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	<description>Una casa a Wisteria Lane, tre hobbit, un lavoro e un marito part time</description>
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		<title>Out of my comfort zone in</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 02:05:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho cominciato a praticare yoga perché un’amica mi aveva detto che lei, a 50 anni suonati, aveva imparato a fare il ponte (o arco o ruota) dalla posizione eretta. In pratica, stando in piedi, inarcava la schiena, sollevava le braccia e, come la bambina dell’esorcista, si piegava all’indietro appoggiando le mani a terra. Il mio&#8230; <a href="https://nonsolomamma.com/2026/04/27/out-of-my-comfort-zone-2/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Out of my comfort zone&#160;in</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho cominciato a praticare yoga perché un’amica mi aveva detto che lei, a 50 anni suonati, aveva imparato a fare il ponte (o arco o ruota) dalla posizione eretta. In pratica, stando in piedi, inarcava la schiena, sollevava le braccia e, come la bambina dell’esorcista, si piegava all’indietro appoggiando le mani a terra. Il mio corpo non frequentava ponti dall’età di sei anni; la prospettiva di tornare ad abitare certe forme non propriamente umane mi elettrizzava.</p>
<p>Non c’è nulla di saggio o di yogico in questo incipit. Ma ognuno trova le proprie porte. La mia è stata una dissennata prova con me stessa. Perché la mia schiena e il mio corpo detestano gli inarcamenti. Li fanno sentire vulnerabili ed esposti, oltre a sfidare una certa strutturale rigidità.</p>
<p>Quella posizione è fuori dalla mia zona di comfort. E forse è proprio lì che bisogna andare, nel terreno aspro del proprio disagio, per imparare ad abitarlo con grazia. Lo yoga è una grande metafora che insegna anche questo.</p>
<p>Al momento mi trovo lontanissimo dalla mia zona di comfort. E non sto nemmeno inarcando la schiena.</p>
<p>Sono le 3.36 di notte e sono sveglia da quasi due ore. Solitamente non soffro di insonnia. Sono a casa di mia madre, nella stanza che non è più la mia da circa trent’anni.</p>
<p>Lei ha chiamato. Aveva bisogno di aiuto o forse solo di presenza. È la seconda notte che dormo qui. O, meglio, che non dormo qui. La sua fragilità mi ha catapultata indietro, negli anni dei risvegli notturni dei mie figli piccoli, in quelle notti di catrame e incoscienza, nella ragnatela del Sottosopra.</p>
<p>Sono giorni difficili. Non tragici, non solitari e non definitivi. Sto facendo il ponte. Non ho mai imparato ad arrivarci da in piedi, come la mia amica. Il mio corpo e la mia mente non me lo consentono. Ma sto, provando, se non a dormirci, almeno a respirarci dentro.</p>
<p>Ero a Bari, per una parentesi un po&#8217; romantica con Mister I. Siamo rientrati a precipizio. Del resto, la vita, dicono, è quello che succede mentre stai facendo altri progetti.</p>
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		<title>23</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 06:12:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ehi tu, «fotografami» hai chiesto l&#8217;altro giorno. E ti sei messo in posa, contro il muro, la camicia, la cravatta, i pantaloni belli, la barba rasata dopo mesi di stato brado, l&#8217;aria del martire. «Sorridi» ho detto. Tu hai tirato le labbra, come i bambini che fanno le facce: «Non è il mio» hai mugugnato.&#8230; <a href="https://nonsolomamma.com/2026/04/18/23/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">23</span></a>]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Ehi tu, </em><br /><em>«fotografami» hai chiesto l&#8217;altro giorno. E ti sei messo in posa, contro il muro, la camicia, la cravatta, i pantaloni belli, la barba rasata dopo mesi di stato brado, l&#8217;aria del martire. «Sorridi» ho detto. Tu hai tirato le labbra, come i bambini che fanno le facce: «Non è il mio» hai mugugnato. Avevi la coda di cavallo stretta, per nascondere la lunghezza dei capelli</em> <em>(«Poi me li taglio»)</em>, <em>l&#8217;insofferenza dei gatti selvatici. Eri bello, tuo malgrado. «Per cosa ti servono queste foto?» ho chiesto</em>. <em>Lavorerai come cameriere. Sbarbato, vestito elegante, ripulito, come quando i maschi facevano il militare. Già, perché il babysitting al bambino M, e al suo fratellino Mjr, è un gioco bellissimo ma non basta. Così stai facendo un corso come personal trainer per allenare, speri, signore abbienti, e ti sei ripulito per servire ai tavoli. </em><br /><em>Ehi tu, che già che ci sei, in tutta questa intraprendenza, potresti pure fare la patente, ma invece ti basta la bicicletta.</em> <em>Tu che hai finito il triennio di Psicologia ma per diventare psicoterapeuta la strada è lunghissima</em>. <em>Però è la tua e questo è l&#8217;importante. Tu, che capisci gli altri, li accogli, li fai sentire importanti e ascoltati. Ma sul capire te stesso hai margini di miglioramento. Che sei ombroso e insofferente e sembri miccia e poi, all&#8217;improvviso, cambia il tempo e diventi sole e, intorno a te, tutti si sentono al sicuro. Tu che hai l&#8217;empatia dei Labrador e la territorialità dei Rottweiler, che puoi essere evasivo e sfuggente e io temo le tue trame. Che sei andato in Giordania quando è scoppiata la guerra lì vicino. E a noi dicevi «È tutto tranquillo» e a tuo fratello mandavi vocali con il rumore delle bombe.</em><br /><em>Tu che ci tieni insieme, che vigili sul rispetto delle tradizioni, che ti arrabbi se cambiamo il posto delle pentole o la ricetta della cheesecake</em>. <em>Tu, che stai con la compagna M (quante M nella tua vita) da quando siete ragazzini e con lei, che da scout naviga il mondo con più destrezza di te, sei andato per giorni a camminare in montagna, con lo zaino e il sacco a pelo. Ci scrivevi messaggi furenti di odio verso la natura ma, quando sei tornato, eri il guru del bosco. </em><br /><em>Ehi tu, che sei generoso e rivoluzionario, che combatti battaglie che non sempre voglio conoscere, che forse, nonostante l&#8217;adolescenza sia passata da un po&#8217;, hai un&#8217;amigdala iperattiva e il senso della misura e del rischio sono ancora acerbi.</em><br /><em>Ehi tu, di cui temo l&#8217;impulsività e ammiro la cura. Tu, che hai la dedizione pervicace dei certosini e la sciatteria degli scoppiati. Tu che sei bacchettone e ascetico, che porteresti la barba e i capelli selvaggi ma poi, per fare il cameriere, hai dovuto tagliare tutto. «Oh wow, sotto tutti quei peli sei proprio bello» ho detto ieri. Ma la vanità, nel tuo mondo trappista, non ha alcuno spazio.</em><br /><em>Tu che hai trovato la tua strada ma anche molte altre e non tutte mi rassicurano, che vuoi partire ma non dici per dove, che hai piani grandi, sogni ingombranti, qualcuno terrificante, che sei idealista e sognatore, che hai i piedi per terra, che se ho il raffreddore mi stai lontano chilometri, che sei ipocondriaco ma con dignità, che sogni un figlio come te o, ancora meglio, come il bambino M. Tu, che siamo della stessa pasta e possiamo capirci, amarci ed esasperarci con grande competenza.</em><br /><em>Tu che sei il primo, che mi hai insegnato tutto, che con te rido alle lacrime, che prima o poi dobbiamo partire insieme e andare all&#8217;avventura. Perché con te, all&#8217;avventura e non solo, non può succedere niente di male.<br />Ehi tu, amore mio, buon compleanno</em><br /><em>la tua mamma</em> <br /></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>20</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Apr 2026 13:06:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ehi tu,bambino, ragazzo, uomo. Già, perché questa rotondità numerica ti rende un uomo, pare. Ogni anno, a ridosso della tua festa, il glicine germoglia sul balcone ed esplode all&#8217;improvviso. Il suo tripudio mi coglie sempre di sorpresa, come un fuoco d&#8217;artificio. Per evitare che mi succedesse anche con questo tuo compleanno, nelle ultime settimane ho&#8230; <a href="https://nonsolomamma.com/2026/04/11/20-3/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">20</span></a>]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Ehi tu</em>,<br><em>bambino, ragazzo, uomo.</em> <em>Già, perché questa rotondità numerica ti rende un uomo, pare. Ogni anno, a ridosso della tua festa, il glicine germoglia sul balcone ed esplode all&#8217;improvviso. Il suo tripudio mi coglie sempre di sorpresa, come un fuoco d&#8217;artificio. Per evitare che mi succedesse anche con questo tuo compleanno, nelle ultime settimane ho fatto un viaggio.</em> <em>L&#8217;ho fatto per te, per me, per arrivare preparata, un passo per volta, ai tuoi vent&#8217;anni, per non farmi travolgere dalla tua fioritura</em>. <em>Ho ripercorso le fotografie, ho scandagliato primi piani, ho riletto le parole scritte per te, ho camminato in equilibrio sul filo teso del tuo tempo</em>. <em>E, tra i pezzi del puzzle, ho ritrovato tutto: la follia, la leggerezza, lo stupore, la curiosità, l&#8217;incanto, l&#8217;inquietudine. Ho ritrovato le spinte centrifughe, gli slanci di affetto, lo smarrimento, la gentilezza, il talento</em> <em>di stare al mondo come su un divano comodo.</em> <em>Ho trovato un assurdo abito a stelle e strisce, una improbabile camicia a fiori, una faccia impiastricciata di gelato al cioccolato, una botta di narcolessia dentro un piatto di pasta al pomodoro, il diploma dell&#8217;asilo, il tuo primo amico, un interrail con i compagni di scuola, un libro letto in braccio al nonno, il mio pancione che ti conteneva.</em><br><em>Ehi tu, che, unico in famiglia, vieni risparmiato dalle frecce avvelenate di tuo fratello grande, «Perché -spiega lui &#8211; il Medio è buono.»</em> <em>Credo abbia ragione. Hai un candore inconsapevole, una curiosità porosa, la permeabilità degli entusiasti, la grazia dei disarmati, l&#8217;acutezza tagliente di uno sguardo sghembo.</em><br><em>Ehi tu, che insieme andiamo a teatro e al cinema e poi ne parliamo per ore e le tue chiavi aprono porte invisibili. Tu che mi accompagni nelle occasioni mondane e insieme ridiamo durante e dopo. Tu, che mi vieni a prendere in bicicletta la sera tardi in stazione perché non vuoi che vada in giro da sola, che mi proteggi anche da me stessa. Tu, che non hai ancora preso la patente, che ti sei iscritto a Giurisprudenza per provare e hai scoperto di amarla, che fai il Sudoku hard del New York Times in quattro minuti mentre io non riesco nemmeno in quattro ore.</em> <em>Tu, che mi dici che hai troppo spazio e troppo tempo liberi, che sei un baby sitter professionista, che sei gaudente e sfrenato ma ogni tanto fai penitenza. </em><br><em>Ehi tu, che ami il cinema e fai maratone interminabili per colmare lacune. Tu, che colonizzi aule studio, che pratichi un&#8217;indefessa socialità, che prepari pancake la domenica mattina, che appena arrivi a casa ti metti il pigiama, che come me ami le pantofole e le fragole. </em><br><em>Ehi tu, lieve e irresistibile, sbrindellato e impeccabile, ai miei occhi bellissimo, grazie per i tuoi sogni, per i tuoi pensieri, per la tua testa matta, per questi psichedelici vent&#8217;anni insieme</em>.<br><em>Tanti auguri</em>, <em>medio preferito.</em><br><em>La tua mamma</em><br><br></p>
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		<title>pasque romane</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 18:30:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il sostantivo &#8220;palazzo&#8221; &#8211; palace, palais, palacio, palast &#8211; deriva dal colle Palatino dove sorgevano le residenze degli imperatori romani. L&#8217;albero di Giuda si chiama Cercis siliquastrum e la sua fioritura è un tripudio feroce, così esplosivo da fare male agli occhi. Augusto restò senza eredi, Nerone era un fetente, Vespasiano una persona per bene.&#8230; <a href="https://nonsolomamma.com/2026/04/06/pasque-romane/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">pasque romane</span></a>]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Il sostantivo &#8220;palazzo&#8221; &#8211; palace, palais, palacio, palast &#8211; deriva dal colle Palatino dove sorgevano le residenze degli imperatori romani. L&#8217;albero di Giuda si chiama Cercis siliquastrum e la sua fioritura è un tripudio feroce, così esplosivo da fare male agli occhi. Augusto restò senza eredi, Nerone era un fetente, Vespasiano una persona per bene. Quello che resta dell&#8217;Antica Roma non è casuale ma risponde a una visione del mondo, a un&#8217;idea di futuro, a una selezione di valori e di simboli. Pasqua a Roma è una lezione di stupore e di umiltà. È troppo cibo. È un&#8217;aula studio dentro un parco archeologico, una prima colazione in un museo, una famiglia allargata che si muove sotto il sole, un&#8217;amica che ci ospita a pranzo, polpette sublimi, abboffate celestiali, molto, troppo cioccolato. Sono chilometri macinati, il cielo azzurro, una visita guidata memorabile, un terrazzo affacciato su San Pietro, Medusa in metropolitana.<br>Ci siamo trovati qui tutti insieme. Manca solo il Grande che ha optato per un&#8217;avventura in montagna con la compagna M che, da scout, di avventure e di montagne se ne intende. Ci manda fotografie in cui ha lo zaino in spalla e l&#8217;espressione ingrugnita, insieme a messaggi whatsapp laconici e al veleno (&#8220;Odio la montagna&#8221;).<br>Mister I e io dormiamo in una casa con i nonni. Il Medio e Sneddu in un&#8217;altra con gli zii che vivono qui. Ci incontriamo per mangiare, per visitare, per stupirci insieme di questa grande bellezza. «Voglio venire a studiare a Roma» dice il Medio. Sneddu sta nel chill.<br>Pure io sto nel chill. Erano quattro settimane che lavoravo ininterrottamente, sabato e domeniche compresi. Ero stravolta senza nemmeno averne coscienza. Qui dormiamo in una stanza con le persiane verdi che fanno un buio benefico a cui non sono abituata. La sera svengo sepolta sotto un piumone a righe e la mattina non so dove sono. Non penso a niente. Il telefonino in casa non prende e fuori me lo dimentico. Leggo molto, dormo tantissimo. La Pasqua a Roma è assenza. O presenza, a seconda del punto di vista.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>elogio dell&#8217;estetista</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 20:37:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Oggi sono andata dall&#8217;estetista per quella pratica rivoluzionaria che è la depilazione definitiva con il laser (ma perché non ci ho pensato 20 o 30 anni fa? Perché non mi sono affrancata prima dalla schiavitù del pelo superfluo, della ceretta, della macchinette strappa-tutto, che saranno pure un retaggio del patriarcato però io sono pur sempre&#8230; <a href="https://nonsolomamma.com/2026/03/31/elogio-dellestetista/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">elogio dell&#8217;estetista</span></a>]]></description>
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<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Oggi sono andata dall&#8217;estetista per quella pratica rivoluzionaria che è la depilazione definitiva con il laser (ma perché non ci ho pensato 20 o 30 anni fa? Perché non mi sono affrancata prima dalla schiavitù del pelo superfluo, della ceretta, della macchinette strappa-tutto, che saranno pure un retaggio del patriarcato però io sono pur sempre figlia degli anni &#8217;70). Io, dall&#8217;estetista, ci vado di rado perché sono un po&#8217; quacchera e lo ritengo un lusso rinunciabile. Eppure, ogni volta, ne esco in preda a un benessere anomalo, a un&#8217;euforia molesta. È successo anche oggi. Mezz&#8217;ora di micro-torture e chiacchiere, 30 minuti di di ragionamenti sui massimi e su minimi sistemi, 1800 secondi in posizione orizzontale affidando il mio corpo, o pezzi di esso, alle cure altrui, mi garantiscono un&#8217;onda lunghissima di successiva felicità.<br>Mentre tornavo a casa, pedalando con un sorriso ebete stampato in viso, mi sono interrogata sul perché di questo effetto panacea. E finalmente, questa sera, ho trovato la risposta.<br>In questo preciso momento, mentre scrivo, sono seduta in sala con il medio e altri due ventenni maschi che guardano Italia-Bosnia e mangiano salame, formaggio e focaccia, preparata dal suprematista barese maschio («Ma verdure niente?» «Mamma, per piacere&#8230;»). Un quasi ventitrennne maschio e disturbatore mi propone di fare la lotta con i bastoni («Te lo scordi» «Dai, solo cinque minuti, madre») mentre un sedicenne è di là che studia storia ascoltando musica trap. Questa è la mia vita. Sempre.<br>A me l&#8217;estetista mette addosso la felicità e la speranza di un mondo migliore perché è un posto prevalentemente abitato da donne. L&#8217;estetista mi sembra un luogo di meraviglia perché si parla di peli, di cellulite, di corpi, di pensieri morbidi, di sesso (sì, anche di sesso) e di punti di vista che nella mia quotidianità non frequento. L&#8217;estetista è il posto più bello del mondo perché di testosterone ce ne è pochissimo e a me sembra di respirare meglio. Dall&#8217;estetista trovo tutto quello che a casa mia manca.</p>
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		<title>Qualità della vita</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 07:06:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nelle ultime tre settimane ho frequentato luoghi stranianti in cui corrono Go Cart, si cammina molto e si presentano libri, ho visto il mare, era estate e mi è venuto da piangere, ho parlato in un palazzo storico accanto a un sacerdote ragazzino che sembrava uscito da un film sui preti belli. Ho avuto a&#8230; <a href="https://nonsolomamma.com/2026/03/15/qualita-della-vita/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Qualità della vita</span></a>]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Nelle ultime tre settimane ho frequentato  luoghi stranianti in cui corrono Go Cart, si cammina molto e si presentano libri, ho visto il mare, era estate e mi è venuto da piangere, ho parlato in un palazzo storico accanto a un sacerdote ragazzino che sembrava uscito da un film sui preti belli. Ho avuto a mia disposizione per una sera un gigantesco camerino dentro un teatro ma non l’ho sfruttato abbastanza. Ho avuto anche, per meno di mezz’ora, un piccolo camerino con il mio nome sopra dentro la tv, nello stesso palazzo che ho frequentato all’alba per 11 anni. Tornarci è stato doloroso, forse più per la testa che per la pancia. O viceversa. Per capire testa e pancia e garbugli e cronici sensi di colpa, ho iniziato ad andare da una psicoterapeuta. Quando sono scaduti i 50 minuti del primo incontro avrei voluto incatenarmi lì e dirle: abbiamo appena cominciato, adesso io non me ne vado finché non abbiamo finito, che ci vogliano 3, 12 o 100 ore. Ho intervistato 13 artigiani in 8 giorni, ho passato, per lavoro, una domenica mattina tra gente che ballava musica elettronica e sorseggiava cappuccini, ho fatto troppe video call, ho letto 5 libri per bambini, ho avuto la vertigine delle scadenze, ho fatto yoga per farmela passare, sono andata a teatro con il medio e al cinema con Mister I. Ho celebrato un matrimonio, ho tenuto un bookclub in una banca e uno su Substack, ho mangiato cioccolatini con un’amica preziosa. Devo andare dal parrucchiere. Per fortuna, grazie al laser, non ho più peli superflui altrimenti mi sarei dovuta preoccupare pure di quelli. Ricevo troppi messaggi e ho la nevrosi di rispondere a tutti, ho rivisto delle bozze molto parziali. Mi drogo di una serie tv sulla menzogna, leggo romanzi sulla follia. La settimana che viene andrà meglio. Non credo. Ma almeno mi diverto.</p>
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		<title>Marsiglia per noi</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Feb 2026 19:27:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Marsiglia sono tante città in una sola. Tanti piani, tante scale, tanto vento e tanti chilometri. Marsiglia sono i dolci arabi durante Ramadan, dolci di colori improbabili e la gente che, per comprarli, fa la fila a tutte le ore. È una casa piena di piante e di luce, freddissima fino a quando non abbiamo&#8230; <a href="https://nonsolomamma.com/2026/02/22/marsiglia-per-noi/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Marsiglia per noi</span></a>]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Marsiglia sono tante città in una sola. Tanti piani, tante scale, tanto vento e tanti chilometri. Marsiglia sono i dolci arabi durante Ramadan, dolci di colori improbabili e la gente che, per comprarli, fa la fila a tutte le ore. È una casa piena di piante e di luce, freddissima fino a quando non abbiamo scoperto come si giocava con il riscaldamento. È un cassetto del comodino aperto per errore, con dentro un bizzarro sex toy di un colore ipnotico. È una vetrina piena di armi, un negozio di cose per la casa (“Voglio tutto, grazie”), murales spettacolari persino sui camini delle case, il sarcasmo di Sneddu e le sue stordite, commoventi attenzioni. Marsiglia è la ricerca di posti buoni dove fare colazione, un ristorante siriano-palestinese, i giochi con Sneddu in attesa del cibo. È una metropolitana, un autobus e un altro ancora per andare a camminare alle Calanques, che sono insenature rocciose spettacolari. È un vento che ci porta via, un sentiero impervio, calette commoventi, mettersi e togliersi la giacca, la disorganizzazione (“Perché non abbiamo portato l’acqua, Cla?”), le scarpe sbagliate per camminare, lo stupore per uno scorcio che toglie il fiato. Marsiglia è la salita a Notre Dame de la Garde e la scoperta che tutti i turisti che non abbiamo mai incontrato sono lì. È ville magnifiche, sentieri ripidi, la primavera tra i rami, il lungomare in festa, sdraiarsi su uno scoglio al sole e fingersi in estate. Marsiglia è una città antica, vicoli stretti, ancora scale, l’acquisto di una felpa, un campo da calcio con il ritratto di un rapper.&nbsp; Marsiglia è una vacanza, il sonno ininterrotto, il tempo sospeso del presente, una medicina, una bolla di felicità.&nbsp;</p>
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		<title>panisses e chichis</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 20:37:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le panisses sono tonde come le tigelle ma a base di farina di ceci, come la farinata. E fritte, pertanto deliziose. Anche gli chichis sono fritti e deliziosi, ma sono come bomboloni, però lunghi come bisce, ricoperti di zucchero. Sneddu e io li abbiamo scoperti ieri in un posto che si chiama L&#8217;Estaque che sembra&#8230; <a href="https://nonsolomamma.com/2026/02/20/panisses-e-chichis/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">panisses e chichis</span></a>]]></description>
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<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le panisses sono tonde come le tigelle ma a base di farina di ceci, come la farinata. E fritte, pertanto deliziose. Anche gli chichis sono fritti e deliziosi, ma sono come bomboloni, però lunghi come bisce, ricoperti di zucchero. Sneddu e io li abbiamo scoperti ieri in un posto che si chiama L&#8217;Estaque che sembra un villaggio di pescatori ma è ancora Marsiglia. A L&#8217;Estaque c&#8217;à anche un piccolo locale che si chiama Caravane Café ed è una cooperativa, dove ieri sera ho presentato il libro sui maschi. È straniante e struggente far parte di una comunità militante per qualche ora soltanto e poi salutare tutti e sparire. È esaltante e insieme frustrante discutere di maschi e di femminismo in una lingua che non è la tua, senza trovare le parole precise per dire le cose. <br>Sneddu e io prima di andare a mangiare panisses a L&#8217;Estaque, siamo andati a visitare la Cité Radieuse di Le Corbusier e ci siamo lasciati inghiottire da inquietanti corridoi e dal fascino di un progetto visionario. Poi il vento ci ha portato via, via da un terrazzo da cui si vedeva lo stadio, via da una spiaggia gelida e da un mare imbizzarrito.<br>Stamattina abbiamo deciso che i maestrale era troppo per noi, così abbiamo preso un treno alla ricerca di aria ferma. Aix en Provence è graziosa. Graziosa nelle sue fontane, nelle sue piazze, nell&#8217;eleganza stucchevole dei suoi negozi, nella gentilezza affettata del cameriere (&#8220;Cla, è molto intenso tutto questo&#8221;). I francesi sono molto bravi nel ricoprire di grazia il loro mondo, anche dove manca di sostanza. I francesi si vendono benissimo. Ad Aix en Provence ci è mancato lo splendore sgualcito di Marsiglia che non ostenta bellezza ma ti obbliga a scovarla, grattando la superficie.<br>Friche la Belle de Mai è una ex manifattura tabacchi, centro di aggregazione, spazio pubblico, dove si fanno cose, tutte molto fricchettone. «Qui la gente viene a drogarsi, Cla» «Ma no! Ci sono i bambini che giocano, non vedi?» «Appunto». <br></p>
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		<title>Marsiglia &#038; Sneddu &#8211; i due stalker</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 20:18:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[C&#8217;era il sole. Nel quartiere di Noailles abbiamo pranzato per strada con delle crêpes algerine (scopro ora che si chiamano Mhadjeb) a base di spinaci e pomodoro e aglio. Sneddu ha preso anche una pagnottina fritta, ripiena di patate e di una proteina non meglio precisata. Poi, al Vecchio Porto, si è reso conto di&#8230; <a href="https://nonsolomamma.com/2026/02/18/marsiglia-sneddu-i-due-stalker/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Marsiglia &#38; Sneddu &#8211; i due&#160;stalker</span></a>]]></description>
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<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C&#8217;era il sole. Nel quartiere di Noailles abbiamo pranzato per strada con delle crêpes algerine (scopro ora che si chiamano Mhadjeb) a base di spinaci e pomodoro e aglio. Sneddu ha preso anche una pagnottina fritta, ripiena di patate e di una proteina non meglio precisata. Poi, al Vecchio Porto, si è reso conto di avere ancora spazio, così ci siamo seduti in un caffè con vista mare, come due veri signori, e ha ordinato una crêpe al caramello e burro salato, perché a 16 anni il metabolismo è un derviscio rotante.<br>Camminavamo felici perché Marsiglia ci mette di buon umore e, proprio sotto il Fort Saint-Jean c&#8217;era una luce bellissima e ho detto a Sneddu: &#8220;ti faccio una foto&#8221; e lui mi ha redarguito: &#8220;Cla!&#8221; e così gli ho proposto di farla lui a me. È stato allora che sono comparsi. Una coppia, lui e lei, sulla settantina, abbastanza eleganti, locali e incontenibili: &#8220;Ve le facciamo noi le foto! Ma non lì, qui! Ehi, spostatevi tutti ché questa madre e questo Sneddu devono mettersi in posa&#8221;. Lui ci ha regalato una cartina della città e poi ci ha spiegato cosa avremmo dovuto vedere, fare, mangiare. Lei snocciolava prezzi degli autobus, ubicazione dei bagni pubblici, gratuità dei musei, in un frullatore di consigli e parole. E il vortice ci ha risucchiati. Liberarci dai nostri nuovi amici non è stato semplice. Ci siamo inerpicati sulla fortezza, ci siamo nascosti negli angoli, abbiamo strisciato contro i muri, ci siamo finti morti e alla fine li abbiamo sorpresi a irretire altri turisti ma senza dolo, senza secondi fini, con il solo scopo di stordirli di parole, amabilmente. Forse di mestiere fanno questo.<br>Nelle prime ore a Marsiglia, siamo rimasti incantati dalla street art, dai tavolini in piazza, dalla gente che si gode il privilegio del mare, dalla tettoia di Norman Foster che ribalta il mondo, dai colori dolci del pomeriggio, dai tavolini nelle piazze, dalle scale, dai tunnel, dalle baguette, dalle cento città in una città.<br>A cena eravamo ancora satolli dal pranzo e abbiamo mangiato pomodori e cioccolato sul divano, sotto una coperta pelosa di un appartamento, trovato grazie allo scambismo di case che è un&#8217;invenzione magnifica, quasi come Marsiglia.<br></p>
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		<title>farò tutto diverso</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Feb 2026 20:39:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il medio è stato in Cina. Già proprio in Cina, per otto giorni. Il papà di un suo amico doveva andarci per lavoro. Per amore, per generosità, per follia, per grandezza ha deciso di portare con sé il figlio e il medio. Mentre, seduta sul suo letto, lo guardavo preparare i bagagli, ha avuto molto&#8230; <a href="https://nonsolomamma.com/2026/02/08/faro-tutto-diverso/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">farò tutto diverso</span></a>]]></description>
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<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il medio è stato in Cina. Già proprio in Cina, per otto giorni. Il papà di un suo amico doveva andarci per lavoro. Per amore, per generosità, per follia, per grandezza ha deciso di portare con sé il figlio e il medio. Mentre, seduta sul suo letto, lo guardavo preparare i bagagli, ha avuto molto da ridire sulla nostra gestione familiare: «Quando avrò una casa mia, l&#8217;organizzazione sarà completamente diversa. In questa casa fate un sacco di errori». «Per esempio cosa cambieresti?» «Comprerei scorte di deodorante: tantissimo deodorante. E anche scorte di dentifricio e di spazzolini da denti. Tipo sette tubetti e dieci spazzolini» «E oltre alle scorte cos&#8217;altro cambieresti?» «Il discorso scorte è piuttosto rilevante. È inutile che tu faccia finta che sia cosa da niente».<br>Poi abbiamo scaricato entrambi Wechat, perché Whatsapp in Cina non funziona, e, all&#8217;alba del giorno dopo, lui è andato. Su Wechat si posso fare moltissime cose, come inviare pinguini danzanti e pacchetti rossi con dentro soldi. Tuttavia non ne ho approfittato quanto avrei voluto e potuto.<br>Faceva videochiamate nella sera di Nanchino o di Shanghai per raccontarmi che lì erano 40 anni avanti e che c&#8217;erano musei della rivoluzione e che i bambini lo fermavano per strada e mangiava benissimo a prezzi stracciati. Al ritorno, ieri, è partito da solo e, all&#8217;aeroporto di Shanghai, è stato adottato da un gruppo di 60 napoletani che ringrazio.<br>Nel frattempo il grande ha dato gli ultimi due esami e ha consegnato la tesi, Mister I non è partito per Londra, per Bari o per un imprecisato altrove. Però vive su un fuso orario bizzarro, quasi come il medio in Cina: si sveglia alle 4 e sostiene di essere perfettamente riposato, salvo crollare sul divano alle otto e un quarto la sera, dopo i primi tre minuti del primo episodio di una serie che non riusciremo mai a cominciare. Sneddu è contento perché da Shanghai il fratello oggi gli ha portato dei boxer fintamente griffati che lui può esibire da sotto i jeans, aggiungendo un tocco di classe al suo stile maranza.</p>



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