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	<title>Un anno in Piemonte</title>
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	<description>Un viaggio attraverso la realtà della nostra Regione tra cronaca, costume e curiosità vista con l’arguzia del giornalista Mediaset Beppe Gandolfo</description>
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		<title>23 maggio 1917 &#8211; Primo volo postale in Italia, da Roma a Torino</title>
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		<pubDate>Fri, 22 May 2026 22:04:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il volo avrebbe dovuto svolgersi il 20 maggio, ma non fu possibile nemmeno nella giornata del 22, per problemi tecnici all&#8217; apparecchio. Ci fu un tentativo il 23 con partenza da Roma Centocelle  (con a bordo 61 kg. di corrispondenza: indirizzate a Torino 9887 lettere e 5513 cartoline, altre 395 missive per altre località ), e dopo [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il volo avrebbe dovuto svolgersi il 20 maggio, ma non fu possibile nemmeno nella giornata del 22, per problemi tecnici all&#8217; apparecchio. Ci fu un tentativo il 23 con partenza da Roma Centocelle  (con a bordo 61 kg. di corrispondenza: indirizzate a Torino 9887 lettere e 5513 cartoline, altre 395 missive per altre località ), e dopo due atterraggi intermedi il volo arrivò a Torino il 28 maggio al campo Mirafiori.</p>
<p>Quasi tutta la corrispondenza fu obliterata con i timbri datati 20 maggio, del primo o del secondo tipo. Questo nonostante la partenza  fosse avvenuta il 23 maggio. Per compiere il volo fu scelto il Pomilio PC1, un monomotore ad elica pilotato da Mario de Bernardi, all&#8217;epoca collaudatore della Pomilio, ditta costruttrice dell&#8217;aereo.</p>
<p>All&#8217;andata furono trasportati 61 kg di corrispondenza e circa 150 kg di giornali. Il volo di ritorno da Torino a Roma avvenne senza incidenti in 4 ore e 3 minuti, con partenza alle 11:20; una volta atterrato al campo di Centocelle, la corrispondenza, fu inviata all&#8217;ufficio centrale di Roma per essere smistata.</p>
<p>Durante l&#8217;atterraggio il carrello del velivolo fu danneggiato, quindi non potè decollare lo stesso giorno come era previsto inizialmente. Il 23 maggio venne accettata la corrispondenza per un nuovo tentativo. Gli annulli del 23 maggio sono piuttosto rari.</p>
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		<title>22 maggio 1971 &#8211; Ella Fitzgerald in concerto al PalaRuffini</title>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2026 22:04:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>« Alcuni ragazzi in Italia mi chiamano Mamma Jazz. Pensai fosse davvero bello. Almeno finché non mi chiameranno Nonna Jazz. » Torino e il jazz, un legame forte, profondo e indissolubile che, ai giorni nostri, raggiunge l’apoteosi nella settimana dedicata al Jazz Festival, ma l’innamoramento sabaudo per la musica degli schiavi d’America risale al 1935, [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em><b>«</b> Alcuni ragazzi in Italia mi chiamano Mamma Jazz. Pensai fosse davvero bello. Almeno finché non mi chiameranno Nonna Jazz.</em> <b>»</b></p>
<p>Torino e il jazz, un legame forte, profondo e indissolubile che, ai giorni nostri, raggiunge l’apoteosi nella settimana dedicata al Jazz Festival, ma l’innamoramento sabaudo per la musica degli schiavi d’America risale al 1935, quando sulle rive del Po arrivò Louis Amstrong che fece impazzire i torinesi ed entusiasmo i giovani musicisti che sentivano per la prima volta quel genere musicale. Fred Buscaglione è uno dei figli di quella passione.</p>
<p>Quando nel 1971 Ella Fitzgerald arrivò a Torino fu accolta come una regina, lei era la migliore. Aveva personalità, carisma e un’estensione vocale di più di tre ottavi che prometteva di mettere a dura prova le strutture del Palaruffini. Era Lady Ella.</p>
<p>Rimasta orfana a 14 anni, era cresciuta tra orfanatrofi e i quartieri malfamati di New York, la sua salvezza fu la voce. Aveva debuttato giovanissima all’Apollo Theater di Harlem dove vinse un concorso canoro, il suo stile colorato, vivace e vorticoso le permise di entrare a far parte delle stelle della musica.</p>
<p>Ella aveva inaugurato la stagione dei concerti al Palaruffini che, per molti anni, fu il luogo deputato per straordinari concerti, nonché la casa dell’Auxilium Torino nel periodo d’oro della pallacanestro torinese.</p>
<p>Nello stesso anno del concerto di Ella Fitzgerald al Palaruffini si esibirono i Chicago, Ray Charles e Miles Davis e il 3 febbraio del 1974 i Genesis lo scelsero per il loro primo concerto in Italia. Tantissimi furono i grandi nomi che, negli anni, si sono esibiti sul quel palco: Elton John, Rod Stewart, Lou Reed, Iron Maiden, Deep Purple, Frank Zappa, Bob Dylan,  Jethro Tull solo per citarne alcuni. Il 13 settembre del 1977 il concerto di Carlos Santana fu annullato per scontri tra la Polizia e i ragazzi dei centri sociali. Ma il palazzetto fu molto amato anche dai cantanti italiani: Francesco Guccini, Fabrizio De Andrè, Franco Battiato, Claudio Baglioni, Renatoi Zero, Luca Carboni, i Pooh, Francesco De Gregori, Gli Stadio, Pino Daniele, sono solo alcuni di quelli che si esibirono sotto la cupola del Palaruffini.</p>
<p>La struttura che aveva retto gli acuti di Ella Fitzgerald fu per lungo tempo la location preferita da molti altri grandi artisti internazionali.</p>
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		<title>21 maggio 1714 &#8211; La Madonna Consolata è patrona di Torino</title>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2026 05:04:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Si festeggia il 21 maggio il «compleanno» della Consolata, patrona di Torino. Un titolo che le fu assegnato il 21 maggio 1714 dal Consiglio Comunale «per le singolari e recenti gratie che la Beatissima Vergine della Consolata si è compiaciuta compartir a questo publico». La devozione torinese verso la Consolata, Patrona dell’ Arcidiocesi, è certamente [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Si festeggia il 21 maggio il «compleanno» della Consolata, patrona di Torino. Un titolo che le fu assegnato il 21 maggio 1714 dal Consiglio Comunale «per le singolari e recenti gratie che la Beatissima Vergine della Consolata si è compiaciuta compartir a questo publico».</p>
<p>La devozione torinese verso la Consolata, Patrona dell’ Arcidiocesi, è certamente la più sentita oltre ad essere la più antica. Le origini sono remote, secondo la tradizione il protovescovo S. Massimo fu il costruttore di un’antica chiesa mariana proprio a ridosso delle mura cittadine, presso la torre angolare i cui resti sono ancora visibili.</p>
<p>La devozione della città verso la Vergine Consolata è rimasta costante nei secoli, il popolo con i suoi sovrani vi si raccoglieva in preghiera sia nelle occasioni felici, sia in quelle infauste: centinaia di ex-voto lo testimoniano.<br />
Tra i vari avvenimenti che videro la Consolata particolarmente invocata, si ricorda l’assedio alla città da parte dei francesi nel 1706. Torino resistette eroicamente per mesi agli attacchi del forte esercito nemico. Autentico padre spirituale della città fu il già anziano Beato Sebastiano Valfrè, oratoriano, cappellano militare, sostegno morale del popolo e ispiratore del voto alla Madonna di Vittorio Amedeo II che si concretizzerà nella costruzione della Basilica di Superga sul colle più alto della città.</p>
<p>Pochi anni dopo l&#8217; assedio del 1706 ecco la proclamazione della Madonna Consolata patrona di Torino.</p>
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		<title>SCAFFALE: RUGGERI E LA GIOVANE SCOMPARSA</title>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2026 03:24:26 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L’ex ispettore di polizia Leone Ruggeri, ora investigatore privato e titolare della “Marlowe Investigazioni”, è sulle tracce di Petunia, il Chihuahua smarrito di un’anziana signora. Viene assoldato dall’amata Vera, escort di professione, per occuparsi di un’altra scomparsa, quella dell’amica Giorgina Hoxhaj, che, per lasciarsi alle spalle un difficile passato, aveva trovato un onesto lavoro al [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0cm; text-align: justify;"><span style="font-family: 'Calibri',sans-serif;">L’ex ispettore di polizia <b>Leone Ruggeri</b>, ora investigatore privato e titolare della “Marlowe Investigazioni”, è sulle tracce di <b>Petunia,</b> il Chihuahua smarrito di un’anziana signora. Viene assoldato dall’amata Vera, escort di professione, per occuparsi di un’altra scomparsa, quella dell’amica <b>Giorgina </b>Hoxhaj, che, per lasciarsi alle spalle un difficile passato,<b> </b>aveva trovato un onesto lavoro al caffè “Cima Rossa”,<b> </b>in un isolato paesino di montagna al confine tra il Piemonte e la Valle d’Aosta. </span></p>
<p style="margin: 0cm; text-align: justify;"><span style="font-family: 'Calibri',sans-serif;">Proprio come la “Bocca di rosa” della canzone, l’avvenente e spregiudicata giovane cameriera albanese era venuta a infrangere l’ordinato e pacifico equilibrio che regnava tra quel pugno di baite. E un bel giorno ecco che sparisce dal suo casotto in Strada della cascata, senza lasciare traccia. O forse lasciandone qualcuna…</span></p>
<p style="margin: 0cm; text-align: justify;"><b><span style="font-family: 'Calibri',sans-serif;">Leone Ruggeri</span></b><span style="font-family: 'Calibri',sans-serif;">, cappotto militare, fiaschetta piena di grappa e revolver, giunge a <b>Le Clocher</b> per risolvere il mistero: sospetta che la donna non se ne sia andata volontariamente e inizia a indagare nella comunità del paese fra chi l’ha osservata, chi l’ha desiderata, chi l’ha giudicata. E ora tace. <b>La risposta della scomparsa di Giorgina deve cercarsi nei rapporti tra la donna e un barista, un albergatore, un macellaio, un vigile urbano e le loro rispettive comari.</b></span><b> </b></p>
<p style="margin: 0cm; text-align: justify;"><span style="font-family: 'Calibri',sans-serif;">Nessuno pare davvero innocente: ogni incontro apre una crepa, ogni silenzio pesa più di una confessione e il passato di lei sembra aver acceso tensioni pronte a esplodere. Intanto, nel freddo e buio anfratto di quella che un tempo fu una miniera di pietra ollare, qualcuno giace incatenato e qualcun altro si muove nell’ombra. </span></p>
<p style="margin: 0cm; text-align: justify;"><span style="font-family: 'Calibri',sans-serif;">Con una prosa tesa e precisa, attenta alle ombre dell’animo umano ma anche capace di inattesa leggerezza, <b>il romanzo intreccia indagine e ritratto psicologico.</b> Il paesaggio montano non è solo sfondo ma presenza viva e inquieta, mentre la ricerca della verità diventa una riflessione sul peso delle scelte, sulla colpa e sulla possibilità-o impossibilità-di ricominciare.</span></p>
<p style="margin: 0cm; text-align: justify;">CRISTIANO TREVISAN</p>
<p style="margin: 0cm; text-align: justify;">RUGGERI E LAGIOVANE SCOMPARSA</p>
<p style="margin: 0cm; text-align: justify;">NEOS EDIZIONI</p>
<p style="margin: 0cm; text-align: justify;">17 euro</p>
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		<title>20 maggio 1990 &#8211; Pier Giorgio Frassati è beato</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2026 22:04:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[gandolfo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Accadde Oggi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>« Vivere senza fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere una lotta per la Verità non è vivere ma vivacchiare&#8230; » (Pier Giorgio Frassati) Era un ragazzo molto vivace, solare, sempre allegro e ricco d’energie. Pier Giorgio Frassati era nato il 6 aprile 1901, in una delle famiglie più in vista dell’alta borghesia torinese. [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<table border="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td><b><i>«</i></b><i> Vivere senza fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere una lotta per la Verità non è vivere ma vivacchiare&#8230; <b>»</b></i></td>
</tr>
<tr>
<td><i>(Pier Giorgio Frassati)</i></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Era un ragazzo molto vivace, solare, sempre allegro e ricco d’energie. Pier Giorgio Frassati era nato il 6 aprile 1901, in una delle famiglie più in vista dell’alta borghesia torinese. Il padre, Alfredo Frassati, nonostante fosse laureato in legge e avesse vinto il concorso per la libera docenza in Diritto penale, preferì la carriera giornalistica e, dopo aver rilevato la redazione della <i>Gazzetta Piemontese, </i>la trasformo in una nuova testata: <i>La Stampa.</i>La madre di Pier Giorgio era Adelaide Ametis, una pittrice valente e apprezzata, espose alcune opere alla Biennale di Venezia e una di esse venne acquista dal re Vittorio Emanuele III.</p>
<p>Pier Giorgio aveva una sorella più piccola di un anno Luciana, che morirà nel 2007 a 105 anni. I due fratelli Frassati ricevettero un’educazione abbastanza rigida, se non spartana, tanto che Luciana rammentava:  &#8220;<i>La casa signorile in cui vivevamo sembrava una caserma</i>&#8220;. Vigeva un duro sistema di regole e doveri basato sul rispetto, l’ordine, la disciplina e l’onore. La fede fu impartita solamente dalla madre.</p>
<p>Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, il giovane Pier Giorgio si impegnò alacremente per rendersi utile nei confronti dei più poveri, inviava costantemente i suoi piccoli risparmi ai soldati e alle loro famiglie. Nel 1919 si iscrisse al Politecnico alla facoltà di Ingegneria meccanica con specializzazione in mineraria, voleva poter lavorare al fianco dei minatori, che all’epoca erano la classe operaia più disagiata. Proprio all’Università ebbe inizio la sua intensa attività all’interno di molte associazioni di stampo cattolico.</p>
<p>Appassionato sportivo, prediligeva le escursioni in montagna, come testimoniato dalle numerose fotografie.</p>
<p>Pur essendo impegnato in numerose associazioni, il 18 maggio 1924, durante una gita al Pian della Mussa con alcuni amici, Pier Giorgio fondò la Compagnia dei Tipi Loschi, che dietro le apparenze scherzose e goliardiche, nascondeva l’aspirazione ad un’amicizia profonda, fondata sul vincolo della preghiera e della fede. Nonostante le ricchezze di famiglia che venivano elargite ai figli con grande parsimonia, Pier Giorgio era spesso al verde, il più delle volte, i suoi pochi soldi venivano donati ai poveri che incontrava o a cui faceva visita.</p>
<p>Forse è proprio visitando i poveri che contrasse una polmonite fulminante che lo portò alla morte in poco meno di una settimana.  La famiglia non si rese conto del suo malessere, erano infatti tutti molto impegnati a seguire la nonna materna che morì un giorno prima di Pier Giorgio, capirono quanto stesse male solo quando non riuscì ad alzasi dal letto per assistere alle esequie della nonna. Il medico chiamato in grave ritardo fece il possibile iniettando un vaccino sperimentale che fu fatto arrivare direttamente da Parigi, ma era tardi per qualsiasi rimedio: il 4 luglio 1925 il giovane Pier Giorgio Frassati morì.</p>
<p>Ai funerali presero parte molti amici, importanti personalità ma soprattutto tantissimi poveri, che erano stati aiutati dal ragazzo. Davanti a una moltitudine così numerosa e vedendolo così amato, la famiglia si rese conto di come e dove era vissuto Pier Giorgio, tanto che il padre esclamò amareggiato: <em>“Io non conosco mio figlio!” </em>aveva perso irrimediabilmente l’occasione. <em> </em></p>
<p>Poi ci fu un miracolo riconosciuto dalla chiesa: verso la fine degli anni ’30 un friulano, tale Domenico Sellan contrasse il Morbo di Pott, quasi in fin di vita pregò con intensità stringendo tra le mani un’immagine con una piccola reliquia di Pier Giorgio Frassati. Guarì in modo repentino senza alcuna spiegazione scientifica.</p>
<p>Giovanni Paolo II definì Pier Giorgio Frassati <i>un alpinista tremendo </i>e <i>il ragazzo delle otto beatitudini</i> e lo proclamò Beato il 20 maggio 1990.</p>
<p>Dopo la sua beatificazione, il Club Alpino Italiano, ha dedicato a Pier Giorgio Frassati, una rete di sentieri detti appunto Sentieri Frassati, la rete è estesa in tutte le regioni italiane.</p>
<p>Nell&#8217; estate 2025 viene proclamato Santo.</p>
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		<title>19 maggio 1939 &#8211; Nasce a Torino Livio Berruti</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2026 22:04:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[gandolfo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Studente di chimica, Berruti aveva solo 21 anni quando partecipò ai Giochi olimpici del 1960. Nelle semifinali dei 200 m corse in 20&#8243;5, uguagliando il record del mondo sulla distanza. La prestazione lo pose fra i favoriti della finale che si svolse a poche ore di distanza. In finale Berruti, che correva indossando occhiali da sole, [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Studente di chimica, Berruti aveva solo 21 anni quando partecipò ai Giochi olimpici del 1960. Nelle semifinali dei 200 m corse in 20&#8243;5, uguagliando il record del mondo sulla distanza. La prestazione lo pose fra i favoriti della finale che si svolse a poche ore di distanza.</p>
<div>
<div>In finale Berruti, che correva indossando occhiali da sole, fermò nuovamente il cronometro sui 20&#8243;5, sconfiggendo gli statunitensi, favoriti della vigilia, e aggiudicandosi la medaglia d&#8217;oro. Berruti sfiorò poi una seconda medaglia olimpica con la squadra della staffetta 4&#215;100, che si classificò quarta.Come premio per la vittoria, ricevette dal CONI un assegno di 1.200.000 lire e una FIAT 500.</div>
</div>
<p>La vittoria olimpica, all&#8217;inizio della carriera, sarebbe rimasta il suo miglior risultato. Le tre apparizioni ai campionati europei di atletica leggera gli portarono solo un settimo posto nella finale dei 200 m del 1966. Vinse comunque i titoli italiani dei 100 m e 200 m dal 1957 al 1962, e altri due titoli sui 200 m nel 1965 e nel 1968. Berruti prese parte ad altre due edizioni delle Olimpiadi, nel 1964 e nel 1968. In entrambe le occasioni raggiunse le finali con la staffetta 4x 100 m, inoltre si classificò quinto nella finale dei 200 m del 1964.</p>
<p>Si ritirò dall&#8217;attività agonistica nel 1969.</p>
<p>Livio Berruti divenne per tutti &#8220;l&#8217;angelo&#8221;, per la leggerezza della falcata e la grazia con la quale esprimeva la sua potenza e ancora oggi è un esempio di tecnica di corsa veloce. È da ricordare che il record di Berruti fu realizzato su terra battuta e non sulle superfici sintetiche moderne, che restituiscono la spinta impressa.</p>
<p>Il 26 febbraio 2006 è stato portatore della bandiera olimpica nel corso della cerimonia di chiusura dei XX Giochi olimpici invernali, tenutisi a Torino.</p>
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		<title>18 MAGGIO 2021- LE CENERI DI EZIO BOSSO AL CIMITERO DI TORINO</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2026 02:14:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[gandolfo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ezio Bosso è nato a Torino il 13 settembre 1971 e in questa città ha vissuto, durante l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza in Borgo San Donato, abitando in via Principessa Clotilde; in questa Torino operaia, di immigrazione, raccontava che la sua famiglia era &#8220;la sola piemontese di tutto il caseggiato&#8221;. Si avvicinò alla musica all&#8217;età di quattro anni, [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ezio Bosso è nato a Torino il 13 settembre 1971 e in questa città ha vissuto, durante l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza in <a title="San Donato (Torino)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/San_Donato_(Torino)">Borgo San Donato</a>, abitando in via Principessa Clotilde; in questa Torino operaia, di immigrazione, raccontava che la sua famiglia era &#8220;la sola piemontese di tutto il caseggiato&#8221;. Si avvicinò alla musica all&#8217;età di quattro anni, grazie a una prozia pianista e al fratello musicista. Ha raccontato di aver conosciuto in conservatorio Oscar Giammarinaro, che in seguito divenne il cantante degli <a title="Statuto (gruppo musicale)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Statuto_(gruppo_musicale)">Statuto</a>, e per circa un anno e mezzo suonò con questo gruppo con il nome d&#8217;arte di <b>Xico</b>, fin quando ne sarebbe stato cacciato, disse scherzando, &#8220;perché producevo troppe note&#8221;; con gli Statuto incise l&#8217;album di esordio <i><a title="Vacanze (Statuto)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vacanze_(Statuto)">Vacanze</a>.</i></p>
<p>A 16 anni esordì come solista in Francia e incominciò a girare per le orchestre europee. Fu l&#8217;incontro con <a class="new" title="Ludwig Streicher (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Ludwig_Streicher&amp;action=edit&amp;redlink=1">Ludwig Streicher</a> a segnare la svolta della sua carriera artistica, indirizzandolo a studiare <a title="Composizione (musica)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Composizione_(musica)">Composizione</a> e <a title="Direttore d'orchestra" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Direttore_d%27orchestra">Direzione d&#8217;Orchestra</a> all&#8217;<a title="Accademia austriaca delle scienze" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Accademia_austriaca_delle_scienze">Accademia di Vienna</a><span style="font-size: 10.8333px;">.</span></p>
<p>La sua musica è stata commissionata o utilizzata da importanti istituzioni operistiche: Bosso ha scritto anche musica da film, lavorando con <a title="Gabriele Salvatores" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gabriele_Salvatores">Gabriele Salvatores</a> per cui compose le colonne sonore di <i><a title="Io non ho paura (film)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Io_non_ho_paura_(film)">Io non ho paura</a></i>, <i><a title="Quo vadis, baby? (film)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Quo_vadis,_baby%3F_(film)">Quo vadis, baby?</a></i> e del più recente <i><a title="Il ragazzo invisibile" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Il_ragazzo_invisibile">Il ragazzo invisibile</a></i>.</p>
<p>Visse dividendosi tra Londra, dove ha ricoperto il ruolo di direttore stabile e artistico del The London Strings, e Bologna, ove è stato direttore principale ospite del teatro comunale; non mancava di tornare a Torino, dove collaborava a progetti sociali e divulgativi.</p>
<p>Nel 2014, con la sua <i>Fantasia per violino e orchestra</i>, avviò la sua collaborazione alla testa della <a class="mw-redirect" title="London Symphony Orchestra" href="https://it.wikipedia.org/wiki/London_Symphony_Orchestra">London Symphony Orchestra</a>, con <a class="mw-redirect" title="Sergej Krylov" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sergej_Krylov">Sergej Krylov</a> al violino solista, musicista con il quale nasce un intenso sodalizio. Nel 2015, l&#8217;<a title="Università di Bologna" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Universit%C3%A0_di_Bologna">Università Alma Mater di Bologna</a> gli commissionò una composizione dedicata alla <a class="mw-redirect" title="Magna Carta delle Università Europee" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Magna_Carta_delle_Universit%C3%A0_Europee">Magna Charta delle Università Europee</a>, composizione che contiene il primo inno ufficiale di questa istituzione.</p>
<p><i><a title="The 12th Room" href="https://it.wikipedia.org/wiki/The_12th_Room">The 12th Room</a></i>, il suo primo disco da solista, è uscito il 30 ottobre 2015.</p>
<p>Nel 2011 aveva subito un intervento per l&#8217;asportazione di una <a title="Tumore cerebrale" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tumore_cerebrale">neoplasia cerebrale</a> e fu anche colpito da una sindrome autoimmune <a title="Neuropatia periferica" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Neuropatia_periferica">neuropatica</a>. Le patologie inizialmente non gli impedirono di continuare a suonare, comporre e dirigere. La <a title="Malattie neurodegenerative" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Malattie_neurodegenerative">malattia neurodegenerativa</a> peggiorò poi al punto tale da costringerlo, nel settembre 2019, alla cessazione dell&#8217;attività di pianista, avendo compromesso l&#8217;uso delle mani.</p>
<p>È deceduto il 15 maggio 2020, all&#8217;età di 48 anni, nella sua casa di <a title="Bologna" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bologna">Bologna</a> I funerali si sono svolti in forma strettamente privata, per volere dei familiari; il suo corpo è stato cremato e le ceneri, dopo un anno, sono state tumulate nel <a title="Cimitero monumentale di Torino" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cimitero_monumentale_di_Torino">Cimitero Monumentale di Torino</a></p>
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		<title>17 maggio 1976 &#8211; A Torino primo processo alle Brigate Rosse</title>
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		<pubDate>Sun, 17 May 2026 04:04:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[gandolfo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>E&#8217; il giorno della prima udienza al processo ai terroristi delle Brigate Rosse che si celebra in un&#8217; aula di Tribunale in Italia, ma dura solo pochi minuti. Il tempo necessario ai brigatisti capeggiati da Renato Curcio di comunicare il loro rifiuto a qualsiasi forma di difesa legale. I terroristi, appellandosi a un diritto non [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; il giorno della prima udienza al processo ai terroristi delle Brigate Rosse che si celebra in un&#8217; aula di Tribunale in Italia, ma dura solo pochi minuti. Il tempo necessario ai brigatisti capeggiati da Renato Curcio di comunicare il loro rifiuto a qualsiasi forma di difesa legale.</p>
<p>I terroristi, appellandosi a un diritto non sancito dalla Codice, intendono rivendicare il diritto all&#8217; autodifesa, revocare il mandato ai loro avvocati di fiducia e ricusare quelli d&#8217; ufficio assegnati dal Tribunale.</p>
<p>E&#8217; un momento di forti tensioni nella società e ci vorranno mesi e mesi per istruire nuovamente il processo.</p>
<p>Parecchi mesi dopo si tornerà nelle aule giudiziarie per processare Curcio, Franceschini, Bertolazzi, Ognibene e altri terroristi. Nel frattempo le BR avranno alzato il tiro e decine di uomini saranno caduti sotto i loro agguati di sangue. L&#8217; ultimo, in ordine di tempo, il presidente degli avvocati torinesi Fulvio Croce, ucciso il 28 aprile 1977.</p>
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		<title>SALUMI RASPINI FESTEGGIA 80 ANNI</title>
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		<pubDate>Sun, 17 May 2026 02:13:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[gandolfo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I Piemontesi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>80 anni sono un traguardo importante, soprattutto per un’azienda che ogni giorno si confronta con un mercato in continua evoluzione e con esigenze dei consumatori sempre più specifiche. Ecco perché Raspini ha scelto di festeggiare il suo 80º compleanno nella cornice di TUTTOFOOD, la principale fiera internazionale B2B del settore agroalimentare in Italia, che quest’anno [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>80 anni sono un traguardo importante, soprattutto per un’azienda che ogni giorno si confronta con un mercato in continua evoluzione e con esigenze dei consumatori sempre più specifiche.<br />
Ecco perché <strong>Raspini</strong> ha scelto di festeggiare il suo <strong>80º compleanno </strong>nella cornice di <strong>TUTTOFOOD</strong>, la principale fiera internazionale B2B del settore agroalimentare in Italia, che quest’anno si svolge a Fiera Milano Rho da Lunedì 11 a Giovedì 14 Maggio 2026.</p>
<p>L’evento si è svolto nel pomeriggio di <strong>martedì 12 maggio</strong> presso lo stand Raspini. In apertura dell’incontro <strong>Emilia Lisdero</strong>, Responsabile Marketing dell’azienda, ha presentato la nuova <strong>campagna nazionale di comunicazione</strong> “A chi piace Raspini” lanciata il 19 Aprile, che segna il ritorno di Raspini in TV e radio dopo un’assenza di alcuni anni. Dopo la proiezione dello spot TV attorno a cui si sviluppa la campagna – che si allontana dai canoni della classica comunicazione per raccontare il prosciutto cotto, prodotto di punta Raspini – la parola è passata a<strong> Umberto Raspini</strong>, Presidente Onorario di Raspini Spa, che ha ripercorso in rapida successione gli eventi salienti dei primi 80 anni dell’azienda. Dalla fondazione, avvenuta nel <strong>1946</strong> ad opera della madre Elsa Raspini, come una semplice bottega di salumeria alle pendici del Monviso, fino alla progressiva industrializzazione, sviluppatasi a partire dal dopoguerra e culminata con la riorganizzazione degli impianti nei primi anni Duemila. L’intervento di Umberto Raspini ha poi toccato alcune delle tappe della storia recente dell’azienda: lo sviluppo degli affettati in vaschetta, l’acquisizione del <strong>Prosciuttificio Rosa</strong>, storico marchio piemontese della salumeria di qualità, avvenuta nel <strong>2002</strong> e quella del <strong>Prosciuttificio San Giacomo</strong> di Sala Baganza (PR), che nel <strong>2018</strong> ha permesso all’azienda di acquisire un ruolo di rilievo nella produzione del Prosciutto Crudo di Parma DOP.</p>
<p>Se il passato è stato costellato di sfide affrontate con successo, il presente propone questioni aperte rilevanti quali il cambiamento delle abitudini dei consumatori, la globalizzazione, la tutela dell’ambiente. Ne ha fatto cenno <strong>Tiziana Raspini</strong>, <strong>Presidente e AD del Gruppo Raspini</strong>, che ha sottolineato la continuità dell’attuale gestione con i valori che hanno caratterizzato la storia di Raspini e ha dipinto il quadro che rappresenta l’azienda nel 2026: <em>“Quella di Raspini è una storia che sento profondamente mia, perché è intrecciata con il mio percorso personale, con quello di tutta la mia famiglia e con ciò che ho imparato crescendo. Oggi il mercato evolve, i consumatori cambiano, e noi cresciamo insieme a loro. Lo facciamo investendo in ricerca, ampliando le nostre linee di prodotto e rafforzando il dialogo con chi, ogni giorno, sceglie i nostri prodotti. Perché il futuro non si costruisce semplicemente continuando una tradizione, ma reinterpretandola con responsabilità e visione. Ed è proprio in questo percorso che il valore delle persone resta centrale. Le donne e gli uomini dell’azienda sono il cuore pulsante di ciò che siamo oggi. È grazie a loro se possiamo guardare avanti con fiducia”.</em><br />
Gli ultimi speaker della giornata rappresentano il futuro di Raspini. I fratelli <strong>Luca ed Enrico Mortali</strong>, figli di Tiziana Raspini, seppure molto giovani, sono pronti a dare il loro contributo, nel rispetto della tradizione di famiglia. <em>“Rappresentare il domani di Raspini non è qualcosa che diamo per scontato, né qualcosa che consideriamo solo un passaggio naturale. È una scelta che richiede preparazione e impegno, per essere all’altezza di una storia importante, senza mai sentirla come un peso, ma come uno stimolo a fare meglio. Se oggi possiamo guardare avanti, è perché abbiamo radici solide. Il nostro compito è fare in modo che queste radici continuino a sostenere una crescita che sia autentica, concreta e capace di durare nel tempo. Una sfida che accogliamo con entusiasmo”.</em></p>
<p>Durante l’incontro è stata anche presentata la nuova Linea <strong>Mangia &amp; Chiudi</strong>, sugli scaffali da maggio, che propone alcuni dei salumi di punta Raspini in una confezione richiudibile ad alta visibilità per mantenere al meglio la freschezza del prodotto e venire incontro alle esigenze dei consumatori.</p>
<p>Al termine dell’evento, Raspini ha offerto ai presenti una degustazione dei propri prodotti in collaborazione con la <strong>Scuola di Cucina IFSE</strong> mentre il <strong>Maestro di Lama Stefano Paciotti</strong>, brand Ambassador Raspini e volto noto dei social, ha eseguito una dimostrazione di taglio al coltello.</p>
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		<title>16 maggio 1915 &#8211; Scioperi e tumulti a Torino contro l&#8217; entrata in guerra</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2026 22:04:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Si apre a Bologna il convegno nazionale del Partito socialista indetto tre giorni prima per discutere l’opportunità dello sciopero generale. A Torino, nonostante alcuni pareri contrari, alla Camera Generale delLavoro si stabilisce di indire lo sciopero senza attendere la decisione di Bologna, che lascerà libera scelta di azione alle organizzazioni locali. Al mattino si formano lunghissimi [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Si apre a Bologna il convegno nazionale del Partito socialista indetto tre giorni prima per discutere l’opportunità dello sciopero generale. A Torino, nonostante alcuni pareri contrari, alla Camera Generale delLavoro si stabilisce di indire lo sciopero senza attendere la decisione di Bologna, che lascerà libera scelta di azione alle organizzazioni locali.</p>
<p>Al mattino si formano lunghissimi cortei per le vie cittadine, e circa 100.000 persone assistono a un comizio in cui parlano tra gli altri Angelo Tasca e Vincenzo Pagella della Cgdl. Verso le 10.30 iniziano le prime cariche della Cavalleria: il giovane falegname Carlo Dezzani rimane ucciso, mentre 14 dimostranti sono feriti. Gli scontri continuano per tutta la giornata, e verso le 15.30 alcuni operai saccheggiano un negozio di armi, ingaggiando un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine: molti i feriti, ma nessuna vittima.</p>
<p>Il generale Sapelli ordina di occupare la casa del Popolo, che viene saccheggiata e semidistrutta, mentre il gruppo dei dirigenti socialisti è arrestato. Dopo tale episodio i socialisti della minoranza consiliare invitano gli operai a tornare al lavoro, cosa che avviene solo il 19 maggio.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.unannoinpiemonte.com/?p=16251">16 maggio 1915 &#8211; Scioperi e tumulti a Torino contro l&#8217; entrata in guerra</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.unannoinpiemonte.com">Un anno in Piemonte</a>.</p>
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