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	<title>Un anno in Piemonte</title>
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	<description>Un viaggio attraverso la realtà della nostra Regione tra cronaca, costume e curiosità vista con l’arguzia del giornalista Mediaset Beppe Gandolfo</description>
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		<title>SCAFFALE: ROSI E IL GIALLO DELL’EDITORE</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Jun 2026 22:15:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[gandolfo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I Piemontesi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ferdinando Boschi vive ad Alessandria, è stato professore e adesso ha un desiderio: trovare un editore per il suo libro, un romanzo storico sul Bucintoro dei Savoia. Dopo l’ennesima delusione, l’opportunità potrebbe arrivare da una casa editrice della sua città, le Edizioni AL.ED. Ma quando si reca all’incontro, l’occasione si trasforma in un incubo: Boschi [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p class="s5"><span class="s15">Ferdinando Boschi vive ad Alessandria, è stato professore e adesso ha un desiderio: trovare un editore per il suo libro, un romanzo storico sul Bucintoro dei Savoia. Dopo l’ennesima delusione, l’opportunità potrebbe arrivare da una casa editrice della sua città, le Edizioni AL.ED. </span></p>
<p class="s5"><span class="s15">Ma quando si reca all’incontro, l’occasione si trasforma in un incubo: Boschi si ritrova con un cadavere, quello dell’editore Raimondo Tegola, e finisce al centro delle indagini.</span> <span class="s15">Gli inquirenti lo considerano il principa</span><span class="s15">le indiziato e la sua vita fami</span><span class="s15">liare viene turbata da continue </span><span class="s15">richieste di comparsa presso le forze dell’ordine. </span></p>
<p class="s5"><span class="s15">Tra indizi che si contraddicono e verità parziali, il capitano Accorsi segue una pista che affonda nell’ombra delle relazioni dei protagonisti e</span><span class="s15"> porta lontano, anche nel tempo, ad un passato di ferocia mai illuminato dalla giustizia.</span> <span class="s15">Che</span><span class="s15"> cosa unisce Ferdinando Boschi e</span> <span class="s15">Raimondo Tegola</span><span class="s15"> a Julio Novello, direttore editoriale di una grande casa editrice milanese</span><span class="s15">, e a </span><span class="s15">El Verdugo, torturatore dei desaparecidos </span><span class="s15">nella fami</span><span class="s15">gerata scuola de</span><span class="s15">lla marina militare</span><span class="s15"> (ESMA) durante la dittatura argentina? </span></p>
<p class="s5"><span class="s15">Non sarà facile inserire tutte le tessere al loro posto e comporre la soluzione. </span></p>
<p class="s5"><span class="s15">Un </span><span class="s14">giallo psicologico</span><span class="s15"> che indaga memoria, desiderio di potere, colpa e vendetta, interrogandosi al tempo stesso sui limiti della giustizia.</span></p>
<p class="s5">MAURIZIO ROSI</p>
<p class="s5">L’OMBRA DELL’EDITORE</p>
<p class="s5">NEOS EDIZIONI</p>
<p class="s5">15 euro</p>
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		<title>28 giugno 1909 &#8211; Nasce ad Alessandria il boia di Mussolini</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Jun 2026 22:04:30 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Accadde Oggi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Walter Audisio fu un partigiano e un politico italiano. Noto con il nome di Colonnello Valerio, e celato sotto la falsa identità di Giovanbattista Magnoli, eseguì la sentenza di morte di Benito Mussolini e lo trasportò assieme agli altri 17 giustiziati in piazzale Loreto a Milano. Nato ad Alessandria da una modesta famiglia di impiegati, [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Walter Audisio fu un partigiano e un politico italiano. Noto con il nome di Colonnello Valerio, e celato sotto la falsa identità di Giovanbattista Magnoli, eseguì la sentenza di morte di Benito Mussolini e lo trasportò assieme agli altri 17 giustiziati in piazzale Loreto a Milano.</p>
<p>Nato ad Alessandria da una modesta famiglia di impiegati, Walter Audisio lavorò per anni come ragioniere. Nel 1931 si iscrisse al Partito Comunista Italiano in un gruppo clandestino della sua città, ma fu scoperto dall’OVRA (Polizia segreta fascista) e inviato al confino a Ponza. Cinque anni dopo Audisio si ammalò di pleurite e dovette chiedere a Benito Mussolini il proscioglimento dal confino previa abiura delle sue idee sovversive. Durante la Seconda Guerra Mondiale prese parte alla guerra partigiana e organizzò nel Monferrato le prime bande. Comandò le formazioni della brigata Garibaldi che operava nella provincia di Mantova e nella bassa del Po.</p>
<p>All’inizio del 1945 Audisio era responsabile della Polizia militare del Corpo volontari della libertà. Il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, dopo il 25 aprile, aveva decretato un documento organico che prevedeva la pena di morte per i membri del governo fascista. La sentenza e l’esecuzione della pena erano comunque subordinate ai tribunali di guerra.</p>
<p>Appena Benito Mussolini fu arrestato, a Dongo dai partigiani della 52° Brigata Garibaldi, nel pomeriggio del 27 aprile, la componente comunista del CLN Alta Italia decise di condannarlo perché non fosse consegnato agli alleati; a Walter Audisio fu quindi ordinato di eseguire un processo sommario e la successiva fucilazione, lui contattò immediatamente il generale Raffaele Cadorna che, a malincuore, gli concesse un salvacondotto.</p>
<p>All’alba del 28 aprile il colonnello Valerio supportato da una dozzina di partigiani, partì da Milano per Como, qui giunto esibì il lasciapassare di Cadorna al nuovo prefetto Virginio Bertinelli assicurandogli che avrebbe trasferito i prigionieri a Milano. Audisio arrivò a Dongo nel primo pomeriggio dove si incontrò con il comandante della Brigata Garibaldi Pier Luigi Bellini delle Stelle, gli comunicò di aver ricevuto l’ordine di fucilare Mussolini e gli altri prigionieri, le sue credenziali furono ritenute sufficienti e il comandante acconsentì. Audisio e i suoi partigiani si spostarono quindi verso Mezzegra, Mussolini era tenuto prigioniero assieme a Claretta Petacci in frazione Bonzanigo. Dopo un breve viaggio in vettura, Mussolini e Claretta Petacci furono fatti scendere in un piccolo vialetto davanti alla villa Belmonte e, mentre due partigiani vennero inviati a bloccare la strada, Valerio imbracciò il mitra e per aprire il fuoco ma il mitra si inceppò, chiamò quindi uno dei due partigiani vicini e si  fece consegnare la sua arma, scaricò quindi una raffica mortale su Benito Mussolini; Claretta Petacci, in ultimo gesto d’amore, si frappose tra i proiettili e il suo uomo e venne uccisa per errore, a tutti e due venne inferto il colpo di grazia con la pistola.  Successivamente furono fucilati anche gli altri prigionieri, tra cui Marcello Petacci, fratello di Claretta.</p>
<p>I corpi furono poi caricati su un camion e portati nella nottata in piazzale Loreto e gettati in terra nell’esatto luogo dove, il 10 agosto dell’anno precedente, i tedeschi avevano lasciato un eguale numero di partigiani uccisi alla custodia dei militi fascisti, che per tutto il giorno li avevano dileggiati impedendo ai parenti di avvicinarsi.</p>
<p>Mussolini, la Petacci e altri tre furono appesi per i piedi. Nel pomeriggio una squadra di partigiani, su ordine del comando, entrò in piazza e li depose.</p>
<p>Nel dopoguerra Audisio venne eletto deputato tra le fila del Fronte Democratico Popolare e confermato nel PCI fino al 1963, anno in cui passo all’incarico di senatore che mantenne fino al 1968, anno in cui non si ricandidò. Morì colpito da infarto cinque anni dopo: l’11 ottobre 1973. E’ sepolto al cimitero del Verano a Roma.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>27 giugno 2006 &#8211; A Sestriere dopo 75 anni finisce l&#8217; era degli Agnelli</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 22:04:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[gandolfo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Sestriere addio, dopo 75 anni finisce un&#8217; epopea, quella che legava la famiglia Agnelli ad una delle stazioni sciistiche più famose d&#8217; Europa. La Sestrieres SpA, la società che gestiva immobili e parte degli impianti di risalita, è passata infatti dalla Fiat a una cordata di imprenditori torinesi. Nelle casse del Lingotto entrano 30 milioni [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Sestriere addio, dopo 75 anni finisce un&#8217; epopea, quella che legava la famiglia Agnelli ad una delle stazioni sciistiche più famose d&#8217; Europa. La Sestrieres SpA, la società che gestiva immobili e parte degli impianti di risalita, è passata infatti dalla Fiat a una cordata di imprenditori torinesi.</p>
<p>Nelle casse del Lingotto entrano 30 milioni di euro. La Sestrieres, per Fiat, non era più una &#8220;partecipazione strategica&#8221;.</p>
<p>Eppure la località sciistica al Colle, che separa le valli Chisone e Susa, era stata inventata dal nulla proprio dal senatore Giovanni Agnelli. Tra il 1928 e il 1931 il fondatore della casa automobilistica torinese aveva intuito che lo sci, sport nato da pochi anni, poteva avere un grande futuro. Così salì personalmente ai 2mila metri di Sestriere per trattare con i montanari la cessione dei terreni. Furono edificate le due famose torri diventate il simbolo della località, e via via piste, alberghi, case e impianti sempre più moderni. La nascita della ViaLattea sanciva un salto di qualità notevole: oggi si estende per oltre 200 chilometri di piste, servita da quasi 100 impianti di risalita e coinvolge i territori fra Sestriere, Cesana, SanSicario, Sauze d&#8217; Oulx e Claviere.</p>
<p>Il legame fra la famiglia Agnelli e Sestriere è sempre stato strettissimo. Il nipote del fondatore della Fiat, Giovanni Nasi, è stato sindaco della cittadina per 33 anni, fino al 1980. L&#8217; Avvocato si faceva portare sulle piste in elicottero, il fratello Umberto si è fatto costruire una grande villa nel centro del paese ed era assiduo frequentatore di quelle nevi anche il figlio Giovannino, morto prematuramente: a lui è intiolata la pista più famosa, la Kandahar, illuminata anche di notte per le gare di slalom.</p>
<p>La proprietà resta comunque piemontese, presidente della nuova cordata è infatti Giovanni Brasso, già proprietario della Publigest la società che aveva gestito lo stadio Delle Alpi, adesso passato alla Juventus.</p>
<p>Ne3ll&#8217; inverno 2022 Brasso ha venduto la Sestrieres spa ad un fondo inglese.</p>
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		<title>26 giugno 1919 &#8211; Nasce Carlo Donat Cattin</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 22:04:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Nato nel 1919 a Finalmarina (SV), oggi Finale Ligure, da padre torinese e madre ligure, si trasferì giovanissimo a Torino. Durante la Seconda guerra mondiale aderì ai partigiani bianchi (democristiani). Nel 1950 partecipò alla fondazione della CISL, nata da una scissione (guidata da Giulio Pastore) dalla CGIL. Si guadagnò la fama di falco del sindacato [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nato nel 1919 a Finalmarina (SV), oggi Finale Ligure, da padre torinese e madre ligure, si trasferì giovanissimo a Torino. Durante la Seconda guerra mondiale aderì ai partigiani bianchi (democristiani). Nel 1950 partecipò alla fondazione della CISL, nata da una scissione (guidata da Giulio Pastore) dalla CGIL. Si guadagnò la fama di <i>falco</i> del sindacato italiano per la sua poca disponibilità a scendere a compromessi con gli industriali ed in special modo con la famiglia Agnelli.</p>
<p>Nel frattempo aderì alla Democrazia Cristiana, per la quale fu consigliere comunale a Torino e nel 1953 consigliere provinciale per la provincia di Torino.</p>
<p>Nel 1954 entrò nel consiglio nazionale della DC, fu eletto deputato dal 1958 al 1979, anno in cui fu eletto senatore. Entrò nel I Governo Moro come sottosegretario nel 1963 ed occupò la poltrona di ministro numerose volte dal 1969 fino al 1978, quasi ininterrottamente.</p>
<p>Con lo &#8220;Statuto dei Lavoratori&#8221; del 1970, che rimane un punto di riferimento per l&#8217;incorporazione dei diritti sociali, economici e culturali nel diritto interno, Carlo Donat Cattin, insieme a Gino Giugni, ha avuto il merito di &#8220;portare la Costituzione nelle fabbriche&#8221;. La sua attenzione al sociale gli valse, da parte di alcuni commentatori, l&#8217;espressione di <i>ministro dei lavoratori</i>.</p>
<p>Nel 1978 divenne vicesegretario del partito, ed inizialmente fu sostenitore della necessità di trovare un dialogo con il Partito Comunista Italiano. Nel 1979 tuttavia, dopo un arretramento elettorale del PCI, si fece promotore della politica del <i>preambolo</i> che auspicava l&#8217;esclusione dei comunisti da ogni incarico statale. Nel 1980, dopo lo scandalo suscitato dall&#8217;adesione del figlio Marco all&#8217;organizzazione terroristica di estrema sinistra Prima Linea, si dimise da ogni incarico e lasciò temporeanamente la politica.</p>
<p>Tornato in campo nel 1986, venne scelto nello stesso anno come Ministro della Sanità da Bettino Craxi. Poco dopo Donat-Cattin tornò ad aderire a &#8220;Forze Nuove&#8221;, la corrente della DC di cui era sempre stato leader, che sosteneva la necessità di una stretta alleanza con il Partito Socialista Italiano. Il suo ultimo incarico gli venne conferito nel 1989, allorché Giulio Andreotti lo scelse come Ministro del Lavoro: in questa veste egli ebbe una trattativa serrata con la Confindustria per il rinnovo dei contratti dei metalmeccanici; una volta constatato che le sue idee non erano ben accette egli si alzò e se ne andò, abbandonando il tavolo della trattativa, ma successivamente questa si sarebbe risolta in suo favore.</p>
<p>Morì il 17 marzo del 1991 all&#8217;età di 71 anni a seguito di problemi cardiaci (aveva subito un infarto nel 1983). È sepolto nel Cimitero monumentale di Torino in una tomba di famiglia insieme al figlio Marco morto nel 1988, terrorista di Prima Linea, morto in un incidente stradale.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>25 giugno 1969 &#8211;  I giovani contestano il Cantagiro a Cuneo</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 22:04:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#8220;Ritmi infernali in fabbrica, ritmi musicali al Cantagiro: due facce della stessa medaglia&#8221;. La frase, riprodotta su migliaia di volantini, accompagna il 25 giugno 1969 a Cuneo la dura contestazione al Cantagiro. Nel 1969 la manifestazione è ormai arrivata all’ottava edizione schierando ai nastri di partenza personaggi adorati dal pubblico giovanile come Massimo Ranieri, Lucio [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Ritmi infernali in fabbrica, ritmi musicali al Cantagiro: due facce della stessa medaglia&#8221;.</p>
<p>La frase, riprodotta su migliaia di volantini, accompagna il 25 giugno 1969 a Cuneo la dura contestazione al Cantagiro. Nel 1969 la manifestazione è ormai arrivata all’ottava edizione schierando ai nastri di partenza personaggi adorati dal pubblico giovanile come Massimo Ranieri, Lucio Battisti e Mal. Mentre torna il girone riservato ai giovani, in ossequio ai gusti del periodo viene “inventato” un girone destinato al folk cui partecipano, tra gli altri, Cochi e Renato, Giorgio Gaber, Gabriella Ferri, Lino Toffolo, Bruno Lauzi e un giovane Pippo Franco.</p>
<p>Nonostante il buon livello della proposta musicale i tempi stanno ormai cambiando. I giovani non s’accontentano delle canzoni, vogliono di più e qualche volta sognano addirittura di cambiare il mondo.</p>
<p>Il Cantagiro finisce per far da catalizzatore delle proteste giovanili che il 25 giugno 1969 trovano un momento eclatante a Cuneo dove i giovani manifestanti bloccano l’ingresso della Stadio Comunale della cittadina piemontese con la parola d’ordine “Ritmi infernali in fabbrica, ritmi musicali al Cantagiro: due facce della stessa medaglia”.</p>
<p>Invitati a sgomberare da parte dei responsabili dell’ordine pubblico decidono di resistere. Ne nascono tafferugli poi sedati. Il dado però è tratto.  È il primo segnale di un rapporto tra contestazione e concerti che negli anni successivi diventerà esplosivo.  Con la fine degli anni Sessanta l’epoca d’oro del Cantagiro finisce.</p>
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		<title>SCAFFALE: TERNAVASIO E IL FUTURISMO DI TORINO</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 02:00:00 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il 20 febbraio 1909 è una data storica della cultura internazionale: su iniziativa del poeta Filippo Tommaso Marinetti nasce il Futurismo. L’atto è ufficialmente sancito dalla pubblicazione del relativo manifesto sul quotidiano francese “Le Figaro”. Un’avanguardia aggressiva che esaltava la velocità, l’avvento della civiltà industriale e dell’era tecnologica, l’interventismo in ogni ambito. Con la loro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.unannoinpiemonte.com/?p=42943">SCAFFALE: TERNAVASIO E IL FUTURISMO DI TORINO</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.unannoinpiemonte.com">Un anno in Piemonte</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="s13"><span class="s14">Il 20 febbraio 1909 è una data storica della cultura internazionale: su iniziativa del poeta Filippo Tommaso Marinetti nasce il </span><span class="s15">Futurismo.</span><span class="s14"> L’atto è ufficialmente sancito dalla pubblicazione del relativo manifesto sul quotidiano francese “Le Figaro”.</span></p>
<p class="s13"><span class="s14">Un’avanguardia aggressiva che esalta</span><span class="s14">va</span><span class="s14"> la velocità, l’avvento della civiltà industriale e dell’era tecnologica, l’interventismo in ogni ambito. Con la</span><span class="s14"> loro furia incendiaria volevano</span> <span class="s14">far detonare i cas</span><span class="s14">telli chiusi della vecchia arte</span><span class="s14"> e le “menti in putrefazione”, mettendo al bando quello che chiamavano</span><span class="s14"> “passatismo”, ossi</span><span class="s14">a gli stantii romanticismi,</span><span class="s14"> l’immobilismo,</span> <span class="s14">la retorica accademica </span><span class="s14">e</span><span class="s14"> il culto delle cose antiche.</span></p>
<p class="s13"><span class="s14">Se Milano è stata la capitale culturale del Futurismo, Torino ne ha rappresentato il centro più fervido per quanto riguarda industria e tecnologia, con le sue fabbriche automobilistiche ed aeronautiche, e con il Lingotto della Fiat , “prima invenzione costruttiva futurista” (Marinetti). </span></p>
<p class="s13"><span class="s15">Maurizio Ternavasio</span><span class="s14"> ricostruisce la vicenda del </span><span class="s15">Primo Futurismo</span><span class="s14"> (1909-1917) e del </span><span class="s15">Secondo </span><span class="s14">(1918-1939) in Piemonte, in particolare a Torino, soffermandosi non solo su letteratura, poesia, pittura e scultura, ma passando in rassegna tutti gli ambiti della nuov</span><span class="s14">a estetica: architettura, grafica pubblicitaria</span><span class="s14">, fotografia, danza, cinema, </span><span class="s14">musica</span><span class="s14">, moda e anche gastronomia (in città c’erano due ristoranti: la Taverna del Santopalato e Il sollazzo gastrico). </span></p>
<p class="s13"><span class="s14">Torino ha avuto un ruolo di primissimo piano nella diffusione e nell’affermarsi del Futurismo a partire dall’8 marzo 1910, quando al </span><span class="s15">Teatro Chiarella di via Principe Tommaso</span><span class="s14"> viene organizzata la grande </span><span class="s15">“serata futurista”</span><span class="s14">: </span><span class="s14">la terza in assoluto dalla nascita del movimento dopo quelle di Trieste e di Milano. Nel cuore del quartiere di San Salvario si svolse un evento sovversivo e sfrontato: performance che rompevano gli schemi con, sullo sfondo, bizzarre scenografie dalle forme geometriche e colori vivaci. I giochi di ombre e luci che si accendevano e si spegnevano a sorpresa davano l’impressione che le opere pittoriche e le sculture mostrate al pubblico galleggiassero quasi nello spazio. </span><span class="s14">Lì venne </span><span class="s14">presentato per la prima volta</span><span class="s14"> il </span><span class="s15">Man</span><span class="s15">ifesto dei pittori futuristi,</span><span class="s14"> firmato anche dal torinese </span><span class="s15">Giacomo Balla. </span></p>
<p class="s13"><span class="s14">Altro evento fondamentale fu l’Esposizione futurista internazionale, che si tenne dal 27 marzo al 27 aprile del 1922 al </span><span class="s15">Winter Club,</span> <span class="s14">elegante e raffinata sala da ballo negli spazi sotterranei del Caffè Romano, in Galleria Subalpina, con</span><span class="s14"> esposte le opere di 43</span><span class="s14"> artisti – tra cui Prampolini e Depero – di tutta Itali</span><span class="s14">a, accomunati dal voler dipingere, con la loro tavolozza vivace ed enfatica, ciò che si pensa e non ciò che si vede.</span></p>
<p class="s13"><span class="s14">Se nel 1918 la morte di Umberto Boccioni segna la fine del Primo Futurismo, il 5 marzo del 1923 nasce, in una mansarda di </span><span class="s15">via Sacchi 54,</span><span class="s14"> la sezione torinese del Secondo Futurismo, la cui anima guida fu </span><span class="s15">Fillia</span><span class="s14"> (al secolo Luigi Colombo, originario di Revello, in Provincia di Cuneo), personalità eclettica e geniale, pittore, poeta, scenografo, </span><span class="s14">brillante </span><span class="s14">animatore culturale, </span><span class="s14">critico</span><span class="s14"> d’arte, polemista e</span> <span class="s14">autore </span><span class="s14">di </span><span class="s14">romanzi futuristi (La morte della donna, L’ultimo sentimentale e L’uomo senza sesso), nonché ideator</span><span class="s14">e di ben sette riviste</span> <span class="s14">tra le quali “La città futurista” e “La Città Nuova”. Intorno a sé </span><span class="s14">riuscì a coagulare un gruppo di artisti, tra cui il bulgaro </span><span class="s15">Nicolay </span><span class="s15">Diulgheroff</span><span class="s14">, lo scultore </span><span class="s15">Mino Rosso </span><span class="s14">(che condivideva con Fillia la soffitta dell’elegante palazzi</span><span class="s14">na di via Cardinal Maurizio 30)</span><span class="s14">,</span><span class="s15">Pippo Oriani, Ugo Pozzo </span><span class="s14">(le cui opere sono state esposte al Guggenheim di New York e al Pompidou di Parigi),</span><span class="s15"> Tullio Alp</span><span class="s15">inolo Bracci (in arte Kiribiri), Farfa</span><span class="s14"> (Vittorio Osvaldo Tommasini) </span><span class="s14">e</span> <span class="s14">l’architetto </span><span class="s15">Alberto Sartoris.</span> <span class="s14">A caratterizzarli fu la capacità di sperimentare forme d’arte diverse e innovative, come l’aeropittura, la moda e l’arredamento, dedicandosi all’inizio degli anni Trenta anche alla cucina. </span></p>
<p class="s13"><span class="s16"> </span></p>
<p class="s13"><span class="s14">Il Futurismo potrebbe apparire un movimento essenzialmente “maschile” ma così non fu: le donne seppero essere protagoniste e non certo secondarie. </span><span class="s14">Basta pensare a </span><span class="s15">Benedetta Cappa</span><span class="s14">, figura chiave del Futurismo piemontese, moglie di Marinetti e artista</span><span class="s14"> che ha saputo interpretare con estrema originalità gli aneliti del movimento, sperimentando pittura (il Tattilismo, evoluzione multi-sensoriale del Futurismo), letteratura e scenografia, e partecipando a ben cinque edizioni della Biennale di Venezia (nel 1930 fu la prima donna ad avere un’opera pubblicata nel catalogo dell’importante rassegna). </span><span class="s14">Ma non solo: </span><span class="s15">Regina,</span><span class="s14"> al secolo Regina Cassolo Bracchi, autrice di sculture in alluminio, leggere, geometriche e “aeree”, in perfetta sintonia con il mito futurista della macchina e del volo; </span><span class="s15">Barbara,</span><span class="s14"> ovvero la novarese Olga Biglieri, una delle prime aviatrici italiane (aveva conseguito il brevetto a soli diciotto anni dopo aver iniziato a volare all’Aeroclub di Cameri); la pittrice </span><span class="s14">Maria Luisa Lurini,</span> <span class="s14">conosciuta con</span><span class="s14"> lo pseudonimo di </span><span class="s15">Marisa Mori</span><span class="s14">, allieva di Felice Casorati; la poetessa </span><span class="s15">Térésah,</span><span class="s14"> ovvero Corinna Teresa Gray Ubertis, nata a Firenze da una famiglia alessandrina di Frassineto Po, importante figura della vita culturale torinese (fu anche giornalista, </span><span class="s14">pittrice</span><span class="s14">, autrice di teatro); </span><span class="s15">Cesarina Gualino,</span><span class="s14"> nata </span><span class="s14">Cesarina </span><span class="s14">Gurgo Salice, ballerina e pittrice, moglie dell’industriale, collezionista e mecenate torine</span><span class="s14">se Riccardo Gualino, la cui </span><span class="s14">scuola di danza consentì di far esibire </span><span class="s14">nel 1926 </span><span class="s14">a Torino i Ballets Russes di Sergei Diaghilev. </span></p>
<p class="s13"><span class="s16"> </span></p>
<p class="s13"><span class="s14">L’Autore dedica poi capitoli specifici ad ogni arte e ai principali protagonisti di ciascun ambito: la fotografia (i fotomontaggi di </span><span class="s15">Maggiorino Gramaglia</span><span class="s14">); la musica (</span><span class="s15">Alfredo Cas</span><span class="s15">ella</span><span class="s14">, ricordato da una lapide sulla facciata della casa natale in via Cavour 41); il cinema (l&#8217;unico film a tutti gli effetti futurista girato e ambientato a Torino è stato “Velocità/ Vitesse”, scritto e diretto nel 1930 dal pittore </span><span class="s15">Pippo Oriani,</span><span class="s14"> con la collaborazione del futuro sceneggiatore di fumetti Guido Martina e dell’attrice nonché pittrice Tina Cordero); la pubblicità, non solo con Diulgheroff (Cordial Campari) e Pippo Oriani (che lavorò per la Leone),  ma anche con </span><span class="s15">Fedele Azari,</span><span class="s14"> detto “Dinamo”, aeropittore e aviatore nato a Pallanza (frazione di Verbania</span><span class="s14">,</span><span class="s14"> allora facente parte della Provincia di Novara), che sperimentò il volantinaggio aereo (nel maggio 1920 inondò Milano, Torino e Genova con dei manifestini della Fiera campionaria internazionale, sorvolando le città a bordo di un dirigibile).</span></p>
<p class="s13"><span class="s14">Il 29 febbraio 1920 sul giornale “Roma Futurista” venne pubblicato il </span><span class="s15">Manifesto della moda femminile futurista,</span><span class="s14"> firmato da Volt5 (Vincenzo Fani), che intendeva bandire tutto ciò che poteva essere riconducibile alla pura femminilità, </span><span class="s15">inserendo capi tipicamente maschili come la giacca, i cappelli o la cravatta. </span><span class="s14">In conformità alla dichiarazione di Balla, secondo il quale «si pensa e si agisce come si veste», i futuristi rigettavano le vecchie convenzioni sartoriali, optando per abiti anti-borghesi, aggressivi ed eccentrici («Idealizzeremo nella donna le conquiste più affascinanti della vita moderna (&#8230;). Faremo dei decolletés a zig-zag, maniche diverse l’una dall’altra, scarpe di forma, colore e altezza differenti»). </span><span class="s14">In ambito maschile, furono lo scrittore Ignazio Scurto e lo scultore e pittore Renato Di Bosso a ideare la </span><span class="s15">cravatta futurista</span><span class="s14">, un grembiulino di metallo appeso ai becchetti della camicia.</span></p>
<p class="s13"><span class="s14">Il 28 </span><span class="s14">dicembre 1930 sempre Marinetti </span><span class="s14">firma sulla “Gazzetta del Popolo”</span><span class="s14">,</span> <span class="s14">insieme</span><span class="s14"> a Fillia,</span><span class="s14"> il </span><span class="s15">Manifesto della cucina futurista.</span><span class="s14"> Dagli stravaganti menù futuristi la pastasciutta è bandita, in quanto vivanda passatista, mentre vengono serviti antipasti intuitivi, aerovivande tattili con rumori e odori, Carne-plastico, Ultravirile, Pollofiat, Dolcelastico…Famoso il banchetto </span><span class="s14">futurista che si tenne l’8 marzo 1931 alla </span><span class="s15">Taverna del Santopalato,</span><span class="s14"> in via Vanchiglia 2, </span><span class="s14">a</span><span class="s14">d un passo da P</span><span class="s14">iazza Vittorio. Il menù fu realizzato a mano da Depero, Fillia, Ugo Pozzo, Prampolini, Balla e Oriani, gli arredi color rosso vivo vennero </span><span class="s14">ideati </span><span class="s14">dalla coppia Fillia-Diulgheroff. Oggi al suo posto c’è </span><span class="s14">la Trattoria Toscana, </span><span class="s14">che all’interno </span><span class="s14">co</span><span class="s14">nserva gelosa</span><span class="s14">mente la riproduzione del menù fu</span><span class="s14">turista della serata d’apertura.</span></p>
<p class="s13">MAURIZIO TERNAVASIO</p>
<p class="s13">IL FUTURISMO DI TORINO E DEL PIEMONTE</p>
<p class="s13">NEOS EDITORE</p>
<p class="s13">19 euro</p>
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		<title>24 giugno 1500 &#8211; La festa di San Giovanni a Torino</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 22:04:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[gandolfo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La festa torinese di San Giovanni Battista che si celebra ogni anno nel capoluogo piemontese la sera e la notte del 23 giugno, costituisce certamente la punta di diamante della ritualità, per certi aspetti “pagana”, della tradizione piemontese. La scelta cristiana di consacrare il 24 giugno a San Giovanni va vista in relazione alla natività [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>La festa torinese di San Giovanni Battista che si celebra ogni anno nel capoluogo piemontese la sera e la notte del 23 giugno, costituisce certamente la punta di diamante della ritualità, per certi aspetti “pagana”, della tradizione piemontese. La scelta cristiana di consacrare il 24 giugno a San Giovanni va vista in relazione alla natività di Cristo del 25 dicembre: ponendo l&#8217;Annunciazione nove mesi prima e basando l&#8217;interpretazione sulla testimonianza del Vangelo (Luca afferma che  Maria andò a trovare Elisabetta al sesto mese di gravidanza, nei giorni dell&#8217;Annunciazione), Ë stata stabilita la nascita del Battista, creando un dies natalis totalmente diverso da quello degli altri santi celebrati nel calendario (San Giovanni è l&#8217;unico santo di cui è festeggiata la nascita).</p>
<p>Per alcuni la festa di San Giovanni sarebbe la trasformazione di un antico culto solare (un preciso riferimento è reperibile nella festa romana del 24 giugno indicata come solstitium o campas), che rivela quindi una radice ben assestata  nella tradizione rituale precristiana. . Va ancora segnalato che Giovanni Battista, nell’iconografia è spesso riproposto sul modello della divinità agricola.</p>
<p>I rituali legati a San Giovanni, non ancora spenti nel folklore di molti paesi, possono quindi essere posti in relazione alle feste solstiziali precristiane, in cui si celebrava la morte &#8211; rinascita del ciclo stagionale. A livello popolare però, queste pratiche non si sono spente e hanno mantenuto una propria vitalità, conservando alcune caratteristiche invariate: il fuoco, i giochi, le sfilate, le danze, il coinvolgimento collettivo in un falò finale, forse ultima memoria di un’antica trasgressione. Anche sulla base di questa tradizione si andò affermando la credenza che la notte di San Giovanni fosse il momento dedicato alla celebrazione dei rituali delle streghe, in Piemonte denominate masche. Le erbe raccolte durante la notte di San Giovanni erano ritenute le più adatte per preparare filtri, pozioni magiche e praticare incantesimi. Nella magica notte le donne da marito traevano auspici sul loro futuro sposo attraverso molteplici forme rituali. La zitelle “mettevano piombo nell’acqua a liquefare e dalla forma del piombo cercavano di capire la qualità del marito sperato: usanza molto diffusa anche questa. Si adoperavano anche tre fagioli: uno sbucciato del tutto, uno solo per metà, il terzo intatto. Questi fagioli si avvolgevano nella carta e si ponevano sotto il guanciale: la mattina del San Giovanni si tirava a sorte: l’intatto presagiva uno sposo ricco, quello mezzo sbucciato uno sposo mediocre, quello del tutto sbucciato un nullatenente .</p>
<p>In sostanza, quasi in tutte le località in cui sopravvive la festività del 24 giugno, il tema dominante che si è conservato con maggiore frequenza è quello relativo al falò ( a Torino chiamato farò), intorno al quale si ballava e cantava (a Torino questa pratica è chiamata balloira). In Europa, accanto al falò era inoltre d’uso accostare i malati, che ne avrebbero tratto i favorevoli influssi; inoltre, la cenere ottenuta era considerata dotata di poteri taumaturgici e protettivi. Sulla catasta di legno poteva anche essere collocato un albero, che aveva sulla punta una corona di fiori.</p>
<p>A Torino la festa di san Giovanni -ancora oggi parte integrante del folklore piemontese &#8211;  è documentati a partire dal XVI secolo. Ma non vi sono motivi storici per escluderne la presenza nei periodi precedenti.<br />
Oltre alla processione, al falò e alla balloira per l’occasione veniva anche celebrata la messa dall’arcivescovo direttamente nel duomo, che poi guidava la processione davanti alla numerosa folla intervenuta.<br />
In seguito si distribuivano fiori e arance: segni sopravvissuti  chiaramente ai culti solstiziali nei quali frutti e fiori avevano un chiaro significato propiziatorio.<br />
A partire dal XIV secolo, il comune provvide anche ad ufficializzare certi componenti della festa, dando ai trombettieri (trombadotores) e ai venditori di caramelle (caramelator) una tonaca e il cappuccio.<br />
Altre manifestazioni organizzate in occasione della festa di San Giovanni erano il tiro con l’archibugio e l’elezione di un “re” della balloira: quest’ultimo era esente da servizi di ogni genere e godeva di altri piccoli privilegi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>23 giugno 1872 &#8211; Nasce nell&#8217; Alessandrino san Luigi Orione</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 22:04:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Luigi Orione è stato il fondatore della Piccola opera della Divina Provvidenza: è stato canonizzato da papa Giovanni Paolo II nel 2004. Il 14 settembre 1885 entra tra i Francescani di Voghera, ma nel giugno del 1886 ne viene dimesso a causa di una grave malattia per la quale rischia la morte. Il 4 ottobre 1886 [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Luigi Orione è stato il fondatore della Piccola opera della Divina Provvidenza: è stato canonizzato da papa Giovanni Paolo II nel 2004. Il 14 settembre 1885 entra tra i Francescani di Voghera, ma nel giugno del 1886 ne viene dimesso a causa di una grave malattia per la quale rischia la morte. Il 4 ottobre 1886 diventa allievo nell&#8217;oratorio Valdocco di Torino, dove rimane tre anni. Viene notato da Giovanni Bosco che lo annovera tra i suoi prediletti.</p>
<p>A partire dal 1899 comincia a raccogliere intorno a sé un primo gruppo di sacerdoti e chierici che andranno a costituire la Piccola Opera della Divina Provvidenza, approvata dal vescovo diocesano nel 1903.</p>
<p>Nel 1908 si reca a Messina e Reggio Calabria devastate dal terremoto per partecipare agli aiuti, lì si dedica per tre anni soprattutto alla cura degli orfani, in particolare a Reggio Calabria contribuisce a far nascere il Santuario di Sant&#8217;Antonio. Aiuterà in egual modo nei confronti dei terremotati nella Marsica nel 1915. Nello stesso anno fonda la Congregazione delle Piccole Suore Missionarie della Carità. Al termine della prima guerra mondiale comincia la fase di espansione dell&#8217;opera orionina: fondazione di collegi, di colonie agricole e di opere caritative e assistenziali sia in Italia (Milano, Genova, Roma) sia nel mondo (Buenos Aires, san Paolo del Brasile, Santiago del Cile). Invia missionari in Brasile,  Argentina e Uruguay, in Palestina, in Polonia, a Rodi, negli Stati Uniti d&#8217;America, in Inghilterra, in Albania. Egli stesso, nel 1921-22 e nel 1934-37, si reca in visita missionaria nell&#8217;America Latina.</p>
<p>Fonda inoltre il santuario di Nostra Signora della Guardia a Tortona (Alessandria) (1931) e quello della Madonna di Caravaggio a Fumo di Corvino San Quirico0 (Pavia) .</p>
<p>Muore a Sanremo il 12 marzo 1940. Il suo corpo è esposto a Tortona nel santuario da lui innalzato. Beatificato il 26 ottobre 1980 da papa Giovanni Paolo II, è stato proclamato santo dallo stesso Papa il 16 maggio 2004.</p>
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		<title>22 giugno 1949 &#8211; Nasce a Bra Carlin Petrini, fondatore di Slow Food</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 22:04:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Carlo Petrini nasce da una famiglia dove la madre è un&#8217;ortolana cattolica ed il padre un ferroviere comunista. La sua nascita avviene in casa da una levatrice che era chiamata Madama Gola. In estate frequentava le colonie estive presso Laigueglia in Liguria, terra che lo ospiterà anche più tardi, nel periodo della leva militare, alla [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Carlo Petrini nasce da una famiglia dove la madre è un&#8217;ortolana cattolica ed il padre un ferroviere comunista. La sua nascita avviene in casa da una levatrice che era chiamata <i>Madama Gola</i>. In estate frequentava le colonie estive presso Laigueglia in Liguria, terra che lo ospiterà anche più tardi, nel periodo della leva militare, alla quale adempirà alla Caserma Turinetto di Albenga. Carlo Petrini conduce i propri studi in <a title="Sociologia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sociologia">sociologia</a> presso l&#8217;Università degli studi di Trento e partecipa attivamente all&#8217;attività politica, venendo eletto consigliere comunale per la lista del Partito di Unità Proletaria a Bra.</p>
<p>Si occupa di enogastronomia dal 1977 sui principali periodici e giornali italiani e partecipa attivamente alla nascita del Gambero Rosso, inizialmente inserto mensile del <i>Manifesto</i>. In questo periodo, tramite l&#8217;Arci, collabora con il Club Tenco ed è lo scopritore, nel 1980, delle Gemelle Nete, cantanti folk delle Langhe.</p>
<p>Fonda la &#8220;Libera e Benemerita Associazione degli Amici del Barolo&#8221;, che diventerà nel luglio 1986 Arcigola, mantenendo forti legami col Gambero Rosso e con la rivista <i>La Gola</i>. È ideatore di importanti manifestazioni ormai di rilievo internazionale come <i>Cheese</i>, il <i>Salone del Gusto</i> di Torino e la recente manifestazione <i>Terra Madre</i>, giunta nel 2010 alla quarta edizione, che si svolge a Torino in contemporanea al <i>Salone del Gusto</i>.</p>
<p>Il 9 dicembre 1989 a Bra viene fondato il Movimento Internazionale <i>Slow Food</i>. Ha curato l&#8217;edizione della <i>Guida ai Vini del Mondo</i> ed è stato curatore della <i>Guida ai Vini d&#8217;Italia</i>, tra le più prestigiose in materia. Come giornalista ha collaborato tra le altre testate con l&#8217;Unità e La Stampa; dal 2007 è una firma di Repubblica.</p>
<p>È in prima linea in una battaglia contro gli OGM, trovandosi spesso in disaccordo con esponenti del mondo scientifico, favorevoli alla produzione degli Organismi geneticamente modificati.</p>
<p>Il 23 maggio 2007  viene nominato tra i 45 membri del Comitato promotore nazionale per il Partito Democratico. Nell 2008 il quotidiano inglese <i>Guardian</i> lo posiziona tra le 50 persone che potrebbero salvare il pianeta. Carlo Petrini è in Italia uno dei convinti sostenitori di una agricoltura maggiormente &#8220;compatibile&#8221;, individuando in essa anche una modalità di maggiori rese e combatte quindi lo strapotere dell&#8217;industria agro-alimentare. In contrapposizione a questo assunto vi sono coloro, come il premio Nobel Norman Borlaug, il padre della rivoluzione verde, o l&#8217;agronomo Antonio Saltini, che prevedono invece un futuro in cui si assisterà ad un nuovo drammatizzarsi del problema delle carenza di derrate alimentari a causa dell&#8217;esaurirsi delle potenzialità delle scoperte e dei mezzi tecnici che hanno consentito in cinque decenni di triplicare le produzioni cerealicole del globo.</p>
<p>E&#8217; morto nella sua Bra il 21 maggio 2026.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.unannoinpiemonte.com/?p=16960">22 giugno 1949 &#8211; Nasce a Bra Carlin Petrini, fondatore di Slow Food</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.unannoinpiemonte.com">Un anno in Piemonte</a>.</p>
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		<title>21 giugno 1998 &#8211; Muore il cardinal Ballestrero, fu vescovo di Torino</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Jun 2026 22:04:34 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Accadde Oggi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La Conferenza episcopale piemontese ha reso noto, nei mesi scorsi, che e&#8217; stata avviata l&#8217;inchiesta diocesana per la causa di canonizzazione del cardinale Anastasio Ballestrero. Carmelitano, arcivescovo di Torino, Ballestrero,è  morto il 21 giugno 1998 a Bocca di Magra (La Spezia) all&#8217;eta&#8217; di 84 anni, e&#8217; stato dal 1979 al 1985 presidente della Cei.  Sull&#8217;Osservatore Romano [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.unannoinpiemonte.com/?p=16602">21 giugno 1998 &#8211; Muore il cardinal Ballestrero, fu vescovo di Torino</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.unannoinpiemonte.com">Un anno in Piemonte</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>La Conferenza episcopale piemontese ha reso noto, nei mesi scorsi, che e&#8217; stata avviata l&#8217;inchiesta diocesana per la causa di canonizzazione del cardinale Anastasio Ballestrero.</p>
<p>Carmelitano, arcivescovo di Torino, Ballestrero,è  morto il 21 giugno 1998 a Bocca di Magra (La Spezia) all&#8217;eta&#8217; di 84 anni, e&#8217; stato dal 1979 al 1985 presidente della Cei.  Sull&#8217;Osservatore Romano lo ricorda il sacerdote carmelitano Giuseppe Caviglia, che negli ultimi 25 anni ne e&#8217; stato il segretario particolare. &#8220;Padre Anastasio Ballestrero &#8211; scrive &#8211; e&#8217; stato vescovo, e&#8217; stato cardinale, e&#8217; stato presidente della Conferenza episcopale italiana, ma e&#8217; stato soprattutto un carmelitano, e un carmelitano parte dal cuore, sia nel relazionarsi con Dio, sia nel relazionarsi con i propri fratelli&#8221;.    &#8220;Padre Anastasio ci esortava &#8211; e non perdeva occasione di farlo &#8211; a tralasciare tanti libri sulla preghiera. Non perche&#8217; non fosse attento alla cultura o estraneo ai dibattiti teologici, ma perche&#8217; il leggere molti libri depista dall&#8217;orazione autentica, vera e semplice, fatta nell&#8217;intimita&#8217; del cuore. Allora e&#8217; meglio trascurare il &#8216;sapere&#8217; umano, le tante parole dell&#8217;uomo, e affidarsi solamente alla Parola di Dio&#8221;, aggiunge il sacerdote.</p>
<p>Fu arcivescovo di Torino negli anni Ottanta, anni difficili segnati dal terrorismo e dalla crisi. Fu padre Anastasio ad accogliere papa Wojtyla per la sua prima visita nel capoluogo torinese.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.unannoinpiemonte.com/?p=16602">21 giugno 1998 &#8211; Muore il cardinal Ballestrero, fu vescovo di Torino</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.unannoinpiemonte.com">Un anno in Piemonte</a>.</p>
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