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	<title>Non solo piccante</title>
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	<description>Ricette di cucina</description>
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	<title>Non solo piccante</title>
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		<title>Pico de gallo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommy]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2026 11:46:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salse e marmellate]]></category>
		<category><![CDATA[coriandolo]]></category>
		<category><![CDATA[cucina messicana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pico de gallo: la ricetta originale della salsa messicana fresca In fondo all&#8217;orto ho le galline, e a pochi metri comincia il filare dei peperoncini. Pico de gallo si traduce con &#8220;becco di gallo&#8221;. Ho passato del tempo a cercare il collegamento tra le due cose. Non l&#8217;ho trovato. Non l&#8217;hanno trovato nemmeno quelli che studiano la cucina messicana di mestiere, e questo mi ha consolato parecchio 🙂 Il pico de gallo è una salsa cruda. Pomodoro, cipolla bianca, peperoncino verde, coriandolo fresco, succo di lime, sale. Nient&#8217;altro. Niente cottura, niente frullatore, niente olio. Si taglia tutto a coltello in dadini piccoli e si mescola. Venti minuti di lavoro e un quarto d&#8217;ora di riposo in frigorifero. La differenza con le salse messicane del supermercato si sente subito. Il pomodoro sa di pomodoro, la cipolla croccante si sente sotto i denti, il coriandolo arriva dopo, il lime chiude tutto. Nelle salse in barattolo passa tutto dal frullatore e diventa una crema sola. Da noi arriva quasi sempre in compagnia dei nachos, e la cosa le ha fatto un piccolo torto. In Messico accompagna i tacos, la carne alla griglia, il pesce al forno, le uova, i fagioli, le quesadillas. Io [&#8230;]</p>
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		<title>Taralli pugliesi piccanti fatti in casa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommy]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 16:49:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina regionale]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[antipasto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Taralli pugliesi piccanti fatti in casa I taralli pugliesi si distinguono da un semplice grissino per un passaggio che sembra un dettaglio e invece è il motivo per cui restano così croccanti a lungo: la sbollentatura in acqua prima della cottura in forno, la stessa tecnica dei bagel, che gelatinizza la superficie dell&#8217;impasto e crea quella crosta sottile e vetrosa tipica dei taralli. I taralli pugliesi affondano le loro radici nella tradizione culinaria della regione Puglia e rappresentano uno degli esempi più autentici della gastronomia locale. La loro origine risale a secoli fa, quando queste sfiziose preparazioni venivano realizzate principalmente nelle campagne pugliesi come snack semplice e nutriente, ideale per accompagnare i momenti di convivialità e le attività quotidiane. Gli ingredienti base La ricetta tradizionale prevede ingredienti semplici e genuini quali farina, olio extravergine di oliva, vino bianco e sale, combinati per creare un impasto lavorato a mano e modellato in anelli caratteristici. Successivamente, i taralli vengono bolliti brevemente e poi cotti al forno, un procedimento che conferisce loro la tipica consistenza croccante e fragrante. Nel corso del tempo, questa preparazione si è arricchita di varianti che includono aromi come finocchietto selvatico, pepe, semi di sesamo o peperoncino, riflettendo le [&#8230;]</p>
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		<title>Vellutata di zucca hokkaido</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommy]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primi piatti]]></category>
		<category><![CDATA[Vegetariano]]></category>
		<category><![CDATA[ricette d'autunno]]></category>
		<category><![CDATA[semi di papavero]]></category>
		<category><![CDATA[vellutate]]></category>
		<category><![CDATA[zucca]]></category>
		<category><![CDATA[zucca hokkaido]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vellutata di zucca hokkaido, con yogurt e semi di papavero Questa zucca l&#8217;ho raccolta nel mio orto, a fine agosto. Da lontano sembrava una palla di plastica arancione, dimenticata lì da qualcuno. È una cosa che con la verdura del supermercato non succede mai. Le hokkaido crescono attaccate a un fusto ruvido, pieno di peluria che punge. Per staccarle serve una forbice da potatura, perché il picciolo è legnoso e non cede. Quella che ho preso pesava poco più di un chilo. Era perfettamente tonda, con la punta appena schiacciata in cima. La buccia liscia, di un arancione che sotto il sole sembrava lucidato. Me la sono rigirata in mano per un minuto buono prima di metterla nella cassetta. Sono cose che di solito non diciamo ad alta voce, ma quella zucca era bellissima. Talmente bella che per giorni è rimasta sul tavolo di casa senza che nessuno la toccasse. Poi è arrivato il momento di cucinarla e la zucca è finita in pentola. Il bello è che era buona quanto era bella. Polpa soda, asciutta, arancione scuro, con quel gusto che ricorda la castagna e la patata insieme. Nessun sapore acquoso, nessuna nota erbacea. Ho fatto la vellutata più [&#8230;]</p>
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		<title>Pizza bufalina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommy]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 19:59:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pizza]]></category>
		<category><![CDATA[pizza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pizza bufalina La pizza bufalina è una variante irresistibile della classica pizza margherita, arricchita dalla presenza della pregiata mozzarella di bufala campana DOP. Questo formaggio fresco, prodotto esclusivamente nelle province di Caserta e Salerno, è famoso per la sua consistenza morbida e il sapore intenso e leggermente acidulo, che conferisce alla pizza un gusto unico e autentico. La denominazione di origine protetta (DOP) garantisce l’origine e la qualità della mozzarella, realizzata con latte di bufale allevate secondo tradizioni secolari. Scopriamo insieme come questa eccellenza italiana trasformi la semplice pizza margherita in un capolavoro di sapori e tradizione. Guardate che spettacolo!! La pizza e l&#8217;arte dell&#8217;impasto Preparare una buona pizza in casa è alla portata di tutti. Noi vi consigliamo la nostra ricetta super collaudata idratata al 70% (qui trovate la ricetta per preparare il nostro impasto). Nell&#8217;articolo troverete indicazioni sulla tecnica di stesura della pizza (no, niente matterello, la pizza si stende a mano), sulla farcitura e soprattutto i tempi e le modalità di cottura dei forni (a legna, a gas e quello casalingo). Se avete già un impasto vostro, collaudatelo con tutte le altre nostre pizze!</p>
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		<title>Salmone al forno con limone ed erbe aromatiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommy]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Sep 2026 12:17:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pesce]]></category>
		<category><![CDATA[Secondi piatti]]></category>
		<category><![CDATA[pesce]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il salmone al forno è uno dei secondi più rapidi da preparare, ma anche uno dei più facili da rovinare con pochi minuti di troppo. La differenza tra un trancio succoso e uno stopposo si gioca su una manciata di minuti. Il salmone è un pesce appartenente alla famiglia dei Salmonidi, originario delle acque fredde dell&#8217;emisfero nord, in particolare dei fiumi e dei mari dell&#8217;America del Nord, dell&#8217;Europa e dell&#8217;Asia. La sua storia evolutiva risale a milioni di anni fa, quando si è adattato alla vita sia in acqua dolce che in acqua salata, un fenomeno noto come anadromia: i salmoni nascono nei fiumi d&#8217;acqua dolce, migrano verso il mare per crescere e poi ritornano nei fiumi natali per riprodursi. Dal punto di vista nutrizionale, il salmone è riconosciuto per le sue numerose proprietà benefiche. È una fonte eccellente di proteine di alta qualità, vitamine del gruppo B (come la B12 e la niacina), vitamina D e minerali come il selenio e il fosforo. Una delle caratteristiche più apprezzate del salmone è l&#8217;alto contenuto di acidi grassi omega-3, fondamentali per la salute cardiovascolare, per il funzionamento del cervello e per contrastare processi infiammatori nel corpo. Inoltre, il consumo regolare di [&#8230;]</p>
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		<title>Maionese piccante con uova pastorizzate</title>
		<link>https://www.nonsolopiccante.it/2026/09/12/maionese-piccante-uova-pastorizzate/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommy]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2026 20:09:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salse e marmellate]]></category>
		<category><![CDATA[maionese]]></category>
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		<category><![CDATA[salsa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il piccante in una maionese La maionese piccante fatta in casa ha due problemi, e nessuno dei due è l&#8217;emulsione. Il primo è l&#8217;uovo crudo. Il secondo è il dosaggio, perché in una salsa grassa il piccante si comporta in un altro modo. Partiamo dal secondo. La&#160;capsaicina, la molecola che brucia, non si scioglie in acqua ma nei grassi. Una maionese è quasi tutta olio, quindi la capsaicina entra dentro l&#8217;emulsione invece di restare in sospensione. A tavola il risultato è diverso da quello che vi aspettate. La botta arriva più tardi e sale piano, e resta in bocca molto più a lungo che in una salsa di pomodoro. Per questo il peperoncino va messo alla fine, ad assaggi. Mettetene meno di quanto vi sembra giusto: due minuti dopo ne sentirete il doppio. Pastorizzare l&#8217;uovo in casa: come si fa e come non si fa Sull&#8217;uovo crudo girano due metodi che non pastorizzano niente. Il primo è lo sciroppo bollente versato a filo, quello dei semifreddi. Lo sciroppo è a 121 gradi, ma l&#8217;uovo non ci resta abbastanza a lungo. Il secondo è l&#8217;olio caldo, che conduce male il calore: il composto arriva a cinquantacinque gradi scarsi. Nessuno dei due [&#8230;]</p>
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		<title>Coda di bue in umido</title>
		<link>https://www.nonsolopiccante.it/2026/09/12/coda-di-bue-in-umido/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommy]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2026 16:03:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Quinto quarto]]></category>
		<category><![CDATA[Secondi piatti]]></category>
		<category><![CDATA[Frattaglie]]></category>
		<category><![CDATA[manzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il fascino del quinto quarto: la coda di bue in umido Nella cucina moderna stiamo assistendo, fortunatamente, a un grande e consapevole ritorno alle origini. Cucinare la&#160;coda di bue in umido&#160;significa abbracciare una filosofia antica ma quantomai attuale:&#160;l&#8217;arte del non spreco. Questo piatto è il manifesto di come la pazienza e la tecnica possano prendere un ingrediente storicamente &#8220;povero&#8221; e trasformarlo in un capolavoro di assoluta finezza gastronomica, ricco, succulento e dal sapore straordinariamente intenso. La magia del quinto quarto risiede proprio qui: nel dimostrare che non servono tagli nobili per fare grande la tavola, ma bastano il rispetto della materia prima e i giusti tempi di cottura. Un viaggio di sapore tra Toscana e Roma La coda di bue è un ingrediente versatile che unisce la tradizione di diverse regioni, pur venendo interpretato con anime e sfumature differenti: Che tu decida di seguirne la via più essenziale o quella più speziata, la coda in umido saprà regalarti un&#8217;esperienza confortante e autentica, perfetta per una cena conviviale. Prepara la casseruola e armati di pazienza: sei pronto a scoprire come trasformare questo taglio in un secondo piatto da applausi? Qui il nostro quinto quarto.</p>
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		<title>Fegatelli di maiale nella rete</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommy]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 11:23:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina regionale]]></category>
		<category><![CDATA[Secondi piatti]]></category>
		<category><![CDATA[Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[fegato]]></category>
		<category><![CDATA[maiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi vi porto alla scoperta di una preparazione che profuma di storia, tradizione e convivialità: i&#160;fegatelli di maiale nella rete. E&#8217; uno dei piatti che mi ricorda mia nonna e le domeniche d&#8217;inverno quando, da tradizione, la famiglia si riuniva a casa sua. Da buona nonna, mi ha insegnato a preparare i fegatelli ed io, benché piccolo, ero felicissimo di aiutarla in cucina. Un tuffo nella tradizione Fegatelli di maiale nella rete rappresentano un pilastro della cucina contadina, specialmente in quella toscana, terra dove il rispetto per la materia prima e il principio del &#8220;non si butta via nulla&#8221; sono sacri (siamo maestri parsimoniosi: ribollita, panzanella, collo ripieno).&#160;Questa ricetta, che tramanda il sapore autentico delle tavole di un tempo, si basa su un ingrediente fondamentale: la&#160;rete di maiale&#160;(il peritoneo), che avvolge il fegato tagliato a cubetti insieme a aromi come l&#8217;alloro, creando un involucro naturale che, durante la cottura, fonde e regala succulenza. La ricetta, più o meno simile, è presente e diffusa in tutto il centro Italia. L’arte della cottura: spiedo o padella? La bellezza dei fegatelli risiede anche nella versatilità della cottura, ognuna capace di esaltare diverse sfumature del piatto: Entrambi i metodi celebrano una cucina povera, ma [&#8230;]</p>
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		<title>Zucca hokkaido al forno con la buccia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommy]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 17:56:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antipasti]]></category>
		<category><![CDATA[Contorni]]></category>
		<category><![CDATA[contorni autunnali]]></category>
		<category><![CDATA[ricette d'autunno]]></category>
		<category><![CDATA[verdure al forno]]></category>
		<category><![CDATA[zucca]]></category>
		<category><![CDATA[zucca hokkaido]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Zucca hokkaido: come si riconosce e come cuocerla al forno con la buccia La prima volta che ho comprato una zucca hokkaido l&#8217;ho fatto per sbaglio. Cercavo una delica e al banco non ce n&#8217;erano. Il fruttivendolo mi ha messo in mano questa palla arancione, piccola e liscia, con la forma di una cipolla schiacciata. Mi ha detto due parole: &#8220;questa si mangia con la buccia&#8221;. Io ho annuito senza credergli. Tornato a casa ho fatto quello che fanno tutti. Ho preso il pelapatate e ho iniziato a scorticarla, con la solita fatica e la solita paura di tagliarmi. Ci ho messo un quarto d&#8217;ora e ho buttato via un terzo della zucca. Poi l&#8217;ho cotta al forno ed era buonissima, quindi la settimana dopo ne ho ricomprata un&#8217;altra. Quella volta ho provato a fidarmi. Ho lavato bene la buccia con una spazzolina. Poi ho tagliato la zucca a spicchi senza sbucciarla e l&#8217;ho infornata così. In mezz&#8217;ora la buccia era diventata tenera come la polpa. Nel piatto non si distingueva più, se non per una riga arancione più scura sul bordo di ogni fetta. Da allora non ne ho più pelata una. Sparisce il passaggio più noioso e più [&#8230;]</p>
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		<title>Trippa fritta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommy]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 19:43:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antipasti]]></category>
		<category><![CDATA[Quinto quarto]]></category>
		<category><![CDATA[fritto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La riscoperta del quinto quarto: la trippa fritta Quando si parla di trippa, la mente corre quasi sempre ai grandi classici della tradizione in umido, cotti lentamente nel pomodoro e profumati con le erbe aromatiche. Esiste però un modo diverso, più immediato e incredibilmente sfizioso, per valorizzare questo taglio del cosiddetto &#8220;quinto quarto&#8221;: la frittura. La trippa fritta è una preparazione che trasforma un ingrediente storicamente umile in un antipasto capace di sorprendere anche i palati più diffidenti. Un gioco contrasti: croccantezza e morbidezza Il segreto di questo piatto risiede interamente nel contrasto di consistenze: Per ottenere un risultato impeccabile, è fondamentale che i listelli di trippa (già precedentemente bolliti) siano tagliati sottili e asciugati con cura maniacale prima di essere infarinati. Un passaggio veloce nella semola di grano duro e un tuffo in olio bollente faranno il resto, restituendo un piatto essenziale, asciutto e dal sapore autentico, da servire caldissimo con una spruzzata di limone e un pizzico di pepe nero macinato al momento. Una riflessione sul valore delle frattaglie L&#8217;utilizzo delle frattaglie (o quinto quarto) risponde oggi a una duplice sensibilità, che unisce il rispetto per la tradizione alla consapevolezza gastronomica moderna. Scegliere di cucinare questi tagli non è solo un [&#8230;]</p>
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