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	<title>La quarta bozza</title>
	
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	<pubDate>Tue, 12 May 2009 12:27:47 +0000</pubDate>
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		<title>Il marketing editoriale: “Come ti vendo un libro” (Milano, 11 maggio 2009)</title>
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		<comments>http://www.quartabozza.com/2009/05/12/il-marketing-editoriale-come-ti-vendo-un-libro-milano-11-maggio-2009/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 12 May 2009 06:58:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[editoria]]></category>

		<category><![CDATA[milano]]></category>

		<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Quello che i critici scrivono non determina affatto la qualità del libro. E&#8217; la storia che la determina: bisogna aspettare che siano morti l&#8217;autore, i critici, gli editori. Quando tutto è sedimentato si va a vedere cosa valeva e cosa non valeva, non prima. Non possiamo fidarci del parere di quattro signori per stabilire che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: right;"><em>&#8220;Quello che i critici scrivono non determina affatto la qualità del libro. E&#8217; la storia che la determina: bisogna aspettare che siano morti l&#8217;autore, i critici, gli editori. Quando tutto è sedimentato si va a vedere cosa valeva e cosa non valeva, non prima. Non possiamo fidarci del parere di quattro signori per stabilire che cos&#8217;è qualitativo, le pare?&#8221;</em><br />
– Gian Arturo Ferrari</div>
<p><img src="http://www.quartabozza.com/wp-content/uploads/2009/05/egvabtc5kn4c70twwnmkgcwso1-500.jpg" border="0" alt="EGvAbTc5Kn4c70twWnmKGCWso1_500.jpg" hspace="10" vspace="10" width="200" height="282" align="right" /></p>
<p>Si è svolto ieri pomeriggio a Milano, presso il Circolo della Stampa in Corso Venezia, l&#8217;incontro &#8220;Come ti vendo un libro: Meccanismi, segreti e bugie del marketing editoriale&#8221;. Sono intervenuti:</p>
<ul>
<li><strong>Gian Arturo Ferrari</strong> (direttore generale della divisione Libri del gruppo Mondadori)</li>
<li><strong>Emilia Lodigiani</strong> (direttore editoriale Iperborea)</li>
<li><strong>Gianni Biondillo</strong>, scrittore</li>
<li><strong>Paolo Mauri</strong> (la Repubblica)</li>
<li><strong>Stefano Bartezzaghi</strong> (sappiamo tutti chi è)</li>
<li>moderatore: <strong>Enrico Regazzoni</strong> (direttore Istituto per la formazione al giornalismo)</li>
</ul>
<p>Ho preso qualche appunto, che riporto qui sotto in forma di agevole elenco puntato, nel caso interessi a qualcheduno.</p>
<p><a href="http://www.ifgonline.it/pub/143/show.jsp?id=4611&amp;iso=1&amp;is=143">Sul sito dell&#8217;IFG trovate i pdf dell&#8217;inchiesta sul marketing editoriale</a>: interessante soprattutto l&#8217;intervista a Ferrari.</p>
<ul>
<li>Lo scrittore è influenzato dalle ipotesi sulla vendibilità del libro che sta scrivendo? <strong>Biondillo</strong> risponde: se pubblichi è perché vuoi essere letto, non prendiamoci in giro. <span style="background-color:yellow;">Il lettore non è stupido</span>, il &#8220;lettore forte&#8221; sa riconoscere il buon libro, per quanto l&#8217;editore cerchi di propinargli roba che non vale niente. Biondillo era (ed è) un architetto, non conosceva nessuno nel mondo editoriale; un&#8217;amica gli ha detto che il suo libro valeva, e l&#8217;ha portato personalmente in Guanda: due settimane dopo il direttore, Brioschi, ha telefonato a Biondillo per proporgli la pubblicazione. &#8220;Una botta di culo clamorosa&#8221; commenta lui. I lettori sono molto precisi e attenti, contestano all&#8217;autore financo l&#8217;uso dei tempi verbali. L&#8217;autore deve rispettare i lettori che scelgono di dedicare il proprio tempo al suo libro anziché fare cose più divertenti, come fare sesso o andare al mare. Anche scrivere libri astuti e furbi è un&#8217;arte, ma non esistono formule bell&#8217;e pronte per i bestseller, i mezzucci non pagano. Lo scrittore non deve muoversi dal suo &#8220;stato di verità&#8221;, cioè deve essere sincero con se stesso e scrivere ciò che vuole, poi in qualche modo troverà i suoi lettori.</li>
</ul>
<p><span id="more-288"></span></p>
<ul>
<li><strong>Paolo Mauri:</strong> La distribuzione è ancora una fase problematica della filiera editoriale; Zavattini sognava di mettere i suoi libri in un sacco e andare di casa in casa come la Befana per distribuirli ai lettori.</li>
<li><strong>Gian Arturo Ferrari:</strong> Ciò che è reale è razionale? Ovvero, se un libro vende due milioni di copie, significa che è un libro di qualità? (sottile provocazione.) No: l&#8217;editoria libraria è un prodotto della civiltà moderna – prima il libro era oggetto raro e prezioso – che ha consentito alla modernità di costituirsi, ha diffuso il sapere. Quindi l&#8217;editoria moderna è strutturalmente legata alla categoria della <em>quantità</em>, che è ciò che la distingue dal libro antico e medievale. Manuzio, Erasmo e Bembo hanno inventato l&#8217;editoria moderna: portare i libri a più persone possibile. Così è nato anche lo scrittore di professione, che esiste nella misura in cui esiste gente che gli compra i libri, consentendogli di campare di questo senza dover vivere a corte o avere un mecenate. Oggi in Italia sono rari gli scrittori di professione: perlopiù a scrivere libri sono giornalisti o professori.</li>
<li>La situazione attuale secondo Ferrari: non si pubblicano troppi libri, le novità sono proporzionali alla popolazione di ogni Paese. L&#8217;abbandono della lettura negli anni dell&#8217;adolescenza è un problema meno grave di un tempo, perché oggi si pubblica molto nel settore &#8220;Young Adults&#8221; (basti pensare alla Meyer). I veri problemi di oggi sono: (1) <span style="background-color:yellow;">La barriera linguistica</span>, per cui il bacino potenziale di lettori degli editori italiani non supera i 60 milioni, e (2) <span style="background-color:yellow;">una cultura elitaria</span>, per cui secondo qualcuno è bene che leggano in pochi. In Italia leggono solo 4 milioni di persone (lettori abituali): ma sono lettori &#8220;voraci, robusti, erculei&#8221;: da soli &#8220;tengono su la baracca&#8221;. Regazzoni ribatte: &#8220;Sono contento per la baracca, ma mi preoccupo un po&#8217; per la società civile&#8221;.</li>
<li><strong>Emilia Lodigiani:</strong> la Iperborea, che non può spendere in marketing e pubblicità, punta molto sull&#8217;identità della casa editrice (Iperborea pubblica solo autori nordeuropei), sulla forte riconoscibilità da parte dei lettori. Lodigiani dissente in parte da Ferrari: la barriera è più culturale che linguistica, dice; i paesi nordici sono terra di lettori fortissimi, anche se le lingue sono ancor più minoritarie dell&#8217;italiano. La barriera linguistica è un concetto opinabile: in Svezia ci sono 9 milioni di abitanti, e alcuni bestseller hanno venduto 2 milioni di copie. In Italia nasce e muore una casa editrice ogni tre giorni: <span style="background-color:yellow;">pubblicare non è difficile, il difficile è vendere</span>. Il marketing è indispensabile. Per la Iperborea questo significa: grafica di copertina e formato 10&#215;20 riconoscibilissimi, comunicazione diretta col lettore attraverso l&#8217;opinione dell&#8217;editore espressa in quarta di copertina, illustrazioni di copertina coerenti con il contenuto e opera di artisti nordeuropei. Tiratura media Iperborea: 3-4000 per un nuovo autore, 2000 per i classici, Arto Paasilinna è partito con 10.000 copie (ne ha vendute 100.000).</li>
<li><strong>Bartezzaghi: </strong>4 milioni sono i lettori di libri, 5 milioni le copie dei quotidiani: sono probabilmente le stesse persone. Al lettore colto arrivano le suggestioni sottili del marketing, anche qualcosa in tv (gli autori che vanno da Fazio, soprattutto). Dal punto di vista di Bartezzaghi autore: il libro, quando hai finito di scriverlo e lo vedi in bozze, ti diventa estraneo, come se l&#8217;avessi gettato in mare, non ti sembra più opera tua, sparisce in un gorgo di letture altrui. Il libro è una merce (quindi ha bisogno di marketing) ma è una merce speciale (ha bisogno di marketing speciale). Il marketing è tautologico: dà al lettore quel che il lettore vuole, mentre i libri migliori sono quelli che stupiscono. Vedi per esempio<span style="background-color:yellow;"> Saviano e Giordano</span>, megaseller di autori esordienti: se davvero la Mondadori fosse solo marketing, forse quei due libri non sarebbero stati pubblicati: certo, erano promettenti, ma nessuno poteva immaginare questi risultati di vendita. Regazzoni chiede: &#8220;Ma quanto avrebbero venduto Saviano e Giordano con un piccolo editore?&#8221; Bartezzaghi: &#8220;Certo, ma lì il lavoro di mktg è iniziato dopo che il libro aveva già cominciato a camminare con le proprie gambe.&#8221;</li>
<li><strong>Ferrari:</strong> <span style="background-color:yellow;">il mktg si fa solo per i paperback, perché l&#8217;editoria è un&#8217;operazione alla cieca</span>. Non c&#8217;è la fase di Ricerca&amp;Sviluppo, perché costa meno pubblicare direttamente i libri e andare per tentativi, vedere quali vendono e quali no. Solo il 20% poi finisce in paperback e quindi in catalogo. A Ferrari è capitato solo una decina di volte di prevedere un grande successo leggendo le bozze prima della pubblicazione. In ogni caso, la prima edizione di <em>Gomorra</em> aveva una tiratura di 4500 copie (alla fine ne ha vendute 2 milioni). La tendenza è a puntare sul singolo titolo o autore, non sul marchio dell&#8217;editore (quindi sì, Saviano e Giordano avrebbero venduto anche con un editore piccolo): altrimenti i librai non avrebbero esposto in bella vista <em>L&#8217;eleganza del riccio</em> o <em>Twilight</em>, pubblicati da editori minori, quando hanno iniziato a vendere molto grazie al passaparola.</li>
<li><strong>Biondillo:</strong> Bisogna sfatare i luoghi comuni snob: che &#8220;piccolo è bello&#8221;, che &#8220;il bestseller è il Male&#8221;. Il tempo è galantuomo, è difficile recensire libri appena usciti, il mercato alla fine premia i buoni libri (come ha detto il grande critico Angelo Guglielmi: &#8220;Non esistono capolavori nascosti: se un libro vale, alla fine si impone&#8221;). <span style="background-color:yellow;">Altro luogo comune elitista (o &#8220;etilista&#8221;): la diffidenza verso Internet, dove si fa cultura ben più che sui quotidiani</span>, le cui pagine culturali spesso paiono ferme al 1956 e sono piene di marchette. Saviano per esempio scriveva (e scrive) su <a href="http://www.nazioneindiana.com/">Nazione Indiana</a>. Il problema non sono gli adolescenti che non leggono: secondo un sondaggio, un dirigente d&#8217;azienda francese legge in media 50 libri/anno, un dirigente italiano ne legge 7/8.</li>
<li><strong>Mauri:</strong> In realtà la tv può fare poco. Cosa accadrebbe però se gli sceneggiatori del Grande Fratello inserissero un libro nella casa? Come reagirebbero i concorrenti? Forse vale la pena di provarci&#8230;</li>
<li>Sul tema di Internet, <strong>Bartezzaghi</strong> aggiunge però che non va sottovalutato il problema di come valutare l&#8217;attendibilità e la fondatezza delle recensioni che circolano in rete. Circola molto risentimento, ma non si può dire pubblicamente una cosa del genere perché si passa per snob.</li>
<li><strong>Ferrari</strong>, sugli esordienti: In Mondadori leggono ogni singolo manoscritto che arriva, rispondono a tutti e restituiscono i manoscritti, a differenza degli altri editori. Questo perché Arnoldo Mondadori diceva: ogni aspirante scrittore è già un nostro lettore, e non dobbiamo alienare i nostri lettori. Almeno un grande bestseller è nato così, dalla pila dei manoscritti non richiesti: <em>Io speriamo che me la cavo</em> di Marcello D&#8217;Orta. La stessa politica vale in Iperborea, dice la Lodigiani: rispondono gentilmente a tutti, facendo osservare che loro pubblicano solo autori stranieri&#8230;</li>
<li><strong>Biondillo</strong>: la tv potrebbe essere usata proficuamente come strumento di marketing rivolto soprattutto ai lettori deboli e potenziali: il che farebbe un gran bene anche alla tv. L&#8217;importante è<span style="background-color:yellow;"> riproporre il libro come oggetto familiare, domestico, accessibile, spogliandolo dalla sua patina di sacralità</span>. (Mauri: &#8220;In nessuna fiction televisiva ho mai visto un personaggio che legge un libro&#8221;.) Ferrari ribatte che si parla già di libri in tv due volte alla settimana, in prima serata: Fazio praticamente non parla d&#8217;altro. Ma questa è promozione della vendita di libri, non della lettura. Quel che bisogna fare è allargare il bacino dei lettori bambini, che diventeranno lettori adulti. La Lodigiani ricorda che in Danimarca ogni bambino che compie due anni viene iscritto automaticamente alla biblioteca di quartiere, e a scuola si passano intere mattinate a leggere: i bambini possono scegliere i libri da soli, e nessuno li interrogherà poi su ciò che hanno letto: lo scopo è stimolare il puro piacere della lettura.</li>
<li>Tutti concordi: <span style="background-color:yellow;">i booktrailer non servono assolutamente a niente</span>. La Lodigiani ne ha tre sul sito di Iperborea, e non sono serviti a nulla.</li>
</ul>
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		<title>Per chiudere qualche tab</title>
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		<comments>http://www.quartabozza.com/2009/04/08/per-chiudere-qualche-tab/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 07:34:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Un po&#8217; di segnalazioni sparse, per chiudere alcune delle venti tab di Firefox che ho qui aperte, e con l&#8217;ulteriore intento di comunicare al mondo che questo blog è ancora in attività. Se già non l&#8217;avete tolto dai feed.
Tra le altre cose, sono giunta alla conclusione che nell&#8217;ottica di un&#8217;ecologia del pensiero, e per scongiurare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un po&#8217; di segnalazioni sparse, per chiudere alcune delle venti tab di Firefox che ho qui aperte, e con l&#8217;ulteriore intento di comunicare al mondo che questo blog è ancora in attività. Se già non l&#8217;avete tolto dai feed.</p>
<p>Tra le altre cose, sono giunta alla conclusione che nell&#8217;ottica di un&#8217;ecologia del pensiero, e per scongiurare l&#8217;insorgenza della drammatica sindrome del blogger tuttologo, è buona norma leggere diecimila parole per ogni parola che si scrive. Personalmente sto seguendo proprio questa filosofia, oltre alla mia solita regoletta aurea, che recita: &#8220;Non premere Invio se non hai la certezza che le tue parole possano tornare utili a qualcuno&#8221;. Donde la mia poca attività online in questo periodo, compresi i social network. </p>
<ul>
<li>I Pride di quest&#8217;anno: <a href="http://www.genovapride.it/">Genova (Pride nazionale) il 27 giugno</a> (vigilia del quarantennale di Stonewall), io e <a href="http://www.flickr.com/photos/remuz78/">Remuz</a> ci saremo; Milano&#8230; non si sa ancora quando, ma io e Remuz ci saremo; <a href="http://www.romapride.it/">Roma 13 giugno</a>. </li>
<li><a href="http://spectator.org/archives/2009/02/17/special-thanks-to-spot">Un&#8217;interessante riflessione</a> sull&#8217;uso e l&#8217;abuso della pagina dei ringraziamenti nei libri. Non so voi, ma io quella pagina lì la trovo un&#8217;americanata pazzesca (locuzione da leggersi a mo&#8217; di Fantozzi re. <em>Corazzata Potëmkin</em>), e noto con sgomento che si è diffusa anche tra gli autori italiani. Detesto tradurre quegli Aknowledgments imbevuti di retorica, e quando è capitato a me di scrivere un libro non ho inserito dediche né ringraziamenti. Lo trovo lezioso e sentimentale, suppongo che al lettore non interessi, e comunque preferisco ringraziare di persona. Credo che questa idiosincrasia mi sia venuta quando ho visto tesi di laurea dedicate alla mamma e all&#8217;amica del cuore &#8220;che mi ha aiutato a correggere la grammatica&#8221;. Doveroso ringraziare i colleghi e le persone che materialmente hanno contribuito alla stesura o alla revisione, o all&#8217;elaborazione delle idee; ma la mamma, vi prego, la mamma no.</li>
<li>Wu Ming 4 parla <a href="http://www.wumingfoundation.com/italiano/stelladelmattino/?p=33">del valore dell&#8217;allegoria in Tolkien</a>, dell&#8217;influsso dei temi cristiani sul SdA, delle &#8220;puerili&#8221; strumentalizzazioni politiche:<br />
<blockquote><p>La faccenda non era di poco conto per Tolkien, che non ha mai condiviso la scelta dell’amico C.S.Lewis, nella cui narrativa fantastica i personaggi ricalcano pedissequamente le figure evangeliche e le storie hanno un evidente intento apologetico. L’unica allegoria che Tolkien era disposto ad accettare era quella aperta, la cui universalità non è dovuta all’autorevolezza del messaggio a cui allude, bensì alla complessità e profondità del messaggio stesso di cui la storia si fa latrice.</p></blockquote>
</li>
<li>Interviste a due grandi traduttori: la compianta <a href="http://www.wittgenstein.it/html/diario000999.html">Adriana Motti</a> (<em>Il giovane Holden</em>) e l&#8217;immenso Vincenzo Mantovani (<a href="http://www.ilmonocolo.org/pdf/Parmiani-01.pdf">intervista in pdf</a>), che ha tradotto di tutto e di più, da Roth a Bellow  a Faulkner a Asimov a Crichton. Bello che entrambi, contro ogni regoletta da manuale, ribadiscano che leggersi tutto il libro prima di iniziare a tradurlo è *noioso*. Lo è, lo è; e se la prima lettura coincide con la prima stesura, poco male: il bravo traduttore fa tante riletture, e lì si accorge di tutto quello di cui si deve accorgere. (Cioè, Mantovani se ne accorge; io, boh. Speriamo.)</li>
</ul>
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		<title>Information overload for dummies</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Feb 2009 13:42:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[autoreferenzialità]]></category>

		<category><![CDATA[umurismu]]></category>

		<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Sto facendo un rapido calcolo, e ho paura.
Ho imparato a leggere a due anni e mezzo; quest&#8217;anno ne compio trenta, e dal 1982 a oggi ho letto in media due libri alla settimana.
Fanno circa 2800 volumi. Che detti così sembrano pochi.
Anche vivessi fino a novant&#8217;anni nel pieno possesso delle facoltà intellettuali e visive (e a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sto facendo un rapido calcolo, e ho paura.</p>
<p>Ho imparato a leggere a due anni e mezzo; quest&#8217;anno ne compio trenta, e dal 1982 a oggi ho letto in media due libri alla settimana.</p>
<p>Fanno circa 2800 volumi. Che detti così sembrano pochi.</p>
<p>Anche vivessi fino a novant&#8217;anni nel pieno possesso delle facoltà intellettuali e visive (e a dire il vero quelle visive son già un po&#8217; a puttane), potrei leggere più o meno altri 6000 libri.</p>
<p>La cartella &#8220;eBook&#8221; sul mio computer pesa circa 4GB. Contiene svariate migliaia di titoli.</p>
<p>Ergo, già solo quella cartella contiene roba che non riuscirò mai a leggere, campassi cent&#8217;anni.</p>
<p>Inoltre, ogni angolo del mio appartamento si presenta più o meno come l&#8217;angolo ritratto nella foto qui sotto (tutti i ripiani dello scaffale sono rigorosamente in doppia fila, eh); e a breve mi trasferirò in un appartamento più grande, dove sicuramente accumulerò altra carta.</p>
<p>L&#8217;assortimento della Feltrinelli più vicina a casa mia è di 110.000 titoli. E poi ci sono le biblioteche.</p>
<p>Opzione A: faccio un corso di lettura veloce;<br />
Opzione B: riduco le ore di sonno, e limito ulteriormente la già scarsa vita sociale;<br />
Opzione C: mi metto a piangere.</p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://www.quartabozza.com/wp-content/uploads/2009/02/dscn11191.jpg" border="0" alt="DSCN1119.jpg" width="520" height="791" /></div>
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		<title>Perseverare (virgola) diabolicum</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jan 2009 09:09:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[diritti civili]]></category>

		<category><![CDATA[italianiiii]]></category>

		<category><![CDATA[minima moralia]]></category>

		<category><![CDATA[religione]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentato il nuovo slogan per la campagna dell&#8217;Uaar sugli autobus genovesi. Sorvolerò sul triste fatto che la virgola tra soggetto e verbo sia rimasta dov&#8217;era.
Comunque, tirate le somme di tutta la faccenda, sappiate che alla fine ho rinnovato l&#8217;iscrizione all&#8217;Uaar anche per il 2009, e mi fa piacere sentire che in questi giorni stanno avendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.quartabozza.com/wp-content/uploads/2009/01/immagine-1.jpg" alt="Immagine 1.jpg" border="0" width="202" height="235" align="left" hspace="10" vspace="10" /><a href="http://www.uaar.it/news/2009/01/29/genova-gli-ateobus-uaar-tornano-circolazione/">Presentato il nuovo slogan per la campagna dell&#8217;Uaar sugli autobus genovesi</a>. Sorvolerò sul triste fatto che la virgola tra soggetto e verbo sia rimasta dov&#8217;era.</p>
<p>Comunque, tirate le somme di <a href="http://www.quartabozza.com/2009/01/12/la-cattiva-notizia-per-luaar/">tutta la faccenda</a>, sappiate che alla fine ho rinnovato l&#8217;iscrizione all&#8217;Uaar anche per il 2009, e mi fa piacere sentire che in questi giorni stanno avendo un boom di nuovi soci. Condivido il novanta per cento di quel che fanno, pur continuando a nutrire riserve sulla vicenda degli autobus; e ovviamente, nonostante tutto, mi rammarico della censura in cui è incorsa la prima fase dell&#8217;iniziativa. Avrei preferito vedere sugli autobus lo slogan che pure non condividevo, piuttosto che assistere a questa desolante prova di italianità. Per fortuna si è giunti a un compromesso, anche se devo dire che il nuovo slogan non è particolarmente accattivante.</p>
<p>Spero soltanto che quest&#8217;anno gli sforzi dell&#8217;associazione, sostenuti anche dal mio piccolo contributo, vadano meno nella direzione di sterili diatribe teologiche,* e più nel merito della lotta all&#8217;ingerenza vaticana nella vita delle persone. Mi sembra importante ricordare che tra la nostra situazione e quella inglese o spagnola c&#8217;è una bella differenza; e se gli inglesi possono permettersi di scrivere frasi spiritose su un autobus, noi forse abbiamo questioni più pressanti di cui occuparci, anziché scimmiottare le iniziative altrui.</p>
<p>* (disse colei che aveva fatto la tesi di laurea sulla teologia morale e la spiritualità monastica del XII secolo.)</p>
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		<title>Rete dei redattori precari</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 08:03:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[editoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricevo e volentieri diffondo il link alla Rete dei redattori precari.
Chi mi segue su questo blog e offline sa che ho trascorso qualche tempo in casa editrice, e che la situazione di queste figure professionali mi preoccupa ancor più di quella dei traduttori. (Su quel che penso dei traduttori e dei loro compensi non mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.quartabozza.com/wp-content/uploads/2009/01/mw-rerepre-logo.png" alt="mw_rerepre_logo.png" border="0" width="219" height="75" align="right" hspace="10" vspace="!0" />Ricevo e volentieri diffondo il link alla <a href="http://www.rerepre.org/">Rete dei redattori precari</a>.</p>
<p>Chi mi segue su questo blog e offline sa che ho trascorso qualche tempo in casa editrice, e che la situazione di queste figure professionali mi preoccupa ancor più di quella dei traduttori. (Su quel che penso dei traduttori e dei loro compensi non mi dilungo, per evitare di scatenare altri flame, ché si è visto che il traduttore italico, mediamente, è suscettibile. Mi limito a ribadire che il traduttore non è la figura più debole, tra quelle che ruotano intorno a una casa editrice.) Scrivono i precari redattori:</p>
<blockquote><p>In passato l’editoria è stata un precoce laboratorio di forme contrattuali atipiche, oggi è un settore che come pochi altri ha eretto la precarietà a sistema. I giovani lavoratori editoriali sono per la quasi totalità instabili, assunti con contratti capestro che li obbligano a lavorare indefessamente per pochi spiccioli (i tanto chiacchierati 1000 euro al mese per molti di noi sono un miraggio). Spesso, poi, si tratta di contratti atipici irregolari che nascondono una dipendenza di fatto, ma senza le tutele che la legge garantisce ai lavoratori subordinati. Frutto di questa condizione sono lo svilimento della nostra professionalità e lo scadimento formale, e non solo, di tanta parte della produzione editoriale italiana.</p></blockquote>
<p>Tra gli <a href="http://www.rerepre.org/index.php?/2008121159/redattori-editoriali-precari/obiettivi-redattori-editoriali-precari.html">obiettivi</a> (riassumendo):</p>
<ul>
<li>opporsi all&#8217;esternalizzazione selvaggia dei servizi editoriali;</li>
<li>possibilità di scelta da parte del lavoratore, e non solo dell&#8217;azienda, della modalità di collaborazione (occasionale, a progetto, ecc);</li>
<li>mettere a punto un “tariffario del redattore” che stabilisca quale sia una retribuzione adeguata per tipo e carico di lavoro svolto;</li>
</ul>
<p>e soprattutto:</p>
<blockquote><p>Oggi nelle case editrici e negli studi editoriali non si fanno quasi più nuove assunzioni a tempo indeterminato, e gli incarichi di routine sono sempre più spesso affidati a collaboratori costretti a recarsi in azienda rispettando gli orari di ufficio e soggiacendo al volere di dirigenti e capireparto. Tutto ciò, oltre che moralmente riprovevole, è illegale. Dunque pretendiamo che collaboratori a progetto, occasionali ecc. non vengano utilizzati per supplire alla carenza di personale interno e che, come stabilito dalla legge, operino in autonomia con il solo vincolo di coordinarsi con i propri referenti di produzione. </p></blockquote>
<p>(Ah, e trovo molto autoironica la scelta di far comparire in cima a ogni pagina del sito una successione casuale di refusi scovati in libri già pubblicati. Ogni volta che ricarico la pagina, temo sempre che salti fuori un libro di cui ho fatto io l&#8217;ultimo giro di bozze.)</p>
<div class="feedflare">
<a href="http://feeds.feedburner.com/~f/quartabozza?a=pUWXkqac"><img src="http://feeds.feedburner.com/~f/quartabozza?d=41" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~f/quartabozza?a=Yk2Avmr5"><img src="http://feeds.feedburner.com/~f/quartabozza?i=Yk2Avmr5" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~f/quartabozza?a=8wU6xQgA"><img src="http://feeds.feedburner.com/~f/quartabozza?d=50" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~f/quartabozza?a=79z638yr"><img src="http://feeds.feedburner.com/~f/quartabozza?d=52" border="0"></img></a>
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		<title>Aggiornamento dei feed per questo blog</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jan 2009 10:31:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[autoreferenzialità]]></category>

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		<description><![CDATA[
Comunicazione di servizio: anche il feed di questo blog, come molti altri negli ultimi giorni, è passato da Feedburner a Google.
Il nuovo feed di questo blog è: http://feeds2.feedburner.com/quartabozza 
Il feed dei commenti è: http://feeds2.feedburner.com/CommentiPerLaQuartaBozza
Il feed del sito (ilariakaterinov.com) è: http://feeds2.feedburner.com/ilariakaterinov
Prego tutti i miei lettori di aggiornare il feedreader.
Chi ne sa più di me afferma infatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://feeds2.feedburner.com/quartabozza"><img src="http://www.quartabozza.com/wp-content/uploads/2009/01/drweb.jpg" alt="Nuovo feed di QuartaBozza.com" border="0" width="150" height="150" align="right" hspace=10" vspace="10" /></a><br />
Comunicazione di servizio: anche il feed di questo blog, come molti altri negli ultimi giorni, è passato da Feedburner a <a href="http://feedburner.google.com/">Google</a>.</p>
<p>Il nuovo feed di questo blog è: <a href="http://feeds2.feedburner.com/quartabozza">http://feeds2.feedburner.com/quartabozza</a> </p>
<p>Il feed dei commenti è: <a href="http://feeds2.feedburner.com/CommentiPerLaQuartaBozza">http://feeds2.feedburner.com/CommentiPerLaQuartaBozza</a></p>
<p>Il feed del sito (ilariakaterinov.com) è: <a href="http://feeds2.feedburner.com/ilariakaterinov">http://feeds2.feedburner.com/ilariakaterinov</a></p>
<p>Prego tutti i miei lettori di aggiornare il feedreader.<br />
Chi ne sa più di me afferma infatti che il vecchio feed potrebbe non funzionare più dopo il 28 febbraio; ci sono stati <a href="http://friendfeed.com/e/34cadcb0-14a9-85e4-89b8-21011cecd6ef/Cambio-indirizzo-dei-Feed-del-Wolly-s/">parecchi</a> <a href="http://friendfeed.com/e/5202e2a6-4a94-4447-83bc-aab99397ba81/ciao-cari-ho-una-domandina-ma-voi-avete-fatto-la/">dibattiti</a> in <a href="http://friendfeed.com/e/a24cb4cb-cb9a-4231-97d1-2ff7c2a932b5/qualcuno-sa-quando-Feedburner-entrer-a-regime/">proposito</a>, da cui evinco che la cosa più sicura sia chiedervi di aggiornare il link nel vostro feedreader.</p>
<p>La richiesta è rivolta anche a quelle poche decine di persone che sono ancora abbonate al feed nativo di WordPress (quartabozza.com/feed/) e così si perdono i contenuti speciali, tipo quelle 2-3 volte l&#8217;anno che posto una foto su Flickr.</p>
<p>Abbonatevi tutti ai nuovi feed. Grazie!</p>
<p>(l&#8217;immagine viene da <a href="http://www.designbliss.com/2007/09/27/over-25-different-styles-of-rss-icons/">qui</a>, dove trovate un bel po&#8217; di icone Rss niente male.)</p>
<div class="feedflare">
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		<title>Presentare un libro: al lettore, all’editore</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jan 2009 11:28:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[editoria]]></category>

		<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Sul blog di Authonomy c&#8217;è una serie di consigli rivolti agli aspiranti autori che vogliono (devono) inviare all&#8217;editore un riassunto/sinossi del proprio libro. No, tranquilli, io non ho un romanzo nel cassetto; penso però che i consigli siano validi anche per chi stende risvolti, blurb, schede di lettura e di vendita, quarte di copertina e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul blog di Authonomy c&#8217;è <a href="http://blog.authonomy.com/2009/01/reining-it-in-summaries-and-synopses.html">una serie di consigli</a> rivolti agli aspiranti autori che vogliono (devono) inviare all&#8217;editore un riassunto/sinossi del proprio libro. No, tranquilli, io non ho un romanzo nel cassetto; penso però che i consigli siano validi anche per chi stende risvolti, blurb, schede di lettura e di vendita, quarte di copertina e tutte quelle tipologie di testo che si scrivono in casa editrice.</p>
<p>In particolare, è offerta un&#8217;utile distinzione fra due modi di proporre un libro a un editore:</p>
<p>1 - Il riassunto stringato, che non svela tutta la trama ma invoglia a scoprirne di più. In questo caso l&#8217;enfasi è tutta su quei pochi elementi che differenziano il vostro libro dai (mille e mille) libri simili. Mediamente un editore avrà valutato in vita sua centinaia o migliaia di, che so, &#8220;struggenti storie d&#8217;amore sullo sfondo della carneficina della Guerra di Crimea&#8221;; il punto allora è spiegargli perché il vostro libro è originale rispetto a quel cliché/topos/sottogenere. Mi sembra giusto sottolineare l&#8217;importanza della stringatezza nel presentare un libro: perché la stringatezza va a tutto vantaggio dell&#8217;incisività di un messaggio che di fatto è pubblicitario.</p>
<p>2 - Il &#8220;full detailed outline&#8221; del libro. Se l&#8217;editore lo richiede, bisognerà fornirgli tutta la trama, nel dettaglio, senza paura di rivelare il finale (incredibile quanti aspiranti pennaioli siano terrorizzati all&#8217;idea di &#8220;spoilerare&#8221; l&#8217;editore). Il consiglio in questo caso è di allegare a questa plot dettagliatissima soltanto le prime venti pagine del libro. Rispetto a un malloppo di cinquecento pagine, ci sono più speranze che l&#8217;agente o l&#8217;editore legga la vostra proposta e poi chieda di vedere l&#8217;intero manoscritto.</p>
<p>Se io fossi un editore o un agente, preferirei di gran lunga il metodo 2, e a quanto ne so, gli editori italiani lo preferiscono. Perché ovviamente la differenza tra 1 e 2 è anche la differenza tra una bandella (risvolto) e una scheda di lettura. Scrivere un risvolto richiede di trovare quello sfuggente equilibrio per cui si racconta il libro, si spiega perché è originale/innovativo/inedito, ma senza rivelare troppo della trama (se è un romanzo) o dello sviluppo e le ramificazioni della tesi centrale (se è un saggio divulgativo). La scheda di lettura invece – per chi non lo sapesse – è un documento a circolazione interna della casa editrice, che in pratica serve agli editor per decidere l&#8217;acquisto dei diritti di un libro anche senza averlo letto. Ovvio quindi che il lettore che redige la scheda debba rivelare per filo e per segno il contenuto del libro, oltre naturalmente a giudicarne lo stile, l&#8217;eventuale valore letterario e la vendibilità. (E, ça va sans dire, una scheda di lettura può (deve!) criticare i punti deboli di un libro, una bandella no.)</p>
<div class="feedflare">
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		<title>La cattiva notizia per l’UAAR</title>
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		<comments>http://www.quartabozza.com/2009/01/12/la-cattiva-notizia-per-luaar/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2009 14:12:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[diritti civili]]></category>

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		<category><![CDATA[religione]]></category>

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		<category><![CDATA[filosofia]]></category>

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		<description><![CDATA[A me, che pure sono socio UAAR, questa faccenda dei bus atei a Genova convince poco.

Lo slogan è ben diverso da quello inglese, che recita: &#8220;There&#8217;s probably no God. Now stop worrying and enjoy your life&#8221;. In italiano manca il &#8220;probabilmente&#8221;, che fa un mondo di differenza in termini teorici, pratici e metodologici.
Messa così sembra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A me, che pure sono socio UAAR, questa faccenda dei <a href="http://www.uaar.it/news/2009/01/12/bus-atei-anche-a-genova/">bus atei a Genova</a> convince poco.</p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://www.quartabozza.com/wp-content/uploads/2009/01/xb9xy3vs6imp65wgn6dltilto1-500.jpg" alt="xB9xy3vs6imp65wgN6dLtiLTo1_500.jpg" border="0" width="500" height="361" /></div>
<p>Lo slogan è ben diverso da <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2009/jan/06/atheist-bus-campaign-nationwide">quello inglese</a>, che recita: <strong>&#8220;There&#8217;s probably no God. Now stop worrying and enjoy your life&#8221;</strong>. In italiano manca il &#8220;probabilmente&#8221;, che fa un mondo di differenza in termini teorici, pratici e metodologici.</p>
<p>Messa così sembra proselitismo, in uno stile indistinguibile da quello di certe réclame cattoliche o dei testimoni di geova. E sembra spocchioso e saccente; mentre io non ci tengo a convincere nessuno che dio non esiste, perché non è questo il punto.</p>
<p>Messa così è una contrapposizione sterile tra &#8220;dio non esiste&#8221; e &#8220;dio esiste&#8221;, dogmatismo puro da ambo le parti che non sposta di una virgola le convinzioni personali di nessuno. Come io non sono toccata minimamente dai proclami papali per cui dio c&#8217;è e ci ama e amiamolo o andremo all&#8217;inferno (ed è così perché è così e basta), analogamente non riesco a immaginarmi un credente che legge questa roba sul bus e risponde qualcosa di diverso da: &#8220;E invece secondo me esiste&#8221;.</p>
<p>Ed è una contrapposizione ridicola, perché il partito del &#8220;no&#8221; è in palese inferiorità numerica (per un totale di n. 2 autobus urbani) rispetto allo schieramento opposto. Di che ci illudiamo? E&#8217; una strategia suicida.</p>
<p>Il senso non è contrapporre l&#8217;ateismo alla religione come due fazioni in lotta, ma contrapporre il dubbio e il sano esercizio della razionalità al fideismo dogmatico e irrazionale.</p>
<p>Dubbio: ovvero, quel &#8220;probabilmente&#8221;. In sede etica si può essere atei quanto si vuole, e io lo sono completamente; ma in sede teoretica vige il principio di falsificabilità, e dovremmo essere noi i primi ad applicare il metodo scientifico: l&#8217;ateismo non può ergersi a dogma. Anche Margherita Hack, presidente onorario dell&#8217;UAAR e mio mito personale, l&#8217;altra sera da Fazio (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=heqbLynMNMc">prima parte</a> | <a href="http://www.youtube.com/watch?v=hihdnctK2lY">seconda parte</a>) ha parlato con garbo della &#8220;natura divina&#8221; del bosone di Higgs, e di certo non se l&#8217;è sentita di annunciare al mondo cosa c&#8217;era prima del Big Bang. Anzi, ha lasciato uno spiraglio aperto a un dio &#8220;orologiaio&#8221; tipo quello dei deisti, che crea il mondo ma non interviene in esso. Allora qual è il dio che non esiste? Neppure quello di Einstein che non gioca a dadi? Neppure quello di Spinoza? Siamo sicuri che il dio di tutti gli italiani sia esattamente lo stesso che ha in mente il papa?</p>
<p>Peraltro, se rimaniamo sul terreno dell&#8217;agnosticismo con il &#8220;probabilmente&#8221;, è facile che molte più persone si riconoscano nello slogan. Buttarla sull&#8217;ateismo assolutista e militante è pericoloso, perché ci fa passare per dogmatici come e più dei preti, e perché genera un rifiuto &#8220;di pancia&#8221; nel 99% degli italiani, che il senso religioso l&#8217;hanno bevuto col latte materno.</p>
<p>E poi, in generale: non è mai utile uno slogan che dice &#8220;gli altri sbagliano&#8221;, è sempre meglio uno slogan propositivo, che affermi una verità senza bisogno di negarne esplicitamente un&#8217;altra.</p>
<p>Avrei trovato utile, al limite, una bella frase di un autore classico, che stimolasse la riflessione. A me piace questa, per esempio:</p>
<blockquote><p>Quando faccio il bene, mi sento bene. Quando faccio il male, mi sento male. Questa è la mia religione. (Abramo Lincoln)</p></blockquote>
<p>Ma soprattutto, porco cane, nello slogan c&#8217;è una virgola tra soggetto e verbo.</p>
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		<title>Parentesi uncinata, ul, chiusa parentesi uncinata</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Dec 2008 23:18:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[autoreferenzialità]]></category>

		<category><![CDATA[traduzione]]></category>

		<category><![CDATA[anobii]]></category>

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		<category><![CDATA[harry potter]]></category>

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		<description><![CDATA[Sì, sono ancora viva. E torno nel modo che mi riesce meglio: con un post breve, senza fronzoli e bulleted.

Ho recensito su aNobii Harry, A History di Melissa Anelli.  Col beneplacito dell&#8217;autrice, che peraltro è italoamericana, sto cercando di convincere qualche editore italiano a tradurlo. Se poi lo fanno tradurre a me tanto meglio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, sono ancora viva. E torno nel modo che mi riesce meglio: con un post breve, senza fronzoli e <em>bulleted</em>.</p>
<ul>
<li>Ho recensito su aNobii <a href="http://www.anobii.com/books/015e8d099b659ee6c5/"><em>Harry, A History</em> di Melissa Anelli</a>.  Col beneplacito dell&#8217;autrice, che peraltro è italoamericana, sto cercando di convincere qualche editore italiano a tradurlo. Se poi lo fanno tradurre a me tanto meglio, ma l&#8217;importante è che venga tradotto, perché, pur non esente da difetti, è il testo più completo ed esauriente scritto finora sull&#8217;argomento. E l&#8217;argomento non sono i libri di Harry Potter, ma il fandom. (Lo so che non c&#8217;è logica nelle mie scelte di postare recensioni qui o su aNobii. Dovrò decidermi.)</li>
<li><a href="http://www.copyblogger.com/commonly-misused-words/">Una serie di errori classici commessi dai madrelingua inglese.</a> E dunque, a maggior ragione, da chi scrive in inglese come seconda lingua.</li>
<li>A proposito, se lavorate con la lingua inglese – attivamente, cioè scrivendo in inglese, o passivamente, cioè traducendo – <a href="http://www.cambridge.org/uk/linguistics/peters/">vi consiglio questo libro</a>.</li>
<li>Pubblica utilità. Messaggio per colui/lei il/la quale è capitat* sul mio blog cercando con Google &#8220;come si fanno le lettere accentate con il Blackberry 8300&#8243;:<br />
1) esistono anche i manuali d&#8217;uso, nevvero.<br />
2) le accentate si fanno tenendo premuto il tasto della lettera e facendo scorrere in orizzontale la trackball.<br />
Oooh. Bòn, mi sento utile a qualcuno, almeno.</li>
<li>Oggi consegno una traduzione, e, benché ce ne sia un&#8217;altra in corso e due in arrivo, spero di trovare un po&#8217; di tempo (alla buon&#8217;ora, diranno subito i miei piccoli lettori) per aggiornare <a href="http://www.ilariakaterinov.com/">il sito</a> con altre esegesi traduttorie potteriane. Il tutto ovviamente se non mi esplode il suddetto sito (e questo blog) quando lo aggiornerò a WP 2.7.</li>
<li>Uno dei due libri in arrivo di cui sopra è decisamente 2.0. Diciamo che è il sequel di un saggio molto famoso uscito un paio di anni fa. Diciamo che l&#8217;ha scritto il direttore di una nota testata mensile d&#8217;oltreoceano. E ho detto tutto [<em>cit.</em>]. Promette bene; e se avrò qualche dubbio traduttivo, so già che posso chiedere il parere degli esperti su <a href="http://friendfeed.com/ilaria">FriendFeed</a>. Facciamo la traduzione collaborativa 2.0. Figo.</li>
</ul>
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		<title>Buon viso a cattivo gioco</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Nov 2008 11:46:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il mio vecchio portatile, che montava Windows XP, è caduto vittima della Grande Peste AVG dell&#8217;altroieri. Per farla breve: l&#8217;antivirus AVG metteva per errore in quarantena un file di sistema, user32.dll, situato nella cartella system32. Ovviamente senza quel file il sistema operativo non ripartiva.
Se è successo anche a voi, qui ci sono le istruzioni per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio vecchio portatile, che montava Windows XP, è caduto vittima della <a href="http://punto-informatico.it/2470171/PI/News/giorno-nero-avg-antivirus.aspx">Grande Peste AVG</a> dell&#8217;altroieri. Per farla breve: l&#8217;antivirus AVG metteva per errore in quarantena un file di sistema, user32.dll, situato nella cartella system32. Ovviamente senza quel file il sistema operativo non ripartiva.</p>
<p>Se è successo anche a voi, <a href="http://www.spippolazione.net/index.php/2008/11/10/avviare-la-console-di-ripristino-di-windows/">qui ci sono le istruzioni per ripristinare Windows XP</a>. E anche <a href="http://www.avg.com/support">qui sul sito di AVG</a>. Ci vuole il cd di installazione, naturalmente. Se non lo si ha, ce lo si procura. Non chiedetemi come.</p>
<p>Quanto a me, non ho nessuna voglia di ripristinare XP, che ho già su altri due computer. Piuttosto, ne ho approfittato per passare a Linux. Ho installato Ubuntu su una nuova partizione – da CD ovviamente –, così da lasciare intatti i documenti salvati in Win. Quindi, da Ubuntu ho potuto recuperare le cartelle di Win. </p>
<p>E&#8217; un vecchio Acer Aspire 1513 del 2004, ormai moribondo (si surriscalda e si spegne all&#8217;improvviso), e non c&#8217;era dentro niente di vitale importanza (altrimenti avrei avuto un backup); ma sono felice di non aver perso le tesine per gli esami del master, più un po&#8217; di appunti dell&#8217;università, e un sacco di vecchie foto. </p>
<p>Già che ero lì, ho provato a sostituire il file user32.dll, ma non è bastato a far ripartire Win. So però che ad alcuni questo metodo ha funzionato, quindi potete anche provare così, se le istruzioni che ho linkato sopra vi paiono troppo macchinose. Il file lo trovate facilmente online.</p>
<p>Così adesso ho tutti e tre i sistemi operativi. Ora devo solo trovare il tempo per giocare un po&#8217; con Ubuntu, ché giocando s&#8217;impara.</p>
<p>P.S. Ho avuto una GRAN fortuna, perché mi è successo sul vecchio laptop e non sull&#8217;eeepc. Lì il ripristino sarebbe stato più difficoltoso, richiedendo l&#8217;uso di un drive cd/dvd esterno. Ancora non ci credo, alla fortuna che ho avuto, a lasciar spento l&#8217;eeepc proprio quel giorno.</p>
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