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		<title>No Tav fino alla vittoria</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Feb 2012 15:30:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[capitale/ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[rassegna stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p> <p>&#160;</p> <p style="text-align: justify;">Non finirà mai di stupirci il movimento NO TAV. Dopo decenni di mobilitazioni, di lotte, di scontri, continua a mantenere una freschezza e una creatività fuori dal comune. Nonostante la repressione e gli arresti, le calunnie e le diffamazioni sul suo conto. </p> <p style="text-align: justify;">Ieri il movimento ha deciso di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.militant-blog.org/?attachment_id=6527" rel="attachment wp-att-6527"><img class="aligncenter size-full wp-image-6527" title="IMG_1645-midi" src="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2012/02/IMG_1645-midi.jpg" alt="" width="455" height="392" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Non finirà mai di stupirci il movimento NO TAV. Dopo decenni di mobilitazioni, di lotte, di scontri, continua a mantenere una freschezza e una creatività fuori dal comune. Nonostante la repressione e gli arresti, le calunnie e le diffamazioni sul suo conto. <span id="more-6526"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ieri il movimento ha deciso di contarsi e di esprimersi numericamente, dopo aver praticato nei mesi scorsi il conflitto e l&#8217;azione diretta. E ha prodotto la più grande manifestazione da svariati anni a questa parte. La più grande manifestazione che la valle ricordi, ma anche la più grande mobilitazione politica che questo paese abbia visto in questi anni recenti. Un corteo immenso, lungo svariati kilometri, che collegava senza soluzione di continuità Bussoleno a Susa. Un unico filone umano lungo 10 kilometri, che i media hanno cercato in tutti i modi di oscurare o di minimizzare: 20.000 persone, dichiarava Repubblica. 15.000, ribadiva la questura. Senza sprezzo del ridicolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un corteo di 100.000 persone in una valle alpina è un fenomeno che andrebbe analizzato e interpretato, non demonizzato o svilito, come se fosse una qualsiasi protesta locale in qualche modo fisiologica. E&#8217; un intera comunità umana che si è mossa ieri, non solo una comunità territoriale. Ieri il movimento ha saputo esprimere la sua egemonia culturale e numerica. Ha voluto contarsi, e ha vinto la sfida. Ha saputo soprattutto difendere e rivendicarsi tutti gli arrestati, non prestando attenzione alla criminalizzazione dei teoremi alla Caselli. Tutti i compagni arrestati o inquisiti sono parte di questa comunità, e tutta la comunità se li è rivendicati senza se e senza ma. Oltre ogni discorso sulla violenza e il conflitto. Oltre ogni tentativo di dividere e annientare un movimento che è sabbia negli ingranaggi del potere neoliberista italiano ed europeo.</p>
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		<title>Varie ed eventuali: il meglio e il peggio della settimana giornalistica</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 01:58:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[rassegna stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p> <p style="text-align: justify;">Qualche giorno fa divampava la polemica sulla figlia del ministro Fornero. Polemica ovviamente ad uso e consumo esclusivo del mondo politico e giornalistico. Dopo aver dichiarato in più occasioni dell’inutilità, la noia o, al più, dell’impossibilità del posto fisso in Italia (leggi e leggi) retaggio di epoche passate e non in linea [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.militant-blog.org/?attachment_id=6510" rel="attachment wp-att-6510"><img class="aligncenter size-full wp-image-6510" title="giornalismo" src="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2012/02/giornalismo.jpg" alt="" width="360" height="360" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Qualche giorno fa divampava la polemica sulla figlia del ministro Fornero. Polemica ovviamente ad uso e consumo esclusivo del mondo politico e giornalistico.<span id="more-6509"></span> Dopo aver dichiarato in più occasioni dell’inutilità, la noia o, al più, dell’impossibilità del posto fisso in Italia (<a href="http://www.repubblica.it/economia/2012/02/06/news/camusso_no_a_manutenzione_art_18-29417387/">leggi</a> e <a href="http://it.notizie.yahoo.com/lavoro-fornero-promettere-posto-fisso-tutti-%C3%A8-facile-132245325.html">leggi</a>) retaggio di epoche passate e non in linea con le ultime frontiere economiche, si viene a scoprire che non solo Fornero madre ha il posto fississimo (<a href="http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=2807&amp;biografia=Elsa+Fornero">leggi</a>) anzi, una serie di posti da cui non la smuove nessuno, ma che anche Fornero padre (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Deaglio">leggi</a>) ha il posto fisso, e anche Fornero figlia (<a href="http://www.corriere.it/politica/12_febbraio_07/La-titolare-del-welfare_1369e9e4-5167-11e1-bb26-b734ef1e73a5.shtml">leggi</a>) ha la poltrona garantita a vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Le polemiche sono dunque arrivate puntuali, fra un mondo politico-giornalistico che difendeva la “straordinaria” intelligenza della figlia, e il mondo reale che chiedeva conto della coerenza di certe affermazioni: se il posto fisso è inutile, noioso, utopistico, si vorrebbe quantomeno notare la flessibilità di chi si arrischia in certe affermazioni.  Invece niente, chi comanda continua a sommare incarichi stabilissimi dai quali è abolito il licenziamento; chi invece svolge un normale lavoro, il futuro prevede solo precarietà a vita. Il problema dunque non è l’intelligenza o meno della figlia, della quale non ce ne frega nulla ed è perfettamente in linea con quella di centinaia di migliaia di altre intelligenze che il posto fisso non lo avranno mai, ma la presa per il culo continua di chi al potere sbeffeggia chi è costretto a portare a casa la giornata, la settimana o il mese senza alcuna sicurezza e progettualità di una vita un po’ meno di merda dell’attuale. Con buona pace dei perbenisti di sinistra, alla Fazio&amp;Floris, accorsi in difesa dell’intelligentissima figlia del ministro, che ovviamente si è meritata il posto fisso (come se i precari, invece, il posto fisso se lo meritano perché meno intelligenti).</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p style="text-align: justify;">Dei tagli alla spesa sociale, che producono <a href="http://roma.repubblica.it/cronaca/2012/02/22/news/donna_in_barella_per_quattro_giorni_decapitato_il_dea_dellumberto_i-30290076/index.html?ref=search">questo</a> ne abbiamo <a href="http://www.militant-blog.org/?p=6504&amp;cpage=1#comment-15595">già parlato</a>. Quello che è stupefacente riscontrare è piuttosto l’assoluta apatia politica rispetto a polemiche facilissime da cavalcare perché evidenti e palesi, e che invece la sinistra si guarda bene dal far emergere. Qualcuno ha detto che questa crisi può aprire praterie politiche per la sinistra, un intero mondo di possibilità da organizzare; sarà, intanto le occasioni si sommano e si sprecano, vengono servite su piatti d’argento che dovrebbero essere, anche solo strumentalmente, prese a pretesto per fare opposizione. E invece niente, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Nulla">il Nulla</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Occasioni simili, storicamente, non ne ritorneranno facilmente. Lo stato sociale italiano (europeo)  viene fatto a pezzi giorno dopo giorno con l’intesa unanime dei partiti in parlamento e nel silenzio totale di chi dovrebbe fare opposizione sociale al neoliberismo. Se anche un evento così lineare (spesa pubblica tagliata, sistema sanitario al collasso) non riesce a far emergere voci dissonanti rispetto al consenso di cui gode il governo dei tagli, significa che è necessario prendere atto di un fallimento politico di dimensioni epocali, di un cambiamento storico sociale anch’esso epocale (la fine del welfare state come lo abbiamo sperimentato in questi cinquant’anni), e capire come fare a ripartire.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è facile, d’altronde, avere a che fare una governance sovranazionale (BCE, FMI, UEM) che non si limita più a prescrivere consigli sul rispetto dei parametri stabiliti volontariamente dai governi nazionali, ma che interviene direttamente, imponendo le misure economiche da attuare negli stati membri, che impedisce ad un paese sovrano e democratico (la Grecia) non solo di svolgere un referendum, ma addirittura di svolgere le elezioni politiche quando decide il proprio parlamento.  Sempre la Grecia però ci offre l’esempio di come una lotta sociale conflittuale e radicata stia portando alla caduta del quarto governo neoliberista nel giro di due anni, e al 40% dei consensi elettorali per le formazioni comuniste.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p style="text-align: justify;">L’isteria giornalistica della settimana è poi approdata alla più classica delle battaglie liberali, quella per la libertà d’espressione; in questo caso, in difesa del diritto del Pubblico Ministero Caselli a non essere contestato da chi, qualche settimana prima, si era visto privato della libertà del medesimo diritto, quello cioè di manifestare. Caselli infatti non è un cittadino qualsiasi: è un magistrato. Che, di passaggio, qualche giorno prima aveva mandato in carcere diversi compagni perché avevano manifestato in Val di Susa contro la TAV. Arresti rivendicati apertamente sui giornali, tentati teoremi (il brigatista, i cattivi maestri, i professionisti del conflitto) che devastano la vita di persone per i vezzi politici del Procuratore Capo. Il minimo che possono fare i compagni è quello di non farlo parlare. Troppo comodo mandare in galera la gente e poi sperare di presentare libri come se nulla fosse. La libertà d’espressione non è un concetto a-storico immutabile e assicurato per sempre, ma un diritto che va conquistato e difeso quotidianamente. Caselli ne gode ampiamente come rappresentante dello Stato; i compagni se la devono conquistare la loro libertà d’espressione. Esattamente come hanno fatto e come continueranno a fare, la loro libertà d’espressione, le loro ragioni e le loro lotte emergono e diventano <em>espressione</em> solo quando riescono a rompere la cappa mediatico-politica esistente. Al di là, molto al di là, dei pelosi perbenismi di chi invoca il pacifismo come unico strumento “di lotta” per le proprie ragioni. Senza quelle lotte e quei compagni oggi avremmo già l’alta velocità in Val di Susa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci vediamo sabato a Bussoleno.</p>
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		<title>il cor(ro)sivo della Militant</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 06:53:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p> <p>Da ieri, seguendo il canovaccio che vuole la nostra amata stampa passare da una &#8220;emergenza&#8221; ad un&#8217;altra, non si fa che parlare delle condizioni drammatiche in cui verserebbero gli ospedali italiani. A dare la stura a questa campagna che ora sembra aver individuato come nuovi nemici pubblici dei cittadini/malati i medici e gli infermieri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-6505" title="emergenza sanità" src="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2012/02/emergenza-sanit%C3%A0.jpg" alt="" width="500" height="348" /></p>
<p>Da ieri, seguendo il canovaccio che vuole la nostra amata stampa passare da una &#8220;emergenza&#8221; ad un&#8217;altra, non si fa che parlare delle condizioni drammatiche in cui verserebbero gli ospedali italiani. A dare la stura a questa campagna che ora sembra aver individuato come nuovi nemici pubblici dei cittadini/malati i medici e gli infermieri è stato il blitz dei senatori Gramazio (PDL) e Marino (PD) al Pronto Soccorso del Policlinico Umberto I° di Roma.<span id="more-6504"></span> In un paese civile una malata di alzheimer  non può restare su una barella per quattro giorni. Tutto vero. Tutto giusto. Però ci viene da pensare che i 18 miliardi di euro di tagli al Sistema Sanitario Nazionale degli ultino anni forse c&#8217;entrino qualcosa, o no? E ci viene da pensare che anche  i 55000 posti letto tagliati negli ultimi 15 anni forse c&#8217;entrino qualcosa, o no? E così pure le centinaia di piccoli presidi sanitari chiusi perchè &#8220;antieconomici&#8221;, o no? Un&#8217;ultima domanda: ma chi ha governato questo cazzo di Paese nell&#8217;ultimo ventennio? Come dite, PD e PDL? Davvero? No, perchè sembrava che i nostri due senatori fossero scesi da Marte e invece questo sfascio è solo colpa loro.</p>
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		<title>Consigli (o sconsigli) per gli acquisti</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 22:06:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ile</dc:creator>
				<category><![CDATA[antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p> <p style="text-align: justify;">Quando viene pubblicato un nuovo romanzo della collana Stile libero di Einaudi, solitamente lo compriamo pensando di andare sul sicuro. È la collana in cui sono stati pubblicati i romanzi di Don Winslow, quelli di Wu Ming, quelli di Girolamo De Michele e di tanti altri ottimi scrittori, che spesso abbiamo anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-6502" title="copertina legge dell'odio" src="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2012/02/copertina-legge-dellodio.jpg" alt="" width="500" height="784" /></p>
<p style="text-align: justify;">Quando viene pubblicato un nuovo romanzo della collana Stile libero di Einaudi, solitamente lo compriamo pensando di andare sul sicuro. È la collana in cui sono stati pubblicati i romanzi di Don Winslow, quelli di Wu Ming, quelli di Girolamo De Michele e di tanti altri ottimi scrittori, che spesso abbiamo anche recensito positivamente su questo blog. Per questo, non appena abbiamo notato l’uscita di <em>La legge dell’odio</em> di Alberto Garlini lo abbiamo comprato, pensando quanto meno di avere in mano una lettura piacevole. Certo, avremmo dovuto insospettirci per quello che si leggeva in giro: <em>La legge dell’odio</em> è stato descritto, infatti, come del «romanzo definitivo sugli anni ‘70», che avrebbe dovuto «cambiare per sempre il nostro punto di vista».<span id="more-6501"></span> La prospettiva, quella di un neofascista dedito a diverse attività terroristiche tra il 1968 e il 1972, è stata presentata come scandalosa e spiazzante. Addirittura, la narrazione della presenza di alcuni giovani neofascisti a Valle Giulia – che non solo non è mai stata un mistero, ma che è anche un’acquisizione storiografica da anni – è stata definita come uno di quei fatti taciuto da decenni. I neofascisti personaggi del libro, invece, sono stati dipinti come «umanissimi e veri».</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante la fiducia che accordiamo alla collana Stile libero, fin dalle prime pagine ci siamo infatti accorti di avere in mano un romanzo più che criticabile: sia dal punto di vista letterario, sia soprattutto da quello contenutistico e politico. Per quanto riguarda il primo, la ricerca di uno stile aulico viene perseguita tanto forzatamente da diventare comica, se non grottesca: qua e là si leggono espressioni come «piselli duri come emorroidi», piuttosto che «le sue ascelle stillavano il lucore aulente degli eroi del Walhalla». E non abbiamo scelto delle espressioni-limite: metafore e similitudini di questo genere si ripetono in tutto il libro, facendolo diventare un mattone di 809 – indigeribili – pagine.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda il lato contenutistico e politico, la resa del romanzo è, se possibile, ancora più grottesca. La narrazione ruota intorno a due personaggi: Stefano Guerra, il giovane protagonista, di cui sappiamo fin dalle prime pagine che è morto; e il leader di Lotta nazionale Franco Revel che, accusato del suo omicidio, ne ripercorre la vicenda biografica e la parabola politica. Nonostante lo «scambio» del nome di battesimo, nella figura del secondo è chiaramente riconoscibile il fondatore di Avanguardia nazionale Stefano Delle Chiaie, mentre il primo fa pensare a Franco Freda. Se non fosse che, quest’ultimo, è – ahinoi – ancora vivo e vegeto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente Garlini, all’inizio del libro, mette le mani avanti affermando che «i personaggi e gli accadimenti sono patrimonio esclusivo dell’autore e non appartengono alla Storia», ma sappiamo bene che non è così: ed è facile, allora, riconoscere nell’infiltrato Morgana, Mario Merlino; nell’editore Giampiero Meneghello, Giangiacomo Feltrinelli (che viene ridicolizzato, attribuendogli l’intento di fare la guerriglia… in Calabria!); nel compagno di cella di Revel Gianluca Brizzi (definito, con un’altra similitudine involontariamente ridicola, «fascista come lo può essere una capra di montagna»), Angelo Izzo, il fascista del massacro del Circeo; nell’anarchico Pino, Pietro Valpreda ( e qui non possiamo che notare un certo cattivo gusto nel chiamarlo col nome di Pinelli); nell’anarchico Mario Sardi, che si impicca in cella con una cintura dopo due giorni e mezzo di interrogatori per la strage di piazza del Monumento/piazza Fontana (e qui Garlini lascia intendere non che fosse stato in realtà ucciso, ma che «probabilmente lo hanno incastrato per bene»), Pino Pinelli. E così via: ogni personaggio del romanzo è facilmente riconoscibile ed identificabile. Lo diciamo chiaramente: i neofascisti, collettivamente intesi, ne escono male. Vengono descritti come strumentalizzati dai servizi e in combutta con polizia e carabinieri, che più di una volta chiudono un occhio. Viene mostrato il loro ruolo di esecutori – per quanto nel romanzo siano esecutori involontari e anche un po’ ingenui – nell’esordio della strategia della tensione, da piazza Fontana a Peteano.</p>
<p style="text-align: justify;">Però non basta: perché se come entità collettiva i neofascisti ne escono malissimo, singolarmente vengono offerte loro delle giustificazioni e dei margini di comprensione. Non basta perché Stefano Guerra, il protagonista del libro, implicato nella strage di piazza Fontana e pluriassassino, viene rappresentato come uno – citiamo direttamente dal retro della copertina – il cui cuore «batte anche in ciascuno di noi». Ne esce un personaggio che vorrebbe essere affascinante come i protagonisti di <em>Romanzo criminale</em> (per fortuna, Garlini ha dei grandi limiti come scrittore e non riesce a renderlo tale): problematico, dalla vita familiare complessa (il ricordo del “suicidio” del padre è uno dei fili conduttori del libro), irrequieto e “ribelle”. Ma anche bellissimo e attraente: uno di quelli che seduce e conquista tutte le donne che incontra, siano cameriere, camerate o, soprattutto, compagne. Esse se ne innamorano perdutamente e irrazionalmente: probabilmente, le donne sono quelle che escono peggio in questo romanzo. Insomma, Stefano Guerra è un fascista deciso e idealista, un «rivoluzionario di destra» che «si porta dentro la rivoluzione e i rumori della provincia e il calore pulsante dei pugni» e che si trova suo malgrado coinvolto nelle trame nere mosse da servizi segreti e gruppi di potere: una visione romantica, che però non corrisponde a quello che sono stati, storicamente, i neofascisti.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi ci sono i compagni: nessuno di essi ha delle note positive. Alcuni sono ricchi e annoiati intellettualodi, altri tossicodipendenti dediti ad orge e festini a base di droga, la maggior parte codardi che ce le prendono sempre e hanno tanta paura dei fascisti da chiedere incontri per stabilire tregue o vigliacchi che aggrediscono in dieci contro uno (in modo particolarmente irritante, ciò viene ripetuto più volte). Insomma, l’idealista, il rivoluzionario, è il fascista Guerra: i compagni valgono meno di niente.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche le pagine sulla preparazione e la messa in pratica della strage di piazza del Monumento (piazza Fontana) lascia molte perplessità: Garlini, infatti, fa sua la tesi di Paolo Cucchiarelli sulla doppia bomba.  Così vediamo l’anarchico Pino/Valpreda portare in Banca una bomba a bassa intensità, che non avrebbe dovuto provocare vittime, a cui però viene aggiunta a sua insaputa la bomba che provoca la strage. Insomma, Garlini ci suggerisce che neanche gli anarchici, in fondo, erano così innocenti. Si tratta di una tesi che, evidentemente, non ha alcuna validità storiografica: il libro di Cucchiarelli del 2009 in cui è presentata, <em>Il segreto di piazza Fontana</em>, è stato infatti abbondantemente criticato e confutato, punto per punto, ad esempio da Saverio Ferrari e da Francesco “Baro” Barilli (<a href="http://www.osservatoriodemocratico.org/page.asp?ID=2992&amp;Class_ID=1003">leggi</a>), e da Aldo Giannuli (<a href="http://www.aldogiannuli.it/2009/06/approfondimento-bibliografico-%E2%80%9Cil-segreto-di-piazza-fontana-di-paolo-cucchiarelli/">leggi il contributo</a> in cui lo discute punto per punto). Garlini, invece, la fa sua, con tanto di noiosissime pagine sui timer truccati e sul sosia di Valpreda (che, e di questo non si capisce proprio il motivo, sarebbe stato presente a piazza Fontana durante la strage mentre ci stava anche Valpreda stesso!).</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, di romanzi belli sugli anni ’70 e sull’eversione nera ne sono stati scritti: e pensiamo, ad esempio, a <em>Scirocco</em> di Girolamo De Michele. O alla produzione di Stefano Tassinari. <em>La legge dell’odio</em>, invece, è solo uno dei sempre più frequenti tentativi di rendere i fascisti un po’ meno negativi e i compagni molto meno positivi. Uno di quelli che alla fine fanno vendere. Noi lo sconsigliamo: risparmierete pure 22 euro.</p>
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		<title>Dicono i muri: non esistono guerre umanitarie!</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 13:54:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p> <p>Mentre si prepara il remake dell&#8217;operazione Libia, che ancora una volta rischia di irretire tanta (troppa) sinistra, insieme ad altri compagni che come noi tengono ferma la barra dell&#8217;antimperialismo abbiamo pensato che fosse arrivato il momento di prendere parola. Come piace a noi, sui muri di Roma.</p> [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-6498" title="romantimperialista" src="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2012/02/romantimperialista1.jpg" alt="" width="500" height="831" /></p>
<p>Mentre si prepara il remake dell&#8217;operazione Libia, che ancora una volta rischia di irretire tanta (troppa) sinistra, insieme ad altri compagni che come noi tengono ferma la barra dell&#8217;antimperialismo abbiamo pensato che fosse arrivato il momento di prendere parola. Come piace a noi, sui muri di Roma.</p>
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		<title>Le nuove frontiere della lotta al terrore</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 15:25:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[antimperialismo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p></p> <p>&#160;</p> <p>Leggiamo oggi sul Corriere un trafiletto che “magari” avrebbe meritato ben altra visibilità. Una di quelle notizie che ogni tanto si incagliano negli interstizi dell’informazione, e che lette con l’attenzione che meritano ci mostrano molto più di quello che dicono. A conferma che le notizie, anche sui giornali “borghesi”, ogni tanto emergono, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.militant-blog.org/?attachment_id=6492" rel="attachment wp-att-6492"><img class="aligncenter size-full wp-image-6492" title="terrorismo_usa" src="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2012/02/terrorismo_usa.gif" alt="" width="400" height="434" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Leggiamo oggi sul <em>Corriere</em> un trafiletto che “magari” avrebbe meritato ben altra visibilità. Una di quelle notizie che ogni tanto si incagliano negli interstizi dell’informazione, e che lette con l’attenzione che meritano ci mostrano molto più di quello che dicono. A conferma che le notizie, anche sui giornali “borghesi”, ogni tanto emergono, e bisogna solo interpretarle.<span id="more-6491"></span></p>
<p>Essendo un trafiletto, molto del pezzo è dato dal titolo, che infatti ineffabilmente sentenzia: “<em>Voleva colpire il congresso, L’FBI incastra il kamikaze dandogli finte bombe</em>”. Sembra tutto rientrare nella normalità: il solito terrorista, beccato fra New York e Washington, in procinto di ammazzare centinaia di cittadini americani ma prodigiosamente bloccato in tempo dalla polizia. Dal 2001, non passa mese che non ne abbiano arrestato uno. Capire come vanno a finire queste accuse e gli eventuali processi è sforzo sovraumano. Il tutto finisce con l’arresto, l’opinione pubblica è contenta e si sente al contempo più sicura e più minacciata. Quel tanto che basta per dare sempre più soldi e potere agli apparati repressivi ma, <em>allo stesso tempo</em>, avere fiducia nella politica che li governa, sempre in prima linea nella lotta alla criminalità. Il mix di sostegno implicito all’illegalità e lotta esplicita alla criminalità non è certo in questi anni che viene denunciato, costituendo uno dei cardini irrinunciabili per il controllo sociale dei territori e delle popolazioni.<br />
Il problema della notizia è però nel trafiletto. Il presunto terrorista, un giovane marocchino di 29 anni, nel corso di una discussione – non si capisce bene dove e con chi – aveva espresso la volontà di compiere un attentato. Subito si mette in moto la macchina poliziesca. L’FBI prima gli organizza una serie di incontri con agenti segreti che si fingono emissari di Al Qaeda a Washington, poi lo addestrano e in seguito lo riforniscono delle bomba (finta) e di una pistola (finta).<br />
Insomma, l’FBI fomenta e irretisce il giovane marocchino, organizza fattivamente l’attentato, lo rifornisce del materiale e, finalmente, ieri pomeriggio il giovane si presenta davanti al congresso con gli armamenti (finti), subito arrestato dagli agenti. Sembra un racconto irreale e degno forse di <em>1984</em>, ma è invece la prassi costante con cui le forze di polizia americane “scovano” i presunti terroristi. Stando almeno al pezzo, questa tecnica è stata già usata in decine di altri casi. Un passaggio un po’ troppo esplicito, per non farci credere che questa sia effettivamente la norma: costruirsi in casa il terrorista perfetto per poi arrestarlo e far di lui perdere le tracce. Magari liberarlo fra qualche mese, quando si sarà persa memoria di lui e l’opinione pubblica statunitense si sarà baloccata con qualche altro fenomenale arresto in flagranza.<br />
C’è “addirittura” qualche associazione per i diritti civili che si oppone, lamentando il fatto che così si “incita il terrorista all’azione” anche contro la sua volontà. Poco importa. L’importante è l’obiettivo raggiunto: l’opinione pubblica è sempre all’erta ma allo stesso tempo tranquillizzata, la politica repressiva americana ne esce sempre più rafforzata, la lotta al terrorismo mondiale va sempre più spedita.</p>
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		<title>Le disavventure del giovane Gianni</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 18:17:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p> <p>&#160;</p> <p>Ieri è stata un’altra giornata amara per il sindaco di Roma; un’altra giornata in cui poco però c’entra la sfortuna, che in ogni caso si porta disgraziatamente appresso, e molto la sua incapacità di governare anche il condominio di casa, figuriamoci una città multiforme e complessa come Roma. La prevedibile conseguenza di una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.militant-blog.org/?attachment_id=6480" rel="attachment wp-att-6480"><img class="aligncenter size-full wp-image-6480" title="021212913alemanno" src="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2012/02/021212913alemanno.jpg" alt="" width="439" height="333" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ieri è stata un’altra giornata amara per il sindaco di Roma; un’altra giornata in cui poco però c’entra la sfortuna, che in ogni caso si porta disgraziatamente appresso, e molto la sua incapacità di governare anche il condominio di casa, figuriamoci una città multiforme e complessa come Roma. La prevedibile conseguenza di una amministrazione di post(?)-fascisti, amici degli amici e intrallazzoni berlusconiani giunta al potere per caso e senza la minima capacità di amministrare nulla, se non di mettere (senza peraltro alcuna furbizia) amici personali e politici nei posti guida delle cariche cittadine e delle imprese controllate.<span id="more-6479"></span><br />
Il 15 ottobre scorso, a seguito della manifestazione dei movimenti e con decisione fuori da ogni logica democratica, il sindaco, di sua sponte, vietava i cortei nel centro della città. L’unico precedente storico recente si ebbe nel 1977, a seguito dell’ordinanza Cossiga, che produsse da una parte la militarizzazione di una città, Bologna, invasa dai carri armati, e dall’altra la morte di Giorgiana Masi.<br />
Incurante di tutto ciò, e favorito dall’assenza di mobilitazione cittadina e di cortei locali o nazionali, il sindaco non ha però potuto evitare il giudizio del TAR, che proprio ieri ha infatti ricordato allo sprovveduto Gianni come l’ordinanza comunale fosse illegittima, anzi apertamente illegale, in quanto contraria a diverse norme costituzionali che difendono il diritto d’espressione e d’opinione e la libertà di manifestare. Il problema, semmai, è che tale ripristino della legalità politica sia stato portato da un tribunale amministrativo, e non dalla volontà di chi avrebbe invece dovuto continuare a manifestare in barba a ogni divieto. Una responsabilità di tutti noi, nessuno escluso, che però la dice lunga sul livello di conflittualità presente oggi in Italia &#8211; e a Roma in particolare &#8211; visto che in cinque mesi a nessuno è venuto in mente di tentare il corteo nelle vie del centro.<br />
Ieri, poi, c’è stata anche la decisione di non appoggiare la candidatura di Roma alle Olimpiadi 2020. Anche qui, oltre alla sfortuna, una decisione sacrosanta (forse l’unica del governo Monti) che investe in pieno la credibilità del sindaco, che non ha pensato niente di meglio che sbraitare subito: “Io non mi dimetto!”, come se qualcuno sperava in un tale atto di generosità nei confronti della città.<br />
Anche qui, occorre un attimo fare chiarezza: per noi amanti – e praticanti – di sport le olimpiadi piacciono, e anche parecchio, e l’eventualità di una nuova olimpiade romana non poteva non affascinarci. Al di là di tutte le retoriche sullo sperpero di denaro, sull’inutilità di certe organizzazioni (!), il vero – e solo – motivo che ci vede concordi con la decisione del governo è la serie di esperienze traumatiche che si sono sommate negli anni, quando è toccato proprio a Roma organizzare eventi di tale portata. I mondiali di calcio del 1990 e i mondiali di nuoto del 2009 sono ancora lì a dimostrarlo. Addirittura fisicamente: molte delle strutture costruite nel 1990 non hanno mai visto l’apertura, ancora abbandonate ai margini della città, utilizzate come discariche o occupate, opere che sin da subito suscitarono l’ilarità dei cittadini romani; come la galleria per treni a Monte Mario costruita più piccola dei treni stessi, e dunque mai aperta e dichiarata inagibile a lavori ancora da ultimare. Senza contare le centinaia di vittime sul lavoro che significò la costruzione della copertura dello Stadio Olimpico. Per non parlare poi dei mondiali di nuoto del 2009, in cui erano previste tutta una serie di opere che ancora devono essere costruite. Ripiegando poi sugli impianti del Foro Italico, quelli costruiti per le olimpiadi del 1960 e gli unici ancora degni di ospitare manifestazioni sportive di tale entità.<br />
Insomma, se utilizzata saggiamente, la leva di una serie importante di lavori pubblici prodotti dall’organizzazione di un’olimpiade rappresenta sicuramente una scossa economica forte, capace di creare occupazione e aumentare i salari.<br />
Il vero problema è che a Roma le olimpiadi, come tutti gli altri progetti di questo tipo, sarebbero state appaltate di fatto ai palazzinari, i veri amministratori della città, che avrebbero chiesto in cambio i soliti permessi di costruzione di abitazioni, i soliti cambi di destinazione d’uso, i soliti centri commerciali, e dunque avrebbero reso più <em>invivibile</em> e <em>costruita</em> la città, a scapito della gestione dell’evento sportivo, lasciato come al solito all’incapacità di una classe dirigente evidentemente incapace di coordinare eventi di tale portata.<br />
Fino a quando saranno i costruttori privati – e non lo Stato – a organizzare di fatto questi eventi, ci meriteremo tutte le bocciature possibili, senza possibilità di recriminazione. Tanto meno da parte dello sventurato sindaco di Roma, paladino ed esponente di quella cricca di costruttori che si stava per mettere il bavaglio al collo pronta a banchettare con gli ultimi residui di città ancora non costruita. Ci dispiace, questa volta vi ha detto male.</p>
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		<title>dies irae</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 21:23:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
				<category><![CDATA[antimperialismo]]></category>
		<category><![CDATA[capitale/lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p> <p>La &#8220;narrazione&#8221; dominante su quanto sta avvenendo in Grecia poggia essenzialmente su due luoghi comuni: il primo è quello secondo cui i greci per molti anni avrebbero vissuto al di sopra delle loro possibilità, il secondo, che ne discende, è che così facendo hanno finito per accumulare un debito ingente nei confronti dei risparmiatori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-6476" title="s'i' fossi foco arderei 'l mondo" src="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2012/02/si-fossi-foco-arderei-l-mondo.jpg" alt="" width="500" height="332" /></p>
<p>La &#8220;narrazione&#8221; dominante su quanto sta avvenendo in Grecia poggia essenzialmente su due luoghi comuni: il primo è quello secondo cui i greci per molti anni avrebbero vissuto al<em> di sopra delle loro possibilità</em>, il secondo, che ne discende, è che così facendo hanno finito per accumulare un debito ingente nei confronti dei risparmiatori che hanno acquistato i loro titoli pubblici.<span id="more-6475"></span> Un debito, dunque, che va onorato anche a costo di enormi sacrifici. In parole povere: ci dispiace per loro, ma se la sono cercata. Siamo certi, però, che le cose stiano esattamente così? Alcuni dati ci raccontano una realtà ben diversa che però fatica ad imporsi perchè, com&#8217;è noto, la <em>verità</em> è sempre l&#8217;effetto di un rapporto di forza e di potere. Quest&#8217;anno, nonostante l&#8217;austerity, Atene destinerà alle spese militari il 3% del PIL, in proporzione quasi quanto gli USA. E a spingere in tal senso sono proprio le pressioni della Merkel e di Sarkozy che ormai da mesi subordinano l&#8217;erogazione degli aiuti alle commesse a favore delle proprie industrie belliche. Oggi il Corsera riportava come nel 2008 la Grecia fosse salita al quinto posto nella classifica mondiale delle nazioni importatrici di strumenti bellici. Nel 2009 il governo di Karamanlis è arrivato a spendere ben 1,7 miliardi di euro per l&#8217;acquisto di 170 panzer leopard e 223 cannoni dismessi dall&#8217;esercito tedesco. La scorsa primavera, mentre il governo di Papandreou calava la scure della Troika sulle condizioni di vita di milioni di lavoratori, Atene è stata costretta ad acquistare dalla Germania 2 sottomarini (1,3 miliardi di euro) e più di 200 carri armati (403 milioni di euro) mentre la Francia imponeva la fornitura di 6 fregate e 15 elicotteri per una spesa complessiva di 4 miliardi di euro. Risultato: nel 2012 la Grecia prevede una spesa militare di 7 miliardi di euro, il 18,2% in più rispetto al 2011. E visto che i pagamenti sono diluiti negli anni è evidente che, al di la delle schermaglie, sia per Berlino che per Parigi i greci <em>non possono</em> permettersi di fallire. Almeno non ufficialmente. E qui veniamo al secondo luogo comune. Come abbiamo scritto più volte non è affato vero che i titoli del debito pubblico greco sono in mano ai risparmiatori, e che dunque sarebbero loro i primi a rimetterci in caso di insolvenza. Dei 276 miliardi a cui questo ammonta 200 sono in mano ad investitori istituzionali, 60 a banche e BCE e solo 16 al &#8220;piccolo&#8221; risparmio. Quindi a ben vedere i sacrifici contro cui ieri quasi un milione di persone (in un paese di 11 milioni di abitanti) è sceso in piazza serviranno solo a ripagare un debito odioso ed illegittimo, sempre che, come aspichiamo, non accada finalmente qualcosa&#8230; del resto la Grecia è o non è <em>l&#8217;anello debole</em> della catena?</p>
<p><em>di seguito riproponiamo un interessante commento alla giornata di ieri postato dai compagni di Contropiano.</em></p>
<p>Altro che &#8216;black bloc&#8217;. Ieri in Grecia sono scese in piazza un milione di persone. Una vera e propria giornata della rabbia. L&#8217;assedio e l&#8217;assalto al Parlamento sono diventati una guerriglia generalizzata in vari quartieri della capitale e in tutto il paese. Ma il Parlamento ha capitolato. E adesso?</p>
<p>Per molti giornali e tv italiane la notizia è che il parlamento greco ha approvato il salvataggio del paese mentre un manipolo di ‘black bloc’ – i ‘soliti noti’, come li chiamano in Grecia – metteva la Capitale a ferro e fuoco. Ma basta dare uno sguardo alle cronache più attente di quanto è accaduto ieri pomeriggio e ieri notte in tutta la Grecia per capire che  in campo è scesa una massa impressionante di persone, lavoratori e giovani ma non solo, in una vera e propria giornata della rabbia.</p>
<p>Secondo le autorità della capitale sarebbero almeno 45 gli edifici, le istituzioni politiche e i negozi che sono stati saccheggiati o dati alle fiamme durante la giornata di ieri. Mentre scontri e barricate si estendevano in quartieri sempre più lontani dall’epicentro di Exarchia, in strada c’erano 500 mila persone. Quello che era iniziato come un assedio di massa al Parlamento dove era in votazione il massacro sociale ‘reloaded’ si è trasformato man mano in una battaglia con i circa 6000 poliziotti in divisa e chi sa quanti in borghese schierati a difesa della rituale cerimonia. Ma a fare le spese della rabbia popolare non sono stati solo gli agenti – molti dei quali hanno riportati ferite gravi – ma anche alcuni rappresentanti politici: municipi, prefetture e consigli regionali sono stati occupati e dati alle fiamme in tutte il paese; ad Atene i dimostranti hanno tentato di attaccare la residenza dell’ex premier Costas Simitis, mentre a Corfù sono stati distrutti gli uffici di due ex parlamentari del Pasok, di cui uno ex ministro. Come era successo nelle giornate di guerriglia del 28 e 29 giugno, non c’è stata nessuna spaccatura tra folla e gruppi di incappucciati. La parola d’ordine era rimanere in strada, esprimere la propria protesta a qualsiasi costo, e non sono mancati gli applausi e le urla di incitamento nei confronti di chi lanciava molotov o pietre mentre più passava il tempo più centinaia, migliaia di manifestanti si univano agli scontri. La versione dei ‘quattro black bloc’ che rovinano una manifestazione – tanto cara al mondo editoriale vicino a Repubblica.it – questa volta proprio non regge. Milioni di cittadini europei sono rimasti incollati per ore alle tv e alle cronache su internet per seguire quanto accadeva, generando un&#8217;empatia e una partecipazione senza precedenti.</p>
<p>Dopo i roghi, le pietre e le barricate adesso il problema diventa capire se dalla rabbia pura e diretta di ieri sorgerà una capacità razionale, orientata e progettuale. Le diverse forze della sinistra greca sono assai più radicate nei settori popolari e tra i lavoratori che quelle del resto del continente. Ma sono litigiose e divise, alcune hanno un tasso di settarismo incomprensibile, altre uniscono radicalità e internità ai movimenti con un&#8217;altrettanto incomprensibile sentimento filo Unione Europea. Secondo i calcoli di alcuni media greci, ieri in piazza in tutto il paese c’erano almeno un milione di persone. Se anche fossero stati soltanto la metà si tratterebbe, in un paese di soli 11 milioni di abitanti, di una massa sociale enorme a disposizione di una ipotesi di cambiamento sociale che oggi sembra poter avere le carte in tavola per entrare davvero in campo e passare dalla rabbia alla costruzione di una alternativa organizzata che sia politica, sociale, sindacale e culturale.</p>
<p>Per ora si contano i danni, i feriti e gli arrestati. Il bilancio più aggiornato parla di almeno 65 arrestati durante gli scontri del pomeriggio e della notte solo ad Atene, altre 75 persone sarebbero state fermate e 68 i feriti che hanno fatto ricorso agli ospedali. Anche tra i parlamentari si contano le ‘vittime’:  i 22 dissidenti socialisti e i 21 del centrodestra di Nuova Democrazia sono stati immediatamente espulsi dai loro partiti dopo aver votato no. Stessa sorte per l&#8217;ex ministro dei Trasporti, Makis Voridis, e il vice ministro della Marina mercantile, Adonis Georgiadis, membri del partito di estrema destra che avendo votato a favore si sono differenziati dall’indicazione del loro partito fino a tre giorni fa sostenitore di Papademos e oggi all’opposizione.</p>
<p>Intanto questa mattina la Borsa di Atene è euforica: la seduta ha aperto questa mattina con un più 6%. Il capitalismo e il mercato sono incompatibili con la democrazia. E anche con la vita stessa.</p>
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		<title>Rispettiamo solo i pompieri!</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 13:21:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Per protestare contro le misure di austerità e l&#8217;aumento dell&#8217;età pensionabile centinaia di pompieri belgi hanno assediato il palazzo del governo innaffiandolo con gli idranti che poi sono stati rivolti contro la polizia. Quando si dice l&#8217;esempio. La Grecia brucia, il Belgio s&#8217;allaga&#8230; solo in Italia non succede un cazzo.</p> <p></p> [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per protestare contro le misure di austerità e l&#8217;aumento dell&#8217;età pensionabile centinaia di pompieri belgi hanno assediato il palazzo del governo innaffiandolo con gli idranti che poi sono stati rivolti contro la polizia. Quando si dice l&#8217;esempio. La Grecia brucia, il Belgio s&#8217;allaga&#8230; solo in Italia non succede un cazzo.</p>
<p><object width="523" height="295" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/XzMzm9c0HhU?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="523" height="295" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/XzMzm9c0HhU?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>Benedetto maltempo</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 00:21:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.militant-blog.org/?attachment_id=6460" rel="attachment wp-att-6460"><img class="aligncenter size-full wp-image-6460" title="alemanno-spala-neve" src="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2012/02/alemanno-spala-neve.jpg" alt="" width="448" height="320" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qualche anno fa, con le olimpiadi di Pechino alle porte, girava l’<a href="http://www.julienews.it/notizia/dal-mondo/in-cina-il-governo-decide-quando-e-quanto-deve-piovere/96152_dal-mondo_1.html">assurda storiella</a> del governo cinese intento a bombardare il cielo con ultrasuoni (o forse erano raggi gamma) per rendere il tempo bello per tutto il periodo olimpico, e soprattutto eliminare la coltre di smog che assediava la città. Fantasie buone per qualche barzelletta forse, ma più di qualcuno fece finta di crederci e la sparò sui giornali. Voci che rientrano nella sterminata enciclopedia del <em>complotto climatico</em>, come ad esempio tutta l’imponente narrativa riguardante le scie chimiche degli aerei militari, che servirebbero, in alcune delle teorie più ardite, a controllare artificialmente il clima.<span id="more-6459"></span></p>
<p>Difficile stare dietro alle ultime trovate complottiste. La nostra razionalità, però, è stata gravemente compromessa  leggendo i giornali e guardando le televisioni di questi giorni. Il clima da fine del mondo ha pervaso tutti gli organi d’informazione, tutti i politici, tutti gli “esperti” possibili, inondando l’opinione pubblica con un messaggio ben preciso: è in corso un evento senza precedenti, non uscite di casa neanche per andare a lavorare. Tutti i media non parlano d’altro: “il clima è impazzito”, “c’è l’emergenza freddo”, “la neve può essere mortale”, “a uscire di casa si rischia la vita” ecc…tutti, nessuno escluso, parlano da giorni della stessa cosa. L’ossessione mediatica per le previsioni del tempo è raramente interrotta per mostrare, di sfuggita, quanto è bravo e quanto è apprezzato all’estero il <a href="http://www.iltempo.it/servizi/2007/10/17/44827-prima_pagina_nazionale.shtml?refresh_ce">governo Monti</a>. Per il resto, l’informazione giornalistica in Italia oggi è un parossistico bollettino meteo ripetuto ossessivamente.</p>
<p><em>Troppo ossessivamente</em>, per non farci venire il dubbio che tutta questa attenzione non sia in qualche modo “interessata”. In questi anni infatti è avvenuta un’estensione smisurata di trasmissioni e programmi riguardanti il meteo, le previsioni del tempo e argomenti affini. Interi programmi dedicati ad esso e, all’interno dei telegiornali, sempre più spazio è stato dato a previsioni del tempo sempre più dense di particolari. In breve, da argomento superfluo destinato agli ultimi 30 secondi dei TG è divenuto uno degli argomenti principali. D’estate, serie di inchieste e approfondimenti sul caldo; d’inverno, ore e ore di dirette sul freddo. Non è un caso che questo modello giornalistico, importato dai telegiornali statunitensi, abbia trovato terreno fertile dapprima nelle televisioni Mediaset, con Rete4 in prima fila, per poi allargarsi a tutta l’informazione TV.</p>
<p>Parlare del tempo fa sempre comodo al potere, non ci si arrischia in pericolosi discorsi politici, la gente è più tranquilla, sembra sempre che i problemi quotidiani derivino dal fato piuttosto che dalla politica &#8211; che semmai ha la grande responsabilità di non saper far fronte alle emergenze, comunque provocate dal destino cinico e baro. Vediamo però nel dettaglio se anche in questi giorni ha senso concentrarsi così smisuratamente sulla tanto strepitata “emergenza freddo”, o “emergenza neve” che dir si voglia (l’importante è che si gridi all’emergenza).</p>
<p>Proprio ieri almeno quattro telegiornali nazionali parlavano del problema neve sugli Appennini, come se non fosse l’assoluta normalità che gli Appennini, soprattutto fra Emilia Romagna e Toscana, siano d’inverno innevati. La zona appenninica tosco-emiliana infatti è, d’inverno, una delle <a href="http://it.wikibooks.org/wiki/Italia/Geografia/Clima">regioni più fredde e nevose </a>del paese.</p>
<p>Oggi invece è stato un commovente servizio dall’Aquila a farci sobbalzare dalla sedia. Insomma, a L’Aquila c’è la neve e fa freddo. Un grande novità, per una città ai piedi del Gran Sasso (la più alta montagna appenninica) e che si situa ad un’altezza di quasi 1000 metri. Una città che vede il gelo e le neve presenti tutti gli anni, nessuno escluso. Quale sia l’emergenza, non è dato sapere.</p>
<p>Ma il vero e proprio terrorismo mediatico (mai espressione fu più adeguata) di questi giorni lo ha ricevuto Roma e la sua presunta emergenza che dura da giorni, con il sindaco che invita i cittadini a non uscire di casa, le università e gli uffici che chiudono, l’impossibilità di prendere la macchina se non provvisti di catene, e via dicendo tutta un’altra serie di provvedimenti degni forse del Canada settentrionale ma non certo tipici di queste latitudini. Ma andiamo con ordine. Secondo i media, e secondo anche il sindaco, ci sarebbe a Roma l’emergenza freddo. Per tutto il giorno a Roma la temperatura ha oscillato fra i 5 e i 0 gradi (ieri c’era il sole e le temperature si aggiravano intorno ai 10 gradi), assolutamente in linea con la media storica della città (<a href="http://www.meteo-net.it/articoli/climaroma.aspx">leggi</a> e <a href="http://www.meteo-net.it/statistiche/tempmedie.aspx">leggi</a>). Insomma, stiamo a febbraio e a Roma fa freddo. Ancora non riusciamo a comprendere dove sia la novità. Come si vede nelle statistiche, poi, le temperature di questi giorni sono perfettamente in linea con la media degli anni precedenti anche nel resto del territorio nazionale. A Milano la temperatura <em>media</em> minima di gennaio e febbraio si aggira fra i -1 e i -2 gradi. Esattamente la stessa di questi giorni. Che poi ci possano essere dei picchi di freddo momentanei è perfettamente normale, ma nessuna media è stata stravolta.</p>
<p>Poi c’è il “problema neve”, anzi, l’”emergenza” neve. Che nevichi al nord è perfettamente normale e avviene ogni stramaledetto anno. Gridare al cataclisma per due fiocchi di neve ci sembra veramente degno del paese arretrato, superstizioso e impressionabile quale evidentemente siamo. Il terrorismo, quello vero, quello che produce danni, è però avvenuto anche stavolta nella città di Roma. Da giorni e giorni il sindaco della città invita i suoi cittadini a non uscire di casa. Per uno (1) giorno di neve, esattamente nella notte fra venerdì e sabato scorsi. Esattamente come sta avvenendo nella notte fra questo venerdì e sabato, seconda (2) giornata di neve in città. A poco serve ricordare che aveva nevicato già l’<a href="http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/12/17/news/neve_a_roma-10315523/">anno scorso</a>, e che nevicò anche 2 anni fa, ma a Roma è sempre meglio dire che nevica una volta ogni trent’anni, così sono tutti più felici e impressionati e danno tutti retta al buon sindaco. Effettivamente però quest’anno ha nevicato tantissimo – quasi dieci (10) centimetri di neve! – e la gente ha subito pensato che fosse giunto il momento di fare provviste per passare il resto dell’inverno chiusi sotto metri e metri di neve. E infatti nei supermercati già iniziano a scarseggiare i cibi, la gente fa provviste insensate da terza guerra mondiale, animata oltretutto da una beffarda allegria da <em>volemose bene, stamo tutti sulla stessa barca</em>. Alberto Sordi non avrebbe saputo fare meglio del sindaco Alemanno, con pala in mano che spalava il centimetro di neve caduto a Roma nord a fianco dei pompieri in divisa. La prestanza aitante del sindaco-operaio è ben dimostrata dalla foto a corredo dell’articolo.</p>
<p>Insomma, il dato è abbastanza chiaro: a fronte di normalissime condizioni invernali, con una qualche spolverata di neve in più degli scorsi anni, tutti i media hanno subito smesso di occuparsi di politica, della riforma del mercato del lavoro, dell’articolo 18 che sta per essere smantellato, degli sfigati o dei bamboccioni, dei ministri impresentabili e arroganti, dei tagli che l’Europa ancora ci chiede, per occuparsi della vera emergenza nazionale: il freddo. E poco importa che l’emergenza sia reale o indotta: l’importante è che raggiunga il risultato, e cioè che faccia parlare la gente delle nuvole e delle temperature e non della politica e delle controriforme. Come nelle migliori tradizioni, un gioco che funziona sempre.</p>
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