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	<title>[mini]marketing</title>
	
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	<description>Il blog del marketing minimale: il nuovo marketing dalle persone, con le persone, per le persone, la Rete, la conversazione.</description>
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		<title>Social Yin e Yang: tra Nutella e One Direction in concerto</title>
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		<comments>http://www.minimarketing.it/2013/05/social-yin-e-yang-tra-nutella-e-one-direction-in-concerto.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 May 2013 13:23:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Diegoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[social media]]></category>

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		<description><![CDATA[Il vostro reporter in prima linea al concerto di Verona, tra social, community e cose bizzarre.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-630940169" src="http://www.minimarketing.it/wp-content/uploads/2013/05/06fdc4c6c09e11e2a4cb22000a9e0859_7-500x500.jpg" alt="06fdc4c6c09e11e2a4cb22000a9e0859_7" width="500" height="500" /></p>
<p>Forse oggi un vero blog di social media marketing dovrebbe scrivere di come <a href="http://mobile.news.com.au/business/companies/ferrero-orders-sara-rosso-to-cancel-world-nutella-day/story-fnda1bsz-1226646595892" target="_blank">Nutella sia riuscita con una lettera &#8220;cease and desist&#8221;</a> (una specie di ultimo avviso degli avvocati, arrenditi o sparo) a creare un caso di quelli che metteremo nella slide per sempre fino alla nausea: minacciare i propri fan, anzi il migliore dei propri fan. Colui che non solo mette like o commenta come una pecora guidata dal pastore brand e tenuta in gruppo dal community manager pastore tedesco. Un fan che ha osato CREARE un tributo al brand. Ma che siccome il tributo non è guideline compliant, e soprattutto non è creato dal potente marketing centrale, questo deve non esistere, scomparire. &#8220;Ehi, fan, tornate nel gregge cazzo! Abbiamo fatto una pagina-ovile per voi su Facebook, è bellissimo, che diavolo ci fate lì nei prati?!&#8221; Non scrivo di più, tanto ci penseranno migliaia di blog di social media consultant a vivisezionare il caso. Avete già capito, comunque.</p>
<p>Invece.</p>
<p>Vi racconto di come ieri sono stato a una celebrazione di un brand (oppure a un concerto di una boy band che fa musica prevedibile e commerciale, popolato da ragazzine urlanti). Mi hanno insegnato che entro certi limiti, possiamo decidere di vedere la più soddisfacente delle realtà. Io ho scelto, appunto, dovendo per forza esserci, quello di essere presente alla &#8220;celebrazione di un brand da parte delle fan più appassionate, vista con gli occhi di un documentarista sociologo&#8221;. Insomma, si torna sempre alle <a title="Lode alle passioni (degli altri)" href="http://www.minimarketing.it/2012/06/lode-alle-passioni-degli-altri.html" target="_blank">passioni degli altri.</a></p>
<p>Il concerto, per la tribù dei fan, non è stato solo un prodotto da comprare. È stato anche un prodotto da <em>creare.</em> Mi spiego: già da mesi queste su Twitter, tramite hashtag, hanno fatto capire che questo concerto ci doveva essere. L&#8217;hanno comprato non in prevendita, ma in pre-produzione. Oltre il crowdfunding. Ecco il <a href="http://www.slideshare.net/trendwatching_com/trendwatchingcoms-pretail" target="_blank">pre-tail </a>in azione.</p>
<p>La prima cosa che noti, nel preconcerto, è il mix di persone transgenerazionale: ma non tutti sono &#8220;accompagnatori neutrali&#8221;: ci sono mamme directioner (non sapremo mai se per emulazione della figlia, in un ribaltamento degli schemi psicologici classici, o per infiltrarsi senza obiezioni all&#8217;interno dell&#8217;Arena e vegliare da vicino la pargoletta ormonata. Certo alcune, con la loro bandana in testa e le scritte a pennarello in faccia sono ben al di là della soglia dell&#8217;umana pateticità). Ci sono poi i padri, dignitosi nelle loro giacche della domenica, alcuni disposti a passare la serata al ristorante inculaturisti a fianco all&#8217;Arena per permettere alla figlia priva di biglietto di ascoltare da fuori la celebrazione. Altri, evidentemente con grandi code di paglia di attenzione, o sensi di colpa per assenze, girano con cartelli &#8220;compro biglietti&#8221;. Disperatamente, si intende. A qualsiasi prezzo, sottinteso. Ci sono poi i padri yeah, i più imprevisti: maglietta &#8220;I&#8217;m a directioner dad, please Harry marry my daughter&#8221;. Gli volevo stringere la mano, gente coraggiosa.</p>
<p>Ci sono poi i veronesi non-coinvolti, che si chiedono chi sia tutta questa gente. Ci sono anche pensionati, muniti di seggiolina ripieghevole in alluminio modello Lignano Sabbiadoro, che si godono il concerto, da fuori. Guardando fissi gli archi dell&#8217;anfiteatro millenario. Chissà cosa li spinge a trascurare la TV generalista per questi cinque ragazzotti.</p>
<p>La divisione tra gli eletti, quelli che hanno il biglietto, e i dannati, gli altri, è visibile a occhio nudo. Pare che un sacco di gente sia venuta solo per &#8220;avvicinarsi&#8221;, senza speranze di entrare. Occupano delle scalinate attorno alle tribune, senza mai lasciare il posto. Che anche quello ha un valore, in un&#8217;economia di coda lunga.</p>
<p>A un certo punto, le ragazze corrono, scappano. Così all&#8217;improvviso. Una, due, cinque, dieci. Come un flashmob. È un flashmob? No, qualcuno ha detto che qualcuno della band è apparso all&#8217;Arena, in alto. Sembra che la piazza sia stata sollevata da un lato, come fosse un vassoio, e le goccioline d&#8217;acqua si siano compattate dall&#8217;altro, in 30 secondi. Sono LORO, dicono. LORO alzano le mani, ESSE alzano le mani, in una forma di collettivismo spontaneo. Qualcuna piange, non so se per l&#8217;emozione o la mancanza di biglietto che si rende REALE sotto i suoi occhi.</p>
<p>Lo Store 1D, una specie di temporary shop che segue il tour, crea una coda per entrare di circa 250 metri, che si snoda per Verona come uno Snake nelle vie circostanti. Non capisco come possano pensare di entrare prima dell&#8217;inizio del concerto. In realtà, scoprirò dopo, le figlie fanno la coda finché non è l&#8217;ora designata: successivamente, sarà il genitore a fare la coda per loro, saltando la cena, con un biglietto della spesa in mano con la lista delle chincaglierie da comprare, mentre la figlia si gode il concerto. Ho visto, lo giuro, signore bene uscire con un cartonato ciascuna a grandezza naturale, con il quale le figlie potranno fare pre-sesso o comunque struggersi in camerette colorate e posterizzate.</p>
<p>Ci sono poi gli acquisti consolatori: le fan di prossimità (che vengono a sentirsi vicine, sentire da fuori, ecc.) acquistano in felpe per importi molto superiori a quelli del biglietto (almeno quello del prezzo normale). Alcune fan di prossimità, probabilmente le stesse dei padri con il biglietto &#8220;vi prego, vi prego, vi do tutto quello che volete, vendetemi un biglietto per l&#8217;amor del cielo&#8221;, si aggirano poi con grosse shopper dei principali store, Intimissimi, Zara, ecc. cantando fuori dall&#8217;arena le canzoni del concerto (in realtà, causa rimbombo ed eco sono in leggera differita, come se fossero via satellite, con uno strano effetto nelle strade della città).</p>
<p>Le esternalità positive per la città di Verona sono rilevanti: nessun danno alle strutture, niente a che vedere con famosi concerti rock alla Pink Floyd, e ristoranti e bar strapieni di accompagnatori. Agli One Direction la Confcommercio dovrebbe regalare la cittadinanza onoraria. Un barista mi racconta che con un concerto così a settimana potrebbe tenere chiuso gli altri giorni. Mi racconta anche di biglietti scambiati a 1000 euro. &#8220;Andrei a Sharm, io, con quei soldi&#8221;. Io, comunque, tengo per quelli dei mille euro per il biglietto, piuttosto che per quelli che ci andrebbero a Sharm.</p>
<p>Aprono le porte. Le directioner iniziano a fluire verso la celebrazione. Ad ogni passaggio di batteria, si urla, anche per le strade. Una mamma in attesa mi chiede se mia figlia ha fatto la (disorganizzatissima, a sentire lei) coda per l&#8217;ingresso. &#8220;no, mia figlia aveva un numerato&#8221;. Mi guarda come se mi fossi trasfigurato, un dio dell&#8217;olimpo.</p>
<p>A proposito, in generale all&#8217;esterno i genitori fanno comunella come nemmeno alle recite scolastiche. Un social object che hanno subìto, trasformato in community, e probabilmente in speed-date. Scommetto che sono nati più amori fuori, che dentro il concerto (anche perché l&#8217;audience è al 99% femminile).</p>
<p>Poi finisce. Scorre lento un fiume di gente in lacrime, sudata, occhi lucidi, facce rosse, bandane e magliette tutte sfatte e stropicciate. I genitori amorevolmente si informano &#8220;ti è piaciuto? Raccontaci&#8221;. La coda allo Store torna ai 250 metri dai 50 metri del minimo assoluto. &#8221;Sai papi, hanno messo il mio tweet in diretta sul maxischermo, e poi loro ci hanno risposto. Hanno scritto su Twitter, guarda. Un posto che non dimenticheranno mai, hanno messo la foto su Instagram&#8221;. &#8221;E voi, avete twittato?&#8221; &#8220;No, no, non volevamo perderci nemmeno un attimo. E poi, la rete era morta.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il futuro dell’ecommerce? L’alba dell’everywhere-commerce</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 07:44:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Diegoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[e-commerce]]></category>

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		<description><![CDATA[Un giorno la parola ecommerce non servirà più. Tutto sarà disciolto assieme, digitale e fisico.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa sono stato a Urbino a Branding 2.0, un evento annuale a cui ero mancato per varie combinazioni sfortunate gli anni scorsi, a parlare di e-commerce, anzi, di everywhere commerce: di come il digitale in varie forme stia contaminando il mondo degli atomi (e di come questo sia vantaggioso per entrambi). Di seguito il mio intervento e più sotto, se non avete tempo, le slide su Slideshare.</p>
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<div style="margin-bottom: 5px;"><strong> <a title="Il futuro dell'ecommerce? Everywhere-Commerce" href="http://www.slideshare.net/pondga/il-futuro-dellecommerce-everywherecommerce" target="_blank">Il futuro dell&#8217;ecommerce? Everywhere-Commerce</a> </strong> from <strong><a href="http://www.slideshare.net/pondga" target="_blank">Gianluca Diegoli</a></strong></div>
<p>Gli altri <a href="http://www.branding2punto0.it/VIDEO" target="_blank">video</a> sono sul sito dell&#8217;evento. Ve li consiglio caldamente.</p>
<p>(come pare essere la regola, ho problemi con i cavetti dei proiettori, con soluzione manuale di Emanuela, a questo giro :-)</p>
<p><em id="__mceDel">E grazie a <a href="http://www.gazduna.com/" target="_blank">Gazduna</a> e a <a href="http://imagelab.uniurb.it/" target="_blank">ImageLab di UniUrb</a> per l&#8217;invito all&#8217;evento e per le belle serate assieme.</em><strong>Cose simili:</strong>
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		<title>Il marketing insegnato (d)ai negozianti: il ritorno a grande richiesta</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 06:52:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Diegoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[negozianti]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra divinità, mariti, crisi, spending review e stiamo lavorando per voi. (IG @dariosalvelli)]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1>Sventare una crisi di reputazione</h1>
<p><img class="alignnone" src="http://media-cache-ec3.pinimg.com/736x/87/e8/64/87e864a729ec20962c45babf0a6328df.jpg" alt="" width="612" height="612" /></p>
<p>@cicciorigoli, ma che posti frequenti? :-)</p>
<h1>What You See Is What You Get</h1>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 440px"><img src="http://media-cache-ec3.pinimg.com/736x/a7/9c/93/a79c9328111a8d93cc55f51a2db2b91d.jpg" alt="" width="430" height="323" /><p class="wp-caption-text">fb.com/leogeri</p></div>
<h1>Il tempo è denaro</h1>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 746px"><img src="http://media-cache-ec4.pinimg.com/736x/0a/8c/41/0a8c417b64f0020591e8aa7b491c9b2f.jpg" alt="" width="736" height="981" /><p class="wp-caption-text">@biljaic</p></div>
<h1>Marketing divino</h1>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 746px"><img src="http://media-cache-ak1.pinimg.com/736x/da/d7/12/dad712cb91175cfdb0488ed1be1a564d.jpg" alt="" width="736" height="736" /><p class="wp-caption-text">Kebab Service Provider @giuliettafara</p></div>
<h1>&#8230;e la risposta laica</h1>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><a href="http://www.silvanobottaro.it"><img src="http://media-cache-ec4.pinimg.com/736x/d9/3d/88/d93d88f5278e845db9f3b03566b00e0e.jpg" alt="" width="500" height="667" /></a><p class="wp-caption-text">www.silvanobottaro.it</p></div>
<h1>Spending review</h1>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 746px"><img src="http://media-cache-ak0.pinimg.com/736x/4b/6f/73/4b6f735ae55decee4dae7973b7ed4290.jpg" alt="" width="736" height="981" /><p class="wp-caption-text">@gloria gaizzaro</p></div>
<p>(ma per i turisti no, che quelli hanno i soldi, certo)</p>
<h1>Value proposition</h1>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 737px"><img src="http://media-cache-ec2.pinimg.com/736x/c9/89/f8/c989f8efe24081d52840d10b09b85f31.jpg" alt="" width="727" height="799" /><p class="wp-caption-text">@marcomassarotto</p></div>
<p>Il tradimento a fin di bene.</p>
<h1>Il feedback del cliente è sempre prezioso</h1>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 746px"><img src="http://media-cache-ec3.pinimg.com/736x/a0/0b/7f/a00b7feca3189f9a3492d48b202172a8.jpg" alt="" width="736" height="552" /><p class="wp-caption-text">@lagemella</p></div>
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		<item>
		<title>Esperienza, influenza e il turista come media, nel 2018</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/minimarketingit/~3/jqQt8DVd5oQ/esperienza-influenza-e-il-turista-come-media-nel-2018.html</link>
		<comments>http://www.minimarketing.it/2013/05/esperienza-influenza-e-il-turista-come-media-nel-2018.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 May 2013 06:28:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Diegoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[strategia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.minimarketing.it/?p=630940126</guid>
		<description><![CDATA[Il turista connesso e i modi per trarne vantaggio. (IG @drinkpop)]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>[Quella che segue è la trascrizione di un mio intervento a un seminario privato, gentilmente concesso da GHNet, svolto in Trentino, in cui si chiedeva di immaginare nel futuro l'esperienza turistica, la sua influenza, il ruolo delle amministrazioni e delle destinazioni e la parte giocata dalla tecnologia]</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Sicuramente l&#8217;esperienza nel futuro sarà sicuramente ancora più determinante nella scelta. L&#8217;esperienza però non è più solo l&#8217;esperienza diretta, è ormai un&#8217;esperienza soprattutto (per numerosità di contatti) indiretta, che si forma in quel momento che Google chiama Zero Moment Of Truth<em>. </em>Cioè un&#8217;impressione che si forma leggendo le impressioni degli altri.</p>
<p>Questo può sembrare scontato ma in realtà è quello che già facciamo e che risulta però ora un modo per forza frammentato. Io credo che il futuro dei social, del web sia nella ancora maggiore facilità di fruizione che renderà ancora più facile per le persone venire a contatto con le esperienze degli altri.</p>
<p>In questo momento noi possiamo fare una ricerca, possiamo andare su TripAdvisor, abbiamo tutte queste modalità che ancora non sono alla portata di tutti, c&#8217;è bisogno di un minimo di conoscenza dei mezzi, di saper cercare: probabilmente nel futuro queste piattaforme si evolveranno a tal punto che non richiederanno nemmeno più di saper cercare, ci troveranno loro, le informazioni sulle esperienze degli altri.</p>
<p>Quindi l&#8217;influenza (e la conseguente scelta) dipenderà sempre più dalle esperienze degli altri, parliamo di passaparola digitale</p>
<p>Qualche giorno fa su Twitter ho scritto che per un ritorno vero in termini turistici converrebbe più uno studio sulla segnaletica della metro rispetto a una nuova campagna pubblicitaria: provate a osservare un turista giapponese davanti alla metropolitana di Milano e il suo feedback. Qualcuno mi ha risposto dicendo <em>“sì, però il turista ce lo devi portare dentro la metropolitana di Milano”. </em>È vero, però da sempre i turisti li hanno sempre <em>portati</em> i racconti di altri turisti. Ogni operatore sa che l&#8217;influenza del passaparola è sempre stata determinante, non ce lo possiamo nascondere.</p>
<p>Il passaparola online è il moltiplicatore di una cosa che ha sempre funzionato;  questo per dire che se noi facciamo una metropolitana funzionale probabilmente attireremmo turisti perchè questi ne parleranno bene, anzi essendo giapponesi ne faranno direttamente un filmato che condivideranno a migliaia di contatti :-) .</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-630940127" src="http://www.minimarketing.it/wp-content/uploads/2013/05/1.jpg" alt="Facebook search e l'esperienza indiretta" width="481" height="343" /></p>
<p>Anche la tecnologia aiuterà appunto verso questa direzione: non so se qualcuno di voi ha già la nuova ricerca di Facebook. È una cosa che veramente fa paura: al netto di una interfaccia migliorabile, consente di trovare in pochi secondi quali dei miei amici sono stati di recente in Basilicata o gli amici degli amici, e chiedere un feedback, un suggerimento, una lista di cose da fare.</p>
<p>Pensate: se cerco “Trento” l&#8217;ordine dei risultati di ricerca non sarà più quello standard di Google, ma i bar o ristoranti primi “in classifica” saranno quelli più <em>piaciuti</em> ai miei amici, oppure saranno ordinati in relazione a quanti post geolocalizzati sono stati fatti in quel posto o a quanti fan (veri :-) hanno i singoli hotel. E quindi il nostro operatore è sempre più un puntino in mezzo ad una forma atomica in cui ci sono le relazioni: e se ha un sacco di relazioni ha molte possibilità di essere trovato, con nessuna relazione non avrà nessuna possibilità.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-630940128" src="http://www.minimarketing.it/wp-content/uploads/2013/05/2.jpg" alt="2" width="473" height="326" /></p>
<p>Pensiamo al turista nel 2018: tutti hanno uno smartphone, tutti guardano la posta o tutti fanno cose di questo tipo, il futuro turista è una persona che a disposizione un tablet o uno smartphone e anche una videocamera connessa, e quindi dobbiamo immaginare che il turista sia un reporter, con la capacità di reporting di un milione di volte superiore a quella di un giornalista del 1980.</p>
<p>Quindi se faccio un&#8217;equazione totalmente arbitraria, in cui ogni turista produce almeno un contenuto (e sto prudente) risulta che centomila turisti producano centomila contenuti, e considerando un numero di 100 connessioni a turista, 100 milioni di possibili connessioni e impression.</p>
<p>Sarà quindi un patrimonio enorme di contenuti che <em>ogni</em> destinazione si troverà ad avere: e in futuro questa mole di contenuti sarà più elevata e a più buon mercato, in termini di ROI, passatemi il termine, di qualsiasi altra campagna pubblicitaria che potremmo mettere in atto. Nella slide seguente, vorrei focalizzare la relazione turisti-ospitanti dal punto di vista digitale: tutte le località diventano sempre più presenti sui social, e ok. Ma esiste un digital divide. Uno spezzarsi dell&#8217;esperienza.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-630940129" src="http://www.minimarketing.it/wp-content/uploads/2013/05/3.jpg" alt="3" width="482" height="343" /></p>
<p>Il turista connesso produce valore e la mia teoria è che ogni turista sarà un <em>influencer:</em> cioè già lo è in realtà, ma un turista super-connesso è un turista super-influencer e questo sarà un vantaggio e uno svantaggio. Dicevo prima della grande quantità di contenuti immaginabile, lo svantaggio è che forse non ci basterà invitare quelli che adesso chiamiamo influencer perchè saranno tutte gocce in un oceano molto più grande.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-630940130" src="http://www.minimarketing.it/wp-content/uploads/2013/05/4.jpg" alt="4" width="482" height="335" /></p>
<p>Allora cosa possiamo fare? Questo turista ultra connesso può essere ulteriormente incentivato? Di cosa ha bisogno e cosa vorrebbe da noi?</p>
<p>Vorrebbe un riconoscimento, o almeno una parte di questi turisti: arrivo in un posto, faccio bellissime foto, e perchè allora non riconoscermi il fatto che io stia cedendo valore alla località/evento/monumento nel quale sono turista? Tutto sommato diventa un rapporto <em>peer to peer </em>e costa meno di una campagna pubblicitaria, no?</p>
<p>In questa infografica dalla calligrafia orribile :-), ho immaginato questa piattaforma futura come dovrebbe essere: io arrivo a Canazei (un posto a caso in Trentino, ok?) e nel momento in cui faccio una prenotazione o entro in contatto in qualche portale, qualcosa mi dice “ehi, ma tu sei @PippoPippi.”</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-630940131" src="http://www.minimarketing.it/wp-content/uploads/2013/05/5.jpg" alt="5" width="482" height="331" /></p>
<p>Poniamo che la maggior parte dei turisti, nel 2018, abbiano un <em>clout</em> (qualcosa del genere, non necessariamente <em>Klout</em>) oppure un qualsiasi indice di reputazione o di utilizzo dei social, e che io possa dargli una social card in questo modo. A cosa serve questa social card? Da una parte a dare un riconoscimento al suo contributo nel condividere l&#8217;esperienza, dall&#8217;altro serve a Canazei per riuscire a capire cosa gli potrebbe piacere.</p>
<p>Per esempio la piattaforma trova che io @pippopippi in passato ho twittato che mi piace la bici ma non mi piace particolarmente andare al ristorante: per cui è inutile che mi proponi i ristoranti, dimmi dove è l&#8217;escursione. Succederà che io farò le foto in questa escursione, e tu mi riconoscerai che sono belle foto, tramite un badge (mica solo digitale, eh!).</p>
<p>Ecco, lo sharing continuo, ubiquo e diffuso più o meno spontaneo fa si che non avremo probabilmente più bisogno di decidere la linea editoriale dei contenuti: ci penserà il turista a dettarceli.<strong>Cose simili:</strong>
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		<title>Un’idea per una libreria online di ebook (e no) diversa</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/minimarketingit/~3/ZN17ABx1H24/unidea-per-una-libreria-online-di-ebook-e-no-diversa.html</link>
		<comments>http://www.minimarketing.it/2013/04/unidea-per-una-libreria-online-di-ebook-e-no-diversa.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 07:01:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Diegoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[e-commerce]]></category>
		<category><![CDATA[marketing & dintorni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.minimarketing.it/?p=630940120</guid>
		<description><![CDATA[Se le librerie online fossero meno magazzini e più agenzie di percorsi guidati. (img @lapaolina)]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ragionavo tra me e me, tempo fa, su quanto sia difficile differenziarti, soprattutto online, se vendi le stesse cose, allo stesso prezzo, con gli stessi sconti, nello stesso momento di tutti gli altri. E se uno di questi altri si chiama Amazon, che gode del Vantaggio dell&#8217;Ecosistema Facilitato (VEF) (oltre che di economie di scala e di scopo), le cose si complicano ulteriormente.</p>
<p>Il VEF è una cosa spesso ignorata dai marketing manager ottimisti o dissennati: le persone valutano, nella considerazione prezzo vs prodotto, anche il fattore tempo, apprendimento e sbattimento, sia in termini di sforzo mentale che di rischio di errore o fallimento del processo di acquisto, che richiede poi ulteriore tempo per essere sistemato. Il VEF, inoltre, per sua stessa natura, finisce per essere spesso unico in un mercato, o al massimo duopolista.</p>
<p>Nel settore degli ebook, ma anche dei libri, in pratica, nessuno può battere Amazon sul suo terreno: si può al massimo sperare che A. sia un rompighiaccio talmente potente da aprire il mercato come una scatola di tonno (cit.) e sperare poi di leccare un po&#8217; la lattina quando il predatore alfa se ne è disinteressato.</p>
<p>Altre volte si spera che creare un customer care migliore del competitor del VEF possa farti preferire da parte del cliente: ma, soprattutto in Italia, comprare un prodotto pensando che qualcosa vada storto, e quindi pagarlo di più per questa assicurazione, è considerato non intelligente (vedi il mercato delle ADSL e dei domini). In generale, l&#8217;italiano prima sceglie al risparmio poi si lamenta del customer care: è così, facciamocene una ragione. Il customer care migliore (lo dico a malincuore) sui prodotti commodities non ci fa vendere di più, o almeno non tanto di più da coprirne il costo: quindi avere librai disponibili ad aiutarti a scaricare l&#8217;ebook o altro non ti farà svoltare: non è scalabile, e non è efficiente né efficace.</p>
<p>Allora, la mia umile proposta: ho l&#8217;impressione (da verificare con apposite ricerche) che ci sia una fascia di possibili lettori &#8212; possibili, ora inattivi &#8212; che non leggono (e non comprano) perché hanno <em>soggezione</em>, sono come quelli &#8212; come me &#8212; che non capiscono niente di vino alle prese con la carta dei vini o con descrizioni talmente astruse da risultare incomprensibili.</p>
<p>Servono delle guide. Eh, direte voi, non è quello che fanno le librerie online, ci fanno i post di presentazione delle uscite, delle ristampe, delle promozioni illustrando scrittori e tutto il resto?</p>
<p>Io pensavo a qualcosa di diverso, in cui mi iscrivo a un percorso, che incidentalmente comporti anche il download di libri digitali inclusi nel prezzo. Un percorso formativo: &#8220;Montale dalla O alla S&#8221;, &#8220;Fenoglio spiegato agli aperitivi milanesi&#8221;, &#8220;Sàlvati e salvàti da Baricco&#8221;, &#8220;Roth per chi ha dormito negli ultimi venti anni e ha un caffè letterario a giugno&#8221; &#8220;La letteratura islandese ai tempi della crisi dopo che i gialli scandinavi hanno stracciato i coglioni a tutti&#8221;, &#8220;Infinite Jest in 30 giorni&#8221;.</p>
<p>Qualcosa che comprenda webinar (roba leggera, non da prof universitari), gruppo di autoaiuto e magari un bell&#8217;aperitivo socializzante a fine corso, o un incontro con l&#8217;autore o un autore della corrente da studiare assieme. Qualcosa che renda la mortale prefazione al libro l&#8217;oggetto da acquistare. In questa libreria non si compreranno libri, ma solo percorsi, esperienze, incontri. Non è Booking.com, è più Francorosso (esiste ancora Francorosso? Ed è parente di Rosso della Diesel?).</p>
<p>PS: dopo aver programmato questo post ho letto un <a href="http://bit.ly/Y8Ku4I">post</a> di @tombolini su questi temi. (Disclaimer: ho lavorato al lancio di Ultima Books nel 2011)<strong>Cose simili:</strong>
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		<item>
		<title>Cose di marketing che impari comprando biglietti di concerti per teenager</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/minimarketingit/~3/n0benJ8GXfM/cose-di-marketing-che-impari-comprando-biglietti-di-concerti-per-teenager.html</link>
		<comments>http://www.minimarketing.it/2013/04/cose-di-marketing-che-impari-comprando-biglietti-di-concerti-per-teenager.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Apr 2013 06:59:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Diegoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[e-commerce]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>

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		<description><![CDATA[Ovvero non tutto il Male vien per nuocere.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-630940111" src="http://www.minimarketing.it/wp-content/uploads/2013/04/community-500x284.jpg" alt="community" width="500" height="284" /><br />
Avere figli preadolescenti significa trovarsi a interagire controvoglia con servizi offerti da cantanti che sono anche multinazionali e soprattutto <em>megabrand</em>: parlo di One Direction, Justin Bieber, Selena Gomez. E devo dire che sono una fonte di ispirazione notevole, dispongono di una strategia digitale ineccepibile. Ecco alcuni idee che ne ho tratto:</p>
<ol>
<li>questi megabrand umani hanno piattaforme di community proprietarie (d&#8217;ora in poi PCP), sul loro sito: per quanto ne possiamo discuterne, non c&#8217;è una risposta univoca alla domanda &#8220;devo farmi una community interna o rinunciare e andare sui social media di terzi &#8212; come la maggior parte di aziende, prodotti, VIP?&#8221;. La risposta è &#8220;solo se siete sufficientemente, anzi meglio se molto, molto, fighi. Che significa: qualcuno (anzi, un buon numero di persone) <em>pagherebbe</em> per entrare nella vostra PCP? Se la risposta è sì, apritela, sennò rinunciate.</li>
<li>Se vi amano con l&#8217;amore che i loro fan hanno per Justin Bieber o Selena Gomez, non avrete problemi di scelta della piattaforma su cui stare, vi seguiranno <em>ovunque</em> sarete, deciderete <em>voi</em> dove portare i fan. Il punto, come al solito, non è <em>essere fighi tramite i social</em>, che non funziona, ma <em>essere fighi e poi raccogliere sui social (o farsi il social, se sarete davvero bravi)</em>.</li>
<li>Perché usano PCP? Perché queste PCP sono siti di ecommerce a tutti gli effetti, vendono alla grande tutto quello che non è musica, che probabilmente è già gran parte del loro fatturato. Ergo, vuoi vendere online, devi portare traffico da te, dove converti alla grande, non sui social. Se non vendi online, fregatene e guarda il costo per engagement e per visualizzazione inferiore, e vai su Facebook, Tumblr, Twitter o Instagram come base principale. Perché Grillo ha un blog? Non solo perché vende CD, ma insomma.</li>
<li>Avere una PCP significa avere un servizio di customer care che risponde in due ore durante il periodo di picco, cioè poche ore dopo l&#8217;annuncio di una tournée mondiale. Quindi, occhio ai costi e al servizio che DOVETE fornire.</li>
<li>Avere una PCP funzionante significa anche gratificare in continuazione quelli che la visitano, pensate se quelle che offrite sono sufficienti. La PCP di Selena Gomez è molto divertente da vedere, dato che ho pagato per entrarci mi regalano in continuazioni badge e mi hanno mandato una mail + tag di benvenuto : )</li>
<li>Avere una PCP funziona se i vostri fan vogliono distinguersi da chi non lo è, cioè hanno un senso di identità molto forte</li>
<li>I social sono il flusso, la PCP costituisce la scorta, l&#8217;accumulo. Detto altrimenti, &#8220;<a href="http://snarkmarket.com/2010/4890" target="_blank">Stock and flow</a>&#8221; (via <a href="http://pandemia.info" target="_blank">Pandemia</a>)</li>
<li>Il cause marketing funziona alla grande (purtroppo). Si sprecano i RT per iniziative lodevoli in sé, ma il cui retrogusto sa un po&#8217; di autocelebrazione</li>
<li>Twitter è una quasi-PCP in sé: i loro follower non interagiscono con l&#8217;esterno, non hanno singole identità (tutti hanno la foto dell&#8217;idolo, non la propria, la bio è idolo-riferita &#8220;ho stretto la mano a Justin a Bologna&#8221; ecc., gli stessi nick &#8212; non il nome, proprio il nick &#8212; cambiano in onore dell&#8217;ultimo disco o turnèe del megabrand, in spregio a qualsiasi personal branding). L&#8217;uso di Instagram è consolidato: durante i concerti c&#8217;è il picco ovviamente. Nessuno sa cosa sia G+, Facebook è di massa, ma i &#8220;veri fan&#8221; &#8212; vale per One Direction soprattutto &#8212; si <em>trovano</em> via Twitter, dove si può combattere apertamente contro altre fazioni, o contro gli organizzatori o il destino cinico e baro, a colpi di trending topic conquistati collettivamente, come un reward di gruppo. Ah, e tutti seguono tutti, <em>tanto scriviamo tutti le stesse cose e questo ci piace.</em></li>
<li>L&#8217;idolo è sempre presente sui social, non ha staff, almeno di facciata. È lui che scrive, che twitta, che fotografa, e molto spesso è vero. Una volta al giorno trova il tempo di rispondere a qualche messaggio, con molta disponibilità, e anche le risposte vengono ritwittate migliaia di volte &#8212; tenete conto che il nostro idolo ha dai 13 ai 40 milioni di follower.</li>
</ol>
<blockquote><p>When I think of brands that foster community — Maker’s Mark Bourbon, Harley Davidson, Fiskars, Southwest Airlines and more — I keep landing on that guiding principle: These are great brands with great products, yes. But community only happens when the brand’s behavior is that which its audience wants to embrace and emulate themselves. (<a href="http://www.socialmediaexplorer.com/social-media-marketing/community-is-about-your-behavior-not-your-brand/" target="_blank">Social Media Explorer</a>)</p></blockquote>
<blockquote class="twitter-tweet"><p>&#8220;oh boy, I&#8217;m that girl&#8230; Lol&#8221; <a href="http://t.co/zEUt0A0JxA" title="http://twitter.com/selenagomez/status/324307988292722688/photo/1">twitter.com/selenagomez/st…</a></p>
<p>&mdash; Selena Gomez (@selenagomez) <a href="https://twitter.com/selenagomez/status/324307988292722688">April 16, 2013</a></p></blockquote>
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<li><a href="http://www.minimarketing.it/2011/01/lode-agli-early-adopter.html" rel="bookmark" title="18 gennaio 2011">Lode agli early adopter e il &#8220;momento della scommessa&#8221;</a></li>
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		<title>Dieci motivi perché odiarti, portale titolari di Cartasi</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/minimarketingit/~3/j5iYqficTOA/dieci-motivi-perche-odiarti-portale-titolari-di-cartasi.html</link>
		<comments>http://www.minimarketing.it/2013/04/dieci-motivi-perche-odiarti-portale-titolari-di-cartasi.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Apr 2013 06:40:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Diegoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Erano cinque, prima. Pic di @bia_hvid]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>1) vuoi convincermi a tutti i costi a iscrivermi a strambi programmi fedeltà dal nome simile a sistemi operativi come IoSì, di cui non mi frega nulla.</p>
<p>2) hai copiato male Saldiprivati e ci provi in continuazione a vendermela trasformando il tuo sito in una mega domination spiazzante (che non servirà a nulla)</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-630940072" src="http://www.minimarketing.it/wp-content/uploads/2013/04/Schermata_07_04_13_16_41-500x286.png" alt="Schermata_07_04_13_16_41" width="500" height="286" /></p>
<p>3) le tue sessioni scadono con messaggi buffi e/o incomprensibili <img class="alignnone size-full wp-image-630940073" src="http://www.minimarketing.it/wp-content/uploads/2013/04/Schermata_08_04_13_10_25.jpg" alt="Schermata_08_04_13_10_25" width="499" height="172" /></p>
<p><a href="http://twitter.com/scardovi"><img class="alignnone size-medium wp-image-630940096" src="http://www.minimarketing.it/wp-content/uploads/2013/04/cartasi2-500x283.jpg" alt="cartasi2" width="500" height="283" /></a></p>
<p>4) per trovare il<a href="http://www.cartasi.it/gtwpages/common/index.jsp?id=WgkVOkbVZL" target="_blank"> tuo numero di telefono </a>devo andare su Google &#8211; che ovviamente capisce benissimo il tuo sporco obiettivo e lo indicizza anche se non è linkato da NESSUNA parte. Per dire che tutto dentro quel sito è CONTRARIO alla logica e all&#8217;esperienza utente.</p>
<p>5) perché sarebbe Cartasì e non Cartasi #grammarnazi</p>
<p>6) perché &#8212; nonostante tutti i tuoi pipponi sulla sicurezza che mandi via email &#8212; poi ti sei fatta fregare <a href="http://www.cartasì.it" target="_blank">cartasì.it </a></p>
<p>7) perché quando compili i form per richiesta informazioni, non ti arriva un&#8217;email per confermare la ricezione.</p>
<p>8) perché usi quella parola, <em>titolare</em>, che è centrata su di te e non su di me</p>
<p>9) portale: ma basta!</p>
<p>10) perché il limite minimo dei 50€ per avere un SMS di conferma della transazione è da pidocchiosi</p>
<p>In fondo però dovrei ringraziarti, portale &#8220;titolare&#8221;, perché mi dai sempre grandi spunti su cosa non fare, mai.</p>
<p><a href="http://twitter.com/frenci"><img class="alignnone size-medium wp-image-630940095" src="http://www.minimarketing.it/wp-content/uploads/2013/04/cartasi-500x188.jpg" alt="cartasi" width="500" height="188" /></a></p>
<blockquote class="twitter-tweet"><p>è possibile che non esista un modo per fargliela capire? <a href="https://twitter.com/search/%23cartasi">#cartasi</a> <a href="https://twitter.com/search/%23security">#security</a> <a href="https://twitter.com/search/%23fail">#fail</a> <a href="http://t.co/SUtGU80H4t" title="http://twitter.com/mauroservienti/status/320495956258865153/photo/1">twitter.com/mauroservienti…</a></p>
<p>&mdash; Mauro Servienti (@mauroservienti) <a href="https://twitter.com/mauroservienti/status/320495956258865153">April 6, 2013</a></p></blockquote>
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<p><a class="twitter-timeline" href="https://twitter.com/search?q=%23cartasi" data-widget-id="321540381651124224">Tweets about &#8220;#cartasi&#8221;</a><br />
<script>!function(d,s,id){var js,fjs=d.getElementsByTagName(s)[0];if(!d.getElementById(id)){js=d.createElement(s);js.id=id;js.src="//platform.twitter.com/widgets.js";fjs.parentNode.insertBefore(js,fjs);}}(document,"script","twitter-wjs");</script></p>
<p><a href="https://titolari.cartasi.it/">Portale Titolari</a><strong>Cose simili:</strong>
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		<item>
		<title>La checklist della condivisibilità: come avere più share?</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/minimarketingit/~3/2Ji7f_SDxjg/la-checklist-della-condivisibilita.html</link>
		<comments>http://www.minimarketing.it/2013/04/la-checklist-della-condivisibilita.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Apr 2013 06:21:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Diegoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[strategia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.minimarketing.it/?p=630940056</guid>
		<description><![CDATA[Perché condividiamo alcuni post in particolare?]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Cioè: perché di alcune cose non mettiamo solo un commento o un like, ma le facciamo nostre per distribuirle ai nostri contatti e quindi farle raggiungere un cerchio esterno? L&#8217;articolo da cui l&#8217;ho tratta riguarda i post su Facebook, ma secondo me vale anche per i RT di Twitter, i retumbl su Tumblr, i repin su Pinterest, i link da altri siti o blog, eccetera.</p>
<p>È il grande vantaggio del <em>marketing</em> sui social media, quello poter creare contenuti che possano circolare organicamente in ambienti affini (<a title="Tre articoli che mi hanno cambiato la vita (digitale)" href="http://www.minimarketing.it/2013/03/tre-articoli-che-mi-hanno-cambiato-la-vita-digitale.html">gli amici degli amici, il secondo e il terzo cerchio</a>). Mentre in Facebook i like aumentano la parte di gente che &#8220;ti vede&#8221;, gli share aumentano la gente che può entrare in contatto con te, e vale un po&#8217; per tutte le piattaforme.</p>
<p>Attenzione, però. La parte difficile pre checklist è capire:</p>
<p>1. il proprio pubblico*, quali punti della checklist sono più confacenti ai suoi stili di vita, in quale spazio sociale vive la propria giornata, principalmente</p>
<p>2. quale parte del pubblico** è più interessante per il nostro business (o per i nostri scopi in generale), per evitare di avere creato una ben riuscita e rumorosa festa, ma ben poche persone interessate davvero a noi e non all&#8217;alcool gratis.</p>
<p>Ecco l&#8217;elenco:</p>
<blockquote><p><strong>GIVE:</strong> Offers, discounts, deals or contests that everyone can benefit from, not just one sub-group of your friends<br />
<strong>ADVISE:</strong> Tips, especially about problems that everyone encounters; for example, how to get a job or how to beat the flu<br />
<strong>WARN:</strong> Warnings about dangers that could affect anyone<br />
<strong>AMUSE:</strong> Funny pictures and quotes, as long as they’re not offensive to any group- sometimes the humor isn’t quite as strong or edgy- it has to appeal to a general audience<br />
<strong>INSPIRE:</strong> Inspirational quotes<br />
<strong>AMAZE:</strong> Amazing pictures or facts<br />
<strong>UNITE:</strong> A post that acts as a flag to carry and a way to brag to others about your membership in a group that’s doing pretty darned good, thank you very much.</p></blockquote>
<p>Ovviamente, siccome le persone dedicano molto poco tempo all&#8217;approfondire e controllare ciò che leggono, in generale e soprattutto in piattaforme realtime come i social, succede che spesso facciano il gioco perfino di chi <a title="Il marketing del dolore su Facebook" href="http://www.minimarketing.it/2012/12/il-marketing-del-dolore-su-facebook.html" target="_blank">sfrutta il dolore per avere like</a>.</p>
<p><a href="http://blog.marketo.com/blog/2013/04/contagious-content-facebook-posts-that-get-shared-like-crazy.html" target="_blank">Leggi</a> il resto del post qui.</p>
<p>(* ** che poi è quello che cerchiamo di dimostrare al <a href="http://digitalupdate.it/bologna-14-e-15-maggio-2013/" target="_blank">Digital Update</a>)</p>
<p>&nbsp;<strong>Cose simili:</strong>
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		<title>Sui feed RSS — e come continuare a leggere questo blog</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/minimarketingit/~3/P0aXf2YXr2I/sui-feed-rss-e-come-continuare-a-leggere-questo-blog.html</link>
		<comments>http://www.minimarketing.it/2013/04/sui-feed-rss-e-come-continuare-a-leggere-questo-blog.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2013 06:35:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Diegoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[strategia]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli RSS muoiono? Forse per il 99% delle persone, ma ci deve interessare davvero? foto di @cimny]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>ADDIO RSS?</h2>
<p>Nei giorni scorsi Google ha annunciato che chiuderà Reader (se stai pensando &#8220;cos&#8217;è&#8221; questo articolo lo puoi tranquillamente ignorare), il principale strumento per leggere contenuti attraverso RSS. La maggior parte dei nostalgici di &#8220;quando il web era puro, non inquinato da algoritmi di rilevanza posseduti da terzi a scopo commerciale ecc. ecc.&#8221; l&#8217;ha presa male: o come la fine di un&#8217;epoca o come la dimostrazione di quanto Google è diventato azienda (ma va&#8217;) o di quanto big G sbagli a chiudere servizi con un <em>piccolo</em> seguito <em>attivo</em> per dedicarsi a quelli con un <em>grande</em> seguito <em>inattivo</em>, eccetera eccetera. Io credo che tutto questo sia nelle cose. Ci ritorno alla fine.</p>
<h2>CHI LI USA?</h2>
<p>Questo blog ha circa 10.000 iscritti via RSS, la stragrande maggioranza via Google Reader, dice Feedburner (altro cadavere di casa Google). L&#8217;RSS porta il 5% delle visite, che mi stupisce, perché nessuno ha bisogno di venire qui per leggere, visto che i miei RSS sono sempre stati completi. E poi che mi frega del traffico? Mica vendo banner. Più interessante è stato vedere quanti leggono nel 2013 i feed: Feedburner dice che circa il 15% <em>degli iscritti</em> in media legge i post via RSS. Insomma, più della percentuale di reach tra i follower su Twitter e all&#8217;incirca quella di Facebook.</p>
<p>Ma mi interessa di più <em>perché</em> li usano: il motivo è &#8212; credo &#8212; il non voler delegare la lettura di quello che scrivo o al caso (come chi mi segue su Twitter) o all&#8217;EdgeRank (su Facebook). Vogliono decidere se &#8220;segnare tutto come letto&#8221; oppure no, cosa leggere e cosa no.</p>
<p>Per questo il 15% sono (siete) 1.500 persone (vere di sicuro, che di questi tempi) a cui tengo particolarmente (vi amo, davvero), anche se il feed non mi dice chi siete (dai, per una volta, commenta qui sotto, se esisti davvero, lettore da feed).</p>
<h2>COSA FARE?</h2>
<p>Vorrei darvi due consigli per lasciare Google alla sua strategia <em>mainstream</em> e continuare a leggere senza intermediari:</p>
<p>1) <strong>usate l&#8217;email</strong>: da un bel po&#8217; raggruppo i post della settimana in una cosa che ho chiamato il Venerdì di [mini]marketing, immancabilmente spedita alle nove di mattina, ma solo se ho scritto davvero qualcosa. Sennò non arriva nulla, suspense! : ) <a href="http://eepurl.com/oSNOn" target="_blank">Qui il modulo per iscriversi</a></p>
<p>2) se vi scocciate a usare l&#8217;email, iscrivetevi a <a href="http://www.feedly.com/home#subscription/feed%2Fhttp%3A%2F%2Ffeeds.feedburner.com%2Fminimarketingit" target="_blank"><strong>Feedly</strong></a>, utilizzando il login di Google Reader: ha annunciato che manterrà le vostre sottoscrizioni anche dopo la morte (di GR), e farà da hub per mostrare quello che si è letto da altri client (che era l&#8217;unica funzione utile di Reader, per il resto un coso dal look davvero brutto e deprimente). L&#8217;interfaccia di Feedly è (secondo me) molto bella, integrata con i socialmedia qualsiasi, con una app sia iOS che Android, ma se la volete brutta come quella di GReader <a href="http://blog.feedly.com/2013/03/14/tips-for-google-reader-users-migrating-to-feedly/" target="_blank">si può fare</a>.</p>
<p>3) da iOS usare <a href="http://reederapp.com" target="_blank"><strong>Reeder</strong></a>: ci ha promesso che continuerà a vivere. Io mi fido, e per me è un&#8217;interfaccia ineguagliabile, da iPhone e iPad.</p>
<h2>MA PERCHÈ GOOGLE CI FA QUESTO?</h2>
<p>Ogni buona azienda si concentra su quello che porta business. Che nel caso di Google si chiama INFORMAZIONI sfruttabili commercialmente, ancor prima che spazi in cui inserire advertising. Gli RSS forniscono, a chi li gestisce, davvero poche informazioni e ancor meno spazi pubblicitari (o comunque spazi rivolti a persone che li usano proprio per NON vederli). Immaginate l&#8217;imbarazzo di quelli di Feedburner. La <em>purezza</em> è stata la condanna.</p>
<p>L&#8217;RSS è inoltre uno strumento di minoranza. Uno strumento business-to-business usato da chi è davvero interessato a un&#8217;informazione, insomma, una stra-nicchia. Come ogni nicchia-rimasta-nicchia non interessa (più) ai big, ma questo non significa che non abbia per nessuno un valore economicamente sfruttabile.</p>
<p>Non tutti hanno lo stesso modello di business, sia lato piattaforme che lato contenuti: credo che i blogger e i giornali intelligenti capiranno che questo mezzo, sia pur numericamente minoritario, di tenere incollati lettori molto particolari e spesso molto interessati, ha un senso economico. Per me almeno ce l&#8217;ha eccome. E probabilmente una piccola nicchia di persone che ama uno strumento rimasto per pochi sarà molto propensa a pagare una piccola cifra per averlo, qualunque significato la parola &#8220;pagamento&#8221; assumerà.<strong>Cose simili:</strong>
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<li><a href="http://www.minimarketing.it/2010/09/la-mia-raccolta-differenziata-dei-link-utili.html" rel="bookmark" title="15 settembre 2010">La mia raccolta differenziata dei link utili</a></li>
<li><a href="http://www.minimarketing.it/2009/01/69119815.html" rel="bookmark" title="8 gennaio 2009">Forse non tutti sanno che con Feedflare/Feedburner&#8230;</a></li>
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		<item>
		<title>Come usare le immagini nei socialmedia (e pure fuori) #travelnext</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/minimarketingit/~3/DOAbgzXetes/come-usare-immagini-social-media.html</link>
		<comments>http://www.minimarketing.it/2013/03/come-usare-immagini-social-media.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 27 Mar 2013 06:22:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Diegoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[marketing & dintorni]]></category>

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		<description><![CDATA[Consigli per fotografare male ma avere tanti amici.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Con qualche reminescenza del discorso iniziato alla Social Media Week di Milano, durante un pomeriggio dedicato al turismo dal titolo di #travelnext, in una Trento assolata e primaverile, ho tenuto un workshop con consigli e idee per un uso efficace delle immagini sui social media (e non solo), se sei un operatore turistico (ma non solo).</p>
<p>C&#8217;è anche uno streaming registrato dell&#8217;intero pomeriggio (in un <a href="http://www.jus.unitn.it/services/arc/2013/0322/1.ram">comodo formato RealVideo</a> &#8212; sic!), per gente con molto tempo o notti insonni. Potreste volerlo guardare anche solo perché a un certo punto è morto il microfono, e Gallizio ha fatto gentilmente da piedistallo (sembrava tutto preparato, ma non lo era, non siamo così comici se ci impegnamo a esserlo).</p>
<blockquote class="twitter-tweet"><p>@<a href="https://twitter.com/gluca">gluca</a> alla parola, service by @<a href="https://twitter.com/gallizio">gallizio</a> <a href="https://twitter.com/search/%23ictdays2013">#ictdays2013</a> <a href="https://twitter.com/search/%23travelNEXT">#travelNEXT</a> <a title="http://twitter.com/CarloVischi/status/315127050270810112/photo/1" href="http://t.co/zWTJXQfCnD">twitter.com/CarloVischi/st…</a></p>
<p>— Carlo Vischi (@CarloVischi) <a href="https://twitter.com/CarloVischi/status/315127050270810112">March 22, 2013</a></p></blockquote>
<p><script charset="utf-8" type="text/javascript" src="//platform.twitter.com/widgets.js"></script><br />
Se non ne avete &#8212; giustamente &#8212; voglia, vi lascio alla presentazione (mancano i video, ma erano su Vine, e li ritrovate facilmente. Il primo ve lo risparmio, per la vostra salute mentale).</p>
<p>Frasi che mi pare di ricordare di avere detto e che non ci sono nelle slide:</p>
<ol>
</ol>
<ol>
<li>&#8220;Fare una presentazione sulla fotografia in controluce è la nemesi finale&#8221; (non ero pazzo, avevo il sole di Trento in faccia, in sala)</li>
<li>Il turista connesso produrrà più social impression di qualunque vostra campagna a pagamento</li>
<li><span style="line-height: 13px;">Instagram non è fotografia, è pittura!</span></li>
<li>la post-produzione è morta, l&#8217;accezione di bella foto non è quella che vi direbbe il vostro fotografo professionista, è quella che ha più like su Instagram</li>
<li>Le foto istituzionali sono sinonimo di finzione. E sono anche più noiose di quelle di Instagram.</li>
</ol>
<p><iframe style="border: 1px solid #CCC; border-width: 1px 1px 0; margin-bottom: 5px;" src="http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/17710013?rel=0" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" width="427" height="356"></iframe></p>
<div style="margin-bottom: 5px;"><strong> <a title="Travel NEXT - 22 marzo 2013 - Immagini - Gianluca Diegoli" href="http://www.slideshare.net/BTOEducational/travel-next-22-marzo-2013-immagini-gianluca-diegoli" target="_blank">Travel NEXT &#8211; 22 marzo 2013 &#8211; Immagini &#8211; Gianluca Diegoli</a> </strong> from <strong><a href="http://www.slideshare.net/BTOEducational" target="_blank">BTO Educational</a></strong></div>
<div style="margin-bottom: 5px;">Ed ecco le altre presentazioni della giornata:</div>
<div style="margin-bottom: 5px;">
<ul>
<li><a title="Travel NEXT - Trento 22 marzo 2013 - Locals - Mafe de Baggis &amp; gallizio" href="http://www.slideshare.net/BTOEducational/travel-next-trento-22-marzo-2013-locals-mafe-de-baggis-gallizio">Travel NEXT &#8211; Trento 22 marzo 2013 &#8211; Locals &#8211; Mafe de Baggis &amp; gallizi</a>o</li>
<li><a title="Travel NEXT - Trento 22 marzo 2013 - Storytravelling - Mafe de Baggis &amp; gallizio" href="http://www.slideshare.net/BTOEducational/travel-next-trento-22-marzo-2013-storytravelling-mafe-de-baggis-gallizio">Travel NEXT &#8211; Trento 22 marzo 2013 &#8211; Storytravelling &#8211; Mafe de Baggis &amp; gallizio</a></li>
<li><a title="Come cambia il viaggio. Trento, Travel Next " href="http://www.slideshare.net/RobertaMilano/come-cambia-il-viaggio-trento-travel-next">Come cambia il viaggio</a> di <a title="RobertaMilano" href="http://www.slideshare.net/RobertaMilano" rel="nofollow">RobertaMilano</a></li>
<li><a title="Travel e Socialmedia #travelnext #ictdays2013 trento 22.03.2013" href="http://www.slideshare.net/mirkolalli/travelnext-ictdays2013-trento-22032013">Travel e Socialmedia</a> di Mirko Lalli</li>
</ul>
</div>
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<li><a href="http://www.minimarketing.it/2012/10/il-marketing-insegnato-dai-negozianti-internet-is-everywhere.html" rel="bookmark" title="11 ottobre 2012">Il marketing insegnato (d)ai negozianti – Internet is everywhere</a></li>
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