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	<link>http://www.orizzontintorno.com</link> <description>Orizzontintorno</description>
	<atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/orizzontintorno-blog" /><feedburner:info uri="orizzontintorno-blog" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><item>
                   <title>Il senso della vita</title> 
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                   <description>&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/papavero.jpg' width='400 ' height='318 ' alt='Papavero ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;</description>
                   <pubDate>Wed, 16 May 2012 13:57:37 +0200</pubDate>
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                   <title>Ten years after. No, non la band.</title> 
                   <link>http://feedproxy.google.com/~r/orizzontintorno-blog/~3/9f7wxBjj0rg/1668-ten-years-after-no-non-la-band</link>
                   <description>Dieci anni fa questo blog, e tutto il sito per la verità, non esistevano. Fossero esistiti probabilmente alcune cose avrebbero in seguito preso pieghe diverse, chissà. Comunque non importa e del resto io son sempre quello che non si volta mai indietro.&lt;br&gt;
Dieci anni fa, d'altra parte, i blog erano un oggetto in stato piuttosto embrionale e l'alba dei social network era ancora lontana: se avevi voglia di raccontare, e di farti seguire, avevi poche strade che transitavano perlopiù dal passaparola.&lt;br&gt;
Farsi &lt;em&gt;seguire&lt;/em&gt; davvero, poi, era tutta un'altra faccenda, ché la geolocalizzazione prêt-à-porter era roba ancora ascritta alla fantascienza prossima ventura.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Dieci anni fa, oggi, pioveva a scrosci da giorni. Sembrava un giorno qualunque di novembre, invece era il 3 maggio anche dieci anni fa, oggi.&lt;br&gt;
Siccome alla stazione Centrale dovevamo andare in taxi, uscii sotto il diluvio per portare l'auto al garage vicino a casa, ché il box non lo avevamo e non è che puoi lasciar la macchina in mezzo alla strada per sei mesi. Non certo a Milano, perlomeno, figùrati poi coi turni settimanali del lavaggio strade.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Dieci anni fa, per dire, io non avevo nemmeno una macchina fotografica digitale. Viaggiavo ancora con la Nikon F65 acquistata a Bangkok l'anno prima in seguito alla rottura delle mia fedele Yashica. E, se ben ricordo, il mio telefonino era il famoso Nokia a banana. Mi sembra che nei menù fosse presente una voce per configurargli l'accesso WAP, ma sulla rete WAP, dieci anni fa, non c'era praticamente un tubo. E comunque collegarsi al WAP non era certo qualcosa che facevi in roaming, né del resto potevi connetterti in roaming proprio ovunque, come fai oggi, ché i protocolli GSM, gli accordi fra compagnie telefoniche internazionali e tutti i bla bla bla del caso erano ancora ascritti alla voce &amp;quot;addavenì&amp;quot;. &lt;br&gt;
Così, se volevi scrivere, non ti restavano che le e-mail. Quelle sì, c'erano già da un pezzo, ma non è che le potessi scrivere dal Nokia a banana: dovevi cercarti un internet cafè, sebbene vada detto che in molti Paesi, soprattutto nel secondo e terzo mondo - soprattutto dove non era transitato il ministro Pisanu - eran già spuntati come funghi.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Dieci anni dopo qualcuno di voi sa come è poi andata. Altri no e magari han voglia, ora, di sapere cosa è accaduto dieci anni fa e com'era chiudersi la porta di casa alle spalle, per sei mesi, e salire su un treno senza un iPhone in tasca, né un tablet nello zaino.&lt;br&gt;
Vent'anni prima, d'altra parte e se è per questo, non avevo nemmeno il telefonino. Ma è un'altra storia, che riguarda altre storie raccontate qua dentro, e questo non è un anniversario di tecnologia. &lt;br&gt;
Dieci anni fa, oggi, fra le 17 e le 18 per l'esattezza, &lt;a href='http://www.orizzontintorno.com/asia-overland ' target='_parent'&gt;partivo con il treno&lt;/a&gt;. Un treno che peraltro di lì a un'ora si sarebbe fermato. Perché pioveva troppo.</description>
                   <pubDate>Thu, 03 May 2012 13:16:18 +0200</pubDate>
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                   <title>Brianza, un anno dopo </title> 
                   <link>http://feedproxy.google.com/~r/orizzontintorno-blog/~3/vjrl4KkaKCI/1667-brianza-un-anno-dopo-</link>
                   <description>L'anno scorso a quest'ora stavo mangiando qualcosa nella zona transiti di Seoul Incheon ed ero in attesa del volo per Honolulu. Di particolare c'era soprattutto che &lt;a href='http://www.orizzontintorno.com/post/1468-mxpmxp-eastward# ' target='_parent'&gt;ero partito&lt;/a&gt; da meno di ventiquattr'ore e stavo vivendo il primo dei miei due 20 aprile consecutivi.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Oggi piove.&lt;br&gt;
E la testa torna inevitabilmente a &lt;a href='http://www.orizzontintorno.com/post/1665-where-i-belong ' target='_parent'&gt;O'ahu&lt;/a&gt;.</description>
                   <pubDate>Fri, 20 Apr 2012 09:19:18 +0200</pubDate>
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                   <title>Secondo di due: iPhone 4S</title> 
                   <link>http://feedproxy.google.com/~r/orizzontintorno-blog/~3/Zff1xAyr6TE/1660-secondo-di-due-iphone-4s</link>
                   <description>[&lt;em&gt;Ho in canna questo post più o meno da quando ho scritto &lt;a href='http://www.orizzontintorno.com/post/1649-primo-di-due-ipad-2 ' target='_parent'&gt;quello sull'iPad&lt;/a&gt;, ma poi, al solito, ero rimasto senza benzina, avevo una gomma a terra, non avevo i soldi per prendere il taxi, la tintoria non mi aveva portato il tight, c'era il funerale di mia madre, era crollata la casa, c'è stato un terremoto, una tremenda inondazione, le cavallette, eccetera.&lt;/em&gt;]&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Ho amato molto gli HTC e fino a poco tempo fa li ho ritenuti i migliori smartphone in circolazione, nonostante il mio primo, un Diamond2 con a bordo Windows Mobile 6, mi avesse abbandonato di punto in bianco a un solo anno dall'acquisto, piantandomi in asso nel bel mezzo della Corea con il touchscreen completamente inerte. Nella (lunga) attesa che gli ormai leggendari cinesi di via Rosmini a Milano me lo sistemassero, un anno e mezzo fa avevo preso un HD2 con WinMobile 6.5, il modello di punta dell'azienda, che a differenza del Diamond montava un touchscreen capacitivo: in teoria, allora, l'unica vera risposta all'iPhone sul mercato.&lt;br&gt;
La scelta di smartphone con WinMobile era dovuta semplicemente al fatto di avere un classico pc portatile con Windows e di usare Outlook per la gestione dell'agenda e della rubrica: dunque di poter continuare ad usare ActiveSync per la sincronizzazione pc-telefono.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Dell'HD2 sono stato davvero innamorato: risposta dell'interfaccia (quasi, credevo) a livello iOS di Apple, esperienza utente ottima sotto ogni punto di vista, connettività globale, display eccezionale, memoria espandibile, eccetera. Un vero e proprio mini personal computer. Finché ho usato il notebook Windows, anche la sincronizzazione non ha mai dato problemi: eccellente.&lt;br&gt;
Poi sono migrato al MacBook e da lì sono iniziati i problemi, ché far dialogare Mac OS X con Windows Mobile ve lo lascio immaginare.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
In realtà, confesso, sono stato a lungo uno degli irriducibili detrattori dell'iPhone, ritenendolo indietro di almeno un paio di generazioni rispetto alla concorrenza. Dello smartphone di Cupertino ho però sempre apprezzato la straordinaria fluidità dell'interfaccia, dovuta a uno schermo capacitivo la cui risoluzione grafica è sempre stata innegabilmente avanti anni luce, anche se leggo in giro che gli attuali schermi amoled di Samsung sono forse ancor più una meraviglia del display retina di Apple. &lt;br&gt;
In ogni caso è un fatto che a partire dall'iPhone 3S il divario tecnologico fra Apple e la concorrenza sia andato via via riducendosi, perlomeno in termini di funzioni orientate alla produttività e all'impiego in ambito professionale, tant'è che oggi parecchi indici sembrano mostrare una decisa contrazione della quota di mercato tradizionalmente coperta da RIM, in parte proprio a favore di Apple.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Sta di fatto che, iCoso o non iCoso, me ne stavo bene ancorato al mio HTC, pur sacramentando quotidianamente per la difficoltà di farlo dialogare con il MacBook e consapevole che in un futuro prossimo, anche su questo fronte, mi sarei infine piegato alla Mela per ormai innegabili questioni di opportunità e omogeneità del mio substrato tecnologico. &lt;br&gt;
Senonché proprio la sera di Capodanno, dopo qualche strano preavviso nei giorni precedenti, anche l'HD2 mi ha abbandonato di colpo, lasciandomi irrimediabilmente senza telefono. E, francamente, due KO in meno di tre anni, peraltro per la stessa ragione - touchscreen inerte - si meritano anche un bel vaffanculo. &lt;br&gt;
Così ho abbattuto anche l'ultimo muro e da inizio 2012 il mio è un  universo tecnologico interamente e definitivamente Apple: MacBook Pro, iPad 2 ed iPhone 4S, tutto annegato e sincronizzato via iCloud. Il paese dei balocchi.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
E, come ebbi già modo di &lt;a href='http://www.orizzontintorno.com/post/1555-una-mela-al-giorno-update ' target='_parent'&gt;scrivere&lt;/a&gt; in occasione del passaggio da PC a Mac, prima, e dell'acquisto dell'iPad poi, già dopo qualche giorno di utilizzo dell'iPhone la domanda inevitabile che mi son trovato a farmi è stata: ma com'è che ho aspettato così tanto?&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Sincronizzazione a parte di posta, agenda e rubrica, che a questo punto è diventata l'ultimo dei miei problemi - iCloud gestisce tutto in modo eccellente e in tempo reale - e che di fatto mi consente oggi di lavorare al 90% indifferentemente sul Mac, sull'iPad o sull'iPhone, e dando per scontata la fluidità dell'interfaccia sul retina display, quel che più mi ha colpito dell'iPhone è la foto/video camera. La qualità delle immagini e dei video è davvero impressionante, anche in condizioni estreme di luce e già senza bisogno di alcun fotoritocco in post produzione.&lt;br&gt;
Il risultato è che ho abbandonato in via definitiva la mia piccola &lt;a href='http://www.orizzontintorno.com/post/831-a-new-eye ' target='_parent'&gt;compattina Panasonic&lt;/a&gt; e da tre mesi tutte le immagini che ho pubblicato qua dentro arrivano dall'iPhone. Per non dire dei filmati in alta definizione che ho girato in montagna ai Tati, in movimento lungo le piste da sci, con tutte le difficoltà, vibrazioni e problemi di instabilità connessi: eccellenti, come se l'iPhone fosse dotato di uno stabilizzatore professionale d'immagine.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Dovessi proprio dire, i difetti storici dell'iPhone son comunque sempre gli stessi: la non espandibilità (i 64Gb interni sono tanti, ma tutto sommato non un'esagerazione, soprattutto in virtù proprio delle capacità di acquisizione immagini) e l'impossibilità di accedere direttamente a un eventuale cambio di batteria - ammesso che davvero sia così un limite.&lt;br&gt;
È peraltro vero che io tutti questi problemi di autonomia della batteria, dei quali tanto avevo letto al tempo del lancio sul mercato del 4S, non li ho riscontrati, pur avendo sempre attive tutte le varie feature succhia-energia (WiFi, Bluetooth, localizzazione, eccetera). Sarà perché già con l'HTC ero abituato ad attaccarlo alla corrente ogni volta che potevo: l'HD2 dovevo caricarlo almeno due volte al giorno. L'iPhone, per contro, lo metto spesso in carica una sola volta alla sera.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Il maggior limite dell'architettura Apple, comunque, vista ora nel suo complesso (almeno per l'uso che ne faccio/farei io), sta tutto sommato proprio nelle dimensioni dello spazio a disposizione su iCloud.&lt;br&gt;
Detto che i 5Gb gratuiti bastano di fatto solo per sincronizzare agenda, rubrica, preferiti e poche altre cose - e quelli ho, al momento - iCloud mette al massimo a disposizione 50Gb di spazio al non modico prezzo di 80€/anno, un taglio che secondo me ha un po' poco senso, costo a prescindere. Non vedo infatti particolarmente utile usare iCloud per fare i backup di iPhone e iPad, che posso tranquillamente continuare a gestirmi sul disco di rete di casa o su un qualunque disco esterno (senza contare peraltro che i 50Gb di iCloud, avendo un iPhone da 64Gb, potenzialmente non basterebbero comunque). Né quello spazio sarebbe sufficiente se volessi usarlo per condividere la mia libreria di musica (180Gb circa), o l'archivio immagini (100Gb almeno).&lt;br&gt;
Il punto è che oggi gestiamo volumi dati notevoli, soprattutto in termini di contenuti multimediali: contenuti, però e guarda caso, che in gran parte sono generati proprio dalle nostre device mobili. E dunque, che senso ha proporre tagli massimi da 50Gb quando vendi device dotate di funzionalità di sincronizzazione reciproca, che potenzialmente vengono usate per generare contenuti multimediali di peso elevato e che hanno capacità superiori di storage interna?&lt;br&gt;
Confesso che non mi è ben chiaro.</description>
                   <pubDate>Sat, 14 Apr 2012 00:07:23 +0200</pubDate>
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                   <title>Comunque quello nella foto non è Marcello</title> 
                   <link>http://feedproxy.google.com/~r/orizzontintorno-blog/~3/N6cZ9vTzh6w/1666-comunque-quello-nella-foto-non-è-marcello</link>
                   <description>&lt;div class='pic'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/douz.jpg' width='250 ' height='378 ' alt='Douz ' align='left'&gt;&lt;/div&gt;Ho iniziato a viaggiare in modo diverso nel '93, a Douz, dopo l'incontro con Marcello. E già incontrare per caso Marcello nella piazza del mercato di Douz era stata una di quelle inspiegabili e meravigliose coincidenze che capitano solo a coloro per cui il viaggio è una forma di divenire quotidiano, uno stato fisico e mentale a prescindere per il quale, comunque e dovunque ti svegli ogni mattina, quando apri gli occhi, per almeno una frazione di secondo ti chiedi &lt;em&gt;dove&lt;/em&gt;.&lt;br&gt;
Che peraltro è una condizione non facile. È far parte di una sorta di comunità parallela ed errante che si sposta invisibile attraverso il continuum di un mondo stanziale, al contrario e perlopiù dédito al pendolarismo ricorrente esotico o low cost. Che è cosa differente.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Me ne è capitata un'altra, per inciso, di queste coincidenze, ancorché indiretta in questo caso: quando Nicola, viaggiando da Melbourne a Cairns, incontrò e conobbe Giovanni e Sergio, e parlando del più e del meno - di viaggi, inutile dire - i due gli raccontarono del loro in Patagonia di qualche anno prima e dell'italiano che laggiù avevano incontrato. Così Nicola gli rispose che anche lui aveva un amico che aveva viaggiato in Patagonia, proprio nello stesso anno, che combinazione. Si chiamava Carlo, il suo amico, per caso lo stesso nome del tipo che Giovanni e Sergio avevano incontrato. Lo stesso Carlo. Certo, io.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Come la coppia di olandesi incontrati a Khiva, che avevo già incontrato a Kashgar qualche mese prima, e in effetti sì, c'eravamo già probabilmente incrociati a Lhasa ancor prima. Ma questo è facile, ché le lunghe rotte overland dell'Asia son poi sempre quelle e di questo ho già scritto e parlato parecchio altrove.&lt;br&gt;
Questa è storia differente.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Così ci incontrammo per caso, Marcello ed io, in mezzo alla folla del mercato di Douz. Io arrivavo da Tozeur, lui da Ksar Ghilane. Ci eravamo visti l'ultima volta un paio di settimane prima in laboratorio al CNR di Milano, dove lavoravamo entrambi. Io sapevo dei suoi viaggi, lui sapeva dei miei, anche se all'epoca per me lui era un vero mito al cospetto del cui curriculum di viaggiatore la mia spedizione alle Svalbard dell'87 e i due mesi in Patagonia nell'inverno australe del '90 erano ben poca cosa.&lt;br&gt;
Non parlavamo molto di viaggi, Marcello ed io, ché come tutti gli appartenenti alla comunità segreta ci si annusa a lungo, a distanza, si discute distrattamente di meteo e di aeroporti per misurare quanto l'altro ce l'abbia più o meno lungo di te, prima di entrare nel confronto diretto.&lt;br&gt;
Che poi, in realtà, non c'è mai davvero alcuna deriva competitiva: se ci si annusa e ci si riconosce, dopo, si diventa amici. E in effetti Marcello ed io ci scoprimmo amici, dopo, almeno per un po', almeno prima di perderci di vista, solo per incontrarci nuovamente, molti anni dopo, su un volo Roma-Milano, entrambi al rientro da una settimana di lavoro nella capitale, entrambi in partenza la settimana successiva, lui per Bali col figlio neonato, io per Kuala Lumpur.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Così ci incontrammo per caso, Marcello ed io, e prima di scoppiare a ridere ci guardammo in faccia e ci chiedemmo, reciprocamente e contemporaneamente, &lt;em&gt;ma tu che cazzo ci fai qui?&lt;/em&gt;&lt;br&gt;
Ché è ben strano incontrarsi per caso nella piazza del mercato di Douz.  Già lo sarebbe a Times square, per dire.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Marcello quella volta mi insegnò come procurarsi delle sbarre di ferro per smontare i copertoni dai cerchi di un'auto in un villaggio berbero del Sahara settentrionale. Ché smontare i copertoni è fondamentale per poter riparare una gomma in caso di foratura. Ché in caso di foratura, in mezzo al deserto, la gomma te la devi saper riparare da solo, ché mica vien l'ACI a prenderti.&lt;br&gt;
E dove vuoi procurarti due sbarre di ferro - ne servon due - in un villaggio berbero, se non dal fabbro del paese? Basta farci un salto, disegnargli con una matita su un foglio a quadretti come vorresti che fossero forgiate le due sbarre e tempo venti minuti ecco pronti i tuoi strumenti del mestiere al modico prezzo di mille lire, o forse poco più.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Era giusto vent'anni fa. Ce l'ho ancora a casa una di quelle due sbarre. E non vi dico passarla dal metal detector dell'aeroporto di Tunisi.&lt;br&gt;
Non l'ho mai usata, poi, comunque. Affondato nella sabbia parecchio, bucato mai. E quanta sabbia guidata negli anni successivi, grazie ai trucchi che imparai da Marcello quella volta.&lt;br&gt;
Ma non è questo. Quel che mi insegnò Marcello non furono le sbarre di ferro, né le gomme da tenere un po' sgonfie, né le scale antisabbia.&lt;br&gt;
Marcello mi insegnò &lt;em&gt;i supermercati&lt;/em&gt;.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Quel pomeriggio Marcello ed io proseguimmo insieme il nostro errare a caso per i vicoli di Douz e, fra un tè e l'altro, Marcello mi portò in giro per supermercati ché, diceva lui, se tu vuoi conoscere qualcosa, davvero, di un Paese, va' al supermercato o guarda la televisione.&lt;br&gt;
E in effetti la televisione io la guardavo già, sempre, ogni volta. È sempre la prima cosa che faccio tuttora quando arrivo in un Paese che non conosco: accendo la televisione e faccio zapping. Ché non c'entra nulla la lingua, non è importante la lingua, non è sulla lingua che ti devi concentrare. È sui contenuti. È sulle immagini. È nelle immagini della televisione lo specchio vero di ogni Paese e della cultura che vai per attraversare. &lt;br&gt;
Ma al supermercato no: fino a quel giorno, al supermercato, non avevo mai pensato.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Nel '93 viaggiavo ancora con la guida turistica nello zaino: erano i tempi delle prime Lonely Planet, che ancora nessuno conosceva. Ricordo quella dell'Argentina: un volumetto di circa cento pagine. Quante sono l'edizione attuale?&lt;br&gt;
Viaggiavo con la mia guida, prendevo nota di quel che assolutamente &lt;em&gt;si doveva&lt;/em&gt; vedere, andavo, vedevo, fotografavo, spuntavo. Fatto.&lt;br&gt;
Poi Marcello mi insegnò i supermercati: ad osservare la gente al supermercato e a &lt;em&gt;comprare le cose&lt;/em&gt; nei supermercati. Cose strane. Oddio, strane per me, non per loro, quelli che in quei supermercati vanno ogni giorno.&lt;br&gt;
Perché le cose migliori che puoi portarti a casa al ritorno da un viaggio lontano non sono le tipiche maschere di legno etiopi intagliate a mano, fabbricate in serie a Johannesburg, né le riproduzioni a mano delle antiche stampe Ming, prodotte in serie a Seoul, né le bussole dei sommergibili sovietici comprate al mercato di Yerevan, prodotte nelle fabbriche russe di vecchi giocattoli.&lt;br&gt;
È la salsa per il kebab, comprata al supermercato di Douz, che chissà quando scade e, soprattutto, di cosa sa.&lt;br&gt;
O la tazza del Nescafè, taroccata, comprata al supermercato centrale di Ulaan Baatar, reparto casalinghi.&lt;br&gt;
O i maledetti pirogui surgelati, comprati al supermercato sotto casa a Warszawa.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Così adesso io viaggio parecchio per supermercati. E faccio la spesa. Con le borse di plastica.&lt;br&gt;
I biscotti di Yerevan non sono male, per dire.</description>
                   <pubDate>Fri, 13 Apr 2012 00:01:36 +0200</pubDate>
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                   <title>Where I belong</title> 
                   <link>http://feedproxy.google.com/~r/orizzontintorno-blog/~3/8jjGOCFR_Ow/1665-where-i-belong</link>
                   <description>A volte, senza un motivo particolare, mi capita all'improvviso di fermarmi a pensarci e mi rendo conto che io, a O'ahu, ho lasciato il cuore.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Io sono quello che non torna mai, soprattutto nei luoghi che ho davvero amato. Chiudo le porte alle spalle, catalogo, metto via. Preferisco ricordare piuttosto che riscoprire, scontrarmi col tempo che passa, travolge e cambia.&lt;br&gt;
Tutto sommato non sono molti i luoghi dove io abbia pianto davvero, per quanto mondo abbia girato. Potrei contarli sulle dita di una mano. Mi è capitato spesso, sì, di emozionarmi, di vivere profondamente la mia condizione di eterno zingaro, ma le lacrime, la commozione incontenibile e insostenibile, il senso di appartenenza profondo a un luogo, quella sensazione estrema di fine corsa che ti si rompe in gola fino ai singhiozzi, per la quale ti ritrovi senza più energie a pensare &lt;em&gt;sono arrivato&lt;/em&gt;, ecco, quella no, quella mi ha travolto in pochissime occasioni.&lt;br&gt;
In Patagonia nel '90, in tenda da solo al campo base del Cerro Torre. E ancora ai campi base dell'Everest e dello Shisha Pangma nel 2002, quante lacrime nascoste. E nell'87 di fronte alla banchisa polare. O ancora l'alba a Sossusvlei nel '98. E poi al Muztagh Ata, in qualche modo, e nel nulla inesorabile di Mandal Ovoo. E la scorsa estate sul volo per Yerevan, che però erano lacrime di liberazione. E sì, Panama anche, durante l'attraversamento delle chiuse di Pedro Miguel: un'emozione così forte che mi si ruppe la voce mentre commentavo il filmato che stavo girando.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Ma O'ahu.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
O'ahu è andata penetrando sotto alla mia pelle giorno dopo giorno, per mesi, e la cosa più strana è che vi ero capitato senza alcuna aspettativa, nemmeno con particolare entusiasmo. Era solo la tappa intermedia del mio giro del mondo, uno scalo che per mesi avevo tentato di evitare in favore di altre mete che mi interessavano maggiormente, ma al quale mi ero infine arreso per sola convenienza logistica.&lt;br&gt;
Mi scocciava pure l'idea di dovermi fermare una settimana intera laggiù. Avrei voluto più tempo per il Centro America, o uno stop over più a sud, e invece niente. Mesi a combattere con il call center di cinque compagnie aeree diverse per chiudere la rotta transpacifica, ma nulla da fare: O'ahu non era possibile evitarla in nessun modo. &lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Se ci sono stati giorni di serenità totale nella mia vita, davvero totale, quello stato di grazia nel quale ti senti in equilibrio con l'universo intero, non hai un pensiero al mondo se non quello di respirare l'aria che ti circonda, di vivere istante per istante la tua dimensione interiore e la sensazione di appartenenza al mondo, di camminare con la pelle d'oca e i brividi per l'emozione che ti accompagnano ad ogni passo, quelli sono stati i miei giorni a O'hau. Le mie lunghe passeggiate e le serate di Waikiki. I miei chilometri in macchina verso le deserte spiagge settentrionali, a caccia di onde monumentali. L'isolamento e lo smarrimento totali di Kae'na Point. Quel senso di vuoto assoluto, su uno scoglio in mezzo al Pacifico, a migliaia di chilometri da qualunque altra terraferma, così sperduto da filmarmi da solo e mettermi a parlare con la telecamera. E i rientri a Honolulu al tramonto, con l'autoradio che trasmette da stazioni d'oltreoceano, o gli Eagles in cuffia che mi cantano &lt;em&gt;Love will keep us alive&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;New York minute&lt;/em&gt;. Così struggenti, quei ricordi, che non posso più ascoltarle, quelle canzoni, senza che mi venga da piangere.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Così, un giorno io tornerò ad O'ahu. E, di nuovo, ogni mattina verrò svegliato dall'ukulele di quel ragazzo che suonava nascosto da qualche parte fra le palme e mi sederò ancora sulla spiaggia di Waikiki al tramonto, a guardare le onde e a fotografare i surfisti contro il sole che si immerge nell'oceano.&lt;br&gt;
Poi mi alzerò, mi scrollerò la sabbia di dosso e mi avvierò con calma per le vie del lungomare alla ricerca di un posto dove mangiare qualcosa, scrivere il mio travel log e sorridere nel trovarmi a pensare a quanto sia lontano, maledettamente lontano, tutto, da laggiù.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Così lontano che per arrivarci devi pure viaggiare nel tempo.</description>
                   <pubDate>Mon, 02 Apr 2012 21:39:28 +0200</pubDate>
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                   <title>Scusate se insisto</title> 
                   <link>http://feedproxy.google.com/~r/orizzontintorno-blog/~3/NdcUoHhBNbw/1664-scusate-se-insisto</link>
                   <description>Poi cambio argomento, giuro. È solo che ne sono particolarmente orgoglioso :-)&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/vasi2012032701.jpg' width='400 ' height='300 ' alt='Vasi.2012.03.27-01 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/vasi2012032702.jpg' width='400 ' height='300 ' alt='Vasi.2012.03.27-02 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/vasi2012032703.jpg' width='400 ' height='300 ' alt='Vasi.2012.03.27-03 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/vasi2012032704.jpg' width='400 ' height='300 ' alt='Vasi.2012.03.27-04 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/vasi2012032705.jpg' width='400 ' height='300 ' alt='Vasi.2012.03.27-05 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;</description>
                   <pubDate>Thu, 29 Mar 2012 09:51:14 +0200</pubDate>
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                   <title>Quasi cinquenne vs. Oméro</title> 
                   <link>http://feedproxy.google.com/~r/orizzontintorno-blog/~3/gZf9UVWlKe4/1663-quasi-cinquenne-vs-oméro</link>
                   <description>- &lt;em&gt;E questo, Tata, è Hermes, il messaggero degli dèi.&lt;/em&gt;&lt;br&gt;
- &lt;em&gt;Ma papà, porta i messaggi?&lt;/em&gt;&lt;br&gt;
- &lt;em&gt;Sì Tata, agli eroi achei.&lt;/em&gt;&lt;br&gt;
- &lt;em&gt;Ma lavora anche il mercoledì?&lt;/em&gt;&lt;br&gt;
</description>
                   <pubDate>Tue, 27 Mar 2012 10:19:48 +0200</pubDate>
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                   <title>Esplode di colpo la mia seconda stagione</title> 
                   <link>http://feedproxy.google.com/~r/orizzontintorno-blog/~3/rWHsObdpAMU/1662-esplode-di-colpo-la-mia-seconda-stagione</link>
                   <description>Dunque, a questo punto direi che siamo proprio in anticipo e peraltro ho alcune conferme e qualche nuova lezione da imparare. Innanzitutto, che il prossimo inverno farò bene a inventarmi una piccola serra per tenere i vasi al riparo dal gelo, perché è evidente che danni ce ne sono stati.&lt;br&gt;
Adesso, comunque, alla faccia del calendario qui è tutto un gran fiorire come fosse primavera avanzata, per non dire inizio estate.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
I giacinti, come previsto, pare proprio che non ce l'abbian fatta: ho ancora qualche bulbo che butta lunghe foglie, ma le punte sono irrimediabilmente gialle. I tulipani olandesi invece, nonostante qualche foglia bucata e spaccata, sembrano aver superato la prova abbastanza bene e stanno sbocciando alla velocità della luce. In pochi giorni ne sono apparsi improvvisamente una decina.&lt;br&gt;
I giacinti non sembrano in gran forma: ho già estirpato un paio di bulbi andati e sembrano mosci mosci, per non dire marci. Ho il dubbio di aver dato loro troppa acqua nelle ultime settimane, ma d'altra parte con 'sto clima assurdo è anche difficile capire quando e quanta darne in generale. Di giorno ci son spesso punte di 25°, di notte si sta attorno ai 10°-12°.&lt;br&gt;
Quel che è certo è che i muscari, la novità di quest'anno, bevono un casino. E che nonostante le punte delle foglie ingiallite e secche, ormai da due mesi, vengon su che è un piacere. Mi piacciono i muscari, mi piacciono proprio, mi ci sono affezionato.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
E poi le viole, che buttano alla grande e profumano l'aria attorno: han superato bene l'inverno e si stanno allargando a cascata oltre l'orlo dei vasi. Ogni tanto do loro una sfoltita, anche perché tendono a marcire un po' alla base (di nuovo, troppa acqua forse?) e continuo ad avere un po'  il timore che mi soffochino i fiori da bulbo che stan venendo su da sotto.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Insomma, nonostante tutto potrebbe essere una primavera con una gran fioritura multicolore, ma vista l'esperienza dello scorso anno e l'anticipo di questa stagione ho l'impressione che nulla di tutto questo durerà abbastanza da vedere l'arrivo dell'estate. Bisogna che inizi a pensare ad un ricambio attorno a giugno.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/vasi2012032401.jpg' width='400 ' height='259 ' alt='Vasi.2012.03.24-01 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/vasi2012032402.jpg' width='400 ' height='354 ' alt='Vasi.2012.03.24-02 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/vasi2012032403.jpg' width='400 ' height='250 ' alt='Vasi.2012.03.24-03 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/vasi2012032404.jpg' width='400 ' height='300 ' alt='Vasi.2012.03.24-04 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;div class='didascalia'&gt;I tulipani olandesi se la stanno cavando bene...&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/vasi2012032405.jpg' width='400 ' height='349 ' alt='Vasi.2012.03.24-05 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;div class='didascalia'&gt;I giacinti invece sembrano proprio andati...&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/vasi2012032406.jpg' width='400 ' height='375 ' alt='Vasi.2012.03.24-06 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;div class='didascalia'&gt;I muscari sono la novità di quest'anno&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/vasi2012032407.jpg' width='400 ' height='386 ' alt='Vasi.2012.03.24-07 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/vasi2012032408.jpg' width='400 ' height='356 ' alt='Vasi.2012.03.24-08 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;div class='didascalia'&gt;I narcisi van così così... speriamo!&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/vasi2012032409.jpg' width='400 ' height='251 ' alt='Vasi.2012.03.24-09 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/vasi2012032410.jpg' width='400 ' height='360 ' alt='Vasi.2012.03.24-10 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;div class='didascalia'&gt;Ed è un gran fiorire e profumo di viole!&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;</description>
                   <pubDate>Sun, 25 Mar 2012 13:33:27 +0200</pubDate>
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                   <title>Ho [strike]preso[/strike] installato la Metro</title> 
                   <link>http://feedproxy.google.com/~r/orizzontintorno-blog/~3/aHXpOIGmB1A/1659-ho-strikepresostrike-installato-la-metro</link>
                   <description>Durante uno dei miei attacchi nerd serali mi son creato una nuova partizione sul Mac con VirtualBox per installare e provare la customer preview di Windows 8. Del resto, con 750Gb di disco e 8Gb di RAM, se non ci faccio un po' di chiasso attorno (cit.) che gusto c'è? Già ho altre due partizioni per far girare all'occorrenza XP e Ubuntu: vuoi non metter su anche l'ultimo nato in casa Redmond per godere un po' della nuovissima interfaccia Metro?&lt;br&gt;
Fra parentesi, dovete anche spiegami perché spendete tutti quei soldi per comprare Parallels o VMWare, visto che VirtualBox è gratuito e funziona come un orologio. &lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Comunque. &lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Il colpo d'occhio, confesso, è accattivante. Quasi quasi ci si rimane anche un po' male, soprattutto se si è passati ad Apple un anno fa fuggendo da vent'anni di Microsoft, tagliandosi tutti i ponti alle spalle e bruciandosi la terra attorno: niente più Windows nemmeno sul telefono e sul disco di rete, riformattate tutte le vecchie unità di backup, piallato anche il netbook Vaio (sul quale ora gira Ubuntu).&lt;br&gt;
Fatto sta che quei buontemponi degli eredi di Bill Gates, dopo un'intera epoca di noiosissimi sistemi impiegatizi, hanno sfornato 'sta roba fatta a &lt;em&gt;tile&lt;/em&gt;, le mattonelle colorate, stravolgendo completamente il paradigma delle tradizionali interfacce Windows.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Ed è così innovativa, in effetti, che si rimane un po' spiazzati. Tipo, dov'è la solita &lt;em&gt;roba&lt;/em&gt;? E i miei file? E il desktop?&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
I primi passi dentro l'interfaccia Metro non sono così immediati, né intuitivi, perlomeno per chi vi arriverà da sole esperienze dei precedenti sistemi Microsoft, Seven compreso. Windows 8 è un sistema sviluppato per offrire un'esperienza utente completamente differente dai suoi predecessori, ma d'altra parte assolutamente familiare a chiunque utilizzi uno smartphone, soprattutto di casa Apple o sviluppato su Android. In pratica è evidentemente un sistema nato per girare in ambiente touchscreen e basato su &amp;quot;app&amp;quot;: ogni mattonella una app.&lt;br&gt;
Il problema principale, a mio avviso, è che l'utente classico di un pc usa il proprio computer con un approccio mentale differente da quello con cui utilizza un tablet o lo smartphone e siamo ancora lontani (ammesso che abbia mai davvero senso arrivarci) da un mercato di computer portatili con touchscreen integrato. Metro non è particolarmente amichevole (o perlomeno non sembra esserlo in questa customer preview) verso il tradizionale uso del mouse e per quanto si possa essere abituati a un approccio simile sul proprio telefonino, non lo si è affatto nel colloquiare con il computer. È un modo di interagire non intuitivo e lipperlì un po' fastidioso, soprattutto volendo accedere alle risorse di sistema per via tradizionale attraverso l'uso del file system.&lt;br&gt;
Il vecchio modus operandi e l'ambiente desktop tradizionale sono in ogni caso sempre disponibili: almeno nella preview è possibile uscire da Metro attraverso un tile specifico che apre un'interfaccia simile a quella di Seven.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Tablet e notebook avranno sempre più destinazioni d'uso diverse e i primi non divoreranno il mercato dei secondi, al massimo ne assorbiranno una quota.  Il personal computer diventerà più orientato a un uso tecnico che necessita di tastiera fisica e device specifiche di puntamento, mentre il tablet monopolizzerà probabilmente il mercato del largo consumo, rimpiazzando il pc presso l'utenza di fascia media e generalista.&lt;br&gt;
In questo scenario Windows 8 punta all'integrazione dei sistemi, alla convergenza fra fisso e mobile e all'armonizzazione dell'esperienza utente fra device di natura diversa, ma in prima battuta (sicuramente a torto) non mi convince del tutto. È vero del resto che è un po' la strategia che la stessa Apple sta facendo all'interno di un ormai avviato processo di convergenza fra Mac OS e iOS, probabilmente con l'obiettivo di arrivare a sviluppare varianti diverse di un unico sistema operativo in grado di girare su mezzi diversi, computer, tablet o telefoni che siano, garantendo così agli utenti continuità d'uso e semplificazione estrema del dialogo.&lt;br&gt;
Di per sé, in effetti, una strada abbastanza ovvia. Probabile però che abbia maggior presa, come sempre, sui nativi digitali di ultima generazione cresciuti a pane e smartphone, piuttosto che verso coloro che viaggiano da anni col pc nella borsa.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/windows8.jpg' width='400 ' height='286 ' alt='Windows8 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;div class='didascalia'&gt;L'interfaccia Metro per PC&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
</description>
                   <pubDate>Sun, 18 Mar 2012 23:52:01 +0100</pubDate>
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                   <title>I reumatismi, signora mia</title> 
                   <link>http://feedproxy.google.com/~r/orizzontintorno-blog/~3/lSyzUEW17XI/1658-i-reumatismi-signora-mia</link>
                   <description>Insomma, siamo ancora in inverno ma qui è tutto un fiorire con largo anticipo. E non va mica bene, no, ché i giacinti, per dire, han tutte le punte delle foglie ingiallite e quell'unico pazzo che è già fiorito è uscito moscio moscio, come si fosse appena svegliato dopo una sbronza serale micidiale di fertilizzante.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
E i muscari? Sì, anche loro: stan fiorendo a razzo, ma han tutte le foglie secche in punta.&lt;br&gt;
E i tulipani? Foglie grandi quest'anno, ché son pure bulbi importati dall'Olanda, ma alcune secche secche, altre spaccate in mezzo. Stanno iniziando a germogliare le corolle, ma la situazione non mi piace per nulla.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Le viole no, han superato l'inverno abbastanza bene tutto sommato, loro. Ho sfoltito qualche cespuglietto un po' marcito, ma per il resto stan colorando alla grande tutta la terrazza. Son state un buon investimento per far compagnia ai bulbi.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Mi prendo un Optalidon, va'.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/vasi2012031701.jpg' width='400 ' height='302 ' alt='Vasi.2012.03.17-01 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/vasi2012031702.jpg' width='400 ' height='307 ' alt='Vasi.2012.03.17-02 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/vasi2012031703.jpg' width='400 ' height='413 ' alt='Vasi.2012.03.17-03 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/vasi2012031704.jpg' width='400 ' height='387 ' alt='Vasi.2012.03.17-04 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;br&gt;
&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/vasi2012031402.jpg' width='400 ' height='300 ' alt='Vasi.2012.03.14-02 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/vasi2012031403.jpg' width='400 ' height='300 ' alt='Vasi.2012.03.14-03 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/vasi2012031405.jpg' width='400 ' height='300 ' alt='Vasi.2012.03.14-05 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;</description>
                   <pubDate>Sat, 17 Mar 2012 12:27:15 +0100</pubDate>
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                   <title>Adesso spengo la luce e così sia</title> 
                   <link>http://feedproxy.google.com/~r/orizzontintorno-blog/~3/wo7Er1j92a4/1657-adesso-spengo-la-luce-e-così-sia</link>
                   <description>Passata l'istituzionale ondata mediatica ed emotiva, due righe in sordina su Dalla quasi quasi le scrivo anch'io, ché fino a ieri era fin troppo facile. D'altra parte, come sempre in questi casi, tutto e fin troppo è stato detto e scritto, e a quel che forse sarebbe piaciuto a me aggiungere ha già provveduto in modo assai più meritevole d'attenzione il sempre ottimo Leonardo scrivendo quel che per me è &lt;a href='http://leonardo.blogspot.com/2012/03/5-cose-che-nessuno-sa-di-dalla-forse.html ' target='_blank'&gt;uno dei suoi migliori post&lt;/a&gt; degli ultimi anni.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Da (credo) coetaneo di Leonardo, Dalla per me è stato e inevitabilmente rimarrà quello di &lt;em&gt;Com'è profondo il mare&lt;/em&gt; e di quei tre incredibili e geniali album venuti dal nulla - perché, non raccontiamoci balle da post-intellettuali de Il mucchio selvaggio: non saran certo davvero &lt;em&gt;Terra di Gaibola&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Anidride Solforosa&lt;/em&gt; a rimanere scolpiti nella pietra, ammesso poi che della musica pop italiana degli ultimi quarant'anni, salvo rarissime eccezioni, qualcosa meriti davvero di sopravvivere oltre le celebrazioni di un centenario.&lt;br&gt;
E peraltro, prima, mica scriveva lui per l'appunto. Gliele scrivevano.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
E non è solo il botto di Com'è profondo il mare. Prendi &lt;em&gt;Quale allegria&lt;/em&gt;, ad esempio. Prendi &lt;em&gt;Milano&lt;/em&gt;, poi prova a riascoltare &lt;em&gt;Luci a San Siro&lt;/em&gt; e, se sei milanese, dimmi per te quale delle due è Milano (e sì, lo so che son temi diversi, grazie, ma se sei milanese &lt;em&gt;Luci a San Siro&lt;/em&gt; è &lt;em&gt;anche&lt;/em&gt; Milano).&lt;br&gt;
E considera che quello è stato solo il riscaldamento, lo stretching prima di sparar fuori &lt;em&gt;Stella di mare&lt;/em&gt;, per dire. A parte &lt;em&gt;L'anno che verrà&lt;/em&gt;, sempre troppo sottovalutata e confinata, col passar degli anni, a far da colonna sonora ai tristi veglioni di fine anno negli hotel tre stelle delle località di villeggiatura montane, replicata da sciagurati pianisti di piano bar che De Gregori si rivolterebbe nella tomba, fosse morto anche lui (lunga vita, Francesco, intendiamoci: almeno tu).&lt;br&gt;
E poi &lt;em&gt;Futura&lt;/em&gt;, certo, rispetto alla quale però ho sempre avuto qualche perplessità su quella virata di armonia intermedia che un po' ti pianta lì in mezzo e vabbè.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Io però sarò sempre legato a Dalla per due canzoni in particolare, che a loro volta son legate a due momenti ben precisi della mia esistenza. Ché le istantanee davvero importanti della vita, quelle che ti segnano e che viaggeranno per sempre con te, per qualche ragione occulta portan sempre con sé una qualche musica, e questo è quel che avevo voglia di scrivere, da un po' di giorni.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Come sa chi mi segue da tempo qua dentro, nei mesi che ho trascorso e vissuto a Warszawa ho scritto parecchio di musica e della colonna sonora che accompagnava le mie giornate invernali nella capitale polacca. Eppure, a distanza di anni ormai, son due i brani che mi son rimasti in testa e che, inevitabilmente, io associo a quei giorni (e che, quando avrò tempo di montarlo, finiranno nel cortometraggio al quale lavoro da mesi sulla mia Warszawa): &lt;em&gt;Via Paolo Fabbri 43&lt;/em&gt; di Guccini, che ascoltavo ogni mattina uscendo dalla mia casa in Chmielna e che era il mio buongiorno alla città, e &lt;em&gt;Il cucciolo Alfredo&lt;/em&gt; di Dalla, che per qualche ragione inspiegabile ascoltavo sempre di sera sull'autobus, mentre rientravo dal lavoro. &lt;br&gt;
Così, se riascolto Il cucciolo Alfredo e chiudo gli occhi, rivedo quell'autobus, e le luci dei grattacieli e del traffico, e avverto ancora il freddo pungente del gennaio warszawianin che cerca di infiltrarsi sotto al giaccone. E mi chiudo nel mio mutismo e nella malinconia, ché il ricordo di quei giorni, per quanto, mi accompagnerà a lungo ancora, temo per sempre.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
E ho un'altra storia.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Anni fa, parecchi anni fa, diciamo quasi trenta, c'era una ragazza con dei capelli chiari lunghissimi, ricci, che le scivolavano lungo le spalle. Mi fissava con quello sguardo sempre un po' assente e di traverso e occhi grigi, quasi trasparenti, in cui annegavo ogni volta.&lt;br&gt;
Io credo che lei non ricordi affatto, ormai più, quanto ho pianto poi. Per dir la verità durante, ché poi, alla fine, in effetti lacrime non ne avevo più. Lo aveva capito con un paio d'anni di ritardo, troppo tardi per scoprire che avevo ragione, e amen, che col senno di poi ci potremmo asfaltare il pianeta tutto. E c'è comunque un motivo per cui io Londra, tutto sommato, non l'ho mai amata davvero, nemmeno a prescindere.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
C'era questa ragazza e ci sono anche voluti parecchi anni, dopo, per eliminare anche le tracce più nascoste di tante cose, comprese quelle visibili solo al luminol, metaforicamente parlando, intendiamoci. &lt;br&gt;
Quei giorni di quasi trent'anni fa sul piatto del giradischi, un Technics niente male che è rimasto dove non dovrebbe essere rimasto - ma dalle cose a un certo punto, soprattutto da certe cose, bisogna sapersi anche separare - sul piatto, dicevo, girava spesso &lt;em&gt;Cara&lt;/em&gt;.&lt;br&gt;
Perché, per me, Cara era lei.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&amp;quot;&lt;em&gt;Quanti capelli che hai, non si riesce a contare, sposta la bottiglia e lasciami guardare se di tanti capelli ci si può fidare.&lt;/em&gt;&amp;quot;&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
No, non ci si poteva fidare. Ho impiegato tanti anni per capirlo.</description>
                   <pubDate>Fri, 16 Mar 2012 13:46:25 +0100</pubDate>
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                   <title>Berlino, ci son stato con Bonetti</title> 
                   <link>http://feedproxy.google.com/~r/orizzontintorno-blog/~3/idDMh9notKU/1653-berlino-ci-son-stato-con-bonetti</link>
                   <description>Comunque, buon compleanno (e non era Berlino, ma cose che tu ed io sappiamo).</description>
                   <pubDate>Sun, 04 Mar 2012 21:00:21 +0100</pubDate>
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                   <title>Acciacchi di stagione</title> 
                   <link>http://feedproxy.google.com/~r/orizzontintorno-blog/~3/Gi4JEIfvB4g/1656-acciacchi-di-stagione</link>
                   <description>La stagione anomala sta facendo qualche danno. O almeno, do la colpa alla stagione, ma magari la calamità è la mia proverbiale carenza di pollice verde, nonostante questi due anni di apprendistato faccio-da-me.&lt;br&gt;
Sta di fatto che nel giro di una quindicina di giorni siamo passati da meno dieci, e neve a ricoprire i vasi, a più ventiquattro, e temo che l'escursione termica lunare non abbia particolarmente giovato ai nostri bulbi, che mostrano segni inequivocabili di sofferenza.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Tulipani, giacinti e tutto quel che abbiamo qui stanno all'improvviso germogliando a velocità percebile in tempo reale: qualche centimetro nel giro di due o tre giorni, per dire. Solo che le foglie vengon su spaccate, o seccano progressivamente in punta. Non mi piace per nulla.&lt;br&gt;
Le provvidenziali amiche dei gruppi di discussioni di FriendFeed sul giardinaggio diagnosticano gelo penetrato nel terreno e pronosticano una possibile stabilizzazione del fenomeno, ma io sono preoccupato assai.&lt;br&gt;
Insomma, indosso il camice bianco e lo stetoscopio, e mi accingo a trascorrere le nottate al capezzale delle malate.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Di buono c'è che, come mi era stato &lt;a href='http://www.orizzontintorno.com/post/1643-vegetaleide ' target='_parent'&gt;predetto&lt;/a&gt;, i fiori da bulbo han bucato il tappeto di viole e si stan facendo largo a gomitate nella giungla che li ostacola. Se riusciamo a recuperare la situazione e a tener duro è capace che quest'anno assistiamo a una gran bella fioritura.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/vasi2012030301.jpg' width='400 ' height='300 ' alt='Vasi.2012.03.03-01 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/vasi2012030302.jpg' width='400 ' height='300 ' alt='Vasi.2012.03.03-02 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/vasi2012030303.jpg' width='400 ' height='300 ' alt='Vasi.2012.03.03-03 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/vasi2012030304.jpg' width='400 ' height='300 ' alt='Vasi.2012.03.03-04 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/vasi2012030305.jpg' width='400 ' height='300 ' alt='Vasi.2012.03.03-05 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/vasi2012030306.jpg' width='400 ' height='300 ' alt='Vasi.2012.03.03-06 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;</description>
                   <pubDate>Sun, 04 Mar 2012 11:31:27 +0100</pubDate>
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                   <title>Masterchef</title> 
                   <link>http://feedproxy.google.com/~r/orizzontintorno-blog/~3/UzhqmH6NeYg/1655-masterchef</link>
                   <description>Il team Tati + papà presenta la prima generale de &amp;quot;Il salame di cioccolato&amp;quot;, fatto tutto a manina (senza nemmeno una frusta a manovella, per dire).&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/salame.jpg' width='400 ' height='300 ' alt='salame ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;</description>
                   <pubDate>Sat, 03 Mar 2012 21:17:35 +0100</pubDate>
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                 <feedburner:origLink>http://www.orizzontintorno.com/rss/1655-masterchef</feedburner:origLink></item><item>
                   <title>Italiani brava gente</title> 
                   <link>http://feedproxy.google.com/~r/orizzontintorno-blog/~3/8nnheDXMwYY/1654-italiani-brava-gente</link>
                   <description>Questo è il Paese il cui principale quotidiano nazionale, il giorno dopo la scomparsa di uno dei suoi artisti di maggior fama, corre immediatamente a fargli i conti in tasca in prima pagina, ancor prima che sia celebrato il suo funerale.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Ma, soprattutto, è il Paese in cui i lettori del quotidiano sopra citato commentano così i suddetti conti in tasca.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/dalla.jpg' width='579 ' height='100 ' alt='dalla ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;</description>
                   <pubDate>Sat, 03 Mar 2012 21:02:23 +0100</pubDate>
                   <guid isPermaLink="false">http://www.orizzontintorno.com/rss/1654-italiani-brava-gente</guid>
                 <feedburner:origLink>http://www.orizzontintorno.com/rss/1654-italiani-brava-gente</feedburner:origLink></item><item>
                   <title>No dubbi</title> 
                   <link>http://feedproxy.google.com/~r/orizzontintorno-blog/~3/PXkmyvGc6QM/1652-no-dubbi</link>
                   <description>Questo blog non ha una posizione precisa sulla questione No TAV, o meglio, ce l'ha con le dovute riserve e cautele del caso, e comunque, come sempre, confrontandosi con gli argomenti - argomenti - a sostegno di entrambi i fronti. Perché, al solito, a parlare senza argomentare, senza dati a supporto e senza fonti siam buoni tutti.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Questo blog, peraltro, non ha mai avuto una simpatia particolare per i reparti di polizia mobile, meglio noti come celerini, pur riconoscendone, come dire, la necessità in termini di Istituzione. Sì, con la &amp;quot;I&amp;quot; maiuscola.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Detto tutto ciò, però, questo blog non ha alcun dubbio su quale lato della strada schierarsi nel filmato &lt;a href='http://www.corriere.it/cronache/12_febbraio_29/ehi-pecorella-vuoi-sparare-giangiacomo-schiavi_2028862a-62ad-11e1-8fe6-00ac974a54fa.shtml# ' target='_blank'&gt;qui&lt;/a&gt;: in quello a destra.</description>
                   <pubDate>Wed, 29 Feb 2012 12:51:35 +0100</pubDate>
                   <guid isPermaLink="false">http://www.orizzontintorno.com/rss/1652-no-dubbi</guid>
                 <feedburner:origLink>http://www.orizzontintorno.com/rss/1652-no-dubbi</feedburner:origLink></item><item>
                   <title>Quello che ci interessa</title> 
                   <link>http://feedproxy.google.com/~r/orizzontintorno-blog/~3/3kBu6-Sxw-8/1651-quello-che-ci-interessa</link>
                   <description>Nel momento in cui scrivo, la prima è la nona notizia del giorno, la seconda è la seconda. Buona giornata in questo Paese e dalla sua informazione.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/corriere2.jpg' width='400 ' height='123 ' alt='Corriere2 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/corriere1.jpg' width='400 ' height='321 ' alt='Corriere1 ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;div class='didascalia'&gt;Corriere.it del 16 febbraio 2012&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;</description>
                   <pubDate>Thu, 16 Feb 2012 09:53:12 +0100</pubDate>
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                 <feedburner:origLink>http://www.orizzontintorno.com/rss/1651-quello-che-ci-interessa</feedburner:origLink></item><item>
                   <title>Impossibile da commentare</title> 
                   <link>http://feedproxy.google.com/~r/orizzontintorno-blog/~3/ixzDh9Vd4n0/1650-impossibile-da-commentare</link>
                   <description>&lt;table width='650' align='center' cellpadding='0' cellspacing='0' border='0'&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width='650' align='center'&gt;&lt;div class='piccenter' align='center'&gt;&lt;img src='http://www.orizzontintorno.com/imm/blog/lupi.jpg' width='400 ' height='71 ' alt='Lupi ' &gt;&lt;/div&gt;&lt;div class='didascalia'&gt;Titolo di testa del Corriere.it del 10 febbraio 2012&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;</description>
                   <pubDate>Fri, 10 Feb 2012 12:50:27 +0100</pubDate>
                   <guid isPermaLink="false">http://www.orizzontintorno.com/rss/1650-impossibile-da-commentare</guid>
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                   <title>Primo di due: iPad 2</title> 
                   <link>http://feedproxy.google.com/~r/orizzontintorno-blog/~3/JRHAEdgpjb8/1649-primo-di-due-ipad-2</link>
                   <description>Da un po' di settimane mi trastullo con un iPad di seconda generazione: un oggetto che, per quanto mi abbia affascinato fin dal suo esordio, ho sempre visto indirizzato a un target completamente differente da quello al quale appartengo.&lt;br&gt;
Pensavo, in altri termini, che i tablet andassero a riempire perfettamente quella fascia di mercato comprendente persone che probabilmente mai si metterebbero un computer in casa, ma che ben volentieri sono disposte a spendere per uno strumento tecnologico portatile, di uso semplice e intuitivo, che meglio del proprio smartphone consenta di giocare, fruire di contenuti multimediali (foto e filmati), crearne di nuovi (fotocamera), garantendo in parallelo l'accesso al web e dunque, dati gli utenti di riferimento, ai social network preferiti.&lt;br&gt;
In alternativa, immaginavo un uso adatto a quella fascia di nicchia costituita da professionisti come il mio amico Mario, che sono in perenne movimento e che col computer lavorano assai, ma che lo usano principalmente per &lt;em&gt;leggere&lt;/em&gt;, più che per &lt;em&gt;scrivere&lt;/em&gt;. In altre parole, per fruire e accedere a contenuti, più che per produrne.&lt;br&gt;
Oppure, ancora, indirizzato a categorie specifiche di professionisti in mobilità, i contenuti del cui lavoro ben sposano le caratteristiche gestionali e architetturali proprie di un tablet: mi riferisco ad esempio agli area manager commerciali, agli informatori medico scientifici, eccetera.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Per quel che mi riguarda, buona parte della mia vita professionale si declina nel preparare presentazioni e produrre documenti, anche piuttosto corposi. Nel tempo libero, invece, uso il portatile soprattutto per la manutenzione del mio sito web e del mio vasto archivio fotografico. Tutte attività per le quali l'uso di particolari risorse (spazio disco, memoria, eccetera), ma soprattutto di una tastiera, sono abbastanza indispensabili.&lt;br&gt;
Il mio amico Mario sopra citato, viceversa, fa uso del computer essenzialmente con priorità differenti: legge (e scrive) molte più e-mail di me, legge documenti, elabora testi con frequenza minore. Per Mario la tastiera fisica e risorse computazionali elevate non sono una discriminante, laddove massima portabilità, leggerezza e facilità d'uso lo sono invece eccome.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Dunque da qui le mie perplessità sui tablet, perlomeno con riguardo alle mie necessità.&lt;br&gt;
Poi ho preso in mano l'iPad. Ed è stata la fine. Mi segue anche in bagno e a letto, per dire.&lt;br&gt;
Quel che segue sono dunque le mie riflessioni in merito dopo le prime settimane di utilizzo e, lo anticipo da subito, sono indirizzate a tutti coloro che con i tablet non hanno ancora avuto a che fare e/o che hanno poca o nulla esperienza del mondo Apple: a tutti gli altri potrebbero sembrare solo un concentrato di scontate ovvietà.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Ho questo post in canna da qualche settimana, ma non ho trovato fino ad oggi la voglia, né il tempo, per completarlo. Così mi sono via via appuntato alcune note, come d'abitudine. Usando l'iPad. Ché l'iPad è sempre lì, pronto.&lt;br&gt;
Quasi qualunque cosa mi serva quotidianamente e d'abitudine, e per l'accesso alla quale fino ad oggi abbia usato un personal computer, l'ho ora a disposizione lì - o meglio, dovrei dire &lt;em&gt;qui&lt;/em&gt; - dentro.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
L'iPad è diventato innanzitutto la mia porta primaria di accesso al web. Se me ne sto sul divano a correggere (correggere, non &lt;em&gt;scrivere&lt;/em&gt;...) questo post, a seguire gli stream di FriendFeed, Twitter e G+ mentre guardo la tv, a leggermi la posta, ascoltare musica, eccetera, mi è molto più comodo farlo con l'iPad piuttosto che tenermi sulle ginocchia il portatile. Ho anche il sospetto che sia molto più salutare, fra l'altro.&lt;br&gt;
Se devo andar via un paio di giorni e in agenda ho solo qualche intervista e una presentazione da fare, o al massimo appunti da prendere, l'iPad mi è più che sufficiente.&lt;br&gt;
Se sono in viaggio e voglio bloggare, elaborando anche le foto da inserire nel testo, dentro l'iPad ho tutto quel che mi serve.&lt;br&gt;
Il problema della mancanza (teorica) di un disco e di un file system l'ho superato installando la app per accedere al mio account Dropbox: in questo modo posso tenere l'iPad sincronizzato con il Mac, portandomi dietro tutti i file che mi servono. Non solo: con un'altra app specifica posso tranquillamente gestirmi i documenti in formato MS Office senza alcun problema, pur con qualche limite, che però è un compromesso più che accettabile a fronte della comodità complessiva offerta dallo strumento.&lt;br&gt;
Inizialmente pensavo di abbinare una tastiera bluetooth, ma francamente, una volta abituato all'uso, mi son risparmiato qualche decina di euro e ne faccio tranquillamente a meno: la tastiera virtuale dell'iPad funziona tutto sommato in modo egregio per l'utilizzo che se ne fa.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
E poi le letture: fino a qualche settimana fa partivo mettendo in valigia le mie copie di Internazionale, di altre riviste alle quali sono abbonato e/o dei libri che sto leggendo. Adesso quel che leggo è dentro l'iPad, a partire proprio dalle riviste. Con il vantaggio di avere l'archivio completo dei vecchi numeri sempre in linea.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Proprio il passaggio alla lettura su supporto digitale ha rappresentato il crollo della mia barriera tradizionalmente più resistente all'adozione sistematica della tecnologia in ogni contesto della mia quotidianità.&lt;br&gt;
Di quanto l'informatica permei la mia vita ho scritto non molto tempo fa, ma il terreno della lettura, dei libri, dell'esigenza fisica della pagina stampata, è stato fino ad oggi un po' la cartina di tornasole del mio rapporto vero con il computer: il limite apparentemente invalicabile.&lt;br&gt;
Col senno di poi, il paragone è banalmente servito: qualche anno fa mi sembrava un sacrilegio convertirmi alla smaterializzazione del prodotto musica, salvo poi rompere gli argini all'improvviso e, nel giro di pochi mesi, convertire l'intera mia discografia (quasi mille album, all'epoca) in mp3, rivoluzionando di conseguenza la mia esperienza di consumatore del settore; oggi anche la diga che avevo eretto in qualità di lettore ha ceduto di colpo e in pochi giorni ho scoperto tutti i vantaggi della lettura elettronica.&lt;br&gt;
Non so ancora se si tratti davvero dell'ennesima rivoluzione tecnologica nella mia esistenza, e del resto sul mio comodino ho in coda ancora una torre di una ventina di tradizionalissimi libri di carta da leggere, ma intanto nella biblioteca virtuale del mio iPad hanno iniziato ad accumularsi riviste, manuali e un paio di e-book.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
A caldo, dunque, un colpo di fulmine e un amore totale. In realtà qualche limite nell'uso dell'iPad, talvolta decisamente intollerabile, me lo sono appuntato e lo sconto quotidianamente.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Innanzitutto, parlando di tastiera, va segnalata la totale scomodità dovuta alla mancanza delle frecce per spostarsi nel testo. È un tema che emerge quasi ovunque nelle discussioni sull'iPad e non c'è nulla da fare: per quanto a Cupertino e gli irriducibili fan di Apple si ostinino a difendere la scelta in nome dell'ergonomia, del design, di un diverso paradigma che predilige l'utilizzo dello zoom per puntare direttamente a una posizione nel testo, resta il fatto che i cursori si usano normalmente e non averli è una continua seccatura. Fine della storia. È come dire che è più logico guidare a sinistra in un paese in cui tutti guidano a destra e ostinarsi di conseguenza a produrre auto con il volante a destra per quel medesimo mercato: sarà anche vero, ma noi guidiamo tutti a destra e il codice stradale è scritto su questa base. La nostra testa &amp;quot;funziona&amp;quot; con i cursori, non con lo zoom. E non c'è verso di abituarsi.&lt;br&gt;
Sulla medesima falsariga, le modalità di selezione guidata del testo sono assurde: NON voglio che sia il software a decidere cosa voglio selezionare per poi consentirmi, nel caso, di correggere la selezione (peraltro non sempre con successo); voglio potermi posizionare in un punto qualsiasi del testo con i cursori (!) e da lì selezionare la parte che mi interessa. Oppure voglio che un doppio clic selezioni la parola o il paragrafo sui quali sono posizionato, non una porzione di finestra arbitrariamente decisa dal sistema con un rubber band eventualmente modificabile. Anche questi sono comportamenti inaccettabili e particolarmente irritanti per la mia esperienza utente.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
La mancanza di una gestione dello spazio disco, poi, diventa particolarmente fastidiosa - per non dire un limite vero e proprio - ad esempio nelle situazioni nelle quali una pagina web richiede, o consente, l'upload di un file che, perlomeno con Safari, non è possibile nel classico modo di selezione dal disco locale.&lt;br&gt;
Ad esempio, se voglio caricare sul mio blog un'immagine memorizzata sull'iPad, Safari non mi consente di utilizzare l'interfaccia web del mio gestionale: semplicemente, i pulsanti di upload sono disabilitati. Mancando infatti una gestione ordinaria del disco, le routine di caricamento non vedono il file system, che del resto non è direttamente indirizzabile, e dunque non funzionano perché non sanno &lt;em&gt;dove&lt;/em&gt; cercare i file. Quando ho scoperto questa cosa sono francamente rimasto basito.&lt;br&gt;
In effetti io &lt;em&gt;non so&lt;/em&gt; dove l'iPad memorizza le mie immagini: quello che posso fare è caricargliele dentro e vederle/elaborarle con una qualunque delle app sviluppate per la gestione delle immagini. Sono le stesse app a &amp;quot;sapere&amp;quot; dove trovare quelle immagini dentro al mio iPad e a gestirne la memorizzazione.&lt;br&gt;
Nel caso del blog il problema è stato risolto scrivendo una routine apposta: una volta caricata l'immagine sull'iPad devo poi inviarmela via e-mail a un indirizzo specifico che provvede ad alimentare il blog in modo automatico. Ma si tratta di un noiosissimo work around.&lt;br&gt;
Se ad esempio voglio caricare un'immagine su FriendFeed non posso farlo dal browser: sono costretto a scaricarmi ed installarmi una app come FFHound per poterlo fare. In sostanza, lo scambio di contenuti fra l'iPad è il web è possibile solo via app: se non c'è la app sviluppata per uno specifico sito web, non è possibile scambiare contenuti con quel medesimo sito. Un bel limite, insomma, nonché la differenza principale fra l'iPad e un qualsiasi computer.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
La concentrazione, poi, in un unico dispositivo di tante sorgenti di informazione e Media dà una spallata piuttosto decisiva alla capacità di focalizzarsi sui contenuti, in favore del multitasking più dispersivo. L'effetto più macroscopico è riscontrabile proprio nel processo di lettura: se da una parte leggere un libro tradizionale costringe all'attenzione e a un rapporto esclusivo e bidirezionale con i contenuti oggetto di quella medesima attenzione, la lettura attraverso un dispositivo elettronico come l'iPad è drasticamente dispersiva. La possibilità di passare da una app all'altra, di avere aperte contemporaneamente, che so, l'ultima copia di Internazionale, un qualunque libro, lo stream del vostro social network preferito, la pagina del Corriere sul browser, la posta elettronica, eccetera, è intrinsecamente fonte di distrazione continua, soprattutto nel momento in cui ciascuna app invii notifiche sullo schermo ad ogni aggiornamento dei relativi contenuti. &lt;br&gt;
In altri termini si potrebbe dire che, avendo così tante cose da leggere, il risultato finale è che in qualche modo si &lt;em&gt;legge&lt;/em&gt; molto meno. O almeno questo è l'effetto che mi trovo a dover contrastare io.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Tornando infine all'utilizzo quotidiano, il sistema delle app (è un'ovvietà, lo so) è la vera rivoluzione: c'è (altra ovvietà) una app per qualunque cosa. Qualunque. E, soprattutto, c'è quasi sempre gratis, laddove se non è gratis costa spesso meno di un euro. È come il paese dei balocchi, soprattutto per chi come me viene dal mondo Windows (e per quanto ormai la mia migrazione al MacBook sia prossima a compiere un anno; a proposito: mai più, mai più indietro!). &lt;br&gt;
Sul mio iPad, che è ben lungi dall'essere pieno, in perfetto &amp;quot;stile Orizzontintorno&amp;quot; ho ad esempio installato applicazioni meteo a raffica di tutti i tipi, una bellissima sveglia, navigatori satellitari, almeno una dozzina di ottime funzionalità per viaggiare, fra cui le app di Expedia, di TripAdvisor, di TripIt, di Booking.com, di Trivago, gli orari delle compagnie aree e tutte le applicazioni specifiche per programmare rotte e percorsi, traduttori, mappe delle metropolitane, convertitori di ogni genere; e poi ancora app per elaborare le immagini, un database infinito di ricette di cucina, un virtualizzatore che mi permette di collegarmi al MacBook e di operare in remoto, eccetera. Si possono trascorrere giornate intere a navigare nei cataloghi delle app e la facilità di installazione e di gestione è definitivamente vincente.  &lt;br&gt;
Va da sé che tutto ciò è normalmente scontato e acquisito da anni per i fan della mela (e ultimamente di Android), ma il mio è il punto di vista dell'(ex-)utente tradizionale di Windows e di telefonini con Windows Mobile o il buon vecchio Symbian. &lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Un'ultima nota riguarda iCloud, al quale mi sono registrato contestualmente all'arrivo dell'iPad. Di per sé nulla di nuovo, perlomeno per utenti come me di altri servizi simili, tipo il già citato Dropbox.&lt;br&gt;
In questo caso, la sincronizzazione fra iPad e MacBook via iCloud, perlomeno per quanto riguarda agenda, rubrica, posta e dati di navigazione, è per conto mio la vera killer application, soprattutto a quando penso a quanto abbia penato per anni per tenere sincronizzato il mio telefono con il pc, il web, eccetera. Qualunque modifica su uno dei due dispositivi si riflette immediatamente nell'aggiornamento del/i device gemellato/i. Se nella catena si inserisce anche un'iPhone è poi la fine del mondo (ci arriviamo con la prossima puntata di 'sta roba).&lt;br&gt;
Peraltro, iCloud è un servizio ancora molto giovane rispetto alla concorrenza, con tutte le sofferenze del caso. Ad esempio, quel che per me (e non solo per me) è il limite più fastidioso è la modalità di gestione dello streaming immagini. La funzione consente la sincronizzazione fra dispositivi (Mac, iPad ed iPhone, ad esempio) delle immagini scattate con l'iPad o con l'iPhone. Se scatto una foto con l'iPad, con lo streaming attivo su iCloud, immediatamente avrò l'immagine disponibile sul Mac (via Aperture o iPhoto e a condizione di essere collegato a una rete WiFi, per problemi di prestazioni del sistema di trasferimento). Non è però possibile cancellare singole foto dallo streaming: una volta scattata, la foto rimarrà dentro a iCloud definitivamente, a meno di non cancellare l'intero archivio. Demenziale. Non solo: se non faccio attenzione e decido ad esempio di scollegare il Mac dallo streaming foto di iCloud, e se non ho provveduto a fare una copia altrove delle foto presenti nello streaming, automaticamente quelle medesime foto verranno cancellate dal Mac.&lt;br&gt;
Stessa sorte accade con i dati di agenda e rubrica, rispetto ai quali è necessario fare molta attenzione. La sincronizzazione fra Mac e iPad può normalmente essere fatta via iTunes in modalità batch, oppure in modo molto più efficiente e sincrono via iCloud, ma con una differenza sostanziale: rispetto al metodo tradizionale, l'uso di iCloud crea una copia di rete della rubrica e dei calendari dell'agenda e, da quel momento, le applicazioni useranno e aggiorneranno di default &lt;em&gt;quelle&lt;/em&gt; copie. La conseguenza spiacevole - o disastrosa, in alcuni casi - è che se si decide di scollegare uno dei dispositivi da iCloud, ad esempio il Mac, l'agenda e la rubrica verranno completamente azzerate, o perlomeno ricondotte all'ultimo stato precedente l'aggancio alla nuvola. Quel che accade, in realtà, è che le applicazioni, non potendo più accedere ai dati in rete, andranno a prendersi le ultime copie di quelli in locale.&lt;br&gt;
Per precauzione io tengo la rubrica duplicata e riporto ogni aggiornamento anche nella copia locale del MacBook.</description>
                   <pubDate>Thu, 09 Feb 2012 00:23:50 +0100</pubDate>
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