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	<title>Notizie.it » Fotografia</title>
	
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	<description>Attualità, politica, sport, cronaca, moda e spettacolo</description>
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		<title>Nozze, i clic che fanno la differenza</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Apr 2013 16:36:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristiana Lenoci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[State preparando il vostro matrimonio nei minimi dettagli? Un aspetto che non può assolutamente mancare è quello delle fotografie e delle riprese video della prima giornata da sposi. Le foto hanno sempre un loro fascino, ma è il video ad aver ormai conquistato il cuore degli sposi. La tecnologia digitale aiuta molto: per risparmiare, se avete qualche amico che se la cava con la Reflex, potreste affidargli il delicato compito di farvi da fotografo e poi comporre il vostro album... <a href="http://tecnologia.notizie.it/nozze-i-clic-che-fanno-la-differenza/">Continua</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://tecnologia.notizie.it/nozze-i-clic-che-fanno-la-differenza/matrimonio_stranieri/" rel="attachment wp-att-345808"><img class="alignnone size-medium wp-image-345808" src="http://www.notizie.it/wp-content/uploads/2013/04/matrimonio_stranieri-273x350.gif" alt="" width="273" height="350" /></a></p>
<p>State preparando il vostro matrimonio nei minimi dettagli? Un aspetto che non può assolutamente mancare è quello delle <strong>fotografie</strong> e delle riprese video della prima giornata da sposi. Le foto hanno sempre un loro fascino, ma è il <strong>video</strong> ad aver ormai conquistato il cuore degli sposi. La tecnologia digitale aiuta molto: per risparmiare, se avete qualche amico che se la cava con la <strong>Reflex</strong>, potreste affidargli il delicato compito di farvi da fotografo e poi comporre il vostro album tramite i nuovi sistemi di &#8220;<strong>album online</strong>&#8220;, oggi ce ne sono tantissimi.</p>
<p>Altrimenti, per il classico album di nozze, è consigliabile scegliere un fotografo professionista. Una chicca che sta andando molto di moda negli ultimi tempi? Invitare gli ospiti dopo il matrimonio a guardare il filmino della cerimonia tutti insieme in una sala da cinema. Che ne dite?</p>
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		<title>Le dolci Serre Salentine</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Mar 2013 13:39:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raimondo Rodia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggete il testo con calma, con le pause tra uno scritto e l&#8217;altro, mentre scorrono le immagini del video in basso&#8230;.. BUONA VISIONE !!! Una strada segnata dal tempo, mentre curiosa una lucertola sbircia, Intanto sulla serra una masseria adorna di cose vecchie, arnesi ed accessori mostra il suo splendore&#8230;&#8230;&#8230;.   Nelle masserie fortificate si svolgeva la vita del massaro, della propria famiglia e molto spesso di una piccola comunità che condivideva le fatiche della coltivazione della terra o della... <a href="http://bari.notizie.it/le-dolci-serre-salentine/">Continua</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggete il testo con calma, con le pause tra uno scritto e l&#8217;altro, mentre scorrono le immagini del video in basso&#8230;.. BUONA VISIONE !!!</p>
<p>Una strada segnata dal tempo, mentre curiosa una lucertola sbircia,</p>
<p>Intanto sulla serra una masseria adorna di cose vecchie, arnesi ed accessori mostra il suo splendore&#8230;&#8230;&#8230;.  <a href="http://bari.notizie.it/le-dolci-serre-salentine/ulivi-che-abbracciano-il-cielo-2/" rel="attachment wp-att-341422"><img class="alignnone size-medium wp-image-341422" src="http://www.notizie.it/wp-content/uploads/2013/03/Ulivi-che-abbracciano-il-cielo....-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" /></a></p>
<p>Nelle masserie fortificate si svolgeva la vita del massaro, della propria famiglia e molto spesso di una piccola comunità che condivideva le fatiche della coltivazione della terra o della pastorizia difendendo i propri beni dai pirati, dai turchi e dai saraceni. Nella masseria trovavano posto le neviere (una sorta di frigorifero naturale scavato nel banco di roccia sulle pareti della quale veniva immessa paglia per coibentare la neve che compattata si trasformava in ghiaccio, utile per raffreddare le bevande nelle lunghe ed assolate giornate estive), le torri colombaie (per l&#8217;allevamento dei colombi viaggiatori che portavano messaggi anche a distanze considerevoli e rappresentavano una fonte di carne buona ed appetitosa), gli apiari (per l&#8217;allevamento intensivo delle api).   <a href="http://bari.notizie.it/le-dolci-serre-salentine/mosaico-chiesa-s-maria-della-croce-oca/" rel="attachment wp-att-341424"><img class="alignnone size-medium wp-image-341424" src="http://www.notizie.it/wp-content/uploads/2013/03/mosaico-chiesa-s.maria-della-croce-oca-300x240.jpg" alt="" width="300" height="240" /></a></p>
<p>A volte il Salento offre questi scorci di poesia e natura.</p>
<p>Il Salento, terra assolata dai bei colori pastello, il blu del mare, le serre selvagge battute dal vento, le masserie fortificate, i dolmen, i menhir, le specchie, il caldo abbraccio della pietra leccese scolpita nei tanti monumenti e chiese di stile barocco, le torri costiere, gli antri, le grotte che il carsismo ha scavato nelle viscere della terra, l&#8217;arte di cucire e ricamare che donne dal sorriso enigmatico tramandano sedute appena fuori di casa alla luce del sole o al tramonto davanti al camino acceso. Questo e tant&#8217;altro è il Salento, imbevuto di miti, leggende e strani personaggi di un mondo fiabesco.</p>
<p>S. Maria della Croce la sua facciata che si staglia nel cielo e lo sguardo di S. Barbara che ti accoglie e ti segue nei tuoi movimenti. Il Cristo Pantocratore che benedice alla greca&#8230;. Papa Tomacelli, Bonifacio IX. Durante il suo pontificato vennero celebrati a Roma due giubilei. Il primo nel 1390, e il giubileo del 1400 che attirò a Roma grandi folle di pellegrini.  <a href="http://bari.notizie.it/le-dolci-serre-salentine/apiari/" rel="attachment wp-att-341425"><img class="alignnone size-medium wp-image-341425" src="http://www.notizie.it/wp-content/uploads/2013/03/apiari-262x350.jpg" alt="" width="262" height="350" /></a></p>
<p>Sulla volta a botte vi sono i noti affreschi con le storie delle sante Caterina e Margherita, recentemente, attribuite non a maestranze di educazione francese del XIV secolo, bensì ad un pittore svevo meridionale attivo in zona fra il 1250 e 1260. L&#8217;ultima cena con il Cristo a capotavola ed il traditore Giuda annichilito dalla paura per il gesto che sta per compiere cioè vendere il figlio di Dio per soli Trenta Denari, la scena riprende un antico affresco della chiesa bizantina di S. Pietro in Otranto.</p>
<p>Poi i meravigliosi mosaici&#8230;.</p>
<p>I colori delle tessere musive sono rosso scuro, crema, bianco, celeste, verde, acqua marina, blu, viola, azzurro chiaro e rosa. Nella cupola a campana si osservano, dall’alto verso il basso, tre fasce cromatiche: la prima, di colore celeste, presenta al centro apicale una croce giallo oro; la seconda esibisce un azzurro cielo stellato; la terza, un festone circolare con i sette colori dell’iride. E’, questa, la struttura dell’Empireo (il paradiso) con i suoi nove cieli , quella che troveremo anche nella Commedia dantesca ? Ossia i cieli della Luna, di Mercurio, di <a href="http://clkuk.tradedoubler.com/click?p=231388&a=1775856&g=21003930"  class="alinks_links" rel="sponsor" onclick="return alinks_click(this);" title=""  rel="external">Venere</a>, del Sole, di Marte, di Giove, di Saturno, simbolizzati dal cerchio iridato, con al vertice la Croce, il cui colore (giallo) allegorizza lo splendore del Cristo, Luce del mondo.  <a href="http://bari.notizie.it/le-dolci-serre-salentine/aia-asinello-e-pisara/" rel="attachment wp-att-341426"><img class="alignnone size-medium wp-image-341426" src="http://www.notizie.it/wp-content/uploads/2013/03/Aia-asinello-e-pisara-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Che dire poi dei racconti tramandati dagli avi salentini seduti intorno al fuoco del caminetto&#8230;</p>
<p>Andrebbero visti con gli occhi della credenza popolare e della magia. Riti religiosi e culti pagani sono legati al fanatismo o alla pratiche magiche: tarantismo, streghe, maghi, fattucchiere .</p>
<p>L&#8217;elemento fondamentale che contraddistingue il Salento nasce da una religiosità popolare che si presenta come un intreccio di credo e magia, di cristiano e pagano, di arcaico e moderno. Questo elemento caratterizzante è l&#8217;uso della danza e della musica in funzione ora cerimoniale, ora terapeutica; un&#8217;arte che rimanda, con la propria ricca simbologia, a miti e archetipi lontani, comuni del resto ad altre civiltà mediterranee.  <a href="http://bari.notizie.it/le-dolci-serre-salentine/calzolaio-galatina/" rel="attachment wp-att-341428"><img class="alignnone size-medium wp-image-341428" src="http://www.notizie.it/wp-content/uploads/2013/03/Calzolaio-Galatina-232x350.jpg" alt="" width="232" height="350" /></a></p>
<p>Immagini di un vecchio casale scomparso, la sua torre di vedetta, la vicina cripta&#8230;&#8230; Un sogno ad occhi aperti questo scorcio del Salento, una campagna rigogliosa e piena di segni da cogliere&#8230;. un invito a tutti voi a visitare il tacco d&#8217;Italia in tutte le stagioni dell&#8217;anno.</p>
<p>http://www.youtube.com/watch?v=Rwgk66BbZcE</p>
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		<title>La Sakara, la Murena ed i racconti di una notte di mezza estate</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Feb 2013 15:24:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raimondo Rodia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un ricordo ancora vivo&#8230;.  Sono ancora ebbro di emozioni, che la notte appena passata mi ha regalato a profusione e volevo scrivere alcune righe prima che i tanti pensieri della nuova giornata sfumassero la magia della ” Notte Bianca di Melpignano ” .  Ricordo ancora l’incantevole visione dei suoni, colori, odori del giardino del Kalì, un vero portento per anima e mente, un luogo dove poter mangiare e conversare amabilmente tra amici nel locale più trend di Melpignano tra mura... <a href="http://bari.notizie.it/la-sakara-la-murena-ed-i-racconti-di-una-notte-di-mezza-estate/">Continua</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un ricordo ancora vivo&#8230;.  Sono ancora ebbro di emozioni, che la notte appena passata mi ha regalato a profusione e volevo scrivere alcune righe prima che i tanti pensieri della nuova giornata sfumassero la magia della ” Notte Bianca di Melpignano ” .  Ricordo ancora l’incantevole visione dei suoni, colori, odori del giardino del Kalì, un vero portento per anima e mente, un luogo dove poter mangiare e conversare amabilmente tra amici nel locale più trend di Melpignano tra mura possenti di bianco calcarenite salentino ed i tavoli, le pagode in legno amabilmente sparsi del giardino, un vero Eden in terra.  <a href="http://bari.notizie.it/la-sakara-la-murena-ed-i-racconti-di-una-notte-di-mezza-estate/piazza_san_giorgio_di_melpignano/" rel="attachment wp-att-339986"><img class="alignnone size-full wp-image-339986" src="http://www.notizie.it/wp-content/uploads/2013/02/Piazza_san_Giorgio_di_Melpignano.jpg" alt="" width="260" height="195" /></a></p>
<p>Poi Piazza S. Giorgio con le sue logge dove un tempo i mercanti vendevano la loro merce preziosa, il palazzo baronale Granafei con la sua mole per poi scoprire nella penombra della sera tra palazzi e corti antiche, una piccola corte bellissima nella sua austera e nobile semplicità, esaltata poi da attori che in una miscellanea di canzoni popolari salentine, come la struggente ” Arìmo Rindineddha ” che racconta amori lontani, ma forti,  in grado di scatenare impulsi emozionali che sconquassano la mente, il cuore e nobilitano l’anima.  <a href="http://bari.notizie.it/la-sakara-la-murena-ed-i-racconti-di-una-notte-di-mezza-estate/biscia/" rel="attachment wp-att-339987"><img class="alignnone size-full wp-image-339987" src="http://www.notizie.it/wp-content/uploads/2013/02/biscia.jpg" alt="" width="283" height="178" /></a></p>
<p>La scusa per una narrazione, complice con l’attento pubblico, come sempre avviene dalle nostre parti protagonista è quell’ agosto del 1480 con i Turchi ad Otranto, una ferita ancora palpitante e non ancora cicatrizzata dal fiero popolo salentino .  Qui la pièce teatrale racconta attraverso vari passaggi, dell’eroina Idrusa, del romanzo storico pietra miliare di storia e cultura Salentina, l’opera di Maria Corti intitolata ” L’ Ora di Tutti ” un romanzo che amo visceralmente e che consiglio a tutti di leggere.  La storia si dipana tra Angelo,  la madre di lui Agata,  la fidanzata Fiamma rapita dai turchi,  lo zio Edoardo paterno ed accomodante.  Nel racconto il fuoco dell’anima per una terra, la nostra, martoriata e derisa, ma capace,  forte e maestosa come i suoi ulivi contorti oppure ricca di sapori ed odori difficilmente riscontrabili in altri posti,  come quelli dell’albero di fico con i suoi frutti succosi.  Come tutte le favole non può mancare l’intreccio magico dato dall’accoppiamento della Sakara ( serpente di terra ) e la Murena ( serpente di mare ), che si intrecciano in un ballo osceno e proibito,  che soli pochi uomini possono vedere nelle notti di plenilunio sopra un letto di sale bianco presso una conca vicino al mare.  La serata nel grecanico paese di Melpignano volge al termine, tra potenti telescopi che scrutano il cielo limpido,  l’eco del concerto di Cristicchi con i suoi cantori .  <a href="http://bari.notizie.it/la-sakara-la-murena-ed-i-racconti-di-una-notte-di-mezza-estate/murena1/" rel="attachment wp-att-339988"><img class="alignnone size-medium wp-image-339988" src="http://www.notizie.it/wp-content/uploads/2013/02/Murena1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Ma il bello della storia viene quando dopo una notte insonne decido di raggiungere gli amici al mare,  in un luogo della marina neretina chiamato il Pizzo dell’Aspide ( noto serpente di terra che uccise con il suo veleno l’affascinante regina d’Egitto Cleopatra ).  Qui appena giunto in riva al cristallino mar Ionio,  in una conca presso il mare con l’acqua da poco evaporata, faceva bella mostra una Murena ( il serpente di mare )  in un letto di bianco sale come nel sogno,  ella giaceva morta,  mentre c’è chi raccontava con dovizia di particolari la presenza della Sakara ( serpente di terra )  giunto forse a piangere la compagna di intrecci amorosi proibiti,  di notti magiche rischiarate dalla luna piena.  Intrecci deliziosi di una terra il Salento, piena di sorprese e palpitanti emozioni,  ora mentre si sciolgono i pensieri, concludo questo mio racconto. Un generoso ringraziamento alla mia dolce e paziente mogliettina,  che oggi tra il marito lunatico e lo stress maniacale della figlia impegnata nel ruolo di Fatina nella favola ballata di Cenerentola,  riesce a rimanere se stessa. Ora tutti quanti, amici e parenti, saranno  impegnati nella frescura della sera,  ad ascoltare, vedere e respirare la scenografica cornice di piazza S. Pietro a Galatina che farà da quinta teatrale per L&#8217;Ars danzatoria delle ragazze della New Dance Studio Ballet, che riempirà di nuovo il mio cerebro di nuove ed affascinanti storie da raccontare .</p>
<p>Raimondo Rodia</p>
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		<title>Carnevale nel Salento</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Feb 2013 09:25:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raimondo Rodia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il carnevale che viviamo oggi, è giunto fino a noi per una contraffazione dei cerimoniali (o delle feste) che si rifaceva ai Saturnali, modificati nel Medio Evo con le feste degli innocenti o della festa dell’asino.  Le feste si svolgevano dal 28 dicembre fino all’Epifania all’interno delle chiese dove, oltre al popolo festoso, partecipavano chierici e sacerdoti mascherati nelle fogge più strane assumendo atteggiamenti anche scurrili e licenziosi.   Gli stessi carri allegorici che contraddistinguono le odierne sfilate carnevalesche ricordano... <a href="http://bari.notizie.it/carnevale-nel-salento/">Continua</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il carnevale che viviamo oggi, è giunto fino a noi per una contraffazione dei cerimoniali (o delle feste) che si rifaceva ai Saturnali, modificati nel Medio Evo con le feste degli innocenti o della festa dell’asino.  Le feste si svolgevano dal 28 dicembre fino all’Epifania all’interno delle chiese dove, oltre al popolo festoso, partecipavano chierici e sacerdoti mascherati nelle fogge più strane assumendo atteggiamenti anche scurrili e licenziosi.  <a href="http://bari.notizie.it/carnevale-nel-salento/carnevale-2/" rel="attachment wp-att-339758"><img class="alignnone size-medium wp-image-339758" src="http://www.notizie.it/wp-content/uploads/2013/02/Carnevale-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" /></a></p>
<p>Gli stessi carri allegorici che contraddistinguono le odierne sfilate carnevalesche ricordano quelle dei carri che nei circhi della Roma imperiale simboleggiavano il passaggio dall’inverno alla primavera, propiziandone la fertilità. Alcuni personaggi in particolare colpiscono l’immaginario collettivo come Lu Tituru [Teodoro], oppure Lu Paulino [Paolo] . Lu Tituru (Teodoro) nel carnevale gallipolino e lu Paulinu (Paolo) in quello leccese rappresentano il simbolo della tradizione locale legata al carnevale. A Lecce, nei rioni popolari, le feste di carnevale culminano nell’ultimo giorno con la morte dellu Paulinu, un fantoccio di stracci o di paglia disteso su di un carretto. Festoni di carta colorata e tralci di edera abbelliscono lo strano veicolo tirato da un paziente somarello, mentre due o tre uomini tinti di fuliggine sul volto, a mo’ di prefiche, ne annunciano la morte, gridando:</p>
<p>E’ muerto lu Paulinu, lu Paulinu miu. E’ morto Paolino, il mio Paolino.</p>
<p>Dal giorno delle Ceneri, comincia il periodo di Quaresima (da “Quadragesimus”, quarantesimo).</p>
<p>E’ scurutu lu carniale<br />
cu ppurpette e mmaccaruni,<br />
mò ne tocca ll’acqua e ssale<br />
e quattru cinque pampasciuni.</p>
<p>Traduzione<br />
E’ finito carnevale<br />
con polpette e maccheronì,<br />
or ci tocca acqua e sale<br />
con quattro o cìnque lampascíoni</p>
<p><a href="http://bari.notizie.it/carnevale-nel-salento/nina-sconza-e-lu-paulinu/" rel="attachment wp-att-339759"><img class="alignnone size-medium wp-image-339759" src="http://www.notizie.it/wp-content/uploads/2013/02/Nina-Sconza-e-lu-Paulinu-300x210.jpg" alt="" width="300" height="210" /></a>Dopo le baldorie carnevalesche, e` consuetudine recarsi in chiesa per ricevere sul capo la cenere benedetta, simbolo di penitenza, ottenuta dalla combustione delle palme benedette l’anno precedente. Qui inizia un altro periodo che nel nostro Salento ha come protagonista La Quaremma [quaresima] . Nella tradizione popolare è rappresentata da una vecchietta con la conocchia in mano ed un’ arancia amara, con sette penne infilzate. Questo fantoccio viene appeso al camino all’inizio della quaresima ed ogni settimana si sfila una penna dall’arancia. L’ultima penna viene sfilata a Pasqua, giorno in cui si butta nel fuoco la quaremma. In alcuni paesi del Salento ancora oggi, si espone ai crocicchi quale monito di penitenza. In alcuni paesi del Salento ancora oggi, si espone ai crocicchi quale monito di penitenza. Arrivata Pasqua la quaremma si distrugge. Si cosparge di liquido infiammabile, le si mette na battaria nculu (una serie di petardi nel didietro), e si incendia saltando in aria disintegrandosi, tra l’allegria di tutti.<br />
Raimondo Rodia</p>
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		<title>E’ Morto Gabriele Basilico, il Fotografo delle Città</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Feb 2013 16:44:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonietta Usardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si é spento all&#8217;età di sessantanove anni Gabriele Basilico, uno dei più grandi fotografi italiani del &#8217;900. Nato a Milano nel 1944, dopo gli studi in architettura aveva iniziato la professione di fotografo dedicandosi alla fotografia di paesaggio e più in particolare alla fotografia di architettura, nell&#8217;ambito della quale é diventato un maestro indiscusso. Col suo occhio attento e la sua sensibilità visiva ha saputo documentare la complessa evoluzione urbanistica ed architettonica dei paesaggi di tutto il mondo. Celebri i... <a href="http://cultura.notizie.it/e-morto-gabriele-basilico-il-fotografo-delle-citta/">Continua</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://cultura.notizie.it/e-morto-gabriele-basilico-il-fotografo-delle-citta/basilicointer-330x185/" rel="attachment wp-att-338867"><img class="aligncenter size-medium wp-image-338867" src="http://www.notizie.it/wp-content/uploads/2013/02/basilicointer-330x185-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a>Si é spento all&#8217;età di sessantanove anni <strong>Gabriele Basilico</strong>, uno dei più grandi <strong>fotografi italiani del &#8217;900</strong>.</p>
<p>Nato a<strong> Milano</strong> nel 1944, dopo gli studi in <strong>architettura</strong> aveva iniziato la professione di fotografo dedicandosi alla <strong>fotografia di paesaggio</strong> e più in particolare alla <strong>fotografia di architettura</strong>, nell&#8217;ambito della quale é diventato un maestro indiscusso.</p>
<p>Col suo occhio attento e la sua sensibilità visiva ha saputo documentare la complessa evoluzione urbanistica ed architettonica dei paesaggi di tutto il mondo.</p>
<p>Celebri i suoi lavori su<strong> Beirut</strong> &#8211; fotografata dopo la guerra -,  su<strong> Berlino</strong>, oltre alle moltissime foto con cui ha documentato lo sviluppo e la trasformazione urbanistica della sua città natale, Milano.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Prepariamo un gesto scaramantico per la prossima elezione del Pontefice</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Feb 2013 14:59:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raimondo Rodia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo le dimissioni di papa Benedetto XVI, mi sono ricordato una leggenda che raccontavo un pò di mesi fa.  La leggenda della Papessa Giovanna e il modo con cui ancora oggi si usa la sedia gestatoria.  Perchè vi parlo di questa leggenda, presto detto,  le origini della sedia gestatoria sono incerte ed affondano nella notte dei tempi,  la sedia gestatoria veniva utilizzata soprattutto in occasione delle cerimonie solenni, quali l’incoronazione del nuovo papa ( a partire, sembra, dal XVI secolo... <a href="http://bari.notizie.it/prepariamo-un-gesto-scaramantico-per-la-prossima-elezione-del-pontefice/">Continua</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo le dimissioni di papa Benedetto XVI, mi sono ricordato una leggenda che raccontavo un pò di mesi fa.  La leggenda della Papessa Giovanna e il modo con cui ancora oggi si usa la sedia gestatoria.  Perchè vi parlo di questa leggenda, presto detto,  le origini della sedia gestatoria sono incerte ed affondano nella notte dei tempi,  la sedia gestatoria veniva utilizzata soprattutto in occasione delle cerimonie solenni, quali l’incoronazione del nuovo papa ( a partire, sembra, dal XVI secolo ),  le entrate solenni in San Pietro o in piazza ed i concistori pubblici.</p>
<p><a href="http://bari.notizie.it/prepariamo-un-gesto-scaramantico-per-la-prossima-elezione-del-pontefice/sedia-gestatoria/" rel="attachment wp-att-338675"><img class="alignnone size-medium wp-image-338675" src="http://www.notizie.it/wp-content/uploads/2013/02/sedia-gestatoria-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Però la leggenda che più avvince intorno alla sedia gestatoria è dovuta all’effetto incredibile della leggenda della Papessa Giovanna.  La papessa Giovanna è un leggendario papa donna che avrebbe regnato sulla chiesa dall’853 all’855.  Considerata dagli storici un mito o leggenda medioevale, probabilmente originato dalla satira antipapale,  ottenne un qualche grado di plausibilità a causa di certi elementi genuini contenuti nella storia.  La sedia venne ribattezzata in questo modo perchè la papessa che aveva molti amanti, rimasta incinta da uno di essi,  partorì il figlio anticipatamente,  grazie anche agli scossoni provocati durante un giro processionale a Roma mentre era seduta in trono.  La leggenda della Papessa Giovanna creò una seconda leggenda,  molto più pervicace,  che durò a lungo  e che vi racconto per sommi capi. I prelati di curia,  quando alla fine del 900 d.C. si resero conto di essere stati così bene ingannati da quella donna ( che alla fine si era rivelata una poco di buono ), dovettero studiare un meccanismo infallibile perchè un fatto simile non si ripetesse mai più.  Cosa pensarono di fare, intanto bisognava preventivamente accertarsi del sesso della persona prescelta.  Furono perciò inventate – così malignava una certa tradizione – due seggiole dal sedile forato,  sulle quali prima sull’una e poi sull’altra, veniva fatto sedere il candidato.  Le seggiole erano fatte in modo che mentre il candidato stava seduto,  il cardinale più giovane annaspava con le mani sotto quel sedile.  Dopo la ravanata,  se la constatazione  risultava positiva, egli proclamava trionfante agli astanti intervenuti per l&#8217;occasione  Habet ! Allora, cantando tutti insieme un Te Deum,  l’elezione veniva confermata tra il gaudio generale.  <a href="http://bari.notizie.it/prepariamo-un-gesto-scaramantico-per-la-prossima-elezione-del-pontefice/sedia-gestatoria-1/" rel="attachment wp-att-338685"><img class="alignnone size-full wp-image-338685" src="http://www.notizie.it/wp-content/uploads/2013/02/sedia-gestatoria-1.jpg" alt="" width="197" height="256" /></a></p>
<p>Dato che non risulta dalle storie che il cardinale deputato a quella verifica abbia mai pronunciato un deluso :  Non Habet,  ci sembra evidente che il sistema escogitato tiene da allora lontane le malintenzionate.  Notate bene che qui non stiamo parlando di una storiella licenziosa,  di ‘basso impero’,  ma di una ‘leggenda’ che fu creduta vera per secoli e secoli.   Che si basava sull’effettiva usanza dei Papi appena eletti (ricordiamo che l’elezione avveniva in Laterano e non a San Pietro),  di sedersi, subito dopo terminato il conclave,  su due seggiole antiche romane,  identiche, realizzate con quel buco centrale di cui abbiamo parlato. Ora chiediamo per l&#8217;elezione del prossimo pontefice  una sedia gestatoria con cui controllare il sesso del prossimo prescelto, visto la profezia di Malachia, visto la data scelta da papa Ratzinger per le sue dimissioni il 28-2-2013, che sommato da 18, che diviso per i tre numeri darebbe 6-6-6 ( il numero del diavolo nell&#8217;apocalisse ), ora visto che ci siamo salvati dalla profezia Maya, vorremo fare un gesto scaramantico  per non sentire più gridare ” Non Habet testicolis ” .<br />
Raimondo Rodia</p>
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		<title>Nel Cuore risiede la forza della Vita,  una favola moderna per sognare</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Feb 2013 09:07:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una favola che si rispetti non può che iniziare con la fatidica frase “ C’era una volta “ noi certo non infrangeremo tale regola. C’era una volta un casale chiamato S.Pietro e lì nacque una splendida bambina dal sorriso luminoso e dagli occhi vispi e profondi. Suo padre si occupava di trascrivere manuali antichi, un mestiere che aveva appreso dal padre che a sua volta lo aveva appreso dal padre. La madre era riccia e dispotica ed insegnava alla figlia... <a href="http://bari.notizie.it/nel-cuore-risiede-la-forza-della-vita-una-favola-moderna-per-sognare/">Continua</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una favola che si rispetti non può che iniziare con la fatidica frase “ C’era una volta “ noi certo non infrangeremo tale regola. C’era una volta un casale chiamato S.Pietro e lì nacque una splendida bambina dal sorriso luminoso e dagli occhi vispi e profondi. Suo padre si occupava di trascrivere manuali antichi, un mestiere che aveva appreso dal padre che a sua volta lo aveva appreso dal padre. La madre era riccia e dispotica ed insegnava alla figlia l’arte delle buone maniere.  <a href="http://bari.notizie.it/nel-cuore-risiede-la-forza-della-vita-una-favola-moderna-per-sognare/il-bosco-delle-fate/" rel="attachment wp-att-338629"><img class="alignnone size-medium wp-image-338629" src="http://www.notizie.it/wp-content/uploads/2013/02/Il-Bosco-delle-Fate-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p>Ma la piccola era una ribelle e sfidava spesso l’ira della madre che avrebbe voluto una donzella dal carattere tranquillo e pronta ad usare tutti i trucchi del bob-ton per farsi strada nella vita. Il tempo inesorabile passava, la vita scorreva lentamente nel casale di S. Pietro e le giornate venivano riempite dalle marachelle della ragazza e dalle grida della madre che seguiva ossessivamente lo sviluppo della propria figliola, molto preoccupata da quello che la gente potesse pensare della figlia, piuttosto che godersi il piacere di una figlia così vivace e curiosa. Il padre contava poco in famiglia, ma la ragazza lo adorava. Un bel giorno il padre decise di portare tutta la famiglia in un bosco di sacre querce nel vicino paese grecanico. Nel bosco la ragazza si sentiva libera e nelle lunghe passeggiate alla scoperta dei mille anfratti del bosco sacro aveva incontrato una misteriosa tribù di esseri invisibili al resto dell’umanità. Ma lei era dotata di una particolare sensibilità e riusciva a vedere questi strani esseri che vivono nel bosco delle Fate. Erano gnomi e fate, dispettosi con gli uomini cattivi e dolci ed amorevoli con la ragazza. Il capo della tribù del bosco insegnava alla ragazza l’amore per la natura, il rispetto per gli esseri viventi siano essi vegetali che animali e chiudeva spesso ogni racconto o lezione con una frase che suggellava il tutto….</p>
<p>“In corde vis vitae” ( nel cuore risiede la forza della vita ).</p>
<p><img src="http://galatina.blogolandia.it/files/2012/07/Corigliano_dOtranto-Stemma-210x300.png" alt="" width="210" height="300" />Il che voleva intendere che ogni gesto, ogni parola, ogni emozione andava vissuta e regolata attraverso il cuore, ma non il muscolo pulsante che ci batte forte e regolare nel petto. Ma il cuore profondo, mistico, alcuni pretendono di chiamarlo anima, alcuni altri coscienza…. insomma tutto quello che si fa tenendo presente il cuore sarebbe il giusto compendio per la vita appunto “ nel cuore risiede la forza della vita “ ed ogni cosa fatta tenendo presente questo, era degna di essere vissuta. Questo motto che fregiò anche lo stemma cittadino del luogo divenne per la ragazza la sua stessa vita……. questo è solo l’inizio della storia,  pronti a conoscere il proseguimento della storia della ragazza ed i misteri del bosco delle Fate ?</p>
<p>Raimondo Rodia</p>
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		<title>Ecco gli strani casi con protagonista il Pontefice e la data del 11 febbraio</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Feb 2013 17:52:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raimondo Rodia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Papa lascia il pontificato dal 28 febbraio. Lo ha annunciato personalmente, in latino, durante il concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto. Il Papa ha spiegato di sentire il peso dell&#8217;incarico di pontefice, di aver a lungo meditato su questa decisione e di averla presa per il bene della Chiesa.   La ingravescentem aetatem cioé  l&#8217;età avanzata.  Questo tra i motivi addotti da Benedetto XVI, per le sue dimissioni. La sua decisione, annunciata in latino davanti al collegio cardinalizio e alla... <a href="http://bari.notizie.it/ecco-gli-strani-casi-con-protagonista-il-pontefice-e-la-data-del-11-febbraio/">Continua</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Papa lascia il pontificato dal 28 febbraio. Lo ha annunciato personalmente, in latino, durante il concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto. Il Papa ha spiegato di sentire il peso dell&#8217;incarico di pontefice, di aver a lungo meditato su questa decisione e di averla presa per il bene della Chiesa.   La <em>ingravescentem aetatem</em> cioé  l&#8217;età avanzata.  Questo tra i motivi addotti da Benedetto XVI, per le sue dimissioni. La sua decisione, annunciata in latino davanti al collegio cardinalizio e alla Casa Pontificia riunite per un concistoro di canonizzazione, è stata accolta nel più profondo silenzio e con smarrimento. Nell&#8217;annunciare in latino la sua decisione di dimettersi, il Papa aveva una voce solenne ma serena, e il volto un po&#8217; stanco.  <a href="http://bari.notizie.it/ecco-gli-strani-casi-con-protagonista-il-pontefice-e-la-data-del-11-febbraio/papabenedettoxvi/" rel="attachment wp-att-338552"><img class="alignnone size-medium wp-image-338552" src="http://www.notizie.it/wp-content/uploads/2013/02/PapaBenedettoXVI-235x350.jpg" alt="" width="235" height="350" /></a></p>
<p>&#8221; Ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile2005 &#8220;, ha detto Benedetto XVI.  &#8221; Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l&#8217;amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti &#8220;, ha aggiunto il Papa. Il Papa ha indicato il 28 febbraio per il termine del pontificato e chiesto che si indica un conclave per l&#8217;elezione del successore. La &#8220;sede vacante&#8221; dopo le dimissioni di Benedetto XVI scatta dalle ore 20.00 del 28 febbraio. Lo ha detto il Papa annunciando ai cardinali la decisione di dimettersi. Dovrà quindi essere convocato un conclave per l&#8217;elezione del nuovo Papa.  Tutto questo in un giorno 11 febbraio anniversario dei patti Lateranensi tra stato Italiano e chiesa con la nascita dello Stato del Vaticano.  Adesso voglio raccontarvi una mia vicende che in questo caso voglio riprendere e farvi conoscere.  Alcuni mesi fa rovistando in una cantina,  di una villa nel centro di Cursi,  appartenuta alla famiglia De Pietro, con il permesso del proprietario,  mi sono ritrovato tra le altre cose,  un documento importante che voglio far conoscere pure a voi.  In particolare ho potuto spulciare ed approfondire alcuni documenti buttati nell’umidissima cantina e sparsi nelle stanze della villa,  immersa in un bellissimo parco verde,  che oltre alle specie vegetali, contiene anche notevoli manufatti artistici,  come,  la colonna della vergogna in pietra leccese,  una volta situata nella piazza centrale di Cursi.  Alla colonna veniva legata l’adultera di turno ed esposta al pubblico ludibrio.  La villa ed i documenti appartenevano a Michele De Pietro divenuto senatore nel 1948, ricoprì il ruolo di vice-presidente del Senato della Repubblica sino al 18 gennaio del 1954,  venne nominato Ministro di Grazia e Giustizia nel governo Fanfani e successivamente nel governo Scelba.  Si distinse tra gli avvocati difensori nel processo relativo al caso Montesi, al punto da divenire presidente dell’Ordine degli Avvocati e dei Procuratori presso la Corte d’Appello e il Tribunale di Lecce.  Nel 1959 venne eletto dal Parlamento al primo Consiglio Superiore della Magistratura quale uno dei sette “membri laici”, ed in seguito ricoprì la carica di Vice Presidente dello stesso organo.  Il suo nome oggi ricorre nella toponomastica cittadina di Lecce,  perchè a lui fu intitolato il viale d’ingresso in città, dove oggi insiste il tribunale.<img src="http://galatina.blogolandia.it/files/2010/12/Nuova-immagine1-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /> Il documento ritrovato è un vecchio giornale ingiallito dal tempo del aprile 1928, dove accanto al titolo del giornale ” In alto ! ” vergato di proprio pugno, vi è un ringraziamento del pontefice Pio XI, firmatario da lì a qualche mese dei patti lateranensi, con cui nasce lo Stato del Vaticano. Un ringraziamento alle donne cattoliche, a cui apparteneva anche Clementina Fumarola moglie di Michele De Pietro. Ecco il testo ” Volentieri e ringraziando Iddio riconosciamo alle Nostre brave Donne Cattoliche il merito, che l’apostolo San Paolo riconosceva a quelle del suo tempo (Paolo IV. 3) di lavorare con Noi pel trionfo del Vangelo e con grato animo le benediciamo . firmato Pius pp. XI ” . Ma chi era Pio XI ?  Nato il 31 maggio 1857, a Desio,  quarto di cinque figli, viene battezzato il giorno dopo la nascita, con il nome di Achille Ambrogio Damiano Ratti ( il nome Ambrogio in onore del nonno paterno, suo padrino di battesimo ). Avviato alla carriera ecclesiastica dall’esempio dello zio Don Damiano Ratti.<img src="http://galatina.blogolandia.it/files/2010/12/Pius-XI-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /> L’esempio più significativo è il rapporto intrattenuto con Tommaso Gallarati Scotti, figlio di Gian Carlo, principe di Molfetta, e di Maria Luisa Melzi d’Eril.  Ratti fu amico di famiglia dei Gallarati Scotti,  oltre che catechista ed istruttore agli studi del giovane Tommaso, ricordiamo come i Gallarati Scotti, nobile famiglia milanese, furono gli ultimi feudatari di Galatina agli inizi del XIX secolo. Nel 1918 papa Benedetto XV lo nominò visitatore apostolico per la Polonia e la Lituania e successivamente, nel 1919, nunzio apostolico ( cioè rappresentante diplomatico presso la Polonia ) e fu elevato al rango di arcivescovo.  Nell’ottobre del 1921, una volta divenuto arcivescovo di Milano, si venne a formare per lui la convinzione che il pericolo principale dalla quale la Chiesa cattolica si doveva difendere fosse il bolscevismo.  Di qui la cifra che spiega il suo operato successivo: la sua politica sociale volta a contendere le masse al comunismo ed ai nazionalismi. Achille Ratti fu eletto papa il 6 febbraio 1922 alla quattordicesima votazione.  Il conclave era stato in effetti molto contrastato, la sua prima enciclica “Ubi arcano Dei consilio”,  del 23 dicembre 1922,  manifestò il programma del suo pontificato, peraltro ben riassunto nel suo motto “pax Christi in regno Christi”, la pace di Cristo nel Regno di Cristo. Detto altrimenti,  a fronte della tendenza a ridurre la fede a questione privata,  papa Pio XI pensava invece che i cattolici dovessero operare per creare una società totalmente cristiana, nella quale Cristo regnasse su ogni aspetto della vita. Papa Pio XI procedette a numerose beatificazioni, e canonizzazioni,  per un totale di 496 beati e 33 santi.  Pio XI normalizzò i rapporti con lo Stato italiano grazie al Concordato dell’11 febbraio 1929 cui si aggiunsero quelli con numerose nazioni europee.  Non pregiudizialmente ostile a Mussolini,  Achille Ratti limitò fortemente l’azione del Partito popolare favorendone lo scioglimento, e rinnegò ogni tentativo di Sturzo di ricostituire il partito.<img src="http://galatina.blogolandia.it/files/2010/12/PIO-XI.jpg" alt="" width="200" height="252" /> Ebbe però ad affrontare controversie e scontri con il fascismo a causa dei tentativi del regime di egemonizzare l’educazione della gioventù e per le ingerenze del regime nella vita della Chiesa. Emise l’enciclica Quas Primas dove veniva stabilita la festa di Cristo Re a ricordare il diritto della religione a pervadere tutti i campi della vita quotidiana: dallo stato, all’economia, all’arte. Per richiamare i laici ad un maggiore coinvolgimento religioso, nel 1923 venne riorganizzata l’Azione Cattolica (di cui disse “questa è la pupilla dei miei occhi”).  L’11 febbraio 1929 il Papa fu l’artefice della firma dei Patti Lateranensi tra il cardinale Pietro Gasparri ed il governo fascista di Benito Mussolini.  Con il Concordato, stipulato nel palazzo di San Giovanni in Laterano, e costituito da tre atti distinti, veniva data alla Santa Sede la sovranità sullo Stato della Città del Vaticano, riconoscendolo come soggetto del diritto internazionale e come enclave nella città di Roma,  in cambio dell’abbandono da parte del Vaticano di pretese territoriali sul precedente Stato Pontificio;  mentre la Santa Sede riconosceva il Regno d’Italia con la capitale a Roma. A compensazione delle perdite territoriali e come supporto nel periodo transitorio,  il governo garantiva un trasferimento di denaro consistente in 750 milioni di lire in contanti e di un miliardo in titoli di Stato al 5 per cento che,  investito da Bernadino Nogara sia in immobili che in attività produttive,  pose le basi per l’attuale struttura economica del Vaticano. <a href="http://bari.notizie.it/ecco-gli-strani-casi-con-protagonista-il-pontefice-e-la-data-del-11-febbraio/depietro/" rel="attachment wp-att-338555"><img class="alignnone size-medium wp-image-338555" src="http://www.notizie.it/wp-content/uploads/2013/02/depietro-255x350.jpg" alt="" width="255" height="350" /></a></p>
<p>Il trattato richiamava inoltre l’articolo 1 dello Statuto Albertino, riaffermando la religione cattolica come la sola religione di Stato.  I Patti Lateranensi imponevano ai vescovi di giurare fedeltà allo Stato italiano, ma soprattutto stabilivano alcuni sostanziosi privilegi per la Chiesa cattolica: al matrimonio religioso venivano riconosciuti effetti civili e le cause di nullità ricadevano sotto i tribunali ecclesiastici; l’insegnamento della dottrina cattolica, definita “fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica”, diventava obbligatorio nelle scuole elementari e medie; i preti spretati o colpiti da censura ecclesiastica non potevano ottenere o conservare alcun impiego pubblico nello Stato italiano. Per il regime fascista i Patti Lateranensi costituirono una preziosa legittimazione. Appassionato delle scienze fin dalla gioventù e attento osservatore dello sviluppo tecnologico,  fondò la Radio Vaticana, modernizzò la Biblioteca Vaticana e ricostituì con la collaborazione di padre Agostino Gemelli nel 1936 la Pontificia Accademia delle Scienze,  ammettendovi anche personalità non cattoliche e pure non credenti. Nel febbraio 1939 Pio XI convocò a Roma tutto l’episcopato italiano in occasione del I decennale della “conciliazione” con lo Stato Italiano,  del XVII anno del suo pontificato e il 40º anno del suo sacerdozio.  Nei giorni 11 e 12 febbraio egli avrebbe pronunciato un importante discorso,  preparato da mesi,  che sarebbe stato il suo testamento spirituale e dove, probabilmente, avrebbe denunciato la violazione dei Patti Lateranensi da parte del governo fascista e le persecuzioni razziali in Germania.  Tale discorso è rimasto segreto fino al pontificato di papa Giovanni XXIII quando nel 1959 vennero pubblicate alcune parti.  Egli infatti morì per un attacco cardiaco dopo una lunga malattia, nella notte del 10 febbraio 1939.  È ormai assodato che il testo del discorso fu fatto distruggere per ordine di Pacelli,  al tempo Cardinal Segretario di Stato che auspicava di intraprendere nuove e più pacate relazioni con la Germania e l’Italia. Sulla base di un presunto memoriale del cardinale Tisserant ritrovato nel 1972, prese corpo la leggenda che Pio XI fosse stato avvelenato per ordine di Benito Mussolini,  il quale avendo avuto sentore della possibilità di essere condannato e forse scomunicato avrebbe incaricato il professore medico Francesco Petacci di avvelenare il Pontefice.  Questa teoria venne seccamente smentita dal cardinale Carlo Confalonieri, segretario personale di Pio XI.</p>
<p>Raimondo Rodia</p>
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		<title>La chiesa di S. Maria del Tempio a Galatina, tra storia e leggenda</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Feb 2013 11:01:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La posizione geografica e strategica della Terra del Salento fu da sempre il principale punto di passaggio tra l’Occidente e Oriente, questo spiega le ragioni della presenza templare.  La via francigena permetteva la viabilità terrestre percorsa dai pellegrini francesi che giungevano a Roma per poi imbarcarsi dai porti della Terra del Salento per la Terra Santa. Nella città di Otranto, già dalla metà del XII secolo, la presenza templare rappresentava la principale fonte di sostentamento dell’esercito del Tempio in Terrasanta,... <a href="http://bari.notizie.it/la-chiesa-di-s-maria-del-tempio-a-galatina-tra-storia-e-leggenda/">Continua</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La posizione geografica e strategica della Terra del Salento fu da sempre il principale punto di passaggio tra l’Occidente e Oriente, questo spiega le ragioni della presenza templare. <a href="http://bari.notizie.it/la-chiesa-di-s-maria-del-tempio-a-galatina-tra-storia-e-leggenda/facciata-s-maria-del-tempio/" rel="attachment wp-att-338470"><img class="alignnone size-medium wp-image-338470" src="http://www.notizie.it/wp-content/uploads/2013/02/facciata-S.Maria-del-Tempio-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p>La via francigena permetteva la viabilità terrestre percorsa dai pellegrini francesi che giungevano a Roma per poi imbarcarsi dai porti della Terra del Salento per la Terra Santa. Nella città di Otranto, già dalla metà del XII secolo, la presenza templare rappresentava la principale fonte di sostentamento dell’esercito del Tempio in Terrasanta, assicurando nello stesso frangente la risorsa finanziaria per la comunità salentina. A Lecce sorgeva la Chiesa di S.Maria del Tempio, conosciuta anche come S.Maria della Sanità; altra importante testimonianza è la Torre di Belloluogo costruita alla fine del 1200 in età medioevale per volontà di Gualtiero di Brienne, su esempio dell’architettura militare angioina.</p>
<p>La Torre a forma di cilindro circondata dal fossato, in origine pieno d’acqua fu la dimora di Maria D’Enghein.<img src="http://galatina.blogolandia.it/files/2012/04/S.-Maria-del-Tempio-Galatina-Oggi-1-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /> Al suo interno si trova la cappella affrescata con la raffigurazione di alcuni passaggi simbolici della vita terrena di S. Maria Maddalena, la prima donna a cui Cristo apparve dopo la risurrezione affidandogli la buona novella, divenendo la stessa il connubio tra cielo e terra. Molte sono le Chiese di riferimento all’antico Ordine come quella di Galatina che si suppone fosse dedicata a Santa Maria del Tempio, come la presenza a Tricase della Chiesa con la stessa denominazione. Ulteriori riferimenti riportano la presenza in Andrano di un antico ospedale del tempio che offriva assistenza ai pellegrini che si avviavano per imbarcarsi verso la Terrasanta. Nel Tempio di Salomone, ricordando che lo stile gotico, per alcuni inteso come l’evoluzione del romanico, custodisce la chiara influenza islamica con l’arco a tutto sesto e le straordinarie ogive. Gli architetti che aderirono all’Ordine si richiamarono al costruttore del tempio Hiram. Dunque l’organigramma gerarchico tipico della massoneria ufficiale si identifica con l’ombra del Tempio. Il percorso iniziatico che deve compiere il maçon partendo dalla pietra grezza servirà raffinarla fino a farla divenire mattone, che unito agli altri costruirà il Tempio di Salomone, il quale nella sua verticalità rievoca le grandi piramidi e lo stesso tempio. Lo stile flamborat si collega al legame alchemico dei quattro elementi: fuoco, aria, terra e acqua.<img src="http://galatina.blogolandia.it/files/2012/04/Ubicazione-S.-Maria-del-Tempio-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /> L’antico edificio sacro di S. Maria del Tempio di Galatina credo debba essere identificato con questo edificio, ripreso nella foto posto in piazza Vecchia a Galatina, anche se modificato o alterato nei secoli scorsi, perchè esso risponde a caratteristiche rigide per un edificio sacro e compatibili con consuetudini templari, cioè :</p>
<p>1- l’edificio è prominente sulla piazza,<br />
2- è orientato est-ovest con facciata e porta d’ingresso a ovest, come tutte le chiese medievali,<br />
3- è posto lungo una antica via di ingresso alla città, tipicamente templare,<br />
4- è nei pressi della porta di un ingresso alla città ( forse in origine era addossata o appena fuori della cinta antica, intendo la precedente a quella orsiniana che la incluse molto al suo interno ), tipicamente templare.<br />
5- Era sul lato di ingresso alla città di una grande e antica via di comunicazione ( con Soleto ), tipicamente templare.<br />
6- All’edificio sacro è contigua e comunicante la parte abitativa della mansione, anche questo tipicamente templare.</p>
<p><img src="http://galatina.blogolandia.it/files/2012/04/S.-Maria-del-Tempio-Galatina-Oggi-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Bisogna come dice ” Salvatore Fiori autore del libro ” Templari in Terra d’Otranto ” cominciare a fare ricerche serie e non solo osservazioni di superficie, ora comincia il bello… però bisogna coinvolgere istituzioni pubbliche, organismi culturali locali e…. i proprietari ( l’esempio di Tricase con S. Maria del tempio, restaurata dal proprietario dopo la mia sollecitazione ne è il più splendido modello da imitare ! ) “. Allora cari galatinesi, pronti a scoprire questo nuovo tesoro di arte, storia e cultura da poter accudire, studiare e rendere fruibile ? In questo giardino delle meraviglie, che è il borgo antico di Galatina, che continua a stupire, curiamo e proteggiamo uno dei fiori più belli di questo Eden, ne va anche del nostro futuro prossimo, regaliamo una chicca alle generazioni future, perchè ne siano fiere e contente di avere anche questo gioiello presente in città, ammirato ed invidiato da tutti.<br />
Raimondo Rodia</p>
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		<title>Misao e Fukumaru: un amore oltre la razza</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Feb 2013 18:33:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaella De Grazia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quella che sto per raccontarvi non è una semplice storia d&#8217;amore: è un legame, quello tra uomo ed animale, talmente puro e raro da commuovere un noto fotografo giapponese che lo ha documentato con degli scatti di vita quotidiana, condivisa tra una donna ed il suo micio. Lei è  Misao, la nonna del  noto fotografo nipponico  Miyoko Ihara, un&#8217;arzilla ultraottantenne dai ricci capelli &#8220;brizzolati&#8221; e dal sorriso sempre stampato in volto; lui è Fukumaru, che in giapponese vuol dire  &#8220;dio... <a href="http://cultura.notizie.it/misao-e-fukumaru-un-amore-oltre-la-razza/">Continua</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://cultura.notizie.it/misao-e-fukumaru-un-amore-oltre-la-razza/fukumaru2/" rel="attachment wp-att-338298"><img class="alignright size-full wp-image-338298" src="http://www.notizie.it/wp-content/uploads/2013/02/fukumaru2.jpg" alt="Misao e Fukumaru" width="300" height="300" /></a>Quella che sto per raccontarvi non è una semplice storia d&#8217;amore</strong>: è un legame, quello tra uomo ed animale, talmente puro e raro da commuovere un noto fotografo giapponese che lo ha documentato con degli scatti di vita quotidiana, condivisa tra una donna ed il suo micio. Lei è <strong> Misao</strong>, la nonna del  noto fotografo nipponico <strong> Miyoko Ihara</strong>, un&#8217;arzilla ultraottantenne dai ricci capelli &#8220;brizzolati&#8221; e dal sorriso sempre stampato in volto; lui è <strong>Fukumaru</strong>, che in giapponese vuol dire  <em>&#8220;dio della fortuna&#8221;</em>,ora  gattone bianco trovato   da cucciolo circa nove anni fa dalla nonnina indifeso e con un occhio malato.Da quel giorno i due non si sono mai più lasvciati, instaurando un legame tale che, in occasione del suo ottantacinquesimo compleanno la nonnina ha festeggiato con una torta a forma di muso di gatto e la sua &#8220;<span style="font-size: 13px;line-height: 19px">pelosa&#8221; metà al suo  fianco.
<a href='http://cultura.notizie.it/misao-e-fukumaru-un-amore-oltre-la-razza/fukumaru4/' title='scene di vita quotidiana di Fukumaru e la sua padrona'><img width="185" height="115" src="http://www.notizie.it/wp-content/uploads/2013/02/fukumaru4-185x115.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="scene di vita quotidiana di Fukumaru e la sua padrona" title="scene di vita quotidiana di Fukumaru e la sua padrona" /></a>
<a href='http://cultura.notizie.it/misao-e-fukumaru-un-amore-oltre-la-razza/fukumaruj3/' title='Fukumaru e nonna Misao fotografati da Ihara'><img width="185" height="115" src="http://www.notizie.it/wp-content/uploads/2013/02/fukumaruj3-185x115.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Fukumaru e nonna Misao fotografati da Ihara" title="Fukumaru e nonna Misao fotografati da Ihara" /></a>
<a href='http://cultura.notizie.it/misao-e-fukumaru-un-amore-oltre-la-razza/fukumaru-the-cat/' title='nonna Misao e Fukumaru'><img width="185" height="115" src="http://www.notizie.it/wp-content/uploads/2013/02/fukumaru-the-cat-185x115.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="nonna Misao e Fukumaru" title="nonna Misao e Fukumaru" /></a>
<a href='http://cultura.notizie.it/misao-e-fukumaru-un-amore-oltre-la-razza/fukumaru2/' title='Misao e Fukumaru'><img width="185" height="115" src="http://www.notizie.it/wp-content/uploads/2013/02/fukumaru2-185x115.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Misao e Fukumaru" title="Misao e Fukumaru" /></a>
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<p>. <strong>Miyoko Ihara</strong><span style="font-size: 13px;line-height: 19px"> non ha voluto lasciar scappare l&#8217;occasione di mostrare al mondo questo rapporto d&#8217;amore e quotidianità e nel suo libro </span><strong>Misao the big mama and Fukumaru the cat</strong><span style="font-size: 13px;line-height: 19px"> ha documentato, con il piglio di un moderno antropologo e la sensibilità che solo una persona vicina,un nipote,può avere, tutti gli spostamenti e le attività dell&#8217;anziana e del suo felino,giorno e notte, dal lavoro nei campi al relax all&#8217;aria aperta, offrendo al lettore uno spaccato divertente, commovente  e forse anacronistico, ma di sicuro impatto emozionale.</span></p>
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<p><strong><em>&#8220;Mia nonna e il suo gatto sono sempre insieme. Questo è il book fotografico che cattura la vita quotidiana di mia nonna,Misao,impegnata nel lavoro nei campi  con il suo gatto Fukumaru&#8221;</em></strong>. Questo è l&#8217;incipit del <em>&#8220;photobook&#8221;</em>  di Ihara, che ha il preciso scopo di trasportare chiunque apra le sue pagine nel piccolo mondo di<em> &#8220;big mama&#8221;</em> Misao e del suo micio, che certamente non solo è fortunato, facendo fede al significato del suo nome,ma ha portato certamente fortuna e gioia nella vita della signora Misao.</p>
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