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	<title>Rael is Mozo</title>
	
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	<description>Mozo is real</description>
	<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 22:53:49 +0000</pubDate>
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		<title>Milla</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 22:44:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rael.is.real</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Ricordo d&#8217;aver pensato: in fondo è tornare bambini.
Quando sei piccolo non hai ricordi, ma associazioni: cibo, mangiare, fame, vasino, madre. gioco, sudare, sgridata, padre. merenda, nonna. luci, natale. E poi? Poi inizi a dimenticarti.
Di questa casa conosco ogni anfratto, ogni angolo: sebbene sia quella con l&#8217;aspetto più antico e signorile, è la più nuova dell&#8217;intero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricordo d&#8217;aver pensato: in fondo è tornare bambini.<br />
Quando sei piccolo non hai ricordi, ma associazioni: cibo, mangiare, fame, vasino, madre. gioco, sudare, sgridata, padre. merenda, nonna. luci, natale. E poi? Poi inizi a dimenticarti.</p>
<p>Di questa casa conosco ogni anfratto, ogni angolo: sebbene sia quella con l&#8217;aspetto più antico e signorile, è la più nuova dell&#8217;intero borgo. Affianco vendono un vecchio stabile diroccato che di anni ne ha almeno il quintuplo. Però sulla facciata di questa campeggia una lapide a un giovane ucciso il 25 d&#8217;Aprile &#8216;45. È pieno di lapidi di persone uccise tra il 23 e il 25: regolamenti di conti e imboscate, qui giace colui ha il suo nome inciso sull&#8217;acqua del torrentello ove sua madre strizzava i panni. A monte il risciacquo, a valle la saponata.<br />
Che non sia morto davvero contro questo muro portante, costruito quarantotto anni dopo, non importa a nessuno e neppure a quelli dell&#8217;Anpi che vi han incollato sopra un mazzetto di fiori di plastica.</p>
<p>Ricordo di aver tolto la camicia e indossato una vecchia maglietta del festival metal di Málmø.<br />
Ricordo che a me il metal non piace. Associo il metal a una macchina che sfrisa la fiancata contro un&#8217;altra mentre tentano di parcheggiarsi affianco l&#8217;un l&#8217;altra.<br />
Ricordo e associo.</p>
<p>Ricordo e associo il sapore di metallo all&#8217;uovo.<br />
Albumina.</p>
<p>Irina aveva due sogni nella vita: il primo era sposarsi agiatamente con un uomo tanto bello da piacerle e poco attraente perché non piacesse alle altre; il secondo di trovare un uomo con cui soddisfare il suo sogno erotico di verstirsi da Lara.</p>
<p>Il primo sogno fu semplice da attuare: una volta trovato quello che corrispondeva ai propri parametri, con una bella dose di fortuna perché Mauro non era più giovanissimo, aveva quasi quarantaquattro anni e quindi vent&#8217;anni di marchette: significava un lavoro ormai solido e aver imparato a vestirsi. Tutto si ridusse a conoscerlo, farsi piacere e rendersi indispensabile alla sua vita.</p>
<p>Irina non si chiamava davvero così: all&#8217;anagrafe faceva Emiliana, Milla per gli amici più intimi, e la sua unica passione vera era la Russia.<br />
Non la Russia di oggi, sporca ruffiana e mafiosa: ma la Madre Russia, con la neve e le scarpe con le suole rinforzate, i cappotti di fustagno e i fazzoletti acconciati attorno ai capelli.<br />
Irina, Milla, Emiliana era giovane e tutto quel che sapeva le veniva da libri e al massimo da qualche film in bianco e nero. Certo era che la Russia era comunque dalla parte del giusto: né buona, né cattiva, semplicemente giusta.</p>
<p>Durante il fidanzamento con Mauro, che durò all&#8217;incirca due anni, giusto il tempo per vedere se la cosa funzionava in pubblico con amici e parenti, se il sesso era piacevole e se le spese venivano coperte da lui con savoir faire piuttosto che da uno pseudo femminista alla romana, Irina diede segni di questa sua passione culturale. E quando Mauro come regalo per il primo anniversario le regalò l&#8217;edizione del 1957 dei discorsi di Khruščёv lei si sentì un piccolo fuoco ardere tra le nevi delle sue viscere.</p>
<p>La proposta di matrimonio Mauro gliela fece durante un&#8217;infuocata discussione su quanto fosse stato disgraziato Paolo Villaggio a trattare così male La corazzata Potëmkin: Milla era infervorata a dire la sua sulla cultura così disgraziatamente bassa dell&#8217;italiano medio, mentre Mauro riusciva a infilarsi nel monologo solo a sprazzi e non veniva ascoltato nel suo ribadire che quella era la Corazzata Kotiomkin, ma tutto era inutile, tutto inascoltato e quindi mise la mano in tasca e ne trasse la scatolina comperata quel pomeriggio stesso con la prospettiva di darglielo alla prima occasione buona.</p>
<p>-Che cos&#8217;è.<br />
-Indovina.<br />
-Un gioiello?<br />
-Apri, no?<br />
-Ho paura.<br />
-Allora invece che dartelo te lo chiedo: mi vuoi sposare?<br />
-Sì.<br />
-Davvero?<br />
-Sì.<br />
-Oh.<br />
-Era <em>Potëmkin.<br />
-&#8230;<br />
-</em>Non<em> Kotiomkin.</em></p>
<p>Il secondo sogno fu più difficile da attuare perché Mauro aveva sì un bel po&#8217; di soldi da parte e una bellezza che passava inosservata alla maggior parte delle donne, ma anche viveva ancora con la madre, vedova e bisognosa di cure. La casa era grande, molto grande e il caro prezzi a metro quadro tagliò la testa al toro: avrebbero vissuto nell&#8217;alloggio con la suocera che, adorabile vecchietta, s&#8217;era fatta apprezzare senza essere invadente.</p>
<p>-di un uovo di fabergè dimenticato in una valigia color cuoio scurissimo con le fibbie d&#8217;un beige sporco attorno: questo uovo era tanto fragile che Irina diede ordine alla sua cameriera personale, nonché unica confidente e pseudo amica, di avvolgerlo in strati e strati di carta velina finissima alternati a sciarpe di seta tessuta a trama ancora più fina della velina stessa e di nasconderlo in un luogo ove non potesse essere toccato e di conseguenza rotto anche solo per la leggera pressione dei polpastrelli del pollice e dell&#8217;indice.<br />
l&#8217;uovo era minuscolo, un uovo di quaglia con i più fini diamanti e i più piccoli opali ammezzo i più minuscoli smeraldi circondati dai più microscopici lapislazzuli: avvolto avvolto diverntò grosso come l&#8217;uovo d&#8217;uno struzzo e non c&#8217;era contenitore tanto grande per conservarlo ma che allo stesso tempo passasse inosservato.<br />
fu così che Tanjia si ricordò della valigia che il suo bisnonno usò per arrivare a pietroburgo cento anni prima e riposta nel sottotetto dell&#8217;ala nord della parte ovest della dacja nella finta steppa siberiana ricostruita nel palazzo d&#8217;inverno per dare smacco alla fattoria voluta da Maria Antonietta a Versailles.</p>
<p>Questo mi raccontava la notte Milla, invece di far l&#8217;amore con me. Io provavo a chiederle chi fosse Tanjia, mi perdevo dentro questo uovo con su disegnato un giardino e mi addormentavo sereno.</p>
<p><a href="http://www.rael-is-real.org/images/musicians/06loveyou.mp3" ><img class="alignnone" title="via annette pehrsson" src="http://www.annettepehrsson.se/polaroid/polaroid%20120.jpg" alt="" width="441" height="450" /></a></p>
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		<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 21:26:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rael.is.real</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Certo io non ero convinto, non me lo si può accusare, questo.
Solo che non so come io abbia fatto a ritrovarmi lì, di botto, così.
Ero con lo sguardo fisso sul mio orologio, faceva le due del pomeriggio, e adesso alzando lo sguardo sono a stazione Principe ed è già come notte.
Maria Cristina mi dice: fa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Certo io non ero convinto, non me lo si può accusare, questo.<br />
Solo che non so come io abbia fatto a ritrovarmi lì, di botto, così.<br />
Ero con lo sguardo fisso sul mio orologio, faceva le due del pomeriggio, e adesso alzando lo sguardo sono a stazione Principe ed è già come notte.<br />
Maria Cristina mi dice: fa buio presto, la sera.<br />
E ci siamo incamminati, su un marciapiede che era pericolosamente simile a quelli dei lungo Navigli, era buio ormai, appunto, e i negozi o erano già chiusi oppure chiudevano. Che tu guardi dalla portafinestra dei negozi, ti alzi in piedi a superare la merce esposta in vetrina, e vedi queste persone non più obbligate a sorridere, a star ritte e veloci a proporti merce, offrirti alternative, mostrarti i prezzi: si siedono, un po&#8217; distese sui banchi, a contar soldi, a riporre a posto cose, un sacchetto a terra, da portare a casa; le lampade spente a metà, la porta dello sgabuzzino a mostrare scopettoni e secchi, la luce accesa nel bagnetto pieno di cataloghi e scatoloni.</p>
<p>Maria Cristina parlava a ruota libera, e c&#8217;era questo fiumiciattolo strano sulla nostra destra, sormontato a volte da piccoli ponticelli su cui persone giovani si sedevano dondolando i piedi nel vuoto. Mi ricordavano me da piccolo, seduto sulla seggiovia, gli occhi fissi sulle stringhe pregando non si slacciassero e le mie scarpe non cadessero nel vuoto. Solo dopo un po&#8217; mi calmavo, capivo quanto fosse impossibile perdere non dico tutte e due ma almeno una scarpa, e poi mi cadeva l&#8217;occhio su una pietra a forma di mocassino, cinquanta o sessanta metri più giù, ed eccomi fino al nuovo pilone stringere le mani e gli occhi pregando di non arrivare in cima in calzini.</p>
<p>Era buio, sì, sempre di più, quel buio strano e innaturale del primo inverno, che guardi l&#8217;orologio e ti stupisci non sia ancora ora di cena. Maria Cristina aveva indosso un pellicciotto chiaro con inserti di camoscio che si mischiava, nel collo, ai suoi capelli ricci venati di grigio. Maria Cristina è una di quelle donne che si fanno vanto della propria età, salvo sputare veleno su qualunque essere femminile che dimostri di avere tra i diciassette e i trentatre anni d&#8217;età. Guarda Quella, appunto mi diceva, come si fa ad andare in giro conciata così?</p>
<p>La Quella in questione, in effetti, era vestita da ventenne in cerca di maschi da cambiare con la velocità di una rotativa: io non riuscivo a comprenderne i difetti fisici o d&#8217;atteggiamento. Ma cos&#8217;ha di strano? chiesi consapevole che avrei potuto domandare di tutto, dal big bang all&#8217;impollinazione del bambù, ma non fare una domanda difensiva all&#8217;indirizzo di Quella. Che più di venticinque anni non poteva avere.</p>
<p>Maria Cristina accelera il passo, di botto, strattonandomi un gomito a trascinarmi via e mi prende una malinconia per questo mio sciocco vizio di perdermi nei dettagli, nelle scenografie e le coreografie, carrettate di parole a fare di tutto un contorno e non vedere il fulcro delle cose.</p>
<p>Per esempio: io non so bene perché io sia qui con Maria Cristina, a cavallonare un marciapiede di una città che odio ben sapendo che sono in una città che amo, cioè: io son sceso dal treno che era Genova e ora son qui che costeggio il Naviglio Grande milanese. Almeno, nella mia visuale, nel mio mischiare foto e città, sensazioni e ricordi, desideri e realizzazioni. Senza contare il fatto che di esser sceso dal treno ne son convinto io e io soltanto, ma in realtà non mi ricordo il momento esatto in cui mi son alzato dal sedile, preso la mia borsa, raccolto le mie cose, indossato la giacca e rimasto a guardare la porta sfrecciare perché mi son preparato a scendere troppo in anticipo. Sbagliando, di sicuro, il lato da cui scendere.</p>
<p>Non mi ricordo, son certo di aver fatto qualcosa in questo lasso di tempo che non ricordo, ma nel frattempo Maria Cristina mi prende la mano e mi trascina verso il supermercato.</p>
<p>&#8220;Non c&#8217;è nulla per cena&#8221; mi dice.<br />
&#8220;Ma io devo prendere il treno per tornare a casa&#8221; le rispondo.<br />
&#8220;Sì, sì&#8221;, lei è già ai tornelli per entrare.<br />
&#8220;Ma quanto ci mettiamo?&#8221;<br />
&#8220;Non più di un&#8217;ora e mezza&#8221;.</p>
<p>Avere questo blocco orario, novanta minuti, mi angoscia ancora di più che navigare a vista. So che per un&#8217;ora e mezza avrò la necessità di guardare l&#8217;orologio, sudare freddo al pensiero di sforare, impazzire per la certezza che saranno in realtà due ore, se non di più, e mi preparo risposte, scuse, storie per giustificare.</p>
<p>Per scriverne, l&#8217;indomani.</p>
<p>Maria Cristina afferra un sacchetto di insalata pronta: dice che è più sana di quella del verduraio, e comunque costa di meno, in termini di manodopera e velocità di preparazione.<br />
Riempie il carrello, ma io son affascinato da questo nuovo buco: quando ha preso il carrello? Era una moneta da un euro o da due, quella che ha usato per sbloccarla? E quando ha preso il portamonete dalla borsa, quando s&#8217;è diretta alla colonna di carrelli? Cosa facevo io, nel mentre? Dov&#8217;ero?<br />
L&#8217;uniche cose certe son che ha preso quello con la convergenza sbiellata, e tocca a me condurlo.<br />
Due certezze certe ovunque, in qualunque posto, in ogni tempo, per tutti gli uomini. Ruote impazzite e spingere in silenzio.</p>
<p>Maria Cristina parla, parla, mi sorride, agita i boccoli grigio biondi, sbuffa, guarda le altre e controlla se io le osservi; Maria Cristina arraffa, afferra, agguanta: compra prelevando dagli scaffali ancora prima di consegnare regale la sua carta di credito alla cassiera.</p>
<p>Siamo alla cassa e io ho avuto un altro black out. Poi, dimentico il mettere le cose nei sacchetti, uscire, rivedere il buio più tardi di poco prima.</p>
<p>&#8220;Devo andare, devo. Perdo il treno&#8221; dico.<br />
&#8220;Ma non vieni a casa mia, mi aiuti con la spesa, ti preparo qualcosa, dormi con me&#8221; mi supplica.</p>
<p>Io ora più che un vuoto di scena leggo la sceneggiatura successiva: sì, certo, cena, due chiacchiere, e poi vorrà scopare e io son quasi allo scadere dell&#8217;ora e mezza, sento il mio treno partire mentre ancora arranco verso la stazione, la mano in tasca a controllare il biglietto di continuo.</p>
<p>&#8220;No, no, davvero, mi spiace&#8221;. Riesco a essere anche contrito.</p>
<p>Sono seduto, il vagone si agita sui binari, si piega un po&#8217; lungo le curve.<br />
Ancora non capisco come io possa aver camminato lungo il Naviglio. Credo fosse un&#8217;associazione d&#8217;idee, era solo un rigagnolo, un torrentello oppure uno scolo d&#8217;acque reflue verso il mare.<br />
La mia memoria è stanca, di Maria Cristina ho solo un&#8217;idea di capelli color pellicciotto frammezzato di stoffa scamosciata beige chiara. Mi addormento cullato dal treno, mi riprometto di smettere di incontrare persone conosciute via internet. Perché poi mi dimentico cosa loro scrivono.</p>
&#8220;]&#8221;]<a href="http://rael-is-real.org/images/musicians/freedesHappyTogether.mp3" title="click per la musica"><img class=" " title="click per la musica" src="http://farm3.static.flickr.com/2565/3936198205_2c3aaaf29f.jpg" alt="Time To Run, fablore[České nás] su flickr" width="375" height="500" /></a>
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		<title>La macchina era di Perec o forse di Queneau o un altro</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Aug 2009 06:44:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Io sin da piccolo ho sempre detto Deus Esccc Macina.
Davvero.
Non ridete: non nasciamo imparati.
Come le canzoni in inglese: non usciamo da nostra madre con un bagaglio nozionistico degno di un traduttore Onu. E quando iniziamo ad ascoltarle, e imparale, e soprattutto ripeterle, siamo una pecora che béla onomatopeica. Anche in chiesa, che ascolti i canti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io sin da piccolo ho sempre detto Deus Esccc Macina.<br />
Davvero.<br />
Non ridete: non nasciamo imparati.<br />
Come le canzoni in inglese: non usciamo da nostra madre con un bagaglio nozionistico degno di un traduttore Onu. E quando iniziamo ad ascoltarle, e imparale, e soprattutto ripeterle, siamo una pecora che béla onomatopeica. Anche in chiesa, che ascolti i canti e apparte Amen non afferri nulla.<br />
Aleluuuuuuuuuuugia.</p>
<p>Quando, crescendo, imparai a sentire anche il senso delle parole oltreche il loro suono, le cose migliorarono notevolmente, soprattutto per l&#8217;udito dei miei astanti. Anzi, potevo anche sfoggiare uno sguardo tra il supponente e l&#8217;acculturato, perché io, a differenza di loro, studiavo le lingue a scuola. Inglese e italiano. Loro al massimo ai loro tempi andavano male in latino, nelle due ore obbligatorie. O tre. Non ricordo, dipendeva dal tipo di avviamento, le chiamavano scuole medie ma son sicuro non fosse lo stesso, impossibile. Sia quel che sia, io non facevo latino ma quell&#8217;ora d&#8217;inglese state pur certi che la sfruttavo alla grande. Mica latino. Ahhhhhlllelussssgiahhhh.</p>
<p>Restava il problema del Deus Ex Machina. Diùs Ics Mèiciana. Con la A finale, ché è latino.</p>
<p>Alle superiori furono cazzi.<br />
Facevo comunella con quelli del mio ceto: figli di operai, figli di impiegati di ultimo o penultimo livello, con dentro la necessità di piazzare una bella bomba carta sotto la cattedra della profia di matematica, giusto per vedere che effetto facesse assistere alle sue ossa spargersi in giro come stuzzicadenti che cascano ovunque quando li prendi in massa per riempire il portastuzzicadenti.  Ma ero un brigatista sì in erba ma già con un senso della giustizia: la storia siamo noi e quindi difendevo a spada tratta la prof di lettere. Non era forse calabrese quindi figlia del popolo? Non era forse bassa, grassa, brutta e quindi vittima dell&#8217;imperialistisco senso dell&#8217;estetica? Però faceva proprio cagare ed era anche sfigata: un neo sulla guancia destra e un porro sulla guancia sinistra, a volte era davvero difficile difenderla e comprendo che molti dei miei compagni di allora siano feticisti oggi, a causa delle mie elegiache appassionate. Io stesso se oggi sento un accento che sa di soppressata e &#8216;duja provo un fremito nei lombi.<br />
Resta fermo il punto che la prof dalle H aspirate e la camminata alla Ave Ninchi era la mia unica speranza per sapere, alfine, come si pronunciasse Deus Ex Machina. E, dettaglio non trascurabile, cosa significasse.<br />
Ovviamente fui bocciato e andai a lavorare, perché ero figlio del popolo e dovevo combattere il sistema e forse è stato un bene, sarei finito professore di filosofia da qualche parte a scriver libri e indottrinare giovani studentesse. Senza porri in faccia e un culo umano, alla ricerca costante e inconcludente di una parlata dura e peperoncina. Alleluia.</p>
<p>Nota personale: ora è sempre più difficile trovare deigli stuzzicadenti sciolti, non rivestiti di carta. Così oltre che raccoglierli anche mesi dopo, in un angolo della cucina, ti ritrovi pure piccoli tubi di carta arricciati.</p>
<p>Appunto: andai a lavorare e rimaneva il dubbio. Mi immaginavo questo dio che parcheggiava l&#8217;automobile e cantava angelico e tuonante Alleluja. Rimaneva anche il mio dolore per la pronunzia, per l&#8217;accentazione, non riuscivo a risolverlo solo leggendo. E le strofe imparate sbagliando da giovane rimanevano impresse nella mia mente, anche ormai sapendo sia significato che sillabazione ormai l&#8217;input c&#8217;era e quella parola, quella frase la dicevo così come la sapevo.</p>
<p>Ormai votato al celibato, quarantenne annoiato con uno stipendio da colletto bianco, conobbi Emma a un reading. Un libro di un sedicente poeta in erba, più vicino ai pascoli di Nostro Signore che alle mangiatoie di un vitellino, di una noja triste e abbacinante. Io ero in prima fila e quindi votato al martirio degli occhi spalancati. La vidi quando, in una pausa tra una declamazione industriale e un Mi Ricordo Sì Mi Ricordo Erba Di Casa Mia, estrassi il pacchetto di sigarette e lo agitai piano davanti a me, ammiccando. Alzandomi dalla sedia a fatica, era da banco di scuola, con sia schienale che sedile in fòrmica venata, coi bottoni in corrispondenza delle gambe in ferro, la vidi vicino all&#8217;ingresso che scivolava via con nonchalance e il terrore d&#8217;esser invitata a fare una domanda al sommo poeta. Anche lei vittima della rivalsa sull&#8217;ennesima serata solitaria in casa, prendere il giornale e scoprire che a pochi passi in una libreria ci sarebbe stato un ricco buffet gratuito accompagnato da ottime letture -m&#8217;avrebbe detto in seguito- e l&#8217;allucinatorio senso di aver fatto una gran cazzata a rinunciare al film in tv comodamente seduta sul divano. M&#8217;è sempre rimasto il dubbio che si riferisse all&#8217;avermi conosciuto e non al coma del reading, con quel &#8220;ho fatto proprio una gran cazzata&#8221;.</p>
<p>Usciamo dalla libreria assieme. C&#8217;è un tizio che sfila il suo pacchetto non appena vede i nostri: accendo a Emma, poi a lui. Lascio spegnere l&#8217;accendino, mi sposto d&#8217;un passo, poi appizzo la mia sigaretta. Vecchia abitudine da racconti di guerra: un cerino per avvistare, un cerino per puntare, un cerino per sparare. Il tizio s&#8217;allontana ringraziando e io posso conoscere Emma, sapere il suo nome, proporle di rinunciare alle poesie per una birra lì poco distante.<br />
Al pub, neppure troppo affollato, ci raccontiamo per sommi capi e vengo a sapere che lei il classico l&#8217;ha terminato, è addirittura laureata in filosofia ma il precariato, i concorsi, varie necessità l&#8217;han costretta a essere segretaria d&#8217;azienda. Poco male, mi dice, la cultura siamo noi e continuo a studiare da sola. Anzi, ho appena ripreso in mano i libri di grammatica latina e sto rileggendomi Euripide: abbozzo un sorriso compiaciuto da lontano figlio del popolo che non ostenta la propria cultura e la butto lì: eh, Deus Ex Màchìna. Alleluah! Esclama lei, finalmente uno che lo pronuncia giusto!</p>
<p>Che culo che ho, a volte.</p>
<p>Il discorso poi si girò su film visti e a vendersi bene per far buona impressione l&#8217;uno sull&#8217;altro. Ovviamente ci mettemmo assieme, ci sposammo, facemmo un paio di figli assieme, invecchiammo tra alti e bassi e ricordi e medicine e con pochi rimpianti, se non uno solo: di non averle mai chiesto cosa diocristo significasse quella maledetta frase. Non credo abbia mai sospettato che il mio averla pronunciata quella sera davanti a due birre fu solo una boutade: il libro delle tragedie di Euripide era stato solo sfogliato, non ci aveva certo passato le notti sopra. S&#8217;era venduta mica male, al mio pari.</p>
<p>Hallelujah, il vero comunismo: esser uguali nel voler differenziarsi.</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 517px"><a href="http://www.rael-is-real.org/images/musicians/Hallebeirut.mp3" ><img title="clicca per la musica" src="http://mlgrimani.files.wordpress.com/2009/01/omaggio-a-perec1.jpg" alt="perec, da www.mlgrimani.wordpress.com/" width="507" height="599" /></a><p class="wp-caption-text">perec, da www.mlgrimani.wordpress.com/</p></div>
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		<title>morning m’as broken</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jul 2009 09:54:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rael.is.real</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[affabulazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Stamattina lavandomi la faccia ho sentito dei rumori metallici venire da fuori della finestra e girandomi verso quei suoni ho spruzzato d&#8217;acqua lo specchio tanto m&#8217;ha stupito il rumore in sé, ta-tlàk, e mi son detto: devo avvertire subito Claudia, di questo rumore, perché è davvero strano sentire il rumore di un cavalletto da tappezziere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stamattina lavandomi la faccia ho sentito dei rumori metallici venire da fuori della finestra e girandomi verso quei suoni ho spruzzato d&#8217;acqua lo specchio tanto m&#8217;ha stupito il rumore in sé, ta-tlàk, e mi son detto: devo avvertire subito Claudia, di questo rumore, perché è davvero strano sentire il rumore di un cavalletto da tappezziere che viene aperto da attraverso la persiana chiusa alle sei e ventotto del mattino.</p>
<p>Sono andato in camera da letto e ho dimenticato subito di dirle del rumore del cavalletto perché Claudia era in una posizione che avevo visto ieri pomeriggio in un filmato porno, c&#8217;era questa donna con le calze autoreggenti nere col pizzo e un coso addosso che si chiama baby doll, sempre nero e con gli inserti in pizzo, e aveva un tanga senza pizzo ma sempre nero e faceva finta di dormire, e mi son chiesto come faccia una a dormire sul letto con tutta quella roba addosso e per di più delle scarpe nere col tacco molto alto e sottile, credo lo chiamino stiletto, e Claudia era nella stessa posizione di quella donna ma fortunatamente non aveva né addosso tutto quel pizzo nero, gli stiletti e soprattutto quattro energumeni calvi e con gli occhiali da sole addosso.</p>
<p>A quel punto a Claudia avevo un bel po&#8217; di cose da dire, il rumore del cavalletto, gli energumeni, quanto incida sui costi produzione di un film porno l&#8217;acquisto di biancheria intima e soprattutto, chi la lava poi? Ci sono delle lavanderie specializzate in roba pornografica, dei cinesi che mettono nelle lavatrici enormi le maschere di latex e fanno attenzione alle palline che sennò incastrano le cinghie di trasmissione del cestello?</p>
<p>Claudia ha mugolato e s&#8217;è mossa tutta sensuale, scivolando una gamba sull&#8217;altra, la caviglia ad accarezzare il dorso del suo piede. No, cioè, ero preso ancora dalla visione di cinesine che fanno entrare nelle asciugatrici mazzi di frustini piegandoli al massimo della tensione, e allora ho equivocato, perché Claudia in realtà ha piantato un mezzo russamento, s&#8217;è girata grattandosi una coscia e ha continuato a dormire.</p>
<p>Allora mi sono ricordato che avevo la faccia ancora gocciolante, non me l&#8217;ero asciugata, sono corso in bagno a prendere l&#8217;asciugamano e ho sentito di nuovo il rumore. Ta-tlak. Mi sono avvicinato alla persiana, ho pensato che ci fosse un tappezziere lì fuori, che avrebbe tappezzato i muri della piazza, ed era anche una cosa poetica questa, con un suo perché letterario, credo che se io fossi uno scrittore questa cosa la scriverei, tappezzatori di muri, qui una tappezzeria americana con papere e fagiani, qua una francese con rose e arzigogolii, in questa via una di tessuto italiano che ci puoi anche passare su l&#8217;aspirapolvere e se hai un gatto ci viene fuori un maglione all&#8217;anno con tutti i fili che tirerebbe con le unghie.</p>
<p>Avvicinandomi alla finestra mi sono avvicinato anche alla lettiera del gatto e questa cosa mi ha un po&#8217; scombussolato la voglia di caffè, che al mattino ogni volta fare la pipì annusando la lettiera, involontariamente e obbligato, mi alzo, vado in bagno, mi siedo sul water che però questa cosa io un po&#8217; mi vergogno a dirla ma mia madre mi ha insegnato a sedermi per fare pipì e se sono in autostrada quando vedo quelli che fanno pipì col pisello rivolto ai campi e ai muri dei viadotti io a quelli li invidio abbastanza, non che non sarei capace anche io ma un po&#8217; di sfasamento lo avrei sicuramente, metti che lascio delle goccioline sul guardrail.</p>
<p>La lettiera del gatto è accanto al water e se Claudia non l&#8217;ha pulita da poco la mia voglia di fare colazione va a farsi benedire, ma poi penso che ormai fa parte dell&#8217;odore di una casa, uno entra in una casa e dice subito: fumano, friggono e hanno un gatto. È bello, così, una casa ha un suo vivere, una sua personalità, si presenta e dice: mi chiamo Via Gela 10, piano terra, suonare Semini; friggiamo le sarde, fumiamo camel blu e abbiamo un gatto, io e la mia signora.</p>
<p>Avvicinandomi alla finestra volevo tornare da Claudia e chiederle quando fosse stata l&#8217;ultima volta che aveva pulito la cassettina del gatto ma ho sentito di nuovo: Ta-tlak! e siccome a me piace la tappezzeria ho voluto aprire di botto la persiana così facevo uno scherzo al tappezziere e dirgli: Buongiorno! Mi fa la boiserie con una vinilica verde bosco a riga sfumata alternata, bordatura alta dieci centimetri con ornato gris sur gris e murata a puntinato verde chiaro con cornice in finto gesso polimerato a greca?</p>
<p>Ho spalancato e il Buongiò! mi si è strozzato in gola, perché era uno che approntava il banchetto, al giovedì d&#8217;estate fanno il mercato, qua davanti a casa mia, e mi è spiaciuto che non fosse un tappezziere perché se c&#8217;è una cosa che odio, io, è il mercato e sono andato a dirlo a Claudia, di &#8217;sta cosa che io odio il mercato ma lei ormai russava alla grande.</p>
<p><a href="http://www.rael-is-real.org/images/musicians/morninghasbroken.mp3" ><img class="alignnone" title="SHOT by birdclaws  at www.polanoid.net" src="http://www.polanoid.net/pix/3479/POLA_3479_12396651291_l.jpg" alt="" width="460" height="581" /></a></p>
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		<title>mint games</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 13:47:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rael.is.real</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[canzoni etiliche]]></category>

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		<description><![CDATA[E il ginocchio inchiodato. Come lo chiamano? Della lavandaia.
E il gomito del tennista. E l&#8217;occhio di pernice.
L&#8217;occhio. Il malocchio.
Fissandosi nello specchio pensò a sua nonna che scoppiava in lacrime: ho fatto il malocchio a quel ragazzo, che iddìo mi perdoni. Gli restò la mano sullo spazzolino da denti, un attimo prima di allargare le dita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E il ginocchio inchiodato. Come lo chiamano? Della lavandaia.<br />
E il gomito del tennista. E l&#8217;occhio di pernice.<br />
L&#8217;occhio. Il malocchio.<br />
Fissandosi nello specchio pensò a sua nonna che scoppiava in lacrime: ho fatto il malocchio a quel ragazzo, che iddìo mi perdoni. Gli restò la mano sullo spazzolino da denti, un attimo prima di allargare le dita a lasciarlo cadere nel bicchiere bianco di plastica coordinato al portasapone e lo spazzolone del wc. Che iddìo mi perdoni, che iddìo ci perdoni. Tutti.</p>
<p>Le malattie colpiscono gli altri. Sua madre con la gola che annaspava a cercare fiato. Suo padre con l&#8217;orizzonte a inclinarsi e rotolare. Lo zio con la guancia corrosa. Il nonno ad affondare lo scheletro nelle lenzuola. Claudia e i suoi fagiolini sparsi per il corpo, un giorno su un seno, un giorno nel pube, fagiolini erotizzanti a zonzo sul suo corpo. Che iddìo vi benedica, io sto bene.</p>
<p>Io sto bene, sebbene invecchi.</p>
<p>Le dita abbandonarono lo spazzolino da denti e si spostarono ad arco lento verso l&#8217;asciugamano di cotone spugnato verde acqua acquistato al supermercato in un impulso che non avrebbe saputo spiegare, poi, in seguito.</p>
<p>Qualche goccia bagnò lo specchio, agganciandosi al sebo di vecchi brufoli schiacciati.</p>
<p>E a sua nonna singhiozzante di avergli lanciato il malocchio si sovrappose la bottiglia d&#8217;olio da fissare per l&#8217;orzaiolo.</p>
<p>Guardi, io con l&#8217;insalata al massimo scendo fino a La Spezia. E non mi parli di olii nordestini perché non c&#8217;è partita. Glielo disse con le briciole del pane d&#8217;assaggio che gli cascavano dall&#8217;angolo destro della bocca.<br />
E con la carne solo toscani. Ah, quello pugliese con le verdure ben condite e cotte. Ma già scadiamo nel cherosene.<br />
Guardi, mi dice. Guardi. Cosa dovrei vedere? Cerco di far mente locale tra il stamattina, che mi son svegliato acciaccato, e il adesso, qui, in questa saletta, vestiti di tutto punto, a degustare olio e vino e, se saremo abbastanza in gamba a far roteare il calice iso, figa. Sto bene, che iddìo me la mandi bene, non ricordo cosa io abbia fatto nel mentre, ma so che è solo un dettaglio.</p>
<p>Da quanto non ci vedevamo, carissimo.<br />
È una domanda, vorrei chiedere al proprietario dell&#8217;enoteca. Il mio nome era nella mailing list e non hai badato a stralciarlo, vorrei metterlo in imbarazzo. Guardo gli scaffali e le etichette impolverate ad arte, pochi mesi fa ne feci cadere qualcuna. Un po&#8217;. Un tot. Abbastanza da non farmi invitare più a nessun incontro sull&#8217;Importanza Della Croatina Per Contrastare Il Sapore Di Tetrapack.<br />
Abbi iddìo pietà di lui e mandagliela buona, ché la sua azione samaritana l&#8217;ha fatta per quest&#8217;anno e s&#8217;è meritato una menzione speciale alla novena. Il merito di reintrodurmi nella società del taste vin, l&#8217;orgoglio di aver preso il bue grasso. Mi parla di questo e quell&#8217;altro, sperando in un mio cenno d&#8217;assenso, una benedizione.</p>
<p>Mal di testa.<br />
Non ho bevuto. Ma ho l&#8217;odore dei bicchieri sciacquati coll&#8217;aceto addosso.<br />
Annuso il cuscino come un cane da cerca.<br />
Forse l&#8217;ho trovato, eccolo, arriva da qui, da questo fiore verde stampato su fasciami color menta chiara, ci punto contro il naso, mi sollevo di scatto, lo fisso nel buio, il mal di testa si allarga, eccoti, ti ho trovato, è l&#8217;odore, immagino che durante la mia assenza siano entrati in casa mia, nella mia stanza, nel mio letto, ci siano proprio entrati, e ridacchiando sadici abbiano lasciato cascare essenze terpeniche, gocce d&#8217;estere, polifenoli per colorare di rosso come un piccolo taglio da barba la mattina.</p>
<p>La barba.<br />
Devo farmi la barba. Ora.<br />
Vado in bagno con il cuscino sotto al braccio, scalzo, con la mutanda che mi pende sul fianco, arrotolata dall&#8217;alzarmi in fretta, che iddio abbia pietà di me, ora comprendo tutto, c&#8217;era un disegno, tutti questi odori, e colori, e sapori, null&#8217;altro che un disegno invisibile per ridurmi all&#8217;oblio, ogni degustazione era un piano per farmi scomparire, per farmi dimenticare, per vivere buchi di tempo, in realtà io sono morto da moltissimo, che iddio mi abbia in gloria, li sento bisbigliare che sono pazzo, che la ricerca del vino perfetto mi ha reso solo un ubriacone col delirium tremens e un fegato che si sfarina spugnoso, ma vi sbagliate, iddìo abbia comprensione di voi, non sono io, sono loro, non sono io, sono loro che mi facevano bere, son trent&#8217;anni che faccio questo mestiere, e assaggia di qui, e assaggia di là, sono loro, sono loro che, io non volevo, a me piace l&#8217;acqua, mi piace l&#8217;acqua e menta ma anche tu, iddiò non mi vieni incontro, coi tuoi pesci e il tuo vino, vorrei fosse venuto a te tutto questo, ti auguro iddìo mentre rovisto nell&#8217;armadietto affianco lo specchio sporco di gocce, te lo auguro davvero, tre messe al giorno e la cirrosi non te la leva nessuno, e rovisto e rovisto stringo il cuscino e lo trovo, lo sciroppo, lo sciroppo per l&#8217;influenza, che sa di menta, lo tracanno e scompare l&#8217;aceto, scompare mia nonna e il suo malocchio, scompare il padrone dell&#8217;enoteca in attesa che io crolli a terra annusando una grappa di moscato da dodici euro dentro una bottiglia a mappamondo, scompare tutto, resta solo la menta, resta solo il cuscino.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 476px"><a href="http://www.rael-is-real.org/images/musicians/teardrop-butt.mp3" ><img title="c'est la cristallisation mon amour  - nrs on polanoid.net" src="http://www.polanoid.net/pix/9014/POLA_9014_12228868331_l.jpg" alt="shot by nrs" width="466" height="559" /></a><p class="wp-caption-text">shot by nrs on www.polanoid.net</p></div>
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		<title>mad sky</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2009 12:37:03 +0000</pubDate>
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		<title>Panaceas</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 21:32:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rael.is.real</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[amoressia]]></category>

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		<description><![CDATA[Che cosa mi manca?
O meglio, che cosa non ho?
Ho la tv via satellite, il telecomando è sempre puntato sui sette canali canonici. Mi piace il cinque. Mi concilia il sonno.
Mi piace dormire. Ho una splendida camera da letto in barocco piemontese con spesse mani di cera tirata male. In colorificio vendevo delle splendide cere inglesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che cosa mi manca?<br />
O meglio, che cosa non ho?<br />
Ho la tv via satellite, il telecomando è sempre puntato sui sette canali canonici. Mi piace il cinque. Mi concilia il sonno.<br />
Mi piace dormire. Ho una splendida camera da letto in barocco piemontese con spesse mani di cera tirata male. In colorificio vendevo delle splendide cere inglesi in scatole di metalli serigrafate in vittoriano. Le comperai.<br />
Posso comperare cosa voglio, quando voglio, dove voglio. Sempreché prendano la carta di credito. Non dappertutto la accettano. Se non hanno la macchinetta, non possono. Allora tiro fuori i soldi di carta, conto le monete, scelgo rapido qualcosa che mi dia la soddisfazione di avere il resto.<br />
Dal panettiere mi piace prendere le pizzette. E la farina speciale. Poi, a casa, la metto in barattoli di vetro smeriglio, con il coperchio che s&#8217;avvita. Passa il tempo, nascono le camole.<br />
Io non so perché sia un uomo solo. Così solo. Vorrei avere una malattia di quelle romantiche. Così avrei una scusa decente per il male che ho dentro.<br />
Il male che ho è una cosa che parte da dietro la gola. Dentro, ma dietro. Prende la cervicale, mi inchioda le orecchie. Poi va nel naso. Dal naso scende giù, separa con precisione la scatola toracica. Tot costole di qui, una di meno di lì.<br />
Mi piacerebbe avere una persona affianco, la sera. Farci le foto. Ridere guardando un film in tv. O un comico. Ho scoperto che su uno dei canali oltre i sette c&#8217;è gente che fa ridere.<br />
Allora, mi son detto: prova a contare. Uno Due Tre Quattrocinquesei Sette<br />
Sette.</p>
<p>Niente, non mi riesce di andar oltre. Mi mancano tre dita. Il dolore salta improvviso sul braccio, corre alle unghie che mi mancano, cade, s&#8217;aggrappa alla camicia, risale su un fianco, torna sullo sterno.</p>
<p>Un animo romantico, oppure una donna con un sorriso letterario, penserebbe che il dolore si fermi lì, perché è lì che abbiamo il cuore, a destra o sinistra decisamente non ricordo.<br />
Forse è per questo che sono senza una compagna, perché a me il dolore scende, mi sconquassa il piloro, mi sega lo stomaco, mi fa a fettine il pancreas.<br />
A questo punto l&#8217;infermiera che tutti noi maschi sogniamo di avere al nostro capezzale almeno una volta nella vita arriva, il camice corto stretto sulle spalle e le scarpe bianche col tacco invece che zoccoli sanitari.</p>
<p>Sente male qui?</p>
<p>No.</p>
<p>E qui?</p>
<p>No.</p>
<p>Lei sta bene, non ha niente.</p>
<p>E l&#8217;infermiera se ne va, sculetta come nei peggiori porno, esistono dei porno migliori o peggiori? E rispetto a cosa? Lei se ne va, io non ho risposte, e il dolore scende, adesso lo sento, oh, arriva, so già come farà, so già cosa sentirò, la strizzata di coglioni</p>
<p>-</p>
<p>Hai presente quando ti manca il fiato, hai presente quando l&#8217;udito si ovatta, hai presente quando sudi e ti senti in bocca il sapore della cena della sera prima?</p>
<p>No?</p>
<p>Per forza, sei una donna.</p>
<p><a href="http://www.rael-is-real.org/images/musicians/emedios.mp3" class="liinternal">g.f. remedios</a></p>
<p><img class="alignnone" title="shot form polanoid.net" src="http://www.polanoid.net/pix/9068/POLA_9068_12361456363_l.jpg" alt="" width="466" height="564" /></p>
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		<title>segreti regretti negletti</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Dec 2008 22:10:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rael.is.real</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[...]]></category>

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		<description><![CDATA[Comunque io smetto di mangiare.
Ho letto un libro, ieri, dove lei è maaaaaaa-a-a-gra magra magra. Oh, che voglia di non mangiare più, mi son detta. Che voglia, di nuovo.
Di nuovo.
Non crediate di essere delle persone normali, voi. Abbiamo tutti i nostri piccoli segreti, così segreti che ce li coccoliamo, ce li curiamo, ce li lucidiamo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Comunque io smetto di mangiare.<br />
Ho letto un libro, ieri, dove lei è maaaaaaa-a-a-gra magra magra. Oh, che voglia di non mangiare più, mi son detta. Che voglia, di nuovo.<br />
Di nuovo.</p>
<p>Non crediate di essere delle persone normali, voi. Abbiamo tutti i nostri piccoli segreti, così segreti che ce li coccoliamo, ce li curiamo, ce li lucidiamo. Il nostro piccolo trofeo, nostro, solo nostro. Se lo condividiamo è solo perché stiamo giocandoci l&#8217;arma finale per salire sul podio, sul cubo quello con l&#8217;1 scritto bello grosso. Magari con le amiche. Siamo in classe, è l&#8217;intervallo, quei venti minuti giusti per rimettere in pari le ore da cinquanta che sbiellano alla fin fine il ciclo vitale della mattinata. La profe di mate sta arrivando, cammina trascinando le scarpe marroni con la suola alta, Daniela tiene banco raccontando che ha mulinato la lingua con Filippo e che schifo, e che bleah, ma intanto tutte hanno le mutandine un poco bagnate, chi di invidia, chi di interesse. La profe di tecnica passa davanti la porta e si sistema la sciarpa attorno al collo, un lembo sfoglia il plico di fotocopie che la profe stringe al petto, e tu sei lì combattuta dall&#8217;andare in bagno, ma se vai in bagno ti perdi Daniela che si arrampica sul podio con l&#8217;1 e stringi tra le mani il sachetto di patatine con la sorpresa nella bustina di plastica unta.<br />
Ed è lì che il tuo segreto segretissimo verrà scaricato, mantenendogli lo status di inviolabilità ma dandogli l&#8217;eroicità del sacrificio. Il tuo segreto per la gloria. Io vomito dopo aver mangiato. Daniela scivola giù con le unghie che si rompono lungo il legno del podio.</p>
<p>Quando diventi grande, magari incontri altre persone. Persone ricche, che vanno a comperare magliette firmate Coveri a collo alto e non ne prendono una, ne prendono tre o quattro, uguale modello, diversi colori. Jeans Armani, scarponcini Timberland, Poison dietro le orecchie. Non hai la possibilità di invidiare, perché ti prestano il jeans firmato e la felpa quella giusta per andare a scuola. Ti prestano la possibilità di andare oltre. Ti prestano la pillolina.<br />
La pillolina è, come dice il nome, piccola. Colorata di prugna scura, con riflessi brunastri, in una scatola verde, ti fa andare oltre quel che già facevi e di più non potevi. Se non hai più da far uscire sopra, ora farai uscire sotto. E lo fai, oh se lo fai. Sopra. Sotto. Sopra. Sotto. Acqua calda da bere, acqua calda da espellere. Guarda, il dito ora passa. Guarda, ora è tutto incavato. Non conti le calorie, non ti fai problemi: tanto poi lo sputi, o sopra, o sotto. O sopra. Oppure sotto.</p>
<p>Ne esci. Certo. Esci da tutto. Ti tieni il tuo segreto per snocciolarlo un bel giorno alla persona giusta. Quella su cui far colpo. Ti parla di teatro No e tu spiattelli. Ti mostra il libro fuori commercio rilegato a mano trovato in una bancarella e tu confidi. Ti sorride e tu parli.</p>
<p>I segreti son fatti per esser detti. Quello che teniamo davvero nascosto son le bugie, quelle non le diremmo mai, neppure sotto tortura, neanche se ci ritrovassimo tra le mani l&#8217;essenza più preziosa di tutta la nostra vita. I segreti son così belli, così magri, ma-a-a-gri, da domani smetto di mangiare, ma-a-a-gra.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 476px"><a href="http://www.rael-is-real.org/images/musicians/me.mp3" ><img alt="SHOT by diobox img @ http://www.polanoid.net/" src="http://www.polanoid.net/pix/13102/POLA_13102_12304994816_l.jpg" title="click per la musica" width="466" height="552" /></a><p class="wp-caption-text">SHOT by diobox img @ http://www.polanoid.net/</p></div>
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		<title>Il ballo delle debuttanti</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Dec 2008 17:52:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rael.is.real</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Vedi, io volevo solo ringraziarti. Volevo solo dirti grazie per quello che fai pensando a me.
Niente.
Il niente, come lo zero e il nulla e il mai, a errata ragione vengono considerati elementi vuoti di un insieme assemblato con una pazienza certosina e infinita agganciata al sapore di qualcosa che abbiamo mangiato e ci ha riempito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vedi, io volevo solo ringraziarti. Volevo solo dirti grazie per quello che fai pensando a me.<br />
Niente.<br />
Il niente, come lo zero e il nulla e il mai, a errata ragione vengono considerati elementi vuoti di un insieme assemblato con una pazienza certosina e infinita agganciata al sapore di qualcosa che abbiamo mangiato e ci ha riempito il palato.<br />
Tipo i cachi. I cachi non del tutto maturi. Con quei pezzi scivolosi e consistenti che si presentano all&#8217;improvviso come gommapane.<br />
Prendiamo la parola Mai. È come la parete di quel famoso museo, non ricordo se a New York o Barcellona, comunque hai capito. Tondo con due confini ai lati. Anche il Nulla ha una sua rotondità, certo non come lo Zero, facciamo che Nulla è il quadrato, Zero il cerchio. Si incastrano. Semplice.</p>
<p>Adesso ridacchi, ti vedo, sei girata ma sfortunatamente rientri in una piccola porzione di specchio che mi riflette leggermente sfocato il tuo sorriso sardonico.</p>
<p>Sardonico è un aggettivo salato. Sfocato è un aggettivo nebbioso. Sfortunatamente sa di tela batista e filo bianco da imbastitura.</p>
<p>E se io mi stufassi di intravederti ridacchiare? Cerca di capire: ho anche una mia vita. Ho diritto anche io a essere triste, ad aver voglia di scomparire, a desiderare di volare come una mosca lontano da piretro e girasoli finti vischiosi attaccati ai vetri delle finestre.</p>
<p>I girasoli son fatti di formaggio, le finestre sibilano ghigliottine, i vetri son sabbiosi.</p>
<p>Ci siamo conosciuti diciotto anni fa, a una festa a cui non volevo partecipare. Viste le conseguenze, non son più andato a una festa in vita mia. Faccio poche promesse e le mantengo. Son diciott&#8217;anni che aspetto i tuoi comodi. Ritardataria, disordinata, strafalciona, noiosa, boriosa, egocentrica e poco accomodante. Cosa ci manca per completare un tuo quadro da appendere alla parete e ammirarti?</p>
<p>Sola.</p>
<p>Ti lascio ai tuoi preparativi e scrivo altre parole e cosa provo al pronunciarle.</p>
<p>Mesmerizzazione, ventaglio, panacea, schiribizzo, noccioline, taumaturgico, segnalibro, dottorato. Ho di che passare la serata, con questo gioco che mi fa sentire vivo.</p>
<p>E solo.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 560px"><a href="http://www.rael-is-real.org/images/musicians/bullets.mp3" ><img alt="img @ http://tsutpen.blogspot.com/" src="http://img.photobucket.com/albums/v280/tomasutpen/album6/bfibiggerthanlifePDVD_016.jpg" title="clicca per la musica, Tunng - Bullets" width="550" height="230" /></a><p class="wp-caption-text">img @ http://tsutpen.blogspot.com/</p></div>
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		<title>Formaggini</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 15:50:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rael.is.real</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[...]]></category>

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		<description><![CDATA[manlio3 ai disegni
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignnone" style="width: 610px"><a href="http://www.rael-is-real.org/graphic/formaggini.jpg" ><img alt="Disegni di Manlio3 su workgroup con Rael" src="http://www.rael-is-real.org/graphic/formagginibanner300dp1.jpg" title="Clicca per scartare Formaggini" width="600" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">Disegni di Manlio3 su workgroup con Rael</p></div>
<p><a href="http://manlio3.blogspot.com" class="liexternal"><strong>manlio3</strong></a> ai disegni</p>
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		<title>Le sigarette bruciano lentamente, stasera</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Oct 2008 16:20:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rael.is.real</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[amoressia]]></category>

		<category><![CDATA[coltrane]]></category>

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		<description><![CDATA[Glielo dico di continuo. Svuota i posacenere. Svu-o-ta quei dan-na-ti posacenere.
Perché lei fuma, fuma un casino e non so se le piaccia la montagnola di mozziconi che si solleva giorno dopo giorno, o ci è affezionata, insomma, c&#8217;è questo posacenere in casa, l&#8217;unico, tra l&#8217;altro, lei lo riempie e non lo svuota. E mi guarda. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Glielo dico di continuo. Svuota i posacenere. Svu-o-ta quei dan-na-ti posacenere.<br />
Perché lei fuma, fuma un casino e non so se le piaccia la montagnola di mozziconi che si solleva giorno dopo giorno, o ci è affezionata, insomma, c&#8217;è questo posacenere in casa, l&#8217;unico, tra l&#8217;altro, lei lo riempie e non lo svuota. E mi guarda. Svuotalo tu. No, io non lo svuoto, perché io non fumo. È come se le dicessi: sistema il lavandino dopo che mi son fatto la barba. Che diamine: un po&#8217; non ci fai caso, ma poi ti scocci. Lei fuma. E riempie il posacenere. E non lo svuota. E la casa poi puzza. Io mi incazzo. Io non devo incazzarmi, ho la pressione alta, poi, mi inalbero, mi arrabbio, ho la pressione alta.<br />
Claudia arriva ieri sera con un posacenere nuovo. Dice che le han fatto un regalino in ufficio. Ma ieri non era Santa Claudia, esiste Santa Claudia, poi? Al suo compleanno mancano tre mesi, circa, mi sembra, non son tanto sicuro di quando è, comunque non ieri, non oggi e non in questi giorni. Quindi se l&#8217;è comperato da sola. Io non riesco neanche a immaginare la tristezza di entrare in un negozio di casalinghi e prendere un posacenere. Di cristallo. Pure brutto, con tutte le sfaccettature, tondo.<br />
S&#8217;è seduta sul divano, tutta contenta, quello vecchio sul tavolino, quello nuovo sulle ginocchia, le sigarette e lo zippo. Che anche lo zippo, non mi risulta glielo abbiano regalato le sue colleghe. Ma una va in una tabaccheria e si compra un accendino? Comunque è contenta, vedo. Ha tutta un&#8217;agitazione, accarezza il posacenere nuovo e guarda quello vecchio, le dita vanno allo zippo, prende il pacchetto, sfila una sigaretta, la porta alle labbra, la bacia, ecco, ci fa l&#8217;amore con quella sigaretta, non smette di accarezzare i posacenere, come se fossero dei corpi, come se fosse il suo amante.</p>
<p>Dall&#8217;avvocato ho provato a dirle qualcosa. Ma mi ha preso il nervoso. La pressione è salita. Le ho solo chiesto perché non svuotasse mai dai mozziconi, che sapeva quanto io odiassi l&#8217;odore di fumo e vedere quelle cicche schifose ammucchiate. Mi ha guardato strana, triste. Mi ha risposto, boh, che non ho capito subito. Non svuotavo non per farti un dispetto. Ma per fare piacere a me. Che vuol dire, ho ribattuto.</p>
<p>Stasera, da solo, sul divano, accarezzo il primo libro che lei mi regalò quindici anni fa, quando ci conoscemmo.</p>
<p><a href="http://www.rael-is-real.org/images/musicians/lamia.mp3" ><img alt="" src="http://www.polanoid.net/pix/5978/POLA_5978_12223609113_l.jpg" title="smoking winston cigarettes" class="alignnone" width="466" height="295" /></a></p>
<p>SHOT by <a href="http://www.polanoid.net/" class="liexternal">myrussiantoy</a></p>
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		<pubDate>Tue, 07 Oct 2008 19:12:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rael.is.real</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Offerta Incredibile! Manda quattrocento sms a due numeri da te scelti in quarantottore! A me ormai gli sms li manda solo più il mio gestore di telefonia. Offerta Speciale! Telefona per otto giorni al costo di otto minuti! Io telefono anche, per otto giorni, ma a chi. Mia madre è morta, papà s&#8217;è trasferito in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Offerta Incredibile! Manda quattrocento sms a due numeri da te scelti in quarantottore! A me ormai gli sms li manda solo più il mio gestore di telefonia. Offerta Speciale! Telefona per otto giorni al costo di otto minuti! Io telefono anche, per otto giorni, ma a chi. Mia madre è morta, papà s&#8217;è trasferito in Argentina, la fidanzata mi ha lasciato, il mio cane non è compreso nel piano tariffario. Non Perdere Questa Occasione! Manda mms, sms, telefona a tutto il mondo e paga tra quattro mesi!<br />
Ma io tra quattro mesi manco so se sarò vivo.<br />
Ora, non vorrei passare per un pessimista incorreggibile. A bene vedere potrei schiattare anche tra cinque minuti, non è che ci debba essere una scadenza, un momento preciso, un istante esatto. Però, ci pensavo stamattina in ufficio, appena preso il mio caffè, alla macchinetta: ho fatto due conti. Ho trentasei anni. La prospettiva di vita per un uomo è fino ai settantacinque. Facciamo settantasei, che con la matematica non vado molto d&#8217;accordo. Uno dei due conti è stato sottrarre alla statistica di vita media maschile italiana la mia attuale età. Porcoschifo, mi son detto: devo stare qua ancora quarant&#8217;anni. Ennò, cazzo, ancora quaranta anni no. Di questi quaranta ne passerò ancora venticinque trenta legato alla scrivania; dieci a sistemare il garage, la cantina, portare l&#8217;auto al lavaggio self service e andare al supermercato all&#8217;orario di apertura. Che è il fine ultimo dell&#8217;essere un pensione.<br />
Porcocazzoschifo, mi son detto. No, dài. Dàvvero, no. Non ce la posso fare. Ho buttato via il bicchierino di plastica del caffè e mi son messo a lavorare, diligente, serio, compassato.<br />
Poi, ci pensavo dopo un po&#8217;, mi son reso conto che alla fin fine io son sempre così: serio, compassato, ligio al dovere. Mi annoio di me stesso. Ho dato uno sguardo ai miei colleghi: ridono, scherzano, si combinano le serate assieme, sparlano, litigano: fanno. A me non provano manco più a coinvolgermi, anzi, mi evitano, mi saltano, mi dimenticano. Si ricordano di me quando sono oberati di lavoro.<br />
E, quasi quasi, forse ho trovato a chi telefonare per otto giorni, otto giorni consecutivi, al costo di otto minuti. So io a chi mandare quattrocento sms, duemila mms e anche una ventina di panini al prosciutto col mio telefonino. Domani mi segno i cellulari dei miei colleghi e vediamo se si dimenticano ancora di me.</p>
</p>
<p><a href="http://www.rael-is-real.org/images/musicians/passmeby.mp3" ><img alt="" src="http://www.polanoid.net/pix/4913/POLA_4913_12233995841_l.jpg" title="Pepe DeLuxe, Everybody pass me by" class="alignnone" width="466" height="575" /></a></p>
<p>SHOT by PEPITE </p>
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		<title>coffee pot</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Sep 2008 15:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rael.is.real</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Mi viene da starnutire. Non crediate io abbia il raffreddore: semplicemente starnutisco, così, tanto per.
Voi non fate mai le cose così, tanto per? Siete così perfetti? È lunedì, concedetemi un attimo di umanità.
[mi bevo un caffè, lo riscaldo dieci secondi nel microonde, già con lo zucchero dentro, solo più da girare]
Mi dà un senso strano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi viene da starnutire. Non crediate io abbia il raffreddore: semplicemente starnutisco, così, tanto per.<br />
Voi non fate mai le cose così, tanto per? Siete così perfetti? È lunedì, concedetemi un attimo di umanità.<br />
[mi bevo un caffè, lo riscaldo dieci secondi nel microonde, già con lo zucchero dentro, solo più da girare]<br />
Mi dà un senso strano bere il caffè riscaldato anziché fresco, appena fatto. È lo stesso prodotto, di quanto è valutabile la vecchiaia di uno rispetto l&#8217;altro? Venti minuti? Perché la mia media è un caffè ogni mezz&#8217;ora circa, dalle sei del mattino fin verso le quattro del pomeriggio. Ho una caffettiera espresso, faccio il filtro da due, uno lo bevo subito, l&#8217;altro aspetto. La caffettiera l&#8217;ho fatta vedere un pomeriggio che si era in centro a Claudia, era in vetrina, un negozio sotto i portici, vicino a Porta Nuova. Lei mi ha guardato stupita che io avessi un oggetto di design, un qualcosa di meccanicamente bello in casa. Sì, ma me l&#8217;han regalata per Natale, le ho detto. Poi l&#8217;ho baciata.<br />
[le tazzine non le lavo. le riutilizzo, sempre quelle due. rimane un fondo di zucchero tale che alla fine non ne aggiungo]<br />
Cosa credete che provi, un uomo, a baciare? Sente denti, la lingua, la saliva. Non crediate di avere l&#8217;esclusiva della meraviglia: ho baciato donne che sapevano d&#8217;aglio, donne che nascondevano la cingomma ovunque, ho baciato dei posacenere viventi. Eppure si compie un piccolo miracolo: bocca e inguine si fondono, l&#8217;umido diventa duro, vorresti annegare in quella gola e riempire, riempire, fino in fondo.<br />
[bevo tanto caffè solo per giustificare le tante sigarette. così invece che solo una gastrite attendo anche un enfisema. due al prezzo di uno]<br />
E tu, Claudia, che sentivi? Quando mi hai detto &#8220;Ma tu hai quella caffettiera lì?&#8221; ti sei allontanata. Chissà cosa immaginavi di me, di come vivo. Io lo so che già pensavi alla mia camera da letto, al bagno, a stare seduti sul divano a guardare la tv con una coperta di pile sulle gambe, lo so che ti eri già presa uno spazio inarroccabile nei miei elementi di vita. Dirti che ho una caffettiera da centosessanta euro, regalo <em>must</em> del Natale scorso, ti ha ucciso un po&#8217;.<br />
[ma tu mi vuoi bene lo stesso, vero? anche se bevo circa venti caffè al giorno, uno più uno meno, e la copertina di pile sì l'ho, ma me l'ha regalata mia madre, è gialla e ha ricamato sopra un gatto?]</p>
<p><a href="http://www.rael-is-real.org/images/musicians/Noise.mp3" ><img alt="" src="http://xoomer.alice.it/fgshop/mokona_3a.jpeg" title="click per la musica, archive, noise" class="alignnone" width="280" height="350" /></a></p>
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		<title>shot me</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Sep 2008 15:46:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rael.is.real</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[anonimia]]></category>

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		<description><![CDATA[Di questi giorni malriusciti
ho solo parole non dette
del ricordo di supposizioni
Sono un essere umano
mi serve il mangiare, il bere
mi è utile il fumare e il dormire
Non creo fatica nel dire
di persone, voci e mani,
di pavimenti calpestati
Noto però, finita la batteria,
di non guardare mai con il vero
ma di usare filtri e lenti e focali
Mentre sostituisco le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di questi giorni malriusciti<br />
ho solo parole non dette<br />
del ricordo di supposizioni<br />
Sono un essere umano<br />
mi serve il mangiare, il bere<br />
mi è utile il fumare e il dormire<br />
Non creo fatica nel dire<br />
di persone, voci e mani,<br />
di pavimenti calpestati<br />
Noto però, finita la batteria,<br />
di non guardare mai con il vero<br />
ma di usare filtri e lenti e focali<br />
Mentre sostituisco le pile<br />
ti vedo per sbaglio dopo mesi<br />
e mi spavento dei miei occhi<br />
Vedo la tua tristezza e la tua rabbia<br />
la tua voglia di gambe e non cavalletti<br />
cerchi mani e non autoscatti<br />
Non è il copriobiettivo che pende:<br />
nessuno può farci niente<br />
se non voglio svilupparmi.</p>
<p><a href="http://www.rael-is-real.org/images/musicians/Siouxsie_and_the_Banshees_Red_Light.mp3" ><img src="http://www.polanoid.net/pix/12285/POLA_12285_12220196432_l.jpg" alt="click per la musica, siouxie and the banshees, Red Light" /></a></p>
<p>SHOT by <a href="http://www.polanoid.net/pictures/pictures.php?uid=12285" class="liexternal">pineapplepioneer </a></p>
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		<title>suitcase in a hard case</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Sep 2008 12:57:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rael.is.real</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[anonimia]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando torno a casa le valigie le lascio ore, aperte, sul pavimento. Devono prendere aria, riabituarsi. Come me. Apro il frigo, bevo un sorso di coca, è sgasata. È fredda e sa dell&#8217;odore di vuoto dei frigoriferi lasciati sgombri per giorni. Poi, mi siedo sul divano. Il giubbotto è sulla poltrona, io ho ancora su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando torno a casa le valigie le lascio ore, aperte, sul pavimento. Devono prendere aria, riabituarsi. Come me. Apro il frigo, bevo un sorso di coca, è sgasata. È fredda e sa dell&#8217;odore di vuoto dei frigoriferi lasciati sgombri per giorni. Poi, mi siedo sul divano. Il giubbotto è sulla poltrona, io ho ancora su le scarpe, prendo un libro, lo sfoglio. Non mi sento subito a casa. Ho in testa ancora un po&#8217; di immagini. Tipo l&#8217;erba attorno al piantone del guardrail, c&#8217;era un pacchetto di sigarette accartocciato, e un fazzoletto. Non di carta, ma di tessuto. Chi è che getta via un fazzoletto di cotone, ricordo di aver pensato. Se ti stai soffiando il naso, poi lo rimetti in tasca.<br />
A meno che tu non stia piangendo.<br />
È difficile, per un uomo, ammettere che sta piangendo. No, è una ciglia che mi si è piegata all&#8217;indentro dell&#8217;occhio. No, mi sono cacciato un dito nella pupilla che mi prudeva. No, ho una brutta sinusite e spurgo dal condotto lacrimale. No, piango perché, cazzo, mi manca.<br />
Ce l&#8217;ho, mi manca, celo, manca.<br />
Prima di vederla c&#8217;è stato tutto un daffare, un progettare, un rimandare. Un avere paura, un comperami una camicia nuova, un chiedermi davanti allo specchio che diamine stessi facendo. Adesso ci sono il trolley aperto sul tappeto, qualche sacchetto, le mie scarpe che hanno guidato ancora ai miei piedi. E in mezzo? Provo a pensare a piccoli istanti, quando mi ha guardata dal vivo -da vivo- per la prima volta, e la sua faccia si è accartocciata su sé stessa. Cazzo, ho avuto paura. Che si fosse accorta già da così lontano della mia mole, della forfora, dell&#8217;alito di sei ore di viaggio. Poi è esplosa in un sorriso incredibile.<br />
E poi? Non mi ricordo nulla. Sfoglio il libro, come fanno nei film. Il protagonista rimugina, sfogliando un tomo alto almeno 13 cm. La bibbia, di solito.<br />
Quando viaggi nel ritorno il tempo è sempre minore. Ci metti davvero un lampo, un niente. Forse perché sai la strada, forse perché vuoi tornare a casa, forse perché non hai fretta o premura del fulcro del viaggio stesso. Torni, telefoni ai tuoi genitori per avvertire che sei sano e salvo, sì, ci ho messo davvero poco, sei ore e venti invece che sei ore e quaranta, non c&#8217;era traffico.</p>
<p><a href="http://www.rael-is-real.org/images/musicians/slatemate.mp3" ><img alt="" src="http://www.polanoid.net/pix/1088/POLA_1088_11655029271_l.jpg" title="SHOT by fake_palindrome  " class="alignnone" width="466" height="561" /></a></p>
<p>SHOT by <a href="http://www.polanoid.net/pictures/pictures.php?uid=1088" class="liexternal">fake_palindrome</a></p>
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		<title>Non ho ben capito come, ma intanto vado a bagnare le piante</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Sep 2008 13:05:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rael.is.real</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[esercizi di stile]]></category>

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		<description><![CDATA[Prendo dalla buca delle lettere la roba che spunta. Carta. È carta colorata, più o meno spessa, con offerte, ribassi, incredibili occasioni. Addirittura mi regalano un ficus beniamino, se spendo almeno venticinque euro. Che ci vuole a spendere quella cifra: l&#8217;acqua, la coca, la marmellata, il pandolce, il caffè, le lamette da barba e sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prendo dalla buca delle lettere la roba che spunta. Carta. È carta colorata, più o meno spessa, con offerte, ribassi, incredibili occasioni. Addirittura mi regalano un ficus beniamino, se spendo almeno venticinque euro. Che ci vuole a spendere quella cifra: l&#8217;acqua, la coca, la marmellata, il pandolce, il caffè, le lamette da barba e sono già a ventisette euro. La cassiera mi dà tre monete da uno in resto. E io mi metto a ricordare quando da bambino andavo a fare la spesa per mia nonna, due o tre cose non di più: la panettiera, soprattutto, mi dava delle caramelle di resto. La prima volta le mangiai tornando a casa e mia nonna si imbestialì. Pensai che fosse perché le avevo mangiate: accadde di nuovo, mi dia un miccone, <em>to&#8217; bel cit, belesì aji sun tre caramele ad rest</em>. Gliele porto, a mia nonna, ma lei si arrabbia di nuovo. In effetti i panettieri di Torino si son fatti la villa in Liguria, a forza di caramelle come resto.<br />
Il fico beniamino me lo regalano ogni anno, in quell&#8217;ipermercato. È all&#8217;ingrosso, ci puoi andare solo se hai la tessera. Se hai la partita iva. Se sei pensionato e iscritto a un sindacato. Io uso la tessera di mia nonna, che è pensionata iscritta alla cisl: è morta, ma non glielo ho mai detto alla signorina della cassa.<br />
La signorina della cassa è bella da morire. Ha i capelli corti, un ciuffo sulla fronte e due tette enormi, si chiama Laura, lo so perché c&#8217;è scritto sul cartellino appuntato alla giacca. Io vedo solo dalle tette in su, al bancone quando pago e vorrei farmi un tatuaggio, scrivermi LAURA sul petto, poi un giorno andare lì, comperare un po&#8217; di cose, aprirmi la camicia e dirle: hai visto? Ti amo così tanto che mi son tatuato il tuo nome.<br />
Credo che con una prova d&#8217;amore così mi darebbe due ficus invece che solo uno.</p>
<p><div class="wp-caption aligncenter" style="width: 476px"><img alt="SHOT by jeffro  " src="http://www.polanoid.net/pix/8022/POLA_8022_12181899585_l.jpg" title="click per la musica" width="466" height="566" /><p class="wp-caption-text">SHOT by jeffro  </p></div><a href="http://www.rael-is-real.org/images/musicians/skin_trade.mp3" class="liinternal">Skin Trade</a></p>
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		<item>
		<title>stop, in the name of love</title>
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		<comments>http://www.rael-is-real.org/rael/?p=1214#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 19:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rael.is.real</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[ante litteram]]></category>

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		<description><![CDATA[Prendo il tram. Che sono anni che non prendo il tram. Ma la macchina è dal carrozziere, quindi prendo il tram. Che poi, a ben vedere, non è dal carrozziere, cioè: sistema anche la carrozzeria, volendo, ma pure il motore, le cose elettriche e le gomme. Quindi è un carrozziere carburatorista elettrauto pure gommista, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prendo il tram. Che sono anni che non prendo il tram. Ma la macchina è dal carrozziere, quindi prendo il tram. Che poi, a ben vedere, non è dal carrozziere, cioè: sistema anche la carrozzeria, volendo, ma pure il motore, le cose elettriche e le gomme. Quindi è un carrozziere carburatorista elettrauto pure gommista, ma fatto sta che mi vede una volta ogni otto anni e non sono un buon cliente. Perciò niente auto sostitutiva. Il cartello alle sue spalle diceva: Trenta euro al giorno - Rabbocco Benzina Escluso. Mi dà l&#8217;auto sostitutiva? Sono tutte fuori, m&#8217;ha risposto con la sigaretta in bocca, il cartello alle sue spalle che recitava Vietato Fumare - 27,5 a 275 - Sukamelo. Son tutte fuori, va bene. Quando è pronta la mia? Non sono un buon cliente, la mia macchina sarà a posto solo stasera, forse domani in giornata. Allora mi prendo il tram.</p>
<p>Il tram è un mezzo di trasporto strano. Secondo me i tram sono vivi, si fanno un po&#8217; gli affari loro. Hanno &#8217;ste rotaie e fanno le curve sculando a destra e sinistra, a seconda se girino a sinistra oppure a destra. E sono legati al filo sopra la loro testa. Tu sali, obliteri, ti siedi e guardi gli altri curvare, fare retromarcia, inversioni, un po&#8217; di qui e un po&#8217; di là. Tu no: sei seduto affianco al finestrino, sporco e coi profili di metallo con una cingomma schiacciata tra i vetri a ghigliottina e prosegui dritto come un fuso sui binari.</p>
<p>Ogni tanto qualche tram si ribella. Esce dai binari, fa casino, si rotola. A quel punto tutti si devono fermare, come elefanti che osservino il capobranco trascinarsi via nella foresta, solo che io al pensiero di stare su un elefante, perdippiù morente, inizio ad avere mal di mare.</p>
<p>E se si rovescia, il tram? E se le vecchie mi ribaltano addosso, con le sacche della spesa? E quelle ragazzette lì? Se per caso mi si rotolano addosso e mi spiaccicano contro il finestrino, metti che la mia bocca vada contro la cingomma secca e lurida che ho attaccata qua di fianco?</p>
<p>Inizio a sudare. Davvero, inizio a sudare. Questo è panico, lo so, sto calmo, mi calmo, dai, neanche alla prima fermata, mi calmo, ma metti che un suv ci investa, anzi, un camion, un camion doppio, no, un trasporto eccezionale ci viene addosso, e la trave di cemento armato gli scivola dal pianale, passa la cabina e si infila dentro il tram. Metti che.</p>
<p>Mi sento male. Sudo. Scusi, apro il finestrino, dico al ragazzo davanti a me. Quello manco si gira, ah, sì, ha le cuffiette.<br />
E se apro il finestrino e un ramo di albero si infila dentro che mi colpisce in fronte. Cioè, ecco, mica è così impossibile, con &#8217;sti alberi che non li tagliano mai. Metti che alla fermata una zingara si arrampica, si infila, mi piglia la ventiquattrore e salta via con i miei documenti e il panino. No, ma metti l&#8217;ipotesi. Oh, mica accade, dai. Non sono paranoico.</p>
<p>Sudo. Il ragazzetto davanti a me ha le cuffiette con un volume altissimo. Non sono neanche alla prima fermata da quando sono partito. Ma manca poco, davvero, manca poco, ora io piano, mi alzo, vado alle porte, piano e lento, cammino piano e lento, faccio con calma, sto sudando, faccio con calma, molta calma, sono calmo, la vecchia davanti a me mi rallenta, vado piano, ecco, ora frena, si ferma, fermati, fermati diocristo</p>
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		<title>transustanziazione</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Aug 2008 19:44:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rael.is.real</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[affabulazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando hai spedito? Ma hai spedito? Sì, no, non ho ancora ricevuto nulla.
Ricordi quando ti dicevo che amo più la busta e il contenuto che il motivo in sé dello spedirmi qualcosa? Facendo, come mio solito, l&#8217;imparato, ti dissi: è la mesmerizzazione.
Quella cosa in cui io tocco la busta, impugno la penna per scrivere il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando hai spedito? Ma hai spedito? Sì, no, non ho ancora ricevuto nulla.<br />
Ricordi quando ti dicevo che amo più la busta e il contenuto che il motivo in sé dello spedirmi qualcosa? Facendo, come mio solito, l&#8217;imparato, ti dissi: è la mesmerizzazione.<br />
Quella cosa in cui io tocco la busta, impugno la penna per scrivere il mittente e il destinatario, infilo dentro il libro che a sua volta ho preso dallo scaffale in libreria: ho sfogliato veloce, poi sono andato al banco, l&#8217;ho poggiato e ho preso i soldi per pagarlo, la banconota da cinque euro sporgendo tra le altre ha sfiorato la copertina. Ho preso la busta e sono tornato a casa, il sacchetto ha toccato le mie gambe, i pantaloni che ho indossato al mattino e coprono la mia pelle, i calzini, le mutande, il lembo della camicia. La camicia l&#8217;ho indossata due settimane fa, poi l&#8217;ho lavata quando ho avuto abbastanza roba sporca dello stesso colore: la lavatrice porta le mie impronte digitali, sin dal primo giorno che l&#8217;ho sballata dal suo involucro, l&#8217;ho presa in un centro commerciale, io non mi credevo ma è come per le televisioni, il baricentro del peso è completamente spostato rispetto a quanto si immagini e a trascinarla su per le scale ho bestemmiato e sentito un dolore bruciante tra la schiena e il mio sedere. Sono andato dal dottore che ha mosso la faccia mugugnando e mi ha detto: credo sia ernia, così è iniziato il ciclo di cure, vai da questo, vai da quello, operiamo, non operiamo e io solo mi chiedevo ma potrò sedermi, potrò correre e anche potrò scopare, insomma, io tutte queste cose le chiamavo mesmerizzazione.<br />
Poi un giorno al telefono tu mi hai detto che significa &#8220;ipnotizzare&#8221;, allora ho azzardato un &#8220;transumanza&#8221; e ti sei messa ridere ma non ne eri del tutto convinta del mio sbaglio e della tua ragione.<br />
Comunque no, non è arrivato il postino e non son tanto sicuro di volere che arrivi, perché tra le mie mani ci sarà anche la sua storia, quella dell&#8217;impiegata delle poste e del suo direttore, di chi ha costruito la macchina per smistare la posta e tutto questo mi arriva a valanga addosso mentre accarezzo la busta e sento la tua mancanza.<br />
Perché in realtà il postino è arrivato ma prima di dirtelo devo controllare sul vocabolario chi di noi due abbia ragione, se sia mesmerizzazione oppure transumanza.</p>
<p><a href="http://www.rael-is-real.org/images/musicians/allmiseryflowers.mp3" title="the gutter twins, all misery, flowers - clicca per la musica" target="_blank"><img src="http://www.polanoid.net/pix/5012/POLA_5012_11821207001_l.jpg" width="466" height="475" /></a></p>
<p>shot by <span class="info"><span id="shotby"><a href="http://www.polanoid.net/pictures/pictures.php?uid=5012" onmouseout="tt_mouseOut(this);" onmouseover="tt_mouseOver(this,'pix_single_shotby');" class="liexternal">Wellaughard</a></span></span></p>
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		<title>di vecchiaia, di cose che vorremmo, di innamorarsi e non saperlo dire ma volerlo fortemente</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Jul 2008 21:18:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rael.is.real</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[affabulazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Faccio la doccia. Non ci metto molto, ma neanche poco tempo.
Elisa è in sala, sul divano, guarda la tv. Io avevo caldo, ero sudato, le ho detto: vado a farmi una doccia. Lei non mi ha risposto, mi ha solo rivolto un&#8217;alzata di spalle, poi è tornata a fissare lo schermo, il telecomando in mano.
Lo-li-ta, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Faccio la doccia. Non ci metto molto, ma neanche poco tempo.<br />
Elisa è in sala, sul divano, guarda la tv. Io avevo caldo, ero sudato, le ho detto: vado a farmi una doccia. Lei non mi ha risposto, mi ha solo rivolto un&#8217;alzata di spalle, poi è tornata a fissare lo schermo, il telecomando in mano.</p>
<p>Lo-li-ta, la lingua batte sul palato, tre volte a stillare un dolore sordo che mi inchioda alla mia mortalità.<br />
Lo-li-ta, qualunque genitore meriterebbe il gulag se mai davvero chiamasse la propria figlia così.<br />
Penso ad altri nomi di donne, di donne di libri, di donne vere che ti facciano impazzire solo a toccare la sovvracopertina, la bandella, un brivido lungo il dorso: non Anna, non Emma, solo lei, Lo-li-ta, rideva stamattina in classe, scherzava chiudendo i libri, parlava della pizza stasera.</p>
<p>Ride con la sua compagna di banco, alla fine della mattinata, tutti sciamano fuori dallo stanzone come insetti impazziti di ascelle sudate e vestiti ridicoli. Fermati un momento, Corombari, e lei mi ha prima odiato perché le avrei fatto perdere tempo, poi ha avuto paura. In fondo son sempre il suo professore d&#8217;italiano e questo al ginnasio, dove la mortalità infantile è alta, è di una certa importanza.</p>
<p>Lo-li-ta, con le calzette e le gonnelline e sua madre così dietro a opprimere ogni angolo di visuale, eravamo felici nel momento in cui la mia mano chiudendo la mia vecchia portadocumenti di cuoio ha sfiorato l&#8217;aria intorno a lei, lo spostamento ha incontrato la sua gonna, Lo, l&#8217;ha sollevata, Li, e s&#8217;è incantata a vedere la perfezione della pelle sotto il collant, Ta.</p>
<p>No, volevo dirti. Dica. A proposito di. Sì?</p>
<p>Lo-li-ta, io sono solo un vecchio coglione,  con una moglie che guarda i telefilm polizieschi sulla pay tv, sono un po&#8217; grasso e con la pelle cascante, son ancora piacente, ma il mio target di disponibilità ha un&#8217;età se non il triplo la tua è almeno il doppio. E noi non ci innamoreremo mai.</p>
<p>No, volevo dirti, sono contento dei suoi progressi, brava, continua così, puoi andare.</p>
<p>Faccio la doccia, passo le mani sul mio corpo. Pensare che siano le tue dita, al posto delle mie, è un lusso da condividere con il sapone che mi scivola addosso come la tua indifferenza.</p>
<p><a href="http://www.rael-is-real.org/images/musicians/christi.mp3" target="_blank"><img src="http://img442.imageshack.us/img442/2905/jansaudek11yc4.jpg" alt="Jan Saudek - click for music, clinic, corpus christi" width="400" height="383" /></a></p>
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		<title>Another sunny day</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 05:39:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rael.is.real</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[affabulazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Come ogni giovedì che si rispetti, nei mesi estivi, c&#8217;è il mercato.
E, come ogni giovedì estivo mercatale che si rispetti, piove. Ormai è tradizione. Il mercoledì sera nessuno innaffia i prati o le piante e i fiori in vaso: domani c&#8217;è il mercato.
Col passare degli anni la situazione è variata sensibilmente. I milanesi han smesso di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come ogni giovedì che si rispetti, nei mesi estivi, c&#8217;è il mercato.<br />
E, come ogni giovedì estivo mercatale che si rispetti, piove. Ormai è tradizione. Il mercoledì sera nessuno innaffia i prati o le piante e i fiori in vaso: domani c&#8217;è il mercato.</p>
<p>Col passare degli anni la situazione è variata sensibilmente. I milanesi han smesso di intasare la strada nel fine settimana, han smesso di accapparrarsi alloggi, stanze, garages. Perché il milanese ha questa peculiarità: piuttosto passa una settimana accampato in automobile, pur di venire a rompere le palle qui. A fare il uìchénd. A fare la spesa al supermercato di domenica mattina. A parcheggiare dove c&#8217;è scritto grosso come il Pirellone Strada Privata, Chiusa, Non Parcheggiare, Tornatene alla Bovisa Maledetto. No, il milanese entra nella strada privata, fa manovre da circo quando si rende conto che è una strada chiusa, parcheggia davanti al tuo cancello d&#8217;ingresso nonostante il cartello di divieto di sosta e poi se ne torna felice a casa sua alla Bovisa la domenica sera. Tutti assieme. In blocco. Il milanese fa condominio in strada, a dodici chilometri all&#8217;ora di velocità, i bambini catatonici, la moglie con i piedi negli infradito d&amp;g presi a Sharm a ventidue euro - ne voleva ventisette, el nègher!- belli appoggiati sul cruscotto, lui che guida pensando all&#8217;indomani in ufficio.</p>
<p>Il cielo è particolarmente grigio. Promette nulla di buono. Il mio cuore si gonfia d&#8217;orgoglio al pensiero che nulla cambia, tutto si svolge come un balletto preciso e perfetto. L&#8217;etoile è il pescivendolo che sta urlando alla moglie: Prendi l&#8217;olio di ieri.<br />
E inizia a friggere merluzzo e totani e patatine, perché poi arriveranno i milanesi. Sul palco le nuvole si raggruppano a piegare l&#8217;odore del pesce fritto in una bolla di compensazione, dove puoi entrare solo a determinate condizioni: Milanese E Pirla. Il che, di solito, coincide in un&#8217;unica persona. Appunto.</p>
<p>Con il passare degli anni, però, tutto questo è andato a scemare.<br />
Pochissime nonne e mamme con i bambini a casa da scuola. Pochissime famiglie a caccia del garage da affittare. I posti per parcheggiare son sempre di più. Non so se sia la recessione o la rata del telefonino a far rinunciare al fine settimana in montagna, all&#8217;intasamento della statale la domenica sera. Certo è che fa tristezza non vederli più, faceva parte della tradizione insultarli e denigrarli senza pietà. Chissà dove vanno, ora. Credo rimangano alla Bovisa, rintanati, a vedere la tv a pagamento.</p>
<p>C&#8217;è solo una cosa che non cambia mai.</p>
<p>È giovedì. Piove.</p>
<p><a href="http://www.rael-is-real.org/images/musicians/anothersunnyday.mp3" target="_blank" title="click for music"><img border="0" src="http://www.rael-is-real.org/images/photoblog/ufo.jpg" /></a></p>
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