristo. In questa terra oscura, senza peccato e senza redenzione, dove il male non è morale ma un dolore terrestre, che sta sempre nelle cose, Cristo non è disceso, Cristo si è fermato ad Eboli.&#8221;</em></p>
<p>Carlo Levi descriveva così il luogo del proprio confino, un paese dove l&#8217;unico legame con il mondo esterno erano l&#8217;ufficiale esattoriale, il postino e i proclami del duce ritrasmessi dal podestà.</p>
<p>E qui, a Sokone Diamaguene, la situazione non è poi così dissimile.</p>
<p>In questo piccolo villaggio senegalese, a 40 km dal Gambia, non vi è il tempo né la speme, ma <strong>un eterno susseguirsi di fatica e di stagioni</strong>, dove le piogge annunciano futuri raccolti, mentre i rami degli alberi di mango vengono presi a sassate da bambini ansiosi di mangiarne i polposi frutti.</p>
<p>La storia pare non esservi giunta se non sotto forma di qualche malconcio residuo di scarto. Un&#8217;unica strada asfaltata, la <em>route nationale,</em> che conduce da Dakar verso il Gambia, che già a poche centinaia di metri dai limiti cittadini si sgretola in uno sterrato sabbioso. Internet è quasi una chimera, così come difficile è la comunicazione telefonica.</p>
<p>Le prime piogge hanno portato con sé quotidiani tagli all&#8217;energia elettrica che, nonostante i proclami dell&#8217;ex presidente <a href="http://www.meridianionline.org/temi/wade/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Wade">Wade</a> – allorché lanciò il piano DISNSGM – hanno seguitato a scandire l&#8217;arrivo dei monsoni.</p>
<p>I tempi di questo luogo sono altri: li dettano le lucertole tinte di viola e di giallo che indugiano al sole ed i facoceri e le capre che razzolano nelle discariche a cielo aperto. <strong>Gli asini deambulano con il loro passo greve eppure instancabile</strong>, mentre i pipistrelli annunciano con i loro fremiti il calar delle tenebre.</p>
<p>Le norme di vita sono altre e composite in una comunità dove, oltre ad una minoranza cristiana, vi sono 30 marabutti e in cui i <em>baye fall </em>intonano i loro canti invocando Allah in cambio di una ciotola di riso. La religione si sovrappone alla credenza, il Corano è solo il punto di partenza di una rielaborazione locale che deriva nel misticismo e nella devozione al marabù Cerine Touba.</p>
<p>La poligamia è prassi, inserita in un tripudio di bambini che giocano lungo le vie polverose o di neonati che sonnecchiano quieti all&#8217;interno di fagotti legati alla schiena materna. Il mondo non esiste, vi è solo il perpetuarsi di un eterno quotidiano.</p>
<p>Cosa può quindi legare questa lingua di terra, delimitata da un fiume e da una foresta di mangrovie, al mondo che la circonda? <strong>Carlo Levi parlava di “storia altrui”</strong>, cogliendo così il senso del soggiogamento ad apparati statali imposti in un quadro locale rurale. E qui l&#8217;altrui è la <a href="http://www.meridianionline.org/temi/francia/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Francia">Francia</a>, di cui permangono poche decrepite vestigia di una colonizzazione formalmente interrotta nel 1960.</p>
<p>La colonia ha lasciato il posto alla Repubblica senegalese, però l&#8217;impianto francofono non è stato dissodato dalle radici. Il sistema scolastico è una scialba riproposizione di quello ideato a Parigi ed è connotato da un livello drammaticamente basso dell&#8217;insegnamento.</p>
<p>L&#8217;educazione è in francese, ma in classi che giungono ad ‘accogliere’ anche oltre 60 studenti ci si chiede se ciò sia vero. Pochi sono coloro che parlano la lingua ufficiale, preferendogli il <em>wolof</em>, il <em>serere</em>, il <em>bambara</em> od il <em>peul</em>.</p>
<p><strong>L&#8217;abbandono scolastico è in crescita</strong>, dovuto alla sempre maggior attrattiva delle <em>daara</em> (scuole coraniche), ai matrimoni e alle gravidanze precoci di ragazzine di 13-14 anni. Per valutare la qualità dell&#8217;insegnamento, gli ispettori scolastici usano il metodo Kawakita Jiro, ‘gentilmente importato’ dalla JICA, l&#8217;agenzia di <a href="http://www.meridianionline.org/temi/cooperazione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con cooperazione">cooperazione</a> giapponese. Rigore nipponico applicato in uno schema francese, peccato che i valutatori senegalesi siano incapaci di spiegare gli indicatori usati, frutto di una cultura a loro estranea.</p>
<p>La cooperazione spagnola ha portato i pannelli solari nelle scuole, ma qui non si scorgono lampadine e i maestri elementari usano le prese per ricaricare i propri telefoni. Il <em>toubab</em> (il bianco) è colui che porta i soldi, perché la logica coloniale non è mai mutata. <strong><em>France 24</em> continua a raccontare la vita in diretta di François <a href="http://www.meridianionline.org/temi/hollande/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Hollande">Hollande</a></strong>, la sua onnipresenza nelle TV delle locande porta a chiedersi se egli non sia anche il presidente del <a href="http://www.meridianionline.org/temi/senegal/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Senegal">Senegal</a>.</p>
<p>Se il riferimento alla ‘madrepatria’ è immutato rispetto all&#8217;epoca pre-indipendenza, sono mutati gli attori che portano la storia altrui in quest&#8217;area. <strong>È la cooperazione internazionale il nuovo strumento di dominio economico e culturale</strong>. L&#8217;esportazione di un modello culturale – in senso lato – non criticabile, in quanto il solo dotato di un budget sufficiente all&#8217;implementazione.</p>
<p>Ma essa è una facciata, è una redistribuzione di soldi che si esaurisce tra i cortigiani dei <em>toubab</em>. Se le facciate delle scuole profumano di vernice, gli interni portano le cicatrici di crepe profonde, nei muri e nel futuro di questa nuova generazione di senegalesi.</p>
<p>Cristo si è fermato a Kaolack, a 30 km da qui.</p>
<p>A Sokone è solo il ritmo notturno dei tamburi percossi durante i <em>tam tam</em> a creare un legame, non con la storia bensì con la terra.</p>
<div class="feedflare">
<a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?a=CY3a4NnCMME:qbXsa_YkUAA:yIl2AUoC8zA"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?d=yIl2AUoC8zA" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?a=CY3a4NnCMME:qbXsa_YkUAA:qj6IDK7rITs"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?d=qj6IDK7rITs" border="0"></img></a>
</div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/meridianionline/~4/CY3a4NnCMME" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.meridianionline.org/2012/05/26/cristo-si-e-fermato-a-kaolack-la-storia-altrui-nel-senegal-rurale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	<enclosure url="http://cdnmri.mri.netdna-cdn.com/wp-content/uploads/2012/05/Cristo-si-è-fermato-a-Kaolack.-La-“storia-altrui”-nel-Senegal-rurale1-300x200.jpg" length="17515" type="image/jpg" /><media:content url="http://cdnmri.mri.netdna-cdn.com/wp-content/uploads/2012/05/Cristo-si-è-fermato-a-Kaolack.-La-“storia-altrui”-nel-Senegal-rurale1-300x200.jpg" width="300" height="200" medium="image" type="image/jpeg" />	<feedburner:origLink>http://www.meridianionline.org/2012/05/26/cristo-si-e-fermato-a-kaolack-la-storia-altrui-nel-senegal-rurale/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Nazionalizzazione YPF. Quale scenario si apre ora per l’Argentina?</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/meridianionline/~3/Yyztz5mOoGI/</link>
		<comments>http://www.meridianionline.org/2012/05/25/nazionalizzazione-ypf-argentina/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 May 2012 16:16:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Villa</dc:creator>
				<category><![CDATA[America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Crisitina Kirchener]]></category>
		<category><![CDATA[Repsol]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>
		<category><![CDATA[YPF]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.meridianionline.org/?p=8672</guid>
		<description><![CDATA[Con una decisione votata a maggioranza – anche con l’appoggio dell’opposizione – il governo argentino guidato da Cristina Fernandez de Kirchner ha acquisito il 51% delle azioni di YPF detenute dalla compagnia petrolifera Repsol. Con questa acquisizione la struttura della partecipazione azionaria della compagnia petrolifera argentina cambia radicalmente. Infatti a seguito del provvedimento di nazionalizzazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con una decisione votata a maggioranza – anche con l’appoggio dell’opposizione – il governo argentino guidato da Cristina Fernandez de Kirchner ha <a href="http://www.meridianionline.org/2012/04/26/argentina-nazionalizza-ypf/">acquisito il 51% delle azioni di YPF</a> detenute dalla compagnia petrolifera <a href="http://www.meridianionline.org/temi/repsol/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Repsol">Repsol</a>. Con questa acquisizione la struttura della partecipazione azionaria della compagnia petrolifera <a href="http://www.meridianionline.org/temi/argentina/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Argentina">argentina</a> cambia radicalmente.</p>
<p>Infatti a seguito del provvedimento di nazionalizzazione lo Stato argentino detiene di fatto il controllo della compagnia <a href="http://www.meridianionline.org/temi/ypf/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con YPF">YPF</a>, che rappresenta l’operatore più importante sul mercato argentino degli idrocarburi (52% del totale).</p>
<p><strong>Quasi la metà della quota in mano allo Stato (24,99%) è controllata dalle Provincias Productoras</strong>, le regioni dove si trovano i più grandi giacimenti di idrocarburi. Il resto di YPF è suddiviso tra la quota minoritaria del 6,43 % di Repsol e il 25,46% del Gruppo Petersen, finanziaria controllata dalla famiglia Eskenazi (gruppo di investimento argentino).</p>
<p>Alla base della decisione del governo argentino sta, secondo le parole del viceministro dell’economia Axel Kiciloff, la necessità di riprendere il controllo della <a href="http://www.meridianionline.org/temi/politica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con politica">politica</a> energetica. L’accusa mossa a Repsol è di aver ridotto gli investimenti per l’esplorazione di nuovi bacini di idrocarburi a tutto vantaggio dello sfruttamento di quelli già esistenti.</p>
<p>Il governo argentino ha diffuso alcuni dati secondo i quali la produzione di idrocarburi sarebbe scesa in maniera consistente negli ultimi anni: per quanto riguarda il petrolio, <strong>dai 110 milioni di barili estratti nel 2009 si è passati ai 10 del 2011</strong>. Analogo il trend presentato per quanto riguarda l’estrazione di gas, dove si è passati da 533 mila metri cubi nel 2009 a 441 mila nel 2011.</p>
<p>Questi dati confermano una tendenza già in atto che ha visto l’Argentina passare da esportatore di energia (fino al 2003 anno del primo governo Kirchner) ad importatore netto. Attualmente la bilancia energetica argentina risulta in deficit.</p>
<p>In sostanza l’acquisizione da parte del governo argentino delle quote di Repsol è stata presentata come un atto di sovranità statale legittimato dall’interesse nazionale, riprendendo molta retorica del nazionalismo peronista.</p>
<p>Sembra più che altro probabile che <strong>il governo argentino voglia appropriarsi del controllo dell’export energetico</strong> per sfruttare l’alto prezzo delle <em>commodities</em> e soprattutto per potersi giovare del ritrovamento del terzo giacimento di <em>shale gas</em> più grande del mondo scoperto nel novembre del 2011, il bacino di Vaca Muerta nella provincia argentina di Neuquen.</p>
<p>Nel breve periodo tuttavia la decisione di ri-nazionalizzare YPF sembrerebbe giovare di più alla politica nazionale e ai consensi interni nei confronti del governo Kirchner, in discesa nell’ultimo periodo per via del rallentamento della crescita economica. Nel medio lungo periodo le conseguenze di questo gesto sono difficilmente valutabili.</p>
<p>L’annuncio della nazionalizzazione di YPF ha gettato un certo scompiglio sul mercato borsistico dove il titolo della compagnia è stato quotato a ribasso per diversi giorni.</p>
<p>Ad oggi non sono ancora chiare le modalità con cui il governo argentino intende riscattare le quote di Repsol. Secondo gli accordi siglati nel 1999 al momento della privatizzazione, <strong>il governo argentino dovrebbe versare a Repsol il 100% del valore di mercato delle azioni</strong>. Tuttavia dalle prima dichiarazioni ufficiali i rappresentanti del governo hanno ribadito che non daranno a Repsol la quota pattuita.</p>
<p>Per mano dei vertici dell’azienda, Repsol ha dichiarato che è disposta a portare il caso davanti ad un arbitrato internazionale per chiedere un risarcimento pari a 7 miliardi e mezzo di euro per un esproprio che ritiene illegittimo.</p>
<p>Il governo spagnolo ha preso posizione in difesa della compagnia petrolifera di Stato, minacciando, per mezzo del ministro degli esteri José Manuel García-Margallo, serie conseguenze sul piano diplomatico, arrivando addirittura a proporre l’esclusione dell’Argentina dal G-20.</p>
<p>Per ragioni storiche, <strong>la <a href="http://www.meridianionline.org/temi/spagna/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Spagna">Spagna</a> ha una lunga tradizione di investimenti in Argentina</strong>, e rappresenta ad oggi il primo investitore del éaese con una quota pari a 22,115 miliardi di dollari. Inoltre il Paese iberico è il nono socio commerciale dell’Argentina. Gran parte di questo volume di investimenti è controllato da grandi gruppi finanziari come il Banco Santader e la Banca BBVA o da grandi gruppi industriali come Endesa e la stessa Repsol.</p>
<p>La reazione dell’Unione Europea, che rappresenta un altro partner fondamentale dal punto di vista commerciale, non è stata meno dura di quella del governo spagnolo. Anche se gli investimenti esteri diretti in Argentina rappresentano meno del 2% del PIL, negli ultimi due anni questi sono cresciuti, a dimostrazione di <strong>una ritrovata fiducia nel mercato argentino</strong> da tempo escluso da grandi investimenti per via del default dichiarato nel 2001.</p>
<p>A seguito della nazionalizzazione, un clima di incertezza giuridica potrebbe pregiudicare i rapporti del Paese con i grandi investitori internazionali. Tuttavia, a giudicare anche dal caso boliviano, è difficile ipotizzare che gli investimenti esteri possano ridursi in maniera così significativa da pregiudicare la crescita del Paese. Per una ragione fondamentale: per quanto ridimensionata rispetto al 2011, <strong>la crescita del PIL argentino nel 2012 è verosimile si attesti su un +3%</strong>, dato comunque favorevole e in grado di garantire agli investitori internazionali buoni margini di profitto.</p>
<p>Va tenuto in considerazione che, sul mercato argentino degli idrocarburi è attivo anche un altro grande gruppo, la Sinopec  (China Petroleum &amp; Chemical Corporation) che, secondo indiscrezioni, sarebbe andata molto vicina all’acquista della quota che Repsol deteneva in YPF prima dell’intervento del governo argentino.</p>
<p>Resta da capire se la compagnia cinese vorrà dar seguito all’iniziale proposito di entrare con un proprio capitale in YPF. Da questo punto di vista un allontanamento dei capitali europei, e soprattutto spagnoli, dal Paese sudamericano darebbe campo libero ad investimenti cinesi.</p>
<div class="feedflare">
<a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?a=Yyztz5mOoGI:1hwNk4qa8xc:yIl2AUoC8zA"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?d=yIl2AUoC8zA" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?a=Yyztz5mOoGI:1hwNk4qa8xc:qj6IDK7rITs"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?d=qj6IDK7rITs" border="0"></img></a>
</div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/meridianionline/~4/Yyztz5mOoGI" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.meridianionline.org/2012/05/25/nazionalizzazione-ypf-argentina/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	<enclosure url="http://cdnmri.mri.netdna-cdn.com/wp-content/uploads/2012/05/Nazionalizzazione-YPF.-Quale-scenario-si-apre-ora-per-l’Argentina-300x300.jpg" length="24550" type="image/jpg" /><media:content url="http://cdnmri.mri.netdna-cdn.com/wp-content/uploads/2012/05/Nazionalizzazione-YPF.-Quale-scenario-si-apre-ora-per-l’Argentina-300x300.jpg" width="300" height="300" medium="image" type="image/jpeg" />	<feedburner:origLink>http://www.meridianionline.org/2012/05/25/nazionalizzazione-ypf-argentina/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>L’anno Zero dell’Egitto: il nuovo Presidente e un futuro da scrivere</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/meridianionline/~3/YJ5qWgpBWns/</link>
		<comments>http://www.meridianionline.org/2012/05/25/egitto-anno-zero-nuovo-presidente-futuro-da-scrivere/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 May 2012 13:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mara Carro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa del Nord]]></category>
		<category><![CDATA[Aboul Fotouh]]></category>
		<category><![CDATA[Amr Moussa]]></category>
		<category><![CDATA[CSFA]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[Fratelli Musulmani]]></category>
		<category><![CDATA[Muhammed Morsy]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.meridianionline.org/?p=8670</guid>
		<description><![CDATA[La transizione istituzionale dell’Egitto si sta avviando verso l’epilogo. Dopo più di un anno di governo dei militari – nel quale, tra l’altro, non sono mancati momenti di tensione – il 23 e il 24 maggio quasi 50 milioni di egiziani hanno votato per eleggere il primo Presidente della Repubblica democraticamente designato nella storia del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La transizione istituzionale dell’<a href="http://www.meridianionline.org/temi/egitto/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Egitto">Egitto</a> si sta avviando verso l’epilogo. Dopo più di un anno di governo dei militari – nel quale, tra l’altro, non sono mancati momenti di tensione – il 23 e il 24 maggio quasi 50 milioni di egiziani hanno votato per eleggere il primo Presidente della Repubblica democraticamente designato nella storia del Paese. Il 21 giugno, dopo l’esito dell’eventuale ballottaggio, il Consiglio Supremo delle Forze Armate ( <a href="http://www.meridianionline.org/temi/csfa/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con CSFA">CSFA</a>), che ha finora gestito la transizione , affiderà al neo-eletto il mandato di Capo dello Stato. I risultati, per i quali c’è grande attesa in termini di trasparenza e credibilità, saranno ufficializzati solo tra il 27 e il 29 maggio. L’eventuale ballottaggio è invece previsto per il 16-17 giugno.</p>
<p>La carica è contesa tra 13 personalità tra cui ex esponenti del passato regime, liberali, islamisti ed ex membri delle Forze Armate. Stando ai primissimi risultati, <strong>sarebbe in testa <a href="http://www.meridianionline.org/temi/muhammed-morsy/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Muhammed Morsy">Muhammed Morsy</a>, candidato del partito “Libertà e Giustizia” dei <a href="http://www.meridianionline.org/temi/fratelli-musulmani/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Fratelli Musulmani">Fratelli Musulmani</a></strong> che ha sostituito Khairat el <em>Shater, la cui corsa era stata arrestata dalla Commissione elettorale egiziana. Seguono poi </em>Ahmed Shafiq, ex comandante dell’Air Force egiziana e ultimo Premier dell’era Mubarak (la cui eventuale elezione potrebbe riaccendere le proteste della piazza) e  Abdel Moneim <a href="http://www.meridianionline.org/temi/aboul-fotouh/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Aboul Fotouh">Aboul Fotouh</a>, islamista moderato e meno noto in Occidente.</p>
<p>Fotouh è uscito dalla Fratellanza dopo esserne stato per anni candidato alla Guida Suprema ed è attualmente supportato dai salafiti di Al-Nour e dai giovani islamisti di al-Tayyar al-Masry. <strong>Vi è infine </strong><strong><a href="http://www.meridianionline.org/temi/amr-moussa/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Amr Moussa">Amr Moussa</a></strong>, ex Segretario Generale della Lega Araba ed ex ministro degli Esteri di Mubarak, che è considerato un laico in grado di aggregare il voto dei cristiani e di far convergere il potere della Giunta e quello dei Fratelli Musulmani.</p>
<p>Il voto rappresenta il momento conclusivo del processo di transizione del Paese avviato dopo la caduta del regime di Mubarak risalente a febbraio 2011. A livello parlamentare, <strong>le scorse consultazioni hanno registrato la netta vittoria di Libertà e Giustizia</strong>, il partito dei Fratelli Musulmani. Eccezionalmente, il nuovo Presidente sarà però eletto senza che una nuova Costituzione ne disciplini attribuzioni e vincoli. Il compito di riformare la Carta fondamentale era stato affidato ad un’Assemblea Costituente composta da 100 membri, 60 dei quali sono espressione della Fratellanza. Il dominio delle forze islamiste ha spinto le forze laiche, liberali e copte a ritirare i propri delegati dall’Assemblea decretandone, di fatto, lo scioglimento.</p>
<p>Finché non sarà approvata una nuova Costituzione, il Presidente designato non conoscerà l’ampiezza dei poteri di cui sarà investito. La Dichiarazione costituzionale adottata dai militari nel marzo 2011, che contiene anche i criteri per le candidature e le campagne elettorali, prevedrebbe un mandato di quattro anni e il limite di una sola rielezione. <strong>Il capo dello Stato avrebbe il comando delle Forze Armate, il diritto di nomina dei ministeri più importanti e la facoltà di sciogliere il Parlamento</strong>.</p>
<p>La componente militare, tuttavia, rimarrebbe centrale nella vita istituzionale del Paese. Questa incertezza è ovviamente fonte di timori per eventuali attriti con il CSFA da molti ritenuto responsabile di aver soffocato le spinte democratiche e poco incline al passaggio di consegne previsto per fine giugno. Uno ‘Stato nello Stato’ che ha segnato l’intera storia recente della Repubblica egiziana e in grado di resistere all’ondata di proteste facendo leva su una forza economica che controlla un terzo dell’economia del Paese e su un’efficace propaganda militare: il suo motto è: “<em>La forza dell’Egitto e la sua difesa sono nell’unione tra l’esercito e il popolo</em>”.</p>
<p>Chiunque vincerà dovrà far i conti con la situazione in cui versa l’Egitto a più di un anno dalla Rivoluzione del 25 gennaio 2011. Il problema della pubblica sicurezza, dopo il collasso del sistema di polizia e il dilagare della criminalità, è avvertito come prioritario, così come <strong>la situazione economica è certamente la principale fonte d’instabilità nazionale</strong>. La crescita del PIL continua ad essere bloccata, oltre il 40% della popolazione vive sotto la soglia della povertà e la disoccupazione giovanile è al 25%. L’incertezza <a href="http://www.meridianionline.org/temi/politica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con politica">politica</a> ha determinato poi il crollo degli investimenti stranieri, un aumento dell’indebitamento estero e dell’inflazione, la chiusura di fabbriche, il declino del turismo e l’erosione delle riserve monetarie.</p>
<div class="feedflare">
<a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?a=YJ5qWgpBWns:Cg31ihPN8DM:yIl2AUoC8zA"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?d=yIl2AUoC8zA" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?a=YJ5qWgpBWns:Cg31ihPN8DM:qj6IDK7rITs"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?d=qj6IDK7rITs" border="0"></img></a>
</div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/meridianionline/~4/YJ5qWgpBWns" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.meridianionline.org/2012/05/25/egitto-anno-zero-nuovo-presidente-futuro-da-scrivere/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	<enclosure url="http://cdnmri.mri.netdna-cdn.com/wp-content/uploads/2012/05/Lanno-Zero-dellEgitto-il-nuovo-Presidente-e-un-futuro-da-scrivere-300x199.jpg" length="15498" type="image/jpg" /><media:content url="http://cdnmri.mri.netdna-cdn.com/wp-content/uploads/2012/05/Lanno-Zero-dellEgitto-il-nuovo-Presidente-e-un-futuro-da-scrivere-300x199.jpg" width="300" height="199" medium="image" type="image/jpeg" />	<feedburner:origLink>http://www.meridianionline.org/2012/05/25/egitto-anno-zero-nuovo-presidente-futuro-da-scrivere/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Crisi umanitaria nel Sahel: quali le alternative all’emergenza?</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/meridianionline/~3/tfp4JiHHceU/</link>
		<comments>http://www.meridianionline.org/2012/05/25/crisi-umanitaria-sahel-alternative-emergenza/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 May 2012 05:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Fascetto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa Subsahariana]]></category>
		<category><![CDATA[Ciad]]></category>
		<category><![CDATA[crisi alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Mali]]></category>
		<category><![CDATA[niger]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.meridianionline.org/?p=8664</guid>
		<description><![CDATA[Bamako – La regione saheliana è vittima in questo periodo dell’ennesima crisi alimentare, la quinta in 10 anni. Sono più di 13 milioni le persone in stato di emergenza. Come afferma Jonh Ging – direttore del United Nation for the Coordination of Humanitarian Aids (OCHA) – “questa è già una durissima crisi (…) le cose [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bamako – La regione saheliana è vittima in questo periodo dell’ennesima <a href="http://www.meridianionline.org/temi/crisi-alimentare/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con crisi alimentare">crisi alimentare</a>, la quinta in 10 anni. Sono più di 13 milioni le persone in stato di emergenza. Come afferma Jonh Ging – direttore del United Nation for the Coordination of Humanitarian Aids (OCHA) – “<em>questa è già una durissima crisi (…) le cose andranno sempre peggio se i programmi di risposta non saranno finanziati adeguatamente. È una questione di vita o di morte, una lotta contro il tempo. Sono milioni le vite a rischio, e già un milione di bambini è in crisi da malnutrizione cronica</em>”.</p>
<p>Gli fa eco il direttore generale della FAO, José Graziano da Silva, “<em>dobbiamo agire in breve tempo, due o tre mesi al massimo</em>”. Anche altri rappresentanti di numerose organizzazioni internazionali sembrano d&#8217;accordo: <strong>non possiamo prevenire la siccità ma dobbiamo prevenire carestia ed emergenza umanitaria</strong>.</p>
<p>La regione saheliana è vittima anche di una crisi <a href="http://www.meridianionline.org/temi/politica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con politica">politica</a> e di un forte scombussolamento sociale, dovuti in parte ai postumi delle guerre civili in Libia e Tunisia. Situazione aggravata dal golpe in <a href="http://www.meridianionline.org/temi/mali/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Mali">Mali</a>, dalla guerra nelle regioni del nord e dagli scontri etnici mascherati da guerre di religione in Nigeria.</p>
<p><strong><a href="http://www.meridianionline.org/temi/niger/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con niger">Niger</a>, <a href="http://www.meridianionline.org/temi/ciad/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Ciad">Ciad</a> e numerose regioni di Mali e Burkina Faso sono state le aree già raggiunte dalla crisi</strong>. Secondo alcuni studi, si stima che circa 10 milioni di persone abbiano subito gli effetti dell’ennesima crisi, sia in maniera diretta – in termini di perdita dei mezzi di sussistenza –, sia in maniera indiretta, a causa dell’aumento dei loro tassi di indebitamento e del loro livello di vulnerabilità (condizione di precarietà, incertezza, esclusione). Se nel 2010 la crisi si è limitata al Niger e al Ciad, così non sarà quest’anno: la crisi alimentare si presenta a macchia di leopardo a tutta la regione, dal Ciad al <a href="http://www.meridianionline.org/temi/senegal/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Senegal">Senegal</a>.</p>
<p>Nel <a href="http://www.meridianionline.org/temi/sahel/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Sahel">Sahel</a>, il numero di persone afflitte da insicurezza alimentare in maniera cronica e che vedono aumentare la loro povertà e vulnerabilità rispetto ai cicli di siccità sono in forte aumento. <strong>Le più recenti e gravi crisi alimentari, quelle del 2005 e del 2010, hanno rappresentato picchi nel breve termine</strong>, provocati dalla siccità e da una tendenza mai svanita alla vulnerabilità cronica crescente.</p>
<p>Nel 2010, una grave crisi alimentare ha toccato più di 10 milioni di persone negli Stati della regione saheliana. Le regioni nord del Niger sono state le più colpite dalla recente crisi alimentare, che ha influito su più di 7 milioni di persone, cioè il 50% della popolazione dell’area. <strong>In Ciad, 2 milioni di persone non hanno avuto di cosa nutrirsi</strong>. Si stima che un altro milione di persone (600.000 in Mali, 300.000 in Mauritania e 100.000 in Burkina Faso) sia stato raggiunto dalla crisi del 2010. Inoltre un numero indeterminato di persone ha subito gli effetti della crisi nel nord del Camerun e Nigeria.</p>
<p>I dati sulla crisi alimentare del 2010 provano che il ritmo dell’arrivo ciclico delle crisi è cambiato in Sahel. In questa zona, <strong>le crisi non possono essere trattate come eventi limitati, provocati dai soli rischi “occasionali”</strong> come siccità, inondazioni o cambiamenti climatici. L’insicurezza alimentare è ormai diventata un problema cronico a lungo termine.</p>
<p>Le crisi alimentari, se fino agli anni Settanta si presentavano in maniera improvvisa o inattesa, oggi si presentano quasi periodicamente. E non per caso. I livelli crescenti di povertà, vulnerabilità e malnutrizione in Sahel sono la prova che non c’è più protezione disponibile. E non basta la messa a punto di sistemi di allerta o di prevenzione nazionali o sub-regionali. <strong>È sufficiente un piccolo choc per destabilizzare l’intero sistema saheliano</strong>. Una perturbazione dei prezzi sul mercato, una pioggia di quantità leggermente maggiore, una modifica della produzione, possono provocare una serie di avvenimenti a catena, i cui risultati sono sproporzionati rispetto all’avvenimento iniziale.</p>
<p>L’insicurezza alimentare e la povertà sono divenute endemiche, al punto che una delle loro manifestazioni più visibili, la forte malnutrizione dei bambini di meno di 5 anni, è divenuta ormai “normale” per il Sahel. La causa dei forti livelli di malnutrizione è imputata a “fattori culturali”, comprese le pratiche di svezzamento o i cattivi regimi alimentari. Questi fattori sono evidentemente importanti. Però non spiegano il ‘perché’ durante la crisi alimentare del 2010 vi è stato un enorme aumento del tasso di malnutrizione.</p>
<p>E non è soltanto durante una crisi alimentare che la situazione in Sahel diventa critica. Anche negli anni di buon raccolto, numerose famiglie saheliane devono lottare per la loro sopravvivenza. Si calcola che un terzo della popolazione ciadiana è cronicamente sotto-alimentata, qualunque siano i livelli di pioggia o di raccolti.</p>
<p>Anche se la risposta umanitaria globale alla crisi alimentare del 2010 è stata significativamente migliore di quella del 2005, <strong>la triste realtà dimostra che la comunità internazionale non è intervenuta a sufficienza</strong>, o meglio con strategie a lungo termine. Alcuni puntano il dito contro la tardiva tempistica dell’intervento del 2010. L’ONU è intervenuta nel marzo e il Programma Alimentare Mondiale (PAM) nel luglio 2010. E altri hanno invece evidenziato la scarsità di fondi economici stanziati per la crisi. Secondo alcuni, la crisi del 2010 non è stata mediatizzata a sufficienza e per questo non ha ricevuto l’“importanza necessaria”, e il poco racimolato è stato mal gestito e mal distribuito.</p>
<p>Ma è stata solo una questione di tempo e di fondi stanziati? È possibile invece che, alla base della cattiva risposta alla crisi umanitaria, vi sia un’errata gestione dell’intervento umanitario?</p>
<p>È innegabile che le Nazioni Unite, le agenzie connesse, e le Ong internazionali abbiano definito un sistema di risposta alla crisi umanitaria migliore rispetto alle crisi passate. Il cammino è però ancora lungo e bisogna imparare dagli errori compiuti. <strong>Nazioni Unite e numerose Ong internazionali utilizzano un intervento che risponde sul breve termine e che si focalizza sull’urgenza</strong>. Questa tipologia “intervento e fuga” è spesso al centro delle problematiche e della buona riuscita (o meno) dell’intervento a lungo termine.</p>
<p>L’intervento d’urgenza non chiama in causa le complesse questioni del lungo termine, e si sviluppa nel breve termine. Ma una volta passata l’urgenza, qual è la situazione che si crea? Potrebbe essere questa tipologia d’aiuto d’emergenza una delle cause dell’impossibilità di rottura del ciclo di crisi umanitarie nella regione saheliana?</p>
<p>È vero che non si possono arginare o prevenire fenomeni come siccità o cattivi raccolti, ma è anche vero che <strong>si possono immaginare delle strategie d’aiuto che non rispondano solo all’emergenza <em>tout-court</em></strong>, ma che prevedano un intervento nel medio-lungo periodo. Sono numerosi gli approcci d’aiuto che, intervenendo sull’emergenza, non perdono di vista il loro effetto nel lungo termine. Sono queste le nuove proposte che, separando aiuto umanitario da quello di sviluppo, si basano su strategie differenti (metodi di finanziamento e nuovi approcci pratici) e su un paradigma operativo che lega l’aiuto d’urgenza alla riabilitazione e allo sviluppo.</p>
<p>Uno dei più importanti e ormai sviluppato è l’approccio strategico <em>Linking, Relief, Rehabilitation and Development</em> (LRRD). Questa è la strategia messa a punto dalla Commissione Europea, uno dei principali donatori in Sahel. LRRD favorisce delle azioni a breve e a lungo termine: queste ultime si legano con un’analisi della situazione d’emergenza. <strong>L’aiuto umanitario è fornito attraverso un’articolazione congiunta tra settore governativo e non-governativo</strong>. LRRD collega alla risposta immediata alla crisi umanitaria (es. distribuzione di cereali o di beni di prima necessità) delle azioni di medio temine (es. sistema di warrantage o stoccaggio di cereali), per finire con l’applicazione di misure di vero e proprio sviluppo a lungo termine (es. formazioni o costruzioni).</p>
<p>Non mancano certamente delle problematiche “culturali” che rendono difficile la conciliazione del principio umanitario dell’urgenza del bisogno, con l’obiettivo dello sviluppo che è la durabilità. Secondo molti, questa lacuna frena la transizione verso l’LRRD.</p>
<p>Potrebbe essere l’LRRD l’approccio vincente in un’ottica di risposta d’emergenza ad una crisi, pur senza perdere di vista l’obiettivo dello sviluppo a lungo termine? E nello specifico per l’attuale crisi alimentare del 2012, con già più di 13 milioni di persone in stato di emergenza, si può pensare ad un approccio che sia a metà tra la pura emergenza e i più classici progetti di sviluppo?</p>
<p>Questo come ulteriore tentativo di spezzare il presentarsi ciclico delle crisi alimentari e umanitarie che affliggono le regioni saheliane. Infatti, la priorità centrale (a parte la nutrizione) dovrebbe diventare lo sviluppo di strategie, capacità e meccanismi che permettano alle stesse popolazioni di apportare una risposta rapida e adeguata di previsione della successiva crisi. Altrimenti tutti gli sforzi saranno vani o inefficaci, e il ciclo delle crisi umanitarie saheliane non si spezzerà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="feedflare">
<a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?a=tfp4JiHHceU:Vu_jFimMTQA:yIl2AUoC8zA"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?d=yIl2AUoC8zA" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?a=tfp4JiHHceU:Vu_jFimMTQA:qj6IDK7rITs"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?d=qj6IDK7rITs" border="0"></img></a>
</div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/meridianionline/~4/tfp4JiHHceU" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.meridianionline.org/2012/05/25/crisi-umanitaria-sahel-alternative-emergenza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	<enclosure url="http://cdnmri.mri.netdna-cdn.com/wp-content/uploads/2012/05/Le-crisi-umanitarie-nel-Sahel-quali-le-alternative-all’“emergenza”-300x200.jpg" length="23651" type="image/jpg" /><media:content url="http://cdnmri.mri.netdna-cdn.com/wp-content/uploads/2012/05/Le-crisi-umanitarie-nel-Sahel-quali-le-alternative-all’“emergenza”-300x200.jpg" width="300" height="200" medium="image" type="image/jpeg" />	<feedburner:origLink>http://www.meridianionline.org/2012/05/25/crisi-umanitaria-sahel-alternative-emergenza/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Musicalmente – Tanti auguri a Bob Dylan</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/meridianionline/~3/7hyR9S0Yvx0/</link>
		<comments>http://www.meridianionline.org/2012/05/25/musicalmente-tanti-auguri-bob-dylan/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 May 2012 04:59:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Arisci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pop]]></category>
		<category><![CDATA[all along the watchtower]]></category>
		<category><![CDATA[bob dylan]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[ring them bells]]></category>
		<category><![CDATA[the times they’re a changin’]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.meridianionline.org/?p=8666</guid>
		<description><![CDATA[Questa rubrica non poteva che accodarsi alla sfilza di omaggi a Bob Dylan. 71 anni di vita, o forse sono 72? Insomma, l’età non è importante e neppure la celebrazione del compleanno in sé. Ciò che conta è ricordarci ogni tanto che esistono poeti e cantautori come lui e riscoprire le loro canzoni. La domanda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa rubrica non poteva che accodarsi alla sfilza di omaggi a <a href="http://www.meridianionline.org/temi/bob-dylan/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con bob dylan">Bob Dylan</a>. 71 anni di vita, o forse sono 72? Insomma, l’età non è importante e neppure la celebrazione del compleanno in sé. Ciò che conta è ricordarci ogni tanto che esistono poeti e cantautori come lui e riscoprire le loro canzoni.</p>
<p>La domanda sorge spontanea (ed è più meno sempre la stessa in questa rubrica). Ma che c’entra Bob Dylan in una rivista online che tratta di <a href="http://www.meridianionline.org/temi/politica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con politica">politica</a> internazionale?</p>
<p>Poco in realtà, o forse tantissimo! <strong>Il menestrello americano ha ispirato generazioni intere, ha sedotto indistintamente figli, padri e nonni</strong>. E’ grande quanto i Beatles, i Rolling Stones e poche altre band. E del resto certi fenomeni musicali nella cultura di massa sono stati così rilevanti da essere inseriti nei libri di storia. Il mondo sarebbe diverso senza le canzoni di Bob Dylan? Certamente si. E a noi interessa tutto ciò che influisce sul mondo.</p>
<p>E poi le canzoni di Bob hanno trattato di guerra, povertà, politica, religione, razzismo, diritti, cambiamento. Dylan è stato tremendamente politico, tanto da scrivere un pezzo come Political World nell’album Oh Mercy del 1989 dove esclama più volte “<em>we live in a political world</em>”.</p>
<p>L’omaggio è quindi doveroso. Ma a che Dylan ci riferiamo? Perché ne esistono diversi.</p>
<p>Nello splendido “I’m not there” di Todd Haynes, racconto stralunato e poetico della vita e delle sfaccettature di Bob Dylan e delle sue canzoni, la voce narrante esordisce con “<em>There he lay: poet, prophet, outlaw, fake, star of electricity</em>” (Ecco che giaceva lì: poeta, profeta, fuorilegge, imbroglione, stella dell’elettricità). Proprio per questo <strong>se vogliamo celebrare il Dylan più politico dobbiamo prendere in considerazione almeno una manciata di canzoni</strong>.</p>
<p>Potremo citare la celeberrima e sempre attuale ‘The times they’re a-changin’. Il testo esprime la voglia di cambiamento dell’intera generazione di giovani degli anni sessanta. C’è un altra canzone del primo Dylan altrettanto bella e meno nota – ‘When the ship comes in’. “<em>Arriveranno i tempi in cui i venti si fermeranno e la brezza smetterà di respirare</em>”.</p>
<p>Anche in questo caso il cantautore parla di cambiamento inarrestabile, come un&#8217;onda che tutto spazza via. E&#8217; il Dylan utopico, libertario e giovane. Quello che cantava con Joan Baez e che faceva denuncia sociale con pezzi quali “Hurricane” o “The lonesome death of Hattie Carroll”</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/3Q7_LmbXzIc" frameborder="0" width="620" height="348"></iframe></p>
<p><strong>Poi c’è il Dylan più incazzoso e cinico</strong>. Quello che, per intenderci, molla la chitarra acustica e imbraccia l’elettrica e viene criticato dai fan della prima ora. Quello di “Like a Rolling Stone” e di “<a href="http://www.meridianionline.org/temi/all-along-the-watchtower/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con all along the watchtower">All along the watchtower</a>”. I testi diventano disillusi e parlano spesso di un vagare desolato quasi senza meta.</p>
<p>“<em>There must be some kind of way out of here, </em></p>
<p><em>Said the joker to the thief, there&#8217;s too much confusion, I can&#8217;t get no relief. </em></p>
<p><em>Businessman they drink my wine, Plowman dig my earth</em>”.</p>
<p>(“Dev&#8217;esserci una via d&#8217;uscita, disse il giullare al ladro, c&#8217;è troppa confusione. Non riesco a trovare sollievo. Gli uomini d&#8217;affari bevono il mio vino e i contadini scavano la mia terra”)</p>
<p>Ecco la cover di Jimi Hendrix.</p>
<p><iframe width="620" height="465" src="http://www.youtube.com/embed/z_L4RtU1iRg" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Infine, dopo le grandi utopie e le grandi disillusioni, <strong>c’è il Bob più spirituale, religioso e mistico quasi alla ricerca di una redenzione sua e nostra</strong>. Una bellissima testimonianza di questo percorso è “<a href="http://www.meridianionline.org/temi/ring-them-bells/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con ring them bells">Ring them bells</a>” (suona quelle campane) tratta sempre da Oh Mercy, che vi proponiamo nella versione di Joe Cocker.</p>
<p>“<em>Ring them bells for the blind and the deaf,</em></p>
<p><em>Ring them bells for all of us who are left,</em></p>
<p><em>Ring them bells for the chosen few</em></p>
<p><em>Who will judge the many when the game is through.</em></p>
<p><em>Ring them bells, for the time that flies,</em></p>
<p><em>For the child that cries</em></p>
<p><em>When innocence dies</em>”.</p>
<p><iframe width="620" height="348" src="http://www.youtube.com/embed/J5X1_dlW1K4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<div class="feedflare">
<a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?a=7hyR9S0Yvx0:KeFwM5x6Ze0:yIl2AUoC8zA"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?d=yIl2AUoC8zA" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?a=7hyR9S0Yvx0:KeFwM5x6Ze0:qj6IDK7rITs"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?d=qj6IDK7rITs" border="0"></img></a>
</div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/meridianionline/~4/7hyR9S0Yvx0" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.meridianionline.org/2012/05/25/musicalmente-tanti-auguri-bob-dylan/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	<enclosure url="http://cdnmri.mri.netdna-cdn.com/wp-content/uploads/2012/05/Musicalmente-bob-dylan-300x209.jpg" length="24176" type="image/jpg" /><media:content url="http://cdnmri.mri.netdna-cdn.com/wp-content/uploads/2012/05/Musicalmente-bob-dylan-300x209.jpg" width="300" height="209" medium="image" type="image/jpeg" />	<feedburner:origLink>http://www.meridianionline.org/2012/05/25/musicalmente-tanti-auguri-bob-dylan/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Unione del Golfo: il Bahrain fa esplodere la solitudine saudita</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/meridianionline/~3/muRQR5iTkWE/</link>
		<comments>http://www.meridianionline.org/2012/05/24/unione-del-golfo-bahrain-arabia-saudita/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 May 2012 16:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Zacchetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
		<category><![CDATA[Bahrain]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[Paesi del Golfo]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Unione del Golfo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.meridianionline.org/?p=8659</guid>
		<description><![CDATA[Vogliamo “dettagli, e i dettagli dei dettagli”. Questa la risposta dei petrosovrani del Golfo Persico alla proposta saudita di creazione un’Unione dei Paesi del CCG (Consiglio di Cooperazione del Golfo) sul modello dell’Unione Europea. Un’eleganza tra regnanti con le tasche piene di dollari, che non vuol dire altro che ‘No, grazie’. E’ un ballo in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vogliamo “dettagli, e i dettagli dei dettagli”. Questa la risposta dei petrosovrani del Golfo Persico alla proposta saudita di creazione un’Unione dei Paesi del CCG (Consiglio di <a href="http://www.meridianionline.org/temi/cooperazione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con cooperazione">Cooperazione</a> del Golfo) sul modello dell’Unione Europea. Un’eleganza tra regnanti con le tasche piene di dollari, che non vuol dire altro che ‘No, grazie’.</p>
<p><strong>E’ un ballo in punta di piedi quello che sta andando in scena sulle sponde del Golfo Persico</strong>. Riyad conduce le danze, e Manama segue i passi di quella guida che le permette di non inciampare e crollare sulle proprie contraddizioni interne. Intorno, un pubblico attento. Difficile dire però che gli spettatori si stiano godendo lo spettacolo. Per una ragione o per l’altra, il piccolo <a href="http://www.meridianionline.org/temi/bahrain/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Bahrain">Bahrain</a> è riuscito a imbarazzare (in taluni casi a far infuriare) i più diretti interessati agli sviluppi della protesta sciita che ormai da un anno non dà pace al monarca Hamad bin Isa Al Khalifa.</p>
<p>I timori sauditi per l’instabilità del Bahrain sono senza dubbio la ragione della proposta di Unione avanzata da Riyad. Quali aspetti della sovranità statale dovrebbe riguardare il progetto saudita non è del tutto chiaro. C’è chi l’ha definito un disegno sulle ‘tracce dell’<a href="http://www.pakistantoday.com.pk/2012/05/15/news/foreign/gulf-leaders-in-saudi-arabia-to-discuss-union/">UE</a>’, chi ha parlato di uno strumento per dare vita ad una ‘<a href="http://temi.repubblica.it/limes/nellunione-del-golfo-bahrein-e-arabia-saudita-ballano-da-soli/35147">politica unitaria dell’area</a>’ riguarda alla Siria e all’<a href="http://www.meridianionline.org/temi/iran/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Iran">Iran</a>, chi si è chiesto se non fosse un passo per l’istituzione di una <a href="http://www.foreignpolicy.com/articles/2012/05/18/the_persian_gulf_needs_its_own_nato">NATO</a> del Golfo. In fin dei conti, <strong>l’identità dell’ipotetica Unione probabilmente interessa poco anche ai sauditi</strong>. L’importante è fermare le scosse sciite (in molti sostengono <a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=1&amp;ved=0CFUQFjAA&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.cfr.org%2Fbahrain%2Fbahrains-unsettling-standoff%2Fp28085&amp;ei=jsi7T5_-DczSsgaT3_WdCA&amp;usg=AFQjCNHWDdQCGtejM-YpoujkRoay1gLCMQ&amp;sig2=yqDAQhn-5_ztg3Bw16BTtA">filo-iraniane</a>) che attraversano il Paese e che rischiano di portare instabilità a tutta la regione.</p>
<p>La chiave di lettura, si sa, è sempre la stessa, e riguarda l’antagonismo tra Iran e <a href="http://www.meridianionline.org/temi/arabia-saudita/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Arabia Saudita">Arabia Saudita</a> nell’area del Golfo. E’ proprio in questa cornice che il piccolo Bahrain è sintomo oggi di un pericoloso gioco di percezioni che rischia di avvantaggiare l’unico vero nemico delle monarchie del Golfo e degli USA: l’Iran degli ayatollah.</p>
<p>La prima grande amicizia che da mesi (ma forse da anni) vive di pressioni costanti è quella che si gioca sull’asse Riyad-Washington. <strong>La diffidenza americana non si può considerare campata del tutto in aria</strong>: dagli attentati dell’11 settembre, Osama bin Laden e la matrice wahabita di al-Qaeda sono considerate un prodotto del radicalismo del Regno. Nonostante gli sforzi sauditi di riaccreditarsi agli occhi americani come una forza affidabile in chiave antiterrorismo (si pensi all’entusiasmo di Riyad nei confronti della <a href="http://www.meridianionline.org/2012/05/16/escalation-militare-in-yemen-guerra-saggia-di-obama/">campagna dei droni</a> USA in Yemen), le primavere arabe hanno ribaltato i ruoli dei due Paesi nel gioco ‘chi si fida di chi’. Il voltafaccia di Washington a Mubarak prima, e il ritiro dall’Iraq poi, hanno lasciato Re Abdullah con molto più che l’amaro in bocca.</p>
<p>La scintilla è stata proprio il Bahrain. Alla decisione USA di sospendere la vendita di armamenti al governo di Manama (giustificata dalla violazione dei diritti umani sulle forze di opposizione), si è aggiunto l’hard power di Riyad dispiegato senza mezzi termini nel vicino emirato nel marzo dello scorso anno. Una prova di forza, quella saudita, diretta al suo più potente alleato (Washington) e al suo più grande nemico (Teheran): <strong>l’Arabia Saudita fa da sola</strong>, si crea i suoi ombrelli difensivi dopo che gli americani hanno reso chiaro che il focus strategico della più grande potenza del mondo sarà, d’ora in avanti, l’area del Pacifico (così dettava l’ultimo documento strategico della Difesa targato USA).</p>
<p>Al Dipartimento di Stato americano pare però che il messaggio sia arrivato forte e chiaro. Durante una visita a Washington del principe del Bahrain nella seconda settimana di maggio, gli USA hanno fatto un mezzo passo indietro, decidendo di riattivare l’accordo di <a href="http://www.nytimes.com/2012/05/12/world/middleeast/bahrain-us-arms-sales-to-resume.html">vendita</a> delle armi alla guardia costiera e alla guardia nazionale del piccolo emirato: un modo per rafforzare la capacità di Manama di reagire alle serpeggianti proteste sciite, senza esagerare però. <strong>Da Foggy Bottom hanno fatto sapere che non rientrano nel pacchetto i missili Tow e Humvees</strong>, fortemente voluti dalla famiglia regnante del Bahrain.  Insomma, la difesa dei diritti umani non si dimentica, ma rassicurare l’alleato saudita sull’eventuale percezione dell’abbandono americano non si baratta del tutto con il politically correct.</p>
<p>Anche perché se si parla di diritti umani l’alleanza di Washington con Riyad non sta in piedi. Di fronte ai tentennamenti USA, ai sauditi non è rimasto che riesumare una vecchia proposta (risalente al dicembre dell’anno passato): l’Unione dei <a href="http://www.meridianionline.org/temi/paesi-del-golfo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Paesi del Golfo">Paesi del Golfo</a>. Con un duplice obiettivo: ‘fagocitare’ il pericoloso Bahrain e creare un fronte compatto contro Teheran, unico vero nemico comune di tutti i petrosovrani dell’area.</p>
<p>Pare però che Riyad abbia fatto i conti senza l’oste. Perché, come era di facile previsione, <strong>gli unici entusiasti del piano saudita sono stati proprio i bahrainiti</strong>. Nessuno dei piccoli staterelli del Golfo ha intenzione di rinunciare a parte della propria sovranità per cederla nelle mani di chi, come l’Arabia Saudita, sarebbe il naturale potere dominante negli equilibri dell’Unione.</p>
<p>Non certamente il Qatar, che del suo attivismo (dalla Libia in poi) ha fatto il suo cavallo di battaglia nella progressiva conquista di un ruolo ‘che conta’ nello scenario regionale (e forse qualcosa di più). E nemmeno gli Emirati Arabi Uniti, che hanno prontamente bocciato l’idea di un’unione monetaria con la banca centrale saudita. <a href="http://www.nytimes.com/2012/05/15/world/middleeast/saudi-arabia-seeks-union-of-monarchies-in-region.html">Emile Hokayem</a>, analista del Medio Oriente per l’International Institute for Strategic Studies con base a Manama, ha descritto con chiarezza le ragioni delle reticenze di questi Stati: nonostante le tensioni del Golfo, e la minaccia iraniana, c’è un numero di Paesi che non si sente di avere bisogno di un ombrello di sicurezza saudita.</p>
<p>Se i ricchi emirati non hanno intenzione, almeno per ora, di appiattirsi sulle posizioni di Riyad, <strong>non ci si può aspettare di certo che nel breve periodo l’Arabia rinunci alla <a href="http://www.meridianionline.org/temi/politica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con politica">politica</a> del ‘fai da te’</strong>. Le percezioni di isolamento/minaccia provocate dal dossier del Bahrain si sono sommate ai difficili rapporti con Il Cairo e alla recrudescenza dello scontro con <a href="http://www.bbc.co.uk/news/world-middle-east-17402856">Ansar al Sharia</a> – frangia di Al-Qaeda nella Penisola Arabica – in Yemen.</p>
<p>Nelle ultime settimane, molti egiziani sono scesi in piazza per protestare contro l’alleanza de Il Cairo con Riyad. Una tensione che ha provocato uno dei momenti più bassi dei rapporti bilaterali tra i due Paesi negli ultimi anni. Il pretesto delle rimostranze è stato l’arresto dell’avvocato egiziano Ahmed el-Gizawy durante una visita in territorio saudita. Nonostante la crisi sia rientrata prontamente – i problemi economici che hanno colpito l’<a href="http://www.meridianionline.org/temi/egitto/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Egitto">Egitto</a> sono stati una ragione sufficiente a spingere i militari e i leader del Parlamento filo-islamista a volare a Riyad per ricucire il rapporto, valevole per miliardi di dollari di aiuti sauditi ogni anno – la diffidenza reciproca tra le leadership dei due Paesi ha contribuito ad amplificare le percezioni ‘negative’ dell’Arabia nel contesto regionale mediorientale.</p>
<p>Vi è infine lo Yemen, vecchio terreno di competizione iraniano-saudita. I violentissimi attentati delle ultime settimane hanno mostrato con chiarezza che <strong>i tentativi di Riyad di ‘disfarsi’ del terrorismo di matrice qaedista sono riusciti solo in parte</strong>: le operazioni promosse dal principe Mohammed bin Nayef – capo delle forze di controterrorismo saudita e figlio del Ministro degli Interni – hanno distrutto il network di al-Qaeda in territorio nazionale, ma hanno anche spinto i ‘sopravvissuti’ a emigrare in Yemen e a fondare nel 2009 l’organizzazione al-Qaeda nella Penisola Arabica.</p>
<p>Ibraheem al-Nahas – docente di scienze politiche della King Saud University – ha affermato alla testata al-Riyadh che Teheran starebbe appoggiando finanziariamente proprio Ansar al-Sharia in Yemen. Secondo al-Nahas, l’Iran avrebbe anche spinto l’organizzazione qaedista a proseguire nella pratica del rapimento di diplomatici yemeniti operanti negli uffici consolari sauditi, come nel caso del sequestro di <a href="http://www.nytimes.com/2012/04/18/world/middleeast/saudi-arabia-diplomat-kidnapped-in-yemen.html">Abdullah al-Khaldi</a>. <strong>L’obiettivo sciita sarebbe quello di costringere Riyad a dover negoziare la liberazione degli ostaggi</strong>, provocando così un indebolimento della posizione saudita nell’area.</p>
<p>Le vicende del piccolo Bahrain sono quindi state il punto di arrivo di un processo che nei circoli di potere sauditi era in atto da tempo. Il timore dell’abbandono americano e le conseguenze delle primavere arabe hanno probabilmente amplificato la percezione saudita di ‘solitudine’ nei confronti della minaccia sciita proveniente direttamente da Teheran. Il rischio nella gestione del nemico comune iraniano rimane alto e le diffidenze reciproche che investono i rapporti del fronte occidentale-sunnita difficilmente permetteranno una diminuzione della tensione nel medio periodo.</p>
<div class="feedflare">
<a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?a=muRQR5iTkWE:kb6PUVMgJJY:yIl2AUoC8zA"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?d=yIl2AUoC8zA" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?a=muRQR5iTkWE:kb6PUVMgJJY:qj6IDK7rITs"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?d=qj6IDK7rITs" border="0"></img></a>
</div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/meridianionline/~4/muRQR5iTkWE" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.meridianionline.org/2012/05/24/unione-del-golfo-bahrain-arabia-saudita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	<enclosure url="http://cdnmri.mri.netdna-cdn.com/wp-content/uploads/2012/05/Unione-del-Golfo-il-Bahrein-fa-esplodere-la-solitudine-saudita-300x242.jpg" length="28114" type="image/jpg" /><media:content url="http://cdnmri.mri.netdna-cdn.com/wp-content/uploads/2012/05/Unione-del-Golfo-il-Bahrein-fa-esplodere-la-solitudine-saudita-300x242.jpg" width="300" height="242" medium="image" type="image/jpeg" />	<feedburner:origLink>http://www.meridianionline.org/2012/05/24/unione-del-golfo-bahrain-arabia-saudita/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Mugabe e la legge sull’Indigenizzazione: a chi conviene?</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/meridianionline/~3/qt_bXbcX1fo/</link>
		<comments>http://www.meridianionline.org/2012/05/24/mugabe-la-legge-indigenizzazione/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 May 2012 14:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Zoppi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa Subsahariana]]></category>
		<category><![CDATA[Mugabe]]></category>
		<category><![CDATA[Zanu PF]]></category>
		<category><![CDATA[Zimbabwe]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.meridianionline.org/?p=8656</guid>
		<description><![CDATA[L’epopea della “Legge sull’Indigenizzazione e la Responsabilizzazione Economica” voluta da Mugabe e dal suo partito, lo ZANU-PF, ha già segnato il suo quarto anno da quando, il 9 marzo 2008, il leader ora 88enne pose la firma necessaria a trasformare il decreto in legge. La legge in questione decreta come misura principale che le società straniere operanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’epopea della “Legge sull’Indigenizzazione e la Responsabilizzazione Economica” voluta da <a href="http://www.meridianionline.org/temi/mugabe/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Mugabe">Mugabe</a> e dal suo partito, lo ZANU-PF, ha già segnato il suo quarto anno da quando, il 9 marzo 2008, il leader ora 88enne pose la firma necessaria a trasformare il decreto in legge.</p>
<p>La legge in questione decreta come misura principale che le società straniere operanti in <a href="http://www.meridianionline.org/temi/zimbabwe/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Zimbabwe">Zimbabwe</a> con un attivo annuo maggiore di 500 000 dollari debbano essere controllate per almeno il 51%, da cittadini “indigeni” zimbabwani.</p>
<p>E’ la stessa legge a definire  come indigeno «<em>chiunque sia stato</em><em> </em><em>danneggiato</em><em> </em><em>da ingiuste discriminazioni,</em><em> </em><em>su base razziale,</em><em> </em><em>prima del 18 aprile 1980 </em>[prima dell’indipendenza cioè n.d.r.]<em> </em><em>e qualsiasi discendente di</em><em> </em><em>tali</em><em> </em><em>persone, includendo tutte le società, associazioni, sindacati o partenariati</em><em> </em><em>di importanza strategica o</em><em> </em><em>in cui indigeni zimbabwani costituiscano la maggioranza</em><em> </em><em>dei membri</em>».</p>
<p><strong>La legge sembra dunque inserirsi nel contesto della terza</strong><strong> </strong><strong><em>Chimurenga</em></strong><em> </em>(guerra di liberazione), iniziata nel 2000 col placet di Mugabe, quando diverse centinaia di fattorie gestite da bianchi furono occupate dalla componente nera della popolazione, desiderosa di riprendersi ciò che le era stato tolto durante l’amministrazione bianca dell’allora Rhodesia per mano di Ian Douglas Smith.</p>
<p>Un metodo fai-da-te di giustizia sociale, di fronte al quale Mugabe in realtà non ha mai potuto fare molto, considerando il pericolo di perdere consensi in caso di repressione e  considerando l’immobilità, quando non aperta accondiscendenza, della polizia. <strong>Più facile invece è stato cavalcare e guidare il malcontento della popolazione nera</strong>, assecondando il desiderio revanscista nei confronti degli eredi dell’establishment coloniale bianco che, con toni più o meno forti, ha sempre permeato il modo di fare <a href="http://www.meridianionline.org/temi/politica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con politica">politica</a> di Robert Mugabe. Come anche sottolineato dal Ministro per l’Indigenizzazione e la Responsabilizzazione Economica (nominato <em>ad hoc</em>) Paul Mangwana, la legge è uno strumento pensato per correggere gli sbilanciamenti tra neri e bianchi attribuibili al passato coloniale. E’ dunque legittimo ipotizzare che, dopo la “presa” della terra, si stia verificando qualcosa di simile nel settore industriale, e in particolare in quello minerario.</p>
<p>Ad oggi, le misure contenute nel documento sono state solo parzialmente adottate, tra continui rinvii e minacce.</p>
<p>Non erano pochi in realtà quelli che sin da subito avevano pensato ad un bluff, ad una <em>action de</em> <em>façade.</em> E in effetti, il 29 marzo 2008 &#8211; poco dopo la firma &#8211; si tennero le elezioni presidenziali che avrebbero riconfermato Robert Mugabe, unico candidato al secondo turno dopo il ritiro di Tsvangirai, attuale leader di opposizione, che temeva per la propria vita e per quella dei suoi alleati.</p>
<p>Da quando la norma è stata varata, la sua applicazione è stata subito complessa. Si parla infatti di un Paese che “<em>ha</em> <em>bisogno di capitale straniero non per crescere ma per </em><em><a href="http://blogs.ft.com/beyond-brics/2011/09/19/zimbabwe-gets-ready-for-indigenisation/#axzz1vdMkdjdX">sopravvivere</a></em>”. Qualsiasi data ultima fissata fin ora per la presentazione dei “piani di indigenizzazione aziendale” da parte delle numerose società straniere non è stata rispettata, come dimostrato dai precedenti rinvii sulle scadenze del 15 aprile, 30 giugno 2010 e 30 settembre 2011. Ragion per cui anche la nuova deadline di maggio 2015 non può essere considerata definitiva.</p>
<p>Pochi sono infatti gli elementi che aiutano a capire se Mugabe e i suoi questa volta intendano andare fino in fondo. Nel dubbio, l’estate scorsa risultavano essere già <a href="http://www.thezimbabwean.co.uk/business/mining/50463/mining-firms-apply-for-indigenisation.html">173</a> le aziende straniere della sola industria mineraria che avevano provveduto a  presentare un piano per soddisfare i requisiti imposti dalla nuova legge. <strong>Ora sono più di 200 ultimi dati alla mano</strong>. A queste si sono aggiunte la British American Tobacco, Nestle, Cargill, Barclays e la Standard Chartered Bank.</p>
<p>A gennaio di quest’anno il governo ha anche deciso di alzare le tasse dell’<a href="http://www.miningweekly.com/article/zimbabwe-partially-rejects-mimosa-indigenisation-plan-2012-02-24">8000%</a> per la prospezione mineraria; questo provvedimento è stato accompagnato da altri aumenti per l’estrazione del platino. L’Implats (compagnia sudafricana attiva nell’estrazione del platino in Zimbabwe) ha per esempio lamentato un aumento vertiginoso delle tasse da pagare al governo da 45 000 dollari all’anno a 48.5 milioni di dollari. Forse il governo inizia a fare sul serio.</p>
<p><strong>La legge non ha risparmiato neanche le numerose compagnie minerarie cinesi</strong>: nei primi mesi si era pensato ad un’eccezione alla regola giuridica, a seguito di dichiarazioni più o meno ufficiali di alcuni membri dello ZANU-PF e smentite mai arrivate che avevano fatto intendere molto. Più di tutti, a far passare il messaggio era stato Christopher Mutsvangwa, non a caso ex ambasciatore in Cina, che aveva chiesto retoricamente: «<em>Perché non dovremmo dare loro un’opportunità? Siamo ben felici di incentivare nuovi investitori</em>», riferendosi anche al settore dei diamanti, boicottato da molti Stati della comunità internazionale (nonostante il  commercio dei diamanti delle cave di Marange non sia proibito dal World Diamond Congress, l’organo internazionale che se ne occupa), e invece di interesse per la Cina.</p>
<p>Invece ora sono diverse le compagnie cinesi che stanno presentando i piani di indigenizzazione e questa ventilata ipotesi di favoritismo sembra essere svanita.</p>
<p>Ma quali sono i rischi corsi da Mugabe con questa legge? Il probabile scoraggiamento degli investimenti e allontanamento dei capitali occidentali che potrebbe conseguirne (per ora limitato) ha messo in allarme l’opposizione, che aveva già denunciato la creazione di due classi di cittadini, con diversi diritti: <strong>l’inizio di un apartheid al rovescio, addirittura</strong>.</p>
<p>Vero che sia, è evidente la necessità e urgenza di un’analisi dell’utilità di tale provvedimento per l’economia zimbabwana, in grave crisi e in caduta libera da 10 anni. <strong>I</strong><strong>l Paese ha un estremo bisogno di attrarre investimenti stranieri</strong> e corre il pericolo di un isolamento internazionale ancora più opprimente che potrebbe condannare lo Zimbabwe ad un altro decennio di povertà e promesse di sviluppo disattese. Allo stesso tempo, come sostenuto anche dall’opposizione, une revisione delle leggi che regolamentano le attività economiche in Zimbabwe è auspicabile, e potrebbe garantire maggiori e giusti introiti per tutti, evitando i pericoli sociali derivanti dalla legge sull’Indigenizzazione così come concepita adesso.</p>
<p>Un abbassamento della soglia del 51%, ad esempio, rappresenterebbe già un ottimo compromesso, sia per accordare maggiore rappresentanza locale nei Consigli d’amministrazione aziendali, sia per assicurare una certa libertà e sicurezza al mercato.</p>
<p>Da notare è anche che la legge è muta sul capitolo <a href="http://www.meridianionline.org/temi/sanzioni/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con sanzioni">sanzioni</a>, lasciando pericolosamente carta bianca all’esecutivo su <a href="http://www.meridianionline.org/temi/sanzioni/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con sanzioni">sanzioni</a> o addirittura espropriazioni popolari per le compagnie che non si adegueranno. <strong>Bisognerà poi verificare chi realmente metterà le mani sulle quote cedute dalle aziende</strong>, capire cioè se sarà uno strumento per arricchire le sole élites vicine al capo oppure se ci saranno benefici per un gruppo più ampio di individui.</p>
<p>Di sicuro questi provvedimenti contribuiranno a fare dello Zimbabwe un ambiente poco favorevole agli affari. Secondo i dati della Banca Mondiale, nel 2011 Harare ha perso diverse posizioni nella speciale classifica dei Paesi in cui è più facile avviare un’attività economica, assestandosi su un misero 171esimo posto sui 183 totali.</p>
<div class="feedflare">
<a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?a=qt_bXbcX1fo:BxOQTwJz_40:yIl2AUoC8zA"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?d=yIl2AUoC8zA" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?a=qt_bXbcX1fo:BxOQTwJz_40:qj6IDK7rITs"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?d=qj6IDK7rITs" border="0"></img></a>
</div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/meridianionline/~4/qt_bXbcX1fo" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.meridianionline.org/2012/05/24/mugabe-la-legge-indigenizzazione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	<enclosure url="http://cdnmri.mri.netdna-cdn.com/wp-content/uploads/2012/05/Mugabe-indigenizzazione-1-300x225.jpg" length="17152" type="image/jpg" /><media:content url="http://cdnmri.mri.netdna-cdn.com/wp-content/uploads/2012/05/Mugabe-indigenizzazione-1-300x225.jpg" width="300" height="225" medium="image" type="image/jpeg" />	<feedburner:origLink>http://www.meridianionline.org/2012/05/24/mugabe-la-legge-indigenizzazione/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>CSTO: la NATO russa compie 20 anni e guarda all’Asia Centrale</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/meridianionline/~3/dsj2_t81m7w/</link>
		<comments>http://www.meridianionline.org/2012/05/24/csto-nato-russia-asia-centrale/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 May 2012 11:56:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Siddi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Russia e Eurasia]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Center 2011]]></category>
		<category><![CDATA[CSTO]]></category>
		<category><![CDATA[GUUAM]]></category>
		<category><![CDATA[Manas]]></category>
		<category><![CDATA[rivoluzioni colorate]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.meridianionline.org/?p=8653</guid>
		<description><![CDATA[L’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (nota come CSTO, l’acronimo del suo nome in inglese) ha compiuto 20 anni il 15 maggio 2012. Per lungo tempo, la CSTO non ha avuto alcun ruolo di rilievo per la sicurezza dello spazio post-sovietico. Solo di recente l’Organizzazione è tornata a fare cronaca. I motivi di questo sviluppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (nota come <a href="http://www.meridianionline.org/temi/csto/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con CSTO">CSTO</a>, l’acronimo del suo nome in inglese) ha compiuto 20 anni il 15 maggio 2012. Per lungo tempo, la <a href="http://www.meridianionline.org/temi/csto/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con CSTO">CSTO</a> non ha avuto alcun ruolo di rilievo per la sicurezza dello spazio post-sovietico. Solo di recente l’Organizzazione è tornata a fare cronaca.</p>
<p>I motivi di questo sviluppo sono da ricercare nelle stanze del potere del Cremlino e nelle tensioni che si sono susseguite nello spazio post-sovietico durante lo scorso decennio. <strong>La <a href="http://www.meridianionline.org/temi/russia/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Russia">Russia</a>, principale sponsor dell’Organizzazione, ha deciso di potenziarne la componente militare. </strong>L’iniziativa è stata accolta con favore dagli altri sei Stati membri (Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan), ansiosi di ottenere garanzie per la loro stabilità interna e per quella delle regioni circostanti.</p>
<p>Dal 1992 al 2007 la CSTO è rimasta in un’impasse che ne impediva una qualsiasi efficacia pratica. Nove Stati firmarono il Trattato di Sicurezza Collettiva tra il 1992 e il 1993 (gli attuali membri, più Georgia e Azerbaigian), ma già alla fine degli anni ‘90 tre Paesi – Uzbekistan, Georgia e Azerbaigian – rifiutarono di rinnovare l’accordo.</p>
<p>In quegli anni, Georgia, Ucraina, Uzbekistan, Azerbaigian e Moldova stavano cercando di emanciparsi dalla sfera d’influenza di una Russia indebolita e avevano fondato il <a href="http://www.meridianionline.org/temi/guuam/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con GUUAM">GUUAM</a> (acronimo delle rispettive iniziali), un’alleanza volta a rafforzare la loro indipendenza e sovranità. L’esperimento fallì e, tra il 2003 e il 2005,<strong> diversi Paesi del GUUAM e dell’ex-URSS furono colpiti da turbolenze interne</strong>.</p>
<p>Le <a href="http://www.meridianionline.org/temi/rivoluzioni-colorate/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con rivoluzioni colorate">Rivoluzioni Colorate</a> attraversarono Georgia, Ucraina e Kirghizistan, toccando anche (senza successo) Bielorussia e Armenia. Le proteste in Uzbekistan furono <a href="http://news.bbc.co.uk/1/hi/4550845.stm">represse nel sangue a Andijan</a> nel maggio del 2005. Nei cinque anni successivi si è osservato il progressivo fallimento delle rivoluzioni più ambiziose, in particolare quelle georgiana e ucraina. L’anelito democratico ha lasciato spazio alla repressione e a una corruzione dilagante della classe <a href="http://www.meridianionline.org/temi/politica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con politica">politica</a>.</p>
<p><strong>Al caos interno si sono aggiunte</strong> <strong>nuove tensioni internazionali</strong>. Nel 2008 la Georgia ha usato la forza per tentare di recuperare il controllo delle regioni separatiste di Abkhazia e Ossezia del Sud. Due anni dopo, il Kirghizistan è stato teatro di <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2010/jun/16/kyrgyzstan-killings-attempted-genocide-uzbeks">gravi scontri</a> in cui le forze locali hanno massacrato membri della minoranza uzbeka nel sud del Paese. Negli ultimi mesi si sono intensificati anche gli incidenti sulla linea del cessate il fuoco azero-armena, in Nagorno-Karabakh.</p>
<p>In un contesto così tumultuoso, la Russia ha deciso di riprendere in mano l’iniziativa e ha rivitalizzato e rafforzato la CSTO. Nel settembre del 2008, subito dopo il conflitto russo-georgiano, Dmitry Medvedev aveva presentato l’idea di dotare l’Organizzazione di una componente militare. <strong>L’anno successivo i Paesi della CSTO si sono accordati per la creazione di una Forza di Reazione Rapida Collettiva</strong>. Nel 2011 la task force militare è diventata realtà.</p>
<p>A settembre dello stesso anno gli Stati membri hanno svolto <a href="http://en.rian.ru/mlitary_news/20110919/166948811.html">un’esercitazione militare congiunta</a>, denominata <a href="http://www.meridianionline.org/temi/center-2011/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Center 2011">Center 2011</a>, alla quale hanno preso parte 12000 uomini, 100 carri armati, 50 aerei e 10 navi da guerra. Si è trattato di un altro passo verso la costituzione di una “piccola NATO russa”.</p>
<p>Per la Russia, che controlla la stragrande maggioranza delle risorse economiche e militari della CSTO, la rivitalizzazione dell’Organizzazione è un fattore strategico positivo. <strong>Mosca può contribuire direttamente alla stabilità del vicinato</strong> e allo stesso tempo rafforza il controllo sulla sua sfera d’influenza. Grazie a un accordo concluso con gli altri Stati membri lo scorso dicembre, la Russia ha ottenuto un <a href="http://www.jamestown.org/single/?no_cache=1&amp;tx_ttnews%5btt_news%5d=38889&amp;tx_ttnews%5bbackPid%5d=7&amp;cHash=1e5b15f297bd4110e8e008ed5b49779e">diritto di veto</a> sull’istallazione di nuove basi militari straniere nel territorio della CSTO. L’unica base straniera esistente, quella dell’aviazione americana a <a href="http://www.meridianionline.org/temi/manas/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Manas">Manas</a> (vitale per i rifornimenti della missione ISAF in <a href="http://www.meridianionline.org/temi/afghanistan/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Afghanistan">Afghanistan</a>), <a href="http://en.rian.ru/world/20111220/170389283.html">sarà chiusa nel 2014</a>.</p>
<p>Nonostante il suo recente rafforzamento, la CSTO mostra ancora diversi limiti. Oltre alla dipendenza dalle risorse russe, l’Organizzazione deve far fronte a potenziali scenari in cui la solidarietà tra i Paesi membri verrebbe messa a dura prova. Per esempio, nel caso in cui l’Azerbaigian attaccasse l’Armenia per riprendere il controllo del Nagorno-Karabakh (un’opzione più volte menzionata dal governo azero), Kazakistan e Tagikistan potrebbero decidere di non correre in soccorso dell’alleato armeno, tanto più che entrambi i Paesi hanno stretti rapporti commerciali con Baku.</p>
<p><strong>Sembra che la Russia dovrà agire da sola</strong><strong> </strong><strong>nelle questioni caucasiche, senza fare affidamento sulla CSTO</strong>. Ne è un sintomo anche il fatto che gli altri Paesi dell’Organizzazione, pur approvando l’azione militare russa dell’agosto 2008 nella regione, non abbiano seguito il Cremlino nel riconoscimento dell’indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud.</p>
<p>Un discorso diverso vale per l’Asia Centrale, che sarebbe al centro delle considerazioni geopolitiche che hanno spinto Mosca e gli Stati alleati a rafforzare la CSTO e a creare la Forza di Reazione Rapida Collettiva. <strong>Con l’imminente ritiro delle truppe NATO dall’Afghanistan, potrebbe aprirsi una nuova fase di instabilità</strong> ai confini meridionali dello spazio post-sovietico. Il Tagikistan è particolarmente vulnerabile a eventuali sconvolgimenti in Afghanistan, Paese con cui condivide un lungo confine. Dal Tagikistan, l’instabilità e il terrorismo islamico potrebbero diffondersi agli altri Paesi dell’Asia Centrale ex-sovietica.</p>
<p>L’evoluzione della CSTO riporta la Russia ad alcune problematiche che erano rimaste in sospeso con la dissoluzione dell’URSS. Nel 1992, le tensioni al confine tagico-afgano in seguito al crollo del regime filosovietico di Kabul furono uno dei principali motivi dietro la firma del Trattato di Sicurezza Collettiva. A tre anni dal ritiro dell’Armata Rossa dall’Afghanistan, occorreva garantire i confini e la stabilità dei Paesi post-sovietici.</p>
<p>Vent’anni più tardi si delinea la prospettiva un nuovo inglorioso ritiro dall’Afghanistan, stavolta per le truppe dell’Alleanza Atlantica. La Russia e i suoi alleati si ritroveranno in prima linea a fronteggiare le incertezze che ne deriveranno. E’ questa la sfida principale che attende la CSTO.</p>
<div class="feedflare">
<a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?a=dsj2_t81m7w:NbWzI36rV-k:yIl2AUoC8zA"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?d=yIl2AUoC8zA" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?a=dsj2_t81m7w:NbWzI36rV-k:qj6IDK7rITs"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/meridianionline?d=qj6IDK7rITs" border="0"></img></a>
</div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/meridianionline/~4/dsj2_t81m7w" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.meridianionline.org/2012/05/24/csto-nato-russia-asia-centrale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	<enclosure url="http://cdnmri.mri.netdna-cdn.com/wp-content/uploads/2012/05/c-300x200.jpg" length="22123" type="image/jpg" /><media:content url="http://cdnmri.mri.netdna-cdn.com/wp-content/uploads/2012/05/c-300x200.jpg" width="300" height="200" medium="image" type="image/jpeg" />	<feedburner:origLink>http://www.meridianionline.org/2012/05/24/csto-nato-russia-asia-centrale/</feedburner:origLink></item>
	</channel>
</rss><!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Page Caching using disk: basic
Content Delivery Network via cdnmri.mri.netdna-cdn.com

Served from: www.meridianionline.org @ 2012-05-27 23:49:51 -->

