<?xml version="1.0" encoding="windows-1252"?>
<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" version="0.91">
<channel>
<title> mymarketing.it: Blog</title><link>http://www.mymarketing.it/dblog/</link>
<description> mymarketing.it: Blog</description><language>it</language>
<atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/xml" href="http://feeds.feedburner.com/mymarketing/Ztde" /><feedburner:info uri="mymarketing/ztde" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><feedburner:browserFriendly>This is an XML content feed. It is intended to be viewed in a newsreader or syndicated to another site, subject to copyright and fair use.</feedburner:browserFriendly><item>
	<title><![CDATA[E-commerce, mobile e social ]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Il mercato dello shopping online italiano regge alla crisi economica, crescendo dell’11%. Contano sempre pi&ugrave; le app e i consigli degli amici.<br /> <br />Il commercio elettronico italiano tiene bene la crisi e, a dispetto della sfiducia generalizzata, pu&ograve; al contrario rivelarsi uno dei principali motori per il rilancio del nostro Paese. Crescono dell’11% gli utenti attivi online da aprile 2011 raggiungendo quota 10 milioni negli ultimi tre mesi 2012 secondo una ricerca Human Highway. Cresce il fatturato, a ritmo costante, e l’export. Ed &egrave; proprio sul gap con il resto d’Europa, in termini di alfabetizzazione digitale, acquisti online, banda larga, vendite crossborder, che le nostre imprese devono oggi misurarsi per cercare di riprendere in mano le sorti dell’economia italiana. Questo &egrave; quanto &egrave; emerso dall’analisi dei dati presentati alla settima edizione del Netcomm eCommerce Forum 2012 di Milano. L’Italia &egrave; un paese che ancora importa troppo (2,8 miliardi di euro) e che soffre un ritardo cronico nell’alfabetizzazione digitale rispetto ai cugini europei. Gli italiani che usano la rete nelle fasce d’et&agrave; tra i 55 e i 74 anni sono infatti il 22%, contro una media europea del 40%; quelli tra i 25 e i 54 anni sono il 60%, contro una media del 76%; quelli tra i 16 e i 24 anni sono l’81%, contro una media del 91%, ben 10 punti percentuali in meno. Tra gli obiettivi fissati per il 2015 dall’Agenda Digitale Italiana,  gli acquisti online occupano un posto di primaria importanza, poich&egrave; tra gli italiani che navigano solo una porzione ridotta (15%) oggi compra sul Web, contro una media europea del 43%.<br /> <br />Sebbene ancora sottoutilizzato, il canale online registra un gradimento molto alto da parte chi lo utilizza, che ne apprezza il vantaggio economico, il facile reperimento dei prodotti, l’ampia scelta e la possibilit&agrave; di effettuare gli acquisti in qualsiasi momento. Otto utenti su dieci, chiamati a esprimere un giudizio sulla propria esperienza di acquisto online, hanno assegnato al canale online un voto superiore al 7. Per alcuni prodotti, l’informazione derivante da attivit&agrave; di engagement e social network risulta rilevante: il ricorso a consigli di terzi per gli acquisti sul web riguarda circa il 60% degli intervistati da eCircle. Inoltre, mentre per soggiorni (hotel, villaggi, pacchetti vacanze), e telefonia o servizi online c’&egrave; una diffusa consuetudine ad acquisire informazioni prima dell’acquisto, al contrario libri, abbigliamento e ricariche telefoniche sono categorie di prodotti e servizi per le quali la ricerca di informazioni prima dell’acquisto risulta poco frequente. Sull’acquisto influiscono infatti molte variabili, illustrate da una ricerca di MagNews: prime risultano le spese di spedizione gratuite, le offerte (a prescindere dal canale sul quale si ricevono), l’aver trovato il prodotto in un sito di comparazione prezzi e l’aver letto feedback positivi di altri utenti in rete o sul sito di e-commerce. L’e-mail rimane il canale preferito per ricevere le offerte mentre sono ancora pochi coloro che le ricevono via smartphone, attivit&agrave; gradita solo dalla met&agrave; degli intervistati.<br /> <br />Interessante &egrave; sottolineare come, alla presenza di dati decisamente confortanti per quanto riguarda i panorama presente e futuro dell’e-commerce italiano, poi emergono situazioni che fanno tornare all’et&agrave; della pietra, almeno tecnologicamente parlando. La realizzazione, ad esempio, di siti non ottimizzati per i device perch&egrave; creati in Flash sono forse il dato pi&ugrave; macroscopico. Analizzando il sito di Ntv per il booking del nuovo treno ad alta velocit&agrave; Italo si pu&ograve; notare che gli orari sono “semplicemente” stati caricati in un pdf, che &egrave; difficilmente consultabile persino se si &egrave; dotati di uno schermo da 27 pollici. E se in mano avessimo un normale smartphone da  4’’, come potremmo preferire il nuovo collegamento offerto da Luca Cordero di Montezemolo al posto dei cari, vecchi Frecciarossa?<br />“Tutti i siti e-commerce italiani stanno testando o almeno considerando i social network come nuovo canale per raggiungere i clienti”, dice Roberto Liscia, presidente di Netcomm, il Consorzio del commercio elettronico. È questa la nuova frontiera di sviluppo, “ma a oggi i social network sono usati ancora in modo superficiale dalle aziende e-commerce italiane”, replica Riccardo Mangiaracina, ricercatore del Politecnico di Milano. “Negli Usa siamo agli inizi del fenomeno, che per&ograve; crescer&agrave; senz’altro”, aggiunge Krista Garcia, analista di eMarketer. Le tre opinioni tracciano i confini della questione: la strada da fare per sfruttare i social media in chiave e-commerce &egrave; ancora lunga, ma l’inizio &egrave; promettente. “Gli americani compreranno prodotti tramite social network per 3 miliardi di dollari quest’anno, contro 1 miliardo del 2011 e 14 miliardi previsti per il 2015”, dice Garcia, citando stime di Booz &amp; Company. Il problema principale in Italia &egrave; che «le aziende non integrano ancora i social network con l’e-commerce: utilizzano soprattutto Facebook, meno Twitter e, da poco, Pinterest; ma quasi solo come vetrina che si aggancia al sito di e-commerce e per fare supporto ai clienti dopo l’acquisto – dice Mangiaracina –. La sola eccezione &egrave; Privalia: su Facebook permette di accedere in anteprima ad alcune vendite. Questo crea un circolo virtuoso che rafforza community e quindi il business”. La pratica di fare offerte esclusive &egrave; considerata, da eMarketer, tra quelle da imitare e adottate dalle avanguardie (americane) del social commerce: Startbuck’s, Best Buy, il sito-negozio di Lady Gaga, Asos (vestiti), Victoria’s Secret. Altre buone pratiche: possibilit&agrave; di provare il prodotto su Facebook (“tryvertising”), raccomandazioni regalo (consigliare prodotti all’utente in base ai suoi interessi e stimolarlo a mostrare ai propri amici del network quanto ha acquistato). Eventi: costruire una campagna social attorno a un evento e cos&igrave; portare utenti sul proprio sito e-commerce.” Un’altra buona idea &egrave; coinvolgere gli utenti con progetti che richiedano la loro interazione. Giochi, per esempio: se vendi vestiti, puoi chiedere loro di suggerire il look migliore per un personaggio – dice Mangiaracina –. La presenza sui social &egrave; un costo, sottovalutato: un paio di persone dell’azienda devono comunque seguire la discussione. Sono risorse sprecate se poi il social non &egrave; integrato con il proprio e-commerce – avverte quindi Mangiaracina –. Tra l’altro, solo grazie a un’integrazione delle vendite &egrave; possibile misurare il fatturato aggiuntivo ottenuto grazie ai social network”.<br /> <br />Liscia per&ograve; &egrave; ottimista: “Nascono e crescono le piattaforme che sposano e-commerce e social: gli italiani Blomming, Youmpa, Ulaola.com. Entro fine mese arriver&agrave; da noi l’inglese Ejero.com e sar&agrave; una rivoluzione». L’utente compra su uno dei siti affiliati a Ejero.com e poi pu&ograve; suggerire lo stesso prodotto ad amici del proprio network. Se cos&igrave; genera un altro acquisto, i due utenti (chi fa e chi riceve il suggerimento) ricevono una somma di denaro (proporzionale al valore del prodotto). È un’alternativa alla pubblicit&agrave; tradizionale: il negozio concede uno sconto per ottenere una vendita in pi&ugrave; tramite spontanee raccomandazioni social, veicolate da Ejero.com. Una cosa &egrave; certa, secondo Liscia: “L’e-commerce italiano ha bisogno dei social media per crescere, perch&eacute; grazie a loro pu&ograve; aggiungere emozioni agli acquisti”. È un fattore che finora &egrave; mancato, in sostanza: i social sono usati quasi soltanto nella fase di pre e post-vendita (ricerca di consigli, commenti su quanto comprato). Per colpa di quell’assenza di integrazione, restano insomma su un binario parallelo rispetto al cuore del negozio e-commerce. «Ma &egrave; fondamentale fare questo passo ulteriore. Soprattutto nel nostro Paese, dove la maggior parte dei ricavi e-commerce provengono da viaggi e vestiti, cose che hanno da sempre un alto contenuto emozionale e che quindi ben si sposerebbero con i social network”.</p>
<p>Via <a href="http://quomedia.diesis.it/news/32505/e-commerce-mobile-e-social" target="_blank">Quo Media</a></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.mymarketing.it/dblog/articolo.asp?articolo=1537]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.mymarketing.it/dblog/articolo.asp?articolo=1537</guid>
	<dc:date>2012-05-30T07:00:32+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Altri Autori</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Smartmania tricolore]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Il mercato della tecnologia di consumo &egrave; in recessione. Fa eccezione la telefonia mobile, che per&ograve; in Italia non ha infrastrutture adeguate per dar vita a un’economia virtuosa.</p>
<p>Gli smartphone piacciono a tutti, anche in periodo di crisi. Nel primo trimestre 2012, la telefonia mobile ha registrato un +7,3%, a dispetto del calo che ha colpito i piccoli elettrodomestici, -5,6%, l’informatica, azzoppata del 9,7%, e gli apparecchi legati alla tv, in ribasso del 25%. Il mercato urla recessione, ma non per i cellulari, che nel complesso hanno fatturato 780 milioni di euro tra gennaio e marzo: questo grazie alle vendite di iPhone, Android e dei nuovi Windows Phone. In Italia circolano circa 95 milioni di telefonini: molti di questi sono di ultima generazione e necessitano di una rete adeguata e veloce.</p>
<p>Il problema sono proprio le infrastrutture che non consentono agli utenti italiani di sfruttare a pieno i loro dispositivi: wifi latitante, connessioni lente, siti non ottimizzati per la visione sui display mobili. La questione infrastrutturale &egrave; ancora irrisolta: si discute dei problemi del 3G, quando  altrove si diffonde il 4G; la rete senza pubblica fili resta un miraggio; e Agcom, che dovrebbe deliberare in materia, &egrave; invischiata nel rinnovo del consiglio. Le aziende, dal canto loro, mancano di siti e servizi pensati per i sistemi mobili.</p>
<p>La mania degli italiani per gli smartphone, se supportata da strutture adeguate, potrebbe creare un circolo tecnologicamente ed economicamente virtuoso, basato su e-commerce, servizi pubblici e privati. Ma ad oggi si pu&ograve; solo parlare di consumo compulsivo o, forse, di onanismo hi-tech. </p>
<p>Via <a href="http://quomedia.diesis.it/news/32656/smartmania-tricolore" target="_blank">Quo Media</a></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.mymarketing.it/dblog/articolo.asp?articolo=1536]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.mymarketing.it/dblog/articolo.asp?articolo=1536</guid>
	<dc:date>2012-05-28T07:27:43+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Altri Autori</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[App video e mutazione dei consumi]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Le app mobili rappresentano una quota sempre maggiore dei consumi mediali delle persone e rivestono un ruolo centrale nell’ecosistema complesso dei media digitali. Le abitudini di consumo cambiano di conseguenza, con la maturazione del mercato e del mezzo.</p>
<p>Flurry, societ&agrave; di analisi e servizi per il mobile, ha di recente riscontrato che le app social hanno raggiunto i game in quanto a tempo di utilizzo da parte degli utenti mobili. Un cambiamento non da poco nelle abitudini di consumo, visto che tradizionalmente la categoria game aveva sempre riscontrato il maggiore successo.</p>
<p>Un nuovo studio della societ&agrave; di ricerca analizza i trend principali del mercato app, mostrando come i cambiamenti nell’utilizzo di app siano in realt&agrave; molto pi&ugrave; profondi e vadano oltre il social e il game.</p>
<p>I consumatori stanno modificando profondamente la distribuzione del tempo che trascorrono utilizzando le diverse categorie di applicativi. Le app fotografiche e video sono quelle che crescono di pi&ugrave; tra i consumi degli utenti; tra Ottobre 2011 e Marzo 2012 i minuti spesi dagli utenti attivi nell’utilizzo di questa tipologia di app sono cresciuti del 89%. Seguono le app musicali, di produttivit&agrave;, social e legate all’intrattenimento, che crescono rispettivamente del 72%, 66%, 54% e 40%.</p>
<p>La crescita del tempo trascorso nella fruizione di app video e fotografiche &egrave; impressionante. I minuti spesi in questa attivit&agrave; sono passati dagli 87 di Luglio 2011 ai 231 di Marzo 2012, con una crescita pari al 166%. Crescita trainata dall’innovazione tecnologica dei dispositivi, da applicazioni che facilitano l’editing e lo sharing, e da app di condivisione sociale di video e foto.</p>
<p>Il successo di app come Viddy e SocialCam rischia addirittura di sottrarre pubblico a YouTube e, in generale, alla fruizioni di video dal web, a causa della crescita maggiore del tempo speso nelle fruizione di video da mobile. Flurry, confrontando i propri dati con i dati di consumo di video sul web di comScore, riscontra, infatti, una forte crescita del consumo di video sia sul web che sul mobile, ma l’incremento &egrave; maggiore in mobilit&agrave;. Nel 2011 i minuti spesi nella fruizione di video sul web sono passati da 276 a 472,, con un incremento del 71%. Nello steso periodo, le applicazioni video hanno registrato una crescente popolarit&agrave; tra gli utenti. I minuti spesi nel loro utilizzo sono passati da 63 a 152, con una crescita quasi doppia pari al 141%. Il consumo di video, al momento, &egrave; ancora decisamente maggiore sul web, ma i trend di crescita segnalano un cambiamento degli equilibri; soprattutto se si considera che nei primi tre mesi del 2012 il consumo di video online &egrave; calato del 10%, mentre quello di app video &egrave; cresciuto del 52%.</p>
<p>Via <a href="http://www.techeconomy.it/2012/05/12/app-video-e-mutazione-dei-consumi/" target="_blank">Tech Economy</a></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.mymarketing.it/dblog/articolo.asp?articolo=1535]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.mymarketing.it/dblog/articolo.asp?articolo=1535</guid>
	<dc:date>2012-05-24T07:14:05+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Altri Autori</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[I social network aiutano la carriera]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Chi condivide fa carriera, incoraggia il team, valorizza idee e professionalit&agrave; facendo crescere se stesso e l'azienda per cui lavora. Le conclusioni di una ricerca realizzata da Millward Bown per Google smontano alcuni luoghi comuni sull'uso dei social network sul posto di lavoro.</p>
<p>Emerge che chi li adopera per motivi professionali fa carriera pi&ugrave; facilmente: l'86% degli intervistati &egrave; stato promosso di recente contro il 61% di chi non ne fa uso. È inoltre mediamente pi&ugrave; soddisfatto del lavoro e si ritiene il 25% pi&ugrave; produttivo ed efficiente. Non solo, pi&ugrave; si sale nella scala gerarchica pi&ugrave; i social network diventano familiari: il 71% di chi fa parte degli staff senior li impiega almeno una volta a settimana, contro il 49% degli utenti in ruoli junior.</p>
<p>“L'obiettivo della ricerca non &egrave; fornire una fotografia complessiva dell'adozione degli strumenti sociali online nell'industria italiana ed europea - spiega Roberto Rossi, analista di Millward Brown -. Abbiamo interrogato i dipendenti di aziende dove questi strumenti sono gi&agrave; disponibili, vedendo quali conseguenze hanno per chi ha una maggiore attitudine all'innovazione”. Il campione &egrave; di 2.700 dipendenti in Italia, Gran Bretagna, Francia, Germania, Olanda, Spagna e Svezia provenienti da diversi settori: telecomunicazioni, media, trasporti, farmaceutico, retail, logistica.</p>
<p>Via <a href="http://quomedia.diesis.it/news/32591/i-social-network-aiutano-la-carriera" target="_blank">Quo Media</a></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.mymarketing.it/dblog/articolo.asp?articolo=1534]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.mymarketing.it/dblog/articolo.asp?articolo=1534</guid>
	<dc:date>2012-05-23T07:11:46+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Altri Autori</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Facebook compra Karma: app di social gift ]]></title>
	<description><![CDATA[<p>La quotazione in borsa deludente rispetto alle aspettative non ferma la strategia di espansione ed acquisti di Facebook. Ieri, poco dopo la chiusura dei mercati finanziari, il social network ha annunciato l’acquista di un’altra compagnia del mercato mobile, Karma.</p>
<p>Karma sviluppa un’app di social gift, che permette alle persone di inviare regali fisici connessi a cartoline di auguri digitali. Probabilmente, l’acquisto mira ad incrementare le entrate, integrando alle forme di monetizzazione attuali una fonte aggiuntiva di guadagni in forte crescita nell’ultimo anno; e all’acquisizione di expertise prezioso nel settore mobile, critico per il futuro di Facebook.</p>
<p>Un portavoce del social network ha, infatti, fatto sapere che il team di Karma, guidato dai fondatori Lee Linden e Ben Lewis, si unir&agrave; al gigante social e continuer&agrave; a sviluppare ed espandere i servizi.</p>
<p>I dettagli dell’acquisizione non sono stati resi noti, ma attraverso il blog di Karma i due fondatori si sono detti eccitati e convinti che l’integrazione nella piattaforma Facebook apporter&agrave; forti benefici per gli utenti.<br /> <br />Via <a href="http://www.techeconomy.it/2012/05/20/facebook-compra-karma-app-di-social-gift/" target="_blank">Tech Economy</a></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.mymarketing.it/dblog/articolo.asp?articolo=1533]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.mymarketing.it/dblog/articolo.asp?articolo=1533</guid>
	<dc:date>2012-05-21T07:45:04+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Altri Autori</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[GM “scarica” Facebook, dubbi sull’efficacia dell’advertising ]]></title>
	<description><![CDATA[<p>General Motors ha deciso di non comprare pi&ugrave; spazi pubblicitari su Facebook. La societ&agrave; continuer&agrave;, per&ograve;, a mantenere una pagina sul social network. La decisione, secondo una fonte vicina alla compagnia riportata da The Wall Street Journal, nasce dal fatto che il produttore di autoveicoli ritiene che la pubblicit&agrave; su Facebook abbia poco impatto sui consumatori.</p>
<p>GM, terzo inserzionista pubblicitario negli USA dopo Procter &amp; Gamble e AT&T, ha speso lo scorso anno 1.1 miliardi di dollari in advertising, di cui $271 milioni in online display e search, budget succulento da cui Facebook verrebbe escluso.</p>
<p>La mossa di GM, pi&ugrave; di tutto per&ograve;, sottolinea e rende evidenti dubbi, gi&agrave; circolati, sulla strategia economica di Facebook, a breve distanza dall’IPO, e le incertezze sulla reale efficacia degli ad sul social network. “Mette in risalto quello su cui stavamo discutendo, la pericolosit&agrave; dell’intero business model di Facebook.” ha commentato Brian Wieser, analista Internet e media presso Pivotal Research Group.</p>
<p>GM non &egrave; l’unica compagnia a nutrire dubbi. Un dirigente di un’altra azienda produttrice di un prodotto di largo consumo avrebbe affermato che &egrave; difficile capire se gli ad valgono i soldi spesi. “È solo un nuovo brillante oggetto, o una reale proposta di valore?”.</p>
<p>I pareri non sono unanimi e Ford, ad esempio, sta incrementando la propria spesa su Facebook.  Scott Monty , portavoce della societ&agrave;, ha spiegato che il punto &egrave; cosa si fa nel social network e come. “Non si pu&ograve; comprare l’ingresso in Facebook. Si deve avere una credibile presenza e fare cose innovative.”</p>
<p>Michael McHale, portavoce Subaru, &egrave; altrettanto entusiasta dei risultati. “Advertising pi&ugrave; contenuti equivale a pi&ugrave; click al nostro sito web, il che ci piace.”</p>
<p>“GM &egrave; un colpo di avvertimento” secondo John Battelle, presidente del network di advertising Internet Federated Media. Battelle ritiene che Facebook debba investire di pi&ugrave; nella costruzione di relazioni con i principali inserzionisti e sviluppare un’offerta di advertising pi&ugrave; ricca e personalizzabile.</p>
<p>Facebook si &egrave; rifiutata di commentare. Di certo la vicenda getta ombre sul futuro della compagnia e rischia di influenzare l’imminente quotazione in borsa.</p>
<p>Via <a href="http://www.techeconomy.it/2012/05/16/gm-scarica-facebook-dubbi-sullefficacia-delladvertising/" target="_blank">Tech Economy</a></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.mymarketing.it/dblog/articolo.asp?articolo=1532]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.mymarketing.it/dblog/articolo.asp?articolo=1532</guid>
	<dc:date>2012-05-17T07:21:51+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Altri Autori</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Facebook vs Google, sfida sull’advertising ]]></title>
	<description><![CDATA[<p>L’offerta pubblicitaria sul web &egrave; tanto vasta quanto dispersiva, ed anche se i principali attori di rilievo dell’advertising online sono pochi, rimangono sempre molti dubbi quando si sceglie a quale piattaforma affidare la propria campagna, e quanto pu&ograve; essere conveniente puntare su una soluzione rispetto ad un’altra simile.</p>
<p>A conferma della diversit&agrave; sostanziale nelle offerte pubblicitarie sul web, WordStream ha condotto un confronto in questo senso tra la proposta di Google e quella di Facebook, stabilendo che l’advertising sul social network di Zuckerberg &egrave; molto meno efficace rispetto a quello di Google, raccogliendo tutti i dati in questa infografica.</p>
<p>La quota di click-through per un annuncio su internet &egrave; in media solo dello 0,1 per cento. Sul celebre social network &egrave; ancora pi&ugrave; bassa, raggiungendo appena lo 0,051%, mentre le inserzioni pubblicitarie di Google raggiungono un risultato quattro volte superiore alla media, registrando uno 0,4 per cento.</p>
<p>Un altro degli attuali limiti della piattaforma pubblicitaria di Facebook &egrave; rappresentato dalla scarsa variet&agrave; dei formati disponibili e dalla loro rigidit&agrave; strutturale, mentre l’offerta di Mountain View &egrave; molto pi&ugrave; variegata ed adattabile alle esigenze specifiche del committente.</p>
<p>“Finora, la piattaforma pubblicitaria di Facebook non ha tenuto il passo con la crescita esplosiva del social network, e resta da vedere se il CEO Mark Zuckerberg vuole mettere tra i punti centrali delle sue strategie future la pubblicit&agrave; come principale fonte di entrate. Nella sua lettera agli azionisti, rilasciata questo mese, ha citato la pubblicit&agrave; solo una volta”, conclude Larry Kim, fondatore e CTO di WordStream.</p>
<p>Via <a href="http://www.techeconomy.it/2012/05/15/facebook-vs-google-sfida-sulladvertising/" target="_blank">Tech Economy</a></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.mymarketing.it/dblog/articolo.asp?articolo=1531]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.mymarketing.it/dblog/articolo.asp?articolo=1531</guid>
	<dc:date>2012-05-16T07:11:51+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Altri Autori</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Parla come mangi e… poi invitami a cena!]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Ho scelto un titolo provocatorio per attirare l&rsquo;attenzione su di un  post in cui sar&ograve; molto schietto a proposito di un tema che mi sta a  cuore da tempo: <strong><a href="http://internetmanagerblog.com/2011/06/07/evoluzione_delle_professioni_digital/" title="Ehi tu, social…web…2.0…insomma coso!">l&rsquo;incontro e il dialogo tra manager d&rsquo;azienda e esperti di nuove tecnologie</a></strong>.</p>
<p>Vado spesso (o partecipo in streaming) a <strong>interessanti eventi dedicati a mobile, e-commerce, digital communication e chi pi&ugrave; ne ha pi&ugrave; ne metta</strong> e ho sempre l&rsquo;impressione che i partecipanti siano <strong>addetti ai lavori che ascoltano altri loro colleghi.</strong><br /> Grandi assenti invece sono spesso i <strong>manager d&rsquo;aziende non digitali</strong>, coloro che disegnano le strategie o, pi&ugrave; semplicemente, le rendono effettive attraverso tutti gli strumenti oggi esistenti.</p>
<div style="width: 594px" class="wp-caption aligncenter"><img width="584" height="395" alt="" src="http://whatconsumesme.com/wp-content/uploads/2011/12/digital-strategy.png" title="Fonte http://whatconsumesme.com" class=" " />
<p class="wp-caption-text">Fonte http://whatconsumesme.com</p>
</div>
<p>Io ho la fortuna di ricoprire <strong><a target="_blank" href="http://www.gianluigizarantonello.it/attivita.html" title="Le mie attivit&agrave;">una posizione strategica</a> a cavallo fra questi due mondi</strong> e spesso per tale motivo faccio anche da interprete fra le due facce del business, per quanto <a href="http://internetmanagerblog.com/2011/09/26/tecnologia-e-organizzazione-aziendale-un-mondo-che-cambia/" title="Tecnologia e organizzazione aziendale: un mondo che cambia">sempre pi&ugrave; vicine</a>. E non ho usato casualmente la parola <strong>&ldquo;interprete&rdquo;.</strong></p>
<p>Ricordo nitidamente una domanda del test di ammissione all&rsquo;universit&agrave;  su di un concetto di sociolinguistica che poi avrei ampiamente studiato  ma che allora probabilmente sbagliai: la <strong><a target="_blank" href="http://www.italiani-a-monaco.de/impariamo-italiano/i-cinque-parametri-di-variazione-della-linguistica-italiana/" title="Variazioni della lingua">variazione di diafasica della lingua</a></strong>, ossia l&rsquo;adattamento del modo di esprimersi <strong>al tipo di interlocutore e di contesto</strong>.<br /> In molti di questi eventi infatti si discute con grandissima competenza di tematiche importanti<strong> anche per chi non &egrave; un &ldquo;tecnologo&rdquo;</strong> ma lo si fa usando una terminologia settoriale corretta ma <strong>incomprensibile per chi non &egrave; del ramo.</strong><br /> Se a ci&ograve; si unisce una <strong>certa colpevole mancanza di attenzione ai nuovi scenari</strong> da parte di una parte del management italiano, ecco che la frittata &egrave; fatta.</p>
<p>Non so se sia nato prima l&rsquo;uovo o la gallina, ossia se i manager non  vengono a questi eventi perch&eacute; li considerano troppo tecnici o se invece  questi eventi sono molto specialistici perch&eacute; si prevede siano  destinati agli addetti ai lavori vista la mancata partecipazione di  altre figure professionali. E non voglio nemmeno generalizzare.</p>
<p>Dico solo che, secondo me, <strong>oggi probabilmente mancano occasioni in cui i professionisti (<a href="http://internetmanagerblog.com/2011/10/17/strategia-digitale-da-sviluppare-in-modo-maturo/" title="Tanta vivacit&agrave;, ma la strategia digitale &egrave; un’altra cosa…">veri</a>) della <a href="http://internetmanagerblog.com/2011/12/12/costruireste-una-casa-senza-fondamenta-e-allora-perche-sul-digitale-si/" title="Costruireste una casa senza fondamenta? E allora, perch&eacute; sul digitale s&igrave;?">strategia digitale</a> possano offrire visioni stimolanti e centrate sul business ai decisori aziendali</strong>, in una <a href="http://internetmanagerblog.com/2010/04/19/social-media-marketing-e-la-cultura-aziedale-alcune-considerazioni/" title="Parliamo di soldi…">lingua che loro capiscono</a>.<br /> E sono certo che molti esperti del digitale sarebbero in grado di  ispirare realmente e concretamente anche persone che non conoscono la  tecnologia ma che avrebbero <strong>bisogno urgente di capire che cosa oggi &egrave; possibile fare <a href="http://internetmanagerblog.com/2012/02/06/come-la-tecnologia-puo-migliorare-la-vostra-organizzazione-enterprise-2-0-e-strategia-digitale/" title="La tecnologia pu&ograve; migliorare la vostra organizzazione? S&igrave;, se l’organizzazione lo permette!">per migliorare il proprio business</a></strong>.</p>
<p>Insomma, il punto non &egrave; se questi temi possano importare a entrambi, ma<strong> solo riuscire a capirsi</strong>,  dopo essersi trovati in uno stesso luogo per questo, un evento (o  un&rsquo;altra situazione) che sia come una piacevole cena dove si parla di  cose interessanti in una lingua simile e fluida.</p>
<p>Poi ci saranno tante occasioni <strong>per eventi specialistici che non perderanno di importanza</strong>, anzi, saranno vitali per sviluppare i singoli aspetti dell&rsquo;<strong>ecosistema di business creato dagli incontri</strong> di cui sopra.</p>
<p>Ma non possiamo dimenticare che <strong>la strategia digitale si fa assieme con chi pu&ograve; decidere.</strong></p>
<p>E ora sono curioso di sentire la vostra opinione.</p>
<p><a>Gianluigi Zarantonello</a> via <a href="http://internetmanagerblog.com">Internet Manager Blog</a></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.mymarketing.it/dblog/articolo.asp?articolo=1526]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.mymarketing.it/dblog/articolo.asp?articolo=1526</guid>
	<dc:date>2012-05-15T08:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Gianluigi Zarantonello</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Facebook: gli status diventano a pagamento con Highlight]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Pagare per uno status di Facebook? A molti sembrer&agrave; strano, ma il social network ha deciso di creare l’opzione Facebook Highlight per dare la possibilit&agrave; agli utenti di mettere in risalto un post, un link, una foto ecc. previo pagamento. Al modico prezzo di 1,80 dollari potrete assicurarvi che il vostro aggiornamento di stato sia messo in risalto in modo che i vostri amici lo leggano. In vista dello sbarco a Wall Street, Mark Zuckerberg e il suo team continuano a sfornare novit&agrave; una dietro l’altra, nella speranza di fare cassa. Ma questa volta non avranno esagerato?.</p>
<p>Dopo il lancio dello store per gli antivirus per rassicurare gli investitori sulla sicurezza del social network e dei suoi utenti e dopo il lancio di un App Store per le applicazioni social, ecco l’ultima innovazione (alcuni la chiamerebbero “trovata”) del sito blu: Faceboook Highlights. Il funzionamento di questa funzionalit&agrave; &egrave; molto semplice, si sceglie un post, un link, una foto, un aggiornamento di stato…che si vuole far vedere a pi&ugrave; persone possibili, si paga 1,80 dollari e il post viene messo in evidenza. Una forma di pubblicit&agrave; a basso costo?, una porta aperta allo spam?, un’invasione non gradita del news feed degli utenti?, ognuno la veda come preferisce. In generale per&ograve;, quella di Zuckerberg sembra una sorta di test per vedere se gli utenti sarebbero disposti a pagare per mettere in risalto un loro post.</p>
<p>I metodi di pagamento accettati sono PayPal e carta di credito, non vi &egrave; comunque alcuno strumento per verificare effettivamente quante persone vedano il post in questione. Facebook ha dichiarato “Stiamo continuamente testando nuove funzionalit&agrave; all’interno del sito. Questo particolare test &egrave; atto semplicemente a valutare l’interesse della gente circa questo metodo di condivisione con i propri amici“. Il test partir&agrave; dalla Nuova Zelanda, e se dovesse avere successo, potrebbe essere esteso presto anche agli USA e agli altri stati. Una volta scelto di mettere in risalto il contenuto, questo verr&agrave; posizionato nella parte alta del feed degli amici e rester&agrave; l&igrave; pi&ugrave; a lungo. A livello grafico, il post sar&agrave; identico a tutti gli altri presenti nel feed.</p>
<p>Dato che, in media, un post raggiunge circa il 12% dei contatti, una soluzione del genere potrebbe anche rivelarsi utile. Ma un sistema del genere pu&ograve; essere adatto ad un social network basato su una sorta di “democrazia”?. In fondo, se un post &egrave; interessante, verr&agrave; condiviso, sar&agrave; commentato e si far&agrave; notare senza bisogno di “aiuti” esterni. Se i post a pagamento si dovessero diffondere, gli utenti comuni non disposti a pagare si ritroverebbero in una posizione di svantaggio, mentre i brand inizierebbero a monopolizzare i feed degli utenti. Visto in questo modo, il progetto sembra destinato a fallire, ma tutto dipender&agrave; dal riscontro positivo o negativo degli utenti Neozelandesi (confidiamo in loro). Voi cosa ne dite, vi piace l’idea di Zuckerberg?</p>
<p>Via <a href="http://www.trackback.it/articolo/facebook-gli-status-diventano-a-pagamento-con-highlight/50467/" target="_blank">Trackback</a></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.mymarketing.it/dblog/articolo.asp?articolo=1530]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.mymarketing.it/dblog/articolo.asp?articolo=1530</guid>
	<dc:date>2012-05-14T07:05:32+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Altri Autori</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[La dipendenza da social è donna]]></title>
	<description><![CDATA[<p>La dipendenza da social network &egrave; pi&ugrave; diffusa tra i neo iscritti e le donne, mentre rischiano meno le persone pi&ugrave; ambiziose e organizzate. Sono alcuni dei risultati della ricerca condotta dalla Universit&agrave; di Bergen, pubblicata sulla rivista Psychological Reports, che nell’ambito del progetto Facebook Addiction analizza attraverso le motivazioni alla base di questa nuova dipendenza e i segnali di allarme da considerare per valutare l’impatto del fenomeno ed eventuali trattamenti.</p>
<p>Secondo la scala progettata dai ricercatori norvegesi, oltre ai neo iscritti a soffrire maggiormente di dipendenza da Facebook sono le donne e le persone ansiose e socialmente insicure, che vedono in questo strumento un tipo di comunicazione pi&ugrave; semplice rispetto a quella faccia a faccia.</p>
<p>“La dipendenza &egrave; legata al grado di estroversione - ha spiegato Cecilie Schou Andreassen, principale autrice dello studio - che tendono ad avere un certo ritardo nel ritmo sonno-veglia”. Secondo lo studio i sintomi della dipendenza da Facebook sono simili a quelli della dipendenza da alcol e da sostanze chimiche. </p>
<p>Via <a href="http://quomedia.diesis.it/news/32266/la-dipendenza-da-social-e-donna" target="_blank">Quo Media</a></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.mymarketing.it/dblog/articolo.asp?articolo=1529]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.mymarketing.it/dblog/articolo.asp?articolo=1529</guid>
	<dc:date>2012-05-10T07:20:01+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Altri Autori</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Sembra facile…benvenuti nella complessità digitale!]]></title>
	<description><![CDATA[<p><strong>L&rsquo;ecosistema digitale</strong> &egrave; sempre <strong>pi&ugrave; complesso </strong>ma per molte aziende questo fatto non &egrave; ancora evidente.<br /> I social media e l&rsquo;evoluzione tecnologica degli strumenti digitali, che <a href="http://internetmanagerblog.com/2011/01/10/le-origini-socio-economiche-del-social-web/" title="Da dove nasce il social web e perch&eacute; ha cos&igrave; grande successo?">vengono abbastanza da lontano</a>, hanno infatti dato una <strong>percezione di semplificazione rispetto alla realt&agrave;</strong>: mezzi gratuiti o poco costosi, simili a quelli che usiamo gi&agrave; come utenti privati e con basso profilo di rischio.</p>
<div style="width: 460px" class="wp-caption aligncenter"><img width="450" height="320" alt="" src="http://www.informaticapratica.com/wp-content/uploads/2009/02/apophysis-frattali.jpg" title="frattali" />
<p class="wp-caption-text">Un esempio di complessit&agrave;: i frattali</p>
</div>
<p>Come sappiamo anche solo limitandoci a una visione superficiale non &egrave; cos&igrave; perch&eacute;, ad esempio, <strong>il fatto che gli utenti siano perfino pi&ugrave; esperti dei loro interlocutori aziendali</strong> e <strong>accedano alla pari</strong> agli stessi mezzi crea pi&ugrave; di qualche grattacapo <strong>nel momento in cui vogliono essere ascoltati e dialogare.</strong></p>
<p>Proviamo per&ograve; ad andare <strong>anche oltre a questi temi,</strong>  piuttosto assodati anche se totalmente ignorati da larga parte di chi si  occupa di digitale in azienda, per spingerci pi&ugrave; avanti.</p>
<p>Ecco alcune questioni che i CMO (o i <a target="_blank" href="http://www.chiefmartec.com/2012/03/what-do-you-call-a-marketing-technologist.html?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+ChiefMarketingTechnologist+%28Chief+Marketing+Technologist%29" title="What do you call a marketing technologist?">Chief Marketing Technologist</a>?) dovranno presto affrontare:</p>
<p>a) <strong>Skills tecnologiche</strong>: saranno <strong><a target="_blank" href="http://blogs.hbr.org/cs/2012/03/technological_know-how_is_a_job_requirement.html?awid=6493846415991042466-3271" title="Technological Know-How Is a Job Requirement">sempre pi&ugrave; richieste</a></strong> anche se non in chiave di puro tecnicismo quanto in termini di <strong><a target="_blank" href="http://internetmanagerblog.com/2011/08/30/strategie-e-logiche-di-sviluppo-dei-nuovi-media/" title="Back to work: qualche considerazione sulla (corretta) visione dei nuovi media">visione strategica e di comprensione degli strumenti</a></strong>. Non possiamo essere meno competenti sui mezzi rispetto al pubblico target. E la <a target="_blank" href="http://internetmanagerblog.com/2011/10/17/strategia-digitale-da-sviluppare-in-modo-maturo/" title="Tanta vivacit&agrave;, ma la strategia digitale &egrave; un’altra cosa…">strategia &egrave; un&rsquo;altra cosa rispetto a saperci smanettare</a>.</p>
<p>b) <strong>Capacit&agrave; di ragionare in ottica multicanale</strong>: mentre in molte realt&agrave; si fa ancora fatica ad adattare la propria comunicazione tradizione al web <strong>il mondo va sempre pi&ugrave; nella direzione di una <a target="_blank" href="http://internetmanagerblog.com/2010/01/21/l%e2%80%99irresistibile-ipertestualita-del-mondo-che-sta-per-venire/" title="L’irresistibile ipertestualit&agrave; del mondo che sta per venire">ipertestualit&agrave; diffusa</a></strong> e di una <strong>multicanalit&agrave;</strong> in cui i nativi digitali si aspettano <strong>un&rsquo;esperienza coerente in tutti i canali digitali e fisici.</strong> Una bella sfida, sopratutto sul <a href="http://internetmanagerblog.com/2011/02/22/multicanalita-progettare-i-contenuti-per-i-nuovi-strumenti/" title="Arrivano sempre pi&ugrave; strumenti, ma avete gi&agrave; pensato che cosa metterci?">piano dei contenuti</a>.</p>
<p>c) <strong>Capacit&agrave; di bilanciare paid, earned e owned media</strong>: il panorama degli strumenti &egrave; reso ancora pi&ugrave; complicato dal fatto che <a href="http://internetmanagerblog.com/2011/09/14/titolo-difficile-per-un-concetto-quasi-semplice-non-dimenticate-di-combinare-gli-earned-media-con-i-vostri-owned-media/" title="Titolo difficile per un concetto quasi semplice: non dimenticate di combinare gli earned media con i vostri owned media">alcuni sono sotto il nostro pieno controllo e altri molto meno</a>. E&rsquo; il dilemma di cui <a href="http://internetmanagerblog.com/2009/11/16/meglio-inventare-ogni-volta-la-ruota-o-consegnare-ad-altri-i-propri-utenti/" title="Meglio inventare ogni volta la ruota o consegnare ad altri i propri utenti?">ho parlato ad esempio qui</a>, e che non va dimenticato nella <a href="http://internetmanagerblog.com/2011/12/12/costruireste-una-casa-senza-fondamenta-e-allora-perche-sul-digitale-si/" title="Costruireste una casa senza fondamenta? E allora, perch&eacute; sul digitale s&igrave;?">costruzione delle basi della nostra digital strategy</a>.</p>
<p>d) <strong>Corretto uso di tutti i dati per comprendere le opportunit&agrave; di business e modificare i propri modelli</strong>: &egrave; il tema del <strong><a href="http://internetmanagerblog.com/2011/10/10/the-big-data-for-the-big-picture/" title="The big data for the big picture">big data</a></strong>, rispetto al quale la <a href="http://internetmanagerblog.com/2012/02/13/e-se-da-economia-di-attenzione-ci-stessimo-spostando-verso-economia-dei-dati/" title="E se dall’economia dell’attenzione ci stessimo spostando verso l’economia dei dati?">capacit&agrave; di sfruttare</a> la (fin troppo?) ampia quantit&agrave; di informazioni disponibili sar&agrave; cruciale.</p>
<p>e) <strong>Coraggio di cambiare</strong>: cambiare <a href="http://internetmanagerblog.com/2012/02/06/come-la-tecnologia-puo-migliorare-la-vostra-organizzazione-enterprise-2-0-e-strategia-digitale/" title="La tecnologia pu&ograve; migliorare la vostra organizzazione? S&igrave;, se l’organizzazione lo permette!">l&rsquo;organizzazione interna</a>, cambiare i <a target="_blank" href="http://www.briansolis.com/2012/03/10-tenets-to-survive-digital-darwinism/" title="Survival of the Fitting: 10 important trends to survive Digital Darwinism">modelli di business</a>, cambiare <a target="_blank" href="http://internetmanagerblog.com/2011/06/29/il_cloud_computing_tra_strategia_e_cultura_aziendal/" title="La cloud &egrave; bella se la testa &egrave; pronta">mentalit&agrave;</a> e <a href="http://internetmanagerblog.com/2010/01/11/e-book-chi-ha-paura-del-web-2-0-raccolta-di-posts/" title="Chi ha paura del web 2.0? Un piccolo e-book di inizio anno…">vincere il timore di esporsi e dialogare</a>, dato che ormai non &egrave; pi&ugrave; possibile farne a meno.</p>
<p>Non mi sembra uno scenario cos&igrave; semplice, no? <img class="wp-smiley" alt="<img src="/dblog/template/standard/gfx/smile_sorriso.gif" alt=": - )" />" src="http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif?m=1129645325g" /> </p>
<p>Secondo la vostra esperienza stiamo maturando queste consapevolezze in Italia o siamo ancora indietro?</p>
<p><a>Gianluigi Zarantonello</a> via <a>Internet Manager Blog</a></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.mymarketing.it/dblog/articolo.asp?articolo=1525]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.mymarketing.it/dblog/articolo.asp?articolo=1525</guid>
	<dc:date>2012-05-08T08:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Gianluigi Zarantonello</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Il consumo di news in Italia tra media mix e informazione ]]></title>
	<description><![CDATA[<p>L’ecosistema dell’informazione, come sappiamo, sta cambiando. E abbiamo ormai diverse analisi che ci mostrano come l’offerta di news e l’accesso alla realt&agrave; dell’informazione stia mutando con il digitale. E abbiamo anche il sentore che  i comportamenti dei lettori di news stiano cambiando profondamente e che gli ambienti di social networking in Rete, partendo da Twitter e Facebook, siano rilevanti per il nostro modo di distribuire e consumare news. Si tratta di una percezione che ci sembra di vivere sulla nostra pelle di utenti assidui della Rete e che trova una conferma nell’esperienza americana del monitoraggio costante che fa Pew Research Center’s Internet &amp; American Life Project (qui una sintesi), conferma per&ograve; che riteniamo “estrema” e “pi&ugrave; avanzata”. In fondo l’Italia ha sue logiche produttive e di consumo dell’informazione e le esperienze online ci sembrano (sembrano al sistema dei professionisti dell’informazione, per la verit&agrave;) casi isolati e quasi sperimentali.</p>
<p>Per questo mi sembra importante per capire la mutazione in atto partire per una volta dai dati nazionali, quelli comparabili con le ricerche Pew, perch&eacute; ci sanno raccontare come gli italiani stanno modificando il loro modo di costruire una dieta informativa e di consumare news. Per farlo, giocando in casa, vorrei usare i primi risultati della ricerca 2012 del LaRiCA (Universit&agrave; di Urbino Carlo Bo) sui cambiamenti del consumo di informazione in Italia, Cati su un campione di 1031 Italiani adulti rappresentativo della popolazione (una sintesi &egrave; stata presentata al #ijf12 e nel sito news-italia.org &egrave; possibile trovare gli stati di avanzamento e il report dell’indagine 2011).</p>
<p>Il panorama che ci troviamo di fronte &egrave; caratterizzato da un 70% di italiani che dichiara di seguire anche pi&ugrave; volte al giorno l’informazione, con un’assiduit&agrave; di fruizione che decresce al decrescere dell’et&agrave;, arrivando ad attestarsi al 57% per la fascia dei giovani adulti (18-29 anni). Il medium onnipresente quando parliamo di consumo di news &egrave; la televisione nazionale, che per quasi il 90% degli italiani resta un accesso irrinunciabile al mondo dell’informazione anche se va sottolineato come la TV rappresenti “un” elemento di una dieta mediale che &egrave; pi&ugrave; ricca. Sono infatti pochi (4%) quelli che si affidano a un solo mezzo di comunicazione mentre quasi la met&agrave; degli italiani usa una combinazione compresa fra 5 e 7 mezzi di comunicazione diversi (49%) tra tv nazionale e locale, carta stampata nazionale e locale, radio, all news satellitari e Internet. Informarsi per met&agrave; degli italiani significa quindi disporre di un media mix di accesso e costruire la propria dieta in modo multicanale.</p>
<p>Rispetto al 2011 possiamo notare un aumento di attenzione per i canali all news (quasi il 60% con +6.6%), mentre diminuisce quella per i quotidiani nazionali (59.6%, -3.5%) e locali (54% -5%) e troviamo una crescita dell’uso di Internet per consumare news (58.5%, +7.4%). Facendo un piccolo gioco scorretto metodologicamente, ma significativo metaforicamente per raccontare lo spirito dei tempi, potremmo azzardare che la diminuzione del consumo di informazione su carta &egrave; compensata da quello sul web. Quello che &egrave; certo &egrave; che la Tv &egrave; qui per restare, aiutata probabilmente anche dalle pratiche di social television che associano fruizione televisiva a forme di condivisione e commento online (magari su un social network con i propri friend o nel flusso di un #hashtag). Mentre l’editoria di carta sembra risentire maggiormente di un mutamento dell’ecosistema a cui corrisponde un adattamento di consumo di news che ne mette in crisi formati e probabilmente linguaggi.</p>
<p>Passando ad analizzare gli utenti Internet (in Italia sono il 60% della popolazione) quelli che usano la Rete per accedere e consumare informazione sono pi&ugrave; della met&agrave;, il 58% con un +7%rispetto al 2011. Ma se vogliamo capire le linee di tendenza allora forse vale la pena osservare il comportamento di consumo delle news online dei giovani adulti. Nella fascia d’et&agrave; 18-29 anni &egrave; il 95% ad accedere all’informazione (anche) attraverso Internet ma solo la met&agrave; (57%) segue le news quotidianamente, mostrando un comportamento di consumo pi&ugrave; occasionale rispetto alla media degli italiani (70%) e pi&ugrave; dedito ad una lettura ad ampio raggio, anche su tematiche sulle quali non si &egrave; mai focalizzato particolarmente (93%). Sembra che ci troviamo di fronte ad un uso dell’informazione apparentemente molto pi&ugrave; vicina alle logiche di intrattenimento e tempo libero che di approfondimento e quotidianit&agrave;. Quello che emerge &egrave; un rapporto occasionale e meno routinizzato con il mondo news, fatto di incontri casuali e dovuti al fatto di avere tempo a disposizione per navigare pi&ugrave; che dedicare specificatamente tempo ad approfondire gli eventi del mondo. Ma &egrave; anche un comportamento probabilmente dovuto ad un modo diverso di percepire il valore sociale dell’informazione, come emerge dall’attenzione per una condivisione sociale delle news: oltre il 50% dei giovani adulti ritiene rilevante nella sua scelta del canale news online “poter seguire il sito di informazione attraverso Facebook” e “poter condividere facilmente con gli altri le notizie contenute nel sito, via e-mail o su Facebook o altri siti di social network” (69%). Il fatto &egrave; che per i giovani adulti “incontrare” e “consumare” notizie &egrave; sempre pi&ugrave; anche una moneta relazionale e il processo di fruizione un atto sociale di messa in connessione con gli altri.</p>
<p>Per quanto riguarda invece i siti di social network e i comportamenti correlati cresce chi dichiara di ricevere informazioni attraverso un sito come Facebook o Twitter. Il 37% di chi usa Facebook (+4% rispetto al 2011) dichiara di ottenere notizie e informazione da un’emittente tradizionale o da un singolo giornalista seguito mentre il 49% (+9% rispetto al 2011) dichiara di ricevere informazioni condivise sul social network da un non professionista dell’informazione (inclusi amici personali e parenti). Fra chi usa invece Twitter queste percentuali si attestano rispettivamente al 30 (+6%) e al 46% (+1%). In sintesi quasi la met&agrave; degli utenti di social network (equivalenti al 17% degli italiani per Facebook e al 5% per Twitter) si informa attraverso un agenda non completamente controllata dai professionisti dell’informazione. Se &egrave; vero che le informazioni condivise fra i pari rimandano spesso a fonti informative alimentate dai professionisti dell’informazione, va comunque sottolineato il cambiamento nella costruzione di un agenda che, nel caso di questi utenti, &egrave; spesso frutto degli interessi dei propri contatti sui siti di social network.</p>
<p>Anche ad un primo sguardo ci troviamo di fronte ad un ambiente di consumo di news online in cui i meccanismi di reciprocit&agrave; relazionale contano, un ambiente in cui emergono nuovi intermediari non professionisti nella distribuzione e selezione delle news che fanno parte della nostra rete di relazioni sociali, un contesto in cui l’informazione tende sempre pi&ugrave; a connettersi al valore sociale delle reti attraverso cui la incontriamo.</p>
<p>Pi&ugrave; in generale questa tendenza va a miscelarsi con bisogni di multicanalit&agrave; (l’accesso in mobilit&agrave; &egrave; al 31% con +3% rispetto al 2011) che raccontano una costruzione dell’agenda fatta anche da un accesso plurale ai mezzi di informazione. Costruire l’informazione e renderla accessibile sapendo leggere i comportamenti di consumo mutati rappresenta forse la sfida pi&ugrave; urgente dal punto di vista del sistema dell’editoria nazionale.</p>
<p>Via <a href="http://www.techeconomy.it/2012/05/03/il-consumo-di-news-in-italia-tra-media-mix-e-informazione/" target="_blank">Tech Economy</a></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.mymarketing.it/dblog/articolo.asp?articolo=1528]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.mymarketing.it/dblog/articolo.asp?articolo=1528</guid>
	<dc:date>2012-05-04T07:02:26+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Altri Autori</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[TwinPeople, la socialità in rete]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Arriva in rete TwinPeople, il plug-in gratuito che si installa direttamente sul browser e mette in contatto secondo una logica di affinit&agrave; tematica gli utenti tra coloro che stanno navigando sulla stessa pagina web.</p>
<p>Scopo dell’applicazione &egrave; sviluppare la socialit&agrave; attorno ai contenuti e non attorno ai contatti: si interagisce perch&eacute; si condividono le stesse passioni, gli stessi interessi, non perch&eacute; si &egrave; in qualche maniera gi&agrave; amici. Il centro della rete &egrave; il singolo tema: la pagina web su cui si sta navigando diventa una piazza virtuale dove tutti gli utenti che hanno TwinPeople e che stanno vedendo quella pagina possono scambiarsi opinioni.</p>
<p>Grazie all’identificazione per tema e alla web-localizzazione, TwinPeople &egrave; il promotore del concetto di webmob, un ritrovo online tra utenti su di un specifico sito internet, circoscritto in un lasso di tempo. Ogni sito web diventa una potenziale piazza virtuale tematica dove l’utenza incontrandosi ed interagendo potr&agrave; condividere commenti, curiosit&agrave; e opinioni.</p>
<p>Via <a href="http://quomedia.diesis.it/news/32060/twinpeople-la-socialita-in-rete" target="_blank">Quo Media</a></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.mymarketing.it/dblog/articolo.asp?articolo=1527]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.mymarketing.it/dblog/articolo.asp?articolo=1527</guid>
	<dc:date>2012-05-03T07:14:59+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Altri Autori</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Come sopravvivere alle mode digitali: cavalcare l’hype senza farsi travolgere]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Questo post prende lo spunto iniziale dalla <strong><a target="_blank" href="http://hightech.blogosfere.it/2012/04/chiara-ferragni-blonde-salad-blogosfera.html" title="le polemiche su di una famosa fashion blogger">polemica delle scorse settimane attorno a una famosa fashion blogger</a> e ai suoi possibili compensi</strong> da parte di alcune aziende.</p>
<p>Sulla vicenda mi sono gi&agrave; espresso su <a target="_blank" href="https://plus.google.com/u/0/112930363515083491757/posts/WacRNtwMFcu" title="la discussione su Google+">alcuni spazi social</a>, in effetti sono stupito del fatto che <strong>tutti si <a target="_blank" href="http://www.linkiesta.it/blogs/marchionne-veste-prada/le-lacrime-di-coccodrillo-sui-blogger-di-moda" title="Le lacrime di coccodrillo sui blogger di moda  Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/blogs/marchionne-veste-prada/le-lacrime-di-coccodrillo-sui-blogger-di-moda#ixzz1sEdjW9EO">accorgano ora di tale fenomeno</a></strong> e, contemporaneamente, le vicende di questa persona (dotata di grandi capacit&agrave; di <a href="http://internetmanagerblog.com/2008/12/17/il-personal-branding-nell%e2%80%99era-del-web-20-e-dei-social-network/" title="Il personal branding nell’era del web 2.0 e dei social network">personal branding</a>) <strong>mi fanno pensare che la corsa all&rsquo;emulazione di alcuni brand sia poco ragionata e molto dettata dalla moda</strong>.</p>
<div style="width: 514px" class="wp-caption aligncenter"><img width="504" height="378" alt="" src="http://webspecialist.files.wordpress.com/2012/04/hypecycle.png?w=504&amp;h=378" title="Ciclo Hype" class=" " />
<p class="wp-caption-text">Il ciclo di Hype: ne parler&ograve; poco pi&ugrave; sotto</p>
</div>
<p>Il fenomeno dei <a target="_blank" href="http://www.italianfashionbloggers.com/" title="Fashion Blogger italiani">fashion blogger</a>  infatti &egrave; nato in ritardo in Italia e l&rsquo;attenzione recentemente  dedicata a questo mondo dalla stampa ha creato un mercato fiorente per  quei (pochi) che sono riusciti a crearsi un nome noto alle cronache.</p>
<p>La <strong>scarsa capacit&agrave; di valutazione del ROI digitale</strong> e la <strong><a href="http://internetmanagerblog.com/2011/12/12/costruireste-una-casa-senza-fondamenta-e-allora-perche-sul-digitale-si/" title="Costruireste una casa senza fondamenta? E allora, perch&eacute; sul digitale s&igrave;?">strategia poco distintiva</a> di alcuni brand</strong>  hanno poi creato una domanda per i soliti noti tale da determinare  degli economics fuori scala per i servizi, pur dotati di valore  aggiunto, di questi blogger.</p>
<p>Allargando lo sguardo oltre l&rsquo;episodio per&ograve; approfitto di questo spunto per riprendere <strong>due concetti</strong> che ho gi&agrave; trattato in passato: il <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hype_cycle" title="Hype Cicle"><strong>ciclo di hype</strong></a> e il corretto <a target="_blank" href="http://internetmanagerblog.com/2011/10/17/strategia-digitale-da-sviluppare-in-modo-maturo/" title="Tanta vivacit&agrave;, ma la strategia digitale &egrave; un’altra cosa…"><strong>processo di definizione di una strategia digitale</strong></a>.</p>
<p>Il primo, oggi molto amplificato dall&rsquo;attenzione dei media  tradizionali per il web, &egrave; il fenomeno per cui una tecnologia con un  impatto sociale vive una crescita, un momento di <strong>successo fin troppo ampio (hype)</strong> e poi <strong>si assesta dopo una fase di disillusione trovando il proprio pubblico pi&ugrave; o meno di nicchia</strong> (si pensi a <a href="http://internetmanagerblog.com/2008/10/22/second-life-ed-il-ciclo-di-hype/" title="Second life ed il ciclo di Hype">Second Life</a>).</p>
<p>Sul secondo invece ricordo<a href="http://internetmanagerblog.com/2009/03/02/approccio-strategico-social-media-e-social-media-marketing/" title="Come approcciare in modo corretto (e strategico) i social media?"><strong> l&rsquo;approccio POST</strong></a>,  che prevede di partire dall&rsquo;analisi del target (e della relativa  competenza tecnologica) per poi definire obiettivi e strategia e, <strong>solo alla fine, la tecnologia ottimale per avere successo</strong>.</p>
<p>Ho messo assieme questi elementi perch&eacute; guardandoli assieme diventa sempre <strong>pi&ugrave; importante individuare per tempo e in modo critico i nuovi fenomeni del digitale</strong>, con questi consigli che mi permetto di dare:</p>
<p>a) <strong>cercate di captare cosa sta prendendo piede sulla rete monitorando e <a href="http://internetmanagerblog.com/2010/07/13/twitter-come-strumento-di-ascolto-e-ricerca/" title="Avete mai pensato di usare Twitter per ascoltare?">ascoltando</a> gli early adopter del settore</strong> che vi interessa e studiate i nuovi strumenti prima che diventino noti, per essere pronti.</p>
<p>b) <strong>siate veloci a comunicare non appena i primi media mainstream inizieranno a citare il nuovo servizio</strong>: il vantaggio di immagine di essere i primi &egrave; notevole.</p>
<p>c) <strong><a href="http://internetmanagerblog.com/2012/04/02/sembra-facile-benvenuti-nella-complessita-digitale/" title="Sembra facile…benvenuti nella complessit&agrave; digitale!">integrate</a> il pi&ugrave; possibile il nuovo mezzo con quelli che avete gi&agrave;</strong>, e soprattutto con gli <a href="http://internetmanagerblog.com/2011/09/14/titolo-difficile-per-un-concetto-quasi-semplice-non-dimenticate-di-combinare-gli-earned-media-con-i-vostri-owned-media/" title="Titolo difficile per un concetto quasi semplice: non dimenticate di combinare gli earned media con i vostri owned media"><strong>owned media</strong></a>: sar&agrave; pi&ugrave; efficace e vi vincoler&agrave; meno nel caso lo strumento perda di interesse in breve.</p>
<p>d) cercate <strong>tecnologie che siano davvero rilevanti</strong> per il vostro pubblico usando l&rsquo;approccio POST e non rincorrete solo le mode</p>
<p>e) <strong>datevi degli obiettivi e misurate che ritorni vi arrivano in merito</strong>: senza sapere che cosa si vuole diventa difficile anche capire il livello di successo.</p>
<p>Per seguire questi consigli ovviamente <strong>serve sensibilit&agrave;, know how e consapevolezza che i mezzi lavorano sempre tutti insieme in <a href="http://internetmanagerblog.com/2011/08/30/strategie-e-logiche-di-sviluppo-dei-nuovi-media/" title="Back to work: qualche considerazione sulla (corretta) visione dei nuovi media">un&rsquo;ottica di ecosistema</a></strong>.</p>
<p>Senza contare che i primi poi possono spuntare i prezzi migliori, sempre ammesso di dover pagare&hellip;</p>
<p><a href="javascript:void(0);/*1335891811696*/">Gianluigi Zarantonello</a> via <a href="javascript:void(0);/*1335891846344*/">Internet Manager Blog</a><br /></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.mymarketing.it/dblog/articolo.asp?articolo=1524]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.mymarketing.it/dblog/articolo.asp?articolo=1524</guid>
	<dc:date>2012-05-02T08:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Gianluigi Zarantonello</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Le Ferrari corrono anche sui social]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Le Rosse corrono sempre pi&ugrave; veloci, anche sul web e la Ferrari si conferma protagonista assoluta sui social network. A dirlo sono le cifre diffuse dalla casa di Maranello, secondo cui il marchio del Cavallino &egrave; primo assoluto nel settore automobilistico e fra i pi&ugrave; popolari nella classifica generale.</p>
<p>Pochi giorni fa la pagina Facebook di Ferrari ha superato il traguardo degli otto milioni di fan e a loro &egrave; stato dedicato uno speciale filmato con protagonista una 458 Italia che disegna a colpi di sgommate il numero 8.000.000 sullo sterrato della pista di Fiorano.</p>
<p>"Straordinaria", viene definita anche la crescita su Google+, dove la Ferrari occupa la prima posizione con oltre mezzo milione di fan, un numero decuplicato nel primo trimestre 2012. E non finisce qui: il brand Ferrari &egrave; da poco presente in Cina sul pi&ugrave; importante social network locale, Weibo, ed &egrave; subito diventato il pi&ugrave; amato del suo segmento.</p>
<p>Via <a href="http://quomedia.diesis.it/news/32005/le-ferrari-corrono-anche-sui-social" target="_blank">Quo Media</a></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.mymarketing.it/dblog/articolo.asp?articolo=1523]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.mymarketing.it/dblog/articolo.asp?articolo=1523</guid>
	<dc:date>2012-05-02T07:01:28+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Altri Autori</dc:creator>
</item>
	</channel></rss>

