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	<title>Neoprene</title>
	
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	<description>nato per fustigare i mediocri</description>
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		<title>Piccoli fuochi (parte II): L’uomo obsoleto</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 18:35:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ansimando leggermente si iss&#242; a met&#224; del condotto. Lo spazio angusto era a malapena sufficiente a strisciare sui gomiti ma questo tratto era completamente verticale.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ansimando leggermente si iss&ograve; a met&agrave; del condotto. Lo spazio angusto era a malapena sufficiente a strisciare sui gomiti ma questo tratto era completamente verticale. L&#8217;aria era secca, l&#8217;impianto non veniva acceso da mesi ed i filtri ai carboni attivi erano sporchi. Il pulviscolo gli si infilava nelle narici ed in gola con un retrogusto ferroso che gli portava alla mente ricordi spiacevoli di viagggi in treno e stazioni lontane.<br />
Rinunci&ograve; con un ultimo movimento stizzito del collo a togliersi dalla fronte un ciuffo intriso di sudore, la tuta in kevlar gli si era praticamente incollata addosso.<br />
&quot;Prendi fiato, ce la fai? Le tue pulsazioni stanno salendo, noto anche una leggera aritmia&quot;</p>
<p><span id="more-141"></span></p>
<p>La voce che gli parlava nell&#8217;auricolare aveva a display la sua condizione fisica come rilevata dai sensori della tuta, la poteva verificare anche lui sul <em>prompt</em> del visore che gli copriva l&#8217;occhio sinistro. Come da protocollo non rispose, si limit&ograve; a chiamare a raccolta le forze ed estendere per quanto possibile gomiti e ginocchia bloccandosi in sospensione a met&agrave; del condotto come un grosso ragno febbricitante.<br />
Non poteva permettersi una crisi, non ora. Non poteva neanche permettersi di fare sorgere troppi sospetti sulla sua condizione psicofisica, avrebbero potuto ordinargli delle analisi. Mentre regolava la respirazione fece scivolare da sotto la lingua una compressa di <em>diazepam</em> e la schiacci&ograve; tra i denti. Era il suo asso nella manica, almeno per il momento. Ne deglut&igrave; i resti spigolosi rimpiangendo la mancanza di una sorsata di <em>tres generationes</em> per accompagnarla.<br />
Focalizz&ograve; la sua concentrazione sulla tensione muscolare necessaria a mantenere la posizione. Lentamente i brividi che gli scuotevano le membra iniziarono a recedere in ondate sempre pi&ugrave; deboli e distanziate nel tempo. Alcuni interminabili secondi dopo vide le pulsazioni iniziare a scendere e l&#8217;indice dell&#8217;HUD degradare dal rosso al verde.<br />
&quot;Bravo cos&igrave; va meglio. Che cazzo stai facendo, Yoga? Muovi il culo forza, il dipartimento non paga ad ore!&quot;.</p>
<p>Deboli voci arrivavano dalla grata posta un paio di metri davanti a lui. Strisci&ograve; lentamente in avanti guadagnando centimetri, poi muovendosi come al rallentatore estrasse il cavo ottico ed inizi&ograve; a snodarlo. Ogni minimo rumore avrebbe potuto insospettire il sequestratore.<br />
Il cavo ottico era una guaina snodabile di lamelle plastiche a densit&agrave; variabile contenente della fibra ottica alla cui estremit&agrave; era fissata una microcamera di precisione. La particolare disposizione delle lamelle consentiva al cavo di di curvare come un serpente mantenendo tuttavia una certa rigidit&agrave; strutturale. Agendo sui controlli H- fece strisciare il cavo lungo il condotto fino ad incastrarsi tra le feritoie della grata d&#8217;aerazione.<br />
Al <em>tap-in</em> del cavo nel suo <acronym title="Computer/Radio Subsystem">CRS</acronym> inizi&ograve; a visualizzare l&#8217;interno del Music Megastore, file di scaffali colme di Cd in sovrapprezzo inframmezzate da torri d&#8217;ascolto.<br />
Nell&#8217;angolo pi&ugrave; lontano, seduti per terra stavano gli ostaggi, li cont&ograve; rapidamente. Dovevano essere sette, ne mancava uno. Fece girare la telecamera di 120&deg; cercando di coprire in una panoramica tutta l&#8217;area.<br />
&quot;Bravo Spielberg ti candideremo all&#8217;Oscar, adesso per&ograve; zoomami su quel grosso figlio di puttana.&quot;-<em> Ed eccolo li il nostro uomo</em> &#8211; Doveva essere alto circa un metro e novanta, spalle larghe. Aument&ograve; l&#8217;ingrandimento sul volto, grossi baffoni spioventi <em>non dovrebbero essercene troppi nel database con questa faccia, se &eacute; schedato lo becchiamo</em>- portava un giaccone verde militare che doveva essergli servito a nascondere il fucile a pompa con cui teneva sotto tiro il gruppetto di ostaggi. Stava appoggiato al bancone esattamente a met&agrave; strada tra le porte a vetri, un punto cieco per i tiratori appostati all&#8217;esterno. H- si domand&ograve; quanto ci fosse di studiato nella sua scelta di posizione.<br />
Lo vide gettare occhiate nervose alla sua sinistra e finalmente cap&igrave; cosa stava accadendo, ecco la cassiera mancante all&#8217;appello spuntare da una porta al limite del suo campo visivo. L&#8217;uomo le fece cenno con la canna del fucile di portarsi rapidamente insieme agli altri, evidentemente le aveva concesso di andare al bagno.<br />
<em>Un figlio di puttana gentiluomo a quanto pare</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sillabe incomprensibili si arrampicavano lungo le circonvoluzioni della sua mente in bizzarre spirali, se anche qualche indizio di questo tumulto interiore raggiungeva la superficie si perdeva nelle profondit&agrave; torbide dei suoi occhi spenti come bocche vulcaniche sul fondo di laghi di caldera, solo un occasionale movimento delle labbra tradiva il suo rapimento nell&#8217;ascolto di un distante salmodiare.<br />
Buemi lo teneva sotto controllo da qualche minuto, il suo sguardo andava dai resti del fantoccio bruciato al corpulento commilitone domandandosi cosa si celasse dietro quel vuoto che li accomunava.<br />
Aveva pensato che uscendo all&#8217;aperto quel senso di fastidio che percepiva si sarebbe placato invece paradossalmente sotto quel cielo stellato si sentiva ancora pi&ugrave; vulnerabile, in balia di un orrore siderale che si specchiava nelle orbite carbonizzate del simulacro di paglia che aveva di fronte.<br />
Nessuno dei cinque uomini sembrava essersi accorto che da tempo gli insetti avevano smesso di frinire, su tutta la scena dominava un silenzio irreale.<br />
Improvvisamente Pantaleo fu percorso da un tremore che partendo dal petto si diffuse rapidamente a tutte le membra, dalla sua gola inzi&ograve; a risalire un gorgoglio che sembrava provenire dalle viscere ed aveva qualcosa di ominoso. Tutto il gruppo fu finalmente cosciente che qualcosa non andava nel grosso bestione rasato.<br />Lo Cascio accenn&ograve; un passo in avanti verso di lui &#8211; <em>Che minchia i&egrave;?</em> &#8211; si ferm&ograve; immediatamente mentre Pantaleo alzava il braccio con la pistola ed armava il cane, il sorriso ebete stampato in volto. Per un istante vide un lampo di intelligenza malevola balenare sul fondo di quegli occhi porcini. Fu l&#8217;ultima  cosa che vide.<br />
Lo sparo squarci&ograve; il silenzio rimbombando per la vallata. Scimeca si porto la mano all&#8217;orecchio con una smorfia di dolore, il colpo gli era sibilato accanto. Una poltiglia mista di materia cerebrale, schegge ossee e quello che era stato l&#8217;occhio di Lo Cascio gli era finita sul volto, il ragazzo tuttavia era troppo stordito o terrorizzato per accorgersene. La testa del camerata colpito era esplosa come un melone maturo schizzando in avanti all&#8217;uscita del proiettile. Buemi ebbe la fugace impressione di scorgere una porzione di cielo nell&#8217;orbita devastata prima che il militare si abbattesse al suolo con un tonfo ovattato. Non aveva ancora avuto l&#8217;istinto di estrarre la pistola quando vide <em>l&#8217;Americano</em> sparare a bruciapelo dall&#8217;anca. Il secondo colpo della notte si and&ograve; a piantare nella spalla di Pantaleo affondando  come in un sacco di patate ed ottenendo grossomodo lo stesso risultato.<br />
Buemi ripens&ograve; a quella volta da <em>caruso</em> al guado di Fonte Gelata, i ragazzi facevano a gara a chi resisteva pi&ugrave; a lungo sott&#8217;acqua. Ricordava di avere avuto paura, il cuore gli batteva forte nelle orecchie mentre la pressione sembrava schiacciarlo, nonostante il senso di pericolo non riusciva a muoversi velocemente quanto avrebbe voluto, le membra erano cos&igrave; pesanti, intorpidite e il tempo trascorso sembrava infinito.<br />
Ora aveva la stessa percezione dilatata e differita. Questa volta ad accoglierlo all&#8217;uscita dall&#8217;acqua non ci sarebbero state risa di scherno dei compagni. Estrasse la Beretta e la punt&ograve; verso Pantaleo, il braccio quasi rigido, l&#8217;occhio destro socchiuso per mirare. Era solo la terza volta che sparava, i proiettili costavano e non c&#8217;era molto tempo o denaro da investire in addestramento. Fece fuoco ed il rinculo si trasmise dal polso alla clavicola come una scossa mentre il colpo mancava abbondantemente il bersaglio.<br />
Scoprendo la dentatura in un ghigno idiota Pantaleo si apprestava di nuovo a fare fuoco nella sua direzione.</p>
<p><cite>I see a hollow man, gun in hand, gun in hand, it points my way</cite></p>
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		<title>300</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jun 2007 16:34:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con colpevole ritardo ho finalmente visto 300 l&#8217;adattamento cinematografico della graphic-novel di Frank Miller e devo dire che me lo sono proprio goduto. Sar&#224; che mi piacciono<a href="http://www.neoprene.it/300/">[continua...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con colpevole ritardo ho finalmente visto <strong>300</strong> l&#8217;adattamento cinematografico della <em>graphic-novel</em> di Frank Miller e devo dire che me lo sono proprio goduto. Sar&agrave; che mi piacciono i film esagerati ma qui tutte le sequenze sono da cult, tutte le frasi sono one-liner memorabili, tutte le pose iper-plastiche, tutti gli uomini sono statue di bronzo e tutte le donne hanno capezzoli turgidi su cui appendere mantelli cremisi.<br />Perch&egrave; <strong>QUESTA &Egrave; SPARTA!</strong></p>
<p><span id="more-142"></span></p>
<p>Ok forse ho peccato di entusiasmo, in ogni caso <strong>300</strong> resta <span style="position:relative;color:black;width:166px;background:white;border-width:  4px 0px 4px 0px ;border-style: dashed;border-color: --;filter:alpha(opacity=25);-moz-opacity:.25;opacity:.25;float:right;padding: 0.2em; margin: 1em;font-family:Verdana,Arial, Helvetica,Georgia;font-size: 24px;line-height:26px; text-align: right;"><span style="filter:alpha(opacity=75);-moz-opacity:.75;opacity:.75;">un&#8217;ora </span><b> </b>e <br><b></b>47 <br><b>minuti </b>di <br><b>puro </b>eye-candy<span style="filter:alpha(opacity=90);-moz-opacity:.90;opacity:.90;"> testosteronico</span></span>un&#8217;ora e 47 minuti di puro eye-candy testosteronico.</p>
<p>Zack Snyder regista videoclipparo alla sua seconda prova sul grande schermo dopo il riuscito <em>remake</em> del classico di George Romero <a href="http://www.imdb.com/title/tt0363547/" title="dawn of the dead 2004, storie di zombie che mangiano cervelli di zombie e diventano superzombie">Dawn of the Dead</a> si cimenta nella trasposizione da un fumetto cavalcando uno dei trend pi&ugrave; caldi di Hollywood e punta direttamente ad uno dei titoli pi&ugrave; ambiziosi trattandosi di un capolavoro che trascende i confini del genere.</p>
<p>Non mi dilungo molto sull&#8217;opera, limitandomi a lamentare come al grosso successo dell&#8217;uscita cinematografica non abbia corrisposto una riedizione in paperback come avvenuto ad esempio con V for Vendetta.<br />
Possiamo dire che in un certo senso l&#8217;uscita di questo film chiude un cerchio visto che la passione, o forse si potrebbe parlare di ossessione, milleriana per la storia della battaglia delle Termopili nasce dalla visione di un film, L&#8217;eroe di Sparta (<a href="http://imdb.com/title/tt0055719/" title="un bel peplum come si faceva una volta">The 300 Spartans</a>) e si riflette in una delle storie di Sin city, <em>The big fat kill</em> (Sin City, Book 3) in cui la gola delle Termopili diventa un vicolo cieco dove il numero dei gangster gioca a loro sfavore portandoli a venire massacrati da uno sparuto gruppo di &#8220;eroi&#8221;. Ma la vicenda dei 300 di Sparta &egrave; troppo grande per non venire raccontata a dovere e Miller lo fa a modo suo, rivisitandola, spettacolarizzandola, attualizzandola con il suo linguaggio che non pu&ograve; e non deve essere quello di Erodoto. Nascono cos&igrave; i cinque volumi di 300. Miller gioca con la luce, con le inquadrature, si cita addosso. Pi&ugrave; di un fumetto &egrave; uno storyboard bello e pronto in attesa di un regista sufficientemente visionario e coraggioso da portarlo sul grande schermo. Arriviamo cos&igrave; ai giorni nostri, con il budget adeguato e gli effetti speciali necessari, parafrasando il celebre telfilm: <em>&#8220;abbiamo la tecnologia, possiamo ricostruirlo&#8221;</em>.</p>
<p><img src="/images/300.jpg" alt="quello che si dice tenere la posizione" title="quello che si dice tenere la posizione" align="left" />La pellicola pu&ograve; vantare una color correction minuziosa che ricalca egregiamente il lavoro di coloritura effettuato da Lynn Varley nel corrispettivo cartaceo restituendo una fotografia, se di fotografia &egrave; lecito parlare trattandosi di un film realizzato quasi interamente in bluescreen, lavata in una luce nei toni del bronzo. Sono gli stessi colori, quelli del bronzo, della terra e del sangue che la Varley ha utilizzato nel suo capolavoro di colorista. Nelle immagini c&#8217;&egrave; una forte predominanza di chiaroscuro espressivo a sottolineare la fisicit&agrave; ferina dei protagonisti. C&#8217;&egrave; un abuso di slow motion ma con metodo: senza deludere le aspettative del pubblico le sequenze di combattimento si allineano agli standard post-matrix ma in luogo dell&#8217;inflazionato bullet-time viene utilizzato uno slow-motion ad alta frequenza di fotogrammi che dilata il tempo dell&#8217;azione amplificando elementi come lo scorrere del sangue dalle ferite.<br />
L&#8217;effetto &egrave; volutamente irreale trattandosi di una riproduzione quasi <em>frame by frame</em> del fumetto o forse sarebbe pi&ugrave; corretto dire iper-reale nel senso di una realt&agrave; aumentata, ingigantita e deformata dal genio creativo di Miller che sposta pertanto l&#8217;opera fuori dai confini del genere storico ponendola in un contesto di <em>historical fantasy</em>. In questo senso sono assolutamente fuori luogo le critiche di inaccuratezza storica rivolte al film, ci sono ovviamente delle licenze ma per fare un paragone il campo di gioco &egrave; lo stesso di Alexander l&#8217;<em>anime</em> trasmesso qualche anno fa da MTV pi&ugrave; che il film di Oliver Stone.</p>
<p><img src="/images/300-2.jpg" alt="i diecimila Immortali" title="i diecimila Immortali" align="right" />Trasfigurata nell&#8217;epica di Delios, un narratore che ci viene detto &#8220;sa come rendere interessante un racconto&#8221;, la storia si popola di personaggi che trascendono l&#8217;umano: colossi deformi, olifanti, efori che sono gusci avvizziti privi di umanit&agrave; alimentati solo dalla loro bramosia, l&#8217;elite combattente di re Serse, i diecimila Immortali comandati da Idarne rappresentati come guerrieri senza volto celati da grottesche maschere d&#8217;argento. Lo stesso Serse interpretato da un&#8217;irriconoscibile Rodrigo Santoro &egrave; una sorte di gigante, un vero e proprio uomo dio. I tratti distintivi dei personaggi sono estremizzati, resi archetipali come &egrave; consono alla narrazione epica che si colloca in una prospettiva astorica ed universale, valga come esempio il personaggio di Efialte, il traditore che &egrave; convenientemente un freak sfuggito al suo destino di venire gettato dalla <a href="http://www.neoprene.it">rupe di Sparta</a>* a dimostrazione vivente delle conseguenze nefaste dell&#8217;abbandono dell&#8217;ideale di vita spartana.<br />
In quest&#8217;ottica sono assolutamente pretestuose anche le polemiche relative alla strumentalizzazione politica della trama che risente certamente delle semplificazioni operata da Miller nella trasposizione del fatto storico, 300 tuttavia non narra tanto di uno scontro di culture quanto del valore di pochi che osarono battersi contro molti e dell&#8217;anelito alla libert&agrave; come diritto ultimo e inalienabile. Poco importa che storicamente Sparta sia stata la meno ricca di istanze libertarie tra le <em>poleis</em> greche.<br />Certamente la cultura spartana viene presentata in maniera  schematica, d&#8217;altro canto non si tratta di un documentario o di una ricostruzione con pretese filologiche ma di un&#8217;opera di fiction che ha il suo punto di forza nella resa spettacolare ed il suo punto debole nel plot e nei dialoghi (s&igrave; prima scherzavo). &Egrave; questo il limite di Miller che &egrave; il pi&ugrave; &#8220;cinematografico&#8221; dei grandi autori del fumetto moderno a differenza ad esempio di Moore che  &egrave; decisamente pi&ugrave; &#8220;romanzesco&#8221; nel linguaggio sia per quanto riguarda la densit&agrave; del testo delle didascalie sia per lo studio e la cura dei dialoghi. Tutte considerazioni, comunque, che vengono spazzate via dalla potenza retorica di un <strong>THIS IS SPARTA!</strong></p>
<p><em><small>*che, lo ricordo a beneficio dei visitatori che ci raggiungono con questa chiave di ricerca era il monte Taigeto (&#932;&#945;&#965;&#947;&#949;&#964;&#959;&#962;) e non la rupe Tarpea che si trovava invece a Roma</small></em></p>
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		<title>Spiderman 3 o i dolori del giovane Parker</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2007 14:35:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La prima cosa che mi &#232; venuta in mente &#232; la recensione di un disco dei Ratt che lessi molti anni fa su Metal Hammer: <cite>&#34;&#232; come un bel piatto di carne al sangue servito con sopra dei cubetti di zucchero&#34;</cite>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-143"></span><!--noteaser--></p>
<p>La prima cosa che mi &egrave; venuta in mente &egrave; la recensione di un disco dei Ratt che lessi molti anni fa su Metal Hammer: <cite><span style="position:relative;color:black;width:166px;background:white;border-width:  4px 0px 4px 0px ;border-style: dashed;border-color: --;filter:alpha(opacity=25);-moz-opacity:.25;opacity:.25;float:right;padding: 0.2em; margin: 1em;font-family:Verdana,Arial, Helvetica,Georgia;font-size: 24px;line-height:26px; text-align: right;"><span style="filter:alpha(opacity=75);-moz-opacity:.75;opacity:.75;">&quot;&egrave; </span><b> </b>come <br><b></b>un <br><b>bel </b>piatto <br><b>di carne </b>al <br><b>sangue </b>servito <br><b>con sopra </b>dei <br><b>cubetti </b>di<span style="filter:alpha(opacity=90);-moz-opacity:.90;opacity:.90;"> zucchero&quot;</span></span>&quot;&egrave; come un bel piatto di carne al sangue servito con sopra dei cubetti di zucchero&quot;</cite>. Incidentalmente quel disco faceva cagare.</p>
<p>Ora, pur essendo incline ad abbinamenti culinari improbabili devo ammettere che la metafora &egrave; calzante e ben si addice a questo che le note di produzione definivano <cite>il terzo capitolo di un franchise che ha incassato oltre un miliardo e mezzo di dollari in tutto il mondo</cite>. Purtroppo quello che funziona egregiamente per il fast-food non funziona altrettanto bene quando si tratta di cinema. Facendo la tara all&#8217;<em>hype</em> intorno alla pellicola, dimenticando per un istante il budget faraonico e gli effetti speciali di primissima qualit&agrave; e mettendo da parte l&#8217;approccio da fan al personaggio quello che resta &egrave; un film modesto che mostra la corda, privo di grossi spunti creativi e di momenti di vero coinvolgimento cinematografico, puntellato ed &egrave; la nota peggiore, da siparietti comici eccessivi e spesso fuori luogo. Non so se dipenda dal maggiore coinvolgimento di Raimi nella stesura della sceneggiatura rispetto ai due capitoli precedenti ma il cambio di registro &egrave; palese e fastidioso, un esempio su tutti la scena del ristorante con Bruce Campbell che evidentemente ha un contratto con Raimi per fare un cameo in ogni film. La gag del <em>ma&icirc;tre</em> oltre ad essere poco divertente toglie ogni pathos a quello che dovrebbe essere uno dei nodi drammatici della vicenda per quanto concerne la relazione tra Peter e MJ. Verosimilmente se qualcosa si &egrave; rotto nel giocattolo Spiderman &egrave; nell&#8217;equilibrio tra azione, <em>drama</em> e commedia. Ingredienti miscelati in proporzioni perfette nel primo episodio facendone il miglior film di supereroi per il grande pubblico e qui invece completamente sbilanciati.</p>
<p>Il secondo capitolo mi aveva fatto storcere il naso per la sproporzione tra azione e soap-opera e mi aspettavo si trattasse di un passaggio interlocutorio per legare i due capi della trilogia cos&igrave; come &quot;L&#8217;impero colpisce ancora&quot; era un film di minor respiro rispetto a &quot;Guerre Stellari&quot; tuttavia mentre il secondo episodio della trilogia di Lucas aveva i suoi momenti memorabili Spiderman 2 era invece un melenso triangolo sentimentale intervallato da qualche sana sequenza di mazzate acrobatiche. Purtroppo questo terzo episodio riprende le fila della vicenda stemperandola ulteriormente nei toni della commedia rosa</p>
<p>Il peggior difetto della sceneggiatura &egrave; che cerca di spremere in 139 minuti un paio di centinaia di numeri del fumetto infilandoci dentro troppe sottotrame nessuna sviluppata in maniera coerente. La storia sovraffollata di personaggi &egrave; come un motore troppo complesso che si mette in moto, si ferma, tossisce, riparte ma non entra mai veramente a regime.<br />
Per certi versi sembra soffrire della sindrome da moltiplicazione dei film di Batman pre-Nolan, qui ci sono tre <em>villain</em> e nessuno viene sfruttato al massimo.<br />
Sandman, eccellente nella resa in CGI soprattutto la sequenza della trasformazione iniziale, forse l&#8217;unica davvero memorabile, offre lo spunto per le migliori scene di combattimento ma resta un personaggio bidimensionale quanto a resa psicologica, una sorta di Boris Karloff mostro incompreso anch&egrave; perch&eacute; la storia non ci da modo di comprenderlo.<br />
Venom, piatto forte del film, &egrave; solo un&#8217;effetto banalotto di animazione, diventa notevole solo quando si impossessa di Eddie Brock ma a quel punto sono gi&agrave; trascorse due ore di film e resta poco per gustarselo, quanto agli effetti tragicomici del simbiote alieno su Peter Parker dir&ograve; in seguito. Goblin poi &egrave; il personaggio pi&ugrave; debole, comodamente messo fuori combattimento da un&#8217;amnesia per buona parte del film salvo tornare come vertice del triangolo con MJ e Peter, fare la figura del <em>malamente</em> prima, della vittima poi e riscattarsi quindi nel finale con una buona dose di buonismo complice la trovata del maggiordomo <em>deus ex-machina</em>, tipica scorciatoia da sceneggiatore in crisi, Lost insegna.</p>
<p><img src="/images/spidey.jpg" alt="spandex years" title="spandex years" align="right" />Quanto al nostro <em>amichevole uomo ragno di quartiere</em> troppo spesso &egrave; sostituito dalla sua gommosa controparte in CGI e questo &egrave; male. Ricordo ancora quando da piccolo mi portarono al cinema a vedere il film di Spiderman con Nicholas Hammond, in fondo era solo un bietolone vestito con una tutina di spandex ridicola ma era la fottuta magia di vedere l&#8217;eroe dei fumetti in carne ed ossa a fare la differenza. Ai miei occhi di bambino era una cosa incredibile e quella magia &egrave; in fondo quello che cerco ogni volta che vado a vedere un film di supereroi. Voglio vedere quanto pu&ograve; sembrare reale. Per questo non mi &egrave; piaciuto l&#8217;Hulk di Ang Lee, se voglio vedere un pupazzo gommoso mi guardo un cartone animato. Inoltre siccome ci sono fondamentalmente una serie limitata di variazioni possibili sulle pose plastiche mentre ci si dondola da una ragnatela la brillante idea di questo sequel &egrave; stata di rigirare le scene tra i grattacieli praticamente uguali ai precedenti film ma a velocit&agrave; accelerata il risultato &egrave; che il primo combattimento contro Goblin &egrave; cos&igrave; frenetico e confuso che non si riesce a vedere cosa sta succedendo.</p>
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		<title>Some girls wander by mistake</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Mar 2007 23:15:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[cyberpunk]]></category>
		<category><![CDATA[death]]></category>
		<category><![CDATA[T.S. Eliot]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><small><cite> Have you seen your mother, baby, standing in the shadow?<br />
Have you had another baby, standing in the shadow?<br />
<em>(Jagger/Richards)</em></cite></small></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><small><cite> Have you seen your mother, baby, standing in the shadow?<br />
Have you had another baby, standing in the shadow?<br />
Have you seen your mother baby, standing in the shadow?<br />
<em>(Jagger/Richards)</em></cite></small></p>
<p><span id="more-7"></span></p>
<p><em>Parassiti. Piccoli, disgustosi insetti striscianti eccoli uscire al tramonto in cerca della loro briciola di sopravvivenza.</em><br />
La via sottostante si andava popolando del consueto teatrino di pusher, disperati, prostitute e ruffiani. Tutti quanti di volta in volta predatori e prede gli uni degli altri, alternativamente vittime e carnefici. Da questa altezza erano solamente minuscole figure che popolavano il riflesso delle sue lenti polarizzate, piccole blatte affogate negli ultimi bagliori di un sole morente contro un livido cielo chimico.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Guardare il proprio piccolo mondo dall&#8217;alto pu&ograve; essere una rivelazione, Charlotte era al tempo stesso esilarata ed inebriata dal cambio di prospettiva. Aveva trascorso molto, troppo tempo osservando, ascoltando, ora era tempo di agire. Le bast&ograve; pensarlo per ritrovarsi in piedi ed in azione, al confronto la sua vita passata era un ricordo ovattato, come se avesse sempre vissuto sott&#8217;acqua, le percezioni imperfette, i movimenti goffi e faticosi. Ora Charlotte scivolava da un tetto all&#8217;altro senza nemmeno far scappare i piccioni. Improvvisamente tutto le appariva nitido, affilato, denso di propiet&agrave; sensorie che le facevano formicolare la nuca e la lingua. Non si era mai sentita cos&igrave; viva. Eccitata. Letale.</p>
<p>Il Viscido era l&igrave;, venti metri e trentotto centimetri sotto di lei. Non aveva bisogno di ascoltare, il copione era risaputo e logoro. Il bambino continuava a guardare il tombino vicino ai suoi piedi muovendo ogni tanto la testa per esprimere un assenso svogliato. Charlotte si domand&ograve; se anche lui avesse visto la lunga coda grigiorosa scivolare come risucchiata dentro la grata appena pochi secondi prima o se si stesse limitando a guardare la cosa meno disgustosa nei pressi. Ad un certo punto l&#8217;uomo fece cenno al ragazzo di seguirlo ed insieme scomparvero nel portone.</p>
<p>Immersa nelle tenebre come sempre Miriam sent&igrave; i passi familiari lungo la scala, tenendo mentalmente il tempo fino alla variazione a met&agrave; dove i gradini di ardesia consunta costringevano al cambio di passo e riconobbe anche gli altri passi ed il respiro pi&ugrave; pesante.<br />
Si strinse nelle spalle e si avvicin&ograve; alla finestra dove il sole che filtrava era solo una leggera pressione di calore sulle sue palpebre cieche.<br />
<q>Tesoro sei tu?</q> &#8211; <q>s&igrave;, mamma.</q><br />
A volte basta non fare domande per non sentire bugie</p>
<p>Charlotte si era domandata spesso se la donna non fosse vittima della sindrome di Tourette.  Quando stava sull&#8217;uscio in attesa del prossimo cliente o mentre giaceva con lo sguardo al soffitto e la mente vagabonda la sentiva chiamare dalla finestra il figlio sceso a giocare nel vicolo.<br />
<em>Tesoro dove seiii? amooree della mamma vieni a casa</em>- c&#8217;era sempre una nota stonata in quel richiamo eccessivamente sdolcinato poi d&#8217;improvviso la follia esplodeva in un cambio di  voce &#8211; <em>vieni qui piccolo bastardo! dove cazzo ti sei nascosto? maledetttooo!</em> &#8211; poi ancora come se nulla fosse, fattasi di nuovo melliflua &#8211; <em>tesorooo vieni a casa.</em> Quando faceva cos&igrave; le faceva venire i brividi.<br />
Il bambino lo compativa, era praticamente impossibile che potesse crescere equilibrato, la donna invece restava un mistero. Doveva avere superato i trentacinque anni, <em>shinguru madaa</em>, gli occhi martoriati da una qualche malattia deformante, Miriam apparteneva a quella considerevole percentuale di popolazione destinata a restare per sempre un numero su una lista d&#8217;attesa dell&#8217;assistenza sanitaria sociale che non avrebbe scalato mai. In mancanza di alternative viveva di un modesto sussidio di invalidit&agrave;. Charlotte la vedeva uscire raramente, di solito per fare la spesa, tenuta per mano da quel figlio dallo sguardo perennemente impaurito. C&#8217;era qualcosa di canino nella sua devozione e come certi cani usi a prendere troppe botte aveva l&#8217;aria di desiderare la fuga qualora gli venisse allentato il guinzaglio salvo tornare poi mestamente ogni volta dal padrone. Le sue fughe si limitavano a scorribande nel quartiere con i pochi ragazzi della sua et&agrave; e terminavano di solito la sera con urla dalla finestra e lividi neroblu il giorno successivo. Crescendo tuttavia sembrava avere allargato il giro delle sue frequentazioni, l&#8217;aveva anche visto fare il bulletto con qualche ragazzino pi&ugrave; piccolo e poi era arrivato lui, il Viscido, ed aveva iniziato a ronzargli intorno. Lei aveva capito subito cosa stava succedendo ma non era riuscita a  trovare il coraggio di intervenire. Era sempre stata incapace di reagire alla vita, paralizzata dalla propria inadeguatezza.<br />
Quella tuttavia era un&#8217;altra Charlotte, un milione di anni fa. Ora era cambiata, il suo era uno stato sociopsicotico di beatitudine. Non aveva pi&ugrave; freni, sentiva di poter fare qualsiasi cosa. Soprattutto, non aveva pi&ugrave; paura.</p>
<p>In un unico movimento fluido pass&ograve; dal tetto alla finestra del pianerottolo scivolando dentro con le ombre del crepuscolo. Come loro non faceva rumore. Come loro era ineluttabile.<br />
Trov&ograve; la donna in piedi accanto alla finestra nel declinare del tardo meriggio e rimase alcuni istanti ad osservarla in silenzio. Valutando. Giudicando. La sua colpa, si disse, la cecit&agrave; dell&#8217;anima. Le avrebbe impartito una lezione severa ma compassionevole. Il Viscido invece era una faccenda completamente diversa.<br />
<em>Percepiscimi, ora!</em> &#8211; pens&ograve; &#8211; <em>e ti mostrer&ograve; la paura in una manciata di polvere</em><br />
Miriam fu improvvisamente cosciente di un&#8217;altra presenza nella stanza, un moto di terrore irrazionale le sal&igrave; dal profondo delle viscere come un&#8217;ondata di marea. Violata nella sua sicurezza si sentiva nuda e vulnerabile nella sua cecit&agrave;.<br />
<q>Chi c&#8217;&egrave;?</q>- la sua voce si fece incrinata &#8211; <q>C&#8217;&egrave; qualcuno qui?</q> Charlotte la sfior&ograve; appena passandole accanto manifestandosi. Miriam rimase pietrificata, il viso congelato in una smorfia che le rendeva difficile parlare. <q>Chi&#8230;chi sei?</q> Il tocco di Charlotte sulla sua spalla era leggero come fili di ragno.<br />
<q>Morte.</q>- le sussurr&ograve; &#8211; <q>Ma non per te. Non ora.</q><br />
Miriam si contrasse ranicchiandosi annichilita contro il muro in posizione fetale senza riuscire a parlare, i suoi occhi spalancati sulla tenebra erano dischi d&#8217;ossidiana che riflettevano l&#8217;abisso.</p>
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		<title>Romanzo Criminale</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2005 08:07:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[angst]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[tassonomia]]></category>
		<category><![CDATA[terziario avanzato]]></category>

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		<description><![CDATA[Al Bar del Giambellino mi chiamavan Drago&#8230;
ed a giudicare dai tempi di digestione della grigliata di ieri sera capisco anche perch&#233;, penso che con opportune contrazioni di<a href="http://www.neoprene.it/romanzo-criminale/">[continua...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><cite>Al Bar del Giambellino mi chiamavan Drago&#8230;</cite></p>
<p>ed a giudicare dai tempi di digestione della grigliata di ieri sera capisco anche perch&eacute;, penso che con opportune contrazioni di diaframma potrei estrudere un soffio di lava incandescente e succhi gastrici.</p>
<p><span id="more-139"></span></p>
<p>Ieri abbiamo riscontrato che un discreto numero di persone di et&agrave; media intorno ai 28 anni una volta chiuse in un ufficio deserto preferisce perdersi nello schermo del proprio portatile piuttosto che parlarsi. Per combattere questo tipo di alienazione due colleghe hanno deciso di metterci tutti a fare qualche stupido test.<br />
Pi&ugrave; produttiva ai fini della socializzazione &egrave; stata la sortita per cenare in un posto al sopracitato Giambellino dove ho superato non senza un certo fastidio il mio ribrezzo per il mangiare senza posate e mi sono ingozzato di carne alla griglia innaffiata da tre bocce di Primitivo di Manduria.<br />
Ha fatto seguito la visione del film Romanzo Criminale a rendermi difficile la digestione e siccome non trovo il thread in cui se ne parlava su asphalto dico qui la mia, mi &egrave; parso <span style="position:relative;color:black;width:166px;background:white;border-width:  4px 0px 4px 0px ;border-style: dashed;border-color: --;filter:alpha(opacity=25);-moz-opacity:.25;opacity:.25;float:right;padding: 0.2em; margin: 1em;font-family:Verdana,Arial, Helvetica,Georgia;font-size: 24px;line-height:26px; text-align: right;"><span style="filter:alpha(opacity=75);-moz-opacity:.75;opacity:.75;">un </span><b> </b>Forrest <br><b></b>Gump <br><b>del </b>&#8220;nero&#8221; <br><b>italiano con </b>tutti <br><b>i </b>difetti <br><b>tipici del </b>cinema<span style="filter:alpha(opacity=90);-moz-opacity:.90;opacity:.90;"> de&#8217;noantri.</span></span>un Forrest Gump del &#8220;nero&#8221; italiano con tutti i difetti tipici del cinema de&#8217;noantri.</p>
<p>Il film percorre circa vent&#8217;anni di storia e la trama poliziottesca ispirata alla Banda della Magliana si intreccia a tutto l&#8217;intrecciabile del torbido italico: il &#8216;77, l&#8217;arrivo dell&#8217;ero, servizi segreti deviati, caso moro, strage di bologna, cosche siciliane e banchieri milanesi con tanto di uso ed abuso di footage originale del tg rai</p>
<p><cite>tutto tutto sulla mafia, tutto tutto sulla p2<br />
tutto tutto sul mio fegato, tutto e niente</cite></p>
<p>mancano giusto ustica e la monetina in testa a pap&agrave; alemao.<br />
La tesi dell&#8217;autore &egrave; che tutti questi eventi siano legati da un filo nero che come la piuma dell&#8217;amico Forrest fluttua leggero in un mare di piombo, sangue e merda.</p>
<p><cite>e le stragi senza nome tutte passano da roma</cite></p>
<p>In un buon film italiano non pu&ograve; mancare l&#8217;impegno politico e quindi tutta la meglio giovent&ugrave; si schiera in prima linea. Italiani, grandi professionisti, pure Er Patata recita di diaframma. Eppure questo modo di recitare mi indispone, temo sia un mio limite.<br />
Totalmente pretestuosa la <em>liason</em> tra la bella troia ed Accorsi che come sempre preferivo ai tempi del maxib&ograve;n. Totalmente ruffiane le scene dell&#8217;attentato al papapolacco ed il triplice &#8220;campioni del mondo&#8221;.<br />
Totalmente bah il libro di Evola intravisto nella borsa del killer. Il Nero. <em>(sic)</em></p>
<p><cite>tutto tutto sul mio fegato, tutto e niente</cite></p>
<p>Ore 2:00 al mio stupido hotel a guardare il soffitto, complici troppi cazzi miei, il lavoro schedulato per stamane e come dice Leggo dovrei smetterla di dare la caccia ai fantasmi.<br />
Di fronte al letto ho un quadro con un ovale, al buio mi ricorda The Ring.<br />
Ore 3:00 idem</p>
<p><cite>tutto tutto sul mio fegato, tutto e niente</cite></p>
<p>Ore 5:30 sveglia, devo essere in redazione alle 8:00. In ascensore una ragazza mi chiede se lavoro al Niguarda. Sulla metro alle 6:00 ci sono tutti gli extracomunitari che non ho visto in questi giorni. Evidentemente i BPC (Bianchi Padani Cattolici) fanno tutti i lavori con orario da ufficio.<br />
Badge alle 07:48. Per un errore di palinsesto la mia attivit&agrave; e quella dell&#8217;altro collega in turno sono in conflitto. Diamo la precedenza alla prima edizione del TG5.</p>
<p><cite>tutto tutto sul mio fegato, tutto e niente</cite></p>
<p>troppi silenzi, troppi cazzi miei, troppi fantasmi.</p>
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		<title>So we’ll go nae more a-rowing</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2004 09:36:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[sex]]></category>
		<category><![CDATA[tremendismo]]></category>

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		<description><![CDATA[La mia notte di San Lorenzo è fatta di stelle fosforesecenti incollate al soffitto, stelle di plastica così vicine da poterle sfiorare allungando il braccio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La mia notte di San Lorenzo &egrave; fatta di stelle fosforesecenti incollate al soffitto, stelle di plastica cos&igrave; vicine da poterle sfiorare allungando il braccio,<br />
<cite><small>come le fragole acerbe di un cielo che non mi appartiene pi&ugrave;</small></cite><br />
stelle posticce che non possono esaudire alcun desiderio tranne uno che non &egrave; pi&ugrave; cos&igrave; importante oramai&#8230;<br /><span id="more-158"></span><br />
ed un&#8217;altra storia che non avrei dovuto raccontare, non a quell&#8217;ora, non a te e la consapevolezza che un altro addio sar&agrave; inevitabile prima o poi<br />
sono rotolato sul fianco, ho preso la bottiglia ed ingoiato l&#8217;ultimo sorso di birra poi ho strizzato gli occhi pi&ugrave; forte che potevo mentre l&#8217;aria della finestra mi faceva gelare il culo e mi sono addormentato a fatica per non dover parlare ancora.<br />
Mi fa una sega Bukowski a me.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>in altre nius</em><br />
<strong>tutti a casa!</strong><br />
stamattina rincasando son passato al distretto.<br />
congedato. volevo gettare il fazzoletto, bruciare la divisa, bere vino cantare canzoni di degregori e ingravidare la mia fidanzata.<br />
poi mi son ricordato che non bevo vino, degregori mi ha sempre fatto cagare ed a casa mi aspettava solo la bolletta del gas.<br />
Non partire soldato a 18 anni &egrave; stato uno dei pi&ugrave; grandi errori della mia vita</p>
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		<title>The Unbearable Frumiousness of Being</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2004 02:17:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[alcohol]]></category>
		<category><![CDATA[sex]]></category>

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		<description><![CDATA[Uhm, ti va un daiquiri? &#8211; la guardo piegarsi leggermente in avanti ad aprire l&#8217;antina del mobile bar, quando si rialza tiene in mano due bicchieri ed<a href="http://www.neoprene.it/the-unbearable-frumiousness-of-being/">[continua...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><q>Uhm, ti va un daiquiri?</q> &#8211; la guardo piegarsi leggermente in avanti ad aprire l&#8217;antina del mobile bar, quando si rialza tiene in mano due bicchieri ed uno shaker, fondo in acciaio, professionale.<br />
<q>Sono attrezzatissima sai?</q> &#8211; osservo come la  vestaglia leggera di cotone le scivola addosso sottolineando la curva dei seni piccoli ma ancora sodi, non ho bisogno di ricorrere all&#8217;immaginazione per farmene un&#8217;idea, il tessuto &egrave; impalpabile e comunque li ho gi&agrave; visti un mucchio di volte.</p>
<p><span id="more-150"></span></p>
<p>Mentre la guardo armeggiare con la bottiglia di ron dal mio posto sul divano mi sento il protagonista di un romanzo hard-boiled. La colonna sonora ideale sarebbe Almost Blue ma la vita non &egrave; letteratura e ad accogliermi dalle casse &egrave; stato Jammin&#8217;, Bob Marley and the Wailers, dal vivo da qualche parte, negli anni&#8217;70.</p>
<p><q>Questa compilation l&#8217;ha fatta un mio amico, c&#8217;&egrave; un po&#8217; di tutto</q> &#8211; sembra leggermi<br />
nel pensiero &#8211; <q>ok quasi pronto vado a prendere il ghiaccio.</q><br />
Il profumo di lime la segue in cucina, sotto le note agrumate un altro odore dolciastro.</p>
<p>Nell&#8217;aria la vibrazione del basso si esaurisce sostituita da tre note di piano.<br />
<q>Dio quanto tempo che non la sento</q> &#8211; <q>cos&#8217;&egrave;?</q> &#8211; mi fa eco dalla cucina &#8211; <q>gli Eagles?</q><br />
<em>Desperado</em>, l &#8216;ultima volta con Laura, c&#8217;&egrave; di mezzo una vita. Chiss&agrave; cosa fa oggi. Magari &egrave; sposata. Madre. Anche lei.</p>
<p>Mi passa accanto facendo tintinnare i bicchieri, ottimo, ho bisogno di bere. Si siede accanto a me, mi passa il drink e sorride. Le sorrido poi bevo. Avido.<br />
<cite>Don&#8217;t you draw the queen of diamonds, boy<br />
She&#8217;ll beat you if she&#8217;s able<br />
You know the queen of hearts is always your best bet</cite><br />
Penso a Lei, al fatto che forse non dovrei essere qui, penso a tutti i casini degli ultimi tempi, a come stiamo semplicemente scivolando su di un piano inclinato, penso anche alle bollette sul tavolo.<br /> <br />
Le sorrido ancora mentre l&#8217;acido del lime mi pizzica il palato, non mi dispiace essere qui in fondo.<br />
Conversiamo un po&#8217;, penso che &egrave; stato un colpo di fortuna incontrarla, in tutti i sensi. Col suo lavoro mi procura i campioni omaggio, me ne serivsse di pi&ugrave; potrei averne comunque senza ricetta, probabilmente gratis.<br />
Me ne basta mezza di solito giusto per far partire il motore, in fondo sono ancora giovane.<br />
&Egrave; che non tutte le cinquantenni sono altrettanto piacevoli. Nemmeno le trentenni a ben vedere.<br />
Ecco cosa mi piace di lei, con lei non ho bisogno di fingere.</p>
<p>Si alza e faccio altrettanto per seguirla in camera, butto ancora uno sguardo al collage di biglietti di concerti. Dallo stereo un arpeggio in re minore, Knopfler<br />
<cite>You get a shiver in the dark<br />
It&#8217;s raining in the park but meantime</cite><br />
Quando avremo finito le chieder&ograve; di raccontarmi ancora qualche aneddoto finch&egrave; non mi addormenter&ograve; tra le sue braccia.<br />
Forse stanotte sogner&ograve; Janis Joplin.</p>
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		<title>water water everywhere</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2004 13:30:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[tassonomia]]></category>
		<category><![CDATA[terziario avanzato]]></category>
		<category><![CDATA[Zena]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi guardo riflesso nella parete di plexiglass blu e mi domando che cazzo ci faccio qui.
In realt&#224; lo so e so benissimo che non dovrei esserci. Quando<a href="http://www.neoprene.it/water-water-everywhere/">[continua...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi guardo riflesso nella parete di plexiglass blu e mi domando che cazzo ci faccio qui.<br />
In realt&agrave; lo so e so benissimo che non dovrei esserci. Quando ho risposto al telefono luned&igrave; ed ho sentito <q>Buongiorno sono Sarcazzis della banca Mxxxxxxxx</q> mi sono sentito mancare, nemmeno il tempo di rendermi conto che il mio conto non &egrave; alla Mxxxxxxx (&#8220;Noi siamo una banca commerciale, diversa dalle altre&#8230;&#8221;) e che non avevo nulla da temere ormai mi basta vedere un numero sconosciuto sul display del cellulare per sudare freddo.</p>
<p><span id="more-149"></span></p>
<p>Non ricordavo nemmeno di avere spedito il curriculum ma ora ricordo anche i dettagli, ho spedito la busta gioved&igrave; 8, pioveva e la buca della posta pi&ugrave; vicina, quella di fronte al municipio era sigillata col <em>duct tape</em>. Misura antiterrorismo gi&agrave;, l&#8217;esercitazione alla fermata della metropolitana, le sirene, un acquazzone estivo, il traffico in tilt, il viaggio in bus per andare da mio padre, il ritorno lunghissimo e la telefonata. Quella telefonata. Vaffanculo.<br />
E cos&igrave; ieri sono andato a tagliarmi i capelli ed eccomi qui, presentabile, rasato, con una fototessera nuova di zecca in cui sembro un rappresentante di occhiaie.<br />
Un posto in banca, beh una sicurezza di questi tempi, tredicesima, quattordicesima e tutto il resto.</p>
<p><cite>Choose life. Choose a job. Choose a career. Choose a family. Choose a fucking big television&#8230;</cite></p>
<p>Avrei dovuto capirlo dalla fauna qui fuori che c&#8217;era il tranello nell&#8217;inserzione.<br />
Il look , le auto, le borse in similpelle, il cellulare all&#8217;orecchio anche al bancone del bar&#8230;<br />
Mi hanno fatto accomodare su una poltroncina azzurra, un tizio abbronzato dice qualcosa a proposito della macchina, mi rendo conto che sta parlando con me.<br />
Lo guardo senza rispondere cercando di non lasciare trasparire il mio fastidio, cazzo come non li sopporto gli sconosciuti che ritengono necessario parlarti solo perch&egrave; siete incidentalmente nella stessa stanza, lui intanto prosegue imperterrito, vorrei dirgli che non mi importa una sega della sua auto in doppiafila, mi chiede se sono qui per un colloquio, che lui &egrave; un cliente ma ha sentito la voce in giro ed allora tanto vale provare, tanto lui sa vendere mi dice (e l&#8217;allarme nella mia testa suona impazzito, lo sapevo porcamerda), mi chiede se sono diplomato o laureato,<br /> <em>ma che cazzo ti frega, ci conosciamo?</em> evidentemente valuta la concorrenza. Per fortuna arriva un uomo in azzurro e se lo porta via.</p>
<p>Mi guardo attorno, i manifesti sono tecnicamente ben fatti sebbene estremamente banali, le brochure aziendali invece sono assolutamente anonime e decisamente poco attraenti.<br />
Mi guardo riflesso sulla la superice curva della paratia blu, ecco dove sono, nell&#8217;acquario, sono nella vasca degli squali e mi girano intorno con lo sguardo famelico, sono nel loro habitat, pronti ad azzannarsi al primo sentore di sangue.</p>
<p>Attraverso la paratia vedo una donna alla scrivania intenta a compilare dei fogli.<br />
Dev&#8217;essere davvero idiota per metterci cos&igrave; tanto a finire due test. Dopo un&#8217;apnea infinita finalmente esce da dietro il <em>separ&egrave;</em>, 35 anni circa, finta bionda platino, sopracciglia nere, occhi marroni, viso leggermente butterato coperto da fondotinta ed abbronzatura industriale, vestito nero scosciato, tacchi a spillo vertiginosi e tatuaggio verde da solarium di un geco sulla caviglia. Stupida vacca.<br />
Non la conosco eppure mi sta gi&agrave; sul cazzo. Da come ondeggia su quei tacchi avr&agrave; presto una caviglia slogata.<br />
Prendo il suo posto nella vasca, il tizio che mi spiega come eseguire il test ha gli occhi azurri da invasato. Il test &egrave; cervellotico e demenziale al tempo stesso.</p>
<p>Se sono uno sprovveduto non sono la persona che state cercando, se sono sveglio so benissimo quali risposte volete sentirvi dire e che state cercando un profilo con prevalenza di risposte j e k nel test.<br />
Compilo rapidamente le risposte con una prevalenza di o e p (risposte infastidite e non comunicative) ed aspetto di poter parlare col selezionatore.<br />
Mi fa accomodare in un ufficio al piano superiore, mi dice <q>vedo che i suoi studi sono molto distanti dal nostro ramo, come mai ha risposto all&#8217;inserzione?</q><br />
gli dico molto chiaramente che se scrivono &#8220;primaria banca cerca candidati da inserire in azienda&#8221; il minimo &egrave; che uno si aspetti un lavoro in banca, backoffice etc.<br />
<q>Noi siamo una banca commerciale, diversa dalle altre, non abbiamo back-office, cio&egrave; s&igrave; se ne occupa un centinaio di impiegati a Milano3</q> &#8211; e pronuncia Milano3 come se dicesse Avalon o Agartha, con l&#8217;occhio ceruleo e sognante &#8211; <q>ma non cerchiamo persone per l&#8217;amministrativo, valutiamo candidature per l&#8217;iter di selezione dei promotori finanziari</q>.<br /> <br />
Lo fermo, gli dico che non fa per me e che se lo scrivessero chiaramente eviterebbero di perdere tempo e farne perdere agli altri, mi dice che lui si occupa solo della selezione del personale (dovevo capirlo da come &egrave; &#8220;stonato&#8221; che &egrave; uno psicologo) e che questi annunci diversi dal solito li ha commissionati esplicitamente l&#8217;azienda.<br />
Forse perch&egrave; hanno capito che altrimenti rispondono in quattro, forse perch&egrave; anche se cercano sempre termini nuovi,  promoter, funzionario pubblicitario, account, alla fine sei sempre un fottuto rappresentante. Puoi occuparti di saponette, enciclopedie, rolls royce o fondi di investimento ma sei sempre la stessa fottuta merda. Porta a porta, sorrisi di plastica, cortesia posticcia e intento predatorio. Che si fottano.<br />
Mi dice che &egrave; evidente che questo tipo di annuncio attrae gente non interessata ad una svolta lavorativa da professionista.<br />
Professionista un cazzo imbecille, tu ed i tuoi test di merda, li ho letti per bene sai?<br />
A) in base a cosa valuta un professionista? metta in ordine di priorit&agrave; le seguenti risposte</p>
<ol>
<li>Preparazione</li>
<li>Disponibilit&agrave; e cortesia</li>
<li>Simpatia</li>
<li>Capacit&agrave; di trovare soluzioni</li>
<li>Senso degli affari</li>
</ol>
<p>e secondo te cosa dovevo rispondere?</p>
<p>Io i professionisti li valuto in base alla preparazione, del resto mi importa una sega. Potrei selezionare un team ideale di professionisti coi controcazzi per un progetto web. Molto probabilmente li reputeresti un insieme di perdenti che vanno dallo sfigato al sociopatico. Molto probabilmente con quel team di persone non guadagneremmo mai una lira.<br />
E penso quel tale, uno squalo, venditore di enciclopedie che si era messo a vendere siti, che non capiva un cazzo di internet, che voleva la porsche&#8230; e penso a quell&#8217;altro, che veniva in ufficio ustionato dopo ogni weekend o ponte feriale giusto per far vedere che lui &egrave; uno arrivato che appena ha due giorni va in montagna o al mare, quello che fino a ieri faceva l&#8217;assicuratore e che un pomeriggio mi si &egrave; seduto accanto a spiegarmi come formattare una tabella.<br />
A <strong>spiegarmi</strong>.</p>
<p>Rincasando sono passato alla coop, ho comprato il latte al cioccolato, era una vita che non lo bevevo, cristo era dall&#8217;ultima volta che avevo comprato latte al cioccolato. &Egrave; questo il genere di cose che si scrive sul blog no?</p>
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		<title>End of the Night</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2004 02:05:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[tremendismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Take the highway to the end of the night
End of the night
End of the night
Take a journey to the bright midnight
End of the night
End of the night
Realms<a href="http://www.neoprene.it/end-of-the-night/">[continua...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><cite>Take the highway to the end of the night<br />
End of the night<br />
End of the night<br />
Take a journey to the bright midnight<br />
End of the night<br />
End of the night</p>
<p>Realms of bliss<br />
Realms of light<br />
Some are born to sweet delight<br />
Some are born to sweet delight<br />
Some are born to the endless night</p>
<p>End of the night<br />
End of the night<br />
End of the night<br />
End of the night</cite></p>
<p>mi domando se c&#8217;&egrave; una fine a questa notte, al buio che angoscia, alla luce che ferisce, alle unghie conficcate nel palmo, al sapore di sangue e flegma.<br />
Mi domando cosa ci vuole per far tacere questa cacofonia muta.</p>
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		<title>Mellow is the man…</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2004 14:18:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[tremendismo]]></category>

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		<description><![CDATA[
Nessuno sa predire l&#8217;esito finale delle proprie azioni e ben pochi ci provano; la maggior parte di noi fa quello che fa per prolungare il piacere di<a href="http://www.neoprene.it/mellow-is-the-man/">[continua...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-147"></span><!--noteaser--></p>
<p><cite><small>Nessuno sa predire l&#8217;esito finale delle proprie azioni e ben pochi ci provano; la maggior parte di noi fa quello che fa per prolungare il piacere di un momento o per mettere fine al dolore.<br />
E anche quando agiamo per le ragioni pi&ugrave; nobili, troppo spesso l&#8217;anello in fondo alla catena<br />
gronda del sangue di qualcun altro.<br />
Stephen King, <em>Pranzo al Gotham Caf&eacute;</em><br />
</small></cite></p>
<p>Recentemente un amico, parlando d&#8217;altro, mi ha scritto che la felicit&agrave; si raggiunge attraverso un procedimento &#8220;sottrattivo&#8221; piuttosto che &#8220;additivo&#8221;.<br />
Io ho sempre adottato questo principio come canone estetico, anelando ad una perfezione formale tramite la sottrazione del ridondante. Ho scritto pi&ugrave; volte che mi piacerebbe vivere in un <em>open space</em> dove il vuoto prevalga sul pieno, sento spesso l&#8217;esigenza di sfrondare, mi sento oppresso dall&#8217;accumularsi delle cose eppure questa aspirazione quasi zen si scontra inevitabilmente con il lato occidentale delle cose, segnatamente del mio cervello, che finisce sempre per saturarsi di dettagli sino a diventare barocco, eccessivo.<br />
Credo che sia dalla differenza di potenziale di questi due emisferi che alla fine scaturisce la vena creativa. Da un lato l&#8217;accumulo di input sensoriali e dall&#8217;altro la volont&agrave; di limare, di smantellare la struttura esterna per cogliere l&#8217;essenza pi&ugrave; vera delle cose, dei fatti, delle emozioni.</p>
<p>Mi viene in mente un bel videogioco di qualche anno fa, Metal Gear Solid, esisteva un sottogioco nell&#8217;introduzione, fatto per impratichirsi dei comandi e della tecnica, che voleva essere una sorta di simulazione dell&#8217;addestramento del nostro eroe.<br />
Non c&#8217;erano sfondi di grafica poligonale o dettagli notevoli, solo un singolo ambiente scarno in <em>wireframe</em>, un limite di tempo e un obiettivo da conseguire per ogni stanza con regole precise: munizioni limitate, equipaggiamento limitato, necessit&agrave; di non far scattare un allarme.<br />
Era il gioco ridotto all&#8217;osso, all&#8217;essenziale, ricordo il piacere che avevo provato nel raggiungere l&#8217;automatismo necessario a completare alcune stanze nel numero minore di mosse possibili. Economia di movimento, economia di proiettili, passo svolta sparo centro svolta passo passo aspetta svolta sparo centro svolta passo passo esci. Pure perfezione formale, il <em>kata</em> della pistola. Non &egrave; un caso che poi sia uscito un intero cd di missioni di addestramento.<br />
Di solito nei videogame la  progressione di difficolt&agrave; segue un procedimento addittivo, da livello normale a <em>nightmare</em> aggiungendo di volta in volta pi&ugrave; mostri, pi&ugrave; trappole, pi&ugrave; esplosioni, pi&ugrave; pericoli.<br />
La vita invece segue spesso  un percorso sottrattivo o almeno questa &egrave; la mia impressione. Periodicamente, vengono ridefinite le regole del gioco, le variabili ambientali.<br />
Si parte dal negativo e si cerca di raggiungere un equilibrio, ogni volta che lo si raggiunge si riparte.<br />
Ok, bravo, vediamo se sei in grado di farcela ancora con meno elementi. E cos&igrave; sempre meno risorse, meno denaro, meno margine d&#8217;errore, meno amore.<br />
Del resto se &egrave; vero che la felicit&agrave; si raggiunge attraverso un procedimento sottrattivo piuttosto che additivo e che lo scopo ultimo del gioco &egrave; la felicit&agrave; il cerchio si chiude perfettamente no?<br />
&Egrave; come una sorte di <em>mandala</em> al contrario, si inizia col cercare di mettere ordine nelle cose e quando il quadro &egrave; completo il vento si porta via la sabbia e si riparte con meno sabbia e un quadro pi&ugrave; piccolo in mente.<br />
Ricordo alla visita dei tre giorni che lo psicologo mi diede un puzzle di legno tipo <em>tangram</em> da completare. Rimasi alcuni secondi a studiare la forma da ricreare, come una sorta di idea platonica da far concretizzare nella materia. Non sono il tipo da iniziare subito il puzzle e prendere misure correttive stradafacendo, preferisco pensare la strategia migliore e poi ripetere perfettamente la figura al primo tentativo. Tuttavia dopo qualche secondo lo psicologo evidentemente spazientito mi disse<br />
con malcelato compiacimento &#8220;Non le sembra di avere un pezzo in meno per completarlo?&#8221;<br />
Profetico pezzo di merda se aveva ragione.<br />
Negli ultimi anni, negli ultimi mesi, ho costantemente ricominciato il mio <em>mandala</em> con in mente un quadro sempre pi&ugrave; piccolo da riprodurre. Ho ridotto le pretese, riconsiderato le risorse e ricominciato a portare la situazione dal negativo all&#8217;equilibrio. Sistematicamente ogni volta sono ripartito con qualche pezzo in meno, alcuni mi sono stati tolti al resto ho provveduto io, ho grattato lo smalto, tolto la pelle, rimosso interi arti.<br />
Mi ricordo quella puntata di un cartone animato dove c&#8217;era un uomo che aveva barattato il suo stesso corpo nell&#8217;inseguimento di un ideale di perfezione sino a ridursi ad uno scheletro di metallo. Si lamentava del freddo mentre il vento gli soffiava tra le costole.</p>
<p>La felicit&agrave; , mi hanno detto, si raggiunge attraverso un procedimento sottrattivo piuttosto che additivo. Mi domando se sia vero in questa estate cos&igrave; fredda che si sente il vento tra le ossa.</p>
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