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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0"><channel><title>Research &amp; Innovation</title><link>http://www.researchinnovation.com</link><description>Le ultime notizie di Research &amp; Innovation</description><language>it</language><copyright>Research &amp; Innovation - All rights reserved</copyright><pubDate>Fri, 09 Jul 2010 06:12:13 GMT</pubDate><lastBuildDate>Fri, 09 Jul 2010 06:12:13 GMT</lastBuildDate><generator>Nettamente Feed Creator 1.0</generator><ttl>1440</ttl><image><title>Research &amp; Innovation</title><url>http://www.researchinnovation.com/immagini/research-innovation-rss.png</url><link>http://www.researchinnovation.com</link><description>Research &amp; Innovation</description><width>144</width><height>65</height></image><skipHours><hour>0</hour><hour>1</hour><hour>2</hour><hour>3</hour><hour>4</hour><hour>5</hour><hour>6</hour><hour>7</hour><hour>8</hour><hour>18</hour><hour>19</hour><hour>20</hour><hour>21</hour><hour>22</hour><hour>23</hour></skipHours><skipDays><day>Sunday</day><day>Saturday</day></skipDays><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/research-innovation-it" /><feedburner:info xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" uri="research-innovation-it" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><item><title>E' DISPONIBILE IL TEST MOLECOLARE DELL'INFLUENZA</title><description><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni in Italia si sta riscontrando un aumento notevole dei casi diagnosticati di influenza A H1N1. Gli eventi ampiamente riportati dai mass media stanno avendo come principale effetto un sovraffollamento dei presidi di pronto soccorso seguito da una maggiore richiesta di esami di laboratorio volti all&rsquo;identificazione dei virus influenzali. In tale contesto, anche Research &amp; Innovation S.p.A. si &egrave; attivata per rendere disponibile un&rsquo;analisi molecolare accurata e sensibile, basata sulla ricerca dell&rsquo;RNA virale, che possa soddisfare in tempi brevi (36/48h) le richieste dei pazienti. <br />
Da oggi, quindi, presso Research &amp; Innovation S.p.A. a Padova vengono svolti test molecolari ad alta sensibilit&agrave; per l&rsquo;identificazione di virus influenzali (tipo A e B) e per l&rsquo;identificazione di diversi virus che frequentemente affliggono il tratto respiratorio. La metodica utilizzata da Research &amp; Innovation S.p.A. &egrave; attualmente in uso in diversi centri specialistici europei e permette anche l&rsquo;identificazione di sospette infezioni da influenza A H1N1. Inoltre, i campioni sospetti di influenza A H1N1 verranno notificati e recapitati celermente presso i laboratori del centro di referenza regionale per l&rsquo;influenza. <br />
E&rsquo; utile ricordare che nonostante l&rsquo;arrivo dei vaccini per le influenze stagionali e del vaccino per il ceppo H1N1, riservato per ora esclusivamente a determinate categorie di persone, pu&ograve; risultare utile, ai fini della prevenzione del contagio, svolgere analisi per l&rsquo;identificazione di virus influenzali e respiratori che possano affliggere un determinato soggetto. I soggetti che maggiormente possono beneficiare di tali analisi sono: persone affette da patologie croniche, quali cardiopatie e malattie respiratorie o pi&ugrave; generalmente persone immunodepresse che potrebbero sviluppare una sintomatologia pi&ugrave; grave; persone afferenti a comunit&agrave; chiuse, quali scuole o luoghi di lavoro, che possono essere maggiormente esposte ai virus influenzali ed essere a loro volta, fonte di contagio.</p>]]></description><link>http://www.researchinnovation.com/news.xhtml?id=21</link><pubDate>Tue, 17 Nov 2009 23:00:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.researchinnovation.com/news.xhtml?id=21</guid></item><item><title>HPV: integrazione genomica, un ulteriore fattore di rischio</title><description><![CDATA[<p>I papillomavirus umani (HPV) sono responsabili di molte lesioni proliferative a carico di cute e mucose. Sono classificati in circa 140 genotipi differenti dei quali oltre 30 sono stati riscontrati in lesioni della cervice uterina.<br />
Gli HPV sono al centro di un costante interesse per l&rsquo;elevata prevalenza delle infezioni genitali e per la loro stretta associazione con una delle forme tumorali pi&ugrave; diffuse nella popolazione femminile in tutto il mondo: il carcinoma della cervice.<br />
La maggior parte delle infezioni da HPV sono transitorie e non causano il carcinoma cervicale. Tuttavia un numero piccolo ma significativo di infezioni da HPV pu&ograve; evolvere in cancro ed &egrave; fondamentale quindi individuare queste trasformazioni sul nascere, in modo da prevenire lo sviluppo del tumore.<br />
Il sistema immunitario &egrave; in grado di combattere l&rsquo;infezione e, nella maggior parte dei casi, elimina il virus. In alcuni casi per&ograve; il virus &egrave; in grado di integrarsi nel genoma cellulare inducendo la trascrizione dell&rsquo;mRNA di due oncoproteine virali (E6, E7), responsabili della trasformazione cellulare. Infatti l&rsquo;espressione delle oncoproteine virali E6 e E7 avvia il processo di oncogenesi della cervice alterando il controllo del ciclo cellulare. L&rsquo;integrazione del DNA dei virus oncogenici dell&rsquo;HPV &egrave; un evento cruciale nella progressione del carcinoma della cervice e la persistenza dell&rsquo;infezione da HPV aumenta di 250 volte il rischio relativo di sviluppo del tumore.</p>
<p>Presso R&amp;I &egrave; possibile, attraverso l&rsquo;identificazione dell&rsquo;RNA messaggero che codifica per le proteine oncogeniche E6-E7 dei ceppi 16, 18, 31, 33, 45, evidenziare la presenza di cellule trasformate e di seguire la progressione del tumore, laddove i test tradizionali (DNA-HPV o PCR) possono solo dare evidenza della presenza del virus.<br />
</p>]]></description><link>http://www.researchinnovation.com/news.xhtml?id=18</link><pubDate>Sun, 19 Jul 2009 22:00:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.researchinnovation.com/news.xhtml?id=18</guid></item><item><title>Approccio molecolare alla prevenzione delle MST</title><description><![CDATA[<p>Una delle infezioni virali pi&ugrave; frequentemente trasmessa sessualmente &egrave; certamente quella da Herpes Simplex Virus (dal 35 al 60% dei pazienti). L&rsquo;HSV comprende due sierotipi, HSV-1 e HSV-2, il primo si trasmette principalmente tramite contatto con saliva infetta mentre il secondo si trasmette per via sessuale e tramite tratto genitale della madre al neonato. <br />
Il tipo di patologie causate da questi virus sono molteplici come ad esempio gengivostomatiti, lesioni genitali, altre lesioni cutanee, cheratocongiuntiviti, eritema multiforme, ecc.<br />
La sua diagnosi non risulta molto facile in quanto gi&agrave; a 48 ore dalla comparsa delle lesioni virali sono elevati i falsi negativi.</p>
<p>R&amp;I mette a disposizione dei medici un&rsquo;analisi, basata su metodologie di biologia molecolare, che permette l&rsquo;identificazione di questo patogeno in 24 ore dal ricevimento del campione.</p>

<p>Un&rsquo;altra infezione genitale ricorrente &egrave; quella da Chlamydia trachomatis.<br />
La Chlamydia trachomatis, specie patogenica per l&rsquo;uomo, comprende numerosi sierotipi correlati a diversi quadri clinici come ad esempio forme di congiuntivite, infezioni genitali e polmonite del neonato.<br />
Le infezioni sessuali risultano asintomatiche nel 75% dei casi mentre negli altri casi si comporta come una sindrome essudativa, con uretrite nel maschio e cervicite nella donna. In una seconda fase l&rsquo;infezione pu&ograve; estendersi al tratto genitale. Nella donna, l&rsquo;infezione da Chlamydia T. pu&ograve; portare anche a salpingite e malattia pelvica infiammatoria, con conseguenze anche gravi quali infertilit&agrave;, poliabortivit&agrave; o gravidanza ectopica. Nel maschio la prostatite da Chlamydia T. &egrave; stata correlata con una diminuzione di fertilit&agrave;.</p>
<p>La diagnosi avviene solitamente tramite esami di laboratorio ma occorrono tempi lunghi per una risposta (3-7 giorni).</p>
<p>R&amp;I mette a disposizione un test che grazie all&rsquo;applicazione della biologia molecolare, mediante la rivelazione qualitativa dell&rsquo;RNA ribosomiale 16S della C. trachomatis, permette di determinare la sua presenza nei prelievi endocervicali, uretrali (nell&rsquo;uomo) e nelle urine in 24 ore dal ricevimento del campione .</p>]]></description><link>http://www.researchinnovation.com/news.xhtml?id=19</link><pubDate>Sun, 19 Jul 2009 22:00:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.researchinnovation.com/news.xhtml?id=19</guid></item><item><title>Nuove analisi per "conoscersi meglio" disponibili presso R&amp;I</title><description><![CDATA[<p>La conoscenza del genotipo, relativamente a determinati geni, pu&ograve; aiutare nella prevenzione e cura di molteplici disordini e malattie, oggi comuni nella nostra societ&agrave;.<br />
Oltre alle analisi gi&agrave; disponibili (vedi schede) R&amp;I mette a disposizione dei medici nuovi test per l'analisi di polimorfismi/mutazioni nei seguenti geni:<br />
<strong>ACE<br />
AGTR1 <br />
APOA1 	<br />
APOB<br />
CYP1A1 	<br />
CYP1A2<br />
GSTM-1 <br />
GSTT-1 	<br />
LRP5 	<br />
NAT2 <br />
PAI1 <br />
PCSK9 <br />
PON1 	<br />
TCF7L2 	<br />
TNFRSF11B </strong></p>
<p><br />
Sar&agrave; nostra premura pubblicare le schede relative non appena disponibili.</p>]]></description><link>http://www.researchinnovation.com/news.xhtml?id=17</link><pubDate>Tue, 07 Apr 2009 22:00:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.researchinnovation.com/news.xhtml?id=17</guid></item><item><title>Il contributo di R&amp;I alla farmacogenetica</title><description><![CDATA[<p>R&amp;I continua il suo impegno nello studio della farmacogenetica nel settore oncologico!<br />
&Egrave; infatti da poco apparso su PubMed (ahead of print) l&rsquo;ultimo lavoro scientifico di R&amp;I (<a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19306093?ordinalpos=1&amp;itool=EntrezSystem2.PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_DefaultReportPanel.Pubmed_RVDocSum" rel="external">Colavito D. et al. 2009</a>) svolto in collaborazione con gli oncologi.<br />
Da questo lavoro emerge, per la prima volta, che le cellule tumorali renali presentano uno sbilanciamento allelico ai loci cromosomici 18p11.32 e 18p11.31. Va rilevato che questi loci cromosomici sono quelli che contengono il gene TYMS (Timidilato sitetatsi) che a sua volta &egrave; il bersaglio terapeutico del 5-fluorouracile (5-FU). I risultati qui riportati, quindi, possono contribuire sia a spiegare la variabilit&agrave; della risposta terapeutica nei soggetti trattati con terapia combinata con 5-FU, sia a formulare una diagnosi pi&ugrave; accurata.</p>]]></description><link>http://www.researchinnovation.com/news.xhtml?id=16</link><pubDate>Mon, 06 Apr 2009 22:00:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.researchinnovation.com/news.xhtml?id=16</guid></item><item><title>Terapia anticoagulante: un approccio farmacogenetico</title><description><![CDATA[<p>La terapia anticoagulante &egrave; una delle terapie preventive pi&ugrave; diffuse in Europa e negli Stati Uniti. Da molti anni il farmaco anticoagulante pi&ugrave; usato al mondo &egrave; la warfarina e solo negli ultimi anni si &egrave; fatto strada un nuovo farmaco, il clopidogrel. Questi due farmaci coprono oggi la quasi totalit&agrave; delle terapie anticoagulanti.<br />
La warfarina &egrave; un farmaco, della famiglia delle cumarine, che interferisce con la cascata della vitamina K inducendo cos&igrave; uno stato anticoagulante. L&rsquo;uso di questo farmaco, sebbene sia da anni in terapia, presenta ancora diversi problemi principalmente nella fase iniziale della terapia quando l&rsquo;individuazione della dose corretta di farmaco &egrave; un requisito fondamentale per ridurre sensibilmente il rischio di emorragie. <br />
Dall&rsquo;agosto 2007 l&rsquo;ente americano FDA ha approvato la nuova versione del foglietto illustrativo della warfarina dove per la prima volta viene riportato, sotto il capitolo Farmacologia Clinica, un sottocapitolo dedicato alla farmacogenetica che evidenzia l&rsquo;importante ruolo rivestito dalle varianti geniche dei geni CYP2C9 e VKORC1. Questi geni codificano per due proteine implicate nel meccanismo d&rsquo;azione della warfarina (<a href="http://www.researchinnovation.com/schede/terapia-con-warfarina-cyp2c9-e-vkorc-1.xhtml ">vedi scheda</a>) e il loro assetto genico &egrave; determinante per l&rsquo;efficacia delle cumarine. Infatti il CYP2C9 &egrave; responsabile del metabolismo della warfarina e una sua diminuita attivit&agrave; enzimatica (genotipo CYP2C9 *2 o *3) si traduce in un aumento del farmaco disponibile e quindi di rischio di emorragie. Il secondo, VKORC1, &egrave; il bersaglio molecolare delle cumarine e le sue varianti geniche (genotipo VKORC1 -1639A) possono essere responsabili di una maggiore attivit&agrave; anticoagulante di questi farmaci. Da un po&rsquo; di tempo &egrave; disponibile su internet la pagina <a href="http://www.warfarindosing.org/Source/Home.aspx" rel="external"><em><strong>Warfarin Dosing </strong></em></a>dove mediante l&rsquo;inserimento di diversi parametri relativi al paziente, compresi il genotipo per i due geni citati, permette di calcolare la dose migliore di warfarina.</p>
<p>Negli ultimi anni un nuovo farmaco anticoagulante, il clopidogrel, agente come antiaggregante piastrinico sta soppiantando l&rsquo;uso delle cumarine. Questo farmaco &egrave; principalmente indicato nella prevenzione delle complicanze cardiache in special modo delle arteriopatie periferiche. Si tratta in realt&agrave; di un profarmaco che deve essere convertito in metabolita attivo dall&rsquo;enzima citocromo CYP2C19. Una volta attivo il farmaco blocca irreversibilmente il legame tra il nucleoside Adenosil Di-fosfato (ADP) e il recettore piastrinico P2Y12 inibendo cos&igrave; la formazione del fibrinogeno. Dall&rsquo;inizio dell&rsquo;anno sono stati pubblicati ben tre lavori clinici (<a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19106084?ordinalpos=2&amp;itool=EntrezSystem2.PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_DefaultReportPanel.Pubmed_RVDocSum" rel="external">Mega JL et al. NEJM 2009</a>, <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19106083?ordinalpos=3&amp;itool=EntrezSystem2.PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_DefaultReportPanel.Pubmed_RVDocSum" rel="external">Simon T et al. NEJM 2009</a>, <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19108880?ordinalpos=1&amp;itool=EntrezSystem2.PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_DefaultReportPanel.Pubmed_RVDocSum" rel="external">Collet JP et al. Lancet 2009</a>) che, eseguiti in modo del tutto indipendente, dimostrano tutti e tre come la risposta terapeutica al clopidogrel sia associata alla presenza di specifici alleli (alleli *2 o *3) sul gene che codifica per l&rsquo;enzima CYP2C19. I pazienti portatori di uno dei 2 alleli (*2 o *3) codificanti per la proteina con minore attivit&agrave; sono risultati rispondere meno a questa terapia in quanto una ridotta attivit&agrave; enzimatica porta conseguentemente ad una minore capacit&agrave; dell&rsquo;organismo di attivare il clopidogre nel suo metabolita attivo.</p>
<p>La terapia anticoagulante sta quindi aprendo la strada alle prime applicazioni cliniche a livello di popolazione della tanto agognata farmacogenetica o medicina personalizzata.</p>
<p>R&amp;I ha da sempre ritenuto che la farmacogenetica sia un passaggio imprescindibile per la migliore scelta terapeutica e per questo da anni offre un servizio di farmacogenetica consolidato ed &egrave; impegnata nella messa a punto di test farmacogenetici che consentano di personalizzare le terapie rendendole pi&ugrave; efficaci e pi&ugrave; sicure per i singoli soggetti.<br />
</p>]]></description><link>http://www.researchinnovation.com/news.xhtml?id=14</link><pubDate>Thu, 12 Feb 2009 23:00:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.researchinnovation.com/news.xhtml?id=14</guid></item><item><title>L'era dei biofarmaci</title><description><![CDATA[<p>Il tumore al colon &egrave; una delle malattie oncologiche pi&ugrave; diffuse e si stima essere la seconda causa di morte per cancro dopo le formazioni neoplastiche del seno e del polmone. La grande incidenza di questa malattia nella popolazione globale ha spinto le case farmaceutiche, e pi&ugrave; in generale i ricercatori, alla ricerca ed allo sviluppo di nuovi farmaci sempre pi&ugrave; efficienti per la cura di questa patologia. Nel 2004 l&rsquo;FDA approva l&rsquo;uso di un nuovo farmaco per la cura del tumore al colon chiamato cetuximab, un anticorpo monoclonale diretto all&rsquo;inibizione dell&rsquo;epidermal growth factor receptor (EGFR). Recentemente, come riportato in una recente review pubblicata sul <em>Journal of Clinical Oncology</em> <span style="text-decoration: underline;">(</span><a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19124802?ordinalpos=1&amp;itool=EntrezSystem2.PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_DefaultReportPanel.Pubmed_RVDocSum" rel="external">Jimeno A. et al.</a>), sono state individuate delle mutazioni acquisite nei tessuti tumorali che renderebbero le neoplasie del cancro al colon resistenti al cetuximab. Tali mutazioni sono state identificate nel gene KRAS e pi&ugrave; precisamente nei codoni 12 e 13. Studi randomizzati hanno dimostrato che pazienti portatori di tali mutazioni non beneficiano della suddetta terapia.<br />
L&rsquo;identificazione di pazienti portatori di mutazioni in KRAS &egrave; estremamente utile nel reindirizzamento di questi verso terapie alternative al cetuximab, migliorando cos&igrave; non solo l&rsquo;efficacia della chemioterapia ma anche la qualit&agrave; della vita del paziente stesso e riducendo nel contempo i costi per il Servizio Sanitario.</p>]]></description><link>http://www.researchinnovation.com/news.xhtml?id=12</link><pubDate>Mon, 02 Feb 2009 23:00:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.researchinnovation.com/news.xhtml?id=12</guid></item><item><title>Cellule staminali e Sclerosi Multipla</title><description><![CDATA[<p>La Sclerosi Multipla (SM) &egrave; una malattia cronica autoimmune caratterizzata dall&rsquo;&rdquo;attacco&rdquo; da parte di cellule appartenenti al sistema immunitario di cellule del sistema nervoso centrale.<br />
Il trattamento terapeutico per la SM &egrave; generalmente affidato a farmaci steroidei, interferone, natalizumab e mitoxantrone. Come per altre patologie autoimmuni, molti pazienti affetti da SM non rispondono alla terapia classica, e proprio alcuni di questi soggetti &ldquo;no responders&rdquo; sono stati arruolati nello studio appena pubblicato sulla rivista &quot;<a rel="external" href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19186105?ordinalpos=1&amp;itool=EntrezSystem2.PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_DefaultReportPanel.Pubmed_RVDocSum">The Lancet Neurology</a>&quot;. In questo lavoro gli autori descrivono il quadro clinico dei pazienti arruolati e riportano i risultati di come una terapia immunosoppressiva meno tossica di altre classicamente usate, e mirata alla soppressione dei soli linfociti T autoreattivi, prepari i pazienti al trapianto con cellule staminali autologhe con sorprendenti ed incoraggianti risultati che hanno meritato anche una &quot;news&quot; sulla prestigiosa rivista <a href="http://www.nature.com/news/2009/090130/full/news.2009.71.html" rel="external">Nature</a>.</p>]]></description><link>http://www.researchinnovation.com/news.xhtml?id=13</link><pubDate>Mon, 02 Feb 2009 23:00:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.researchinnovation.com/news.xhtml?id=13</guid></item><item><title>Linfociti e Parkinson</title><description><![CDATA[<p>Nell'ultimo numero di Journal of Clinical Investigation &egrave; stato pubblicato un lavoro sperimentale dove viene messo in evidenza il contributo del sistema dell'immunit&agrave; innata e in modo particolare dei linfociti T CD4+ nei processi neurodegenerativiche accompagnano il morbo di Parkinson. <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19104149?ordinalpos=1&amp;itool=EntrezSystem2.PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_DefaultReportPanel.Pubmed_RVDocSum" rel="external">Brochard V.</a> et al. hanno riscontrato che il danno neurologico, in un modello sperimentale di morbo di Parkinson, &egrave; attenuato se nell'animale sono assenti i linfociti T maturi.</p>
<p>Questo lavoro risulta molto rilevante in quanto propone la possibilit&agrave; di intervenire farmacologicamente sui processi infiammatori nella terapia del morbo di Parkinson.</p>
<p>Va rilevato che l'ipotesi che il sistema immunitario possa giocare un ruolo nel processo neurodegenerativo associato al morbo di Parkinson &egrave; stata formulata ancora nel 1994 in un lavoro pubblicato su Brain Research (<a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/7907931?ordinalpos=1&amp;itool=EntrezSystem2.PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_DefaultReportPanel.Pubmed_RVDocSum" rel="external">Defazio G.</a> et al.) da uno dei fondatori della Research&amp;Innovation. In questo lavoro gli autori riportarono che culture di cellule del nucleo striato messe a contatto con siero di pazienti con Parkinson idopatico andavano incontro alla morte selettiva delle cellule dopaminergiche dopo l'aggiunta di complemento indicando cos&igrave; per la prima volta un possibile coinvolgimento del sistema immunitario nel processo neurodegenerativo associato al morbo di Parkinson.</p>]]></description><link>http://www.researchinnovation.com/news.xhtml?id=10</link><pubDate>Thu, 08 Jan 2009 23:00:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.researchinnovation.com/news.xhtml?id=10</guid></item><item><title>Atrofia muscolare spinale</title><description><![CDATA[<p>L'<a href="http://www.acmg.net/AM/Template.cfm?Section=Practice_Guidelines&amp;Template=/CM/HTMLDisplay.cfm&amp;ContentID=3701" rel="external">American College of Medical Genetics</a> (ACMG) ha da poco pubblicato le linee guida per lo screening pre-natale delle mutazioni nel gene SMN1 per identificare i portatori sani dell&rsquo;atrofia muscolare spinale (SMA).</p>
<p>La SMA &egrave; una patologia con una frequenza di 1 soggetto affetto ogni 10.000 neonati, caratterizzata da debolezza muscolare progressiva con esito infausto.<br />
Un po&rsquo; pi&ugrave; in dettaglio, la SMA &egrave; una patologia neuro muscolare grave dovuta a mutazioni nel gene SMN1. Queste mutazioni causano la degenerazione di specifici tipi cellulari (motoneuroni) nel midollo spinale portando ad un progressivo indebolimento muscolare in fine a paralisi. Bambini con la forma pi&ugrave; comune e pi&ugrave; severa di SMA (tipo I detta anche sindrome di Werdnig-Hoffman) presentano debolezza muscolare generalizzata che solitamente porta a morte per insufficienza respiratoria prima del secondo anno di vita. Altre forme di SMA sono meno severe ma ancora gravi e disabilitanti.</p>
<p>Nel passato l&rsquo;analisi delle mutazioni correlate con la SMA veniva proposto solo ai soggetti con una storia familiare di SMA. Visto comunque che la SMA &egrave; una malattia genetica comune in tutte le popolazioni, l&rsquo;analisi per i portatori sani dovrebbe essere disponibile per tutte le coppie che intendono procreare indipendentemente dalla razza. Quest&rsquo;ultima affermazione &egrave; quanto riportato dalla ACGM in quanto la SMA, dopo la fibrosi cistica, &egrave; la seconda malattia genetica recessiva pi&ugrave; frequente con una frequenza di portatori sani stimata in 1 su 40-60 soggetti.</p>]]></description><link>http://www.researchinnovation.com/news.xhtml?id=5</link><pubDate>Wed, 07 Jan 2009 23:00:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.researchinnovation.com/news.xhtml?id=5</guid></item></channel></rss>

