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	<title>Res derelictæ</title>
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	<description>CHRONICLE OF A DOOM</description>
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		<title>Morte Lenta</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2016 10:10:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Uno degli episodi che quella sera mi ha portato a riconsiderare è legato al perverso legame tra me e la sofferenza. Un legame atavico e culturalmente instillato dalla morale para-cristiana che pervade la nostra società, oltre che la mia famiglia. La sofferenza che diventa mezzo per elevarsi verso il divino, che si trasforma essa stessa in [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="wp-image-271 alignleft" src="http://resderelictae.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2016/11/winter-trees-1393803-639x418-150x150.jpg" alt="winter-trees-1393803-639x418" width="250" height="250" />Uno degli episodi che <a href="http://resderelictae.altervista.org/blog/intro/">quella sera</a> mi ha portato a riconsiderare è legato al perverso legame tra me e la sofferenza. Un legame atavico e culturalmente instillato dalla morale para-cristiana che pervade la nostra società, oltre che la mia famiglia. La sofferenza che diventa mezzo per elevarsi verso il divino, che si trasforma essa stessa in divinità. Divinità pagana per la quale edifico e alimento giornalmente un vero e proprio culto, a volte senza nemmeno rendermene conto.</p>
<p>E che sofferenza è più grande di quella legata all&#8217;abbandono, al distacco, al <em>&#8220;farla finita con qualcuno o qualcosa&#8221;</em> (cit.)? <span id="more-270"></span></p>
<p>Fosse realmente una <em>&#8220;formalità&#8221;</em>&#8230; E&#8217; invece una liturgia complessa, una liturgia immobile. Si basa su quello strano meccanismo che scatta quando il dolore è insopportabile, quando non si vedono (e non si vogliono vedere) alternative. In effetti, quando si appoggia una mano sul ferro rovente la reazione istintiva è quella di staccarla immediatamente, di fuggire il più velocemente possibile dalla sorgente di quel male.</p>
<p>Il dolore di cui parlo invece è talmente lacerante da risultare paralizzante. E&#8217; quel dolore che prima ti avvinghia, ti convince che non esiste un altro mondo al di fuori di sé e poi ti culla concedendoti la <em>pietas</em> di una fine lenta e dolce. Quel dolore in cui ci si può crogiolare, sulla cui roccia possiamo costruire la casa delle nostre false sicurezze, sulla cui certezza si può fare affidamento. Diventa l&#8217;amico o il compagno da cui non saremo mai abbandonati. Un amico che ci fornisce compassionevoli alibi per non vivere davvero, per non essere costretti ad ammettere a noi stessi che non abbiamo le forze, che non ci la facciamo. Perché, in fondo, la frenesia è doppia, tripla, quadrupla di quella di una persona &#8220;normale&#8221;. Perché siamo forti e siamo perfetti, non è tollerabile essere altrimenti.</p>
<p>Ed in questa enorme contraddizione tra il sentirsi umili e fragili ed il doversi dimostrare infallibili che si perde sé stessi e nella quale, in fondo, ci si è già lentamente spenti in una morte senza resurrezione.</p>
<p>Da questi sentimenti è scaturita questa poesia: &#8220;<a href="http://resderelictae.altervista.org/blog/download/morte-lenta/">Morte Lenta</a>&#8220;. Scritta nel lontano 2010 a seguito la fine di una storia importante.<br />
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Scritti collegati al post:</p>
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<p>Citazioni nel post:<br />
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		<title>Welcome (to the jungle)</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2016 02:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiacchiere]]></category>
		<category><![CDATA[intro]]></category>
		<category><![CDATA[Non ci sono più le ragazze di una volta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Tutti abbiamo bisogno di qualcosa nella vita. Ed io non faccio certo eccezione. Anzi.Sento di aver bisogno di tante, troppe, cose; ciò di cui tuttavia non si sentiva proprio il bisogno era il lontano parente francese alto, magro, biondo, un tocco di figo con quell&#8217;aria snob e raffinata che, per giunta, è pure ben piazzato [&#8230;]</p>
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<p><img class="size-medium wp-image-200 alignleft" src="http://resderelictae.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2011/07/photo-1428988449731-1e5ccfb5b84f-320x213.jpg" alt="photo-1428988449731-1e5ccfb5b84f" width="320" height="213" srcset="http://resderelictae.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2011/07/photo-1428988449731-1e5ccfb5b84f-320x213.jpg 320w, http://resderelictae.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2011/07/photo-1428988449731-1e5ccfb5b84f-768x512.jpg 768w, http://resderelictae.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2011/07/photo-1428988449731-1e5ccfb5b84f-960x640.jpg 960w, http://resderelictae.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2011/07/photo-1428988449731-1e5ccfb5b84f-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 320px) 100vw, 320px" />Tutti abbiamo bisogno di qualcosa nella vita. Ed io non faccio certo eccezione.</p>
<p>Anzi.Sento di aver bisogno di tante, troppe, cose; ciò di cui tuttavia non si sentiva proprio il bisogno era il lontano parente francese alto, magro, biondo, un tocco di figo con quell&#8217;aria snob e raffinata che, per giunta, è pure ben piazzato e fa il pompiere. Naturalmente quello non è il suo lavoro perché lui, ovviamente, studia con ottimi risultati medicina e fa il pompiere perché è responsabile e altruista e la sua massima aspirazione è riuscire ad aiutare gli altri.</p>
<p><span id="more-179"></span>E&#8217; così invece che un giorno d&#8217;estate, mi ritrovo in casa cinque individui sconosciuti: padre panzone, madre sciattona, figlioletto rompicoglioni, figlia con puzza sotto il naso e il suddetto superman mangiarane, l&#8217;altro figlio della coppia di cialtroni che hanno pensato bene oggi di tampinare qualche famiglia italiana adducendo come scusa parentele improponibili ed inverificabili. Non così improponibili dovevano sembrare tuttavia ai miei che hanno opposto la stessa resistenza delle armate piemontesi alla discesa di Napoleone. L&#8217;immagine dell&#8217;allegra famigliola unita e stracolma d&#8217;amore ha evidentemente la forza di relegare il buon senso in un angolo e di far entrare in casa degli estranei. Accecati poi da tale perfezione non hanno saputo resistere e si sono dovuti far raccontare le mirabolanti imprese di questa specie di prototipo di ragazzo perfetto. Ovviamente i paragoni con me scattano immediatamente e le mie pecche, il mio essere il suo esatto opposto brillano in tutta la loro lampante oggettività.</p>
<p>Ma se si pensa di relegare questo individuo ad una specie di fortunato (per lui) scherzo della sorte ci si sbaglia. Il mondo è pieno di persone come lui e non serve nemmeno uscire dall&#8217;Italia. In fondo basta persino restare in questo fottuto paesino di 2300 anime incattivite e frustrate per trovare fulgidi esempi di cotanta perfezione. A partire dal sindaco, giovanissimo, laurea presa a pieni voti in perfetta sincronia con la durata degli anni di corso, esame di stato superato brillantemente al primo tentativo, e un matrimonio con una brava ragazza che ha in mente solo la famiglia, o almeno così continuano a declamare i miei genitori. Tra poco arriveranno anche i marmocchi e il quadretto da Mulino Bianco sarà perfetto, credo abbiano già pronto il contratto per scritturarlo.<br />
Di persone così meravigliose ne esistono tantissime. Potrei continuare per giorni e giorni l&#8217;elenco senza muovermi di più di 10 km da casa mia.</p>
<p>Forse è solo che in confronto a me anche un topo di fogna che per sbaglio, urtando di corsa una vecchietta per scappare dal tizio cui ha appena rubato il portafoglio, la toglie dalla traiettoria di una macchina che sfreccia a folle velocità per le vie del centro sarebbe una persona meravigliosa. Ecco io, al massimo, in questa scenetta, potrei essere lo sciagurato e spericolato autista.<br />
Perché va anche detto che loro, questi marziani, o forse il marziano sono io, non solo riescono nelle sfide della vita ma hanno anche la rettitudine morale dei grandi profeti biblici e l&#8217;equilibrio interiore di un asceta. Loro sono quelli che non sollevano il sacchetto della verdura quando lo pesano al supermercato, quelli che se trovano 1000€ per strada li danno in beneficenza perché non li hanno guadagnati. Loro sono quelli che sanno sempre cosa fare e quando farlo, quelli che non sono mai depressi, quelli cui la fortuna sorride sempre, quelli che il vino è un piacere e va degustato, quelli che sono sempre allegri e sorridenti, solari, simpatici; vorrei anche ben vedere però&#8230; mi domando quali possano essere le loro preoccupazioni, ammesso che ne abbiano. O forse il problema sono sempre io che passo dall&#8217;essere depresso e non combinare nulla, all&#8217;essere ubriaco per dimenticare di essere depresso, all&#8217;essere nuovamente depresso, finita la sbornia, perché non ho combinato un cazzo e nuovamente ubriaco per far finta che abbia fatto tutto quello che avrei dovuto fare. Il tutto intervallato da simpatici siparietti di un&#8217;allegria asfittica e da sorrisi da clown da film horror.</p>
<p>Non parliamo poi dell&#8217;altra metà del genere umano: le ragazze. Studiose, diligenti, responsabili, volenterose&#8230; metteteci tutto quello che volete. E le vedi in giro, qualcuna la conosci, ma anche quelle che vedi per la prima volta ti sembra di conoscerle da una vita. Tutte fottutamente uguali. Tutte in tiro, tutte strafighe, tutte studiose, tutte impegnate in mille lodevoli iniziative. Incontrarne tre in una sera per me è stato davvero troppo. Addirittura si laureano un mese prima di me e hanno due anni meno!!!<br />
Ovviamente vivono a Milano, perché fare il pendolare non è comodo, perché tanto loro vanno in uni quando apre e se ne vanno quando chiude. Anche se non hanno i corsi si ritrovano a studiare, ovviamente. Però devo dire che anch&#8217;io ultimamente sono andato giù a Milano dal mattino presto alla sera tardi&#8230; passavo la giornata al parco a bere birra e mangiare kebap. Beh no poi ascoltavo musica, pensavo, dormivo&#8230; stavo bene insomma, passavo la giornata. Sì ok non è propriamente la stessa cosa. Però anche loro non è che sono secchione, anzi: aperitivi, pranzi con amici e amiche, movida&#8230; Però sono più diligenti di me!</p>
<p>Oggi è proprio una giornata sfigata: i francesi al pomeriggio e le fighe di legno la sera. Vedo un&#8217;unica soluzione.<br />
&#8220;Una vodka liscia, grazie.&#8221;</p>
<p>Ed è mentre l&#8217;alcol impasta nella mia bocca nicotina, catrame, umidità, smog e rabbia che mi ritrovo a pensare alla mia vita, a ciò che ho perso, ciò che non ho mai avuto, ciò che nemmeno ho chiesto. Mentre la mia autostima cresce mentre mi abbuffo delle occhiate di disprezzo di chi incontro e mentre i miei muscoli si gonfiano sbattendo in faccia alle persone pacchi di maledettismo stantio e di maniera, a me viene voglia di scrivere. Scrivere tutto quello che l&#8217;alcol mi fa vedere e che domattina non ricorderò nemmeno più; scrivere le considerazioni geniali che mi balenano nella testa e che parrebbero geniali solo ad un bambino di cinque o sei anni; scrivere le teorie sull&#8217;esistenza buone solo per giustificare il bisogno estremo di riempire quella voragine che da dentro mi consuma; scrivere tutto quello che esiste solo nel breve spazio tra il primo bicchiere e l&#8217;ultimo ricordo della serata; scrivere delle immagini e dei flash che ripercorrono quello che si è vissuto, magari anni prima.</p>
<p>Ho deciso di iniziare il blog da questa esperienza, capitata ormai parecchi anni fa, perché è stata una delle prime volte in cui mi sono sentito davvero un inetto (nel senso letterale del termine). Da quel momento in poi sono cambiate molte cose: ho riconsiderato, sotto una nuova luce, molti eventi del passato e ho continuato la mia vita con una lucida follia di consapevolezza, alternando con sapienza buoni consigli e cattivo esempio.</p>
</div>
<p>&nbsp;<br />
Citazioni nel post:<br />
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