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	<description>Una casa a Wisteria Lane, tre hobbit, un lavoro e un marito part time</description>
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		<title>Luglio col bene che ti voglio</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 12:18:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Luglio a Milano è feroce e indolente. Sempre che tu non abbia l&#8217;aria condizionata. In tal caso non hai scuse e rimane solo la ferocia. Per congiunture familiari, professionali e astrali erano quasi vent&#8217;anni che non lo frequentavo. Lo avevo dimenticato. Sono pessima a giocare con le tapparelle e le finestre aperte e chiuse, con&#8230; <a href="https://nonsolomamma.com/2026/07/16/luglio-col-bene-che-ti-voglio/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Luglio col bene che ti&#160;voglio</span></a>]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Luglio a Milano è feroce e indolente. Sempre che tu non abbia l&#8217;aria condizionata. In tal caso non hai scuse e rimane solo la ferocia. Per congiunture familiari, professionali e astrali erano quasi vent&#8217;anni che non lo frequentavo. Lo avevo dimenticato. Sono pessima a giocare con le tapparelle e le finestre aperte e chiuse, con il buio e la luce. Per questo a casa mia fa più caldo che fuori. Vivo seminuda, avviluppata in una bolla di sciatteria e conforto. Il lavoro sta finalmente rallentando e io con lui. Ascolto le conversazioni per strada, sui balconi, dentro le altre case. All&#8217;improvviso il condominio si è fatto open space. Qualcuno litiga spesso. Noi non litighiamo mai. Come fai, sbagli. Leggo parecchio e a volte mi arrabbio. Mi sono infuriata per esempio con Carrère che, con Kolchoz poteva scrivere un capolavoro ma ha preferito indugiare in un poderoso omaggio agli antenati che io, anima grezza, non sono riuscita ad apprezzare. Ho comprato un paio di sandali di cui sono molto orgogliosa. Peccato che allacciarli sia come risolvere un cubo di Rubik. Ma ho tempo e sto imparando l&#8217;algoritmo. Studio meno di quanto dovrei per il viaggio che ci aspetta e che elettrizza in particolare il medio e me. Mister I ha lasciato intendere che lui preferirebbe Bari. Io ho vacillato ma ancora non ho chiesto il divorzio.<br>Ho un&#8217;amica a cui il medico ha detto: &#8220;Signora, lei non può dirsi sana&#8221;. Ci può essere grazia in una diagnosi? Forse no.<br>Ho un amico che per un esame da fare domattina, deve stare sveglio tutta la notte. &#8220;E cosa farai?&#8221; &#8220;La cyclette.&#8221; Se questa notte mi sveglierò ho promesso di scrivergli, per controllare che pedali nelle tenebre.<br>Invece io pedalo sotto il sole e arrivo alla meta con la faccia sudata, froge del naso comprese. C&#8217;è la stessa collosa e torrida umidità dell&#8217;Avana, senza il fascino.<br>Venerdì sarò a Ostuni, sabato accompagnerò in Trentino mia madre. &#8220;Mezza montagna&#8221; aveva chiesto. L&#8217;ho trovata e prenotata e adesso il mio desiderio più sfrenato e ardente è che le piaccia, che ci stia bene, che non mi porti rancore mentre saremo lontane.<br>Luglio a Milano è il suono delle cicale o dei grilli, un glicine vorace, la popillia japonica che divora ogni verde, lezioni di yoga torrido, la conta dei giorni, un figlio laureato, un refolo di vento come un regalo, un cinema solo per il fresco. A me piace.</p>
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		<title>Pipistrelli, zebre, leopardi e altri animali del bosco</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jul 2026 10:20:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Da un&#8217;invisibile fessura, all&#8217;ora di cena, escono pipistrelli. «Sono tantissimi, centinaia, forse mille» dico. Mia cugina, donna di poca fede, non ci crede. E poi toc! ne cade uno per terra. Piovono pipistrelli. E lei deve darmi ragione. Mia cugina vive a Dresda da circa 30 anni. È diventata un po&#8217; tedesca. Abbastanza da dimenticarsi&#8230; <a href="https://nonsolomamma.com/2026/07/05/pipistrelli-zebre-leopardi-e-altri-animali-del-bosco/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Pipistrelli, zebre, leopardi e altri animali del&#160;bosco</span></a>]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Da un&#8217;invisibile fessura, all&#8217;ora di cena, escono pipistrelli. «Sono tantissimi, centinaia, forse mille» dico. Mia cugina, donna di poca fede, non ci crede. E poi toc! ne cade uno per terra. Piovono pipistrelli. E lei deve darmi ragione. <br>Mia cugina vive a Dresda da circa 30 anni. È diventata un po&#8217; tedesca. Abbastanza da dimenticarsi le parole difficili in italiano, da essere un&#8217;impiegata pubblica tedesca, da avere figli tedeschi e amici iraniani, da esclamare «Scheiße!» quando qualcosa va storto. <br>Mia cugina è cresciuta in Trentino, sopra il lago di Garda e un giorno, per radicarsi un po&#8217;, ha comprato una casa nel bosco. Una casa come lei: grande, incasinata e accogliente. Una casa con mobili che non c&#8217;entrano, molto cibo nel frigorifero e misteriosi barattoli sugli scaffali. Suo marito è psichiatra ma qui diventa boscaiolo.<br>Mister I e io siamo venuti a trovarli. Ho guidato io, anche se odio guidare fuori città. Lui, mentre io guidavo, faceva riunioni con i suoi studenti inglesi. Ho scoperto che, quando parla con gli studenti, dice molte spiritosate. E tutti ridono, forse perché lui è il proofessore o forse perché il superpotere degli inglesi è il senso dell&#8217;umorismo.<br>Poi siamo arrivati e lui è entrato in un importante stato di narcolessia. Eravamo stanchi. E il bosco sprigiona serotonina.<br>La prima sera, appena arrivati, siamo andati a cena in cima a una montagna. Ha guidato la cuginetta neopatentata che ha provveduto a rivestire il volante dell&#8217;auto (tedesca) di famiglia con una fodera leopardata, in pendant con il suo vestito e anche con la sua gamba zebrata (sì, ha un tatuaggio di zebra sulla gamba destra ma è tedesca e questo la assolve). Ho tremato fino a quando mi sono accorta che la cuginetta ha, nei tornanti, una disinvoltura superiore alla mia. <br>Nel ristorante in cima alla montagna c&#8217;erano amici con le chitarre che, al dolce, hanno preso il controllo del tavolo e hanno cantato e suonato. E pure i camerieri e gli altri commensali cantavano a squarciagola. I Trentini sono pieni di sorprese e di risorse. Ma i Tedeschi vincono perché, alla fine, sono partite delle canzoni tradizionali che sembravano natalizie ma erano solo sassoni.<br>Ci sono 19 gradi e nei letti matrimoniali c&#8217;è il piumone doppio che mi pare un segno di civiltà suprema e un antidoto al divorzio.<br>Ho fatto un bagno nel lago anche se i laghi di montagna sono infidi e comunque troppo freddi, anche con il cambiamento climatico. Ho mangiato un gelato gigantesco. Forse il più grande gelato della mia vita. Ho meditato di fronte al lago (io non so meditare) e ho fatto yoga di fronte al bosco. Ho trovato delle fotografie di famiglia, cugini, zii e la mia nonna ragazzina vestita da sposa.<br>Ho dormito dieci ore a notte, non ho lavorato per un giorno intero. Entrambe le cose non succedevano da mesi, forse da anni. E questo parla molto (male) di me e un po&#8217; della montagna.<br>Ho pensato che ho avuto un anno molto pieno e insapettatamente gratificante, a tratti frenetico, molto difficile, pieno di insidie e di fatiche. E mi sono accorta che, in tanti mesi, è la prima volta che mi fermo davvero. E quando non ci si ferma mai non si notano pipistrelli, zebre e leopardi. Ed è un vero peccato.</p>
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		<title>vortici</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 18:53:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho conversato con una signora di 92 anni. Se ne stava affacciata alla sua finestra al piano terreno. Controllava la situazione e insegnava la vita a chi passava. Era molto bella. Gliel’ho detto. “Bèla o brûta sun chì tüta”. Intendeva che non aveva fatto ricorso alla chirurgia estetica. Parlava per aforismi milanesi. Mi ha fatto&#8230; <a href="https://nonsolomamma.com/2026/06/14/vortici/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">vortici</span></a>]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Ho conversato con una signora di 92 anni. Se ne stava affacciata alla sua finestra al piano terreno. Controllava la situazione e insegnava la vita a chi passava. Era molto bella. Gliel’ho detto. “Bèla o brûta sun chì tüta”. Intendeva che non aveva fatto ricorso alla chirurgia estetica. Parlava per aforismi milanesi. Mi ha fatto vedere le fotografie di famiglia passandomele dalla finestra, nelle loro cornici d’argento. Mi ha sgridata perché avevo la borsa semiaperta e perché giravo in bicicletta che è pericoloso. Quando me ne sono andata mi ha detto “Ti voglio bene”. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho intervistato 15 ingegneri in sette giorni. Di ognuno dovevo fare un ritratto. Pensavo che sarei impazzita. Invece no, credo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono stata a Parma,  a Rimini, a Bari, a Firenze,  a Trento e in altri posti che nemmeno ricordo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho ospitato per due giorni un signore maliano con 16 figli. Ma i figli per fortuna non sono venuti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono uscita con un’amica e, nello spazio di una birra, ho gestito il suo account di Bumble. È stato elettrizzante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho presentato un libro bello (Ilaria o la conquista della disobbedienza, ne parlerò), ho visto un film brutto (Disclosure day) e una serie tv su anziani e mostri (The Boroughs).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho tenuto a bada i miei mostri. In bicicletta mi sento invincibile ma poi scendo e passa. Ho fatto la marmellata di fragole per non cadere in un buco nero. Quando la ricetta mi ha chiesto una mela che non avevo ho vacillato. Quando la pectina era piena di muffa mi è venuto lo sconforto. Alla fine la marmellata è venuta lo stesso. E io mi sono salvata. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualcuno è molto arrabbiato con me per aver preso provvedimenti inevitabili. È tutto molto doloroso ma a volte non si può scegliere. A volte ho l’impressione di avere più di tre figli. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A volte sono felice. Nonostante niente sia facile. </p>
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		<title>Decisioni, piccioni e battaglie</title>
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		<pubDate>Tue, 26 May 2026 14:16:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Come stai? Viaggio così tanto che faccio fatica a ricordarmi dov’ero mercoledì della scorsa settimana, o domenica, o giovedì. Alterno giornate casalinghe in pantaloni a righe e sciatteria a giornate altrove in vestitini e rossetto. Ho qualche punto fermo, a cui mi aggrappo disperatamente per non volare via: una serie tv, un libro che sembra&#8230; <a href="https://nonsolomamma.com/2026/05/26/decisioni-piccioni-e-battaglie/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Decisioni, piccioni e&#160;battaglie</span></a>]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Come stai? Viaggio così tanto che faccio fatica a ricordarmi dov’ero mercoledì della scorsa settimana, o domenica, o giovedì. Alterno giornate casalinghe in pantaloni a righe e sciatteria a giornate altrove in vestitini e rossetto. Ho qualche punto fermo, a cui mi aggrappo disperatamente per non volare via: una serie tv, un libro che sembra bello ma mi addormento sempre troppo presto per esserne sicura, la rassegna stampa, lo smalto blu, il chill di Sneddu che mi dice che ho un buon profumo anche quando saluto il sole a 36 gradi umidi, il divano che è diventato il mio ufficio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Come stai? Ho cominciato ad andare da una psicoterapeuta. Lei mi parla del sé, molto saggio ed ecumenico, che governa le parti che invece sono mine vaganti. Credo mi stia facendo bene: passerei la vita a piangere. Fa bene piangere, no? Perché piangi? Perché è tutto terribilmente complicato e io non so mica come se ne uscirà. Prendo decisioni per chi ha smesso di prenderne, attraverso incubi e pedalo molto. Le mie colonne vacillano e io devo imparare a ballare da sola. Del resto, ho l’età giusta per farlo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul mio balcone hanno nidificato degli orridi piccioni. Ho cercato di mandarli via ma mi ignorano. Chiaramente sono loro adesso i padroni e io devo scegliere le mia battaglie. </p>
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		<title>Torino è un bel viaggio</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2026 11:34:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A Torino la gelataia mi giudica per i gusti che ho scelto per il mio cono. Ma è sicura? E siccome lo sono di rado, ne elimino uno che secondo lei non è adatto, per poi rimpiangerlo. A Torino ti chiedono “Hai voglia?” Ma in realtà è un imperativo: fallo e basta. Ma sono gentili&#8230; <a href="https://nonsolomamma.com/2026/05/13/torino-e-un-bel-viaggio/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Torino è un bel&#160;viaggio</span></a>]]></description>
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<p class="p1 wp-block-paragraph">A Torino la gelataia mi giudica per i gusti che ho scelto per il mio cono. Ma è sicura? E siccome lo sono di rado, ne elimino uno che secondo lei non è adatto, per poi rimpiangerlo. A Torino ti chiedono “Hai voglia?” Ma in realtà è un imperativo: fallo e basta. Ma sono gentili e pieni di grazia. E li perdoni. A Torino alle mostre, anziane signore sofisticate fanno domande profondissime. Domande di qualsiasi tipo: sull’artista, sul tempo, sulla metafisica. Si rivolgono ai volontari, che rispondono con dovizia di particolari. Perché alle mostre torinesi è pieno di volontari.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">A Porta Palazzo una bambina minuscola sul passeggino ha perso una calza. Nello sguardo del nonno che è con lei si legge il terrore per il cazziatone che gli farà sua figlia, nonché mamma della bambina con un piede nudo.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">La casa in cui sto a Torino è una mansarda con i lucernari affacciati sul cielo e sui tetti. La strada per raggiungerla è un dedalo di cortili e insidie. Penso che mi perderò. Poi penso al mio papà che mi diceva: “Su! Sei una ragazzina sveglia”. E realizzo che quella frase mi si è tatuata da qualche parte e, ogni volta che non mi perdo, gli sono grata.&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Compro dei fiori e dico alla fioraia che Torino è una città molto bella. “Torino è la città più bella del mondo”, risponde. Poi torna umile: “Una delle città più belle del mondo”.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Il Teatro Regio è un universo parallelo che contiene 1.500 persone. Ci sono camerini, telefoni analogici, una mensa, corridoi infiniti, scale, soffitti alti come montagne, un cavalluccio a dondolo bianco. C’è stato il TEDx e l’ho presentato. Non avevo troppa paura. Ero soprattutto felice. Forse sto diventando grande. Da grandi ci si gode il viaggio.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">E Torino è sempre un bel viaggio.&nbsp;</p>
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		<title>Out of my comfort zone in</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 02:05:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho cominciato a praticare yoga perché un’amica mi aveva detto che lei, a 50 anni suonati, aveva imparato a fare il ponte (o arco o ruota) dalla posizione eretta. In pratica, stando in piedi, inarcava la schiena, sollevava le braccia e, come la bambina dell’esorcista, si piegava all’indietro appoggiando le mani a terra. Il mio&#8230; <a href="https://nonsolomamma.com/2026/04/27/out-of-my-comfort-zone-2/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Out of my comfort zone&#160;in</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho cominciato a praticare yoga perché un’amica mi aveva detto che lei, a 50 anni suonati, aveva imparato a fare il ponte (o arco o ruota) dalla posizione eretta. In pratica, stando in piedi, inarcava la schiena, sollevava le braccia e, come la bambina dell’esorcista, si piegava all’indietro appoggiando le mani a terra. Il mio corpo non frequentava ponti dall’età di sei anni; la prospettiva di tornare ad abitare certe forme non propriamente umane mi elettrizzava.</p>
<p>Non c’è nulla di saggio o di yogico in questo incipit. Ma ognuno trova le proprie porte. La mia è stata una dissennata prova con me stessa. Perché la mia schiena e il mio corpo detestano gli inarcamenti. Li fanno sentire vulnerabili ed esposti, oltre a sfidare una certa strutturale rigidità.</p>
<p>Quella posizione è fuori dalla mia zona di comfort. E forse è proprio lì che bisogna andare, nel terreno aspro del proprio disagio, per imparare ad abitarlo con grazia. Lo yoga è una grande metafora che insegna anche questo.</p>
<p>Al momento mi trovo lontanissimo dalla mia zona di comfort. E non sto nemmeno inarcando la schiena.</p>
<p>Sono le 3.36 di notte e sono sveglia da quasi due ore. Solitamente non soffro di insonnia. Sono a casa di mia madre, nella stanza che non è più la mia da circa trent’anni.</p>
<p>Lei ha chiamato. Aveva bisogno di aiuto o forse solo di presenza. È la seconda notte che dormo qui. O, meglio, che non dormo qui. La sua fragilità mi ha catapultata indietro, negli anni dei risvegli notturni dei mie figli piccoli, in quelle notti di catrame e incoscienza, nella ragnatela del Sottosopra.</p>
<p>Sono giorni difficili. Non tragici, non solitari e non definitivi. Sto facendo il ponte. Non ho mai imparato ad arrivarci da in piedi, come la mia amica. Il mio corpo e la mia mente non me lo consentono. Ma sto, provando, se non a dormirci, almeno a respirarci dentro.</p>
<p>Ero a Bari, per una parentesi un po&#8217; romantica con Mister I. Siamo rientrati a precipizio. Del resto, la vita, dicono, è quello che succede mentre stai facendo altri progetti.</p>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 06:12:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ehi tu, «fotografami» hai chiesto l&#8217;altro giorno. E ti sei messo in posa, contro il muro, la camicia, la cravatta, i pantaloni belli, la barba rasata dopo mesi di stato brado, l&#8217;aria del martire. «Sorridi» ho detto. Tu hai tirato le labbra, come i bambini che fanno le facce: «Non è il mio» hai mugugnato.&#8230; <a href="https://nonsolomamma.com/2026/04/18/23/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">23</span></a>]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Ehi tu, </em><br /><em>«fotografami» hai chiesto l&#8217;altro giorno. E ti sei messo in posa, contro il muro, la camicia, la cravatta, i pantaloni belli, la barba rasata dopo mesi di stato brado, l&#8217;aria del martire. «Sorridi» ho detto. Tu hai tirato le labbra, come i bambini che fanno le facce: «Non è il mio» hai mugugnato. Avevi la coda di cavallo stretta, per nascondere la lunghezza dei capelli</em> <em>(«Poi me li taglio»)</em>, <em>l&#8217;insofferenza dei gatti selvatici. Eri bello, tuo malgrado. «Per cosa ti servono queste foto?» ho chiesto</em>. <em>Lavorerai come cameriere. Sbarbato, vestito elegante, ripulito, come quando i maschi facevano il militare. Già, perché il babysitting al bambino M, e al suo fratellino Mjr, è un gioco bellissimo ma non basta. Così stai facendo un corso come personal trainer per allenare, speri, signore abbienti, e ti sei ripulito per servire ai tavoli. </em><br /><em>Ehi tu, che già che ci sei, in tutta questa intraprendenza, potresti pure fare la patente, ma invece ti basta la bicicletta.</em> <em>Tu che hai finito il triennio di Psicologia ma per diventare psicoterapeuta la strada è lunghissima</em>. <em>Però è la tua e questo è l&#8217;importante. Tu, che capisci gli altri, li accogli, li fai sentire importanti e ascoltati. Ma sul capire te stesso hai margini di miglioramento. Che sei ombroso e insofferente e sembri miccia e poi, all&#8217;improvviso, cambia il tempo e diventi sole e, intorno a te, tutti si sentono al sicuro. Tu che hai l&#8217;empatia dei Labrador e la territorialità dei Rottweiler, che puoi essere evasivo e sfuggente e io temo le tue trame. Che sei andato in Giordania quando è scoppiata la guerra lì vicino. E a noi dicevi «È tutto tranquillo» e a tuo fratello mandavi vocali con il rumore delle bombe.</em><br /><em>Tu che ci tieni insieme, che vigili sul rispetto delle tradizioni, che ti arrabbi se cambiamo il posto delle pentole o la ricetta della cheesecake</em>. <em>Tu, che stai con la compagna M (quante M nella tua vita) da quando siete ragazzini e con lei, che da scout naviga il mondo con più destrezza di te, sei andato per giorni a camminare in montagna, con lo zaino e il sacco a pelo. Ci scrivevi messaggi furenti di odio verso la natura ma, quando sei tornato, eri il guru del bosco. </em><br /><em>Ehi tu, che sei generoso e rivoluzionario, che combatti battaglie che non sempre voglio conoscere, che forse, nonostante l&#8217;adolescenza sia passata da un po&#8217;, hai un&#8217;amigdala iperattiva e il senso della misura e del rischio sono ancora acerbi.</em><br /><em>Ehi tu, di cui temo l&#8217;impulsività e ammiro la cura. Tu, che hai la dedizione pervicace dei certosini e la sciatteria degli scoppiati. Tu che sei bacchettone e ascetico, che porteresti la barba e i capelli selvaggi ma poi, per fare il cameriere, hai dovuto tagliare tutto. «Oh wow, sotto tutti quei peli sei proprio bello» ho detto ieri. Ma la vanità, nel tuo mondo trappista, non ha alcuno spazio.</em><br /><em>Tu che hai trovato la tua strada ma anche molte altre e non tutte mi rassicurano, che vuoi partire ma non dici per dove, che hai piani grandi, sogni ingombranti, qualcuno terrificante, che sei idealista e sognatore, che hai i piedi per terra, che se ho il raffreddore mi stai lontano chilometri, che sei ipocondriaco ma con dignità, che sogni un figlio come te o, ancora meglio, come il bambino M. Tu, che siamo della stessa pasta e possiamo capirci, amarci ed esasperarci con grande competenza.</em><br /><em>Tu che sei il primo, che mi hai insegnato tutto, che con te rido alle lacrime, che prima o poi dobbiamo partire insieme e andare all&#8217;avventura. Perché con te, all&#8217;avventura e non solo, non può succedere niente di male.<br />Ehi tu, amore mio, buon compleanno</em><br /><em>la tua mamma</em> <br /></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<pubDate>Sat, 11 Apr 2026 13:06:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ehi tu,bambino, ragazzo, uomo. Già, perché questa rotondità numerica ti rende un uomo, pare. Ogni anno, a ridosso della tua festa, il glicine germoglia sul balcone ed esplode all&#8217;improvviso. Il suo tripudio mi coglie sempre di sorpresa, come un fuoco d&#8217;artificio. Per evitare che mi succedesse anche con questo tuo compleanno, nelle ultime settimane ho&#8230; <a href="https://nonsolomamma.com/2026/04/11/20-3/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">20</span></a>]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Ehi tu</em>,<br><em>bambino, ragazzo, uomo.</em> <em>Già, perché questa rotondità numerica ti rende un uomo, pare. Ogni anno, a ridosso della tua festa, il glicine germoglia sul balcone ed esplode all&#8217;improvviso. Il suo tripudio mi coglie sempre di sorpresa, come un fuoco d&#8217;artificio. Per evitare che mi succedesse anche con questo tuo compleanno, nelle ultime settimane ho fatto un viaggio.</em> <em>L&#8217;ho fatto per te, per me, per arrivare preparata, un passo per volta, ai tuoi vent&#8217;anni, per non farmi travolgere dalla tua fioritura</em>. <em>Ho ripercorso le fotografie, ho scandagliato primi piani, ho riletto le parole scritte per te, ho camminato in equilibrio sul filo teso del tuo tempo</em>. <em>E, tra i pezzi del puzzle, ho ritrovato tutto: la follia, la leggerezza, lo stupore, la curiosità, l&#8217;incanto, l&#8217;inquietudine. Ho ritrovato le spinte centrifughe, gli slanci di affetto, lo smarrimento, la gentilezza, il talento</em> <em>di stare al mondo come su un divano comodo.</em> <em>Ho trovato un assurdo abito a stelle e strisce, una improbabile camicia a fiori, una faccia impiastricciata di gelato al cioccolato, una botta di narcolessia dentro un piatto di pasta al pomodoro, il diploma dell&#8217;asilo, il tuo primo amico, un interrail con i compagni di scuola, un libro letto in braccio al nonno, il mio pancione che ti conteneva.</em><br><em>Ehi tu, che, unico in famiglia, vieni risparmiato dalle frecce avvelenate di tuo fratello grande, «Perché -spiega lui &#8211; il Medio è buono.»</em> <em>Credo abbia ragione. Hai un candore inconsapevole, una curiosità porosa, la permeabilità degli entusiasti, la grazia dei disarmati, l&#8217;acutezza tagliente di uno sguardo sghembo.</em><br><em>Ehi tu, che insieme andiamo a teatro e al cinema e poi ne parliamo per ore e le tue chiavi aprono porte invisibili. Tu che mi accompagni nelle occasioni mondane e insieme ridiamo durante e dopo. Tu, che mi vieni a prendere in bicicletta la sera tardi in stazione perché non vuoi che vada in giro da sola, che mi proteggi anche da me stessa. Tu, che non hai ancora preso la patente, che ti sei iscritto a Giurisprudenza per provare e hai scoperto di amarla, che fai il Sudoku hard del New York Times in quattro minuti mentre io non riesco nemmeno in quattro ore.</em> <em>Tu, che mi dici che hai troppo spazio e troppo tempo liberi, che sei un baby sitter professionista, che sei gaudente e sfrenato ma ogni tanto fai penitenza. </em><br><em>Ehi tu, che ami il cinema e fai maratone interminabili per colmare lacune. Tu, che colonizzi aule studio, che pratichi un&#8217;indefessa socialità, che prepari pancake la domenica mattina, che appena arrivi a casa ti metti il pigiama, che come me ami le pantofole e le fragole. </em><br><em>Ehi tu, lieve e irresistibile, sbrindellato e impeccabile, ai miei occhi bellissimo, grazie per i tuoi sogni, per i tuoi pensieri, per la tua testa matta, per questi psichedelici vent&#8217;anni insieme</em>.<br><em>Tanti auguri</em>, <em>medio preferito.</em><br><em>La tua mamma</em><br><br></p>
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		<title>pasque romane</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 18:30:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il sostantivo &#8220;palazzo&#8221; &#8211; palace, palais, palacio, palast &#8211; deriva dal colle Palatino dove sorgevano le residenze degli imperatori romani. L&#8217;albero di Giuda si chiama Cercis siliquastrum e la sua fioritura è un tripudio feroce, così esplosivo da fare male agli occhi. Augusto restò senza eredi, Nerone era un fetente, Vespasiano una persona per bene.&#8230; <a href="https://nonsolomamma.com/2026/04/06/pasque-romane/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">pasque romane</span></a>]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Il sostantivo &#8220;palazzo&#8221; &#8211; palace, palais, palacio, palast &#8211; deriva dal colle Palatino dove sorgevano le residenze degli imperatori romani. L&#8217;albero di Giuda si chiama Cercis siliquastrum e la sua fioritura è un tripudio feroce, così esplosivo da fare male agli occhi. Augusto restò senza eredi, Nerone era un fetente, Vespasiano una persona per bene. Quello che resta dell&#8217;Antica Roma non è casuale ma risponde a una visione del mondo, a un&#8217;idea di futuro, a una selezione di valori e di simboli. Pasqua a Roma è una lezione di stupore e di umiltà. È troppo cibo. È un&#8217;aula studio dentro un parco archeologico, una prima colazione in un museo, una famiglia allargata che si muove sotto il sole, un&#8217;amica che ci ospita a pranzo, polpette sublimi, abboffate celestiali, molto, troppo cioccolato. Sono chilometri macinati, il cielo azzurro, una visita guidata memorabile, un terrazzo affacciato su San Pietro, Medusa in metropolitana.<br>Ci siamo trovati qui tutti insieme. Manca solo il Grande che ha optato per un&#8217;avventura in montagna con la compagna M che, da scout, di avventure e di montagne se ne intende. Ci manda fotografie in cui ha lo zaino in spalla e l&#8217;espressione ingrugnita, insieme a messaggi whatsapp laconici e al veleno (&#8220;Odio la montagna&#8221;).<br>Mister I e io dormiamo in una casa con i nonni. Il Medio e Sneddu in un&#8217;altra con gli zii che vivono qui. Ci incontriamo per mangiare, per visitare, per stupirci insieme di questa grande bellezza. «Voglio venire a studiare a Roma» dice il Medio. Sneddu sta nel chill.<br>Pure io sto nel chill. Erano quattro settimane che lavoravo ininterrottamente, sabato e domeniche compresi. Ero stravolta senza nemmeno averne coscienza. Qui dormiamo in una stanza con le persiane verdi che fanno un buio benefico a cui non sono abituata. La sera svengo sepolta sotto un piumone a righe e la mattina non so dove sono. Non penso a niente. Il telefonino in casa non prende e fuori me lo dimentico. Leggo molto, dormo tantissimo. La Pasqua a Roma è assenza. O presenza, a seconda del punto di vista.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>elogio dell&#8217;estetista</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 20:37:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nonsolomamma]]></category>
		<category><![CDATA[estetista]]></category>
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					<description><![CDATA[Oggi sono andata dall&#8217;estetista per quella pratica rivoluzionaria che è la depilazione definitiva con il laser (ma perché non ci ho pensato 20 o 30 anni fa? Perché non mi sono affrancata prima dalla schiavitù del pelo superfluo, della ceretta, della macchinette strappa-tutto, che saranno pure un retaggio del patriarcato però io sono pur sempre&#8230; <a href="https://nonsolomamma.com/2026/03/31/elogio-dellestetista/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">elogio dell&#8217;estetista</span></a>]]></description>
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<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Oggi sono andata dall&#8217;estetista per quella pratica rivoluzionaria che è la depilazione definitiva con il laser (ma perché non ci ho pensato 20 o 30 anni fa? Perché non mi sono affrancata prima dalla schiavitù del pelo superfluo, della ceretta, della macchinette strappa-tutto, che saranno pure un retaggio del patriarcato però io sono pur sempre figlia degli anni &#8217;70). Io, dall&#8217;estetista, ci vado di rado perché sono un po&#8217; quacchera e lo ritengo un lusso rinunciabile. Eppure, ogni volta, ne esco in preda a un benessere anomalo, a un&#8217;euforia molesta. È successo anche oggi. Mezz&#8217;ora di micro-torture e chiacchiere, 30 minuti di di ragionamenti sui massimi e su minimi sistemi, 1800 secondi in posizione orizzontale affidando il mio corpo, o pezzi di esso, alle cure altrui, mi garantiscono un&#8217;onda lunghissima di successiva felicità.<br>Mentre tornavo a casa, pedalando con un sorriso ebete stampato in viso, mi sono interrogata sul perché di questo effetto panacea. E finalmente, questa sera, ho trovato la risposta.<br>In questo preciso momento, mentre scrivo, sono seduta in sala con il medio e altri due ventenni maschi che guardano Italia-Bosnia e mangiano salame, formaggio e focaccia, preparata dal suprematista barese maschio («Ma verdure niente?» «Mamma, per piacere&#8230;»). Un quasi ventitrennne maschio e disturbatore mi propone di fare la lotta con i bastoni («Te lo scordi» «Dai, solo cinque minuti, madre») mentre un sedicenne è di là che studia storia ascoltando musica trap. Questa è la mia vita. Sempre.<br>A me l&#8217;estetista mette addosso la felicità e la speranza di un mondo migliore perché è un posto prevalentemente abitato da donne. L&#8217;estetista mi sembra un luogo di meraviglia perché si parla di peli, di cellulite, di corpi, di pensieri morbidi, di sesso (sì, anche di sesso) e di punti di vista che nella mia quotidianità non frequento. L&#8217;estetista è il posto più bello del mondo perché di testosterone ce ne è pochissimo e a me sembra di respirare meglio. Dall&#8217;estetista trovo tutto quello che a casa mia manca.</p>
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