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	<title>Psicozoo - Notizie e Risposte dagli psicologi</title>
	
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	<description>psicologia, disturbi della personalità, depressione, ansia, attacchi di panico, counseling</description>
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		<title>Dimmi cosa ascolti e ti dirò chi sei</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 07:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Krizia Curatolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La musica, da sempre, accompagna la nostra vita ed è ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">La musica, da sempre, accompagna la nostra vita ed è in grado di suscitare in ognuno di noi emozioni molto diverse tra loro.</span> La musica, dunque, può essere considerata come qualcosa di legato ad aspetti innati dell’uomo e allo stesso tempo come fenomeno culturale che cambia in funzione dei tempi e delle generazioni.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2013/04/musica-e-psicologia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8930" title="musica-e-psicologia" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2013/04/musica-e-psicologia.jpg" alt="" width="500" height="267" /></a></p>
<p>Oggi, la musica, però, è in grado di dirci molto di più su noi stessi, sulla nostra personalità ma anche e soprattutto sul nostro stile di vita.</p>
<p><strong>Adrian North</strong>, professore dell’Università di Leicester, ha condotto diversi studi sull’argomento mettendo in luce interessanti conclusioni. Il gruppo di ricercatori di North ha preso in esame un campione di 10.000 persone che hanno risposto ad un questionario online contenente quesiti che esplorano preferenze tra 50 stili musicali ma anche un’ampia rassegna di notizie circa gli stili di vita, educazione, vita lavorativa, tempo libero dei soggetti.</p>
<p>I risultati mettono in luce, per esempio, come gli appassionati dell’hip-hop e della dance music abbiano avuto più di un partner sessuale negli ultimi cinque anni con una frequenza rispettivamente del 37,5 e del 28,7 per cento, contro l’1,5 per cento degli ascoltatori di musica country. Questi, inoltre, risulterebbero essere meno religiosi, poco propensi al riciclaggio, allo sviluppo delle energie alternative, e a tollerare aumenti di tasse pur di preservare i servizi sociali e il servizio sanitario pubblico. Sarebbero peraltro maggiormente predisposti ad infrangere la legge: metà di loro ha ammesso di averlo fatto contro, per esempio, il 17,9% di quanti prediligono i musical. Tuttavia, un quarto di quanti amano la musica classica e lirica ha assunto sostanze stupefacenti.</p>
<p>Nonostante questi risultati siano interessanti e sia possibile tracciare uno stretto legame tra gusti musicali, personalità e stili di vita è bene, però, stare attenti a non incorrere in stereotipi o false credenze. Infatti, come afferma lo stesso North, questi risultati appartengono solo a una fase iniziale di una ricerca ben più ampia che è ancora tutt’altro che conclusa.</p>
<p><strong>BIBLIOGRAFIA</strong></p>
<p>North, A. C. and Hargreaves, D. J. (2007). <em>Lifestyle correlates of musical preference: 1. </em><em>Relationships, living arrangements, beliefs, and crime</em>. Psychology of Music, 35, 58-87.</p>
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		<title>Love addiction: quando l’amore crea dipendenza</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Apr 2013 07:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Krizia Curatolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’amore, vissuto come esperienza positiva e appagante, rientra nei bisogni ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080; font-size: 1.5em;">L’amore, vissuto come esperienza positiva e appagante, rientra nei bisogni naturali dell’uomo ma, a volte, quando genera sofferenza e instabilità emotiva può degenerare in una vera e propria forma di dipendenza, meglio definita come </span><span style="font-size: 1.5em; color: #000000;">“dipendenza affettiva”</span><span style="color: #800080; font-size: 1.5em;">.</span></h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2013/04/Heart2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8917" title="Heart2" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2013/04/Heart2.jpg" alt="" width="450" height="338" /></a></p>
<p>Il concetto di <strong>“love addiction”</strong> definisce uno stato di eccessiva sofferenza legata alla perdita di un affetto. Nonostante questo concetto sia stato ampiamente trattato e discusso in letteratura, non sono stati individuati ancora criteri diagnostici per definirne la patologia. I sintomi della “love addiction” trovano molte affinità con quelli della classica dipendenza da sostanze: un’iniziale euforia in presenza della persona amata che lascia il posto a stati di ansia e depressione in sua assenza. Questo tipo di dipendenza si instaura in coppie disfunzionali in cui, generalmente, uno dei due partner mostra passività verso l’altro.</p>
<p>Alla base di questo tipo di dipendenza vi è, certamente, un forte bisogno di protezione generato da una consistente insicurezza nelle proprie capacità che spinge il soggetto a sviluppare un eccessivo timore nei confronti dei rifiuti e delle perdite. Il partner dipendente, infatti, mostra una totale e completa accondiscendenza verso l’altro giustificata dalla paura di dispiacerlo.</p>
<p><strong> E’ possibile riconoscere la “love addiction” da una serie di caratteristiche:</strong></p>
<ul>
<li>il partner è ossessivo e tende a “costringere”</li>
<li>il legame si basa sulla stagnazione ed è caratterizzato da continue richieste di devozione</li>
<li>il partner rifiuta l’idea di allontanarsi o separarsi dall’amato.</li>
</ul>
<p>Generalmente nella storia personale di chi sviluppa una dipendenza affettiva esiste la provenienza da una famiglia trascurante e la tendenza a identificarsi, nel rapporto di coppia, nel ruolo vissuto con i genitori.</p>
<p>L’aspetto critico relativo alla risoluzione di questo tipo di dipendenza è l’ammissione di avere un problema: è, infatti, molto difficile, distinguere cosa sia normale e cosa sia deviante in una coppia. Quando si riesce ad ammettere l’ esistenza di un effettivo problema è possibile avvalersi del supporto psicologico individuale o far riferimento ai gruppi di auto-aiuto che, in  questo caso, si rivelano particolarmente efficaci in quanto consentono il confronto della propria esperienza con quella altrui e la presa di coscienza delle distorsioni della realtà in atto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Bibliografia:</strong></p>
<p>Guerreschi C., 2005, New addictions. Le nuove dipendenze, Edizioni San Paolo, Milano.</p>
<p>Lavanco G., Croce M., 2008, Psicologia delle dipendenze sociali, McGraw-Hill.</p>
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		<title>Balbuzie: consigli per i genitori</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 07:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adele Munaretto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’intento di questo articolo è di sfatare qualche credenza erronea ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;"><strong>L’intento di questo articolo è di sfatare qualche credenza erronea sulla balbuzie e fornire qualche pratico consiglio.</strong></span></h2>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2013/04/balbuzie.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-8900" title="balbuzie" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2013/04/balbuzie-300x202.jpg" alt="" width="400" height="302" /></a></p>
<h2>I bambini balbettano per qualcosa che hanno fatto i genitori?</h2>
<p>La Balbuzie è un disturbo del linguaggio, non è un disturbo psicologico, non insorge in seguito a traumi e non è colpa vostra. La causa della Balbuzie è ancora oggetto di studi, molto probabilmente si tratta di un disturbo gia iscritto nel nostro patrimonio genetico pronto a manifastarsi solo dopo una certa età.</p>
<p><strong><span style="color: #800080;">Come mai ci sono dei periodi in cui i bambini e gli adulti sembrano non più balbettare?</span></strong></p>
<p>La Balbuzie è un disturbo ciclico per cui si può avere l’impressione di essere “guariti” spontaneamente e invece ripresentarsi anche dopo lunghi periodi</p>
<p><strong>Cosa vuol dire balbettare?</strong></p>
<p>La Balbuzie è chiamata anche disfluenza e presenta vari sintomi come:</p>
<p>- Ripetizione di suoni, sillabe o parole</p>
<p>-Prolungamenti di suoni</p>
<p>-Sostituzione di una parola con un’altra</p>
<p>-Sensazione che si stia parlando senza aria</p>
<p>-Necessità di muoversi o di battere mani o piedi in presenza di blocco</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come capire se e quando preoccuparsi?</strong></p>
<ul>
<li>Se il bambino balbetta da più di 6 mesi</li>
<li>Se ripete parti di parole o intere parole o intere frasi</li>
<li>Fa più ripetizioni per un solo suono es. (o-o-ootto)</li>
<li>Sembra imbarazzato per il suo eloquio</li>
<li>Si blocca quando parla quasi da sembrare che gli manchi il fiato</li>
<li>Alza il tono della voce o mostra delle tensioni al volto quando balbetta</li>
<li> Usa parole o suoni prima di iniziare un discorso</li>
</ul>
<p><strong>Se il vostro bambino mostra due o più di questi comportamenti è il caso di rivolgervi ad uno specialista</strong></p>
<p><strong>Come ci si deve comportare di fronte alla balbuzie?</strong></p>
<p><span style="color: #800080;"><em><strong>Piccoli consigli pratici:</strong></em></span></p>
<p>Non finite le frasi o le parole del vostro bambino se questi è in difficoltà ma aspettate pazientemente che finisca da solo. Quando il vosro bambino parla e balbetta non distogliete lo sguardo mostrando segnali di nervosismo ma guardatelo negli occhi e concedetegli tutta l’attenzione di cui ha bisogno. Se il vostro bambino non è consapevole di balbettare non fateglielo notare, spesso intervenire con la riabilitazione è più agevole quando non ci sono nel paziente implicazioni emotive. A casa create un ambiente più sereno e disteso possibile, le tensioni ed i nervosismi incidono negativamente sulla disluenza verbale. Non interrompete il bambino mentre parla e non sovrapponetevi tra più parlanti, i turni comunicativi devono essere rispettati. Quando il vostro bambino balbetta evitate di dirgli frasi come “stai calmo parla piano ecc”.</p>
<h2> <span style="color: #800080;"><strong>La Balbuzie e la Disfluenza verbale possono migliorare con atteggiamenti giusti e con una terapia logopedica specialistica.</strong></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
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		<pubDate>Mon, 08 Apr 2013 07:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Krizia Curatolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Certamente la questione relativa all&#8217;attaccamento rappresenta uno degli aspetti più ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;">Certamente la questione relativa all&#8217;attaccamento rappresenta uno degli aspetti più spinosi del percorso adottivo.</span> “Si legherà a noi?”, “E’ possibile costruire la relazione di attaccamento?” Domande ricorrenti nei genitori adottivi.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2013/04/adozione-italia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8906" title="adozione-italia" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2013/04/adozione-italia.jpg" alt="" width="400" height="290" /></a></p>
<p>Prima di provare a dare una risposta a tali domande, è bene definire il concetto stesso di attaccamento: si tratta di un meccanismo innato, specifico della relazione adulto-bambino, connesso con il mantenimento della protezione e della sicurezza.</p>
<p>E’ importante che i genitori adottivi siano coscienti del fatto che tutti i bambini, anche quelli  più piccoli, hanno sviluppato fin dalla nascita dei legami che influiscono sulla costruzione dell’immagine di sé e sul comportamento e che, inoltre, la rottura di tali legami potrà avere un peso specifico sui futuri rapporti con le figure di attaccamento. Bisogna anche tener presente il fatto che il bambino possa aver sviluppato diverse tipologie di attaccamento, come nel caso di bambini che sono stati troppo poco tempo con una figura determinando così un attaccamento inadeguato o bambini in cui il legame di attaccamento è stato distrutto da abusi e violenze, o possa invece non aver sviluppato alcun legame di attaccamento.</p>
<p>L&#8217;attaccamento è un processo nel quale anche i genitori si legano emotivamente ai figli, e ciò lo caratterizza come un processo bidirezionale. La formazione del legame affettivo è un aspetto fondamentale insito tanto nelle famiglie naturali quanto in quelle adottive. Anche in quest&#8217;ultime, dunque, si forma il legame di attaccamento e non è detto che questo non sia forte ed efficace.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come favorire lo sviluppo del legame affettivo nel bambino adottato:</strong></p>
<ul>
<li> Aiutarlo a sviluppare un linguaggio affettivo;</li>
<li>Fungere da ponte tra passato presente e futuro;</li>
<li>Favorire lo sviluppo delle sue potenzialità affettive;</li>
<li>Non rinnegare le sue radici e aiutarlo a costruire la sua storia.</li>
</ul>
<p><strong>BIBLIOGRAFIA</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Galli J., Viero F. (2008), <em>Fallimenti adottivi. Prevenzione e riparazione</em>. Armando, Roma.</li>
<li>Chistolini M. (2010), <em>La famiglia adottiva. Come accompagnarla e sostenerla</em>. Franco Angeli, Milano.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I ricordi del futuro</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Mar 2013 19:16:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Caravella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando parliamo di memoria ci riferiamo generalmente al ricordo di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5><span style="color: #800080">Quando parliamo di memoria ci riferiamo generalmente al ricordo di esperienze passate. In realtà, i nostri ricordi possono riguardare anche avvenimenti futuri relativi alla nostra immaginazione e alle aspettative che ci creiamo rispetto al domani. Ma qual è la funzione di questa tipologia di ricordi? E perché tendiamo a ricordarne soltanto una parte?</span></h5>
<p><a title="Photo Credits by Carolina Marchini" href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2013/03/foto-carol.jpg" rel="attachment wp-att-8784" target="_blank"><img class=" wp-image-8784 alignleft" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2013/03/foto-carol.jpg" alt="Photo Credits by Carolina Marchini" width="360" height="280" /></a></p>
<p dir="ltr">Prima di provare a rispondere a queste domande cerchiamo di ripensare a quante volte ci è capitato di dire, o ascoltare, frasi simili a quelle che riporto qui di seguito: &#8220;<em>Questa è la casa in cui ho sempre desiderato vivere</em>&#8220;; &#8220;<em>Il lavoro che ho sempre voluto fare era ben diverso da questo</em>&#8220;; &#8220;<em>Ricordo ancora oggi come sognavo che fosse il giorno del mio matrimonio</em>&#8220;; &#8220;<em>Aspettavo questo momento da tempo ed è esattamente come lo avevo immaginato</em>&#8220;.</p>
<p dir="ltr">Le frasi riportate rappresentano alcuni esempi di fantasie legate a ipotetici scenari futuri che ognuno di noi potrebbe ricordare esattamente come se si trattasse di avvenimenti passati realmente accaduti.</p>
<p dir="ltr">Ciò che hanno in comune queste frasi è la valenza positiva delle situazioni immaginate. Si tratta, infatti, di situazioni accompagnate prevalentemente da una percezione di felicità, allegria e serenità, dove non c&#8217;è posto per l&#8217;ansia o la tristezza. E proprio per questo motivo, il più delle volte vanno a scontrarsi con quella che è l&#8217;effettiva realtà.</p>
<p>I cosiddetti &#8220;<strong><em>remembered futures</em></strong>&#8221; sono da tempo al centro dell&#8217;interesse degli scienziati cognitivi, che nel corso degli anni li hanno studiati nel tentativo di scoprirne peculiarità e possibili effetti.</p>
<p dir="ltr">Si sa, ad esempio, che immaginare un evento futuro che si verficherà a breve può migliorare il nostro comportamento in termini di pianificazione e prestazione, in quanto ci consentirà di preparare le possibili reazioni, aumentando il controllo sulla situazione, e riducendo la risposta di stress.</p>
<p dir="ltr">Tuttavia, quando si parla di ricordi riferiti al futuro, i principali dubbi riguardano il meccanismo mediante il quale tendiamo a ricordare prevalentemente previsioni positive del domani, e quali siano le conseguenze che derivano da tale processo.</p>
<p dir="ltr">La risposta a questi interrogativi ci viene fornita da un recente studio pubblicato sulla rivista <em><a href="http://pss.sagepub.com/content/23/1/24.short">Psychological Science</a></em>.</p>
<p dir="ltr">La ricerca, condotta da un team di psicologi della Harvard University guidato da Karl K. Szpunar, è stata realizzata mediante la creazione di un nuovo metodo utile a generare delle simulazioni su eventi futuri immaginati dalle persone, al fine di studiare le caratteristiche e la persistenza in memoria dei ricordi associati a tali eventi.</p>
<p dir="ltr">All&#8217;inizio dell&#8217;esperimento i ricercatori hanno raccolto e registrato alcuni dettagli biografici ricordati dal gruppo di partecipanti alla ricerca (48 studenti dell&#8217;Università di Boston). La procedura prevedeva che ogni partecipante descrivesse una serie di 110 ricordi relativi a momenti reali verificatesi negli ultimi 10 anni della propria vita, con una durata non superiore a un giorno. Si trattava quindi di eventi specifici rispetto ai quali i partecipanti dovevano fornire i seguenti dettagli: una persona che fosse coinvolta in quella situazione insieme a loro, il luogo dove l&#8217;evento si era verificato, e un oggetto saliente che era presente durante il verificarsi dell&#8217;evento stesso. Ogni singolo dettaglio poteva essere menzionato soltanto una volta nei 110 ricordi; di conseguenza i partecipanti arrivarono a formulare 110 nomi di persone familiari (estratti dalla lista di amici di Facebook), 110 nomi di luoghi familiari, e 110 oggetti familiari.</p>
<p dir="ltr">Raccolti i dettagli forniti dai partecipanti, i ricercatori hanno quindi provveduto a metterli insieme combinandoli fra loro in maniera casuale. Le combinazioni aleatorie create sono state quindi presentate ai partecipanti, accompagnate dalla richiesta di immaginare alcune possibili situazioni future e di valutarle in base ai seguenti criteri:</p>
<p>- valenza (1 = molto negativo; 5 = molto positivo)<br />
- attivazione psico-fisica (1 = molto alta; 5 = molto bassa)<br />
- livello di dettaglio (1 = pochi dettagli; 5 = molti dettagli)</p>
<p>L&#8217;obiettivo era quello di verificare quali tra queste caratteristiche contribuissero ad aumentare il consolidamento in memoria del ricordo associato alla situazione ipotizzata. A tal scopo  vennero somministrati dei test in cui veniva chiesto ai partecipanti di ricordare la situazione immaginata, fornendogli però soltanto due dei tre dettagli che la caratterizzavano. I test furono effettuati 10 minuti dopo la creazione del ricordo e nel giorno successivo alla sperimentazione.</p>
<p style="text-align: left">A puro scopo esemplificativo riporto nella seguente tabella un esempio che ho elaborato al fine di riassumere le principali fasi dell&#8217;esperimento:</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2013/03/img-tabella3.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-8853 aligncenter" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2013/03/img-tabella3.jpg" alt="" width="460" height="260" /></a></p>
<p style="text-align: left">I risultati ottenuti furono particolarmente interessanti: nei 10 minuti successivi all&#8217;esperimento i partecipanti riuscivano a ricordare senza particolari problemi i dettagli delle situazioni immaginate. Nel giorno seguente, invece, i dettagli relativi alle situazioni a valenza negativa venivano riportati alla memoria con maggiore difficoltà rispetto a quanto avveniva nel caso di situazioni a valenza positiva o neutra.</p>
<p>La presente ricerca dimostra in maniera evidente la facilità con cui ciascuno di noi tende  a dimenticare, col trascorrere del tempo, i ricordi negativi associati a ipotetiche situazioni future. Ciò sembrerebbe spiegare quindi il motivo per cui la maggior parte delle persone prevale una visione rosea e idealizzata del domani.</p>
<p>Le conseguenze di questo processo sono molteplici. Da un lato il maggior consolidamento in memoria di previsioni future a valenza positiva potrebbe creare delle aspettative eccessivamente ottimistiche; dall&#8217;altro potrebbe aiutare l&#8217;individuo a preservare il proprio benessere psicologico. È opportuno ricordare, ad esempio, che tra le principali conseguenze della depressione e di altre tipologie di disturbi dell&#8217;umore troviamo la tendenza a ricordare e a immaginare con maggiore persistenza eventi negativi, siano essi legati al passato o al futuro.</p>
<h5><strong>Tenendo comunque in considerazione la funzione adattiva dei ricordi associati a eventi che ci hanno particolarmente scosso (come ho avuto modo di scrivere in un <a href="http://www.psicozoo.it/2011/06/25/paura-e-memoria/">precedente articolo</a>), e l&#8217;utilità di immaginare possibili scenari negativi, al fine di prepararci al meglio per poterli affrontare, è pur vero che la tendenza a ricordare più facilmente eventi positivi, accaduti o immaginati, ci consente di avere un approccio più sereno a quella che è la nostra quotidianità. E poco importa se il futuro sarà un po&#8217; meno roseo di quello che avevamo immaginato: si tratterà sempre e comunque di un semplice ricordo.</strong></h5>
<p>____________</p>
<p><strong>Riferimenti bibliografici</strong>:</p>
<p>Szpunar, K. K.,  Addis, D. R., Schacter, D. L. (2012). <em>Memory for Emotional Simulations: Remembering a Rosy Future. </em>Psychological Science, 23 (1), 24-29.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La crudelta’ consapevole</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Mar 2013 13:49:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Caravella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa spinge delle persone comunemente definite normali a trasformarsi in ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5><span style="color: #800080">Cosa spinge delle persone comunemente definite normali a trasformarsi in carnefici e a mettere in atto comportamenti estremamente crudeli? Il lato più oscuro dell&#8217;essere umano, mostrato dalle atrocità collettive commesse nel corso della storia, può realmente essere spiegato con la sola obbedienza all&#8217;autorità e con il conformismo agli ordini ricevuti?</span></h5>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2013/03/foto-articolo.jpg" target="_blank"><img class="alignleft  wp-image-8661" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2013/03/foto-articolo-300x199.jpg" alt="" width="320" height="210" /></a>Si tratta naturalmente di un tema estremamente complesso che per decenni è stato indagato, e lo è tuttora, dagli psicologi sociali nel tentativo di dare una spiegazione che consentisse di circoscrivere in una sorta di involucro individuale quelle dinamiche e quei meccanismi alla base della messa in atto di comportamenti disumani, in maniera, il più delle volte, pianificata e sistematica.</p>
<p>Su questa scia, per anni, sono state indagate tutte quelle variabili individuali che caratterizzerebbero la cosiddetta <span style="text-decoration: underline">personalità autoritaria</span>, ossia quel tipo di personalità che è sottomessa e obbediente nei confronti dell&#8217;autorità, ma repressiva e vendicativa verso le minoranze e verso coloro che violano i valori convenzionali (Adorno <em>et</em> al., 1950). L&#8217;individuo autoritario presenterebbe come tratti distintivi l&#8217;aggressività, l&#8217;obbedienza all&#8217;autorità, la rigidità, il pensiero stereotipato, l&#8217;adesione ai valori convenzionali e la tendenza a proiettare verso l&#8217;esterno gli impulsi emotivi inconsci, frutto anche di un&#8217;educazione rigorosamente severa e punitiva.</p>
<p>Il principale contributo nell&#8217;approfondire lo studio dell&#8217;<strong>obbedienza</strong> agli ordini impartiti da un&#8217;autorità venne fornito dal paradigma sperimentale di Milgram (1963; 1974; 1976). L&#8217;esperimento fu elaborato al fine di verificare quali fossero le condizioni in grado di favorire o contrastare l&#8217;obbedienza all&#8217;autorità, in una condizione di <span style="text-decoration: underline">eteronomia</span>, in cui l&#8217;individuo non si percepisce più libero di intraprendere condotte autonome, bensì ritiene di avere come unica possibilità quella di eseguire gli ordini impartiti. L&#8217;obiettivo era quello di comprendere come persone considerate normali potessero compiere atti terribilmente crudeli, con particolare riferimento alle atrocità perpetrate dal regime nazista (nello stesso periodo Hannah Arendt pubblicò il libro &#8220;<em>La banalità del male&#8221;).</em></p>
<p>L&#8217;esperimento fu condotto su un campione composto da soggetti fra i 20 e 50 anni, maschi di varia estrazione sociale, e fu presentato come una ricerca relativa agli effetti delle punizioni sull&#8217;apprendimento. La situazione sperimentale prevedeva che i partecipanti, in cambio di una ricompensa, assumessero il ruolo di insegnante e allievo. Dopo avergli assegnato, mediante un sorteggio truccato, il ruolo di insegnante (quello di allievo era ricoperto da un collaboratore dello sperimentatore), gli veniva richiesto di somministrare all&#8217;allievo, in caso di risposta errata, delle scosse elettriche di intensità crescente e potenzialmente mortali comprese tra 15-450 V. Le scosse chiaramente erano fittizie esattamente come le reazioni del collaboratore, tuttavia la veridicità della situazione veniva garantita somministrando all&#8217;insegnante, prima di iniziare l&#8217;esperimento, una scossa reale pari a 45 V. I risultati furono sorprendenti e confutarono le iniziali previsioni: nonostante la gran parte dei partecipanti manifestasse in maniera evidente un alto livello di tensione emotiva, una percentuale elevata del campione oscillante tra il 65-30% obbedì agli ordini e portò al termine il compito. La variabilità del grado di obbedienza era dovuta alla manipolazione di due fattori: la distanza tra insegnante e allievo (+ distanza + obbedienza, e viceversa), e la distanza tra soggetto sperimentale e sperimentatore (+ distanza &#8211; obbedienza, e viceversa). In ogni caso le successive repliche interculturali di questo studio, pur evidenziando differenze sostanziali in funzione del diverso contesto geografico di riferimento, hanno riportato un livello d&#8217;obbedienza non inferiore al 40%.</p>
<p>Risultati altrettanto scioccanti furono raggiunti anche dall&#8217;esperimento carcerario di Stanford, condotto da Zimbardo nel 1971. Partendo dalla teoria della deindividuazione di Le Bon, l&#8217;autore voleva indagare il comportamento umano in una situazione in cui gli individui potessero arrivare a perdere l&#8217;identità personale, la consapevolezza, il <strong>senso di responsabilità</strong> lasciandosi guidare soltanto dal gruppo di appartenenza. Ai volontari che accettarono di parteciparvi vennero assegnati i ruoli di guardie e prigionieri all&#8217;interno di un carcere simulato. Il campione scelto da Zimbardo era composto da 24 maschi, di ceto medio, giovani e intelligenti, giudicati assolutamente equilibrati. La ricompensa prevista era di 15 dollari al giorno. Alle guardie venne data come indicazione iniziale quella di dover riuscire a mantenere l&#8217;ordine. I risvolti dello studio furono così drammatici che gli sperimentatori dovettero interrompere l&#8217;esperimento dopo solo 6 giorni, in quanto il trattamento riservato ai prigionieri da parte delle guardie finì con l&#8217;essere molto più aggressivo e disumanizzante di quanto previsto. I prigionieri finirono per demoralizzarsi accettando passivamente un trattamento brutale, mentre le guardie sembravano provare soddisfazione nell&#8217;umiliarli. La prigione finta, nell&#8217;esperienza psicologica vissuta dai soggetti di entrambi i gruppi, era dunque diventata una prigione reale.</p>
<p>Le regole dell&#8217;istituzione carceraria erano divenute l&#8217;unico valore a cui il comportamento dei singoli doveva adeguarsi, non rendendo più possibile la distinzione tra il sé dei partecipanti e il ruolo assegnatogli. Come avvenuto anche nell&#8217;esperimento condotto da Milgram, si era praticamente verificata la cosiddetta &#8220;ridefinizione della situazione&#8221; accompagnata da una minore consapevolezza di sé e da una più profonda identificazione con gli obiettivi e le azioni intraprese dal gruppo.</p>
<p>I due studi appena descritti, e le repliche successive che ne hanno confermato i risultati, ci consegnano l&#8217;immagine per nulla confortante di una società caratterizzata da processi psicologici che in determinate situazioni tendono a ridurre la distanza rassicurante tra &#8220;noi&#8221;, che ci consideriamo persone normali, e &#8220;loro&#8221;, individui in grado di mettere in atto senza alcuna remora comportamenti disumani a profondamente crudeli in virtù dell&#8217;adesione a norme e a condizioni che possono modificarne, o addirittura annullarne, il senso morale.</p>
<p>Tuttavia, sarebbe riduttivo pensare che questa adesione possa essere spiegata esclusivamente con un&#8217;obbedienza passiva agli ordini impartiti dall&#8217;autorità o al ruolo imposto dalla situazione. I meccanismi messi in atto nelle situazioni sperimentali descritte, infatti, non facevano riferimento soltanto all&#8217;acquiescenza, ossia quel tipo di <strong>conformismo</strong> nel quale un cambiamento del comportamento non è accompagnato da una modifica delle convinzioni profonde, bensì all&#8217;accettazione, intesa come quel processo di conformismo in cui l&#8217;obbedienza comporta un cambiamento significativo tanto a livello comportamentale, quanto a livello cognitivo.</p>
<p>Una riprova di ciò viene fornita da un recente <a href="http://www.plosbiology.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pbio.1001426">articolo</a> scritto da Haslam, psicologo della University of Queensland, e pubblicato sulla rivista PLOS Biology. L&#8217;articolo è incentrato su un suo esperimento condotto nel 2002, in collaborazione con la BBC, finalizzato a replicare lo studio condotto anni prima da Milgram. In questo caso, però, non era prevista alcuna interfernza iniziale da parte degli sperimentatori e ai partecipanti non venne data alcuna indicazione su come comportarsi. I risultati ottenuti furono gli stessi, con la sostanziale differenza che i soggetti impiegarono molto più tempo ad assumere il ruolo richiesto e a mettere in atto i comportamenti previsti. Ciò avvenne perché secondo l&#8217;autore l&#8217;adesione a ricoprire un ruolo e a eseguire certi ordini presuppone sempre un certo livello di scelta che dipende dall&#8217;accettazione o meno delle conseguenze che tali azioni comportano. Le persone, quindi, credevano in ciò che stavano facendo.</p>
<p>Viene quindi superata la convinzione che quanti si conformano all&#8217;esecuzione di certi ordini lo facciano esclusivamente per una forma di obbedienza passiva dove la possibilità di scegliere viene meno. Ciò presuppone presuppone una partecipazione attiva e consapevole a tali efferatezze. Gli autori di <strong>atrocità collettive</strong>, dunque, agirebbero secondo una forma fredda e deliberata, anche in assenza di un&#8217;autorità e di una particolare pressione sociale esterna.</p>
<p>Un&#8217;ulteriore spiegazione alla messa in atto di comportamenti contro-attitudinali, come quelli descritti nei precedenti esperimenti, potrebbe essere riconducibile alla Teoria della dissonanza cognitiva (Festinger, 1957), secondo cui l&#8217;esistenza di una dissonanza tra due cognizioni genera una sorta di attivazione emotiva (<em>arousal</em>) di disagio che induce l&#8217;individuo a cercare di ristabilire la coerenza modificando l&#8217;elemento meno resistente. Nel caso degli esempi citati si potrebbe presumere che nell&#8217;avere eseguito un comportamento che non corrisponde al proprio atteggiamento relativo, gli individui abbiano modificato il proprio atteggiamento iniziale, visto che il comportamento attuato, peraltro non giustificabile con la ricompensa ricevuta, risultava più difficile da cambiare. In tal caso il cambio di atteggiamento potrebbe aver favorito il processo di accettazione precedentemente descritto.</p>
<p>Secondo Aranson (1980), inoltre, i cambiamenti di atteggiamento prodotti dalla dissonanza cognitiva sarebbero particolarmente resistenti in quanto l&#8217;attivazione emotiva comporterebbe il coinvolgimento personale dell&#8217;individuo e lo indurrebbe a trovare una qualche forma di autogiustificazione. Basti pensare, ad esempio, alla <em>credenza del mondo giusto</em> (Lerner, 1980), consistente nel ritenere che le persone abbiano ciò che effettivamente si meritano.</p>
<p>Da quanto detto finora si può evincere come per riuscire a comprendere, laddove possibile, i meccanismi e i processi psicologici che stanno alla base delle atrocità collettive, sia necessario assumere una prospettiva che pur partendo dalla dimensione individuale consenta di analizzare la messa in atto di certi comportanti nel contesto socioculturale in cui vengono esercitate. Sarebbe infatti semplicistico ritenere che si tratti meramente di una manifestazione incontrollabile di pulsioni e istinti distruttivi. Tali azioni, infatti, vengono generalmente pianificate e perpetrate in maniera sistematica e consapevole nell&#8217;ambito di specifiche relazioni di potere, e per <span style="color: #333333">questo motivo non possono essere spiegate soltanto come una forma di obbedienza all&#8217;<strong>autorità</strong>.</span></p>
<p><span style="color: #333333">Analizzare quelle variabili, individuali e situazionali, che possono indurre una persona &#8220;normale&#8221; a essere complice o artefice di comportamenti spietatamente crudeli significa aumentare la consapevolezza di quanto la distanza che intercorre tra la normalità e l&#8217;atrocità risulti essere in molti casi illusoria. Ma la conoscenza delle dinamiche da cui tali comportamenti scaturiscono implica, di fatto, la possibilità di intervenire e di prevenire il verificarsi degli stessi. In tal senso risulta fondamentale il contributo che ciascuno di noi può dare, attraverso il proprio agire quotidiano, nell&#8217;impedire il proliferare di quelle costruzioni sociali che sono alla base di tali atrocità, come il pregiudizio, gli stereotipi, l&#8217;indifferenza, la delegittimazione.</span></p>
<h5><span style="color: #000000">Le atrocità collettive, infatti, si fondano su una visione totalizzante della realtà che mira a privare la vittima della propria componente individuale e soggettiva. Ciò comporta la necessità di ricollocare al centro dell&#8217;attenzione le relazioni interpersonali che ognuno di noi mette in atto nella propria quotidianità, indirizzandole verso il pieno rispetto dell&#8217;altro, perché è proprio attraverso tali relazioni che ciascuno di noi avrà la possibilità di rendere sempre più netta quella linea di demarcazione che ci separa da questa forma di crudeltà consapevole. </span></h5>
<h4>_________________</h4>
<p>Riferimenti bibliografici:</p>
<p>Milgram S., (1965). <em>Some conditions of obedience and disobedience to authority</em>. Human Relations 18, 57–76.</p>
<p>Zamperini A., (2004). <em>Psicologia dell&#8217;inerzia e della solidarietà</em>. Einaudi, Torino.</p>
<p>Reicher S.D., Haslam S.A., (2006). <em>Rethinking the psychology of tyranny: the BBC prison study</em>. British Journal of Social Psychology, 45.</p>
<p>Haslam S.A., Reicher S.D., (2012). <em>Contesting the “Nature” Of Conformity: What Milgram and Zimbardo&#8217;s Studies Really Show</em>. PLOS Biology, 10 (11).</p>
<div></div>
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		<title>Lo sviluppo del linguaggio dei bambini</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Mar 2013 07:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adele Munaretto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Genitori e Figli]]></category>
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		<description><![CDATA[Il bambino nel giro di pochissimi anni impara senza bisogno ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800080;"><strong>Il bambino nel giro di pochissimi anni impara senza bisogno di un insegnamento specifico la lingua a cui viene esposto</strong></span></h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2013/03/disturbi-del-linguaggio.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8647" title="disturbi-del-linguaggio" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2013/03/disturbi-del-linguaggio.jpg" alt="" width="420" height="250" /></a></p>
<p>Lo sviluppo della comunicazione e del linguaggio si presenta attraverso  una serie di fasi che si succedono in un determinato ordine condiviso da molti bambini,  al tempo stesso ogni bambino è diverso dagli altri perchè in questo processo ci sono  grandissime differenze individuali.</p>
<p>Nei primi giorni di vita il neonato usa  gli organi fonoarticolatori senza mettere dei veri e propri suoni,  comunicando i bisogni primari essenzialmente attraverso  il pianto in pochi mesi  i suoni prodotti con maggiore varietà divengono  più simili a quelli linguistici.</p>
<p>Il bambino impara in seguito ad ascoltare quando una persona gli parla, volta gli occhi o la testa e la guarda;  la voce degli altri costituisce lo stimolo per le sue vocalizzazioni e si creano così dei giochi condivisi tra adulto e bambino basati sul suono.</p>
<p>Successivamente i suoni prodotti dal bambino cominciano a rispettare le restrizioni fonologiche della lingua a cui è  esposto e compare la  <strong>Lallazione</strong>, le vocalizzazioni del bambino saranno del tipo  consonante vocale  <strong>da  pa  </strong>e tenderanno a venir ripetute più volte <strong>papa</strong></p>
<p><strong>Compaiono così intorno al primo anno  Le prime parole</strong></p>
<p>Da qui presto, il bambino sembra scoprire che non solo le cose si possono nominare ma che tutte le cose hanno un proprio nome e spontaneamente indicano e nominano ciò  di cui conosco il nome si mostrano interessati ad imparare nuovi vocaboli</p>
<p>Quello delle prime parole e stato chiamato anche <strong>Periodo Olofrastico</strong> (parola-frase)</p>
<p>Dopo i due anni il bambino comincia mettere insieme due o più parole formando così  le prime frasi</p>
<p><strong>Intorno ai 3 anni lo stile delle frasi  è completo di articoli, preposizioni, pronomi e ricco di varie espressioni verbali</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<h5><strong></strong><span style="color: #800080;">Tabella dello sviluppo del linguaggio</span></h5>
<table width="864" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" width="216"><strong>età </strong></td>
<td valign="top" width="216"><strong>fonemi </strong></td>
<td valign="top" width="216"><strong>vocabolario </strong></td>
<td valign="top" width="216"><strong>frase </strong></td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="216">Fino a 12 mesi</td>
<td valign="top" width="216">Qualche occlusivo</td>
<td valign="top" width="216">Prime parole</td>
<td valign="top" width="216">no</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="216">12-18 mesi</td>
<td valign="top" width="216">Occlusivi: p b t d k g m n gn</td>
<td valign="top" width="216">10-20 parole</td>
<td valign="top" width="216">Parola-frase</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="216">24 mesi</td>
<td valign="top" width="216">Costrittivi: f v s sc l r gl</td>
<td valign="top" width="216">20-50 parole</td>
<td valign="top" width="216">Frase bitermine</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="216">36 mesi</td>
<td valign="top" width="216">Semicostrittivi: cia gia z</td>
<td valign="top" width="216">400-1000 parole</td>
<td valign="top" width="216">Frase sog.ver.compl.</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="216">Oltre 36 mesi</td>
<td valign="top" width="216">Corretta pronuncia di tutti i fonemi</td>
<td valign="top" width="216">Oltre 1000 parole</td>
<td valign="top" width="216">Frase di tipo adulto</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cosa succede se un bambino non rispetta le tappe elencate?</strong></p>
<p>Quel bambino potrebbe rientrare in un gruppo di <strong>Parlatori Tardivi</strong>  come sono definiti i bambini che iniziano a parlare tra i 2 e i 3 anni. In questo gruppo, alcuni bambini recupereranno spontaneamente le competenze linguistiche entro il 30° mese di vita, altri no, e potrebbero evolvere in un disturbo specifico di linguaggio e/o di apprendimento.</p>
<p><strong>Cosa possono i fare i genitori? </strong></p>
<p>Già  prima dei due anni anni è possibile  capire se le parole che vostro figlio pronuncia sono adeguate per la sua età. Anche per valutare lo sviluppo del linguaggio di bambini  esistono i valori percentili che individuano  l’eventuale ritardo. Il linguaggio può essere misurato in modo preciso tanto da capire quanto lontani i bambini dell&#8217;osservazione e come si collocano rispetto alla media</p>
<p><strong>Già  a 2 anni  è possibile consultare un logopedista!</strong></p>
<p>La possibilità  di valutare il linguaggio dei bambini molto piccoli permette di dare indici predittivi per lo sviluppo  ed eventualmente intervenire in  tempi rapidi prima dello stabilirsi  del ritardo.</p>
<p>A quel punto decidere in base al profilo lin<em>guistico, se:</em></p>
<p><em>. Monitorare lo sviluppo del linguaggio    (valutazione a distanza di 3-6 mesi)  </em></p>
<p><em> . Iniziare un ciclo di terapia logopedica con il quale potenziare lo sviluppo delle sue competenze</em></p>
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		<title>Stress e impotenza maschile</title>
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		<comments>http://www.psicozoo.it/2012/11/03/stress-e-impotenza-maschile/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 03 Nov 2012 14:31:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disagio Psicologico]]></category>
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		<description><![CDATA[
In tante coppie aleggia il fantasma dell&#8217;impotenza, rendendo difficile il ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>
<h2><span style="color: #800080;">In tante coppie aleggia il fantasma dell&#8217;impotenza, rendendo difficile il rapporto sessuale, fino al suo tacito evitamento, per non sottoporsi a reciproche umiliazioni e frustrazioni.</span> Per una coppia consolidata, nella frenesia della vita quotidiana spesso il sesso diventa l&#8217;ultimo dei problemi, ma spesso sono proprio quella frenesia e lo stress che ne deriva a danneggiare la vita sessuale.</h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/11/impotenza1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8584" title="impotenza" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/11/impotenza1.jpg" alt="" width="505" height="273" /></a></p>
<p>Viene comunemente definito<em><strong> impotenza</strong></em>, quel fenomeno che in medicina prende il nome di disfunzione erettile, ossia l&#8217;incapacità di avere un&#8217;erezione e/o di mantenerla il tempo necessario per portare a termine un rapporto sessuale che sia soddisfacente per entrambi i membri della coppia.  Uno o più occasionali episodi d&#8217;impotenza, non devono destare preoccupazione: il problema si verifica realmente quando si manifesta costantemente.</p>
<h2>Le cause</h2>
<p>Diversi sono i motivi per cui questo fenomeno può verificarsi, sia di natura fisica che psicologica. Il processo di erezione coinvolge infatti <strong>moltissimi apparati dell&#8217;organismo umano</strong>: dal cervello e le terminazioni nervose, al sistema ormonale, dall&#8217;apparato cardiocircolatorio ai muscoli. Patologie come aterosclerosi, problemi cardiaci, ipertensione, diabete, ipercolesterolemia, obesità, tabagismo e alcolismo,  problemi alla prostata e ormonali, possono causare disfunzione erettile. Anche l&#8217;età e l&#8217;uso di alcuni farmaci (ad esempio gli antidepressivi) possono contribuire al problema.</p>
<p>Anche gli <strong>aspetti psicologici</strong> dell&#8217;erezione riguardano molteplici dinamiche, come la percezione di sè stessi, delle proprie capacità e virilità, la struttura di personalità, le relazioni oggettuali, la propria storia, le proprie capacità relazionali, il rapporto di coppia, le vicende della vita quotidiana. Patologie psichiatriche come depressione e ansia, possono essere ancora potenziali fattori causali.</p>
<p>Spesso gli aspetti organici e psicologici si combinano, per cui un piccolo problema fisico rende più difficile l&#8217;erezione, da qui nasce la paura di fallire che contribuisce a peggiorare le cose.</p>
</div>
<div>
<h2> Lo stress e l&#8217;impotenza</h2>
<p>Tra i fattori psicologici che possono determinare difficoltà di erezione, lo stress è una delle principali. Ritmi lavorativi troppo serrati, conflitti con se stessi o con il partner possono essere fonte di stress cronico. Questi fenomeni possono creare squilibri sia a livello ormonale che nell&#8217;equilibrio intrapsichico ed interpersonale.</p>
<p>In questi casi è importante comunicare al proprio partner quello che si sta vivendo e non rimandare il problema a &#8220;momenti migliori&#8221;. Parlare insieme delle preoccupazioni e delle difficoltà ci aiuta a sentirci meno soli e aiuta la propria partner a non sentirsi frustrata o poco desiderata. Ridurre i ritmi di lavoro e dedicare del tempo ai preliminari può creare un&#8217;atmosfera più rilassata che potrebbe aiutare a ridurre il problema.</p>
<p>Gli Americani, che non mancano certo di praticità, propongono alcuni rimedi casalinghi per l&#8217;<a href="http://myanmar-narcotic.net/en/2012/10/domestic-remedies/">Impotenza da stress</a>, a cui potete dare un&#8217;occhiata a questo link.</p>
<h2>Come affrontare l&#8217;impotenza</h2>
<p>Il primo passaggio da fare quando ci si accorge del problema, è sicuramente consultare un medico per verificare se sono in corso patologie che possono determinarlo. Mi rendo conto che non è facile parlare al proprio dottore di questa difficoltà, ma è necessario farlo per preservare la propria autostima e vita di coppia, anche considerando che sono davvero in tanti a soffrirne.</p>
<p>Una volta accertatisi che non ci sono motivi organici gravi alla base del problema, tanti sono i modi per provare ad affrontare il problema.</p>
<p>Per fare fronte, invece, alle possibili cause psicologiche, è necessario innanzitutto individuare il problema. Importante è chiarire se il fenomeno si verifica per una difficoltà personale, un momento di preoccupazione o una dinamica che coinvolge la coppia. Può essere d&#8217;aiuto in questi casi rivolgersi ad uno psicologo.</p>
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		<title>Master in Psicologia per lo Sport e l’Attivita’ motoria</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Sep 2012 09:33:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi segnalo un&#8217;interessantissima offerta formativa per Psicologi e psicoterapeuti: il ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>Vi segnalo un&#8217;interessantissima offerta formativa per Psicologi e psicoterapeuti: il Master in Psicologia dello Sport organizzato dalla <span style="color: #800080;">Scuola  dello Sport del Coni Campania</span>. Interessante anche perchè è quasi totalmente finanziata dal Coni:<span style="color: #800080;"> un Master completo al costo di una seduta di Psicoterapia!</span> Bisogna affrettarsi però, le iscrizioni scadono il 18 settembre.</h2>
<h2><strong>MASTER IN PSICOLOGIA PER LO SPORT </strong><strong>E </strong><strong>PER L’ATTIVITA’ MOTORIA</strong></h2>
<p style="text-align: left;" align="center"><strong><em>Premessa</em></strong></p>
<p>Anche nello sport e  nell’attività motoria, il paradigma dei tre fattori (bio-psico-sociale), seppure lentamente, gode di maggiore attenzione da parte dei professionisti che operano in questo ambito e, soprattutto, da parte degli stessi atleti, tecnici, dirigenti. Ciò comporta, come conseguenza, l’ampliamento dell’attenzione verso la <em>dimensione psicologica</em> nell’apprendimento tecnico-tattico e nella prestazione giovanile e/o di livello. Lo <em>Psicologo dello Sport e dell’Attività Motoria</em> si ritrova così a poter operare, seppure con difficoltà, in ampi settori: da quelli più tradizionali come le Società Sportive di alto livello e/ o del Settore Giovanile, le Federazioni Sportive Nazionali, il  CONI; altri più recenti  come gli  Enti Locali per l’attività sportiva-motoria a favore di bambini, adolescenti a rischio, anziani e disabili psichici; per la gestione della violenza negli stadi e per contrastare la diffusione del doping, sempre più presente. <strong><em>Obiettivo generale</em></strong> Lo psicologo esperto in <em>Psicologia per lo Sport e per l’Attività Motoria</em> (d’ora in poi PS e AM),  è un professionista che possiede le conoscenze e le tecniche necessarie per pianificare, realizzare e verificare interventi con i singoli atleti e/o tecnici, con le squadre, con le Società Sportive e con i gruppi e/o comunità, volti all’incremento dell’apprendimento e della performance sportiva, nonché della salute e del benessere individuale e di comunità. <strong><em>Obiettivi specifici</em></strong></p>
<ol>
<li>L’esperto in PS e AM partecipa agli allenamenti e/o alle attività motorie del singolo o del gruppo; conduce colloqui con l’atleta, i tecnici , i dirigenti, la committenza in genere; utilizza strumenti psicodiagnostici; prepara psicologicamente l’atleta e/o la squadra all’allenamento e alla gara; lavora con atleti diversamente abili; lavora in contesti di disagio o esclusione sociale; collabora con i tecnici nella pianificazione degli allenamenti e delle gare; collabora con il livello dirigenziale nel miglioramento del servizio offerto; collabora con le reti della comunità per la gestione della violenza negli stadi e per contrastare l’uso del doping.</li>
<li>Ha conoscenze e competenze professionali che gli consentono di  lavorare in equipe (per es. con i medici sportivi, i preparatori fisici, i fisioterapisti, ecc.)</li>
<li>Sa costruire contatti, progetti e reti territoriali di riferimento per accedere e contribuire ad attività sportivo-agonistiche, motorie e di educazione fisica.</li>
</ol>
<p><strong><em>Struttura</em></strong> Il Corso avrà la durata complessiva di <strong>80 ore</strong> suddivise in <strong>3 moduli, 3 giornate di studio </strong>e<strong> 2 ore di valutazione</strong>:</p>
<ol>
<li><em>modulo di base </em>(ore 20)</li>
<li><em>modulo professionalizzante </em>(ore 21)</li>
<li><em>modulo  forum </em>(ore 21)</li>
</ol>
<p><em>Giornate di studio  </em>(ore 18) <em>      Valutazione </em>(ore 2) <em> </em> <strong><em>Processo didattico</em></strong> L’efficacia del processo di formazione è garantita  dalla competenza dei <strong>docenti </strong>e degli<strong> esperti della SRdS Campania</strong>, che si avvarranno di una didattica articolata in relazione ai temi e ai contenuti degli specifici moduli:</p>
<ul>
<li>Lezioni</li>
<li>Discussioni guidate di concettualizzazione</li>
<li>Analisi e discussione di consulenze</li>
<li>Esercitazioni e simulazioni</li>
<li>Forum con atleti, tecnici e dirigenti di FSN</li>
</ul>
<p>Per il buon esito del Corso sarà fondamentale che i <span style="text-decoration: underline;">partecipanti assumano un ruolo attivo e critico in ogni fase della formazione.</span> <strong><em> </em></strong> <strong><em>Partecipanti</em></strong>  Il Corso è riservato a max 50 partecipanti in possesso di titoli così ripartiti:</p>
<ul>
<li>20 con laurea specialistica in psicologia;</li>
<li>20 con laurea specialistica in psicologia e specializzazione in psicoterapia;</li>
<li>10 con laurea triennale in psicologia.</li>
</ul>
<p><strong><em>Iscrizione.</em></strong> <strong> </strong> <strong>I richiedenti </strong>dovranno improrogabilmente consegnare personalmente  entro  le ore 12.30 <strong><span style="text-decoration: underline;">del 18.09.2012</span></strong>  la domanda di partecipazione  (con relativo documento di identità)  presso il CONI Regionale Campania (Via Alessandro Longo, 46/E Napoli). Le prime 50 richieste  (criterio cronologico), ripartite per le tre fasce di partecipanti (ovvero i primi 20 della specialistica, i primi 20 con specializzazione, i primi 10 con la triennale) faranno accedere al Master a insindacabile giudizio del Coordinatore didattico-scientifico della SRdS . Entro <strong>mercoledì 19 Settembre</strong> sarà pubblicata sul sito del CONI Campania-SRdS, la lista dei partecipanti. Gli ammessi al Master  dovranno consegnare presso la segreteria della SRdS dalle ore 14.30 del <strong>21</strong> <strong>Settembre</strong> (data inizio Master), la ricevuta del bonifico bancario attestante  il versamento di <strong>euro 50.00 (cinquanta).</strong>   Intestazione: C.R. CONI Campania,Via A. Longo, 46/E 80127 Napoli Causale: <em>Quota partecipazione Master in Psicologia per lo sport e per l’Attivita’ Motoria.</em> IBAN: IT97U0100503408000000013564</p>
<p>Al termine del Corso, a tutti coloro che avranno frequentato regolarmente (max <strong>10 ore</strong> di assenza) e superata la valutazione, verrà rilasciato un <strong>attestato  di partecipazione al master in Psicologia per lo sport</strong> da parte della Scuola Regionale dello Sport della Campania.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span style="color: #800080;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Programma del Master e Calendario</span></strong></span></h2>
<p><strong>MODULO DI BASE</strong></p>
<p><strong>Obiettivi</strong></p>
<p>Apprendere le conoscenze di fondo sull’attività motoria-sportiva e sulle discipline fondamentali che la realizzano; acquisire informazioni sulle organizzazioni che erogano attività motoria, educazione fisica  e sport (Coni, Federazioni e Società Sportive, Miur, Enti di Promozione Sportiva, Comitato Italiano Paralimpico, Enti locali, ecc.).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Venerdì 21 Settembre</em></strong></p>
<p><strong><em>Ore 15.00-20.00 (5h)</em></strong></p>
<p><strong><em>Sede: SRd, Via Alessandro Longo, 46/E </em></strong>80127 <strong><em>Napoli</em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ore 15.00-15.30:</strong> Presentazione del Master e Saluti.</p>
<p>(Presidente CONI Regionale e SRdS, dott. Cosimo Sibilia)</p>
<p><strong>Ore 15.30-16.00:</strong> La professione di psicologo e lo sport.</p>
<p>(Presidente dell’Ordine degli Psicologi Campania, dott. Raffaele Felaco)</p>
<p><strong>Ore16.00-18.00:</strong>Classificazioni delle discipline sportive ed introduzione alla metodologia dell’allenamento (I Parte).</p>
<p>(Furio Barba)</p>
<p><strong>Ore 18.00-20.00:</strong> Introduzione ai concetti-guida di attività motoria, educazione fisica e sport.</p>
<p>Modelli di Psicologia dello Sport con cenni di  Epistemologia e Antropologia.</p>
<p>(Tommaso Biccardi)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><em>Sabato 22 Settembre</em></strong></p>
<p><strong><em>Ore 9.00-14.00 (5h)</em></strong></p>
<p><strong><em>Sede: SIPI, Via Pio XII, 129 Casoria (Na)</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ore 9.00-10.00:</strong> Introduzione alla metodologia dell’allenamento (II parte).</p>
<p>(Furio Barba)</p>
<p><strong>Ore 10.00-12.00:</strong> Introduzione alla medicina dello sport.</p>
<p>(Gennaro Buonfiglio)</p>
<p><strong>Ore12.00-14.00:</strong> Elementi di Psicologia dello sviluppo e ciclo vitale.</p>
<p>(Amina Bisogno)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Giovedì 26 Settembre</em></strong></p>
<p><strong><em>Ore 15.00-20.00 (5h)</em></strong></p>
<p><strong><em>Sede: SRdS</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ore 15.00-20.00:</strong> Organizzazione e programmazione dell&#8217;intervento psicologico nello sport. Dall’ atleta e/o squadra allo staff tecnico, alla dirigenza.</p>
<p>(Fernando Del Prete)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><em>Sabato 29 settembre</em></strong></p>
<p><strong>Giornata di studio</strong></p>
<p><strong><em>Ore 9.00-14.00 (5h)</em></strong></p>
<p><strong>Sede: <em>SRdS</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><em>“Il Ritorno da Londra 2012. Analisi, Riflessioni e Testimonianze”</em></p>
<p>Coordinamento Scientifico, Eugenio Leonardi</p>
<p><strong><em>Venerdì 5 ottobre</em></strong></p>
<p><strong>Giornata di Studio</strong></p>
<p><strong><em>Ore 9.00-14.00 (5h)</em></strong></p>
<p><strong><em>Sede: da definire</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“<em>Nuove strategie per un’efficace diffusione dell’alfabetizzazione motoria”</em></p>
<p>Coordinamento Scientifico, Gennaro Mantile</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>MODULO FORUM</strong></p>
<p><strong>Obiettivi</strong></p>
<p>Confronto con Dirigenti e Tecnici delle Federazioni Sportive e con il CIP (Comitato Italiano Paralimpico), per toccare le problematiche  e le differenze delle diverse discipline sportive (non solo sport di squadra, sport individuali, ma bensì  di focalizzare le specificità).</p>
<p>La preparazione psicologica per quanto poggi essenzialmente sulla struttura di personalità dell’atleta e delle sue relazioni in gara e/o in allenamento, non deve ignorare la tipicità della disciplina sportiva praticata. La struttura dell’attività sportiva-motoria, la struttura dell’atleta, del tecnico e del contesto di  riferimento, permettono di <em>confezionare la preparazione psicologica</em> con taglio “ sartoriale”.</p>
<p>I forum hanno in ultimo, la funzione di verificare, grazie al confronto con i rappresentanti delle Federazioni Sportive, l’appropriatezza dei modelli di intervento ovvero il ”buon senso”, l’evidenza naturale dello psicologo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Sabato 6 ottobre</em></strong></p>
<p><strong>Forum: Sport e Disabilità</strong></p>
<p><strong><em>Ore: 9.00-15.00 (6h)</em></strong></p>
<p><strong><em>Sede: SIPI</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Moderatore: Salvio Esposito</em></p>
<p><strong>Ore 9.00-11.00:</strong> Il Comitato Italiano Paralimpico: mission, progetti e testimonianze.</p>
<p>(Carmine Mellone)</p>
<p><strong>Ore 11.00-12,50:</strong> Le motivazioni allo sport nell’atleta disabile.</p>
<p>(Salvio Esposito)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>12,50-13,20- break</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ore 13.20-15.00:</strong> Un esempio di consulenza nel torball.</p>
<p>(Fiorenza Rosso)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Giovedì 11 ottobre</em></strong></p>
<p><strong><em>Ore 15.00-20.00 (5h)</em></strong></p>
<p><strong><em>Sede: SRdS</em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ore 15.00-18.00: </strong>Elementi di assestment dello sport. Il profilo di personalità attraverso i test ed i colloqui. Il test del Disegno della Persona Umana.</p>
<p>(Fernando Del Prete)</p>
<p><strong>Ore 18.00-20.00: </strong>Elementi di Psicologia di Comunità e di Psicologia delle Organizzazioni: mission, compiti e ruoli nelle organizzazioni,  l’organigramma,  il potere e la leadership. Elementi di base nell’analisi della comunità: profilo di comunità, analisi dei vincoli e delle risorse ambientali. (Annamaria Meterangelis)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Sabato 20 ottobre</em></strong></p>
<p><strong>Giornata di studio</strong></p>
<p><strong><em>Ore 9.00-17.00 (8h)</em></strong></p>
<p><strong><em>Sede: da definire</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>“In gara per la vita. L’attività posturale-motoria-sportiva nel disagio mentale”</em></p>
<p>Coordinatore Scientifico Giovanna Olivadese</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><em>Martedì 23 ottobre</em></strong></p>
<p><strong><em>Ore 15.00-20.00 (5h)</em></strong></p>
<p><strong><em>Sede: SRdS</em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p><strong>Forum: Incontriamo gli atleti, i tecnici e i dirigenti:</strong> Sport individuali e preparazione psicologica.</p>
<p><em>Moderatore Tommaso Biccardi</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>MODULO PROFESSIONALIZZANTE</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Obiettivi:</strong></p>
<p>Pianificare, organizzare e gestire un intervento di PdS in ambito motorio-sportivo, partendo dall’analisi della domanda: predisporre e utilizzare gli strumenti di osservazione e valutazione; predisporre ed utilizzare le tecniche idonee, in base alla domanda, alle analisi organizzative e di comunità, alle caratteristiche dello staff tecnico, alle caratteristiche dell’atleta; approntare gli strumenti di verifica dell’intervento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Venerdì 26 ottobre</em></strong></p>
<p><strong><em>Ore 15.00-20.00 (5h)</em></strong></p>
<p><strong><em>Sede: SRdS</em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p><strong>Ore 15.00-17.00</strong>: Il setting nell’intervento psicologico sportivo.</p>
<p>(Tommaso Biccardi)</p>
<p><strong>Ore 17.00-20.00</strong>: Elementi di assestment dello sport: in particolare il profilo di prestazione di Butler. (Tonia Bonacci)</p>
<p><strong><em>Martedì 30 ottobre</em></strong></p>
<p><strong><em>Ore 15.00-20.00 (5h)</em></strong></p>
<p><strong><em>Sede: SRdS</em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ore 15.00- 16.00: </strong>Genitori e figli nello sport.</p>
<p>(Annamaria Meterangelis)</p>
<p><strong>Ore 18.00 20.00: </strong>Sport  e prevenzione del disagio giovanile.</p>
<p>(Salvio Esposito)</p>
<p><strong>Ore 16.00-  18.00: </strong>Il drop out nello sport.</p>
<p>(Annamaria Meterangelis)</p>
<p><strong>                           </strong></p>
<p><strong><em>Giovedì 8 novembre</em></strong></p>
<p><strong><em>Ore 15.00-20.00 (5h)</em></strong></p>
<p><strong><em>Sede: SRdS</em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Dinamiche psicologiche e prestazioni nei giochi di squadra e nel rapporto di coaching .</p>
<p>(Fernando Del Prete)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p><strong><em>Sabato 10 novembre</em></strong></p>
<p><strong><em>Ore 9.00-14.00 (5h)</em></strong></p>
<p><strong><em>Sede:SIPI</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong>Forum: Incontriamo i giocatori, i tecnici e i dirigenti:</strong> Sport di squadra e preparazione psicologica<strong>.</strong></p>
<p><em>Moderatore Fernando Del Prete</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><em>Martedì 13 Novembre</em></strong></p>
<p><strong><em>Ore 14.00-20.00 (6h)</em></strong></p>
<p><strong><em>Sede: SRdS</em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ore 14.00-16.00:  </strong>Tecniche di ottimizzazione della performance individuale.</p>
<p>(Tommaso Biccardi)</p>
<p><strong>Ore 16.00-18.00: </strong>La gestione del feedback e la correzione dell’errore.</p>
<p>(Salvio Esposito)</p>
<p><strong>Ore  18.00 20.00:</strong> Esempi di consulenze a squadre.</p>
<p>(Annamaria Meterangelis)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Giovedì</em></strong><strong><em> 15 novembre</em></strong></p>
<p><strong><em>Ore 15.00-20.00 (5h)</em></strong></p>
<p><strong><em>Sede: SRdS</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong>Forum: Ciò che resta da chiedere. Incontro conclusivo con i docenti.</strong></p>
<p><em>Moderatore, Tommaso Biccardi</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Sabato 17 novembre</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">VALUTAZIONE</span></strong><em>: Barba</em>, <em>B</em><em>iccardi ,Del Prete, Esposito, Meterangelis</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ore 10.00-12.00 (2h)</strong></p>
<p><strong>Sede: SRdS</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Obiettivo</strong></p>
<p>Ha lo scopo di rendere consapevole il proprio apprendimento, inoltre di permettere un bilancio di competenze in uscita, per valutare ulteriori percorsi di approfondimento soggettivo.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Contenuti</strong></p>
<p>Progettazione di un intervento psicologico nell’ambito dello sport e/o dell’attività motoria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span style="color: #800080;"><strong>Modello Domanda di Partecipazione</strong></span></h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/09/SdS_CAMPANIA.jpg"><img class="alignleft  wp-image-8559" title="SdS_CAMPANIA" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/09/SdS_CAMPANIA.jpg" alt="" width="269" height="188" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al Comitato Regionale CONI Campania</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>OGGETTO: Domanda partecipazione al Master di Psicologia per lo Sport e per l’attività motoria</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il/la  sottoscritto/a:…………………………………………………………………………….</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nato/a a ………………………………………. il ……………………………………….</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>residente a …………………… …….cap………in via ……………………………………</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>C.I.(o documento similare)……………………………………………………………………..</p>
<p>tel …………………… cell. ……………….e mail ……………………………………….</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>titolo di studio ……………………………………………………………….</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>intende partecipare al Master organizzato dalla Scuola Regionale dello Sport del CONI Campania.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Autorizzo al trattamento dei miei dati personali ai soli fini della partecipazione al corso ai sensi del D.Lgs. 196/2003</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Li, ………………………                                                       Firma</p>
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<p>……………………………………………</p>
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		<title>Come difendi i tuoi confini personali per farti rispettare?</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 07:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittoria Nervi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il rispetto di sé e un mix speciale che lo ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>Il rispetto di sé e un mix speciale che lo Spirito ha preparato per aiutarci ad affrontare e superare le sfide della vita. E’ un mix aromatico di essenze che ci danno energia e sicurezza, gli atteggiamenti giusti, l’esperienza, la saggezza, l’ottimismo e la fede. </em></p></blockquote>
<p style="text-align: right;"><strong>(Sarah Ban Breathnach)</strong></p>
<h2><span style="color: #800080;">Ti è mai capitato di essere preso in contropiede dal comportamento di qualcuno, dalle sue parole o critiche gratuite? qualcuno che cercava di ‘metterti i piedi in testa’?</span></h2>
<p><a href="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/05/confini.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-8512" title="confini" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2012/05/confini.jpg" alt="" width="416" height="287" /></a></p>
<p>In questo articolo voglio illustrare in sintesi alcuni punti che fanno parte del percorso’scopri i tuoi confini personali per farti valere’ e del mio ebook’Basta piedi in testa’ ( vedi nel riquadro giallo’i suoi ebook’ qui a destra)</p>
<h2>Per iniziare un  test sui confini personali</h2>
<p>1 ha la sensazione che qualcuno si approfitti della tua generosità, gentilezza?</p>
<p>2 permetti agli altri di farti fare cose delle quali non sei convinto?</p>
<p>3 tolleri situazioni inaccettabili nei rapporti personali o sul lavoro?</p>
<p>4 hai difficoltà a dire di no o accettare un’no’ da qualcun altro?</p>
<p>5 c’e’ qualcuno che ti provoca?</p>
<p>6 metti troppa energia nelle relazioni e hai sempre meno in cambio?</p>
<p>7 lavori sodo e sei pagato sempre meno ?</p>
<p>8 è importante per te avere l’approvazione degli altri?</p>
<p>9 non riesci a uscire da una relazione o da una situazione anche se sai che per te distruttiva e ti sta prosciugando energia ed entusiasmo?</p>
<p>10 pensi di non meritarti niente di meglio di quello che stai avendo?</p>
<p>11 ti trovi spesso coinvolto nei problemi degli altri?</p>
<p>12 che cosa ti ha insegnato la tua famiglia al proposito?</p>
<p><strong> Se hai risposto sì, a qualcuna di queste domande significa che è necessario riflettere su come gestisci i tuoi confine personali.</strong></p>
<p>Avere un problema con i propri confini significa dare troppo di sé.</p>
<p>E’ tempo di investire su te stesso</p>
<blockquote><p>Perché una lampada continui a bruciare bisogna metterci dell’olio.</p></blockquote>
<p style="text-align: right;"><strong>Madre Teresa</strong></p>
<p>Comunemente si dice che siamo noi stessi che insegniamo agli altri come trattarci.</p>
<p>Se questo è vero quali messaggi a parole e a gesti mandiamo agli altri che indicano come vogliamo essere trattati e rispettati? Lo facciamo attraverso quelli che sono chiamati i <strong>CONFINI PERSONALI</strong>.</p>
<p>I confini personali sono i limiti che definiscono dove inizia e finisce il tuo spazio personale fisico, emotivo e mentale. Questi limiti sono flessibili, allargabili o no a secondo del tipo di relazione che vuoi stabilire con gli altri (con il/la partner, in società, con i colleghi…) e a secondo della situazione in cui ti trovi.</p>
<p>E’ una tua scelta e un tuo diritto inviolabile prendere più o meno le distanze dall’altra persona. Anche gli animali marcano il territorio e lo difendono. Lo scopo di questi confini è di proteggerti, definire chi sei e aiutarti a mantenere il senso di sé.</p>
<p>Immagina una casa con attorno uno steccato per proteggere la tua privacy, una linea invisibile che ognuno traccia per sé. I confini non sono muri per chiudere gli altri fuori ma limiti che evitano comportamenti, da parte degli altri, inaccettabili. Avere dei confini ok è essenziale per il proprio benessere psicofisico.</p>
<p>Nessuno sa da cosa dipenda la quantità di spazio che ognuno ha bisogno. In alcuni casi è maggiore, in altri è minore. Per esempio una persona che ha subito un abuso o una donna che è stata violentata o maltrattata può avere dei confini personali problematici. Questo è dovuto al fatto che non le è stato permesso di proteggere i suoi confini. I confini sono stati violati senza il loro permesso. Le persone che non riescono a tenere di là dalla linea di confine un’altra persona finiscono spesso per imbattersi in persone che le vittimizzano o le manipolano.</p>
<p>E’ importante definire i confini e farsi rispettare in qualsiasi relazione per non creare né dipendenza né troppa distanza’equilibrio è dinamico.  Immaginateli come dei filtri che comunicano agli altri ciò ‘che e’ loro permesso dire, fare…con te e ciò che non lo è.</p>
<p>Spesso alcune persone per paura di far arrabbiare l’altra persona o per quieto vivere non esercitano questo diritto di essere rispettate e lasciano che l’altro invada il loro spazio, manipoli o obblighi a fare qualcosa contro la loro volontà o nel peggiore dei casi si arriva a subire la violenza verbale o fisica.</p>
<p><strong>Questo significa avere dei confini deboli.</strong></p>
<p>Al contrario una persona aggressiva che in genere controlla, intimidisce, critica avrà dei confini rigidi per tenere gli altri a distanza.</p>
<p>In entrambi i casi questi due tipi di persone non hanno dei confini ok.</p>
<p>Vi sono vari motivi quando qualcuno alza la voce, vuole zittirti, bestemmia o ti ridicolizza, ti svaluta…. Qualsiasi cosa faccia ricorda di non prenderla sul personale, anche se sembra personale. Può essere che la persona in questione voglia essere ascoltata, voglia più potere, attenzione o che tu in quel momento sei il capro espiatorio di qualcun altro. Ad ogni modo il tuo compito è…. farti rispettare.</p>
<h2>Come identificare i propri confini</h2>
<p>Come vuoi che gli altri si rivolgano a te? Quali comportamenti sono per te accettabili?</p>
<p>Per insegnare agli altri come trattarti, è necessario per prima cosa conoscere i propri confini. Prendi nota delle tue reazioni emotive, di come ti senti. Queste sono una guida infallibile. Quando qualcuno cerca di invadere il tuo spazio, è il corpo che per primo lo segnala. Segue la reazione a livello emotivo</p>
<p>Se ti senti a disagio, infastidito, frustrato, arrabbiato, deluso dopo un commento o un comportamento nota quali sono le parole o gli atteggiamenti dell’altra persona che ti provocano queste reazioni e preparati a rispondere in maniera appropriata.</p>
<p>Non reprimere ciò che stai ‘sentendo’ perché faresti un danno solo a te stesso accumulando stress e tensioni che potrebbero poi sfociare, dopo che ti tieni dentro questi stati d’animo negativi, in una reazione esagerata.</p>
<p>Prova semplicemente a notare quando qualcuno occupa la tua scrivania con le sue cartellette o mentre sei in tram, qualcuno ti spinge o mentre sei in fila cerca di fare il furbo o fa una battuta di cattivo gusto su di te alla presenza degli altri…</p>
<p><strong>FAI SAPERE AGLI ALTRI</strong></p>
<p>Una volta che hai chiari i tuoi confini personali, fai sapere alle persone che hai intorno come comportarsi con te. Se non dici o fai capire il ‘come’ gli altri ti tratteranno come meglio credono. Se quando ti senti a disagio non dici niente non fai altro che consegnare il tuo potere personale in mano all’altra persona.</p>
<p><strong>COME RAFFORZARE I TUOI CONFINI</strong></p>
<p>Fai sapere all’altra persona quando secondo te si sta comportando in maniera inaccettabile per te.</p>
<p><span style="color: #800080;">esempio: fai una richiesta</span></p>
<p><em>per favore non alzare la voce con me</em></p>
<p><span style="color: #800080;"> dai una chiara istruzione</span></p>
<p><em>Ho bisogno che abbassi la voce se vogliamo continuare a discutere</em></p>
<p><span style="color: #800080;"> dai un primo avvertimento</span></p>
<p><em>non ti permetto di parlarmi con quel tono</em></p>
<p><span style="color: #800080;"> se non basta, alza il tono dell’avvertimento</span></p>
<p><em>BASTA! ti chiedo di smetterla adesso</em></p>
<p><span style="color: #800080;"> se la persona persiste  vai via </span></p>
<p><em>questo comportamento per me è inaccettabile.</em></p>
<p><em>Ne discuteremo quando sarai più calmo/a</em></p>
<p>Questo viene chiamato COMPORTAMENTO ASSERTIVO. Quando sei assertivo dimostri  di essere in control di te stesso,  di rispettare la tua persona  e sei di esempio agli altri.</p>
<p><strong> I tuoi confini ti aiutano a </strong></p>
<p>- sapere di chi fidarti</p>
<p>- definire ciò che vuoi e ciò che permetti agli altri di dirti e di fare</p>
<p>- di non diventare il bersaglio di qualcuno che ti manipola o se ne approfitta</p>
<h2> Hai notato come i bambini intuiscano e siano molto abili, spontaneamente, quando si tratta di testare i confini degli adulti?<span style="color: #800080;"> (quando vogliono/ non vogliono fare o voglio ottenere qualcosa?)</span></h2>
<p>Photo credits</p>
<p>Emma Coulston-Flickr.com</p>
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