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	<title>Passionisti DOL</title>
	
	<link>http://www.passionisti.org</link>
	<description>Provincia Religiosa Basso Lazio e Campania</description>
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		<title>Fratelli nella fede e figli della Chiesa: giornata di ritiro per catechisti e ministranti</title>
		<link>http://www.passionisti.org/2012/05/28/fratelli-nella-fede-e-figli-della-chiesa-giornata-di-ritiro-per-catechisti-e-ministranti/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 May 2012 10:56:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Conf. Daniele Curci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Provincia]]></category>
		<category><![CDATA[incontri]]></category>

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		<description><![CDATA[Caro confratello, per il prossimo 2 giugno è stato organizzato, presso la Badìa di Ceccano, un ritiro di una giornata per catechisti e ministranti (questi ultimi devono avere almeno 16 anni). Lo scopo dell’incontro vuole essere quello di provare a comprendere a che punto sono i nostri operatori pastorali quanto a formazione cristiana e tentanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Caro confratello</strong>,<br />
per il prossimo<strong> 2 giugno</strong> è stato organizzato, presso la Badìa di Ceccano, un ritiro di una giornata per catechisti e ministranti (questi ultimi devono avere almeno 16 anni).</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scopo dell’incontro vuole essere quello di provare a comprendere a che punto sono i nostri operatori pastorali quanto a formazione cristiana e tentanto di far prendere loro maggiore coscienza circa l’appartenenza alla Chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tema del ritiro sarà “<strong>fratelli nella fede e figli della Chiesa</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ti chiediamo la cortesia di comunicare nella tua parrocchia alle due categorie di operatori sopracitati questo invito</strong> e di invogliarli a partecipare, sicuri che ogni momento formativo è occasione di crescita umana e cristiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie per la tua collaborazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>p. Stanislao Tozzi</strong><br />
<em>Consultore V.F.S</em><br />
e studenti Passionisti</p>
<p style="text-align: justify;">Di seguito il programma con l’orario della giornata<br />
<strong>Ore 9.00</strong> arrivo<br />
<strong>Ore 9.30</strong> catechesi<br />
<strong>Ore 10.30</strong> deserto<br />
<strong>Ore 12.30</strong> pranzo al sacco<br />
<strong>Ore 14.30</strong> condivisione<br />
<strong>Ore 16.00</strong> celebrazione eucaristica</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>P.S.</strong> <em>Durante la giornata ci saranno sempre dei padri disponibili per le confessioni</em></p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il Vangelo della Domenica in Pillole – Dom. di Pentecoste 2012</title>
		<link>http://www.passionisti.org/2012/05/26/il-vangelo-della-domenica-in-pillole-dom-di-pentecoste-2012/</link>
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		<pubDate>Sat, 26 May 2012 15:22:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Conf. Daniele Curci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liturgia della Parola]]></category>

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		<description><![CDATA[di Conf. Massimo Gv 15,26-27; 16,12-15 Lo Spirito Santo è chiamato il Consolatore e lo Spirito di verità. È il Consolatore, in quanto è colui che chiama presso di sé per consolare, difendere i discepoli di Gesù. Egli compie la sua missione rivelando la verità. Gesù precisa chi è lo Spirito di verità. Egli procede [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Conf. Massimo</p>
<p>Gv 15,26-27; 16,12-15</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lo Spirito Santo è chiamato il Consolatore e lo Spirito di verità</strong>. È il Consolatore, in quanto è colui che chiama presso di sé per consolare, difendere i discepoli di Gesù. Egli compie la sua missione rivelando la verità. Gesù precisa chi è lo Spirito di verità. Egli procede dal Padre e Gesù lo manda dal Padre nei suoi discepoli, perché renda testimonianza a Gesù davanti a tutti gli uomini.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Accogliere o negare Gesù non è soltanto un’operazione intellettiva</strong>, ma è accogliere o respingere la testimonianza dello Spirito di verità. Lo Spirito Santo si pone in rapporto con lo spirito di ogni uomo e gli dà testimonianza riguardo a Gesù. La predisposizione ad accogliere il vangelo è l’interiore risposta all’azione preveniente dello Spirito in forza della quale chi ascolta sente la perfetta consonanza con l’assenso già dato allo Spirito. La verità, prima di essere luce che rischiara l’intelletto, è desiderio suscitato dallo Spirito e accolto dal cuore dell’uomo che già si orienta ad aderire al vangelo. Chi invece resiste allo Spirito in questa sua prima operazione, resiste pure al vangelo; ed egli sa di resistere anche se nasconde spesso questa sua consapevolezza sotto la trama sottile e ingannevole dei suoi ragionamenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lo Spirito, che procede dal Padre e ha in Lui il supremo riferimento come pure lo ha il Figlio</strong>, prende dal Figlio quanto annuncia ai discepoli perché tutto quanto ha il Padre è pure del Figlio. Gesù richiama quanto ha già detto in precedenza: non c’è nulla in Lui che non sia del Padre perché il suo essere il Figlio, il Verbo di Dio, proclama la sua essenziale relazione con il Padre che non conosce alcuna limitazione perché si estende secondo l’infinita pienezza dell’unica natura divina.</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Commento alla liturgia della Domenica di Pentecoste 2012</title>
		<link>http://www.passionisti.org/2012/05/25/commento-alla-liturgia-della-domenica-di-pentecoste-2012/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 May 2012 20:54:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Conf. Daniele Curci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liturgia della Parola]]></category>
		<category><![CDATA[liturgia]]></category>
		<category><![CDATA[omelie]]></category>

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		<description><![CDATA[SOLENNITA’  DI  PENTECOSTE ( 27 maggio) Giovanni 15,26-26;16,12-15 Commento  di P. Pierluigi Mirra passionista Oggi  si è avverata la promessa di Gesù fatta agli Apostoli, prima di salire al cielo: &#8220;Vi manderò lo Spirito santo, egli vi condurrà alla verità tutta intera!&#8221;  E dello Spirito Santo avevano bisogno i Discepoli di Gesù, per vincere le loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #800000;"><strong>SOLENNITA’  DI  PENTECOSTE </strong>( 27 maggio)</span></h1>
<p style="text-align: center;"><strong>Giovanni 15,26-26;16,12-15</strong></p>
<p style="text-align: center;">Commento  di P. Pierluigi Mirra passionista</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Oggi  si è avverata la promessa di Gesù fatta agli Apostoli</strong>, prima di salire al cielo: &#8220;<em>Vi manderò lo Spirito</em> <em>santo, egli vi condurrà alla verità tutta int</em>era!&#8221;  E dello Spirito Santo avevano bisogno i Discepoli di Gesù, per vincere le loro paure, per caricarsi di entusiasmo e di coraggio, per sfidare il mondo giudaico e pagano e annunziare  Cristo Risorto, la verità che li faceva remare  controcorrente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E pochi giorni  dalla dipartita di Gesù</strong>, mentre erano riuniti con la Vergine Santa nel Cenacolo, in  attesa orante, lo Spirito Santo scende  su  tutti in forma di fiammelle. E&#8217; un  fuoco che brucia la paura, che da vigore al coraggio, che illumina il cammino in nome di Gesù di Nazareth. Gli Atti degli Apostoli dicono che a precedere le fiammelle, c’è un vento impetuoso che si abbatte  nella casa in cui erano riuniti  i discepoli con Maria, il vento dell&#8217;attesa che spazza via il vecchio e da  vita e ristoro del nuovo. In questo giorno nasce la Chiesa, quella Chiesa che ha conosciuto ben altri venti di tempesta attraverso i secoli e li conosce, abbastanza impetuosi, anche oggi, ma il fuoco dello Spirito non si è mai spento, anzi,  il vento gagliardo ha alimentato sempre più la fiamma del coraggio, illuminando e riscaldando il cammino della  famiglia di  Dio. In quel giorno il Cenacolo di Gerusalemme si è allargato, le porte si sono  spalancate a nuovi orizzonti, e gli Apostoli, parlando le lingue dell’umanità,  sono partiti per raggiungere  l’uomo in attesa della novità che salva.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E da allora lo Spirito Santo non ha abbandonato  la Sposa di Cristo</strong>, la Chiesa, né i suoi figli, sparsi nell’universo intero, ma li ha sostenuti e li sostiene nelle lotte continue che, come maree impetuose, in ogni momento si avventano contro questo nuovo &#8220;Cenacolo del mondo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma la Chiesa, con i suoi figli, continua il canto del Santo</strong>. Si, è anche vero che, non solo dall&#8217;esterno, ma anche dall’interno di questo Nuovo Cenacolo, ci sono gufi e pessimisti che leggono tutto in nero e prevedono sventure, ma noi crediamo, come affermava il poeta Tagore “<em>che l’uomo è più grande di</em> <em>ogni sventura”</em>. E’ vero che entro certi eventi inattesi spesso si insinua il tarlo dello scoraggiamento che ti rode e cerca di annullarti, ma sappiamo anche che lo Spirito Santo continua da sempre ad operare con forza, aiutando a superare i momenti difficili e i tempi oscuri. E poi quante istituzioni sono cadute nei secoli, mentre la Chiesa, nonostante  fosse minata anche al suo interno, è ancora viva e continua la traversata nel tempo verso il sicuro approdo?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Urge</strong>, oggi più che mai, che i Discepoli di Cristo, coloro che fanno parte di questa grande famiglia, vivano la presenza dello Spirito, aprendosi ai segni dei tempi, alle esigenze  dei fratelli, pregando lo Spirito che continui a rinnovare la faccia della terra nell&#8217;unità. Così sia.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Il Vangelo della Domenica in Pillole – Dom. dell’Ascensione 2012</title>
		<link>http://www.passionisti.org/2012/05/19/3079/</link>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 13:39:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Conf. Daniele Curci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liturgia della Parola]]></category>

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		<description><![CDATA[di Conf. Massimo Marco, 16-15-20. Oggi celebriamo l’Ascensione del Signore. L’icona classica dell’Ascensione, che rappresenta il Risorto sollevato dalla Nube dello Spirito Santo e portato sullo scudo della vittoria da due angeli è la medesima icona della Venuta ultima. Contemplare Lui asceso significa attenderlo che venga. È la contemplazione della Chiesa fino alla sua Venuta. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Conf. Massimo</p>
<p><strong>Marco, 16-15-20.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Oggi celebriamo l’Ascensione del Signore</strong>. L’icona classica dell’Ascensione, che rappresenta il Risorto sollevato dalla Nube dello Spirito Santo e portato sullo scudo della vittoria da due angeli è la medesima icona della Venuta ultima. <strong>Contemplare Lui asceso significa attenderlo che venga</strong>. È la contemplazione della Chiesa fino alla sua Venuta.</p>
<p style="text-align: justify;">La parte finale del vangelo di Marco riassume l’evento dell&#8217;Ascensione di Gesù Cristo con una formula lapidaria: «<em>fu assunto in cielo</em>», e poi quasi a specificare il significato e lo scopo del simbolico viaggio dalla terra al cielo, ne fissa la destinazione: «<em>e sedette alla destra di Dio</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">Marco ci offre così due precise indicazioni per entrare nel mistero:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>a) l&#8217;immagine &#8216;&#8221;ascensionale&#8221;</strong> indica l&#8217;ingresso di Gesù nell&#8217;area del divino, cioè il ritorno al fulgore della sua divinità;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>b) la &#8220;destra di Dio&#8221;</strong> è un&#8217;immagine di tipo regale e presenta il Cristo intronizzato come si proclama nel Credo.</p>
<p style="text-align: justify;">Se l&#8217;Ascensione indica una partenza, essa annuncia anche un ritorno e un&#8217;attesa; a quelli che rimasero a guardare il cielo fu detto: «<em>Questo Gesù, che è stato tra di voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui lo avete visto andare in cielo</em>» (cf. I Lett).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Più volte Gesù ha parlato del mistero della sua Ascensione al cielo</strong>, perché non si tratta d&#8217;un episodio da poco, ma d&#8217;un avvenimento carico di mistero, che può essere paragonato allo stesso mistero eucaristico. Ai suoi discepoli infatti, che dicevano duro il discorso del pane disceso dal cielo e che non si poteva intendere, Gesù disse interrogandoli: «<em>Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell&#8217;uomo salire la dov&#8217;era prima?</em>» (cf. Gv 6,59-62). Proprio nel vangelo di Giovanni troviamo ripetuti riferimenti da parte di Gesù alla sua Ascensione e ritorno al Padre, riferimenti che costituiscono quasi delle catechesi allusive al compimento totale del mistero della Resurrezione, che dovrà completarsi con la Pentecoste, ma che richiede la Sua Ascensione al cielo.</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Commento alla liturgia della Domenica dell’Ascensione 2012</title>
		<link>http://www.passionisti.org/2012/05/18/commento-alla-liturgia-della-domenica-dellascensione-2012/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 16:40:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Conf. Daniele Curci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liturgia della Parola]]></category>
		<category><![CDATA[liturgia]]></category>
		<category><![CDATA[omelie]]></category>

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		<description><![CDATA[ASCENSIONE DI GESU’ AL CIELO  (20 maggio) Marco 16,15-20 Commento di P .Pierluigi Mirra passionista Oggi Gesù conclude la sua Missione sulla terra, portando a compimento il progetto  del Padre. Sale al cielo per  andare a mantenere la promessa che egli ha fatto ai suoi discepoli di ogni tempo: preparare un posto per tutti i discepoli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #800000;">ASCENSIONE DI GESU’ AL CIELO  (20 maggio)</span></h1>
<p style="text-align: center;">Marco 16,15-20</p>
<p style="text-align: center;">Commento di P .Pierluigi Mirra passionista</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Oggi Gesù conclude la sua Missione sulla terra</strong>, portando a compimento il progetto  del Padre. Sale al cielo per  andare a mantenere la promessa che egli ha fatto ai suoi discepoli di ogni tempo: preparare un posto per tutti i discepoli che lo seguiranno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lascia nel cuore dei discepoli</strong>, che assistono alla sua Ascensione al cielo, una certa nostalgia, che essi sentono forte dentro di loro, tanto che il loro sguardo non riesce proprio a staccarsi da Lui mentre una nube lo sottrae dalla loro presenza.  Ma ora è tempo di andare, è tempo di attendere il compimento della promessa fatta dal Maestro: quella dello  Spirito Santo che li “<em>guiderà alla verità tutta intera</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E dalla loro nostalgica  estasi vengono sottratti da due Angeli</strong> che  ricordano loro che egli tornerà allo stesso modo alla fine dei tempi per giudicare il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Con la sua Ascensione</strong>, Gesù ricongiunge il Cielo alla terra. L’umanità, in Cristo, si ricongiunge a Dio Padre.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I discepoli attendono</strong>, ora, lo Spirito Santo che li renderà forti e coraggiosi nell’affrontare il ruolo di annunziatori della”Parola Nuova” in tutte le parti  del mondo, seguiti in questo ruolo da tutti i discepoli che nel tempo verranno. Durante il loro itinerario forse incontreranno difficoltà e pericoli, per questo l’Apostolo, nel brano della Lettera agli abitanti di Efeso, mette in guardia la Comunità dalle piaghe della divisione e della discordia esortando tutti i credenti ad essere anzitutto uniti, vivendo in pace ed umiltà.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tutti noi</strong>, siamo richiamati alla nostra identità di popolo in cammino,uniti dallo stesso Spirito, dalla stessa fede, dalla comune vocazione ad essere speranza per tutti, rendendo presente Dio al di sopra di ogni cosa,in tutti i momenti della nostra esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il cammino dei discepoli di Cristo</strong>, tuttavia, non può consistere soltanto  nel guardarsi dal male, ma deve essere caratterizzato principalmente dall’impegno ad operare il bene, mettendo in atto il mandato missionario di Gesù: “<em>Andate in tutto il mondo, ammaestrate…insegnate</em>… <em>battezzate… testimoniate</em>..” .</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gesù vuole continuare a salvare il mondo insieme con i suoi discepoli</strong>, si fida di loro. Egli sa che la loro fede si rafforzerà nella misura in cui essi sapranno accenderla nei cuori di coloro che incontreranno lungo il cammino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perciò chiunque ha incontrato Cristo nella propria vita</strong>, non può rimanere fermo a contemplare estaticamente il Cielo: deve andare, testimoniare, annunziare, fino all&#8217;ultimo giorno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non possiamo tirarci indietro</strong> aspettando che sia qualcun altro, al nostro posto, a compiere il mandato affidato da Cristo ai suoi discepoli. A nessun cristiano, infatti, è consentito indossare pantofole per vivere una fede da pensionati, ma a tutti sono dati in dotazione robusti scarponi per solcare i sentieri del mondo ed essere, così, Vangelo vivo per tutti gli uomini che si incontrano sul cammino della vita.  <strong><em>Siamo stati scelti da un Dio che ha riposto in noi tutta la sua fiducia, perché deluderlo?</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Badia di Ceccano – Una parrocchia che crede nei piccoli, costruisce il suo futuro</title>
		<link>http://www.passionisti.org/2012/05/14/badia-di-ceccano-una-parrocchia-che-crede-nei-piccoli-costruisce-il-suo-futuro/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 15:43:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Conf. Daniele Curci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Provincia]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[campo estivo]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[iniziative]]></category>

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		<description><![CDATA[di Damiano Pizzuti L’ennesima manifestazione esclusivamente formato “bambino” per il gruppo “Cani Pizzigli” sotto la guida sapiente di Padre Roberto Fella, parroco della Badia di Ceccano. In due giornate piene di sole e di giochi, in occasione della festa di San Paolo della Croce (28/29 Aprile 2012), i bambini della Parrocchia si sono cimentati dapprima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Damiano Pizzuti</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’ennesima manifestazione esclusivamente formato “bambino” per il gruppo “Cani Pizzigli”</strong> sotto la guida sapiente di <strong>Padre Roberto Fella</strong>, parroco della Badia di Ceccano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In due giornate piene di sole e di giochi</strong>, in occasione della festa di San Paolo della Croce (28/29 Aprile 2012), i bambini della Parrocchia si sono cimentati dapprima nei giochi delle <strong>Olimpiadi della Badia</strong> con grande entusiasmo. In seguito, nella <strong>seconda giornata</strong> hanno impiegato tutta la loro energia partecipando a divertentissimi giochi popolari (scoccia pignate, tiro alla fune, corsa con i sacchi etc..).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Al termine della manifestazione i bambini hanno ricevuto ricchi premi:</strong> ai vincitori delle “olimpiadi” è andata una coppa ricordo e per tutti i bambini presenti un premio partecipazione. Il vero vincitore, in fondo, è stato il divertimento, come hanno attestato i sorrisi innocenti e veri dei ragazzi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli educatori del gruppo si sono detti entusiasti dello svolgimento dell’intero evento</strong>, avendo realizzato appieno lo scopo prefissato, quello di educare i bambini a stare insieme, accettando una competizione sana e positiva, cosa che oggi a causa di esempi troppo spesso sbagliati si sta rischiando di perdere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma non finisce qui</strong>; i ragazzi, infatti, sono già al lavoro per organizzare il <strong>terzo &#8220;campo scuola&#8221; estivo</strong> con la passione di sempre, quella che solo un gruppo unito di autentici amici che condividono uno scopo comune sa avere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aspettiamoci grandi cose da questa Parrocchia, in cui la parola “bambino” è sempre al primo posto</strong>.</p>
<p style="text-align: center;">
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<p>	<!-- Thumbnails --></p>
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		<title>Il Vangelo della Domenica in Pillole – VI Dom. di Pasqua 2012</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 15:32:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Conf. Daniele Curci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liturgia della Parola]]></category>

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		<description><![CDATA[di Conf. Massimo Gv 15,9-17 L&#8217;amore divino, che è trinitario, è il nostro luogo esistenziale. Gesù ci comanda di restare nel suo amore, cioè di restare dentro a quell’atto eterno che è l’amore del Padre che genera il Figlio. Questi ci rende partecipi dell’amore generante del Padre, non solo perché ci rivela il nostro “essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Conf. Massimo</p>
<p><strong>Gv 15,9-17</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;amore divino, che è trinitario, è il nostro luogo esistenziale</strong>. Gesù ci comanda di restare nel suo amore, cioè di restare dentro a quell’atto eterno che è l’amore del Padre che genera il Figlio. Questi ci rende partecipi dell’amore generante del Padre, non solo perché ci rivela il nostro “essere immortali” e quindi che siamo collocati nell’eternità, ma Gesù ci rivela che dimorando in Lui noi siamo posti nell’eternità divina del Figlio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si dimora nel suo amore se si osservano i suoi comandamenti.</strong> Questa è la via e la verifica. Dal visibile (ascoltare la sua parola e osservarla) si passa all’invisibile (dimorare nel suo amore). I comandamenti sono la scala che Gesù sapientemente ha posto perché noi possiamo penetrare sempre più nella sua conoscenza. Gesù presenta se stesso come modello. Egli ha osservato sempre i comandamenti del Padre suo, cioè si è nutrito sempre della sua volontà, fino ad accogliere il comandamento supremo: quello di dare la sua vita per le sue pecore. Egli ci comanda di fare lo stesso nei suoi confronti, cioè di obbedirgli con la stessa dedizione e lo stesso amore che sono in Lui. Noi possiamo fare questo perché in noi vi è il suo amore ed è esigenza del suo amore che noi facciamo come Lui ha fatto. L’obbedienza ai comandamenti del Cristo è quindi frutto dell’amore del Padre e del Figlio in noi e nello stesso tempo ne è rivelazione. Perché questa meravigliosa circolarità divina sia operante in noi dobbiamo determinarci in questo rapporto di obbedienza a Gesù, che costituisce l’essenza dell’atto di fede e che ha come luogo del suo agire l’amore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gesù ricapitola tutti i suoi comandamenti nell’unico “<em>che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi</em>”.</strong> Infatti ogni comandamento dell’antica Legge e ogni comando, che Gesù ci dà come nostro Signore e Maestro, ha come anima l’amore e come verifica l’amore vicendevole. Questi ha come misura il suo amore per noi. Se da una parte sentiamo le resistenze nostre ad amare con affetto sincero ogni creatura e di lasciarci amare da loro, dall’altra abbiamo speranza perché la forza dello Spirito Santo, che è lo stesso amore divino, è operante in noi per abbattere ogni ostacolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ciò che annulla l’energia dell’amore divino in noi è la pretesa di piegarla a quello che noi riteniamo amore senza lasciarci convertire all’amore stesso di Dio</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Commento alla liturgia della VI Domenica di Pasqua</title>
		<link>http://www.passionisti.org/2012/05/11/commento-alla-liturgia-della-vi-domenica-di-pasqua-2/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 21:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Conf. Daniele Curci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liturgia della Parola]]></category>
		<category><![CDATA[liturgia]]></category>
		<category><![CDATA[omelie]]></category>

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		<description><![CDATA[VI DOMENICA  DI  PASQUA Giovanni 15,9-17 Commento di P Pierluigi Mirra passionista L’ Evangelista Giovanni definisce Dio come “Amore”, è da questa dimensione  che parte  la Paternità e la Maternità di Dio per tutti gli uomini. E nel suo amore Dio non “non fa preferenze di persone e di popoli&#8230;”. Se ne accorge lo stesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #800000;"><strong>VI DOMENICA  DI  PASQUA</strong></span></h1>
<p style="text-align: center;"><strong>Giovanni 15,9-17</strong></p>
<p style="text-align: center;">Commento di P Pierluigi Mirra passionista</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;"><strong>L’ Evangelista Giovanni definisce Dio come “</strong><em><strong>Amore”</strong>, </em>è da questa dimensione  che parte  la Paternità e la Maternità di Dio per tutti gli uomini. E nel suo amore Dio non “<em>non fa preferenze di persone e di popoli</em>&#8230;”.</p>
<p style="text-align: justify;">S<strong>e ne accorge lo stesso Pietro</strong> che  lo affermerà categoricamente dinanzi ai vari sentimenti religiosi che tenevano  legata la Chiesa nascente alle consuetudini ebraiche, e lo afferma per l’esperienza fatta, nella casa di Cornelio, il centurione romano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E dovrà ammettere  che i suoi erano pregiudizi</strong>, quando pensava che  solo il popolo ebraico fosse  destinatario della salvezza apportata da Cristo.  Giovanni nel brano della sua I Lettera sembra  spalancare all’uomo un’orizzonte di amore  senza confine, che  lo fa sentire in  ogni  tempo e spazio abbracciato da Dio-Amore. Un Dio che non aspetta ma prende l’iniziativa e va fino in fondo, e nel suo rapportarsi, non ammette, ne usa riserve. Però è anche vero che  Dio vuole renderci partecipi inserendoci in quella spirale stupenda che ci porta ad amare Lui e ad amarci tra di noi. Non  si può vivere dell’amore e nell’amore di Dio,  misurando, Dio si ama tutto e sempre, senza riserve, come lui ci ha amato e ci ama.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per questo suo “amore folle”</strong> si è giocato il Figlio suo, dandolo a morte, perché , in quella morte l’uomo ritrovasse la dimensione  vera e autentica del suo esistere.  Ma amore vuole amore! Questo è il messaggio dell’amore, esso è come una calamita che attrae con forza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E, presi in questo vortice stupendo, noi  dobbiamo sentire l’esigenza di amare Dio</strong>, non con le solite chiacchiere e  strani ragionamenti, ma mettendoci nella linea di azione  che Dio  ha tracciato per noi nel suo amore.    L’osservanza  dello stile di vita  di Dio, mostrataci in Cristo, diventa la risposta ,ma anche forte testimonianza per i fratelli, ai quali con la vita diciamo che noi, siamo entrati nell’amore Dio,e in esso  “<em>siamo  e ci muoviamo”.  </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lo stile di  vita  di Cristo è stato sempre ispirato all’amore del Padre</strong>, così la vita delle Prime Comunità Cristiane, che dell’amore facevano la loro etichetta autentica  di garanzia. E  seppero dare una testimonianza talmente forte, da  stupire e cambiare il mondo.. In una società come la nostra, dove si respira arrivismo, egoismo, indifferenza nei rapporti personali, sfiducia reciproca sia a livello verticale che orizzontale, è necessario, direi, urgente, che noi cristiani ci riappropriamo non solo del comandamento dell’amore, ma  lo rendiamo vivo più che mai in uno stile di vita che ci faccia ritrovare nell’amore di Dio, e ci renda popolo unito nel cammino, che sente solo forte la spinta ad amare, sempre e dovunque.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Un giovane che aveva letto  il gesto di P.Massimiliano Kolbe, lasciando il buddismo per passare al Cristianesimo, affermò:” Voglio seguire la religione che, in mezzo a tanto egoismo, ha ancora il coraggio di proporre la carità!”.</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Commento alla Liturgia della V Domenica di Pasqua</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 16:35:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Conf. Daniele Curci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liturgia della Parola]]></category>
		<category><![CDATA[liturgia]]></category>
		<category><![CDATA[omelie]]></category>

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		<description><![CDATA[V DOMENICA  DI PASQUA Giovanni 15, 1-8 Commento a cura di P. Pierluigi Mirra passionista In un vecchio canto di Marcello Giombini (1928-2003) c’era una frase che molto si addice alla Liturgia di questa Domenica e alla riflessione che su di essa andiamo a fare, “Parliamo tanto di Gesù, ma viviamo poco come lui!”. Un  lungo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #800000;">V DOMENICA  DI PASQUA</span></h1>
<p style="text-align: center;"><strong>Giovanni 15, 1-8</strong></p>
<p style="text-align: center;">Commento a cura di P. Pierluigi Mirra passionista</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;"><strong>In un vecchio canto di Marcello Giombini</strong> (1928-2003) c’era una frase che molto si addice alla Liturgia di questa Domenica e alla riflessione che su di essa andiamo a fare, “<em>Parliamo tanto di Gesù, ma viviamo poco</em> <em>come lui</em>!”. Un  lungo chiacchierare a volte il nostro, un grande esporre conoscenze sulle ultime illazioni teologiche o storiche circa la figura di Cristo, ma poi incappiamo in quello che  l’Evangelista Giovanni nel brano  dalla I Lettera afferma categoricamente, esortandoci  ad uscire da  un tipo di “stasi spirituale”:  <em>Figliuoli non amiamo soltanto a parole, nè con la lingua ,ma con i fatti e nella verità </em>”(cfr.II Lettura). Siamo capaci di  meravigliarci dinanzi al bello, al buono, ma poi  non facciano mai cose belle, e non sempre facciamo il bene “bene”. Quando l’Apostolo Paolo esortava i Colossesi ( 3,1-2) a guardare alla propria dignità di risorti con  Cristo, li spronava anche ad agire da “risorti”, a “cercare le cose di lassù”, cioè ad agire con lo sguardo  verso Dio, a quella patria verso la quale tutti  siamo incamminati, e che l’arrivo , riuscito o meno,  stiamo costruendo nel tempo che Dio ci dona. Agire con Dio, significa amare come ama Dio, come ha amato Cristo, il quale  ha dato tutto se stesso per noi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si comprende che forse il percorso con Cristo è difficile</strong>, e a volte l’umano prende il sopravvento non solo, ma spesso appiattisce anche  i nostri buoni desideri. Ecco che ci viene in aiuto l’esortazione di Gesù nel brano evangelico di Giovanni: “<em>Rimanete in me ed io in voi</em>!”. L’invito-segreto della riuscita!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E Gesù cerca di spiegarci tutto con la similitudine del tralcio e della vite</strong>. Anche se non siamo esperti vignaiuoli, riusciamo però ad afferrare  che il tralcio  se non è legato alla vite secca e muore. Non solo non porta frutto, ma è destinato soltanto ad ardere  nel fuoco. E’ proprio il suo tenersi legato alla vite  che lo fa vivere, dandogli quella’amore, quella linfa vitale che fa portare frutto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E Gesù è molto esplicito nel paragonarsi alla vite che il Padre coltiva</strong>, potando a volte, perché porti più frutti,e definendo i suoi discepoli tralci legati a lui, che devono “rimanere in lui”. Ma Gesù ci dice anche che dobbiamo essere vivi, perché anche noi  operiamo da tralci, agiamo per crescere, lavoriamo e ci mostriamo vivi, subendo anche noi a volte ,come tutta la vite, la potatura del vignaiuolo supremo, cioè il Padre. A volte il tralcio si ammala,allora il vignaiuolo interviene per curalo in modo duro, ecco le prove a cui spesso siamo sottoposti dalla Provvidenza di Dio. Altre volte il vignaiuolo vuole incrementare la produzione, ed ecco interviene in modo più soft. Guai però a staccarci dalla vite, faremmo  brutta fine, andremmo, come legna secca e morta, ad alimentare per un momento  un falò.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A volte è anche vero che vorremmo metterci in proprio nell’attività che  Dio ci offre, ma correremmo il rischio di compiere il lavoro di Dio senza Dio, e sarebbe un lavoro non solo inutile, ma  anche dannoso per noi e per i fratelli</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Vangelo della Domenica in Pillole – V Dom. di Pasqua 2012</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 08:23:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Conf. Daniele Curci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liturgia della Parola]]></category>

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		<description><![CDATA[di Conf. Massimo Gv 15,1-8 L’iniziale rapporto con Gesù è paragonabile a quello della vite e dei tralci. Il dimorare reciproco è la condizione essenziale per portare molto frutto. Non si dà una possibilità intermedia (un po’ di frutto); la contrapposizione è tra il molto frutto o il nulla. Questa alternativa radicale è pure in rapporto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Conf. Massimo</p>
<p><strong>Gv 15,1-8</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’iniziale rapporto con Gesù è paragonabile a quello della vite e dei tralci</strong>. Il dimorare reciproco è la condizione essenziale per portare molto frutto. Non si dà una possibilità intermedia (un po’ di frutto); la contrapposizione è tra il molto frutto o il nulla. Questa alternativa radicale è pure in rapporto ai molti che crederanno in Lui.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nell’evangelizzazione non c’è il poco ma solo il molto o il nulla</strong>; tutto dipende dal dimorare in Gesù. Come il molto frutto è solo di Gesù in noi, così l’essere nulla è il nostro proprio. Dimorare per noi quindi equivale a credere, come per Gesù dimorare in noi equivale a portare molto frutto. L’effetto del rimanere in Lui è quello di rimanere nella sua Parola. Già il Signore ha insegnato che dimorare nella sua Parola equivale a essere suoi discepoli, conoscere la verità e diventare liberi (8,31-32). Effetto di questo è la preghiera.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le operazioni dello Spirito nel discepolo culminano nella richiesta di ciò che è impossibile</strong>; si entra nello stesso rapporto di Gesù con il Padre. Tutto è pertanto concatenato: quando uno sente nascere nel cuore la preghiera che si dilata secondo l’amore di Gesù allora è segno che dimora in Lui, cioè dimora nelle sue parole.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chi diventa discepolo di Gesù porta davvero molto frutto</strong> che consiste nel portare a Gesù molti che credono in Lui. La glorificazione del Padre consiste che si dilati la sua paternità. La gioia di essere suoi figli porta a che altri la condividano accogliendo in Gesù il Salvatore del mondo (4,42).</p>
<p style="text-align: justify;">
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