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		<title>pasque romane</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 18:30:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il sostantivo &#8220;palazzo&#8221; &#8211; palace, palais, palacio, palast &#8211; deriva dal colle Palatino dove sorgevano le residenze degli imperatori romani. L&#8217;albero di Giuda si chiama Cercis siliquastrum e la sua fioritura è un tripudio feroce, così esplosivo da fare male agli occhi. Augusto restò senza eredi, Nerone era un fetente, Vespasiano una persona per bene.&#8230; <a href="https://nonsolomamma.com/2026/04/06/pasque-romane/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">pasque romane</span></a>]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Il sostantivo &#8220;palazzo&#8221; &#8211; palace, palais, palacio, palast &#8211; deriva dal colle Palatino dove sorgevano le residenze degli imperatori romani. L&#8217;albero di Giuda si chiama Cercis siliquastrum e la sua fioritura è un tripudio feroce, così esplosivo da fare male agli occhi. Augusto restò senza eredi, Nerone era un fetente, Vespasiano una persona per bene. Quello che resta dell&#8217;Antica Roma non è casuale ma risponde a una visione del mondo, a un&#8217;idea di futuro, a una selezione di valori e di simboli. Pasqua a Roma è una lezione di stupore e di umiltà. È troppo cibo. È un&#8217;aula studio dentro un parco archeologico, una prima colazione in un museo, una famiglia allargata che si muove sotto il sole, un&#8217;amica che ci ospita a pranzo, polpette sublimi, abboffate celestiali, molto, troppo cioccolato. Sono chilometri macinati, il cielo azzurro, una visita guidata memorabile, un terrazzo affacciato su San Pietro, Medusa in metropolitana.<br>Ci siamo trovati qui tutti insieme. Manca solo il Grande che ha optato per un&#8217;avventura in montagna con la compagna M che, da scout, di avventure e di montagne se ne intende. Ci manda fotografie in cui ha lo zaino in spalla e l&#8217;espressione ingrugnita, insieme a messaggi whatsapp laconici e al veleno (&#8220;Odio la montagna&#8221;).<br>Mister I e io dormiamo in una casa con i nonni. Il Medio e Sneddu in un&#8217;altra con gli zii che vivono qui. Ci incontriamo per mangiare, per visitare, per stupirci insieme di questa grande bellezza. «Voglio venire a studiare a Roma» dice il Medio. Sneddu sta nel chill.<br>Pure io sto nel chill. Erano quattro settimane che lavoravo ininterrottamente, sabato e domeniche compresi. Ero stravolta senza nemmeno averne coscienza. Qui dormiamo in una stanza con le persiane verdi che fanno un buio benefico a cui non sono abituata. La sera svengo sepolta sotto un piumone a righe e la mattina non so dove sono. Non penso a niente. Il telefonino in casa non prende e fuori me lo dimentico. Leggo molto, dormo tantissimo. La Pasqua a Roma è assenza. O presenza, a seconda del punto di vista.</p>



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		<title>elogio dell&#8217;estetista</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 20:37:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Oggi sono andata dall&#8217;estetista per quella pratica rivoluzionaria che è la depilazione definitiva con il laser (ma perché non ci ho pensato 20 o 30 anni fa? Perché non mi sono affrancata prima dalla schiavitù del pelo superfluo, della ceretta, della macchinette strappa-tutto, che saranno pure un retaggio del patriarcato però io sono pur sempre&#8230; <a href="https://nonsolomamma.com/2026/03/31/elogio-dellestetista/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">elogio dell&#8217;estetista</span></a>]]></description>
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<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Oggi sono andata dall&#8217;estetista per quella pratica rivoluzionaria che è la depilazione definitiva con il laser (ma perché non ci ho pensato 20 o 30 anni fa? Perché non mi sono affrancata prima dalla schiavitù del pelo superfluo, della ceretta, della macchinette strappa-tutto, che saranno pure un retaggio del patriarcato però io sono pur sempre figlia degli anni &#8217;70). Io, dall&#8217;estetista, ci vado di rado perché sono un po&#8217; quacchera e lo ritengo un lusso rinunciabile. Eppure, ogni volta, ne esco in preda a un benessere anomalo, a un&#8217;euforia molesta. È successo anche oggi. Mezz&#8217;ora di micro-torture e chiacchiere, 30 minuti di di ragionamenti sui massimi e su minimi sistemi, 1800 secondi in posizione orizzontale affidando il mio corpo, o pezzi di esso, alle cure altrui, mi garantiscono un&#8217;onda lunghissima di successiva felicità.<br>Mentre tornavo a casa, pedalando con un sorriso ebete stampato in viso, mi sono interrogata sul perché di questo effetto panacea. E finalmente, questa sera, ho trovato la risposta.<br>In questo preciso momento, mentre scrivo, sono seduta in sala con il medio e altri due ventenni maschi che guardano Italia-Bosnia e mangiano salame, formaggio e focaccia, preparata dal suprematista barese maschio («Ma verdure niente?» «Mamma, per piacere&#8230;»). Un quasi ventitrennne maschio e disturbatore mi propone di fare la lotta con i bastoni («Te lo scordi» «Dai, solo cinque minuti, madre») mentre un sedicenne è di là che studia storia ascoltando musica trap. Questa è la mia vita. Sempre.<br>A me l&#8217;estetista mette addosso la felicità e la speranza di un mondo migliore perché è un posto prevalentemente abitato da donne. L&#8217;estetista mi sembra un luogo di meraviglia perché si parla di peli, di cellulite, di corpi, di pensieri morbidi, di sesso (sì, anche di sesso) e di punti di vista che nella mia quotidianità non frequento. L&#8217;estetista è il posto più bello del mondo perché di testosterone ce ne è pochissimo e a me sembra di respirare meglio. Dall&#8217;estetista trovo tutto quello che a casa mia manca.</p>
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		<title>Qualità della vita</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 07:06:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nelle ultime tre settimane ho frequentato luoghi stranianti in cui corrono Go Cart, si cammina molto e si presentano libri, ho visto il mare, era estate e mi è venuto da piangere, ho parlato in un palazzo storico accanto a un sacerdote ragazzino che sembrava uscito da un film sui preti belli. Ho avuto a&#8230; <a href="https://nonsolomamma.com/2026/03/15/qualita-della-vita/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Qualità della vita</span></a>]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Nelle ultime tre settimane ho frequentato  luoghi stranianti in cui corrono Go Cart, si cammina molto e si presentano libri, ho visto il mare, era estate e mi è venuto da piangere, ho parlato in un palazzo storico accanto a un sacerdote ragazzino che sembrava uscito da un film sui preti belli. Ho avuto a mia disposizione per una sera un gigantesco camerino dentro un teatro ma non l’ho sfruttato abbastanza. Ho avuto anche, per meno di mezz’ora, un piccolo camerino con il mio nome sopra dentro la tv, nello stesso palazzo che ho frequentato all’alba per 11 anni. Tornarci è stato doloroso, forse più per la testa che per la pancia. O viceversa. Per capire testa e pancia e garbugli e cronici sensi di colpa, ho iniziato ad andare da una psicoterapeuta. Quando sono scaduti i 50 minuti del primo incontro avrei voluto incatenarmi lì e dirle: abbiamo appena cominciato, adesso io non me ne vado finché non abbiamo finito, che ci vogliano 3, 12 o 100 ore. Ho intervistato 13 artigiani in 8 giorni, ho passato, per lavoro, una domenica mattina tra gente che ballava musica elettronica e sorseggiava cappuccini, ho fatto troppe video call, ho letto 5 libri per bambini, ho avuto la vertigine delle scadenze, ho fatto yoga per farmela passare, sono andata a teatro con il medio e al cinema con Mister I. Ho celebrato un matrimonio, ho tenuto un bookclub in una banca e uno su Substack, ho mangiato cioccolatini con un’amica preziosa. Devo andare dal parrucchiere. Per fortuna, grazie al laser, non ho più peli superflui altrimenti mi sarei dovuta preoccupare pure di quelli. Ricevo troppi messaggi e ho la nevrosi di rispondere a tutti, ho rivisto delle bozze molto parziali. Mi drogo di una serie tv sulla menzogna, leggo romanzi sulla follia. La settimana che viene andrà meglio. Non credo. Ma almeno mi diverto.</p>
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		<title>Marsiglia per noi</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Feb 2026 19:27:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Marsiglia sono tante città in una sola. Tanti piani, tante scale, tanto vento e tanti chilometri. Marsiglia sono i dolci arabi durante Ramadan, dolci di colori improbabili e la gente che, per comprarli, fa la fila a tutte le ore. È una casa piena di piante e di luce, freddissima fino a quando non abbiamo&#8230; <a href="https://nonsolomamma.com/2026/02/22/marsiglia-per-noi/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Marsiglia per noi</span></a>]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Marsiglia sono tante città in una sola. Tanti piani, tante scale, tanto vento e tanti chilometri. Marsiglia sono i dolci arabi durante Ramadan, dolci di colori improbabili e la gente che, per comprarli, fa la fila a tutte le ore. È una casa piena di piante e di luce, freddissima fino a quando non abbiamo scoperto come si giocava con il riscaldamento. È un cassetto del comodino aperto per errore, con dentro un bizzarro sex toy di un colore ipnotico. È una vetrina piena di armi, un negozio di cose per la casa (“Voglio tutto, grazie”), murales spettacolari persino sui camini delle case, il sarcasmo di Sneddu e le sue stordite, commoventi attenzioni. Marsiglia è la ricerca di posti buoni dove fare colazione, un ristorante siriano-palestinese, i giochi con Sneddu in attesa del cibo. È una metropolitana, un autobus e un altro ancora per andare a camminare alle Calanques, che sono insenature rocciose spettacolari. È un vento che ci porta via, un sentiero impervio, calette commoventi, mettersi e togliersi la giacca, la disorganizzazione (“Perché non abbiamo portato l’acqua, Cla?”), le scarpe sbagliate per camminare, lo stupore per uno scorcio che toglie il fiato. Marsiglia è la salita a Notre Dame de la Garde e la scoperta che tutti i turisti che non abbiamo mai incontrato sono lì. È ville magnifiche, sentieri ripidi, la primavera tra i rami, il lungomare in festa, sdraiarsi su uno scoglio al sole e fingersi in estate. Marsiglia è una città antica, vicoli stretti, ancora scale, l’acquisto di una felpa, un campo da calcio con il ritratto di un rapper.&nbsp; Marsiglia è una vacanza, il sonno ininterrotto, il tempo sospeso del presente, una medicina, una bolla di felicità.&nbsp;</p>
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		<title>panisses e chichis</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 20:37:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le panisses sono tonde come le tigelle ma a base di farina di ceci, come la farinata. E fritte, pertanto deliziose. Anche gli chichis sono fritti e deliziosi, ma sono come bomboloni, però lunghi come bisce, ricoperti di zucchero. Sneddu e io li abbiamo scoperti ieri in un posto che si chiama L&#8217;Estaque che sembra&#8230; <a href="https://nonsolomamma.com/2026/02/20/panisses-e-chichis/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">panisses e chichis</span></a>]]></description>
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<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le panisses sono tonde come le tigelle ma a base di farina di ceci, come la farinata. E fritte, pertanto deliziose. Anche gli chichis sono fritti e deliziosi, ma sono come bomboloni, però lunghi come bisce, ricoperti di zucchero. Sneddu e io li abbiamo scoperti ieri in un posto che si chiama L&#8217;Estaque che sembra un villaggio di pescatori ma è ancora Marsiglia. A L&#8217;Estaque c&#8217;à anche un piccolo locale che si chiama Caravane Café ed è una cooperativa, dove ieri sera ho presentato il libro sui maschi. È straniante e struggente far parte di una comunità militante per qualche ora soltanto e poi salutare tutti e sparire. È esaltante e insieme frustrante discutere di maschi e di femminismo in una lingua che non è la tua, senza trovare le parole precise per dire le cose. <br>Sneddu e io prima di andare a mangiare panisses a L&#8217;Estaque, siamo andati a visitare la Cité Radieuse di Le Corbusier e ci siamo lasciati inghiottire da inquietanti corridoi e dal fascino di un progetto visionario. Poi il vento ci ha portato via, via da un terrazzo da cui si vedeva lo stadio, via da una spiaggia gelida e da un mare imbizzarrito.<br>Stamattina abbiamo deciso che i maestrale era troppo per noi, così abbiamo preso un treno alla ricerca di aria ferma. Aix en Provence è graziosa. Graziosa nelle sue fontane, nelle sue piazze, nell&#8217;eleganza stucchevole dei suoi negozi, nella gentilezza affettata del cameriere (&#8220;Cla, è molto intenso tutto questo&#8221;). I francesi sono molto bravi nel ricoprire di grazia il loro mondo, anche dove manca di sostanza. I francesi si vendono benissimo. Ad Aix en Provence ci è mancato lo splendore sgualcito di Marsiglia che non ostenta bellezza ma ti obbliga a scovarla, grattando la superficie.<br>Friche la Belle de Mai è una ex manifattura tabacchi, centro di aggregazione, spazio pubblico, dove si fanno cose, tutte molto fricchettone. «Qui la gente viene a drogarsi, Cla» «Ma no! Ci sono i bambini che giocano, non vedi?» «Appunto». <br></p>
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		<title>Marsiglia &#038; Sneddu &#8211; i due stalker</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 20:18:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[C&#8217;era il sole. Nel quartiere di Noailles abbiamo pranzato per strada con delle crêpes algerine (scopro ora che si chiamano Mhadjeb) a base di spinaci e pomodoro e aglio. Sneddu ha preso anche una pagnottina fritta, ripiena di patate e di una proteina non meglio precisata. Poi, al Vecchio Porto, si è reso conto di&#8230; <a href="https://nonsolomamma.com/2026/02/18/marsiglia-sneddu-i-due-stalker/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Marsiglia &#38; Sneddu &#8211; i due&#160;stalker</span></a>]]></description>
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<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C&#8217;era il sole. Nel quartiere di Noailles abbiamo pranzato per strada con delle crêpes algerine (scopro ora che si chiamano Mhadjeb) a base di spinaci e pomodoro e aglio. Sneddu ha preso anche una pagnottina fritta, ripiena di patate e di una proteina non meglio precisata. Poi, al Vecchio Porto, si è reso conto di avere ancora spazio, così ci siamo seduti in un caffè con vista mare, come due veri signori, e ha ordinato una crêpe al caramello e burro salato, perché a 16 anni il metabolismo è un derviscio rotante.<br>Camminavamo felici perché Marsiglia ci mette di buon umore e, proprio sotto il Fort Saint-Jean c&#8217;era una luce bellissima e ho detto a Sneddu: &#8220;ti faccio una foto&#8221; e lui mi ha redarguito: &#8220;Cla!&#8221; e così gli ho proposto di farla lui a me. È stato allora che sono comparsi. Una coppia, lui e lei, sulla settantina, abbastanza eleganti, locali e incontenibili: &#8220;Ve le facciamo noi le foto! Ma non lì, qui! Ehi, spostatevi tutti ché questa madre e questo Sneddu devono mettersi in posa&#8221;. Lui ci ha regalato una cartina della città e poi ci ha spiegato cosa avremmo dovuto vedere, fare, mangiare. Lei snocciolava prezzi degli autobus, ubicazione dei bagni pubblici, gratuità dei musei, in un frullatore di consigli e parole. E il vortice ci ha risucchiati. Liberarci dai nostri nuovi amici non è stato semplice. Ci siamo inerpicati sulla fortezza, ci siamo nascosti negli angoli, abbiamo strisciato contro i muri, ci siamo finti morti e alla fine li abbiamo sorpresi a irretire altri turisti ma senza dolo, senza secondi fini, con il solo scopo di stordirli di parole, amabilmente. Forse di mestiere fanno questo.<br>Nelle prime ore a Marsiglia, siamo rimasti incantati dalla street art, dai tavolini in piazza, dalla gente che si gode il privilegio del mare, dalla tettoia di Norman Foster che ribalta il mondo, dai colori dolci del pomeriggio, dai tavolini nelle piazze, dalle scale, dai tunnel, dalle baguette, dalle cento città in una città.<br>A cena eravamo ancora satolli dal pranzo e abbiamo mangiato pomodori e cioccolato sul divano, sotto una coperta pelosa di un appartamento, trovato grazie allo scambismo di case che è un&#8217;invenzione magnifica, quasi come Marsiglia.<br></p>
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		<title>farò tutto diverso</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Feb 2026 20:39:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il medio è stato in Cina. Già proprio in Cina, per otto giorni. Il papà di un suo amico doveva andarci per lavoro. Per amore, per generosità, per follia, per grandezza ha deciso di portare con sé il figlio e il medio. Mentre, seduta sul suo letto, lo guardavo preparare i bagagli, ha avuto molto&#8230; <a href="https://nonsolomamma.com/2026/02/08/faro-tutto-diverso/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">farò tutto diverso</span></a>]]></description>
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<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il medio è stato in Cina. Già proprio in Cina, per otto giorni. Il papà di un suo amico doveva andarci per lavoro. Per amore, per generosità, per follia, per grandezza ha deciso di portare con sé il figlio e il medio. Mentre, seduta sul suo letto, lo guardavo preparare i bagagli, ha avuto molto da ridire sulla nostra gestione familiare: «Quando avrò una casa mia, l&#8217;organizzazione sarà completamente diversa. In questa casa fate un sacco di errori». «Per esempio cosa cambieresti?» «Comprerei scorte di deodorante: tantissimo deodorante. E anche scorte di dentifricio e di spazzolini da denti. Tipo sette tubetti e dieci spazzolini» «E oltre alle scorte cos&#8217;altro cambieresti?» «Il discorso scorte è piuttosto rilevante. È inutile che tu faccia finta che sia cosa da niente».<br>Poi abbiamo scaricato entrambi Wechat, perché Whatsapp in Cina non funziona, e, all&#8217;alba del giorno dopo, lui è andato. Su Wechat si posso fare moltissime cose, come inviare pinguini danzanti e pacchetti rossi con dentro soldi. Tuttavia non ne ho approfittato quanto avrei voluto e potuto.<br>Faceva videochiamate nella sera di Nanchino o di Shanghai per raccontarmi che lì erano 40 anni avanti e che c&#8217;erano musei della rivoluzione e che i bambini lo fermavano per strada e mangiava benissimo a prezzi stracciati. Al ritorno, ieri, è partito da solo e, all&#8217;aeroporto di Shanghai, è stato adottato da un gruppo di 60 napoletani che ringrazio.<br>Nel frattempo il grande ha dato gli ultimi due esami e ha consegnato la tesi, Mister I non è partito per Londra, per Bari o per un imprecisato altrove. Però vive su un fuso orario bizzarro, quasi come il medio in Cina: si sveglia alle 4 e sostiene di essere perfettamente riposato, salvo crollare sul divano alle otto e un quarto la sera, dopo i primi tre minuti del primo episodio di una serie che non riusciremo mai a cominciare. Sneddu è contento perché da Shanghai il fratello oggi gli ha portato dei boxer fintamente griffati che lui può esibire da sotto i jeans, aggiungendo un tocco di classe al suo stile maranza.</p>



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		<title>Oltre i limiti di legge</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 11:59:12 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[amici]]></category>
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					<description><![CDATA[Il tassista per 15 anni ha fatto il commercialista, per altri 15 il tabaccaio. «Da 14 guido il taxi. Ho quasi finito il ciclo». E dopo? «Vado in pensione. Ma sa cosa le dico?» Cosa? «Il mestiere che preferisco è questo. Perché qui, in questa macchina, sono libero».Il Tevere è gonfio, il cielo è azzurro&#8230; <a href="https://nonsolomamma.com/2026/01/30/oltre-i-limiti-di-legge/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Oltre i limiti di&#160;legge</span></a>]]></description>
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<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il tassista per 15 anni ha fatto il commercialista, per altri 15 il tabaccaio. «Da 14 guido il taxi. Ho quasi finito il ciclo». E dopo? «Vado in pensione. Ma sa cosa le dico?» Cosa? «Il mestiere che preferisco è questo. Perché qui, in questa macchina, sono libero».<br>Il Tevere è gonfio, il cielo è azzurro pennarello e, in fondo, un battaglione di nuvole sta lì, a ricordare la drammaticità del nostro andare, anche quando sembra commedia.<br>Vado alla Sapienza e prendo un cappuccio con due sociologhe. Anche il mio papà era sociologo, forse per questo la materia mi commuove sempre. Casualmente scopro che, in quel tavolino, in quel bar. c&#8217;è un solo grado di separazione da un premio Nobel. «Wow. E lo dici così?» L&#8217;understatement è un talento sbalorditivo.<br>Pioviggina. È un problema? Certo che lo è. Roma è un amplificatore.<br>Entro negli studi Rai. Può bastare un&#8217;antenna per creare struggimento? Devo guarire.<br>La truccatrice riceve una telefonata mentre mi incipria il naso. «Che notizia meravigliosa. Grazie. C&#8217;è bisogno di buone notizie». È così felice che me la racconta. Festeggiamo tantissimo. <br>«Come li facciamo &#8216;sti capelli?» «Boh, pazzi». Il parrucco è accanto al trucco. «Ho appena saputo qual è il problema di mia figlia che mi pareva indomabile. Ora è tutto chiaro. Ma fa paura. Ho deciso di farmi aiutare anche io» dice la parrucchiera, generando scompiglio sulla e nella mia testa.<br>Una corsa su due ruote con un&#8217;amica, un&#8217;altra corsa con il cognato che mi porta nella grande bellezza e ci ritroviamo a guardare il mondo dal Gianicolo. C&#8217;è qualcosa di più bello che scorrazzare in scooter a Roma? Una cena con amici che sono famiglia. Un&#8217;altra cena. Non sarà troppo? Certo che lo è. Mi sento in un film, in un libro, in un ottovolante. Una poetessa mi dà un passaggio a casa, la polizia ci taglia la strada, siamo a un pelo dal baratro. Fiuhhh.<br>Traffico, bellezza, orrore, meraviglia, stordimento. Forse non sopravvivo. Fa caldo, fa freddo. Ricevo un messaggio: «Ero alla Sapienza. Ho una storia grande. È la mia. La vuoi?». Certo, sono qui per questo. Ci incontriamo alla stazione, un&#8217;ora prima della partenza del mio treno. Mi consegna una bomba. Adesso esplode, penso. Oppure esplodo io. E invece è un seme che germoglia e fiorisce lì davanti ai nostri occhi. Sorprendente e magnifico.<br>Roma è troppa per me: troppa bellezza, troppo rumore, troppo cuore e troppa pancia. Ha un&#8217;intensità oltre il limite di legge. La temperatura umana, emotiva, estetica non scende mai sotto il punto di ebollizione. E ogni voltà mi domando come si può attraversare tutto questo restando integri. Ogni volta mi domando: ma i Romani, come fanno?</p>
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		<title>spiace ammetterlo</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 16:59:24 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[amore]]></category>
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					<description><![CDATA[Spiace ammetterlo. Perché io vorrei disegnarmi tutta d&#8217;un pezzo, autonoma e autarchica. Vorrei dire qui che ho le spalle larghe, un gran senso dell&#8217;umorismo e una resistenza straordinaria alle intemperie. E invece, dopo avere passato Natale a Capodanno al capezzale dei maschi influenzati, dopo avere rinunciato alla piccola vacanza che avevo costruito per noi e&#8230; <a href="https://nonsolomamma.com/2026/01/27/spiace-ammetterlo/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">spiace ammetterlo</span></a>]]></description>
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<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Spiace ammetterlo. Perché io vorrei disegnarmi tutta d&#8217;un pezzo, autonoma e autarchica. Vorrei dire qui che ho le spalle larghe, un gran senso dell&#8217;umorismo e una resistenza straordinaria alle intemperie. E invece, dopo avere passato Natale a Capodanno al capezzale dei maschi influenzati, dopo avere rinunciato alla piccola vacanza che avevo costruito per noi e dopo essermi affacciata al nuovo anno con l&#8217;horror vacui, non mi sentivo granché in forma.<br>Nelle prime settimane del 2026, mentre parte della famiglia era ancora a Bari a guarire dalla bronchite o a studiare, mi sono accartocciata spesso e volentieri, in incognito perché non volevo che Sneddu e il medio mi vedessero annaspare. Ho ammorbato amiche e amici (grazie, voi sapete), ho frequentato cinque ore molto fricchettone di danze al buio, lavori manuali e autocoscienza, mi sono angosciata a intermittenza per il troppo e per il poco lavoro, mi sono chiesta chi fossi, sono stata splendida e derelitta nello stesso quarto d&#8217;ora, ho pianto molte lacrime a proposito e a sproposito, ho fatto finta di essere sana in pubblico e mi sono zombificata in privato.<br>No, non bene.<br>Poi, una domenica sera, è tornato Mister I, più o meno nuovo, un po&#8217; dimagrito ma guarito. <br>E io, io che vorrei essere tutta d&#8217;un pezzo, autonoma e autarchica e pure femminista, sono rinata. Ho ricominciato a dormire, mangiare, ridere e vedere il mondo con la fiducia che merita o forse non merita in questo momento.<br>Mister I è il mio stabilizzatore dell&#8217;umore. Peraltro involontario. Perché la sua presenza &#8211; calzini, bucati, maglietta marxista, sguardo stralunato, continuo berciare in riunioni online, gare di sudoku hard con il medio, l&#8217;esasperante rifiuto di mangiare la frutta, decine di Il Manifesto arretrati nella casella postale, il suprematismo barese e tutto il resto &#8211; la sua presenza, dicevo, basta per rasserenarmi.<br>E lo dico con un certo disappunto. Perché vorrei essere meglio di così, più rotonda e intera.<br>Ma forse è anche così che funziona. L&#8217;amore, intendo.<br></p>



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		<title>se rinascessi lo rifarei</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 21:38:24 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[yoga]]></category>
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					<description><![CDATA[Da circa un anno insegno yoga in una libreria per bambini vicino a casa. Siamo un gruppo di donne piuttosto squinternate e un uomo che porta un nome antico e il testosterone che manca a noi altre. Con queste pratiche carbonare e un po&#8217; ruspanti, alla luce fioca e tiepida di lampade di carta, raccogliamo&#8230; <a href="https://nonsolomamma.com/2026/01/14/se-rinascessi-lo-rifarei/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">se rinascessi lo&#160;rifarei</span></a>]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Da circa un anno insegno yoga in una libreria per bambini vicino a casa. Siamo un gruppo di donne piuttosto squinternate e un uomo che porta un nome antico e il testosterone che manca a noi altre. Con queste pratiche carbonare e un po&#8217; ruspanti, alla luce fioca e tiepida di lampade di carta, raccogliamo fondi da utilizzare per l&#8217;acquisto di libri per bambini in ospedale, in carcere (già ci sono bambini che vivono in carcere con le loro mamme) o nelle scuole di frontiera, dove la biblioteca è una chimera.<br>La libraia che ha aperto le sue porte a questo esperimento sociale e umano ha, nei nostri confronti, una benevolenza spiccia che talvolta vira in cordiale brutalità. Credo che la nostra presenza nel suo seminterrato le metta allegria anche se preferisce non darci soddisfazione.<br>Ognuna di noi, che ci incontriamo alle 17.50 del mercoledì, nessuna esclusa, combatte la propria battaglia. Solitamente non ce le raccontiamo ma, a intervalli regolari, ci ritroviamo in birreria e allora apriamo i vasi e facciamo uscire i mali e le gioie del mondo.<br>Una di noi in particolare sta attraversando un periodo molto difficile. Era un po&#8217; che non veniva. Oggi però c&#8217;era e, prima di iniziare, ha detto che quando l&#8217;ansia la inghiotte lei mette a ripetizione una canzone che ascoltiamo spesso durante il rilassamento finale. «Mi ricorda il benessere che provo in quel momento, quando sono qui con voi, e mi calmo» ha spiegato.<br>Lì per lì abbiamo simulato indifferenza: la conversazione è virata sul torcicollo dell&#8217;una, sul tappetino nuovo dell&#8217;altro, sul freddo che mordeva la stanza e le nostre articolazioni.<br>Poi ho sproloquiato di equilibrio e siamo partiti, inspira, espira, piega il ginocchio destro, porta lo sguardo al soffitto, radica le mani alla terra e cose così, quisquilie e pretesti per stare e respirare, come fossimo una sola, armoniosa e leggera, e non una moltitutine, infreddolita e sgraziata.<br>E poi è arrivato shavasana, la posizione del cadavere, il rilassamento conclusivo. E ho messo quella canzone lì, che una di noi ascolta a ripetizione per mandare via i mostri.<br>E quando ne siamo riemerse, la sua vicina di tappetino era in lacrime perché, stando lì sdraiata a rilassarsi, aveva pensato a chi, con quella musica, rende meno efferate le proprie battaglie: «E mi è venuto da piangere», ha detto. <br>Tutte noi abbiamo convenuto che era bellissimo piangere, condividere la musica e i buchi neri e magari ri-piangere ancora e ancora. E qualcuna ha azzardato: «deve essere la menopausa» e qualcun&#8217;altra ha detto: «No di certo. È che la vita è così». Mentre noi ci commuovevamo per la menopausa e la vita e le canzoni e il cane a testa in giù e il freddo e la luce fioca, quell&#8217;unico maschio con il testosterone e il nome antico arrotolava il suo tappetino nuovo, cromosicamente impermeabile al pathos.<br>E alla fine, nonostante le sfighe e il patriarcato e il gender gap e l&#8217;IVA sugli assorbenti al 10% e tutti i cataclismi di genere, essere femmine è fichissimo. E se rinascessi lo rifarei.<br></p>
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