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	<title>Personal Report</title>
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	<description>Osservare, selezionare, condividere.</description>
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		<title>Chiudiamo</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jan 2013 10:23:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;ultimo articolo che abbiamo pubblicato è del primo agosto. È passato tanto tempo ed è ora di dirlo ufficialmente: Personal Report chiude. In questi tre anni di vita abbiamo scritto un migliaio di articoli. Abbiamo raccontato storie, intervistato persone, segnalato progetti, linkato idee, dialogato con voi. Abbiamo dato spazio a persone brave e qualche volta [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ultimo articolo che abbiamo pubblicato è del primo agosto. È passato tanto tempo ed è ora di dirlo ufficialmente: Personal Report chiude.</p>
<p>In questi tre anni di vita abbiamo scritto un migliaio di articoli. Abbiamo raccontato storie, intervistato persone, segnalato progetti, linkato idee, dialogato con voi. Abbiamo dato spazio a persone brave e qualche volta addirittura <a href="http://the-milano-thing.net/" target="_blank">stampato cose</a>. Con un&#8217;unica missione in mente: osservare, selezionare, condividere.</p>
<p>Ma negli ultimi tre anni è cambiato internet e, come è naturale, siamo cambiati noi. Certi stimoli si sono affievoliti, altri si sono rafforzati. Personal Report ha cambiato le nostre vite, ma ognuno di noi, oggi, ha interessi e obiettivi ormai troppo distanti tra loro per essere tenuti insieme in un&#8217;unica rivista, in un&#8217;unica visione. La decisione è stata difficile e sofferta ma inevitabile: è arrivato il momento di chiudere.</p>
<p>Tutto qui. Non abbiamo altro da dire se non ringraziare voi e tutti quelli che, per una volta sola o settimana dopo settimana, <a href="http://www.personalreport.it/info/" target="_blank">hanno collaborato con noi</a>. E grazie anche a tutti quelli che negli ultimi mesi ci hanno scritto per farlo. Perdonateci se abbiamo risposto poco e male ma ora capite il perché.</p>
<p>L&#8217;archivio rimane. Ci impegniamo a pagare l&#8217;hosting ancora per un po&#8217;. Così, se vi viene in mente <em>quella cosa fighissima che avete letto su Personal Report</em>, sapete dove andarla a trovare. Non sappiamo se ricominceremo da qualche altre parte, se questo sia un addio o un arrivederci. Sappiamo che Personal Report come l&#8217;avete conosciuto finisce qui.</p>
<p>Grazie di tutto. A tutti.</p>
<p>Guido, Simone, Pier e Jacopo</p>
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		<title>Immagini non montate /019</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Aug 2012 18:14:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianmarco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marginal Report]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/37766659" width="440" height="352" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe></p>
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		<title>Scrollare dalla Terra fino a Giove</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Aug 2012 07:52:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guest</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[distanze]]></category>
		<category><![CDATA[spazio]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutto il sistema solare in una pagina web, in scala 645 km per pixel]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-33390 alignleft" title="La terra, vista da OMG space" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/07/omg_space.jpg" alt="" width="180" height="120" />Alzando lo sguardo, fissando il cielo e contemplando l&#8217;immensità del cosmo si ha tutto il diritto — e in parte il dovere morale — di esclamare: per tutti gli dei dell&#8217;Olimpo, il cosmo! Perché il cosmo è enorme. Ed è tale per definizione, in un certo senso. In una teoria degli insiemi universale, in una potenziale disperata tassonomia filosofica, il cosmo è alla radice di tutto e tutto in esso è contenuto.<span id="more-33389"></span> Oppure quasi tutto, se si crede nella possibilità di multiversi e universi paralleli.</p>
<p>Lasciarsi scappare un&#8217;espressione di meraviglia pensando alle distanze astronomiche che separano stelle e pianeti è quanto incoraggia a fare <a href="http://omgspace.net/">OMG Space</a>, sin dal nome del progetto. <a href="http://www.silent-t.com/">Margot Trudell</a>, autrice del sito, è una studentessa di graphic design alla OCAD University di Toronto. Come lavoro di tesi, Margot ha realizzato una pagina web che mostra, in maniera chiarissima e in una scala di circa 645 chilometri per pixel, l’intero sistema solare. È possibile spostarsi di pianeta in pianeta scorrendo in basso la pagina, milione di chilometri dopo milione, facendo attenzione a non farsi sfuggire l’occasionale corpo celeste, fascia di asteroidi o pianeta nano la cui orbita si intercetta appena per un istante. Scrive Margot Trudell:</p>
<blockquote><p>È difficile per la maggior parte delle persone senza una propria formazione scientifica o astronomica comprendere cosa significa inviare una sonda oltre Giove o quanto sia lontano Eris, il pianeta nano più grande del sistema solare. È difficile, semplicemente, afferrare le reali dimensioni del nostro sistema solare e dei suoi abitanti celesti.</p></blockquote>
<p>Accompagna il progetto <a href="http://www.silent-t.com/projects/omgspace/">una serie di poster</a> che illustrano proprietà e posizioni dei vari pianeti, oltre alle innumerevoli missioni inviate su, verso e intorno a ciascuno di essi.</p>
<p><a href="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/07/Moon_big.jpg"><img style="margin-right: 2px;" title="Poster della Luna" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/07/Moon_mini1.jpg" alt="" width="218" height="337" /></a><a href="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/07/Mars_big.jpg"><img style="margin-left: 2px;" title="Poster di Marte" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/07/Mars_mini.jpg" alt="" width="218" height="337" /></a></p>
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		<title>Quattro chiacchiere con gli Aucan sulla questione del file-sharing</title>
		<link>http://www.personalreport.it/2012/07/quattro-chiacchiere-con-gli-aucan-sulla-questione-del-file-sharing/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Jul 2012 08:57:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Pucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[file-sharing]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[musica elettronica]]></category>
		<category><![CDATA[p2p]]></category>
		<category><![CDATA[peer to peer]]></category>

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		<description><![CDATA[Spoiler: non sono tanto contenti.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-33257" title="aucan live foto di Leatherheart" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/07/aucan-live-by-Leatherheart.jpg" alt="" width="180" height="120" />Quando il 19 gennaio scorso Kim Schultz, in arte <strong>Kim Dotcom</strong>, fondatore e proprietario di Megaupload e Megavideo, è stato arrestato ad Auckland, improvvisamente il discorso sul file-sharing è tornato di moda. Undici anni dopo Napster viviamo in un mondo di consumi culturali ispirato più a quel modello di quanto ci si possa immaginare: scaricare illegalmente è una pratica silenziosamente accettata da molti, verso la quale solo la chiusura di Megaupload ha riportato un po&#8217; di interesse e vivacità.<span id="more-33238"></span></p>
<p>Qualche settimana fa, alla festa della rivista <strong><a href="http://www.vice.com/it/">Vice</a></strong>, ho incontrato gli Aucan, band bresciana di musica elettronica che sta avendo un grande momento, con il disco <em>Black Rainbow Remixes</em> che piace, un tour europeo e l&#8217;apertura delle date italiane di Chemical Brothers e Placebo. In effetti con il gruppo avevo una gran voglia di parlare, ma non tanto dei loro successi quanto di un argomento in particolare: lo scorso 20 giugno gli Aucan avevano condiviso sul loro sito <a href="http://aucanize.com/blog/letter-to-emily-white-at-npr-all-songs-considered/" target="_blank">un post</a> scritto da <strong>David Lowery</strong>, ex chitarrista dei Camper Van Beethoven e attualmente impiegato come <em>lecturer</em> nell&#8217;Università della Georgia: Lowery rispondeva ad <a href="http://www.npr.org/blogs/allsongs/2012/06/16/154863819/i-never-owned-any-music-to-begin-with#" target="_blank">un articolo</a> pubblicato da <strong>Emily White</strong>, una stagista del programma «All Songs Considered», sul sito di <strong>NPR</strong>. In questo post Emily sostiene che la musica per lei e per i suoi coetanei non equivale a un oggetto da possedere, semmai a un prodotto etereo da usufruire in mobilità, facilmente e a poco prezzo. Emily, poi, confessa di aver comprato un numero insignificante di CD nella sua vita e di averne masterizzati e scaricati moltissimi, non perché sia cattiva, ma perché nel mondo in cui è cresciuta il valore fisico della musica è più che altro un mito di tradizione orale, un&#8217;abitudine ereditata, qualcosa che non le compete.</p>
<p>Alla fine di quel post Emily White dice:</p>
<blockquote><p>Quello che voglio è un enorme catalogo musicale tipo-Spotify, che sia sincronizzato al mio telefono e ai vari aggeggi per l&#8217;home-entertainment. Con questo database universale ciascuno potrebbe avere accesso per poco prezzo a tutto ciò che sia mai stato registrato, e i diritti d&#8217;autore sarebbero distribuiti in base al numero di ascolti. Quello che chiedo è la possibilità di ascoltare quello che voglio, quando voglio e come voglio.</p></blockquote>
<p><strong>Spotify</strong>, <strong>Deezer</strong>, <strong>RDIO</strong> e <strong>Music Unlimited</strong> (di Sony) sono servizi che stanno cercando di realizzare il desiderio di Emily White e di molti altri suoi simili: benché non manchino <a href="http://www.guardian.co.uk/technology/pda/2011/dec/08/artists-indies-spotify" target="_blank">legittimi</a> <a href="http://www.techdirt.com/blog/casestudies/articles/20110911/00284415891/how-much-does-band-make-various-music-platforms.shtml" target="_blank">dubbi </a>sulla capacità dei siti di streaming di assicurare una giusta retribuzione agli artisti, la strada che porterà tutti a spendere di più e meglio per la musica passa certamente da qui.</p>
<p>Non tutti sono d&#8217;accordo, com&#8217;è ovvio che sia, ma quello che mi stupì nella replica di Lowery, rilanciata dagli Aucan, era la posizione moralista piuttosto disturbante: usando gli esempi di due suoi amici, i cantautori Vic Chesnutt e Mark Linkous, entrambi suicidi, ha sostenuto che l&#8217;impoverimento degli artisti, causato dal furto del file-sharing (e fin qui possiamo anche starci) ha portato i sopracitati alla depressione e al suicidio. Mi sono chiesto a lungo cosa potesse condurre un artista a considerare il pubblico, potenzialmente il <em>suo</em> pubblico, alla stregua di un assassino: esasperazione? Lowery sostiene che questa generazione è la prima a prendersela con gli artisti anziché con le grandi corporazioni (alludendo ad Apple e a chiunque costruisca i device che riproducono musica piratata). Io sto cercando di capire perché questa sia la prima generazione di artisti e discografici che non vogliono vendere quello che fa, la musica, ma i dischi, cioè una serie di oggetti (virtuali o reali che siano), e ho approfittato dell&#8217;incontro con gli Aucan per capirci qualcosa, chiedendo a <strong>Francesco</strong> e<strong> Jo </strong>cosa ne pensassero.</p>
<p><strong>Quale pensate sia il futuro dell&#8217;ascolto? È possibile conciliare i vecchi supporti con le nuove tecnologie, senza cadere in un meccanismo nostalgico? La nostalgia non può portare il pubblico a rifugiarsi nei vecchi classici disdegnando le proposte contemporanee?</strong></p>
<p><em>Francesco</em>: Faccio talmente fatica a capire il presente dell&#8217;ascolto, che mi riesce molto difficile immaginarne il futuro.<br />
<em>Jo</em>: I nostri dischi sono in CD, Vinile ed mp3. La scelta a chi compra.</p>
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		<title>Premi invio per eseguire la recensione</title>
		<link>http://www.personalreport.it/2012/07/premi-invio-per-eseguire-la-recensione/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jul 2012 12:41:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[4ever]]></category>
		<category><![CDATA[javascript]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[programmazione]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[C'è un modo migliore di recensire la biografia di una programmatrice che scriverla in Javascript?]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-33293" title="Robin_sloan_book" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/07/Robin_sloan_book.jpg" alt="" width="180" height="120" /></p>
<p>Robin Sloan è uno scrittore e, dice lui <em>media inventor</em>, di San Francisco. Quest&#8217;estate, per tutta l&#8217;estate, ogni settimana mette online una video-recensione di un libro che gli piace pubblicato «tra 5 e 500 anni fa, ma che non sia super-conosciuto». Il terzo video, appena uscito, è piuttosto strano e sorprendente. È una recensione di <em><a href="http://us.macmillan.com/closetothemachine/EllenUllman"><em>Close To The Machine: Technophilia and Its Discontents</em></a></em>, autobiografia della programmatrice Ellen Ullman, ma si può leggere <em>solamente </em>scrivendo qualche riga in Javascript.<span id="more-33272"></span></p>
<p>Robin dice che ha cercato un libro come quello di Ullman per un sacco di tempo. Non un libro che spiega <em>come </em>programmare, ma è piuttosto un libro che racconta <em>che cosa vuol dire </em>programmare, che <em>cosa si prova</em> nel farlo.</p>
<p>E, evidentemente, ha voluto farlo provare anche a noi.</br> Nella pagina della recensione c’è un rassicurante player di YouTube e, sotto, una console Javascript funzionante. Il video spiega passo-passo come procedere e la recensione appare quando vengono inseriti i comandi giusti.<br />
Mentre si scrivono poche righe di codice si segue il pensiero e le argomentazioni di Robin. E anche se il processo è più un richiamare funzioni che fare veramente qualcosa con Javascript, c’è comunque una certa magia nello scrivere delle formule in un campo di testo e vedere apparire (o sparire) cose nella pagina.</p>
<p>L&#8217;immagine sotto è solo rappresentativa del prodotto finale. Per provare (!) la recensione, dovete per forza andare sul <a href="http://www.robinsloan.com/summer-reading/and-programming/" target="_blank">sito di Robin</a>.</p>
<p><a href="http://www.robinsloan.com/summer-reading/and-programming/" target="_blank"><img class="alignnone size-full wp-image-33282" title="Robin_sloan" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/07/Robin_sloan3.jpg" alt="" width="434" height="343" /></a></p>
<div style="border-top: 1px dotted #999999; padding: 0; height: 10px;"></div>
<p>(Avevamo già parlato di un&#8217;invenzione simile a quella di Robin. E, incidentalmente, anche quella era <a href="http://www.personalreport.it/2012/02/recensione-di-una-recensione-di-un-videogioco-j-nicholas-geist-infinity-blade/">una recensione</a>.)</p>
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		<title>I villaggi olimpici da Amsterdam 1928 a Londra 2012</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jul 2012 10:55:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>

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		<description><![CDATA[Dove vivono gli atleti durante le Olimpiadi?]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/07/Seoul-19881.jpg"><img class="size-full wp-image-33248 alignnone" title="Seoul 1988" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/07/Seoul-19881.jpg" alt="" width="420" height="270" /></a>Dove vivono — e hanno vissuto — gli atleti durante le Olimpiadi? Design Observer racconta <a href="http://places.designobserver.com/feature/olympic-urbanism-the-athletes-village/35138/" target="_blank">la storia dei villaggi olimpici</a> partendo dalla nona edizione dei Giochi quando, ad Amsterdam, le squadre venivano fatte alloggiare un po&#8217; a caso in scuole, case private e barche. Il primo vero e proprio villaggio olimpico è stato costruito per i Giochi di Los Angeles del 1932, ma l&#8217;intervento urbanistico più famoso resta quello che, nel 1992, ha riqualificato la costa di Barcellona rendendola la meta turistica che conosciamo oggi.</p>
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		<title>Scrittori famosi che dipingevano anche</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jul 2012 09:06:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arti Visive]]></category>
		<category><![CDATA[30 secondi]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[Dagli acquarelli di Henri Miller alle firme-autoritratto di Kurt Vonnegut]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/07/Charles-Bukowski.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-33239" title="Charles Bukowski" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/07/Charles-Bukowski.jpg" alt="" width="180" height="120" /></a>Qualche tempo fa Steven Browner ha pubblicato su Imprint <a href="http://imprint.printmag.com/steven-brower/the-visual-art-and-design-of-famous-writers/" target="_blank">un post</a> dedicato alle poco note abilità pittoriche di una serie di diciannove scrittori e poeti celebri. Si scopre ad esempio che Edgar Allan Poe era anche un bravo <a href="http://imprint.printmag.com/wp-content/uploads/11a.-poeportrait.jpg" target="_blank">ritrattista</a>, che Kurt Vonnegut si era inventato una <a href="http://imprint.printmag.com/wp-content/uploads/10d.-vonnegut-signature.jpg" target="_blank">firma</a> che era anche un autoritratto, o che Lewis Carroll aveva disegnato le i<a href="http://imprint.printmag.com/wp-content/uploads/3b.carrollwonderland-darwings.jpg" target="_blank">llustrazioni</a> per Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo Specchio, ma che poi vennero pubblicate quelle di John Tenniel.</p>
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		<title>Monday Tunes: passeggiata sull&#8217;ultima spiaggia del pop</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jul 2012 10:32:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[monday tunes]]></category>
		<category><![CDATA[pop]]></category>

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		<description><![CDATA[L'ultimo album dei Last Harbour, pop orchestrale intimo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/LVA2ATjOW5A" frameborder="0" width="440" height="328"></iframe></p>
<p>È uscito all’inizio di quest’anno <em>Your Heart, It Carries The Sound</em>, l’ultimo lavoro dei <a href="http://www.lastharbour.co.uk/" target="_blank">Last Harbour</a>, un collettivo musicale inglese.<br />
Scritto in un piccolo cottage nel Northumbria e registrato nella St. Margareth’s Church di Manchester, è un disco capace di portarti in una dimensione intima e riflessiva grazie ad arrangiamenti sinfonici e all’abilità di Kevin, cantante e principale compositore, di creare melodie efficaci ed emozionanti. Il disco fa ampio uso di strumenti da orchestra, archi, ottoni e grandi percussioni. Ma non dubitate: l’ascolto è raramente noioso o stancante.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Le riviste d&#8217;arte e l&#8217;arte del fare riviste, in mostra al MoMA</title>
		<link>http://www.personalreport.it/2012/07/moma-mostra-millennium-magazines/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Jul 2012 14:17:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guest</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arti Visive]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[riviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Una mostra per far cambiare idea a chi dice che la stampa è morta]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.moma.org/visit/calendar/exhibitions/1244" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-33173" title="Una selezione delle riviste esposte a Millenium Magazines" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/07/millenium-magazines.jpg" alt="" width="180" height="120" />Millennium Magazines</a> è stata una recente esibizione del Museum of Modern Art di New York dedicata all&#8217;arte della rivista.<br />
Il nome, ricco di allitterazioni, fa esplicito riferimento all&#8217;editoria del XXI secolo e oltre, che vive e prolifera tra continui gridi d&#8217;allarme su una sempre presunta morte della carta stampata, una presenza pervasiva di internet e, al tempo stesso, una maggiore accessibilità delle tecniche e delle tecnologie necessarie a realizzare un prodotto editoriale di qualità.<span id="more-33156"></span></p>
<p>Quello che la mostra del MoMA ha voluto mettere in evidenza è il ritorno — o piuttosto la permanenza — del medium rivista in un mare di blog, fanzine e new media. La mostra ha raccolto dozzine di riviste provenienti dagli ambiti più disparati, spesso stampate in tirature limitatissime o per un pubblico tecnico, esibite in un ambiente interattivo che della rivista costituisce l&#8217;habitat naturale: sgabelli e tavolini, in un mezzanino bene illuminato.</p>
<p><a href="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/07/ambiente-interattivo.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-33183" title="ambiente-interattivo" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/07/ambiente-interattivo.jpg" alt="" width="438" height="238" /></a><br />
La rivista contemporanea affonda le proprie radici nella tradizione della rivista di architettura, design e fotografia ma si appropria di tecniche e approcci recentissimi alle sfide del mercato editoriale e ai desideri di un mondo sempre più interconnesso, che delle riviste sembra poter fare a meno.</p>
<p><a href="http://mosslessmagazine.com/">Mossless</a> (sotto), per esempio, propone l&#8217;equivalente concreto, cartaceo e tattile di uno stream fotografico di Flickr: una scatola contenente i lavori di quattro fotografi, &#8220;insieme nella loro rispettiva solitudine, in un mondo di network e crowdsourcing&#8221;. In una direzione opposta si muove invece <a href="http://icanonlygiveyoueverything.blogspot.it/" target="_blank">ALBUM#</a>, una fanzine norvegese post-moderna che mina risorse visuali tradizionali e contemporanee per mettere insieme, con forbici, colla e fotocopiatrice, collage narrativi in tiratura limitatissima.</p>
<p><img style="margin-right: 3px;" title="Moseless_1" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/07/Moseless_1.jpg" alt="" width="145" height="181" /><img style="margin-left: 3px;" title="Moseless_3" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/07/Moseless_3.jpg" alt="" width="290" height="181" /></p>
<p><img style="margin-right: 3px;" title="Veneer" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/07/Veneer.jpg" alt="" width="210" height="180" /><img style="margin-left: 3px;" title="whitezinf" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/07/whitezinf1.jpg" alt="" width="225" height="180" /></p>
<p>Altre tra le opere-rivista esposte costituiscono veri e propri oggetti d&#8217;arte, collateralmente al proprio contenuto. <a href="http://www.veneermagazine.com/" target="_blank">Veneer</a> (sopra, a sinistra) è un elegantissimo involucro di contenuti miscellanei, stampato con tecniche tradizionali e sigillato con polistirene spray, cosparso di <em>eau de toilette</em> e riempito di schegge di titanio che rendono ogni copia unica. È il caso anche di <a href="http://www.whitezinf.org/" target="_blank">White Zinfandel</a> (sopra, a destra), un semestrale sul cibo nell&#8217;arte e nella vita degli artisti, i cui numeri costituiscono in sé meravigliosi oggetti di design.<br />
La mostra è terminata a maggio, ma sul sito del MoMA rimangono accessibili le <a href="http://www.moma.org/interactives/exhibitions/2012/millenniummagazines/">schede delle riviste esposte</a>. Buona lettura.</p>
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		<title>Le Tuttattaccate: tra piazze e feste, il folk all&#8217;italiana</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jul 2012 13:55:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guest</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Folk]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[musica indipendente]]></category>
		<category><![CDATA[musica italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Tre ragazze, Emilia, Francesca e Barbara, che un po' credono di essere in Alabama ma hanno le radici ben piantate in Italia]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/07/intro_big.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-33106" title="Le Tuttattaccate (foto di Davide Primerano)" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/07/intro.jpg" alt="" width="180" height="120" /></a>Succede questo. Ci si addentra in un paesaggio da romanzo di Cormac McCarthy, tra il giallo delle rotoballe e il grigio dei paesini medievali inerpicati sulle colline. Le trebbiatrici e gli anziani che giocano a carte fuori dai bar. La Toscana alle spalle e di fronte la campagna del nord del Lazio.<br />
Succede di incontrare tre ragazze con un <em>guitalele </em>(via di mezzo tra chitarra e ukulele), gli sticks, le cicale a fare da batteria, un kazoo, un&#8217;armonica e qualche tamburello che imita la linea di basso.<span id="more-33064"></span> Tre voci che riempiono tutto il resto. </p>
<p>Ti raccontano che vorrebbero girare la Tuscia (antico nome dell&#8217;Etruria: Toscana, Umbria occidentale e alto Lazio) in ape, come nell&#8217;Alabama degli anni trenta, quando il bluegrass si usava per vendere la brillantina dal cassone di un carro città dopo città, attraverso il deserto dei campi di cotone. Ti fanno sentire un paio di pezzi sul lago di Bolsena e, sarà l&#8217;atmosfera, sarà la voce ruvida come l&#8217;erba bruciata, ma ti casca la mascella e capisci di aver di fronte la cosa più sexy del mondo.</p>
<p><a href="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/07/Tuttattaccate_copertina_big.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-33118" title="La copertina del disco delle Tuttattaccate" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/07/Tuttattaccate_copertina1.jpg" alt="" width="440" height="200" /></a><br />
Le <a href="https://www.facebook.com/pages/Tuttattaccate/294581610591902" target="_blank">Tuttattaccate</a> fanno così. Suonano qualcosa a metà tra l&#8217;alt-country e l&#8217;indie-folk. Cantautorato paesistico eclettico lo chiamano, e forse è la definizione giusta. Emilia, Francesca e Barbara stanno ben piantate sul territorio, suonano nelle piazze e alle fiere, più per loro che per chi le sta a sentire. Cantano la <em>cecagna</em> che incolla al letto nei pomeriggi d&#8217;estate e il peperino, la roccia nera di cui è fatta Viterbo, che di notte scotta dopo aver trattenuto calore per tutto il giorno. La gente che parla la loro stessa lingua le capisce, si diverte, balla, applaude. Viene da chiedersi se non si tratti di un fenomeno locale. Poi una sera aprono a <a href="http://www.alessandromannarino.it/" target="_blank">Mannarino</a>, su un palco enorme dentro al parco del Paradosso, davanti a quasi cinquecento persone esclusi gli amici che stanno appollaiati a spiare dalla strada, o dietro la barriera frangivento. E allora cambia tutto.</p>
<p>Emergono gli arrangiamenti, i controtempi, gli strumenti che non entrano mai per caso. Si definisce lo studio e la passione, i pomeriggi a cercare le parole giuste in un dialetto che non possiede metafore né modi di dire. I giochi di parole nascosti nei ritmi saltellanti e squillanti – Sisto Quinto, andatevelo a cercare – che fanno venir voglia di trasferirsi e non andarsene più. Maturità, preparazione musicale e talento.</p>
<p><a href="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/07/Poster1_big.jpg"><img style="margin-right: 5px;" title="Poster di un concerto delle Tuttattacate" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/07/Poster1_mini1.jpg" alt="" width="210" height="295" /></a><a href="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/07/Poster2_big.jpg"><img style="margin-left: 5px;" title="Poster di un concerto delle Tuttattacate" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/07/Poster2_mini.jpg" alt="" width="210" height="295" /></a></p>
<p>Bisogna andarsela a cercare, ma la scena indie – definizione quanto mai abusata, ma calzante in questo caso – viterbese, tra i concerti <a href="http://allimprovvisoaviterbo.blogspot.it/" target="_blank"><em>allimprovviso</em></a> e i festival, è ricca, fiorente e sincera come poche. Ricalca alla perfezione l&#8217;idea che per sentire veramente un gruppo suonare, bisogna prenderlo prima che esca dalla sua città, prima che diventi di dominio pubblico. Le Tuttattaccate sono lì, con tutti e due i piedi dentro ma già proiettate al di fuori, con il suono giusto per il momento e la giusta dose di convinzione. Due EP alle spalle e un disco da registrare. Pronte.</p>
<p>E a chi mi chiede perché non aspettare che siano loro ad arrivare da noi: ne vale la pena perché.</p>
<p><iframe style="position: relative; display: block; width: 420px; height: 100px;" src="http://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/v=2/album=85712055/size=venti/bgcol=e3e3e3/linkcol=000000/" frameborder="0" width="400" height="100"></iframe></p>
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