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		<title>Nuova tecnologia ’svela’ autismo bimbi dalla voce</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 08:02:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
Roma, 20 lug. (Adnkronos Salute) &#8211; Una nuova  tecnologia per la diagnosi precoce dell&#8217;autismo, a partire dalla voce.  Secondo un team di ricercatori americani, fra cui Steven Warren  dell&#8217;Università del Kansas (Usa), i vocalizzi e gli altri suoni emessi  dai bimbi autistici anche molto piccoli si differenziano da quelli dei  [...]]]></description>
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<p>Roma, 20 lug. (Adnkronos Salute) &#8211; Una nuova  tecnologia per la diagnosi precoce dell&#8217;autismo, a partire dalla voce.  Secondo un team di ricercatori americani, fra cui Steven Warren  dell&#8217;Università del Kansas (Usa), i vocalizzi e gli altri suoni emessi  dai bimbi autistici anche molto piccoli si differenziano da quelli dei  coetanei che non soffrono di questo problema. Ecco perché è stato messo a  punto un sistema ad hoc per l&#8217;analisi vocale, in grado di rilevare  queste differenze con un&#8217;accuratezza dell&#8217;86%.Attualmente le  caratteristiche vocali non sono usate nella diagnosi dell&#8217;autismo,  ricordano gli autori su &#8216;Pnas&#8217;, evidenziando come dietro questo nome si  celi uno spettro di condizioni caratterizzate da difficoltà di  comunicazione o relazione con gli altri, mancanza di abilità sociali,  tratti ossessivi e comportamenti ripetitivi. Gli scienziati hanno  analizzato 1.500 tracce vocali (ciascuna relativa a 24 ore) ottenute  applicando dei registratori a batteria ai vestitini di 232 bambini, dai  10 mesi ai 4 anni. In totale, nella ricerca sono state analizzate oltre 3  milioni di &#8216;espressioni&#8217; dei bimbi. In particolare, lo studio si è  concentrato su 12 specifici parametri sonori associati con lo sviluppo  vocale. Il più importante sarebbe la &#8217;sillabificazione&#8217;, ovvero  l&#8217;abilità dei bambini di produrre sillabe ben formate, attraverso rapidi  movimenti di mascella e lingua. Secondo gli esperti proprio questi  suoni sarebbero alle basi delle parole. Nei bimbi autistici, spiegano i  ricercatori, fino ai quattro anni c&#8217;è uno sfasamento tra i valori attesi  e l&#8217;età dei piccoli. Ebbene, &#8220;questa tecnologia potrebbe aiutare i  pediatri a riconoscere i bambini con disordini dello spettro autistico,  per capire se raccomandare la visita di uno specialista per una  diagnosi, e riuscire così ad assicurare ai bimbi con autismo un  trattamento precoce e più efficace&#8221;, dice Warren. Il nuovo sistema,  &#8216;battezzato&#8217; Lena (Language Environment Analysis) potrebbe dunque fare  una grande differenza nello screening, nella diagnosi e nel trattamento  dell&#8217;autismo, assicurano i ricercatori americani.</p>
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		<title>Il 1° assioma della comunicazione e la pratica riabilitativa</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 16:09:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
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		<description><![CDATA[1° ASSIOMA: L’impossibilità di non comunicare
Analisi:
Il primo assioma della comunicazione nasce da una riflessione tanto ovvia quanto fondamentale: il comportamento non ha un suo opposto.
Il comportamento avendo, nelle interazioni, valore di messaggio e di comunicazione, ci aiuta a comprendere quanto sia umanamente impossibile non comunicare. Le parole e il silenzio, le azioni o l’inerzia, finanche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>1° ASSIOMA</strong><span style="color: #000000;">: L’impossibilità di non comunicare</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Analisi:</strong></span><br />
Il primo assioma della comunicazione nasce da una riflessione tanto ovvia quanto fondamentale: il comportamento non ha un suo opposto.<br />
Il comportamento avendo, nelle interazioni, valore di messaggio e di comunicazione, ci aiuta a comprendere quanto sia umanamente impossibile non comunicare. Le parole e il silenzio, le azioni o l’inerzia, finanche il nascondersi o l’andar via sono tutti comportamenti che, comunicando un messaggio, influenzano gli altri, i quali a loro volta non possono non rispondere con altrettante scelte comportamentali.<br />
Un esempio può esser d’aiuto ripensando a quando, in autobus, in treno o in aereo, capita spesso di essere seduti accanto a sconosciuti, i quali, senza batter ciglio, continuano semplicemente a dormire o a sfogliare la propria rivista, senza neppure incrociare i nostri occhi o proferire parola. Il messaggio è chiaro e inconfondibile – lasciatemi in pace, non ho voglia di parlare – e noi puntualmente, salvo rari casi di incapacità al silenzio, abbiamo adeguato il nostro comportamento a quello del nostro silenzioso interlocutore.<br />
L’esempio appena citato è un classico esempio di interazione al pari di una discussione animata; è sufficiente che due o più persone condividano lo stesso spazio nello stesso tempo per far scattare il processo comunicativo.<br />
Si deduce, infine, che la comunicazione ha luogo anche quando non è intenzionale. Sono infatti moltissimi i messaggi che inviamo e riceviamo in una interazione senza che essi apparentemente vengono registrati consapevolmente.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Implicazioni nella pratica riabilitativa:</strong></span><br />
<a href="http://blog.michelecannone.com/wp-content/uploads/2010/06/comunicazione-al-paziente.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-158" title="comunicazione-al-paziente" src="http://blog.michelecannone.com/wp-content/uploads/2010/06/comunicazione-al-paziente-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Il primo assioma, ci invita a riflettere in due direzioni.<br />
La prima ci porta verso la consapevolezza di essere degli “emittenti” particolareggiati e sempre attivi; qualsiasi nostro comportamento, nel bene e nel male, entra a far parte del “setting riabilitativo”. L’attenzione riposta nei nostri messaggi è fortemente amplificata dallo “stato di bisogno” del paziente. Pertanto, imparare a modulare la comunicazione per favorire l’outcome riabilitativo è vitale e rientra a pieno nelle nostre responsabilità professionali.<br />
La seconda riflessione si sposta sull’assistito come “emittente” particolareggiato. Per l’impostazione di un piano terapeutico appropriato, la mole di messaggi, inviati più o meno consapevolmente dai nostri assistiti, si pone ad ausilio del riabilitatore, non solo per l’intuizione clinica ma, anche per  la raccolta di variabili sotto diagnosticate, utili per la ricerca in letteratura, attraverso le clinical prediction rules  (Beattie, et al., 2006).</p>
<p style="text-align: justify;">Fondamentale è, dunque, l’ascolto: il buon comunicatore è colui che, oltre ad aver la capacità di far giungere intatti i propri messaggi a chi ascolta, è consapevole dell’importanza, al fine di impostare al meglio la propria strategia comunicativa, di dare ascolto ai suoi interlocutori.</p>
<p style="text-align: justify;">Per comunicare è necessario ascoltare Senza ascolto non c’è comunicazione</p>
<p style="text-align: justify;">L’ascolto attivo, come giù accennato, è una tecnica fondamentale per le professioni d’aiuto. In esso possiamo distinguere 5 tappe che devono essere considerate all’interno della tecnica:</p>
<p>1.Ascoltare il contenuto<br />
2.Capire le finalità<br />
3.Valutare la comunicazione non verbale<br />
4.Controllare la propria comunicazione non verbale e i propri filtri<br />
5.Ascoltare con partecipazione e senza giudicare</p>
<p>Quindi, durante il momento terapeutico, non va sottovalutata la raccolta di messaggi, apparentemente non attinenti al nostro ruolo sanitario, ma senz’altro utili per:<br />
•	Raccogliere e valutare il maggior numero di dati relativi a fattori bio-psico-sociali, complici dello stato di salute del paziente;<br />
•	Impostare la strategia riabilitativa ricercando “l’effetto leva”  (Senge, 2006), affinchè il paziente possa rispondere nel migliore dei modi al trattamento;<br />
•	Reimpostare e rimodulare, se necessario, il nostro livello comunicativo ogni qual volta si registrano variazioni del quadro generale che possano cambiare il bisogno del paziente.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>NOTE:<strong> COMUNICARE: La comunicazione come strumento per i  riabilitatori </strong><em>di Michele Cannone, Filippo Maselli<br />
</em></p>
<p><em>Pubblicato su </em><strong><em>La nostra voce 1° trimestre 2010, pagg 4-8 (www.aifipuglia.it)</em></strong></p>
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		<title>COMUNICARE: La comunicazione come strumento per i riabilitatori (parte I)</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 09:24:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il tema della comunicazione sta assumendo, anche in sanità, la centralità che i tempi gli affidano in ogni ambito della nostra società.
I professionisti della riabilitazione si avvalgono di molteplici “strumenti” per raggiungere  obbiettivi nel campo della prevenzione, terapia e riabilitazione. Scopo di questo articolo è condividere alcune riflessioni che pongono la “Comunicazione sanitaria – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il tema della comunicazione sta assumendo, anche in sanità, la centralità che i tempi gli affidano in ogni ambito della nostra società.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">I professionisti della riabilitazione si avvalgono di molteplici “strumenti” per raggiungere  obbiettivi nel campo della prevenzione, terapia e riabilitazione. Scopo di questo articolo è condividere alcune riflessioni che pongono la “Comunicazione sanitaria – Health comunication ” tra gli  “strumenti” a servizio dei riabilitatori. La comunicazione, se gestita in termini strategici, contribuisce al raggiungimento dell’outcome riabilitativo rispondendo al bisogno di efficacia, efficienza e appropriatezza del trattamento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>INTRODUZIONE</strong><br />
Spesso si ignora l’urgente bisogno di apprendere e comunicare efficacemente, a causa della centralità della Scienza e della Tecnica, in un settore delicato come quello medico-sanitario. In ambito formativo, la tendenza ad investire in questa direzione, limita le potenzialità d’efficacia legate ai concetti di consapevolezza, compliance e soddisfazione. Nel “core-curriculum” delle professioni sanitarie della riabilitazione, tra le più delicate professioni d’aiuto (Beccastrini, 2000), dovrebbero figurare, accanto alle competenze tecnico-scientifiche, anche quelle comunicativo-relazionali.<br />
E’ necessario agire sulla “cultura professionale” con l’obiettivo di scardinare tali competenze da un ruolo marginale e riclassificarle come capacità primarie, poiché essenziali in termini di efficacia, e trasversali poiché abbracciano tutte le dimensioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>APPRENDERE LA COMUNICAZIONE</strong><br />
L’approccio globale al paziente, inteso come unità bio-psico-sociale, e la creazione di profili sempre più specialistici, sta cambiando il ruolo dei professionisti della riabilitazione, co-attori di quel “modello sistemico” suggerito dalla World Health Organization (WHO) e dal National Center for Medical Rehabilitation and Research  (NCMRR).<br />
Le abilità comunicative diventano, quindi, parte integrante della pratica riabilitativa, sia per l’approccio al singolo caso ( fisioterapista-assistito), cellula organizzativa del nostro lavoro, sia in virtù dell’ormai necessaria inter-professionalità dell’equipe riabilitativa.<br />
La capacità comunicativa è un’abilità che può e deve essere appresa. In ciò risiede il motivo per il quale gli anglosassoni le attribuiscono la qualità di “skill” e non di “attitude”, indicando un’abilità che non è innata, ma acquisibile, diversamente dalle innate abilità che rendono l’individuo che le possiede naturalmente portato verso determinate capacità.<br />
L’acquisizione dello skill comunicativo segue le regole scientifiche legate all’apprendimento e richiede perseveranza nella pratica ed apprendimento continuo.<br />
Come vedremo, nell’approfondire i principi pragmatici della comunicazione, l’aspetto fondamentale, oggetto di studio, è quello legato alla relazione.<br />
Il continuo relazionarsi del professionista con il paziente e con tutti i soggetti che ruotano attorno allo svolgersi delle sue ADL e il bisogno di un approccio interdisciplinare, senza la pretesa di essere gli unici in grado di “risolvere i problemi”, dovrebbe indurre per “dovere professionale, etico e morale” a formarsi alla scuola della comunicazione efficace al fine di raggiungere, insieme all’unico e condiviso outcome globale delle procedure riabilitative, l’“obiettivo Salute”.</p>
<p><strong>L’APPROCCIO PRAGMATICO E GLI ASSIOMI DELLA COMUNICAZIONE</strong></p>
<div id="attachment_144" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://blog.michelecannone.com/wp-content/uploads/2010/01/Immagine-000.jpg"><img class="size-medium wp-image-144" title="Contesti organizzativi" src="http://blog.michelecannone.com/wp-content/uploads/2010/01/Immagine-000-300x217.jpg" alt="" width="300" height="217" /></a><p class="wp-caption-text">Fig.1</p></div>
<p style="text-align: justify;">La radice del termine &#8216;comunicazione&#8217; deriva dal verbo greco κοινωνέω (“partecipare”), storicamente collegato alla parola latina communis (“comune”) derivante dal verbo latino “communicare” (“condividere”, “rendere comune”). E’ quest’aspetto di “relazione”  (P. Watzlawick, 1971) che rende la comunicazione tanto affascinante quanto essenziale in ogni contesto in cui il riabilitatore si intefaccia. (Fig.1)</p>
<p style="text-align: justify;">Il contributo più importanti sulla comunicazione come “sistema relazionale” arriva dalla scuola di Palo Alto, in California, famoso gruppo del Mental Research Institute, col testo di P. Watzlawick, J.H. Beavin, D.D. Jackson, Pragmatica della comunicazione umana del 1967.<br />
La pragmatica (dal greco πρακτικός, “pratico”) è quella branca della comunicazione che studia gli effetti sui parlanti. Watzlawick sostiene che tutti i comportamenti hanno valenza comunicativa poiché la comunicazione è un &#8220;processo di interazione irreversibile”, in continua evoluzione, in cui le persone coinvolte si influenzano reciprocamente.<br />
L’opera di Watzlawick si apre con l’individuazione di cinque proprietà della comunicazione, alle quali l’autore attribuisce la definizione di “assioma”. Per assioma si intende un «principio generale evidente e indimostrabile che può fare da premessa a un ragionamento, una teoria e simili» (s.v. Assioma, in Nicola Zingarelli, Lo Zingarelli 2002, Zanichelli.). Esse rappresentano il punto di partenza per capire tutta la dottrina della Comunicazione e i meccanismi che regolano le interazioni tra gli individui.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel prossimo appuntamento procederemo all’analisi dei 5 assiomi per fornire una sorta di “starter-kit” del riabilitatore comunicativo.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>NOTE:<strong> COMUNICARE: La comunicazione come strumento per i riabilitatori </strong><em>di Michele Cannone, Filippo Maselli<br />
</em></p>
<p><em>Pubblicato su </em><strong><em>La nostra voce 3°-4° trimestre 2009, pagg 21-22 (www.aifipuglia.it)</em></strong></p>
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		<title>Auguri di Buon Natale!</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 18:44:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Clinica]]></category>
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		<description><![CDATA[I miei più sentiti auguri di Buon Natale!
&#8220;Dovete continuare a crescere e a progredire.
Ogni giorno dovete introdurre qualcosa di nuovo nella vostra vita.
La vostra responsabilità principale è nei confronti di voi stessi.
Se non la pensate così, non potete dare niente a nessuno.
Potete dare soltanto ciò che avete.
Se diventate vivi, se attraversate il mondo a passo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><em>I miei più sentiti auguri di Buon Natale!</em></h1>
<h3 style="text-align: justify;"><em><a href="http://blog.michelecannone.com/wp-content/uploads/2009/12/vector-xmas-time-e-card-preview-by-dragonart1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-108" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="_vector-xmas-time-e-card-preview-by-dragonart1" src="http://blog.michelecannone.com/wp-content/uploads/2009/12/vector-xmas-time-e-card-preview-by-dragonart1-300x300.png" alt="" width="300" height="300" /></a></em>&#8220;Dovete continuare a crescere e a progredire.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Ogni giorno dovete introdurre qualcosa di nuovo nella vostra vita.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">La vostra responsabilità principale è nei confronti di voi stessi.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Se non la pensate così, non potete dare niente a nessuno.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Potete dare soltanto ciò che avete.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Se diventate vivi, se attraversate il mondo a passo di danza, facendo cose pazze, diventate affascinanti. È l&#8217;affinità che ci avvicina, ma è la novità che ci tiene insieme.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Siate saggi, siate stimolanti, siate eccitanti, condividete idee nuove, crescete, progredite, evolvetevi.</h3>
<h3 style="text-align: justify;">Non siate mai prevedibili.&#8221;</h3>
<p style="text-align: right;"><em>Leo Buscaglia</em></p>
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		<item>
		<title>Il confine tra il «curare» e l’«aver cura»</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/michelecannone/~3/wOlEe7UVoGs/</link>
		<comments>http://blog.michelecannone.com/?p=44#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 12 Dec 2009 13:39:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In ambito medico-sanitario il rischio di agire con eccessi di tecnicismo è sempre in agguato. Spesso la percezione di questa problematica, da parte della popolazione bisognosa, è rafforzata dalla povertà di comunicazione che caratterizza la figura dei medici e dei professionisti sanitari.
Se da un lato è essenziale che alla patologia corrisponda la prescrizione di una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://blog.michelecannone.com/wp-content/uploads/2009/12/to-care-to-cure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-46" style="border: 0pt none; margin: 2px;" title="to-care-to-cure" src="http://blog.michelecannone.com/wp-content/uploads/2009/12/to-care-to-cure-300x232.jpg" alt="to-care-to-cure" width="300" height="232" /></a><span style="color: #000000;">In ambito medico-sanitario il rischio di agire con eccessi di tecnicismo è sempre in agguato. Spesso la percezione di questa problematica, da parte della popolazione bisognosa, è rafforzata dalla povertà di comunicazione che caratterizza la figura dei medici e dei professionisti sanitari.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se da un lato è essenziale che alla patologia corrisponda la prescrizione di una cura, dall’altro, diventa ancora più fondamentale l’attivazione di un processo di “presa in carico” dell’assistito, bisognoso di guida per lunghi periodi o per tutta la vita.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In seguito a danno, reversibile o meno, l’attenzione all’accoglienza dell’altro diventa disciplina fondamentale per la famiglia, per i sanitari e per la società stessa con l’unico obiettivo di favorire una migliore “accoglienza di se stesso” da parte del soggetto danneggiato.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per molti anni si è parlato di disabilità (incapacità a svolgere azioni) e handicap (impossibilità a vivere contesti sociali) con estrema facilità, senza mai porre attenzione ai termini e al modo con cui li si utilizzava, tanto che ormai dal 2001 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato un nuovo modello medico, sociale e culturale che propone un nuovo modo di vedere, o meglio di vivere la dimensione della <strong>diversabilità.</strong> Tale modello, l’ICF (Classificazione internazionale del funzionamento, della salute e della disabilità), riconosciuto da 191 Paesi come il nuovo strumento per descrivere e misurare la salute e la disabilità delle popolazioni, sta pian piano spostando l’attenzione sulle attività e la partecipazione secondo questo schema:</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<table style="height: 62px;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="607">
<tbody>
<tr>
<td width="236">
<p align="center"><span style="color: #000000;">Menomazione</span></p>
</td>
<td width="198">
<p align="center"><span style="color: #000000;">Disabilità</span></p>
</td>
<td width="165">
<p align="center"><span style="color: #000000;">Handicap</span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="236">
<p align="center"><span style="color: #000000;"> </span></p>
</td>
<td width="198">
<p align="center"><span style="color: #000000;"> </span></p>
</td>
<td style="text-align: center;" width="165">
<p align="center"><span style="color: #000000;"> </span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="236">
<p align="center"><span style="color: #000000;">Funzioni e   strutture</span></p>
</td>
<td width="198">
<p align="center"><span style="color: #000000;">Attività</span></p>
</td>
<td width="165">
<p align="center"><span style="color: #000000;">Partecipazione</span></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Che si tratti di un nuovo nato con patologie invalidanti o di soggetti sani, danneggiati da un trauma o da una patologia, il risultato è sempre lo stesso: la nascita o la rinascita a nuova vita con una serie di aspetti da considerare di cui a farsi carico dovrà essere l’intera società.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ciò che prima era handicap è oggi “partecipazione”. Alla cura si associa l’aver cura! Il termine italiano non rende giustizia alla fondamentale differenza dei due momenti terapeutici. Gli inglesi usano il verbo “to cure” per la cura e “to care” per l’aver cura. Bene, alla luce del popolare slogan “I care” (io ho cura), la società è chiamata a svolgere il ruolo dell’accoglienza dell’altro attraverso la creazione di una “dimensione” a portata di tutti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La famiglia, i medici e i sanitari e i servizi pubblici e privati sono chiamati a focalizzare sul diritto alla “partecipazione”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Allorquando avremo imparato a guardare un diversabile negli occhi senza lasciarci troppo distrarre dalla sua carrozzina, solo allora avremo capito che “l’altro d’accogliere” è tutto ciò che è fuori di noi. In quest’ottica, la normalità è e sarà solo un metro soggettivo di misurazione basato sulla propria percezione di se stessi, perché in realtà essa esiste solo in relazione alle proprie mappe mentali frutto di esperienza e cultura propria.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sono un fisioterapista, specializzando in Scienze della Riabilitazione, svolgo con amore questa delicata missione e vi garantisco che la ricchezza più grande della mia professione è la visione delle infinite sfumature della vita: anche la sofferenza può mostrare colori vivaci.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per maggiori informazioni: <a title="http://www.icfinitaly.it" href="http://www.icfinitaly.it" target="_blank">http://www.icfinitaly.it</a></span></p>
<p align="left"><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p align="right"><span style="color: #000000;">Dott. Michele Cannone<br />
</span></p>
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		<title>Fase I – Progettazione</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 08:13:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Clinica]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Management]]></category>
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		<description><![CDATA[Benvenuti! Vi chiedo scusa per l’attesa, sto lavorando affinchè il blog sia il più funzionale possibile. Nel frattempo sono molto impegnato e molto preso nella redazione della tesi che mi verdrà laureato magistrale il prossimo 3/12/09. Confido nella pazienza di tutti, cercherò di essere il più efficiente possibile nella speranza di raccogliere il vostro interesse!
Dott. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Benvenuti! Vi chiedo scusa per l’attesa, sto lavorando affinchè il blog sia il più funzionale possibile. Nel frattempo sono molto impegnato e molto preso nella redazione della tesi che mi verdrà laureato magistrale il prossimo 3/12/09. Confido nella pazienza di tutti, cercherò di essere il più efficiente possibile nella speranza di raccogliere il vostro interesse!</p>
<p>Dott. Michele&#8230;</p>
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