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	<title>Neoprene</title>
	
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	<description>nato per fustigare i mediocri</description>
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		<title>Instant Karma</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Dec 2010 10:58:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;&Egrave; tutto ciò che vuoi?&#8221; gli aveva chiesto. Aveva annuito per tutta risposta e si era allontanato mettendo il suo prezioso trofeo sotto la giacca. Aveva trascorso gli utltimi giorni girovagando senza meta come in preda ad una sorta di stupore. Talvolta aveva la sensazione di stare sul sedile posteriore della sua testa, intento solamente a lasciarsi trasportare e godersi il paesaggio.<span id="more-189"></span> Aveva calpestato un tappeto di foglie marroni a Central Park soffiando volute di vapore acqueo nella pungente aria del mattino. Era rimasto deluso constatando la presenza di uno sparuto gruppetto di anatre nel laghetto, trovava frustrante quando le cose non soddisfacevano le sue aspettative. Note familiari avevano richiamato la sua attenzione, una versione gracchiante di &#8220;Sleepwalk&#8221; di Santo&#038;Johnny usciva dalla radiolina di un chioschetto ambulante di hot-dog.<br /> Ricordava perfettamente l&#8217;ultima volta che l&#8217;aveva ascoltata, era ad Honolulu e stava litigando con sua madre, come al solito. Gli aveva detto che era un buono a nulla e che non avrebbe mai combinato niente nella vita.<br />
Gi&agrave;, come no, le avrebbe fatto cambiare idea, avrebbero saputo tutti chi era. Ne aveva preso uno con doppia senape e l&#8217;aveva sbocconcellato facendo attenzione a non macchiarsi. Voleva presentarsi impeccabile all&#8217;appuntamento.</p>
<p>Quando l&#8217;aveva visto uscire si era mescolato agli altri e gli si era avvicinato senza esitazione.<br />
&#8220;&Egrave; tutto ciò che vuoi?&#8221; gli aveva chiesto. Aveva annuito. Aveva mentito.<br />
L&#8217;autografo era solo una prova. Doveva dimostrare a se&#8217; stesso che sarebbe andato fino in fondo, non come un mese prima quando se l&#8217;era fatta sotto all&#8217;ultimo minuto ed aveva preso un aereo per tornare a casa. Aveva trascorso quasi sei ore aspettando il suo ritorno, nascosto nell&#8217;ombra.<br />
Vide la limousine accostare ad un centinaio di metri dall&#8217;ingresso, seguì con lo sguardo i suoi passi mentre si avvicinava al portone, contandoli mentalmente come un mantra, era di nuovo sul sedile posteriore. Come un bravo soldatino meccanico assunse la posizione Weaver ed esplose cinque colpi in rapida successione. Cinque proiettili a punta cava si staccarono dalla sua .38 special come frutti troppo maturi poi furono solo cacofonia ed immagini sfocate. Il <em>concierge</em> che si affrettava a coprire l&#8217;uomo a terra con la sua giacca gallonata, un bozzolo sul marciapiede mentre da sotto si andava espandendo inesorabilmente la chiazza umida e scura, un uomo che gli correva incontro togliendogli l&#8217;arma, l&#8217;urlo di una donna.<br />
Sedette sul marciapiede ed attese in silenzio. Adesso tutti avrebbero saputo.</p>
<p><cite><small>Instant Karma&#8217;s gonna get you,<br />
Gonna knock you right on the head,<br />
You better get yourself together,<br />
Pretty soon you&#8217;re gonna be dead</small></cite></p>
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		<title>Piccoli fuochi (parte II): L’uomo obsoleto</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 18:35:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[cyberpunk]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Ansimando leggermente si iss&#242; a met&#224; del condotto. Lo spazio angusto era a malapena sufficiente a strisciare sui gomiti ma questo tratto era completamente verticale.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ansimando leggermente si iss&ograve; a met&agrave; del condotto. Lo spazio angusto era a malapena sufficiente a strisciare sui gomiti ma questo tratto era completamente verticale. L&#8217;aria era secca, l&#8217;impianto non veniva acceso da mesi ed i filtri ai carboni attivi erano sporchi. Il pulviscolo gli si infilava nelle narici ed in gola con un retrogusto ferroso che gli portava alla mente ricordi spiacevoli di viagggi in treno e stazioni lontane.<br />
Rinunci&ograve; con un ultimo movimento stizzito del collo a togliersi dalla fronte un ciuffo intriso di sudore, la tuta in kevlar gli si era praticamente incollata addosso.<br />
&quot;Prendi fiato, ce la fai? Le tue pulsazioni stanno salendo, noto anche una leggera aritmia&quot;</p>
<p><span id="more-141"></span></p>
<p>La voce che gli parlava nell&#8217;auricolare aveva a display la sua condizione fisica come rilevata dai sensori della tuta, la poteva verificare anche lui sul <em>prompt</em> del visore che gli copriva l&#8217;occhio sinistro. Come da protocollo non rispose, si limit&ograve; a chiamare a raccolta le forze ed estendere per quanto possibile gomiti e ginocchia bloccandosi in sospensione a met&agrave; del condotto come un grosso ragno febbricitante.<br />
Non poteva permettersi una crisi, non ora. Non poteva neanche permettersi di fare sorgere troppi sospetti sulla sua condizione psicofisica, avrebbero potuto ordinargli delle analisi. Mentre regolava la respirazione fece scivolare da sotto la lingua una compressa di <em>diazepam</em> e la schiacci&ograve; tra i denti. Era il suo asso nella manica, almeno per il momento. Ne deglut&igrave; i resti spigolosi rimpiangendo la mancanza di una sorsata di <em>tres generationes</em> per accompagnarla.<br />
Focalizz&ograve; la sua concentrazione sulla tensione muscolare necessaria a mantenere la posizione. Lentamente i brividi che gli scuotevano le membra iniziarono a recedere in ondate sempre pi&ugrave; deboli e distanziate nel tempo. Alcuni interminabili secondi dopo vide le pulsazioni iniziare a scendere e l&#8217;indice dell&#8217;HUD degradare dal rosso al verde.<br />
&quot;Bravo cos&igrave; va meglio. Che cazzo stai facendo, Yoga? Muovi il culo forza, il dipartimento non paga ad ore!&quot;.</p>
<p>Deboli voci arrivavano dalla grata posta un paio di metri davanti a lui. Strisci&ograve; lentamente in avanti guadagnando centimetri, poi muovendosi come al rallentatore estrasse il cavo ottico ed inizi&ograve; a snodarlo. Ogni minimo rumore avrebbe potuto insospettire il sequestratore.<br />
Il cavo ottico era una guaina snodabile di lamelle plastiche a densit&agrave; variabile contenente della fibra ottica alla cui estremit&agrave; era fissata una microcamera di precisione. La particolare disposizione delle lamelle consentiva al cavo di di curvare come un serpente mantenendo tuttavia una certa rigidit&agrave; strutturale. Agendo sui controlli H- fece strisciare il cavo lungo il condotto fino ad incastrarsi tra le feritoie della grata d&#8217;aerazione.<br />
Al <em>tap-in</em> del cavo nel suo <acronym title="Computer/Radio Subsystem">CRS</acronym> inizi&ograve; a visualizzare l&#8217;interno del Music Megastore, file di scaffali colme di Cd in sovrapprezzo inframmezzate da torri d&#8217;ascolto.<br />
Nell&#8217;angolo pi&ugrave; lontano, seduti per terra stavano gli ostaggi, li cont&ograve; rapidamente. Dovevano essere sette, ne mancava uno. Fece girare la telecamera di 120&deg; cercando di coprire in una panoramica tutta l&#8217;area.<br />
&quot;Bravo Spielberg ti candideremo all&#8217;Oscar, adesso per&ograve; zoomami su quel grosso figlio di puttana.&quot;-<em> Ed eccolo li il nostro uomo</em> &#8211; Doveva essere alto circa un metro e novanta, spalle larghe. Aument&ograve; l&#8217;ingrandimento sul volto, grossi baffoni spioventi <em>non dovrebbero essercene troppi nel database con questa faccia, se &eacute; schedato lo becchiamo</em>- portava un giaccone verde militare che doveva essergli servito a nascondere il fucile a pompa con cui teneva sotto tiro il gruppetto di ostaggi. Stava appoggiato al bancone esattamente a met&agrave; strada tra le porte a vetri, un punto cieco per i tiratori appostati all&#8217;esterno. H- si domand&ograve; quanto ci fosse di studiato nella sua scelta di posizione.<br />
Lo vide gettare occhiate nervose alla sua sinistra e finalmente cap&igrave; cosa stava accadendo, ecco la cassiera mancante all&#8217;appello spuntare da una porta al limite del suo campo visivo. L&#8217;uomo le fece cenno con la canna del fucile di portarsi rapidamente insieme agli altri, evidentemente le aveva concesso di andare al bagno.<br />
<em>Un figlio di puttana gentiluomo a quanto pare</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sillabe incomprensibili si arrampicavano lungo le circonvoluzioni della sua mente in bizzarre spirali, se anche qualche indizio di questo tumulto interiore raggiungeva la superficie si perdeva nelle profondit&agrave; torbide dei suoi occhi spenti come bocche vulcaniche sul fondo di laghi di caldera, solo un occasionale movimento delle labbra tradiva il suo rapimento nell&#8217;ascolto di un distante salmodiare.<br />
Buemi lo teneva sotto controllo da qualche minuto, il suo sguardo andava dai resti del fantoccio bruciato al corpulento commilitone domandandosi cosa si celasse dietro quel vuoto che li accomunava.<br />
Aveva pensato che uscendo all&#8217;aperto quel senso di fastidio che percepiva si sarebbe placato invece paradossalmente sotto quel cielo stellato si sentiva ancora pi&ugrave; vulnerabile, in balia di un orrore siderale che si specchiava nelle orbite carbonizzate del simulacro di paglia che aveva di fronte.<br />
Nessuno dei cinque uomini sembrava essersi accorto che da tempo gli insetti avevano smesso di frinire, su tutta la scena dominava un silenzio irreale.<br />
Improvvisamente Pantaleo fu percorso da un tremore che partendo dal petto si diffuse rapidamente a tutte le membra, dalla sua gola inzi&ograve; a risalire un gorgoglio che sembrava provenire dalle viscere ed aveva qualcosa di ominoso. Tutto il gruppo fu finalmente cosciente che qualcosa non andava nel grosso bestione rasato.<br />Lo Cascio accenn&ograve; un passo in avanti verso di lui &#8211; <em>Che minchia i&egrave;?</em> &#8211; si ferm&ograve; immediatamente mentre Pantaleo alzava il braccio con la pistola ed armava il cane, il sorriso ebete stampato in volto. Per un istante vide un lampo di intelligenza malevola balenare sul fondo di quegli occhi porcini. Fu l&#8217;ultima  cosa che vide.<br />
Lo sparo squarci&ograve; il silenzio rimbombando per la vallata. Scimeca si porto la mano all&#8217;orecchio con una smorfia di dolore, il colpo gli era sibilato accanto. Una poltiglia mista di materia cerebrale, schegge ossee e quello che era stato l&#8217;occhio di Lo Cascio gli era finita sul volto, il ragazzo tuttavia era troppo stordito o terrorizzato per accorgersene. La testa del camerata colpito era esplosa come un melone maturo schizzando in avanti all&#8217;uscita del proiettile. Buemi ebbe la fugace impressione di scorgere una porzione di cielo nell&#8217;orbita devastata prima che il militare si abbattesse al suolo con un tonfo ovattato. Non aveva ancora avuto l&#8217;istinto di estrarre la pistola quando vide <em>l&#8217;Americano</em> sparare a bruciapelo dall&#8217;anca. Il secondo colpo della notte si and&ograve; a piantare nella spalla di Pantaleo affondando  come in un sacco di patate ed ottenendo grossomodo lo stesso risultato.<br />
Buemi ripens&ograve; a quella volta da <em>caruso</em> al guado di Fonte Gelata, i ragazzi facevano a gara a chi resisteva pi&ugrave; a lungo sott&#8217;acqua. Ricordava di avere avuto paura, il cuore gli batteva forte nelle orecchie mentre la pressione sembrava schiacciarlo, nonostante il senso di pericolo non riusciva a muoversi velocemente quanto avrebbe voluto, le membra erano cos&igrave; pesanti, intorpidite e il tempo trascorso sembrava infinito.<br />
Ora aveva la stessa percezione dilatata e differita. Questa volta ad accoglierlo all&#8217;uscita dall&#8217;acqua non ci sarebbero state risa di scherno dei compagni. Estrasse la Beretta e la punt&ograve; verso Pantaleo, il braccio quasi rigido, l&#8217;occhio destro socchiuso per mirare. Era solo la terza volta che sparava, i proiettili costavano e non c&#8217;era molto tempo o denaro da investire in addestramento. Fece fuoco ed il rinculo si trasmise dal polso alla clavicola come una scossa mentre il colpo mancava abbondantemente il bersaglio.<br />
Scoprendo la dentatura in un ghigno idiota Pantaleo si apprestava di nuovo a fare fuoco nella sua direzione.</p>
<p><cite>I see a hollow man, gun in hand, gun in hand, it points my way</cite></p>
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		<title>crossposted ma pazienza</title>
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		<pubDate>Tue, 20 May 2008 09:43:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggo sempre con piacere le offerte di lavoro che mi arrivano per email. Stamattina ero particolarmente frustrato per tutta una serie di motivi che sarebbe lungo spiegarvi*<a href="http://www.neoprene.it/crossposted-ma-pazienza/">[continua...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggo sempre con piacere le offerte di lavoro che mi arrivano per email. Stamattina ero particolarmente frustrato per tutta una serie di motivi che sarebbe lungo spiegarvi* per fortuna questo annuncio mi ha risollevato il morale<br />
<a href="http://img182.imageshack.us/my.php?image=accenditorezy7.gif" target="_blank"><img src="http://img182.imageshack.us/img182/8418/accenditorezy7.th.gif" border="0" alt="Free Image Hosting at www.ImageShack.us" /></a></p>
<p>non so se mi spiego, <strong>accenditore di entusiasmi sopiti</strong></p>
<blockquote><p>Sappiamo che hai dai 25 ai 35 anni e vivi entro 10Km da Milano;<br />
hai uno sguardo vivido, che tradisce la tua profonda intelligenza; possiedi  un grande senso dell&#8217;umorismo; sai entrare facilmente in sintonia con le persone e l&#8217;ambiente che ti circonda; hai imparato che il sorriso e un po&#8217; di umiltà sono l&#8217;unica chiave che apre tutte le porte, le stesse contro cui hai picchiato il naso, quando ti sei presentato con la presunzione di chi conosce tutte le risposte.</p>
<p>Hai un innato gusto per l&#8217;estetica in tutto cio che fai, usando sapientemente i colori e le forme, in un tripudio di armonia, per trasmettere sensazioni ed emozioni.</p>
<p>Ami leggere, spaziando dai fumetti a Socrate, passando da Camilleri e Asimov; non sai resistere senza scrivere, rendendo omaggio alla punteggiatura, osannando la grammatica ed esplorando la semantica; quando sei da MC Donalds, la tovaglietta di carta diventa la tua tela, sulla quale prendono vita i tuoi pensieri più profondi.</p>
<p>Non hai orari e non ami timbrare cartellini, perchè la tua mente è sempre attiva, come la tua voglia di esplorare i tuoi limiti, per superarli; alimentanti continuamente la tua curiosità, attraverso la quale imparare ogni giorno cose nuove, attingendo in  religioso silenzio le formule magiche degli stregoni.</p>
<p>Amiamo la comunicazione, che è parte del nostro DNA; offriamo uno spazio al fuoco sacro della tua passione, abilità, determinazione e sagacia.</p>
<p>Se la descrizione ti veste correttamente allora, solo allora, inoltraci il tuo CV, con FOTO allegata.</p>
<p>Requisiti minimi:</p>
<p>- Aver letto bene il profilo indicato<br />
- Eccellente conoscenza della suite &#8211; Office, Photoshop, Xpress, Indesign.<br />
- Superlativa padronanza della lingua inglese.<br />
- Automunito/a
</p></blockquote>
<p>e tutto questo badate bene per un contratto a progetto tra i 6000 ed i 18000 euro <strong>lordi</strong> l&#8217;anno.<br />
grazie signori, mi avete fatto ridere di gusto.<br />
accenditori di buonumore, su rieducational channel.<br />
a proposito di annunci, avete presente quelle rubriche tipo &#8220;persi di vista&#8221; ? le ho sempre considerate una cagata mostruosa, cose tipo &#8220;ti vedo tutti i giorni sulla metro col giubbino W***ich ma non mi caghi mai. sappi che t&#8217;amo&#8221;. ottima strategia. e ancora &#8220;eri ieri in divisa dei CC in piazza duomo, il mazzo di fiori che avevo in realtà era per te ma non avevo il coraggio di dartelo col tuo collega presente&#8221;. hai fatto bene, secondo me sparava.<br />
comunque, questo è il miglior annuncio di sempre<br />
<a href="http://img208.imageshack.us/my.php?image=annunciooa1.gif" target="_blank"><img src="http://img208.imageshack.us/img208/6617/annunciooa1.th.gif" border="0" alt="Free Image Hosting at www.ImageShack.us" /></a></p>
<p>*diciamo solo che ieri ero così depresso che ho deciso di gratificarmi andando al cinema a vedere iron man, peccato che andare da solo mi scazza ed alla fine ero così disperato che ho persino invitato una bella figa al cinema piuttosto che andarci da solo. comunque non preoccupatevi, mi ha rimbalzato peggio di una mattonella verde di <a href="http://dailymotion.alice.it/video/x31v3p_atari-800-xl-trailblazer-gremlin-gr_videogames">trailblazer</a></p>
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		<title>Still Life</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Mar 2008 13:53:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi tre mesi credo di avere visto una cinquantina di film. Magari sono un po&#8217; meno ma sono comunque tanti da non ricordarli tutti, di qualcuno mi era venuta voglia di fare una recensione anche minimale ma come la maggior parte delle cose che mi passano per la testa ultimamente mi è scappata voglia di farla subito dopo che ci avevo pensato.<br />
Comunque non è esattamente di questo che volevo scrivere ma della mia ultima perversione, i moviecaps.</p>
<p>Si potrebbe dire che il mio rapporto con il cinema (in senso lato includendo anche la tv) è diventato prepotentemente masturbatorio e no, non per i contenuti anche se in effetti in qualche caso potrebbe sembrare. Tutto è cominciato quando ho installato virtual dub per fare un capture visto che da windows media player è impossibile. Da quel momento ho incominciato a rivedere i film una seconda volta in vd, guardando le scene che mi interessavano frame by frame per estrapolare quelli desiderati. Tentazione quantomai pericolosa per un control freak.<br />Step back, immediatamente dopo la fine del liceo ho iniziato a pensare che ero grato al mio professore di inglese per avermi dotato di strumenti che mi portano sempre ad interpretare i segni di un testo, una sorta di coltello analitico che è difatto un&#8217;arma a doppio taglio dato che al piacere di sezionare mentalmente l&#8217;opera per valutarne la costruzione e gli scopi corrisponde spesso la perdita del gusto della fruizione spontanea del testo stesso. Si tratta di un frame of mind di cui non riesco a liberarmi facilemente se non con una buona dose di sforzo intellettivo (a parte il fatto che fissarsi con l&#8217;analisi dei dettagli perdendo di vista l&#8217;insieme è un po&#8217; il trademark degli ossessivi-compulsivi ed indicatore di una personalità troppo cerebrale (cosa che purtroppo non aiuta a scopare).</p>
<p>Adesso per motvi prettamente lavorativi mi trovo ad applicare questo frame of mind anche al cinema e questo nonostante sia un autodidatta purtroppo privo di una formazione teorica adeguata sulla grammatica del linguaggio visivo (ma mi sto facendo consigliare una bibliografia) ed ignaro delle più basilari conoscenze di fotografia (però ho finalmente comprato il manuale di Hedgecoe, grazie Sara).<br />
Insomma sto passando un&#8217;irragionevole quantità di tempo a rivedere il film della sera precedente guardandomi le sequenze avanti ed indietro, manualmente frame dopo frame, ricostruire inquadrature e movimenti di camera, fare ipotesi di montaggio interrogandomi sulle scelte. Come dicevo è un tool pericolosamente invitante per un control freak, pensare di poter riavvolgere la realtà, sconvolgerne l&#8217;ordine cronologico, svincolare causa ed effetto e perdersi nelle miriadi di sterili ed ipotetici what if. Per non dire del perfezionismo di un ossessivo compulsivo perennemente distratto dai dettagli, sarà meglio questa o quella still? quale è più carica di significato?</p>
<p>Domenica scorsa mi sono visto Secretary, mi ha fatto riflettere molto. C&#8217;è un punto della vicenda in cui è palese che lei sta cercando di provocare una reazione, lui è di fronte ad un dubbio, restare nell&#8217;inazione amletica o giocarsi il tutto per tutto, una di quelle mosse a rischio denuncia. Alla fine agisce. Vorrei la realtà fosse così semplice. O magari un&#8217;altra testa anzi nessuna.</p>
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		<title>A storm is coming</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jan 2008 08:29:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tin Man: è una miniserie in tre puntate formato film per la tv. Partita in sordina con poche pretese e poco budget su sci-fi channel ha fatto<a href="http://www.neoprene.it/a-storm-is-coming/">[continua...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.slashfilm.com/wp/wp-content/images/tinman.jpg" alt="Tin Man" /><br />
<a href="http://www.amazon.it/gp/product/B0019ZN2B4/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&#038;tag=neoprene08-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=24114&#038;creativeASIN=B0019ZN2B4">Tin Man</a><img src="http://www.assoc-amazon.it/e/ir?t=neoprene08-21&#038;l=as2&#038;o=29&#038;a=B0019ZN2B4" width="1" height="1" border="0" alt="" style="border:none !important; margin:0px !important;" />: è una miniserie in tre puntate formato film per la tv. Partita in sordina con poche pretese e poco budget su sci-fi channel ha fatto 6,5 milioni di telespettatori. Potrebbe pertanto seguire una serie intera.<br />
Sostanzialmente è Il Mago di Oz incontra Final Fantasy (con un po&#8217; della saga della torre nera di S.King tanto per gradire).<br />
D.G. che i solutori più abili avranno già riconosciuto essere le iniziali di Dorothy Gale è una ragazza col giubbotto di pelle che guida una scrambler e fa la cameriera in una tavola calda. Interpretata dalla graziosa (a tratti particolare ma molto graziosa) Zooey Deschanel che si muove come un camionista e recita un po&#8217; da cani ma ha gli occhioni azzurri.<br />
Poi c&#8217;è Glitch, praticamente lo spaventapasseri che rulezza di prepotenza interpretato dall&#8217;ottimo Alan Cumming a cui non perdono però le dichiarazioni riguardo la sua interpretazione di Nightcrawler in <a href="http://www.amazon.it/gp/product/B003GZTT80/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&#038;tag=neoprene08-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=24114&#038;creativeASIN=B003GZTT80">X-2</a><img src="http://www.assoc-amazon.it/e/ir?t=neoprene08-21&#038;l=as2&#038;o=29&#038;a=B003GZTT80" width="1" height="1" border="0" alt="" style="border:none !important; margin:0px !important;" />. E poi c&#8217;è Tin Man che è uno sceriffo tutto d&#8217;un pezzo.<br />
La <em>villain</em> della serie Azkedelia invece è un pezzo di figa da antologia che sembra appunto la strega di Final Fantasy VIII e le sue guardie hanno divise nazi-fetish che fanno sempre fine e non impegnano.<br />
Insomma, Must see*.<br />
L&#8217;ho trovato in originale forse esistono anche i sottotitoli ma in ogni caso gli attori britannici si ascoltano un gran bene.</p>
<p>(n.d.r.)aggiornamento: la serie, opportunamente ribattezzata Ritorno ad Oz e con un vistoso spostamento verso del ruolo titolare alla Deschanel è apparsa anche sulla tv generalista</p>
<p>*<em>a meno che non siate stati sottoposti al processo per diventare monarch slave. se vi attivate durante la visione e siete uno sex slave tipo beta il mio numero è noto.</em></p>
<p><iframe src="http://rcm-it.amazon.it/e/cm?lt1=_blank&#038;bc1=000000&#038;IS2=1&#038;bg1=FFFFFF&#038;fc1=000000&#038;lc1=0000FF&#038;t=neoprene08-21&#038;o=29&#038;p=8&#038;l=as4&#038;m=amazon&#038;f=ifr&#038;ref=ss_til&#038;asins=B0019ZN2B4" style="width:120px;height:240px;" scrolling="no" marginwidth="0" marginheight="0" frameborder="0"></iframe></p>
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		<title>300</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jun 2007 16:34:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con colpevole ritardo ho finalmente visto 300 l&#8217;adattamento cinematografico della graphic-novel di Frank Miller e devo dire che me lo sono proprio goduto. Sar&#224; che mi piacciono<a href="http://www.neoprene.it/300/">[continua...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con colpevole ritardo ho finalmente visto <strong><a href="http://www.amazon.it/gp/product/B0041KW0VM/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&#038;tag=neoprene08-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=24114&#038;creativeASIN=B0041KW0VM">300</a><img src="http://www.assoc-amazon.it/e/ir?t=neoprene08-21&#038;l=as2&#038;o=29&#038;a=B0041KW0VM" width="1" height="1" border="0" alt="" style="border:none !important; margin:0px !important;" /><br />
</strong> l&#8217;adattamento cinematografico della <em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8877591390/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&#038;tag=neoprene08-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=24114&#038;creativeASIN=8877591390">graphic-novel</a><img src="http://www.assoc-amazon.it/e/ir?t=neoprene08-21&#038;l=as2&#038;o=29&#038;a=8877591390" width="1" height="1" border="0" alt="" style="border:none !important; margin:0px !important;" /></em> di Frank Miller e devo dire che me lo sono proprio goduto. Sar&agrave; che mi piacciono i film esagerati ma qui tutte le sequenze sono da cult, tutte le frasi sono one-liner memorabili, tutte le pose iper-plastiche, tutti gli uomini sono statue di bronzo e tutte le donne hanno capezzoli turgidi su cui appendere mantelli cremisi.<br />Perch&egrave; <strong>QUESTA &Egrave; SPARTA!</strong></p>
<p><span id="more-142"></span></p>
<p>Ok forse ho peccato di entusiasmo, in ogni caso <strong><a href="http://www.amazon.it/gp/product/B0041KW0VM/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&#038;tag=neoprene08-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=24114&#038;creativeASIN=B0041KW0VM">300</a><img src="http://www.assoc-amazon.it/e/ir?t=neoprene08-21&#038;l=as2&#038;o=29&#038;a=B0041KW0VM" width="1" height="1" border="0" alt="" style="border:none !important; margin:0px !important;" /></strong> resta <span style="position:relative;color:black;width:166px;background:white;border-width:  4px 0px 4px 0px ;border-style: dashed;border-color: --;filter:alpha(opacity=25);-moz-opacity:.25;opacity:.25;float:right;padding: 0.2em; margin: 1em;font-family:Verdana,Arial, Helvetica,Georgia;font-size: 24px;line-height:26px; text-align: right;"><span style="filter:alpha(opacity=75);-moz-opacity:.75;opacity:.75;">un&#8217;ora </span><b> </b>e <br><b></b>47 <br><b>minuti </b>di <br><b>puro </b>eye-candy<span style="filter:alpha(opacity=90);-moz-opacity:.90;opacity:.90;"> testosteronico</span></span>un&#8217;ora e 47 minuti di puro eye-candy testosteronico.</p>
<p>Zack Snyder regista videoclipparo alla sua seconda prova sul grande schermo dopo il riuscito <em>remake</em> del classico di George Romero <a href="http://www.amazon.it/gp/product/B00423BHKI/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&#038;tag=neoprene08-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=24114&#038;creativeASIN=B00423BHKI" title="dawn of the dead 2004, storie di zombie che mangiano cervelli di zombie e diventano superzombie">Dawn of the Dead</a><img src="http://www.assoc-amazon.it/e/ir?t=neoprene08-21&#038;l=as2&#038;o=29&#038;a=B00423BHKI" width="1" height="1" border="0" alt="" style="border:none !important; margin:0px !important;" /> si cimenta nella trasposizione da un fumetto cavalcando uno dei trend pi&ugrave; caldi di Hollywood e punta direttamente ad uno dei titoli pi&ugrave; ambiziosi trattandosi di un capolavoro che trascende i confini del genere.</p>
<p>Non mi dilungo molto sull&#8217;opera, limitandomi a lamentare come al grosso successo dell&#8217;uscita cinematografica non abbia corrisposto una riedizione in paperback come avvenuto ad esempio con V for Vendetta.<br />
Possiamo dire che in un certo senso l&#8217;uscita di questo film chiude un cerchio visto che la passione, o forse si potrebbe parlare di ossessione, milleriana per la storia della battaglia delle Termopili nasce dalla visione di un film, L&#8217;eroe di Sparta (<a href="http://imdb.com/title/tt0055719/" title="un bel peplum come si faceva una volta">The 300 Spartans</a>) e si riflette in una delle storie di Sin city, <em>The big fat kill</em> (Sin City, Book 3) in cui la gola delle Termopili diventa un vicolo cieco dove il numero dei gangster gioca a loro sfavore portandoli a venire massacrati da uno sparuto gruppo di &#8220;eroi&#8221;. Ma la vicenda dei 300 di Sparta &egrave; troppo grande per non venire raccontata a dovere e Miller lo fa a modo suo, rivisitandola, spettacolarizzandola, attualizzandola con il suo linguaggio che non pu&ograve; e non deve essere quello di Erodoto. Nascono cos&igrave; i cinque volumi di 300. Miller gioca con la luce, con le inquadrature, si cita addosso. Pi&ugrave; di un fumetto &egrave; uno storyboard bello e pronto in attesa di un regista sufficientemente visionario e coraggioso da portarlo sul grande schermo. Arriviamo cos&igrave; ai giorni nostri, con il budget adeguato e gli effetti speciali necessari, parafrasando il celebre telfilm: <em>&#8220;abbiamo la tecnologia, possiamo ricostruirlo&#8221;</em>.</p>
<p><img src="/images/300.jpg" alt="quello che si dice tenere la posizione" title="quello che si dice tenere la posizione" align="left" />La pellicola pu&ograve; vantare una color correction minuziosa che ricalca egregiamente il lavoro di coloritura effettuato da Lynn Varley nel corrispettivo cartaceo restituendo una fotografia, se di fotografia &egrave; lecito parlare trattandosi di un film realizzato quasi interamente in bluescreen, lavata in una luce nei toni del bronzo. Sono gli stessi colori, quelli del bronzo, della terra e del sangue che la Varley ha utilizzato nel suo capolavoro di colorista. Nelle immagini c&#8217;&egrave; una forte predominanza di chiaroscuro espressivo a sottolineare la fisicit&agrave; ferina dei protagonisti. C&#8217;&egrave; un abuso di slow motion ma con metodo: senza deludere le aspettative del pubblico le sequenze di combattimento si allineano agli standard post-matrix ma in luogo dell&#8217;inflazionato bullet-time viene utilizzato uno slow-motion ad alta frequenza di fotogrammi che dilata il tempo dell&#8217;azione amplificando elementi come lo scorrere del sangue dalle ferite.<br />
L&#8217;effetto &egrave; volutamente irreale trattandosi di una riproduzione quasi <em>frame by frame</em> del fumetto o forse sarebbe pi&ugrave; corretto dire iper-reale nel senso di una realt&agrave; aumentata, ingigantita e deformata dal genio creativo di Miller che sposta pertanto l&#8217;opera fuori dai confini del genere storico ponendola in un contesto di <em>historical fantasy</em>. In questo senso sono assolutamente fuori luogo le critiche di inaccuratezza storica rivolte al film, ci sono ovviamente delle licenze ma per fare un paragone il campo di gioco &egrave; lo stesso di Alexander l&#8217;<em>anime</em> trasmesso qualche anno fa da MTV pi&ugrave; che il film di Oliver Stone.</p>
<p><img src="/images/300-2.jpg" alt="i diecimila Immortali" title="i diecimila Immortali" align="right" />Trasfigurata nell&#8217;epica di Delios, un narratore che ci viene detto &#8220;sa come rendere interessante un racconto&#8221;, la storia si popola di personaggi che trascendono l&#8217;umano: colossi deformi, olifanti, efori che sono gusci avvizziti privi di umanit&agrave; alimentati solo dalla loro bramosia, l&#8217;elite combattente di re Serse, i diecimila Immortali comandati da Idarne rappresentati come guerrieri senza volto celati da grottesche maschere d&#8217;argento. Lo stesso Serse interpretato da un&#8217;irriconoscibile Rodrigo Santoro &egrave; una sorte di gigante, un vero e proprio uomo dio. I tratti distintivi dei personaggi sono estremizzati, resi archetipali come &egrave; consono alla narrazione epica che si colloca in una prospettiva astorica ed universale, valga come esempio il personaggio di Efialte, il traditore che &egrave; convenientemente un freak sfuggito al suo destino di venire gettato dalla <a href="http://www.neoprene.it">rupe di Sparta</a>* a dimostrazione vivente delle conseguenze nefaste dell&#8217;abbandono dell&#8217;ideale di vita spartana.<br />
In quest&#8217;ottica sono assolutamente pretestuose anche le polemiche relative alla strumentalizzazione politica della trama che risente certamente delle semplificazioni operata da Miller nella trasposizione del fatto storico, 300 tuttavia non narra tanto di uno scontro di culture quanto del valore di pochi che osarono battersi contro molti e dell&#8217;anelito alla libert&agrave; come diritto ultimo e inalienabile. Poco importa che storicamente Sparta sia stata la meno ricca di istanze libertarie tra le <em>poleis</em> greche.<br />Certamente la cultura spartana viene presentata in maniera  schematica, d&#8217;altro canto non si tratta di un documentario o di una ricostruzione con pretese filologiche ma di un&#8217;opera di fiction che ha il suo punto di forza nella resa spettacolare ed il suo punto debole nel plot e nei dialoghi (s&igrave; prima scherzavo). &Egrave; questo il limite di Miller che &egrave; il pi&ugrave; &#8220;cinematografico&#8221; dei grandi autori del fumetto moderno a differenza ad esempio di Moore che  &egrave; decisamente pi&ugrave; &#8220;romanzesco&#8221; nel linguaggio sia per quanto riguarda la densit&agrave; del testo delle didascalie sia per lo studio e la cura dei dialoghi. Tutte considerazioni, comunque, che vengono spazzate via dalla potenza retorica di un <strong>THIS IS SPARTA!</strong></p>
<p><em><small>*che, lo ricordo a beneficio dei visitatori che ci raggiungono con questa chiave di ricerca era il monte Taigeto (&#932;&#945;&#965;&#947;&#949;&#964;&#959;&#962;) e non la rupe Tarpea che si trovava invece a Roma</small></em></p>
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		<title>Spiderman 3 o i dolori del giovane Parker</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2007 14:35:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La prima cosa che mi &#232; venuta in mente &#232; la recensione di un disco dei Ratt che lessi molti anni fa su Metal Hammer: <cite>&#34;&#232; come un bel piatto di carne al sangue servito con sopra dei cubetti di zucchero&#34;</cite>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-143"></span><!--noteaser--></p>
<p>La prima cosa che mi &egrave; venuta in mente &egrave; la recensione di un disco dei Ratt che lessi molti anni fa su Metal Hammer: <cite><span style="position:relative;color:black;width:166px;background:white;border-width:  4px 0px 4px 0px ;border-style: dashed;border-color: --;filter:alpha(opacity=25);-moz-opacity:.25;opacity:.25;float:right;padding: 0.2em; margin: 1em;font-family:Verdana,Arial, Helvetica,Georgia;font-size: 24px;line-height:26px; text-align: right;"><span style="filter:alpha(opacity=75);-moz-opacity:.75;opacity:.75;">&quot;&egrave; </span><b> </b>come <br><b></b>un <br><b>bel </b>piatto <br><b>di carne </b>al <br><b>sangue </b>servito <br><b>con sopra </b>dei <br><b>cubetti </b>di<span style="filter:alpha(opacity=90);-moz-opacity:.90;opacity:.90;"> zucchero&quot;</span></span>&quot;&egrave; come un bel piatto di carne al sangue servito con sopra dei cubetti di zucchero&quot;</cite>. Incidentalmente quel disco faceva cagare.</p>
<p>Ora, pur essendo incline ad abbinamenti culinari improbabili devo ammettere che la metafora &egrave; calzante e ben si addice a questo che le note di produzione definivano <cite>il terzo capitolo di un franchise che ha incassato oltre un miliardo e mezzo di dollari in tutto il mondo</cite>. Purtroppo quello che funziona egregiamente per il fast-food non funziona altrettanto bene quando si tratta di cinema. Facendo la tara all&#8217;<em>hype</em> intorno alla pellicola, dimenticando per un istante il budget faraonico e gli effetti speciali di primissima qualit&agrave; e mettendo da parte l&#8217;approccio da fan al personaggio quello che resta &egrave; un film modesto che mostra la corda, privo di grossi spunti creativi e di momenti di vero coinvolgimento cinematografico, puntellato ed &egrave; la nota peggiore, da siparietti comici eccessivi e spesso fuori luogo. Non so se dipenda dal maggiore coinvolgimento di Raimi nella stesura della sceneggiatura rispetto ai due capitoli precedenti ma il cambio di registro &egrave; palese e fastidioso, un esempio su tutti la scena del ristorante con Bruce Campbell che evidentemente ha un contratto con Raimi per fare un cameo in ogni film. La gag del <em>ma&icirc;tre</em> oltre ad essere poco divertente toglie ogni pathos a quello che dovrebbe essere uno dei nodi drammatici della vicenda per quanto concerne la relazione tra Peter e MJ. Verosimilmente se qualcosa si &egrave; rotto nel giocattolo Spiderman &egrave; nell&#8217;equilibrio tra azione, <em>drama</em> e commedia. Ingredienti miscelati in proporzioni perfette nel primo episodio facendone il miglior film di supereroi per il grande pubblico e qui invece completamente sbilanciati.</p>
<p>Il secondo capitolo mi aveva fatto storcere il naso per la sproporzione tra azione e soap-opera e mi aspettavo si trattasse di un passaggio interlocutorio per legare i due capi della trilogia cos&igrave; come &quot;L&#8217;impero colpisce ancora&quot; era un film di minor respiro rispetto a &quot;Guerre Stellari&quot;, tuttavia mentre il secondo episodio della trilogia di Lucas aveva i suoi momenti memorabili <a href="http://www.amazon.it/gp/product/B0041KWLVG/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&#038;tag=neoprene08-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=24114&#038;creativeASIN=B0041KWLVG">Spider-Man 2</a><img src="http://www.assoc-amazon.it/e/ir?t=neoprene08-21&#038;l=as2&#038;o=29&#038;a=B0041KWLVG" width="1" height="1" border="0" alt="" style="border:none !important; margin:0px !important;" /> era invece un melenso triangolo sentimentale intervallato da qualche sana sequenza di mazzate acrobatiche. Purtroppo questo terzo episodio riprende le fila della vicenda stemperandola ulteriormente nei toni della commedia rosa</p>
<p>Il peggior difetto della sceneggiatura &egrave; che cerca di spremere in 139 minuti un paio di centinaia di numeri del fumetto infilandoci dentro troppe sottotrame nessuna sviluppata in maniera coerente. La storia sovraffollata di personaggi &egrave; come un motore troppo complesso che si mette in moto, si ferma, tossisce, riparte ma non entra mai veramente a regime.<br />
Per certi versi sembra soffrire della sindrome da moltiplicazione dei film di Batman pre-Nolan, qui ci sono tre <em>villain</em> e nessuno viene sfruttato al massimo.<br />
Sandman, eccellente nella resa in CGI soprattutto la sequenza della trasformazione iniziale, forse l&#8217;unica davvero memorabile, offre lo spunto per le migliori scene di combattimento ma resta un personaggio bidimensionale quanto a resa psicologica, una sorta di Boris Karloff mostro incompreso anch&egrave; perch&eacute; la storia non ci da modo di comprenderlo.<br />
Venom, piatto forte del film, &egrave; solo un&#8217;effetto banalotto di animazione, diventa notevole solo quando si impossessa di Eddie Brock ma a quel punto sono gi&agrave; trascorse due ore di film e resta poco per gustarselo, quanto agli effetti tragicomici del simbiote alieno su Peter Parker dir&ograve; in seguito. Goblin poi &egrave; il personaggio pi&ugrave; debole, comodamente messo fuori combattimento da un&#8217;amnesia per buona parte del film salvo tornare come vertice del triangolo con MJ e Peter, fare la figura del <em>malamente</em> prima, della vittima poi e riscattarsi quindi nel finale con una buona dose di buonismo complice la trovata del maggiordomo <em>deus ex-machina</em>, tipica scorciatoia da sceneggiatore in crisi, Lost insegna.</p>
<p><img src="/images/spidey.jpg" alt="spandex years" title="spandex years" align="right" />Quanto al nostro <em>amichevole uomo ragno di quartiere</em> troppo spesso &egrave; sostituito dalla sua gommosa controparte in CGI e questo &egrave; male. Ricordo ancora quando da piccolo mi portarono al cinema a vedere il film di Spiderman con Nicholas Hammond, in fondo era solo un bietolone vestito con una tutina di spandex ridicola ma era la fottuta magia di vedere l&#8217;eroe dei fumetti in carne ed ossa a fare la differenza. Ai miei occhi di bambino era una cosa incredibile e quella magia &egrave; in fondo quello che cerco ogni volta che vado a vedere un film di supereroi. Voglio vedere quanto pu&ograve; sembrare reale. Per questo non mi &egrave; piaciuto l&#8217;<a href="http://www.amazon.it/gp/product/B001FZGCBK/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&#038;tag=neoprene08-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=24114&#038;creativeASIN=B001FZGCBK">Hulk di Ang Lee</a><img src="http://www.assoc-amazon.it/e/ir?t=neoprene08-21&#038;l=as2&#038;o=29&#038;a=B001FZGCBK" width="1" height="1" border="0" alt="" style="border:none !important; margin:0px !important;" />, se voglio vedere un pupazzo gommoso mi guardo un cartone animato. Inoltre siccome ci sono fondamentalmente una serie limitata di variazioni possibili sulle pose plastiche mentre ci si dondola da una ragnatela la brillante idea di questo sequel &egrave; stata di rigirare le scene tra i grattacieli praticamente uguali ai precedenti film ma a velocit&agrave; accelerata il risultato &egrave; che il primo combattimento contro Goblin &egrave; cos&igrave; frenetico e confuso che non si riesce a vedere cosa sta succedendo.</p>
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		<title>Some girls wander by mistake</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Mar 2007 23:15:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[cyberpunk]]></category>
		<category><![CDATA[death]]></category>
		<category><![CDATA[T.S. Eliot]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><small><cite> Have you seen your mother, baby, standing in the shadow?<br />
Have you had another baby, standing in the shadow?<br />
<em>(Jagger/Richards)</em></cite></small></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><small><cite> Have you seen your mother, baby, standing in the shadow?<br />
Have you had another baby, standing in the shadow?<br />
Have you seen your mother baby, standing in the shadow?<br />
<em>(Jagger/Richards)</em></cite></small></p>
<p><span id="more-7"></span></p>
<p><em>Parassiti. Piccoli, disgustosi insetti striscianti eccoli uscire al tramonto in cerca della loro briciola di sopravvivenza.</em><br />
La via sottostante si andava popolando del consueto teatrino di pusher, disperati, prostitute e ruffiani. Tutti quanti di volta in volta predatori e prede gli uni degli altri, alternativamente vittime e carnefici. Da questa altezza erano solamente minuscole figure che popolavano il riflesso delle sue lenti polarizzate, piccole blatte affogate negli ultimi bagliori di un sole morente contro un livido cielo chimico.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Guardare il proprio piccolo mondo dall&#8217;alto pu&ograve; essere una rivelazione, Charlotte era al tempo stesso esilarata ed inebriata dal cambio di prospettiva. Aveva trascorso molto, troppo tempo osservando, ascoltando, ora era tempo di agire. Le bast&ograve; pensarlo per ritrovarsi in piedi ed in azione, al confronto la sua vita passata era un ricordo ovattato, come se avesse sempre vissuto sott&#8217;acqua, le percezioni imperfette, i movimenti goffi e faticosi. Ora Charlotte scivolava da un tetto all&#8217;altro senza nemmeno far scappare i piccioni. Improvvisamente tutto le appariva nitido, affilato, denso di propiet&agrave; sensorie che le facevano formicolare la nuca e la lingua. Non si era mai sentita cos&igrave; viva. Eccitata. Letale.</p>
<p>Il Viscido era l&igrave;, venti metri e trentotto centimetri sotto di lei. Non aveva bisogno di ascoltare, il copione era risaputo e logoro. Il bambino continuava a guardare il tombino vicino ai suoi piedi muovendo ogni tanto la testa per esprimere un assenso svogliato. Charlotte si domand&ograve; se anche lui avesse visto la lunga coda grigiorosa scivolare come risucchiata dentro la grata appena pochi secondi prima o se si stesse limitando a guardare la cosa meno disgustosa nei pressi. Ad un certo punto l&#8217;uomo fece cenno al ragazzo di seguirlo ed insieme scomparvero nel portone.</p>
<p>Immersa nelle tenebre come sempre Miriam sent&igrave; i passi familiari lungo la scala, tenendo mentalmente il tempo fino alla variazione a met&agrave; dove i gradini di ardesia consunta costringevano al cambio di passo e riconobbe anche gli altri passi ed il respiro pi&ugrave; pesante.<br />
Si strinse nelle spalle e si avvicin&ograve; alla finestra dove il sole che filtrava era solo una leggera pressione di calore sulle sue palpebre cieche.<br />
<q>Tesoro sei tu?</q> &#8211; <q>s&igrave;, mamma.</q><br />
A volte basta non fare domande per non sentire bugie</p>
<p>Charlotte si era domandata spesso se la donna non fosse vittima della sindrome di Tourette.  Quando stava sull&#8217;uscio in attesa del prossimo cliente o mentre giaceva con lo sguardo al soffitto e la mente vagabonda la sentiva chiamare dalla finestra il figlio sceso a giocare nel vicolo.<br />
<em>Tesoro dove seiii? amooree della mamma vieni a casa</em>- c&#8217;era sempre una nota stonata in quel richiamo eccessivamente sdolcinato poi d&#8217;improvviso la follia esplodeva in un cambio di  voce &#8211; <em>vieni qui piccolo bastardo! dove cazzo ti sei nascosto? maledetttooo!</em> &#8211; poi ancora come se nulla fosse, fattasi di nuovo melliflua &#8211; <em>tesorooo vieni a casa.</em> Quando faceva cos&igrave; le faceva venire i brividi.<br />
Il bambino lo compativa, era praticamente impossibile che potesse crescere equilibrato, la donna invece restava un mistero. Doveva avere superato i trentacinque anni, <em>shinguru madaa</em>, gli occhi martoriati da una qualche malattia deformante, Miriam apparteneva a quella considerevole percentuale di popolazione destinata a restare per sempre un numero su una lista d&#8217;attesa dell&#8217;assistenza sanitaria sociale che non avrebbe scalato mai. In mancanza di alternative viveva di un modesto sussidio di invalidit&agrave;. Charlotte la vedeva uscire raramente, di solito per fare la spesa, tenuta per mano da quel figlio dallo sguardo perennemente impaurito. C&#8217;era qualcosa di canino nella sua devozione e come certi cani usi a prendere troppe botte aveva l&#8217;aria di desiderare la fuga qualora gli venisse allentato il guinzaglio salvo tornare poi mestamente ogni volta dal padrone. Le sue fughe si limitavano a scorribande nel quartiere con i pochi ragazzi della sua et&agrave; e terminavano di solito la sera con urla dalla finestra e lividi neroblu il giorno successivo. Crescendo tuttavia sembrava avere allargato il giro delle sue frequentazioni, l&#8217;aveva anche visto fare il bulletto con qualche ragazzino pi&ugrave; piccolo e poi era arrivato lui, il Viscido, ed aveva iniziato a ronzargli intorno. Lei aveva capito subito cosa stava succedendo ma non era riuscita a  trovare il coraggio di intervenire. Era sempre stata incapace di reagire alla vita, paralizzata dalla propria inadeguatezza.<br />
Quella tuttavia era un&#8217;altra Charlotte, un milione di anni fa. Ora era cambiata, il suo era uno stato sociopsicotico di beatitudine. Non aveva pi&ugrave; freni, sentiva di poter fare qualsiasi cosa. Soprattutto, non aveva pi&ugrave; paura.</p>
<p>In un unico movimento fluido pass&ograve; dal tetto alla finestra del pianerottolo scivolando dentro con le ombre del crepuscolo. Come loro non faceva rumore. Come loro era ineluttabile.<br />
Trov&ograve; la donna in piedi accanto alla finestra nel declinare del tardo meriggio e rimase alcuni istanti ad osservarla in silenzio. Valutando. Giudicando. La sua colpa, si disse, la cecit&agrave; dell&#8217;anima. Le avrebbe impartito una lezione severa ma compassionevole. Il Viscido invece era una faccenda completamente diversa.<br />
<em>Percepiscimi, ora!</em> &#8211; pens&ograve; &#8211; <em>e ti mostrer&ograve; la paura in una manciata di polvere</em><br />
Miriam fu improvvisamente cosciente di un&#8217;altra presenza nella stanza, un moto di terrore irrazionale le sal&igrave; dal profondo delle viscere come un&#8217;ondata di marea. Violata nella sua sicurezza si sentiva nuda e vulnerabile nella sua cecit&agrave;.<br />
<q>Chi c&#8217;&egrave;?</q>- la sua voce si fece incrinata &#8211; <q>C&#8217;&egrave; qualcuno qui?</q> Charlotte la sfior&ograve; appena passandole accanto manifestandosi. Miriam rimase pietrificata, il viso congelato in una smorfia che le rendeva difficile parlare. <q>Chi&#8230;chi sei?</q> Il tocco di Charlotte sulla sua spalla era leggero come fili di ragno.<br />
<q>Morte.</q>- le sussurr&ograve; &#8211; <q>Ma non per te. Non ora.</q><br />
Miriam si contrasse ranicchiandosi annichilita contro il muro in posizione fetale senza riuscire a parlare, i suoi occhi spalancati sulla tenebra erano dischi d&#8217;ossidiana che riflettevano l&#8217;abisso.</p>
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		<title>C’est la UAT</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2005 12:32:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Journal]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[terziario avanzato]]></category>
		<category><![CDATA[tremendismo]]></category>

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		<description><![CDATA[User acceptance testing From Wikipedia, the free encyclopedia. User acceptance testing (UAT) is one of the final stages of a software project and will often occur before<a href="http://www.neoprene.it/cest-la-uat/">[continua...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><cite><em>User acceptance testing<br />
From <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/User_acceptance_testing" target="_blank">Wikipedia</a>, the free encyclopedia.</p>
<p>User acceptance testing (UAT) is one of the final stages of a software project and will often occur before the customer accepts a new system.</p>
<p>Users of the system will perform these tests which, ideally, developers have derived from the User Requirements Specification, to which the system should conform.</p>
<p>Test designers will draw up a formal test plan and devise a range of severity levels. The focus in this type of testing is less on simple problems (spelling mistakes, cosmetic problems) and show stoppers (major problems like the software crashing, software will not run etc.). Developers should have worked out these issues during unit testing and integration testing. Rather, the focus is on a final verification of the required business function and flow of the system. The test scripts will emulate real-world usage of the system. The idea is that if the software works as intended and without issues during a simulation of normal use, it will work just the same in production.</p>
<p>Results of these tests will allow both the customers and the developers to be confident that the system will work as intended.</em></cite></p>
<p>Accade invece che le specifiche siano decise dal marketing, implementate da programmatori esterni e l&#8217;utente mandato a seguire l&#8217;UAT veda un gruppetto di persone ad un tavolo che bisbigliano sottovoce di questo o di quello.<br />
Accade che così tra il giorno e la notte il vecchio tool viene rimpiazzato dal nuovo e quando faccio notare che
<ol>
<li>inserire un contenuto in fondo ad una pagina e ritrovarlo in un box scrollando nuovamente in alto una serie infinita di link testuali</li>
<li>posizionare i link, anch&#8217;essi testuali che i bottoni costano, commit e delete a sinistra ed in quest&#8217;ordine</li>
</ol>
<p>sono violazioni dei concetti base dell&#8217;usabilità e dell&#8217;ergonomia vengo accolto da un sorrisetto che dice <q><em>sì vabbè ma che te frega basta che funzioni.</em></q></p>
<p>Già, basta che funzioni. Invece ho clonato 5 workspace apportato le modifiche previste dal palinsesto alla grid di home base, effettuato il logout e logandomi come approver ho approvato per le diverse proposition con il go-live previsto alle ore 19 di venerdì.</p>
<p>E non è successo nulla. Non funziona. Tutte le modifiche in palinsesto sulla homebase possono pure andare nel cesso. Tanto qui fanno tutti il ponte a parte noi e quattro stronzi di presidio dell&#8217;IT che non hanno saputo fornire risposta al trouble ticket che ho aperto in merito al disservizio.<br />
Restiamo qui in un complesso deserto a roderci il fegato.<br />
Avrei potuto prendere qualche giorno di ferie per fare ponte ma tanto la persona con cui l&#8217;avrei voluto passare non c&#8217;è.</p>
<p>Però avrò il primo novembre libero ed avrei preferito lavorare che almeno mi pagano di più per fare come al solito (per ora) un cazzo. Invece ho un meraviglioso giorno libero ma non posso dormire fino a tardi perchè passa la donna delle pulizie, non posso andare a fare la spesa perchè è tutto chiuso e tolta la spesa l&#8217;altra mia occupazione nel tempo libero e aspettare che si liberi una lavatrice nel locale lavanderia per fare il bucato. Ma l&#8217;ho già fatto ieri dopo aver incassato il solito pacco a fronte della richiesta di un cambio turno per avere la sera libera. Mi resta il mio appartamento nel residence dove non ho dvd, libri o xbox e nemmeno internet per sfogarmi un po&#8217;.</p>
<p>Potrei tornare a Genova ma sono stanco di farlo appena ho 24 ore libere e poi ora non ho nemmeno più una casa a cui tornare visto che avevo deciso di andare via comunque per inseguire qualcosa che comunque non c&#8217;è e non ci sarà.</p>
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		<title>Lo staff-meeting dei Pugnali Volanti</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2005 12:50:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Journal]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[terziario avanzato]]></category>

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		<description><![CDATA[Il direttore del marketing dice che ci scriviamo troppe email e parliamo troppo poco. Il direttore responsabile di testata dice che non ci diciamo le cose in<a href="http://www.neoprene.it/lo-staff-meeting-dei-pugnali-volanti/">[continua...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il direttore del marketing dice che ci scriviamo troppe email e parliamo troppo poco.<br />
Il direttore responsabile di testata dice che non ci diciamo le cose in faccia ma ci sfoghiamo troppo alla macchina del caffè lamentandoci con gli altri.<br />
Il direttore del marketing dice di non farci illusioni che quando saremo tutti sotto lo stesso tetto non cambieranno le cose se non le cambiamo noi.</p>
<p><cite><em>isn&#8217;t it ironic?</em></cite></p>
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