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	<title>Nicolò Volanti - Blog</title>
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		<title>La reason why del buon governo</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Feb 2013 11:07:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gurulan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Truth well told&#8220;, diceva una delle più importanti multinazionali della comunicazione pubblicitaria, la McCann-Erickson, ovvero &#8220;la verità raccontata bene&#8221;. Nella &#8230; <a class="more-link" href="http://www.nicolovolanti.com/blog/27/comunicazione-politica-grillo-berlusconi-pubblicita/">Read more &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;<strong>Truth well told</strong>&#8220;</em>, diceva una delle più importanti multinazionali della comunicazione pubblicitaria, la McCann-Erickson, ovvero &#8220;la verità raccontata bene&#8221;. Nella palude profonda delle recenti elezioni, un richiamo simile dal mondo pubblicitario suona quasi a monito del futuro di un governo ingovernabile dove più che verità è venuto fuori un sentimento di rivoluzione, una presa della Bastiglia che annunciata, forse, lo era da tempo ma che è stata presa un po sotto gamba o, per meglio dire, favorita da una comunicazione non sempre puntuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Lasciando da parte le logiche politiche e di programma, le recenti elezioni riflettono l&#8217;importanza politica del verbo, della parola detta ma in particolar modo di quella sottintesa. <strong>I candidati come venditori e le promesse come tante unique selling promise</strong> che hanno rivelato la forza e la disgrazia dei diversi schieramenti, reduci da una campagna elettorale che, come in un qualsiasi supermercato della provincia italiana, ha visto trionfare il packaging più brillante o la promessa di un bianco ancora più bianco.<br />
I tre protagonisti principali della battaglia (Grillo e la rivoluzione dal basso, Bersani con la presunta vittoria in mano e Berlusconi con la rimonta sul piatto) hanno utilizzato logiche seduttive e logiche di esposizione molto differenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Beppe Grillo </strong>e il suo movimento <strong>Cinque Stelle</strong> nasce dalla convergenza di due fattori predeterminanti alla sua formazione: internet e delusione diffusa della vecchia politica. Un posizionamento nuovo ma soprattutto precedente a tutti gli altri che poi, in coda, ne hanno seguito la strada. Una <strong>USP</strong> che grida forte &#8220;tutti a casa&#8221; e sprizza &#8220;rinnovamento&#8221; da ogni ricciolo bianco della nuova figura di comico politico. La <strong>supporting evidence</strong> è chiara e palese specie adesso che in parlamento Grillo c&#8217;è arrivato davvero: gente comune, scelta attraverso consultazioni online, niente professioni ma donne e uomini, giovani, studenti, un vero sogno liberale anti casta, in poche parole, un prototipo di politica (e non come molti pensano di anti politica) che mancava negli scaffali parlamentari. Hanno conquistato una grossa fetta di mercato elettorale, la sfida sarà restarci su quegli scaffali e soprattutto lavare più bianco per come dicevano in campagna elettorale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pierluigi Bersani </strong>rappresenta invece la sicurezza di un top spender che improvvisamente sa di essere superiore agli altri, senza nessun evidente supporto, sa di lavare più bianco degli altri o, verosimilmente, percepisce la delusione tra gli altri prodotti sul mercato e sicuro quindi di una vittoria con notevoli punti e margini di profitto, si adagia su una comunicazione di <strong>rinforzo</strong>, ragionando in termini continui di comparazione con l&#8217;avversario, proponendo  demo di macchie di governi precedenti che si dissolvono immediatamente con &#8220;l&#8217;Italia giusta&#8221; di cui lui è portavoce. Il classico problema di assenza di una certa USP, <strong>svantaggiata da un continuo cambio di packaging, le lotte intestine sulla figura di leader, oscillanti tra Bersani e Renzi e figure al margine di vendita come Vendola</strong>, hanno svantaggiato la brand image generale che, in un pallore grigiastro si è fatta avanti in termini troppo poco chiari per una evidente immagine di cambiamento. Non sono bastate neanche le primarie a capodanno, che palesano una sfavorevole<strong> supporting evidence </strong>e un altrettanto poco chiaro time planning, visto che, a capodanno, tutto si pensa tranne che andare a votare il proprio leader di partito. Un pericoloso connubio che, insieme a vendite evidentemente sfavorevoli rischia di portare il marchio nel limbo pericolosissimo dei discount, specie se in una situazione di stallo come questa, provi ad entrare in partnership (economica e politica) con brand decisamente discordanti, come il Pdl.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Silvio Berlusconi </strong>è un po come uno di quei prodotti che, ben o male, in casa non manca mai. Sia che piaccia, sia che non piaccia. Un po come il liquore, che anche in una famiglia di astemi non può non esserci, perché agli ospiti, un bicchierino si deve pur offrire. Ha permeato la società italiana diventando da semplice top spender, un brand di riferimento,<strong> un multimarca che spazia dalla politica, alla televisione, ai giornali, alle assicurazioni fino all&#8217;abbigliamento. Un mostro del consumo, una multinazionale nazionale</strong>. E forte di questo predominio la campagna elettorale ha avuto toni a tratti violenti nelle proposte, senza aver timore di rincorrere un <strong>direct marketing</strong> al limite della correttezza, portavoce di una USP chiarissima e forte: basta austerità. Certo che la reason why è forse l&#8217;elemento più debole della strategia, ma sicuramente ha avuto a supporto promesse stratificate e ragionevolmente vendute negli anni. Un predominio che, nonostante sia stato intaccato da evidenti fatti e avvenimenti, ha mantenuto la sua forza, spinto da una campagna (poi riflessa per intero nell&#8217;ultimo periodo di elezioni) fatta di riproposte non nuove ma <strong>diversificate</strong>, la trasformazione della politica in aziendalismo e una ossessiva ripresa di un <strong>packshot sempre uguale, </strong>alla fine di ogni spot, campagna, manifesto, tanto da non lasciare spazio a linee di prodotto nuove, facendo così sentire ancor più rassicurato un pubblico spaesato e mediamente poco informato.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo è che al di la di paragoni, chi non realizza, ancora oggi, l&#8217;importa della comunicazione e in particolar modo quella politica, non avrà mai una chance di proporre novità e idee coerenti con i bisogni del paese, anche se questi devono passare per una visione più di &#8220;pancia&#8221; che di &#8220;ragionato consenso&#8221;. Bisognerebbe capire che l&#8217;obbiettivo è giungere ai vertici per il cambiamento e che questo è possibile solo attraverso un coinvolgimento si ragionato, ma che passa dalle profonde radici del sentimento comune. Non c&#8217;è da stupirsi poi, che dagli exit pool ai risultati reali ci sia uno scarto tanto evidente. Uno scarto, alla fine, che sta tutto li, nella capacità di entrare in empatia, di convincere senza ingannare. In due parole, saper comunicare.</p>
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		<title>Caro Papa, se questa la chiama pace</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Dec 2012 14:49:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gurulan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri personali]]></category>

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		<description><![CDATA[Carissimo Pontefice, le faccio subito una piccola ma doverosa premessa. Sento di scriverle quanto segue quasi per un dovere civile &#8230; <a class="more-link" href="http://www.nicolovolanti.com/blog/14/caro-papa-se-questa-la-chiama-pace/">Read more &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Carissimo Pontefice,<br />
le faccio subito una piccola ma doverosa premessa. Sento di scriverle quanto segue quasi per un dovere civile oltre che morale e perché qualcuno lassù, lo stesso a cui lei cerca di avvicinarsi con preghiere e parole alle volte poco riuscite, me lo conceda in questa mia personalissima critica, mi ha regalato un dono bellissimo, ovvero saper scrivere e trasmettere qualcosa attraverso delle semplici parole e segni di interpunzione. Ciò di cui voglio parlarle riguarda il suo discorso durante la giornata della pace. Che antitesi poi, caro Pontefice, nel giorno che celebra un così bello augurio e speriamo realtà, pronunciarsi con parole tanto dure e a mio avviso prive di senso verso le unioni omosessuali.<br />
Vede, lei dice che ledono la naturale conformazione dell’istituzione matrimoniale, ma saprà certo che di naturale il matrimonio in se ha veramente poco. È solo la civile volontà e lo sviluppo sociale che hanno promosso l’istituzione del matrimonio come sintesi di diritto,  associata, ma solo dopo, a fede e credenze religiose. Uno sviluppo perfettamente coerente con i meccanismi sociali su cui l’uomo basa il suo stesso essere. Altrimenti saremmo solo delle bestie con l’unico intento della procreazione senza quello spirito di amore che prescinde le religioni ma che tende a unire le persone siano esse cristiane, buddiste o di qualsiasi altro credo. Vede, le sue sono parole prive di amore e terribilmente violente verso una parte di persone che non hanno scelto di essere omosessuali, ma lo sono, come naturale lo è essere, crescerci e dovrebbe essere manifestarlo senza dogmi e paure che opprimono, scoraggiano e alle volte uccidono realmente gli occhi spenti di milioni di ragazzi e ragazze. Naturale come l&#8217;eterosessualità che è si vero essere la naturale condizione per la procreazione, ma, mi dica se sbaglio, l’amore non tende solo alla procreazione, altrimenti, lo spirito in tutto ciò che significato rivestirebbe?<br />
Il fatto che due uomini o due donne vogliano stare insieme e vedersi riconosciuti quei fondamentali diritti sociali e assistenziali che permettano una vita sicura e serena, non crede sia una altrettanto naturale passo verso la costruzione di una società uguale davvero per ognuno? Credo che nessuno stia qui a criticare l’impossibilità di un matrimonio religioso (anche se, personalmente, credo possibile una critica anche in questo senso) ma si chiede soltanto il diritto di unirsi civilmente. In tutto ciò, caro Pontefice, dove verte la sua vera, e sottolineo vera critica? Sulla parola “matrimonio”? Sul concetto di “famiglia”? Sa bene quanto me che le parole sono importanti e tombali ed è allo stesso tempo stupido ed illogico trasformare una sola parola in pretesto di esclusione di tantissime persone.<br />
E se questa nuova istituzione la chiamassimo semplicemente amore? A lei, in fondo, cosa cambierebbe? Se lei crede che difendere la vita significhi impedire la serenità morale e sociale di due uomini o due donne che si vogliono bene è totalmente distante dal pensiero profondo di quella stessa religione che lei stesso professa. La comunità omosessuale è ben diversa da parrucche e tacchi a spillo, che ci sono e che diventano in maniera errata e discriminante simbolo di un&#8217;intera categoria ma c’è gente che lavora, scrive, vive, gioca, si impegna, piange, ama, prega. Ed è triste che lei come portavoce primo di un pensiero di una larghissima parte della comunità italiana e mondiale, continui la sua battaglia illogica verso un costrutto di odio e segregazione che non potrà mai nascondere un lato vastissimo della società tutta semplicemente perché è impossibile, come nascondere il sole, cancellare ogni nuvola, dire a tutti di non mangiare cioccolata. Sarebbe innaturale, questa volta si.<br />
Non saranno certo le parole di un ventiduenne a cambiare il corso del suo pensiero e neanche vorrei, a essere sincero. Vorrei invece che a cambiare fosse il pensiero della gente che ogni domenica da sotto quella stupenda piazza aspetta la sua uscita per ascoltarne le parole. E chissà un giorno che quella stessa folla, tutta insieme, dirà a lei, interrompendola nel suo discorso, che sta sbagliando, che non è il giusto corso per raccontare l’amore, che non sta dando opinioni ma sta affermando quasi delle leggi, che bisognerebbe essere più coerenti, più liberi e un pizzico più veri. Il qualunquismo con cui ogni volta si affronta la questione, danneggia tutti, non solo la comunità omosessuale. La società continua ad incancrenirsi e storpiarsi verso un odio sempre meno espresso, sempre più latente e sempre più pericoloso. Mi sento di chiuderle dicendo, caro Pontefice, che Dio in tutto ciò sta piangendo, ed esista o no, ci si creda o no, qualcuno da lassù sta davvero pensando che il diavolo, in realtà, si veste candito come un giglio.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Una vita da catalogo</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Nov 2012 23:13:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gurulan</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Una vita da catalogo, immobile, una visione sci-fi (ma alla fine neanche tanto) che ho apprezzato in Page 23 uno short &#8230; <a class="more-link" href="http://www.nicolovolanti.com/blog/02/catalogo-ikea-adv/">Read more &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Una vita da catalogo, immobile, una visione sci-fi (ma alla fine neanche tanto) che ho apprezzato in <strong><a href="http://www.pagina23.nl/" target="_blank">Page 23</a> </strong>uno short film che racconta un frammento di vita da catalogo, metafora della nostra, imbrigliata in schemi e metodiche alle volte troppo definite e puntuali. Una realizzazione breve, concisa ma secondo me di forte impatto. Il corto è stato girato per  un concorso svoltosi ad <strong>Utrecht</strong> nel 2011. I crediti e i premi li trovate nel sito ufficiale <strong><a href="http://www.pagina23.nl/" target="_blank">pagina23.nl</a>.</strong></p>
<p><object width="680" height="383" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/JpA5meAqpGY?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="680" height="383" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/JpA5meAqpGY?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>L&#8217;Italia della moka chiacchierona</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Oct 2012 15:01:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gurulan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri personali]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è proprio un post strettamente pubblicitario, ma se ben ci si pensa si discosta poco o quantomeno affronta un &#8230; <a class="more-link" href="http://www.nicolovolanti.com/blog/30/litalia-della-moka-chiacchierona/">Read more &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non è proprio un post strettamente pubblicitario, ma se ben ci si pensa si discosta poco o quantomeno affronta un problema molto vicino al mondo del consumo e quindi in qualche modo in relazione a quello pubblicitario. Durante il solito giro al supermercato la prima tappa è il reparto frutta e verdura che mi accoglie in un luccichio dove è più la plastica che avvolge le verdure che la verdura stessa. Da un po di tempo infatti nel reparto, la lattuga sfusa non esiste più. Ma la vendono in busta, e di tutti i tipi. Sminuzzata, già lavata, con carote, con il radicchio, mista, semplice, dietetica, take away e salutista. Mi è venuto un dubbio, a guardare tutta quella povera insalata moltiplicata nei significati peggio che in un&#8217;opera pirandelliana.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che il consumo, il mercato, ci stia rubando del tempo con l&#8217;illusione di aiutarci invece a guadagnarlo? </strong>Ecco il tassello che lega della semplice lattuga al mercato globale. Quanto stiamo guadagnando realmente risparmiando quei pochi minuti per lavare una lattuga, una carota e quanto invece stiamo realmente perdendo? Perché il tempo libero va paradossalmente rioccupato e il mercato è pronto a riempirlo nuovamente con intrattenimento ben venduto. Un giro vizioso non certo negativo, ma che necessita sicuramente di giudizio (altrettanto logico) per essere dominato consapevolmente. <strong>Un mercato che ci fa guadagnare del tempo da un lato e che ce lo rimpinza di &#8220;intrattenimento&#8221; o servizi alle volte inutili dall&#8217;altro</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giro continua e il ragionamento non fa una piega arrivato al reparto caffè. Noi italiani siamo la patria della moka, non solo ad un discorso filosofico. Si pensi alla <strong>Bialetti</strong>, storico marchio italiano di moka per caffè adesso in crisi (rimodulazione aziendale, dislocamento nell&#8217;est Europa e forse, appunto, la moka che non ha più lo charme di una volta). Ho un ricordo che ancora conservo e vivo attorno a questo magico oggetto italico. L&#8217;odore del caffè, il rumore dell&#8217;attesa, di quel liquido scuro che sale, spessissimo gli amici, la famiglia, tutta li insieme ad aspettare che le tazzine bianche venissero riempite di caffè con una pioggia di zucchero sopra, secondo i gusti ovviamente. <strong>E poi, tutti, insieme, nella pausa sacra che prescinde ogni cosa, studio o lavoro</strong>.<strong> Ma nel reparto padroneggiano le cialde, il caffè rapido, la monodose, perché il tempo è tiranno anche per un caffè in compagnia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong>È ovvio che le cialde non vietano di prendere un caffè con gli amici, magari al bar. Ma se riusciamo a guardare al di là della tazzina vediamo un cambiamento di abitudine profondo. E ritorna il dubbio. Quanto veloci possiamo andare e a quante pause ancora siamo disposti a rinunciare? E <strong>la pubblicità, la comunicazione, in tutto ciò, diventa complice di un mondo accelerato o magari punto di svolta per un ritmo più ragionato, lento?</strong> Sono disquisizioni, che però da una tazzina di caffè, da una lattuga e un giro al supermercato possono anticipare certi ritmi sociali che stanno per nascere o morire. E non è difficile notarlo anche in altri campi, basta un occhio sveglio, magari dopo un bel caffè, con la moka, ovviamente.</p>
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		<title>Roma, la lupa e la colonna</title>
		<link>http://www.nicolovolanti.com/blog/20/roma-e-la-lupa/</link>
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		<pubDate>Sat, 20 Oct 2012 13:50:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gurulan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[È un susseguirsi di critiche e commenti sul web, tra testate online e social network. In poche parole, il nuovo &#8230; <a class="more-link" href="http://www.nicolovolanti.com/blog/20/roma-e-la-lupa/">Read more &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">È un susseguirsi di critiche e commenti sul web, tra testate online e social network. In poche parole, il nuovo marchio per rappresentare la città di Roma proprio non piace tranne, ovviamente, alla commissione che l&#8217;ha giudicato vincitore. Ne parla l&#8217;Adci con un <a href="http://blog.adci.it/adci/il-bando-della-matassa-roma-in-unimmagine/" target="_blank">articolo</a> sul blog ufficiale, con interessanti interventi di Paola Manfroni e Claudia Neri, viene ripreso da Bruno Ballardini sul <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/19/vergogna-capitale/387192/" target="_blank">Fatto Quotidiano</a> e tantissime altre piccole voci girano in rete su siti più o meno di settore. Polemica e critiche a parte, ancora una volta salta fuori la distanza che c&#8217;è tra un design strutturato e professionale che dovrebbe caratterizzare lavori di corporate così importanti e la visione decisamente superficiale e amatoriale della pubblica amministrazione (romana, in questo caso, ma non soltanto).</p>
<p style="text-align: justify;">Che poi stupisce come l&#8217;Italia, patria del design, del made in Italy, dell&#8217;arte e della cultura riesca sempre a portare così in basso lo standard qualitativo dei lavori scelti. Un problema a mio avviso di sistema, più che delle singole amministrazioni. Perché se è vero che la spocchia e il sentimento tutto italiano del &#8220;io lo so fare e giudicare meglio di te&#8221; portano a risultati simili, è anche vero che bisognerebbe estirpare alla radice gare aperte a tutti quando al centro d&#8217;interesse ci sono budget e immagini di città non certo marginali per il turismo nel nostro paese.</p>
<p style="text-align: justify;">E si continua poi a confondere gusto personale con funzionalità. Un marchio o logo che sia non deve essere soltanto esteticamente attraente, ma deve distinguersi per funzionalità, cosa che sotto ogni aspetto il nuovo marchio di Roma non ha. E le risatine dei turisti quando ne hanno visto la gigantografia in giro per Roma ne è un esempio. L&#8217;Italia è più della Lupa, è più di un colonnato. A questo punto, forse, era meglio il Colosseo, per restare dentro quella melassa turistica del simbolismo da bella vita italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed ho pure l&#8217;impressione (ma sia ben chiaro, tale resta) che sul marchio di Roma ci siano aspettative superiori al concreto. Che possa, da solo, attirare i turisti, portare freschezza alla città. Ma è come pensare di creare un packaging per una busta di insalata, senza metterci l&#8217;insalata dentro. Eccone un altro, di pensiero sbagliato, il superamento della forma rispetto al contenuto. Nell&#8217;Italia ipercritica si rischia di perdere di vista anche questo e di fermarsi li, sulla soglia di una brochure o di un marchio neanche tanto ben riuscito. Servizi, portali informativi, agevolazioni turistiche: questo è il vero marchio di Roma. Si guardi a New York, Berlino, Amsterdam che non hanno solo pensato ad un marchio, ma ad una struttura nuova di città.</p>
<p style="text-align: justify;">E per quanto riguarda le critiche, qualcosa si sta muovendo. Non dobbiamo, ancora una volta, parlare tra di noi di quanto orribile sia la font o di come sia sproporzionato il capitello della m. No, dobbiamo parlare a chi quel marchio l&#8217;ha approvato e magari imporci un po di più, sotto l&#8217;occhio di lavoratori come tutti gli altri, consapevoli che più la percezione qualitativa è bassa, più basso sarà il rispetto verso la professione, più bassi gli stipendi, meno spesa da portare dentro il frigo, più precariato. Queste gare da mare magnum sono come una delocalizzazione del nostro lavoro. Bisogna imporsi un po di più. Sul web certo, con lettere aperte, ma forse bussando anche a qualche porta e chiedere tutele, solide, loro si, come la colonna che sorregge la lupa.</p>
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		<title>Le trame colorate di Gabriel Dawe</title>
		<link>http://www.nicolovolanti.com/blog/31/installazioni-di-colore-di-gabriel-dawe/</link>
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		<pubDate>Fri, 31 Aug 2012 22:13:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gurulan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biscotti Web]]></category>
		<category><![CDATA[dallas]]></category>
		<category><![CDATA[gabriel dowe]]></category>
		<category><![CDATA[light design]]></category>

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		<description><![CDATA[Gabriel Dawe, artista della città di Dallas, ha creato l&#8217;ultima di una serie di installazioni basate sull&#8217;uso di geometrie e &#8230; <a class="more-link" href="http://www.nicolovolanti.com/blog/31/installazioni-di-colore-di-gabriel-dawe/">Read more &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.gabrieldawe.com" target="_blank">Gabriel Dawe</a></strong>, artista della città di Dallas, ha creato l&#8217;ultima di una serie di installazioni basate sull&#8217;uso di geometrie e colori. In questo caso, ha utilizzato filamenti di tessuto per dar vita a trame che danno origine a sfumature che richiamano lo spettro della luce e si perdono negli spazi in cui si sviluppano. Le foto complete le trovate nel suo sito ufficiale, mentre sotto potete vederne alcune nella gallery di preview.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Clic sulle immagini per il widescreen.</em></p>
<div class="general-nivo" style="width: 680px; height: 400px;"><a title="" href="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/08/01.jpeg" rel="prettyPhoto"><img src="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/themes/fullscene2/functions/timthumb.php?src=http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/08/01.jpeg&amp;h=400&amp;w=680&amp;zc=1&amp;q=100&amp;a=c" alt=""/></a><a title="" href="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/08/02.jpeg" rel="prettyPhoto"><img src="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/themes/fullscene2/functions/timthumb.php?src=http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/08/02.jpeg&amp;h=400&amp;w=680&amp;zc=1&amp;q=100&amp;a=c" alt=""/></a><a title="" href="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/08/03.jpeg" rel="prettyPhoto"><img src="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/themes/fullscene2/functions/timthumb.php?src=http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/08/03.jpeg&amp;h=400&amp;w=680&amp;zc=1&amp;q=100&amp;a=c" alt=""/></a><a title="" href="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/08/04.jpeg" rel="prettyPhoto"><img src="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/themes/fullscene2/functions/timthumb.php?src=http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/08/04.jpeg&amp;h=400&amp;w=680&amp;zc=1&amp;q=100&amp;a=c" alt=""/></a><a title="" href="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/08/05.jpeg" rel="prettyPhoto"><img src="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/themes/fullscene2/functions/timthumb.php?src=http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/08/05.jpeg&amp;h=400&amp;w=680&amp;zc=1&amp;q=100&amp;a=c" alt=""/></a><a title="" href="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/08/06.jpeg" rel="prettyPhoto"><img src="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/themes/fullscene2/functions/timthumb.php?src=http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/08/06.jpeg&amp;h=400&amp;w=680&amp;zc=1&amp;q=100&amp;a=c" alt=""/></a><a title="" href="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/08/07.jpeg" rel="prettyPhoto"><img src="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/themes/fullscene2/functions/timthumb.php?src=http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/08/07.jpeg&amp;h=400&amp;w=680&amp;zc=1&amp;q=100&amp;a=c" alt=""/></a><a title="" href="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/08/08.jpeg" rel="prettyPhoto"><img src="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/themes/fullscene2/functions/timthumb.php?src=http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/08/08.jpeg&amp;h=400&amp;w=680&amp;zc=1&amp;q=100&amp;a=c" alt=""/></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Birra a portata di dita</title>
		<link>http://www.nicolovolanti.com/blog/26/birra-a-portata-di-dita/</link>
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		<pubDate>Sun, 26 Aug 2012 12:32:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gurulan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Spot e Pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[andes beer]]></category>
		<category><![CDATA[beer]]></category>
		<category><![CDATA[bottle hands]]></category>

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		<description><![CDATA[Di birre fresche quest&#8217; estate ne abbiamo bevute parecchie. Per ritornare in questo torrido finale d&#8217;agosto, alle nostre faccende quotidiane, &#8230; <a class="more-link" href="http://www.nicolovolanti.com/blog/26/birra-a-portata-di-dita/">Read more &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Di birre fresche quest&#8217; estate ne abbiamo bevute parecchie. Per ritornare in questo torrido finale d&#8217;agosto, alle nostre faccende quotidiane, possiamo ridere un po con il nuovo spot dal taglio cinematografico di <strong>Andes Beer</strong>.<br />
Ambientazione classica, quasi vittoriana, stilemi da film muto e un finale inaspettato per un plus di prodotto altrettanto inusuale. Divertente, sicuramente se ne sentirà parlare ai prossimi festival pubblicitari.</p>
<p><object width="680" height="383" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/4Q_02I8aeO0?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="680" height="383" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/4Q_02I8aeO0?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>La narrazione aperta di Andrea</title>
		<link>http://www.nicolovolanti.com/blog/20/la-narrazione-aperta-di-andrea/</link>
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		<pubDate>Wed, 20 Jun 2012 12:59:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gurulan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Se impariamo a conoscere, ad analizzare la fotografia come momento di ricordo, di emozione fissata su pellicola o pixel che &#8230; <a class="more-link" href="http://www.nicolovolanti.com/blog/20/la-narrazione-aperta-di-andrea/">Read more &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Se impariamo a conoscere, ad analizzare la fotografia come momento di ricordo, di emozione fissata su pellicola o pixel che si voglia, entriamo in un mondo fatto di suggestioni e ambivalenze che non toccano sempre profili squisitamente professionali ma che si mescolano a profili amatoriali spesso genuini e autentici. È il caso di <strong>Andrea Nucifora</strong>, un ragazzo siciliano che vive e lavora a Catania, scoperto quasi per caso su Instagram, forse il contenitore di suggestioni per eccellenza.<br />
Un racconto fotografico da amatore ma non troppo, che sconfina in una ricerca di significato profonda e suggestiva, evocativa di ricordi ed emozioni. Un esempio di come la fotografia sia diventata oggi un modello narrativo &#8220;aperto&#8221; e disponibile che Andrea ha saputo cogliere e mostrare senza filtri o costruzioni, ma nella sua autentica semplicità di narratore.<br />
Potete trovare i suoi scatti direttamente nella <a href="https://www.facebook.com/pages/Andrea-N%C5%AB-Photography/293862410645718" target="_blank">fanpage ufficiale</a> e leggere l&#8217; intervista subito dopo la gallery.</p>
<div class="general-nivo" style="width: 680px; height: 440px;"><a title="" href="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/06/a01.jpg" rel="prettyPhoto"><img src="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/themes/fullscene2/functions/timthumb.php?src=http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/06/a01.jpg&amp;h=440&amp;w=680&amp;zc=1&amp;q=100&amp;a=c" alt=""/></a><a title="" href="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/06/a02.jpg" rel="prettyPhoto"><img src="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/themes/fullscene2/functions/timthumb.php?src=http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/06/a02.jpg&amp;h=440&amp;w=680&amp;zc=1&amp;q=100&amp;a=c" alt=""/></a><a title="" href="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/06/a03.jpg" rel="prettyPhoto"><img src="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/themes/fullscene2/functions/timthumb.php?src=http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/06/a03.jpg&amp;h=440&amp;w=680&amp;zc=1&amp;q=100&amp;a=c" alt=""/></a><a title="" href="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/06/a04.jpg" rel="prettyPhoto"><img src="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/themes/fullscene2/functions/timthumb.php?src=http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/06/a04.jpg&amp;h=440&amp;w=680&amp;zc=1&amp;q=100&amp;a=c" alt=""/></a><a title="" href="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/06/a05.jpg" rel="prettyPhoto"><img src="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/themes/fullscene2/functions/timthumb.php?src=http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/06/a05.jpg&amp;h=440&amp;w=680&amp;zc=1&amp;q=100&amp;a=c" alt=""/></a><a title="" href="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/06/a06.jpg" rel="prettyPhoto"><img src="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/themes/fullscene2/functions/timthumb.php?src=http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/06/a06.jpg&amp;h=440&amp;w=680&amp;zc=1&amp;q=100&amp;a=c" alt=""/></a><a title="" href="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/06/a07.jpg" rel="prettyPhoto"><img src="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/themes/fullscene2/functions/timthumb.php?src=http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/06/a07.jpg&amp;h=440&amp;w=680&amp;zc=1&amp;q=100&amp;a=c" alt=""/></a><a title="" href="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/06/a08.jpg" rel="prettyPhoto"><img src="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/themes/fullscene2/functions/timthumb.php?src=http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/06/a08.jpg&amp;h=440&amp;w=680&amp;zc=1&amp;q=100&amp;a=c" alt=""/></a><a title="" href="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/06/a09.jpg" rel="prettyPhoto"><img src="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/themes/fullscene2/functions/timthumb.php?src=http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/06/a09.jpg&amp;h=440&amp;w=680&amp;zc=1&amp;q=100&amp;a=c" alt=""/></a><a title="" href="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/06/a10.jpg" rel="prettyPhoto"><img src="http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/themes/fullscene2/functions/timthumb.php?src=http://www.nicolovolanti.com/blog/wp-content/uploads/2012/06/a10.jpg&amp;h=440&amp;w=680&amp;zc=1&amp;q=100&amp;a=c" alt=""/></a></div><p style="text-align: justify;">
<blockquote><p>Fotografare è un gioco. Un gioco semplice e diretto. È fare vedere quello che vedo, che mi piacerebbe vedere, che immagino possa accadere.</p>
</blockquote></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ciao Andrea, una facile domanda d&#8217;apertura: cosa significa per te fotografare?<br />
</strong><em>Fotografare è un gioco. Un gioco semplice e diretto. È fare vedere quello che vedo, che mi piacerebbe vedere, che immagino possa accadere. C&#8217;è sempre un&#8217;emozione preziosa quando scatti una foto e poi alle 3 di notte ti ritrovi davanti al computer a cambiare colori, rafforzare o smorzare luci, far brillare occhi, cancellare, tagliare, sottolineare. È un tipo di stupore non tanto diverso da quello del fotografo nella camera oscura che piano piano vede apparire le forme sulla carta. Fotografare è vedere e per me la vista ha sempre avuto un senso particolare: sono miope, anzi orbo come una talpa, da quando avevo 6 anni e da allora ho sempre avuto la consapevolezza di quanto la vista sia preziosa. Una mia cara amica scherza sempre sul fatto che se non fossi stato miope non avrei iniziato a fare foto.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em></em><strong>Qual&#8217;è stato il percorso, non squisitamente di studio, che ti ha portato ad avvicinarti al mezzo fotografico?<br />
</strong><em>Ho iniziato per gioco appunto. Erano foto fatte con una misera fotocamera del cellulare ed erano foto di dettagli di vita: tazzine, mattonelle, scarpe e altri oggetti. Avevo 19 anni. Poi ho scoperto i programmi di post produzione e da quel momento ho cominciato a divertirmi con le immagini. Erano foto saturatissime, piene di colore a cui mi divertivo anche a dar titoli &#8220;evocativi&#8221;, che a pensarci bene erano molto più belli delle foto stesse, di per se banali. Due anni dopo mentre mi trovavo in Lituania per un servizio di volontariato europeo, la condizione di solitudine e di spaesamento derivante dall&#8217;essere in terra straniera ha determinato un mio serio interesse verso una fotografia basata su un&#8217;idea, su un concetto, su una vera e propria sperimentazione.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I tuoi soggetti sembrano provenire da una dimensione parallela, quasi immateriale e scomposta.<br />
Quali sono quelli che preferisci?<br />
</strong><em>La mia attenzione non è tanto sui soggetti di per sé quanto sul contesto in cui essi sono inseriti, su quello che riesco a tirare fuori, su quello che riescono a farmi vedere. In linea di massima però preferisco concentrarmi sui ritratti di figure umane piuttosto che i paesaggi e non amo particolarmente quella fotografia che ritrae le cose. A me interessano le persone, il viso umano, il corpo umano, l&#8217;imbarazzo di stare davanti una macchina fotografica e ovviamente quello che adoro è immortalare quel viso, quell&#8217;imbarazzo e cambiargli i connotati. Cambiare, in definitiva come mascherare.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em></em><strong>Dagli scatti si intuisce la propensione alla fotografia di posa, piuttosto che ad una a stampo narrativo aperto. Cosa ti influenza in questa scelta ed eventualmente quali sono per te le differenze tra le due?<br />
</strong><em>La fotografia di posa per me è una fotografia narrativamente aperta. Quando fai una foto a un soggetto per strada, l&#8217;immagine e il senso sono lì, consegnati a te che sei fotografo e sei creatore sconosciuto. Cogli l&#8217;attimo e l&#8217;attimo si ferma e diventa un secolo. La fotografia di posa invece presuppone un accordo tra le parti: io fotografo ho un dialogo con te modello e tu come modello ci sei non in un&#8217; azione casuale ma con tutto te stesso. Questo accordo per me è il presupposto fondamentale per una narrazione aperta. Aperta a un&#8217;interpretazione come un sistema apparentemente chiuso che in realtà è un universo aperto.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali autori o artisti contagiano il tuo modo di fare fotografia e perché?<br />
</strong><em>Primo tra tutti David LaChapelle. Si scherza sempre con amici, anche loro nel settore artistico, sul fatto che alcune sue foto le avrei volute fare io. Tali e quali. Di LaChapelle amo le storie che racconta attraverso situazioni iper-costruite, le contaminazioni di vario genere (il ragazzo di colore del ghetto illuminato da luci cavaraggesche) e il mostrare che fondamentalmente il fare quelle foto per lui è stato un gran divertimento. Un altro fotografo che ammiro è Slava Mogutin. Le sue opere sono pornografiche senza essere volgari, sono di posa ma sembrano fatte per caso. Dev&#8217; essere un uomo di grande coraggio, non so perché, ma ho questa idea. Mi piace il modo in cui tratta e dialoga con il corpo maschile. Ricreare qualcosa di simile è difficile.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em></em><strong>La tua esperienza fotografia è circoscritta al territorio catanese e siciliano o hai avuto influenze da viaggi o esperienze in Italia e all&#8217;estero nel corso degli ultimi anni?<br />
</strong><em>Circa 5 anni fa sono andato a vivere in Lituania per un progetto di volontariato europeo ed è lì che la mia passione ha preso una forma consapevole. Ho cominciato lì, nel mio appartamento minuscolo a fare le prime foto di posa. Erano ancora creazioni acerbe certo, ma iniziavo ad avere una consapevolezza di quello che volevo diventare e di quello che volevo dire. Lì ho anche avuto la possibilità di essere in contatto con persone infinitamente più competenti di me che mi hanno insegnato alcune tecniche di base. Sia con il mezzo macchina che con la post-produzione. Quando sono ritornato a catania ero una persona diversa.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Essendo questo un blog che parla di pubblicità la domanda è d&#8217;obbligo: all&#8217;interno della fotografia pubblicitaria trovi ispirazione? E se si, secondo te è possibile elevare uno scatto squisitamente commerciale a vera forma d&#8217;arte?<br />
</strong><em>Ci sono indubbiamente alcune fotografie commerciali che sono opere d&#8217;arte a tutti gli effetti. Mi viene da pensare ad alcune campagne Levi&#8217;s di qualche anno fa. L&#8217;esempio più calzante di relazione (vincente) arte/pubblicità è Steven Klein: le sue creazioni fotografiche per Dolce e Gabbana sono in realtà installazioni multimediali presenti in diverse gallerie. Secondo me la pubblicità diventa un&#8217;opera d&#8217;arte quando il messaggio veicolato dal prodotto commerciale e il messaggio dell&#8217;artista presentano affinità strutturali. In quel caso non solo la pubblicità è un&#8217;ispirazione ma diventa un&#8217;opera a sè. Vera, concreta e compiuta.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qual&#8217;è il passo che reputi obbligatorio per passare da una fotografia amatoriale ad un lavoro invece più professionale e con solide basi tecniche? È solo una questione di studio o di ricerca personale?<br />
</strong><em>Sembra un po&#8217; una contraddizione in quanto non ho una formazione accademica ma per diventare fotografi è essenziale studiare. Siamo in un periodo storico in cui ci si sente artista con i supporti e non con le idee. Per cui basta una reflex professionale per sentirsi dei novelli Helmut Newton. In realtà questo non è che il primo passo: ci vuole curiosità interiore, ci vuole talento e ci vuole competenza o voglia di acquisirla, con ogni mezzo, studiando tanto, facendo esperienze o entrambe le cose.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hai iniziative che ti vedono protagonista e che vorresti segnalarci?<br />
</strong><em>Visto che me lo chiedi ne approfitto! Il 28 giugno al Cortile Platamone ci sarà una mostra organizzata dagli instragrammers catanesi sui luoghi di Catania che sono andati dimenticati o che sono stati riutilizzati. Il 29 invece sono in mostra insieme a Jessica Hauf in una collaborazione dal titolo &#8220;Creature&#8221;. La mostra si inserisce all&#8217;interno di una giornata dell&#8217;arte in occasione del Gay Pride catanese. Ci saranno concerti, mostre, dj set e tanto altro. Per chi fosse interessato si comincia alle 19:30 al cortile della camera del lavoro in via Crociferi.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ringraziandoti per la disponibilità, ti faccio l&#8217;ultima domanda: dove pensi ti porterà la fotografia nei prossimi anni, ma soprattutto, cosa ti ha regalato fin adesso?<br />
</strong><em>Come tutte le attività connesse con l&#8217;arte, in qualche modo la fotografia mi ha arricchito emozionalmente. L&#8217;arte è uno dei mezzi più efficaci per raggiungere una piena consapevolezza di sé. In parole povere mi ha aiutato a conoscermi. È stata il termometro della mia vita. Lo storyboard di quello che ho vissuto, delle persone che ho conosciuto. Riguardo a dove mi porterà&#8230; beh questa è una fase in cui sto avendo i primi riscontri positivi. Mostre a venire. Progetti per ora solo nella mia mente e qualche collaborazione saltuaria con RadioLab, una splendida emittente radiofonica che ha sede da Zo. Spero di continuare in questa direzione, approfondendo le mie esperienze e la mia conoscenza e competenza tecnica che come ho già detto è fondamentale.</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Siamo solo mosche bianche</title>
		<link>http://www.nicolovolanti.com/blog/04/siamo-solo-mosche-bianche/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 Jun 2012 15:23:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gurulan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Potevo scrivere un solito post autocelebrativo sulla vittoria, ma non è questo il motivo per cui voglio raccontarvi l&#8217;esperienza all&#8217; &#8230; <a class="more-link" href="http://www.nicolovolanti.com/blog/04/siamo-solo-mosche-bianche/">Read more &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Potevo scrivere un solito post autocelebrativo sulla vittoria, ma non è questo il motivo per cui voglio raccontarvi l&#8217;esperienza all&#8217; <strong>XI Spot School Award</strong> che si è tenuto a Salerno il 2 giugno. La seconda volta in realtà, dopo la partecipazione dello scorso anno quando spinti dalla curiosità, io insieme alle mie partner creative Sara e Tiziana siamo partiti nonostante non avessimo vinto nessun premio, neanche una shortlist. Insomma, delle mosche bianche tra targhe e riconoscimenti che abbiamo visto solo da lontano. Ma nonostante questo siamo partiti appunto e ci abbiamo pure riprovato quest&#8217;anno con la soddisfazione di un secondo posto nella categoria outdoor e il primo premio assoluto nell&#8217;integrated, con la campagna <strong><a href="http://www.nicolovolanti.com/blog/portfolio-items/donapassi/" target="_blank">Donapassi</a></strong> per Aisla.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la bellezza si sa, non sta solo nei premi che quest&#8217;anno sono stati pesanti non solo fisicamente ma soprattutto per il significato che hanno assunto. Un significato particolare, <strong>una rivincita e la conferma concreta che provarci, senza mai stancarsi in fondo premia sempre</strong>. Una rivincita anche per la realtà da cui proveniamo, senza retorica o autocommiserazione, possiamo dire ad alta voce che le competenze, le capacità e la creatività arrivano anche dalla periferia, lontano dalle solite scuole, lontano dai luoghi comuni. Sentiamo di spronare i colleghi dell&#8217; Accademia di Catania, attraverso la nostra esperienza, a sperimentarsi, mettersi in gioco con le proprie competenze e a crederci fortemente, sempre.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In questi tre giorni abbiamo trovato stimoli, capacità concreta e persone disposte a raccontarsi, trascendendo l&#8217;ovvietà e arricchendo ognuno di noi con verità, lealtà professionale e tanta, tantissima passione</strong>. Può sembrare forse esagerato, ma a prescindere dai premi, dal prestigio, esperienze del genere aiutano a conoscersi e a conoscere quello che noi tutti ambiamo a realizzare, ovvero una buona comunicazione. Ho visto nei volti di tutti la voglia concreta di continuare a credere che il talento e la passione siano le armi vere per cambiare e ristrutturare questo mestiere. Ho visto tanti giovani come me crederci, sentirsi presente e non i giovani del futuro che tutti raccontano. Un &#8220;<strong>ora e subito</strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiudo con il ricordo forse più bello. Amicizie formatesi in poco più di due giorni che ogni istante si arricchivano di sensazioni che è difficile spiegare se non si provano in prima persona. Un grazie a Sara e Tiziana, a chi ci supporta e ci incoraggia, a tutte le splendide persone che abbiamo conosciuto, ai professori che ci hanno dato tanto e che continueranno a farlo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Un grazie di cuore, davvero. Non siamo mai stati così onorati di rappresentare la nostra istituzione e di essere delle piccole, ma grandi, mosche bianche.</strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Volkswagen e lo spot di papà</title>
		<link>http://www.nicolovolanti.com/blog/14/lo-spot-dedicato-ai-papa/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 20:51:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gurulan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo l&#8217;acclamato commercial di P&#38;G dedicato a tutte le mamme, adesso tocca ricordare l&#8217;affetto dell&#8217;altra metà della famiglia, papà. Ci &#8230; <a class="more-link" href="http://www.nicolovolanti.com/blog/14/lo-spot-dedicato-ai-papa/">Read more &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dopo l&#8217;acclamato <a href="http://www.nicolovolanti.com/blog/18/pg-parla-a-tutte-le-mamme/" target="_blank">commercial</a> di P&amp;G dedicato a tutte le mamme, adesso tocca ricordare l&#8217;affetto dell&#8217;altra metà della famiglia, papà. Ci pensa Volkswagen per la sua Polo. Linguaggio anche qui decisamente emozionale. Il commercial è stato realizzato da DDB London.</p>
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