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<updated>2009-11-08T18:18:33Z</updated>
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		<name>Vittorio</name>
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		<author>
			<name>Teresa</name>
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		<published>2009-11-03T19:09:37Z</published>
		<updated>2009-11-07T12:16:50Z</updated>
		<title type="html">Le radici del presente: L'anno più lungo [1]</title>
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<![CDATA[La caduta del muro di Berlino ha segnato la fine del comunismo. Eppure il capitalismo non si &egrave; evoluto come sarebbe stato necessario]]>
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		<author>
			<name>Teresa</name>
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		<published>2009-11-02T16:29:52Z</published>
		<updated>2009-11-03T19:15:46Z</updated>
		<title type="html">La morte di Stefano Cucchi è un oltraggio alla costituzione</title>
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<![CDATA[<p>Sulla morte di Stefano Cucchi a distanza di dieci giorni l&#39;opinione pubblica italiana (o quel che ne resta di fronte all&#39;oppressione esercitata dal governo e dalle televisioni amiche del premier) non sa ancora che cosa &egrave; successo. Il garante dei detenuti Angiolo Marroni ha detto una cosa che &egrave; difficile non pensare se si &egrave; in buona fede: &quot;Il sistema carcerario ha dato, ancora una volta, l&#39;ennesima dimostrazione di inumanit&agrave; e inefficienza non riuscendo a cogliere i segnali di allarme di una situazione da tempo gravissima.&quot; </p><p>Nel giudizio si colgono gli elementi fondamentali della situazione che &egrave; caratterizzata appunto dal grande affollamento delle carceri, dai sistemi che non riescono a modernizzarsi in maniera decente, dall&#39;illegalit&agrave; e dai metodi inaccettabili che spesso sono usati in quell&#39; universo. L&#39;idea di costruire nuove carceri per rimediare alla crisi senza che ci siano migliaia di agenti di polizia penitenziaria preparati alla bisogna &egrave; del tutto assurda e irresponsabile. </p><p>Quel che &egrave; successo nelle settimane scorse con la morte di Cucchi e il suicidio della ex terrorista delle BR &nbsp;Blefari che avrebbe dovuto esser curata per i suoi problemi psichici ed &egrave; stata invece abbandonata al suo destino, dimostra in maniera assai chiara che la situazione &egrave; molto grave e che il governo &egrave; del tutto inadempiente, malgrado gli annunci costanti e i propositi spiattellati a livello televisivo.</p><p>Se si va a guardare con attenzione la morte del giovane Cucchi, prima che siano finite le due inchieste che lo riguardano, giudiziaria e amministrativa, molti sono gli aspetti ancora oscuri. Ufficialmente si parla di errori dei medici che sono possibili ma che non spiegano le condizioni terribili in cui si trovava l&#39;arrestato dopo due giorni di permanenza nelle camere di sicurezza e prima di essere trasportato in ospedale. E, d&#39;altra parte, aver negato al senatore dell&#39;Italia dei Valori, Stefano Pedica, di consentire alla sorella di Cucchi di visitare la cella del defunto, mostra un nervosismo che si traduce in ostruzionismo e che va oltre le norme di sicurezza stabilite dalle leggi e dalle prassi esistenti.</p><p>La verit&agrave; &egrave; che non c&#39;&egrave; una spiegazione accettabile, almeno finora, delle percosse subite nei due giorni di detenzione dopo l&#39;arresto da parte del giovane trovato in possesso di una piccola quantit&agrave; di stupefacenti e che, se la spiegazione non sar&agrave; data nelle prossime ore, saremo di fronte a un omicidio di cui incolpare proprio esponenti delle forze dell&#39;ordine. I medici avranno pure sbagliato ma la responsabilit&agrave; delle percosse fino all&#39;omicidio &egrave; di necessit&agrave; da addebitare a quelli che hanno arrestato e detenuto il povero Cucchi. </p><p>In questo senso siamo ancora una volta di fronte alla maggior parte dei mezzi di comunicazione di massa che nascondono agli italiani notizie e problemi di grande importanza senza nessuna giustificazione eccetto quella assai opinabile di salvare il governo da critiche che, a prescindere da come le cose sono andate, emergono dagli avvenimenti e che inducono a chiedere risposte pi&ugrave; chiare ai ministri e un&#39;indagine volta a ricostruire la verit&agrave; non soltanto in omaggio alle vittime ma anche alla nostra costituzione e alle leggi repubblicane. </p><p>&nbsp;</p>]]>
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		<author>
			<name>Teresa</name>
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		<published>2009-10-30T13:40:55Z</published>
		<updated>2009-11-02T16:29:36Z</updated>
		<title type="html">Università: la riforma è solo una favola</title>
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		<summary type="html">
<![CDATA[Il meccanismo che governa le nuove leggi del governo Berlusconi risponde a obbiettivi che sono sempre gli stessi. Ottenere dai mezzi di comunicazione&nbsp; (in gran parte asserviti o intimiditi) un giudizio positivo, su quello che si propone in parlamento, sicuri di una maggioranza che conta cento deputati in pi&ugrave; alla Camera e pi&ugrave; di cinquanta al Senato. <p>Quindi mostrare soltanto gli aspetti che possono apparire accettabili a tutti quelli, come chi scrive, hanno sempre sognato un&#39;universit&agrave; che assomigli a quelle che nel mondo occidentale,</p><p>dagli Stati Uniti alla Germania, dalla Svezia alla Gran Bretagna, cio&egrave; istituzioni aperte agli studenti, razionalmente organizzate, prive delle vecchie baronie universitarie proprie del nostro paese. Cos&igrave; la Gemini parla di merito, di premio alle universit&agrave; virtuose e castigo per quelle che virtuose non sono, di ricercatori che, se non producono entro un certo tempo, cambiano amministrazione e cos&igrave; via.</p><p>Ma i casi sono due: o il governo attuale fornisce i fondi necessari per una riforma che osservi quello che c&#39;&egrave; negli altri paesi europei e cio&egrave; accresce e di molto gli attuali stanziamenti per tutto il settore dell&#39;istruzione (che soltanto ieri ha registrato il licenziamento di 135 mila precari, insegnanti e salariati della scuola, e per la ricerca che ormai &egrave; collocata agli ultimi posti della classifica europea) o i criteri indicati non mutano la situazione attuale e si collocano in una sfera astratta che ha altri obbiettivi concreti.</p><p>In mancanza di risorse dello Stato, notizia conclamata anche ieri dal ministro Tremonti, l&#39;obbiettivo fondamentale &egrave; quello di tagliare in ogni settore dell&#39;universit&agrave; italiana. Stabilendo che nelle Universit&agrave; pubbliche con pi&ugrave; di 3mila docenti (Roma e Napoli) ci siano soltanto 12 Facolt&agrave;&nbsp; e nelle altre, le Facolt&agrave; non superino il numero magico di 6. C&#39;&egrave; il proposito di cedere ai privati gli Atenei che non godano delle risorse assai scarse dello Stato alle condizioni fissate dalle medesime universit&agrave;. </p><p>Quanto al reclutamento dei docenti si prevede che ci sia un&#39;abilitazione nazionale seguita dalla chiamata delle universit&agrave; locali. E qui gi&agrave; il ministro dimostra di non conoscere l&#39;universit&agrave; italiana nella quale, oggi come oggi, &egrave; quasi impossibile trasferirsi dall&#39;uno all&#39;altro ateneo per il peso determinante che hanno le singole scuole e i baroni dominanti. </p><p>Quelli che hanno a cuore la qualit&agrave; dell&#39;insegnamento e della ricerca sono purtroppo una minoranza neppure troppo grande. Sicch&eacute; il rischio &egrave; che molti abbiano l&#39;abilitazione e non siano mai chiamati o al contrario che non si neghi l&#39;abilitazione a nessuno.</p><p>Naturalmente il peggio spetta ai ricercatori che non hanno lo stato giuridico di&nbsp; terza fascia, pur svolgendo in molte situazioni la maggior parte della didattica e la possibilit&agrave; di entrare in una situazione di risorse decrescenti &egrave; una favola come quelle che la Gemini dice di voler raccontare al Maurizio Costanzo Show.</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p>]]>
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		<author>
			<name>Teresa</name>
		</author>
		<published>2009-10-27T09:23:09Z</published>
		<updated>2009-10-30T13:40:08Z</updated>
		<title type="html">Il paese del papello</title>
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		<summary type="html">
<![CDATA[<p>L&#39;Italia &egrave; un paese a doppio fondo. Chi conosce la storia d&#39;Italia, e quella dell&#39;Italia repubblicana ma anche quella precedente, lo sa bene. Sul piano ufficiale e istituzionale pu&ograve; sembrare un paese perfetto e trasparente ma, se si va oltre, si scoprono tante cose che non funzionano. </p><p>Dopo la testimonianza di Massimo Ciancimino, figlio minore di un &quot;padrino&quot; importante quale &egrave; stato il padre, che ha governato Palermo prima con Salvo Lima e poi, in posizione di vertice, ci sono elementi importanti che fanno pensare a una trattativa tra lo Stato e la mafia nel periodo critico della repubblica, tra la strage di Capaci (23 maggio 1992) che uccise Falcone e la sua scorta e quella successiva di via d&#39;Amelio, in cui mor&igrave; Borsellino e la sua scotrta, il 19 luglio dello stesso anno. Esiste un documento di questa trattativa, sono indicati i personaggi centrali del negoziato e sono chiamati in causa, da una parte, il ministro dell&#39;Interno Mancino e, dall&#39;altra, il colonnello Mori dei Ros a cui i capimafia del momento (Riina e Provenzano) avrebbero consegnato le richieste dei mafiosi. Sappiamo che Ciancimino giudicava eccessive quelle richieste, cio&egrave; impraticabili, e basta leggere quel documento (di cui aspettiamo ancora l&#39;originale) per rendersene conto: la revisione del maxiprocesso, l&#39;abolizione del carcere duro per i mafiosi (articolo 41 bis), la revisione della legge Rognoni-La Torre sulla confisca dei beni e ancora l&#39;estensione ai mafiosi della legislazione sui dissociati gi&agrave; applicata ai terroristi delle Brigate Rosse e di Prima Linea.</p><p>Si sarebbe trattato in pratica di riconoscere alla mafia uno status di soggetto politico della repubblica, quello che non si era riconosciuto formalmente alle Brigate Rosse negli anni settanta, e una sorta di pace negoziata di fronte al ricatto della strategia terroristica e stragista adottata con l&#39;eccidio di Capaci dai corleonesi di Cosa Nostra. Il ricatto, se rifiutato, avrebbe potuto significare la morte di molti politici, sia quelli che avevano tradito perch&eacute;, dopo aver coabitato per anni con Cosa Nostra, non volevano o potevano pi&ugrave; farlo (il caso Lima &egrave; il pi&ugrave; significativo ma &egrave; chiaro che uccidere Lima significava&nbsp; minacciare Andreotti che di Lima era il capo e il protettore) sia quelli che con la mafia non volevano pi&ugrave; scendere a patti.</p><p>Una simile ricostruzione dei fatti &egrave; alla base dell&#39;intervista che il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha fornito subito dopo la consegna del papello ai giudici di Palermo. Grasso ha detto che la trattativa c&#39;&egrave; stata e che il ricatto di Cosa Nostra ha funzionato. Questo significa, se la ricostruzione &egrave; attendibile, che il giudice Borsellino &egrave; stato ucciso anche perch&eacute; sapeva della trattativa e vi si opponeva risolutamente. Insomma, una strage in un momento in cui i capi di Cosa Nostra spingevano perch&eacute; la trattativa andasse avanti e non si fermasse. </p><p>Dopo l&#39;intervista di Grasso, che oggi molti tendono ad accantonare, ci sono state le testimonianze a Palermo del generale Mori e dell&#39;onorevole Violante. Mori, divenuto oggi un personaggio politico di qualche importanza come collaboratore del sindaco Alemanno a Roma e del sindaco Moratti a Milano, ha negato tutto: dice che non aver mai ricevuto il papello e che non ci fu, a sua conoscenza, nessuna trattativa. Non potrebbe fare altrimenti perch&eacute;, se ammettesse, dovrebbe spiegare per conto di chi trattava, che rapporti aveva con il governo del tempo, a cominciare dal ministro dell&#39;Interno. Quanto all&#39;onorevole Violante, a quel tempo presidente della commissione Antimafia, ricorda di aver rifiutato, subito dopo l&#39;uccisione di Lima nel marzo 1992, un incontro riservato (con la mediazione di Mori) con Ciancimino che era allora una sorta di ambasciatore dei capi di Cosa Nostra, ma non ha ancora spiegato perch&eacute; la commissione da lui presieduta ha deliberato il 6 luglio 1993 di ascoltare Ciancimino e poi, successivamente, non l&#39;ha fatto.</p><p>Tutti questi elementi che emergono dalla vicenda, a cui si aggiungono quello che dicono in queste settimane vari pentiti, aprono uno scenario che &egrave;, dal punto di vista storico, assai significativo. Se &egrave; vero che esisteva una coabitazione, che durava ormai da mezzo secolo tra la mafia e il partito di governo, o meglio parte di esso, non c&#39;&egrave; da stupirsi che Cosa Nostra ricattasse quella classe politica e dirigente fino ad arrivare a stendere il papello di richieste. E minacciasse altrimenti la realizzazione di una linea stragista che avrebbe provocato nuove stragi e la decimazione dei politici che occupavano, in quel momento, posizioni di vertice. Ora si tratta, io credo, di lasciare ai giudici di Palermo il tempo per andare a fondo e svelare quello che l&#39;Italia ufficiale e istituzionale cerca ancora una volta di nascondere agli italiani.</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p>]]>
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		<author>
			<name>Teresa</name>
		</author>
		<published>2009-10-23T10:33:12Z</published>
		<updated>2009-10-27T09:23:26Z</updated>
		<title type="html">Il PD e le primarie</title>
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		<summary type="html">
<![CDATA[<p>C&#39;&egrave; da sperare che tre o quattro milioni di italiani prendano parte alle primarie del Partito Democratico che si terranno in tutta Italia e indicheranno, con ogni probabilit&agrave;, il nuovo segretario del maggior partito di opposizione. Spiego perch&eacute; sarebbe positiva una grande affluenza di persone alle votazioni. Gli iscritti hanno gi&agrave; votato e hanno dato il primato a Pier Luigi Bersani. </p><p>Ma ora votano tutti quelli che simpatizzano per il Partito democratico o in ogni caso si collocano all&#39;opposizione e ritengono che un forte partito democratico serva al paese e in particolare al centro-sinistra. Chi scrive si colloca in questa posizione e ritiene che valga la pena dare il proprio concorso a questa scelta importante. Se fallisse questa operazione, sarebbero guai per tutta l&#39;opposizione e per la parte, il centro-sinistra, in cui anch&#39;io mi colloco. Vediamo chi sono i tre candidati. Il primo &egrave; Pier Luigi Bersani, ex presidente della regione Emilia ed ex ministro del governo Prodi. Un uomo che viene dalla tradizione del PCI e che ritiene necessario restare nella sinistra. La sua linea politica &egrave;, senza dubbio, chiara e molti tra i candidati alle segreterie regionali che si rifanno a lui sono giovani che lavorano da molti anni nel partito.</p><p>Ma non convincono la sua alleanza con il presidente della regione Bassolino in Campania, con il presidente Loiero in Calabria, con l&#39;ex socialista La Ganga in Piemonte. Queste scelte sono sue o di Massimo D&#39;Alema che sostiene la sua candidatura? E&#39; una domanda a cui Bersani dovrebbe rispondere con chiarezza. Il secondo &egrave; Dario Franceschini, attuale segretario del PD, che ha tra i suoi principali sostenitori ex seguaci di Veltroni e del veltronismo che ha condotto il PD non tanto alla sconfitta (almeno in parte inevitabile) ma al grave errore di non aver discusso con tutti dopo la sconfitta quel che bisognava cambiare nella linea scelta da Veltroni.</p><p>Il terzo &egrave; il senatore&nbsp; Ignazio Marino che rappresenta una candidatura nuova, non legata al contrasto e alla vecchia rivalit&agrave; tra Veltroni e D&#39;Alema e tesa a fondare un partito che punta sull&#39;innovazione, sui valori costituzionali e sulla laicit&agrave; dello Stato. Non c&#39;&egrave; dubbio sul fatto che la candidatura di Marino sia la pi&ugrave; interessante per il popolo di sinistra che va a votare pensando alla costruzione di un centro-sinistra in grado di battere Berlusconi e costruire un&#39;alternativa, credibile per gli italiani. Vedremo che cosa succede. In ogni caso, si concluder&agrave; una fase difficile e tormentata per gli amici del Partito Democratico e ci sar&agrave; un nuovo segretario che indicher&agrave; una linea pi&ugrave; chiara e precisa, necessaria per costruire un&#39;alternativa di governo alla destra berlusconiana.</p><p>Ma quali sono, a nostro avviso, i punti fermi di un programma del centro-sinistra? Mi pare che dalle discussioni di questi mesi siano emersi con una certa chiarezza. Noi riteniamo che la costituzione repubblicana debba esser applicata e difesa dagli assalti del centro-destra guidato da Berlusconi. Pensiamo che la laicit&agrave; dello Stato sia un valore che rientra a pieno titolo in questa difesa della costituzione e che si debba coniugare con il massimo rispetto di tutte le libert&agrave; a cominciare da quelle religiose.</p><p>Inoltre il problema del lavoro deve esser al centro di un programma del centro-sinistra, insieme con la difesa della legalit&agrave; repubblicana. Ci vuole una politica economica radicalmente diversa da quella attuale e noi dobbiamo rappresentare le grandi masse dei lavoratori che hanno segnato il progresso economico di questo paese. Questo significa anche promuovere la necessaria riforma dell&#39;amministrazione pubblica e della giustizia garantendo l&#39;autonomia e l&#39;indipendenza della magistratura e rendendo i processi rapidi e giusti, traguardo dal quale siamo ancora molto lontani.</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p>]]>
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