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	<title>Michele Bellucci</title>
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	<description>Le interviste ai protagonisti della musica</description>
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		<title>Negrita</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Dec 2013 00:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra fasci di luci soffuse e piccole abat-jour che sembrano provenire dall&#8217;arredamento del Moulin Rouge di Parigi, alcuni musicisti in completo scuro si avvicinano ad una strumentazione quasi totalmente acustica. Quella patina da Club d&#8217;Oltreoceano, del tutto coerente all&#8217;interno di un teatro di fine &#8217;700, è l&#8217;atmosfera dalla quale parte il viaggio attraverso il passato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra fasci di luci soffuse e piccole abat-jour che sembrano provenire dall&#8217;arredamento del Moulin Rouge di Parigi, alcuni musicisti in completo scuro si avvicinano ad una strumentazione quasi totalmente acustica. Quella patina da Club d&#8217;Oltreoceano, del tutto coerente all&#8217;interno di un teatro di fine &#8217;700, è l&#8217;atmosfera dalla quale parte il viaggio attraverso il passato di questo mese. Non è un concerto di musica da camera, bensì l&#8217;ultimo live dei <strong>Negrita</strong>, che hanno deciso di presentare in una veste completamente nuova i loro brani, portando a fine novembre anche a Perugia (con il Morlacchi completamente sold-out) il loro tour teatrale. L&#8217;inimitabile <strong>Pau</strong>, leader della band aretina, ha accettato di accompagnarci indietro nel tempo… ovviamente in pieno stile rock &#8216;n roll!</p>
<p>&lt;Le band e gli artisti degli anni &#8217;60 e &#8217;70 non sono semplicemente dei &#8220;miti&#8221; &#8211; esordisce il cantante dei Negrita, appena atterrati idealmente dopo un viaggio di 40 anni indietro nel tempo &#8211; I nomi usciti da quell&#8217;epoca significano molto anche al di là della musica. La nostra società veniva da un mondo completamente differente, quindi nel dopoguerra è scattata una vera e propria rivoluzione: quelli saranno decenni che non potranno essere ripetuti mai più… è stato davvero l&#8217;El Dorado della musica!&gt;. Pau cerca di non farsi distrarre dagli altri musicisti della band, che sono in vena di scherzi… &lt;Visto che non sono nato negli anni &#8217;40, anche io come i ragazzini di oggi sono andato a ripescare nel passato, proprio in quell&#8217;epoca lì, per farmi una cultura musicale. E&#8217; indubbio che pure noi, adolescenti negli anni &#8217;80, siamo stati trascinati in quel vortice irresistibile; era un fenomeno che abbracciava davvero tutta la società&gt;. Ok, ma cos&#8217;è che ha rapito l&#8217;attenzione dell&#8217;autore di &#8220;Ho imparato a sognare&#8221;? &lt;E&#8217; impossibile fare dei nomi, ce ne sono troppi e sono tutti tasselli dello stesso mosaico. Dagli Stati Uniti all&#8217;Inghilterra, dai mostri sacri ai gruppi minori: quegli anni li riprenderei in pacchetto completo! Se poi dovessi citare qualcuno a cui sono particolarmente legato direi Steppenwolf, T. Rex e Free&gt;. Nel cuore del rocker toscano spunta inevitabilmente un pizzico di nostalgia, anche se a dire il vero i Negrita sono stati sempre proiettati verso sperimentazioni e sound che sapessero di fresco: &lt;In effetti al giorno d&#8217;oggi si è perso un po&#8217; il gusto di suonare e quel rapporto indescrivibile che si crea tra musicisti sopra un palco è sempre più raro. Anche noi abbiamo ceduto in parte a questa nuova concezione della musica. La rivoluzione digitale ha portato a un approccio completamente diverso, ovvero si fa musica a casa, con un computer, c&#8217;è quasi più matematica che strumenti… è un sound molto legato ai numeri. Noi non disdegniamo affatto questo approccio, del resto negli anni &#8217;80 l&#8217;elettronica già mi piaceva quindi a maggior ragione l&#8217;apprezzo ora&gt;. Inevitabile chiedersi allora perché una rock-band a tutti gli effetti come i Negrita rinunci a tutto questo (o almeno in gran parte) per andare a suonare nei teatri: &lt;Nel tour che stiamo portando in giro ci siamo strutturati per fare concerti alla vecchia maniera, con un approccio realmente più &#8220;antico&#8221;. Viene data molta libertà ai singoli musicisti e in questo modo si può ottenere un feeling che riesce ad arrivare alla gente in maniera diversa ogni sera, anche se magari c&#8217;è la stessa scaletta. Si ha sempre la sensazione di creare musica minuto dopo minuto, c&#8217;è spazio per un&#8217;interpretazione musicale più personale… questo è un tipo di approccio certamente vintage! Sicuramente c&#8217;è anche un criterio concettuale legato ad uno spazio particolare come il teatro, ci siamo adattati ad esso: i teatri sono ambienti studiati per esprimere arte, sono Templi che stanno lì da secoli, certamente non a caso&gt;.<br />
Sembra quindi che Pau si trovi davvero a suo agio nel passato e ci piace immaginarlo alle prese con i primi vagiti del punk-rock o addirittura con il richiamo del nascente heavy metal. Certamente nel suo spirito ribelle c&#8217;è lo stesso germe che ha spinto tanti artisti prima di lui a sperimentare e tentare strade nuove, come quelle che nei prossimi mesi intraprenderà insieme agli altri due componenti della band, Drigo e Mac: &lt;Fino a fine anno saremo impegnati con quest&#8217;avventura, poi ci rimetteremo a lavorare sul nuovo disco d&#8217;inediti. Sarà strano rientrare nell&#8217;atmosfera elettrica dopo questo periodo acustico, siamo sicuri che ci torneranno utili le emozioni e le esperienze raccolte&gt;. Questo vuol dire che i nuovi Negrita saranno forse meno rock rispetto al passato? La risposta è tutta un programma: &lt;In Italia a fare un certo tipo di rock siamo davvero in pochi e noi sappiamo di esserci in mezzo, quindi ci prenderemo carico di questa responsabilità! Musicalmente parlando non so dove andremo a finire, ci sono almeno 4 o 5 direzioni da esplorare ma quale prenderemo davvero non lo so&gt;.</p>
<p style="text-align: center;"><a title="Umbria Noise Dicembre - Negrita" href="http://belluccimichele.com/blog/wp-content/uploads/2013/12/201312-negrita.png" rel="prettyPhoto[1117]"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-1118" style="border: 1px solid black;" title="201312-negrita" src="http://belluccimichele.com/blog/wp-content/uploads/2013/12/201312-negrita-150x150.png" alt="Umbria Noise Dicembre - Negrita" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Marta Sui Tubi</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Nov 2013 00:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[“Le cose cambiano rapide più dei perché. Poi si confondono, scelgono loro per te”. Parole che arrivano dal passato, il passato di una delle formazioni italiane più esplosive degli ultimi 10 anni nonché tra le band più amate da chi ricerca nel panorama contemporaneo un rock d&#8217;autore dal sapore genuino. Parliamo dei Marta Sui Tubi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Le cose cambiano rapide più dei perché. Poi si confondono, scelgono loro per te”. Parole che arrivano dal passato, il passato di una delle formazioni italiane più esplosive degli ultimi 10 anni nonché tra le band più amate da chi ricerca nel panorama contemporaneo un rock d&#8217;autore dal sapore genuino. Parliamo dei <strong>Marta Sui Tubi</strong>, prima duo, poi trio, infine quintetto di musicisti che sul palco sembrano spremere ogni goccia di energia dal proprio corpo per trasferirla, almeno idealmente, ai propri spettatori. Un modo di concepire la musica che appare più affine ai rockers di 40 anni fa piuttosto che ai personaggi “incipriati” che popolano il piccolo schermo e le radio nazionali. Una guida perfetta per il viaggio indietro nel tempo di questo mese potrebbe dunque rivelarsi <strong>Giovanni Gulino</strong>, voce e guida di questa band sospesa tra punk e poesia.</p>
<p>&lt;In tutte le epoche ci sono stati dei problemi, dei muri da superare – esordisce Gulino &#8211; soprattutto per i giovani. Al momento è il lavoro quello più grande, anche se rispetto al passato questo è vero per tutti, senza distinzioni sociali o politiche. Negli anni &#8217;70 la maggior parte dei disoccupati non era certo composta da laureati!&gt;. Togliamoci subito di dosso la cupezza di certi argomenti, torniamo indietro di qualche decina d&#8217;anni e parliamo invece di musica, forse ancora una speranza in questo mondo storto: &lt;La musica è una valvola di sfogo, un momento di evasione&#8230; è un sognare ad occhi aperti, perchè puoi trovare un alleato nel musicista, uno che cura la tua malinconia. Trenta o quarant&#8217;anni fa la musica si ascoltava come si vedeva un film: mettevi il disco, abbassavi le luci e ti immergevi in quell&#8217;esperienza. Io sono cresciuto con mio papà che negli anni &#8217;70 invece di accendere la tv metteva i dischi, soprattutto quelli di Adriano Celentano. Oggi è difficile trovare qualcuno che ascolta concentrato, che cerca di carpire gli aspetti più reconditi o la struttura melodica di un brano&gt;. Una fruizione figlia della velocità dei nostri tempi, dove sembrano perse certe abitudini che erano normali allora. &lt;Quando avevo circa 15 anni – ricorda sorridendo Giovanni &#8211; facevo già ascolti molto particolari. Mi piacevano Siouxsie and the Banshees o i Cure, veleggiavo tra il punk e il dark. Non erano certo passioni condivise dai miei coetanei, almeno non la maggioranza&gt;. Per niente difficile da immaginare che nell&#8217;adolescenza di questo ragazzo siciliano, di Marsala per la precisione, sia spuntata improvvisa ed irresistibile la voglia di guardare oltre. La storia è ben nota a tutti i loro estimatori: lui con una voce potente e iperbolica che suona in giro per Bologna con un virtuoso chitarrista. Impossibile non notarli e spingerli a registrare quel &#8220;Muscoli e dei&#8221; che risveglia dal torpore gli addetti ai lavori. Tanti live, tanti nuovi amici-artisti e una consacrazione repentina che, lontana dai riflettori mainstream, fa sentire i loro fan della prima ora quasi gelosi di averli conosciuti così presto. Quello dei Marta sui Tubi è un progetto nato per l&#8217;amore verso la musica, puro e profondo: &lt;Durante l&#8217;adolescenza compravo molti dischi e soprattutto riviste come Helter Skelter, per tenermi aggiornato e ordinare album introvabili nei negozi italiani. Si facevano collette per acquistare determinati dischi, che arrivavano magari dopo 2 o 3 settimane di attesa. A quel punto però ci si riuniva, si ascoltavano, si esprimevano giudizi, si stilavano recensioni e poi&#8230; ci registravamo le nostre compilation su cassetta! Era un rito, qualcosa da condividere, una passione che ti legava alle persone. Oggi apparirebbe quasi anacronistico immaginare settimane di passione per attendere l&#8217;uscita discografica di un&#8217;artista. Alla fine si lascia giusto un commento su Facebook e tutto passa in fretta&gt;.</p>
<p>Ma la visione del fondatore, insieme a Carmelo Pipitone, dei Marta sui Tubi non è certo pessimista, anche se a tratti potrebbe apparire malinconica: &lt;Penso che anche ai giorni nostri la musica contenga quello stesso spirito di 40 anni fa, quando c&#8217;erano Led Zeppelin, Beach Boys, Jimi Hendrix: loro sono miti e sono entrati nell&#8217;Olimpo perchè hanno sfidato le convenzioni dei loro tempi, ma non è indispensabile cambiare le regole per fare bella musica. Anche le canzoni che non cambiano nulla, ma che sono comunque legate all&#8217;esperienza di vita di chi le ha composte, verranno ricordate e magari apprezzate anche dalle generazioni future. Sono certo che tra 20 o 30 anni ci saranno ragazzi giovani che vorranno ascoltare i Marlene Kuntz o gli Afterhours; anche alcuni cantanti pop attuali sono entrati nella storia e nel costume italiano, hanno fatto da colonna sonora a tante vite. Sono convinto che chi fa bene e propone musica pensando di creare arte abbia più possibilità di riuscire in questo&gt;.</p>
<p style="text-align: center;"><a title="201311-martasuitubi" href="http://belluccimichele.com/blog/wp-content/uploads/2013/11/201311-martasuitubi.png" rel="prettyPhoto[1110]"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-1111" style="border: 1px solid black;" title="201311-martasuitubi" src="http://belluccimichele.com/blog/wp-content/uploads/2013/11/201311-martasuitubi-150x150.png" alt="201311-martasuitubi" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Nobraino</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Oct 2013 00:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Capita a volte che ancora ci si stupisca nel vedere una band in azione. Di solito sono i cliché a funzionare, così lo spazio riservato alla vera arte si assottiglia. Ma a volte è possibile percepire che chi si sta esibendo sul palco in quel momento ha davvero cucito addosso qualcosa di mai visto. Così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Capita a volte che ancora ci si stupisca nel vedere una band in azione. Di solito sono i cliché a funzionare, così lo spazio riservato alla vera arte si assottiglia. Ma a volte è possibile percepire che chi si sta esibendo sul palco in quel momento ha davvero cucito addosso qualcosa di mai visto. Così i <strong>Nobraino</strong>, realtà sospesa tra la nicchia indie-folk e il successo nazional-popolare, rappresentano ad oggi un progetto di successo che vale la pena ascoltare e, ancor meglio, gustarsi dal vivo. Con il front-man <strong>Lorenzo Kruger</strong> siamo tornati indietro di oltre 30 anni per la nostra intervista nel passato, senza dimenticare che le radici del rock c&#8217;erano già allora.</p>
<p>&lt;Prima che arrivasse la tv forse in giro c&#8217;erano cose più interessanti &#8211; spiega la voce dei Nobraino calandosi subito nel personaggio &#8211; anche se ovviamente la musica rock deve molto ad essa per la sua diffusione popolare. Ad esempio godrei dell&#8217;assenza di internet, sebbene i Nobraino debbano molto a questo mezzo. Sicuramente a livello di performance live sarebbe molto diverso: si vivrebbe l&#8217;effetto &#8220;unico e irripetibile&#8221;. Invece con migliaia di foto e filmati tutto si consuma in fretta e la novità dura un secondo. Le performance di soggetti come me che puntano al qui e ora vengono svilite&gt;. Difficile tenere testa a Kruger, che si diletta a scriver canzoni infilandoci dentro la giusta dose d&#8217;ironia e passione, dimostrandosi poi sul palco un vero protagonista, uno che le qualità ce l&#8217;ha davvero. &lt;Come cantante avverto una sorta di frustrazione nei confronti di espressioni artistiche come scultura e pittura. Quello che vorrei &#8211; precisa Lorenzo &#8211; è ridurre la riproducibilità dell&#8217;atto artistico al momento in cui succede. Come per un quadro, che è unico, fatto quel giorno a quell&#8217;ora. Nel modo di stare sul palco ricerco quell&#8217;unicità. Ovviamente ciò va di pari passo con l&#8217;altro lato, dove la musica viene messa su un disco che poi si trasforma in migliaia di copie&gt;. Cercando di capire meglio come sarebbe stato Lorenzo Kruger se fosse vissuto una quarantina d&#8217;anni fa, il suo sguardo va ad un passato ancor più remoto: &lt;Mi attrae il mondo anni &#8217;50. Personalmente penso che il “nazional-popolare” abbia origini in quell&#8217;epoca… il giovane ribelle degli anni &#8217;70 non è altro che una replica di Kerouac. Viaggiando nel tempo andrei lì a cercare il rock, nel momento in cui i giovani hanno pensato di voler essere davvero liberi. Più vai indietro e più trovi la purezza di questo concetto. Comunque in realtà io sono un grande appassionato di futuro, sempre e comunque&gt;. E allora perché no, facciamoci predire il futuro da questo artista appena uscito allo scoperto, capace di svegliare migliaia di giovani in Piazza San Giovanni il Primo Maggio rasandosi i capelli in diretta tv. &lt;Non vedo scenari molto rassicuranti rispetto all&#8217;idea classica di mondo dell&#8217;arte. Nel nostro passato c&#8217;era una certa ricchezza, mentre nel futuro dell&#8217;arte vedo una partecipazione di massa che la renderà meno idealizzata, più pratica e forse svilita. Non ho buoni presagi. Del resto in questo momento si sta diffondendo la cultura del principiante: puoi &#8220;fare l&#8217;artista&#8221; con strumenti che sono alla portata di tutti. La scultura per esempio, rischia di diventare vittima di ragazzini che disegneranno in 3D con un programma. Speriamo almeno che le stampanti 3D siano ecologiche, così tutte le &#8220;cose&#8221; che faremo (il termine usato da Kruger era decisamente più denso di significato, ndr) saranno biodegradabili&gt;. Ma siamo sicuri di parlare con un ragazzo classe &#8217;77? &lt;Beh, a volte sono un po&#8217; conservatore! Però non porto avanti battaglie per fermare gli eventi. Semplicemente mi scopro a pensare che molta gente potrebbe imparare a fare un lavoro invece che pretendere di diventare artista. Io stesso faccio musica perché farla costava molto meno quando ho iniziato rispetto a 20 anni prima. Magari in tempi passati già nel dire a mio padre “voglio fare il cantante” ci avrei rimediato solo uno schiaffo. Questa cultura ci ha accolto, siamo figli dei nostri tempi e delle occasioni che essi ci hanno dato. Ma c&#8217;è spesso una mancanza di autenticità da parte di molti che vogliono approcciare il mondo dell&#8217;arte. In attori come Sordi, Gassman, De Sica, Totò&#8230; vedevi quella luce speciale negli occhi, cosa che sta diventando sempre più rara. Semplicemente manca una selezione naturale più dura, quindi viene fuori qualcosa di buono ma anche tanta immondizia. Il sistema s&#8217;intoppa un po&#8217; però non sarò certo io a fermarlo! Anzi, sarei più favorevole a organizzare molti più concerti. Del resto non puoi essere un vero musicista se non hai fatto qualche migliaio di concerti&gt;.</p>
<p style="text-align: center;"><a title="201310-nobraino" href="http://belluccimichele.com/blog/wp-content/uploads/2013/10/201310-nobraino.png" rel="prettyPhoto[1101]"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-1104" style="border: 1px solid black;" title="201310-nobraino" src="http://belluccimichele.com/blog/wp-content/uploads/2013/10/201310-nobraino-150x150.png" alt="201310-nobraino" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Imany</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Sep 2013 00:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Conoscere meglio un artista affermato leggendo tra le righe di un&#8217;intervista è senz&#8217;altro interessante, ma lo è probabilmente ancora di più addentrarsi in una storia ancora tutta da scrivere attraverso le parole di chi, dopo anni di appassionato lavoro, si è appena conquistato un posto di tutto rispetto sull&#8217;orizzonte dei Big della musica. Vogliamo farvi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Conoscere meglio un artista affermato leggendo tra le righe di un&#8217;intervista è senz&#8217;altro interessante, ma lo è probabilmente ancora di più addentrarsi in una storia ancora tutta da scrivere attraverso le parole di chi, dopo anni di appassionato lavoro, si è appena conquistato un posto di tutto rispetto sull&#8217;orizzonte dei Big della musica. Vogliamo farvi assaporare dunque l&#8217;ammaliante profumo di un fiore che si è appena aperto, convinti che la nuova stella del soul arrivata dall&#8217;Africa meriti l&#8217;attenzione di tutti coloro che amano la bella musica.</p>
<p>Dopo aver scalato le classifiche in Francia e in Grecia, <strong>Imany</strong> (all&#8217;anagrafe Nadia Mladjao, ndr) ha conquistato anche l&#8217;Italia con l’album &#8220;The Shape of A Broken Heart”. L&#8217;ex atleta e modella nata da una famiglia originaria delle isole Comore ha convinto pubblico e critica grazie ad una voce sinceramente appassionata, con un timbro particolare che rimanda a quello di Tracy Chapman, e uno stile dolcemente graffiante. L&#8217;abbiamo convinta a tornare idealmente indietro di 30 anni per la nostra intervista nel passato, partendo da una diva d&#8217;altri tempi che Imany ammira in modo particolare: &lt;Mi sarebbe davvero piaciuto leggere nei pensieri di Nina Simone! Il suo genio mi intriga da sempre. Stimo molte artiste del passato, come Tracy Chapman, Janis Joplin, Tina Turner, Billie Holiday&#8230; ma spero che nel presente io sia considerata per quel che sono senza troppi paragoni&gt;. Certamente il suo spirito combattivo, che contrasta splendidamente con la sua statuaria bellezza, è tra le peculiarità che maggiormente emergono nei brani di Imany: &lt;Credo che la lotta sia parte della storia di ogni artista. Ad esempio se fossi vissuta ai tempi di Malcolm X e Martin Luther King (decisamente più di 30 anni fa dunque) avrei senz&#8217;altro preso parte alla loro &#8220;guerra&#8221;. In effetti penso che non sarebbe stato possibile essere un artista di colore senza entrare in quello scontro&gt;. Del resto dalla sua musica trapela anche un forte legame con il passato e le sue radici: &lt;Io sono assolutamente una della &#8220;vecchia scuola&#8221;! Per emergere ho lavorato come ha fatto ad esempio Billie Holiday, partendo dal palco e facendo tutti i tipi di concerto possibili. In questo modo sono stata capace di farmi notare e si è creata attorno a me una base di fan piuttosto fedeli. Quando è uscito il mio album di debutto è subito salito in classifica, perché il pubblico mi conosceva da prima che si accorgessero di me i media. Questa secondo me è la &#8220;vecchia scuola&#8221; ed è a essa che sento di appartenere&gt;. In effetti sono molti gli elementi quasi anacronistici che si trovano ripercorrendo la storia di Imany, già modella di successo per oltre sette anni a New York. Quando si è sentita &#8220;stanca di essere considerata solo un appendiabiti&#8221; ha inciso sei delle sue canzoni per poi sbarcare a Parigi, città dove ha deciso di intraprendere la carriera come cantautrice: &lt;Non ho ricevuto una formazione musicale. Penso che se fossi nata oggi, con internet e la musica sempre a disposizione, sarebbe stato più facile diventare una cantante. Probabilmente avrei pensato che il mondo della musica fosse accessibile per chiunque. I miei genitori sostenevano che essere un&#8217;artista non era esattamente una buona cosa; se io fossi stata dall&#8217;altra parte avrei invece detto a mia figlia di decidere autonomamente. Certamente le avrei consigliato di lavorare, lavorare e lavorare ancora! Imparare uno strumento, leggere un sacco di poesia e letteratura, ascoltare tanta musica… letteralmente &#8220;W.O.R.K.&#8221;! La formazione musicale è senz&#8217;altro un buon modo per risparmiare tempo se si vuole far carriera nel mondo della musica, ma io credo che ognuno di noi sia diverso. Ognuno deve trovare la propria strada&gt;.</p>
<p>Tornando ai giorni nostri, Imany è senz&#8217;altro tra i nomi più interessanti emersi negli ultimi mesi (nonostante il suo album sia uscito ben due anni fa!). L&#8217;Italia, dove ha vissuto per un periodo mentre sfilava sulle passerelle, ha comunque un posto d&#8217;onore nel suo cuore: &lt;Io amo l&#8217;Italia! Il cibo, la moda, l&#8217;inconfondibile stile della gente, la storia, i panorami mozzafiato della Sicilia… potrei andare avanti per ore elencando le cose che mi piacciono di questo Paese! Tra i ricordi più emozionanti c&#8217;è il momento in cui in concerto ad Orvieto ho cantato &#8220;You Will Never Know&#8221; e mi sono accorta che il pubblico italiano conosceva benissimo il testo della canzone. Ero davvero lusingata! L&#8217;ho ammesso al microfono e così ci siamo fatti tutti una gran bella risata!&gt;. Se non l&#8217;avete ancora fatto, lasciatevi rapire dalle suggestioni della sua musica e scoprite le sue date live su<a href="http://www.soundaymusic.com/">www.soundaymusic.com</a></p>
<p style="text-align: center;"><a title="Umbria Noise - settembre 2013 - Imany" href="http://belluccimichele.com/blog/wp-content/uploads/2013/09/201309-imany.png" rel="prettyPhoto[1096]"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-1098" style="border: 1px solid black;" title="201309-imany" src="http://belluccimichele.com/blog/wp-content/uploads/2013/09/201309-imany-150x150.png" alt="Umbria Noise - settembre 2013" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Simona Molinari</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jul 2013 00:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bentornati cari viaggiatori nel tempo. Anche questo mese siamo pronti, come ormai di consuetudine, a tornare indietro di quarant&#8217;anni&#8230; anzi, facciamo ottanta! Già, perché l&#8217;artista che abbiamo scelto di intervistare ha un legame molto stretto con la cosiddetta “età del jazz”. Un&#8217;epoca in cui c&#8217;era il proibizionismo e c&#8217;erano i night club, non esisteva ancora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bentornati cari viaggiatori nel tempo. Anche questo mese siamo pronti, come ormai di consuetudine, a tornare indietro di quarant&#8217;anni&#8230; anzi, facciamo ottanta! Già, perché l&#8217;artista che abbiamo scelto di intervistare ha un legame molto stretto con la cosiddetta “età del jazz”. Un&#8217;epoca in cui c&#8217;era il proibizionismo e c&#8217;erano i night club, non esisteva ancora la televisione ma nasceva Topolino e per la prima volta divenne realtà il cinema sonoro (il caso vuole che “The Jazz Singer” sia il primo film parlato della storia, sarà una coincidenza). A farci da guida in questo viaggio a ritroso è una delle nuove “dive” della scena musicale italiana, nonché tra i nomi più interessanti del cartellone di Umbria Jazz 2013.</p>
<p>Cominciamo dal passato più recente, ovvero l&#8217;ultima edizione del Festival di Sanremo. Lo stile di <strong>Simona Molinari</strong> sul palco rimandava inevitabilmente agli anni &#8217;20 e anche le sonorità del suo ultimo album, Dr. Jekyll Mr. Hyde, non mancano di citazioni e riferimenti al tipico stile di quel periodo: &lt;Quella musica mi è entrata in testa quando ero piccolina – ammette la sorridente Simona – mia nonna aveva un giradischi e io amavo giocare a spostare la puntina sul vinile. Lì ho ascoltato per la prima volta tante canzoni degli anni &#8217;20 e &#8217;30, che poi ho imparato ad amare. Lei mi prendeva sulle ginocchia e mi canticchiava “ma le gambe” o “maramao”. Allora è nato il mio amore per la musica e anche per quei tempi già remoti, dove erano ambientate le storie che mi raccontava lei: le sere in cui usciva a ballare o i modi in cui gli uomini si avvicinavano alle donne&gt;. Nulla è più stato lo stesso dopo che il mondo ha conosciuto le “flappers girl”, capaci di rivoluzionare atteggiamenti e pensiero femminile ascoltando jazz, ballando il Charleston, fumando con stile e abbandonando per sempre molte ataviche inibizioni. C&#8217;era anche per quel romanticismo un po&#8217; vintage che ognuno di noi ha assaporato, magari soltanto tra le pagine di un libro o nella trama di un film datato, è lo stesso che traspira dalla voce di Simona Molinari: &lt;Mi piace molto quel tipo di romanticismo e mi piace anche giocarci nei testi che scrivo&#8230; il dire-non-dire, i doppi sensi&#8230; amo il fascino di quell&#8217;epoca! Mi intriga il modo in cui si abbigliava la gente e l&#8217;eleganza tipica di quei tempi. Tutto suggeriva un senso di rinascita, negli anni &#8217;20 in America e poi anche in Italia negli anni &#8217;40. Mi sarei trovata a mio agio in quel periodo, probabilmente c&#8217;è qualcosa di me che è nato prima&#8230; come se avessi una vita precedente!&gt;. Un&#8217;artista “retrò” nella vita come nell&#8217;arte, con una voce seducente e una grinta rara, senza considerare quel fascino indiscutibile che la avvicina al mondo delle dive in bianco e nero, talmente umane da apparire irraggiungibili: &lt;Ognuna di quelle dive rappresenta un periodo della vita di una donna. In questo momento mi sento come Ella Fitzgerald, aspetto di passare a Billie Holiday! &#8211; dichiara scherzosamente – Comunque se fossi un fumetto sarei certamente Betty Boop. Del resto di quegli anni mi piace anche il “non prendersi troppo sul serio”&gt;.<br />
Eppure dietro un&#8217;immagine gioiosa e spensierata si cela un&#8217;artista molto determinata e consapevole di quanto sia difficile giungere a risultati importanti: lo studio del canto dall&#8217;età 8 anni, i primi riconoscimenti dopo tanta gavetta fino alla vittoria di Sanremolab nel 2008. E il presente? &lt;Il problema è che in Italia si pensa che la musica sia gratis, invece se mancano persone che la sostengono&#8230; non si può neanche creare! Peccato che non si sia disposti a pagare un biglietto per un concerto mentre spendere la stessa cifra per un superalcolico in un pub è normalissimo&gt;. Tornando ai nostri giorni, la Molinari salirà per la prima volta sul palco di Umbria Jazz nella stessa serata di Dee Dee Bridgewater e Ramsey Lewis: &lt;E&#8217; emozionante e gratificante essere nel cartellone di questo festival, era uno dei miei sogni da tanto tempo! Quel che mi piace di situazioni simili è che si può respirare il jazz di strada, una cosa che dà vita alla creatività. Se non ci fosse anche questo la musica diventerebbe un lavoro vero e proprio! Invece spesso è da lì che nasce l&#8217;idea, dall&#8217;improvvisazione spontanea. Mi capita di fare delle jam session, soprattutto in città come Honk Kong, Tokyo, New York&#8230; suonare con artisti che non conosci e dialogarci usando la lingua universale della musica è bellissimo. Forse durante i giorni di Umbria Jazz mi troverete in giro per i locali di Perugia a fare qualche jam!&gt;. Parola di Simona Molinari, capace d&#8217;incantare con il canto così come con lo sguardo proprio come una diva di tanto tempo fa&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><a title="Umbria Noise - luglio-agosto 2013" href="http://belluccimichele.com/blog/wp-content/uploads/2013/07/201307-simonamolinari.png" rel="prettyPhoto[1088]"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-1089" style="border: 1px solid black;" title="201307-simonamolinari" src="http://belluccimichele.com/blog/wp-content/uploads/2013/07/201307-simonamolinari-150x150.png" alt="Umbria Noise - luglio-agosto 2013" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Teho Teardo</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jun 2013 00:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il viaggio nel tempo di questa settimana è un vero e proprio &#8220;ritorno al futuro&#8221;, visto che a volte andare a ritroso significa capire meglio non solo il presente ma anche quel che ci attende. A traghettarci verso orizzonti sonori che sembrano provenire da un altro pianeta è Teho Teardo, musicista e compositore che da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il viaggio nel tempo di questa settimana è un vero e proprio &#8220;ritorno al futuro&#8221;, visto che a volte andare a ritroso significa capire meglio non solo il presente ma anche quel che ci attende. A traghettarci verso orizzonti sonori che sembrano provenire da un altro pianeta è <strong>Teho Teardo</strong>, musicista e compositore che da oltre 30 anni indaga lo stretto rapporto tra suoni ed emozioni. Le sue colonne sonore gli sono valse premi importanti come il David di Donatello (per il film Il Divo) e il Nastro d&#8217;Argento (Lavorare con lentezza e L&#8217;amico di famiglia), mentre la sua costante ricerca di nuove sonorità ha attratto molti grandi nomi della scena alternativa mondiale. L&#8217;ultimo album, pubblicato lo scorso aprile, è stato scritto e registrato con Blixa Bargeld, leader degli Einsturzende Neubauten nonché storico braccio destro di Nick Cave.</p>
<p>&lt;Ero un ragazzino quando ho iniziato con la musica. Suonavo il clarinetto, lo studiavo per molte ore al giorno ma non mi piaceva affatto. Poi un giorno però cambiò tutto. Avevo una nonna alla quale avevano amputato una gamba e se ne stava sempre seduta ad ascoltare la radio, utilizzando un mangiacassette per registrare le canzoni. Un giorno mi è caduto, ho rimesso a posto il nastro che era uscito e quando ho spinto play ho sentito che andava più lento del normale: mi sono reso conto che la stessa musica suonava molto diversamente e… lì mi si è aperto un universo!&gt;. Ascoltare le composizioni di Teho Teardo è in effetti come guardare per la prima volta un pianeta inesplorato, dove le regole condivise vengono messe in discussione e ogni equilibrio riscritto: &lt;La musica consente moltissime possibilità di applicazione e mi piace pensare di poter aprire canali di comunicazione tra un contesto e l&#8217;altro, ad esempio legandola alle immagini di un film o alla letteratura. Già 30 anni fa mi sono sentito attratto da artisti come Sonic Youth o Brian Eno, i quali mi hanno fatto venir voglia di mettermi in gioco in questo senso. Avevo 16 anni quando ho registrato il primo album, in Inghilterra. A quell&#8217;epoca era normale doversi spostare all&#8217;estero, in Italia non esisteva quel tipo di fermento. La scena musicale italiana è una mera invenzione: roba clonata e ricantata in un&#8217;altra lingua. All&#8217;interno di questi confini non è mai stato possibile far certe cose, ma soprattutto mi sentivo già in sintonia con quanto accadeva altrove&gt;. Composizioni eteree e industriali allo stesso tempo, fatte di suoni sintetici che creano però immagini reali. Teho già negli anni &#8217;80 aveva iniziato un percorso di ricerca molto particolare: &lt;Io non credo nella sperimentazione musicale, &#8220;sperimentale&#8221; è un termine obsoleto se associato alla musica. Come quando anni fa su MySpace trovavi canzoni di Guccini suonate male che venivano descritte come “folk sperimentale”! Io ho abbracciato con interesse le novità offerte dalla tecnologia, eppure da sempre utilizzo la registrazione a bobine e i miei dischi escono in vinile; non ho mai abbandonato queste cose. Come disse Brian Eno &#8220;ogni nuova tecnologia produce nuovi tipi di musica&#8221;. Non bisogna però mai dimenticare quel che è avvenuto prima. Negli anni &#8217;70 ad esempio la musica ha toccato il picco massimo per la qualità dell&#8217;ascolto, mentre ora si ascolta in qualità scarsissima, addirittura con mp3 sul telefonino. Si è tornati indietro anziché andare avanti, solo per un pretesto economico&gt;. Il rapporto tra passato e futuro è fondamentale nell&#8217;approccio musicale di Teardo, anche perché il ruolo del computer è spesso centrale: &lt;Ci sono tante cose che non è possibile suonare con semplici strumenti. Sono suoni che si producono e riproducono, poi si costruisce un rapporto con essi e &#8220;si suonano&#8221;; per farlo non è possibile prescindere dal computer. Sul palco si crea una situazione quasi diabolica, con i loop e un software che mette in battuta quel che facciamo live. Dal suono di un violoncello ne escono sei, che si accendono e si spengono con le varie armonizzazioni. Anche quando scrivo penso immediatamente a come verrebbe dal vivo. In studio uso un registratore a nastri però, non un computer. E&#8217; un approccio che ricorda la musica degli anni &#8217;50, dove una viola grazie alla tecnica poteva diventare un esercito di viole. L&#8217;importante è stabilire un rapporto con quel tipo di suoni&gt;. Un artista intollerante alle mode e alla nostalgia, capace di distinguersi e spaziare in contesti molto distanti tra loro. Teho Teardo va scoperto e la sua musica fatta scorrere attraverso le nostre sensazioni più intime. Un viaggio senza meta, ma che non vi lascerà indifferenti.</p>
<p style="text-align: center;"><a title="2013 GIUGNO - Teho Teardo" href="http://belluccimichele.com/blog/wp-content/uploads/2013/07/201306-tehoteardo.png" rel="prettyPhoto[1080]"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-1083" style="border: 1px solid black;" title="201306-tehoteardo" src="http://belluccimichele.com/blog/wp-content/uploads/2013/07/201306-tehoteardo-150x150.png" alt="2013 GIUGNO - Teho Teardo " width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Francesco De Gregori</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2013 00:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[intervista Francesco De Gregori]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa sera sul palco del Lyric di Assisi salirà uno degli eroi della musica d&#8217;autore italiana. Già, perchè Francesco De Gregori è tra i pochi artisti che in 40 anni di carriera abbia saputo mantenersi coerente con il suo spirito di poeta non convenzionale, riuscendo a cantare l&#8217;Italia e gli italiani, oltre a sentimenti ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Francesco De Gregori" href="http://belluccimichele.com/blog/wp-content/uploads/2013/05/2013_05_03_francesco-de-gregori2.jpg" rel="prettyPhoto[912]"><img class="size-thumbnail wp-image-916 alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px 5px;" title="2013_05_03_francesco-de-gregori" src="http://belluccimichele.com/blog/wp-content/uploads/2013/05/2013_05_03_francesco-de-gregori2-150x150.jpg" alt="Francesco De Gregori" width="150" height="150" /></a>Questa sera sul palco del Lyric di Assisi salirà uno degli eroi della musica d&#8217;autore italiana. Già, perchè <strong>Francesco De Gregori</strong> è tra i pochi artisti che in 40 anni di carriera abbia saputo mantenersi coerente con il suo spirito di poeta non convenzionale, riuscendo a cantare l&#8217;Italia e gli italiani, oltre a sentimenti ed emozioni, come pochi altri hanno saputo fare. Ascoltarlo dal vivo, ci si può scommettere, sarà un&#8217;esperienza impossibile da dimenticare.</p>
<p><strong>Il titolo dell&#8217;album, Sulla strada, è legato al celebre libro di Kerouac. Cosa le piace dei fenomeni che hanno caratterizzato gli anni &#8217;60 e &#8217;70?</strong><br />
Quando ho cominciato a guardarmi intorno, diciamo verso i 15 anni, quella era la cultura che vedevo&#8230; quella la musica, i film, i libri. L&#8217;America era il Paese Sognato, la cultura radicale che esprimeva era inevitabilmente in sintonia con le aspettative di un adolescente di allora. E comunque certe cose, penso proprio a Kerouac o a tutti quelli della Beat generation, avevano un valore artistico oggettivo: leggere oggi per la prima volta Sulla strada, come è capitato a me un paio d&#8217;anni fa, è stata un&#8217;esperienza niente affatto nostalgica ma semplicemente l&#8217;incontro con un bel pezzo di letteratura.</p>
<p><strong>Cosa è cambiato nel suo modo di fare musica dal 1969 (anno del suo esordio) ad oggi?</strong><br />
Non mi sembra di essere molto diverso da quello che ero 40 anni fa, a parte il fatto che evidentemente sono un po&#8217; invecchiato! Ho cominciato scrivendo cose che non erano molto “allineate” con ciò che andava per la maggiore e credo che anche adesso si possa dire la stessa cosa. Non è neccessariamente un merito o una qualità, è solo che non so fare diversamente&#8230; e non mi rimprovero niente e non vorrei essere diverso da quello che sono.</p>
<p><strong>Cosa le piace maggiormente di questo spettacolo?</strong><br />
Mi sembra che funzioni tutto a dovere, la scaletta rappresenta bene ciò che sono oggi e quello che è oggi la band che mi accompagna da anni. Anche nelle canzoni riarrangiate per l&#8217;occasione non ci sono particolari contorsionismi.</p>
<p><strong>Crede che certe canzoni possano rimanere attuali anche trascorso qualche decennio?</strong><br />
E&#8217; normale che riprendendo in mano le cose ogni volta che si parte per un nuovo tour entrino in ballo nuove atmosfere musicali, una capacità d&#8217;improvvisazione diversa. E poi non sono solo sul palco: ognuno dei musicisti che suona con me si porta dietro il suo suono, la sua testa. Siamo una band in movimento, le canzoni sono fatte apposta per essere cambiate sera dopo sera, sono delle porte aperte dove può entrare o uscire di tutto. È il bello del nostro lavoro.</p>
<p><strong>Che rapporto ha con l&#8217;Umbria e la sua gente?</strong><br />
Passo in Umbria gran parte della mia vita; mi divido fra Roma e un piccolo paese a pochi passi dal teatro dove farò il concerto. Qui si respirano ancora l&#8217;arte e la spiritualità che fanno parte della storia di questa piccola regione, la ritrovi nelle facce e nei gesti delle persone che la abitano, nella loro pazienza e nella loro educazione.</p>
<p><strong>Cosa ne pensa del web e delle evoluzioni tecnologiche che possono coinvolgere la musica?</strong><br />
Il web è più una possibilità che una necessità. Ne sono affascinato quanto potrei esserlo da un navigatore satellitare o da un telefono cellulare. Sono cose che ti trovi a portata di mano e le usi, magari ti sembra di non poterne più fare a meno ma non è questo che ti cambia la vita. Non è questo che cambia la musica e i musicisti.</p>
<p><strong>C&#8217;è un progetto nel cassetto al quale, una volta finito questo tour, le piacerebbe dedicarsi?</strong><br />
Nessun progetto, a meno che non sia un progetto quello di continuare a suonare la mia musica finché qualcuno si divertirà a venirla ad ascoltare&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"> <a title="Il Messaggero 3 maggio 2013" href="http://belluccimichele.com/blog/wp-content/uploads/2013/05/2013_05_03.png" rel="prettyPhoto[912]"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-923" style="border: 1px solid black;" title="Il Messaggero_2013_05_03" src="http://belluccimichele.com/blog/wp-content/uploads/2013/05/2013_05_03-150x150.png" alt="Il Messaggero 3 maggio 2013" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Elio e le Storie Tese</title>
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		<pubDate>Wed, 01 May 2013 00:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio interviste]]></category>
		<category><![CDATA[intervista Elio e le Storie Tese (Christian Meyer)]]></category>

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		<description><![CDATA[Siete pronti a vi vere per qualche istante in un mondo dove personaggi come Buddy Rich, Chick Webb e Gene Krupa sono considerati alla stregua di Super Eroi? Si tratta di un universo in cui lo swing, inteso nella sua eccezione più radicale, è l&#8217;ispirazione per giovani batteristi in erba che sognano un giorno di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siete pronti a vi vere per qualche istante in un mondo dove personaggi come Buddy Rich, Chick Webb e Gene Krupa sono considerati alla stregua di Super Eroi? Si tratta di un universo in cui lo swing, inteso nella sua eccezione più radicale, è l&#8217;ispirazione per giovani batteristi in erba che sognano un giorno di poter esprimere il proprio inarrestabile &#8220;groove interiore&#8221; dietro alle follie musicali di gente come Count Basie e Duke Ellington. Se la risposta è sì, potrete affidarvi ad una guida d&#8217;eccezione, <strong>Christian Meyer</strong>, batterista di <strong>Elio e le Storie Tese</strong> nonché protagonista di questo appuntamento con le interviste realizzate, idealmente, 30 anni fa.</p>
<p>&lt;Io all&#8217;epoca ero poco più di un bambino &#8211; precisa il solare Christian, classe &#8217;63 &#8211; ma la mia passione per la batteria era già grande. I miei coetanei, almeno quelli &#8220;più standard&#8221;, ascoltavano già Deep Purple, Led Zeppelin, King Crimson, Cream… quello c&#8217;era in giro, ma io ero focalizzato sugli eroi della batteria! John Bonham non era ancora diventato un eroe e l&#8217;ispirazione per quelli come me arrivava da artisti come Chick Webb, uno dei padri dello swing. Del resto quando dicevo ai grandi che mi piaceva la batteria loro suggerivano &#8220;ascoltati Buddy Rich e Gene Krupa!&#8221;&gt;. Che Meyer oltre ad uno stile eccezionale abbia anche una personalità &#8220;ben poco standard&#8221; è facile capirlo mentre si esibisce a fianco di Elio e le altre Storie Tese, dei quali fa parte da oltre 20 anni. Non è difficile immaginare che anche da bambino avesse mostrato un&#8217;indole &#8220;alternativa&#8221;: &lt;Avevo il sogno di poter suonare, ma quando sei piccolo vieni trasportato dagli eventi. I miei mi hanno detto &#8220;Vai a imparare le lingue fuori Italia, fuori dalle balle!&gt; e sono andato in collegio. Nel frattempo però la passione e il fuoco che già mi dominava continuava a lavorare dentro di me. Ho avuto la fortuna di studiare col Maestro Lucchini e mi sono trovato nel &#8220;tempio del jazz del nord Italia&#8221;; si parlava di jazz, si viveva di jazz!&gt;. E&#8217; in quegli anni che Christian Meyer ha scoperto quello che considera uno dei più grandi piaceri della sua vita: &lt;Si partiva con gli amici e si andava a dischi insieme! &#8211; ricorda &#8211; Presente dopo la scuola, dopo due compiti fatti di corsa si usciva e si andava per esempio da Buscemi a Milano a comprare dischi. Uscivamo la sera dopo ore, ovviamente senza più una lira in tasca! Immagina, dopo un mese di attesa trovavi finalmente i soldi e ti andavi a comprare quegli LP, poi uscivi con quella busta a forma di disco… e subito si andava ad ascoltarli a casa di uno di noi&gt;. Questa passione non ha abbandonato Meyer che ancora adesso ammette di non badare a spese quando si tratta di dischi, che trova soprattutto durante i viaggi all&#8217;estero: &lt;Il disco originale è qualcosa di unico, è come gustare un sigaro top per un fumatore. E&#8217; un vero godimento mentale, un concerto: ti siedi, leggi la copertina, ascolti e vivi quelle emozioni&gt;. In effetti a quei tempi immaginare una certa evoluzione della musica era difficile anche per un sognatore come Christian: &lt;L&#8217;arrivo del cd è stato uno shock enorme, come cambiare di colpo e lasciare una parte della mia vita. E&#8217; stato difficile ma ora il cd è il mio LP. Poi internet è arrivato a una velocità tale che mi ha sconvolto. Se ci fosse stato YouTube all&#8217;epoca avrei immediatamente cercato le immagini di Chick Webb mentre suonava ad Harlem, nonostante la sua poliomielite. Eppure non poter vedere ma dover solo immaginare forse ci ha fatto vivere come un sogno, sviluppando la fantasia. Del resto il cervello proietta delle immagini, quindi ascoltando un disco immaginavamo le diteggiature che stavano facendo e cercavamo di emulare quei mostri sacri. Poi magari ti accorgevi che non erano quelle le posizioni corrette ma in un certo senso ci avevamo messo la nostra originalità&gt;. L&#8217;intervista a Christian Meyer si chiude con un balzo avanti di 30 anni, &#8220;come pensi che sarà la scena musicale italiana nel 2043?&#8221;. La risposta arriva di getto: &lt;Penso che ci vorranno tantissimi anni per togliere agli uomini il gusto di sedersi e ascoltare musicisti che in tempo reale suonano una cosa. Non dico che sarà eterna ma spero che potrà durare tantissimi anni! Ora faranno concerti con musicisti sparsi per il mondo che suonano in tempo reale la stessa cosa, ma dal punto di vista del godimento, del contatto umano… sarebbe come dire &#8220;fai l&#8217;amore con una donna in maniera virtuale&#8221;. Possono esserci forme alternative, ma il contatto che ti attraversa è come la vibrazione di una tromba che ti viene suonata in faccia… quelle vibrazioni sono dure da sostituire!&gt;.</p>
<p style="text-align: center;"><a title="Elio e le Storie Tese" href="http://belluccimichele.com/blog/wp-content/uploads/2013/05/201305-elioelestorietese2.png" rel="prettyPhoto[925]"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-934" style="border: 1px solid black;" title="201305-elioelestorietese" src="http://belluccimichele.com/blog/wp-content/uploads/2013/05/201305-elioelestorietese2-150x150.png" alt="Umbria Noise - Elio e le Storie Tese" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: center;">
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		<title>Africa Unite</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Apr 2013 00:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[intervista Africa Unite]]></category>

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		<description><![CDATA[La rubrica Guardiamoci alle spalle, assolutamente inedita appena un mese fa, giunge al secondo appuntamento… quello che conta davvero (del resto &#8220;non c&#8217;è due senza tre&#8221;, eccetera). La voglia di fare un passo indietro, un rapido viaggio nel tempo per osservare il mondo della musica come se fossimo negli anni &#8217;70, nasce dalla consapevolezza che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La rubrica Guardiamoci alle spalle, assolutamente inedita appena un mese fa, giunge al secondo appuntamento… quello che conta davvero (del resto &#8220;non c&#8217;è due senza tre&#8221;, eccetera). La voglia di fare un passo indietro, un rapido viaggio nel tempo per osservare il mondo della musica come se fossimo negli anni &#8217;70, nasce dalla consapevolezza che c&#8217;è molto da rimpiangere di quegli anni &#8220;ribelli&#8221;. Altrettanto chiaro è però che guardare al passato deve servire per capire meglio il presente e rendere migliore il futuro. Presupposti che trovano d&#8217;accordo anche il protagonista di questa intervista realizzata in totale relax e senza badare troppo alle convenzioni.</p>
<p>Approderà a Perugia l&#8217;11 aprile il &#8220;Babilonia e Poesia tour 2013&#8243;, con un concerto che riporterà sul palco la stessa formazione che 20 anni fa percorse l&#8217;Italia rendendo gli <strong>Africa Unite</strong> una delle realtà più accreditate nel panorama reggae internazionale. Stessa formazione, con Bunna, Madaski, Max Casacci, Papa Nico, Paolo “De Angelo” Parpaglione, Gianluca “Cato” Senatore e Drummy Sir Gio. Ma non solo, verranno suonati gli stessi strumenti di allora e anche i tecnici di quel tour sono stati richiamati all&#8217;appello. &#8220;Quello che vogliamo &#8211; spiega <strong>Bunna</strong>, fondatore della band nonché cantante e chitarrista &#8211; è salire sul palco con lo stesso approccio di allora. Un po&#8217; più punk, con ampi spazi lasciati all&#8217;improvvisazione, in pieno spirito dub. Le nostre strade artistiche si sono separate, ma umanamente siamo sempre rimasti in contatto, vicini nello spirito. Perciò condividere questo tour sarà un&#8217;esperienza unica, per noi ma anche per il pubblico che ci segue&#8221;. Abbandoniamo subito il presente per ritrovarci nel passato, dove in effetti la musica era vissuta in maniera differente: &#8220;Allora l&#8217;approccio era più sanguigno mentre con il passare degli anni si è cercata la massima espressione tecnica, l&#8217;arrangiamento giusto, il finale ad effetto e magari si è perso un po&#8217; il gusto dell&#8217;imprevedibile. I gruppi allora non si erano ancora lasciati condizionare dalla ricerca della perfezione, ma a volte viene da pensare che la gente la preferisca alla passione. Trent&#8217;anni fa era molto difficile avere la sicurezza che tutti i concerti potessero venire bene, c&#8217;era sempre la possibilità di salire sul palco un po&#8217; troppo alticci!&#8221;. Ma al di là degli aspetti legati al live, che senz&#8217;altro nel mondo del reggae e del dub hanno importanza fondamentale, quel che traspare dalle parole di Bunna è la nostalgia verso un approccio mentale che oggi è difficile ritrovare: &#8220;La cosa che preferivo di allora è che c&#8217;era davvero attenzione per le cose nuove e diverse. Ora questa cosa è venuta a mancare del tutto e ci sono tante realtà che non troveranno mai lo spazio per farsi ascoltare. Il progetto Africa Unite si è sviluppato sull&#8217;ondata del fenomeno delle posse, in un periodo storico in cui la musica ha riconquistato un valore profondo, un&#8217;attitudine rivoluzionaria. In parole povere c&#8217;era attenzione verso tutto quello che usciva, anche le case discografiche non cestinavano senza aver prima ascoltato: potenzialmente da qualsiasi demo poteva venire fuori una proposta interessante. Le cause di questo processo si trovano nella crisi del mercato discografico, nella riduzione drastica dei canali di diffusione, nell&#8217;atteggiamento dei locali che preferiscono proporre cover band piuttosto che progetti originali: questo segna la morte della musica&#8221;. Proviamo allora a &#8220;colpire la memoria, riscrivere la storia&#8221; immaginando che gli Africa Unite dovessero iniziare oggi il loro viaggio nel mondo della musica: &#8220;Secondo noi non ce l&#8217;avremmo fatta! &#8211; ammette lapidario Bunna &#8211; Di certo non avremmo raggiunto i risultati ottenuti. Per fortuna il nostro progetto è nato nel momento giusto. Se fossimo nati oggi avremmo sicuramente molte più difficoltà; guardandomi in giro vedo gente molto brava, anche a livello di idee, ma che non ce la fa ad emergere&#8221;. Nemmeno attraverso un talent-show? (la domanda è irriverente) &#8220;E&#8217; una roba che non ci appartiene, il nostro approccio è sempre stato quello di suonare per diffondere il progetto facendo di necessità virtù. Si tratta di un lavoro molto lungo e faticoso, ma i risultati sono più solidi. Con i talent-show magari diventi famoso e vendi un disco&#8230; ma dura al massimo due anni&#8221;. Difficile dargli torto, visto che la storia degli Africa Unite inizia oltre 30 anni fa e ancora oggi è attuale più che mai.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://belluccimichele.com/blog/wp-content/uploads/2013/04/201304-africaunite.png" rel="prettyPhoto[904]"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-905" style="border: 1px solid black;" title="Africa Unite" src="http://belluccimichele.com/blog/wp-content/uploads/2013/04/201304-africaunite-150x150.png" alt="Africa Unite" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Latte e i suoi derivati</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Mar 2013 00:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio interviste]]></category>
		<category><![CDATA[intervista Latte e i suoi derivati (Claudio Greg Gregori)]]></category>

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		<description><![CDATA[Appare per la prima volta su queste pagine una rubrica che farebbe invidia a Robert Zemeckis, o meglio, che sapranno leggere fino in fondo solo coloro che hanno viaggiato più volte insieme a Marty McFly sulla celebre DeLorean. Perché se è vero che dal passato si può imparare, è altrettanto palese che il nostro orizzonte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Appare per la prima volta su queste pagine una rubrica che farebbe invidia a Robert Zemeckis, o meglio, che sapranno leggere fino in fondo solo coloro che hanno viaggiato più volte insieme a Marty McFly sulla celebre DeLorean. Perché se è vero che dal passato si può imparare, è altrettanto palese che il nostro orizzonte sia influenzato da quanti hanno vissuto un &#8220;presente&#8221; ormai tramontato da alcune decadi. Ebbene sì, torneremo indietro di trent&#8217;anni per leggere l&#8217;oggi insieme agli artisti che frequentano i palchi umbri, spostando indietro le lancette del tempo e aprendo gli occhi su quella realtà verosimile seppur onirica. Il primo incontro è con una band capace di diventare famosa quasi senza farlo apposta e che negli anni &#8217;70 non era neppure nata. Un progetto musicale in cui l&#8217;ironia ed il non-prendersi-troppo-sul-serio sono colonne fondamentali ed inamovibili. Si chiamano <strong>Latte e i suoi derivati</strong> (per chi ama la sintesi &#8220;LSD&#8221;, ndr) ed hanno due frontmen noti soprattutto per le loro performance teatrali e televisive, Lillo &amp; Greg. Sul palco dell&#8217;Afterlife, dove saliranno il 16 marzo, trionferà la loro comicità a tratti demenziale e la naturale spontaneità di chi fa musica ignorando i fronzoli imposti dal mercato. Giocare suonando, questa la loro missione, scardinando brani, stili e concezioni per poi riproporle in maniera comica.</p>
<p>&lt;Siamo di Roma &#8211; spiega <strong>Claudio &#8220;Greg&#8221; Gregori</strong> &#8211; e più o meno proveniamo tutti dall&#8217;ambiente dei fumetti. Io e Lillo ci siamo conosciuti disegnando strisce, la musica è un hobby comune ed io ho suonato in altri gruppi prima che nascessero Latte e i suoi derivati. L&#8217;evento che ha trasformato le nostre vite è stato il crollo della casa editrice per la quale lavoravamo, la Acme: come l&#8217;araba fenice è da quelle ceneri che siamo nati. Ho tirato fuori dal cassetto una serie di canzoni comiche che avevo scritto e abbiamo deciso di passare del tempo in sala prove. Nel giro di poco la nostra musica ha cominciato a girare per la Capitale e sono arrivate molte richieste per concerti&gt;. Che una semplice passione si trasformi in lavoro è cosa abbastanza comune nella musica. Più difficile immaginare la diffusione di un progetto senza l&#8217;ausilio del web: &lt;Le audiocassette con i nostri brani hanno fatto già molta strada, passando di mano in mano. Siamo conosciuti all&#8217;interno della regione, ma ci capita raramente di suonare fuori dal Lazio. Certo, parlo di cassette copiate… dischi ne vendiamo pochi&gt;. La domanda nasce spontanea: &#8220;se ci fosse stato internet già allora?&#8221;. Greg non ha difficoltà ad immaginarlo: &lt;Avremmo fatto più concerti, poi sicuramente qualcuno ci avrebbe proposto di realizzare un film su &#8220;Latte e i suoi derivati&#8221;. Certamente il passaparola sarebbe stato più grande ma in questo modo le persone non avrebbero comprato gli album… però quello non succede comunque! Solo gli appassionati dopo averlo ascoltato, magari anche in maniera &#8220;pirata&#8221;, comprano il disco. Personalmente io lo faccio per un&#8217;etica mia, da musicista. Se per esempio volessi vedere un film e ce ne fosse la possibilità, lo farei gratis senza problemi. Invece le canzoni vado a sentirle, ma poi non mi basta. Da prima che diventassi maggiorenne, insieme a due amici ci siamo barcamenati con lavori assurdi, come recuperare e rivendere la carta stagnola. I soldi guadagnati ci permettevano di girare i negozi di dischi più forniti d&#8217;Italia… Firenze, Gallarate, Varese, dove potevamo comprare ciò che a Roma non arrivava&gt;. Una pratica che Claudio Gregori non ha ancora abbandonato, visto che un paio di volte l&#8217;anno ama concedersi un weekend a Londra per fare scorta di dischi difficilmente reperibili. Una passione per la musica che si evince anche dai brani di Latte e i suoi derivati, in gran parte veri e propri omaggi all&#8217;arte della canzone. &lt;Dalla parodia del brano alla Califano passando per “Maledirò” in cui il coro si anima e invece di rispondere a ciò che dice il cantante prende posizione. Ma anche “Gino ska” che è un modo leggero di sfottere i facinorosi di ogni sorta e “Otto il passerotto”, dove invece regna lo spirito delle canzoni per bambini. Per chi non ci conosce ancora posso dire che il divertimento è assicurato. La spontaneità è uno degli ingredienti segreti, insieme all&#8217;entusiasmo. Ci fa molto ridere quel che facciamo e sappiamo che se diverte noi si diverte anche il nostro pubblico. Del resto è un gruppo formatosi in cantina&#8230; questo gli dà una carica in più!&gt;. Impossibile dargli torto, dato che i loro brani ascoltati oggi appaiono attuali come lo furono subito dopo la propria genesi. Provare per credere!</p>
<p><a href="http://belluccimichele.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/201303-latteeisuoiderivati.png" rel="prettyPhoto[880]"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-882" title="201303-latteeisuoiderivati" src="http://belluccimichele.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/201303-latteeisuoiderivati-150x150.png" alt="Latte e i suoi derivati" width="150" height="150" /></a></p>
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