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	<title>Pagine Tessili</title>
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	<description>Moda, Tessile, Abbigliamento</description>
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		<title>CNA Federmoda: “Una roadmap per salvaguardare filiera, competenze e Made in Italy”</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 06:13:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Sorreca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“La moda italiana è un patrimonio unico, ma fragile. Senza un riequilibrio economico e contrattuale rischiamo di perdere imprese, competenze e capacità produttiva in modo irreversibile. Occorre partire da chi produce ogni giorno nei territori”. È quanto ha sottolineato CNA Federmoda nel corso dell’audizione alla Commissione attività della Camera sul settore tessile. CNA Federmoda mette [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/09/CNA1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-20862" title="CNA1" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/09/CNA1.jpg" alt="" width="750" height="408" /></a></p>
<p>“La moda italiana è un patrimonio unico, ma fragile. Senza un riequilibrio economico e contrattuale rischiamo di perdere imprese, competenze e capacità produttiva in modo irreversibile. Occorre partire da chi produce ogni giorno nei territori”. È quanto ha sottolineato CNA Federmoda nel corso dell’audizione alla Commissione attività della Camera sul settore tessile.</p>
<p>CNA Federmoda mette a disposizione delle istituzioni e della politica il proprio piano strategico per rafforzare competitività, sostenibilità e coesione della filiera italiana. Il settore conta oltre 83mila imprese, 456mila addetti, 27,6 miliardi di euro di valore aggiunto e 60,8 miliardi di esportazioni. Il 96% delle aziende è costituito da micro e piccole imprese. Tra il 2009 e il 2025, tuttavia, il comparto ha perso oltre 30mila imprese, con una riduzione del 26,5%.</p>
<p>Il Piano si fonda su tre pilastri: valore economico, attraverso il riconoscimento del giusto prezzo delle lavorazioni e rapporti contrattuali più equilibrati; valore sociale, per tutelare l’occupazione e rendere nuovamente attrattivi i mestieri della moda; valore ambientale, trasformando la sostenibilità delle imprese in un fattore di competitività.</p>
<p>Tra gli strumenti proposti figurano comitati distrettuali di filiera, una certificazione unica della moda, una Carta della filiera equa, l’Academy CNA Federmoda e un Osservatorio sul costo delle commesse. Centrale è il principio della responsabilità condivisa, affinché costi, rischi e benefici siano distribuiti equamente tra tutti gli attori della filiera.</p>
<p>CNA Federmoda sostiene gli obiettivi europei in materia di ecodesign, circolarità e Digital Product Passport, ma chiede regole proporzionate alla dimensione delle imprese. Servono inoltre controlli efficaci sui prodotti extra-UE per garantire parità competitiva e impedire che i nuovi obblighi penalizzino proprio le aziende che già rispettano le norme.</p>
<p>È necessario rendere accessibili alle micro e piccole imprese i fondi europei e nazionali per la transizione, attraverso sportelli unici, assistenza tecnica e incentivi fiscali. Le associazioni di rappresentanza devono essere coinvolte fin dalla fase di elaborazione delle nuove regole.</p>
<p>“Le filiere sono il vero valore aggiunto del Made in Italy. Difenderle significa salvaguardare imprese, occupazione, competenze e una parte essenziale dell’identità produttiva del Paese”.</p>
<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/09/fRANCESCHINI-cna.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-20863" title="fRANCESCHINI cna" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/09/fRANCESCHINI-cna.jpg" alt="" width="750" height="501" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cambiamenti climatici, l&#8217;allarme degli esperti. “Salviamo il respiro della Terra”</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 06:02:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Sorreca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dieci anni dopo la campagna informativa nazionale che coinvolse oltre mille piazze italiane, l’Associazione torna a mobilitarsi per la tutela dell&#8217;ambiente. E lancia il progetto &#8216;Noi Piccoli Ambasciatori&#8217;: “Gli studenti spiegheranno a genitori e familiari i comportamenti sostenibili” Dieci anni dopo avere coinvolto oltre mille piazze italiane, ANTER – Associazione Nazionale Tutela Energie Rinnovabili – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/09/anter1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-20859" title="anter1" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/09/anter1.jpg" alt="" width="750" height="563" /></a></p>
<p><em>Dieci anni dopo la campagna informativa nazionale che coinvolse oltre mille piazze italiane, l’Associazione torna a mobilitarsi per la tutela dell&#8217;ambiente. E lancia il progetto &#8216;Noi Piccoli Ambasciatori&#8217;: “Gli studenti spiegheranno a genitori e familiari i comportamenti sostenibili”</em></p>
<p>Dieci anni dopo avere coinvolto oltre mille piazze italiane, ANTER – Associazione Nazionale Tutela Energie Rinnovabili – rilancia la campagna &#8216;<strong>Salviamo il respiro della Terra&#8217;. </strong>Lo fa dal Borgo Laudato si’, nei Giardini delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo. La presentazione della campagna si è svolta durante una giornata di formazione rivolta a una rappresentanza di volontari e coordinatori dell&#8217;Associazione, fra i più attivi sui territori. Un momento organizzato in preparazione delle iniziative che ANTER porterà negli istituti italiani durante l’anno scolastico 2026-2027.</p>
<p>La scelta è ricaduta su un luogo dal forte valore simbolico, nato per tradurre in azioni concrete i principi dell’<strong>enciclica <em>Laudato si&#8217; </em>di Papa Francesco</strong>. La giornata è servita per approfondire anche i contenuti della nuova enciclica <strong><em>Magnifica Humanitas</em> di Papa Leone XIV</strong>, con particolare attenzione alle opportunità offerte dall’intelligenza artificiale e ai rischi connessi a un suo utilizzo non etico. Un tema destinato a entrare progressivamente anche nella formazione dei volontari ANTER.</p>
<p>“Siamo nel mondo della comunicazione, dei social ma i messaggi giusti non passano come dovrebbero, soprattutto alle nuove generazioni &#8211; commenta <strong>Antonino Errigo, Segretario Generale del Centro di Alta Formazione Laudato Si&#8217; </strong>-. L&#8217;attività di un&#8217;associazione come ANTER, che dà ai giovani le giuste informazioni nell&#8217;età dello sviluppo, risulta quindi fondamentale. Come Centro siamo soddisfatti di questa giornata e del lavoro encomiabile portato avanti dagli Ambasciatori volontari di ANTER. Ci è stato inoltre chiesto di ospitare la premiazione degli Anter Green Awards l&#8217;anno prossimo: noi siamo a disposizione. Saremo felici di ospitare ANTER e gli studenti. Anche perché il lavoro dell&#8217;associazione si sposa perfettamente con quello di Laudato Si&#8217;”.</p>
<p><strong>Dieci anni dopo, una domanda ancora più urgente</strong></p>
<p>Correva l&#8217;anno 2016 quando ANTER portò nelle piazze italiane una domanda diretta: <strong>“Quanti anni avrà tuo figlio nel 2030?”</strong>. Furono soprattutto i bambini a coinvolgere gli adulti, invitandoli a riflettere sulle energie rinnovabili e sulle conseguenze delle scelte compiute nel presente. A dieci anni di distanza, quella domanda è diventata ancora più urgente. Gli eventi meteorologici estremi e le ondate di calore sono sempre più frequenti e riconoscibili. Secondo le analisi del CNR-IBE, l’estate 2026 è stata la più calda in Italia dall’inizio della serie storica analizzata, che parte dal 1950.</p>
<p>«Abbiamo osservato questo trend e, a mio avviso, non racconta niente di buono – <strong>spiega Lorenzo Arcidiaco, ricercatore CNR-IBE </strong>-. Molto probabilmente andremo incontro a un peggioramento di queste condizioni e degli eventi estremi. La mia paura è che tra dieci o vent’anni questa venga considerata un’estate fresca».</p>
<p>La campagna di ANTER affronterà anche il percorso compiuto dall’Italia nella produzione di energia da fonti rinnovabili. Il nostro Paese ha continuato a crescere, ma nello stesso periodo altre nazioni europee hanno accelerato con maggiore continuità e convinzione. «Non abbiamo tante strade, perché l’unica che conosciamo è quella delle rinnovabili. Oggi le rinnovabili sono diventate competitive ed economiche – sottolinea Attilio Piattelli, presidente del coordinamento FREE -. Dobbiamo arrivare pronti al 2050 con una società completamente decarbonizzata: è un obiettivo ambizioso ma assolutamente raggiungibile».</p>
<p><strong>Il progetto Noi Piccoli Ambasciatori</strong></p>
<p>«Dieci anni fa chiedevamo ai cittadini quanti anni avrebbero avuto i loro figli nel 2030. Oggi quella data è vicinissima e molte delle conseguenze della crisi climatica che allora sembravano lontane sono già davanti ai nostri occhi», spiega <strong>Alessandro Giovannini, presidente di ANTER. </strong>«Per questo rilanciamo il progetto &#8216;Salviamo il respiro della Terra&#8217;. Non vogliamo limitarci a richiamare l’attenzione su ciò che sta accadendo, ma desideriamo contribuire a costruire il cambiamento partendo dal basso e, soprattutto, dai giovani che erediteranno il pianeta che saremo capaci di consegnare loro».</p>
<p>Il rilancio della campagna troverà il suo principale strumento educativo nelle attività che ANTER realizza nelle scuole italiane attraverso &#8216;Il Sole in Classe&#8217;. Una iniziativa ultradecennale che da quest&#8217;anno vedrà l&#8217;arrivo di una novità: <strong>il progetto &#8216;Noi Piccoli Ambasciatori&#8217;</strong>. «Al termine delle lezioni, <strong>attraverso gli insegnanti e tramite una piattaforma dedicata</strong>, sarà messo a disposizione delle famiglie un breve riepilogo dei contenuti affrontati dai bambini in aula, per favorirne la condivisione anche a casa», prosegue Giovannini. «L’obiettivo è semplice: fare in modo che <strong>la lezione non si esaurisca in classe, ma entri anche in ambito familiare.</strong> I bambini potranno così &#8216;contaminare&#8217; positivamente gli adulti con ciò che hanno imparato sulla sostenibilità, sulle energie rinnovabili e sulle buone pratiche quotidiane. È da questo dialogo tra scuola e famiglia che può nascere un cambiamento concreto».</p>
<p>Con la formazione dei propri volontari e il rilancio della campagna, ANTER apre così il nuovo anno scolastico con un obiettivo preciso: collegare conoscenza scientifica, educazione ambientale e partecipazione, coinvolgendo scuole, famiglie, imprese e istituzioni nella costruzione di un futuro più sostenibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>A Confindustria Como il convegno &#8220;Scenario geopolitico e sfide globali&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 05:57:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Sorreca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Como]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Confindustria Como con delega a Internazionalizzazione Mercoledì 30 settembre 2026, alle ore 18.30, Confindustria Como e Fineco Private Banking organizzano un incontro con Alessandro Pozzi, Professore a contratto di Geopolitica per la Difesa e la Sicurezza presso il Politecnico di Milano e docente presso la POLIMI Graduate School of Management Cosa sta realmente accadendo oggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/09/CCSEDE1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-20855" title="CCSEDE1" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/09/CCSEDE1.jpg" alt="" width="750" height="422" /></a></p>
<p>Confindustria Como con delega a Internazionalizzazione <em>Mercoledì 30 settembre 2026, alle ore 18.30, Confindustria Como e Fineco Private Banking organizzano un incontro con Alessandro Pozzi, Professore a contratto di Geopolitica per la Difesa e la Sicurezza presso il Politecnico di Milano e docente presso la POLIMI Graduate School of Management</em></p>
<p>Cosa sta realmente accadendo oggi in Medio Oriente? Quanto siamo vicini a una possibile svolta nel confronto con l’Iran e quali conseguenze potrebbero derivarne per l’economia, i mercati e, soprattutto, per le imprese?</p>
<p>Sono questi gli interrogativi che verranno approfonditi<strong> mercoledì 30 settembre 2026, alle ore 18.30</strong> (con registrazione dalle ore 18) nel corso del convegno <strong>SCENARIO GEOPOLITICO E SFIDE GLOBALI</strong>, organizzato da <strong>Confindustria Como e Fineco Private Banking</strong> nella sede di Via Raimondi. Relatore della serata, inserita nell&#8217;ambito degli incontri dell&#8217;Osservatorio di Geopolitica di Confindustria Como, sarà <strong>Alessandro Pozzi</strong>, Professore a contratto di Geopolitica per la Difesa e la Sicurezza presso il Politecnico di Milano e docente presso la POLIMI Graduate School of Management, introdotto da <strong>Pietro Lamboglia</strong>, Senior Private Banker e Group Manager Fineco Private Banking. Aprirà il convegno <strong>Alberto Novarese</strong>, Vicepresidente di e Unione Europea.</p>
<p>Nei momenti di forte discontinuità strategica, sicurezza, innovazione e capitale convergono: comprendere in anticipo questi cambiamenti diventa quindi un elemento sempre più importante nelle decisioni d’impresa. L’intervento del Prof. Alessandro Pozzi, che integra nella propria attività professionale e accademica competenze economico-finanziarie, analisi geopolitica e visione strategica, proporrà una lettura delle dinamiche che stanno ridisegnando gli equilibri globali, con particolare attenzione al ruolo degli Stati Uniti, ai nuovi rapporti di forza tra le principali potenze e alle conseguenze che il nuovo scenario geopolitico può produrre sulle strategie aziendali.</p>
<p><em>L’ingresso è libero con iscrizione obbligatoria tramite il sito <a title="http://www.confindustriacomo.it/" href="http://www.confindustriacomo.it/" target="_blank">www.confindustriacomo.it</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il meccanotessile italiano alla fiera Titas 2026</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 05:44:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Sorreca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[PARTNERSHIP STRATEGICA E SOLUZIONI SU MISURA PER IL MERCATO TAIWANESE L’eccellenza e la capacità di innovazione della tecnologia meccanotessile italiana sbarcano a Taipei in occasione di TITAS 2026 (Taiwan International Textile &#38; Garment Machinery Show), l’evento di riferimento per l’industria tessile dell’isola e dell’intera area asiatica, in programma dal 6 all’8 ottobre 2026. La presenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/09/TT2611.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-20851" title="TT261" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/09/TT2611.jpg" alt="" width="750" height="409" /></a></p>
<p><em>PARTNERSHIP STRATEGICA E SOLUZIONI SU MISURA PER IL MERCATO TAIWANESE</em></p>
<p>L’eccellenza e la capacità di innovazione della tecnologia meccanotessile italiana sbarcano a Taipei in occasione di <strong>TITAS 2026</strong> (<em>Taiwan International Textile &amp; Garment Machinery Show</em>), l’evento di riferimento per l’industria tessile dell’isola e dell’intera area asiatica, in programma dal 6 all’8 ottobre 2026. La presenza italiana a questo appuntamento chiave testimonia la volontà di consolidare un legame storico e strategico con una manifattura locale da sempre attenta alla qualità e alla ricerca tecnologica.</p>
<p>Il mercato taiwanese sta attraversando un momento di profonda trasformazione ed evoluzione. Dopo un periodo di assestamento globale, l’avvio del 2026 ha mostrato una straordinaria e vigorosa inversione di tendenza per l’export dei costruttori italiani verso l’isola. Questo segnale di forte dinamismo conferma quanto l’industria tessile di Taiwan ricerchi attivamente partner tecnologici affidabili per i propri piani di rilancio e ammodernamento.</p>
<p>La forza delle tecnologie italiane risiede nella loro capacità di adattarsi con estrema flessibilità alle richieste più sofisticate. A Taiwan, dove la produzione si concentra storicamente nei passaggi tecnologici a monte della filiera, le soluzioni italiane per la filatura continuano a rappresentare la quota di gran lunga maggioritaria dell’interesse locale, affiancate da una solida richiesta di macchinari per il finissaggio e relativi accessori. Questa concentrazione conferma come la flessibilità e l’alta personalizzazione della tecnologia italiana siano i fattori differenzianti più apprezzati dai produttori taiwanesi, che necessitano di diversificare la produzione e creare nicchie di mercato ad alto valore aggiunto.</p>
<p><em>“La spinta registrata nella domanda taiwanese all’inizio di quest’anno dimostra la centralità delle nostre soluzioni tecnologiche. In un panorama in cui flessibilità operativa e sostenibilità ambientale sono diventate prerogative indispensabili per competere, le aziende italiane si propongono a TITAS non solo come fornitori di macchinari, ma come veri e propri partner tecnologici. Siamo pronti a supportare i produttori di Taiwan con tecnologie altamente personalizzate, capaci di coniugare il massimo risparmio delle risorse con un’altissima qualità del prodotto finale.”</em> — Marco Salvadè, Presidente di ACIMIT</p>
<p>Le aziende italiane presenti nel Padiglione Italia sono: <a href="http://www.colorservice.net/" target="_blank"><em>COLOR SERVICE</em></a><em>,</em> <a href="http://www.corinomacchine.com/" target="_blank"><em>CORINO</em></a><em>,</em> <a href="http://www.mariocrosta.com/" target="_blank"><em>CROSTA</em></a><em>,</em> <a href="https://www.danitech.it/" target="_blank"><em>DANITECH</em></a><em>,</em> <a href="http://www.fadis.it/" target="_blank"><em>FADIS</em></a><em>,</em> <a href="http://www.ferraro.it/" target="_blank"><em>FERRARO</em></a><em>,</em> <a href="http://www.laip.it/" target="_blank"><em>L.A.I.P.</em></a><em>,</em> <a href="https://www.laferspa.com/" target="_blank"><em>LAFER</em></a><em>,</em> <a href="https://www.pozzi.it/" target="_blank"><em>POZZI LEOPOLDO</em></a><em>,</em> <a href="http://www.efi.com/reggiani" target="_blank"><em>REGGIANI MACCHINE</em></a><em>,</em> <a href="http://www.texera.it/" target="_blank"><em>TEXERA</em></a><em>.</em></p>
<p><strong><em>ACIMIT</em></strong> <strong><em>(Associazione dei Costruttori Italiani di Macchinari per l’Industria Tessile)</em></strong><em> è nata nel 1945 con l’obiettivo prioritario di promuovere l’industria meccanotessile italiana supportandone l’attività in Italia e all’estero. ACIMIT rappresenta un settore industriale che comprende circa 300 aziende (che impiegano quasi 13.000 persone) e che produce macchinari per un valore complessivo di circa 2,1 miliardi di euro, di cui circa l’86% viene esportato. Creatività, tecnologia sostenibile, affidabilità e qualità sono le caratteristiche che hanno reso le macchine tessili italiane leader in tutto il mondo.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Confindustria Moda: allarme gas per l&#8217;industria tessile. A rischio la tenuta della filiera</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Sep 2026 07:13:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Sorreca</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[La nobilitazione tessile tra i comparti più esposti. Il prezzo di riferimento del gas è aumentato di circa l’80% rispetto ad agosto 2025. «Serve un intervento urgente del Governo per tutelare la filiera» Il nuovo forte aumento del prezzo del gas sta mettendo sotto crescente pressione l’industria tessile italiana e, in particolare, le imprese della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/09/Pezze.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-20846" title="Pezze" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/09/Pezze.jpg" alt="" width="751" height="461" /></a></p>
<p><em>La nobilitazione tessile tra i comparti più esposti. Il prezzo di riferimento del gas è aumentato di circa l’80% rispetto ad agosto 2025. «Serve un intervento urgente del Governo per tutelare la filiera»</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Il nuovo forte aumento del prezzo del gas sta mettendo sotto crescente pressione l’industria tessile italiana e, in particolare, le imprese della <strong>nobilitazione tessile</strong>, uno degli anelli a maggiore intensità energetica e più strategici della filiera del Made in Italy.</p>
<p>I numeri delle ultime settimane mostrano con chiarezza la dimensione del problema. Il valore medio mensile del gas sul mercato all’ingrosso italiano preso a riferimento da ARERA è passato dai 46,89 €/MWh di maggio ai 47,18 €/MWh di giugno, fino ai 56,69 €/MWh di luglio e ai 64,15 €/MWh di agosto. In soli tre mesi l&#8217;incremento è stato quindi di circa il 37<strong>%.  Ancora più significativo il confronto su base annua: ad agosto 2025 il valore era pari a 35,60 €/MWh, con un aumento di circa l’80% nell’arco di dodici mesi.</strong></p>
<p>Per tintorie, stamperie e aziende di finissaggio, nelle quali il gas è una componente essenziale dei processi produttivi, una crescita di questa portata costituisce un aggravio delle condizioni economiche delle imprese. Un aumento che arriva in una fase già complessa per il tessile italiano, caratterizzata dalla debolezza della domanda, dalla contrazione dei volumi produttivi e da una crescente pressione competitiva internazionale.</p>
<p><strong>Confindustria Moda lancia quindi un allarme sulla tenuta dell’intera filiera e chiede al Governo un intervento urgente.</strong></p>
<p>La nobilitazione non è infatti un comparto isolato. È un passaggio essenziale della catena produttiva tessile italiana: tintura, stampa e finissaggio contribuiscono in modo determinante alla qualità, alle prestazioni e al valore aggiunto dei prodotti che rendono riconoscibile il Made in Italy nel mondo.</p>
<p>«Per le nostre imprese il gas non è un costo accessorio: è una componente indispensabile del processo produttivo – dichiara <strong>Dino Masso, Presidente della Sezione Nobilitazione di Confindustria Moda</strong> –. Tintorie, stamperie e finissaggi stanno già affrontando una fase di mercato molto difficile e questa nuova impennata dei prezzi dell’energia rischia di rendere insostenibile la produzione. Il rischio concreto è un progressivo indebolimento di un comparto che rappresenta uno snodo indispensabile della filiera tessile italiana. Occorre intervenire subito, prima che la perdita di capacità produttiva diventi irreversibile».</p>
<p>«Non possiamo permettere che il costo dell’energia diventi il fattore che decide quali produzioni possono ancora restare in Italia – <strong>dichiara Luca Sburlati, Presidente di</strong> <strong>Confindustria Moda</strong> –.«Rispetto a un anno fa il prezzo di riferimento del gas è aumentato di circa l’80%: una dinamica che rischia di avere conseguenze pesantissime su una filiera già provata da anni difficili. Le imprese del settore moda,  e in particolare quelle della nobilitazione che utilizzano il gas in maniera strutturale nei propri processi, saranno gravemente e irrimediabilmente impattate da questo aumento. E quando va in difficoltà la nobilitazione, va in difficoltà tutta la filiera. Se perdiamo tintorie, stamperie e finissaggi, perdiamo competenze e capacità produttive difficilmente ricostruibili. Chiediamo quindi al Governo un intervento tempestivo per evitare un ulteriore ed estremo elemento di sofferenza alle imprese del nostro comparto, già gravemente provate dalla crisi degli ultimi anni».</p>
<p>Confindustria Moda chiede quindi che siano individuate misure immediate per le imprese maggiormente esposte al costo del gas, a partire dai comparti della nobilitazione, e che venga aperto rapidamente un confronto con il Governo sulle misure necessarie per tutelare le produzioni ad alta intensità energetica.</p>
<p>La questione energetica deve essere affrontata come una vera priorità di politica industriale. La filiera italiana compete sui mercati internazionali con sistemi produttivi che possono beneficiare di condizioni energetiche più favorevoli: un differenziale strutturale che rischia di penalizzare proprio gli anelli manifatturieri sui quali si fondano qualità, innovazione e valore del Made in Italy.</p>
<p>L’energia non può diventare il punto di rottura del Made in Italy.</p>
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		<title>Woolmark presenta una nuova piattaforma globale dedicata alle performance della lana Merino</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Sep 2026 07:05:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Sorreca</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Realizzata in collaborazione con 18 partner specializzati della filiera mette in mostra 23 prototipi pronti per lo sviluppo commerciale, unendo le performance naturali della lana Merino alle più avanzate tecnologie tessili e di progettazione del capo. Woolmark ha sviluppato 23 nuovi prototipi in lana Merino che dimostrano come fibra, filato, tessuto e progettazione del capo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/09/WM0.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-20839" title="WM0" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/09/WM0.jpg" alt="" width="750" height="642" /></a></p>
<p><em>Realizzata in collaborazione con 18 partner specializzati della filiera mette in mostra 23 prototipi pronti per lo sviluppo commerciale, unendo le performance naturali della lana Merino alle più avanzate tecnologie tessili e di progettazione del capo. </em></p>
<p>Woolmark ha sviluppato 23 nuovi prototipi in lana Merino che dimostrano come fibra, filato, tessuto e progettazione del capo possano rispondere alle diverse condizioni di movimento, intensità e recupero.</p>
<p>L’abbigliamento performance viene comunemente progettato per una condizione specifica. Il corpo umano, invece, non lo è. Temperatura, umidità e necessità di comfort cambiano continuamente mentre chi lo indossa passa da momenti di riposo a fasi di attività fisica e recupero, attraversando ambienti differenti.</p>
<p>La nuova collezione di prototipi base layer in lana Merino di Woolmark riunisce questi principi per esplorare come il design del prodotto possa rispondere alle esigenze mutevoli del corpo.</p>
<p>Questa nuova piattaforma, sviluppata in collaborazione con 18 partner specializzati della filiera, distribuiti in sette Paesi, comprende 23 prototipi pronti per lo sviluppo commerciale, organizzati in quattro diversi stati del corpo: Rest, Move, Perform ed Endure.</p>
<p>“L’opportunità consiste nel progettare pensando al corpo in transizione, anziché a una singola attività o condizione”, afferma Bryan Fry, Managing Director di Woolmark. “Questa collezione unisce le performance naturali della lana Merino alle più avanzate tecnologie tessili e di progettazione del capo, offrendo ai team di prodotto punti di partenza concreti per la prossima generazione di abbigliamento performance.”</p>
<p><strong>Dalle performance della fibra alla costruzione del capo </strong></p>
<p>La collezione dimostra come la lana Merino possa essere ingegnerizzata attraverso il diametro della fibra, la scelta del filato, la lavorazione a maglia, la tessitura, il body mapping, le mischie di fibre e la costruzione del capo.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Gli sviluppi includono: </span></p>
<ul>
<li>Un sistema per il sonno in 100% lana Merino da 15,5 micron, realizzato attraverso una combinazione di lavorazione a maglia circolare e flat-bed, per ottenere morbidezza, elasticità e capacità di recupero senza l’utilizzo di fibre sintetiche.</li>
<li>Un sistema yoga seamless Santoni, con strutture progettate secondo il principio del body mapping per offrire supporto, ventilazione e flessibilità mirati.</li>
<li>Una polo da golf 100% lana Merino, knit-to-shape, con collo e abbottonatura integrati direttamente nel capo per ridurre cuciture e limitazioni nei movimenti.</li>
<li>Un sistema ibrido per il running che combina strutture a maglia, tessuto, ventilazione e compressione, posizionando le diverse funzioni performance nei punti in cui il corpo ne ha maggiormente bisogno.</li>
<li>Una maglia da ciclismo in warp knit ad alta percentuale di lana, progettata per offrire ventilazione, supporto e stabilità durante un’attività prolungata.</li>
<li>Un base layer da sci in 100% lana Merino, 22 gauge, prodotto con la tecnologia WHOLEGARMENT di Shima Seiki, che consente di realizzare l’intero capo senza cuciture, lavorandolo in un unico pezzo.</li>
<li>Sistemi in lana ad alta percentuale dedicati a hiking e workwear, sviluppati per garantire comfort, durabilità e un utilizzo prolungato in condizioni variabili.</li>
</ul>
<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/09/WM2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-20841" title="WM2" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/09/WM2.jpg" alt="" width="750" height="570" /></a></p>
<p>La collezione riunisce tecnologie tra cui la lavorazione a maglia seamless, la costruzione WHOLEGARMENT, la progettazione knit-to-shape, la compressione warp-knit, i sistemi ibridi che combinano maglia e tessuto e la costruzione multi-tessuto basata sul body mapping.</p>
<p><strong>Una risorsa aperta per lo sviluppo dei prodotti </strong></p>
<p>Più che una semplice collezione, la piattaforma offre ai brand l’accesso a un network globale di filatori, maglifici, tessitori e produttori di capi specializzati. Ogni prototipo rappresenta un punto di partenza concreto e applicabile a livello commerciale, che può essere adattato alle specifiche esigenze di un brand, siano esse legate ad atleti, consumatori, professionisti o particolari attività centrate sulla performance.</p>
<p>“Il ruolo di Woolmark è mettere in connessione la ricerca sulle fibre, il know-how tecnico e le capacità produttive”, afferma Fry. “Invitiamo i team di prodotto a sottoporci la sfida in termini di performance che desiderano risolvere. Possiamo contribuire a trasformare quel brief in un sistema tessile e in un capo ad alta percentuale di lana, accompagnandolo lungo un percorso concreto verso la commercializzazione.”</p>
<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/09/WM1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-20842" title="WM1" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/09/WM1.jpg" alt="" width="750" height="555" /></a></p>
<p>Woolmark può supportare i partner dall’approvvigionamento della fibra fino al capo finito, offrendo servizi che includono sviluppo tecnico del prodotto, connessioni con i fornitori, testing e validazione dei claim, certificazione e formazione.</p>
<p>Per scoprire la collezione o discutere un brief di sviluppo prodotto, è possibile contattare il proprio ufficio Woolmark di riferimento o scaricare il Merino Wool Base-Layer Toolkit qui:</p>
<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/09/base-layer-toolkit.pdf">base-layer-toolkit</a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>A Città Studi Biella la IV edizione della Summer School “Fashion Media Studies”</title>
		<link>http://paginetessili.it/a-citta-studi-biella-la-iv-edizione-della-summer-school-%e2%80%9cfashion-media-studies%e2%80%9d.html</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Sep 2026 06:54:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Sorreca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biella]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Quattro giornate dedicate al racconto del Menswear e alle trasformazioni dell’immaginario maschile. Proiezioni serali del 23 e 24 settembre aperte alla cittadinanza a ingresso libero Prende il via dal 23 al 26 settembre 2026 presso il Campus di Città Studi Biella la IV edizione della Summer School “Fashion Media Studies”, promossa dal Dipartimento di Studi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/09/Foto-03-low-1024x733.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-20835" title="Foto-03-low-1024x733" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/09/Foto-03-low-1024x733.jpeg" alt="" width="750" height="537" /></a></p>
<p><em>Quattro giornate dedicate al racconto del Menswear e alle trasformazioni dell’immaginario maschile. Proiezioni serali del 23 e 24 settembre aperte alla cittadinanza a ingresso libero</em></p>
<div>
<p>Prende il via <strong>dal 23 al 26 settembre 2026</strong> presso il Campus di Città Studi Biella la <strong>IV edizione della Summer School “Fashion Media Studies”</strong>, promossa dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino in collaborazione con Città Studi Biella e in partnership con la <em>City University of New York</em>.</p>
<p>L’appuntamento di quest&#8217;anno, intitolato <strong>“MENSWEAR. Moda e modi del maschile: habitus, stile e genere”</strong>, propone un percorso intensivo e multidisciplinare volto ad analizzare l&#8217;evoluzione dell&#8217;abbigliamento maschile tra linguaggi mediali, rappresentazioni di genere, cultura pop e storia del costume.</p>
<p>L&#8217;iniziativa ha registrato un&#8217;ampia adesione e un profilo di iscritti particolarmente qualificato ed eterogeneo, a testimonianza del forte richiamo del progetto. La classe riunirà infatti studenti di corsi di laurea triennale, magistrale e dottorandi di ricerca provenienti da un ricco nucleo di atenei italiani e internazionali: <strong>Università di Torino</strong>, <strong>La Sapienza Università di Roma</strong>, <strong>Politecnico di Milano</strong>, <strong>Università Iuav di Venezia</strong>, <strong>Università di Parma</strong>, <strong>Università del Piemonte Orientale</strong> e <strong>Università degli Studi dell&#8217;Aquila</strong>, affiancati da presenze internazionali dall&#8217;<strong>Universidad de Málaga</strong> (Spagna) e dall&#8217;<strong>Université Paris Cité</strong> (Francia).</p>
<p>I percorsi formativi dei candidati riflettono la natura spiccatamente trasversale della Summer School: si va dai corsi di laurea in <em>Moda e Cultura d&#8217;Impresa</em>, <em>Scienze della Moda e del Costume</em> e <em>Fashion Design</em>, agli ambiti della comunicazione mediale, del cinema e delle industrie creative (<em>CAM</em>, <em>Comunicazione e Culture dei Media</em>), fino al <em>Marketing</em>, alla <em>Sociologia</em>, all&#8217;<em>Integrated Product Design</em> e alla <em>Storia dell&#8217;Arte</em>. Non mancano presenze da ambiti di ricerca avanzata, con dottorandi in <em>Arti visive, performative e moda</em> e in <em>Letterature, arti e media</em>, così come profili provenienti dalle scienze biologiche a dimostrazione dell&#8217;interesse interdisciplinare per la cultura della moda.</p>
<p>La Summer School si aprirà ufficialmente nel tardo pomeriggio di <strong>mercoledì 23 settembre</strong> con un evento speciale <strong>aperto al pubblico e a ingresso libero</strong>: la proiezione del documentario <strong><em>Gidam 1960-1966. La rivoluzione del colore. I drappieri biellesi creatori della moda maschile</em></strong> (2025), introdotto dagli autori Maurizio Pellegrini e Luigi Spina. A seguire si terrà la tavola rotonda &#8220;Biella e la moda maschile&#8221;, che vedrà tra i protagonisti Felice Piacenza, Direttore Fondazione Famiglia Piacenza, e Daniele Licata, Head of Educational Programs Fondazione FILA Museum.</p>
<p>La mattinata di <strong>giovedì 24 settembre</strong> si aprirà con una variazione rispetto al programma originario: la professoressa Eugenia Paulicelli non potrà tenere la prima masterclass prevista poiché impegnata nella cerimonia del <em>London Fashion Film Festival</em>, dove il film in cui è coinvolta, <em>&#8220;Ferdinando Sarmi: Untold Stories of New York Fashion&#8221;</em>, ha ricevuto la candidatura per l&#8217;award come <em>Best Fashion Documentary</em>. Siamo orgogliosi che una nostra relatrice riceva un importante riconoscimento internazionale come questo e le inviamo le nostre più sentite congratulazioni.</p>
<p>I lavori si apriranno invece con Gabriele Rigola, professore associato presso l&#8217;Università di Genova, con la masterclass dal titolo <em>“Moda, mascolinità e bellezza, da ‘L’Uomo Vogue’ alle riviste maschili. Riflessioni di metodo”</em>. Tra le sue pubblicazioni scientifiche figurano diversi studi sul tema moda e mascolinità, tra cui il saggio <em>&#8220;Essere alla moda. Immagine maschile, questioni di genere e presenze divistiche in &#8216;L&#8217;Uomo Vogue&#8217; (1967-1975)&#8221;</em>, che analizza i primi anni della storica rivista Condé Nast per comprendere i mutamenti della mascolinità e dei ruoli di genere nell&#8217;Italia dell&#8217;epoca.</p>
<p>A chiusura della giornata, alle ore 18.00, si terrà un <strong>secondo appuntamento aperto alla cittadinanza (ingresso libero)</strong>: la proiezione del documentario <strong><em>Borsalino City</em></strong> (2016) di Enrica Viola, introdotto dalla stessa regista, per esplorare il legame tra un’icona dello stile italiano e l’immaginario cinematografico globale.</p>
<p>Tutti gli eventi in programma <strong>sono aperti al pubblico con ingresso libero</strong>, fino a esaurimento posti, per le proiezioni serali previste nei giorni 23 e 24 settembre a partire dalle ore 18:00.</p>
<p>Per garantire la presenza in sala, è vivamente consigliata la registrazione entro il 22 settembre tramite i moduli.</p>
<p>Il programma completo dell’iniziativa è consultabile sulla pagina web dedicata sul sito di Città Studi (<em>Programma Summer School Fashion Media Studies</em>), sezione magazine in cui è possibile anche registrarsi ai due eventi.</p>
<p>Per maggiori informazioni è possibile contattare l&#8217;organizzazione al numero di telefono 015 8551110 o all&#8217;indirizzo e-mail unibiella@cittastudi.org.</p>
</div>
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		</item>
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		<title>Assemblea di Confindustria Toscana Nord. La relazione della Presidente</title>
		<link>http://paginetessili.it/assembla-di-confindustria-toscana-nord-la-relazione-della-presidente.html</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 06:43:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Sorreca</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Prato]]></category>

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		<description><![CDATA[E fra 10 anni? Tecnologia, economia, imprese: scenari e visioni per il prossimo decennio Relazione della presidente Fabia Romagnoli Un’assemblea diversa dalle altre: la location, il decennale dell’associazione Quella di oggi non è un’assemblea come le altre. Non lo è innanzitutto per il luogo in cui ci troviamo: è la prima volta che Confindustria Toscana Nord [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/09/FabiaRomagnoli25.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-20830" title="FabiaRomagnoli25" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/09/FabiaRomagnoli25.jpg" alt="" width="750" height="486" /></a></p>
<p><em>E fra 10 anni? Tecnologia, economia, imprese: scenari e visioni per il prossimo decennio</em></p>
<p><em> Relazione della presidente Fabia Romagnoli</em></p>
<p><strong> Un’assemblea diversa dalle altre: la location, il decennale dell’associazione</strong></p>
<p>Quella di oggi non è un’assemblea come le altre.<br />
Non lo è innanzitutto per il luogo in cui ci troviamo: è la prima volta che Confindustria Toscana Nord si riunisce in assemblea all’interno di un’azienda. Ringrazio quindi Verallia Italia per l’ospitalità: essere qui, in un luogo di lavoro vero e vivo, rappresenta nel modo migliore tutte le nostre imprese.<br />
Ma quella di oggi non è un’assemblea come le altre anche perché coincide con il decennale della nostra associazione, nata dalla fusione di tre importanti e storiche realtà territoriali: Lucca, Pistoia e Prato.<br />
Dieci anni, nel mondo che abbiamo vissuto, sono un’intera epoca.<br />
E oggi possiamo guardare a quella scelta con una consapevolezza ancora maggiore.<br />
Non fu semplicemente un’operazione organizzativa, né soltanto la condivisione di strutture, risorse e competenze. Fu soprattutto una scelta di visione.<br />
Abbiamo capito che, in un mondo destinato a cambiare rapidamente, anche la rappresentanza delle imprese doveva cambiare. Abbiamo scelto di superare confini che appartenevano al passato per costruire una realtà più forte, più autorevole e più capace di rappresentare le imprese.<br />
E quella fusione ha avuto un significato ancora più profondo: ha messo in relazione tre territori, tante comunità imprenditoriali e settori industriali differenti.<br />
Questa diversità non è un limite. È una straordinaria opportunità.<br />
Non abbiamo bisogno che tutti pensino allo stesso modo. Abbiamo bisogno di condividere una direzione, mettendo insieme punti di vista, competenze ed esperienze diverse. Un’impresa può trovare una soluzione confrontandosi con un’impresa di un altro settore; una tecnologia sviluppata in un comparto può trovare applicazione in un altro; una competenza maturata in un territorio può diventare un’opportunità per un’impresa di un altro territorio.<br />
È quella che possiamo chiamare contaminazione positiva.<br />
Ed è una delle ragioni per cui le relazioni tra imprenditori hanno un valore che va ben oltre la rappresentanza: condividere non significa soltanto condividere problemi, ma anche visioni, strategie e possibilità.</p>
<p><strong>I 10 anni trascorsi</strong></p>
<p>Il futuro di allora è il nostro presente di oggi.<br />
Negli ultimi dieci anni il mondo è cambiato profondamente.<br />
Nel 2016 l’Europa si confrontava con la Brexit; negli Stati Uniti era presidente Barack Obama; in Italia il presidente del Consiglio era Matteo Renzi. Il rapporto euro/dollaro chiuse il 2016 quasi in parità, a quota 1,05. La libera circolazione delle merci al di là e al di qua dell’Atlantico appariva giusta, auspicabile e perfino scontata. I costi dei noli erano poco più di un terzo di quelli attuali.<br />
Era un mondo diverso, molto diverso.<br />
Poi sono arrivati: la pandemia, che nel 2020 ha messo in discussione le catene globali del commercio, i modelli organizzativi e il modo stesso di lavorare; la guerra in Ucraina, dal 2022, che ha riportato al centro energia, materie prime, sicurezza degli approvvigionamenti e autonomia strategica; le nuove tensioni commerciali e l’introduzione dei dazi americani; una crescente instabilità geopolitica.<br />
Sono arrivati inflazione, aumento dei tassi di interesse, aumento dei costi e una percezione di incertezza che oggi non riguarda più soltanto singoli eventi, ma il quadro complessivo nel quale le imprese sono chiamate a operare.<br />
Parallelamente abbiamo conosciuto una straordinaria accelerazione tecnologica.<br />
La digitalizzazione, l’automazione e soprattutto l’intelligenza artificiale stanno cambiando il modo stesso nel quale concepiamo il lavoro e la produzione. La sostenibilità è diventata parte integrante delle strategie aziendali e della sensibilità sociale.<br />
In questi dieci anni le nostre imprese hanno dovuto reagire molte volte, spesso in tempi brevissimi. Lo hanno fatto dimostrando una capacità di adattamento che rappresenta uno dei grandi patrimoni del nostro sistema produttivo.</p>
<p><strong>I 10 anni futuri</strong></p>
<p>Ma proprio guardando a ciò che abbiamo attraversato dobbiamo porci una domanda: come vogliamo arrivare al 2036?<br />
Se il periodo 2016-2026 è stato il decennio nel quale abbiamo imparato a gestire l’incertezza, il periodo 2026-2036 deve essere quello nel quale torniamo ad avere una visione orientata allo sviluppo e alla crescita.<br />
Dieci anni sono un orizzonte sufficientemente lungo per programmare e investire, ma abbastanza vicino per pretendere che le scelte di oggi producano risultati concreti.<br />
È con questo spirito che abbiamo voluto lanciare ai nostri ospiti la domanda che dà senso a questa assemblea. Li saluto e li ringrazio per la loro presenza.<br />
Un ringraziamento speciale al nostro presidente Emanuele Orsini per la determinazione, la passione e la vicinanza con cui ci rappresenta.</p>
<p><strong>Da dove partiamo</strong></p>
<p>Per costruire una visione dobbiamo prima conoscere con precisione il nostro punto di partenza.<br />
Per questo stiamo lavorando con Prometeia a uno studio sul futuro dell’industria del nostro territorio, assumendo come benchmark le aree manifatturiere italiane ed europee più performanti. Lo studio sarà presentato a fine anno, ma alcuni dati ci offrono già indicazioni importanti.<br />
Ne sottolineo uno: il moltiplicatore del valore aggiunto del manifatturiero nel territorio Lucca-Pistoia-Prato è pari a 1,1. Significa che ogni euro di valore aggiunto prodotto dal manifatturiero ne genera un altro, più dieci centesimi, nel resto dell’economia.<br />
Fra impatto diretto, indiretto e indotto, il valore aggiunto manifatturiero delle tre province raggiunge 14,6 miliardi di euro. Dietro questo numero ci sono imprese che hanno investito, assunto, innovato e mantenuto le persone in azienda anche nei momenti più difficili. Ci sono collaboratori, filiere, competenze, talento e capacità imprenditoriale.<br />
È questo il nostro punto di forza.</p>
<p><strong>La permanenza dell’industria non è scontata</strong></p>
<p>Ed è proprio per questo che non possiamo considerare scontata la permanenza dell’industria nei nostri territori.<br />
Quando un’impresa industriale chiude o decide di non investire più, non perdiamo soltanto posti di lavoro. Perdiamo competenze, professionalità, indotto, servizi, capacità di innovazione e, nel tempo, anche attrattività e fiducia nel futuro.<br />
La manifattura è quindi una componente fondamentale non soltanto del nostro sistema economico, ma anche della nostra struttura sociale.<br />
Un territorio industriale forte ha maggiori possibilità di offrire lavoro qualificato, trattenere competenze, attrarre investimenti e costruire opportunità per le nuove generazioni.</p>
<p><strong>La competitività come obiettivo comune</strong></p>
<p>I dati sulla competitività regionale europea ci dicono che abbiamo un percorso importante da compiere. L’ultimo dato disponibile della Commissione Europea, relativo al 2022, assegna alla Toscana un indice di competitività di 86,9, contro 103,2 della Lombardia, 93,6 dell’Emilia-Romagna e 92,6 del Veneto.<br />
E anche il confronto internazionale è significativo: l’Alta Franconia, in Germania, raggiunge 108,6; il Norte, in Portogallo, 92,1.<br />
Sono numeri che non devono diventare motivo di scoraggiamento. Devono diventare uno stimolo.<br />
Ci dicono che esiste un margine importante per migliorare e che abbiamo bisogno di una strategia condivisa per farlo.<br />
La transizione energetica e quella digitale devono essere parte di questa strategia. Devono rendere le nostre imprese più forti, più efficienti e più competitive.<br />
Dobbiamo accompagnare le imprese nell’innovazione, nella decarbonizzazione, nella digitalizzazione e nell’intelligenza artificiale.<br />
Il Piano Transizione 5.0 ha dimostrato una forte efficacia nel sostenere gli investimenti in beni strumentali materiali, ma presenta ancora margini di miglioramento.<br />
L’obiettivo deve essere quello di mettere le imprese nelle condizioni di investire davvero nelle tecnologie che aumentano produttività e competitività.</p>
<p><strong>Energia: oggi è un’emergenza, domani deve diventare una strategia</strong></p>
<p>Fra le condizioni di competitività, oggi l’energia occupa un posto centrale.<br />
Ma su questo punto dobbiamo essere ancora più chiari.<br />
Quella energetica non è soltanto una questione di medio-lungo periodo. Per molte delle nostre imprese è un problema di oggi. È un’emergenza di oggi.<br />
E come tale deve essere affrontata.<br />
Il nostro territorio è caratterizzato dalla presenza di aziende manifatturiere ed esportatrici di vari settori energivori e gasivori (e penso in primis al nostro distretto cartario, al tessile, alle vetrerie come l’azienda che oggi ci ospita ma non solo): per queste il costo dell’energia rappresenta oggi una vera emergenza.<br />
Anche il confronto con dieci anni fa rende evidente quanto sia cambiato il quadro.<br />
Parlando della sola materia prima, il gas metano costava circa 15 euro a MWh nel 2016, contro i circa 48 euro della media del 2026, e oggi è arrivato ad oltre 80 euro.<br />
Il Prezzo Unico Nazionale dell’energia elettrica è passato dai 42 euro per megawattora del 2016 ad oltre 140 euro di media del 2026 ad oggi.<br />
Il gasolio per autotrazione è aumentato nel decennio del 150%.<br />
Non sono numeri astratti.<br />
La bolletta energetica (gas ed energia elettrica) dell’industria di Lucca, Pistoia e Prato è passata in meno di 24 mesi da 890 milioni (del 2024) a quasi 1,1 miliardi di euro (delle stime 2026).<br />
A parità di consumi, facendo il confronto con il 2019, arriviamo a costi aggiuntivi pari a 435 milioni rispetto all’anno in corso. Un aumento del 70%.<br />
Sono costi che entrano direttamente nei bilanci delle imprese, riducono i margini, rendono più difficili gli investimenti e, per le attività più energivore, possono arrivare a mettere in discussione la convenienza stessa di produrre in Italia.<br />
Il problema è ancora più serio perché questi costi si sommano a un differenziale energetico rispetto ad altri Paesi europei che da tempo rappresenta uno svantaggio competitivo per le nostre imprese.<br />
E dobbiamo dirlo con chiarezza: non possiamo chiedere alle imprese di aspettare che le politiche energetiche strutturali producano i loro effetti.<br />
Il nucleare, le nuove rinnovabili, le reti, gli accumuli, le infrastrutture energetiche, la riforma dei meccanismi europei di formazione del prezzo e dell’ETS sono tutti interventi necessari.<br />
Ma richiedono tempo.<br />
Le imprese, invece, oggi devono pagare le bollette.<br />
Devono produrre oggi.<br />
Devono decidere oggi se confermare un investimento, se mantenere una linea produttiva, se assumere, se esportare, se competere.<br />
Non possiamo rispondere a un’emergenza del presente soltanto con soluzioni del futuro.<br />
Per questo, accanto alla strategia energetica di medio-lungo periodo, chiediamo un intervento urgente, straordinario e immediatamente operativo a sostegno della competitività delle imprese.<br />
Non chiediamo una politica permanente di sussidi.<br />
Chiediamo un intervento-ponte che impedisca che l’attuale shock dei prezzi produca conseguenze permanenti sul nostro apparato industriale.<br />
Le istituzioni hanno già dimostrato, in passato, di poter intervenire: dagli oneri di sistema alle accise, dai trattamenti per le imprese elettrivore e gasivore agli incentivi per l’efficientamento e le rinnovabili.<br />
Questi strumenti vanno utilizzati e, dove necessario, rafforzati rapidamente per affrontare la fase attuale, con quella rapidità che sta mancando ad esempio nell’attuazione del “Decreto Bollette”.<br />
Servono misure che abbattano nell’immediato il costo dell’energia per le imprese maggiormente esposte, che riducano il differenziale rispetto ai concorrenti europei e che consentano alle aziende di superare questa fase senza essere costrette a comprimere investimenti, occupazione e produzione.</p>
<p><strong>Per l’energia misure emergenziali e soluzioni strutturali</strong></p>
<p>L’emergenza energetica non può diventare un’emergenza industriale.<br />
Questo è il punto.<br />
E proprio perché abbiamo fiducia nella capacità delle istituzioni di intervenire, chiediamo che ciascun livello faccia subito la propria parte.<br />
A livello nazionale occorrono misure rapide e realmente accessibili per contenere il costo energetico per tutte le imprese, grandi e piccole, e sostenere quelle maggiormente esposte.<br />
A livello regionale si può intervenire semplificando le autorizzazioni, accelerando gli investimenti, sostenendo l’autoproduzione e mettendo a disposizione strumenti mirati attraverso bandi semplici e rapidamente fruibili.<br />
A livello europeo occorre agire sul differenziale di costo che penalizza la nostra industria e affrontare con maggiore decisione i meccanismi che contribuiscono a mantenere elevato il prezzo dell’energia elettrica.<br />
E contemporaneamente dobbiamo costruire la soluzione strutturale.<br />
Servono il rilancio del nucleare, una forte accelerazione sulle rinnovabili, semplificazione degli iter autorizzativi, reti e sistemi di accumulo adeguati.<br />
Occorre affrontare il tema del sistema ETS e superare, dove necessario, meccanismi di formazione del prezzo che non riflettono adeguatamente la crescente presenza di fonti rinnovabili.<br />
Nel caso della Toscana, ad esempio, affrontare in modo più efficace il tema dei rifiuti può significare contemporaneamente risolvere un problema e creare una fonte di energia.<br />
Emergenza e strategia devono quindi procedere insieme.<br />
Una serve a proteggere il sistema industriale oggi.<br />
L’altra serve a renderlo più competitivo domani.<br />
Questa distinzione è fondamentale.<br />
Perché se oggi perdiamo imprese, capacità produttiva e competenze, domani avremo meno industria da trasformare, meno investimenti da accompagnare e meno possibilità di cogliere le opportunità della transizione.<br />
Per questo l’energia è forse il tema nel quale più di ogni altro si misura la credibilità della nostra attenzione alla manifattura.<br />
Non chiediamo parole.<br />
Chiediamo decisioni.<br />
E soprattutto chiediamo tempi coerenti con quelli delle imprese.</p>
<p><strong>Un nuovo patto per la competitività</strong></p>
<p>Se vogliamo che nel 2036 i nostri territori siano ancora forti e industriali, dobbiamo costruire le condizioni perché le imprese possano restare, investire, crescere e innovare.<br />
Servono infrastrutture adeguate e realizzate in tempi certi.<br />
Servono collegamenti efficienti, comprese opere che attendiamo da troppo tempo, come il completamento della terza corsia dell’A11.<br />
Serve un sistema formativo realmente sintonizzato sulle esigenze del mondo produttivo.<br />
Servono ricerca e università capaci di lavorare con le imprese e per le imprese.<br />
Serve una pubblica amministrazione più semplice ed efficiente, con tempi certi e procedure comprensibili.<br />
Servono aree industriali adeguate.<br />
Serve una fiscalità che non penalizzi chi crea valore e occupazione.<br />
E serve, naturalmente, un sistema che garantisca la tutela della legalità.<br />
Sono condizioni che non riguardano soltanto le imprese. Riguardano la capacità di un territorio di generare sviluppo.<br />
Per questo vorremmo che il rapporto fra imprese e istituzioni diventasse ancora più intenso.<br />
Il sistema Confindustria sta facendo un grande lavoro di analisi, di elaborazione e di rappresentanza delle esigenze delle imprese. Ma il confronto funziona davvero quando esiste una disponibilità reciproca ad ascoltarsi, a comprendere i problemi e a costruire soluzioni.<br />
Alle istituzioni chiediamo quindi di coinvolgere maggiormente il mondo produttivo nelle scelte che riguardano lo sviluppo.<br />
Non perché le imprese debbano sostituirsi alle istituzioni, ma perché le politiche economiche funzionano meglio quando tengono conto della realtà concreta di chi ogni giorno investe, assume e compete sui mercati.<br />
È un invito al dialogo, ma anche alla responsabilità condivisa.</p>
<p><strong>Imprese, lavoro e competenze</strong></p>
<p>Accanto alle istituzioni abbiamo un altro interlocutore fondamentale: il mondo del lavoro.<br />
In questi anni abbiamo costruito con le organizzazioni sindacali relazioni serie e responsabili. Possono esserci, come è naturale, posizioni diverse e anche una dialettica vivace. Ma esiste un patrimonio comune che dobbiamo continuare a coltivare: la consapevolezza del valore del sistema industriale e della qualità del lavoro che il manifatturiero può offrire.<br />
Impresa e lavoro sono parti essenziali dello stesso futuro.<br />
Relazioni industriali mature consentono di affrontare meglio le trasformazioni, accompagnare i cambiamenti organizzativi, prevenire i conflitti e costruire soluzioni condivise.</p>
<p><strong>Intelligenza artificiale e dimensione delle imprese</strong></p>
<p>Uno dei grandi cambiamenti del prossimo decennio sarà quello tecnologico.<br />
L’intelligenza artificiale non è più una prospettiva lontana. È già uno strumento operativo.<br />
Secondo il report Confindustria “L’intelligenza artificiale per il sistema Italia”, nel 2025 utilizzava l’AI l’8,2% delle imprese italiane, contro una media europea del 13,5%.<br />
È un divario, che colpisce soprattutto le piccole imprese, che dobbiamo colmare.<br />
Qui la responsabilità è anche nostra. Dobbiamo avere la lungimiranza di comprendere che l’intelligenza artificiale può diventare uno strumento fondamentale per aumentare produttività, efficienza e capacità competitiva.<br />
Il tema della dimensione delle imprese, del resto, attraversa molte delle sfide che abbiamo davanti. La crescita dimensionale, le aggregazioni, la collaborazione fra imprese e la condivisione di competenze possono diventare strumenti importanti per affrontare investimenti e trasformazioni che una singola impresa, soprattutto se piccola, può avere difficoltà a sostenere.<br />
Ancora una volta, fare sistema può diventare un vantaggio competitivo.</p>
<p><strong>I giovani sono la nostra vera prospettiva</strong></p>
<p>E poi ci sono i giovani.<br />
Sono la nostra speranza, ma anche uno dei punti sui quali dobbiamo concentrarci maggiormente.<br />
Il declino demografico comporta sempre meno giovani. Nel 2016 il tasso di natalità italiano era già basso, al 7,8 per mille; per il 2025 le stime parlano del 6 per mille.<br />
A questo si aggiunge la mobilità verso l’estero e la difficoltà, per molti giovani, di costruire in Italia un percorso autonomo.<br />
Quei pochi giovani che avremo meritano quindi la massima attenzione.<br />
Dobbiamo investire nella loro formazione, rafforzare il rapporto fra scuola e imprese, facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro, sostenere le loro competenze e creare condizioni che permettano loro di costruire qui il proprio futuro.<br />
Perché il tema demografico non è soltanto un tema sociale.<br />
È un tema economico, industriale e competitivo.<br />
Se vogliamo immaginare il 2036, dobbiamo immaginare soprattutto chi lo costruirà.</p>
<p><strong>I 10 punti strategici di Confindustria</strong></p>
<p>Il presidente Orsini proprio pochi giorni fa ha lanciato la proposta di definire dieci punti strategici su cui chiedere alle istituzioni interventi strutturali per l’economia e per le imprese.<br />
Pensiamo che da luoghi come questi, dai territori, dal confronto con imprese determinate ad investire e competere nel mondo possa venire un contributo importante per definire questa agenda strategica che dovrebbe, secondo noi, avere al centro l’industria.<br />
Parlare in termini strategici di industria significa occuparsi di energia, di strumenti certi per sostenere gli investimenti, di misure per la crescita delle piccole imprese, di credito a costi sostenibili, di norme da superare e di certezza del diritto.</p>
<p><strong>La nostra responsabilità per il 2036</strong></p>
<p>A questo punto possiamo porci nuovamente la domanda iniziale: come vogliamo arrivare al 2036?<br />
Vogliamo imprese più solide, più produttive, più innovative e più internazionalizzate.<br />
Vogliamo imprese capaci di utilizzare pienamente le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale.<br />
Vogliamo affrontare la transizione energetica ed ecologica senza perdere competitività.<br />
Vogliamo giovani che trovino nei nostri territori opportunità professionali e imprenditoriali.<br />
Vogliamo competenze adeguate anche ai lavori che oggi ancora non conosciamo.<br />
Vogliamo infrastrutture, energia, formazione, ricerca e servizi all’altezza delle ambizioni delle nostre imprese.<br />
Per ottenere tutto questo non basta chiedere.<br />
Dobbiamo anche costruire.<br />
Costruire relazioni.<br />
Costruire alleanze.<br />
Costruire competenze.<br />
Costruire progetti.<br />
Costruire una cultura della collaborazione.</p>
<p><strong>Il senso della nostra associazione</strong></p>
<p>E qui torna il senso profondo della nostra associazione.<br />
Dieci anni fa abbiamo capito che, per essere più forti, dovevamo stare insieme.<br />
Oggi dobbiamo capire come essere ancora più forti insieme.<br />
Allora abbiamo superato i confini territoriali.<br />
Oggi dobbiamo superare anche i confini tra settori, competenze e generazioni.<br />
Allora abbiamo costruito una nuova associazione.<br />
Oggi dobbiamo contribuire a costruire una nuova stagione per le nostre imprese e per i nostri territori.<br />
Non sappiamo esattamente come sarà il mondo nel 2036.<br />
Ma possiamo decidere come vogliamo arrivarci.</p>
<p><strong>Governare il cambiamento</strong></p>
<p>Non dobbiamo limitarci a difenderci dal cambiamento. Dobbiamo imparare a governarlo.<br />
Per farlo serviranno visione e pragmatismo.<br />
Serviranno valori solidi, ma anche la capacità di guardare alla realtà senza pregiudizi e senza approcci ideologici.<br />
Servirà il coraggio di scegliere, anche quando le scelte sono difficili.<br />
Questa è la sfida che abbiamo davanti.<br />
Non una sfida facile, ma una sfida profondamente stimolante che siamo pronti ad affrontare.<br />
Oggi abbiamo la responsabilità di avere una nuova visione.<br />
Perché difendere ciò che abbiamo costruito è importante.<br />
Ma ancora più importante è avere il coraggio di costruire ciò che ancora non esiste.<br />
E possiamo farlo insieme.<br />
Mi ripeto: non sappiamo quale sarà il mondo del 2036.<br />
Ma sappiamo che possiamo contribuire a decidere quale sarà il posto delle nostre imprese, dei nostri territori e delle nostre comunità in quel mondo.</p>
<p><strong>Guardare ai prossimi 10 anni con fiducia</strong></p>
<p>E forse è proprio questa la ragione per cui, dopo dieci anni segnati da così tante trasformazioni, possiamo guardare ai prossimi dieci con fiducia.<br />
Non una fiducia ingenua, che ignora le difficoltà.<br />
Una fiducia consapevole, fondata sulla nostra capacità di affrontarle.<br />
Buon lavoro a tutti noi.<br />
E buon futuro alle nostre imprese, ai nostri territori e, soprattutto, alle nuove generazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Chiude con ottimi risultati la 66a edizione di Filo</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 06:32:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Sorreca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biella]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[La 66a edizione di Filo, Salone internazionale dei filati e delle fibre, si è chiusa oggi a Milano con risultati superiori alle aspettative. L’elevata e continua affluenza dei visitatori ha premiato la proposta di collezioni di altissima qualità, che si sono distinte per il ricco contenuto di stile, innovazione e ricerca, realizzate dagli espositori di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/09/Filo2623.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-20825" title="Filo262" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/09/Filo2623.jpg" alt="" width="750" height="937" /></a></p>
<p><em>La 66a edizione di Filo, Salone internazionale dei filati e delle fibre, si è chiusa oggi a Milano con risultati superiori alle aspettative.</em></p>
<p>L’elevata e continua affluenza dei visitatori ha premiato la proposta di collezioni di altissima qualità, che si sono distinte per il ricco contenuto di stile, innovazione e ricerca, realizzate dagli espositori di Filo66.</p>
<p>Filo66 ha condiviso ancora una volta date e spazi fieristici con Lineapelle &#8211; mostra di pelli, accessori, componenti, sintetico, tessuti e modelli per calzatura, pelletteria, abbigliamento e arredamento &#8211; in una sinergia che permette a due filiere legate al sistema moda di presentarsi nel modo migliore e più integrato ai mercati internazionali.</p>
<p>Compito di una fiera è accompagnare le aziende nell’espansione verso i mercati esteri, spesso difficili da raggiungere per le piccole e medie imprese. Per questo, Filo prosegue nel processo di internazionalizzazione, che vede una crescita selezionata degli espositori stranieri e un costante aumento dei buyer, grazie anche alla collaborazione con Ice-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane e con Regione Piemonte.</p>
<p>La sinergia con Agenzia Ice – che quest’anno celebra i cento anni di attività &#8211; ha portato in fiera una delegazione di 20 buyer provenienti da Francia, Spagna, Portogallo, Paesi Bassi, Regno Unito, Turchia e India. Mentre la collaborazione tra Filo e Regione Piemonte, sviluppata nell’ambito del Progetto Integrato di Filiera “Tessile” della Regione Piemonte, finanziato dal PR FESR 2021-2027 e realizzato attraverso Ceipiemonte, l’Agenzia dedicata all’internazionalizzazione e all’attrazione degli investimenti in Piemonte, ha portato all’organizzazione dei “Buyers’ Days”, con una significativa rappresentanza proveniente dal Regno Unito, paese di lunga tradizione tessile e mercato di particolare interesse per le imprese italiane.</p>
<p>Un ringraziamento particolare a tutti gli sponsor che sostengono e collaborano con Filo nella realizzazione della fiera: Lauretana, Menabrea, Sellmat, Pasticceria Massera.</p>
<p>Sulla sostenibilità, Filo ha avviato da tempo una collaborazione con C.L.A.S.S., anche attraverso il patrocinio al progetto <em>InsideOut </em>by C.L.A.S.S., che vuole rendere visibile che normalmente resta invisibile: i valori, le scelte e il lavoro delle filiere che danno forma al guardaroba di nuova generazione, così da promuovere e amplificare una nuova cultura fondata su consapevolezza, responsabilità e qualità integrata.</p>
<p>A conclusione della 66a edizione di Filo, Paolo Monfermoso, responsabile di Filo, commenta: “Chiudiamo la 66a edizione di Filo con un buon bilancio. L’affluenza dei buyer è stata alta e di qualità, mentre il numero degli espositori si è mantenuto in linea con quello di febbraio. Alla vigilia non era un esito scontato, visto il periodo di continua crisi geopolitica e le difficoltà economiche che ne conseguono. I buoni risultati di Filo66 riflettono naturalmente la grande qualità e la capacità di innovazione delle aziende espositrici. E riflettono anche una filiera tuttora forte e compatta. Di filiera abbiamo parlato a lungo nei due giorni di Filo66, nella Cerimonia di apertura come nei “Dialoghi di confronto”. È un tema centrale perché molte sfide che il tessile ha davanti a sé si possono affrontare solo in un’ottica di filiera, prime fra tutte quelle della tracciabilità e sostenibilità. Una filiera di qualità, forte e coesa permette anche di affrontare meglio i mercati esteri: affiancare le aziende nel loro sforzo di internazionalizzazione è uno dei compiti che Filo si è dato e che porta avanti con la collaborazione di ICE-Agenzia e di Regione Piemonte. Mi fa quindi particolarmente piacere che Matteo Masini, direttore Beni di consumo dell’Agenzia, abbia voluto rimarcare la crescita di Filo negli ultimi anni”.</p>
<p>Continua Monfermoso: “Nella 66a edizione, abbiamo apportamento qualche piccolo aggiustamento all’Area Tendenze, per valorizzare ancora di più le collezioni, proponendo i tableaux dei filati per tessitura insieme ai tableaux dei filati per maglieria: in questo modo i visitatori hanno una visione immediata della produzione delle aziende. Abbiamo anche allargato lo spazio e modificato il layout dedicato a “Made in Filo”, la collezione di tessuti interamente ideata e realizzata da Filo, che ha un successo crescente grazie alle tante idee e soluzioni tessili che propone. In conclusione, voglio ancora una volta ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla buona riuscita di Filo66: le aziende e i buyer, Lineapelle e in particolare il suo CEO, Fulvia Bacchi, le istituzioni che ci sostengono, prime fra tutte ICE-Agenzia e Regione Piemonte con Ceipiemonte, i relatori della Cerimonia di apertura e dei “Dialoghi di Confronto”, le aziende partner per il prezioso contributo nella realizzazione di “Made in Filo”, in particolare Tessitura Zanello e Ricamificio Vanoni. Vi do fin d’ora appuntamento a Filo67 a febbraio 2027”.</p>
<p>La 67a edizione di Filo è in programma il 23 e 24 febbraio 2027 a Fiera Milano &#8211; Rho.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Calzaturiero: export a -2,4% nel I semestre ma il saldo commerciale sale del 9,6%</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 06:28:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Sorreca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Tornano a crescere i consumi interni (+2%) e l&#8217;Europa si conferma il principale mercato per il Made in Italy Lo scenario globale è ancora caratterizzato da forti elementi di instabilità; il settore calzaturiero italiano continua a dimostrare capacità di adattamento e presidio dei mercati internazionali. Il primo semestre si chiude con un fatturato a -2,3% [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/09/MCM1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-20821" title="MCM1" src="http://paginetessili.it/wp-content/uploads/2026/09/MCM1.jpg" alt="" width="750" height="440" /></a></p>
<p><em>Tornano a crescere i consumi interni (+2%) e l&#8217;Europa si conferma il principale mercato per il Made in Italy</em></p>
<p>Lo scenario globale è ancora caratterizzato da forti elementi di instabilità; il settore calzaturiero italiano continua a dimostrare capacità di adattamento e presidio dei mercati internazionali.</p>
<p>Il primo semestre si chiude con un fatturato a -2,3% e un export in flessione nei primi cinque mesi del -2,4%, ma con un saldo commerciale in crescita del +9,6%.</p>
<p><em>&#8220;Il settore calzaturiero italiano continua ad affrontare una congiuntura economica complessa in continuità con il 2025, tiene comunque un certo posizionamento nella manifattura e continua a dimostrare capacità di adattamento e una forte vocazione internazionale – </em><strong>dichiara Giovanna Ceolini, Presidente di Assocalzaturifici</strong> - <em>Le nostre imprese stanno reagendo con determinazione a una congiuntura caratterizzata da tensioni geopolitiche, rallentamento della domanda e aumento dei costi. Il saldo commerciale del comparto è cresciuto da gennaio a maggio del 9,6%, raggiungendo 2,16 miliardi di euro: un risultato che testimonia la competitività delle nostre imprese e la capacità del Made in Italy di continuare a creare valore anche in una fase particolarmente difficile. La tenuta del mercato UE e le prime indicazioni di recupero dei consumi interni confermano segnali di miglioramento del nostro comparto. Oggi più che mai è necessario sostenere le aziende con misure che rafforzino competitività, investimenti e occupazione, affinché il settore possa continuare a rappresentare un&#8217;eccellenza del sistema manifatturiero nazionale”.</em></p>
<p>Secondo le elaborazioni del Centro Studi Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici, nei primi cinque mesi del 2026 le esportazioni di calzature italiane si sono attestate a 4,77 miliardi di euro, in diminuzione del -2,4% in valore e del -5,8% in volume rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.</p>
<p>Ad incidere sulla performance estera sono soprattutto le aree maggiormente interessate dalle tensioni geopolitiche.</p>
<p>L&#8217;export verso la Russia registra un calo del -24,6%, quello verso il Medio Oriente del -34%, mentre gli Stati Uniti arretrano del -5,2%. Prosegue inoltre la fase di rallentamento del Far East (-1,6%), dopo il forte ridimensionamento nel 2025. In controtendenza l’Unione Europea, che evidenzia una crescita complessiva del +2% in valore, trainata dalla Francia (+4,3%), primo mercato di destinazione delle calzature italiane che copre oltre un quinto dell&#8217;export settoriale.</p>
<p>Dal mercato interno arrivano invece piccoli segnali incoraggianti. Dopo tre anni di progressiva erosione, gli acquisti di calzature da parte delle famiglie italiane mostrano una crescita di circa il +2% sia in volume sia in valore nel primo semestre 2026, interrompendo una lunga fase di contrazione dei consumi.</p>
<p>Sul mercato domestico i segnali più positivi arrivano dalle calzature donna che crescono del +4% sia in quantità che in spesa. In aumento anche le sportive e le sneakers (+1,5%) che rappresentano oltre il 42% della spesa complessiva.</p>
<p>Le difficoltà congiunturali si riflettono sulla produzione (-6,7% l’indice Istat) e sulla struttura della filiera.</p>
<p>Nei primi sei mesi dell&#8217;anno il settore ha perso ulteriori 151 imprese attive (-4,7%) e 3.065 addetti (-4,5%) tra industria e artigianato, portando il numero dei calzaturifici italiani a 3.045 unità e gli occupati a 65.279.</p>
<p>Sempre sul fronte del lavoro, le ore di cassa integrazione autorizzate nella filiera pelle sono diminuite del 24,1% rispetto allo stesso periodo del 2025, attestandosi a 12,9 milioni.</p>
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