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	<title>newton.logg</title>
	
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	<description>| Tutte le news e le curiosità dal mondo della tecnologia e delle scienze</description>
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		<title>Le zanzare come scelgono chi pungere?</title>
		<link>http://newton.logg.it/2010/07/29/le-zanzare-come-scelgono-chi-pungere/</link>
		<comments>http://newton.logg.it/2010/07/29/le-zanzare-come-scelgono-chi-pungere/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 19:52:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Uno dei problemi dello stare all&#8217;aperto d&#8217;estate è costituito dalle zanzare. Uno dei posti noti per la presenza di questi insetti è Loch Ness, il lago scozzese dove vivrebbe Nessie, il leggendario mostro acquatico:  per questo i ricercatori dell&#8217;Aberdeen University e Rothamsted Research Institute in Hertfordshire lo hanno scelto per studiare chi viene più punto.
Approfittando di una manifestazione sportiva gli studiosi hanno potuto intervistare 300 persone, tra sportivi e spettatori, per scoprire che il 14% dei presenti non presentava neppure una morsicatura, probabilmente perché la loro pelle emette sostanze chimiche non gradite alle zanzare.
Le persone più soggette sono risultate essere [<a href="http://newton.logg.it/2010/07/29/le-zanzare-come-scelgono-chi-pungere/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1890" class="wp-caption alignnone" style="width: 388px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/07/Zanzara-Aedes_aegypti_biting_human-Small.jpg"><img class="size-medium wp-image-1890" title="Una zanzara (Aedes aegypt) punge un umano" src="http://newton.logg.it/files/2010/07/Zanzara-Aedes_aegypti_biting_human-Small-378x300.jpg" alt="Una zanzara (Aedes aegypt) punge un umano" width="378" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Una zanzara (Aedes aegypt) punge un umano</p></div>
<p>Uno dei problemi dello stare all&#8217;aperto d&#8217;estate è costituito dalle zanzare. Uno dei posti noti per la presenza di questi insetti è Loch Ness, il lago scozzese dove vivrebbe Nessie, il leggendario mostro acquatico:  per questo i ricercatori dell&#8217;Aberdeen University e Rothamsted Research Institute in Hertfordshire lo hanno scelto per studiare chi viene più punto.</p>
<p>Approfittando di una manifestazione sportiva gli studiosi hanno potuto intervistare 300 persone, tra sportivi e spettatori, per scoprire che il 14% dei presenti non presentava neppure una morsicatura, probabilmente perché la loro pelle emette sostanze chimiche non gradite alle zanzare.</p>
<p>Le persone più soggette sono risultate essere le donne in carne e gli uomini alti, le prime perché probabilmente emettono più calore, umidità e sostanze che le attraggono, i secondi per la maggior probabilità di &#8220;incrociare&#8221; le zanzare alla quota di volo di due metri e comunque la caratteristica di attrarle è ereditaria.<br />
La ricerca ha anche dimostrato che mangiare cibi particolarmente aromatici come cipolla e aglio non ha alcun effetto repellente.</p>
<p>&#8220;Questi insetti scelgono le loro vittime guidate da sostanze prodotte dalla pelle e anche attraverso l&#8217;anidride carbonica emessa con il respiro.&#8221; spiega la professoressa Jenny Mordue, che ha condotto lo studio. &#8220;Abbiamo riscontrato anche che la reazione alle punture è peggiore nelle donne, forse perché queste sono più consapevoli della propria pelle rispetto agli uomini.&#8221;</p>
<p>La ricerca sarà pubblicata il prossimo anno sul British Medical Council&#8217;s Public Health Journal.</p>
<p>Per approfondimenti: <a title="Daily Telegraph" href="http://www.telegraph.co.uk/science/science-news/7914613/Women-more-likely-to-fuss-about-midge-bites.html" target="_blank">Daily Telegraph</a></p>


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		<title>Solarino, lo spazzino fotovoltaico delle spiagge</title>
		<link>http://newton.logg.it/2010/07/28/solarino-lo-spazzino-fotovoltaico-delle-spiagge/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 21:07:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Tre ingegneri che collaborano con il Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione  dell&#8217;università del Salento hanno ideato un robot spazzino per pulire la sabbia delle spiagge.
Alessandro Deodati, Giuseppe Vendramin ed Emiliano Petrachi hanno sviluppato Solarino, il primo robot ad energia solare per la pulizia dei lidi. Si tratta di un macchinario dotato a 4 pale vagliatrici rotanti con la superficie a maglia sottile che realizzano il setacciamento della sabbia con la conseguente raccolta dei detriti di scarto. Solarino è in grado di muoversi in uno spazio predefinito grazie al microprocessore e ai sensori che guidano i suoi movimenti. E&#8217; silenzioso, economico ed [<a href="http://newton.logg.it/2010/07/28/solarino-lo-spazzino-fotovoltaico-delle-spiagge/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1887" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/07/Solarino-Small.jpg"><img class="size-medium wp-image-1887" title="Alessandro Deodati, Giuseppe Vendramin ed Emiliano Petrachi, inventori di Solarino" src="http://newton.logg.it/files/2010/07/Solarino-Small-400x300.jpg" alt="Alessandro Deodati, Giuseppe Vendramin ed Emiliano Petrachi, inventori di Solarino" width="400" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Alessandro Deodati, Giuseppe Vendramin ed Emiliano Petrachi, inventori di Solarino</p></div>
<p>Tre ingegneri che collaborano con il Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione  dell&#8217;università del Salento hanno ideato un robot spazzino per pulire la sabbia delle spiagge.</p>
<p>Alessandro Deodati, Giuseppe Vendramin ed Emiliano Petrachi hanno sviluppato Solarino, il primo robot ad energia solare per la pulizia dei lidi. Si tratta di un macchinario dotato a 4 pale vagliatrici rotanti con la superficie a maglia sottile che realizzano il setacciamento della sabbia con la conseguente raccolta dei detriti di scarto. Solarino è in grado di muoversi in uno spazio predefinito grazie al microprocessore e ai sensori che guidano i suoi movimenti. E&#8217; silenzioso, economico ed ecologico, grazie all&#8217;energia prodotta dai pannelli fotovoltaici.</p>
<p>“Ospiti indesiderati dei nostri lidi possono essere rifiuti di più o meno grandi dimensioni.”, raccontano i tre ingegneri “Le attuali macchine pulisci-spiaggia, presentano dei costi elevati e costringono gli operatori del settore ad adoperarle in orari poco comodi per la bella stagione: o in pigre ore dell’alba o dopo il comodo sfollamento della spiaggia da parte dei bagnanti in tarde ore preserali.”. “Abbiamo pensato ad un vagliatore automatico per terreni a grana fine, ovvero un robot in grado di muoversi autonomamente sulla spiaggia alimentato dall’energia solare. La marcia innovativa è rappresentata dalla formula alto rendimento-basso costo di produzione-bassi volumi di ingombro e ridotta massa totale dell’intero sistema. E’ importante sottolineare che Solarino presenta una bassissima frequenza di manutenzione, a fronte di un lungo lavoro di progettazione e messa a punto per renderlo completamente autonomo.&#8221;</p>
<p>Per approondimenti: <a title="UniSalento.it" href="http://www.dii.unisalento.it/seo-start/page/home.rassegna_stampa/news_id/2ff6e19703fe5e11821cb04bba39c065/news_category/9273c402ca14844886e71a456b6e4e9e/seo-stop/index.php" target="_blank">UniSalento.it</a></p>


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		<title>Le virtù sconosciute dell’acqua</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 20:22:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Medicina]]></category>
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		<description><![CDATA[Tutti sanno quanto sia importante bere acqua, ma alcune sue nuove virtù sono state scoperte solo recentemente dai ricercatori della Vanderbilt University Medical Center.
Bere acqua pura, senza aggiunta di sali, zuccheri o altro, aumenta l&#8217;attività del sistema simpatico, quello che ci prepara alla lotta o alla fuga, del sistema nervoso, incrementando il livello di vigilanza, la pressione sanguigna e il dispendio energetico.
Già dieci anni fa il dottor David Robertson, farmacologo e neurologo della Vanderbilt University, aveva scoperto che l&#8217;acqua fa aumentare la  pressione nei pazienti in cui manca il baroriflesso, ossia il meccanismo che mantiene stabile la pressione.
Grazie ad uno [<a href="http://newton.logg.it/2010/07/27/le-virtu-sconosciute-dellacqua/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1884" class="wp-caption alignnone" style="width: 231px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/07/Acqua-Stilles_Mineralwasser.jpg"><img class="size-medium wp-image-1884" title="Acqua - di W.J.Pilsak" src="http://newton.logg.it/files/2010/07/Acqua-Stilles_Mineralwasser-221x300.jpg" alt="Acqua - di W.J.Pilsak" width="221" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Acqua - di W.J.Pilsak</p></div>
<p>Tutti sanno quanto sia importante bere acqua, ma alcune sue nuove virtù sono state scoperte solo recentemente dai ricercatori della Vanderbilt University Medical Center.</p>
<p>Bere acqua pura, senza aggiunta di sali, zuccheri o altro, aumenta l&#8217;attività del sistema simpatico, quello che ci prepara alla lotta o alla fuga, del sistema nervoso, incrementando il livello di vigilanza, la pressione sanguigna e il dispendio energetico.</p>
<p>Già dieci anni fa il dottor David Robertson, farmacologo e neurologo della Vanderbilt University, aveva scoperto che l&#8217;acqua fa aumentare la  pressione nei pazienti in cui manca il baroriflesso, ossia il meccanismo che mantiene stabile la pressione.</p>
<p>Grazie ad uno studio effettuato sui topolini gli scienziati hanno scoperto che l&#8217;acqua assorbita dall&#8217;intestino &#8220;diluisce&#8221; i sali presenti nel sangue e questo comporta la risposta del corpo che attiva il sistema simpatico e fa aumentare la pressione del sangue per riportare la concentrazione dei sali nella norma. Questo avviene grazie all&#8217;azione di una proteina chiamata Trpv4, infatti nei topini che non la possiedono questo tipo di risposta non esiste.</p>
<p>Questo significa che i donatori di sangue, per evitare gli abbassamenti di pressione del dopo donazione dovrebbero bere acqua. La Croce Rossa americana ha provato a sperimentare quasta teoria ed è emerso che bere mezzo litro d&#8217;acqua prima della donazione riduce del 20% il rischo di svenimento.</p>
<p>Ma la cosa più sorprendente è che l&#8217;attivazione del sistema simpatico comporta un dispendio di energia. &#8220;Ho calcolato che bevendo semplicemente ogni giorno un litro e mezzo di acqua, senza variare altro nella dieta,può portare a perdere oltre due chili nel giro di un anno.&#8221; racconta il dottor Robertson. &#8220;Non è la risposta ai problemi di peso della nostra società, ma di certo è interessante pensare che una semplice iperattivazione del sistema simpatico possa comportare un tale effetto.&#8221;</p>
<p>Per approfondimenti: <a title="Science Daily" href="http://www.sciencedaily.com/releases/2010/07/100706150639.htm" target="_blank">Science Daily</a></p>


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		</item>
		<item>
		<title>HyDro Power, l’energia ricavata dall’acqua degli scarichi domestici</title>
		<link>http://newton.logg.it/2010/07/26/hydro-power-lenergia-ricavata-dallacqua-degli-scarichi-domestici/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 22:53:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
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		<guid isPermaLink="false">http://newton.logg.it/?p=1878</guid>
		<description><![CDATA[Alcune invenzioni sono così logiche che ci si scopre a pensare come non siano venute in mente a nessuno in precedenza.
E&#8217; il caso di HyDro Power, la turbina per generare energia elettrica con l&#8217;acqua degli scarichi domestici, ideata da Tom Broadbent, studente inglese di Design Industriale.
L&#8217;acqua proveniente dai sanitari, dalla doccia e dai lavandini viene incanalata e colpisce quattro turbine che azionano un generatore elettrico. Questo sistema di produzione è interessante soprattutto per i condomini, dove gli scarichi sono molti e l&#8217;energia prodotta, oltre ad essere venduta a compagnie elettriche, può essere utilizzata per i sevizi comuni, come luci, ascensori, [<a href="http://newton.logg.it/2010/07/26/hydro-power-lenergia-ricavata-dallacqua-degli-scarichi-domestici/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1879" class="wp-caption alignnone" style="width: 210px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/07/Tom-Broadbent-524x786-Small.jpg"><img class="size-medium wp-image-1879" title="Tom Broadbent con la sua invenzione" src="http://newton.logg.it/files/2010/07/Tom-Broadbent-524x786-Small-200x300.jpg" alt="Tom Broadbent con la sua invenzione" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Tom Broadbent con la sua invenzione</p></div>
<p>Alcune invenzioni sono così logiche che ci si scopre a pensare come non siano venute in mente a nessuno in precedenza.<br />
E&#8217; il caso di HyDro Power, la turbina per generare energia elettrica con l&#8217;acqua degli scarichi domestici, ideata da Tom Broadbent, studente inglese di Design Industriale.</p>
<p>L&#8217;acqua proveniente dai sanitari, dalla doccia e dai lavandini viene incanalata e colpisce quattro turbine che azionano un generatore elettrico. Questo sistema di produzione è interessante soprattutto per i condomini, dove gli scarichi sono molti e l&#8217;energia prodotta, oltre ad essere venduta a compagnie elettriche, può essere utilizzata per i sevizi comuni, come luci, ascensori, aria condizionata.</p>
<p>Tom Broadbent, che studia alla De Montfort University (DMU) di Leicester, ha avuto l&#8217;intuizione osservando con quanta forza scendeva nello scarico l&#8217;acqua della vasca da bagno in un albergo. Quella forza che poteva essere imbrigliata per produrre energia pulita.</p>
<p>Ora Tom aspetta solo di poter sperimentare in un edificio il macchinario da lui progettato.</p>
<p>Per approfondimenti: <a title="DMU" href="http://www.dmu.ac.uk/news_events/news/current/100719_3_Tom_Broadbent_HighDro.jsp" target="_blank">DMU</a></p>


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		<title>In Sud Corea arriva una schoera di insegnanti robot</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 22:36:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linguistica]]></category>
		<category><![CDATA[Robotica]]></category>
		<category><![CDATA[EngKey]]></category>
		<category><![CDATA[Robot insegnante]]></category>

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		<description><![CDATA[La Corea del Sud ha deciso di passare ai robot per alcuni programmi di educazione delle scuole elementari.
I sudcoreani da qualche anno cercano di insegnare l&#8217;inglese il più precocemente possibile ai bambini perchè pensano che sarà la lingua franca del presente e del futuro, perciò vogliono che i nuovi adulti siano pronti a dialogare con chiunque nel mondo intero.
Per questo fino ad ora era stata spinta l&#8217;assunzione di insegnanti madrelingua dagli USA, dal Canada, dal Sudafrica etc. per insegnare ai bambini della scuola elementare. Gli insegnanti però iniziano a scarseggiare, anche perchè è difficile mandarli in isole o località sperdute.
Ecco allora che [<a href="http://newton.logg.it/2010/07/25/in-sud-corea-arriva-una-schoera-di-insegnanti-robot/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1873" class="wp-caption alignnone" style="width: 235px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/07/EngKey.jpg"><img class="size-medium wp-image-1873" title="EngKey" src="http://newton.logg.it/files/2010/07/EngKey-225x300.jpg" alt="EngKey" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">EngKey</p></div>
<p>La Corea del Sud ha deciso di passare ai robot per alcuni programmi di educazione delle scuole elementari.</p>
<p>I sudcoreani da qualche anno cercano di insegnare l&#8217;inglese il più precocemente possibile ai bambini perchè pensano che sarà la lingua franca del presente e del futuro, perciò vogliono che i nuovi adulti siano pronti a dialogare con chiunque nel mondo intero.</p>
<p>Per questo fino ad ora era stata spinta l&#8217;assunzione di insegnanti madrelingua dagli USA, dal Canada, dal Sudafrica etc. per insegnare ai bambini della scuola elementare. Gli insegnanti però iniziano a scarseggiare, anche perchè è difficile mandarli in isole o località sperdute.</p>
<p>Ecco allora che la soluzione si chiama EngKey, contrazione di English Jockey, un robot simil-pinguino che ha il compito specifico di migliorare la pronuncia dei giovani coreani.</p>
<p>“Not good this time!” EngKey ammonisce in questo modo un bambino della sesta classe quando si ferma davanti a lui:  “You need to focus more on your accent. Let’s try again.”</p>
<p>Il robot è la grande speranza di Choi Mun-taek, capo progetto al Korea Institute of Science and Technology’s Center for Intelligent Robotics. &#8220;In tre &#8211; cinque anni EngKey maturerà a sufficienza per rimpiazzare totalmente gli insegnanti madrelingua.&#8221;</p>
<p>Per ora i robot richiedono la costante presenza di un tecnico, per evitare che diventino un costoso giocattolo (attualmente costa da 24.000 a 32.000 $) abbandonato in un angolo della classe.</p>
<p>Nonostante siano in effetti poco più che giocattoli, questi EngKey preparano i bambini ad un futuro pervaso dai robot.</p>
<p>&#8220;All&#8217;inizio dell&#8217;anno quando l&#8217;istituto promosse un programma sperimentale a Masan sulla costa sud ci fu una corsa tra i bambini per essere selezionati&#8221; ha dichiarato Kim Bo-yeong, insegnante di inglese. &#8220;I bambini amano tutti i robot: hanno vergogna se devono fare pratica davanti ad un insegnante madrelingua, e trovano molto più facile parlare con un robot&#8221;.</p>
<p>La sfida ora è quella di abbattere il costo di un &#8220;pinguino&#8221; ad 8.000 $ e soprattutto di migliorarne l&#8217;abilità di conversazione perchè per ora ripete un po&#8217; gli stessi dialoghi e questo annoia velocemente i bambini.</p>
<p>EngKey è in buona compagnia: il mese scorso è stato annunciato un programma per introdurre 11 tipi di robot intelligenti: da quelli che vendono biglietti a quelli che stanno nei chioschi, ai robot soldati che prenderanno il posto i alcuni militari al confine con la Corea del nord.</p>
<p>Approfondimenti: <a title="the new york times" href="http://www.nytimes.com/2010/07/11/science/11robotside.html?_r=1" target="_blank">The New York Times</a></p>


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		<title>Un cratere da meteorite scoperto grazie a Google Earth</title>
		<link>http://newton.logg.it/2010/07/24/un-cratere-da-meteorite-scoperto-grazie-a-google-earth/</link>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 22:43:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Geologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Quanti di voi hanno curiosato in Google Earth almeno una volta, per vedere la vostra casa dall&#8217;alto o magari qualche monumento o piazza famosa?
Grazie a questo strumento due anni fa Vincenzo De Michele, ex curatore del Museo Civico di Storia Naturale di Milano, ha scoperto, nel deserto egiziano al confine con Libia e Sudan, nei pressi della cittadina di Kamil, una strana depressione a forma di catino. Le successive indagini dei ricercatori dell&#8217;Istituto Nazionale di Astrofisica e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia hanno stabilito che si tratta di un cratere creato dall&#8217;impatto di un meteorite circa 5.000 anni fa.
La [<a href="http://newton.logg.it/2010/07/24/un-cratere-da-meteorite-scoperto-grazie-a-google-earth/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1869" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/07/Kamil_Fig5-s.jpg"><img class="size-medium wp-image-1869" title="Il cratere meteoritico Kamil - da INGV" src="http://newton.logg.it/files/2010/07/Kamil_Fig5-s-400x300.jpg" alt="Il cratere meteoritico Kamil - da INGV" width="400" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il cratere meteoritico Kamil - da INGV</p></div>
<p>Quanti di voi hanno curiosato in Google Earth almeno una volta, per vedere la vostra casa dall&#8217;alto o magari qualche monumento o piazza famosa?</p>
<p>Grazie a questo strumento due anni fa Vincenzo De Michele, ex curatore del Museo Civico di Storia Naturale di Milano, ha scoperto, nel deserto egiziano al confine con Libia e Sudan, nei pressi della cittadina di Kamil, una strana depressione a forma di catino. Le successive indagini dei ricercatori dell&#8217;Istituto Nazionale di Astrofisica e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia hanno stabilito che si tratta di un cratere creato dall&#8217;impatto di un meteorite circa 5.000 anni fa.</p>
<p>La particolarità di questo cratere è che sia perettamente conservato. Solitamente nel giro di pochi anni queste testimonianze vengono ricoperte di vegetazione, scomparendo così alla vista. Nel caso di Kamil, questo il nome attribuitogli, son visibili le strutture primarie di impatto, associate alla presenza degli abbondanti resti di un meteorite metallico e di tipiche strutture metamorfiche, metamorfismo da shock nelle rocce incassanti, arenarie del Cretaceo.</p>
<p>Le dimensioni del &#8220;catino&#8221; sono di circa 45 m di diametro e 16 m di profondità ed è riempito di sabbia, trasportata dal vento, per circa 6 m di spessore.<br />
Il meteorite è stato classificato come una Ataxite ricca in Nichel, con dimensioni pari a circa 1.3 m di diametro e di massa presunta paria a 5-10 tonnellate e una massa originaria all’impatto con l’atmosfera circa 20-40 tonnellate.</p>
<p>&#8220;Secondo un modello recente l’energia liberata al contatto del suolo dovrebbe essere pari a 0.02 kToni (Hiroshima 20 kToni). L’energia sismica rilasciata dovrebbe essere pari ad una magnitudo 1.3 della scala Richter mentre l’onda d’urto in aria (massima velocità circa 270 km/h e picco di pressione pari a circa 37 kPa) potrebbe fare collassare i tetti in legno, rompere i vetri delle finestre e abbattere il 90% degli alberi nelle circostanze.&#8221; racconta il dottor Stefano Urbili dell&#8217;INGV: &#8220;L’aspetto peggiore è però sicuramente legato alla frammentazione da impatto del meteorite che si comporta come una gigantesca granata militare generando una pioggia di proiettili incandescenti e taglienti capaci di arrivare anche ad 1 km di distanza.&#8221;</p>
<p>Per approfondimenti: <a title="ingv" href="http://portale.ingv.it/stampa-e-comunicazione/archivio-comunicati-stampa/comunicati-stampa-2010/science-egitto-meridionale-una-spedizione-scientifica-italo-egiziana-identifica-un-cratere-d2019impatto-da-meteorite-perfettamente-conservato" target="_blank">INGV</a></p>


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		<title>La più grande stella mai osservata</title>
		<link>http://newton.logg.it/2010/07/23/la-piu-grande-stella-mai-osservata/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 21:14:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Astronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
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		<category><![CDATA[nebulosa]]></category>
		<category><![CDATA[Sole]]></category>
		<category><![CDATA[stella]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli astronomi dell&#8217;University of Sheffield hanno scoperto, grazie al Very Large Telescope (VLT) dell&#8217;European Southern Observatory, la stella più massiccia mai osservata prima.
Il gruppo guidato dall&#8217;astrofisico Paul Crowther ha studiato due giovani ammassi di stelle, NGC 3603 e RMC 136a, confrontando le informazioni raccolte da VLT con l&#8217;archivio dell’Hubble Space Telescope.
NGC 3603 si trova a 22 000 anni luce di distanza dal Sole ed è costituito da nubi di gas e polveri in cui si continuano a formare stelle. Tra queste alcune formano un sistema stellare doppio e la massa del loro agglomerato alla nascita era pari a 150 dei [<a href="http://newton.logg.it/2010/07/23/la-piu-grande-stella-mai-osservata/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1866" class="wp-caption alignnone" style="width: 308px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/07/RMC136a-eso1030d.jpg"><img class="size-medium wp-image-1866" title="L'ammasso RMC136a - da ESO" src="http://newton.logg.it/files/2010/07/RMC136a-eso1030d-298x300.jpg" alt="L'ammasso RMC136a - da ESO" width="298" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;ammasso RMC136a - da ESO</p></div>
<p>Gli astronomi dell&#8217;University of Sheffield hanno scoperto, grazie al Very Large Telescope (VLT) dell&#8217;European Southern Observatory, la stella più massiccia mai osservata prima.</p>
<p>Il gruppo guidato dall&#8217;astrofisico Paul Crowther ha studiato due giovani ammassi di stelle, NGC 3603 e RMC 136a, confrontando le informazioni raccolte da VLT con l&#8217;archivio dell’Hubble Space Telescope.</p>
<p>NGC 3603 si trova a 22 000 anni luce di distanza dal Sole ed è costituito da nubi di gas e polveri in cui si continuano a formare stelle. Tra queste alcune formano un sistema stellare doppio e la massa del loro agglomerato alla nascita era pari a 150 dei nostri soli.</p>
<p>All&#8217;interno della nebulosa Tarantola, nella a noi vicina galassia chiamata Grande Nube di Magellano, a 165 000 anni luce di distanza si trova invece un ammasso di stelle giovani e calde. Tra queste R136a1 è risultata essere la più grande stella mai trovata, con una massa attuale di circa 265 masse solari e con un peso alla nascita di 320 volte quello del Sole ed una luminosità di circa 10 milioni di volte quella del Sole, anche questo un record. Si potrebbe ipotizzare che si sia generata dalla fusione di più stelle.</p>
<p>&#8220;A differenza degli esseri umani, queste stelle sono nate pesanti e invecchiando perdono peso&#8221;, afferma Paul Crowther. &#8220;Con un&#8217;età di poco più di un milione di anni, la stella più estrema R136a1 è una stella di mezza età e ha già subito un intenso programma di dimagrimento, perdendo nel tempo un quinto della sua massa iniziale, più di cinquanta masse solari.&#8221;</p>
<p>La scoperta di R136a1 ha creato scalpore perché gli scienziati avevano escluso che potessero esistere stelle con massa superiore di 130 volte quella del nostro sole.</p>
<p>&#8220;Le stelle più piccole sono si limitano ad essere  un&#8217;ottantina di volte Giove, sotto tale misura sono &#8217;stelle fallite&#8217; o nane brune&#8221;, dice un membro del team Olivier Schnurr dell&#8217;Istituto di Astrofisica di Potsdam. &#8220;La nostra ricerca fornisce nuovo sostegno all’ipotesi che esista anche un limite superiore a quanto possa essere grande una stella, anche se alza questo limite del doppio rispetto al precedente, a circa 300 volte la massa del Sole.&#8221;</p>
<p>Per approfondimenti: <a title="ESO" href="http://www.eso.org/public/italy/news/eso1030/" target="_blank">ESO</a></p>


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		<title>Tre le sostanze responsabili della celiachia</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 20:25:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Biologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Dall&#8217;Australia buone notizie per i celiaci: i ricercatori del Walter and Eliza Hall Institute of Medical Research di Parkville hanno individuato tre frammenti di proteina che sarebbero responsabili di questa malattia.
La celiachia è un&#8217;intolleranza al glutine che provoca problemi all&#8217;intestino che impediscono il normale assorbimento delle sostanze nutritive e porta i pazienti a sviluppare altre malattie dovute alla conseguente malnutrizione.
Colpisce una persona su 100-150 e molte persone non sanno di essere affette da questa malattia. L&#8217;unica cura attualmente è una dieta assolutamente priva di glutine, che signica privarsi di tutti gli alimenti contenenti avena, frumento, farro, kamut, orzo, segale e [<a href="http://newton.logg.it/2010/07/22/tre-le-sostanze-responsabili-della-celiachia/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1861" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/07/Gluten_Sources-Small.png"><img class="size-medium wp-image-1861" title="Fonti di glutine, da evitare per i celiaci" src="http://newton.logg.it/files/2010/07/Gluten_Sources-Small-400x220.png" alt="Fonti di glutine, da evitare per i celiaci" width="400" height="220" /></a><p class="wp-caption-text">Fonti di glutine, da evitare per i celiaci</p></div>
<p>Dall&#8217;Australia buone notizie per i celiaci: i ricercatori del Walter and Eliza Hall Institute of Medical Research di Parkville hanno individuato tre frammenti di proteina che sarebbero responsabili di questa malattia.</p>
<p>La celiachia è un&#8217;intolleranza al glutine che provoca problemi all&#8217;intestino che impediscono il normale assorbimento delle sostanze nutritive e porta i pazienti a sviluppare altre malattie dovute alla conseguente malnutrizione.<br />
Colpisce una persona su 100-150 e molte persone non sanno di essere affette da questa malattia. L&#8217;unica cura attualmente è una dieta assolutamente priva di glutine, che signica privarsi di tutti gli alimenti contenenti avena, frumento, farro, kamut, orzo, segale e altri cereali.</p>
<p>Lo studio è stato condotto dal gruppo del dottor Bob Anderson su 200 celiaci, a cui sono stati dati pane, focaccine di segale o orzo bollito. Sei giorni dopo sono stati prelevati campioni di sangue per misurare la forza della risposta immunitaria dei pazienti a 2700 diversi frammenti di glutine. I test hanno rilevato una risposta immunitaria a 90 frammenti, ma tre frammenti di glutine, peptidi, si sono rivelati particolarmente tossici.</p>
<p>&#8220;Questi tre elementi costituiscono la maggior parte della risposta immunitaria al glutine che si osserva nelle persone con malattia celiaca,&#8221; dice il dottor Anderson.</p>
<p>Sulla base di questa scoperta è già stata sviluppata un&#8217;&#8221;immunoterapia&#8221; a base di peptidi che dovrebbe funzionare come le terapie desensibilizzanti per le allergie, evitando quindi la reazione del corpo al glutine. La prima fase di sperimentazione è stata completata nello scorso giugno e nei prossimi mesi si avranno i primi risultati.</p>
<p>Per approfondimenti: <a title="Walter and Eliza Hall Institute" href="http://www.wehi.edu.au/site/latest_news/toxic_trio_identified_as_the_basis_of_coeliac_disease" target="_blank">Walter and Eliza Hall Institute</a></p>


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		<title>Un nuovo antibiotico dal miele</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 19:38:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samy</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I ricercatori della Academisch Medisch Centrum Universiteit di Amsterdam hanno scoperto la sostanza contenuta del miele che uccide i batteri. Se ne conoscevano infatti le proprietà antibatteriche ma era ancora sconosciuto il perché. 
Nello studio, che è stato pubblicato su Faseb journal, la rivista della Federazione delle Società americane di Biologia sperimentale, si mostra che le api producono una proteina chiamata defensina-1 che si trasferisce nel miele.
Per arrivare a questo risultato gli studiosi hanno testato in laboratorio l’attività antibatterica di ciascun componente del miele su un gruppo di batteri antibiotico-resistenti, isolandoli selettivamente per determinare il loro singolo contributo antibatterico.
 
Questa proteina potrebbe [<a href="http://newton.logg.it/2010/07/21/un-nuovo-antibiotico-dal-miele/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1857" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/07/Bees-Small.jpg"><img class="size-medium wp-image-1857" title="Api - di Frank Mikley" src="http://newton.logg.it/files/2010/07/Bees-Small-400x300.jpg" alt="Api - di Frank Mikley" width="400" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Api - di Frank Mikley</p></div>
<p>I ricercatori della Academisch Medisch Centrum Universiteit di Amsterdam hanno scoperto la sostanza contenuta del miele che uccide i batteri. Se ne conoscevano infatti le proprietà antibatteriche ma era ancora sconosciuto il perché. </p>
<p>Nello studio, che è stato pubblicato su Faseb journal, la rivista della Federazione delle Società americane di Biologia sperimentale, si mostra che le api producono una proteina chiamata defensina-1 che si trasferisce nel miele.</p>
<p>Per arrivare a questo risultato gli studiosi hanno testato in laboratorio l’attività antibatterica di ciascun componente del miele su un gruppo di batteri antibiotico-resistenti, isolandoli selettivamente per determinare il loro singolo contributo antibatterico.<br />
 <br />
Questa proteina potrebbe essere usata in futuro per trattare ustioni e infezioni della pelle e per sviluppare nuovi farmaci contro le infezioni resistenti agli antibiotici.</p>
<p>Per approfondimenti: <a title="FASEB Journal" href="http://www.fasebj.org/Press_Room/Latest_News.dtl" target="_blank">FASEB Journal</a></p>


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		<title>Un gel per combattere l’AIDS</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 18:34:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samy</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alla Conferenza Internazionale sull&#8217;AIDS che si tiene in questi giorni a Vienna è stato presentato uno studio effettuato su un gel vaginale che ridurrebbe considerevolmente il contagio da AIDS nelle donne.
Mentre inizialmente l&#8217;AIDS colpiva soprattutto uomini, ora la maggior parte dei nuovi infettati sono donne, soprattutto in Africa, dove le donne hanno più difficoltà ad avere rapporti protetti con i compagni o mariti malati e dove sono purtroppo molto frequenti le violenze sessuali.
Salim Abdool Karim, direttore di Caprisa, Centre for the AIDS Programme of Research in South Africa, ha svolto una ricerca che ha coinvolto 889 donne,  tra i 18 [<a href="http://newton.logg.it/2010/07/20/un-gel-per-combattere-laids/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1853" class="wp-caption alignnone" style="width: 233px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/07/Hiv_budding.jpg"><img class="size-medium wp-image-1853" title="Il virus dell'HIV attacca una cellula immunitaria umana, che verrà utilizzata per replicarsi - di NIH" src="http://newton.logg.it/files/2010/07/Hiv_budding-223x300.jpg" alt="Il virus dell'HIV attacca una cellula immunitaria umana, che verrà utilizzata per replicarsi - di NIH" width="223" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il virus dell&#39;HIV attacca una cellula immunitaria umana, che verrà utilizzata per replicarsi - di NIH</p></div>
<p>Alla <a title="Conferenza Internazionale sull'AIDS" href="http://www.aids2010.org/" target="_blank">Conferenza Internazionale sull&#8217;AIDS</a> che si tiene in questi giorni a Vienna è stato presentato uno studio effettuato su un gel vaginale che ridurrebbe considerevolmente il contagio da AIDS nelle donne.</p>
<p>Mentre inizialmente l&#8217;AIDS colpiva soprattutto uomini, ora la maggior parte dei nuovi infettati sono donne, soprattutto in Africa, dove le donne hanno più difficoltà ad avere rapporti protetti con i compagni o mariti malati e dove sono purtroppo molto frequenti le violenze sessuali.</p>
<p>Salim Abdool Karim, direttore di Caprisa, Centre for the AIDS Programme of Research in South Africa, ha svolto una ricerca che ha coinvolto 889 donne,  tra i 18 e i 44 anni, tutte sessualmente attive e sane, alcune delle quali hanno utilizzato un gel battericida a cui era stato aggiunto l&#8217;1% di Tenofovir, un antiretrovirale, altre un placebo.</p>
<p>L&#8217;utilizzo del gel ha ridotto del 50% la percentuale delle infezioni dopo un anno di utilizzo, del 39% dopo due anni e mezzo.<br />
 <br />
I risultati, pubblicati sulla rivista Science, ora dovranno essere convalidati con una terza fase di test per individuare eventuali controindicazioni e per stabilire il migliore utilizzo prima di poter essere messo sul mercato.</p>
<p>Per approfondimenti: <a title="CARPISA" href="http://www.caprisa.org/joomla/index.php/component/content/article/1/225" target="_blank">CARPISA</a></p>


<p>Related posts:<ol><li><a href='http://newton.logg.it/2009/09/24/aids-risultati-incoraggianti-per-un-vaccino/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Aids: risultati incoraggianti per un vaccino'>Aids: risultati incoraggianti per un vaccino</a></li><li><a href='http://newton.logg.it/2010/06/21/combattere-il-raffreddore-da-fieno-con-uno-yogurt/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Combattere il raffreddore da fieno con uno yogurt?'>Combattere il raffreddore da fieno con uno yogurt?</a></li><li><a href='http://newton.logg.it/2010/01/25/il-giudizio-morale-delle-donne-e-modificabile-tramite-uno-stimolo-elettrico/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Il giudizio morale delle donne è modificabile tramite uno stimolo elettrico'>Il giudizio morale delle donne è modificabile tramite uno stimolo elettrico</a></li></ol></p>]]></content:encoded>
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