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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" version="2.0"><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-18602623</atom:id><lastBuildDate>Tue, 22 Nov 2011 07:38:06 +0000</lastBuildDate><category>chincaglie</category><category>racconti</category><category>video</category><category>taccuino</category><category>suppurazioni</category><category>shots</category><category>zonzovampe</category><category>metroversi</category><category>membrana</category><category>frequenze</category><category>romanzo</category><title>[metrovampe]</title><description>racconti e sentieri incisi nella carne</description><link>http://metrovampe.blogspot.com/</link><managingEditor>noreply@blogger.com (Alessandro)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>155</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/metrovampe" /><feedburner:info uri="metrovampe" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-18602623.post-1756201359965002363</guid><pubDate>Thu, 31 Mar 2011 09:36:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-03-31T06:23:35.616-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">romanzo</category><title>[x.y.u.]</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-5wHoZFXZF_4/TZRKzQ-g5dI/AAAAAAAAAQ4/DdPCFqOgbmU/s1600/DSC_0090.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" r6="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-5wHoZFXZF_4/TZRKzQ-g5dI/AAAAAAAAAQ4/DdPCFqOgbmU/s320/DSC_0090.jpg" width="211" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono sempre a testa china sulla stesura del libro. Sta prendendo forma come si dice, ha una colonna vertebrale, ha un cuore. Naturalmente vuole essere nutrito: più lo faccio con regolarità e costanza più lo si vede crescere e pulsare, ovvio, naturale. A un certo punto la pagina bianca ha cominciato a fare le bizze. Rimaneva bianca e non fioriva, non era più quell’humus dal quale le cose venivano fuori alla prima goccia di pioggia ma piuttosto uno spazio muto, un terreno esausto. Mi sono accorto allora di avere accumulato in memoria un bel po’ di materiale e ho cominciato a lavorare su quello, pensando che fosse materia densa, da diluire e far levitare, da far crescere su se stessa per poi lavoraci su di lima e di scalpello. Le pagine hanno ripreso a crescere, come se ogni riga di cui erano composte avesse avuto a sua volta la capacità di allargarsi ed esplodere. Le cellule hanno ripreso a moltiplicarsi, la sostanza ha ricominciato a suppurare, a fluire. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fin dall’inizio ho avuto come la certezza inconscia che tutto ciò che sarebbe venuto fuori avrebbe avuto un marcato carattere magmatico. Prima di tutto perché è tale la natura del mondo interiore: ogni suo luogo, ogni sua creatura, altro non sono che creazioni provenienti da una materia fluida e incandescente, che ha potuto trovare forma soltanto dopo una serie innumerevole di cambiamenti e rimescolamenti, di assestamenti e raffreddamenti. La mia stessa scrittura ha ereditato tale carattere: spesse volte la si vede generare la narrazione soltanto dopo un processo di solidificazione, la si vede comporsi e strutturarsi per poi mutare di nuovo in una natura liquida e tuffarsi in un alternarsi di luci ed ombre, oscillando tra stati di coscienza sommersa, obnubilata e stati di lucidità risorta e rafforzata, riacquistata. Sono dinamiche a cui cerco di fare riferimento costante sostanzialmente per un motivo: perché sono le stesse attraverso le quali ogni uomo e ogni donna, da sempre, sono costretti a passare quando si trovano a compiere una qualsiasi intima evoluzione, una guarigione, una conquista o un cambiamento interiore in generale. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E fondamentalmente il libro parla di questo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dicevo del materiale accumulato: soltanto dopo ho cominciato a pensare ad una sorta di traccia con la quale organizzarlo e strutturarlo. Forse questa era un’operazione da compiere più a monte, ma nella mia inesperienza ho voluto dar prima spazio al caso e a quella componente irrazionale che spesso è il combustibile di tanti bei pastrocchi creativi. Solo più tardi mi sono riservato il privilegio di dare una passata di shit detector alla roba che era venuta fuori: è un’operazione sempre necessaria, difficilmente il metallo prezioso lo si trova allo stato puro, ma piuttosto fuso e mischiato con tanta altra roba che toccherà scartare. Non è sempre piacevole estrarre la roba buona e gettare il resto, soprattutto se lo fai su una pagina che hai scritto di recente: magari per quelle quattro-cinquemila battute hai speso una mezza giornata, ed è più che sacrosanto che ti girino le palle quando ti accorgi che se ne salva, quando va bene, soltanto un terzo. Allora preferisco tirar fuori le forbici per pezzi un po’ datati, vuoi perché così ho dimenticato il tempo che mi ci è voluto per scriverli, vuoi perché l’aurea regola di far decantare per un po’ le cose è sempre valida. A questo punto c’è ancora molto da fare: le pagine che ho in mano hanno bisogno di un mucchio di ritocchi ed interventi, a queste ne debbo aggiungere altre; alcune verranno fuori sicuramente per “lievitazione” altre, si spera, compariranno piene e brulicanti quando fino a poco prima erano candide e deserte. In tutta sincerità non so di quanto altro tempo avrò bisogno per chiudere la cosa: potrei dire sei mesi, un anno o due, ma tra le tante cose che non so fare c’è anche il rispettare le scadenze. Forse lo si è capito che non mi piace avere il fiato sul collo: perché correre e sbattersi tanto quando poi, tutto ciò che è evoluzione, conversione e creazione, altro non è che è un incantevole, misterioso elogio della lentezza?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18602623-1756201359965002363?l=metrovampe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/metrovampe/~3/_xQ1XND_UAE/xyu.html</link><author>noreply@blogger.com (Alessandro)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/-5wHoZFXZF_4/TZRKzQ-g5dI/AAAAAAAAAQ4/DdPCFqOgbmU/s72-c/DSC_0090.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>4</thr:total><feedburner:origLink>http://metrovampe.blogspot.com/2011/03/xyu.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-18602623.post-1197277842071114279</guid><pubDate>Mon, 24 May 2010 12:47:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-05-24T05:49:55.640-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">romanzo</category><title>[Questo e altro]</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/S_p1M4Zq1YI/AAAAAAAAAQc/lf4UGsd2qgI/s1600/grnlqd.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" gu="true" height="200" src="http://2.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/S_p1M4Zq1YI/AAAAAAAAAQc/lf4UGsd2qgI/s200/grnlqd.jpg" width="197" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Dovrebbe venirmi il magone a pensare a come, più della pagina scritta, tirano e rendono tanti altri mezzi e altri mondi, a come il loro potere di intrattenere e rappresentare appaia estremamente più fascinoso della lettura. Dovrebbe venirmi il magone, ma non succede. Non perché sia convinto di chissà quale potenzialità o prerogativa esclusiva della parola scritta, quanto perché scrivere è la cosa che mi riesce meno peggio delle altre. Meglio questo che niente, penso insomma per tirarmi su. Come sanno gli aficionados, quel che ho da dire lo sto riversando in un lavoro del quale poco ho detto se non che sarà un romanzo. Finora il personaggio è uno solo, e con tutta probabilità, sarà lui il protagonista. Se ne aggiungeranno degli altri ma so già che alla fine il motore di ogni cosa sarà lui solo, con tutta la mole di mondo interiore che va spargendo intorno ad ogni passo. Non voglio dire molto di lui, per non rovinare la sorpresa, se non che già al mattino, appena sveglio, è piegato sotto il peso degli incubi notturni; a mezzogiorno è alla sua quindicesima sigaretta e per tutta la giornata non fa che andare alla ricerca di pezzi con cui ricostruirsi, riappropriarsi della vita e di un futuro che, da qualsiasi parte lo si guardi, non lascia presagire nulla di buono. Ancora un barboso omaggio alle paranoie e agli sbrocchi dell'uomo moderno? L’ennesimo poema/monumento alla follia? Vorrei che non lo fosse, ma può benissimo succedere che alla fine lo sia. Sto tentando di stare alla larga da ogni compiacimento o frequentazione morbosa della tematica. Ciò che ho a cuore è che comunque venga fuori una stella in più nel cielo di chi naviga o navigherà per analoghi vissuti. Magari per dare davvero una mano, forse, sarebbe meglio gettarsi in tutt'altra impresa: farsi in quattro contro l'uso di ogni tipo di droga, per dirne una, così da eliminare quella che è la prima causa del manifestarsi di patologie come psicosi e depressioni. Ma rimarrebbe la categoria di coloro che sono nella corrente, nel punto dove l'acqua è più nera e più profonda, dove il gorgo è più vorace. Quando il pensiero va a &lt;a href="http://metrovampe.blogspot.com/2006/02/giorno-zero-la-canzone-in-forma-di.html"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #660000;"&gt;costoro&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; la scrittura si scioglie di remore e complessi; stili, strutture e quant’altro non hanno più molta importanza: c'è soltanto quest'uomo che ama accenderne una con la cicca della precedente, che mette su gli anfibi negli inverni come nelle estati, la sua ricerca continua e ossessiva di uno straccio di prova della reversibilità del suo stato, della reale possibilità del ritorno. Spendo il tempo ad affidare alla parola la testimonianza di come tale ritorno si sia pienamente realizzato, di come la vita abbia attecchito in quello che sembrava il luogo più infecondo dell’intero universo; se poi qualcuno pensa che ci si possa mettere in piedi una serie tv o un videogame o al più un giuoco da tavolo si faccia pure vivo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: #660000;"&gt;&lt;strong&gt;in foto: green liquid sky&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18602623-1197277842071114279?l=metrovampe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/metrovampe/~3/44y8jDlGoSI/questo-e-altro.html</link><author>noreply@blogger.com (Alessandro)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/S_p1M4Zq1YI/AAAAAAAAAQc/lf4UGsd2qgI/s72-c/grnlqd.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>4</thr:total><feedburner:origLink>http://metrovampe.blogspot.com/2010/05/questo-e-altro.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-18602623.post-4263501941781361080</guid><pubDate>Fri, 07 May 2010 07:00:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-05-07T00:00:00.929-07:00</atom:updated><title>[Mi è venuta voglia di cinguettare un poco]</title><description>Mi trovate &lt;a href="http://twitter.com/metrovampe"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #660000;"&gt;qui&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, ma l’astronave madre continua sempre ad andare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18602623-4263501941781361080?l=metrovampe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/metrovampe/~3/6PqeWoihsgk/mi-e-venuta-voglia-di-cinguettare-un.html</link><author>noreply@blogger.com (Alessandro)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://metrovampe.blogspot.com/2010/05/mi-e-venuta-voglia-di-cinguettare-un.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-18602623.post-3851989512483903036</guid><pubDate>Mon, 22 Mar 2010 13:24:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-03-22T06:24:51.534-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">romanzo</category><title>[Idee per un guitar hero della mente]</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/S6dvc5h6C8I/AAAAAAAAAQU/V7vV6TJSrNw/s1600-h/myland.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://3.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/S6dvc5h6C8I/AAAAAAAAAQU/V7vV6TJSrNw/s320/myland.jpg" vt="true" width="231" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Qui sembra tutto fermo ma in realtà non lo è. Intanto un grazie a chi, nonostante la bassa frequenza di aggiornamento, continua a bazzicare da queste parti. Tornano e ritornano su vecchi e ancor più vecchi post e questo mi fa assai piacere. In cantiere c’è sempre quel polpettone che vado chiamando romanzo, tra magre creative e sirenidi richiami del mondo esterno si va comunque avanti. Posto meno sul blog perché tutto ciò che sta venendo fuori ora si canalizza nel mio progettino. Ci sono anche le magre ma le crisi creative fanno parte del gioco. Secondo me sono fisiologiche: prima me ne facevo un cruccio, ora ci convivo approfittando per staccare un po’ la spina. Magari esco a fare due foto e spezzo così temporaneamente quel legame simbiotico, a volte a ridosso della fissa, che mi si crea con la scrittura.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Macchine non siamo e per scrivere non abbiamo, ancora e per fortuna, tra le mani software capaci di assistere il processo creativo continuando a nutrirne e dettarne il divenire fintanto che arriva la corrente. Come tanti suoi fratelli che vanno già sulle gambe, un tale programmino garantirebbe il solito risultato finale scintilloso e perfettizzato, senza sgarro alcuno e con tutte le carte in regola per essere accolto nel pantheon dei prodotti ultimi. Per come amano correre le cose di oggi, è probabile che già da un pezzo stiano pulsando da qualche parte algoritmi capaci di mettere in piedi trame e caratterizzare personaggi, ciucciare in entrata materiale grezzo e buttar fuori strofe e capitoli, dialoghi e digressioni perfettamente rispondenti a settaggi e parametrizzazioni decisi a monte. Voi che dite, l’idea vi alletta? Tanto di cappello a chi riuscirà a sfornare una applicazione simile. A quel punto se si vorrà preservare la scrittura “biologica”, bisognerà costantemente tenere un occhio alle percentuali in cui la macchina e l’umano parteciperanno alla miscela demiurgica che avrà dato vita all’articolo, al poema, al romanzo. Ma la scrittura ha davvero bisogno di restare prerogativa umana? &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non ho l’occhio abbastanza lungo per immaginare una risposta, ma da persona che dice di amare l’imbrattare fogli, troverei frustrante, e non poco, attribuirmi la paternità di un qualcosa venuto fuori con la complicità invasiva di un processo automatico. I figli c’è più gusto farli alla vecchia maniera insomma: con molta probabilità non vedrò fruttare un solo centesimo da questa scellerata attività, ma almeno la soddisfazione che buona parte di essa è farina del mio sacco e sudore della mia fronte vorrei averla. Inoltre come molti altri esemplari della mia specie dissennata vorrei che, una volta tornato alla polvere, di me rimanesse una traccia vera ed autentica, con il mio odore addosso e risuonante della mia voce, intrisa dei miei vezzi e dei miei entusiasmi, dei miei fiaschi, delle mie corna rotte e delle mie aurore. Vorrei che alla fine fossero stati impressi su foglio quante più facce del diamante, quante più mappe di questo mondo che si agita dentro ad ognuno in modo diverso, irripetibile e unico. Potranno battaglioni di algoritmi e fiumane di codice garantirmi tutto questo? Anche se mi regalassero chiavi in mano la perfezione del risultato, rinuncerei. Non so che farmene della perfezione. Io non sono perfetto, io non so da che parte cominciare per fare i soldi, non so fottere il prossimo per arrivare e voglio che questo si sappia e si senta: mi basta essere così come sono per rappresentare alla perfezione la mia imperfezione. Mi piace andare avanti anche se tante volte c’è da farlo a testa bassa, sputando sangue e coltivando un briciolo di fede in ciò che faccio. So anche molto bene che tutto questo può non bastare, ma voglio comunque andare avanti perché tante altre volte tutto questo si è rivelato invece fondamentale e vitale perché la palla entrasse.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho detto di come temessi di andare a disseppellire vissuti tenuti blindati, ed il timore era fondato nella misura in cui quelle zone non erano state metabolizzate, rielaborate ed adeguatamente risolte nella loro natura dolorosa. Aspettare, perdere tempo nell’oggi mentre altrove un lievito ancestrale e innato faceva il suo lavoro, mi ha aiutato a compiere i passi necessari, trasportato dalla corrente in uno stato di semiconsapevolezza mentre intanto la materia emotiva mutava: era magmatica e bisognosa di raffreddarsi, sedimentava lontana da qualsiasi ulteriore speculazione per rivelarsi infine materiale maturo ed essenziale, scevro, pronto ad essere raggiunto attraverso il racconto, la rievocazione scritta ed essere quindi posato entro una stanza con porte e finestre spalancate; aria fresca libera di circolare, occhi e orecchi liberi di entrare e uscire, sbirciare o attardarsi in osservazioni più profonde e coinvolte. Se ieri temevo di non ricordare tutto e bene, oggi so che comunque c’è in canna l’essenziale, il dito fermo sul grilletto e la netta volontà di costruire il libro tenendo a mente i passi sui quali si sta costruendo l’uomo. Nessuna lacerazione o crollo o fallimento hanno il potere di arrestare il processo, proprio perché queste sono il processo stesso, l’humus sul quale coniare alfabeti e tracciare geografie, la vena buona del giacimento individuabile soltanto attraverso la sonda dell’umano pensare e dell’umano sentire. Altrimenti intangibile, irrappresentabile, irriproducibile.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18602623-3851989512483903036?l=metrovampe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/metrovampe/~3/XiVNw9HviG4/idee-per-un-guitar-hero-della-mente.html</link><author>noreply@blogger.com (Alessandro)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/S6dvc5h6C8I/AAAAAAAAAQU/V7vV6TJSrNw/s72-c/myland.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>2</thr:total><feedburner:origLink>http://metrovampe.blogspot.com/2010/03/idee-per-un-guitar-hero-della-mente.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-18602623.post-4278619884050299625</guid><pubDate>Mon, 22 Feb 2010 08:01:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-02-22T05:38:23.780-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">metroversi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">membrana</category><title>[vampa #127]</title><description>Stilita raccolto in contemplazione sulla capocchia di spillo del pianeta &lt;br /&gt;
l’ultimo uomo batte la strada disposta &lt;br /&gt;
corpo redento di spazio finito per infinite possibili resurrezioni&lt;br /&gt;
ubriaco soltanto dell’odore del vento che sferza da nord&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando i destini erano intrecciati come fili di rame &lt;br /&gt;
si copulava compenetrando in cavi coassiali&lt;br /&gt;
si veniva alla luce per aver eluso ogni fattore di rischio&lt;br /&gt;
Ancora con gli occhi orientati verso l’astro tecnocrate &lt;br /&gt;
i fantasmi della grande autostrada mummificata osservano la marcia insensata&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avranno un senso le onde sferiche cariche di pianto geroglifico &lt;br /&gt;
Scie di comete antropomorfe sudore freddo e rituali scolpiti nel bit &lt;br /&gt;
comporranno le cronache della costruzione di torri fondate sull’oblio di Dio&lt;br /&gt;
Le raccoglieranno occhi e orecchie unte dello spirito &lt;br /&gt;
e le decodificheranno restando sospesi nel cerchio di oscurità&lt;br /&gt;
fino a che sarà decaduta anche l’ultima goccia di radiazione residua&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La consunzione sarà caduta in letargo. &lt;br /&gt;
Dormirà nei condensatori. Abbaiata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/S36VqLSNI3I/AAAAAAAAAQI/D7_D-JWaUFw/s1600-h/Space.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" ct="true" height="108" src="http://2.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/S36VqLSNI3I/AAAAAAAAAQI/D7_D-JWaUFw/s320/Space.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18602623-4278619884050299625?l=metrovampe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/metrovampe/~3/vQ5_HEQM-sY/vampa-127.html</link><author>noreply@blogger.com (Alessandro)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/S36VqLSNI3I/AAAAAAAAAQI/D7_D-JWaUFw/s72-c/Space.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>2</thr:total><feedburner:origLink>http://metrovampe.blogspot.com/2010/02/vampa-127.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-18602623.post-7697838877510078890</guid><pubDate>Thu, 18 Feb 2010 08:03:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-02-18T00:03:44.788-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">racconti</category><title>[Dalla bocca di un distributore automatico di sigarette della SS16 c'è Joshua penzolante]</title><description>Le &lt;a href="http://www.microcenturie.it/"&gt;&lt;span style="color: #660000;"&gt;microcenturie&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; lo hanno accolto &lt;a href="http://www.microcenturie.it/2010/02/18/settantotto-joshua/"&gt;&lt;span style="color: #660000;"&gt;qui&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18602623-7697838877510078890?l=metrovampe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/metrovampe/~3/m-5QmHZnPps/dalla-bocca-di-un-distributore.html</link><author>noreply@blogger.com (Alessandro)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://metrovampe.blogspot.com/2010/02/dalla-bocca-di-un-distributore.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-18602623.post-2423542622724547519</guid><pubDate>Fri, 12 Feb 2010 20:52:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-02-11T12:54:03.761-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">video</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">romanzo</category><title>[Riuscivo a liberarmi per dei lassi infinitesimali dalle viscere dell’ossessivo scrutare, dal protrarsi del decubito e della mummificazione: un caldo drappo di sole. Questo a me bastava]</title><description>&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/cXV952i_EQE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/cXV952i_EQE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18602623-2423542622724547519?l=metrovampe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/metrovampe/~3/QImbHP1E33A/riuscivo-liberarmi-per-dei-lassi.html</link><author>noreply@blogger.com (Alessandro)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://metrovampe.blogspot.com/2010/02/riuscivo-liberarmi-per-dei-lassi.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-18602623.post-148823377492617511</guid><pubDate>Wed, 10 Feb 2010 20:10:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-02-09T12:11:53.585-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">racconti</category><title>[Joshua]</title><description>&lt;div align="justify" class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/S3HBMLoWksI/AAAAAAAAAP0/Vf81O5t6Uw4/s1600-h/joshua.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" kt="true" src="http://2.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/S3HBMLoWksI/AAAAAAAAAP0/Vf81O5t6Uw4/s320/joshua.jpg" width="222" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Caro Amico,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Io penso che Tu dovrebbe sapere che io da posto lontano ed io vivo in grande citta e Lui vive in me ed io in Lui. Il mio nome è Joshua posso uso del computer dopo il lavoro, quando possibile. Ho trovato il vostro indirizzo e ho deciso di scrivere questa lettera perché visto che gente disperata pensa più che io potessi essere correttamente la unica persona con cui potrebbe gettare nel destino! &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A causa della crisi finanziaria della fede improvvisamente forse perso il lavoro e la nostra situazione diventa molto difficile. Noi ricchi con preghiere e dell’amore ci mangiavamo e scaldavamo soltanto con questo davvero, ma nessuno ora ama e prega più. Il clima e` molto freddo qui e la radio gia` dire che la temperatura nella nostra regione saranno fino a meno 25 gradi Celsius a settimana prossima. Un freddo così lo sentito soltanto sulla croce Siamo molto paura. Non so cosa fare e ho deciso di fare appello a voi per un piccolo aiuto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Io so che Tu sei uomo che sa fare molte cose e sai prevedere le stagioni e contare le stelle del cielo quindi sicuro capirai anche questo Ed io non chiedero Lei mi aiuta con soldi. Io vorrei soltanto lei ogni tanto pensare a me e le sue preghiere e niente altro sa? Io tentero moltissimo per questo. Io ho intenzione molto seria Io amo follemente e all’infinito e tu sei stato fatto con una piccola mente per capire ma una grande cuore per amare il Padre mio &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dunque. Io oggi lavora come seminatore. Spero vivamente che tu sei in la terra buona per avere questa parola che sai certi tempi cade lungo la strada per essere divorata oppure fra i sassi quando il sole la brucia oppure soffocata dai rovi e dalla abbondanza.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per favore fatemi sapere se potete aiutare&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da tutto il mio cuore vi auguro tutto il meglio nel nuovo anno 2010! Mi auguro che il nuovo anno vi portera` gioia, buona salute e tutti i tuoi sogni diventano realta`!&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;PS. Ho tradotto questa lettera con il traduttore di computer e per favore&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;di rispondere in inglese, perche' 'ho studiato l'inglese a scuola&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;e io non conosco la lingua italiana. Se si risponde in italiano,&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;?Non saro` in grado di capire voi e risposta alla Sua lettera. Grazie.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Joshua.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18602623-148823377492617511?l=metrovampe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/metrovampe/~3/9PECuMBRzgQ/joshua.html</link><author>noreply@blogger.com (Alessandro)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/S3HBMLoWksI/AAAAAAAAAP0/Vf81O5t6Uw4/s72-c/joshua.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>4</thr:total><feedburner:origLink>http://metrovampe.blogspot.com/2010/02/joshua.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-18602623.post-2901431800803882491</guid><pubDate>Sat, 30 Jan 2010 08:06:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-30T00:06:00.387-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">video</category><title>[amavo starla a sentire giusto vagando nel folto di fronde In Delirio]</title><description>&lt;object height="344" width="425"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/2Z7g8t5MXZs&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/2Z7g8t5MXZs&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18602623-2901431800803882491?l=metrovampe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/metrovampe/~3/GWq-rboeO-0/amavo-starla-sentire-giusto-vagando-nel.html</link><author>noreply@blogger.com (Alessandro)</author><thr:total>5</thr:total><feedburner:origLink>http://metrovampe.blogspot.com/2010/01/amavo-starla-sentire-giusto-vagando-nel.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-18602623.post-3182672390561025937</guid><pubDate>Thu, 28 Jan 2010 19:10:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-27T11:11:17.880-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">suppurazioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">taccuino</category><title>[Good morning my only blue sky]</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/S2CPOuIvLVI/AAAAAAAAAPs/JYPIwwTGxhA/s1600-h/2.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" mt="true" src="http://4.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/S2CPOuIvLVI/AAAAAAAAAPs/JYPIwwTGxhA/s320/2.jpg" width="217" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ed è vero: è come essere disarmati se non si ha la giusta dose di siero letale raccolta in una sacca impenetrabile, pronta ad ergersi sulle molle e gli ingranaggi inossidabili. Altrimenti saremmo stritolati, fagocitati e digeriti e una volta fuori non avremmo nemmeno più gli avari riflessi di questo cielo guasto. Coperchio ben saldato sul calderone sferzato dalla pioggia e dalle indifferenze, dall’abitudine al brutto e all’ingiustizia, dal dire sì sempre e comunque anche quando è la tua pellaccia che chiedono senza tanti complimenti. Cielo figlio di puttana, moscio e cupo giorno replicato a oltranza -merda- globulo di metallo scatarrato di un colore spento iniettato nelle strade, virus yes man con la fregola di ascendere verso i più alti cieli dell’evoluzione. È vero, ne abbiamo le palle piene sia te che io: per questo non voglio maledire più di tanto l’orologio dei sistemi, il traffico, le nuvole e la loro tinta sfigata: come il resto, tutta roba comunque soggetta a consunzione. È mattino. Buongiorno, mio unico cielo azzurro.&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #660000;"&gt;La foto: High hopes (Sunbeach, 2007). Non ricordo il nome del grand’uomo autore degli aquiloni. L’ho conosciuto una domenica pomeriggio che stava sulla spiaggia a far prendere aria alle sue creature. Mi disse che le costruiva per diletto ma che di mestiere faceva il muratore. Ha scaricato il progetto di un giapponese e poi ci ha messo un po’ del suo. Mi pare che alla fine fosse riuscito ad attaccarne assieme più di un centinaio: nonostante il peso di non so quanti chili complessivi, volavano che era una meraviglia.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18602623-3182672390561025937?l=metrovampe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/metrovampe/~3/QnI_5d5HPbQ/good-morning-my-only-blue-sky.html</link><author>noreply@blogger.com (Alessandro)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/S2CPOuIvLVI/AAAAAAAAAPs/JYPIwwTGxhA/s72-c/2.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>6</thr:total><feedburner:origLink>http://metrovampe.blogspot.com/2010/01/good-morning-my-only-blue-sky.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-18602623.post-7831577175642811981</guid><pubDate>Mon, 25 Jan 2010 15:36:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-25T07:50:10.926-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">frequenze</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">suppurazioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">taccuino</category><title>[vampa #122 - comete antropomorfe]</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/S126In-16AI/AAAAAAAAAPk/nTAAROe7jnA/s1600-h/Coda.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" mt="true" src="http://3.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/S126In-16AI/AAAAAAAAAPk/nTAAROe7jnA/s200/Coda.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Falce di luna crescente e sfregiata, maculata come fosse di pietra. L’idea che si tenterà il colpaccio domani o dopodomani o il giorno dopo ancora. Avere gli occhi addosso innervosisce così come dover rispettare una scadenza regala una morsa alla gola. Comete antropomorfe ovunque a rischiarare pagine e pagine, le stanze che danno da mangiare e si vorrebbe vederle disintegrarsi all’istante: schedari, vaccinazioni di massa, paranoie anti CO2 e mastodontiche botti di amuchina. Guardarle per un po’ in quei loro occhi minuti forse stretti per l’accelerazione -le labbra serrate o adagiate su di un sorriso di lama- da l’illusione di fendere anche i veli più pesanti ed oleosi -Le carni arrostiranno su griglie improvvisate dopo che del resto superfluo ed opulento non sarà rimasta pietra su pietra-. Bulbi oculari scolpiti nel marmo in due millesimi di secondo, dopo millenni non hanno esaurito un grammo di bagliore. Non decadranno, saranno eterne come gli atomi di idrogeno. E splenderanno. E correranno. Sulle superfici abitate e nei cuori palpitanti e ancora più dentro riusciranno ad infilarsi grazie alla ridotta resistenza all’ombra, grazie alla velocità impressa loro dallo schiumante mare dei primordi. Il mare che vuole mangiare e portare, che vuole uscire come viene viene senza rogne intorno, in silenzio o con il più immane dei fragori. Le corna rotte, l’abbraccio che resiste anche all’acciaio, i distorsori al culmine.&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #660000;"&gt;In foto: code_di_comete_notturne_catturate_in_tempi_di_scatto_ampi_e_negate_:saturazione_ intatta.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18602623-7831577175642811981?l=metrovampe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/metrovampe/~3/TOHtDuWXhaQ/vampa-122-comete-antropomorfe.html</link><author>noreply@blogger.com (Alessandro)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/S126In-16AI/AAAAAAAAAPk/nTAAROe7jnA/s72-c/Coda.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>3</thr:total><feedburner:origLink>http://metrovampe.blogspot.com/2010/01/vampa-122-comete-antropomorfe.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-18602623.post-5291753636716453148</guid><pubDate>Sat, 23 Jan 2010 08:01:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-23T00:01:00.204-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">video</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">suppurazioni</category><title>[Corrosion in the pink room]</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Amo follemente il vagito &lt;a href="http://cosmologik.wordpress.com/2009/10/25/imaginez-la-note-emise-par-un-trou-noir/"&gt;&lt;span style="color: #660000;"&gt;cinquantasette ottave sopra&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; l’universo vergine avendo carta bianca su tutto, nessuno alla porta contratto in mano, nessuno con un filo di fiducia la fonte bruciata la sua mente andata -egli- la musa definitivamente ascesa in cielo non ancora trascesa nella sua definitiva quintessenza di martellio interno rimorso dai denti d'oro –tanto, troppo oro- denti aguzzi di diamante pazzo diamante all over ed ora palle in mano e testa bassa a macinare echi e corrodere stanze semi marcescenti, avanti, lascia che ci sia più luce. Avanti.&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;object height="344" width="425"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/V-h7wg0iOtc&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/V-h7wg0iOtc&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18602623-5291753636716453148?l=metrovampe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/metrovampe/~3/xHmFaAgcF-k/corrosion-in-pink-room.html</link><author>noreply@blogger.com (Alessandro)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://metrovampe.blogspot.com/2010/01/corrosion-in-pink-room.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-18602623.post-9019078588114613467</guid><pubDate>Thu, 21 Jan 2010 17:14:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-20T09:25:49.159-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">frequenze</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">suppurazioni</category><title>[vampa #120 – rosso dea, altre labbra]</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/S1c5hQuKcbI/AAAAAAAAAPc/BAOEgOx1KOk/s1600-h/%23120.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" mt="true" src="http://1.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/S1c5hQuKcbI/AAAAAAAAAPc/BAOEgOx1KOk/s200/%23120.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Ma la tua bocca sapeva d’arancio e quattro uccelli hanno volato in colonna tra il grigio e le schiume, dalla gobba del monte alle cime degli alberi maestri. Di segni capaci di rovesciare ogni cosa, anche i più ostinati destini, ne abbiamo piene le tasche. È qualcos’altro che manca, ed è un orgoglio bianco a fomentare fuoco passando alla calce ogni angolo. Prendo l’aria dal naso e mi rinvengono dentro cose come lotta e immortalità. Cose che a te non piacciono. Non chiedo segni se non per chi vedo con il fiato corto e la faccia nel fango. &lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;La tua pelle di pesca, la prima neve che vidi. Sei alle mie spalle e ti eclisso la stella che mi ha reso miscredente.&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #660000;"&gt;&lt;em&gt;In foto: rosso dea (dettaglio)&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18602623-9019078588114613467?l=metrovampe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/metrovampe/~3/OeEpJD4qfSY/vampa120-rosso-dea-altre-labbra.html</link><author>noreply@blogger.com (Alessandro)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/S1c5hQuKcbI/AAAAAAAAAPc/BAOEgOx1KOk/s72-c/%23120.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://metrovampe.blogspot.com/2010/01/vampa120-rosso-dea-altre-labbra.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-18602623.post-885455290030133681</guid><pubDate>Mon, 18 Jan 2010 16:37:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-18T08:43:56.974-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">video</category><title>[grosse patate all'orizzonte del Kashmir]</title><description>&lt;object height="344" width="425"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/xEp8yJPjedU&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/xEp8yJPjedU&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18602623-885455290030133681?l=metrovampe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/metrovampe/~3/WrmRX_ts7jg/grosse-patate-allorizzonte-del-kashmir.html</link><author>noreply@blogger.com (Alessandro)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://metrovampe.blogspot.com/2010/01/grosse-patate-allorizzonte-del-kashmir.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-18602623.post-218231374849626586</guid><pubDate>Fri, 15 Jan 2010 17:59:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-14T12:45:45.481-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">romanzo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">membrana</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">suppurazioni</category><title>[vampa #118 - post orgasmic chill]</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/S09bHR1uL1I/AAAAAAAAAPU/NzRJRivJeVc/s1600-h/mcdsky.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" ps="true" src="http://1.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/S09bHR1uL1I/AAAAAAAAAPU/NzRJRivJeVc/s320/mcdsky.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mentre rimetto i calzoni tutto ripiomba in un blocco marmoreo, giusto qualche segno di scalpello in superficie, gelo alla frontiera dei morsi. E quando dico tutto parlo di sguardi che non si incrociano se non per vedere se dall’altra parte sventola un drappo di soddisfazione e dei rami immobili là fuori al gelo pure loro e delle lenzuola e delle cicche. Tutto, tranne i giacinti accanto alla sveglia che soli rimangono assetati di luce tesi a macinare linfa e pigmenti. Cosa pretendevamo dunque? Che all’improvviso la campana di piombo si fosse squarciata di azzurro? O che in un’ora soltanto - una volta accettata la fine delle cose e della materia animata e senziente- qualcosa fosse tornato vivo a camminare in mezzo a noi? Un’ora di vita. Da scontare per questa solita morte che ogni tre giorni si rimette a nuovo.&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;&lt;span style="color: #660000;"&gt;In foto: mercuried liquid sky&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18602623-218231374849626586?l=metrovampe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/metrovampe/~3/nTuIPcXXWuI/vampa-118-post-orgasmic-chill.html</link><author>noreply@blogger.com (Alessandro)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/S09bHR1uL1I/AAAAAAAAAPU/NzRJRivJeVc/s72-c/mcdsky.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://metrovampe.blogspot.com/2010/01/vampa-118-post-orgasmic-chill.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-18602623.post-5396443120361288345</guid><pubDate>Mon, 11 Jan 2010 08:02:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-11T00:02:00.858-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">romanzo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">membrana</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">suppurazioni</category><title>[vampa #117]</title><description>&lt;div align="justify" class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/S0hfkrUNLPI/AAAAAAAAAPM/JF3OFAmV14A/s1600-h/v117.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" ps="true" src="http://2.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/S0hfkrUNLPI/AAAAAAAAAPM/JF3OFAmV14A/s320/v117.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Vale più una preghiera. Le ore sedimentano, il fondale del disordine si innalza in vesti logore di luce residua, continente obliato, magazzino lustro di acciaio e ignavia – colpa di questa città- dice lei – non mi dà stimoli, non mi lascia andare- e nemmeno le fa vedere nelle superfici specchianti come è realmente: una lepre tremante nella sua tana di oblio. Amava chiamarla “autoterapia” quella fossa umida che ogni volta scavava nella stanza dal soffitto alto, l’odore del cane e anche la voglia di cucinare qualcosa di buono sembrava fatta di ottone, sbiadita, ridondante. Saranno rimaste le efelidi, il resto non voglio nemmeno pensarlo sebbene lei lasci intendere che sta lì caldo e pronto, quel suo vuoto di ametista. Quel vuoto di serratura con la chiave appesa a un vecchio rivolo di fame, immobile nella concrezione di silenzio, veglia libido diffusa vapore in attesa di condensare. Carne, martello cupo, dedalo di svolte cave e insazie.&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #660000;"&gt;In foto: pelle, luce. Sunbeach, faro molo sud (2008)&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18602623-5396443120361288345?l=metrovampe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/metrovampe/~3/qSJEL3YGxHk/vampa-117.html</link><author>noreply@blogger.com (Alessandro)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/S0hfkrUNLPI/AAAAAAAAAPM/JF3OFAmV14A/s72-c/v117.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://metrovampe.blogspot.com/2010/01/vampa-117.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-18602623.post-8441555106317970971</guid><pubDate>Sat, 09 Jan 2010 08:22:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-09T00:22:04.813-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">video</category><title>[sana follia]</title><description>Il giorno della mia...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;object height="344" width="425"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/yk4pIpNeHt4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/yk4pIpNeHt4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18602623-8441555106317970971?l=metrovampe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/metrovampe/~3/E3gUt-iAdL0/sana-follia.html</link><author>noreply@blogger.com (Alessandro)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://metrovampe.blogspot.com/2010/01/sana-follia.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-18602623.post-5684499897392804782</guid><pubDate>Thu, 03 Dec 2009 20:03:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-12-02T12:05:08.052-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">video</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">romanzo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">taccuino</category><title>[Due sogni]</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/SxbHocv9pLI/AAAAAAAAAPE/LvTiDgtKVEQ/s1600-h/begin.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" er="true" src="http://3.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/SxbHocv9pLI/AAAAAAAAAPE/LvTiDgtKVEQ/s320/begin.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Vedo ora un cielo terso che si incurva sulla catena verde dei monti, anni luminosi, tutto per un niente e il cordone ombelicale intrecciato di giunchi che ci teneva legati assieme. Grida di giubilo, abbracci sinceri. C’è anche il sapore dell’uva, riuscite a sentirlo? Riuscite a sentire l’aria che sferza i cipressi e che romba tra i faggi? I canaloni satolli di pietraia, la gran cagnara delle pietre che rollano e si scapicollano con noi, tutti giù verso il grembo delle valli. Da qualche parte ci dovrebbero essere i segni lasciati dalla fine dell’infanzia. Si vedono a occhio nudo, come una linea nera di marcio sul fianco dell’argine. La piena è arrivata fin dove le mani non hanno più voluto ghermire la riva. La luce filtra dalla finestra nettata dal gelo e dalla neve e ognuno è alle prese con un set nuovo fiammante di pienezze ed euforie. Tutto in discesa ora che al posto degli avambracci lunghe lame lucenti fendono l’aria e aprono gole. Poi è stato il parto indotto, la metamorfosi. C’è l’orifizio ancora praticabile lasciato dall’epidurale, le dipendenze vi hanno banchettato indisturbate. Domani di buon ora mi siederò lì a due passi e ricomincerò a dire delle genesi e dei tramonti che vi si sono succeduti. Chiunque sarà libero di infilarci il dito. Chiunque sarà sconsigliato dal farsene uno uguale. […] Ma ora mi interessa andare più avanti fino al punto in cui l’innocenza ha iniziato a dissanguare. Mi sono ritrovato impastato di sogno con il suo corpo agonizzante tra le braccia. Aveva capelli rossi, lisci, labbra scure e pronunciate. Per tutta una notte avevamo attraversato assieme vie deserte che si aprivano tra grigi alveari popolati da cecchini arruolati dopo cicli di sessioni motivazionali di mezz’ora l’una. Mentre lo sorreggevo, il suo corpo si faceva sempre più bianco e leggero. Le efelidi le spiccavano sul viso, sentivo che da un momento all’altro sarebbero diventate principi di decubito. Il suo collo si allungava e si snodava all’indietro quasi volesse scendere a terra sottoforma di un fiotto freddo e lattiginoso. Lei era anche mia madre ed io dovevo correre all’impazzata perché altrimenti sarebbe morta. Da un momento all’altro […] &lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;object height="344" width="425"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/_z2O289Jemo&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/_z2O289Jemo&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18602623-5684499897392804782?l=metrovampe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/metrovampe/~3/gfA16hrHa6E/due-sogni.html</link><author>noreply@blogger.com (Alessandro)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/SxbHocv9pLI/AAAAAAAAAPE/LvTiDgtKVEQ/s72-c/begin.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>3</thr:total><feedburner:origLink>http://metrovampe.blogspot.com/2009/12/due-sogni.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-18602623.post-6382881540468304831</guid><pubDate>Tue, 01 Dec 2009 15:06:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-11-30T07:07:18.078-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">shots</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">racconti</category><title>[Le tele]</title><description>&lt;div align="justify" class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/SxPe9ujhINI/AAAAAAAAAOw/Gh3mFrUiH4E/s1600/wall.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/SxPe9ujhINI/AAAAAAAAAOw/Gh3mFrUiH4E/s320/wall.jpg" yr="true" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ora c’erano soltanto le poche luci della strada che filtravano dalle persiane. I loro respiri si erano fatti sempre più lenti, schegge di luce e danze d’ombra lambivano le tele. Sepolte sotto la loro notte ferma assistevano al loro abbraccio che andava a sciogliersi. Nella quiete della stanza si sentivano rinfrancati, la presenza dell’altro per una pura sensazione di pelle era rassicurante per entrambe. Tra le crepe di un’armatura si rifugiarono le edere, un notturno ebbe scosse le cime dei cipressi. Le disse che se voleva poteva accendersi una sigaretta: per un po’ tentennò sotto le sue insistenze, poi cedette. Frugò nella borsa, tirò fuori pacchetto e accendino e accese. Anche la candela che stava zitta da una parte ebbe un poco di quel fuoco. Un angelo si ribellò mentre cavalli alati si imbizzarrivano sotto il plenilunio. Il grano alto di una landa azzurra si popolò di creature dagli occhi di brace. Mentre cercavano qualcosa da mettersi addosso parlavano di cosa avrebbero fatto il giorno dopo. Se sarebbero rimasti lì, a godere dell’adorabile ospitalità di quel sottotetto zeppo di quadri, o se invece sarebbero di nuovo tornati in groppa all’auto e partiti per chissà dove. Non riuscivano a decidersi, nessuno stava loro correndo dietro, e poi, perché mai sforzarsi di trovare una risposta proprio lì in quel momento? Sembrava di essere in mezzo alle vele ornate per la festa del ritorno, stordite dal pensiero di pesche miracolose. Lui la guardò alzarsi e passare lentamente sulle folle ossute di betulle argentee, sulle danze preistoriche che inondavano ponti istoriati di alfabeti embrionali. Poi la vide voltarsi verso di lui, un demone aveva fatto i bagagli ma era tornato dopo un minuto. L’ombra del suo capo risucchiò tribù perdute e lucertole dei cieli australi. Si sentì presa da una tenebra straniera. E chiese pretendendo che lui capisse al volo: – Cosa pensi di fare? - Si fissarono e le pareti intorno sfocarono, quasi scomparvero senza più un’anima. L’alfiere smise di pizzicare il liuto. – Le dirò come stanno le cose. Tutto qui.- Il burattino mentì a se stesso e fu inghiottito nel ventre della metro. &lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #660000;"&gt;&lt;strong&gt;In foto&lt;/strong&gt;: discéndere v. intr. e tr. [lat. descendĕre, comp. di de- e scandĕre «salire»] (coniug. come scendere). – 1. intr. (aus. essere) Forma meno com. di scendere, nel sign. proprio di andare giù, venire giù (d. dai monti, dall’albero, da cavallo, dal treno; d. nel pozzo, nella miniera; d. a valle; fig., d. nella fossa, nel sepolcro, morire) e nei sign. estens. di declinare, essere in pendio (il poggio discende gradatamente verso il piano), tramontare (detto degli astri), abbassarsi (detto di temperatura: il barometro continua a discendere). È però più com. di scendere, oltre che nelle frasi Cristo discese all’inferno, Enea discese nell’oltretomba o agl’inferi e sim., nel sign. di avere origine: discendeva da nobile famiglia; si vantava di d. da stirpe principesca; e, in musica, in quello di dirigersi, di una melodia o di un intervallo, dall’acuto al grave; è inoltre esclusivo nel sign. fig. di seguire, conseguire (intr.), in espressioni come: ne discende che ...; l’effetto, la conseguenza che ne discende ..., e sim. 2. Sinon. di scendere anche nell’uso trans.: d. le scale; d. il colle; e la danzante Discende un clivo onde nessun risale (Foscolo); fig.: Già discendendo l’arco d’i miei anni (Dante). &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #660000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #660000;"&gt;(Perugia, 2006)&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18602623-6382881540468304831?l=metrovampe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/metrovampe/~3/vNHpET-fN08/le-tele.html</link><author>noreply@blogger.com (Alessandro)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/SxPe9ujhINI/AAAAAAAAAOw/Gh3mFrUiH4E/s72-c/wall.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>7</thr:total><feedburner:origLink>http://metrovampe.blogspot.com/2009/11/le-tele.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-18602623.post-8406950548052019608</guid><pubDate>Tue, 17 Nov 2009 08:03:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-11-17T00:03:00.452-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">suppurazioni</category><title>[Crash test]</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/SwGwcsHrcKI/AAAAAAAAAOo/jX5kQTjjIQY/s1600/crash.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/SwGwcsHrcKI/AAAAAAAAAOo/jX5kQTjjIQY/s320/crash.jpg" yr="true" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Esasperazione moneta sonante faremo cena ci prenderemo intensamente poi faremo una dormita sveglia alle dieci partenza, vento nelle narici cappuccini fumanti cielo terso – il frame impigliato, la scena era più o meno questa: una pinta di birra scagliata con tutta la forza contro la parete di specchi e bottiglie- lanciati a tutta velocità, la stella verde veglia sul nostro capo, la stella è verde e azzurra, pulsa al ritmo delle motrici lontane andiamo più veloci della luce medesime coordinate di sempre. I corpi ansimanti il lenzuolo della notte e degli ulivi argento muto, soltanto il fruscio, silenzio, orecchio teso tempo infinito, due tre giornate intere da sputtanare fissando il cielo e i campi senza sentirsi in colpa, trasmissioni radio promozione sulla pasta integrale cerchi in lega, ecco le mie chiappe bianche ho voglia di sputare in faccia a qualcuno –personaggi ottimi, materiale infimo e promettente nel congelatore, non perderanno affatto tutte le loro proprietà organolettiche- sputare dicevo mi alleno con l’asfalto, nessuno mi guarda carico lo scaracchio e via, via, sempre più lucido plasmato di luce e tutta una serie di buone ragioni per rimbrottare il freezer, non mi è mai capitato di trovare abbastanza calma per dire ogni cosa, anche quando eravamo al tavolo con quella città che vomitava grottesche figure di papponi sbroccati troie e cameriere che con una mano servivano e con l’altra sferravano colpi alla cieca. La voce mi si ruppe, tornai anch’io all’istante in quella fiumana di assurdo, casi umani, voglia di alzare la testa caricato a pallettoni ma niente in confronto ai pover’uomini che scalpitano nei box, erotomania bandiera a scacchi la foia di arrivare ossessionati dal nulla che ribollisce dentro e non basta certo la carta di giornale e la capacità di camminare sui cadaveri per nasconderla –puntat, mirat, fuoco- teste vuote che esploderanno ogni volta che si spaginerà il frutto di questa urgenza: potrà essa avere corpo e fascinazione andando ancora avanti? Non importa velocità sfilza di piombo impellente solo se pompo in questo modo la materia suppura, parcheggio libero polluzione notturna alla luce di un lampione, pompare e basta sempre così e fanculo, un genere di scaracchiata dal nome non ancora coniato, pappa musicale farcita di lamette frantumi ed ametista –avrà la pelle profumata, come si suol dire il ritmo nelle vene- poi che mi si pesti a sangue montatemi e rimontatemi a piacere ho due anni appena e nemmeno un dente, mi cago addosso per un niente ma incasso da dio. Mi dichiaro definitivamente fuori dalle palle dalla corsa agli armamenti, ho la storia e mi si drizza solo a questo modo –il giacimento del seme dormirebbe altri mille anni e non andrebbe a male- ecco, il boccale ha finito la sua corsa, respiro a fatica, occhi su di me ho fatto passare la voglia a quei figli di cagna, il conto grazie spiccioli per la birra e un verdone di mancia per i danni, belli a vedersi, belli a sentirsi mentre esplodevano, una differente immagine in ognuno dei frammenti, vite di frazioni di secondo concesse extra time, il volo la caduta il pavimento tintinna: questa è musica e qual è il suo nome non ha importanza, sento che ha un tiro, mi piace il suo tiro fa correre le lancette, notte fonda coperta calda le luci del parcheggio serbatoio satollo e la valigia pronta. Non penso più di essere l’ultimo uomo sulla terra. Date una ramazzata, raccogliete voi i pezzi. Vado. &lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18602623-8406950548052019608?l=metrovampe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/metrovampe/~3/aXv852pTOUU/crash-test.html</link><author>noreply@blogger.com (Alessandro)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/SwGwcsHrcKI/AAAAAAAAAOo/jX5kQTjjIQY/s72-c/crash.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>1</thr:total><feedburner:origLink>http://metrovampe.blogspot.com/2009/11/crash-test.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-18602623.post-1309285033043786094</guid><pubDate>Thu, 12 Nov 2009 10:11:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-11-12T02:13:52.688-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">romanzo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">taccuino</category><title>[vampa #111 F.]</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/Svve1SoS7AI/AAAAAAAAAOg/8Mi87tZfgjk/s1600-h/111.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" sr="true" src="http://1.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/Svve1SoS7AI/AAAAAAAAAOg/8Mi87tZfgjk/s320/111.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Le estremità fredde, gli uccelli in loop dall’ora di pranzo a che la testa non riemergerà dal sonno imbastardito della sesta. Cambiato ancora, cambiato lavoro. Detta il tempo uno zoo di presenze elettrificate: il frigo e il salvavita, la tele spenta, la vena spenta e accesa, spenta e accesa. Da lì si vede la piccola valle fiondarsi con il suo carico di vigne rinsecchite acacie e ulivi in un pezzo di mare grande quanto un francobollo. Ho spazzato il pavimento. Ho digiunato per un giorno. Sento il bisogno di raccontare del vecchio F. e ci deve essere un motivo. Non è soltanto perché non ho niente di meglio tra le mani. C’è un crocevia invisibile, un suono. C’è questo silenzio in cui la pioggia grassa e rada la fa da padrona e il freddo certo, gli ossi neri degli alberi e gli stomaci che brontolano come allora affamati di tutto. Il vecchio F ha le ginocchia a pezzi e i polmoni malandati e continuerà ad averli anche dopo che vuotando il sacco avrò ritardato di un poco il suo oblio. Ed il mio. Al mattino mi ingoia un capannone dimesso, i freddi uffici e le macchine morte e semidimenticate: anche lì lo stesso suono, la stessa sensazione. Un rivolo scorre e scuote il forno e le elettrovalvole, gli aghi a secco di inchiostro e le loro ultime volontà scritte in automatico. Volontà polverose, guardate a vista dai rigidi cicli di isteresi. Pensare al rantolo di quelle macchine ogni volta mi fa svegliare di gusto. Dovrò dire anche di loro, senza dubbio. Quand’ero bambino il vecchio F era una delle persone di cui più ero spaventato. Dopo molti anni mi ha detto di aver fumato cento sigarette in una volta, io gli ho regalato un rasoio e così siamo diventati amici. Di solito l’amicizia o il calore umano gli venivano offerti in una scodella come l’acqua per il cane e questo gli andava bene. Ho il bavero alzato, noci e castagne nelle tasche: anche non ci fossimo conosciuti, F ed io ce la saremmo cavata lo stesso. Ma nel naufragio i valori sono ribaltati, spesso cancellati. Eravamo io e lui a rovistare tra il fogliame e questo ci è bastato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18602623-1309285033043786094?l=metrovampe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/metrovampe/~3/bcf76DkoZJY/vampa-111-f.html</link><author>noreply@blogger.com (Alessandro)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/Svve1SoS7AI/AAAAAAAAAOg/8Mi87tZfgjk/s72-c/111.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>2</thr:total><feedburner:origLink>http://metrovampe.blogspot.com/2009/11/vampa-111-f.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-18602623.post-3032810549821738343</guid><pubDate>Mon, 02 Nov 2009 11:12:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-11-02T03:12:41.901-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">romanzo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">taccuino</category><title>[vampa #110]</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/Su6-Vnf4CRI/AAAAAAAAAOY/q4BCEPqvfuI/s1600-h/redrock.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/Su6-Vnf4CRI/AAAAAAAAAOY/q4BCEPqvfuI/s320/redrock.jpg" vr="true" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono il rigurgito di un animale ferito. Potrei essere un cane o volendo un organismo unicellulare. Comunque schiaffato nella mischia, poche istruzioni e nessun arsenale se non questa stessa bile che mi cola dalla bocca. Ho una bocca dunque, se dovessero inibirmi in ogni movimento sarei comunque in grado di addentarli alla gola. Se solo si avvicinassero. Ho una bocca dove è attaccata una gola dalle pareti immacolate, la quale a sua volta si dirama attraverso innumerevoli combinazioni interstiziali che fanno di me una micidiale macchina votata al canto muto e all’esplosione simultanea di una quantità di cariche. Questo fa di me un congegno letale e vulnerabile al medesimo tempo. Nervi scoperti su cui accanirsi, terminazioni dalle quali irradiano reazioni intense e improvvise. Sempre dritto al cuore per esaurire spinte e impulsi in un tempo infinitesimo. Ora sto sbavando, disteso sul pavimento con i colpi che arrivano in successione rapida. Non c’è alcun bisogno di divincolarmi. Nessuno mi tiene, niente mi lega. La stanza è piena di sola luce artificiale, azzurrina come un sogno d’etere. Dagli altoparlanti gracchiano i versi appassionati delle lunghe code del ritorno quotidiano, troppa poca forza per mettersi in mezzo con un testacoda, aprire gli sportelli e le ali e mettersi ad annunciare la seconda venuta del Messia. Dietro i colli tutto va in fiamme, l’acqua è già sul fuoco e alla radio dicono che tutto andrà a puttane ed è cosa buona e giusta. Ho lasciato corrompere ogni possibilità di uscita per arrivare ad essere immune a tutto questo. Ho voluto tranciare di netto ogni legame, ogni contatto con elementi che avrebbero potuto interrompere il mio digiuno, disturbare la riflessione che andrà a occupare il resto della mia vita. Ho voluto praticare lo stupro su ogni diplomazia. Ho cercato l’esilio per distinguere le voci di chi come me pratica l’arte del testacoda, dello scontro frontale, del rigurgito e del sentimento di vendetta. Ho deciso di interrompere le comunicazioni. Ho deciso di tagliare i fili, minare i ripetitori, slegarmi dalla necessità di canali e buone frequenze. Sono divenuto un creatore di vagiti. La mia fucina è una caverna dalle pareti spesse, posta sotto una coltre di oscurità e inconcludenza. Nonostante ciò sento che ogni nuovo vagito che nasce riesce a oltrepassare la pietra e raggiungere senza l’aiuto di antenne e paraboliche gli occhi e le orecchie. Non occorre fissare alcunché, nel momento stesso in cui formulo un pensiero esso è giunto già a destinazione. Gioco di sponda, senza dovermi spremere come un limone per tutto ciò che rimane fuori dalla mia portata. So soltanto che debbo aspettare, è questione di tempo. Senza muovermi di un millimetro mi ritroverò nel punto esatto in cui la mia attesa sarà premiata. È il meccanismo dei destini e delle giuste compensazioni che avrà fatto il grosso del lavoro, macinando in silenzio a temperature minime. Le orbite saranno scivolate una sull’altra senza attrito alcuno. Le armonie sorgeranno impensate e luminose. Io smetterò di passare e ripassare la lama sulla coramella, la guarderò splendere, quindi la disseterò. Sono nel luogo esatto dove ogni cosa si realizza. Non ho fatto un metro per arrivarvi. Ero qui da sempre ma non facevo che ingannare i miei sensi con vacui trastulli, negando loro l’acqua e la luce del sole. Ho sottratto la mente all’abbraccio della volontà e questo è stato il solo errore, quello fatale, dal quale sono stati generati tutti gli altri. Gemevo, come una creatura espulsa prematuramente dal guscio. La faccia affondata nel fango e il sentore che sopravvivere significava andare aldilà di ogni giudizio, aldilà di ogni falsa immagine che sarebbe scaturita nei miei e negli occhi altrui. Ero qui da sempre ma per giungervi ho dovuto stanare e percorrere dimensioni inesplose, sottoponendole al solo giudizio delle mie fibre residue. Ho dovuto coltivare la rinuncia per riappropriarmi della dignità. Ho dovuto morire come apparato per rinascere come uomo. Ora non è la mia volontà a smuovere i congegni, questi continuerebbero ad andare anche con i miei nervi fatti a pezzi. Ma è la mia volontà a tenere in piedi l’attesa, a tenere viva la fiamma della preghiera ed agitarla nel chiedere in dono la fede. Così anche se sono cieco riesco a vedere la carogna galleggiare tra i canneti. Anche se sono nel cuore freddo della pietra lascerò traccia del mio passaggio. Pur restando fermo il mio desiderio di spezzare l’agonia e andare trasuda attraverso ogni limite e barriera, va sull’erba a piedi nudi, mi prepara il sentiero […]&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18602623-3032810549821738343?l=metrovampe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/metrovampe/~3/wawaep7xpdY/vampa-110.html</link><author>noreply@blogger.com (Alessandro)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/Su6-Vnf4CRI/AAAAAAAAAOY/q4BCEPqvfuI/s72-c/redrock.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>5</thr:total><feedburner:origLink>http://metrovampe.blogspot.com/2009/11/vampa-110.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-18602623.post-4122496213947934277</guid><pubDate>Tue, 27 Oct 2009 12:44:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-10-27T05:46:04.701-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">zonzovampe</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">membrana</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">taccuino</category><title>[vampa #109]</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/Subq_6ojMNI/AAAAAAAAAOQ/umdbankzAUY/s1600-h/leaf2red.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/Subq_6ojMNI/AAAAAAAAAOQ/umdbankzAUY/s320/leaf2red.jpg" vr="true" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;All’improvviso c’è un gran vento nell’aria turbinano polveri foglie gialle e semi volanti guardo le eliche tracciare danze perfette. La loro intera vita ad attendere il grande passo progettate per il grande passo concepite e nutrite per il grande passo. Senza sapere ne leggere ne scrivere munite della sola linfa in corpo che porta il dettato ancestrale. I gialli e i rossi contrastano sul tappeto del cielo plumbeo la vita plumbea l’umore plumbeo viene da chiedere – non hai fiori gialli per me?- nel bar poche persone aroma di caffè quanto indietro dovremmo girare la lancetta per rivedermi all’angolo suonato e la bava alla bocca un pigolio di cicche intorno le occhiate di commiserazione le risa di scherno le teste danno uno scrollone e nessuno che scommetterebbe un solo centesimo su questo cavallo buono giusto per il macello ed ora sono tornato ma la novità non è questa gente, la novità è che ora come allora vi do un nuovo motivo per chiedervi che cosa sia successo di tanto grave o di tanto strano perché io sia così dannatamente dissimile da voi. C’è un temporale là fuori, c’è un esercito intero pronto a dire che il sudore che ho versato e quello che sono disposto ancora a versare valgono zero eppure c’è questo vento diamine il temporale che si annuncia con scalpitare di zoccoli di drappi e lamiere ci sono miriadi di creature capaci di liberarsi dal formicaio, dalla sua gravità di bile quotidiana contratti grana sopravvivenza, da quassù il mondo sembra un tozzo di pane dalla superficie invasa di elitre e calotte antenne zampe tenaglie bave tele ed altre zampe e tutta una valanga di bocche che mangiano tritano sminuzzano strappano e uccidono e di cuori che battono e deragliano tentano si trafiggono affogano nei pozzi senza fondo dell’ansietà e le frequenze del Nulla a tirare i fili. C’è un temporale là fuori e ci sono ancora occhi capaci di squarciare il velo e rallegrarsi per quei voli e quelle danze per l’acqua che sta venendo giù a gocce grandi e dense e noi siamo liberi poiché balliamo nei nostri corpi imperfetti satiri naiadi e baccanti più nudi dei vermi fradici infangati e dunque che oggi corrano pure a fare scorta di valide ragioni per rincuorarsi e stare su con il morale la morte alle porte le foglie secche i pomeriggi neri, che facciano incetta di riconoscimento sociale uguale oro colato e cazzo duro, già si sente il calpestio divenire frenetico e dare un suono nuovo al mondo come di friggere sospeso tra una stazione e l’altra. Giù nella sala macchine hanno avuto l’ordine di gettare altra legna nella trippa del bastimento scaraventato a rotta di collo nelle budella intergalattiche che si tengano per mano a milioni di chilometri di distanza lasciandosi fottere dai display occhi e capacità empatiche noi rimarremo a calcare la superficie di questo cranio maculato innalzando croci e stendendovi sopra i nostri panni ad asciugare. &lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18602623-4122496213947934277?l=metrovampe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/metrovampe/~3/IlIAJcltmYI/vampa-109.html</link><author>noreply@blogger.com (Alessandro)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/Subq_6ojMNI/AAAAAAAAAOQ/umdbankzAUY/s72-c/leaf2red.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>1</thr:total><feedburner:origLink>http://metrovampe.blogspot.com/2009/10/vampa-109.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-18602623.post-8662293258867133801</guid><pubDate>Mon, 19 Oct 2009 07:01:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-10-19T00:01:03.225-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">romanzo</category><title>[alleluja frame]</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/SthdrOIuhKI/AAAAAAAAAOI/Ox7hILNzCgo/s1600-h/dawn.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/SthdrOIuhKI/AAAAAAAAAOI/Ox7hILNzCgo/s320/dawn.jpg" vr="true" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;[…] Uscito, presi per una vena illuminata dalle vetrine in ghingheri. Sfiorai il mercato ittico dall’aria lugubre quindi infilai il sottopasso e intanto fischiettavo e canticchiavo melodie a casaccio per godermi il gran riverbero. Mentre cercavo un posto per un buon caffè, mi sollazzavo sul pelo di una sensazione nata giusto a metà giornata. A quell’ora ero stato con gli altri a bivaccare sui grossi ciottoli di una spiaggia dall’aspetto dimesso e mal curato. Le sterpaglie la macchiavano di giallo e un rigagnolo che sembrava più uno scarico che un fiume la spezzava con il suo letto di cemento. Il mare in compenso aveva preso un colore meraviglioso: le tinte dell’azzurro avevano ripiegato al largo per far posto a un verde smeraldino e lucido che si frangeva sulla riva con schiume bianchissime. Una miriade di increspature facevano danzare tutta la superficie: un subbuglio piacevolissimo a guardarsi. Tutt’altro subbuglio portavo dentro. La ressa delle ombre spingeva con costanza e solo per un istante, sempre mentre guardavo il mare, mi era sembrata affievolirsi d’un colpo, quasi allentare improvvisamente la sua morsa. Al suo posto una brevissima pace, un silenzio, una sorta di caduta. Un sollievo. C’era qualcosa che era entrato nel mio campo visivo ed era stata la causa di quella piacevole sensazione: poco sopra il pelo dell’acqua, tracciando una linea retta parallela all’orizzonte volava un uccello, un gabbiano; il suo volo era teso, imperturbato da tutto l’agitarsi di onde e colori che stava sotto il suo ventre. A due passi dal porto svincolai attorno al vecchio stadio nel momento in cui un baldacchino notturno di bibite e panini alzava le serrande: proprio lì, su uno di quei tavoli, tempo prima Vinicio Capossela ci stava dando dentro di rosso pessimo ed io non lo beccai per un pelo. Cominciai a spulciare uno ad uno tutti i miei guai. Da tempo mi stavano lavorando ai fianchi portando avanti un logorio che in quegli ultimi giorni si era fatto sentire con tutto il suo peso. Librarmi mentalmente sul volo di quel gabbiano mi aveva dato per un istante la misura di quanto quel peso fosse riuscito a trattenermi al suolo. Mi lasciai alle spalle la zona cittadina per iniziare a percorrere il lungomare sulla strada verso casa. Intorno vidi la serie delle mie sventure, sedute e impazienti come bimbi intorno a un vecchio che racconta. Reggevo la loro vista, sentivo il mare sbuffare e infrangersi, c’era la sua massa scura e il suo respiro gelido, le ombre di vecchi scafi in secca, la fame degli oceani. La notte stessa orfana di luna era viva allegoria di un naufragio. E nonostante tutto lo stato di quiete che pian piano mi stava penetrando iniziò a farsi addirittura allegrezza. Intorno tutto stava parlando di destino, di fibra carnale dell’universo. Stava parlando dell’anima di ognuno, a come nella prova si accomuna a quelle di tutti gli altri uomini. Lo faceva con note flebili e confuse alle mareggiate. E per questo c’era da drizzare bene le orecchie. Adesso poteva cadere il mondo, anzi era già caduto. Ma nel farlo aveva risvegliato ciò che è stato posto nel profondo perché ad ogni morte segua nuova vita. Molti dei miei progetti e aspettative erano andati a farsi benedire; ma altri orizzonti rigeneravano dalle ceneri e dalle rovine di desideri ben più antichi. Stavo andando con il mare accanto e l’odore di lavanda nell’aria. Più il segno meno la faceva da padrone più qualcosa pulsava in me. Una fiamma che avrei voluta eterna, una gioia vera che traboccava dalla bocca come da una fonte. Iniziai a sputare grida, a ululare come un cane. Mi avessero pure guardato male, fossero venuti pure a prendermi per schiaffarmi nel reparto dei falliti. Sapevo agitare le braccia come un gabbiano, camminare indietro e di lato, saltare come il tappo del prosecco e cento altre cose ancora. Presi a ridere, a ridere forte. La mia risata mi correva avanti. Mi sembrava di essere uno sboccato che non può fare a meno di scomporsi ed agitarsi per la minima cazzata. Mi dicevo – coglione, cazzo hai da ridere? - E giù un’altra grassa risata. Era un modo splendido per prendermi per i fondelli: camminavo di buon passo sotto la lunga schiera di palmizi, saltellando e prendendo piccole rincorse per lanciarmi e saltare fino a far schioccare un tacco contro l’altro. In strada sfrecciavano le auto blindate, i guidatori dallo sguardo annacquato con le mani ammanettate dietro la schiena e i sensi amorevolmente requisiti. Ballare, svalvolare e agitare il culo al ritmo di una musica che non stava né in cielo né in terra: questo sì che avrebbe sicuramente sfondato. La frusciante gabbia toracica del Leviatano riposava in secca ed io ero nel tratto del suo ventre lastricato di datteri e lapislazzuli. Il tratto in cui può succedere di tutto: il tessuto epiteliale rigenera miracolosamente e svela d’un tratto i mille odori dell’oceano. Il folle rinsavisce, l’acqua muta in vino. La luna giace con il basilisco e un suo raggio può ghermirti al volo e portarti a far baldoria con le menadi lassù tra le cime lontane. Può trovare il coraggio di uscire dalla trincea e lanciarti all’attacco sputando sangue e rime sublimi ad ogni metro conquistato. Il nemico affoga, pigiato come l’uva. Poi ti siedi su una panca al limitare dell’alba e aspetti il giorno, sorseggiando acqua fresca in compagnia delle anime dei suicidi. Parlando e pregando con loro mentre il mondo salpa verso una riva d’abbraccio amorevole […] &lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #660000;"&gt;In foto: Salina di S. Margherita di Savoia – Foggia, 2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18602623-8662293258867133801?l=metrovampe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/metrovampe/~3/fPixIzPu0J0/alleluja-frame.html</link><author>noreply@blogger.com (Alessandro)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/SthdrOIuhKI/AAAAAAAAAOI/Ox7hILNzCgo/s72-c/dawn.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>6</thr:total><feedburner:origLink>http://metrovampe.blogspot.com/2009/10/alleluja-frame.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-18602623.post-4480031581111614552</guid><pubDate>Thu, 15 Oct 2009 07:50:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-10-15T00:51:03.583-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">romanzo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">taccuino</category><title>[Poles apart]</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/StbT_sfdzyI/AAAAAAAAAOA/djJzh3rRpIc/s1600-h/signsblu.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img $r="true" border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/StbT_sfdzyI/AAAAAAAAAOA/djJzh3rRpIc/s320/signsblu.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Ad ognuno la sua droga, la vittima al suo carnefice. Le larve delle idee bazzicano tra due poli, uno caldo ed estremamente denso, l’immagine di me chiamata a scaturire ed aprirsi a sufficienza lasciando che le sonde penetrino, imparando a stringere i denti quando le pareti più sensibili hanno un fremito succoso, al lambire dei tamponi, allo scaldarsi delle luci. Il suo cuore è una caverna in cui le ombre inscenano se stesse, una miniera, un pozzo. Acquee nel suo cuore che si frangeranno a loro volta in ulteriori opposite valenze. Le incisioni libereranno oro e piombo, l’anti-me che si è fatto carico di sorvegliare affinché i piedi continuino ad affondare nella scoria, l’ordinario. Il polo freddo. Quando la penna vi entrerà per succhiarne l’inchiostro dovrà ritrarsi immediatamente, i riflessi del polo muteranno, saranno perse le crude iridescenze e la superficie fino a quel momento intrisa di pallida resina diventerà arida. Non pensavo di riuscire a preservarne la natura fino a quando non ho reso fredda la scrittura, mutilandola delle antenne e degli appetiti originari. Via le sonde e i diapason, le textures e l’occhio lungo. Si chiude il sipario per l’ossessione dalla natura nobile e profonda, per lasciare che le creature del polo freddo parlino come da sempre hanno fatto. Ogni loro vagito o parola o rantolo ultimo verranno meticolosamente raccolti in provette asettiche e catalogati. Confortevole liquido incolore insapore inodore a ricordare loro l’humus paterno, numeri sulle etichette e poco altro. Basta un niente perché l’oblio abbia la meglio e lasciare che un raggio caldo cada sulla loro quotidiana e riscontrabile replicabilità.&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18602623-4480031581111614552?l=metrovampe.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/metrovampe/~3/dLchOfKP2vg/poles-apart.html</link><author>noreply@blogger.com (Alessandro)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_Evnv2woDKj4/StbT_sfdzyI/AAAAAAAAAOA/djJzh3rRpIc/s72-c/signsblu.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>3</thr:total><feedburner:origLink>http://metrovampe.blogspot.com/2009/10/poles-apart.html</feedburner:origLink></item></channel></rss>

