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	<description>giornale a gratis distribuito tra modena, bologna, reggio emilia, ferrara, carpi, finale emilia e camposanto</description>
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		<title>Pollicione</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jan 2018 16:14:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[giacomo vincenzi]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;idea di viaggiare in autostop, com&#8217;è maturata chissà. Ma è così <i>suitable</i> per un gruppo di studenti universitari, tendenzialmente perdigiorno, e se studenti <i>Erasmus</i> poi, obbligati a tuffarsi nel mare del vivere autentico delle popolazioni ospitanti, non automaticamente ospitali, con cui hanno deciso di vivere insieme. Il treno da Aarhus a Copenaghen è comodo, ma dannatamente costoso. Centinaia di soldi – chiamati corone – che in questi tempi di Moneta Forte sembrano ancora di più, disabituati come sono a spendere più di qualche decina di euro per operazioni del tipo. Curioso come hanno raccolto questa disabitudine in fretta, l&#8217;equivalente di un lustro scarso, gli italiani. In prima liceo il biglietto extraurbano dell&#8217;autobus di Jimmy costava cinquemila e trecento soldi chiamati lire. Cin-que-mi-la-e-tre-cen-to. Tantissimo. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il primo cd acquistato coi risparmi della sua paghetta – contati e sorvegliati come il <i>pocket money </i>degli immigrati ospitati, rinchiusi, nei centri di accoglienza – il gigantesco Superunknown dei Soundgarden, alla vigilia del <i>millennium bug</i> valeva la bellezza di ven-ti-no-ve-mi-la-e-no-ve-cen-to soldi. Le successioni di un insieme di quindici elementi. Pensandoci oggi, ai tempi della furiosa esegesi economicistica, si chiede se non valesse davvero la pena di applicare alla realtà la proprietà invariantiva della divisione e far pagare quel disco stupendo ventinove-virgola-nove soldi. Poco meno di trenta lire: un numero semplice, maneggevole. Tanto ci avrebbe messo lo stesso tempo per comprarlo. Per questo gli italiani si sono abituati in fretta, l&#8217;equivalente di un lustro scarso o forse meno, alla tascabilità degli euro. E per questo sembra una follia spendere centinaia di soldi – chiamati corone – in biglietti del treno Aarhus-Copenaghen.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Jimmy è spaesato ed eccitato per quella attesa che lo costringe ad una pubblica esposizione di cui si vergognerebbe, se non spartisse quell&#8217;imbarazzo con altre tre amiche e un amico. Un <i>wild bunch</i> mica male, diviso per necessità numerica in due gruppi di azione con il democratico ed implacabile strumento del sorteggio. E lui capita nel gruppo fortunato: la coppia. Con l&#8217;amica Anna si incammina verso l&#8217;incrocio successivo, in modo che cinque autostoppisti <i>desperados</i> non impauriscano gli ignari automobilisti, e attendono. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Alle 12.30 di una danese domenica mattina l&#8217;incrocio dove inizia la E45 in direzione sud è trafficato. La prima offerta arriva dopo poco tempo, ma porterebbe troppo vicino. Jimmy e Anna sanno bene che un uovo oggi è meglio di una gallina domani. Eppure ventidue chilometri sono pochi quando ne devi percorrere trecento in mezza giornata. Mentre ne discutono con l&#8217;autista si vedono superare da una Volvo azzurra dal cui finestrino anteriore Bruno si sbraccia per salutare. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; <i>Vi ses!</i> Li deride. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La gara inizia male.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Cinque minuti più tardi la seconda offerta, destinazione Horsens, quarantacinque chilometri a sud. Accettata. La macchina è una Saab molto <i>posh</i>, guidata da una coppia sulla trentina, molto belli, puliti, educati, colti, ricchi abbastanza. Benestanti insomma, fulgido esempio di un roseo futuro per la classe media scandinava, e di piacevole compagnia. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; Dove abitate? Chiede l&#8217;uomo a Jimmy. Perché la guida è perlopiù un&#8217;attività maschile della coppia, così come il suo equivalente autostoppistico, l&#8217;obbligatorio <i>chatting</i> richiesto al passeggero anteriore. E la loro situazione non fa eccezione.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; Teknolog Kollegiet, rispondiamo.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; Teknolog? Chiede la ragazza – È dove abita una mia compagna di pallavolo! Si chiama Serena, è polacca, la conoscete?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; Certo che la conosciamo! Serena! <i>How </i>record<i> is the world, isn&#8217;t it?</i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Record. Certo che Jimmy la conosceva, Serena. Protagonista di curiosi episodi di costume. Rosa come i suoi flirt con alcuni coinquilini. Gialli come i punti interrogativi che lasciavano dietro alle porte dei corridoi del collegio. Poi a un certo punto il rosa del pantone sfumava nel rosso. Era là dove alcuni ne conoscevano l&#8217;amore, ma Jimmy non era parte di quel <i>bunch</i>. Era parte di <i>questo</i> bunch.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>While chit-chatting</i>, la prima epifania. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; <i>Look out there!</i> Esclama Anna.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sul ciglio della strada vedono gli altri tre avventurieri, pochi chilometri più avanti del punto di partenza, fermi e sconsolati: il loro autista si stava dirigendo soltanto dall&#8217;altra parte della città, verso un quartiere che conoscono bene. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Brabrand sonnecchia cupo all&#8217;estrema periferia occidentale di Aarhus. Forse era stata una svista che aveva portato alla sua progettazione e realizzazione. Un baco di programmazione nell&#8217;altrimenti perfetta pianificazione urbanistica cittadina, qualcuno dirà. Ma non è un quartiere diverso da tanti altri. Palazzoni di cemento armato al posto dei mattoni a vista, e quindi più esposti all&#8217;aggressione di un&#8217;anti-estetica umidità angolare, certo. Non che i caseggiati in cui abitano gli amici Catalina o Erman siano poi più ricchi e confortevoli. Sono medi, come le classi sociali che vi rientrano ogni sera alle quattro e mezza. Di pomeriggio. Hanno scale strette di legno, tubi incrostati a vista, maniglie lasche. L&#8217;ordine esterno non nasconde le crepe. Bottiglie di birra non ancora collezionate dai rari barboni. Le macchie di piscio il lunedì mattina, dopo un fine settimana a bere ettolitri di birra. Perché non bisogna confondere l&#8217;ordine con il silenzio, pensava Jimmy. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma a quanto sa a Brabrand non ci sono né l&#8217;ordine, né il silenzio. Nelle città esiste un piano inclinato invisibile, che sposta, condiziona e concentra i conflitti, le povertà, le solitudini. A Bologna la Barca o il Pilastro, a Milano Quarto Oggiaro, a Bari la Città Vecchia, a Londra Brixton, a Los Angeles Compton, a New York il Bronx, a Rio Morro dos Prazeres. Ad Aarhus quel piano porta dritto dritto a Brabrand. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A quanto ne sa lui. Perché a dispetto delle storie vere o presunte su Brabrand, le aggressioni agli studenti e chi aveva mai pensato di creare uno studentato per studenti di scambio proprio lì, noi vogliamo la nostra dose di benessere garantito, anche se vogliamo conoscere la vera realtà quotidiana dei paesi ospitanti, <i>the real thing</i> come scriveva Eco nel saggio Alla periferia dell&#8217;impero. I furti nello studentato popoloso, pericoloso. Erano due addirittura gli studentati, uno più <i>hardcore</i> dell&#8217;altro, uno più conforme alla violenza diffusa nel quartiere dell&#8217;altro. La popolazione composta esclusivamente da immigrati arabi fondamentalisti islamici, non una parola di danese, come se questa potessa rendere l&#8217;ecosistema più ospitale. Neppure un prete con cui chiacchierare, insomma, a Brabrand. Esattamente come nel resto del paese. Jimmy ripensa a quei pregiudizi così potenti e popolari: che vergogna. Affascinanti a loro modo. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La prima volta che ci era andato insieme ai regaz nessuno aveva sparato loro e non li avevano rapiti, né li avevano rapinati. Nonostante rappresentassero una preda tutt&#8217;altro che difficile. Lenti sulle biciclette di quinta o sesta mano, allungati su <i>avenues</i> disabitate chilometriche, fermi e ligi ai semafori rossi delle piste ciclabili. Guardinghi ammiratori della vasta città che ai piedi delle colline scivolava nel mare del Nord.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La missione di quel sabato pomeriggio prevedeva l&#8217;acquisto di un narghilè da tenere nella sala comune e utilizzare durante le proiezioni cinematografiche infrasettimanali. Intorno alle sigarette si consumano infinite discussioni, dieci caffè, tre pacchi di biscotti. Si possono digerire cene pantagrueliche o scene patetiche da film d&#8217;autore sottotitolati. Quando la cucina si trasforma in un fumoir. Quando si può fumare nei luoghi. Ritorno al mondo pre-Sirchia, che Jimmy e i suoi amici oggi ricordano con disprezzo crescente. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È stato sicuramente Jan a proporre agli altri inquilini di acquistare un narghilè. Jimmy non lo ricorda. Ricorda di aver contribuito a suo modo, sintetizzando in maniera creativa due istanze bizzarre. <i>Instance #1: let&#8217;s go buy a waterpipe</i>. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Instance #2: there&#8217;s a bazaar mall in Brabrand</i>. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Perché è chiaro. Quale posto più adatto a trovare un narghilè di un bazar arabo. Ne dedusse la <i>Mission: let&#8217;s go buy a waterpipe in Brabrand</i>. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>&#8211; </i><i>Do you know that there&#8217;s a bazaar in Brabrand? </i>Gli aveva detto un giorno qualcuno, probabilmente uno dei molti <i>visitors</i> che frequentano il Teknolog.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>&#8211; </i><i>No, I didn&#8217;t know about it. </i>Aveva risposto<i> – Cosa cazzo è un bazar?</i> Aveva pensato.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>&#8211; It&#8217;s nothing like a mall. Like you can buy the best vegetables there. There&#8217;s a lot and they are really cheap and good also. It&#8217;s crowded, full of things and full of people. It&#8217;s a mess!</i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In breve tempo sulla base di queste poche informazioni aveva costruito un&#8217;immagine di sogno del suddetto centro commerciale. Terrificante e labirintica. Doveva verificarla. La paura al pensiero di doversi recare nel “ghetto”, come lo chiamano i <i>visitors</i> che vivono a Brabrand, acuiva la curiosità.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Pertanto successe davvero che un sabato pomeriggio alcuni eroi impossibilmente raggiunsero il bazar di Brabrand. Jimmy credeva di avere pedalato per centinaia di chilometri in quell&#8217;infinito <i>sprawl</i> di suburbia ordine e silenzio. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Una volta giunti, nessun gruppo di fuoco ad attenderli all&#8217;angolo. Nessun bambinello macilento che giocasse a guardie e ladri per la strada. Solo silenzio e omertà. Superati i campi da gioco e le scuole, all&#8217;incrocio di due grandi arterie per la comunicazione periferica, una grande cattedrale in mezzo ai parcheggi: il bazar. Luogo di culto postmoderno, rumori in sequenza e in sottofondo, un vero casino consumistico, gli scarti di transazioni commerciali domestiche sul pavimento, merci inscatolate in confezioni famiglia, genti diverse venute dall&#8217;est. Dopo un&#8217;ispezione <i>in awe</i> per i negozi e una trattativa già persa in partenza, con piglio risoluto scelgono il prodotto. Il resto è storia collegiale: narghilè acquistato insieme a diversi <i>flavoured tobaccos </i>e consegnato alla cucina del <i>3rd floor </i>dopo averlo<i> </i>ribattezzato Queen Margaret con una toccante cerimonia. Blasfemia istituzionale. Nessuno si era fatto male. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Horsens, insomma, è una bella area di sosta comprensiva di McDonald&#8217;s, carburanti vari, <i>truck center</i>, l&#8217;inevitabile centro commerciale. La città perfetta per i pollicioni. Ma la dozzina di offerte che ricevono vanno tutte nella direzione opposta, circostanza tutt&#8217;altro che impossibile se si considera la natura ambigua dell&#8217;uscita dell&#8217;autostrada. Un autogrill unisex. Jimmy e Anna attendono quasi un&#8217;ora prima che una signora dal naso schiacciato li carichi con destinazione Fredericia, città che, a parte essere una cacofonia di deglutizioni atipiche per noi latini, segna il confine fra la penisola dello Jylland e l&#8217;isola di Fyn, Jutland e Fionia. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Jimmy conosce Fredericia per un motivo ben più artistico. Dipinti, sculture, cose, di cui la sua famiglia gli ha appena spedito un articolo apparso in un giornale locale. Giovani tele nell&#8217;antica torre, e via che si fanno mostre di artisti locali nel maniero della nobile famiglia Ferraresi. Era lì che un lettore cd scassato ma amplificato alla perfezione da un impianto Tecsonic sopravvissuto alle vicende di proprietari disparati eruttava tra le tante cose anche un disco dei Do Make Say Think. Winter Hymn Country Hymn Secret Hymn. Nel pieno boom della <i>canadian wave</i>. Mesi dopo, quando scoprì che al Disco d&#8217;Oro di Bologna tenevano l&#8217;intero catalogo della Constellation records decise di eroderlo con pazienza maniacale. Periodicamente tornava a staccarne un pezzettino, lo scaffale si svuotava e i cd con quel <i>packaging</i> barocco e fantastico non venivano più riacquistati. Forse Jimmy non condivideva la passione per quei gruppi d&#8217;oltreoceano con tante persone; meglio, ce ne sarebbe stata di più per lui. E poi nessuna persona figa musicalmente intendendo giudica la musica dal numero di visualizzazioni, anzi: c&#8217;è sempre uno <i>stream</i>, che oggi sarebbe <i>flow</i>, più <i>main</i> cui opporsi. Illic erunt leones. Un giorno racconterà questo di quei cazzo di anni Zero: la musica canadese. Les Années Canadiennes. <i>Google it</i>. Ed era stato il solito Jesse a introdurre il genere nel panorama della bassa, simultaneamente ad un altrettanto inarrestabile tsunami, giulivo e riflessivo, triste e caciarone: l&#8217;ondata islandese. Íslendingar ára. E tra le due Fredericia c&#8217;è spazio, sì, ma non sconfinato. Ha scelto la Danimarca anche per la presenza sottopelle di una sensibilità comune ai cieli smisurati del Canada e della Scandinavia, rappresentata da quegli accordi vasti e ridondanti.<br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il cielo vasto, freddo e ingolfato di nuvolette ottobrine si staglia intanto sopra alle loro teste, vigili mentre cercano cenni di attenzione da parte degli automobilisti fermi ad un incrocio sullo svincolo della motorvej. Dopo meno di quindici minuti un padre di famiglia con le sue due figliolette bionde gli offre di passare il ponte sul Lillebaelt, il piccolo stretto che divide la terraferma europea dal giubilo di isolette danesi, docili ospiti del mar Baltico. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">P<span style="color: #000000;">oca strada, ma almeno il posto è migliore per chiedere un passaggio, essendo un</span><span style="color: #000000;">a vera </span><span style="color: #000000;">area di sosta </span><span style="color: #000000;">tra</span><span style="color: #000000;"> i campi e l&#8217;autostrada. </span><span style="color: #000000;">Più comoda, meno spartitraffico autostradale. </span><span style="color: #000000;">L&#8217;ottimismo della prima impressione </span><span style="color: #000000;">rimane</span><span style="color: #000000;"> presto vittima della noia della vana attesa. Troppi minuti e troppi pochi automobilisti. Troppe famiglie al </span><span style="color: #000000;"><i>fast food</i></span><span style="color: #000000;"> dell&#8217;area di sosta, sembra </span><span style="color: #000000;">che</span> <span style="color: #000000;">sia</span><span style="color: #000000;"> l&#8217;area di sosta stessa la loro destinazione domenicale. Perché no, eh. Per fortuna il dio degli autostoppisti ha risorse insospettabili: una macchina dal profilo altamente famigliare si ferma presso a loro e li invita a salire. È lo stesso paterfamilias di prima che sta perfettamente andando a Odense. Non vedi il mondo. I</span><span style="color: #000000;">l </span><span style="color: #000000;">vez</span><span style="color: #000000;"> si rivela </span><span style="color: #000000;">un simpatico</span><span style="color: #000000;"> amante dell&#8217;</span><span style="color: #000000;">I</span><span style="color: #000000;">talia, dove </span><span style="color: #000000;">si </span><span style="color: #000000;">è</span><span style="color: #000000;"> recato l&#8217;anno prima per </span><span style="color: #000000;">trascor</span><span style="color: #000000;">rere</span><span style="color: #000000;"> le vacanze a </span><span style="color: #000000;">F</span><span style="color: #000000;">irenze </span><span style="color: #000000;">rimanendone</span><span style="color: #000000;"> impressionato, </span><span style="color: #000000;">magna cum laude, tanto che </span><span style="color: #000000;">ci </span><span style="color: #000000;">sarebbe tornato</span> <span style="color: #000000;">l</span><span style="color: #000000;">&#8216;anno </span><span style="color: #000000;">venturo</span><span style="color: #000000;">. </span><span style="color: #000000;">Le</span><span style="color: #000000;"> bimbe offrono </span><span style="color: #000000;">loro</span><span style="color: #000000;"> due </span><span style="color: #000000;"><i>bubblegum</i></span><span style="color: #000000;">, come dir</span><span style="color: #000000;">e</span><span style="color: #000000;"> di no, </span><span style="color: #000000;">accettare sempre caramelle dai bambini.</span> <span style="color: #000000;">I</span><span style="color: #000000;">l viaggio è piacevole, il cielo è plumbeo, </span><span style="color: #000000;">gravido </span><span style="color: #000000;">di conseguenze</span> <span style="color: #000000;">e</span><span style="color: #000000;"> va bene così. </span><span style="color: #000000;">D</span><span style="color: #000000;">opo i convenevoli </span><span style="color: #000000;">dell&#8217;arrivederci </span><span style="color: #000000;">e la foto di rito, </span><span style="color: #000000;">che </span><span style="color: #000000;">J</span><span style="color: #000000;">immy avrà pure da qualche parte,</span><span style="color: #000000;"> li salut</span><span style="color: #000000;">an</span><span style="color: #000000;">o ad una stazione di servizio dove </span><span style="color: #000000;">possono mangiare</span><span style="color: #000000;"> qualcosa </span><span style="color: #000000;">di plasticoso </span><span style="color: #000000;">e </span><span style="color: #000000;">bere</span><span style="color: #000000;"> un espresso, </span><span style="color: #000000;">già</span><span style="color: #000000;">. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Eccoli di nuovo a mendicare passaggi agli avventori dell&#8217;autogrill. Quante volte in una giornata, quante volte negli anni a venire. Sorrisi sulle labbra, portiere sbattute in faccia, gentilezze mal celate, battute in inglese biascicate, mercanteggiamenti, </span><span style="color: #000000;">calcoli geopolitici</span><span style="color: #000000;">, </span><span style="color: #000000;"><i>reckonings</i></span><span style="color: #000000;">. </span><span style="color: #000000;">In </span><span style="color: #000000;">mezz&#8217;ora o poco più la seconda epifania autostoppistica: nel mezzo dei passi giù e su per le macchie di olio del piazzale si ferma l&#8217;ennesima macchina alla pompa di benzina. Ben più interessante delle altre. A bordo ci sono gli altri tre. </span><span style="color: #000000;"><i>How </i></span><span style="color: #000000;">record</span><span style="color: #000000;"><i> is the world, isn&#8217;t it</i></span><span style="color: #000000;">? </span><span style="color: #000000;">Record. </span><span style="color: #000000;">L&#8217;emozione di incontrarli di nuovo così, alla sprovvista, è granderrima. Sostano giusto il tempo per raccontare le loro disavventure e svelare che la loro prossima destinazione è Nyborg, l&#8217;ultima città prima del Grande Ponte tra Fyn e Sjaelland: in buona sostanza, </span><span style="color: #000000;">li</span><span style="color: #000000;"> stanno superando. Ebbene il dio degli autostoppisti bla bla bla, e grazie ad un allevatore di cavalli da corsa che sfreccia su un&#8217;Astra gialla modello </span><span style="color: #000000;">taxi-milanese-dei-film-di-</span><span style="color: #000000;">P</span><span style="color: #000000;">ozzetto </span><span style="color: #000000;">i nostri eroi già sanno</span><span style="color: #000000;"> che </span><span style="color: #000000;">si</span><span style="color: #000000;"> rifa</span><span style="color: #000000;">rann</span><span style="color: #000000;">o a breve sui </span><span style="color: #000000;">loro</span><span style="color: #000000;"> avversari. L&#8217;amico degli equini viaggia da Horning (appena fuori Aarhus, vallo a sapere) a Ballerup, </span><span style="color: #000000;">nel </span><span style="color: #000000;">pieno hinterland della capitale, a </span><span style="color: #000000;">una manciata di</span><span style="color: #000000;"> chilometri da</span><span style="color: #000000;">l limitare di gioventù della </span><span style="color: #000000;">medesima</span><span style="color: #000000;">. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.mumbleduepunti.it/site/index.php/2018/01/pollicione/cimg0834/" rel="attachment wp-att-19232"><img class="alignright size-medium wp-image-19232" src="http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2018/01/CIMG0834-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2018/01/CIMG0834-225x300.jpg 225w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2018/01/CIMG0834-768x1024.jpg 768w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2018/01/CIMG0834-370x493.jpg 370w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2018/01/CIMG0834-570x760.jpg 570w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2018/01/CIMG0834-770x1027.jpg 770w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2018/01/CIMG0834-1170x1560.jpg 1170w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2018/01/CIMG0834-435x580.jpg 435w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a>U</span><span style="color: #000000;">n po&#8217; di stanchezza inizia a fare capolino nelle loro membra intirizzite dal pungente aroma del cielo che docile e buio </span><span style="color: #000000;">inizia a regalare</span><span style="color: #000000;"> immancabili fiocchi di neve. Lo sfondo di pigre colline che corre di fianco ai </span><span style="color: #000000;"><i>guard-rails</i></span><span style="color: #000000;"> è annebbiato dal vespero, ed è faticoso resistere a conversare con chi cerca compagnia durante il viaggio. </span><span style="color: #000000;">J</span><span style="color: #000000;">immy sa che questo è il principio che fa muovere tutto e </span><span style="color: #000000;"><i>davvero</i></span><span style="color: #000000;"> non può lamentarsi. L&#8217;incipit delle due chiacchiere sul più e il meno e i massimi sistemi </span><span style="color: #000000;">si</span><span style="color: #000000;"> ripet</span><span style="color: #000000;">e</span><span style="color: #000000;"> per la quinta volta in un giorno, ma </span><span style="color: #000000;"><i>davvero</i></span><span style="color: #000000;"> non </span><span style="color: #000000;">vuole</span><span style="color: #000000;"> lamentarsi. Lo spettacolo del secondo ponte più lungo del mondo è mozzafiato, d&#8217;altronde. I piloni alti poco meno della torre Eiffel hanno le sommità difese dalle nubi e il vento imperversa ancora di più per i quasi duemila metri della campata centrale. L&#8217;uomo osa grazie al suo ingegno e merita rispetto. È il dipanarsi della magnifica natura, nulla di dispari rispetto al terribile mare sottostante. </span><span style="color: #000000;">La tappa finisce a</span><span style="color: #000000;"> ventidue </span><span style="color: #000000;">chilometri esatti</span><span style="color: #000000;"> dal centro, in un&#8217;area di sosta </span><span style="color: #000000;">dove vengono </span><span style="color: #000000;">subitaneamente</span><span style="color: #000000;"> caricati da una</span><span style="color: #000000;"> coppia di </span><span style="color: #000000;"><i>natural born killers</i></span> <span style="color: #000000;">palesemente </span><span style="color: #000000;">di fretta su una </span><span style="color: #000000;">H</span><span style="color: #000000;">yundai rossa e piccola: pochissime parole, e sta</span><span style="color: #000000;">nno</span><span style="color: #000000;"> benissimo così. </span><span style="color: #000000;">Solamente </span><span style="color: #000000;">in un vago futuro</span><span style="color: #000000;">, e di striscio, </span><span style="color: #000000;">e solo</span><span style="color: #000000;"> a volte si chiede</span><span style="color: #000000;">rà</span><span style="color: #000000;"> perché mai li abbiano caricati: avrebbero rappresentato la loro copertura nei confronti della Pubblica Forza? I loro ostaggi? I loro complici?</span> <span style="color: #000000;">Non vi è il tempo di elucubrare scemenze, </span><span style="color: #000000;">ch</span><span style="color: #000000;">e sono</span> <span style="color: #000000;">accompagnati </span><span style="color: #000000;">alla stazione </span><span style="color: #000000;">ferroviaria </span><span style="color: #000000;">di </span><span style="color: #000000;">V</span><span style="color: #000000;">alby, a</span><span style="color: #000000;">d appena</span><span style="color: #000000;"> due fermate da </span><span style="color: #000000;">C</span><span style="color: #000000;">openaghen centrale, </span><span style="color: #000000;">grazie tante e zitti</span><span style="color: #000000;">. </span><span style="color: #000000;">Perché</span><span style="color: #000000;"> è finita, a</span><span style="color: #000000;">lle sette e venti </span><span style="color: #000000;">fanno</span><span style="color: #000000;"> il </span><span style="color: #000000;">loro</span><span style="color: #000000;"> ingresso </span><span style="color: #000000;">trionfale </span><span style="color: #000000;">all&#8217;ostello: missione compiuta.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Carlito,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p></p>]]></content:encoded>
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		<title>Shoefiti</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Nov 2017 21:22:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[boris]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[compositore]]></category>
		<category><![CDATA[funk]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Shoefiti</em> rappresenta quasi un bisogno, un posto dove poter custodire una manciata di idee, un piccolo contenitore di cose mie […] Il disco è nato nella mia immaginazione, è stato prima scritto e soltanto dopo suonato. Tutti i musicisti che hanno partecipato al progetto non si sono mai incontrati in studio… Io sono stato l’unico legame”.</p>
<p>Francesco Boni descrive così il suo ultimo album, un eterogeneo e cangiante insieme di brani che spaziano da un folk caldo, grezzo e animato da strumenti in via di estinzione (Unchanged), per poi passare ad un jazz urbano, movimentato, se non addirittura cosmopolita (Rain on Madrid). Seguono brani fusion dinamici, in tensione, che ti buttano improvvisamente nell’azione (Fast Food), fino ad arrivare a toccanti, se pur freddi e calcolati, sperimentalismi solistici (Velvet). E questi sono solo 4 di 15 brani. Le influenze e ispirazione sono evidenti, ed in certi casi risultano come vere e proprie citazioni: lo stile caldo e nostrano dei FragilVida traspare qua e là, ma la vera ossatura del disco è il dualismo tra jazz e fusion-funk, due poli fra i quali la musica fa da spola. Chiari riferimenti sono il Miles Davis post “Bitches Brew”, Frank Zappa, i Weather Report, ma oserei dire di sentire pure Manring o il riflessivo Pastorius rivelato da “Proprait of Tracy”. Se poi si dà un’occhiata alla lista dei musicisti che vi hanno preso parte, allora il progetto si presenta nella sua vera immensità: venti musicisti agli ordini del compositore di ogni singolo brano. Un album da solista dunque, animato però da una grande varietà umana e musicale.</p>
<p>In questo caos controllato può essere difficile trovare un punto di riferimento, un sottile filo rosso con il quale disporre in maniera coerente una tale quantità di dati, ma credo che l’autore ci abbia dato qualche suggerimento nella citazione all’inizio dell’articolo.</p>
<p>Francesco Boni è un musicista professionista: il suo lavoro è suonare. Ha suonato e viaggiato in tutta Europa all’interno di complessi non del tutto suoi. Così come i musicisti in questo album, lui, a sua volta, ha dovuto rispettare schemi precisi, se non addirittura ordini. E’ materia di ogni giorno per coloro che fanno della musica il proprio mestiere (in barba ai giovanili sogni di successo e libertà). Una carriera fatta di questo dà molte soddisfazioni e sicurezze, ma lascia sempre spazi vuoti e bisogni che, prima o poi, devono essere affrontati. Parlo della necessità di esprimere il proprio punto di vista, il proprio mondo, o meglio, il proprio “sguardo sul Mondo”. E come poter esprimere meglio questo concetto se non con le persone che hanno animato la propria vita? Perché il cast corale di questo album è composto proprio da amici di lunga data, collaboratori, compagni di ventura, e parenti stretti.</p>
<p>E’ con questo insieme di elementi che Francesco dispiega la sua vita (trasposta sullo spartito), riordina le memorie del suo lungo viaggio (Shoefiti infatti sta per “graffiti di scarpe”), e dispone il tutto in un posto sicuro, in qualcosa di veramente suo e concreto: la musica.</p>
<p></p>]]></content:encoded>
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		<title>SERMON- ovvero cosa può un brano?</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Aug 2017 19:50:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Colavolpe]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[sermon]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>L’opera d’arte, afferma Maurice Merleau-Ponty, è in prima istanza qualcosa che si percepisce, è circuito su cui si installa un sentire non parcellizzato, organico e ampio; in barba alle esegesi e alla critica artistica, ai principi di armonia e all&#8217;estetica come scienza che osa chiamarsi tale, nessuna stabilizzazione funzionale lascia trasparire l&#8217;opera d&#8217;arte con la stessa pregnanza di un percepire genuino e trasparente, che abbandoni la pretesa di dilettarsi e di interpretare in favore di un esperire piano e oscillante. Senza punti di appoggio, abbandonata alla radura del pieno e del vuoto, dell&#8217;intenso e del flebile, la percezione pianeggiante non cerca significati, ma scollina aldilà del buono e del cattivo gusto. La fissità sul significato, la ricerca spregiudicata del valore musicale e della pienezza lirica dei suoni e dei testi, hanno fatto dell&#8217;oggetto musicale un fantoccio che commuove o diverte, intrattiene e accompagna e che mai, nella sua effettività totalità durativa, dispiega il semplicemente ascoltabile.<br />
Cosa può, quindi, un brano? Può Sermon, brano di appena tre minuti presto disponibile su YouTube e Bandcamp, alleggerire l&#8217;ascoltato dal carico del divertimento e dell&#8217;adagio d&#8217;accompagnamento? Il progetto dei Demons Come Out At Night non lascia definire luoghi di quiete: accedere oltre l&#8217;ascoltabile significherebbe trovare un sostengo teorico che Sermon non può offrire, uno spegnimento sensistico che l&#8217;incedere melodico non concede mai; Sermon è insieme tregua percepita non concessa e riposo teoretico, inframmentabile: non si ascolta a metá, non si tiene in sottofondo, non si sospende nell&#8217;analisi e non si inarca sull&#8217;aggressione esegetica; i Demons continuano a scollinare, oltre il buono e il cattivo gusto, spiaggiati nella pregnanza apocalittica del continuum intensivo.<br />
Abbiamo, dunque, bisogno di Sermon? Abbiamo davvero bisogno di un brano che non può fermarsi? Di un blocco incorruttibile di poliritmi e polimetri che sbarrano la strada allo svettare inarrestabile del significare?<br />
Effettivamente, adottando un vocabolario strutturalista potremmo tranquillamente affermare che il significato, qui, va a perdere la sua corona. Gabbani, i Thegiornalisti, Vasco Rossi, Fabrizio De André – ma anche l&#8217;idolatrato Caparezza, gli Imagine Dragons, i The Beatles o l&#8217;intoccabile Gino Paoli – non sono altro che polizia del significato, unico sovrano al quale subordinare il significante; Adesso, invece, non siede sulla vetta dell’opera, ma inabita tacitamente le sue manifestazioni senza direzionarla. Sermon va oltre il problema novecentesco della ribellione e della valorizzazione del significante. Il significato non è ripudiato, è ricondotto sotto al rango dello strumento, come lo è la voce, come lo è l’accendino, come lo è, a ben vedere, la chitarra stessa. Non c’è che un predominio: quello del momento dell’ascolto. Ma allora, tolto il predominio del significato sul significante -conquista acquisita, ma mai affermatasi da oltre un secolo- cosa resta a un brano? Cosa può l&#8217;infausto scollinare senza posa di Sermon?<br />
Sermon declama una musica che non è intrattenimento, Sermon non può, non vuole, essere il sottofondo di un viaggio in auto né la colonna sonora di un lungometraggio. Sermon ci desta dal nostro sonno, ma non in senso politico o morale. Il suo schiaffo è violento e privo della scissione significato/significante, è lo spaesamento fiero di essere sé stesso, è il tempo misto che è stanco di non essere canticchiabile. Come Deleuze, i Demons immaginano di arrivare alle spalle di Eckhart e di Schoenberg e di far far loro figli, per quanto mostruosi potranno essere. Un’esperienza ascetica e di distacco che lascia consapevoli di un&#8217;irreparabile scissione esperita solo nel suo stesso annunciarsi in quanto scissa: dispersione mistica e unione inneffabile con l’ascoltatore che non può essere concepito come qualcuno che comprende o che viene lasciato inerme, ma come ciò che scompare nella sua individualità e lascia spazio ad un evento cosmico, prepersonale. Questo è ciò che può un brano, questo è ciò che può Sermon. La musica non diletta, la musica è un incontro che cambia, è verità in opera: la musica è ciò che, alle periferie dell&#8217;io che ascolta, ha già preso partito per il mondo, oltre le colline dello sproloquio giudicante.<br />
Sermon sposta il confine di ogni battuta, non riesce a trattenersi nel suo organismo, vuole un altro organo da colonizzare, un altro organismo da disfare: cerca di esprimere tutta la potenza della musica – non riuscendoci. Perendo, sembra annunciare, con un Dies Irae, la necessità di costruire nuove chiese, di riscoprire la musica come potenza inestinguibile e irriducibile alla scissione significante o all’intrattenimento da lounge bar.<br />
Prendendo in prestito la domanda dallo spinozismo da loro citato, ci siamo chiesti, dunque, &#8220;cosa può sermon?&#8221; imbattendoci in sentieri ininterrotti di cui il meno oscuro resta il disvelamento della domanda stessa &#8220;che cosa può un brano?, domandare rilanciato di battuta in battuta, di nota in nota dal nuovo lavoro dei DCOAN.<br />
E se così non fosse, se tutto ciò non fosse che interpretazione, ben vengano figli mostruosi, eppure dei Demons Come Out At Night.</p>
<p></p>]]></content:encoded>
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		<title>Soldier Blue &#8211; Over You Ep</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Aug 2017 11:51:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Glenn Onuchuku]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[mumbleduepunti]]></category>
		<category><![CDATA[over you ep]]></category>
		<category><![CDATA[soldier blue]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono solo quattro tracce quelle contenute in Over You, ma sono sufficienti per farci capire che Niccolò Fiorentino Polipo aka Soldier Blue, sia uno...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sono solo quattro tracce quelle contenute in <em>Over You</em>, ma sono sufficienti per farci capire che Niccolò Fiorentino Polipo aka <strong>Soldier Blue</strong>, sia uno di quei nomi da seguire attentamente. Milanese di stanza a Cesena, Soldier Blue continua il lavoro di &#8220;traduzione&#8221; in musica della storia del Piccolo Principe iniziato nel 2014 con <em>Brand New Step</em> e che si concluderà con un terzo ep la cui data non è stata ancora annunciata. Ben suonato e ben prodotto, <em>Over You</em> ha ottimi pezzi e interessanti spunti: una traccia su tutte? Sicuramente <em>Stars </em>di cui è stato tratto un bel video pubblicato qualche mese fa. Aspettiamo con ansia il capitolo che chiuderà la trilogia, ma si può già dire che il lavoro di Soldier Blue sia di assoluto livello. Bravo!</p>
<p></p>]]></content:encoded>
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		<title>Summer Is Mine Festival 2017 &#8211; Quinta Edizione</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Jul 2017 06:30:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Glenn Onuchuku]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[iglesias]]></category>
		<category><![CDATA[summer is mine festival]]></category>

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		<description><![CDATA[Summer Is Mine Festival torna il 28 e il 29 luglio per la sua quinta edizione, anche se con un cambio di location (la...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><strong>Summer Is Mine Festival</strong> torna il 28 e il 29 luglio per la sua quinta edizione, anche se con un cambio di location (la scuola media n°2 ad Iglesias) a causa del terribile incendio del 25 giugno scorso che ha messo in ginocchio Monteponi e reso impossibile continuare a pensare di organizzare il festival nella location precedentemente individuata.</div>
<div></div>
<div>Manca poco, dicevamo, all&#8217;apertura dei cancelli del Summer Is Mine Festival. Dopo aver definito chi sarà a farci ancheggiare nel dopo festival, vorremo parlarvi un po&#8217; del crowdfunding che abbiamo tirato su quest&#8217;anno. Piattaforma scelta dalla Lee Van Cleef per racimolare dindini sonanti per il festival è sempre la fedelissima <strong>produzionidalbasso</strong>, ma c&#8217;è qualcosa di differente rispetto alla scorsa edizione: mentre lo scorso anno raccoglievamo tutto come se non ci fosse stato un domani, quest&#8217;anno abbiamo deciso di premiare i nostri sostenitori con premi ecceziuonali veramente. Si parte dalle classiche tote bag che sono fighe, resistenti e hanno il nostro bel logo in evidenza e si va fino alle maglie con il robottino sbarazzino in edizione limitata, passando naturalmente per le nostre classiche maglie con il carrellino del tuo cuore. Se volete darci una mano, questo è il <strong><a href="https://www.produzionidalbasso.com/project/summer-is-mine-festival-2017/  " target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-cke-saved-href="https://www.produzionidalbasso.com/project/summer-is-mine-festival-2017/  ">link</a></strong> da cliccare per conoscere di più sulla nostra raccolta fondi.</div>
<div></div>
<div>Quello che ci riesce più facile, però, è parlare di musica. Registrata la defezione di River Of Gennargentu (a breve ufficializzeremo il sostituto) il cartellone non ha subito nessuna variazione: si parte venerdì 28 luglio con i <a href="https://www.facebook.com/querciaband/?fref=mentions" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=1070841479628576&amp;extragetparams=%7B%22fref%22%3A%22mentions%22%7D" data-hovercard-obj-id="1070841479628576" data-hovercard-prefer-more-content-show="1" data-cke-saved-href="https://www.facebook.com/querciaband/?fref=mentions">Quercia</a>, local heroes accasatisi su <a href="https://www.facebook.com/v4v.records/?fref=mentions" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=290787324380665&amp;extragetparams=%7B%22fref%22%3A%22mentions%22%7D" data-hovercard-obj-id="290787324380665" data-hovercard-prefer-more-content-show="1" data-cke-saved-href="https://www.facebook.com/v4v.records/?fref=mentions">V4V</a> e reduci dall’ottimo tour “In continente”, poi sarà il turno dei <a href="https://www.facebook.com/motimoband/?fref=mentions" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=1757560297906609&amp;extragetparams=%7B%22fref%22%3A%22mentions%22%7D" data-hovercard-obj-id="1757560297906609" data-hovercard-prefer-more-content-show="1" data-cke-saved-href="https://www.facebook.com/motimoband/?fref=mentions">Moti Mo</a> che hanno di recente presentato il loro esordio discografico, e toccherà poi ai sardo-piemontesi <a href="https://www.facebook.com/sabbiadelic/?fref=mentions" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=1808288129429055&amp;extragetparams=%7B%22fref%22%3A%22mentions%22%7D" data-hovercard-obj-id="1808288129429055" data-hovercard-prefer-more-content-show="1" data-cke-saved-href="https://www.facebook.com/sabbiadelic/?fref=mentions">Sabbia</a> che sono un po’ la nostra scommessa  e ai milanesi <a href="https://www.facebook.com/YoungerAndBetter/?fref=mentions" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=224997872438&amp;extragetparams=%7B%22fref%22%3A%22mentions%22%7D" data-hovercard-obj-id="224997872438" data-hovercard-prefer-more-content-show="1" data-cke-saved-href="https://www.facebook.com/YoungerAndBetter/?fref=mentions">Younger and Better</a>, giovani ma con partecipazioni a festival prestigiosi come <a href="https://www.facebook.com/Ypsigrock/?fref=mentions" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=168047856616722&amp;extragetparams=%7B%22fref%22%3A%22mentions%22%7D" data-hovercard-obj-id="168047856616722" data-hovercard-prefer-more-content-show="1" data-cke-saved-href="https://www.facebook.com/Ypsigrock/?fref=mentions">Ypsigrock Festival</a> e <a href="https://www.facebook.com/ANightLikeThisFestival/?fref=mentions" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=309386572424867&amp;extragetparams=%7B%22fref%22%3A%22mentions%22%7D" data-hovercard-obj-id="309386572424867" data-hovercard-prefer-more-content-show="1" data-cke-saved-href="https://www.facebook.com/ANightLikeThisFestival/?fref=mentions">A NIGHT LIKE THIS festival</a>. Gli headliner del venerdì, gli <a href="https://www.facebook.com/hisclancyness/?fref=mentions" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=47464179306&amp;extragetparams=%7B%22fref%22%3A%22mentions%22%7D" data-hovercard-obj-id="47464179306" data-hovercard-prefer-more-content-show="1" data-cke-saved-href="https://www.facebook.com/hisclancyness/?fref=mentions">His Clancyness</a> di Jonathan Clancy, autori a nostro modesto parare del miglior disco italiano del 2016, chiuderanno la prima serata del Summer Is Mine.</div>
<div>Sabato 29, si parte con il blues di <a href="https://www.facebook.com/andreacubeddumusician/?fref=mentions" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=713012175502762&amp;extragetparams=%7B%22fref%22%3A%22mentions%22%7D" data-hovercard-obj-id="713012175502762" data-hovercard-prefer-more-content-show="1" data-cke-saved-href="https://www.facebook.com/andreacubeddumusician/?fref=mentions">Andrea Cubeddu</a> già apprezzato nella festa di chiusura dell’ultimo Summer Is Mine al <a href="https://www.facebook.com/fireonestreetpark/?fref=mentions" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=1695962653967468&amp;extragetparams=%7B%22fref%22%3A%22mentions%22%7D" data-hovercard-obj-id="1695962653967468" data-hovercard-prefer-more-content-show="1" data-cke-saved-href="https://www.facebook.com/fireonestreetpark/?fref=mentions">FireOne StreetPark</a> e fresco fresco di esordio e si continua con <a href="https://www.facebook.com/ahidell/?fref=mentions" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=555896954475884&amp;extragetparams=%7B%22fref%22%3A%22mentions%22%7D" data-hovercard-obj-id="555896954475884" data-hovercard-prefer-more-content-show="1" data-cke-saved-href="https://www.facebook.com/ahidell/?fref=mentions">ALEK HIDELL</a> spippolatore sardo trapiantato a Milano e già 50% degli Everybody Tesla. <a href="https://www.facebook.com/solkisolkisolki/?fref=mentions" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=566622180133257&amp;extragetparams=%7B%22fref%22%3A%22mentions%22%7D" data-hovercard-obj-id="566622180133257" data-hovercard-prefer-more-content-show="1" data-cke-saved-href="https://www.facebook.com/solkisolkisolki/?fref=mentions">Solki</a> e <a href="https://www.facebook.com/Stres-1067759653251872/?fref=mentions" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=1067759653251872&amp;extragetparams=%7B%22fref%22%3A%22mentions%22%7D" data-hovercard-obj-id="1067759653251872" data-hovercard-prefer-more-content-show="1" data-cke-saved-href="https://www.facebook.com/Stres-1067759653251872/?fref=mentions">Stres</a>, due band ma un solo cuore: i primi sono formati da componenti degli ex Blue Willa, Baby Blue e Topsy The Great e hanno pubblicato due dischi fenomenali; i secondi sono in realtà sempre loro che si fanno guidare in questa occasione da quel genio (e sregolatezza) di <a href="https://www.facebook.com/pages/Alessandro-Fiori/103774949661602?fref=mentions" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=103774949661602&amp;extragetparams=%7B%22fref%22%3A%22mentions%22%7D" data-hovercard-obj-id="103774949661602" data-hovercard-prefer-more-content-show="1" data-cke-saved-href="https://www.facebook.com/pages/Alessandro-Fiori/103774949661602?fref=mentions">Alessandro Fiori</a> cantante dei Mariposa prima, dei Craxi poi (super gruppo italiano che ha uno spazio privilegiato nei nostri cuori) e titolare di una meravigliosa carriera solista. Headliner del secondo giorno, saranno due nomi su cui abbiamo lavorato tanto per portarli sul nostro palco: <a href="https://www.facebook.com/giunglamusic/?fref=mentions" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=307413996117740&amp;extragetparams=%7B%22fref%22%3A%22mentions%22%7D" data-hovercard-obj-id="307413996117740" data-hovercard-prefer-more-content-show="1" data-cke-saved-href="https://www.facebook.com/giunglamusic/?fref=mentions">GIUNGLA</a> e <a href="https://www.facebook.com/niagaraspace/?fref=mentions" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=90134535300&amp;extragetparams=%7B%22fref%22%3A%22mentions%22%7D" data-hovercard-obj-id="90134535300" data-hovercard-prefer-more-content-show="1" data-cke-saved-href="https://www.facebook.com/niagaraspace/?fref=mentions">NIAGARA</a>. Il primo è il monicker dietro il quale si cela Emanuela Drei, già bassista dei già citati Clancyness, one woman band capace di attirare le attenzioni della stampa estera (Noisey e NME su tutte) e di partecipare proprio qualche mese fa al prestigiosissimo <a href="https://www.facebook.com/SXSWFestival/?fref=mentions" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=7826953993&amp;extragetparams=%7B%22fref%22%3A%22mentions%22%7D" data-hovercard-obj-id="7826953993" data-hovercard-prefer-more-content-show="1" data-cke-saved-href="https://www.facebook.com/SXSWFestival/?fref=mentions">SXSW</a> di Austin, Texas. I Niagara, sono tra le migliori band italiane. Punto. Vengono da Torino, sono apparsi “solamente” su Spin Magazine, Rolling Stone, Consequence of Sound e FACT e, fidatevi di noi, spaccano veramente. Non vediamo l’ora di vedere e farvi sentire tutto sto ben di Dio sul nostro palco.</div>
<div>Non solo musica al SIM 2017, ci saranno i ragazzi di <a href="https://www.facebook.com/trevessuiglesias/?fref=mentions" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=459523424218924&amp;extragetparams=%7B%22fref%22%3A%22mentions%22%7D" data-hovercard-obj-id="459523424218924" data-hovercard-prefer-more-content-show="1" data-cke-saved-href="https://www.facebook.com/trevessuiglesias/?fref=mentions">Trevessu</a>, il food di qualità e tavole rotonde con i giovani esperti di <a href="https://www.facebook.com/saveindustrialheritage/?fref=mentions" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=736535906377975&amp;extragetparams=%7B%22fref%22%3A%22mentions%22%7D" data-hovercard-obj-id="736535906377975" data-hovercard-prefer-more-content-show="1" data-cke-saved-href="https://www.facebook.com/saveindustrialheritage/?fref=mentions">Save Industrial Heritage</a>, un progetto in collaborazione con la <a href="https://www.facebook.com/cgilsulcisiglesiente/?fref=mentions" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=217281658764485&amp;extragetparams=%7B%22fref%22%3A%22mentions%22%7D" data-hovercard-obj-id="217281658764485" data-hovercard-prefer-more-content-show="1" data-cke-saved-href="https://www.facebook.com/cgilsulcisiglesiente/?fref=mentions">CGIL Camera del Lavoro Sulcis Iglesiente</a>: chi meglio di loro per discutere delle bellezze del patrimonio minerario e industriale e sulle politiche per la rivalorizzazione dei siti in disuso?<br />
E poi ancora, il Market is Mine, l&#8217;area espositori che raccoglierà una selezione di artigiani e piccoli produttori da tutta l&#8217;Isola, <a href="https://www.facebook.com/zinopress/?fref=mentions" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=701181716686906&amp;extragetparams=%7B%22fref%22%3A%22mentions%22%7D" data-hovercard-obj-id="701181716686906" data-hovercard-prefer-more-content-show="1" data-cke-saved-href="https://www.facebook.com/zinopress/?fref=mentions">ZINO &#8211; travelling bookshop</a> e le sue proposte &#8220;itineranti&#8221; di editoria indipendente, live painting con l&#8217;illustratrice trapanese trapiantata a Bologna, Emanuela Di Vita.<br />
<strong>MUMBLE:</strong>, come da tradizione,<strong>  </strong>anche quest&#8217;anno sarà media partner del Summer Is Mine Festival.</div>
<div>
<p>Noi siamo quasi pronti: e voi?</p>
<p>Dimenticavamo: L&#8217;INGRESSO è GRATUITO!</p>
</div>
<div><strong>SUMMER IS MINE FESTIVAL 2017<br />
QUINTA EDIZIONE<br />
28/29 LUGLIO, PALESTRA N.2 IGLESIAS</strong><br />
<strong>INGRESSO GRATUITO<br />
</strong></div>
<div></div>
<div>
<div>
<p>&#8211; VENERDì 28 LUGLIO &#8211;</p>
<p>TBA</p>
<p>QUERCIA<br />
SABBIA<br />
YOUNGER AND BETTER<br />
MOTI MO<br />
HIS CLANCYNESS<br />
DJ SET &#8211; MinCulPop</p>
<p>&#8211; SABATO 29 LUGLIO &#8211;</p>
<p>ANDREA CUBEDDU</p>
<p>ALEK HIDELL<br />
STRES<br />
SOLKI<br />
GIUNGLA<br />
NIAGARA<br />
DJ SET &#8211; MinCulPop</p>
<p><strong>Summer Is Mine Festival</strong> è ideato e realizzato dall&#8217;<strong>Associazione Culturale Lee Van Cleef </strong>con il <strong>Patrocinio del Comune di Iglesias, </strong>con il <strong>Patrocinio del Parco Geominerario, </strong>con il contributo di <strong>Euralcoop, </strong>della<strong> CGIL del Sulcis Iglesiente</strong><strong>, DIYSCO, Trevessu,</strong> <strong>Save The Industrial Heritage</strong> <strong>Loud!Sound Press Office</strong>, <strong>MUMBLE:,</strong> <strong>Fireone Skate Park, Conen Mastering, ENNE2</strong></p>
</div>
<div></div>
<div><strong><u><br />
I concerti si terranno nelle date del 28 e 29 luglio e saranno totalmente gratuiti.</u></strong></div>
<div></div>
<div><strong><u><img class="aligncenter wp-image-19208 size-large" src="http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2017/07/Summer-is-Mine-Festival-Front-441x1024.png" alt="" width="441" height="1024" srcset="http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2017/07/Summer-is-Mine-Festival-Front-441x1024.png 441w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2017/07/Summer-is-Mine-Festival-Front-129x300.png 129w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2017/07/Summer-is-Mine-Festival-Front-768x1783.png 768w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2017/07/Summer-is-Mine-Festival-Front-370x859.png 370w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2017/07/Summer-is-Mine-Festival-Front-570x1323.png 570w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2017/07/Summer-is-Mine-Festival-Front-770x1787.png 770w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2017/07/Summer-is-Mine-Festival-Front-250x580.png 250w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2017/07/Summer-is-Mine-Festival-Front.png 800w" sizes="(max-width: 441px) 100vw, 441px" /></u></strong></div>
</div>
<p></p>]]></content:encoded>
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		<title>M: intervista BEBA</title>
		<link>http://www.mumbleduepunti.it/site/index.php/2017/04/m-intervista-beba/</link>
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		<pubDate>Thu, 27 Apr 2017 09:25:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[martina platone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Beba]]></category>
		<category><![CDATA[Fenty]]></category>
		<category><![CDATA[Ginestra]]></category>
		<category><![CDATA[Grizzly]]></category>
		<category><![CDATA[rap]]></category>
		<category><![CDATA[slider]]></category>
		<category><![CDATA[strilli]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi è Beba ve lo dico subito io: classe ’94, di Torino, tra le realtà underground del rap emergente al femminile. All’età di 8...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Chi è Beba ve lo dico subito io:</strong> classe ’94, di Torino, tra le realtà underground del rap emergente al femminile.<br />
All’età di 8 anni inizia a scrivere le prime rime, poesie che con il tempo sono diventati veri e propri esperimenti di parole su produzioni musicali. Nel 2015 nasce e viene pubblicato Joker Mixtape, seguito da un anno e mezzo di stop e di studio su sonorità nuove.<br />
Aggiudicatasi la vittoria ad un contest che le ha permesso di inserirsi come artista di apertura al concerto di Tedua, Izi e Rkomi alla discoteca Life di Torino, fa uscire Grizzly, il primo di una serie di singoli che mano a mano ti faranno ricordare di lei.</p>
<p><strong>Il nome:</strong><br />
Beba, come nome d’arte, è stato scelto perché non avevo alternative più azzeccate per rendermi riconoscibile, se non il soprannome che mi ha dato mio padre da piccolina, io in realtà mi chiamo Roberta. Penso che il nome d’arte sia un’opportunità per potersi dare un nome che non sia quello dato dai genitori, un nome che ci rispecchi ancor più di quello all’anagrafe, e non c’era nulla che sentissi più mio di Beba, appunto.</p>
<p><strong>Come pensi abbia influito la tua città sul tuo percorso musicale?</strong><br />
Pur essendo Torino una realtà dove il rap è molto presente e dove è facile trovare contesti di questo tipo, non penso che il mio percorso musicale o comunque il mio interesse per il genere sia una diretta conseguenza del fatto di essere torinese. Sicuramente sarebbe stato lo stesso anche fossi stata di provincia di Foggia. Mi ci sono avvicinata perché lo ascoltavo, non perché mi ritrovassi in quei contesti, se mai il contrario: ascoltando hip hop, cercavo di frequentare i luoghi dove si fruisse questo genere, ma avvicinarmici è stato un percorso personale. Nonostante questo provo un forte senso di appartenenza alla mia città!<br />
Il modo in cui può avere influito Torino sta nella sua personalità nella quale, chi frequenta la città, si ritrova sempre: introspettiva, profonda ma non cupa, come le poesie che scrivevo da bambina <strong>(a detta sua non erano proprio allegre).</strong></p>
<p><strong>A proposito di contesti dove si fruisce il rap. Quando hai aperto Izi, Tedua, Rkomi a Torino l’apertura l’hai ottenuta proprio con la vittoria di un contest. Sicuramente questo episodio cadeva a pennello in un momento in cui ti stavi preparando per tornare con progetti nuovi.</strong><br />
Era il secondo contest a cui partecipavo, il primo era andato molto male, fui eliminata quasi subito, e avevo portato i pezzi vecchi. Nel secondo invece, non so, me la sono sentita, stavo già iniziando a macinare idee nuove, avevo un paio di pezzi non finiti che però trovavo particolarmente efficaci, ma soprattutto si prestavano bene al tipo di live. Mi sentivo pronta e si vede che questo è stato notato. Eravamo una ventina di ragazzi (tutti maschi, ovviamente) io ho vinto. Da li al live sarebbe passato un mese, così ho deciso di fare uscire uno dei pezzi che avevo portato al contest: Grizzly.<br />
Dopo Joker Mixtape mi sono data il tempo di crescere, di trovare l’indirizzo per un percorso più dettagliato rispetto a quello che voglio fare. Il mixtape è una raccolta delle primissime canzoni mai scritte e avevo voglia che la gente sapesse che facevo rap, volevo vedere subito che cosa succedeva, ma di fatto non è successo nulla ovviamente, non erano pezzi maturi. Io non potevo essere pronta, essendo alle primissime armi. Prima di allora avevo collezionato solo parole su carta che non avevano mai visto questo sviluppo, per cui anche l’entusiasmo ha fatto la sua parte, ora dedico molto tempo ad ogni singolo.</p>
<p><strong>Ora ti farò una domanda un po’ scomoda, cercando di essere il meno banale e ripetitiva possibile.</strong><br />
<strong> Mi riferisco, come tu potrai già immaginare, alla condizione di una rapper in italia (anche se, per parere di entrambe, si dovrebbe parlare di rap, e non di rap femminile o maschile) non si può negare le donne siano in nettissima minoranza:</strong></p>
<p>Essere una femmina in italia e fare musica è opinione comune che sia un vantaggio, motivo per cui molti colleghi si</p>
<table style="height: 5px; width: 778px;">
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<tr>
<td style="width: 332.5px;"><img class="alignnone wp-image-19195 " src="http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2017/04/2017-04-26-PHOTO-00000001-1-200x300.jpg" alt="" width="328" height="493" srcset="http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2017/04/2017-04-26-PHOTO-00000001-1-200x300.jpg 200w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2017/04/2017-04-26-PHOTO-00000001-1-768x1154.jpg 768w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2017/04/2017-04-26-PHOTO-00000001-1-682x1024.jpg 682w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2017/04/2017-04-26-PHOTO-00000001-1-370x556.jpg 370w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2017/04/2017-04-26-PHOTO-00000001-1-570x856.jpg 570w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2017/04/2017-04-26-PHOTO-00000001-1-770x1157.jpg 770w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2017/04/2017-04-26-PHOTO-00000001-1-386x580.jpg 386w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2017/04/2017-04-26-PHOTO-00000001-1.jpg 852w" sizes="(max-width: 328px) 100vw, 328px" /></td>
<td style="width: 436.5px;">risentono del fatto che io faccia rap. Non so, forse hanno la sensazione che per me la vita sia più facile. Invece trovo sia un’arma a doppio taglio: è vero che essere femmina ti porta ad essere più soggetta ad attenzioni, a maggior ragione se siamo poche, ma non per questo devono essere prese meno sul serio. Per fare un esempio superficiale: esce un mio video e io faccio 5000 views in più del mio collega con cui condivido lo stesso percorso musicale dallo stesso tempo, anche se faccio quelle 5000 views per bravura, la gente dirà sempre che il vantaggio è dato dall’essere donna. Ho un potente riflettore addosso, si, ma sono anche più soggetta a critiche. Senza contare il fatto che ho sempre lavorato completamente da sola, senza avere una crew di soci con cui consultarmi sui pezzi o che banalmente mi sostenessero ai live, com’è spesso per i ragazzi. Ma di questo ne faccio un punto di forza, è fondamentale sapersela cavare da soli, specialmente in un ambiente dove sono tutti squali e maschi alpha di &#8216;sto cazzo.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>D’altronde, come dico in Fenty, “non hai fratelli ma rivali, ci sono se salti ma mai quando cadi”.</p>
<p><strong>A proposito di video, a partire da Grizzly, si è raccolta molta attenzione attorno a te, confermata da Ginestra, Con Fenty qualcuno ha fatto un passo indietro: #mosthated lo hai definito e sembra quasi esserne il sottotitolo. Pensi che la gente non abbia capito il gioco?</strong><br />
Fenty è volutamente provocatorio! L’idea era di mettere in scena gli stereotipi che il pubblico italiano coltiva di un video rap, però fatto da me che sono una donna, per cui le persone si sono sentite urtate. (Però se ti senti urtato dal culo più bello di Torino&#8230;) Se lo stesso video l’avesse fatto un uomo nessuno si sarebbe stupito.<br />
Ripeto, è un video fatto in maniera ironica e provocatoria, se cadi nel tranello del prendere sul serio il contesto tra armi e una panda vecchia, in qualche modo fai il mio gioco. Ti sei fatto provocare invece che capire qual era l’intento. Poi va beh, che io sia una zarra e un po’ sopra le righe è risaputo.<br />
L’ho guidata quella panda, sai? Esperienza mistica.<br />
Detto questo, che se ne parli bene o male non fa niente, a me gasa e mi sono divertita moltissimo a girarlo!</p>
<p><strong>Pure a me, che figata!</strong><br />
Poi si sa no? Piscio sopra gli haters (ride)<br />
Il mio culo, sopra una panda!</p>
<p><strong>A proposito, sappiamo che suonerai in apertura alla DPG!</strong><br />
Sì, doveva essere il 29 aprile ma hanno rimandato la data, vi aggiornerò! Comunque sono molto contenta di essere stata contattata per l’evento, mi sembra un’ottima opportunità. Per la serata mi faranno da spalla i Bravi Ragazzi, che sono un duo di giovani rapper di Torino, e ne approfitto per consigliarne l’ascolto.</p>
<p><strong>Come nasce la collaborazione con The Essence? Progetti futuri?</strong><br />
Come potrebbe nascere nel 2017: tramite social network. Stava cercando donne italiane che facessero trap e aveva postato su facebook uno stato dove chiedeva ai suoi amici di linkargli quelle che reputavano più forti e tra i vari commenti c’era soprattutto il video di Grizzly! Felice e soddisfatta della cosa le scrissi.<br />
Abbiamo chiacchierato un po’ sulla direzione musicale che ciascuna voleva prendere e abbiamo constatato che tra noi c’era feeling! A breve esce il secondo singolo di sua produzione dopo Fenty, che è stata un’anticipazione della nostra collaborazione. Doveva essere solo un freestyle, poi però ci siamo prese bene con il ritornello, lo abbiamo inserito più volte nel pezzo, troppe per essere tecnicamente definito freestyle.<br />
Tra l’altro penso che questa storia del denominare i singoli freestyle sia un po’ una “paraculata” con la quale mascherare un velo di trascuratezza nei pezzi, cosa che non mi interessa fare. Meglio pochi ma buoni.</p>
<p><strong>È stato un piacere Beba, la redazione di Mumble: ti abbraccia, speriamo di risentirti presto!</strong><br />
Mi farò sentire al più presto, specialmente con il singolo in uscita a breve. Ciao a tutti gli amici di Mumble:!</p>
<p></p>]]></content:encoded>
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		<title>Scampato pericolo</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Apr 2017 19:04:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Biagiola]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[armi]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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		<category><![CDATA[spazzole]]></category>
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		<description><![CDATA[Bombe, esplosioni, armi da fuoco, fucili, pistole, coltelli, frecce, lance, spade.  ARMI. Quando sono partita per gli Stati Uniti una delle mie più grandi...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b></b><span style="font-weight: 400;">Bombe, esplosioni, armi da fuoco, fucili, pistole, coltelli, frecce, lance, spade.  ARMI.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando sono partita per gli Stati Uniti una delle mie più grandi paure era la possibilità che la prossima high school messa sotto assedio da un pazzo armato come un marine fosse quella in cui avrei studiato per sei mesi. Era un pensiero che ogni tanto mi veniva in mente, sia prima che durante il mio soggiorno. Dopo un po’ le preoccupazioni sono passate, in un qualche modo mi sono abituata all’idea di quella possibilità che la cronaca e i notiziari non mi facevano sembrare così remota. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mi resi conto di questo strano adattamento della mia psiche quando un giorno a mensa un’amica mi ha detto: «Hai sentito i due spari alla seconda ora? C’era un uomo armato fuori dalla scuola». La mia risposta è stata un no quasi dispiaciuto e la mia testa, al posto di pensare allo scampato pericolo, si chiedeva «Ma chissà quanto è grande questa scuola se io stando in un aula lontana dall’entrata non sento due colpi di pistola». Mi sono meravigliata di non essermi preoccupata, e di non vedere preoccupazione sul volto di nessuno, di  nessuno dei 3000 studenti. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La notizia ovviamente si diffondeva, ma come se fosse una storia qualsiasi: «La ragazza in banco con me nella classe di algebra avrà un bambino fra un po’… Ah, hai sentito che c’è stata una sparatoria fuori dalla scuola?».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ascoltando le varie versioni durante il resto della giornata, ho scoperto che la pistola del presunto assediatore di high school era in  realtà un coltello. «Che criminale da poco» ho pensato, il racconto così era molto meno eccitante. In ogni caso l’uomo era stato fermato dalla polizia, avvertita da un passante. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quel giorno è stata la mia vicina Maria a portare a casa da scuola me, sua  figlia e la ragazza di Taiwan che stavano  ospitando. In macchina venne fuori la storia dell’”attacco” e Maria, con un’espressione colpevole in faccia ha detto:«“Ho chiamato io la polizia. Ho visto quell’uomo con un oggetto in mano, sembrava un coltello… mi sono spaventata, ma alla fine era solo una spazzola…».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fino ad ora ho ricordato questa storia solo come un aneddoto divertente, e la mia riflessione più profonda sull’accaduto è stata «perché mai uno dovrebbe girare con una spazzola in mano?», ma il tema di questo numero di Mumble: mi ha fatto riflettere . Cosa ci ha portato al punto di pensare che una sparatoria in una scuola sia quasi una cosa normale, tanto che gli studenti stessi non si preoccupino davanti alla notizia di un uomo armato che minaccia il loro atrio? Credo che molti, come me, non si meraviglino più nel sentire la notizia dell’ennesima strage a colpi di arma da fuoco negli USA,  che il loro primo pensiero davanti al notiziario sia un “ancora??” piuttosto annoiato,  e che non si soffermino subito sulla gravità della situazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quand’è che tutto questo è diventato normalità?</span></p>
<p></p>]]></content:encoded>
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		<title>Esplosivo</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Apr 2017 18:55:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[paolo roglia]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[bombe]]></category>
		<category><![CDATA[concerto]]></category>
		<category><![CDATA[litfiba]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa sono stato al concerto dei Litfiba a Padova. Di loro mi era noto giusto il nome e qualche singolo, mai avrei pensato di ritrovarmi catapultato nella mischia sotto il palco. Pacchi di carne umana si assemblavano l&#8217;un l&#8217;altro tra ferocia, urla e sorrisi compiaciuti nei brevi momenti di pausa.</p>
<p><em>Ma io perché venirvi? O chi &#8216;l concede?</em></p>
<p><em>Io non Enea sono, io non Paolo sono:</em></p>
<p><em>Me degno a ciò né io né altri crede [*]</em></p>
<p>L&#8217;inferno si era materializzato in terra veneta al calar del sole e io non potevo far altro che allontanare le anime dannate che in un Acheronte di sudore cercavano di annegarmi tra luride schiene e fetide ascelle. Un ragazzo barbuto, minuto e stralunato chiamato Matteo si avvicinò complimentandosi per come avevo gestito la mia battaglia, garantendomi che prima o poi ci saremo rivisti e lui avrebbe avuto la sua rivincita. Lo soprannominai “Lupo” perché magro e villoso, forse presente per simboleggiare l&#8217;avarizia umana che veniva però scalfita dalle parole di Piero Pelù:</p>
<p><em>“Lettera ai potenti della terra, padroni delle banche e della guerra, voi avete fascio e propaganda e noi vi massaggiamo con la fionda”.</em></p>
<p>Il mio braccio sinistro, dopo l&#8217;ultimo bombardamento in quella giungla di litfibiani si tinse di livido e divenne un fiero testimone della serata. In compagnia del mio Virgilio, guida e pianificatore di questa folle serata, nonché amico lucano poco più grande di me, lasciai poi Padova per tornare al mio Purgatorio, riposare e riprendere il mio percorso di espiazione.</p>
<p>Questi momenti sono come bombe ad orologeria: il timer parte quando ancora non hai neppure concepito l&#8217;idea, poi, tutto ad un tratto, esplodi e ti godi il momento in uno zampillare di emozioni incandescenti. In un&#8217;epoca così smartphonica e touch, non potevo sentirmi più vivo che in una situazione dove l&#8217;unico vero touch era il continuo urtarsi tra branchi di gente appassionata e spensierata.</p>
<p>Che bomba.</p>
<p></p>]]></content:encoded>
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		<title>Bombe di legno e diamanti</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2016 08:17:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[pepito sbarzeguti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica & Società]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[boko haram]]></category>
		<category><![CDATA[global witness]]></category>
		<category><![CDATA[human rights watch]]></category>
		<category><![CDATA[minusca]]></category>
		<category><![CDATA[ong]]></category>
		<category><![CDATA[onu]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica centrafricana]]></category>
		<category><![CDATA[sangaris]]></category>
		<category><![CDATA[touadera]]></category>

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		<description><![CDATA[A Bangui, il fischio delle bombe ancora non si sente. Ci si limita ad evocarne, e contemporaneamente scongiurarne, l’arrivo, temendo che Boko Haram dal...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A Bangui, il fischio delle bombe ancora non si sente. Ci si limita ad evocarne, e contemporaneamente scongiurarne, l’arrivo, temendo che Boko Haram dal nord del Cameroon un giorno decida di entrare da ovest valicando i confini liquidi di questa giungla verde, facendoci saltare in aria tutti. Per il resto, la Repubblica Centroafricana – la “Cenerentola” dell’Africa come la chiamavano i francesi in epoca coloniale – è povera persino negli armamenti dei gruppi armati, che restano, tuttavia, più diffusi del pane, più accessibili dell’acqua nella stagione secca.</p>
<p>Nell’immaginario collettivo, il “Centrafrica” è stato spesso erroneamente associato ad una regione – appunto quella centrale dell’Africa – più che ad uno Stato vero e proprio. <strong>Della sua esistenza in quanto Stato, pur avendo esso raggiunto l’indipendenza già nel 1960, il mondo sembra essersene accorto solo agli inizi del 2013, quando il Paese è salito agli onori della cronaca per lo scoppio di una sanguinosa guerra civile tuttora in atto</strong>. Per più di metà secolo, la Repubblica Centroafricana fu governata da dittatori di stampo militare, mentre la corruzione, la violazione di diritti umani, la repressione di ogni dissenso politico e il nepotismo erano istituzionalizzati ed endemici. <a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> Lo scopo principale dei governanti di questi anni era l’arricchimento personale e dei propri familiari, attraverso appropriazioni indebite di fondi pubblici e lo sfruttamento illegale di risorse naturali e minerarie, in un contesto in cui la maggior parte della popolazione viveva nella povertà più assoluta.</p>
<p>Nel 2003 Francois Bozize, contestato dalla società civile e da altre fazioni politiche, prese il potere con un colpo di stato, nonostante gli sforzi della Comunità economica degli Stati dell’Africa Centrale e le varie conferenze di pace a Libreville tra il 2008 e il 2011 per organizzare elezioni democratiche libere e trasparenti.</p>
<p>Nel settembre 2012, alcune milizie anti-governative, composte principalmente dalla minoranza musulmana – che, a più riprese, aveva accusato di soffrire di esclusione e isolamento dalla vita civile del Paese –iniziarono ad organizzarsi sotto il nome di <em>Seleka</em> (in Sango, ‘coalizione’) alla cui guida figurava Michel Djotodia, un intellettuale centroafricano di religione musulmana, rientrato in patria dopo aver trascorso 10 anni in Russia. Quest&#8217;ultimo nel marzo 2013 cacciò con un colpo di stato Bozize, dopo essere stato da lui nominato vice ministro della Difesa nel febbraio 2013, diventando il primo Presidente di religione musulmana in uno Stato a stragrande maggioranza cristiana. La cacciata di Bozize e l’ascesa al potere di Djotodia fu inizialmente applaudita da molte persone, che sperarono nell&#8217;inizio di una nuova epoca. La gioia tuttavia fu breve, in quanto, nel suo periodo di governo dal marzo al settembre 2013,  l’esercito di ‘foreign fighters’ – principalmente mercenari – che Djotodia e la coalizione dei <em>Seleka</em> ‘importarono’ dal vicino Chad e Sudan, unitamente ai guerriglieri locali, si macchiarono di vaste e sistematiche violazioni di diritti umani, acuendo la spirale di violenza comunitaria, che assunse rapidamente connotazioni etnico-religiose. Tali esazioni sulla popolazione civile da parte dei ribelli <em>Seleka</em> screditarono il neonato regime di Djotodia e crearono le condizioni per l’organizzazione di una contro milizia denonimata <em>anti-balaka</em><a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a> e composta principalmente da giovani gruppi di autodifesa (che già operavano sul territorio per contrastare il passaggio di ‘coupers de routes’ che deviavano dagli itinerari della transumanza e distruggevano i raccolti), probabilmente con il rinnovato appoggio politico dell’ex Presidente Bozize nonché delle Forces Armees Centrafricaines (FACA).  A loro volta, gli <em>anti-balaka</em> si macchiarono di crimini di guerra e altre violazioni di diritti umani, tra cui uccisioni arbitrarie e massicce, saccheggi, distruzioni di proprietà, con il pretesto di agire in nome delle comunità cristiane per vendicare gli abusi subiti dalle milizie dei <em>Seleka</em>. L’esplosione di violenze settarie e comunitarie, soprattutto a Bangui, portarono la Comunità economica degli Stati centrali dell’Unione Africana a costringere Djotodia a dare le dimissioni durante un meeting diplomatico a Ndjamena il 10 gennaio 2014.</p>
<figure id="attachment_19169" style="width: 342px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.mumbleduepunti.it/site/?attachment_id=19169" rel="attachment wp-att-19169"><img class="wp-image-19169 " src="http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2016/11/Soldati-del-Burundi-arrivano-nella-Rep.-Centrafricana-300x209.jpg" width="342" height="238" srcset="http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2016/11/Soldati-del-Burundi-arrivano-nella-Rep.-Centrafricana-300x209.jpg 300w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2016/11/Soldati-del-Burundi-arrivano-nella-Rep.-Centrafricana-768x534.jpg 768w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2016/11/Soldati-del-Burundi-arrivano-nella-Rep.-Centrafricana.jpg 1024w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2016/11/Soldati-del-Burundi-arrivano-nella-Rep.-Centrafricana-370x257.jpg 370w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2016/11/Soldati-del-Burundi-arrivano-nella-Rep.-Centrafricana-570x396.jpg 570w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2016/11/Soldati-del-Burundi-arrivano-nella-Rep.-Centrafricana-770x535.jpg 770w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2016/11/Soldati-del-Burundi-arrivano-nella-Rep.-Centrafricana-834x580.jpg 834w" sizes="(max-width: 342px) 100vw, 342px" /></a><figcaption class="wp-caption-text"><em>foto di US Army Africa</em></figcaption></figure>
<p>Il 15 settembre 2014 la missione di supporto in Repubblica Centroafricana guidata dall’Unione Africana (MISCA) trasferì la propria autorità alle Nazioni Unite, in conformità alla risoluzione <a href="http://www.un.org/en/ga/search/view_doc.asp?symbol=S/RES/2149(2014)">2149/2014</a> del Consiglio di Sicurezza, che istituirono la <strong>MINUSCA</strong> (UN Multidimensional Integrated Stabilization Mission in Central African Republic), <strong>missione di peacekeeping e peace enforcement</strong>  ai sensi dal capito VII della Carta delle Nazioni Unite (base legale per la legittimazione all’utilizzo della forza da parte dei cosiddetti ‘caschi blu’ in casi di minacce alla pace e alla sicurezza internazionale). MINUSCA ha sancito il dispiegamento di oltre 12.000 caschi blu nel Paese, con l’obiettivo, tra gli altri, di proteggere la popolazione civile e favorire il disarmo dei gruppi armati, nonchè supportare le autorità nazionali legittimamente costituite nella ricostruzione democratica del Paese. Dal punto di vista della lotta all’impunità, varie risorse sono state messe in campo per la creazione di una Corte penale speciale nazionale che dovrebbe diventare operativa già da dicembre 2016. Contestualmente, la Corte penale internazionale con sede all’Aia ha già avviato una <em>preliminary investigation</em> sui crimini che rientrano nella sua giurisdizione (ovvero crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio).</p>
<p>Dopo la caduta di Djotodia, anche grazie all’appoggio della comunità internazionale, fu instaurato un governo di transizione guidato dalla Presidentessa Samba-Panza, che inizialmente doveva governare fino all’agosto 2015 con l’obiettivo di preparare il Paese alle sue prime elezioni democratiche. Il clima pre-elettorale fu caratterizzato da rinnovate tensioni, determinate soprattutto dall’ostilità delle fazioni ex-<em>Seleka</em>, che tuttora controllano il territorio centro-settentrionale del Paese. <strong>Nel marzo del 2016</strong>, grazie all’appoggio dei principali attori internazionali e regionali, <strong>Faustin Touadera è divenuto il primo Presidente democraticamente eletto nella storia della Repubblica Centroafricana</strong>.</p>
<figure id="attachment_19168" style="width: 413px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.mumbleduepunti.it/site/?attachment_id=19168" rel="attachment wp-att-19168"><img class="wp-image-19168" src="http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2016/11/Faustin_Touadera_with_Obamas-300x200.jpg" width="413" height="275" srcset="http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2016/11/Faustin_Touadera_with_Obamas-300x200.jpg 300w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2016/11/Faustin_Touadera_with_Obamas-768x512.jpg 768w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2016/11/Faustin_Touadera_with_Obamas-1024x683.jpg 1024w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2016/11/Faustin_Touadera_with_Obamas-370x247.jpg 370w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2016/11/Faustin_Touadera_with_Obamas-270x180.jpg 270w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2016/11/Faustin_Touadera_with_Obamas-570x380.jpg 570w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2016/11/Faustin_Touadera_with_Obamas-770x513.jpg 770w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2016/11/Faustin_Touadera_with_Obamas-1170x780.jpg 1170w, http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2016/11/Faustin_Touadera_with_Obamas-870x580.jpg 870w" sizes="(max-width: 413px) 100vw, 413px" /></a><figcaption class="wp-caption-text"><em>White House official photo</em></figcaption></figure>
<p>Ciononostante, dopo qualche mese di apparente calma, tra settembre e ottobre 2016 il Paese è nuovamente caduto in una spirale di violenza – secondo alcuni in parte determinata dalla recentissima partenza del contingente francese dei <em>Sangaris</em><a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a><em> e </em>dalla conseguente riduzione numerica del contingente internazionale – caratterizzata da rinnovati attacchi alla popolazione civile, nonchè ad ospedali, luoghi di culto e attori umanitari da parte soprattutto dei ribelli ex-<em>Seleka</em>, in un contesto tuttavia fortemente caratterizzato da episodi di criminalità comune, dove gruppi armati organizzati e semplici banditi si mescolano e dove l’appartenenza o meno ad un gruppo armato – e di conseguenza la relativa responsabilità internazionale – risulta sempre più difficile da determinare, a causa, <em>inter alia</em>, del <em>modus operandi</em> degli attori in gioco, sempre meno strutturato dal punto di vista dell’organizzazione e della linea di comando, e sempre più propenso a confondersi con la popolazione civile, manipolando la narrazione del conflitto per soddisfare i reciproci interessi e profitti.</p>
<p>Questa breve disamina delle tappe principali del conflitto centroafricano indurrebbe probabilmente anche il lettore più empatico e culturalmente sensibile a concludere con un “poveracci” o  con un “che mondo orribile”. Non fosse che <strong>il tema dell’indebita appropriazione di risorse da parte sia delle é<em>lites</em> centroafricane che dei vari attori regionali e internazionali – tra cui multinazionali cinesi, francesi ed europee – meriterebbe di essere oggetto di una trattazione specifica, essendo probabilmente una delle più occulte cause del conflitto</strong>. Si noti a riguardo che l’ONG Global Witness ha riportato che nel 2013 la Repubblica Centroafricana fu esclusa dal Kimberly Process, uno dei più alti sistemi di certificazione internazionale dei diamanti grezzi, dopo l’ondata di violenze e gravi violazioni di diritti umani che causarono la guerra civile, impedendo formalmente che le ricchezze del sottosuolo centroafricano raggiungessero i mercati europei e internazionali. Tuttavia, l’ONG ha stimato che dalla sospensione dell’accordo e proprio nei periodi di maggiore recrudescenza del conflitto, 140.000 carati di diamanti per un valore di 24 millioni di dollari sono stati esportati illegalmente fuori dal Paese. Rapporti analoghi hanno inoltre documentato come il disboscamento di intere aree della foresta centroafricana da parte di multinazionali europee (soprattutto francesi) e cinesi sia stato effettuato finanziando gli stessi gruppi armati che si sono resi responsabili di uccisioni sistematiche e sommarie, stupri, saccheggi e reclutamenti di bambini soldato.</p>
<p>Report come questi rappresentano un monito per tutti noi perché ci insegnano ch<strong>e anche i conflitti più remoti e dimenticati in fondo ci riguardano.</strong> <strong>Il nostro benessere ha un prezzo, e consiste molto spesso nel sacrificio del benessere di qualcun altro</strong>.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a>                     <a href="http://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/N1471229.pdf">Rapporto finale della Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sulla Repubblica Centroafricana</a> (2014). Si noti, inoltre, che, secondo il ranking del 2015 stilato dal Global Finance, la Repubblica Centroafricana è il Paese più povero al mondo, con oltre il 50% della popolazione che vive con meno di 1,90 dollari al giorno.</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a>                     L’origine della denominazione anti-balaka è curiosa: in Sango ‘anti-balles a’ ti laka’ sta per anti-proiettile AK, da AK47, il kalashnikov utilizzato dai ribelli <em>Seleka</em>; dunque il nome vuole rievocare la natura cristiano-animista del gruppo, che utilizza il <em>grigri</em>, quindi gli amuleti e la magia per diventare invincibile e immune ai proiettili degli AK47 dei <em>Seleka</em>. I rituali magici, spesso accompagnati dall’assunzione di sostanze, e l’utilizzo dei machetes come arma di guerra avrebbero contribuito ad acuire la ferocia delle azioni di questi gruppi che, nel 2013, furono considerati responsabili di una vera e propria pulizia etnica di musulmani nel quartiere PK5 di Bangui.</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a>                     I Sangaris – in Sango, &#8216;farfalla&#8217; – si sono distinti in Repubblica Centroafricana per lo scandalo degli abusi sessuali sui minori in cambio di cibo. Per maggiori informazioni si veda il <a href="https://www.hrw.org/news/2016/02/04/central-african-republic-rape-peacekeepers">report di Human Rights Watch</a> a riguardo.</p>
<p></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il voto di protesta: discorso tra Freud, Dostoevskij e me</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2016 09:34:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[mattia marchi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che esista un’enorme analogia tra l’inaspettata vittoria di Trump alle elezioni americane e l’inaspettato trionfo del “Yes” al referendum sulla Brexit.</p>
<p>Parlo di vittorie inaspettate non solo perché la maggior parte dei sondaggisti non era stato in grado di prevederle, ma anche perché, pure la maggior parte di noi &#8211; cittadini italiani di livello culturale medio &#8211; la sera prima di entrambe le votazioni è andata a letto pensando: “beh dai, alla fine non c’è tanto di cui preoccuparsi; i nostri colleghi americani (o inglesi, a seconda) non saranno mica così mascalzoni da votare contro il loro &#8211; apparente &#8211; interesse?”. Pure le borse di tutto il mondo si sono fidate degli exit poll, impostando algoritmi di compra-vendita tarati in maniera tale da guadagnare in caso di vittoria di Clinton, o proteggersi, in caso di vittoria di Trump.</p>
<p>Oltre che nella sorpresa dell’esito, credo che ci siano forti analogie anche nell’intento, che è stato definito dai più come <strong>“voto di protesta”</strong>. Personalmente, ho riflettuto molto sul significato e sulla natura di questa espressione, che in maniera ossimorica<strong> esprime allo stesso tempo preferenza e disappunto, voglia di parlare senza esprimersi, possibilità e impossibilità</strong>.</p>
<p>Alla fine dei miei ragionamenti mi sono ritrovato in mano tre libri: il primo è <em>Delitto e Castigo</em>, di Dostoevskij, il secondo <em>I fratelli Karamazov</em>, dello stesso autore, e il terzo, <em>L’introduzione alla psicanalisi</em> di Freud; in questi tre classici ho riconosciuto molti dei protagonisti delle vicende che riempiono la nostra attualità.</p>
<p>Secondo Freud tutta la questione sembrerebbe ruotare attorno al complesso di Edipo, per il quale in ogni bambino esiste un desiderio segreto di uccidere il padre per unirsi con la madre al posto suo. Normalmente, però, il bambino rinuncia ad agire questo desiderio per paura di essere evirato dal padre; e resta in lui traccia di questo timore sotto forma di senso di colpa e di desiderio di espiazione. Il conflitto resta e, nella maggior parte dei casi, cresce con l&#8217;individuo, raggiungendo la maturità nel momento in cui si definiscono i suoi Io e Super-Io: il primo rappresenta l’espressione del desiderio atavico di annientamento della figura paterna; mentre il secondo è la proiezione della stessa. Qualora però il padre fosse violento, crudele, brutale, egoista, i rapporti tra il Super-Io, sua proiezione e rappresentazione di ciò che si vorrebbe essere, e l’Io, ovvero ciò che si è, potrebbero non essere ottimali. L’Io si troverebbe a subire una condizione di passività, nella quale ottiene la sua soddisfazione solo attraverso i maltrattamenti che il Super-Io gli riserva; cioè secondo Freud, l’Io andrebbe a mettersi al posto della madre per placare l’ira del Super-Io, padre. Questa persona perciò serberà sempre in sé il desiderio di uccidere il padre e, di conseguenza, anche il senso di colpa che deriva dalla paura della castrazione.</p>
<p>Mi trovo tra le mani anche le due maggiori opere di Dostoevskij perché in esse è raccontata questa bramosia segreta, unita all’intimo senso di colpa, che i personaggi vivono nel gioco tra un Super-Io sadico e un Io passivo; bramosia che, in ultima battuta, si realizza in un crimine, e poi si risolve in una pena, quindi in una punizione.</p>
<p>Ebbene, <strong>io immagino il sistema capitalistico come un padre dal carattere avido, spietato</strong>; come un padre sadico, che quando torna a casa la sera, se è giornata buona si va a letto tranquilli, mentre se è giornata cattiva, allora giù con le botte. Immagino le sue promesse, fatte di storie di potere e ricchezza, e immagino anche il secondo successivo, nel quale urla ai <strong>figli</strong> che non saranno mai all’altezza delle sue aspettative. Immagino l’ambivalenza di questi che, come un pendolo in moto perpetuo, <strong>si trovano a passare da uno stato di illusione a uno di delusione; perché è così: non si è mai abbastanza per il padre-capitale</strong>.</p>
<p>Ecco che, calando la teoria freudiana in questo schema si potrà affermare che i figli arriveranno a sviluppare un Super-Io sadico, tanto quanto lo è il padre, e un Io passivo, che si appaga grazie ai tormenti che il Super-Io gli arreca. In questo scenario, perciò<strong>, lo stesso “voto di protesta” cessa di avere un significato di ribellione e diventa un’opportunità di godimento masochistico</strong>: i figli oppressi da una morale egoista e individualista reagiscono invocando meno tolleranza, meno umanità, meno collaborazione; in altre parole, più botte. Trump e Brexit sono quindi altre bastonate in faccia a noi, figli del padre-capitale, ma che in realtà siamo arrivati ad apprezzare. E anche tanto.</p>
<p>Immagino questo, ma in fondo immaginavo anche che gli inglesi sarebbero rimasti in Europa e che in America vincesse Clinton, quindi, ancora una volta, potrei sbagliarmi.</p>
<p></p>]]></content:encoded>
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