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	<title>Qelsi</title>
	
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	<description>Blog di informazione anticomunista</description>
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		<title>L’ipocrisia dei grillini: coi soldi pubblici finanziano amici trombati alle elezioni e No Tav</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 16:17:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Ghezzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[Smascherata la prima menzogna dei grillini, ossia che il Movimento 5 Stelle non incassa soldi pubblici, è ancora più interessante scoprire in che modo viene speso il denaro della collettività che finisce nella casse del partito. Ribadiamolo, niente di male, non fosse che il Movimento 5 Stelle ha fatto della &#8220;lotta ai costi della politica&#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.qelsi.it/wp-content/uploads/2012/05/grillo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3136" title="grillo" src="http://www.qelsi.it/wp-content/uploads/2012/05/grillo.jpg" alt="" width="200" height="178" /></a>Smascherata la prima menzogna dei grillini, ossia che il Movimento 5 Stelle non incassa soldi pubblici, è ancora più interessante scoprire in che modo viene speso il denaro della collettività che finisce nella casse del partito.<br />
Ribadiamolo, niente di male, non fosse che il Movimento 5 Stelle ha fatto della &#8220;lotta ai costi della politica&#8221; e del &#8220;no ai finanziamenti pubblici ai partiti&#8221; i propri cavalli di battaglia.<br />
<a title="bechis qelsi" href="http://www.qelsi.it/2012/smascherata-anche-lultima-bugia-i-grillini-prendono-soldi-pubblici/">Abbiamo visto l&#8217;entità degli importi percepiti dal Movimento 5 Stelle dell&#8217;Emilia Romagna sotto forma di contributi al gruppo consiliare.</a> Soldi pubblici, che il capogruppo in Regiona Giovanni Favia ha provato, senza successo, a smentire sostenendo che tali somme servono a finanziare &#8220;costi della democrazia&#8221;, spese di cancelleria e stipendi di uno staff che risulta fondamentale per il funzionamento logistico del movimento.<br />
In realtà lo staff del Movimento 5 Stelle non è composto da personale della Regione, come furbescamente hanno cercato di far credere i grillini, ma da fedelissimi a 5 Stelle. O meglio, veri e propri trombati alle elezioni, che trovano così un modo per &#8220;tirare a campare&#8221; senza lo stipendio da consiglieri regionali. Sempre a spese della collettività, contrariamente alle promesse sbandierate in campagna elettorale.<br />
Franco Bechis, nel suo articolo pubblicato su Libero e riportato su Qelsi, si è soffermato sull&#8217;Emilia Romagna, ma pure in Piemonte il Movimento 5 Stelle percepisce una cospicua somma di &#8220;contributi al gruppo consiliare&#8221; che serve a finanziare uno staff di esponenti del partito non eletti e quindi bisognosi di incarichi.<br />
Secondo un&#8217;inchiesta pubblicata sull&#8217;ultimo numero del settimanale Panorama, a firma Antonio Rossitto, il Movimento in Piemonte ha ricevuto 417.000 euro nel 2011, divisi tra costi di funzionamento e costi per il personale. Sommati ai 334.000 euro in Emilia Romagna, fanno ben 751.000 euro di soldi pubblici. Niente male, considerando che in quanto a finanziamenti pubblici i grillini non avrebbero potuto intascare molto di più: alle elezioni politiche del 2008 non si sono presentati, mentre i normali rimborsi elettorali alle regionali 2010, rifiutati non senza qualche equivoco e mal di pancia iniziale, corrispondevano ad un importo pari a 1/3 dei contributi ai gruppi consiliari.<br />
Soldi che però il Movimento 5 Stelle ha abbondantemente recuperato: i grillini hanno un bel dire, infatti, che i loro consiglieri regionali guadagnano &#8220;solo 2500 euro al mese&#8221;, ma in realtà non è vero, in quanto percepiscono il medesimo stipendio dei colleghi, con tanto di diaria, rimborsi spese e gettoni di presenza. Ciò che eccede i 2.500 euro al mese va a finire in un &#8220;conto progetto&#8221; che si concretizza poi nel <a title="r-day" href="http://www.lospiffero.com/buco-della-serratura/r-day-soldi-a-parenti-e-attivisti-3224.html">roboante &#8220;R-day&#8221;, Restitution day, in cui vengono finanziati &#8220;progetti a 5 Stelle&#8221;</a>. Ossia, soldi agli amici e agli amici degli amici, seguendo la perfetta logica del &#8220;clientelismo&#8221; politichese tanto vituperato dai seguaci di Beppe Grillo.<br />
Come osserva giustamente Antonio Rossitto su Panorama, si tratta di un &#8220;rimborso elettorale per vie traverse&#8221;, che serve a finanziare elezioni, manifestazioni, iniziative. Soldi soldi di tutti, usati a fini grillini. Qual è la differenza con i rimborsi elettorali?<br />
Ma c&#8217;è di più: in Piemonte, nel 2011, sono stati trasferiti 260.160 euro per l&#8217;assunzione di personale. Il Movimento 5 Stelle millanta criteri di meritocrazia, ma nel frattempo, come detto, assume fedelissimi e trombati alle elezioni. Ecco chi sono:<br />
<strong>Ivan Della Valle</strong>, candidato non eletto alle regionali; <strong>Giorgio Bertola</strong>, ex consigliere comunale di Rivoli che avrebbe dovuto creare una lista a Moncalieri, ma poi ha rinunciato preferendo far parte dello staff regionale (ovviamente adducendo scuse come &#8220;La Mafia ci impedisce di presentare la lista&#8221;) ed essere mantenuto a spese della collettività; <strong>Marco Scibona</strong>, leader dei No Tav in val Susa, che riceve uno stipendio con soldi pubblici per stare più in valle di Susa che in ufficio, ossia per tessere la tela dei rapporti tra Movimento 5 Stelle e No Tav sempre a spese del contribuente; <strong>Marco Nunnari</strong>, altro trombato alle elezioni in quanto candidato alle amministrative di Torino e non eletto; <strong>Marco Rodella</strong>, in corsa alle Regionali ma anch&#8217;egli non eletto; infine <strong>Laura Castelli</strong>, che prima delle elezioni Regionali faceva parte della Lista Civica &#8220;Verdi con Bresso&#8221; di Mariano Turigliatto, ha fatto campagna elettorale per la candidata alla presidenza Mercedes Bresso ed era una Sì Tav convinta, <a title="grillino al verde" href="http://www.lospiffero.com/dicono-al-caff%C3%A8/un-grillino-al-verde-3107.html">per poi diventare irriducibile No Tav una volta apertesi le porte (retribuite a spese della collettività) del Movimento 5 Stelle</a>.<br />
Uno &#8220;staff&#8221; pagato dai 1.400 ai 1.600 euro al mese a testa, ai quali vanno aggiunti, sempre nel 2011, i 18.772 euro delle tanto vituperate &#8220;consulenze&#8221; nonostante vi siano nove persone in organico e i 16.650 euro per manifesti, volantini e il giornalino &#8220;Movimento 5 Stelle&#8221;. Attività che un movimento che dice di rinunciare ai &#8220;finanziamenti pubblici&#8221; dovrebbe auto-finanziare attraverso le donazioni di privati, simpatizzanti e militanti. Invece no.<br />
Non farà piacere al contribuente che non vota 5 Stelle, ad esempio, che alcuni di questi soldi pubblici destinati al Movimento  vengano utilizzati per volantini e manifesti di propaganda No Tav, o per finanziare i No Tav in azioni sul territorio.<br />
O che siano stati utilizzati per mandare gli auguri di Buon Natale a tutti i consiglieri regionali, con la simpatica sorpresina <a title="auguri cinque stelle" href="http://www.lospiffero.com/buco-della-serratura/auguri-pungenti-dai-no-tav-2790.html">delle missive affrancate da un pezzo del filo spinato che delimita il cantiere di Chiomonte</a>.<br />
Senza dimenticare che gli &#8220;staffisti&#8221;, in Piemonte come in Emilia Romagna, saranno quasi sicuramente candidati dal Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni politiche. E in virtù dei contributi pubblici, potranno finanziare la loro campagna elettorale grazie al denaro del contribuente, in barba alle promesse ribadite anche dal capogruppo in Emilia Romagna Giovanni Favia su facebook: &#8220;Non abbiamo mai usato e non useremo soldi pubblici per le campagne elettorali&#8221;.<br />
Chi lo racconterà ad esempio ai piemontesi quando Ivan Della Valle, Giorgio Bertola, Marco Scibona, Marco Nunnari, Marco Rodella e Laura Castelli saranno candidati alle prossime elezioni?</p>
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		<title>Sopra la banca l’Italia campa, sotto la banca l’Italia crepa</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 13:41:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caelsius Mars</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un paese industrializzato come l&#8217;Italia, l&#8217;andamento dell&#8217;economia è condizionato da una serie di fattori, alcuni dei quali, come la crisi internazionale o la sopravvalutazione dell&#8217;euro che frena l&#8217;export al di fuori dell&#8217;eurozona, ci sono imposti, altri che dipendono solo dal clima interno e dalle scelte della politica. Tra questi ultimi possiamo annoverare la libertà d&#8217;impresa, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.qelsi.it/wp-content/uploads/2012/05/banche1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3292" title="banche1" src="http://www.qelsi.it/wp-content/uploads/2012/05/banche1.jpg" alt="" width="200" height="198" /></a>In un paese industrializzato come l&#8217;Italia, l&#8217;andamento dell&#8217;economia è condizionato da una serie di fattori, alcuni dei quali, come la crisi internazionale o la sopravvalutazione dell&#8217;euro che frena l&#8217;export al di fuori dell&#8217;eurozona, ci sono imposti, altri che dipendono solo dal clima interno e dalle scelte della politica. Tra questi ultimi possiamo annoverare la libertà d&#8217;impresa, la capacità imprenditoriale, la fiscalità &#8211; che non dovrebbe minare la competitività delle nostre imprese sui mercati esteri &#8211; un sistema bancario che sia efficace sostegno alla produzione ed al consumo, il vero lubrificante degli ingranaggi delicati del sistema economico nazionale. Tra questi, al momento, l&#8217;unico fattore positivo è la capacità imprenditoriale, un vero e riconosciuto punto di forza del nostro Paese. Anche in una drammatica fase recessiva come quella che stiamo attraversando, con il Pil in calo di oltre l&#8217;1% e la disoccupazione alle stelle, l&#8217;Italia è l&#8217;unica in Europa con la Germania a poter vantare un incremento delle sue esportazioni. I dati del primo trimestre resi noti ieri dall&#8217;Istat segnalano una diminuzione del 3,1% del fatturato dell&#8217;industria nazionale, che risulta da un crollo del 6,8% di quello sul mercato interno e da un + 4,8% su quello estero. Questi numeri dicono chiaramente a tutti, tranne pare che a Monti ed al suo governo, che il made in Italy tira, che i prodotti italiani, specie nel lusso, vanno fortissimo se è vero che la Ferragamo è arrivata a capitalizzare in borsa più della Finmeccanica, nonostante questo gruppo, dopo le forniture di aerei e sistemi di difesa ad Australia, India, Israele e forse Turchia, sia in corsa in consorzio con la statunitense Boeing, e con buone prospettive, per una commessa da 15 miliardi di dollari in USA per la fornitura di velivoli da addestramento. Appare quindi autolesionistico e delittuoso da parte dell&#8217;attuale governo continuare a negare all&#8217;industria nazionale quel sostegno e quell&#8217;ossigeno senza il quale la produzione non potrà ripartire. Le cifre sopra esposte evidenziano che la ripresa deve necessariamente passare attraverso il rilancio dei consumi interni e l&#8217;allentamento della stretta creditizia.<br />
Il primo punto chiama in causa provvedimenti a favore delle famiglie meno abbienti e delle fasce più deboli della società. A suo tempo noi avanzammo la proposta di utilizzare tre punti dell&#8217;IVA, corrispondenti a circa 20 miliardi di euro di gettito, per sgravi fiscali alle famiglie adottando un semplice meccanismo di fiscal splitting, in base al quale il reddito effettivo imponibile tenga conto della costituzione del nucleo familiare : a parità di reddito, chi ha a carico 4 figli paga un po&#8217; meno tasse di chi ne ha uno, o due o tre. Questo avrebbe garantito 100-180 € al mese in più ad almeno 8 milioni di famiglie, cioè alla metà e più della popolazione nazionale. Nessun commento da Palazzo Chigi, tutto tace su questo fronte nonostante il velleitarismo di Casini circa misure a favore delle famiglie. Ma quello che ci stupisce è la passività di Monti in tema di credito, laddove ci saremmo aspettati da un governo tecnico azioni intraprese senza indugi sul fronte bancario, per rimettere in moto credito e finanziamenti, specie per quanto riguarda le pmi e le famiglie. In particolare, per le pmi ci saremmo aspettati che il governo facesse fronte rapidamente almeno ai pagamenti in sospeso che, secondo le ultime stime, ha superato i 90 miliardi di euro. Sono soldi per fatture a fronte di lavori e forniture di imprese private per enti pubblici, Asl, ospedali, comuni, province, regioni ecc.<br />
Quando nel pacchetto per le liberalizzazioni c&#8217;è finito il settore bancario, a Monti e Passera sono bastate 24 ore per fare marcia indietro di fronte al sollevamento dell&#8217;ABI il cui vertice ha minacciato dimissioni in blocco. Infatti, 2 giorni fa è passato con il 17mo voto di fiducia dell&#8217;era Monti il decreto che ripristina le commissioni bancarie. Un vero regalo fatto dal governo agli amici del settore finanziario. Però, a Monti non è bastata una lunga sequela di suicidi di imprenditori disperati e la chiusura a valanga delle imprese a vincere la sua riluttanza a pagare i debiti dello Stato. Già 30.000 imprese hanno chiuso, non per colpa della crisi, ma di Monti e del suo governo.<br />
L&#8217;ANCE, associazione dei costruttori edili, rivendica un credito di 18 miliardi di euro nei confronti del settore pubblico, ed ha minacciato di adire le vie legali con le quali ottenere dai tribunali mandati di pagamento immediati ed esecutivi. Tra un paio di mesi centinaia di migliaia di imprese saranno alle prese con Equitalia che esigerà l&#8217;immediato pagamento delle tasse, per cui molte di esse saranno perseguite per somme di gran lunga inferiori a quelle attese da uno o due anni dallo Stato e che non potranno essere conguagliate per la ferma opposizione di Monti a questa soluzione che a ragionevoli mortali parrebbe ovvia. Ma dove il comportamento arrogante di Monti rasenta una colpevole connivenza è quello con il quale ha assistito senza battere ciglio alla rapina messa in atto dalle banche italiane per gli stanziamenti della Bce a favore del piccolo e medio credito. Si tratta di 1000 miliardi di euro (un milione di milioni di euro) dati alle banche al tasso di interesse dell&#8217;1%, cioè praticamente gratis, dei quali almeno 280 milioni sono finiti nei forzieri delle banche italiane. Ebbene, mentre gli imprenditori si ammazzano perché Monti non fa nulla affinché siano pagati, le banche non solo strozzano il Paese perché non concedono crediti, ma addirittura si tengono i soldi destinati al rilancio della produzione e dei consumi con i quali si potrebbero e dovrebbero eliminare le insolvenze dello Stato che stanno distruggendo con un perverso &#8220;effetto domino&#8221; la nostra economia, colorando a tinte fosche il futuro di un Paese che avrebbe tutto per tirarsi fuori dalla crisi. Tra l&#8217;altro, se qualcuno pensa che in questo momento lo Stato non abbia i fondi per far fronte ai propri impegni, sta sulla strada sbagliata. Per loro natura, tutte le voci di spesa degli enti pubblici sono approvate solo previa copertura finanziaria, per cui i soldi ci stanno, da qualche parte devono esserci. E&#8217; colpa dei vincoli posti ai cosiddetti deficit di bilancio che impedisce anche agli enti locali ed alla pubblica amministrazione di procedere ai pagamenti anche per quelli che hanno i soldi nel cassetto. Così, il sistema produttivo italiano, uno dei più geniali, operosi e creativi del mondo, è costretto a languire, ad immalinconirsi, a ripiegare su se stesso per colpa di un sistema bancario nemico del Paese, viscido e banditesco nel suo operato, che agisce allo scoperto con la copertura e l&#8217;appoggio del governo e del suo capobanda di Palazzo Chigi. Le banche nazionali, invece di essere al servizio del Paese in cui operano e prosperano per garantirne il benessere ed il futuro, sono impegnate nella sua eutanasia.<br />
Allora ci pare l&#8217;ora che il prof tolga il disturbo, prima che sia troppo tardi.</p>
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		<title>L’Aquila, vigliacco accordo FLI-PD per lo scambio di voti con poltrone sulla pelle dei terremotati</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 14:59:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caelsius Mars</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle elezioni per il sindaco e la nuova giunta comunale dell&#8217;Aquila nessuno degli otto candidati ha superato la soglia del 50 %, per cui si va al ballottaggio. Al primo turno, il candidato Massimo Cialente, sindaco uscente del PD, appoggiato da  altre cinque liste tra cui Sel e Api, ma non dall’Idv, ottiene il 40,4 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.qelsi.it/wp-content/uploads/2012/05/foto.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3281" title="bersani fini" src="http://www.qelsi.it/wp-content/uploads/2012/05/foto.jpg" alt="" width="285" height="177" /></a>Nelle elezioni per il sindaco e la nuova giunta comunale dell&#8217;Aquila nessuno degli otto candidati ha superato la soglia del 50 %, per cui si va al ballottaggio. Al primo turno, il candidato Massimo Cialente, sindaco uscente del PD, appoggiato da  altre cinque liste tra cui Sel e Api, ma non dall’Idv, ottiene il 40,4 per cento. Al ballottaggio se la vedrà con l’uscente vicepresidente del consiglio regionale, il centrista Giorgio De Matteis (Udc), un decisionista che lo tallona col 29,3 per cento. Un buon risultato per De Matteis che al ballottaggio potrà contare sui voti del PdL, nonostante la scollatura in fase di candidatura registrata con questo partito, dei Verdi e della lista civica La Destra. Avvolto da mistero l&#8217;atteggiamento di IdV, che potrebbe decidere di non appoggiare il candidato delle sinistre, mentre di nessun peso il voto grillino che, in controtendenza col dato nazionale, ha avuto solo l&#8217;1,5% dei suffragi espressi. In queste condizioni, l&#8217;elezione di Cialente è fortemente a rischio, mentre quella di De Matteis diviene un&#8217;eventualità assai più realistica di quanto si potesse immaginare solo qualche tempo fa. Allora che ti escogita il candidato PD Cialente? Un accordo &#8220;underground&#8221; con FLI, che con la scusa di allargare la base politica ed il relativo consenso per la &#8220;ricostruzione dell&#8217;Aquila&#8221; di fatto definisce un Protocollo d&#8217;Intesa clandestino, che non è un programma politico, ma stabilisce punto per punto le regole per lo scambio tra voti FLI e poltrone nel caso di affermazione della sinistra nel ballottaggio. Il sito Abruzzo <a href="http://24ore.tv/" target="_blank">24ore.tv</a> pubblica il testo di due e-mail scambiate tra il sindaco uscente Cialente ed il deputato del FLI Daniele Toto.  I testi originali di queste e-mail possono essere letti <a href=" http://dl.dropbox.com/u/39731433/mail%20cialente.pdf">qui</a> .<br />
Come è facile verificare, il primo messaggio, dopo una vaga ed insulsa giustificazione politica di un accordo che non è programmatico, ma solo clientelare, rappresenta la mappa della lottizzazzione degli affari e delle cariche, stabilendo in particolare che, in caso di sua rielezione, Cialente compenserà i rappresentanti di FLI assegnando loro le seguenti poltrone ed incarichi : presidenza della società AFM; inserimento di un membro nel consiglio d&#8217;amministrazione della società ASM; presidenza di una commissione consiliare; nomina di un rappresentante FLI in seno al Cda della Gran Sasso Acque, posizione che Cialente definisce appetibile in quanto assicura un compenso superiore a quello di assessore; un assessorato con deleghe al sociale, all&#8217;assistenza alla popolazione, al reperimento dei fondi europei (qua se magna tanto, ndr), nonchè altre cinque poltrone. La seconda e-mail, contiene invece le scuse formulate da Cialente a Toto, perchè gli altri alleati di sinistra, venuti a sapere dopo tante voci di questo accordo &#8211; nei piccoli centri alla fine si sa sempre tutto di tutti &#8211; si sono ribellati, pretendendo l&#8217;annullamente dell&#8217;accordo stesso. Ma mica per coerenza politica, bensì solo perchè sottrae poltrone al bottino da spartire a sinistra. In questa seconda e-mail Cialente del PD dice a Toto del FLI che, se sarà rieletto, assegnerà comunque tre delle tante poltrone promesse, cioè un&#8217;azienda ad Enrico, la vicepresidenza del Centro Turistico a Faccia, la vicepresidenza della Gran Sasso Acque pure allo stesso Faccia che da solo prenderà così due poltrone. Chissà che ne penseranno i suoi colleghi di FLI di questo &#8220;a chi tanto, a chi niente&#8221;. Questa ulteriore promessa di Cialente sta a significare : &#8220;scusa tanto Toto, non posso darti tutto perchè mi si sono rivoltati tutti addosso, ma stai tranquillo che se mi eleggono, queste tre poltrone te le garantisco io a titolo personale. Ergo, votatemi lo stesso perchè comunque vi conviene&#8221;. Infatti, Cialente così chiude questa seconda e-mail a Toto:&#8221;Questa decisione è un mio impegno morale oltre che politico. Spero che tu possa tranquillizzare entrambi i tuoi esponenti locali (Enrico e Faccia, ndr)&#8221;. Fetidi figuri che parlano di morale mentre lottizzano il potere, i loro luridi affari ed i loro spregevoli privilegi in una città nella quale il terremoto di aprile 2009 ha lasciato sul campo solo macerie e  disperazione, oltrechè 309 morti, migliaia di feriti, decine di migliaia di senzatetto. E&#8217; questo l&#8217;impegno &#8220;morale&#8221; e politico per la ricostruzione che vi sentite di prendere nei confronti degli aquilani, compagno Bersani e compagno Fini?</p>
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		<title>Una pensionata si sfoga con Bersani: “Siamo stufi”. Il video</title>
		<link>http://www.qelsi.it/2012/una-pensionata-si-sfoga-con-bersani-siamo-stufi-il-video/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 09:40:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Qelsi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica ed Economia]]></category>
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		<category><![CDATA[bersani]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Non ce la facciamo più&#8221;. Comincia così lo sfogo di una pensionata nei confronti di Pierluigi Bersani, in visita in uno dei Caf della Cgil del capoluogo ligure. &#8220;Ha sentito a Genova quante disgrazie stanno succedendo?&#8221; incalza l&#8217;anziana donna ad un Bersani sbigottito che non accenna la minima reazione. Video pubblicato anche su you-ng.it ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.qelsi.it/wp-content/uploads/2012/05/bers-pens.png"><img class="alignleft size-full wp-image-3277" title="bers-pens" src="http://www.qelsi.it/wp-content/uploads/2012/05/bers-pens.png" alt="" width="200" height="179" /></a>&#8220;Non ce la facciamo più&#8221;. Comincia così lo sfogo di una pensionata nei confronti di Pierluigi Bersani, in visita in uno dei Caf della Cgil del capoluogo ligure.<br />
&#8220;Ha sentito a Genova quante disgrazie stanno succedendo?&#8221; incalza l&#8217;anziana donna ad un Bersani sbigottito che non accenna la minima reazione.<br />
Video pubblicato anche su <a title="you-ng" href="http://www.you-ng.it/index.php?option=com_easyblog&amp;view=entry&amp;id=1341&amp;Itemid=89&amp;fb_source=message">you-ng.it </a></p>
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		<title>Bossi indagato per “truffa allo Stato”, come Di Pietro nel 2008 e 2010. Finirà con l’archiviazione?</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 21:47:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Ghezzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia e Società]]></category>
		<category><![CDATA[bossi]]></category>
		<category><![CDATA[di pietro]]></category>
		<category><![CDATA[rimborsi elettorali]]></category>
		<category><![CDATA[truffa allo stato]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci risiamo. I partiti si intascano milioni di rimborsi elettorali ad ogni elezioni, e puntualmente qualche giudice vuole indagare su ciò che reato non è, ossia su come vengono utilizzati i soldi pubblici elargiti ai partiti. I quali soldi, purtroppo, possono essere bruciati, buttati nella pattumiera, spesi in diamanti e operazioni chirurgiche dei figli dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.qelsi.it/wp-content/uploads/2012/05/bossi-di-pietro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3270" title="bossi-di-pietro" src="http://www.qelsi.it/wp-content/uploads/2012/05/bossi-di-pietro.jpg" alt="" width="200" height="144" /></a>Ci risiamo. I partiti si intascano milioni di rimborsi elettorali ad ogni elezioni, e puntualmente qualche giudice vuole indagare su ciò che reato non è, ossia su come vengono utilizzati i soldi pubblici elargiti ai partiti. I quali soldi, purtroppo, possono essere bruciati, buttati nella pattumiera, spesi in diamanti e operazioni chirurgiche dei figli dei leader di partito, investiti in fondi esteri, senza che nessuna di queste azioni venga considerata penalmente rilevante.<br />
La &#8220;truffa allo Stato&#8221;, ai sensi delle legge italiana, non esiste nel momento in cui un partito riceve rimborsi elettorali permessi dalla legge stessa. Soldi sì pubblici, ma che diventano privati una volta che finiscono nelle casse del partito. O meglio, nelle mani di un tesoriere.<br />
Questo è sbagliato? Immorale? Verissimo. Si aboliscano i rimborsi elettorali, o quantomeno li si riduca sensibilmente. O siano elargiti in base a preventivi di spese o a spese realmente effettuate, e documentate, per scopi elettorali.<br />
Le Procure d&#8217;Italia sembravano essersi fatte furbe, tanto che per indagare sulla gestione dei rimborsi da parte della Lega Nord non avevano trovato di meglio che ipotizzare fondi neri o irregolarità di bilancio. Scontato, altrimenti nessuna indagine sarebbe potuta partire. Intanto sui giornali finivano intercettazioni e documenti che nulla avevano a che vedere con le inchieste giudiziarie, in quella che si può a buon diritto definire una macchina del fango scientifica messa in moto in piena campagna elettorale. E che ha danneggiato in maniera forse irrimediabile l&#8217;immagine della Lega Nord, unico partito dell&#8217;attuale parlamento all&#8217;opposizione del governo Monti.<br />
Noi tutti sapevamo dei diamanti di Rosy Mauro, dei fondi d&#8217;investimento in Tanzania, delle telecamere nascoste dall&#8217;autista di Renzo Bossi,  ma in pochi eravamo a conoscenza del fatto che nessuna di queste &#8220;primizie&#8221; finite su tutti i giornali avrebbero potuto costituire reato ed essere oggetto di materia processuale o di indagini da parte della magistratura.<br />
Ad elezioni ormai avvenute, le Procure avrebbero archiviato il caso appurando che non vi fossero irregolarità nel bilancio della Lega, intanto ormai la &#8220;macchina del fango&#8221; era avviata.<br />
E invece no. La Procura di Milano non si è accontentata e vuole di più. Bossi indagato per &#8220;truffa allo Stato&#8221;, nientemeno. Come se i rimborsi elettorali, permessi dalla legge, fossero una truffa.<br />
La memoria non può non rivolgersi a quattro anni fa, 2008, quando a subire l&#8217;attuale sorte di Bossi è stato il leader di Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. Certo, il risalto mediatico non è stato il medesimo: la notizia ebbe una certa risonanza soltanto su Il Giornale e Panorama, due organi anti-dipietristi per eccellenza, ma il resto della stampa fece orecchie da mercante.<br />
In un articolo a firma Gian Marco Chiocci, <a title="articolo giornale" href="http://www.ilgiornale.it/interni/di_pietro_indagato_per_truffa_stato/22-02-2008/articolo-id=242971-page=0-comments=1">pubblicato il 22 febbraio 2008, Il Giornale titolò: &#8220;Di Pietro indagato per truffa allo Stato&#8221;</a> . Nel pezzo veniva spiegato che l’inchiesta della procura di Roma verteva su presunte irregolarità commesse dall’ex pm nella gestione delle finanze nell’Italia dei Valori. Erano sotto osservazione le spese elettorali, le movimentazioni dei conti del partito, l’utilizzazione dei finanziamenti pubblici incassate e delle somme ricevute dai simpatizzanti: in tutto, oltre 20 milioni di euro. Alla base di tutto, un esposto presentato dall&#8217;avvocato Mario Di Domenico, uno dei soci fondatori di Idv.<br />
Sono davvero tante le analogie con l&#8217;attuale &#8220;caso Lega&#8221;, l&#8217;unica differenza è rappresentata dall&#8217;eco sui giornali.<br />
Come andò a finire, quindi, la vicenda Di Pietro? Il 10 gennaio 2007 il pm Giancarlo Amato aveva già richiesto l&#8217;archiviazione, motivata da &#8220;un’obiettiva inesistenza di una legge specifica che regolamenti la vita dei partiti&#8221; (ma dai!!).<br />
Il 14 marzo 2008, nemmeno un mese dopo lo scoppio dello &#8220;scandalo&#8221; e l&#8217;udienza tenutasi il 27 febbraio in cui sono stati sentiti sia Di Pietro sia Di Domenico, il giudice  Luciano Imperiali ha disposto un decreto di archiviazione del procedimento nei confronti di Antonio Di Pietro e dell’Italia dei Valori, chiedendo anzi la revisione degli atti per verificare se vi fossero gli estremi per accusare Mario Di Domenico del reato di calunnia.<br />
Un mese, non di più, e la &#8220;truffa ai danni dello Stato&#8221; di Di Pietro e dell&#8217;Idv venne archiviata.<br />
Idem nel 2010, quando tra giugno e luglio a tenere banco è la denuncia di un altro ex Idv, Elio Veltri, ma l&#8217;inchiesta avviata dai magistrati per truffa e falso sui rimborsi elettorali si conclude con l&#8217;archiviazione. In poco più di un mese.<br />
Succederà anche a Bossi e alla Lega Nord, considerando che il caso è identico?</p>
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		<title>Svalutare l’euro per uscire dalla crisi?</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 20:41:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Qelsi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Informazione]]></category>
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		<description><![CDATA[L’economista Nouriel Roubini (a sinistra nella foto) e il finanziere ultra miliardario di origine ungherese George Soros (a destra), sono d’accordo su una ipotesi che va sempre più trovando consenso: svalutare l’euro. Uno è l’economista che ha previsto la Grande Crisi del 2008 dalla quale ancora non siamo usciti. L’altro è uno dei maggiori investitori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.qelsi.it/wp-content/uploads/2012/05/soros-roubini.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3267" title="soros-roubini" src="http://www.qelsi.it/wp-content/uploads/2012/05/soros-roubini.jpg" alt="" width="200" height="180" /></a>L’economista Nouriel Roubini (a sinistra nella foto) e il finanziere ultra miliardario di origine ungherese George Soros (a destra), sono d’accordo su una ipotesi che va sempre più trovando consenso: svalutare l’euro.<br />
Uno è l’economista che ha previsto la Grande Crisi del 2008 dalla quale ancora non siamo usciti. L’altro è uno dei maggiori investitori del pianeta, che inventò decenni fa il primo hedge fund globale.<br />
Se la domanda interna continuerà ad essere debole, anche a causa dei vari aggiustamenti fiscali e di bilancio adottati nel settore pubblico e privato, ci sarà il bisogno di riportare in attivo la bilancia commerciale e tornare esportatori netti per ripristinare la crescita economica, questo é quanto  afferma Roubini nella sua pagina Twitter.<br />
Per migliorare il saldo della bilancia commerciale, favorendo le esportazioni, è “necessario un indebolimento del cambio e una politica monetaria più accomodante, che produca quel deprezzamento, in termini nominali e reali, di cui al momento l’eurozona ha bisogno. Deprezzamento che ancora non si sta verificando. Ecco un altro motivo per la quale in Europa c’è una profonda recessione”, scrive sempre Roubini.<br />
Gli fa eco Soros che, anche lui, qualche giorno fa ha dichiarato : “L’Europa è simile all’Unione Sovietica, nel senso che la crisi europea alla fine sta creando il rischio di minare e distruggere l’Unione europea così come la conosciamo”.<br />
“L’euro – ha dichiarato ancora George Soros – sta mettendo in serio pericolo la coesione politica dell’Unione e se si continuerà su questa strada il tutto potrebbe portare addirittura alla distruzione dell’Europa. Insieme alla profonda crisi economica, sociale e morale, possiamo osservare questo processo di disintegrazione”.<br />
Rilanciare l’economia riducendo il valore della valuta europea alla parità con il dollaro. In questo modo l’effetto sarebbe il taglio del debito e il rilancio dell’export.<br />
Tra i rischi, fuga di capitali esteri e aumento degli squilibri tra gli Stati.<br />
Da una svalutazione del 30%, secondo gli esperti di economia, trarrebbe immediatamente vantaggio il 40% delle attività di export europeo verso l’estero (oltre il 60% delle esportazioni avviene invece all’interno del continente).<br />
L’Italia, per tornare competitiva sul lungo termine, dovrebbe puntare in ogni caso a una riduzione dei costi di produzione, come sottolinea Giacomo Vaciago, docente di Politica Economica all’Università Cattolica di Milano; finanziando i debiti pubblici con l’eventuale inflazione innescata dal deprezzamento dell’euro si ridurrebbero le loro di dimensioni.<br />
Mentre il deficit calava, l’indebitamento pubblico netto dell’Eurozona è salito nettamente, con aumenti che sono arrivati all’87,2% del Pil, rispetto all’85,3% dell’anno precedente.<br />
Ma anche Giulio Sapelli, storico di economia alla Statale di Milano, di recente ha affermato che la soluzione migliore per ripristinare tutta la “baracca” dell’ Eurozona sarebbe quella in cui la Bce svalutasse l’euro e finanziasse il debito pubblico. “La storia dimostra che i debiti pubblici non si eliminano con le misure di austerity, ma con la creazione di inflazione”.<br />
Draghi ha tagliato i tassi ai minimi storici, portandoli all’1%, ha iniettato mille miliardi di euro di nuova liquidità nel sistema bancario, con l’obiettivo di placare la tensione dei titoli di Stato e alleviare le sofferenze delle banche. L’effetto è durato poco più di quattro mesi e lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi è tornato sopra i 400 punti base, mentre il rendimento del decennale spagnolo ha sforato il 6%.<br />
In pratica: un sistema malato che farà un’enorme fatica a venirne fuori. Forse.</p>
<p><a title="indipendenza" href="http://www.lindipendenza.com/svalutare-leuro-per-salvarlo-e-uscire-dalla-crisi/">Articolo pubblicato su L&#8217;Indipendenza</a></p>
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		<title>Il paradosso taciuto dello spread</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 20:11:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Qelsi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[austerity]]></category>
		<category><![CDATA[byoblu]]></category>
		<category><![CDATA[debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[mes]]></category>
		<category><![CDATA[spread]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi prego di ragionare su una cosa. Cos’è lo spread? Il differenziale tra i rendimenti dei titoli italiani e i loro analoghi tedeschi. Perché ci sono rendimenti diversi? Perché il rendimento è la misura di un rischio: se chi “scommette” sui tuoi titoli ritiene che la scommessa sia più rischiosa, lo fa solo a condizione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.qelsi.it/wp-content/uploads/2012/04/monti-spread-3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3034" title="monti-spread-3" src="http://www.qelsi.it/wp-content/uploads/2012/04/monti-spread-3.jpg" alt="" width="200" height="136" /></a>Vi prego di ragionare su una cosa. Cos’è lo spread? Il differenziale tra i rendimenti dei titoli italiani e i loro analoghi tedeschi. Perché ci sono rendimenti diversi? Perché il rendimento è la misura di un rischio: se chi “scommette” sui tuoi titoli ritiene che la scommessa sia più rischiosa, lo fa solo a condizione che il rendimento del suo investimento sia maggiore. Ovvero <strong>pretende più interessi</strong> in cambio del suo prestito. Cosa significa? Perché, se l’investitore crede che un titolo non sia affidabile, lo compra lo stesso? E’ matto? No: accetta il rischio. Fa una scommessa. Fa i suoi conti e calcola che se gli va male perde tutto, ma se gli va bene avrà speculato, cioè guadagnato di più del dovuto. Attribuisce insomma a questo rischio un costo, dopodiché presenta il conto. E noi il conto lo paghiamo. Lo abbiamo sempre pagato. Visto che non siamo mai falliti, abbiamo cioè quasi sempre pagato di più di quello che dovevamo pagare.</p>
<p>Cosa succede, però, se andiamo in default? Succede che non paghiamo più. Cosa stanno facendo Monti e l’Europa? Ci stanno impedendo con ogni mezzo di fallire. Ci stanno cioè indebitando ulteriormente (<a href="http://www.byoblu.com/post/2012/05/12/Vale-la-pena-di-condividere-questo-post.aspx">i 125 miliardi che stiamo per conferire al MES</a>, solo per iniziare, rappresentano una buona fetta del nostro debito pubblico: potremmo usarli per abbatterlo). Ci stanno, cioè, accollando nuovi fardelli per garantire i titoli di stato in scadenza e quelli a venire a chi li ha sottoscritti. <strong>Ma noi questa garanzia l’abbiamo già data</strong>: abbiamo accettato di pagare un rendimento molto maggiore rispetto a quello tedesco. Non eravamo mica scemi, l’abbiamo fatto in accettazione della scommessa dell&#8217;investitore, il quale ha puntato al tavolo alzando la posta, consapevole di poter perdere tutto ma bramoso di assicurarsi guadagni superiori.</p>
<p>Dunque a che scopo pagare rendimenti più alti in fase di emissione titoli, se poi siamo costretti comunque a ripagare i debiti e non ci è permesso fallire? E’ un controsenso: o si stabilisce che “non possiamo fallire”, e allora lo spread deve essere abbattuto, portato a zero domani mattina, oppure si fanno debiti a tassi elevati, superiori al dovuto, ma poi se lo scommettitore perde sono affari suoi. Se dobbiamo pagare per il fondo salva-stati, allora vogliamo l’immediato azzeramento di tutti i differenziali sui rendimenti che siamo stati costretti a garantire quando abbiamo venduto il nostro debito.</p>
<p>Altrimenti è una truffa.</p>
<h2>Obiezioni e riserve sul MES<br />
(Meccanismo Europeo di Stabilità)</h2>
<p><strong>  La lettera di alcune personalità austriache a tutte le istituzioni di Vienna</strong></p>
<p>In qualità di cittadini responsabili, i sottoscritti hanno letto la bozza del MES con la necessaria diligenza e accuratezza. Siamo pervenuti alla conclusione che questa bozza non deve essere accettata. Coloro che la firmeranno, devono essere giudicati avendo agito con <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dolo_eventuale" target="_blank">dolo eventuale</a>, se le prevedibili conseguenze si manifestano.</p>
<p>Non solo l’accordo contraddice le più elementari convenzioni UE, che costituiscono le basi per l’ingresso e per la permanenza nell’Europa Unita in qualità di membri, ma viola anche la Costituzione Federale Austriaca, poiché trasferisce le prerogative del diritto di ogni democrazia – per esempio la sovranità finanziaria  &#8211; a una istituzione al di fuori del suo controllo.</p>
<p>Se questo trattato sarà ratificato, tutti gli stati membri dell’UE saranno diretti da un’oligarchia finanziaria anonima priva di legittimazione democratica. Per dirla con schiettezza: è una delega ad instaurare una schiavitù anonima e finanziaria sotto al pretesto della “solidarietà”.</p>
<p>In particolare, l’impegno ad obbligarsi in favore del settore finanziario sovraccaricherà la capacità delle economie nazionali e la disponibilità dei cittadini a subire ulteriori sacrifici finanziari. L’obbligazione “incondizionata e irrevocabile” al pagamento iniziale e a quelli aggiuntivi (Art. 8 e 9) testimoniano di questa riduzione in catene a favore dei grandi possessori di capitali.</p>
<p>Attraverso l’obbligazione ad agire in accordo con l’FMI, si stabilisce l’influenza indiretta degli USA, ovvero la compartecipazione decisionale di quelli che hanno prodotto e che ancora mettono in scena la crisi finanziaria.</p>
<p>I privilegi e le immunità richieste assicurano agli attori, che spennano i cittadini europei con illimitate tasse di solidarietà, possano formare un super – stato che di fatto non può essere controllato, citato e perseguito legalmente. La personalità giuridica del MES, dotato di piena immunità giudiziaria (“immunità da ogni forma di processo giudiziario” etc.), in accordo con l’Art. 27 ,nonché la stessa immunità giudiziaria dei suoi organi come da Art. 30, costituiscono una vera e propria carta bianca giudiziaria.</p>
<p>L’Art. 17 regola le operazioni di prestito del MES. Avendo il MES diritto di fare ricorso contro tutti gli stati membri, ecco che diventano possibile orge debitorie senza alcun controllo parlamentare e, per gli attori dei mercati di capitali, grossi profitti sui crediti senza che questo comporti per loro alcun rischio. Noi riteniamo che se, per qualsiasi motivo, i governi volessero aumentare la massa monetaria, dovrebbero invece affidare la “creazione della moneta” direttamente alla BCE, piuttosto che ottenerla attraverso  una doppia intermediazione creditizia a costi più elevati.</p>
<p>L’indifferenza rispetto alle preoccupazioni e ai problemi dei cittadini e l’attesa inflizione dell’austerity minacciano di portare a una resistenza pubblica, all’abbattimento dei governi e perfino a guerre civili. Quando i cittadini si sveglieranno e si renderanno conto che i grossi attori finanziari, che chiedono sempre maggiori sacrifici economici a tutti gli altri, non corrispondono di contro un’adeguata contribuzione, si ribelleranno. Ci permettiamo di di aggiungere che abbiamo avvisato tutti i politici in tempo, ma siamo stati liquidati come profeti di sventura.</p>
<p>Quando l’euro fu introdotto, richiamammo l’attenzione sul fatto che una valuta comune non poteva indurre allo sviluppo di politiche economiche e finanziarie comuni. All’opposto, una moneta comune avrebbe dovuto basarsi proprio su politiche economiche e finanziarie già armonizzate con successo. Vi informammo che, secondo la nostra esperienza e le nostre conoscenze, c’era da attendersi che la scadenza di grosse fette di debito greco, spagnolo e portoghese sarebbe stata usata come una ghiotta opportunità per creare una volata verso più alti tassi di interesse. Puntualizzammo che dei debiti ci si può liberare solo con disciplinate regolamentazioni (riduzione o bancarotta) e non appuntandolo a qualcun altro. Siccome i grandi attori finanziari  e i loro vassalli si sono consapevolmente assunti il rischio, e quindi hanno chiesto interessi più elevati (che includono un premio per il rischio che si corre), devono anche assumersi il rischio del fallimento (default).</p>
<p>Dato che i politici europei si sono fatti così facilmente intimidire e scoraggiare, la strategia dei grandi attori e del loro braccio armato, il governo degli Stati Uniti, si è fatta sempre più chiara e sfacciata.  Con la richiesta e l’avvio di “ombrelli si salvataggio” pubblici i rischi evidenti sono stati, e ancora lo sono, trasferiti sugli stati europei (quindi ai cittadini europei innocenti). Di fronte all’evidente debolezza del dollaro americano, gli stati europei e specialmente la valuta concorrente, l’euro forte, possono essere così attaccati sulla base di questa nuova situazione scaltramente creata ad arte. Il TEC (Transatlantic Economic Council) ha offerto un utile fiancheggiamento.</p>
<p>Questo attacco concertato all’euro darà un momentaneo respiro al dollaro americano, ma non può salvarlo. Quindi è urgentemente necessario un nuovo sistema di valuta mondiale e un taglio concomitante del debito. La bolla finanziaria, che è stata gonfiata dal cosiddetto “<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fiat_money" target="_blank">fiat money</a>” (denaro non convertibile in oro, il cui valore è stabilito dal Governo), deve essere portata a un’implosione pacifica, invece di rischiare un’esplosione. Gli stati debitori e i loro cittadini devono essere messi in condizione di respirare nuovamente.</p>
<p>Quanto prevedibile sia stato lo sviluppo verso la crisi attuale, e quanto resistenti ad ogni avviso, vigliacchi, ciechi i nostri politici codardi siano stati fin ora, e quanto coraggio serva per cambiare la forza di sistemi prestabiliti, può aiutare a comprenderlo una citazione dall’enciclica Quadragesimo Anno del 1931, Par. 106:</p>
<blockquote><p>“ La concentrazione del potere economico cresce fino a diventare mostruosa nelle mani di coloro che dominano e dirigono il capitale finanziario in maniera tale da avere illimitata disponibilità sul credito e sulla sua distribuzione. Controllando i servizi del reddito controllano la circolazione del sangue di tutto il sistema economico. […] L’elemento centrale dell’economia è fino a tal punto in loro pugno, che nessuno osa respirare contro il loro volere ”</p></blockquote>
<p>Per favore, siate consapevoli: procedere su questa strada significa <strong>agire con dolo</strong>. L’insorgere gentile nella direzione di un nuovo ordine sostenibile e pacifico sarà inevitabile.</p>
<p>Dr iur. DI. <strong>Heinrich Wohlmeyer</strong>,<br />
Hon. Prof Gen. Dipl.-Kfm. <strong>Günther Robol</strong> Dir. i. R. Certified Public Accountant<br />
<a href="http://www.currentconcerns.ch/index.php?id=1348" target="_blank">http://www.currentconcerns.ch/index.php?id=1348</a></p>
<p><a title="byoblu" href="http://www.byoblu.com/post/2012/05/14/Il-paradosso-taciuto-dello-spread.aspx">Articolo tratto dal blog Byoblu</a></p>
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		<title>Il Comune di Sassuolo rinuncia ad Equitalia. Sindaci d’Italia, ora tocca a voi</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 17:13:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Ghezzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica ed Economia]]></category>
		<category><![CDATA[equitalia]]></category>
		<category><![CDATA[luca caselli]]></category>
		<category><![CDATA[riscossione crediti]]></category>
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		<description><![CDATA[Persa Parma, Sassuolo è rimasta l&#8217;unica città dell&#8217;Emilia Romagna superiore ai 40.000 abitanti con un&#8217;amministazione comunale di centro-destra. Il sindaco, Luca Caselli, ha deciso che il Comune può fare a meno di Equitalia per la riscossione dei crediti, impostando una politica di &#8220;riscossione a chilometri zero&#8221; se possibile a partire da questa estate. Fatte tutte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.qelsi.it/wp-content/uploads/2012/05/Luca-Caselli.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3262" title="Luca Caselli" src="http://www.qelsi.it/wp-content/uploads/2012/05/Luca-Caselli.jpg" alt="" width="185" height="200" /></a>Persa Parma, Sassuolo è rimasta l&#8217;unica città dell&#8217;Emilia Romagna superiore ai 40.000 abitanti con un&#8217;amministazione comunale di centro-destra. Il sindaco, Luca Caselli, ha deciso che il Comune può fare a meno di Equitalia per la riscossione dei crediti, impostando una politica di &#8220;riscossione a chilometri zero&#8221; se possibile a partire da questa estate. Fatte tutte le verifiche di fattibilità del caso, la riorganizzazione dovrebbe prevedere l&#8217;istituzione di un ufficio riscossioni a livello comunale, con tutto ciò che ne consegue in termini di qualità del servizio.<br />
E&#8217; il sindaco stesso, Luca Caselli, ad aver rilasciato questa intervista per Qelsi</p>
<p><strong>Sindaco Caselli, è vero che il Comune di Sassuolo ha rescisso il contratto con Equitalia?</strong><br />
Tecnicamente non avevamo un contratto. Ho inviato una lettera alla direzione generale di Equitalia per comunicare di aver preso atto di quanto stabilito dal decreto legge 70/2011, convertito nella legge 106/2011, che al comma 2 dell&#8217;articolo 7 stabilisce che a partire dal 1 gennaio 2013 i Comuni non debbano più servirsi di agenzie esterne come Equitalia per la riscossione dei crediti. Quindi ho deciso di anticipare i tempi, d&#8217;ora in poi il Comune di Sassuolo agirà da solo.<br />
<strong>Cosa si intende per &#8220;fare da soli&#8221;?</strong><br />
Vuol dire che imposteremo un ufficio riscossioni a livello comunale, con personale adibito a questo. In pratica, avremo un nostro ufficio interno.<br />
<strong>Quali vantaggi può portare al Comune e ai cittadini?</strong><br />
Al Comune porta sicuramente un vantaggio in termini di qualità del servizio, che si ripercuote di conseguenza sui cittadini. La riscossione dei crediti viene effettuata tramite un ufficio, con un impiegato comunale a disposizione della cittadinanza. Da ciò consegue che chi ha problemi può rivolgersi ai servizi sociali o ad altri uffici messi a disposizione dal Comune, ossia ha una possibilità di interloquire che prima gli era negata.<br />
Equitalia di fatto non esiste, o meglio esiste ma ha sportelli anonimi. La riscossione dei crediti consisteva nella spedizione di una cartella esattoriale, in questi tempi di crisi invece poter interloquire con un impiegato comunale è senz&#8217;altro un servizio in più.<br />
<strong>Dal punto di vista economico, cosa può cambiare per il Comune?</strong><br />
Da quel punto di vista non ho fatto i conti. Si presume però che chi è perseguito da quella che di fatto è una sanzione sociale sia più incentivato ad assolverla potendo contare sulla possibilità di interloquire con l&#8217;amministrazione comunale.<br />
<strong>Le risultano problemi avuti da residenti di Sassuolo con Equitalia?</strong><br />
Ho sentito molte lamentele, ma a questo proposito va detto che noi come Comune gestiremmo in proprio soltanto le entrate che ci competono, quelle comunali, come l&#8217;Ici ora Imu e le multe. Le maggiori lamentele le ho sentite su altre imposte, come Irpef e Iva, con importi ben più importanti di quelle che dipendono strettamente dal Comune. E&#8217; chiaro che su Irpef e Iva e sulle questioni di livello nazionale non possiamo fare nulla, non dipende da noi.<br />
<strong>Ci sarà anche un risparmio sugli interessi di mora?</strong><br />
Chiaramente sì, è l&#8217;obiettivo principale. Con Equitalia c&#8217;erano interessi di mora esagerati, pari a circa l&#8217;8%, più le spese che caricano le cartelle. E&#8217; chiaro che se noi come Comune dovessimo rimanere con quegli interessi, non faremmo nemmeno il servizio. Rinunciare a Equitalia e gestire la riscossione in proprio significa innanzitutto abbassare gli interessi di mora.<br />
<strong>In virtù delle nuove disposizioni di legge, tutti i Comuni dal 1 gennaio 2013 rinunceranno ad Equitalia?</strong><br />
In teoria sì, ma noi abbiamo fatto la scelta di anticipare i tempi proprio per timore delle proroghe, sapendo come funziona in Italia. Ho pensato che il sindaco si fa una volta sola nella vita, e se non si ha il coraggio di fare un certo tipo di scelte in momenti di crisi, allora non vale nemmeno la pena fare il sindaco.<br />
<strong>Cosa ne pensa delle recenti polemiche su Equitalia?</strong><br />
Non posso giustificare l&#8217;odio, gli insulti, men che meno gli attentati che sono un atto criminale. Ma contesto senza ombra di dubbio un servizio di questo tipo. Una riscossione crediti basata su interessi altissimi, spese, ipoteche, pignoramenti: tutto questo deve finire.<br />
<strong>Quando sarà pronto il nuovo servizio di riscossione interna a Sassuolo?</strong><br />
Si spera entro l&#8217;estate. Abbiamo fatto una rapida verifica di fattibilità e organizzazione con vari uffici, ora, visto che la maggior parte dei crediti riguardano le sanzioni di polizia municipale, sono in contatto costante con il dirigente della polizia municipale e il responsabile dell&#8217;agenzia delle entrate.</p>
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		<title>Tegola sul governo Monti: indagato il sottosegretario Zoppini</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 14:30:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caelsius Mars</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[evasione fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[frode fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[severino]]></category>
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		<description><![CDATA[Monti non sa che pesci prendere per tirare fuori l&#8217;Italia dal baratro in cui la sua tracotante incapacità l&#8217;ha gettata, ma si è dimostrato bravissimo, oltre che nel tutelare gli interessi delle banche, nel creare una nuova casta di privilegiati, quella dei tassatori che evadono, nascosti all&#8217;interno del governo. Stavolta tocca ad Andrea Zoppini finire sotto la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.qelsi.it/wp-content/uploads/2012/05/zoppini.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3258" title="zoppini" src="http://www.qelsi.it/wp-content/uploads/2012/05/zoppini.jpg" alt="" width="200" height="153" /></a>Monti non sa che pesci prendere per tirare fuori l&#8217;Italia dal baratro in cui la sua tracotante incapacità l&#8217;ha gettata, ma si è dimostrato bravissimo, oltre che nel tutelare gli interessi delle banche, nel creare una nuova casta di privilegiati, quella dei tassatori che evadono, nascosti all&#8217;interno del governo. Stavolta tocca ad Andrea Zoppini finire sotto la lente d&#8217;ingrandimento della giustizia, lui che per ironia della sorte è sottosegretario nel dicastero della Guardasigilli Severino. Nell&#8217;avviso di garanzia che la Procura di Verbania gli ha fatto recapitare ieri, si ipotizza per Zoppini il reato di &#8220;concorso in frode fiscale e dichiarazione fraudolenta&#8221;, un&#8217;accusa che è un bruttissimo colpo per un governo che ha fatto della lotta all&#8217;evasione il suo confessato cavallo di battaglia. Se confermate, queste accuse sarebbero gravissime ed evidenzierebbero un comportamento particolarmente odioso e censurabile. Sì, perchè in questo caso non si tratterebbe di una evasione diretta, ma di una evasione fiscale studiata e posta in atto nel suo ruolo di consulente a favore di suoi clienti. Insomma, si tratterebbe di aver &#8220;insegnato&#8221; a degli inesperti a truffare lo Stato e ad evadere il fisco.<br />
L&#8217;inchiesta che lo tira in ballo è quella che riguarda la società Giacomini, azienda leader nella produzione di rubinetterie e di impianti di raffreddamento. Con la sua consulenza, secondo i magistrati, avrebbe realizzato una frode fiscale internazionale, ricevendo in cambio compensi in nero ed accrediti su conti correnti esteri. Andrea Zoppini, che si è visto costretto a dimettersi dal suo incarico di governo, non è uno qualunque. Avvocato 47enne, romano, docente di Istituzioni di diritto privato e di Analisi Economica in diritto all&#8217;università Roma Tre, è stato consulente fiscale del governo di centrosinistra nel 2007. Secondo quanto riporta il quotidiano Libero, &#8220;per  i maligni il suo asso nella manica sarebbe lo stretto rapporto professionale e di amicizia con il professor Giulio Napolitano, secondogenito del capo dello Stato, anch’egli docente di Diritto a Roma Tre il cui rettore, Giulio Fabiani, è parente della signora Clio Maria Bittoni in Napolitano. I due hanno anche scritto assieme un apprezzato saggio giuridico dal titolo Le Autorità al tempo della crisi, con introduzione di Enrico Letta del PD&#8221;. Secondo il settimanale Panorama, &#8220;Zoppini era già inciampato tre volte da quando è approdato in via Arenula come sottosegretario.<br />
A metà gennaio aveva presentato – e ritirato precipitosamente – un emendamento in materia di deliberazioni societarie che si sarebbe applicato soltanto al caso dell’impresa Salini, un gigante delle costruzioni dilaniato da una contesa sulla proprietà che avrebbe beneficiato uno dei due rami della famiglia (quello che lo pagava come consulente, ndr). Successivamente si è saputo che il professore era impegnato come arbitro in una controversia tra Ferrovie dello Stato e Fiat sui lavori per i binari ad alta velocità tra Novara e Milano, laddove, come noto, ai membri del governo è vietato ricoprire incarichi o funzioni in enti pubblici come le FFSS. Alle accuse di conflitto d’interessi Zoppini replicò con un telegrafico «Valuterà l’Antitrust». Gli arbitrati del docente &#8211; sempre secondo Panorama &#8211; sarebbero una decina, per un valore di alcuni milioni (e questo suona molto strano, visto che ha dichiarato un reddito di 1,5 milioni di euro, ndr). Infine, nel pieno della bagarre sul caso dell&#8217;ex tesoriere della Margherita Lusi, saltò fuori che proprio in virtù di un parere «pro veritate» di Zoppini l’allora presidente del partito, Enzo Bianco, convocò soltanto 12 dei 398 membri dell’assemblea federale per discutere del bilancio del partito&#8221;.<br />
Questo è il quarto grave infortunio giudiziario dell&#8217;attuale governo. Si ricorderà il caso di Mario Malinconico &#8211; altro sottosegretario con delega all&#8217;editoria &#8211; costretto a dimettersi per aver accettato ripetutamente vacanze di lusso pagate dall&#8217;indagato Francesco Piscitelli, quello intercettato mentre sghignazzava sul terremoto dell&#8217;Aquila in previsione delle laute commesse per la ricostruzione che dava per scontato di poter acquisire grazie ai suoi &#8220;appoggi politici&#8221;. Poi c&#8217;è stato il caso di Roberto Cecchi, sottosegretario ai Beni Culturali implicato nell&#8217;indagine relativa alla vicenda, ancora tutta da chiarire, del restauro del Colosseo finanziato dai Della Valle. A questi casi si potrebbe aggiungere la polemica sul ministro della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, proprietario di una casa vicina al Colosseo acquistata dall’Inps a un quarto del suo valore effettivo di mercato. Senza dire della questione, anche questa tutta da chiarire, che chiama direttamente in causa lo stesso Monti quando era il rettore della Bocconi, con una cartella di 600.000 € pretesa dal Comune di Milano per evasione dell&#8217;ICI. Niente male per un governo di &#8220;risanatori&#8221; che pretendono sacrifici disumani dai comuni mortali, che lanciano severi richiami al &#8220;dovere dei contribuenti&#8221; che spesso sono costretti al suicidio dopo essere stati messi arbitrariamente in croce dal fisco, che punta sulla lotta all&#8217;evasione per reperire le risorse per far crescere il Paese, farci scoprire che al suo interno si annidano evasori fiscali di razza, con un prof. accusato di tre reati in uno, cioè di aver fatto frodare il fisco, di aver intascato soldi in nero, di aver esportato suoi capitali su conti esteri. Presidente Napolitano, ma cosa intendeva per rilancio del Paese quando ha affidato l&#8217;incarico al prof. Monti?</p>
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		<title>Incredibile: Vendola si “appropria” dell’Acquedotto Pugliese e lo trasforma nella sua “banca”</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 09:29:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caelsius Mars</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica ed Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[La Corte dei Conti ha pubblicato ieri la relazione sugli ultimi due bilanci dell&#8217;Aqp, quelli del 2009 e del 2010, che si sono chiusi con un utile complessivo di 47,3 milioni di euro. Ma, dice la Corte, il mantenimento di questo trend positivo è messo in forse &#8220;dalla presumibile crescita significativa dell’indebitamento netto&#8221;. I risultati ottenuti dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.qelsi.it/wp-content/uploads/2012/04/vendola.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2935" title="vendola" src="http://www.qelsi.it/wp-content/uploads/2012/04/vendola.jpg" alt="" width="215" height="170" /></a>La Corte dei Conti ha pubblicato ieri la relazione sugli ultimi due bilanci dell&#8217;Aqp, quelli del 2009 e del 2010, che si sono chiusi con un utile complessivo di 47,3 milioni di euro. Ma, dice la Corte, il mantenimento di questo trend positivo è messo in forse &#8220;dalla presumibile crescita significativa dell’indebitamento netto&#8221;. I risultati ottenuti dal punto di vista finanziario sembrano buoni. Ma alle perplessità sui processi decisionali e la governance, legate a un quadro normativo regionale non del tutto chiaro, si aggiungono le critiche al modo in cui è stata gestita la rimodulazione del derivato con Merril Lynch. L&#8217;Aqp ha accumulato utili proprio per poter sostenere in questi anni &#8220;l’attuazione degli investimenti programmati&#8221;, anche grazie all’impegno della Regione ad aumentare il capitale sociale fino a 200 milioni. Tuttavia i giudici contabili esprimono &#8220;perplessità&#8221; per la decisione dell’azionista  Regione Puglia che nel 2012 ha prelevato dalla società 12,25 milioni di utili per proprie finalità estranee alla gestione dell&#8217;acqua.<br />
L’altro tema riguarda il quadro normativo legato alla gestione del ciclo idrico. Il nuovo articolo 7 dello statuto regionale ha blindato Aqp, prevedendo che la maggioranza delle azioni debba rimanere in mano agli enti pubblici. Ma la Corte dei Conti ne sottolinea l&#8217;evidente contrasto con la legge (488/2001) con cui il Tesoro trasferì l’Acquedotto alla Regione con l’obbligo di privatizzarlo. Anche perché la legge regionale con cui Vendola stabilì il ritorno in mani pubbliche di Aqp è stata abrogata dalla Consulta (altra peculiarità di Vendola è quella di farsi leggi a proprio uso e consumo in deroga o contrasto con quelle dello Stato), mentre la Finanziaria per il 2002 è sempre vigente: esiste dunque, secondo la relazione, &#8220;l’esigenza della riconduzione dello statuto regionale alla normativa statale mai abrogata&#8221;. Quindi, la Regione sarebbe obbligata a privatizzare il più grande gestore idrico del Mezzogiorno cambiandone altresì lo statuto.<br />
La replica dell&#8217;assessore ai lavori pubblici, Fabiano Amati, è che la privatizzazione cozzi con la volontà popolare espressa nel recente referendum. In effetti questo referendum la sinistra l&#8217;ha fatto apposta fidando nell&#8217;ingenuità degli italiani e nella loro predisposizione a credere alle fandonie che essa racconta. Ma nel caso in oggetto la giustificazione referendum non regge perché se la Regione Puglia non ritiene giusto privatizzare l&#8217;Aqp lo deve restituire a chi gli ha dato il mandato di vendita, non che se lo tiene. C’è poi la partita che riguarda il derivato (cioè investimenti in titoli ed obbligazioni fatti dagli amministratori Aqp) con Merril Lynch con un maxi-prestito da 165 milioni nel 2004. &#8221;Aqp avrebbe dovuto avviare una azione di responsabilità (cioè una azione legale per dolo, ndr) verso gli amministratori che hanno stipulato i contratti derivati e verso gli attuali amministratori&#8221; precisa la Corte. Di fronte al pericolo di default della General Motors, che avrebbe portato a perdite incalcolabili, nel 2009 Aqp ha rimodulato il contratto eliminando i titoli tossici e prevedendo che il paniere (sinking fund) contenesse solo certificati di debito dello Stato italiano. La transazione è costata 13,1 milioni e la Corte non esprime valutazioni di merito, e questo sinceramente non si comprende perché trattasi nella fattispecie di un vero e proprio danno erariale. Anche perché i giudici contabili definiscono loro stessi &#8220;non condivisibile&#8221; la rinuncia &#8220;alle azioni (comprese quelle dell&#8217;Aqp) di responsabilità e rivalsa verso gli amministratori che hanno stipulato i contratti derivati e verso gli attuali amministratori, nonché l’erogazione a favore dell’amministratore unico di un incentivo straordinario collegato all’attività svolta per favorire la transazione&#8221;. Della serie tutti a tavola che se magna. D&#8217;altra parte questi casini li combinano apposta perché, come insegnano nelle business schools, &#8220;è dalle situazioni di caos e grande instabilità che nascono quelle opportunità impossibili da perseguire se le gestioni sono tranquille, statiche, lineari, standard e trasparenti&#8221;. In effetti Aqp subì un vero e proprio aut aut, se non lo vogliamo chiamare ricatto, dal suo consulente finanziario/banca d&#8217;affari: Io ti tolgo i titoli infettati dal paniere, tu mi dai 13 milioni di euro e sottoscrivi la rinuncia ad azioni di rivalsa nei miei confronti perché ho messo a rischio i tuoi investimenti. Anzi, se non lo raccontate in giro è pure meglio&#8221;. Ricapitolando: il Tesoro, cioè lo Stato italiano trasferisce l&#8217;Acquedotto Pugliese alla regione Puglia con apposita legge perché provveda a privatizzarlo.<br />
Vendola, però, disattende questo obbligo e, come Zar di tutte le Puglie, trasforma l&#8217;Aqp nella sua banca privata, dalla quale preleva a suo piacimento (almeno 12 mln € accertati) gli utili, tanti, che questa produce. Nel frattempo, sempre con i capitali dell&#8217;Aqp, si era fatto un investimento disastroso che si riesce a recuperare grazie all&#8217;assunzione di una forte perdita, i 13 mln €, per ritoccare il paniere titoli ed il mancato introito per una azione di rivalsa giusta e doverosa nei confronti della Merril Lynch e degli amministratori, delegati e non, di Aqp, tutta gente che certo non è nemica di Vendola visto quali sono i criteri di assunzione che vigono in Puglia. Ma vedrete che tutta questa storia è sicuramente frutto di un &#8220;banale equivoco&#8221;.<br />
Quando ha letto il testo della legge per la privatizzazione dell&#8217;Aqp Vendola lo ha interpretato non come vendita a privati della società, ma come possibilità di fare un uso personale dell&#8217;Acquedotto Pugliese.<br />
Più &#8220;privatizzato&#8221; di così!</p>
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