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	<title>papilleclandestine</title>
	
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	<description>blog di panza e di sostanza</description>
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		<title>Il cocktail della domenica</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 07:20:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ricci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nella rete]]></category>
		<category><![CDATA[cocktail]]></category>
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		<description><![CDATA[Domenica, ore 11.30. Il rito dell&#8217;aperitivo comanda Bolla. No, non bollicine. Proprio Bolla. Gianni Bolla, da Pegli (Genova). Il re del bere miscelato. Ma non sempre si può andare, diamine. E allora godiamoci l&#8217;exploit di questa semplice macchina da cocktail. Il suo inventore è Joseph Herscher: cercatelo su youtube, è un maestro in questo gioco. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3857" style="margin-right: 20px; margin-bottom: 20px;" title="cocktail della domenica" src="http://www.papilleclandestine.it/wp-content/uploads/2012/01/cocktail.jpg" alt="" width="150" height="150" />Domenica, ore 11.30. Il rito dell&#8217;aperitivo comanda Bolla. No, non bollicine. Proprio Bolla. <strong>Gianni Bolla</strong>, da Pegli (Genova). Il re del bere miscelato. Ma non sempre si può andare, diamine. E allora godiamoci l&#8217;exploit di questa semplice macchina da cocktail. Il suo inventore è <strong>Joseph Herscher</strong>: cercatelo su youtube, è un maestro in questo gioco. <span id="more-3819"></span>E se volete anche la ricetta di questo cocktail, leggete sotto. Noi non garantiamo nulla, solo il divertimento del video. E buona domenica a tutti!</p>
<p>• 1 oncia (3 cl) di vodka<br />
• limonata<br />
• una lunga fetta di cetriolo senza semi<br />
• ghiaccio</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="360" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/XMLkFb6y4A8?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="360" src="http://www.youtube.com/v/XMLkFb6y4A8?version=3&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Chi vorrebbe Starbucks?</title>
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		<comments>http://www.papilleclandestine.it/2012/01/26/starbucks-sbarca-in-italia/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 06:40:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Molinari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ragionamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[starbucks]]></category>

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		<description><![CDATA[Starbucks pronto a sbarcare in 	Italia. Da giugno 2012 a Venezia, Milano, Roma e Napoli apre una delle catene più diffuse al mondo, protagonista di tanti film della mia adolescenza. Così sarà possibile trovarsi da Starbucks, trovare un posto in poltrona, ordinare un caffè, di quelli belli lunghi, quelli che non finiscono mai. I più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><img class="size-full wp-image-3847 alignleft" style="margin-right: 20px; margin-bottom: 20px;" title="starbucks" src="http://www.papilleclandestine.it/wp-content/uploads/2012/01/starbucks-p.jpg" alt="" width="150" height="150" /><strong>Starbucks</strong> pronto a sbarcare in 	Italia. Da giugno 2012 a Venezia, Milano, Roma e Napoli apre una delle catene più diffuse al mondo, protagonista di tanti film della mia adolescenza. Così sarà possibile trovarsi da <strong>Starbucks</strong>, trovare un posto in poltrona, ordinare un caffè, di quelli belli lunghi, quelli che non finiscono mai. I più romantici potranno leggere un libro nelle giornate piovose, guardando fuori dalle vetrate, modello romanzo di Fabio Volo. Quelli più tecnologici invece avranno la possibilità di connettersi gratis, con il loro portatile, o con l&#8217;ipad / iphone e sentirsi finalmente un po&#8217; più americani anche nel cuore della Campania. Poi la catena aprirà altri locali, in punti strategici, d&#8217;interesse turistico e anche solo vicino all&#8217;università.<br />
<span id="more-3846"></span> I più giovani (beati loro) a darsi l&#8217;appuntamento da <strong>Starbucks</strong>, i nostalgici a ricordare le ore in attesa di un treno, quando non si sapeva proprio dove andare per ammazzare quell&#8217;oretta di ritardo ed eccolo lì, il tuo <strong>Starbucks</strong>, così famigliare ai viaggiatori del mondo.</p>
<p>C&#8217;è però chi se la prende con le invasioni dell&#8217;ennesima multinazionale e chi dice che non durerà neppure una stagione: gli italiani non sono abituati a quei caffè. Ma il problema non si pone.<br />
<strong>Perché Starbucks in Italia è solo una bufala</strong>, un hoax messo in rete da uno studente.<br />
Ma sono stati in molti a crederci: basti pensare che il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=H0ks9gZT6RQ" target="_blank">video su Youtube</a> del &#8220;burlone&#8221; che confessava la &#8220;trovata&#8221; (così la chiama)  a ieri, 25 gennaio ore 22.10, aveva ricevuto oltre 13mila visualizzazioni.<br />
Un buon risultato, contando anche quanti l&#8217;hanno scritto su FB e quanti giornali sono stati pronti a riprenderlo e a smentirlo.<br />
Perché in fondo <strong>Starbucks</strong> ci manca o forse è la sua immagine parte di un sogno. Quello americano, capace di profumare più di un buon espresso.</p>
<p><img class="size-full wp-image-3848 aligncenter" title="starbucks" src="http://www.papilleclandestine.it/wp-content/uploads/2012/01/starbucks.jpg" alt="" width="500" height="488" /></p>
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		<title>Quattro consigli per districarsi a Venezia</title>
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		<comments>http://www.papilleclandestine.it/2012/01/25/venezia-mangiare-low-cost/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 06:40:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ricci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[mangiare fuori]]></category>
		<category><![CDATA[ristorante]]></category>
		<category><![CDATA[venezia]]></category>

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		<description><![CDATA[Conto i frammenti conficcati nel cervello dei tre giorni veneziani a cavallo dell&#8217;Epifania. Mi ricordano di una città vivibile, snellita della calca maxima dei periodi più turistici, disegnata da una luce fine e schietta che più tagliente non si può. Ricordo la struggenza della Giudecca; lo skyline inciso nel tramonto, come una lastra d&#8217;ardesia, come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-3826 alignleft" style="margin-right: 20px; margin-bottom: 20px;" title="Venezia" src="http://www.papilleclandestine.it/wp-content/uploads/2012/01/venezia.jpg" alt="" width="150" height="150" />Conto i frammenti conficcati nel cervello dei tre giorni veneziani a cavallo dell&#8217;Epifania. Mi ricordano di una città vivibile, snellita della calca maxima dei periodi più turistici, disegnata da una luce fine e schietta che più tagliente non si può. Ricordo la struggenza della Giudecca; lo skyline inciso nel tramonto, come una lastra d&#8217;ardesia, come uno sbuffo di henné, che ti si apre d&#8217;innanzi lasciando San Marco alle spalle; i turisti trascinati tra calle e campi dall&#8217;estro delle mappe virtuali di smartphone e tablet. E Teresa, ovviamente, con la sua grazia leggera dodici chili, trasportata (quasi) ininterrottamente in spalletta per tre giorni. E poi c&#8217;è il cibo. Posti turistici affastellati su posti turistici, e il mercato di Rialto. Menu tipici schierati attorno a fallaci meridiani del gusto, e bacari e cicheterie con l&#8217;anima compresa. Ristorantoni dal conto a tre cifre, e bar che ti restano lì, sul gozzo, come una spina di pesce.<span id="more-3810"></span></p>
<p>Ecco quattro consigli (più uno): arrivano da sparsi appunti, provati sul campo, meritevoli di amplificazione.</p>
<p><strong><a rel="attachment wp-att-3827" href="http://www.papilleclandestine.it/2012/01/25/venezia-mangiare-low-cost/img_0768/"><img class="alignright size-full wp-image-3827" style="margin-top: 5 px; margin-left: 5 px; margin-bottom: 5 px;" title="Ossobuco in tecia" src="http://www.papilleclandestine.it/wp-content/uploads/2012/01/IMG_0768.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>• La trattoria: La Bitta</strong></p>
<p>La prima segnalazione la pesco dalle Osterie d&#8217;Italia di Slow Food. Nel quartiere di Dorsoduro, in calle Lunga San Barnaba, un ambiente caldo e piatti di sola carne. Qui si sta bene, messi a proprio agio da un servizio <a href="http://www.papilleclandestine.it/2012/01/16/accoglienza-flessibilita-doti-turistiche/" target="_blank">molto flessibile</a>, attento alle esigenze di adulti e bambini. Sedie spaiate di legno, il bancone all&#8217;ingresso, la lavagnetta col menu che gira tra i tavoli. Passa un amen, ed ecco la porchetta trevisana con salsa al rafano. Poi, crema di zucca con aceto balsamico o tagliatelle con ragù di carne, dove risalta l&#8217;aroma delle spezie (cannella e chiodi di garofano) e un parco uso del sale. Tra i secondi, l&#8217;ossobuco in tecia, accompagnato da polenta, è morbido, abbondante, godurioso. La selezione dei formaggi (in sequenza, Bosina, Montebore, Monte Veronese, Formadi Frant e gorgonzola) è interessante. A concludere, la torta di cioccolato fondente senza farina è davvero buona (meglio della torta nocciola e cioccolato). Se venite d&#8217;estate, c&#8217;è anche il dehors. Il conto alla fine sballa di qualche euro, ma siamo a Venezia, e facciamocene una ragione.</p>
<p><em>Calle Lunga de San Barnaba, 2753a • tel. 0415230531</em><br />
<strong>prezzo medio (quattro piatti):</strong> euro 45</p>
<p><strong><a rel="attachment wp-att-3828" href="http://www.papilleclandestine.it/2012/01/25/venezia-mangiare-low-cost/img_0742/"><img class="alignleft size-full wp-image-3828" style="margin-top: 5 px; margin-right: 5 px; margin-bottom: 5 px;" title="Risotto di pesce" src="http://www.papilleclandestine.it/wp-content/uploads/2012/01/IMG_0742.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>• La Gastronomia di pesce: Pronto Pesce</strong></p>
<p>Il posto è strategico: il mercato di Rialto davanti, il famoso ponte sul Canal Grande ad un centinaio di metri. Cercando consiglio via twitter, <a href="http://twitter.com/farmaciaserrage" target="_blank">@farmaciaserrage</a> mi risponde citandomi questa gastronomia d&#8217;asporto con pochissimi tavoli (tre) per consumare in loco. Quando prenoto, a metà mattinata, mi dicono che alle 13 c&#8217;è il risotto di pesce. Meraviglioso! Esclamo. E il pranzo non delude. Da bis la brioche salata con spada affumicato mascarpone e pomodorini e quella con tonno affumicato senape e salsa di carciofi. E non ammosciano le aspettative né il risotto di pesce (8 euro il piatto) né il cous cous di pesce. Non mancano baccalà mantecato, pesce al forno, sarde fritte, proposte sfiziose come la capasanta con sesamo e pan grattato o le cipolline con acciughina. Il sabato, prima di pranzo, spazio a ostriche e scampi crudi. Segnatevelo!</p>
<p><em>San Polo, 319 • tel. 0418220298 • </em><a href="http://www.prontopesce.it" target="_blank">www.prontopesce.it</a><br />
<strong>prezzo medio:</strong> euro 15-20<br />
<strong><br />
<img class="alignright size-full wp-image-3829" style="margin-top: 5 px; margin-left: 5 px; margin-bottom: 5 px;" title="Osteria alla Ciurma" src="http://www.papilleclandestine.it/wp-content/uploads/2012/01/1545_13849.jpg" alt="" width="300" height="225" />• La Cicheteria: Osteria alla Ciurma</strong></p>
<p>Non lontano da Pronto Pesce, ecco una cicheteria con tutti i crismi. Ambiente caldo (arredato come l&#8217;interno di una nave) e affollato, assaggi in piedi, un bancone ricco di proposte. La dritta arriva da <a href="http://www.dissapore.com" target="_blank">Dissapore</a>, e la faccio mia volentieri. Dopo essersi assicurati un bicchiere di vino (diverse proposte al bicchiere, dal Veneto e non solo) bisogna lasciarsi attrarre dai piattini serviti. Tra gli assaggi migliori: il baccalà mantecato, perfetto (i<em>l segreto? chiedo &#8211; forza di braccia, rispondono</em>), le polpette, la fetta di salamino sul panino, le sarde fritte. E poi, mini-panini con salumi e formaggi, pasta pasticciata al forno e stuzzichini vari. Il posto giusto per un pranzo o un aperitivo. E alla fine si esce con una domanda irrisolta: perché i bacari non ci sono in tutto il mondo?</p>
<p><em>San Polo 406 &#8211; Calle Galeazza • tel. 3406863561</em><br />
<strong>prezzo medio: </strong>euro 15<br />
<strong><br />
<img class="size-full wp-image-3830 alignleft" style="margin-top: 5 px; margin-right: 5 px; margin-bottom: 5 px;" title="Moussaka" src="http://www.papilleclandestine.it/wp-content/uploads/2012/01/IMG_0780.jpg" alt="" width="300" height="225" />• Il ristorante Kosher: Gam Gam Ristorante<br />
<span style="font-weight: normal;"><br />
Il Ghetto veneziano ha storia antica, è uno dei più importanti d&#8217;Europa. Questo ristorante lo scovo in una ricerca su internet. Al primo tentativo devo passare, visto che è tutto pieno. Prenoto, allora, per la sera successiva. Il pezzo forte, lo dicono subito i solerti camerieri, è l&#8217;antipasto misto: due felafel, poi verdure cotte e crude (fagiolini cotti, finocchi crudi,  ceci con sedano e ceci con peperoni) accompagnate da quattro salse: alle melanzane, all&#8217;uovo, hummus e piccante (peperoncino verde). Ma ancor meglio sono la moussaka (melanzana affumicata in salsa di pomodoro con ceci) e i carciofi fritti con salsa tahina. Ci si potrebbe fermare qui, perché l&#8217;antipasto è ricco ed è la miglior portata. Proviamo ancora il discreto schnitzel di pollo e il kebab. I dolcetti ebraici sono buoni, accompagnati dal tè della casa fatto con un&#8217;infusione di zenzero, menta e cannella. Il conto, alla fine, è un po&#8217; alto, ma si possono spendere anche 20 euro a testa.</span></strong></p>
<p><em>Sestiere Cannaregio 1122 • </em>tel. 0415231495<br />
<strong>prezzo medio:</strong> euro 35</p>
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		<title>Le clamorose liberalizzazioni di Monti nel settore food&amp;wine</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 06:40:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ricci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anatemi]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;è chi dice che sono troppe e chi troppo poche. Certo le misure prospettate da Monti sul tema delle liberalizzazioni non sembrano in grado di intaccare in maniera rilevante i privilegi di chi è casta o corporazione. Ma con le prossime misure, che interesseranno il settore dell&#8217;enogastronomia, assisteremo a una vera rivoluzione. Dubitate? Siamo entrati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-3821 alignleft" style="margin-right: 20px; margin-bottom: 20px;" title="LIberalizzazioni di Monti" src="http://www.papilleclandestine.it/wp-content/uploads/2012/01/monti.jpg" alt="" width="150" height="150" />C&#8217;è chi dice che sono troppe e chi troppo poche. Certo le misure prospettate da Monti sul tema delle liberalizzazioni non sembrano in grado di intaccare in maniera rilevante i privilegi di chi è casta o corporazione. Ma con le prossime misure, che interesseranno il settore dell&#8217;<strong>enogastronomia</strong>, assisteremo a una vera rivoluzione. Dubitate? Siamo entrati in possesso di un documento riservato: giudicatelo voi. La parola d&#8217;ordine è: LIBERALIZZAZIONE.<span id="more-3814"></span></p>
<p><strong>• Liberalizzazione dei prodotti di nicchia</strong><br />
Il pesto di Prà è buono ma è troppo poco? Allarghiamo la produzione a Piemonte e Toscana, con una puntatina in Emilia Romagna e Lombardia. Il Lardo di Colonnata ha raggiunto i prezzi dell&#8217;oro? Basta con la poesia del <em>piccolo è bello</em> e facciamolo dove i maiali si contano a migliaia di migliaia. Il Ragusano è difficile da reperire? Prepariamolo in Valle d&#8217;Aosta, con il latte delle mucche Limousine. I prezzi scendono, assicurato. Dunque: ogni prodotto di nicchia può essere fatto ovunque.<br />
<em>Risparmio ipotizzato: &#8211; 350 euro di spesa a famiglia.</em></p>
<p><strong>2- Liberalizzazione di ogni DOC e DOCG</strong><br />
Abbiamo n° doc in ascesa costante giorno dopo giorno? Siamo arrivati alla DOCG del Piave Malanotte e del Cannellino di Frascati? Il Governo Monti ha in mente di liberalizzare tutto. Barolo in ogni dove, Prosecco in tutta Italia, Sciacchetrà in produzione industriale nella bassa padana. E quando allargheremo la regola all&#8217;Europa, Champagne e Tokai saranno nostri vini. Dunque: aumento della produzione, dequalificazione dei prodotti di punta.<br />
<em>Risparmio ipotizzato: -250 euro di spesa a famiglia.</em></p>
<p><strong>3- Liberalizzazione dei blog e siti a tema eno-gastronomico</strong><br />
Abolite d&#8217;ufficio le recensioni d&#8217;autore. Interdetti i <a href="http://www.appuntidigola.it/" target="_blank">Caffarri</a> e i <a href="http://www.enoicheillusioni.com/" target="_blank">Cossater</a> di turno. La critica gastronomica sarà affidata a blog e siti di recensioni con sistema perlopiù anonimo. Così facendo, le critiche saranno livellate, e i ristoranti la smetteranno di proporre piatti assurdi per maniaci del topinambour e del piccione selvaggio. Dunque: spaghetti alla bolognese per tutti, fritto misto decongelato a go-go.<br />
Risparmio ipotizzato: <em>- 300 euro di spesa a famiglia.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em><span style="font-style: normal;">E&#8217; uno scenario incredibile? Sì, può essere. Ma a volte la realtà può essere ancora più sorprendente. La prima relazione sulla <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/01/19/finti-formaggi-made-in-italy-prodotti-con.html" target="_blank">contraffazione alimentare</a>, firmata dalla commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale, ha portato alla luce una sconcertante verità: ovvero, finanziamenti del Ministero dello Sviluppo economico destinati, dopo vari giri e </span>remesci<span style="font-style: normal;">, a <strong>prodotti taroccati prodotti all&#8217;estero</strong>. Il fenomeno è quello dell&#8217;<strong>italian sounding</strong>, prodotti che si rifanno a denominazioni italiane, ma che di italiano hanno solo il packaging ingannante. La relazione punta il dito contro la Simest Spa, il cui capitale è detenuto al 76% dal Governo Italiano tramite il Ministero dello Sviluppo economico e istituita nel 1990 per promuovere all&#8217;estero l&#8217;attività di imprese italiane. Grazie a un gioco di quote sociali in altre società, finanzia Lactitalia srl, società che produce in Romania formaggi ottenuti con latte ungherese e romeno, sulle cui confezioni però campeggiano marchi fallaci: Dolce Vita, Toscanella, Pecorino. La stessa Simest promuove le vendite all&#8217;estero di bresaola uruguaiana e culatello americano, prodotti negli Stati Uniti. E allora, se </span></em>bisogna delocalizzare, almeno che si faccia in Italia!</p>
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		<title>Benedetta flessibilità</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 13:40:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ricci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sguazzando nei luoghi comuni è proverbiale che i genovesi, in simbiotico rapporto con gli scozzesi e Zio Paperone, siano proprio tirchi. Da genoano, mi pare che più che di tirchieria si tratti di riserbo, di una sottile voluttà a non ostentare. Non sempre è un male, non sempre è un bene.
Certo è un male quando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-3805 alignleft" style="margin-right: 20px; margin-bottom: 20px;" title="Flessibilità" src="http://www.papilleclandestine.it/wp-content/uploads/2012/01/flessibilità.jpg" alt="" width="150" height="150" />Sguazzando nei luoghi comuni è proverbiale che i <strong>genoves</strong>i, in simbiotico rapporto con gli <strong>scozzesi</strong> e <strong>Zio Paperone</strong>, siano proprio tirchi. Da genoano, mi pare che più che di tirchieria si tratti di riserbo, di una sottile voluttà a non ostentare. Non sempre è un male, non sempre è un bene.<br />
Certo è un male quando questa riservatezza si evidenzia, più che nell&#8217;atto di estrarre il portafogli, nel contenere all&#8217;eccesso gesti di umana simpatia e benevolenza.  Mi spiego meglio.<span id="more-3804"></span></p>
<p>Vengo da qualche giorno passato a Venezia. Più di una volta mi è capitato di estrarre dalle tasche la cartina per districarmi tra <em>calle</em> e <em>campi</em>. Più di una volta, in maniera spontanea, gente del posto si è avvicinata chiedendomi se avevo bisogno di un&#8217;indicazione, e qualcuno mi ha anche accompagnato per dei tratti di strada. Riporto la stessa situazione su Genova, e mi viene da sorridere. Una coppia di turisti ha la cartina in mano, nel mezzo di piazza De Ferrari, e il più che possono aspettarsi è una generosa indifferenza.</p>
<p>Un semplice episodio, che fa riflettere su quanto la vocazione turistica di un posto sia frutto non solo della capacità politica, culturale e imprenditoriale di conservare, promuovere e facilitare la fruizione del proprio patrimonio, ma anche di un moto dal basso, che è l&#8217;<strong>accoglienza del singolo cittadino</strong>, orgoglioso della sua città.<br />
Questa dote tanto più dovrebbe far parte del corredo genetico di chi lavora in locali pubblici e strutture ricettive. Non sempre è così. E se a Genova abbiamo la pizzeria <a href="http://www.youtube.com/watch?v=M862pjSiO0Y" target="_blank">Leo</a>, con la sua inflessibilità quasi zen, oppure la trattoria che, alla mia richiesta di pranzare alle 12,30 di sabato mi risponde: &#8220;Non può fare per le 12, che alle 12,30 c&#8217;è troppa confusione e le 13 è veramente troppo tardi?&#8221; a Venezia mi è invece capitato di cenare in un&#8217;osteria (segnalata da Slow Food) che fa della flessibilità il suo punto forte.</p>
<p>Flessibilità sul vino, sul menu, sulle porzioni, sul servizio. Cominciamo dal vino: si può scegliere  la bottiglia, oppure la mescita al bicchiere, o ancora, come è capitato a me, una mezza bottiglia aperta al banco, con questa spiegazione: &#8220;Questa bottiglia, se la bevi tutta, è sei euro. Se rimane del vino, lo scalo dalla cifra&#8221;. Per Teresa, tre anni compiuti sabato, hanno fatto una variazione in menu sul primo, condendo la pasta con un sugo di carne tratto dai secondi. Le porzioni (possibilità segnalata non in carta, ma espressa a voce) potevano essere anche ridotte o in versione extralarge.  Osservata spontaneamente la passione di Teresa per la polenta che accompagnava il mio <strong>ossobuco in tecia</strong>, si sono offerti di di portare un piattino di polenta col sugo, e visto che Teresa la preferisca semplice (scondita) hanno solo aggiunto un filo d&#8217;olio e un poco di formaggio. E ancora, quando abbiamo ordinato (io un antipasto e un secondo, linda e Teresa un primo a testa), la cameriera (e titolare, credo) della trattoria ha pensato bene di portare a me l&#8217;antipasto e a Teresa il primo, in modo che Linda potesse seguirla, per poi gustarsi in tranquillità il suo primo portato assieme al mio secondo (e intanto, zac, la polenta di rinforzo teneva le fauci di Teresa impegnate).</p>
<p>Insomma, il massimo della flessibilità, ma anche la premura nell&#8217;osservare le esigenze del cliente, cercando di farlo star bene.<br />
Alla fine, in un locale dove abbiamo mangiato bene, ma a un prezzo non da vera trattoria (45 euro a testa, vini esclusi), questa cura è il plus che ti fa uscire con il sorriso. Perché le attenzioni sono importanti, e quel che accade attorno al piatto non è mai semplice contorno.</p>
<p>Accoglienza e flessibilità: impariamolo a Genova, va.</p>
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		<title>Alla Locanda del Corsaro Nero • Gardaland</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 09:13:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ricci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nel piatto]]></category>
		<category><![CDATA[mangiare fuori]]></category>
		<category><![CDATA[ristorante]]></category>

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		<description><![CDATA[“Ogni punto ristoro ha il suo menu fisso, a 8 euro”.
L&#8217;errata informazione mi arriva nell&#8217;unica coda della giornata, per il Volaplano.
3 gennaio 2012, Teresa dal profondo dei suoi tre anni scarsi accompagna me e Linda  al divertimentificio fantastico del Magic Winter Gardaland.
E allora, andando verso la nave dei pirati, quando ci ricordiamo di avere fame, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3796" style="margin-right: 20px; margin-bottom: 20px;" title="Locanda del Corsaro Nero, Gardaland" src="http://www.papilleclandestine.it/wp-content/uploads/2012/01/gardaland.jpg" alt="" width="150" height="150" />“Ogni punto ristoro ha il suo menu fisso, a 8 euro”.<br />
L&#8217;errata informazione mi arriva nell&#8217;unica coda della giornata, per il Volaplano.<br />
3 gennaio 2012, Teresa dal profondo dei suoi tre anni scarsi accompagna me e Linda  al divertimentificio fantastico del <em>Magic Winter</em> Gardaland.<br />
E allora, andando verso la nave dei pirati, quando ci ricordiamo di avere fame, entriamo senza dubbi nella <strong>Locanda del Corsaro Nero</strong>.<span id="more-3795"></span></p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-3797" title="Locanda del Corsaro Nero" src="http://www.papilleclandestine.it/wp-content/uploads/2012/01/gardaland2.jpg" alt="margin-top: 5 px; margin-left: 5 px; margin-bottom: 5 px;" width="300" height="220" /> Dentro, corde, ponti e alberi maestri, bende nere e cameriere in tono, che ti aspetteresti di vederne qualcuna con la gamba di legno, e magari al tavolo qualche pirata ubriacone seduto su una cassa di gin. Invece: pirati nani tra i 5 e 14 anni, rigorosamente accompagnati da maggiorenni responsabili, qualche banda di ragazzi borderline, coppie di adulti chiaramente fuori posto in quanto prive di accompagnatore minorenne. E spirito natalizio insufflato con irruenza dalle bocche frementi del riscaldamento.</p>
<p>All&#8217;arrivo dello sgargiante menu scopro che no, i prezzi non sono democraticamente calmierati a 8 euro e che noi siamo capitati nel ristorante più caro del regno. Ma ormai siamo seduti e Teresa già sbocconcella il suo pezzo di pane: <em> les jeux sont faits</em>.<br />
Gli antipasti oscillano sui 7 euro, così come i primi, per i secondi si arriva a 10-12 euro e col dolce (e acqua e coperto) è facile superare i 35 euro a testa. C&#8217;è pure la carta dei vini, con una trentina di etichette venete. E il <strong>menu del Corsarino</strong>, a 12 euro, pensato per i bimbi (le grammature sono ridotte, tengono a sottolineare): cotoletta di pollo con letterine fritte di patata, Coca Cola e due palline di gelato (fior di panna e cacao).</p>
<p><img class="size-full wp-image-3798 alignleft" style="margin-top: 5 px; margin-right: 5 px; margin-bottom: 5 px;" title="Maccheroncini della Filibusta" src="http://www.papilleclandestine.it/wp-content/uploads/2012/01/gardaland3.jpg" alt="" width="300" height="220" />Noi scegliamo una formula di galleggiamento, perchè lasciarci 75 euro mi pare troppo: solo un primo a testa. Teresa scivola via con le penne del Capitan Drake: pennette al ragu di carne, private dalla nota di funghi vergata sul menu. Linda la salutista si affida alla zuppa di fagioli con crostoni di pane toscano (zuppa della Taverna). Io opto per il primo “gourmet”, i maccheroncini della Filibusta, conditi con salsa casereccia di radicchio rosso di Verona, speck e noci.<br />
Il servizio è celere, sintomo, come previsto, di una cucina non espressa. I piatti si lasciano mangiare. Nel mio, purtroppo, manca totalmente la nota amara che avrebbe dovuto portare il radicchio, ma pazienza.<br />
Con acqua (2,90 euro) e coperto (2 euro) paghiamo 30 euro e usciamo.</p>
<p>A cento metri c&#8217;è il <strong>Covo dei Bucanieri</strong>, molto fast, molto fat, e l&#8217;idea di un hamburger ci lascia la voglia. Perché a Gardaland, niente da fare, meglio coccolare le  papille con del porco junk food.</p>
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		<title>A caval donato non si guarda in bocca. Ma anche no</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 16:30:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Nepi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ragionamenti]]></category>
		<category><![CDATA[cena]]></category>
		<category><![CDATA[regalo]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>

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		<description><![CDATA[La mia bottiglia langue sul mobile della cucina. Ormai è una settimana che è lì: il cenone di Natale è passato, il pranzo del 25 pure e Capodanno anche. Il padrone di casa non la stappa. Eppure dovrebbe essere una bottiglia più che discreta, un Ripasso di Masi del 1999 – un regalo che mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3791" style="margin-bottom: 20px; margin-right: 20px;" title="Bottiglia di vino per invito a cena" src="http://www.papilleclandestine.it/wp-content/uploads/2012/01/bottiglia_vino_invito_cena.jpg" alt="" width="150" height="150" />La mia bottiglia langue sul mobile della cucina. Ormai è una settimana che è lì: il cenone di Natale è passato, il pranzo del 25 pure e Capodanno anche. Il padrone di casa non la stappa. Eppure dovrebbe essere una bottiglia più che discreta, un Ripasso di Masi del 1999 – un regalo che mi ero dimenticato in cantina, sennò gli tiravo il collo prima.<br />
Ecco, il problema si ripropone: <strong>come ci si comporta quando qualcuno ti porta del vino per una cena?<span id="more-3790"></span></strong></p>
<p><strong>Opzione 1, sei l’invitato.<br />
</strong>Con persone con cui si ha confidenza, vale la regola del &#8220;non stiamoci a menare il belino&#8221;: chiedo sempre cosa devo portare, e se è vino se dev&#8217;essere bianco o rosso. La volta che decido di attingere dalla cantina una bottiglia di riguardo, richiamo per sapere cosa prevede il menù (almeno all’incirca, per evitare di portare il Brunello e trovarsi nel piatto una coscia di pollo al limone).<br />
Se invece la situazione impone una decisione più formale, del tipo &#8220;portiamo comunque una bottiglia&#8221; la mia triade è: Moscato / Prosecco / bianco leggero da aperitivo, rigorosamente già freddi, bottiglie in grado di accompagnare particolari momenti del pasto (l’inizio e la fine) che la stragrande maggioranza degli ospiti lascia “scoperti” negli abbinamenti.<br />
Tutte le volte che mi metto in testa di portare un buon vino “a prescindere” (era il caso del Ripasso natalizio), un vino che porto con l’evidente intenzione di berlo, succede qualcosa che mi fa pentire di non essermi attenuto a queste semplici regolette. Ad esempio caschi su qualcuno che ne sa più di te e ha preparato un abbinamento migliore con un altro signor vino – caso in cui accetto la possibilità che la mia bottiglia finisca preda di guerra nella sua cantina.<br />
Ma ovviamente puoi capitare su un menù che proprio non ne vuol sapere di abbinarsi al tuo vino, o molto peggio su qualcuno che invece ha già preparato i suoi vini – peggiori del tuo – ma che non ne vuol sapere di rinunciare a berli. Lì, game over.</p>
<p><strong>Opzione 2, sei tu che inviti.<br />
</strong>Personalmente, se mi chiedono cosa portare, rispondo sempre “il dolce” e discorso chiuso.<br />
Il problema sorge quando gli invitati arrivano col vino, e con quale vino. Se il vino è buono, facile, si mette in tavola – se ho già una bottiglia aperta per ossigenarsi, le farà compagnia; altrimenti rimetto in cantina la mia bottiglia ché quella dell’ospite ha la precedenza.<br />
Ma se il vino non è buono? Casca l&#8217;asino. La speranza è che ti portino un rosso mentre tu magari hai preparato pesce e viceversa, così da avere gioco facile per dire “ma che peccato, purtroppo ho fatto l’aragosta; questa bonarda imbottigliata da tuo zio… sai, il rosso col pesce…”. Oppure aver già stappato il proprio vino, “accidenti, ho già aperto questa bottigliaccia di Chateau Margaux. Vabbè, appena la finiamo apro il tuo ottimo bottiglione di Sangiovese” e ovviamente nel caso dimenticarsene.<br />
Ma se nessuno di questi salvifici casi si propone, allora siete di fronte al bivio definitivo: che fare? Diciamolo chiaramente, ignorare l’offerta dell’ospite non si può. A volte però  sembra averti portato la bottiglia giusto per il gesto, in tal caso si può elegantemente cercare di guadagnare tempo per lasciare l’ignobile boccia nell’oblio. Chi poi ha bambini può tentare di buttarla in caciara, scatenando i pargoli e approfittando della confusione per insabbiare il Tavernello che gli ospiti hanno così cortesemente portato.</p>
<p>A proposito, la mia bottiglia. È stata stappata l’uno sera, in un desolante panorama di avanzi e di stomaci ormai sazi, e neanche finita. Un misero destino. L&#8217;anno prossimo porto il Tavernello.</p>
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		<item>
		<title>Il brodo primigenio e il nostro Natale di luci e di attese</title>
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		<comments>http://www.papilleclandestine.it/2011/12/24/natale-2011-auguri/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 16:02:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ricci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pillole]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>

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		<description><![CDATA[- Sei una vecchia strega!
- No, papà, non sono vecchia!
- Hai ragione, sei giovane.
- Io non sono giovane, io sono NUOVA.
(dialogo di qualche giorno fa con mia figlia, pronta ai tre anni.)
Senza graffi, né pregiudizi, né protezioni. Nuovi come il primo gemito di un bambino.
E&#8217; un discorso che vale sempre. [Anche in cucina. Ma soprattutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3786" style="margin-right: 20px; margin-bottom: 20px;" title="hokusai" src="http://www.papilleclandestine.it/wp-content/uploads/2011/12/hokusai.jpg" alt="" width="150" height="150" />- Sei una vecchia strega!<br />
- No, papà, non sono vecchia!<br />
- Hai ragione, sei giovane.<br />
- Io non sono giovane, io sono NUOVA.</p>
<p>(dialogo di qualche giorno fa con mia figlia, pronta ai tre anni.)<span id="more-3785"></span></p>
<p>Senza graffi, né pregiudizi, né protezioni. Nuovi come il primo gemito di un bambino.<br />
E&#8217; un discorso che vale sempre. [Anche in cucina. Ma soprattutto nella vita.]<br />
Chi è nuovo accetta di buon grado ogni scommessa, perché ogni scelta è comunque un tiro di dadi alla cieca, un atto di fiducia incondizionato.</p>
<p>E allora, andiamo tutti a cercare gli ingredienti segreti del brodo primordiale, del nostro brodo primigenio, la personale stele di Rosetta che codifica e condiziona incosciamente la nostra vita. Questo è il mio augurio, al termine di un anno papillo <em>un po&#8217; così</em>.</p>
<p>E chi trova la ricetta, eviti di dirla agli altri, tanto non vale: ognuno ha la sua, o forse nessuno la ha.</p>
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		<item>
		<title>Chez Michel, il pasticcere più cool del momento</title>
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		<comments>http://www.papilleclandestine.it/2011/12/21/douce-michel-paquier-genova/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 20:36:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Miggino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
		<category><![CDATA[dolci]]></category>
		<category><![CDATA[douce]]></category>
		<category><![CDATA[gambero rosso]]></category>
		<category><![CDATA[Genova]]></category>
		<category><![CDATA[michel paquier]]></category>

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		<description><![CDATA[
C&#8217;ha i baffetti sbarazzini e uno chignon sulla nuca, l&#8217;asciònto à la fransé accanto a un italiano semi perfetto, il volto sempre tranquillo e sereno, una pacatezza tutta d&#8217;Oltralpe. Michel Paquier, il pasticcere del momento a Genova e non solo, è un tipo decisamente cool. La sua Douce, nella centralissima piazza Matteotti, è una boutique [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3782" style="margin-right: 10px; margin-bottom: 10px;" title="michel_paquier" src="http://www.papilleclandestine.it/wp-content/uploads/2011/12/michel_paquier.jpg" alt="" width="150" height="150" /></p>
<p>C&#8217;ha i baffetti sbarazzini e uno chignon sulla nuca, l&#8217;asciònto à la fransé accanto a un italiano semi perfetto, il volto sempre tranquillo e sereno, una pacatezza tutta d&#8217;Oltralpe. <strong>Michel Paquier</strong>, il pasticcere del momento a Genova e non solo, è un tipo decisamente cool. <span id="more-3755"></span>La sua <strong><a href="http://www.douce.it">Douce</a></strong>, nella centralissima piazza Matteotti, è una boutique del palato, il Gambero Rosso gli ha da poco affibbiato il titolo di Pasticcere emergente del 2011. Quello che lui scherzosamente chiama <em>un cadeaux empoisonné</em>, un regalo avvelenato: «perché ora devo dimostrare di essere all&#8217;altezza».</p>
<p>Lo incontro in occasione dell&#8217;ultimo appuntamento con<strong><a href="http://genova.mentelocale.it/33557-i-sensi-dell-arte-all-accademia-ligustica-di-belle-arti-tra-arte-degustazioni-e-musica/"> I sensi dell&#8217;arte</a></strong>, una rassegna organizzata dal network Fr&amp;e (amici dei papilli) che si è svolta all&#8217;Accademia di Belle Arti di Genova, con l&#8217;obiettivo di raccontare quattro secoli (dal &#8216;600 al &#8216;900) attraverso storia, arte, costumi e cultura gastronomica. L&#8217;idea ha avuto successo, tanto che ne riparleremo presto. Michel si è occupato della parte culinaria, ovviamente, e quando lo vedo sta preparando delle futuristiche tettine di cioccolato, omaggio all&#8217;esuberanza di inizio Novecento.</p>
<p>Arrivato a Genova &#8211; come si dice sempre, ma come spesso è &#8211; per caso, e per starci un anno o due al massimo, Michel si è fatto le ossa in una delle pasticcerie storiche della città, Tagliafico, e non è più partito. Poi ha deciso di buttarsi in un progetto coraggioso: aprire un locale decisamente chic, nel cuore del capoluogo ligure, Douce appunto.</p>
<p>
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</p>
<p>Dice di non voler fare una pasticceria eclatante, ma esteticamente bella sì: «la mia vetrina alle nove del mattino è la cosa più bella della giornata». Il suo credo è la monoporzione, perché non sta scritto da nessuna parte che per godere un po&#8217; di dolce uno si debba comprare una torta. Il suo cavallo di battaglia, tra gli altri, i <em>macaron</em>.</p>
<p>ps: che sia cool non c&#8217;è dubbio, fonti bene informate dicono che anche dopo una partita di calcetto sprizza non tanfazza di sudore, bensì aroma di biscotto&#8230; io ci credo.</p>
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		<title>E per dessert i Pink Floyd</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 14:47:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Nepi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Piaceri]]></category>

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		<description><![CDATA[Metti i tre papilli, due amici, e una buona cena. Anzi, una cena grandiosa. Un breg di Gravner spacciato da @fiorenzosartore, lo champagne superb(ì)o di André Beaufort, una sequenza di salumi da salivazione immediata &#8211; culatello, culaccia, lardo di Arnad commovente, petto d&#8217;anatra affumicato e il salame del contadino amico &#8211; un piatto di resistenza (faraona al mandarino, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-bottom: 20px; margin-right: 20px;" title="Pink Floyd Meddle" src="http://www.avis.ne.jp/~fancysc/spectro/meddle_front.jpg" alt="" width="150" height="150" />Metti i tre papilli, due amici, e una buona cena. Anzi, una cena grandiosa. Un breg di Gravner spacciato da <a href="http://twitter.com/#!/fiorenzosartore" target="_blank">@fiorenzosartore</a>, lo champagne superb(ì)o di <a href="http://www.lacuvee.it/lista-champagne/andr%C3%A8-beaufort/item/ambonnay-grand-cru-rose.html" target="_blank">André Beaufort</a>, una sequenza di salumi da salivazione immediata &#8211; culatello, culaccia, lardo di Arnad commovente, petto d&#8217;anatra affumicato e il salame del contadino amico &#8211; un piatto di resistenza (faraona al mandarino, presto su questi schermi se <a href="http://twitter.com/#!/alxricci" target="_blank">@alxricci</a> mantiene le promesse) e ancora il dolcetto 2001 di <a href="http://twitter.com/#!/sanfereolo">@sanfereolo</a>, verticale di parmigiani da 36 a 48 mesi vinta per acclamazione dal 45, e doppio piatto da portata con formaggi italo-francesi con sauternes d&#8217;ordinanza. E temo di aver dimenticato qualcosa.<span id="more-3751"></span></p>
<p>Scusate se ho infranto la mia regola di non fare elenchi sboroneggianti, ma volevo <strong>ricreare l&#8217;effetto nirvana</strong>.</p>
<p>Perché poi la ciliegina sulla torta è stata un&#8217;altra. E cioè che satolli <strong>ci siamo spiaggiati sul divano</strong> e la puntina del giradischi ha cominciato a diffondere <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Vm0VBWnUhvU" target="_blank">Echoes</a> nell&#8217;aere. Ora, fra i papilli si contano un serio malato di Pink Floyd e un amante dei Pink Floyd, che fa coppia col generoso padrone di casa e del vinile.<br />
La serata è dunque scivolata in una <strong>nube di cicchetti e disquisizioni</strong> se gli orologi di <em>Time</em> li avesse registrati Alan Parsons o Chris Thomas (a proposito: Alan Parsons) o se il <em>wall of sound</em> di Rick Wright rendesse meglio in <em>Meddle</em> o <em>The dark side of the moon</em>. Puro sollucchero.<br />
E fu sera e fu mattina.</p>
<p>Certo, non è necessario amare i Pink Floyd per <em>godere fisicamente</em> della musica: ognuno di noi ha le sue preferenze, noi abbiamo questa, ma il discorso è un altro. È che <strong>il binomio cibo-musica andrebbe esplorato meglio e di più</strong>. Non dico nulla di nuovo, c&#8217;è gente bravissima che lo ha già detto e fatto, come <a href="http://www.enofaber.com/" target="_blank">Enofaber</a> o <a href="http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/musiche-di-sottofondo-a-la-carte/" target="_blank">Stefano Caffarri</a>.</p>
<p>D&#8217;altronde se la musica è sempre stata legata al sesso e il cibo pure, vuol dire che come minimo sono parenti.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-3752" title="Pink Floyd vinile Meddle" src="http://www.papilleclandestine.it/wp-content/uploads/2011/12/Pink_Floyd_vinile.jpg" alt="" width="600" height="451" /></p>
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